Jung Kyung Ho and So Ju Yeon are confirmed to lead 'Pro Bono' Durante il primo giorno di scuola nel suo nuovo liceo, Park Sae Ro Yi prende a pugni il suo compagno di classe Jang Geun Won, che stava bullizzando un altro compagno di classe. Il bullo è il figlio del CEO Jang Dae Hee, che gestisce la catena di ristorazione Jagga, dove lavora il padre di Park Sae Ro Yi. Il CEO Jang Dae Hee chiede a Park Sae Ro Yi di scusarsi con suo figlio, ma Park Sae Ro Yi rifiuta. A causa del suo rifiuto, Park Sae Ro Yi viene espulso da scuola e suo padre viene licenziato dal suo lavoro. Presto si verifica un incidente. Il padre di Park Sae Ro Yi muore in un incidente in moto causato dall'ex compagno di classe Jang Geun Won. Bruciando di rabbia, Park Sae Ro Yi picchia ferocemente Jang Geun Won. Viene presto arrestato e finisce in prigione per aggressione. Park Sae Ro Yi decide di distruggere la società Jagga e di vendicarsi del CEO Jang Dae Hee e di suo figlio Jang Geun Won. Una volta rilasciato, Park Sae Ro Yi apre un ristorante a Itaewon, a Seoul. Jo Yi Seo, che è popolare sui social media, si unisce al ristorante di Park Sae Ro Yi lavorando come manager. Nutre dei sentimenti per Park Sae Ro Yi. (Fonte: AsianWiki) ~~ Adattato dal famoso webtoon dello stesso nome. Modifica la Traduzione
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- Titolo Originale: 이태원 클라쓰
- Conosciuto Anche Come: Itaewon Keulrasseu
- Regista: Kang Min Gu, Kim Seong Yoon
- Sceneggiatore: Kwang Jin
- Generi: Affari, Romantico, Vita, Drama
Dove Guardare Itaewon Class
Cast & Ringraziamenti
- Park Seo Joon Ruolo Principale
- Yoo Jae Myung Ruolo Principale
- Ahn Bo Hyun Ruolo di Supporto
- Kim Dong HeeJang Geun Soo [Dae Hee's 2nd son / DanBam part-timer]Ruolo di Supporto
Recensioni
Urban fantasy meritocratico
Quando ho iniziato Itaewon Class ero convinta di trovarmi davanti a un revenge drama duro, realistico, quasi sociologico. Le prime puntate lo promettono davvero: discriminazione, bullismo coperto dalle gerarchie, potere economico dei chaebol, isolamento sociale, differenze di classe, senso di impotenza davanti a un sistema che protegge i forti. C’è una scena semplicissima, quella dell’insegnante che vede il bullismo e non interviene perché il padre del ragazzo è un pezzo grosso della ristorazione, che secondo me racconta la Corea più di cento dialoghi.E infatti l’inizio funziona tantissimo, ho pensato che avrei dato dall'8,5 in su. Ha rabbia, identità, un protagonista molto definito e un conflitto morale forte. Park Sae-ro-yi non è il classico eroe brillante da k-drama: è rigido, socialmente impacciato, quasi congelato emotivamente, socialmente inetto. Sembra una persona che vive più per principi che per desideri. E questa cosa all’inizio mi aveva colpita molto, anche perché rendeva credibile il fatto che venisse percepito come strano dagli altri.
Poi però la serie comincia lentamente a cambiare... il problema principale di Itaewon Class, secondo me, è che vuole essere troppe cose contemporaneamente: revenge drama, critica sociale, favola meritocratica, romance, racconto di outsider, storia di startup, parabola morale. E a un certo punto queste facce iniziano a combattersi tra loro.
Come revenge, ad esempio, per me funziona poco. E qui forse sta il cuore della mia delusione finale. Sae-ro-yi non si vendica davvero. Resiste. Sopravvive. Aspetta. Ma non costruisce mai quella sensazione di ossessione strategica che dovrebbe avere un protagonista di vendetta. Se penso a The Glory, lì la vendetta è attiva: la protagonista orchestra, manipola, crea lentamente il collasso dei suoi nemici. In Itaewon Class invece i cattivi si autodistruggono soprattutto da soli, facendo errori sempre più stupidi e caricaturali. Lui rimane quasi sempre moralmente puro, quasi ascetico. E questo toglie tensione. Più che “ti distruggerò”, il messaggio sembra essere: “continuerò a essere una persona integra finché il sistema collasserà da solo”.
Che è un tema interessante, ma non è revenge puro!
Anche il cattivo principale, Jang Dae-hee, secondo me soffre di questa impostazione troppo simbolica. All’inizio è inquietante perché rappresenta davvero il capitalismo patriarcale coreano: l’uomo che valuta il valore umano solo attraverso il profitto e la sottomissione. Però andando avanti diventa quasi un villain da operaetta morale. Le risate, l’ossessione per la genuflessione, la teatralità continua… troppo. L’inginocchiarsi diventa una specie di pornografia morale: ogni scena deve culminare nella sottomissione rituale del potente. Capisco il significato culturale dell’inchino pubblico in Corea, ma qui si esagera fino a perdere realismo umano.
E infatti ci sono momenti che sfiorano il fantasy :la nonna usuraia che si rivela investitrice ricchissima di startup o una cuoca trasgrender che si impegna e vince gare di cucina, è lì che ho realizzato una cosa importante: Itaewon Class non è davvero interessato al realismo. È interessato al desiderio collettivo. È una favola meritocratica per una società ossessionata dal successo e dalla posizione sociale. In Corea il fallimento pesa tantissimo sull’identità personale, e credo che il drama giochi proprio su questo: il sogno che gli esclusi, i discriminati, gli strani, i poveri, possano creare una comunità alternativa e vincere contro il sistema. Esattamente come i romance forniscono speranza alla commessa o alla donna povera di poter essere notata da un chaebol.
Alcuni aspetti secondo me sono realistici e sono il punto forte della serie: la difficoltà di esporsi sentimentalmente, ad esempio, è rappresentata molto meglio di quanto facciano tanti drama romantici. Ho trovato realistico il personaggio del figlio illegittimo che ama Yi-seo ma non si autorizza nemmeno a provarci, perché interiormente si percepisce inferiore. Lì c’è davvero Corea: gerarchia, vergogna, autocensura emotiva e la vediamo in Interest of love per esempio.
Anche la romance, che tantissimi hanno criticato, a me in realtà è piaciuta più di quanto pensassi. Non totalmente ma mi ha coinvolta. E credo di aver capito perché. Sae-ro-yi e Soo-ah parlano sempre come due persone che seguono binari emotivi diversi. Si vogliono bene, ma sembrano continuamente costretti a spiegarsi. Lui con lei è sempre in modalità contenimento: “non sentirti in colpa”, “va bene così”, “gwenchana”. È una relazione di cura, di servizio. Mentre con Yi-seo succede qualcosa di diverso: non hanno bisogno di troppe parole. C’è familiarità, riconoscimento, sincronizzazione implicita. Lui con lei è più se stesso, sembra più a suo agio e Dio se sono simili, lei viene presentata come speculare a lui ma con strumenti diversi (difesa dei bulli).
Ed è qui che la serie, secondo me, trova la sua verità più forte. Yi-seo non ama Sae-ro-yi perché è bello e ama la sua struttura morale, il suo modo radicale di esporsi contro il sistema. In fondo lei fa la stessa cosa che lui aveva fatto contro il bullismo: rischia posizione, immagine e stabilità per qualcosa che sente autentico. Sono complementari proprio perché entrambi sono disposti a vivere senza adattarsi completamente. E lo dice chiaramente quando si confronta con l'altra: "Non fai altro che chiedere di cambiare per adeguarsi a te, io lo aiuto a prendere ciò che gli serve per stare bene". Questo lato della storia è fortissimo e per la prima volta è stato rinfrescante vedere una compagna-amica, solidale con cui dividere il peso dell'esistenza.
Però anche qui la serie inciampa: il "payoff"romantico arriva troppo tardi. Troppo. Per quindici episodi Yi-seo si espone completamente, mentre lui resta emotivamente congelato. Capisco l’idea narrativa: Sae-ro-yi è bloccato nel trauma e nel ricordo di Soo-ah come ultimo frammento della sua vita “prima” della tragedia. Però non c'è stata soddisfazione per lo spettatore.
Anche il finale romantico mi ha lasciata un po’ perplessa . Yi-seo è stata costruita come un personaggio impulsivo, passionale, quasi famelico emotivamente. E poi nel bacio finale sembra improvvisamente trattenuta, composta, quasi passiva.
A livello di interpretazioni però il cast regge tantissimo. Park Seo-joon riesce davvero a dare a Sae-ro-yi quella rigidità morale quasi dolorosa. Kim Da-mi è probabilmente il cuore emotivo della serie: riesce a rendere Yi-seo fastidiosa, brillante, feroce e vulnerabile allo stesso tempo. Anche i personaggi secondari spesso funzionano bene, forse perché rappresentano quella comunità di esclusi che è la parte più autentica del drama. Il villain per me è un grosso no.
Il figlio illeggittimo è stato molto poco sviluppato , come motivazione, storia, desideri, i motivi per cui passa al lato oscuro sono deboli narrativamente.
Altro problema è la struttura narrativa ciclica, che tende a ripetersi, reiterando lo stesso schema:
Jangga provoca,
Sae-ro-yi resiste,
qualcuno viene umiliato,
Yi-seo soffre in silenzio,
Soo-ah guarda malinconica,
nuovo piccolo ostacolo,
nuova resistenza morale.
E dopo alcune puntate senti che la storia gira intonro senza approfondire davvero nulla di nuovo. È lì che nasce quella sensazione di “pesantezza” Non perché manchino eventi, anzi: ne succedono continuamente ma dello stesso tipo, ed emotivamente la serie resta ferma nello stesso punto per troppo tempo. Anche la figura di So-nha è sempre uguale e la sua interpretazione si risolve in una gara di sguardi fissi,soffferente, mentre lei attende e scopri alla fine che poteva avere più agency ed essere molto più utile di Yi-Seo nei suoi piani di vendetta.
Penso che molto spesso realizzare adattamenti uguali al web toon sia deleterio , perchè su un disegno proietti meno realismo. Il disegno crea una distanza simbolica. Un attore in carne e ossa invece porta inevitabilmente il racconto verso il naturalismo, anche quando la sceneggiatura resta da fumetto. E qui nasce lo strappo percettivo.
Secondo me Itaewon Class avrebbe funzionato meglio rendendo Sae-ro-yi più umano, facendo evolvere prima la romance, tagliando alcune scaramucce aziendali ripetute e approfondendo davvero il trauma, la classe e l’identità. Perché il materiale emotivo per una grande serie c’era. Ma spesso è stato sacrificato alla fedeltà da webtoon e alla necessità di creare momenti iconici invece di vera progressione umana.
Una cosa positiva è pero che, pur essendo molto favolistico, non sceglie la soluzione romantica più nostalgica o rassicurante. In moltissimi drama il primo amore resta idealizzato fino alla fine e viene premiato quasi per diritto narrativo. Qui invece no. E questo, paradossalmente, è uno degli elementi più realistici della serie.
Sae-ro-yi non sceglie la persona che rappresenta il passato o l’innocenza perduta. Sceglie quella che ha condiviso concretamente il suo percorso di costruzione. E questa è una scelta molto coerente con una società come quella coreana. Anche Start-Up lavora tantissimo su questo immaginario: la Corea contemporanea romanticizza enormemente il self-made e il partner che partecipa alla crescita personale e professionale del protagonista. Non basta più “esserci stati all’inizio”. Conta chi regge il peso della scalata.
Ed è interessante perché da una parte il drama diventa quasi una fantasia meritocratica estrema, ma dall’altra racconta in modo molto realistico alcuni meccanismi culturali:
il sistema posizionale,
la rigidità gerarchica,
il peso del prestigio,
il conformismo,
il successo come misura del valore umano,
la difficoltà di esporsi sentimentalmente,
il compromesso necessario per sopravvivere.
Perfino Soo-ah, che per è stata frustrante da vedere, secondo me rappresenta qualcosa di molto reale: la persona che capisce il sistema, ne soffre, lo disprezza anche, ma non riesce davvero a uscirne. Non è abbastanza “eroica” per distruggersi pur di restare coerente. E proprio per questo è probabilmente uno dei personaggi più umani della serie.
Alla fine il mio voto è 7,5. E forse è un voto più severo proprio perché la serie aveva ambizioni alte. Ci sono drama molto più stupidi a cui ho dato voti simili, ma almeno non fingevano di essere qualcosa di più profondo. Itaewon Class invece promette una riflessione enorme su classe, potere, trauma e vendetta, e poi spesso sceglie la scorciatoia simbolica e melodrammatica, con un villain da telenovelas anni '90. E non basta il cameo finale a Park Bo Gum per risollevare la serie. Il paradosso di Itaewon Class è stato questo: più cerca di essere realistico nei temi sociali, più diventa interessante.
Più entra nella costruzione da webtoon morale e simbolico, più perde credibilità.
Assolutamente si
Ho iniziato Itaewon per ben due volte, la prima ero arrivata alla fine del primo episodio ma non ero proprio riuscita a farmelo piacere. Lo avevo lasciato lì, con la speranza di riprenderlo, perché non mi piace lasciare le cose all'inizio.Allora ci ho riprovato e quello che ho capito è che non era il momento giusto, perché Itaewon non è il solito drama stucchevole, è una rappresentazione perfetta di come funziona la nostra società.
La verità è che dovremmo essere tutti Park Sae‑ro‑yi. Dovremmo essere tutti delle castagne ostinate per far realizzare il nostro sogno e per riprenderci quello che ci hanno tolto. La verità è che questa storia potrebbe essere un po' di tutti. Io ho un debole per Park Seo-joon, mi è piaciuto in tutti i suoi ruoli ma credo che questo sia stato quello che mi ha colpito di più.
Kim Da-mi non la conoscevo ed è stata una rivelazione, ma bravissimo anche tutto il cast secondario.
Guardatelo e se trovate che i primi episodi non vi colpiscano, continuate. Vi assicuro che ne vale la pena.





















