The Glory (2022)

더 글로리 ‧ Drama ‧ 2022
The Glory (2022) poster
8.9
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Valutazioni: 8.9/10 dagli utenti 107,974
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Recensioni: 225 utenti
Classificato #106
Popolarità #34
Chi Guarda 107,974

È una triste storia di vendetta che inizia con una studentessa delle superiori, Moon Dong Eun, che sognava di diventare un architetto. Tuttavia, Dong Eun dovette abbandonare la scuola dopo aver subito delle terribili violenze scolastiche. Anni dopo, la colpevole si sposa e ha una figlia. Una volta che la bambina è alle elementari, l'ex vittima diventa la loro insegnante di scuola e inizia la sua vendetta nei confronti dei responsabili e degli astanti di quel periodo di bullismo. (Fonte: English = Soompi ; Traduzione = Elisabetta at kisskh) Modifica la Traduzione

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  • 日本語
  • Paese: South Korea
  • Digita: Drama
  • Episodi: 8
  • Andato in Onda: dic 30, 2022
  • In Onda su: Venerdì
  • Rete Originale: Netflix
  • Durata: 50 min.
  • Puteggio: 8.9 (scored by 107,974 utenti)
  • Classificato: #106
  • Popolarità: #34
  • Classificazione dei Contenuti: 18+ Restricted (violence & profanity)

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Recensioni

Completo
Lynnea
3 persone hanno trovato utile questa recensione
15 giorni fa
8 di 8 episodi visti
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Generale 7.5
Storia 7.0
Acting/Cast 8.0
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 7.5
Questa recensione può contenere spoiler

Quando i cattivi rubano la scena al “Conte di Montecristo” in versione femminile

Serie acclamata e la cui uscita, all’epoca, è stata attesa come l’evento della stagione. Un revenge drama di sedici episodi totali -la recensione si riferisce ad entrambe le parti - con Song Hye Kye nei panni di una sorta di “Conte di Montecristo” al femminile in cerca di vendetta per il bullismo subito ai tempi della scuola.

La premessa è di quelle che funzionano a prescindere e su un tema ormai ben rodato: Moon Dong Eun è stata vittima di un bullismo così feroce durante il liceo da portare ancora, a distanza di anni, le cicatrici fisiche e psicologiche. Bruciature, violenze, umiliazioni. E, soprattutto, l’abbandono da parte di tutti: insegnanti, polizia, persino sua madre. Il suo corpo segnato dal calore diventa allora il carburante di una vendetta gelida, pianificata per un decennio intero. Dong Eun non vuole solo punire i suoi aguzzini: vuole distruggere le loro vite dal dentro, come un tarlo che divora il legno dall’interno. Un’idea affascinante, che promette colpi di scena e tensione psicologica.
Eppure, a conti fatti, qualcosa si inceppa. Il problema principale è sicuramente il ritmo. La prima parte è lenta, a tratti proprio appesantita. Si accumulano dettagli, si introducono personaggi, si prepara la scacchiera. Ma la tensione, quella vera, stenta ad arrivare. Ci si ritrova a guardare scene che sembrano girare a vuoto, dialoghi che non decollano, situazioni che promettono esplosioni ma restano sospese. Quando finalmente la miccia si accende l’effetto è quasi paradossale: accadono molte cose, eppure nulla sembra davvero accadere. O meglio, accadono con una tale fretta e con un tale susseguirsi di colpi di scena da risultare artificiose.

Rispetto al cast, brillano i cattivi. Im Ji Yeon nei panni della perfetta Park Yeon Jin è semplicemente memorabile: la sua interpretazione della bulla diventata donna ricca e apparentemente realizzata è così intensa da rubare la scena ogni volta. Con lei, Park Sung Hoon (Jeon Jae Joon) e Kim Hi-Eo-Ra (Lee Sa Ra) compongono un trio di antagonisti che si muove tra l’esasperazione grottesca e una vitalità malvagia che tiene incollati allo schermo. Sono loro, i “cattivi”, a dare carattere al drama. Senza di loro, l’intera impalcatura crollerebbe.
Poi c’è Jung Sung-il, che interpreta Ha Do Yeong, il marito di Yeon Jin. Un personaggio che emerge come il più sfaccettato e interessante dell’intera serie. Uomo di successo, freddo e misurato, ma capace di crepe emotive che lo rendono umano. La sua chimica con Song Hye Kyo è palpabile, per certi versi sarebbe risultato probabilmente più intrigante sviluppare il loro legame piuttosto che la relazione con Joo Yeo Jeong (Lee Do Hyun). Quest’ultimo, purtroppo, finisce per essere sacrificato a un ruolo che non decolla mai del tutto: il chirurgo plastico innamorato della vendicatrice, pronto a tutto per aiutarla, ma la cui motivazione e il cui spessore restano opachi fino alla fine. La loro storia d’amore, per quanto dolce, sembra inserita forzatamente in una narrazione che non ne aveva bisogno.
Infine c’è lei, Song Hye Kyo: l’attrice sicuramente più nota, ma anche quella la cui prova mi ha lasciato più perplessa. Il suo volto di pietra, la recitazione monocorde, l’assenza di sfumature: caratterizzazione del personaggio o limite dell’attrice? Un bel dilemma. Sicuramente Dong Eun è, per definizione, una donna che ha spento ogni emozione per sopravvivere. Il suo essere “di ghiaccio” è funzionale al personaggio. Il problema è che, nei momenti in cui quel ghiaccio dovrebbe incrinarsi – i traumi, gli incontri ravvicinati con i suoi aguzzini, le rare occasioni di vulnerabilità – l’interpretazione resta piatta. Nutrivo qualche dubbio sulla versatilità di quest’attrice già da tempo e questo drama sembra un po’ una conferma: sguardo fisso sul volto visto di profilo, postura immobile, tono controllato e misurato, parole intercalate sempre dalla stessa pausa sospesa. Un ruolo che le viene bene – e che qui ci stava – ma che sembra non lasciare spazio a molto altro.

Passando alla sceneggiatura, l’idea di base è solida ma l’esecuzione traballa. Troppi personaggi secondari, troppe sottotrame che si aprono e si chiudono senza un vero perché. La madre di Dong Eun, la coinquilina che subisce violenze, l’omicidio di So Hee, il mistero del cadavere sepolto: ognuno di questi filoni avrebbe meritato più spazio, oppure nessuno. Ciò che si ottiene è un accavallarsi di eventi che disperdono l’attenzione, mentre il nucleo della storia – la vendetta psicologica, il gioco del gatto e del topo – resta in ombra. E quando finalmente si arriva alla resa dei conti, il finale risulta paradossalmente affrettato: tutte le tessere cadono in modo troppo meccanico, come se la sceneggiatrice avesse premuto l’acceleratore negli ultimi due episodi per chiudere tutto in fretta.
Per quanto riguarda il tema della violenza, il drama non risparmia nulla: bruciature, percosse, stupri. La serie mostra il bullismo in tutta la sua crudeltà, e lo fa con un realismo che può essere difficile da sostenere. Ma c’è anche il rischio che questa violenza diventi fine a sé stessa, uno strumento per impressionare più che per raccontare. Le continue scene di abusi – fisici e psicologici – finiscono per desensibilizzare lo spettatore, trasformando il dolore in un rumore di fondo, e a questo punto la storia perde la sua presa emotiva.
La fotografia è curatissima, con inquadrature che giocano sui contrasti tra luci e ombre per riflettere la dualità dei personaggi. La colonna sonora, pur non indimenticabile, accompagna senza mai sovrastare. E ci sono momenti di puro cinema, come l’incedere di Dong Eun nel quartiere dei ricchi, vestita di nero, immobile come una statua mentre intorno a lei la vita degli altri scorre. Scene che restano indubbiamente impresse, insomma.
Tra le scene meno riuscite, sicuramente l’ultima: quel “ti amo” sussurrato in un momento in cui le parole avrebbero dovuto essere altre, o forse nessuna. Un finale che, invece di chiudere il cerchio con la forza della vendetta compiuta, si rifugia nel romanticismo più convenzionale, lasciando l’amaro in bocca per l’aspettativa disillusa di una conclusione più fedele al personaggio.

La domanda finale è: “The Glory” – inteso come il drama completo composto da entrambe le parti - merita davvero? Forse sì, ma con alcune riserve. È un drama che tiene incollati per la voglia di vedere i cattivi puniti, che regala qualche brivido e qualche emozione. Ma è anche un’opera che poteva essere molto di più: più tesa, più profonda, più coraggiosa nel tagliare il superfluo e concentrarsi sull’essenziale. Lascia addosso una sensazione di occasione sfumata, come se il potenziale esplosivo della polvere da sparo fosse stato disperso in troppe piccole scintille invece che in un’unica, devastante fiammata.
Lo consiglio? Per via del tema importante, di alcune scene che restano e della prova recitativa dei cattivi… Direi tranquillamente di sì. Ma senza l’aspettativa di trovarsi davanti un capolavoro: piuttosto un’opera imperfetta, ambiziosa e a tratti confusa, ma capace di regalare momenti di puro intrattenimento. E forse, per un revenge drama, può bastare.

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Completo
Christie
0 persone hanno trovato utile questa recensione
gen 19, 2023
8 di 8 episodi visti
Completo 1
Generale 9.5
Storia 9.5
Acting/Cast 10
Musica 9.5
Valutazione del Rewatch 4.0

Prima stagione breve, ma intensa

Devo dire che questo drama mi ha colpita positivamente. Cercavo qualcosa di breve, ma che sapesse prendermi ...E in questo ci sono riusciti molto bene visto che un episodio tira l'altro. Inizialmente ero un po' preoccupata per l'attrice protagonista; in alcuni suoi lavori le sue espressioni non mi convincevano molto, ma qui mi ha piacevolmente stupita. La scelta del cast in generale è stata ottima e la storia prosegue senza risultare pesante o noiosa. Spero che anche la seconda stagione sia capace di prendermi come la prima.
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Dettagli

  • Titolo: The Glory
  • Digita: Drama
  • Format: Standard Series
  • Paese: Corea del Sud
  • Episodi: 8
  • Andato in Onda: dic 30, 2022
  • Andato in Onda On: Venerdì
  • Rete Originale: Netflix
  • Durata: 50 min.
  • Classificazione dei Contenuti: Riservato ai 18+ (Violenza & Volgarità)

Statistiche

  • Puteggio: 8.9 (segnato da 107,974 utenti)
  • Classificato: #106
  • Popolarità: #34
  • Chi Guarda: 167,165

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