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  • Last Online: 2 hours ago
  • Gender: Female
  • Location: The knee of the Boot
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  • Roles:
  • Join Date: October 14, 2023
  • Awards Received: Finger Heart Award2 Flower Award14 Coin Gift Award1 Reply Goblin Award1 Cleansing Tomato Award1 Comment of Comfort Award1 Gaslight, Gatekeep, Girlboss1 Clap Clap Clap Award2 Wholesome Troll1 Emotional Bandage1 Reply Hugger2 Soulmate Screamer3
Completed
Can This Love Be Translated?
4 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 19, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 10
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Il complesso e intenso linguaggio delle emozioni… Con qualche ambizione di troppo.

Ho iniziato la serie senza aver letto nemmeno una riga al riguardo, cosa per me piuttosto insolita. Per assurdo, mi sono ritrovata spiazzata quando l’inquadratura iniziale mi ha dato l’impressione di un luogo familiare. Quando pochi istanti dopo il ML si è espresso in italiano – pronuncia tra l’altro abbastanza buona, soprattutto rispetto alla prova di altri attori asiatici, vedi ad esempio Song Joong Ki in “Vincenzo” – tutto ha acquisito improvvisamente senso, e ho riconosciuto la Civita di Bagnoregio. Sorpresa inaspettata? Assolutamente sì. Sorpresa piacevole? Anche.
Altra cosa che mi ha stupito – sempre in modo positivo – è stato il fatto che fosse lui a fare da interprete e non viceversa come mi sarei aspettata (luoghi comuni, che ci vogliamo fare). Il loro incontro è certamente singolare, una situazione sicuramente improbabile nella realtà ma portata in scena con estrema credibilità. Fin da subito trapela una grande sintonia tra i due personaggi, non sembrano due attori che recitano singolarmente, bensì danno prova di un’interpretazione che riesce a legare le due figure al pari di due metà complementari, indipendentemente che la scena sia ironica, triste, divertente o romantica.
Come drama si discosta bene dalla massa, offrendo spunti nuovi, sia su aspetti di un certo rilievo sia su piccoli dettagli, che saltano comunque all’occhio. Lavoro certamente ambizioso, forse un po’ troppo pretenzioso.

Tra i punti a favore:
- Ambientazioni diversificate e conseguente varietà linguistica: si spazia dal Giappone alla Corea, passando per il Canada e l’Italia. Occorre mettere in conto i soliti luoghi comuni (parlo per quanto riguarda l’Italia, immagino sia stato lo stesso anche per gli altri Paesi), ma ho comunque apprezzato l’alternarsi dei paesaggi e degli scenari.
- Riferimenti ricorrenti carini (l’aurora boreale, i quadrifogli, la cascata, il disco musicale) e dettagli quanto meno insoliti nel mondo dei kdrama (dalle parolacce – niente di eccessivo – al dito medio alzato più volte… Eh già, nella vita reale a quanto pare lo fanno anche lì!)
- Un buon equilibrio tra la parte drammatica (lei tradita dall’ex ragazzo, lui che non riesce a superare una vecchia infatuazione, il trauma infantile di lei) e quella ironica/divertente, dove le gaffe di lei davvero non si contano e i momenti di sano imbarazzo dopo aver detto/fatto la cavolata di turno ed essere stata colta in flagrante strappano numerosi sorrisi.
- Triangolo insolito (i protagonisti inizialmente si ritrovano uniti a promuovere un avvicinamento di lei con il terzo incomodo) che poi diventa una sorta di quadrato (la quasi-cognata di lui), quindi un inaspettato pentagono (la non-cognata con il manager amico della protagonista) e volendo anche un ipotetico esagono se contiamo Do Ra Mi come personaggio a sé stante, almeno per un breve periodo. Pur non amante dei poligoni vari devo dire che, stranamente, i vari intrecci sembrano funzionare senza cadere eccessivamente nei classici cliché.
- Il cast secondario: ricco e ben selezionato. Rivedo sempre con piacere Kim Won Hae (qui nei panni dell’anziano scrittore), attore veramente bravo e formidabile spalla di molti protagonisti in svariate serie di successo dell’ultima decade e oltre; Sung Joon (il fratello del protagonista) un po’ troppo defilato, ma del resto in questa serie non era lui il personaggi maschile principale; a me nuovo ma devo dire molto interessante Fukushi Sota (Hiro), credibile nel complesso ruolo assegnatogli.
- Gli attori protagonisti, semplicemente strepitosi ed azzeccati: non riesco a immaginare attore migliore di Kim Seon Ho per questo ruolo, già che si cala perfettamente nei panni dell’interprete tutto controllo e razionalità ma nel cui profondo si agitano un turbine di emozioni la cui gestione è per lui complessa. Tutto questo traspare splendidamente da quell’espressività che riesco a definire solo “composta”, ma non per questo di scarsa intensità, anzi: l’apparente imperturbabilità fa risaltare maggiormente lo sguardo incredibilmente empatico (gli occhi sembrano sorridere nel vero senso della parola quando la vede felice e, al contrario, si caricano di una preoccupazione quasi tangibile quando lei è in difficoltà). Possiede inoltre un timbro di voce affascinante, specialmente quando parla in coreano, e risulta piacevole anche quando si cimenta nelle lingue straniere. Go Yoon Jung è stata una bella scoperta, attrice a me nuova che mi ha ricordato moltissimo Kim Jin Won (specialmente il suo personaggio secondario ne “Descendants of the sun”): con grande naturalezza porta in scena una giovane impulsiva e spontanea, a tratti spudorata, spesso fuori luogo ma in un modo che suscita quasi tenerezza. Tra l’altro molto brava anche rispetto alla doppia interpretazione, già che il suo personaggio mostra diverse personalità: riesce a legarle profondamente tra loro pur mantenendole chiaramente distinte. Bravissimi entrambi, è stato un piacere continuo osservare la loro recitazione, così convincente e sentita.
- Do Ra-Mi: più che il suo status di allucinazione, ho apprezzato in particolar modo la sua connotazione horror (e da lì tutti i riferimenti nelle varie battute e considerazioni). Si fa sicuramente notare, non si limita a fare da “ombra” al personaggio principale.
- Sviluppo del romance: “sensato”. Aggettivo che mi ritrovo a poter utilizzare non di frequente, purtroppo. L’evoluzione dei reciproci sentimenti è perfettamente in linea con la caratterizzazione dei personaggi, senza fraintendimenti infiniti o affermazioni perennemente contrarie a ciò che si pensa. Cha Mu Hui è istintiva, disposta a fare la prima mossa, a incassare, a perseverare. Rimane affascinata da Ju Ho Jin praticamente da subito, perché bello, corretto e affidabile, pur con la sua mancanza di tatto verbale. Lui è estremamente fedele al suo personaggio: in lui le emozioni mettono radici lentamente e, una volta nate, ulteriormente filtrate dal suo controllo e dalla sua razionalità. Mentre lei ci prova più volte – più o meno spudoratamente – lui per davvero non è interessato. Certo la trova curiosa, certo gli salta all’occhio e, una volta entrati comunque in confidenza si ritrova a decidere di supportarla. Un primo accenno di coinvolgimento lo si nota quando si secca del fatto che alcuni membri della troupe si rivolgano a lei chiamandola “Do Ra Mi” invece che con il suo vero nome; è inizialmente infastidito dall’atteggiamento beffardo di Hiro nei confronti di lei, ma non è corretto definirla gelosia. La nascita di un sentimento romantico inizia a palesarsi più avanti, con l’aurora boreale: da quel momento lì scatta la gestione repressiva di tali sentimenti, che non sono liberi di venire a galla ma che vengono analizzati un poco per volta. A questo suo procedere caratterialmente a piccoli passi si aggiunge una difficoltà nel trovare la chiave di lettura di lei, aspetto che gioca molto sul tema dell’interprete di linguaggi – non solo lingue – diverse, nonché richiami al titolo del drama stesso. Le scene prettamente romantiche non sono molte, ma sicuramente emozionanti. In svariati passaggi il coinvolgimento dello spettatore è intenso anche senza nessun bacio nei paraggi.

A fronte di tanti pregi non mancano, purtroppo, anche alcuni difetti, quantitativamente minori ma decisamente impattanti, per lo più concentrati nella seconda parte del drama:
- La ricerca dell’effetto estetico supera spesso la linea sconfinando nell’eccesso: tanti, troppi riferimenti ad esempio ai brand dei capi di lusso. Anche i paesaggi, piacevolmente suggestivi, a volte lo sono fin troppo, dando un po’ l’impressione patinata tipica di una cartolina. Grande attenzione all’apparenza, e ci sta… Ma per certi versi, e in certi passaggi, decisamente esagerata.
- Le tematiche drammatiche vengono affrontate una per volta, ma sembrano al contempo creare dei tagli netti nella trama, nonostante gli sporadici richiami: all’inizio tutto sembra ruotare attorno all’ex traditore di lei, ma poi finisce velocemente nel dimenticatoio, lasciando spazio al sentimento di vecchia data e a lungo taciuto di lui nei confronti della imminente cognata, che passa anch’esso in sordina quando Do Ra-Mi irrompe a pieno titolo nella scena, passando da inquietante allucinazione a figura attiva e va a scoperchiare il vaso di Pandora dell’infanzia di Cha Mu Hui. Quest’ultima parte è davvero ambiziosa e impegnativa, forse un po’ troppo per le possibilità del drama e il tempo rimasto a disposizione. La doppia personalità è una bella idea, interpretata anche bene, ma la gestione generale della situazione e il suo inserimento nello sviluppo della trama scricchiola un po’ (che lui riesca a gestire una situazione improvvisa e di quella portata manco fosse il più esperto psichiatra, proprio non ci sta); anche sul finale, vengono aggiunti dei risvolti non necessari e un po’ privi di coerenza, che portano Cha Mu Hui a un allontanamento temporaneo ma così fondamentale… Che non si sprecherà poi mezza parola al riguardo. Una scelta, quella legata al discorso della madre nell’ultima parte dell’ultimo episodio, che davvero non ho capito. Messo lì tanto per, mi viene da dire.
- La storia, di conseguenza, ne esce un po’ troppo ricca. Solida, certo, ma un po’ troppo. Si è voluto sviluppare un numero eccessivo di idee e gli obiettivi non raggiunti pesano di più degli obiettivi che non ci si pone.
- Musiche belle (davanti a capolavori come “La Traviata” c’è poco di cui discutere) ma che peccano nell’originalità: bene qualche richiamo famoso e importante, un cavallo di battaglia certamente facile e ad effetto, ma apprezzo sempre di più una OST originale capace di rimanermi a lungo in mente dopo averla sentita per la prima volta in una manciata di episodi. E’ un valore aggiunto che nessuna musica, dalla classica alla lirica, passando per le hit internazionali dei decenni passati, può comunque vantare.

Che dire… Un drama inaspettato, al quale mi sono approcciata senza alcuna aspettativa e che si è rivelato davvero una bella sorpresa. Carico, emozionante, ben recitato, per molti versi insolito e capace di distinguersi dalla massa. L’unica sua pecca è stata quella di aver desiderato troppo: qualche ambizione in meno avrebbe probabilmente azzerato i difetti. L’ho seguito volentieri, non mi ha mai annoiata e mi è piaciuto molto (tanto che credo ci starà anche il rewatch): nonostante i sopracitati difetti, i pregi sono maggiori e per molti versi insoliti, aspetto che li fa valere il doppio: certamente consigliato!

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Completed
The Princess's Gambit
4 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 15, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Quando la sceneggiatura va alla deriva e penalizza tutto ciò che di buono c'era...

La trama, non originalissima ma comunque interessante, e l'avvio con un buon primo episodio sembrano promettere un drama che sa il fatto suo. Dopo i primi episodi, scorrevoli e ben fatti, ci si impiglia però in uno schema di fatto ripetitivo: lui che non si fida di lei, lei che non si fida di lui, tra mosse e contromosse e strategie varie che sembrano più lo studio di un assetto di guerra che lo sviluppo di un romance.
E' un peccato perchè ci sono davvero tanti aspetti che ho apprezzato di questa serie. Il nostro Cancelliere si presenta per davvero come un uomo freddo e spietato. Dimentichiamoci i protagonisti dallo sguardo gelido ma che dopo le prime scene rivelano un cuoricino di panna: Shen Zai Ye è un acuto e machiavellico stratega, già sposato e con tanto di concubine, pronto a far fuori l'ultima arrivata senza il minimo rimorso. E tale rimarrà per buona parte del drama, senza vedere il suo personaggio snaturarsi completamente, sebbene l'evoluzione del romance determinerà in lui un profondo cambiamento, di fatto però coerente e credibile. Lei appare fin da subito in una posizione tutt'altro che facile, praticamente sotto scacco, ma determinata a non arrendersi e a sfruttare al meglio ogni possibilità di sopravvivere, grazie soprattutto al suo incredibile acume. Due figure ben delineate, insomma, e soprattutto ben interpretate, già che la prova dei due attori è tra i punti di forza del drama.
Anche a livello di espressività l'intesa tra i due è davvero innegabile: sguardi che dicono davvero molto, dove si smascherano a vicenda all'insaputa del resto dei presenti. Un drama dove la comunicazione non verbale della coppia principale supera anche quella verbale, e non è cosa comune.
Gli intrighi inizialmente affascinano, le strategie incuriosiscono e l'evoluzione lenta del rapporto tra i due consentirebbe un vero sviluppo "enemies-to-lovers" (tema spesso promesso ma altrettanto spesso non di qualità). Poi, però, il drama entra in un circolo vizioso, un pantano dal quale sembra non riuscire più a riemergere: ed ecco quindi che la mancata trasparenza a turno dei due diventa ripetitiva, l'impressione è che non venga mai fatto un passo avanti, e per creare nuove situazioni gli intrighi sono costretti a infittirsi, troppo, in modo contorto, pesante e alla lunga anche confusionario.
La principessa ha più vite di un gatto, già che ne perde una un episodio sì e l'altro pure: mai vista una protagonista così massacrata, tra frecce, fruste, strangolamenti, lame, impiccagioni, avvelenamenti, cadute da precipizi e quant'altro. Ma eccola che puntualmente ricompare viva e vegeta, a volte un po' ammaccata, ma poi guarita in men che non si dica. Un po' "too much", insomma.
La trama si fa via via meno accattivante, vittima di dinamiche ormai avviate ma che nell'insieme si fanno pesanti e noiose, mentre il desiderio di ritagliare una fetta di episodi per il decollo del romance è continuamente posticipato. Uno sbilanciamento che si acuisce e che penalizza una premessa iniziale che appare sempre più lontana dal punto in cui si è ormai sopraggiunti. Nell'ultima parte a risentirne sono anche i protagonisti, meno brillanti e a tratti anche un po' OOC.
Il finale, inoltre, cala il sipario in modo un po' superficiale e poco soddisfacente.

Se la regia si è rivelata così così e la sceneggiatura decisamente debole, di contro musiche e costumi vanno sicuramente premiati. Attori validi e caratterizzazione di molti personaggi, non solo i protagonisti ma anche buona parte di quelli secondari, sicuramente ben riuscita.

Mi verrebbe da consigliarlo per via di alcuni elementi che ho davvero apprezzato, ma se penso al giudizio complessivo alla fine dei quasi quaranta episodi... Forse è un investimento che non merita.

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Completed
Back from the Brink
4 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 30, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Trama valida ma a tratti troppo diluita per un romance bello ma non travolgente

Storia complessivamente interessante, che mescola demoni, taoisti e maestri delle forze oscure. L'avvio è promettente, l'idea di questo spirito dragone millenario tradito dalla donna che amava in cerca di vendetta certamente affascina. Che la sua ambita scaglia protettrice del cuore sia finita per coincidenza nel corpo della protagonista è prevedibile ma serve a dare un senso alla loro alleanza, che si caratterizzerà comunque da un (non primo) incontro casuale. Compagna di viaggio a tratti recalcitrante, Yan Hui è una discepola taoista recentemente cacciata dalla sua setta per via della clemenza mostrata verso alcuni demoni prigionieri, in un mondo dove i due gruppi sono acerrimi nemici. Al fianco di Tian Yao, intraprenderà un complesso e pericoloso viaggio accompagnandolo nella ricerca delle sue parti essenziali (corna, vene, ossa, cuore). Lungo la loro strada compariranno svariate figure secondarie, alcune interessanti e ben riuscite, altre meno incisive o poco curate. Tra tutte spicca Bai Xiao Sheng, per certi versi quasi un personaggio principale: la sua entrata in scena - già nei primi episodi - imprime una nota di carattere al drama: la sua è una figura decisamente singolare, fastidioso e divertente, a tratti eccentrico, capace di conferire verve alle scene, vivacizzare i momenti di noia e stemperare i passaggi troppo seriosi. Il suo è un personaggio comunque complesso e multistratificato, che si ha modo di scoprire man mano e apprezzare sempre di più. Senza la sua figura il drama sarebbe risultato davvero molto sotto tono.
La trama non è un concentrato di originalità, ma risulta comunque ben strutturata. L'appeal tuttavia non è costante: i primi dieci episodi catturano l'attenzione, che si arena un po' nella noia poco dopo l'arrivo dei due nella Valle del Dragone. Si riprende nuovamente con l'entrata in scena dell'Elogio Spettrale, ma di nuovo rallenta poco dopo le nozze della coppia. Le plurime dipartite di lui nell'ultima parte sono un po' ridondanti, anche se vederlo rinascere dall'uovo di drago e vederlo e soprattutto seguirlo nella sua particolare crescita - la mente capricciosa e infantile di un bambino rinchiusa nel corpo di un adulto - è indubbiamente divertente. Forse, essendo in sul finire degli episodi, avrei un po' accorciato l'iter e accelerato il recupero dei ricordi dimenticati. Sicuramente la seconda parte risulta troppo diluita, il ritmo rallenta e - di conseguenza - l'interesse di chi segue anche. La conclusione è quell'happy ending non troppo happy, tipico di molti C-drama che trattano il tema della reincarnazione, dove ci si ritrova ma non necessariamente ci si riconosce entrambi.

Passando alla recitazione, avevo già avuto modo di vedere entrambi i protagonisti in altre prove: mi sono piaciuti entrambi, il talento si vede, lui molto bravo così come lo è stato nel recente "Love in the clouds", lei capace di interpretare in modo adeguato il personaggio femminile, anche se rispetto alla versatilità dell'attrice qualche dubbio mi sorge. La Yan Hui di questo drama assomiglia tantissimo alla He Yan di "Legend of the female general", l'impressione quindi di riproporre la stessa caratterizzazione pur in contesti - cioè drama - diversi c'è stata. Ad ogni modo, l'interpretazione proposta si adatta maggiormente alla figura della giovane protagonista di questa serie, mentre strideva maggiormente nell'ottica di un generale donna.

Rispetto ai costumi, mi è saltata particolarmente all'occhio la veste giallo chiaro che ripropone in diverse occasioni: tonalità solitamente non tra le più frequenti per le vesti della figura principale femminile ma che qui risulta una scelta azzeccata, capace di sottolineare la leggerezza del suo personaggio, esaltando l'idea di una giovane fanciulla allegra e frizzante.

Per quanto il drama sia complessivamente apprezzabile, non manca però di difetti. Le musiche potevano essere gestite meglio, in termini di volume - a volte irrompono in modo fin troppo precipitoso - e nei tagli, dove capita non di rado che si interrompano fin troppo bruscamente e non sempre perfettamente sincronizzate con il cambio di scena. Ho sentito la mancanza di un cattivo di tutto rispetto: c'è più di una figura nemica, ma nessuna capace di suscitare la stima che un vero cattivo meriterebbe, se ben fatto, al punto da poter risultare a suo modo affascinante nonostante lo spettatore si schieri ovviamente con il team dei buoni. Due cattivi di serie B se non C, per farla breve.
Infine, l'aspetto a mio avviso più penalizzante è stato il romance, che presenta svariate mancanze e un potenziale poco sfruttato. Le scene davvero romantiche latitano - tutta la serie conta pochissimi baci, e tra questi giusto uno degno di essere chiamato tale, per quanto sbrigativo e a stampo - le interazioni tra i due sono sì piacevoli, ma la chimica di coppia, anche al di là delle scene intime, è davvero tutt'altra cosa. Si gioca tanto sul tempismo mancato, per cui quando lei si dichiara lui fa un passo indietro e quando lui è disposto ad ammettere i suoi sentimenti lei prende le distanze in quanto precedentemente ferita. Questi momenti di mancata sincronizzazione non fanno impazzire e vengono anche tirati per le lunghe. Nel corso della storia ci scappa anche il matrimonio - anzi due - eppure nonostante a un certo punto sembri chiaro l'affetto che provano l'uno nei confronti dell'altra, di fatto il loro livello di interazioni e confidenza non sembra progredire con la naturalezza che la logica vorrebbe.

Non è la storia d'amore che resta nel cuore o per la quale mettere in conto un rewatch, ma il drama nel suo complesso è indiscutibilmente buono. Una bella visione dalla quale è bene non aspettarsi di esserne travolti.

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Completed
Fated Hearts
4 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 17, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Drama che tra pro e contro ha il suo perchè, ma penalizzato da un protagonista non performante

C-drama storico che mescola intrighi, lotte di potere, combattimenti, romance e affetti famigliari. A visione conclusa, posso solo fare una distinzione netta tra aspetti positivi e negativi.

PRO:
- Vicenda complessivamente interessante, trama non originalissima ma che può funzionare per l'importante durata prospettata (la serie conta quasi 40 episodi).
- Ben riuscito il personaggio principale femminile, dove la buona prova recitativa dell’attrice ha regalato una figura di carattere, viva ed espressiva. Unico neo, il titolo di “generale”, che non trova alcun riscontro nella vicenda, non solo nel presente ma neanche nei – pochi - ricordi del passato. E’ il terzo drama che vedo in pochi mesi che si ostina a vantare una donna generale che, nei fatti, tale non è. Validissima l’idea di un’ineguagliabile arciere… Ma mi sarei fermata a quello.
- Il rapporto tra fratelli e la loro caratterizzazione: una faida dovuta a fraintendimenti tra il protagonista e il fratellastro più giovane piuttosto che un legame indissolubile tra fratello e sorella sarebbero stati ovvii cliché. Ho quindi apprezzato la scelta di mantenere salda la fiducia del fratello minore, così come osare conferire all’adorata sorella una caratterizzazione che così fantastica non è: all’inizio sembra una giovane immatura e avventata che – al pari di una sbandata di un’adolescente del giorno d’oggi - volta le spalle alla famiglia per inseguire il grande amore della sua vita che è più frutto delle sue illusioni romantiche che della realtà. Capricciosamente egoista anche con il novello sposo (per la serie “sono disposta a fare tutto per te…Però alla fine se non mi ripaghi innamorandoti di me allora sei uno stronzo perché me lo dovevi, quindi passo a odiarti”), si dimostra ancora più discutibile nel momento in cui inizia una liaison di interesse col cognato lunatico e mentalmente instabile. Una figura antipatica, dall’inizio alla fine, ma in questo - va detto - sicuramente coerente. Ho apprezzato che agli occhi del fratello resti la sua amata sorellina ma che l’essere appunto adorata dall’eroe della vicenda non faccia necessariamente di lei una figura retta e pia, come invece accade nella maggior parte dei drama (l'indifesa sorellina di turno è quasi sempre un personaggio totalmente buono e positivo).
- La schiera dei cattivi, davvero mista e variegata: oltre a quelli palesi fin dall'inizio, se ne profilano poi degli altri, più o meno insospettabili (difficili da individuare all’inizio, ma che si riconoscono comunque con qualche episodio in anticipo). Interessante come ciascuno sia un insieme di mezzi toni e mai completamente nero: realistico perché descrive bene la natura umana, dove è più facile avere a che fare con personaggi in parte cattivi, ma non malvagi nella loro totalità e comunque ancora animati in parte da affetti talvolta sinceri.
- Il personaggio di Xia Jing Shi, davvero ma davvero complesso ed imperscrutabile. Ho fatto davvero fatica ad inquadrarlo, sono rimasta con la curiosità fin quasi alla fine perché potenzialmente oggetto di sorprendenti svolte inaspettate. Personaggio sicuramente riuscito e per nulla prevedibile, non c'è che dire.
- Belle le scene di combattimento e la relazione basata su fiducia e rispetto tra Feng Sui Ge e i suoi più fidati sottoposti.
- Acconciature, costumi e accessori ben curati (forse in alcuni casi le imperatrici madri/vedove un po’ eccessivamente truccate).
- OST non da playlist del cuore, ma sicuramente molto belle l’omonima “Fated hearts” e ancor di più “Surging waves”

CONTRO:
- Il clichè dell’amnesia, pure raddoppiato: se nel caso di lei toglie molto perché priva quasi completamente lo spettatore del suo passato, nel caso di lui è quell’intermezzo breve e per nulla necessario, se non per consentire l’inserimento delle tipiche scene di “lui che non la riconosce più” e “lui che alla fine si ricorda di lei”. Momenti in teoria molto intensi e ricchi di pathos, ma talmente abusati che – visti già un milione di volte – ormai suonano più noiosi che interessanti.
- La strage di massa di buona parte dei personaggi. Se da una parte abbiamo la coppia principale – che quanto a moralità e rettitudine mai vacilla – dall’altra la maggior parte dei personaggi paleserà dei risvolti tutt’altro che magnanimi (forse un po’ troppi…almeno un paio di figure le avrei mantenute sulla retta via, che fosse l’amico Murong Yan piuttosto che rivalutare uno dei due fratelli Xia partendo da una apparente connotazione negativa per poi far emergere un piano nascosto una nobiltà d’animo). Invece no, per tutti loro l’ago della bilancia tende verso le tinte più scure e presto o tardi si assiste alla loro dipartita. Questo crea un po’ una discrepanza tra il gruppo e la coppia principale, dove i due protagonisti in confronto risultano quasi dei santi. Avrei accorciato la distanza, permettendo loro degli errori e salvando qualche peccatore dal commettere azioni imperdonabili.
- Nel corso della vicenda, qualche cedimento a livello di coerenza e logica c’è, a volte anche su dettagli ma che saltano comunque all’occhio. Tanto per citarne un paio, Feng Sui Ge non svuota il sacco con la sorella su tutti i peccati e complotti di Xia Jing Shi, mentre paradossalmente si dispera per non riuscire a fermarla dal suo intento di scappare con il suo peggior nemico. Oppure ancora quando all’inizio gli uomini di Xia Jing Shi minacciano Fu Yi Xiao sulla nave tenendo in ostaggio un ragazzino a lei caro: il tizio se ne sta lì con la lama puntata al collo del ragazzino mentre lei continua tranquillamente a lottare – e a sconfiggere - a uno a uno tutto il resto della banda. Ma che minaccia è? Perchè lei va avanti e la lama al collo diventa un pericolo solo quando ha steso tutti gli altri? Qualcosa non funziona, a rigor di logica.
- Nella parte iniziale, il passaggio tra torture vicendevoli e l’accordo di alleanza dei due protagonisti suona un poco affrettato. Un attimo prima la fa frustare a sangue mentre lui se ne sta lì vicino a disquisire tranquillamente col suo sottoposto, il momento dopo le cura le ferite e siamo pronti per stringere il patto. Diluito sarebbe stato più credibile.
- Infine, dopo un misto di pro e di contro che – tutto sommato – potrebbero anche bilanciarsi, arriva quella che secondo me è la pecca più importante della serie, ovvero la scelta dell’attore protagonista. Consapevole che la mia opinione sarà altamente impopolare, sono al terzo drama dell’acclamato Chen Zhe Yuan…e per me è la terza delusione. Non mi aveva minimamente colpita in “Hidden love”, l’ho trovato davvero penalizzante in “The white olive tree” e anche qui in “Fated hearts” non ha funzionato. Io tutto questo talento davvero non riesco proprio a vederlo: non lo trovo minimamente espressivo (zero microespressioni e anche l’espressività di base è veramente ridotta al minimo), capace per lo più di uno sguardo fisso in un punto ma che dovrebbe esprimere tutta una gamma di emozioni che – personalmente – proprio non arrivano. Gli sguardi che dovevano essere arrabbiati se non furiosi non sembravano affatto tali. L’impressione è che l’attore non fosse davvero immerso nel ruolo, non si stesse immedesimando nel personaggio e si stesse quindi limitando a una recitazione superficiale e meccanica, per quanto accurata in termini di battute e copione. Come già detto nella recensione di “The white olive tree”, continua ad essere un bel faccino incapace di bucare lo schermo (e anche sul bel faccino si potrebbe aprire una parentesi…pur essendo innegabilmente di bell’aspetto – con lineamenti a mio avviso anche fin troppo morbidi e accentuati, indipendentemente che siano patrimonio genetico o il risultato di interventi chirurgici – manca completamente di un vero fascino, di quel tipo di bellezza – spesso unica proprio perché imperfetta – che ha però più appeal rispetto a una bellezza un po’ troppo eterea e, nel suo caso specifico, anche molto ingessata). Va da sé che, nella sintonia di coppia, lui è l’elemento debole, incapace di sostenere e alimentare il coinvolgimento che ci si aspetta nelle scene maggiormente dedicate al romance. Qualche sforzo nella seconda parte del drama, a livello espressivo, nelle scene dove da Principe della Guerra si trasforma quasi in un vitello piangente (va bene una lacrima che sfugge di tanto in tanto, ma senza esagerare). Spiace ma una stellina secca in meno nella valutazione complessiva è imputabile interamente a lui.

In conclusione, non un drama eccellente ma sicuramente nella media – lo dico comunque in senso positivo – forte di alcuni spunti intelligenti ma comunque non privo di altrettanti difetti e, soprattutto, penalizzato fortemente da un attore protagonista per nulla performante. Per i fan di Chen Zhe Yuan – che ci sono come è giusto che sia – potrebbe rivelarsi invece un drama altamente apprezzabile.

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Completed
Impression of Youth
4 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 7, 2025
9 of 9 episodes seen
Completed 2
Overall 3.0
Story 3.0
Acting/Cast 3.0
Music 4.5
Rewatch Value 3.0

Un drama che non ha davvero ragione di esistere

Matematicamente parlando, questo drama si colloca nell'intersezione tra l'insieme del "già visto" e quello del "fatto male". In poche parole, una serie che non ha ragione di esistere, se non per soddisfare la smania pruriginosa di qualche fan delle BL fine a sè stesse e il cui unico obiettivo è quello di arrivare alla scena di sesso tra i due.
Di fatto, questo drama è un insulto al mondo delle BL, soprattutto a quei - tanti - titoli che davvero meritano.
La storiella è banalmente ridicola, il mondo sembra popolato dal cromosoma Y (l'unica attrice sembra quasi esserci finita per caso), il fratellino studente è qualcosa di a dir poco fastidioso, l'insegnante-tutor-amante inconsistente come pochi, il fratello maggiore è un altro personaggio che non sa praticamente di nulla e la ciliegina sulla torta è il nuovo vicino vedovo che, persa la moglie al termine di una lunga malattia, non può che diventare il partner perfetto del secondo pairing gay.
Perchè io sia arrivata comunque in fondo ai nove episodi me lo sono chiesta anche più di una volta, probabilmente ogni tanto serve vedere qualcosa di veramente scadente per rivalutare tutto il resto, quasi una sorta di ri-taratura periodica.
Per quanto possa essere stato esiguo il budget, sono comunque stati soldi davvero sprecati. Un po' come il tempo per chi decidesse di guardarlo.

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Completed
The White Olive Tree
4 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 16, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Tra i Cdrama forse più attesi e chiacchierati dell'anno ma di certo non il più meritevole.

Il paragone inevitabile con il drama coreano DOTS (Descendants of the sun) nasce con l’immagine di anteprima (lui e lei accovacciati, lui in abiti militari e, alle loro spalle, uno scenario tragico) e termina col fatto che buona parte della storia è ambientata in un immaginario paese lontano travolto dalla guerra (qui si chiama Uglai, in DOTS era Urk), oltre ad avere un protagonista maschile in divisa e professioni che consentono una presenza sensata in un territorio flagellato da conflitti bellici/calamità naturali (soldato, volontario, medico, reporter).
Ben presto cerca però di smarcarsi – in modo abbastanza efficace - dalla celebre ma altrettanto ingombrante DOTS, e la tendenza a fare paragoni viene meno.

Venendo al drama in sé, l’ho trovato un mix di pregi e difetti:

Punti di forza:
- La scenografia: soprattutto le riprese nel paese in guerra, un po’ diverse dal solito. Forse non davvero realistiche ma sicuramente di grande impatto. L’investimento economico – indubbiamente importante – ha dato i suoi frutti.
- Benjamin: il personaggio migliore dell’intera serie. Una figura che spicca, dalle molteplici sfaccettature.Un personaggio “vivo”, a differenza di tutti gli altri. Interessato alla dottoressa Pei – a parole, più che nei fatti - è tuttavia il suo rapporto con Si Xian che emoziona di più: trattandosi però di un drama cinese, la speranza di un pairing secondario sfuma a favore di una Bromance.


Punti deboli:
- La caratterizzazione del protagonista maschile: empatia zero, espressività anche. Volenteroso, intelligente e ben educato. Ma davvero privo di enfasi e totalmente incapace di bucare lo schermo, nonostante il bel faccino. Davvero troppo ingessato, quasi robotico – di una gentilezza “zerbinosa” - e per nulla carismatico.
- Il ritmo del romance: dire lento è dire poco. Uno sviluppo a velocità di bradipo, sia in zona di conflitto sia ritornati a casa.
- Gli episodi post-esplosione: realistico che a uscirne più distrutto di tutti – psicologicamente e fisicamente - sia proprio Zan. La sindrome PTSD tirata troppo per le lunghe e gestita in modo non credibile. Gli altri personaggi si eclissano e per tanti, troppi episodi tutto ruota attorno a loro due, noiosi come poche coppie dei drama hanno saputo essere. Quando poi tornano in zona di guerra si ripete un po’ l’iter della prima parte, solo più accentuato (più pericoli, più ferite, Li Zan che torna psicologicamente e fisicamente ancora più distrutto della prima volta). Seguono nuovamente una manciata di episodi dedicati alla sua fragile condizione psichica, anche qui tirata per le lunghe tanto che sembra voler essere l’unico interesse di questo drama.
- La chimica di coppia: di fatto inesistente. Sia nelle interazioni verbali sia nelle scene più intime (parola davvero grossa). Non c’è sintonia, lui alla stregua di un manichino.
- Gli altri personaggi femminili: tolta la protagonista le altre figure sono davvero senza senso, dalla sua rivale – nel lavoro e in amore – gestita in modo a dir poco banale e superficiale, alla dottoressa Pei, fugace apparizione e in teoria oggetto dell’interesse amoroso di Ben (in teoria, perché di fatto non ci sono scene dedicate, solo qualche frase che vorrebbe alludere a un qualcosa che non è mai pervenuto, al contrario dei momenti evidenti tra Ben e Sa Xin).


In conclusione, una serie annunciata a gran voce e che punta a un topic sempre molto quotato (grande storia d’amore in ambito militare - il fascino della divisa! – che supera i pericolosi ostacoli di un tragico scenario che fa da sfondo).
Nel concreto, la divisa – e il suo fascino – ci sono, così come lo scenario tragico, ma la grande storia d’amore è piuttosto una “tiepida storia d’amore”. Tra pregi e difetti, l’ago della bilancia pende verso questi ultimi.
Sarebbe stato un altro paio di maniche si si fosse osata una BL con Ben/Si Xian come pairing principale (le loro scene, davvero troppo poche, sono state sempre le migliori).
Di sicuro sarà tra le serie più attese e chiacchierate del 2025, ma non certo la più meritevole o indimenticabile.

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Completed
Business Marriage
4 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 18, 2024
9 of 9 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
Questo è l'esempio perfetto del drama che parte bene, con buone premesse, forse anche con un piccolo sprint in più rispetto ad altre serie simili - già che la trama non è nulla di originale - ma che poi si perde al punto che a fatica raggiunge il traguardo.
Come molte altre commedie in tema "fake marriage", due sconosciuti decidono di fingere una relazione per benefici che nulla hanno a che fare con l'amore, salvo poi - nel corso della convivenza forzata - sviluppare un vero sentimento. Ripeto, niente di nuovo, ma è un genere che - se fatto bene - trovo sempre piacevole.
Pur essendo breve - 9 episodi in tutto - ha il pregio di sfruttare bene il tempo ed entrare subito nel vivo del rapporto. Poi, però, finisce alla deriva. Entrano in gioco gli amici storici di lui, dove uno s'innamora- ovviamente - della protagonista mentre l'altra viene vista dalla stessa come una potenziale rivale più che come una conoscenza di vecchia data.
Rispetto agli attori protagonisti, non mi hanno affatto convinta: lei sembrava un pulcino perennemente spaurito, lui davvero poco incisivo e dalla bellezza discutibile: lineamenti dolci, forse anche troppo, ma fascino e carisma proprio zero. La chimica tra i due si è notata solo nelle scene d'amore - punto a favore perchè sono un po' più accentuate rispetto ad altri drama simili - ma per il resto sembravano semplicemente coesistere nello stesso spazio (va bene il tema del disagio, imbarazzo, del non detto, del credere che all'altro non interessi, ecc... ma qui mancava proprio la connessione a livello di recitazione). Non ci sono grandi ostacoli alla storia tranne arrivare al punto in cui si confessano con chiarezza l'un l'altra. Punto che, dato lo sviluppo della trama, poteva essere piazzato in un episodio a caso dal quarto in avanti e si sarebbe ottenuto lo stesso, deludente, effetto finale. Questo perchè manca sostanzialmente uno sviluppo vero e proprio, formata la coppia e mostrata la quotidianità, oltre alle già citate vecchie amicizie, non c'è un ritmo che incalza, non c'è un filo conduttore che determina una direzione precisa. Sembra esserci solo il timer dei minuti complessivi che costituiscono gli episodi mancanti, l'onere di doverli riempire e arrivati all'ultima manciata infilarci l'happy ending, ovviamente scontato e insipido come ormai il tenore dell'intera serie.
Una delle pochissime note positive, la colonna sonora, in particolar modo la canzone con tutti i "La la la la...", abbastanza orecchiabile e simpatica.
Raramente seguo serie che non siano già concluse, aspettare l'episodio settimanale m'infastidisce, sia in caso il drama sia così valido da non vedere l'ora della nuova puntata, sia in casi come questo dove per coerenza ci si trascina fino alla fine, ma col desiderio di chiuderla nel più breve tempo possibile. E' stato quasi un sollievo poterla depennare dalla lista di quelle seguite.

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Completed
Unforgotten Night
4 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 24, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 7.0
Acting/Cast 9.0
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Una serie che punta a essere una "buona" serie e raggiunge l'obiettivo che si pone

Mi sono approcciata a questa serie incuriosita dalla trama, preoccupata dalla bassa valutazione e rassicurata dalle recensioni che non ne condividevano lo scarso punteggio. L'ambientazione trova il mio favore, apprezzo le serie legate al tema della criminalità/gangster ai più svariati livelli di legalità. Solo, per favore, non chiamiamola mafia, la mafia è un'altra cosa e nemmeno la serie che più prova ad avvicinarsi, ovvero "Vincenzo", può dire di averci davvero a che fare. Diciamo che il termine - abusato - in realtà riconduce per lo più a serie incentrate su boss della malavita: se la vediamo in quest'ottica, allora mi sta bene.
Abbiamo appunto un boss come protagonista, a capo di un modo in cui si muove conoscendone e dettandone le regole, e l'altro protagonista che si ritrova, impreparato, in questo contesto a lui del tutto nuovo. Anche qui, nulla che non si sia già visto, ma è una carta che, se la si gioca bene, ci può stare. L'altro aspetto che sembra voler caratterizzare - almeno all'inizio - la storia, è legato alle pratiche BDSM per le quali i protagonisti hanno un evidente interesse. Sottolineo "all'inizio", perchè la precisazione è di fatto anche la critica: non ha senso introdurre un elemento che poi, incoerentemente, si perde nel corso degli episodi. C'è davvero un divario tra il taglio del primo episodio e tutti i successivi, e non può essere motivato dall'evoluzione del rapporto tra i due e dalla nascita di sentimenti profondi. Quanto meno, rispetto ad altre serie nelle quali il protagonista di turno viene totalmente snaturato, trasformandosi da freddo cubetto di ghiaccio in una "panna cotta" solo perchè si è innamorato, in questo drama fin quasi alla fine Kim è rimasto sé stesso e anche Kamol, tutto sommato, ha mantenuto livelli ancora accettabili. Già che cito i loro nomi, un appunto fastidioso: in questa serie le K e le D spopolano alla grande. Sembra un dettaglio insignificante, ma io tra Kim, Kit, Khom, Kamol inizialmente sono andata davvero in tilt, così come Day, Danai e Daniel. Di nomi ne esistono un'infinità, variare un tantino male non sarebbe stato. Attori tutti bravi, devo dire. La coppia principale ben equilibrata, ho apprezzato anche il delicato avvicinarsi tra Khom e Baiboon, anche se è eccessivo definirli una coppia. Un grosso scivolone l'ho riscontrato nell'ultimo episodio, proprio nel finale, che è a dir poco da picco glicemico tra l'incontro dei genitori di Kim e, peggio ancora, il "white nightmare" (come l'ho soprannominato io) dell'happy ending da brividi con tutti riuniti attorno a un tavolo a festeggiare i due protagonisti, ridicoli nel bianco assoluto, tra mazzi di rose e dichiarazioni plateali sdolcinate. Concludo dicendo che è una serie che comunque ho apprezzato e alla quale non mi sento di dare una valutazione inferiore rispetto a drama più rinomati, come il celebre KinnPorsche, tanto per citarne uno a tema simile. Con la differenza che l'8 dato a KinnPorsche è il risultato di una media, perchè poteva aspirare a un 10 e lode ma gli innumerevoli difetti l'hanno trascinata a un 6 di sufficienza, mentre questa serie si è posta come obiettivo 8 e fin lì è arrivata: non c'è un cast stellare, non ci sono riprese di altissimo livello o una trama complessa e ricca...C'è una serie che aspira ad essere una buona serie, né più né meno, e tale si è rivelata.

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Completed
When Life Gives You Tangerines
6 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 1, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 1
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Una spettacolare lezione di vita di sconvolgente bellezza tra amore e resilienza

Una vera e propria pietra miliare. Ecco cos'è questo drama.
C'è tanto, praticamente tutto, e fatto in modo straordinario.
Non è la storia di una singola persona o di una coppia, è la storia della vita di tante singole persone e coppie diverse, di tutti gli abitanti di un villaggio, la storia di un'intera popolazione nel corso delle varie decadi, dagli anni '60 fino ai giorni nostri.
Nell'elaborato ricamo della trama si intrecciano i fili di molteplici sentimenti e aspetti, capaci di bucare lo schermo e arrivare dritti allo spettatore, con tutto il carico emotivo che comportano.
Amore, resilienza, sacrificio, ma anche sogni, speranze, gioie così come sofferenza, dolore, rabbia e determinazione.
Cronologicamente parlando, il lasso temporale segue il percorso di vita di Ae Sun, da quando nel 1960 non era altro che una bambina di dieci anni. Intelligente e ambiziosa nonostante sia nata e cresciuta nella totale povertà. Figura fondamentale per lei è - e resterà sempre nei suoi ricordi - la madre, una donna sorprendentemente giovane ma logorata nell'aspetto da una dura vita di solo lavoro. Gwang Rye è una haenyeo (pescatrice subaquea tradizionale dell'isola di Jeju), e il suo ritratto è quello di migliaia di altre donne che per decenni hanno mantenuto le proprie famiglie grazie a un lavoro sì caratteristico (è oggi patrimonio UNESCO) ma estremamente usurante, oltre che molto pericoloso. Gwang Rye è una donna cresciuta in povertà ma molto intelligente e soprattutto forte come una roccia, vissuta in un periodo troppo acerbo per poter fare un salto di qualità nello stile di vita (le immagini della capanna in cui vive, gli abiti e tutto il resto potrebbero benissimo risalire agli inizi del secolo, mentre invece siamo ben oltre la metà, ma la mancanza di progresso , soprattutto in una zona provinciale isolana, è davvero impressionante). Sa di non poter ambire a nessun futuro diverso dal proprio presente e ripone tutte le speranze in Ae Sun, primogenita dotata di spiccata intelligenza e bambina capace di sognare in grande. Il rapporto madre - figlia sembra burbero, fatto più di crude lezioni di vita che di coccole, per quanto sia segretamente molto orgogliosa della piccola: Gwang Rye ha una missione da compiere, far capire alla figlia di non abbandonare mai i propri sogni ma al contempo prepararla a una vita - nell'immediato - sicuramente difficile, poichè è chiaro che anche per Ae Sun il mondo non potrà cambiare dall'oggi al domani.
La sua morte lascerà Ae Sun di fatto sola al mondo, poco tollerata dalla famiglia del defunto padre, accolta per convenienza dal patrigno rimasto ad occuparsi dei due piccoli fratellastri. Al suo fianco, fin dalla giovane età, troviamo Yang Gwan Sik, meno abizioso e talentuoso di Ae Sun, ma con un solo obiettivo verso il quale mostrerà la tenacia invidiabile del suo essere il "cuore d'acciaio" per tutta la vita: stare al fianco di Ae Sun.
Le vicende legate alla loro gioventù sono ricche dei drammi quotidiani, quelli veri. La povertà, la disperazione e i sogni infranti non riescono però a soffocare l'amore, che porta il cuore a scelte inevitabili, segnando così il destino di tutto ciò che verrà.
I sedici episodi sono davvero ricchi, intensi. Già dopo averne visti due o tre si ha l'impressione di aver superato - in contenuti - la maggior parte delle serie complete in circolazione. Il filone, dicevo, segue principalmente la crescita di Ae Sun, ma frequenti sono i flashback e i flashforward tra una decade e l'altra, con particolare attenzione ai primi anni di matrimonio, dove le vicissitudini della giovane coppia alternano momenti di gioia e speranza a grandi sofferenze e rinunce, e poi al ventennio successivo, con Ae Sun e Gwan Sik ormai alla soglia dei quarant'anni, alle prese con la gestione dei figli nel delicato passaggio tra l'adolescenza e l'età adulta.
Personalmente, la parte che più ho preferito è quella iniziale, fino ai primi anni del matrimonio. Il salto successivo lascia ampio spazio alle vicende dei due figli che, pur ben caratterizzati, non mi hanno affascinata allo stesso modo. Gli ultimi episodi, invece, sono tornati a investirmi in pieno. Questa è sicuramente una delle serie per la quale ho versato più lacrime in assoluto, la capacità della sceneggiatura, della regia e della recitazione di coinvolgere è impressionante, sembra davvero di mettersi nei loro panni e di vivere le diverse situazioni.
Cast di altissimo livello, tutti quanti, bambini inclusi che hanno davvero avuto un ruolo non marginale o semplice. E che dire delle "zie" haenyeo, la nuova moglie del patrigno, la coppia di anziani burberi ma di buon cuore nella cui casa vivono in affitto nei primi anni di matrimonio, o ancora la nonna di Ae Sun, la madre di Gwan Sik, e non di meno il fastidioso Bu Sang Gil con moglie e figlia. Tante storie e tanti intrecci portati avanti sapientemente, senza mai perdere di credibilità o coerenza, mostrando un vita reale in tutta la sua straziante ma - al tempo stesso - sconvolgente bellezza.
Le musiche - in gran parte canzoni celebri delle varie epoche - s'inseriscono perfettamente nel contesto, affiancando all'inusualità della scelta la capacità di ricondurre sempre a un senso di realtà costante e profonda, richiamando periodi - vissuti o raccontati - che fanno parte della storia di tutti.
In conclusione, una serie non solo da non perdere ma che probabilmente lascerà sconvolti tanto è meravigliosa e ben fatta. A me, di sicuro, è successo.

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Completed
Our Universe
5 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 12, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 5.0
Story 4.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 3.0

Un universo di noia in costante espansione

Correva l’anno 2010 quando Katherine Heigl e Josh Duhamel presero parte alla commedia statunitense “Tre all’improvviso”. Me lo ricordo bene: film carino, classico romance non eccezionale ma sicuramente piacevole e apprezzabile, con due quasi sconosciuti che, uniti da una circostanza tragica, si ritrovano a dover fare da genitori a un bambino, scoprendo poi l’amore durante il percorso. A distanza di oltre quindici anni ecco che il concept sbarca in Corea con “Our universe/I’ll give you the universe”, un drama che riprende lo spunto interessante e lo diluisce in dodici ore di visione, ottenendo il risultato di spegnere qualsiasi briciolo di entusiasmo iniziale.
Il problema principale della serie è il suo decorso da "palloncino sgonfio". La storia, che vede protagonisti Seon Tae Hyung e Woo Hyun Jin alle prese con la crescita del piccolo nipotino Woo Joo, avrebbe avuto la forza narrativa per esaurirsi in quattro, massimo sei episodi. Invece, la sceneggiatura decide di imboccare tutte le possibili tangenti, allungando il brodo con dinamiche lavorative banali, un triangolo amoroso con il "primo amore" di lei (Park Yoon Sung, interpretato da un Park Seo Ham molto meno convincente rispetto alla sua splendida prova in “Semantic error”) che stenta a decollare, e conflitti familiari talmente prevedibili da risultare soporiferi. Il risultato è una narrazione che procede a rilento, dove accade pochissimo per lunghi tratti, per poi ammassare colpi di scena scontati nei minuti finali di ogni puntata.
Rispetto ai contenuti, il drama annaspa nel melodramma più obsoleto e abusato. I segni del destino sono così insistenti da diventare ridicoli: non basta che i due protagonisti condividano lo stesso tetto, ma devono anche scoprire di avere un irrisolto passato comune (i famosi “giorni di pioggia”), aspetto che li rende ancora più "anime gemelle" in modo forzato e poco credibile. L’ accudimento del bambino, che dovrebbe essere il motore emotivo della storia, viene spesso relegato sullo sfondo per far spazio alla telenovela amorosa tra i protagonisti e il rivale di lui. La chimica tra gli attori principali, Bae In Hyuk e Noh Jung Ui, pur onesta, non riesce a sostenere il peso di dialoghi ripetitivi e situazioni che girano a vuoto, come la continua indecisione sentimentale che si trascina per oltre metà della serie. In chiusura si rispolvera la questione più legata al bambino – eh, sì, c’è anche lui – con un colpo di coda finale che nessun difetto lima e nessun pregio aggiunge, ma allunga ulteriormente un brodo divenuto ormai acqua.
Dal punto di vista tecnico, la regia di Lee Hyun Seok e Jung Yeo Jin non riesce a mascherare i limiti di una sceneggiatura povera. Le inquadrature sono quelle tipiche del genere, senza guizzi particolari, e la fotografia, non va oltre il gradevole. Ci si affida troppo ai primi piani dei protagonisti per esprimere emozioni che le parole non sanno comunicare, una scelta che dopo un po' stanca. La colonna sonora, poi, è il classico richiamo emotivo: ad ogni minima tensione, parte il brano strappalacrime, sottolineando in modo pacchiano ciò che lo spettatore avrebbe già dovuto capire da sé.
Detto questo, l'elefante nella stanza resta però lei: l’eccessiva durata. Prendere un film di novanta minuti e trasformarlo in una serie di dodici ore è un'operazione commerciale che richiederebbe una sceneggiatura sapientemente rivista e studiata, per essere giustificata. Qui non lo è. Si ha la netta sensazione che ogni singola scena venga ripetuta almeno tre volte da punti di vista diversi: la litigata, la riappacificazione, il dubbio, la gelosia. È un loop infinito che mette a dura prova la pazienza dello spettatore, il quale si ritrova a fare il tifo non per la coppia, ma per i titoli di coda. Non ho droppato la serie solo perché l’ho avviata quando ormai mancavano un paio di episodi alla fine, altrimenti sarebbe stato impensabile trovare la voglia di attendere la messa in onda settimanale.
"Our Universe" è, in definitiva, una rivisitazione della quale, sinceramente, non si avvertiva la mancanza. Il cast, già di suo non stellare, fa comunque del suo meglio con il materiale a disposizione, ma questo non basta. È il classico drama che si dimentica subito dopo averlo visto, che non lascia il segno e che conferma come non basti una premessa carina per fare una buona serie. Un prodotto piatto, prevedibile e ingiustificatamente lungo, adatto solo a chi cerca un sottofondo sonoro mentre fa altro, senza il timore di perdersi nulla di importante. Per tutti gli altri, consiglio vivamente di recuperare l'originale americano: in un'ora e mezza avrete la stessa storia, ma con molta più soddisfazione e senza inutile spreco di tempo.

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Completed
Pursuit of Jade
6 people found this review helpful
by Lynnea
21 days ago
40 of 40 episodes seen
Completed 3
Overall 8.0
Story 7.5
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Quando la forma prevale sulla sostanza

Se questo drama fosse uno dei tanti pacchetti esposti in una vetrina, allora sarebbe senza ombra di dubbio quello dall’incarto più scintillante, capace di distinguersi da tutti gli altri e attirare lo sguardo fin dal primo istante. Una confezione davvero spettacolare ma che, una volta rimossa e messi a nudo tutti i contenuti dei pacchetti sullo stesso scaffale, non si farebbe più riconoscere nettamente come prima.
E’ così che “Pursuit of Jade” arriva sullo schermo: confezionato in un involucro che non può passare inosservato: Zhang Ling He e Tian Xi Wei come protagonisti, un budget consistente, una campagna marketing che dovrebbe essere presa ad esempio e che ne ha fatto uno dei drama più attesi dell’anno. Eppure, dopo averne seguito l'intero arco narrativo, ci si trova di fronte a un'opera che incarna perfettamente le contraddizioni di molte produzioni cinesi contemporanee: tecnicamente ineccepibile, visivamente sontuosa, ma narrativamente fragile, quasi titubante nel costruire qualcosa di davvero memorabile.

La prima metà del drama è sicuramente la migliore e porta le aspettative a livelli stratosferici. L'ambientazione iniziale nel villaggio di Lin'an ha un fascino autentico: Fan Changyu, una macellaia dal cuore generoso ma dalla mano ferma, salva dalla neve un uomo ferito che si rivelerà essere il marchese Xie Zheng, creduto morto. Mantenendo segreta l'identità di lui, ne nasce un matrimonio di convenienza che, anziché scivolare nei soliti cliché, regala momenti di genuina freschezza. La chimica tra i due protagonisti funziona, le scene di vita quotidiana sono permeate di calore, e la regia cesella ogni inquadratura con cura quasi maniacale. Tian Xi Wei, in particolare, restituisce una Changyu vivace e credibile, fresca e originale, capace di alternare la durezza della sua professione a una vulnerabilità mai sopra le righe. È proprio questo contrasto – la macellaia che diventa marchesa – a costituire il motore emotivo iniziale. Il dramma sembra voler raccontare una storia di crescita reciproca, di due persone che imparano a fidarsi l'una dell'altra al di là delle convenzioni sociali. E per un po' ci riesce. Tremendamente bene.

La seconda metà del drama è però caratterizzata da una leggera ma costante perdita di quota. Il passaggio all'arco militare segna l'inizio di un lento ma inesorabile declino. Changyu si arruola, e quella che poteva essere un'evoluzione organica del personaggio diventa improvvisamente una forzatura narrativa. La sua ascesa a generale – dopo appena due battaglie – sfida qualsiasi sospensione dell'incredulità. Non basta aver avuto un padre che l'ha addestrata da bambina per giustificare la capacità di uccidere generali esperti con due colpi di spada. La sceneggiatura sembra voler costruire a tutti i costi una "leggenda della donna generale", dimenticando che la forza del personaggio risiede altrove: nella sua intelligenza pratica, nella sua umanità, nella sua capacità di navigare le complessità della vita senza bisogno di impugnare una spada in prima linea.
Non passano anni che possano rendere credibile una tale trasformazione, e il breve lasso di tempo rende l’evoluzione ancor più precipitosa. L’affascinante, originale e singolare macellaia più che vedere la crescita del proprio personaggio sembra proprio evolvere in una figura completamente diversa, pur presa in prestito da vicende storiche realmente accadute. Rispetto al romance, ci si è un po’ dilungati su alcuni meccanismi: l’identità segreta di lui resta tale per una quantità impressionante di episodi e, una volta venuta a galla, occorre mettere in conto un’altra quantità di episodi dove lei porta avanti il cruccio della differente estrazione sociale. Tutti aspetti sensati e leciti, ma che andavano sviluppati nei giusti tempi e non trascinati all’infinito.
Ancora più problematico è il trattamento riservato a Xie Zheng. Il personaggio, presentato inizialmente come un generale temuto, un uomo dal passato oscuro e dalla ferocia repressa, viene progressivamente svuotato. Le sue reazioni diventano sproporzionatamente pacate, la sua autorità militare si dissolve in una serie di malattie improvvise che lo costringono a letto ogni pochi episodi, e il suo ruolo si riduce a quello di spettatore ammirato della moglie, dove ci si ricorda che è il famoso e temuto Marchese di Wu’ An solo nei brevi incontri notturni con i suoi sottoposti, durante i quali viene aggiornato sugli sviluppi della situazione (tolto questa sorta di “bollettino”, si limita a fare il convalescente e ad aspettare pazientemente di vedere cosa succede). Quando Changyu lo droga per partecipare a una battaglia al posto suo – un atto che in qualsiasi contesto militare comporterebbe conseguenze gravissime – la sua risposta è un silenzio complice. Non c'è conflitto, non c'è confronto, non c'è nemmeno un accenno di autorità ristabilita. Il paradosso è che proprio mentre la protagonista viene esaltata oltre ogni misura, la sua autonomia narrativa ne risente paradossalmente. Per farla brillare, il drama finisce per costruire intorno a lei un mondo troppo accomodante, dove le conseguenze delle sue azioni vengono sistematicamente rimosse e dove la sua ascesa avviene in un vuoto di ostacoli credibili.
Ad arricchire ulteriormente il quadro ci pensa la coppia secondaria. Qi Min e Yu Qianqian – quest'ultima tragicamente confinata in un finale che nega ogni possibilità di felicità – rappresentano di fatto il nucleo emotivo più interessante dell'intera opera. Le loro dinamiche, per quanto tossiche, hanno il coraggio di mostrare desiderio, conflitto, ambiguità morale. Deng Kai, splendido psicopatico dalla chioma argentata nel ruolo di Qi Min e indiscutibilmente il mio personaggio preferito, offre un'interpretazione di gran lunga più sfaccettata rispetto a quella dei protagonisti, e la sua chimica con l'attrice che interpreta Qianqian genera una tensione di gran lunga superiore a quella della coppia principale. È paradossale: la storia secondaria, quella destinata a rimanere nell'ombra, è quella che rivendica con più forza la complessità che il resto del drama sembra rifuggire. Ho apprezzato anche l’altro pairing secondario, più modesto e per certi versi goffo, ma al tempo stesso anche molto tenero.
Passando ai cattivi, il problema è molto semplice: sono troppi. Quattro fazioni nemiche creano una confusione politica che neppure la sceneggiatura sembra in grado di districare. Il risultato è che l'intreccio politico, anziché arricchire la narrazione, la appesantisce, costringendo il finale a precipitare in una ridda di rivelazioni accatastate l'una sull'altra senza il giusto respiro.
Negli ultimi dieci episodi, se possibile, la situazione peggiora ulteriormente: le scene sono giustapposte senza fluidità, le transizioni appaiono forzate, e alcune sequenze – come il combattimento uno contro uno nel bel mezzo di un colpo di stato – sfiorano il ridicolo. Soprattutto, il drama inizia a "raccontare" ciò che prima "mostrava": le motivazioni vengono spiegate a voce, i conflitti interni vengono dichiarati anziché messi in scena, e l'empatia che si era costruita nei primi venti episodi si disperde in un susseguirsi di dialoghi espositivi.
Il finale è piuttosto deludente: dopo un penultimo episodio dove vi è un caos narrativo in cui personaggi ben costruiti agiscono in modi non del tutto lineari, ecco che l’ultimo capitolo si chiude con uno "scenario alternativo" che sembra più un ripensamento dell'ultimo minuto che una scelta autoriale coerente. La sensazione è che la produzione, dopo aver speso tutte le energie per confezionare un prodotto visivamente impeccabile, si sia accorta all'ultimo momento di dover risolvere anche la storia.
E qui sta il punto. “Pursuit of Jade” è un drama che eccelle per molti versi: volti noti, paesaggi mozzafiato, fotografia curata, colonne sonore accattivanti, un filtro lattiginoso che rende ogni inquadratura simile a un dipinto. Ma tutto questo, da solo, non basta. Spettacolare – di quella bellezza straordinaria che però non può e non deve durare in eterno (i paesaggi innevati rischiarati dalla luce calda del sole sono tra i più belli mai visti, eppure a un certo punto il fascino è diventato quasi esasperazione, e i fiocchi di neve continuavano a volteggiare nell’aria come pulviscolo anche quando non avevano quasi più ragione di esserci).
I costumi risultano belli e curati: ho trovato inizialmente strambe le due “antenne” sul copricapo del Marchese, ma apprezzo il fatto che trovino un riscontro storico che non conoscevo. Rispetto alla protagonista, ho preferito di gran lunga gli abiti indossati nella prima parte, forse più inusuali del solito ma proprio per questo anche più distintivi e caratterizzanti.

In generale, la sceneggaitura sembra scritta con l’obiettivo di ammaliare e accontentare il pubblico: attori belli, sguardi languidi, baci appassionati, una protagonista che emerge senza troppe difficoltà. Su tutto questo si spende a mille, fornendo materiale in abbondanza. Ma nel farlo, rinuncia a qualsiasi ambizione di complessità. I personaggi vengono smussati per diventare più facilmente amabili, i conflitti vengono risolti senza lasciare cicatrici, la Storia viene ridotta a sfondo decorativo per storie d'amore patinate.
OST davvero belle e coinvolgenti, forse nella prima parte in certe scene un po’ predominanti sui dialoghi, ma non starei a cercare il pelo nell'uovo. Sigla iniziale particolarmente deludente: l’ho trovata insulsa e banale, davvero sottotono se si considera invece l’attenzione messa nell’impatto visivo delle diverse scene di ogni singolo episodio. Ci si poteva inventare qualcosa di meglio, di più originale, insomma.
Cast, già detto, sicuramente di prim’ordine: Tian Xi Wei è stata per me una scoperta che mi auguro di rivedere in futuro, con un carisma innato e una grande espressività. Zhang Ling He, con la sua bellezza elegante e composta, dimostra ancora una volta una presenza scenica che non necessita di parole. Riesce a riempire i momenti di silenzio con grande sicurezza, portando in scena un personaggio estremamente umano ed equilibrato. Un tipo di caratterizzazione che è nelle corde dell’attore, ma che mi chiedo se rappresenti anche un suo limite: spero di vederlo, in futuro, dare prova di una maggiore versatilità interpretando qualche personaggio un po’ più particolare.

Sia chiaro, non si tratta di un brutto drama, anzi, complessivamente merita, poco ma sicuro. La qualità della produzione è indiscutibile, e gli amanti del genere troveranno senz'altro molti momenti di soddisfazione. Ma rispetto a quanto promette, mantiene meno del previsto. È il prodotto perfetto per un mercato che premia il riconoscibile rispetto all'originale, la sicurezza rispetto al rischio.
Resta, alla fine, una sensazione di opportunità mancata. Perché il potenziale c'era: l'inizio era solido, i due protagonisti ben caratterizzati. Ma la seconda metà, frettolosa e confusa, tradisce quella promessa iniziale, lasciando lo spettatore con l'amaro in bocca di un'opera che avrebbe potuto essere memorabile e invece si è accontentata di essere, semplicemente, un altro prodotto di successo.
Consigliato? Direi tranquillamente di sì. Ma più per ammirare la tecnica che la storia in sé: chi cerca un drama visivamente appagante e non dà troppo peso alla coerenza narrativa ne rimarrà probabilmente molto soddisfatto.

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Completed
Revenged Love
6 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 16, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 1
Overall 9.0
Story 8.5
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 9.0
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Un importante e coinvolgente passo in avanti sul fronte BL

BL cinese – attori cinesi e girata in Cina – che ha cercato in tutti i modi di sfuggire alla mannaia della censura cercando l’appoggio di Singapore e Taiwan in sede di produzione e post produzione – sulle diverse piattaforme viene accreditata all’una o all’altra, in alcuni casi anche alla Tailandia – e con una distribuzione che si limita all’estero (ovviamente in Cina non viene trasmessa).
Un giro tortuoso per un drama che, però, davvero merita.
La serie vanta un importante passo avanti e diversi pregi, ma presenta anche alcuni limiti e aspetti migliorabili, che possono essere buoni propositi per altre serie future dello stesso filone.

PRO:
- Romance molto coinvolgente, colpisce per la sua capacità di emozionare e far attendere con trepidazione la messa in onda dell’episodio successivo. La presa – almeno per gli amanti delle BL – è davvero forte e indiscutibile.
- Buon bilanciamento delle scene, un mix ben riuscito di romanticismo, sensualità e momenti di levità, che vedono l’alternarsi di scene comico-divertenti (in gran parte promosse dal proposito di Wu Suo Wei di fingersi attratto da Chi Cheng) a momenti passionali (sempre nei limiti della decenza, mai eccessivi) a passaggi più delicatamente sentimentali (soprattutto alcune uscite inaspettate di Chi Cheng, apparentemente banali ma di grande impatto e valore, se si tiene conto della caratterizzazione del personaggio).
- Le scene intime, seppur presenti e ben gestite, non sono quelle che lasciano il segno più duraturo: sono invece i piccoli momenti condivisi, le uscite improvvisamente tenere e le gag comiche a scombussolare lo spettatore e a portarlo ad affezionarsi al drama. Questo equilibrio tra passione, dolcezza e ironia rende la narrazione dinamica e avvincente.
- Cast azzeccato e chimica innegabile: entrambi gli attori protagonisti si sono rivelati davvero performanti, la loro recitazione convince, l’affiatamento di coppia si percepisce non solo nelle scene più esplicite ma anche nei momenti più semplici, dove i piccoli gesti si caricano di un’intensità sorprendente. Wu Suo Wei, con il suo sorriso solare e la determinazione a riscattarsi da un passato di povertà, contrasta splendidamente con un Chi Cheng arrogante, geloso, possessivo, prepotente, imprevedibile come i serpenti che alleva e di cui si circonda ma che in campo sentimentale mostra anche una sorta di vulnerabilità, nascondendo vecchie ferite sotto una maschera di apparente distacco.
- Personaggi principali ben costruiti, non monodimensionali come spesso capita in molte BL asiatiche: Wu Suo Wei e Chi Cheng non sono definiti solo dalla loro relazione, hanno una storia e un passato alle spalle che li identifica in primis come individui singoli. In Wu Suo Wei è palese il desiderio di riscatto economico e di rivalsa nei confronti di Yue Yue, aspetto che lo spinge a manipolare Chi Cheng. Quest’ultimo, pur essendo una red flag a tutti gli effetti, mostra anche un fascino indiscutibile, complice anche un'interessante mimica facciale e un timbro di voce intrigante che - va detto - non è però il suo (aspetto non da poco perchè con un tono di voce diverso credo che il suo appeal sarebbe stato decisamente inferiore). La sua gelosia, prepotenza e possessività sono spesso ai limiti dell’accettabile, Il suo modus operandi all’inizio della serie è decisamente discutibile e a tratti malsano, e ci sono dei momenti con Wu Suo Wei di dubbio consenso, aspetto smorzato però da una sorta di responsabilità condivisa dovuta al fatto che l’adescamento rientra volutamente nei piani di vendetta di Wei Wei.
- Sceneggiatura credibile, matura, adeguata. A differenza di molte serie BL tailandesi, dove le scene esplicite sembrano spesso fini a sé stesse, e a differenza di molte BL coreane dove l’interazione tra i due protagonisti adulti è tanto delicata e platonica da risultare irreale, Revenged Love integra la sfera sessuale alla trama in modo organico, senza mai scadere nella volgarità (in questo senso supera decisamente il romanzo dal quale è tratta, dove i molteplici momenti intimi vengono descritti fin troppo minuziosamente con un'infinità di dettagli e un’attenzione quasi morbosa).
- L'essere riusciti ad adattare una storia presa da un romanzo davvero malsano, di una volgarità eccessiva e con passaggi di una violenza praticamente da denuncia. Il drama ha il merito di aver tolto il 90% di questi aspetti davvero inguardabili. Restano alcuni passaggi e alcuni tratti, quasi tutti legati al personaggio di Chi Cheng, che andrebbero ancora rivisti: va bene abitudini in passato sopra le righe, proprio per mostrare il cambiamento successivo, ma sono convinta che il fascino del protagonista non necessiti di azioni violente o prevaricanti, il suo charme risiede altrove. Anche il rapporto di amicizia tra Guo Cheng Yu e Chi Cheng viene trasposto in modo sano e privo di tutti i risovolti perversi che caratterizzano il duo nel romanzo.
- Regia di alto livello, fotografia curata, con inquadrature e toni di luci capaci di esaltare le emozioni. La scenografia è immersiva e permette di cogliere in pieno l’atmosfera della storia. Le musiche, spesso strumentali, accompagnano in modo calzante i momenti chiavi, riproponendosi ad hoc nei siparietti più divertenti e spensierati, piuttosto che nei momenti più sentimentali o nelle scene più intime.
- Il passo – o pseudo passo – in avanti. Dopo anni di adattamenti censurati tramutati in bromance o BL depauperate dell'aspetto sentimentale e ridotte a un assalto fisico malsano e aggressivo, quasi a voler prendere la maggior distanza possibile da qualsiasi connotazione positiva, ecco che Revenged Love ritenta la strada già provata da “Addicted Heroin” quasi una decina di anni fa (drama non ben riuscito, e comunque poi interrotto), sfidando la mentalità ristretta non solo con scene esplicite, ma rendendole parte di una vera e propria storia sentimentale senza alcuna vergogna o assurda storpiatura.

CONTRO:
- Il drama presenta dei limiti narrativi abbastanza evidenti, la storia d’amore coincide di fatto con la trama - e in questo mi ricorda molto le BL tailandesi – mentre un valore aggiunto sarebbe stato inserirla in un contesto più ampio e strutturato quale parte integrante di una storia più complessa e articolata. Per questo i tempi forse non sono ancora del tutto maturi, ma certamente la direzione intrapresa è quella giusta.
- Il mettere al centro la relazione tra i due come unico obiettivo porta ad inevitabili forzature: il cambio ad hoc dell'orientamento sessuale di Wu Suo Wei ne è un perfetto esempio ("Gay solo per te" piuttosto che "da finto a vero gay" sono stratagemmi già visti, poco credibili e che sanno un po' di scorciatoia per arrivare al dunque). Stesso discorsi in termini di licenze poetiche: i serpenti di Chi Cheng sono un tocco da maestro, incuriosiscono e accentuano la caratterizzazione del personaggio. Detto questo, dubito che si possa andare tranquillamente in giro ovunque con un serpente attorcigliato attorno al braccio.
- I personaggi secondari nella prima metà del drama sono un po’ poco approfonditi e le conversazioni ruotano quasi esclusivamente attorno alla relazione principale, limitando la profondità narrativa. Personalmente non ho apprezzato particolarmente il pairing secondario, l’amico dottore è sì una graziosa e amichevole spalla per Wu Suo Wei ma preso singolarmente mi ha dato l’impressione di un personaggio un po’ insipido, non particolarmente perspicace per quanto sicuramente di buon cuore, e fastidiosamente pettegolo. L’ex amico di Chi Cheng, esteticamente (inteso come bellezza ma anche come espressività), non mi ha colpita molto. L’ho trovato poco contestualizzato nella prima parte, spesso noioso con i suoi agguati alla clinica, ma fortunatamente riguadagna i punti con l'entrata in scena di Wang Shuo e il successivo ripristino della vecchia amicizia fraterna tra lui e Chi Cheng. Devo però dire che a metà serie qualcosa cambia, la coppia secondaria sembra riuscire a smarcarsi un po' dall'ingombrante ombra del pairing principale e le loro scene non sono più uno spreco di minuti da skippare ma cominciano a farsi vagamente interessanti.
- La scena della riconciliazione dopo la rottura, qualcosa è decisamente andato storto. Abbastanza fedele al romanzo, ma il pianto di Wei Wei davvero poco convincente e anche Chi Cheng, nel suo istigarlo per poi frenarlo e infine cedere, ha mostrato passaggi non del tutto credibili. Non è stata emozionante come avrebbe dovuto essere una scena così fondamentale (ho preferito di gran lunga il momento del confronto in prigione tra i due nel penultimo episodio, per dire).
- I tempi della narrazione: il romanzo conta poco meno di 300 capitoli, la riappacificazione tra i due avviene a un centinaio di capitoli dalla fine ma nel drama ciò accade molto più avanti: va da sè che tutti gli eventi successivi vengono compressi e riproposti a raffica. Alcuni quasi tolti, altri semplificati (ad esempio il nipote è solo uno e non due gemelli, la sorella di Chi Cheng non mette alla prova Wei Wei seguendo il manuale di appunti scritto dal padre), altri ancora modificati (cambia il responsabile dell'arresto di Chi Cheng, piuttoto che la risoluzione del rapimento di Wei Wei). Non solo, anche il lasso temporale descritto viene accorciato, spesso a discapito della credibilità: dopo la morte della madre Wei Wei passa settimane in uno stato di totale sconforto, mentre nel Drama la proposta di portarlo a fare in viaggio è quasi immediata, e vederlo completamente rasserenato giusto per essersi sfogato con un po' di urla al vento... Boh.
- Il romanzo è disseminato di scene NC18 che ripropone puntualmente ogni tot capitoli dall'inizio fino praticamente alla fine. Ho sempre detto che non sono per me i passaggi più importanti, la chimica di coppia che mi è piaciuta l'ho percepita in scene più romantiche, dolci e sì, anche in qualche effusione non esagerata. Dopo la riconciliazione, però, non si vede più un bacio che sia uno, tanti momenti teneri (forse anche troppo, già che vedere Chi Cheng che spadella in grembiule rosa sa tanto di OOC), qualche fotogramma sul famoso materasso ad acqua volutamente allusivo, ma per il resto l'impressione è che manchi qualcosa. Senza riproporre scene spinte, sarebbe stato bello avere qualche effusione in più e qualche gioco d'acqua e bolla di sapone in meno (spesso nei drama asiatici, dai coreani ai cinesi e talvolta anche giapponesi, c'è quest'assurda abitudine di inserire parchi giochi, giostre dei cavalli, bolle di sapone e altre ridicolaggini infantili quali massime forme di divertimento...per adulti). Comprendo il voler sottolineare come l'iniziale attrazione lussuriosa si sia trasformata in vero amore, ma nel finale anche un semplice bacio non avrebbe minato la palese evoluzione del rapporto tra i due. Persino il pairing secondario vede un calo del sipario più gratificante, da questo punto di vista, sebbene l'immagine a tonalità calde dell'ultima scena, con entrambi rilassati e vestiti di bianco, e Wei Wei che, sdraiato sopra Chi Cheng, afferma di sentirsi di nuovo a casa resti comunque un finale di tutto rispetto.
- Non ho ben capito perchè far chiamare Wei Wei "zia" dal piccolo Dou dou, nipote di Chi Cheng: al di là del ruoli tra i due nell'intimità, ho sempre apprezzato il fatto che andassero oltre certe sciocchezze e appellativi vari: l'ho trovata una caduta di stile davvero evitabile.
- L'ultimo episodio è stato il più breve di tutti, non ho capito perchè rinunciare a minuti preziosi e soprattutto perchè eliminare la scena finale dei due davanti alla tomba dei genitori di Wei Wei (la scena tagliata, non doppiata, è comunque in circolazione su alcune piattaforme). Poteva starci un episodio speciale dopo la fine del drama, ma onestamente ci spero davvero poco.
- Infine, piccolo dettaglio ma non del tutto irrilevante, trovo sia una scelta discutibile l’inserimento nella sigla iniziale e nei titoli di coda di sequenze tratte non solo dai primi episodi ma – evidentemente – anche da momenti molto più avanti, generando un effetto spoiler non sempre gradito a tutti.

SPOILER!
Un piccolo sunto dei momenti che più mi sono piaciuti e mi hanno fatta affezionare al pairing Wei Wei/Chi Cheng:
- Chi Cheng che si fa mettere da Wei Wei la cintura che gli ha appena regalato
- L'atteggiamento di Chi Cheng dopo che Wei Wei finisce in ospedale quasi strangolato dal serpente
- Il tramonto guardato assieme e la battuta sulla barba non fatta/ricresciuta
- I fuochi d'artificio a Capodanno
- Wei Wei che, credendo al ritorno di Wang Shuo, si arrende a Chi Cheng buttandogli le bracci al collo
- Chi Cheng che scopre Wei Wei intento a fare una nuova teca per Gelosone, pensando invece lo stesse tradendo
- quando Chi Cheng afferma che tutti possono essere arrabbiati con lui, tranne Wu Suo Wei
- Wei Wei che porta via Chi Cheng dal locale che abitualmente frequentava, reclamandolo in modo ufficiale e definitivo
- gli orologi di coppia e i messaggi in codice
- la scena in piscina
- Wei Wei che salta in spalla a Chi Cheng dopo che il loro stratagemma per aiutare il pairing secondario ha sortito l'effetto desiderato
- l'abbraccio di Wei Wei quando Chi Cheng rincasa dopo essere stato dai genitori, e l'ammissione del timore che non tornasse
- il confronto tra i due in prigione (una delle miei scene preferite, forse la più toccante di tutte)
FINE SPOILER!

In conclusione Revenged Love è una serie che sa sicuramente come conquistare ed emozionare con la sua intensità - fatta di comicità, passione, prepotenze e tenerezze - portando lo spettatore ad affezionarsi ai due protagonisti. Pur non essendo perfetta (ci sono innegabilmente punti deboli e migliorabili, dalla struttura narrativa agli aspetti ancora troppo red flag del protagonista), rappresenta però un vero e proprio upgrade per le BL cinesi, aspetto di fondamentale importanza per i drama di questo genere.

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Completed
Eat Run Love
4 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 23, 2025
28 of 28 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Una versione molto più modesta di L&P ma comunque apprezzabile

L’approccio a questo drama è stato un misto di speranza e timore, in entrambi i casi legati a un paragone per me imprescindibile, quello con il drama “Lighter & Princess”. La speranza nasceva dal fatto di ritrovare lo stesso attore protagonista – solitamente impegnato in serie di genere fantasy/Wuxia, non i miei preferiti –qui di nuovo alle prese con una commedia romantica moderna. Il timore era per il confronto con L&P, tra le mie serie preferite, difficile da eguagliare e quindi col rischio che le aspettative fossero disattese.

La mia recensione nasce quindi dal confronto tra le due e, a drama concluso, posso dire che è una storia sì meritevole ma non al pari di L&P.

LA STRUTTURA NARRATIVA – E’ praticamente la stessa: l’avvio, nel presente, vede i due protagonisti incontrarsi quasi per caso dopo anni dalla separazione. Da lì segue un tuffo nel passato, un lungo flashback che ripercorre la loro storia ai tempi dell’università, da quando si conoscono fino al momento in cui si lasciano. Si torna quindi al presente, con lo spettatore ora più consapevole dei trascorsi, e da lì la vicenda evolve ulteriormente fino alla conclusione.

IL CONTESTO – Sia ai tempi dell’università che dopo nel mondo lavorativo, il settore è quello finanziario (in L&P informatica). Ben presenti in entrambi, non caratterizzano solo le passioni e le professioni dei protagonisti sulla carta ma vanno proprio a intrecciarsi negli eventi e nelle vicende narrate. Ho trovato forse più ricco e stimolante il mondo della programmazione informatica, mi è sembrato ci fossero più riscontri nel concreto.

LA PROTAGONISTA - Di Ding Zhi Tong è sicuramente apprezzabile l’impegno e la correttezza, il suo timore rispetto alla stabilità economia ha senso se si guarda al suo passato, ma è un elemento che tende davvero a trascinarsi molto, forse troppo, specialmente nella prima parte della serie. Nella seconda parte, invece, manca un po’ di convinzione e coraggio. Una protagonista insomma un po’ più fragile e debole rispetto alla Zhu Yun di L&P.

IL PROTAGONISTA - Gan Jang è davvero ben caratterizzato, e per molti versi mi ricorda molto Li Xun (protagonista di L&P): intelligente e perspicace negli affari, determinato e caparbio, fermo e risoluto all’occorrenza, sicuro di sé, di chi vuole essere e degli obiettivi che vuole raggiungere, disposto a tutto per quello che ritiene il bene della protagonista, anche a compiere delle scelte controproducenti e a farsi carico di importanti responsabilità, accettando anche di essere frainteso. Rispetto a Li Xun, che nella sua genialità era anche molto introverso, decisamente asociale e poco espansivo, Gan Jang mostra un carattere molto più empatico e un atteggiamento generale spesso più sano. Certo, nella prima parte della serie il suo mettersi costantemente al servizio di Tong è forse un po’ eccessivo, dove sembra doverla compiacere a tutti i costi, ma fortunatamente riesce a ritrovare un equilibrio più avanti, quando lo vediamo confrontarsi senza timore con il padre o con Wang Sen.

LA COPPIA – Un discreto affiatamento fa funzionare il duo abbastanza bene, ma la chimica presente in L&P, dove anche lo scambio di sguardi sapeva essere intenso e carico di emozione, è tutt’altra cosa. Ho notato anche un’evoluzione minore, già che nella prima parte abbiamo fin da subito un Gan Jang innamorato perso e servizievole nei confronti di Tong, quindi un buon periodo roseo di coppia ma poi, dopo la rottura, la titubanza di Tong viene davvero tirata per le lunghe. L&P mostrava uno scenario di coppia più ricco ma anche più saldo, dove i bisticci e le prese in giro iniziali vengono sostituiti da una tregua, quindi una collaborazione, poi un interesse sempre più accentuato fino al formarsi della coppia. Il ritrovarsi dopo la rottura vede anche lì molte più sfumature (rancore, diffidenza iniziale, collaborazione forzata, tregua, confronto e confessione) rispetto a “Eat, run, love” dove invece, per quanto coerentemente con la storia portata avanti, abbiamo un Gan Jang perennemente dedito a inseguire Tong (salvo l’averla allontanata nel momento cruciale) e una Tong che pare volere correre più veloce di lui e sfuggirgli quasi all’infinito. Altro aspetto comune ai due drama è l’estrazione sociale diversa dei protagonisti (qui Gan Jang figlio di imprenditori e Tong cresciuta tra i debiti, in L&P Zhu Yun proveniente da una famiglia benestante e Li Xun che può fare affidamento solo su sé stesso)

I PERSONAGGI SECONDARI: Eat, Run, Love propone più pairing secondari rispetto a L&P. Di questi, Xu Chen Xi e Wang YI sono la coppia più interessante. Più che l’amico fidato, è l’amica di infanzia ad avermi piacevolmente stupita: un personaggio la cui rivalità con la protagonista suscita inizialmente una naturale e ben giustificata antipatia, salvo poi cambiare e diventare una fidata spalla per Gan Jang e la LT ma, insospettabilmente, anche per il riunirsi della coppia principale. Gli altri personaggi secondari non particolarmente degni di nota, nemmeno i cattivi. Punto di forza di L&P era ad esempio anche la squadra della Rete Cuore Alato, oltre a un antagonista, Lao Gao, che non era solo un avversario ma anche un ex-amico, con tutto il carico di invidia/gelosia/fiducia/amicizia che comportava.

RECITAZIONE: di alto livello in entrambe. Chen Fei Yu si dimostra ancora una volta un attore davvero performante, soprattutto nei passaggi più seri e drammatici (al sorriso di Gan Jang continuerò sempre a preferire lo sguardo imperscrutabile di Li Xun, sia chiaro). Al di là del ruolo interpretato questo giovane e promettente attore si dimostra davvero elegante, oltre ad avere un timbro di voce particolarmente affascinante. Sabrina Zhuang sempre molto brava, come mi era già capitato di notare in “You are desire”. Per quanto riguarda il resto del cast, quello di L&P lo metterei però su un gradino superiore.

MUSICHE – Su questo fronte si è volato un po’ basso. L’unica che ho notato è la sigla iniziale e, per quanto graziosa e delicata, non è niente di speciale. Una colonna sonora senza infamia e senza lode, come ce ne sono tante, che preferisce la sicurezza della comfort zone. Sicuramente siamo lontani dalle musiche di L&P, dove ne conto diverse davvero molto belle e varie, capaci di promuovere ciascuna la giusta scena, a partire dalla sigla di apertura, che con il suo ritmo e carattere non passa certo in sordina.

STORIA – Simili nella tipologia e nella struttura narrativa, dicevo, ma diverse nei contenuti. Il giovane imprenditore col sogno di ottime scarpe da corsa alla portata di tutti entusiasma solo fino a un certo punto, così come la gavetta di lei nel mondo della finanza per diventare MD. L’intreccio tra vita, percorsi, relazioni e futuro professionale poteva essere studiato meglio (in L&P gli anni dell’università vedono progetti di lavoro comune, anche con quello che poi sarà il principale antagonista). Anche il momento drammatico che porta alla rottura della coppia, in “Eat, run, love” non è così drammatico come nell’altra serie. In generale, l’impressione è quella di non aver saputo o voluto osare, a discapito del coinvolgimento dello spettatore, che è sicuramente inferiore. Come in L&P ho apprezzato l’inserimento di alcuni piccoli dettagli distintivi (le gru di carta, il primo paio di scarpe prodotte, la tisana allo zenzero, la lettura in inglese per conciliare il sonno, il vestito bianco, la canzone citata nel segnalibro, la corsa, ecc.) anche se nell’insieme meno iconici.
INIZIO SPOILER!!! L’ultimo episodio rappresenta un po’ una caduta, sbilanciato nel ritmo (tante scene concentrate a raffica, quando si sono spesi molti episodi precedenti a dilungarsi troppo) e una chiusura davvero un po’ troppo OOC per lui (avevo così apprezzato la sua affermazione nella maratona pre-dichiarazione, dove sottolineava come dovesse essere un momento privato tra due persone, senza pubblico a guardare). E invece si conclude in modo banale e troppo plateale, pazienza. FINE SPOILER!!!

PRODUZIONE – La troupe dietro le quinte è sicuramente valida, dalla regia alla scenografia al montaggio. Il direttore artistico, tra l’altro, è lo stesso di L&P.

GIUDIZIO FINALE
Di sicuro non è una perla rara, ma un buon drama, godibile per chi cerca una classica commedia romantica con qualche elemento drammatico e una recitazione di alto livello. Per i fan di L&P rappresenta una sorta di chicca nostalgica, pur con svariati limiti. Il consiglio per apprezzarle al meglio, per chi è ancora in tempo, è di vedere prima “Eat, run, love” e, solo a seguire, L&P.

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Completed
Turbulent Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
13 days ago
20 of 20 episodes seen
Completed 2
Overall 4.5
Story 4.0
Acting/Cast 6.5
Music 5.0
Rewatch Value 3.0
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Romance a senso unico, un'infinità di menzogne e un finale che non sa di redenzione

Questo drama si è rivelato, purtroppo, un misto di frustrazione e delusione. Unica – o quasi – nota positiva: il protagonista maschile, interpretato da Fan Zhi Xin, aveva un buon potenziale. Del resto l’attore è esteticamente interessante (tra l’altro in realtà è più giovane di quanto in alcuni drama sembri), oltre che carismatico, magnetico e particolarmente adatto a interpretare il “cattivo ragazzo” dall’animo complesso, l’antieroe per cui vale la pena soffrire. Di contro è anche l’unica caratterizzazione comune un po’ a tutti i protagonisti da lui interpretati, quindi sul fronte della versatilità potrebbe non essere particolarmente talentuoso. Se però ci soffermiamo sulla serie in questione, allora possiamo dire che la figura del delinquente o l’assassino dal cuore nascosto, una maschera dura che cela una fragilità interiore, può dirsi senz’altro riuscita.
Considerazione quasi opposta quella sulla controparte femminile, Hao Yu. Descritta come una spia infiltrata in cerca di giustizia, si rivela invece un personaggio amorfo, privo di spessore e, oserei dire, di intelligenza emotiva. La sua missione è vendicare il padrino, e per farlo è disposta a tutto, ma il suo metodo è esasperante: passa l’intera durata del drama a fare la spia in modo così maldestro che persino un bambino se ne accorgerebbe. Il tutto senza mostrare la minima evoluzione del suo personaggio. Nonostante lui le dimostri in mille modi la sua devozione – venendo pestato, frustato, strisciando sulle ginocchia tra i vetri rotti per salvarla – lei continua a mentirgli, a tradirlo e a dubitare, nascondendosi dietro una presunta rettitudine morale. Questo fa sì che non la si possa definire in tutto e per tutto una vittima, se non addirittura un’eroina. Ha il suo obiettivo di vendetta, che persegue atteggiandosi da paladina della giustizia ma di fatto comportandosi spesso in modo meschino, diventando simile in alcuni tratti – tranne che nell’omicidio – a coloro che tanto guarda dall’alto verso il basso.
Il loro romance, di conseguenza, è sembra non trasformarsi mai in un sentimento sincero. Da parte di lei c’è qualche titubanza, ma perlopiù suona solo come mero sfruttamento. Lei lo usa come strumento per i suoi fini, e lo farà fino all’ultimo, senza mai ricambiare realmente la sua dedizione. Lui, dal canto suo, ogni volta fa finta di crederle, ma tiene gli occhi aperti, creando un circolo vizioso di menzogne e manipolazioni che stanca dopo i primi episodi. Questo squilibrio rende l’intera relazione tossica e, per giunta, noiosa. Quando poi lui, per amore o per frustrazione, si impone, il suo comportamento non appare passionale, bensì prevaricante e aggressivo, perché manca qualsiasi base di fiducia reciproca su cui poggiare la tensione romantica.
E poi c’è il finale, deludentissimo. Non che mi aspettassi un lieto fine, attenzione. Ma se l’idea era quella di una redenzione che passa attraverso l’amore non corrisposto e il sacrificio estremo, allora l’intera impostazione del drama doveva essere diversa. Invece, ci viene servita una conclusione malinconica e raffazzonata, dove lui muore per salvarla (ovviamente) e lei solo dopo, leggendo una lettera, capisce quanto l’amasse. Troppo poco, troppo tardi. La redenzione non sta nell’atto finale, ma nel percorso, e qui il percorso è stato un deserto di incomprensioni e cattiva scrittura.
In sintesi, “Invisible Love” è una triste occasione sprecata. Non basta certo la buona prova recitativa dell’attore principale per tenere in piedi un intero castello di carte. Piuttosto, per chi fosse curioso, suggerirei di optare per qualche suo altro titolo meglio riuscito e salterei a piedi pari questo.

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Completed
To the Wonder
3 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 12, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 8.5
Rewatch Value 9.0

Un drama che non si guarda, ma che si respira.

“To the Wonder” è un’esperienza visiva e sensoriale che va oltre la semplice narrazione. Ambientato nella prefettura cinese dell’Altai, tra le verdi steppe e le montagne innevate dello Xinjiang, questo piccolo gioiello incanta non tanto per colpi di scena mozzafiato, quanto per la sua straordinaria capacità di raccontare l’anima di un luogo e delle persone che lo abitano.
C’è una frase che resta a mio avviso particolarmente impressa e che coglie l'essenza intima del drama: “Se nessuno usa l’erba, lei è comunque felice di esistere nel prato. È libera, no?”. In soli otto episodi - che sono perfetti come durata - questa serie non racconta solo la storia di Li Wen Xiu, una giovane aspirante scrittrice che si trasferisce nella remota regione dell’Altai, nello Xinjiang. Racconta anche e soprattutto il diritto delle cose – e delle persone – di esistere senza dover essere utili a qualcuno.
Ambientato oltre vent’anni fa, “My Aletai” - titolo originale che trovo più intimo e vero - è un adattamento dei saggi di Li Juan. E si sente: non c’è la struttura rigida del drama televisivo costruito a tavolino, ma il fluire lento e naturale della vita di un villaggio kazako. Qui le stagioni comandano, le greggi si spostano verso i pascoli estivi, e la modernità è un’ombra lontana che pure si allunga già sulle tende di feltro.
La forza della serie è tutta nella sua autenticità. Gli attori locali, i volti veri dei pastori, le parole in kazako pronunciate con accento sincero: tutto concorre a creare un’opera che sembra più un documentario poetico che un drama. E poi c’è lui, Yu Shi, e il suo notevole cimentarsi nell'imparare a memoria i dialoghi in una lingua che non è la sua e a montare a cavallo senza controfigure.
La regia propende per un tono misurato, mai didascalico. L’umorismo c’è, ma non tradisce mai la fatica di una vita in cui il lusso più grande è dormire in un letto asciutto. E così, tra una festa nuziale e una trattativa di matrimonio, tra il sapone medicato fatto col grasso di pecora e i predatori di giada che arrivano da fuori, ci si accorge che non stiamo guardando una storia: ci stiamo vivendo dentro.
La coppia principale – Wen Xiu e Batay – è quasi un pretesto. Il vero amore qui è per la comunità, per il pascolo che torna verde ogni estate, per il gesto antico di spostarsi con le bestie. I conflitti generazionali esistono, certo: i giovani guardano altrove, gli anziani stringono i denti. Ma non c’è giudizio, solo sguardi che cercano di capire.
E poi c’è il paesaggio. Non si contano gli screenshot, le inquadrature che sembrano dipinti. L’Altai non è solo uno sfondo: è un personaggio, silenzioso e potente, che tutto contiene e tutto perdona.

In conclusione, un vero e insolito gioiello. Non è però un drama per chi cerca colpi di scena o idol patinati. È per chi ha voglia di fermarsi, di ascoltare il fruscio del fiume, di capire il vero significato del concetto di libertà. È piccolo, ed è immenso. Come la prateria.

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