Ha Jung Woo, Gong Hyo Jin, Lee Ha Nee, and Kim Dong Wook will star in one movie! - Italiano
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- Titolo Originale: 신과함께-죄와 벌
- Conosciuto Anche Come: Alături de Zei: Cele Două Lumi , Along with the Gods 1: The Two Worlds , Junto Com Os Deuses: Os Dois Mundos , Shingwa Hamkke , Shingwahamkke - Joewa Beol , Singwa Hamgge , With God , С богами: Два мира , برفقة الآلهة: العالمان , ฝ่า 7 นรกไปกับพระเจ้า , 与神同行:罪与罚 , 神と共に 第一章:罪と罰 , 與神同行
- Sceneggiatore & Regista: Kim Yong Hwa
- Generi: Azione, Drama, Fantasy
Dove Guardare Along with the Gods: The Two Worlds
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Cast & Ringraziamenti
- Ha Jung Woo Ruolo Principale
- Cha Tae Hyun Ruolo Principale
- Joo Ji Hoon Ruolo Principale
- Kim Hyang Gi Ruolo Principale
- Kim Dong WookKim Su HongRuolo di Supporto
- Lee Jung JaeKing Yeom Ra [God of Death]Ruolo di Supporto
Recensioni
Ambizioso negli effetti, fragile nella sostanza...
Along with gods è un grosso tentativo del cinema coreano di portarsi a livelli americani per quanto riguarda grafica, CGI ed effetti speciali in quanto interamente girato (o quasi) col green screen.l film è visivamente ambizioso e molto orientato agli effetti digitali, ma questa abbondanza di spettacolo a volte annebbia chiarezza narrativa ed emozione. È anche stato un successo commerciale notevole in Corea.
La storia è anche abbastanza originale: combina elementi buddisti con mondi fantastici e giudizi universali funzionali al nullaosta da parte delle divinità giudicanti per reincarnarsi.
I tre protagonisti principali sono dei Guardiani che anche aspettano anch'essi di reincanarsi, sembrano dei cupi mietitori, a parte la ragazza del trio che sembra inserita più per necessità scenografiche che narrative dal momento che il suo personaggio o ripete le parole di altri o riporta quello che vede delle vite passate di chi aspetta giudizio, o serve a risaltare il fisico slanciato di Ju Ji Hoon, che in questo film sfodera tutta la sua pungente ironia risultando il personaggio più comico in assoluto.
Il vero protagonista però è Ha Jung-woo, lui ha il "peso narrativo" maggiore e detiene più tempo sullo schermo.
Aspetti tecnici: Kim Yong-hwa, il regista, concepisce il film come una grande macchina visiva. la regia privilegia set digitali e scenografie immaginarie che trasformano il concetto tradizionale di “aldilà” in una serie di "tableaux" spettacolari. I critici sottolineano che il regista sfrutta senza risparmio le possibilità del CGI, costruendo scene di forte impatto sensoriale, volte con esiti di sicuro pregio visivo, altre volte ho avuto l’effetto di un sovraccarico (overload sensoriale) con accavallamento di scene con poca fluidità tra un frame e un altro. Questa scelta di investire tutto sul digitale a discapito della storia mi ha fatto perdere il focus sui momenti “umani”.
Vi è abbondante ricchezza di immagini ed effetti digitali al servizio di una fantasia visiva tuttavia il film è talvolta troppo dipendente dal greenscreen, con compositing che in certi momenti appare meno raffinato e rende la profondità di campo e l’integrazione soggetto-ambiente meno convincenti. In parole povere: effetti spesso ottimi, ma con alcune cadute tecniche visibili.
La fotografia rende scenicamente con bruschi cambi di colore i "due mondi", operando contrasti netti tra “mondo umano” e “mondo dell’aldilà”: la palette cromatica cambia drasticamente, la luce diventa più artificiale e teatrale nei regni ultraterreni. Apprezzabile la ricerca dell’immagine epica e la cura dei dettagli scenografici (costumi, creature, architetture ispirate ai dipinti buddhisti), che conferiscono coerenza visiva all’universo ma a me personalmente non hanno convinto.
Si percepiscono ampie parti girate su set con schermi e successivo keying; lo stile cromatico è fortemente manipolato in post-produzione (saturazione, glow, filtri atmosferici) per ottenere l’effetto “mistico” — scelta efficace sul piano estetico, meno sulle micro-interazioni di luce/ombra tra attori e background.
Tecnicamente il film è serrato nelle scene d’azione e nelle transizioni tra tribunali/tribolazioni ma la durata e la densità di contenuti (molte sottotrame e molti salti temporali) portano a un ritmo che i critici definiscono a tratti sovraccarico e dispersivo. Questo influisce sulla capacità emotiva delle scene più intime, perché il montaggio privilegia il movimento e la sorpresa visiva rispetto alla lenta costruzione drammatica.
La colonna sonora non l'ho completamente notata. Mi sembra per lo più strumentale ma il fatto che non si percepisca la dice lunga sulla sua "memorabilità".
Al cast (Ha Jung-woo, Cha Tae-hyun, Ju Ji-hoon ecc.) va un grande elogio per la professionalità: gli attori reggono bene la scena anche quando devono recitare in ampie porzioni su set virtuali, mantenendo presenza fisica e reattività emotiva. L’abilità dell’attore diventa cruciale proprio perché la tecnologia richiede che la recitazione “funzioni” senza il supporto di un ambiente tangibile.
Sceneggiatura e coerenza narrativa (come influenza la tecnica): la trama (molte prove, salti temporali, retroscena multipli) è stratificata, mettendo alla prova la chiarezza espositiva, quando la narrazione si fa contorta, gli aspetti tecnici — montaggio, VFX, colonna — non sempre riescono a sostenere o a chiarire il senso degli eventi. Questo è il motivo per cui percepisco una certa evaporazione del “peso emotivo” in favore dell’effetto visivo.
Sintesi
Punti di forza tecnici: produzione ambiziosa; VFX e scenografia che dimostrano capacità industriale e creativa; fotografia curata; cast capace di adattarsi a riprese fortemente digitali.
Limiti tecnici: dipendenza dal greenscreen che mostra alcune imprecisioni di compositing; montaggio e sovrabbondanza narrativa che talvolta neutralizzano l’impatto emotivo; colonna sonora impercettibile.
In conclusione, il film funziona come dimostrazione di come una produzione coreana su larga scala riesca a reggere sequenze di fantasia estese; la regia usa in modo sistematico carrellate digitali, compositing e grandi set virtuali per passare rapidamente da “tribunale dell’aldilà” a paesaggi catastrofici ma la storia è debole e i costumi, anche se ho letto ispirarsi a dipinti buddisti, nella resa mi ricordano vagamente come qualità ed effetto finale un grottesco ritorno ai film natalizi di Lamberto Bava (Desideria, Fantaghirò, Sorellina...).
Se stai cercando un esempio di cinema coreano che spinga in avanti capacità di produzione, design e VFX su scala epica, "Along with the Gods The Two Worlds" è un caso di studio interessante: dimostra cosa succede quando l’industria mette soldi, tecnologia e immaginazione insieme. Se invece cerchi equilibrio tra spettacolo e nitida profondità emotiva o narrativa, il film sacrifica la seconda al primo.
Se poi sei cresciuto con i fantasy di Hollywood e il mondo Marvel, questo tentativo ti sembrerà goffo e maldestro in alcune scene.
In termini strettamente tecnici è un film altamente ambizioso ma con resa non sempre all'altezza delle intenzioni che (penso) si erano proposti.
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But even though it has some major flaws, I kind of like it, I would be lying if I told you otherwise. So here’s some reasons why it isn’t an amazing movie, but why it’s still worth the watch.
The first half of the movie feels a bit flat in my opinion. The main character is put through these trials that are somewhat repetitive and don’t really engage you since he feels like a stranger, empty and lacking a clear personality. A problem that persists throughout the whole movie. It’s hard to care about the outcome of the judgments when you can’t really connect with the characters.
Another thing that is off putting with the trials, is the fact that they never get exciting or serious. You never feel nervous for the outcome because of how predictable and silly they are. I still, as I wrote previously, love the concept though.
In the second half of the movie you get to know all the characters a little better, better but not well enough to make them feel like 3-dimensional, full characters. Even though it’s still very predictable, you want to see how the story unfolds and if you are a crier like me, you might even cry a little. I must say though, that the comedy and the tragedy in this movie isn’t that great. They play on your emotions in the most typical ways and often fail.
What I really like about the movie is the CGI. Almost every setting and fight was nicely done, something that is rare for these kinds of movies. The great surroundings truly make the movie come alive.
So all in all, I think that they could’ve made the movie a lot better and way more interesting if they wanted to, but at the same time it is an enjoyable movie and totally worth the watch. At least if you are into things like the afterlife, reincarnation, angels and Gods. I know I am, but are you?
Just because a movie isn’t amazing or flawless, doesn’t mean it’s not worth the ride, so don’t let all the not-so-great stuff prevent you from watching this nice movie.
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