Celebrity
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Good flow
So this story very much so has a good flow, the only thing I'm concerned about is the fact that the main lead guy still likes this other girl and she very much seems like she is going to be a problem, from her wanting to only have him focus on her as said in one of the episodes. And judging from where the story is going at the moment, I don't doubt that episode 9-10 we will get more chemistry shown between the two actual leads, I'm just worried HOW we are going to get there lol and how painful it's going to be to get there.Was this review helpful to you?
Do You Like Affliction? — Diagramma di flusso sentimentale sul pentagramma dell'afflizione
🏵️ VOTO:7,7 🎻Do You Like Brahms? è un musical drama lento, malinconico, contemplativo, molto più psicologico che musicale. I protagonisti sono due personaggi speculari: Joon-young , pianista, ha un talento enorme ma ha progressivamente perso il desiderio di suonare; Song-ah, violinista, ha il desiderio ma ha iniziato tardi e non possiede il talento. È una premessa molto bella, perché sposta il focus al rapporto fra talento, desiderio, identità e aspettative.
La serie funziona quando esplora il peso psicologico della performance: il sistema competitivo, il prestigio dell'università, le gerarchie del conservatorio, il rapporto fra insegnanti e studenti, la pressione familiare, il lavoro e la necessità di essere continuamente valutati. Interessanti anche le riflessioni sul sistema sociale coreano e sull'agonismo, che qui non riguarda soltanto lo sport o l'istruzione ma anche il mondo della musica classica: avere talento non basta, perché contano concorsi, reputazione, appartenenza, insegnanti, istituzioni e opportunità professionali. I dialoghi hanno sempre una doppia valenza, vi invito a soffermarvi , i protagonisti stanno parlando di un concorso, di un violino, del loro rapporto con il brano ma parlano interiormente di se stessi.
Interessante la trasposizione in chiave contemporanea del triangolo Schumann–Clara–Brahms, che il drama rielabora attraverso i propri personaggi.
L'idea è ambiziosa e, sulla carta, anche suggestiva; peccato che, a mio avviso, il parallelo finisca per risultare un po' pretenzioso e persino patetico in alcuni momenti. Per evocare davvero il peso emotivo e artistico del triangolo ottocentesco, infatti, sarebbero serviti non soltanto personaggi che si dichiarano tormentati, ma un autentico trascorso sentimentale e artistico capace di dare sostanza a quel legame. Qui, invece, manca da un lato una statura compositiva paragonabile a quella dei protagonisti storici e, dall'altro, una storia sentimentale realmente vissuta che giustifichi fino in fondo tutta la sofferenza e il peso attribuiti al triangolo.
Il riferimento a Schumann, Clara e Brahms è quindi interessante come idea ma abusato nella realtà, con la serie che finisce talvolta per darsi le arie di un dramma romantico ottocentesco senza averne il peso artistico e sentimentale.
A svilire ulteriormente il tutto contribuiscono poi le convinzioni assurde dei “traditi”immaginari, che trasformano ogni vicenda sentimentale in una tragedia greca e avanzano pretese che finiscono per risultare incredibili. Se sei mio amico, per esempio, non dovresti innamorarti della persona che amo; peccato che gli stessi personaggi premettano, in altri momenti, che ai sentimenti non si comanda. È proprio questa incoerenza a rendere molte delle loro reazioni sproporzionate e non credibili: il drama vorrebbe attribuire alle vicende sentimentali una gravità abnorme, infine costruisce parte dei conflitti su concezioni dell’amore e dell’amicizia talmente rigide da risultare artificiose. Sono queste, insieme alle altre forzature della sceneggiatura, le piccole cose che finiscono per affossare qualitativamente un drama che sembrava avere ambizioni e potenzialità maggiori.
PERSONAGGI 🔺👩❤️👨🦸🏻♂️👨🏻🦰🤵🏻♂️🤵🏽♀️
Song-ah (la FL) è forse l'aspetto che ho trovato più riuscito sul piano umano: è uno dei personaggi più teneri, vulnerabili e anassertivi che abbia mai incontrato ( professionalmente e in un drama). Ti viene voglia di abbracciarla e dirle "Gwaenchana, Gaenchana ti aiuto io". Eppure, paradossalmente, con Joon-young è molto diretta, è quasi un libro aperto, e proprio questo mi è piaciuto, perché almeno dal suo lato la trama non si basa sempre sul dover indovinare cosa provi.
La comunicazione, come scrivevo, invece, funziona continuamente su due livelli: quello che i personaggi dicono e quello che stanno realmente comunicando attraverso silenzi, esitazioni, omissioni, sguardi e micro-reazioni ma sopratutto sul doppio livello. È una delle componenti più psicologiche della serie, anche se, proprio per questo, i sottotitoli letterali su VIKI mi hanno creato parecchi problemi: alcune sfumature pragmatiche e soprattutto i discorsi relativi al conservatorio richiedevano un adattamento molto maggiore (vi consiglio, se lo trovate, di vederlo su qualche altra piattaforma).
Il problema enorme è che tutta la scrittura viene continuamente resa al servizio, e spesso sabotata, dal diagramma di flusso sentimentale, ossia la pervasiva e massiccia quantità di triangoli sviluppati nel lavoro.
Non è la presenza dei triangoli in sé a infastidirmi: è la loro pervasività. Ne abbiamo praticamente uno per ogni personaggio e per 16 puntate la trama sembra costruita per aggiungere un nuovo ostacolo, un nuovo malinteso. Spesso persone adulte che si sono già dichiarate reciprocamente innamorate si comportano come se non potessero semplicemente parlarsi, perché la sceneggiatura deve trovare un'altra ragione per separarli (Traumarei diventa un tradimento e un vessillo sentimentale quando c'erano molti modi di gestirla, in questo caso la scrittura è stata forzata),
E questo è un peccato, perché idee migliori avrebbero meritato più spazio.
Anche l'evoluzione di Song-ah, alla fine, mi è sembrata troppo limitata. Accetta la realtà e rinuncia al percorso violinistico professionale, trovando una forma diversa di rapporto con la musica: è una conclusione adulta e non mi dispiace che il drama non la trasformi magicamente in un prodigio tardivo. Ma sul piano personale mi aspettavo un vero arco di trasformazione. Dopo sedici ore, il suo grande passo avanti è sostanzialmente «anche se verrò ferita, continuerò ad amare». Bello, ma…un upgrade dopo sedici ore, per favore.
Avrei voluto vederla diventare più assertiva, imparare a porre confini e a proteggere se stessa, non soltanto accettare stoicamente la possibilità di soffrire, sebbene il prodotto voglia illustrare, comprendo, quanto l'amore possa ferire chi ha il dono della ipersensibilità, chi non ha corazza o strumenti per difendersi dal mondo.
Joon-young ha invece un'evoluzione più concreta: progressivamente impara a dire no, a sottrarsi alle persone che lo utilizzano, a prendere decisioni per sé e a recuperare un rapporto più personale con il pianoforte, a mettere dei paletti col padre. Il finale gli restituisce anche il coraggio di essere assertivo.
Jung-kyung è un personaggio molto irritante ma non privo di interesse psicologico. Il suo bisogno può essere letto non soltanto come desiderio di possedere Joon-young o di tenere Hyun-ho sulla corda, ma come bisogno di conservare i due uomini che rappresentano i testimoni del suo passato di violinista prodigiosa: gli specchi che le restituiscono l'immagine di ciò che è stata. Il suo percorso avrebbe potuto essere approfondito molto di più. Almeno non vince e le rimane di confrontarsi con una vita nella quale non può più usare quel rapporto come certificazione del proprio valore.
C'è inoltre un intero ecosistema di stronzi, per l'uno e per l'altra, e una quantità spropositata di sofferenza: professori, famiglie, colleghi, rivali, rapporti sentimentali irrisolti. La professoressa Lee è emblematica del lato gerarchico dell'ambiente accademico: Song-ah viene utilizzata molto più come assistente che come allieva e deve alla fine imparare a sottrarsi a quella posizione (in perfetto stile il Diavolo veste prada ma senza il rapporto di stima che alla fine contraddistingue quello tra Miranda e la stagista).
La struttura del drama, insomma, rispetta quasi tutti i comandamenti del genere:maxi triangoli, problemi comunicativi, scrittura forzata in alcuni passaggi per portare i personaggi da X a Y, separazione inutile ma necessaria e ricongiungimento negli ultimi venti minuti dell'ultimo episodio.
Alla fine sono stata soprattutto felice di averlo finito, mi dispiace dirlo ma per me questo lavoro è stato più un parto che una tazza di cioccolata calda (ho trovato belli solo 3 episodi, che sono gli unici in cui i personaggi respirano un po', poi è un continuo umiliarsi, svalutarsi, sopraffarsi, senza alcuna nemesi o punizione per gli "abusanti").
🎹 Musica
La musica è fondamentale, ma paradossalmente il drama mi è sembrato più psicologico che musicale. La musica classica è spesso utilizzata come linguaggio emotivo: ciò che i personaggi non riescono a dire passa attraverso Brahms e Schumann (e basta!).
Il repertorio non è tutto semplice: ci sono brani seri e impegnativi, compresi Brahms op. 118, Widmung di Schumann/Liszt, Rachmaninoff e altri. Tuttavia alcune situazioni mostrano una discrepanza fra il livello dichiarato dei personaggi e ciò che viene effettivamente suonato o mostrato.
Interessante anche il rapporto fra esecuzione reale e costruzione televisiva: Kim Min-jae si è preparato realmente al pianoforte e suona davvero in diverse scene (NON IN TUTTE COME MOLTE HANNO SCRITTO, SPESSO SI INTRAVEDONO DUE MANI DIVERSE SULLA TASTIERA E IL RIFLESSO DI UN ALTRO COLLO sul COPERCHIO GIRATO DEL PIANO), mentre per i passaggi più difficili vengono utilizzate registrazioni professionali sincronizzate con i suoi movimenti.
Non tutto ciò che si vede sulle mani dell'attore corrisponde alla sua esecuzione.
Traumerei è il caso più interessante perché diventa quasi un personaggio: è legata al rapporto tra Joon-young e Jung-kyung, in modo eccessivo, come scrivo una bella intuizione psicologica viene nuovamente trasformata in carburante per il diagramma di flusso sentimentale.
Interpretazioni: Park Eun-bin e Kim Min-jae funzionano molto bene insieme e sono probabilmente il motivo per cui il romance riesce a essere così tenero nonostante tutto il casino narrativo. La loro coppia è quanto di più delicato e tenero mi sia capitato di vedere in 160 lavori asiatici.
Kim Min-jae rende Joon-young soprattutto attraverso gli sguardi e le piccole variazioni dell'espressione: con Song-ah si alleggerisce, sorride, sembra finalmente poter abbassare la guardia, sorride solo con lei. È un personaggio introverso, abituato a tenersi tutto dentro, e l'attore riesce a far passare molto senza bisogno di verbalizzarlo.
Park Eun-bin rende bene la vulnerabilità di Song-ah senza trasformarla completamente in una macchietta passiva. La sua dolcezza è il centro emotivo della serie.
Park Ji-hyun nel ruolo di Jung-kyung e il violoncellista invece sono per me gli anelli deboli nel cast.
Lei doveva rappresentare una donna chiusa, ferita e difficile da decifrare.Peccato che nei primi 8 episodi mostri una stessa gamma ristretta di espressioni: sguardo basso, sguardo nel vuoto, sguardo di sufficienza, testa inclinata, che la rendono più simile ad una madonna dal fascino bizantino depressa che una musicista coreana con problemi di elaborazione del lutto.
Molto buona l'interpretazione della Prof.ssa Lee, l'avevo vista in Snowdrop e anche qui confermo il suo valore, con uno sguardo è in grado di rendere sia l'atteggiamento di sufficienza sia quando si trova sul punto di esplodere.
🎬 Regia & Scenografia
Coerente con il tono intimista e contemplativo, la regia insiste sui primi piani e soprattutto sulle inquadrature di spalle, spesso isolandone i personaggi all'interno per restituire visivamente la solitudine e la distanza dagli altri. È un lavoro che affida molto alla composizione dell'immagine e alla fotografia la costruzione dello stato emotivo, più che a movimenti focali di lente.
Si sofferma sui silenzi e sulle pause; gli ambienti sono per lo più interni caldi, dominati dal legno, da una palette neutra che ritroviamo anche negli abiti dei protagonisti — beige, marroni, tonalità desaturate — e luci morbide. Anche Seoul rimane relativamente sullo sfondo: sono poche le riprese urbane realmente riconoscibili e prevalgono gli spazi chiusi, raccolti, quasi sospesi. Ne deriva un mondo visivo coerente e credibile con l'ambiente musicale rappresentato.
C'è un minimalismo registico, musicale, narrativo e scenografico che costituisce probabilmente una delle cifre più riconoscibili del drama. Non cerca il virtuosismo: lascia che siano i corpi, gli sguardi, gli spazi, la musica e i silenzi a portare avanti la scena. E in questo senso la regia è molto ben accordata alla componente psicologica della storia.
Il rovescio della medaglia è che la stessa coerenza finisce a tratti per diventare opprimente. È tutto molto triste, molto composto, molto silenzioso, molto beige e molto piano style. Dopo un po' la sensazione è quella di essere intrappolati in un teatro dell'afflizione, piano incluso.
La regia accompagna bene la psicologia dei personaggi, ma raramente riesce a spezzare la lentezza quando la sceneggiatura comincia a girare su se stessa. È efficace nel creare atmosfera, meno nel dare dinamismo a una storia che avrebbe avuto bisogno, in alcuni momenti, di un cambio di ritmo.
🔚 Alla fine non mi dispiace averlo visto, anzi! Ci sono idee che mi sono rimaste, soprattutto il rapporto speculare fra Song-ah e Joon-young, il tema del talento contrapposto al desiderio e la rappresentazione della pressione sociale e professionale. Però non mi ha lasciato quella sensazione di pienezza che mi aspettavo dal finale lieto. Sono stata più felice di averlo finito che felice per come è finito, perché il percorso è stato molto sofferto e cupo.
Lo rivedrei? Probabilmente soltanto gli episodi che ho preferito (1-9-10).
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La musique adoucit et malmène les cœurs…
Do You Like Brahms? est comme une mélodie à vif où les émotions se confrontent sans cesse. Après six visionnages (un par an), mes émotions s'apaisent et s'agitent toujours autant devant cette oeuvre qui résonne timidement, mais tendrement.Les émotions que traversent les personnages donnent le rythme. De la plus euphorique à la plus douloureuse, de la partition la plus douce à celle remplie de mélancolie, c'est un drame musical qui donne le ton et fait vibrer le cœur.
Chae Song Ah est une femme passionnée par le violon. Malgré toute son énergie et sa dévotion, elle ne reste qu'une musicienne à peine au-dessus de la moyenne. Douce et d'une grande gentillesse, elle manque aussi de confiance en elle, ce qui pousse les gens à profiter d'elle. Et pourtant, elle ne se laisse pas abattre. Comme les cordes d'un violon, elle a fait vibrer ma corde sensible. Park Eun Bin est ravissante dans la peau d'une violoniste rêveuse, mais incomprise.
Park Joon Young est un homme honnête et d'une grande délicatesse. Le piano est un élément majeur de sa vie, mais comme une corde qui s'effiloche au fil du temps, sa carrière est sur la corde raide. Moralement épuisé, ses sentiments se brouillent alors qu'il remet en question son avenir de pianiste et les difficultés familiales qu'il rencontre. Kim Min Jae est formidable en tant que pianiste égaré.
Leur relation débute par une amitié sincère dans laquelle ils s'entraident avant qu'elle ne progresse vers des sentiments romantiques. C'est délicat, parfois maladroit et timide, mais toujours authentique. Ils n'attendent rien de l'autre, tout comme ils ne sont pas effrayés par l'idée de partager leurs sentiments. Leur couple est à leur image : timide, honnête et chargé d'émotions.
La narration est lente, tandis que les tensions montent crescendo. Frotter des cordes finit par créer des entailles qu'on tente de soigner, mais qui s'ouvrent à nouveau jusqu'au moment où cela devient trop douloureux à supporter. Et c'est ce qui se produit dans la seconde partie de l'histoire. Le temps soigne les blessures, et ce temps, ils en ont besoin.
Do You Like Brahms? fait partie de mes dramas préférés. Je me souviens lors de sa sortie ne pas savoir quoi en attendre pour finalement être happée dès les premières notes, et pour preuve, j'y reviens tous les ans depuis. La bande son est magnifique, tandis qu'elle accompagne chaque scène, chaque émotion et chaque décision dans une parfaite harmonie.
En bref, Do You Like Brahms? est une symphonie douce et mélancolique qui s'écoute autant qu'elle se regarde.
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Um drama profundo
Acho que esse é o estilo de drama quem nem todos gostam, ele vai em um ritmo mais lento e trás boas reflexões.Os personagens são complexos e cheios de camadas, amo personagens assim pois você vai conhecendo aos poucos, as vezes fica confuso se o que ele disse é realmente aquilo mas se sente confortável pois todos nós somos um pouco assim.
O universo da música é um plus, ainda mais a música clássica.
Um drama muito bom, com excelentes atuações. É o drama que indico pra todo mundo.
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Para amantes de la música y las historias de amor clásicas
Los amantes de la música clásica y de las historias de amor sin estridencias ni grandes sobresaltos encontrarán en este drama todo lo que buscan. Es un drama maravilloso, elegante, íntimo con una muy buena historia pero sin prisas ni sentimientos exagerados. La historia se desarrolla siempre a buen ritmo y no pierde fuelle en ningún momento. Quizá los latinos nos exasperemos en ocasiones con los silencios, con las palabras que no se dicen en esta historia de amor, porque nosotros gritaríamos, exigiríamos, reclamaríamos más abiertamente si estuviéramos en la piel de los protagonistas, pero ellos no son así. Park Eun Bin en la piel de una tenaz estudiante de violín y Kim Min Jae en su papel de exitoso pianista hacen una interpretación magistral de dos personas de pocas palabras pero mucho mundo interior. La música lo envuelve todo, y acompaña nuestro viaje a través de 16 capítulos hasta su maravilloso y redondo final. A mi parecer merece mucha más puntuación, yo la he disfrutado mucho!!!Was this review helpful to you?
do you like brahms não é o dorama da sua vida, é mais um acompanhamento bonitinho pra poder preencher a sua semana com momentos doces e se sentir menos sozinho no seu dia a dia, mesmo o dorama provavelmente não se passando na sua área de trabalho (que no caso é o mundo musical).
depois que eu aprendi que melodramas realmente tinham aquela velocidade eu aprendi a apreciar com mais calma o enredo. ele não traz muitas coisas diferentes, mas ainda ensina lições muito bonitas e mostra personagens que refletem insegurança, medo, luto, arrependimento, amizade, amor, confiança, e todos esses outros sentimentos e valores corriqueiros do ser humano. é o que eu chamaria de dorama de transição, você assiste esse entre o dorama ótimo que você assistiu recentemente e o próximo que deseja começar.
os personagens também, como já dito, tem histórias já vistas antes e meio previsíveis quanto ao que irão se desenvolver, mas isso não faz deles superficiais. o romance é doce e fofo, e muito legal de ser acompanhado, assim como os "empata-f0d4" nos dão muita raiva (e ao mesmo tempo, pena), entre outras trajetórias previsíveis mas bem-feitas.
quanto à trilha sonora e às performances, elas combinam muito bem com o tema do drama mas são baladas que não grudam na sua cabeça depois (a não ser que você decida ouvir novamente, é claro). são marcantes pra quando você estiver assistindo mas não pra levar pra vida, apesar de terem uma boa qualidade.
os atores fizeram, da mesma forma, um ótimo trabalho quanto às performances de seus instrumentos enquanto os personagens passavam pelos seus conflitos, mas de novo não foi algo que ficasse marcado na história.
os cenários serviram seus propósitos apesar de não serem notáveis, assim como muitos outros aspectos desse dorama.
por último, duas anotações finais sobre os protagonistas:
esse foi meu primeiro trabalho com o kim minjae e só queria dizer que eu pensei que ele ia ter uma voz mais fina MAS É MÓ GROSSONA! eu gostei bastante da performance dele e ele agindo como boiolinha dentro e fora do dorama fisgou meu coração de um jeito que olha... eu já estou assistindo outros doramas dele pra ver o que mais ele pode fazer.
quanto à park eunbin MARAVILHOSA, que protagonizou um dos meus doramas favoritos da minha vida, também está fofíssima e graciosíssima em do you like brahms, deu até um pouco de agonia da personagem dela aí porque no outro dorama ela é TOTALMENTE DIFERENTE, super extrovertida e ativa na vida dela, isso significa que ela tem uma range de atuação vastíssima e eu admiro muito isso!!!
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但願曲終人不散
不知為何這部韓劇深深觸動著我. 也許是兩位LEADING ACTOR/ACTRESS 完美的表現讓我欲罷不能. 他們真的很值得被給與AWARD! 金旻載xi此處的演繹與以往不同的展現了成熟穩重男人的氣質. 這是以往的劇情裡沒有感受到的. 樸恩斌歐尼一如既往的美麗端莊, 兩位的才藝令人著迷. 愛他們! 至於故事情節, 如果可以讓我在13, 14, 15少哭一些, 我會更加感激. 總之是一部非常值得看的韓劇, 推薦給所有的為愛而生的雙魚座!Was this review helpful to you?
Do You Like Brahms?
Do You Like Brahms? é sensível e emocionante! A história fala sobre amizade, amor e realização profissional. O casal é muito fofo e precioso e a música presente na trama é abordada de uma forma linda, já que ela também é uma protagonista. Eu particularmente amo histórias onde a música transmite os sentimentos! Os personagens são ótimos, cada um cativante do seu jeito. A "vilã" é uma chata hahahah. O ponto negativo para mim foi só o ritmo do desenvolvimento da trama. Gosto de melodramas e dessa atmosfera calma e serena, mas aqui senti frequentemente uma sensação de fadiga, mesmo gostando dos personagens e da história contada, e acho que isso pode ter sido culpa da construção vagarosa.Was this review helpful to you?
La lentezza non sempre è un difetto, in questo caso è una scelta.
Do You Like Brahms? è uno di quei drama che non cercano di conquistarti con colpi di scena, triangoli amorosi urlati o cliffhanger strategici. Preferisce un’altra strada: quella della lentezza emotiva, della musica che diventa linguaggio, dei silenzi che raccontano più delle parole. È un’opera che si prende il suo tempo — e lo fa con una grazia rara.La storia segue Chae Song‑Ah, una violinista che decide di inseguire il suo sogno nonostante arrivi “tardi” nel mondo competitivo della musica classica. Accanto a lei c’è Park Joon‑Young, pianista prodigio intrappolato in un talento che gli pesa più di quanto lo esalti. Due anime introverse, due percorsi che si sfiorano con delicatezza, due cuori che imparano a parlarsi attraverso le note.
La lentezza della narrazione non è un difetto: è una scelta. Il drama costruisce un’atmosfera contemplativa, quasi cameristica, dove ogni emozione entra in scena come uno strumento in un ensemble. Le pause, i silenzi, gli sguardi trattenuti diventano parte della colonna sonora emotiva. È un romance che non corre: respira.
E poi c’è lei: Park Eun‑Bin. Ancora una volta superlativa. La sua interpretazione di Song‑Ah è una delle più sincere e vulnerabili della sua carriera. Ogni esitazione, ogni sorriso timido, ogni momento di frustrazione è raccontato con una naturalezza che ti arriva dritta allo stomaco. È impossibile non empatizzare con lei, non tifare per lei, non volerle bene.
La musica è il vero motore narrativo. Brahms, Schumann, Clara: le loro storie e i loro brani diventano specchi dei protagonisti, metafore dei loro sentimenti, ponti tra ciò che provano e ciò che non riescono a dire. Non è una semplice colonna sonora: è una seconda voce narrante.
In definitiva, Do You Like Brahms? è un drama che parla a chi ama l’introspezione, a chi cerca un romance che non urla ma sussurra, a chi trova bellezza nei dettagli e nelle emozioni che crescono piano. È una storia che rimane, come una melodia che continua a suonare anche quando l’episodio è finito.
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