La discutibile rivisitazione di un tiranno con un focus onnipresente sul cibo
Un’eccellente chef del mondo moderno si ritrova catapultata all’indietro di qualche secolo e finisce per diventare la cuoca di un Re dell’epoca Joseon, passato alla storia come un tiranno dal palato raffinato.Un incipit che fa subito prevedere scene nelle quali la protagonista sarà intenta a capire come fare per tornare nel futuro, mostrandosi inizialmente incredula e spaesata, poi rassegnata ma comunque distante dagli usi e costumi del tempo, ai quali si approccerà in modo spesso non adeguato, tradendo nelle parole e nei gesti la sua appartenenza a un’epoca diversa.
Il talento culinario troverà ampio spazio nella preparazione di pasti reali piuttosto che in competizioni dagli esiti determinanti per il futuro del Paese.
Scenografia e fotografia buone, montaggio e regia di tutto rispetto. Su questo nulla da dire.
Cast indubbiamente valido. Mi auguro che questo drama si riveli un meritato trampolino di lancio per il giovane attore protagonista – Lee Chae Min – che sorprende per una recitazione convincente, capace di delineare il personaggio interpretato in modo completo, ricco e accurato.
Im Yoon Ah calca invece le scene già da un po’ – conta tra l'altro una decina di anni in più – e un approccio che la rende sempre piacevole e apprezzabile, benché forse poco versatile (ho trovato il suo personaggio molto simile alla protagonista di “King the Land”, ultimo drama da lei interpretato prima di questo). Non è un’attrice capace di costruire un personaggio da zero, trasformandosi a seconda del ruolo da interpretare: direi piuttosto che tende a riproporre uno stile che le riesce bene – senza comunque eccellere – riadattandolo a un ruolo piuttosto che a un altro.
Non particolarmente degni di nota i personaggi secondari, direi semplicemente nella media. L’unico che si è un poco distinto è il giullare: singolare e ben riuscito, con la sua storia segreta alle spalle… Aveva le carte in regola per diventare un valore aggiunto, ma si è scelto di non approfondire a dovere il suo personaggio. Anche l'inventore dal carattere decisamente singolare era una figura interessante, sfruttata troppo poco.
Musiche non indimenticabili, costumi sui quali non ci si è sprecati più di tanto (lui ripropone spesso le stesse vesti, lei mostra prevalentemente le due versioni della divisa da capo cuoca e poco più).
Complessivamente, il drama si è rivelato essere un piatto decisamente sbilanciato. Il tema culinario, spunto innovativo e interessante, si è rivelato piuttosto ingombrante, oggetto di spazio e attenzioni davvero eccessive. Non ho tra l’altro amato particolarmente l’utilizzo esagerato degli effetti grafici nei momenti delle degustazioni, dove mi sarei giocata tutto l’apprezzamento su un buon primo piano del volto estasiato dell’assaggiatore di turno, senza l’artificiosità di lampi e disegni di alimenti che “imbrattano” l’inquadratura come a voler sottolineare un’esplosione papillare di cui si poteva fare benissimo a meno.
L’esagerazione l’ho colta anche in altri passaggi, come ad esempio il primo incontro tra i due protagonisti, dove le interazioni verbali sembrano la scena pseudocomica di una sit-com, il tutto mentre per ore lui si tiene una freccia conficcata sotto la clavicola.
Gare, preparazioni, impiattamenti e sapori come dicevo sottraggono molto al drama: quanto messo inizialmente sul piatto finisce un po’ per fare da misero contorno: il libro che trasporta la protagonista nel passato viene menzionato spesso e, quasi fin da subito, se ne comprende l’autore, ma di fatto rimarrà quell’oggetto citato di tanto in tanto e nulla più, mentre avrebbe meritato un’attenzione maggiore. Anche la storia della madre del re, così importante da influenzare pesantemente il modo in cui regna, è un elemento interessante e ben introdotto nella parte iniziale, ma poi anch’esso un po’ finito nel dimenticatoio e ripescato in modo decente praticamente solo alla fine. Idem per le relazioni con gli altri famigliari, dalla nonna allo zio. Persino la concubina Kang, presentata come figura passata alla storia per la sua crudele cattiveria, si limita a tentare alcuni trucchetti deboli, mentre le sue comparse si fanno via via più rade. Penalizzato anche il romance, che restando in ambito culinario potremmo definirlo una cottura lenta, se non addirittura lentissima, con qualche scena romantica o confessione improvvisa che sanno però di qualche passaggio mancato.
Aspetto che mi ha un po' urtata è stato la scelta della figura del protagonista maschile e della sua caratterizzazione. Non direi che ci si è ispirati a un sovrano della Dinastia Joseon, bensì si è trattato di una vera e propria rivisitazione dello stesso (tant’è che la protagonista ne ha ben chiara la figura storica). Difficile fare di un tiranno realmente esistito un personaggio positivo, se questo si porta appresso una serie di fatti storici di un certo peso. Fin dal primo episodio viene introdotta la deprecabile pratica nota come Chaehong: apprezzo molto quando un drama si ricollega a qualche interessante fatto storico, bello o brutto che sia stato, ma solo se fatto con rispetto e credibilità. Qui invece viene tirato in causa ma al contempo un po’ minimizzato e subito dimenticato in virtù di un Re che – nel drama – doveva essere “riqualificato” nel corso degli episodi successivi.
Il drama si propone sostanzialmente di riscrivere la storia, di far sì che un re già tiranno e sulla buona strada per diventarlo ancora di più incontri un elemento inaspettato – ovvero la nostra chef giunta dal futuro – che diventi punto di svolta per cambiare da lì in poi il proprio destino e, di conseguenza, la propria immagine lasciata ai posteri.
SPOILER!
L’ultimo episodio è stato devo dire abbastanza intenso, ma la chiusura non mi ha convinta affatto: troppi volti noti compaiono inaspettatamente e la stessa entrata in scena di Sua Maestà non verrà spiegata in alcun modo. Un finale che poteva essere curato meglio a degna conclusione di un ultimo episodio che, per il resto, è anche ben riuscito.
FINE SPOILER!
Se non ci soffermiamo troppo sull’etica e sui dettagli possiamo dire che è un buon drama, piacevole da guardare, un po’ monotono per via dei dilungamenti su piatti e preparazioni, con uno slow burn romance tra una protagonista vispa e simpatica e un re tiranno che – grazie a lei – finirà per redimersi. Visione carina, consigliabile, ma di certo non il titolo dell’anno.
Bersaglio decisamente mancato
Film molto atteso....e carico di aspettative disattese. Brava la protagonista, ma la storia non ci sta: tutto si basa su lei che esce dal penitenziario e cerca vendetta nei confronti di chi l'ha ingannata. L'idea è chiara, lo sviluppo molto meno. Non c'è azione, non c'è suspence, non ci sono colpi di scena, neppure nel finale. Il ritmo non incalza, i personaggi non vengono sfruttati bene... nemmeno il cattivo riesce a risultare un cattivo di rispetto. "Revolver" spara diversi proiettili, ma tutti risultano fiacchi e nessuno va a segno. Attendevo questo film soprattutto per la presenza di Ji Chang Wook, reduce da una serie di drama/film non propriamente riusciti, e spiace dover constatare che "Revolver" si accoda a questo elenco di produzioni insoddisfacenti. Sembra proprio che i tempi di "Healer" e "Suspicious Partner" siano sempre più lontani...
Romance coinvolgente tra architettura e fascino storico
Un romance coinvolgente che abbraccia il mondo dell’architettura e, in una continua evoluzione di sentimenti, forme e linee, porta avanti una storia sfaccettata e arricchita dal fascino di epoche passate.Tante le aspettative, quasi tutte soddisfatte. Devo essere sincera, l’avvio mi ha lasciata un po’ perplessa. I primi quattro episodi mi hanno davvero disorientata: sapevo che l’ambientazione nell’era repubblicana cinese era in realtà fittizia, già che si trattava di un gioco di realtà virtuale immersiva. Lo scenario dell’immaginaria Rong City è semplicemente stupefacente, dai colori alla neve perpetua, all’atmosfera, ai costumi dell’epoca. Ma soprattutto Cheng Xing Xu, che in uniforme militare – così come già accaduto in “Fall in love” (2021) - è a dir poco ammaliante e lascia davvero senza fiato. Tutto splendido, ma dal senso un po’ confuso. Almeno all'inizio.
La serie si apre con il classico effetto “volta pagina” – nel caso specifico l’incommentabile abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato – così da generare un “punto zero” di partenza della vicenda narrata che consente allo spettatore di seguire l’intera evoluzione della storia dall'inizio alla fine, senza l'impressione di essersi inserito "in corso d'opera". Tra il fidanzamento andato a rotoli e un lavoro che non è quello che ha sempre sognato, la giovane protagonista è comprensibilmente a pezzi. Spinta dalla migliore amica cerca di distrarsi partecipando a un gioco di ruolo che prevede il completamento di missioni investigative/di spionaggio in un’ambientazione storica resa incredibilmente reale grazie alle più avanzate tecniche di realtà virtuale. E lì incontra il protagonista, nei panni di un PNG, ovvero un personaggio non giocante. Si notano a vicenda, lei esce sconfitta dal gioco e, indispettita, tornerà per nuove sessioni di gioco cercando la vittoria e la rivalsa sull'affascinante ma scaltro governatore della città. Bella l’ambientazione, ma vedere attori che interpretano personaggi che recitano a loro volta dei ruoli… questa “recitazione nella recitazione” mi ha convinta un po’ poco. Nel frattempo, però, i due si incontrano anche nella vita reale. Ed è a questo punto che mi sono un po’ persa, quasi ci fosse qualcosa che non tornava o che semplicemente non capivo.. Un non detto necessario per inquadrare al meglio l'intera vicenda. Sicuramente non capivo perché lui, notevole architetto a capo di una rinomata azienda, passasse le sue serate “lavorando” come personaggio fisso del gioco virtuale. Anche il loro incontro – stavolta nel mondo reale – non è risultato proprio chiarissimo. Non trovavo le reazioni che mi sarei aspettata, già che non era di fatto il loro primo incontro. Ad ogni modo, dal quinto episodio la situazione cambia, la trama diventa molto più comprensibile e il coinvolgimento, da quel momento in poi, è davvero forte e innegabile. Benché la serie abbia visto l’avvio sulle vicende personali di Hu Xiu, il vero perno centrale del drama sarà invece Xiao Zhi Yu, figura alla quale si ricollegano quasi tutti gli altri personaggi, da Hu Xiu ai dipendenti della sua stessa azienda, all’amico e altri componenti dell’esperienza di realtà virtuale, fino al fratellastro rivale in affari e ai complessi legami famigliari passati e presenti. Il cambio di lavoro di Hu Xiu, che - coincidenza! – viene assunta nell’azienda del protagonista, sposta l’attenzione dal suo ex fidanzato/Rong City al tema del design, per cui ci si addentra in progetti, rilievi, presentazioni, gare d'appalto e quant’altro. Ciò consente un veloce benservito alll’ex fidanzato fedifrago ma soprattutto spiana la strada per l’entrata in scena di Pei Zhen, il mio personaggio preferito dopo i protagonisti: fratellastro non consanguineo, palesemente in competizione con Xiao Zhi Yu praticamente su tutti i fronti ed evidentemente invidioso di lui, è una figura che si fa inizialmente fatica a inquadrare. Non è il classico cattivo, ci sono piccoli passaggi che fanno sorgere dei dubbi, anche se le sue azioni sembrano decise a ostacolare il protagonista. Anche quando compie mosse discutibili, si avverte una sorta di empatia nei suoi confronti, già che subito dopo viene proposta una lettura differente e opposta del suo vissuto: un attimo prima è carnefice, l’istante dopo è vittima. Tra lui e i protagonisti ovviamente ci si ritrova a schierarsi dalla parte di questi ultimi, ma si coltiva anche il desiderio di dare una seconda chance al suo personaggio, cosa che in un certo senso accadrà, ma sprecandone un po’ il potenziale: la scoperta che il risentimento covato per anni nei confronti di Zhi Yu era basato su una convinzione errata e una realtà molto distorta porterà, in chiusura, a un confronto sincero con tanto di scuse. Proprio in virtù del breve flashback legato alla loro infanzia che viene inserito nell’ultimo episodio, avrei invece rilanciato meglio la situazione (in particolar modo, mi sarei aspettata di risentire la frase “Si può sempre ricominciare da capo” detta dall’all’ora bambino Pei Zhen a Xiao Zhi Yu davanti alla torre del gioco Jenga caduta, ma stavolta detta da Zhi Yu a Pei Zhen quale invito a una ripartenza tra i due). Pazienza.
Lo sviluppo del romance l’ho trovato credibile e ben strutturato: forse, in alcuni punti, il tira e molla è durato un po’ troppo (sia per far capitolare Xiao Zhi Yu nel rivelare i propri sentimenti, sia più avanti nel porre un freno all’abusato cliché di tenerla all’oscuro delle sue macchinazioni nel tentativo di non coinvolgerla e quindi proteggerla). Svariate le scene romantiche, ben riuscite grazie a una buona chimica di coppia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore, pur con il ricorso a diversi cliché largamente utilizzati (ben fatti, va precisato). Tutto il discorso legato al riabilitare il nome del defunto padre e a portare allo scoperto il vero colpevole diventa un po’ il tema predominante dell’ultima parte. Va detto, non è una vicenda estremamente fitta e articolata, dovessimo valutare il drama solo sotto quest’ultimo aspetto non sarebbe davvero niente di che, ma l’obiettivo era quello di delineare una storia che stesse semplicemente in piedi e che fosse in grado di dare al protagonista un triste e difficile passato da risolvere (pur senza troppe mosse machiavelliche). Quindi va più che bene così.
Ho poi apprezzato molto il pseudo secondo pairing, dato dagli amici di entrambi i protagonisti. Mi è piaciuto che non si sia cercato di portare avanti due storie d’amore sincronizzate nei tempi: Lao Zhao arriva da una situazione ben diversa, molto realistica, e si ritrova ad affrontare la fine di un rapporto forse più difficile da gestire rispetto all’abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato (figura fin troppo facile da detestare e condannare, mentre Guang Min per certi versi fa un po’ compassione, pur con tutte le responsabilità di fatto a suo carico). Il rapporto che si instaura successivamente tra Lao Zhao e Huai Cong (l’amico di Zhi Yu) ha il pregio di non fare da fotocopia alla love story principale, ma di cercare un’evoluzione più distintiva, per quanto sicuramente meno appariscente.
Sul finire della serie mi è un po’ mancata l'ambientazione di Rong City, ma è stata comunque una scelta coerente con lo sviluppo del personaggio maschile principale: il rifugio dato dal luogo immaginario rispetto agli irrisolti personali (ecco quindi spiegato perché un famoso architetto si cimentasse la sera con questa singolare seconda attività) cessa di essere necessario dal momento in cui accetta definitivamente Hu Xiu al suo fianco. Non deve più affrontare tutte le difficoltà da solo, dissimulandone l'enorme peso per poi trovare breve sollievo rifugiandosi in un mondo alternativo e staccando di fatto la spina dalla realtà, troppo difficile da sopportare senza interruzioni, a meno di cadere e fallire nei suoi intenti di vendetta.
Il finale fa una scelta in parte apprezzabile, forse però non colta in pieno. L’intera vicenda si risolve in realtà con il penultimo episodio, quindi l’ultimo è una sorta di lungo ed extra happy ending, scelta ultimamente già incontrata in altre serie e che trovo vincente nella misura in cui si accontenta lo spettatore regalando piccoli siparietti felici del pairing principale senza lasciarlo a desiderare una seconda stagione che nella stragrande maggioranza dei casi non avrebbe davvero senso. Nel caso specifico, l’ultimo episodio mancava un po’ di verve: carino, grazioso, ma di certo il cuore non ha saltato un battito, ecco. Tra l’altro il romanzo al quale si ispira chiudeva in bellezza con il matrimonio tra i due, frangente non necessario da riportare – a mio avviso – a patto di terminare con un episodio finale che chiudesse veramente in bellezza (e bello è stato, ma l'avrei voluto davvero spettacolare).
OST: su questo punto sarò probabilmente un voce fuori dal coro, ma non mi ha convinta. Canzoni anche belle, per carità… Ma avevano un che di troppo commerciale, di scontato. Avrei puntato a qualcosa di più originale, parere del tutto personale.
CAST: Buona parte dell’ottimo risultato della serie va al lavoro svolto dai due attori protagonisti, bravissimi entrambi. Lu Xu Xiao l’avevo già notata di recente in “Love in the Clouds”, dove aveva svolto una buonissima prova, e si riconferma anche qui una giovane attrice di talento e sicuramente promettente, che mi auguro di vedere crescere ancora e ritrovare in drama futuri. Cheng Xing Xu riveste i ruoli di ML ormai da anni e nei panni del protagonista affascinante ed estremamente arguto da il meglio di sé. Estremamente espressivo, con una mimica facciale che nei momenti d’intesa confidenziale sa essere veramente ammaliante, è forse l’attore che meglio riesco a immaginare nel ruolo di comandante/governatore di vicende ambientate nell’era repubblicana cinese (per via della parte che qui si svolge a Rong City ma soprattutto per il personaggio di Tan Xuan Lin – il mio preferito in assoluto tra quelli da lui portati in scena – protagonista del sopracitato “Fall in love”). Per molti versi Xiao Zhi Yu me l’ha ricordato, e strappa quindi un onorevole secondo posto tra i vari personaggi interpretati dall'attore.
In sintesi, i punti che fanno di questo drama una serie davvero meritevole e consigliata sono principalmente quattro: un romance coinvolgente, una finestra aperta sul mondo dell’architettura, Rong City quale punto di incontro tra moderna realtà virtuale e fascinosa ambientazione storica e non ultimo il personaggio di Pei Zheng (forse tra tutti il punto meno incisivo, ma che ha il suo perché). Non escludo che “Love between lines” si classifichi tra i migliori romance del 2026 (al momento forse è un po' prematuro affermarlo, ma chissà…)
Un film di alto livello, per significato, trama, sceneggiatura e recitazione
Che dire, un piccolo gioiello. Aspettavo da tantol'uscita di questo film, sia per la presenza di uno dei miei attori preferiti - Song Joong ki - sia per la trama che vedeva il protagonista in fuga dalla Corea del Nord. Lo spaccato della vita di Loh Kiwan in Corea del Nord si inserisce come flashback poco dopo il suo arrivo a Bruxelles. Ciò che lo muove è esclusivamente l'istinto di sopravvivenza e la determinazione a farlo al meglio delle sue possibilità (passaggio fondamentale, perchè disposto a rinunciare ai propri valori solo quando ha esaurito tutte le alternative possibili). Loh Kiwan si lascia la Corea del Nord alle spalle, la fuga riuscita ha il sapore della salvezza, ma la realtà si dimostra subito ben diversa: l'accoglienza è solo di nome, la burocrazia contorta è insensibile quanto il trattamento riservato ai nuovi arrivati. Lo osserviamo quindi annaspare mentre la sua situazione volge sempre più in miseria, e paradossalmente il ricordo del giorno del suo compleanno, mentre gustava un piatto in compagnia della madre, benché prigioniero del proprio Paese, sembra preferibile allo stato di totale abbandono e degrado in cui versa ora che si trova in uno Stato dove per assurdo ha sede la Corte europea dei diritti dell'uomo. Un paradosso che stride e risalta in modo netto e inequivocabile. L'unico su cui può contare resta sé stesso: non la Corea del Nord, non le istituzioni belghe, e nemmeno le persone con le quali interagisce, come ad esempio la collega di lavoro alla quale si affida, ma che a sua volta si troverà nella condizione di non poterlo aiutare, suo malgrado. E' una guerra tra poveri, un meccanismo che lui disinnesca nel momento in cui si mette in gioco per Marie. Il finale è abbastanza prevedibile, ma sarebbe mancato un messaggio di speranza, se si fosse optato per altre soluzioni. Il passaggio a mio avviso più bello è quando lui lascia il Belgio, rendendosi davvero "libero" per la prima volta in vita sua. Perchè di fatto, benché la fuga dalla Corea del Nord avesse come obiettivo conseguente la possibilità di poter rimanere di diritto a Bruxelles, questo diritto si rivela al tempo stesso ancora una prigione: non può lasciare la Corea perchè contro la legge, ma sempre la legge lo tiene sotto scacco in Belgio, perchè andarsene equivale a rinunciare allo status di rifugiato. E' nel diritto ad abbandonare un posto, che sia la Corea, il Belgio o qualsiasi altro luogo, che risiede il concetto profondo di libertà sul quale ruota l'intero film. Passando alla recitazione, un'ottima prova per Song Joong Ki: è un attore di grande carisma e fascino, che ha avuto modo di dimostrare come sa brillare rivestendo ruoli con queste caratteristiche (Vincenzo, tanto per citarne uno), ma che in Loh Kiwan si mette veramente alla prova, trasandato nell'aspetto - mi sfugge il perchè dei nei disposti quasi come una costellazione sul volto - e senza quella forza fisica e agilità che ci ha abituato a vedere in altri suoi lavori. La forza del personaggio è tutta interiore, un misto di determinazione e forza di volontà che lo fanno andare avanti, sempre e comunque. Per quanto io lo preferisca quando interpreta un altro tipo di personaggi, non posso non riconoscere che in questo caso, proprio perchè lontano anni luce dai ruoli che sappiamo gli riescono alla perfezione, la sua recitazione acquisisce per assurdo un valore aggiunto. Un film da non perdere. Davvero.
Un thriller-romance che si rivela più romance che thriller
Questa è una serie che poteva puntare all'eccellenza ma alla quale è mancato un po' il senso d'identità. La partenza è senz'altro il suo punto di forza, ma contemporaneamente quello debole, poiché mette sul piatto la promessa di un thriller-romance davvero originale, salvo poi faticare a soddisfare le aspettative create.L'avvio, come dicevo, è accattivante: sin da quando ho letto il titolo - singolare - senza neppure conoscere la trama, ne ero già affascinata.
Il primo episodio mostra uno dei miei clichè preferiti - quello del matrimonio di convenienza - ma in una veste decisamente nuova: i due protagonisti non devono, come la maggior parte delle volte accade, simulare una falsa e felice vita di coppia, ma, al contrario, puntano a nascondere il legame che c'è tra loro.
Gli altri due aspetti di pregio della serie sono intrecciati abilmente tra loro: in primis sicuramente la questione del telefono sottratto al rapitore e che diventa intrigante strumento di vendetta nelle mani della moglie. Moglie che si caratterizza per un mutismo inizialmente non ben definito (quanto volontario, quanto selettivo), che si dissolve nel momento in cui interpreta il misterioso "406" ma rendendola di fatto l'ultima sospettata possibile agli occhi del marito, almeno nella prima parte della serie.
Se da una parte, quindi, i pregi non mancano, dall'altro è venuta meno la capacità di dosarli e portarli avanti: il telefono, fulcro centrale dell'intera serie, diventa poi banalmente strumento di comunicazione tra i due volto a sviscerare, risanare e costruire la loro relazione. Il binario thriller e quello del romance si separano improvvisamente e il primo sembra venire un po' accantonato, quasi andare verso un punto morto. Quel telefono, insomma, meritava un valore aggiunto maggiore oltre a diventare il singolare mezzo di un'improbabile terapia di coppia.
Ciò non vuol dire che non abbia apprezzato la serie: resto una grande fan delle love story fine a se stesse. Solo, ho dovuto rivedere le mie aspettative nel corso del drama: all'inizio un thriller-romance originale, più avanti mi sono posta nell'ottica di apprezzare un romance e basta, e alla fine di rivedere, anche se in minor parte, il lato thriller. Presa a pezzi, quindi, è davvero una bella serie. Nell'insieme, però, fuorviante: non è lo spettatore che deve correggere il tiro delle aspettative di episodio in episodio ma è la serie stessa che deve avere una chiara e precisa direzione fin dall'inizio.
L'altra pecca riguarda i dettagli: capisco che avendo messo sul piatto alcuni elementi notevoli il resto possa sembrare davvero ininfluente...ma non è così. I dettagli fanno davvero la differenza in termini di coerenza. E qui i "bug" non sono pochi: che il rapitore non cerchi di riprendersi il telefono, tanto per dirne una, oppure che la protagonista ne faccia un uso personale senza preoccuparsi più di tanto del pazzoide che l'ha rapita e che ancora circola indisturbato a piede libero. Forti dubbi anche sulla gestione dell'identità nascosta di lei: lui viene dipinto come l'uomo più sotto i riflettori dell'intera Corea, e il mistero dell'identità della moglie resta segreto nonostante le decine e decine di giornalisti capaci di svelare anche i segreti meglio custoditi. Che i due abitino in un condominio, dove lui parcheggia serenamente la propria auto a viso scoperto al fianco di quella degli altri condomini e accedano al loro appartamento in totale libertà proprio cozza con l'idea dell'identità super nascosta di lei. Infine, il ruolo di portavoce e tutto l'aspetto politico sembrano andare alla deriva dopo i primissimi episodi: lo vediamo puntualmente impegnato nella sua vicenda personale e il suo importantissimo ruolo professionale sembra relegato più a una questione di nome che di fatto.
Per quanto riguarda il cast, ottima scelta e di ottimo livello. Attori performanti per i ruoli, lui molto bravo ad assumere un atteggiamento ermetico/distaccato nei primi episodi, lei altrettanto meritevole di aver delineato un personaggio capace di evolvere nel corso della serie, partendo come un pulcino spaurito e per nulla autonomo per poi tirare fuori una forza di volontà e una sicurezza via via maggiore e diventare a sua volta elemento determinante del proprio destino. Forse ho apprezzato meno l'evoluzione del portavoce: bene che la freddezza si riveli solo di facciata, ma ciò non deve necessariamente sfociare in un versamento continuo di lacrime, come invece accade.
Nel penultimo episodio la vena thriller si riprende un po', nuovi pezzi del puzzle vengono svelati e aiutano quelli già messi sul tavolo a trovate via via il giusto incastro. Poteva culminare con un bel finale, avrei aggiunto una decina di minuti in coda per cavalcare l'onda dell'episodio e chiudere in bellezza la serie. E invece tutto è precipitato nell'ultimo episodio, che ho trovato davvero senza senso, con lui che sparisce senza lasciare traccia, lasciandola sola col cuore infranto. Non c'è motivo che regga, certamente i peccati del padre rimangono peccati del padre, mentre lui si comporta quasi avesse compiuto lui stesso il delitto. Ancora più assurda la scelta dell'estero, zona di guerra e pure nell'area in mano ai ribelli, ma dove lui scorrazza libero e indisturbato manco fosse il Rambo della situazione. Davvero poco credibile il loro incontro, così come le motivazioni che lui fornisce rispetto al suo comportamento...così determinanti che crollano in due minuti al primo abbraccio. E a quel punto il mondo si tinge di rosa (non il rosa del bel tramonto, ma quello del mondo dei minipony, perchè scivoliamo sempre di più nella fantasia e irrealtà), con loro due che fanno i piccioncini in un capanno supernascosto dai ribelli armati e cattivi grazie a due piante ma contemporaneamente - non si capisce bene come - in riva al mare come il più romantico dei resort. Il pranzo tra amici ed ex colleghi del ritorno continua a essere decisamente sopra le righe, così come la questione del telefono, dove 406 viene un po' banalizzato a giochino eccitante tra coniugi. Una puntata, l'ultima, che davvero va a rovinare tutto quello che di buono questa serie era riuscita a portare avanti.
Concludendo, una serie comunque valida, se correttamente inquadrata come un drama che vuole essere più un romance che un thriller e nel quale gli elementi, pur originali, sono strumenti principalmente al servizio della love story.
Commedia coinvolgente e ben fatta, tra clichè ben riproposti e spunti curiosi
Una rom-com piacevole, non eccezionale, ma che aspira ad essere un buon drama e raggiunge l'obiettivo in modo più che dignitoso.Filone classico, non troppo impegnativo ma capace di alternare scene divertenti a momenti emozionanti, con alcuni passaggi quasi commoventi annessi.
La trama segue un percorso a tappe standard: si conoscono da giovani, si ritrovano da adulti senza riconoscersi, i battibecchi iniziali lasciano via via il posto all'interesse, la coppia si forma, si riconoscono, la coppia viene messa alla prova, trovano il giusto equilibrio e uniscono le forze per superare gli ultimi ostacoli.
Il tutto è ben dosato, così che nessun passaggio si protragga abbastanza da finire in stallo.
Punti di forza:
- la differenza di età (lui più giovane di lei) per una volta tanto affrontata senza la classica ridondanza e pesantezza che spesso il tema si trascina appresso; particolare e per certi versi buffa la scena in cui lei, adolescente fatta e finita, rifiuta il giovane Ju Yeon, all'epoca un ragazzino nerd frequentante ancora le scuole medie.
- la caratterizzazione del protagonista maschile, quale mix ben riuscito del giovane uomo apparentemente composto ma che coltiva segretamente passioni insospettabili. La sua affidabilità non è però un'apparenza, il contesto in cui si ritrova a vivere e a crescere dalla morte dei genitori rende la sua maturità, spiccata per la giovane età, comunque coerente e credibile. L'attore, performante, ha saputo portare in scena un personaggio complesso, alternando una facciata di ferma solidità a una versione nerd al 100% in stile punk con una fluidità davvero convincente.
Punti da migliorare:
- la performance dell'attrice protagonista, semplicemente buona, non particolarmente espressiva. Standard, direi.
- la figura della nonna di Ju Yeon, con il suo portamento rigido e il suo cuore gelido, palesemente frutto di una barriera inviolabile eretta dopo la morte del figlio. Resta ferma e coerente per tutta la durata della serie, salvo poi virare in modo troppo rapido quando si è ormai ad ultimo episodio avviato. Il disgelo - insomma - ci stava, ma magari coi giusti tempi.
- il finale, un po' andato alla deriva. Tolti di mezzo tutti gli ostacoli, sembra faticare a trovare la scena conclusiva e regala momenti pur belli ma mai culminanti (ad esempio il ciondolo che le regala lascia un po' perplessi, se non si opta per il classico anello con proposta annessa, avrei visto bene la catenina con chiave e lucchetto con la quale si era dichiarato da ragazzo e che diventa poi il cimelio grazie al quale si riconoscono da adulti... Avrebbe insomma avuto più senso).
I personaggi secondari non risaltano particolarmente, l'unica che mi ha davvero incuriosita è stata la segretaria di lui, mentre il pairing secondario non è stato in grado di vantare una propria identità, nonostante le diverse scene dedicate. Completano il quadro diversi classici clichè, pur riproposti con accuratezza.
In conclusione, non un drama da annoverare nella lista dei migliori di sempre ma che può essere visto e archiviato con la sensazione di una visione piacevole e alla quale, per quello che voleva offrire, non è mancato niente.
Una sola parola: spettacolare!
Che io riesca a guardarmi un'interminabile drama cinese di oltre 30 episodi senza lamentarmi è cosa difficile. Valutarlo 9 stelle abbondanti su 10 è cosa ancora più unica che rara. Questa serie è stata a tutti gli effetti una piacevole sorpresa.Incuriosita dall'immagine di locandina - più che dalla trama - temevo il solito drama prolisso, ridondante e senza uno sviluppo vero e proprio. Invece ho scoperto una serie che ho divorato, episodio dopo episodio.
Il genere è il mio preferito: una grande storia d'amore inserita in un contesto militare e con un'ambientazione storico recente (inizio-metà XX secolo). Va detto, non sono tantissime le serie che presentano questi requisiti (tanti drama storici sono ambientati in epoche più remote, a volte mescolati col genere fantasy). Alle spade e capigliature chilometriche prediligo personalmente il fascino della divisa e armi a fuoco.
Molti sono gli aspetti che ho apprezzato:
- riprese, ambientazione, cura per i dettagli di un periodo storico che è davvero un piacere guardare;
- i colori e le luci: anche nelle scene più dinamiche e più cupe, c'è come un'aura di luminosità che pervade la scena, come se i protagonisti fossero sempre al centro di un palco. Le tonalità sono spesso calde, la luce diffusa conferisce la sensazione nostalgica di un tempo passato, contrastando splendidamente con le immagini perfettamente nitide, come se stessimo vivendo delle fotografie del passato.
- la storia, complessa e ricca, mai scontata, dove gli intrighi e i personaggi secondari hanno veramente un senso e non sono piazzati lì come figure di contorno
- a differenza di altri drama ambientati nello stesso periodo, in questa serie il romance resta sempre in primo piano, senza lasciarsi inghiottire da mille personaggi secondari e mille questioni militari che rendono la trama difficile da seguire. Il contesto c'è, ma non è prevaricante, insomma.
- la protagonista, determinata e schietta, oltre che intelligente e perspicace, perchè di fanciulle timide e snevevoli ce ne sono in giro fino troppe;
- l'affiatamento nella coppia principale, dove una volta instaurato e consolidato il legame non ci sono triangoli o crolli di fiducia reciproca (anche nel momento più difficile, la fiducia non viene di fatto meno). E' bello vedere come lei, astuta più degli altri ma non tanto quanto lui, sia quasi sempre la prima a capire i veri intenti che Xianlin nasconde dietro ad azioni apparentemente noncuranti.
- ho apprezzato la presenza di altri pairing oltre a quello principale, ben costruiti e a loro volta con ostacoli che si stagliano via via all'orizzonte, in particolare modo quello tra la sorella minore del protagonista e il giovane Pei.
- ma soprattutto i protagonista maschile, semplicemente spettacolare: non conoscevo l'attore, è estremamente carismatico, capace di affascinare e portare in scena un personaggio che sa essere crudo, distaccato, gelido, autorevole ma anche divertente, spavaldo, ironico e irriverente. Ha uno sguardo - quando non è con la protagonista - che inchioda praticamente tutti gli altri. Nel complesso, decisamente accattivante. Xuanlin non è tutto fumo e niente arrosto: fin dal primo episodio la sostanza è palese, quando fredda la spia e si adopera per occultarne il cadavere. I suoi tratti caratteriali risaltano non solo dalle sue parole ma anche dal portamento, dalle espressioni. La determinazione, la sicurezza di sé, la mancanza di paura ma soprattutto l'arguta astuzia che fanno di lui un protagonista stratega, bravo non solo nel combattimento o nella gestione del ruolo di potere ma sempre un passo avanti rispetto agli avvenimenti e alle già calcolate conseguenze. E' il ritratto del vero eroe: un'infanzia sofferta, una determinazione che lo porta ad avere un nutrito seguito, il coraggio di chi è sempre in prima linea, la freddezza con la quale riesce a gestire le situazioni più tese (come quando all'inizio sprona un giovane maresciallo a sparare alla propria sorella, già sicuro che si tratti di una finta minaccia). Tutto questo traspare da una recitazione davvero di alto livello (purtroppo dalla filmografia ho notato che l'attore nella maggior parte dei casi è protagonista di drama di generi che non sono propriamente nelle mie corde... Peccato, mi sarebbe piaciuto rivederlo in un ruolo simile). Forse il mio personaggio maschile preferito, interpretato da un attore performante e perfetto per il ruolo.
Se proprio devo trovare delle pecche...mi sarei aspettata qualcosa di più nelle ultime scene finali, sicuramente, dove invece il romance ha lasciato posto alla chiusura propagandistica. Altra cosa, ho adorato le battute tra i protagonisti quando ancora non erano una coppia, ma paradossalmente a sentimenti dichiarati la verve e la malizia tra i due è andata diminuendo, così come l'intensità delle scene romantiche (capisco la censura, ma dopo la battuta sulle manette in ascensore e la scena di lei che pulisce le ferite di lui a torso nudo - il tutto nei primi episodi - non vedo perchè non sfruttare altri elementi simili quando la coppia finalmente si forma. Purtroppo, a quel punto prendono piede bacetti a stampo e smancerie forse un po' OOC per lui. Avrei preferito qualche battuta maliziosa in più, e qualche abbraccio da orsacchiotto in meno. Ultimo appunto: io capisco che lo spettatore deve comprendere, ma che lui e lei si mettano a disquisire ad alta voce di stratagemmi e pianificazioni in teoria super segrete ovunque capiti - anzi, molte volte dopo che i nemici e loro scagnozzi di turno sono giusto appena usciti dalla stanza - non è forse la scelta più credibile del mondo.
Sono comunque delle pecche più che accettabili in una serie che non presenta sostanzialmente nessuna grande carenza, anzi.
Concludendo: per gli amanti del genere - ma mi sentirei di dire anche i non - è una serie davvero da non perdere!
Un drama che non ha davvero ragione di esistere
Matematicamente parlando, questo drama si colloca nell'intersezione tra l'insieme del "già visto" e quello del "fatto male". In poche parole, una serie che non ha ragione di esistere, se non per soddisfare la smania pruriginosa di qualche fan delle BL fine a sè stesse e il cui unico obiettivo è quello di arrivare alla scena di sesso tra i due.Di fatto, questo drama è un insulto al mondo delle BL, soprattutto a quei - tanti - titoli che davvero meritano.
La storiella è banalmente ridicola, il mondo sembra popolato dal cromosoma Y (l'unica attrice sembra quasi esserci finita per caso), il fratellino studente è qualcosa di a dir poco fastidioso, l'insegnante-tutor-amante inconsistente come pochi, il fratello maggiore è un altro personaggio che non sa praticamente di nulla e la ciliegina sulla torta è il nuovo vicino vedovo che, persa la moglie al termine di una lunga malattia, non può che diventare il partner perfetto del secondo pairing gay.
Perchè io sia arrivata comunque in fondo ai nove episodi me lo sono chiesta anche più di una volta, probabilmente ogni tanto serve vedere qualcosa di veramente scadente per rivalutare tutto il resto, quasi una sorta di ri-taratura periodica.
Per quanto possa essere stato esiguo il budget, sono comunque stati soldi davvero sprecati. Un po' come il tempo per chi decidesse di guardarlo.
Tra i Cdrama forse più attesi e chiacchierati dell'anno ma di certo non il più meritevole.
Il paragone inevitabile con il drama coreano DOTS (Descendants of the sun) nasce con l’immagine di anteprima (lui e lei accovacciati, lui in abiti militari e, alle loro spalle, uno scenario tragico) e termina col fatto che buona parte della storia è ambientata in un immaginario paese lontano travolto dalla guerra (qui si chiama Uglai, in DOTS era Urk), oltre ad avere un protagonista maschile in divisa e professioni che consentono una presenza sensata in un territorio flagellato da conflitti bellici/calamità naturali (soldato, volontario, medico, reporter).Ben presto cerca però di smarcarsi – in modo abbastanza efficace - dalla celebre ma altrettanto ingombrante DOTS, e la tendenza a fare paragoni viene meno.
Venendo al drama in sé, l’ho trovato un mix di pregi e difetti:
Punti di forza:
- La scenografia: soprattutto le riprese nel paese in guerra, un po’ diverse dal solito. Forse non davvero realistiche ma sicuramente di grande impatto. L’investimento economico – indubbiamente importante – ha dato i suoi frutti.
- Benjamin: il personaggio migliore dell’intera serie. Una figura che spicca, dalle molteplici sfaccettature.Un personaggio “vivo”, a differenza di tutti gli altri. Interessato alla dottoressa Pei – a parole, più che nei fatti - è tuttavia il suo rapporto con Si Xian che emoziona di più: trattandosi però di un drama cinese, la speranza di un pairing secondario sfuma a favore di una Bromance.
Punti deboli:
- La caratterizzazione del protagonista maschile: empatia zero, espressività anche. Volenteroso, intelligente e ben educato. Ma davvero privo di enfasi e totalmente incapace di bucare lo schermo, nonostante il bel faccino. Davvero troppo ingessato, quasi robotico – di una gentilezza “zerbinosa” - e per nulla carismatico.
- Il ritmo del romance: dire lento è dire poco. Uno sviluppo a velocità di bradipo, sia in zona di conflitto sia ritornati a casa.
- Gli episodi post-esplosione: realistico che a uscirne più distrutto di tutti – psicologicamente e fisicamente - sia proprio Zan. La sindrome PTSD tirata troppo per le lunghe e gestita in modo non credibile. Gli altri personaggi si eclissano e per tanti, troppi episodi tutto ruota attorno a loro due, noiosi come poche coppie dei drama hanno saputo essere. Quando poi tornano in zona di guerra si ripete un po’ l’iter della prima parte, solo più accentuato (più pericoli, più ferite, Li Zan che torna psicologicamente e fisicamente ancora più distrutto della prima volta). Seguono nuovamente una manciata di episodi dedicati alla sua fragile condizione psichica, anche qui tirata per le lunghe tanto che sembra voler essere l’unico interesse di questo drama.
- La chimica di coppia: di fatto inesistente. Sia nelle interazioni verbali sia nelle scene più intime (parola davvero grossa). Non c’è sintonia, lui alla stregua di un manichino.
- Gli altri personaggi femminili: tolta la protagonista le altre figure sono davvero senza senso, dalla sua rivale – nel lavoro e in amore – gestita in modo a dir poco banale e superficiale, alla dottoressa Pei, fugace apparizione e in teoria oggetto dell’interesse amoroso di Ben (in teoria, perché di fatto non ci sono scene dedicate, solo qualche frase che vorrebbe alludere a un qualcosa che non è mai pervenuto, al contrario dei momenti evidenti tra Ben e Sa Xin).
In conclusione, una serie annunciata a gran voce e che punta a un topic sempre molto quotato (grande storia d’amore in ambito militare - il fascino della divisa! – che supera i pericolosi ostacoli di un tragico scenario che fa da sfondo).
Nel concreto, la divisa – e il suo fascino – ci sono, così come lo scenario tragico, ma la grande storia d’amore è piuttosto una “tiepida storia d’amore”. Tra pregi e difetti, l’ago della bilancia pende verso questi ultimi.
Sarebbe stato un altro paio di maniche si si fosse osata una BL con Ben/Si Xian come pairing principale (le loro scene, davvero troppo poche, sono state sempre le migliori).
Di sicuro sarà tra le serie più attese e chiacchierate del 2025, ma non certo la più meritevole o indimenticabile.
Come molte altre commedie in tema "fake marriage", due sconosciuti decidono di fingere una relazione per benefici che nulla hanno a che fare con l'amore, salvo poi - nel corso della convivenza forzata - sviluppare un vero sentimento. Ripeto, niente di nuovo, ma è un genere che - se fatto bene - trovo sempre piacevole.
Pur essendo breve - 9 episodi in tutto - ha il pregio di sfruttare bene il tempo ed entrare subito nel vivo del rapporto. Poi, però, finisce alla deriva. Entrano in gioco gli amici storici di lui, dove uno s'innamora- ovviamente - della protagonista mentre l'altra viene vista dalla stessa come una potenziale rivale più che come una conoscenza di vecchia data.
Rispetto agli attori protagonisti, non mi hanno affatto convinta: lei sembrava un pulcino perennemente spaurito, lui davvero poco incisivo e dalla bellezza discutibile: lineamenti dolci, forse anche troppo, ma fascino e carisma proprio zero. La chimica tra i due si è notata solo nelle scene d'amore - punto a favore perchè sono un po' più accentuate rispetto ad altri drama simili - ma per il resto sembravano semplicemente coesistere nello stesso spazio (va bene il tema del disagio, imbarazzo, del non detto, del credere che all'altro non interessi, ecc... ma qui mancava proprio la connessione a livello di recitazione). Non ci sono grandi ostacoli alla storia tranne arrivare al punto in cui si confessano con chiarezza l'un l'altra. Punto che, dato lo sviluppo della trama, poteva essere piazzato in un episodio a caso dal quarto in avanti e si sarebbe ottenuto lo stesso, deludente, effetto finale. Questo perchè manca sostanzialmente uno sviluppo vero e proprio, formata la coppia e mostrata la quotidianità, oltre alle già citate vecchie amicizie, non c'è un ritmo che incalza, non c'è un filo conduttore che determina una direzione precisa. Sembra esserci solo il timer dei minuti complessivi che costituiscono gli episodi mancanti, l'onere di doverli riempire e arrivati all'ultima manciata infilarci l'happy ending, ovviamente scontato e insipido come ormai il tenore dell'intera serie.
Una delle pochissime note positive, la colonna sonora, in particolar modo la canzone con tutti i "La la la la...", abbastanza orecchiabile e simpatica.
Raramente seguo serie che non siano già concluse, aspettare l'episodio settimanale m'infastidisce, sia in caso il drama sia così valido da non vedere l'ora della nuova puntata, sia in casi come questo dove per coerenza ci si trascina fino alla fine, ma col desiderio di chiuderla nel più breve tempo possibile. E' stato quasi un sollievo poterla depennare dalla lista di quelle seguite.
Una serie che punta a essere una "buona" serie e raggiunge l'obiettivo che si pone
Mi sono approcciata a questa serie incuriosita dalla trama, preoccupata dalla bassa valutazione e rassicurata dalle recensioni che non ne condividevano lo scarso punteggio. L'ambientazione trova il mio favore, apprezzo le serie legate al tema della criminalità/gangster ai più svariati livelli di legalità. Solo, per favore, non chiamiamola mafia, la mafia è un'altra cosa e nemmeno la serie che più prova ad avvicinarsi, ovvero "Vincenzo", può dire di averci davvero a che fare. Diciamo che il termine - abusato - in realtà riconduce per lo più a serie incentrate su boss della malavita: se la vediamo in quest'ottica, allora mi sta bene.Abbiamo appunto un boss come protagonista, a capo di un modo in cui si muove conoscendone e dettandone le regole, e l'altro protagonista che si ritrova, impreparato, in questo contesto a lui del tutto nuovo. Anche qui, nulla che non si sia già visto, ma è una carta che, se la si gioca bene, ci può stare. L'altro aspetto che sembra voler caratterizzare - almeno all'inizio - la storia, è legato alle pratiche BDSM per le quali i protagonisti hanno un evidente interesse. Sottolineo "all'inizio", perchè la precisazione è di fatto anche la critica: non ha senso introdurre un elemento che poi, incoerentemente, si perde nel corso degli episodi. C'è davvero un divario tra il taglio del primo episodio e tutti i successivi, e non può essere motivato dall'evoluzione del rapporto tra i due e dalla nascita di sentimenti profondi. Quanto meno, rispetto ad altre serie nelle quali il protagonista di turno viene totalmente snaturato, trasformandosi da freddo cubetto di ghiaccio in una "panna cotta" solo perchè si è innamorato, in questo drama fin quasi alla fine Kim è rimasto sé stesso e anche Kamol, tutto sommato, ha mantenuto livelli ancora accettabili. Già che cito i loro nomi, un appunto fastidioso: in questa serie le K e le D spopolano alla grande. Sembra un dettaglio insignificante, ma io tra Kim, Kit, Khom, Kamol inizialmente sono andata davvero in tilt, così come Day, Danai e Daniel. Di nomi ne esistono un'infinità, variare un tantino male non sarebbe stato. Attori tutti bravi, devo dire. La coppia principale ben equilibrata, ho apprezzato anche il delicato avvicinarsi tra Khom e Baiboon, anche se è eccessivo definirli una coppia. Un grosso scivolone l'ho riscontrato nell'ultimo episodio, proprio nel finale, che è a dir poco da picco glicemico tra l'incontro dei genitori di Kim e, peggio ancora, il "white nightmare" (come l'ho soprannominato io) dell'happy ending da brividi con tutti riuniti attorno a un tavolo a festeggiare i due protagonisti, ridicoli nel bianco assoluto, tra mazzi di rose e dichiarazioni plateali sdolcinate. Concludo dicendo che è una serie che comunque ho apprezzato e alla quale non mi sento di dare una valutazione inferiore rispetto a drama più rinomati, come il celebre KinnPorsche, tanto per citarne uno a tema simile. Con la differenza che l'8 dato a KinnPorsche è il risultato di una media, perchè poteva aspirare a un 10 e lode ma gli innumerevoli difetti l'hanno trascinata a un 6 di sufficienza, mentre questa serie si è posta come obiettivo 8 e fin lì è arrivata: non c'è un cast stellare, non ci sono riprese di altissimo livello o una trama complessa e ricca...C'è una serie che aspira ad essere una buona serie, né più né meno, e tale si è rivelata.
Un imperdibile delirio allo stato puro
Drama che non è semplicemente assurdo all’inverosimile, ma persevera tenacemente nel raggiungere livelli di irrazionalità paradossali e inimmaginabili. Mica roba da poco, eh!La “storia” – se così possiamo chiamarla – ruota intorno a un’ambientazione futura dove parte della popolazione è affetta da due varianti di un misterioso virus – tipo A e tipo B – che, nel secondo caso, induce a comportamenti pesantemente asociali, aggressivi e potenzialmente omicidi. Nel concreto, il tutto si traduce in una serie di scene dove comanda il testosterone. Ormoni impazziti ed eccitazione alle stelle portano il protagonista a braccare senza sosta la FL in una sorta di preliminari estenuanti ed interminabili ma poi puntualmente interrotti, così da lasciare i protagonisti frustrati e repressi (ufficialmente lui, lei all’inizio subisce ma è palese che prima o poi la trama la renderà più che partecipe).
Al di là di soddisfare lo spettatore smanioso, non vedo francamente altra ragione sensata, ma del resto la logica non fa parte del vocabolario di questo drama.
Non bisogna cercare di capire, solo imparare a sorvolare. Perché dicano una cosa, perché facciano un’altra, perché la scena prima sia così e da lì come si agganci a quella successiva… E’ tassativo non spremere le meningi, nemmeno un pochino: non c’è risposta, non c’è senso. Ci si mette il cuore – e il cervello – in pace e via.
Dopo varie situazioni totalmente prive di continuità abbiamo quindi i due che stringono un matrimonio di facciata per i più improbabili motivi, ma non importa: ciò che probabilmente interessa allo spettatore coinvolto da questo drama – se davvero ne esiste uno - è di veder capitolare i due protagonisti nel rapporto sessuale che li vincolerà a non si sa bene quale patto esclusivo, ma dovrà restare – ahimè – a bocca asciutta per un bel po’. Arrivati a questo punto mi sembrava si fosse già andati abbastanza alla deriva nell’universo della follia, ma no, abbiamo a che fare con una sceneggiatura che non conosce misure né ritegno, ed è pronta a varcare nuovi orizzonti che nessuno – per fortuna – ha mai varcato prima. Quindi ci aggiungiamo il fratello di lei che, presentato come figura positiva, si scopre essere probabilmente il più malsano dell’intero gruppo. Vogliamo fermarci qui? Sia mai! Ecco dunque l’entrata in scena di uno squinternato ex compagno di prigionia del nostro ML a rendere il tutto ancora più surreale. Il menù dei vaneggiamenti prevede poi come portata successiva i sogni/viaggi all’indietro nel tempo, cui segue un brusco ritorno alla realtà dove nemmeno una pallottola nella schiena ferma il nostro ML dal pomiciare qua e là. Pensate che sia troppo? Macché! Signore e signori, ecco a voi Jurassik Park! In quest’accozzaglia delirante perché non può spuntare un povero cucciolo di dinosauro? Ma certo che può! (in realtà trattasi di un drago - inverosimile comunque - ma personalmente mi ha ricordato più un dinosauro... Poco male, l'effetto non-sense dell'intera situazione di fatto è lo stesso)
Dico davvero, episodio dopo episodio la mia ammirazione per lo sceneggiatore che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco un tale concentrato di follia non ha fatto altro che crescere. Di tanti drama pessimi, sconclusionati, assurdi e al di fuori di qualsiasi schema logico che mi è capitato di vedere, questo di certo lo ricorderò per sempre. Ci vuole – a suo modo – una menzione d’onore, insomma.
La seconda parte, purtroppo, non tiene alta nemmeno la bandiera dell'originalità: premesso che l'unica cosa che mi spingeva a continuare la visione era appunto vedere quale nuova assurdità avrebbe regalato l'episodio successivo... Persino l'effetto "trash", si è pian piano afflosciato. Ok il multi-pairing, ok la dipartita di fratello e pseudo-partner (la scena di lui che la trova in fin di vita e invece di chiamare i soccorsi la accontenta accendendole le candeline della torta rientra a pieno titolo nell'album dei "pazzi" ricordi di questo drama). Per il resto si scade un po' nel banale tra amnesia/sogni, lui che - con il suo ormai fedele maglioncino azzurro puffo, che si intona a quello rosa confetto di lei - da irrecuperabile anaffettivo diventa un salice piangente negli ultimi episodi, lei che dopo aver ottenuto il tanto desiderato amore di lui fa dietro-front e prende le distanze, il terzo incomodo che davvero non sa di niente e sembra essere finito lì nel drama per caso... Niente, l'incredibile fantasia dello sceneggiatore sembra davvero essersi esaurita, suo malgrado.
Musiche: forse l’aspetto più innocuo di tutto. C’erano, si sono sentite, hanno fatto il loro senza promuovere ulteriori danni.
Cast: l’attrice femminile accettabile, le è stato assegnato il ruolo di una ragazza a tratti senza cervello, perennemente in balia degli eventi, con battute e prese di posizione illogiche…. Che altro poteva fare di più di quello che ha fatto? Nella sconclusionatezza del personaggio, l’ha comunque portato in scena. Lui, invece, antipatico come pochi. La parte del figo gli riesce davvero male, lo sguardo senza occhialini che vuole essere intrigante suscita solo ridicolo imbarazzo mentre la versione con occhiali da vista mi riporta alla mente l’insopportabile e spocchioso antagonista da lui interpretato in “Lighter&Princess” (mi fa quasi male citare uno dei miei drama preferiti nella recensione a quest’obbrobrio). Forse il maggiore punto di forza dell’attore in questa serie è il dimostrare di saper ansimare, anche tanto, all’occorrenza: questo glielo possiamo riconoscere. Detto questo non sto qui a parlare del livello di recitazione dell’uno o dell’altra, di espressività o talento, poiché la scelta di accettare una parte in una serie di questo tipo mi pare dica già tutto quello che c’è da dire al riguardo.
Tirando le somme, gli riconosco di essere un drama volutamente trash e che di certo non passa inosservato. Non colpisce per la qualità ma per l'originalità di scelte tanto folli e assurde quanto sicuramente nuove. L'ho guardato con curiosità fino alla fine, ma questo è quanto. Tenendo il metro di giudizio della qualità di una buona storia ovviamente non ci sta per niente dentro. Particolare, certo, ma se fosse il pioniere di una serie di drama di questo tipo mi ritroverei a guardarli? Penso proprio di no, salta all'occhio proprio perchè al momento è una novità. Effetto "be different" in tema stramberia, se vogliamo.
Detto questo... Lo consiglio? Guai a perderlo! E’ un’esperienza che va assolutamente fatta almeno una volta nella vita.
Un importante e coinvolgente passo in avanti sul fronte BL
BL cinese – attori cinesi e girata in Cina – che ha cercato in tutti i modi di sfuggire alla mannaia della censura cercando l’appoggio di Singapore e Taiwan in sede di produzione e post produzione – sulle diverse piattaforme viene accreditata all’una o all’altra, in alcuni casi anche alla Tailandia – e con una distribuzione che si limita all’estero (ovviamente in Cina non viene trasmessa).Un giro tortuoso per un drama che, però, davvero merita.
La serie vanta un importante passo avanti e diversi pregi, ma presenta anche alcuni limiti e aspetti migliorabili, che possono essere buoni propositi per altre serie future dello stesso filone.
PRO:
- Romance molto coinvolgente, colpisce per la sua capacità di emozionare e far attendere con trepidazione la messa in onda dell’episodio successivo. La presa – almeno per gli amanti delle BL – è davvero forte e indiscutibile.
- Buon bilanciamento delle scene, un mix ben riuscito di romanticismo, sensualità e momenti di levità, che vedono l’alternarsi di scene comico-divertenti (in gran parte promosse dal proposito di Wu Suo Wei di fingersi attratto da Chi Cheng) a momenti passionali (sempre nei limiti della decenza, mai eccessivi) a passaggi più delicatamente sentimentali (soprattutto alcune uscite inaspettate di Chi Cheng, apparentemente banali ma di grande impatto e valore, se si tiene conto della caratterizzazione del personaggio).
- Le scene intime, seppur presenti e ben gestite, non sono quelle che lasciano il segno più duraturo: sono invece i piccoli momenti condivisi, le uscite improvvisamente tenere e le gag comiche a scombussolare lo spettatore e a portarlo ad affezionarsi al drama. Questo equilibrio tra passione, dolcezza e ironia rende la narrazione dinamica e avvincente.
- Cast azzeccato e chimica innegabile: entrambi gli attori protagonisti si sono rivelati davvero performanti, la loro recitazione convince, l’affiatamento di coppia si percepisce non solo nelle scene più esplicite ma anche nei momenti più semplici, dove i piccoli gesti si caricano di un’intensità sorprendente. Wu Suo Wei, con il suo sorriso solare e la determinazione a riscattarsi da un passato di povertà, contrasta splendidamente con un Chi Cheng arrogante, geloso, possessivo, prepotente, imprevedibile come i serpenti che alleva e di cui si circonda ma che in campo sentimentale mostra anche una sorta di vulnerabilità, nascondendo vecchie ferite sotto una maschera di apparente distacco.
- Personaggi principali ben costruiti, non monodimensionali come spesso capita in molte BL asiatiche: Wu Suo Wei e Chi Cheng non sono definiti solo dalla loro relazione, hanno una storia e un passato alle spalle che li identifica in primis come individui singoli. In Wu Suo Wei è palese il desiderio di riscatto economico e di rivalsa nei confronti di Yue Yue, aspetto che lo spinge a manipolare Chi Cheng. Quest’ultimo, pur essendo una red flag a tutti gli effetti, mostra anche un fascino indiscutibile, complice anche un'interessante mimica facciale e un timbro di voce intrigante che - va detto - non è però il suo (aspetto non da poco perchè con un tono di voce diverso credo che il suo appeal sarebbe stato decisamente inferiore). La sua gelosia, prepotenza e possessività sono spesso ai limiti dell’accettabile, Il suo modus operandi all’inizio della serie è decisamente discutibile e a tratti malsano, e ci sono dei momenti con Wu Suo Wei di dubbio consenso, aspetto smorzato però da una sorta di responsabilità condivisa dovuta al fatto che l’adescamento rientra volutamente nei piani di vendetta di Wei Wei.
- Sceneggiatura credibile, matura, adeguata. A differenza di molte serie BL tailandesi, dove le scene esplicite sembrano spesso fini a sé stesse, e a differenza di molte BL coreane dove l’interazione tra i due protagonisti adulti è tanto delicata e platonica da risultare irreale, Revenged Love integra la sfera sessuale alla trama in modo organico, senza mai scadere nella volgarità (in questo senso supera decisamente il romanzo dal quale è tratta, dove i molteplici momenti intimi vengono descritti fin troppo minuziosamente con un'infinità di dettagli e un’attenzione quasi morbosa).
- L'essere riusciti ad adattare una storia presa da un romanzo davvero malsano, di una volgarità eccessiva e con passaggi di una violenza praticamente da denuncia. Il drama ha il merito di aver tolto il 90% di questi aspetti davvero inguardabili. Restano alcuni passaggi e alcuni tratti, quasi tutti legati al personaggio di Chi Cheng, che andrebbero ancora rivisti: va bene abitudini in passato sopra le righe, proprio per mostrare il cambiamento successivo, ma sono convinta che il fascino del protagonista non necessiti di azioni violente o prevaricanti, il suo charme risiede altrove. Anche il rapporto di amicizia tra Guo Cheng Yu e Chi Cheng viene trasposto in modo sano e privo di tutti i risovolti perversi che caratterizzano il duo nel romanzo.
- Regia di alto livello, fotografia curata, con inquadrature e toni di luci capaci di esaltare le emozioni. La scenografia è immersiva e permette di cogliere in pieno l’atmosfera della storia. Le musiche, spesso strumentali, accompagnano in modo calzante i momenti chiavi, riproponendosi ad hoc nei siparietti più divertenti e spensierati, piuttosto che nei momenti più sentimentali o nelle scene più intime.
- Il passo – o pseudo passo – in avanti. Dopo anni di adattamenti censurati tramutati in bromance o BL depauperate dell'aspetto sentimentale e ridotte a un assalto fisico malsano e aggressivo, quasi a voler prendere la maggior distanza possibile da qualsiasi connotazione positiva, ecco che Revenged Love ritenta la strada già provata da “Addicted Heroin” quasi una decina di anni fa (drama non ben riuscito, e comunque poi interrotto), sfidando la mentalità ristretta non solo con scene esplicite, ma rendendole parte di una vera e propria storia sentimentale senza alcuna vergogna o assurda storpiatura.
CONTRO:
- Il drama presenta dei limiti narrativi abbastanza evidenti, la storia d’amore coincide di fatto con la trama - e in questo mi ricorda molto le BL tailandesi – mentre un valore aggiunto sarebbe stato inserirla in un contesto più ampio e strutturato quale parte integrante di una storia più complessa e articolata. Per questo i tempi forse non sono ancora del tutto maturi, ma certamente la direzione intrapresa è quella giusta.
- Il mettere al centro la relazione tra i due come unico obiettivo porta ad inevitabili forzature: il cambio ad hoc dell'orientamento sessuale di Wu Suo Wei ne è un perfetto esempio ("Gay solo per te" piuttosto che "da finto a vero gay" sono stratagemmi già visti, poco credibili e che sanno un po' di scorciatoia per arrivare al dunque). Stesso discorsi in termini di licenze poetiche: i serpenti di Chi Cheng sono un tocco da maestro, incuriosiscono e accentuano la caratterizzazione del personaggio. Detto questo, dubito che si possa andare tranquillamente in giro ovunque con un serpente attorcigliato attorno al braccio.
- I personaggi secondari nella prima metà del drama sono un po’ poco approfonditi e le conversazioni ruotano quasi esclusivamente attorno alla relazione principale, limitando la profondità narrativa. Personalmente non ho apprezzato particolarmente il pairing secondario, l’amico dottore è sì una graziosa e amichevole spalla per Wu Suo Wei ma preso singolarmente mi ha dato l’impressione di un personaggio un po’ insipido, non particolarmente perspicace per quanto sicuramente di buon cuore, e fastidiosamente pettegolo. L’ex amico di Chi Cheng, esteticamente (inteso come bellezza ma anche come espressività), non mi ha colpita molto. L’ho trovato poco contestualizzato nella prima parte, spesso noioso con i suoi agguati alla clinica, ma fortunatamente riguadagna i punti con l'entrata in scena di Wang Shuo e il successivo ripristino della vecchia amicizia fraterna tra lui e Chi Cheng. Devo però dire che a metà serie qualcosa cambia, la coppia secondaria sembra riuscire a smarcarsi un po' dall'ingombrante ombra del pairing principale e le loro scene non sono più uno spreco di minuti da skippare ma cominciano a farsi vagamente interessanti.
- La scena della riconciliazione dopo la rottura, qualcosa è decisamente andato storto. Abbastanza fedele al romanzo, ma il pianto di Wei Wei davvero poco convincente e anche Chi Cheng, nel suo istigarlo per poi frenarlo e infine cedere, ha mostrato passaggi non del tutto credibili. Non è stata emozionante come avrebbe dovuto essere una scena così fondamentale (ho preferito di gran lunga il momento del confronto in prigione tra i due nel penultimo episodio, per dire).
- I tempi della narrazione: il romanzo conta poco meno di 300 capitoli, la riappacificazione tra i due avviene a un centinaio di capitoli dalla fine ma nel drama ciò accade molto più avanti: va da sè che tutti gli eventi successivi vengono compressi e riproposti a raffica. Alcuni quasi tolti, altri semplificati (ad esempio il nipote è solo uno e non due gemelli, la sorella di Chi Cheng non mette alla prova Wei Wei seguendo il manuale di appunti scritto dal padre), altri ancora modificati (cambia il responsabile dell'arresto di Chi Cheng, piuttoto che la risoluzione del rapimento di Wei Wei). Non solo, anche il lasso temporale descritto viene accorciato, spesso a discapito della credibilità: dopo la morte della madre Wei Wei passa settimane in uno stato di totale sconforto, mentre nel Drama la proposta di portarlo a fare in viaggio è quasi immediata, e vederlo completamente rasserenato giusto per essersi sfogato con un po' di urla al vento... Boh.
- Il romanzo è disseminato di scene NC18 che ripropone puntualmente ogni tot capitoli dall'inizio fino praticamente alla fine. Ho sempre detto che non sono per me i passaggi più importanti, la chimica di coppia che mi è piaciuta l'ho percepita in scene più romantiche, dolci e sì, anche in qualche effusione non esagerata. Dopo la riconciliazione, però, non si vede più un bacio che sia uno, tanti momenti teneri (forse anche troppo, già che vedere Chi Cheng che spadella in grembiule rosa sa tanto di OOC), qualche fotogramma sul famoso materasso ad acqua volutamente allusivo, ma per il resto l'impressione è che manchi qualcosa. Senza riproporre scene spinte, sarebbe stato bello avere qualche effusione in più e qualche gioco d'acqua e bolla di sapone in meno (spesso nei drama asiatici, dai coreani ai cinesi e talvolta anche giapponesi, c'è quest'assurda abitudine di inserire parchi giochi, giostre dei cavalli, bolle di sapone e altre ridicolaggini infantili quali massime forme di divertimento...per adulti). Comprendo il voler sottolineare come l'iniziale attrazione lussuriosa si sia trasformata in vero amore, ma nel finale anche un semplice bacio non avrebbe minato la palese evoluzione del rapporto tra i due. Persino il pairing secondario vede un calo del sipario più gratificante, da questo punto di vista, sebbene l'immagine a tonalità calde dell'ultima scena, con entrambi rilassati e vestiti di bianco, e Wei Wei che, sdraiato sopra Chi Cheng, afferma di sentirsi di nuovo a casa resti comunque un finale di tutto rispetto.
- Non ho ben capito perchè far chiamare Wei Wei "zia" dal piccolo Dou dou, nipote di Chi Cheng: al di là del ruoli tra i due nell'intimità, ho sempre apprezzato il fatto che andassero oltre certe sciocchezze e appellativi vari: l'ho trovata una caduta di stile davvero evitabile.
- L'ultimo episodio è stato il più breve di tutti, non ho capito perchè rinunciare a minuti preziosi e soprattutto perchè eliminare la scena finale dei due davanti alla tomba dei genitori di Wei Wei (la scena tagliata, non doppiata, è comunque in circolazione su alcune piattaforme). Poteva starci un episodio speciale dopo la fine del drama, ma onestamente ci spero davvero poco.
- Infine, piccolo dettaglio ma non del tutto irrilevante, trovo sia una scelta discutibile l’inserimento nella sigla iniziale e nei titoli di coda di sequenze tratte non solo dai primi episodi ma – evidentemente – anche da momenti molto più avanti, generando un effetto spoiler non sempre gradito a tutti.
SPOILER!
Un piccolo sunto dei momenti che più mi sono piaciuti e mi hanno fatta affezionare al pairing Wei Wei/Chi Cheng:
- Chi Cheng che si fa mettere da Wei Wei la cintura che gli ha appena regalato
- L'atteggiamento di Chi Cheng dopo che Wei Wei finisce in ospedale quasi strangolato dal serpente
- Il tramonto guardato assieme e la battuta sulla barba non fatta/ricresciuta
- I fuochi d'artificio a Capodanno
- Wei Wei che, credendo al ritorno di Wang Shuo, si arrende a Chi Cheng buttandogli le bracci al collo
- Chi Cheng che scopre Wei Wei intento a fare una nuova teca per Gelosone, pensando invece lo stesse tradendo
- quando Chi Cheng afferma che tutti possono essere arrabbiati con lui, tranne Wu Suo Wei
- Wei Wei che porta via Chi Cheng dal locale che abitualmente frequentava, reclamandolo in modo ufficiale e definitivo
- gli orologi di coppia e i messaggi in codice
- la scena in piscina
- Wei Wei che salta in spalla a Chi Cheng dopo che il loro stratagemma per aiutare il pairing secondario ha sortito l'effetto desiderato
- l'abbraccio di Wei Wei quando Chi Cheng rincasa dopo essere stato dai genitori, e l'ammissione del timore che non tornasse
- il confronto tra i due in prigione (una delle miei scene preferite, forse la più toccante di tutte)
FINE SPOILER!
In conclusione Revenged Love è una serie che sa sicuramente come conquistare ed emozionare con la sua intensità - fatta di comicità, passione, prepotenze e tenerezze - portando lo spettatore ad affezionarsi ai due protagonisti. Pur non essendo perfetta (ci sono innegabilmente punti deboli e migliorabili, dalla struttura narrativa agli aspetti ancora troppo red flag del protagonista), rappresenta però un vero e proprio upgrade per le BL cinesi, aspetto di fondamentale importanza per i drama di questo genere.
Una spettacolare lezione di vita di sconvolgente bellezza tra amore e resilienza
Una vera e propria pietra miliare. Ecco cos'è questo drama.C'è tanto, praticamente tutto, e fatto in modo straordinario.
Non è la storia di una singola persona o di una coppia, è la storia della vita di tante singole persone e coppie diverse, di tutti gli abitanti di un villaggio, la storia di un'intera popolazione nel corso delle varie decadi, dagli anni '60 fino ai giorni nostri.
Nell'elaborato ricamo della trama si intrecciano i fili di molteplici sentimenti e aspetti, capaci di bucare lo schermo e arrivare dritti allo spettatore, con tutto il carico emotivo che comportano.
Amore, resilienza, sacrificio, ma anche sogni, speranze, gioie così come sofferenza, dolore, rabbia e determinazione.
Cronologicamente parlando, il lasso temporale segue il percorso di vita di Ae Sun, da quando nel 1960 non era altro che una bambina di dieci anni. Intelligente e ambiziosa nonostante sia nata e cresciuta nella totale povertà. Figura fondamentale per lei è - e resterà sempre nei suoi ricordi - la madre, una donna sorprendentemente giovane ma logorata nell'aspetto da una dura vita di solo lavoro. Gwang Rye è una haenyeo (pescatrice subaquea tradizionale dell'isola di Jeju), e il suo ritratto è quello di migliaia di altre donne che per decenni hanno mantenuto le proprie famiglie grazie a un lavoro sì caratteristico (è oggi patrimonio UNESCO) ma estremamente usurante, oltre che molto pericoloso. Gwang Rye è una donna cresciuta in povertà ma molto intelligente e soprattutto forte come una roccia, vissuta in un periodo troppo acerbo per poter fare un salto di qualità nello stile di vita (le immagini della capanna in cui vive, gli abiti e tutto il resto potrebbero benissimo risalire agli inizi del secolo, mentre invece siamo ben oltre la metà, ma la mancanza di progresso , soprattutto in una zona provinciale isolana, è davvero impressionante). Sa di non poter ambire a nessun futuro diverso dal proprio presente e ripone tutte le speranze in Ae Sun, primogenita dotata di spiccata intelligenza e bambina capace di sognare in grande. Il rapporto madre - figlia sembra burbero, fatto più di crude lezioni di vita che di coccole, per quanto sia segretamente molto orgogliosa della piccola: Gwang Rye ha una missione da compiere, far capire alla figlia di non abbandonare mai i propri sogni ma al contempo prepararla a una vita - nell'immediato - sicuramente difficile, poichè è chiaro che anche per Ae Sun il mondo non potrà cambiare dall'oggi al domani.
La sua morte lascerà Ae Sun di fatto sola al mondo, poco tollerata dalla famiglia del defunto padre, accolta per convenienza dal patrigno rimasto ad occuparsi dei due piccoli fratellastri. Al suo fianco, fin dalla giovane età, troviamo Yang Gwan Sik, meno abizioso e talentuoso di Ae Sun, ma con un solo obiettivo verso il quale mostrerà la tenacia invidiabile del suo essere il "cuore d'acciaio" per tutta la vita: stare al fianco di Ae Sun.
Le vicende legate alla loro gioventù sono ricche dei drammi quotidiani, quelli veri. La povertà, la disperazione e i sogni infranti non riescono però a soffocare l'amore, che porta il cuore a scelte inevitabili, segnando così il destino di tutto ciò che verrà.
I sedici episodi sono davvero ricchi, intensi. Già dopo averne visti due o tre si ha l'impressione di aver superato - in contenuti - la maggior parte delle serie complete in circolazione. Il filone, dicevo, segue principalmente la crescita di Ae Sun, ma frequenti sono i flashback e i flashforward tra una decade e l'altra, con particolare attenzione ai primi anni di matrimonio, dove le vicissitudini della giovane coppia alternano momenti di gioia e speranza a grandi sofferenze e rinunce, e poi al ventennio successivo, con Ae Sun e Gwan Sik ormai alla soglia dei quarant'anni, alle prese con la gestione dei figli nel delicato passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta.
Personalmente, la parte che più ho preferito è quella iniziale, fino ai primi anni del matrimonio. Il salto successivo lascia ampio spazio alle vicende dei due figli che, pur ben caratterizzati, non mi hanno affascinata allo stesso modo. Gli ultimi episodi, invece, sono tornati a investirmi in pieno. Questa è sicuramente una delle serie per la quale ho versato più lacrime in assoluto, la capacità della sceneggiatura, della regia e della recitazione di coinvolgere è impressionante, sembra davvero di mettersi nei loro panni e di vivere le diverse situazioni.
Cast di altissimo livello, tutti quanti, bambini inclusi che hanno davvero avuto un ruolo non marginale o semplice. E che dire delle "zie" haenyeo, la nuova moglie del patrigno, la coppia di anziani burberi ma di buon cuore nella cui casa vivono in affitto nei primi anni di matrimonio, o ancora la nonna di Ae Sun, la madre di Gwan Sik, e non di meno il fastidioso Bu Sang Gil con moglie e figlia. Tante storie e tanti intrecci portati avanti sapientemente, senza mai perdere di credibilità o coerenza, mostrando un vita reale in tutta la sua straziante ma - al tempo stesso - sconvolgente bellezza.
Le musiche - in gran parte canzoni celebri delle varie epoche - s'inseriscono perfettamente nel contesto, affiancando all'inusualità della scelta la capacità di ricondurre sempre a un senso di realtà costante e profonda, richiamando periodi - vissuti o raccontati - che fanno parte della storia di tutti.
In conclusione, una serie non solo da non perdere ma che probabilmente lascerà sconvolti tanto è meravigliosa e ben fatta. A me, di sicuro, è successo.
Una versione molto più modesta di L&P ma comunque apprezzabile
L’approccio a questo drama è stato un misto di speranza e timore, in entrambi i casi legati a un paragone per me imprescindibile, quello con il drama “Lighter & Princess”. La speranza nasceva dal fatto di ritrovare lo stesso attore protagonista – solitamente impegnato in serie di genere fantasy/Wuxia, non i miei preferiti –qui di nuovo alle prese con una commedia romantica moderna. Il timore era per il confronto con L&P, tra le mie serie preferite, difficile da eguagliare e quindi col rischio che le aspettative fossero disattese.La mia recensione nasce quindi dal confronto tra le due e, a drama concluso, posso dire che è una storia sì meritevole ma non al pari di L&P.
LA STRUTTURA NARRATIVA – E’ praticamente la stessa: l’avvio, nel presente, vede i due protagonisti incontrarsi quasi per caso dopo anni dalla separazione. Da lì segue un tuffo nel passato, un lungo flashback che ripercorre la loro storia ai tempi dell’università, da quando si conoscono fino al momento in cui si lasciano. Si torna quindi al presente, con lo spettatore ora più consapevole dei trascorsi, e da lì la vicenda evolve ulteriormente fino alla conclusione.
IL CONTESTO – Sia ai tempi dell’università che dopo nel mondo lavorativo, il settore è quello finanziario (in L&P informatica). Ben presenti in entrambi, non caratterizzano solo le passioni e le professioni dei protagonisti sulla carta ma vanno proprio a intrecciarsi negli eventi e nelle vicende narrate. Ho trovato forse più ricco e stimolante il mondo della programmazione informatica, mi è sembrato ci fossero più riscontri nel concreto.
LA PROTAGONISTA - Di Ding Zhi Tong è sicuramente apprezzabile l’impegno e la correttezza, il suo timore rispetto alla stabilità economia ha senso se si guarda al suo passato, ma è un elemento che tende davvero a trascinarsi molto, forse troppo, specialmente nella prima parte della serie. Nella seconda parte, invece, manca un po’ di convinzione e coraggio. Una protagonista insomma un po’ più fragile e debole rispetto alla Zhu Yun di L&P.
IL PROTAGONISTA - Gan Jang è davvero ben caratterizzato, e per molti versi mi ricorda molto Li Xun (protagonista di L&P): intelligente e perspicace negli affari, determinato e caparbio, fermo e risoluto all’occorrenza, sicuro di sé, di chi vuole essere e degli obiettivi che vuole raggiungere, disposto a tutto per quello che ritiene il bene della protagonista, anche a compiere delle scelte controproducenti e a farsi carico di importanti responsabilità, accettando anche di essere frainteso. Rispetto a Li Xun, che nella sua genialità era anche molto introverso, decisamente asociale e poco espansivo, Gan Jang mostra un carattere molto più empatico e un atteggiamento generale spesso più sano. Certo, nella prima parte della serie il suo mettersi costantemente al servizio di Tong è forse un po’ eccessivo, dove sembra doverla compiacere a tutti i costi, ma fortunatamente riesce a ritrovare un equilibrio più avanti, quando lo vediamo confrontarsi senza timore con il padre o con Wang Sen.
LA COPPIA – Un discreto affiatamento fa funzionare il duo abbastanza bene, ma la chimica presente in L&P, dove anche lo scambio di sguardi sapeva essere intenso e carico di emozione, è tutt’altra cosa. Ho notato anche un’evoluzione minore, già che nella prima parte abbiamo fin da subito un Gan Jang innamorato perso e servizievole nei confronti di Tong, quindi un buon periodo roseo di coppia ma poi, dopo la rottura, la titubanza di Tong viene davvero tirata per le lunghe. L&P mostrava uno scenario di coppia più ricco ma anche più saldo, dove i bisticci e le prese in giro iniziali vengono sostituiti da una tregua, quindi una collaborazione, poi un interesse sempre più accentuato fino al formarsi della coppia. Il ritrovarsi dopo la rottura vede anche lì molte più sfumature (rancore, diffidenza iniziale, collaborazione forzata, tregua, confronto e confessione) rispetto a “Eat, run, love” dove invece, per quanto coerentemente con la storia portata avanti, abbiamo un Gan Jang perennemente dedito a inseguire Tong (salvo l’averla allontanata nel momento cruciale) e una Tong che pare volere correre più veloce di lui e sfuggirgli quasi all’infinito. Altro aspetto comune ai due drama è l’estrazione sociale diversa dei protagonisti (qui Gan Jang figlio di imprenditori e Tong cresciuta tra i debiti, in L&P Zhu Yun proveniente da una famiglia benestante e Li Xun che può fare affidamento solo su sé stesso)
I PERSONAGGI SECONDARI: Eat, Run, Love propone più pairing secondari rispetto a L&P. Di questi, Xu Chen Xi e Wang YI sono la coppia più interessante. Più che l’amico fidato, è l’amica di infanzia ad avermi piacevolmente stupita: un personaggio la cui rivalità con la protagonista suscita inizialmente una naturale e ben giustificata antipatia, salvo poi cambiare e diventare una fidata spalla per Gan Jang e la LT ma, insospettabilmente, anche per il riunirsi della coppia principale. Gli altri personaggi secondari non particolarmente degni di nota, nemmeno i cattivi. Punto di forza di L&P era ad esempio anche la squadra della Rete Cuore Alato, oltre a un antagonista, Lao Gao, che non era solo un avversario ma anche un ex-amico, con tutto il carico di invidia/gelosia/fiducia/amicizia che comportava.
RECITAZIONE: di alto livello in entrambe. Chen Fei Yu si dimostra ancora una volta un attore davvero performante, soprattutto nei passaggi più seri e drammatici (al sorriso di Gan Jang continuerò sempre a preferire lo sguardo imperscrutabile di Li Xun, sia chiaro). Al di là del ruolo interpretato questo giovane e promettente attore si dimostra davvero elegante, oltre ad avere un timbro di voce particolarmente affascinante. Sabrina Zhuang sempre molto brava, come mi era già capitato di notare in “You are desire”. Per quanto riguarda il resto del cast, quello di L&P lo metterei però su un gradino superiore.
MUSICHE – Su questo fronte si è volato un po’ basso. L’unica che ho notato è la sigla iniziale e, per quanto graziosa e delicata, non è niente di speciale. Una colonna sonora senza infamia e senza lode, come ce ne sono tante, che preferisce la sicurezza della comfort zone. Sicuramente siamo lontani dalle musiche di L&P, dove ne conto diverse davvero molto belle e varie, capaci di promuovere ciascuna la giusta scena, a partire dalla sigla di apertura, che con il suo ritmo e carattere non passa certo in sordina.
STORIA – Simili nella tipologia e nella struttura narrativa, dicevo, ma diverse nei contenuti. Il giovane imprenditore col sogno di ottime scarpe da corsa alla portata di tutti entusiasma solo fino a un certo punto, così come la gavetta di lei nel mondo della finanza per diventare MD. L’intreccio tra vita, percorsi, relazioni e futuro professionale poteva essere studiato meglio (in L&P gli anni dell’università vedono progetti di lavoro comune, anche con quello che poi sarà il principale antagonista). Anche il momento drammatico che porta alla rottura della coppia, in “Eat, run, love” non è così drammatico come nell’altra serie. In generale, l’impressione è quella di non aver saputo o voluto osare, a discapito del coinvolgimento dello spettatore, che è sicuramente inferiore. Come in L&P ho apprezzato l’inserimento di alcuni piccoli dettagli distintivi (le gru di carta, il primo paio di scarpe prodotte, la tisana allo zenzero, la lettura in inglese per conciliare il sonno, il vestito bianco, la canzone citata nel segnalibro, la corsa, ecc.) anche se nell’insieme meno iconici.
INIZIO SPOILER!!! L’ultimo episodio rappresenta un po’ una caduta, sbilanciato nel ritmo (tante scene concentrate a raffica, quando si sono spesi molti episodi precedenti a dilungarsi troppo) e una chiusura davvero un po’ troppo OOC per lui (avevo così apprezzato la sua affermazione nella maratona pre-dichiarazione, dove sottolineava come dovesse essere un momento privato tra due persone, senza pubblico a guardare). E invece si conclude in modo banale e troppo plateale, pazienza. FINE SPOILER!!!
PRODUZIONE – La troupe dietro le quinte è sicuramente valida, dalla regia alla scenografia al montaggio. Il direttore artistico, tra l’altro, è lo stesso di L&P.
GIUDIZIO FINALE
Di sicuro non è una perla rara, ma un buon drama, godibile per chi cerca una classica commedia romantica con qualche elemento drammatico e una recitazione di alto livello. Per i fan di L&P rappresenta una sorta di chicca nostalgica, pur con svariati limiti. Il consiglio per apprezzarle al meglio, per chi è ancora in tempo, è di vedere prima “Eat, run, love” e, solo a seguire, L&P.

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