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  • Gender: Female
  • Location: The knee of the Boot
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  • Join Date: October 14, 2023
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Completed
Family by Choice
3 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 29, 2024
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 9.5
Music 9.5
Rewatch Value 9.5

Fazzoletti a portata di mano, un drama davvero imperdibile ed emozionante

Serie che - ho avuto modo di leggere - è il remake del drama "Go Ahead" e da molti non ritenuta all'altezza dell'originale. Personalmente, allora, posso solo che essere felice di aver visto questa serie per prima, così da non dover fare paragoni e poterla apprezzare pienamente. Il drama pone al centro non i consueti due protagonisti, ma un'intera famiglia "allargata": i personaggi principali sono infatti diversi e il tema dei legami è al centro della storia, unitamente alla definizione del concetto di "famiglia". Nel dettaglio si intrecciano tre famiglie intese nel senso tradizionale, tutte provate da situazioni difficili, dalla mancanza di uno dei genitori, aspetto che sembra diventare un'etichetta a vita di fronte a tutti gli altri, alla frattura non risanabile di chi ha perso una sorella/figlia, dove poi il dolore e la depressione inferiscono crudelmente, al tema dell'abbandono inaspettato e senza spiegazioni. Dalle ceneri di tutte queste "famiglie" fatte a pezzi si forma un nuovo tipo di famiglia, dove l'affetto conta più del sangue. Motore catalizzante di questo nucleo insolito e allargato è Yan Jeong Jae, interpretato da un attore che mostra sempre grandi capacità. La storia è complessa ma al tempo stesso ben equilibrata, e può essere apprezzata da diversi punti di vista: il legame che unisce i tre "fratelli", quasi a formare uno schieramento che si supporta e si difende l'un l'altro di fronte al giudizio prevenuto degli altri compagni di studi/vicini di casa; le singole vicende legate al loro passato, che riemergono l'una dopo l'altra, tra padri/madri che ricompaiono destabilizzando di volta in volta l'equilibrio a fatica raggiunto dalla "famiglia per scelta", mostrando dolorosamente come sia difficile in realtà voltare davvero pagina rispetto a certi legami e come a volte dietro al rancore palesato nell'età ormai adulta si celi un bambino sofferente ma ancora aggrappato all'illusione e alla segreta - quasi inconsapevole - speranza del ritorno della madre che lo ha abbandonato/rifiutato/incolpato. Mi è piaciuto molto come sono stati caratterizzati i tre ragazzi e soprattutto che non ci sia davvero l'ombra del classico triangolo amoroso, aspetto che non mi fa mai impazzire e che spesso trovo davvero superfluo, perchè davvero se c'è una buona trama non serve costringere i due giovani di turno a contendersi la fanciulla che completa il trio. Il loro legame evolve, tra equilibri che si frantumano e si ricompongono, vengono messi alla prova da situazioni spesso esterne e sulle quali arrivano a prendere anche posizioni differenti che li porta a uno scontro/confronto mai però definitivo o insuperabile. E' qualcosa di molto più sano e bello da guardare rispetto al cliché della rivalità che si trascina per tutta una serie per poi risolversi in modo a volte banale. Del resto, fin da piccolo, Hai Jun non si attacca in maniera specifica a Ju Won bensì vede lei e il padre come la sua nuova famiglia e per lui il grande valore e supporto è sentire di farne parte. Diverso invece il rapporto tra Ju Won e San Ha, dove già nella tenera adolescenza per San Ha è chiaro che Ju Won rappresenta per lui "la persona", quella fondamentale, che pone al centro del suo mondo. Loro due regalano anche il romance alla serie, non una storia travolgente da batticuore continuo, ma sicuramente sentita e soprattutto profonda, anche per via delle relazioni intrecciate per anni tra loro e con gli altri membri che li circondano. Ammetto che sono stati davvero molti gli episodi che sono riusciti a commuovermi, spesso per situazioni e temi molto diversi l'uno dall'altro ma che tutti si ricollegano all'importanza e profondità della relazione e dei legami tra le persone. Quindi, con una buona scorta di fazzoletti a portata di mano, una serie da non perdere, emozionante e ricca in termini di contenuti.

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Completed
The On1y One
3 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 26, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 8.5
Acting/Cast 9.5
Music 9.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Bellissima serie, ma vincolata a un sequel necessario

BL made in Taiwan che ricorda tanto "Stay with me" (drama cinese del 2023), in primis per via del fatto che i protagonisti sono due adolescenti fratellastri (non consanguinei)
Ho seguito con alte aspettative questa serie, molte ripagate, alcune altre un po' disattese. E' sicuramente una serie di qualità, dove i sentimenti si sentono senza bisogno di gesti epici, ma dove anche i momenti più apparentemente banali possono suscitare emozioni intense. Anche sotto questo aspetto mi ha ricordato molto la serie cinese sopracitata, ovvero nell'elegante capacità di emozionare senza dover ricorrere per forza all'esplicito.
Dato però che si tratta di una BL e non di una bromance, avrei comunque apprezzato un'evoluzione verso un rapporto di coppia: la chimica tra i due attori è notevole, riescono a far percepire il forte legame, ma nei fatti e nelle parole si procede ben poco. Dopo i primi due baci nati per gioco/ripicca, scordiamoci qualsiasi altra scena esplicitamente romantica, insomma. Certo, ci sono alcuni abbracci, alcune frasi, alcuni momenti e sguardi che trasmettono davvero molto, ma alla lunga lo spettatore qualcosa di più se lo aspetta. La storia è bella, delicata ma allo stesso tempo intensa. I personaggi protagonisti sanno farsi apprezzare fin da subito - forse tra i due un punticino in più lo strappa Tian, per quanto mi riguarda - a conferma dell'ottima prova di recitazione e di una sceneggiatura che non ha sorvolato sui dettagli.
Di contro, gli episodi sono stati troppo pochi, e molte scene non indispensabili sembravano rubare ulteriore tempo. Ad ogni puntata da una parte mi sembrava che la storia, per il ritmo e l'evoluzione, ne richiedesse ancora di più, mentre di fatto il conto alla rovescia dei 12 episodi totali andava diminuendo. Per di più nel penultimo episodio viene inserito un importante aspetto che riguarda il rapporto di Tian con il padre, elemento che trovo un po' assurdo inserire senza avere poi il tempo di gestirlo e contestualizzarlo come si deve. La serie ormai era agli sgoccioli, e invece di portare a termine le tante questioni in sospeso sembravano aggiungersene di nuove. Di fatto, appunto, la serie si conclude con tanto, ma tanto, in sospeso. L'episodio finale non può definirsi tale, assomiglia più che altro alla scena clou di un film prima dello stacco della pausa pubblicità, semmai. Invece qui la serie finisce proprio così, la scelta di Wang ha un senso ma evolve nel completo non detto (non c'è un confronto tra i due, un vero dialogo...è forse l'episodio in cui la comunicazione è ridotta davvero ai minimi termini, e stiamo parlando dell'epilogo, quindi quasi un controsenso).
Ripeto, serie bellissima - al momento forse la migliore BL del 2024 - ma che posso davvero reputare tale solo se ci sarà un seguito, altrimenti non può che essere considerata incompleta (e, no, mi spiace, ma il "finale aperto" è proprio un'altra cosa). Resto in una fiduciosa attesa del seguito - in questo caso lo considero proprio dovuto - nel quale affrontare tutto ciò che è rimasto in sospeso e vedere soprattutto il legame tra i due tradursi in una coppia concreta.

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Completed
Don't Dare to Dream
3 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 4, 2024
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 5.0

Eccessiva

"Eccessiva" è l'aggettivo che per primo mi viene in mente pensando a questa serie. Molti, moltissimi aspetti sono esasperati all'inverosimile. C'è un triangolo amoroso che più triangolo non si può, il modo in cui i due protagonisti si relazionano è spesso esagerato, le liti o le discussioni esagerate, le dichiarazioni pure. C'è troppo, ripetuto, esasperato, che stroppia. Le scenette ridicolo imbarazzanti lo sono in modo smisurato, anche le tematiche che potevano dare spessore alla serie - come viene vista la donna in ambito lavorativo piuttosto che il tumore al seno maschile - vengono affrontate nella stessa maniera. L'ho trovata una serie davvero priva di eleganza, come paragonare una bella canzone a uno schiamazzo da cortile.
Anche i protagonisti mi hanno convinta davvero poco, in particolare l'inviato, la cui presenza paradossalmente è stato il motivo per il quale ho deciso di vedere la serie: dopo averlo molto apprezzato come capitano della guardia reale in "The King 2 hearts" ero curiosa di vederlo cimentarsi in un genere anche diverso, senza quella rigidità e poca espressività che il ruolo un po' gli imponeva. Purtroppo quelle sfumature le ho ritrovate anche in questa serie, credo facciano più parte dell'attore e del suo modo di recitare - piuttosto che caratteristiche del personaggio interpretato. Che dire, sono arrivata non senza fatica alla fine.

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Completed
The King 2 Hearts
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 24, 2024
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Tra i migliori drama mai visti, una serie che davvero merita.

Questo drama entra di diritto tra le pochissime serie - si possono davvero contare sulle dita di una mano - a cui ho dato la massima valutazione, 10 stelline.
L'avevo in lista da molto tempo - suggerito come consiglio per chi aveva apprezzato come me serie quali "Descendants of the sun" e "Crash landing on you" - ma data la difficile reperibilità (assurdo che tra tante serie-immondizia propinate su Viki una perla come questa non sia invece disponibile) l'avevo lasciato nella lista e quasi dimenticata lì. L'aver visto recentemente serie quali Law Cafè e Korean Odyssey mi hanno fatto apprezzare così tanto Lee Seung Gi da aver riscoperto questo titolo nella sua filmografia e aver trovato la voglia di faticare un po' per vederlo (sottotitolato in italiano e in inglese, ma posso dirmi non pienamente soddisfatta della qualità di entrambe).
Che dire...è stata una full immersione di 20 episodi da un'ora l'uno, che mi hanno fatta sorridere, divertire, commuovere, piangere come una fontana ed emozionare come pochi altre serie hanno saputo fare.

Passiamo però ora alla recensione vera e propria. Si tratta di un drama abbastanza datato: siamo nel 2012 e a livello di qualità delle riprese, montaggio, annessi e connessi la differenza con gli standard attuali si nota. Del resto la tecnologia fa passi da gigante a ritmi vertiginosi, per cui anche solo una manciata d'anni si fanno notare. Per essere comunque di oltre una decade fa, la qualità è decisamente superiore ad altre serie prodotte negli stessi anni.
Quanto al genere, lo definirei un drama romantico che si sviluppa tra intrighi politici e giochi di potere, con un' ambientazione a tratti militare che gli garantisce un buon livello di azione e dinamicità. Tema fondamentale che vuole andare di pari passo con la love story è quello del difficile rapporto tra la Corea del Nord e quella del Sud, pur rivisitate rispetto alla situazione reale (la Corea del Nord è uno stato democratico popolare a stampo comunista, la Corea del Sud una repubblica monarchica e quindi con tanto di famiglia reale).

Molte sono le tematiche che vengono trattate: proprio perchè sono molteplici, e la durata della serie per quanto apprezzabile ha comunque un suo limite, va da sé che singolarmente non vengono approfondite con la serietà di un film d'essai. Nessuna grande riflessione esistenziale, ma una serie di tematiche - anche importanti -trattate e sviluppate nella misura giusta per un buon drama. Troviamo in primis il tema della famiglia, delle responsabilità legate al ruolo (nella prima parte della serie sottolineate sia dal precedente Re, modello virtuoso, che dal giovane Principe, così desideroso di sfuggire al pesante onere al quale la vita lo ha destinato); c'è il rapporto tra i fratelli, quello figli-genitori, l'amore verso il proprio Paese e la lealtà verso i compagni d'armi. Ma non solo, trovano spazio anche temi più delicati, quali l'aborto, la disabilità. Si parla poi di fiducia, di tradimento, di sacrificio, sensi di colpa, forza di volontà e determinazione. C'è davvero molto, insomma, sul piatto.

L'aspetto forse migliore della serie è che mi ha dato davvero la possibilità di provare una vasta gamma di emozioni, anche estremamente contrastanti: se nella prima parte prevalgono i momenti più spensierati, a tratti divertenti, dove qualche questione e problematica già c'è ma sembra non risentire di toni troppo cupi, a un certo punto arrivano anche le lacrime e la commozione, le situazioni maturano e si fanno via via più pesanti e importanti.
Non è una serie dove il contesto resta in disparte e osserva l'evoluzione del rapporto tra lui e lei, ma, al contrario, il loro rapporto si trova a fronteggiare, episodio dopo episodio, una fitta serie di ostacoli complessi che coinvolge aspetti politici e militari sempre più di maggior rilievo.

Rispetto ai protagonisti, buona parte delle 10 stelle di questo drama sono dovute alla presenza di Lee Seung Gi, attore versatile e talentuoso, che qui riveste i panni di un personaggio dalle tante sfaccettature e in perenne evoluzione. Conosciamo un Lee Jae Ah solare e immaturo, a tratti superficiale ed egoista, che non aspira a diventare Re e che al quale anche il titolo di Principe sembra andare stretto. Osserviamo la sua crescita, lenta e credibile, gli errori, la frustrazione, la vergogna, il modo di reagire che va via via responsabilizzandosi e maturando, lo vediamo sfoggiare un'arroganza di facciata, che poi diventa scudo e poi ancora non basta più, fino alla presa di consapevolezza della necessità di cambiare, di diventare più forte, di farsi carico del pesante fardello che non ha mai chiesto ma che a un certo punto deve scegliere di portare. Il tutto senza mai snaturare la sua natura, lasciando in lui quei tratti caratteriali che lo contraddistinguono sin dall'inizio. Tutto questo portato in scena da un bravissimo attore, espressivo e carismatico ma al tempo stesso incredibilmente profondo. Non è la prima volta che apprezzo i ruoli interpretati da Lee Seung Gi, a cui riconosco la rara capacità di rendere un protagonista affascinante e carismatico pur arricchendolo di sfaccettature che striderebbero con lo stereotipo dell'eroe maschile forte-freddo-autorevole-coraggioso-distaccato. I suoi personaggi - Re Lee Jae Ah compreso - sanno esserlo al momento opportuno, ma sanno anche ritagliarsi dei momenti buffi e divertenti, con spaccati quasi da sit-com, a volte infantili e capricciosi, ma senza mai minare la credibilità o il fascino complessivo del personaggio (mi viene ad esempio in mente l'abbigliamento a dir poco eccentrico in Korean Odyssey o la sfilata delle mille tute dai colori improponibili in Law Cafè... ci fosse stato un altro attore, il protagonista sarebbe probabilmente caduto nel ridicolo). Tanto di cappello quindi a questo attore che riesce ad essere credibile, apprezzabile e soprattutto intenso a 360 gradi (e mi auguro di rivederlo presto in qualche nuova produzione, già che dal 2022 sembra un po' sparito).
La protagonista femminile... Sicuramente è stata caratteristica, sicuramente aveva un taglio insolito e modalità relazionali poco comuni ad altre serie, probabilmente per evidenziare la differenza culturale tra le due parti. C'è qualcosa che però non mi ha convinta fino in fondo: a volte il modo di parlare e l'atteggiamento - più che qualcosa di voluto per sottolineare l'appartenenza a un contesto diverso - mi hanno portata a pensare di avere a che fare con una protagonista parecchio tonta. Certe reazioni ed espressioni erano davvero poco credibili per una delle migliori spie/agenti speciali nordcoreane. Tanto impavida e letale in campo, quanto davvero poco astuta e arguta. La definizione di "ingenua", anche a livello delle relazioni sentimentali, trabocca un po': senza esperienza è una cosa, facile da ingannare al pari di una bimba è un'altro. Nella prima parte sono svariati i momenti in cui la scaltrezza le manca in modo assoluto, ed è davvero stridente vista la caratterizzazione del personaggio.

Ho poi apprezzato molto i personaggi secondari, dal defunto re al segretario capo - figura davvero complessa e di spessore, una di quelle che ho sentito più "vere", - dalla Regina Vedova alla Principessa, al vice comandante delle guardie (Eun Shi Kyung, nonché figlio del segretario capo e che, con la principessa, imbastisce un apprezzatissimo pairing secondario), al cattivo di turno, l'assurdo ma credibilissimo John Meyer.

Rispetto al romance, le scene davvero dedicate sono esigue: pochi i baci, totale censura sulle scene intime - si deduce che ci sono, ma non vengono minimamente accennate - eppure mi sento di dire che la love story è comunque molto emozionante, perchè tra dichiarazioni, battute e battibecchi, giochi di sguardi e sorrisi la chimica tra i due protagonisti sembra riuscire a compensare l'assenza di scene più esplicite.

INIZIO SPOILER!!
Ci sono due cose che non mi aspettavo, una che ho apprezzato e l'altra no: temevo che il tema della fiducia/tradimento sarebbe rimasto come un'ombra tra la coppia per buona parte del drama, invece ho apprezzato che la questione non viene tirata per le lunghe e i dubbi dissipati relativamente alla svelta: ci sono ostacoli sempre maggiori sul loro cammino, ma la fiducia reciproca non vacillerà praticamente mai.
Ciò che invece avrei preferito non ci fosse, è stata la dipartita di Eun Shi Kyung: inizialmente il personaggio mi sembrava un pesce fuor d'acqua, ma con l'entrata in scena della principessa e il delinearsi del secondo pairing l'avevo davvero preso a cuore, anche perchè la coppia era nettamente diversa da quella principale ma altrettanto interessante. Se la morte del precedente re e relativa consorte l'avevo un po' messa in conto fin dai primi episodi (del resto drama si intitola "The King", per cui un protagonista eternamente Principe non avrebbe avuto senso), la triste fine di Shi Kyung sinceramente non me l'aspettavo, per via del pairing secondario che si frantumava e perchè erano state poste le basi anche per lo sviluppo di una sincera amicizia con il Re. Sarò sincera, dopo esserci rimasta di stucco, per un po' ho anche sperato fosse stata una messinscena, fatto spacciare per morto con qualche motivazione e poi fatto ricomparire più avanti. Ci ho sperato fino all'ultimo, quando la principessa accenna all'imminente appuntamento al buio... salvo poi dover accettare la triste realtà e cercare di dare comunque un senso alla scelta di toglierlo dai giochi, sicuramente molto sentita e toccante.
FINE SPOILER!!!

Si poteva sperare in qualcosa di più indimenticabile per quanto riguarda la musica, non ho trovato la colonna sonora che terrò di ricordo nella playlist, ma sinceramente non è poi un problema.

In conclusione, un drama che davvero merita di essere visto, apprezzato e - sicuramente, per quanto mi riguarda - rivisto. Consiglierei la visione anche agli sceneggiatori/registi delle serie attuali, perchè una bella rispolverata di questo gioiello del 2012 li stimoli a riproporre qualcosa dello stesso calibro negli anni a venire, già che la qualità di molte serie proposte ultimamente lascia davvero a desiderare.

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Completed
Long Time No See
3 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 30, 2024
5 of 5 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Un film davvero meritevole

Davvero un bel film. Riesce a sfruttare ottimamente il tempo a disposizione, con uno spaccato sulla difficile infanzia di Chi Soo, per poi mostrare un punto di partenza presente ben delineato. Chi Soo è diventato più forte, non subisce abusi e atti di bullismo come nel passato, ma il denominatore comune resta ancora lo stesso: non ha una vera famiglia. Bello l'incontro con Gi Tae - mi è sembrato un po' forzato ma poi a posteriori tutto acquista un senso - e come il rapporto tra i due evolve, velocemente ma mantenendo coerenza e naturalezza. Il culmine coincide con la scoperta dell'identità e dei rispettivi ruoli e da lì poi si giunge al momento finale - bello ma a mio avviso non la parte più intensa - con Chi Soo che in chiusura diventa finalmente parte di una vera famiglia.
Bravi gli attori, ho preferito più l'interprete di Chi Soo piuttosto che quello di Gi Tae. Proprio sul personaggio di Gi Tae resta la mia sola perplessità: il suo stile di vita, diverso da quello di Chi Soo, rende difficile credere a questo suo lato nascosto, di cui persino la sorella è ignara (lo vediamo molto valido nel combattimento, rende l'idea di anni di allenamento e in generale il coinvolgimento in questioni che non è tanto semplice mascherare in una vita normale). Per Chi Soo è diverso, non ha una doppia vita o persone vicine a cui nascondere chi è e cosa fa.
La cosa più sorprendente di tutte è però che si tratta di un film coreano che stranamente osa molto più del solito nelle scene intime, soprattutto se consideriamo il genere BL. Nulla di eccessivo o di volgare, ma fortunatamente nessuna scenetta a stampo con fermo immagine di 20 secondi, che se già a volte risulta ridicola in alcune serie romantiche, in un film di questo genere sarebbe stata davvero assurda.

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Completed
Genie, Make a Wish
10 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 8, 2025
13 of 13 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Il Genio dei tre desideri… Esauditi solo in parte

Per quanto quella del genio della lampada sia da sempre una storia indubbiamente affascinante, ho trovato particolare la scelta di farne il tema di un kdrama fin da quando questo è stato annunciato alcuni mesi fa.
Abituati a serie anche ricche di fantasia e di leggende che traggono però spunto dalla cultura coreana, "Genie, make a wish" riprende invece una delle più famose novelle della celebre raccolta araba "Le mille e una notte". Fiaba quindi di origine mediorientale, ambientata in una città cinese... Ma, di nuovo, niente a che vedere con la Corea del Sud. A scatola chiusa, avrei azzardato si trattasse di una mezza proposta commerciale. Se non ho fatto centro, credo di esserci andata comunque abbastanza vicina.

Il cast è sicuramente il punto di forza della serie: quattro nomi importanti, che hanno saputo ancora una volta dare prova di grande talento. In primis i protagonisti, dove troviamo una Suzy Bae semplicemente spettacolare nel ruolo della giovane sociopatica: intrigante, credibile (anche nelle scene più violente), mai scontata. Kim Woo Bin porta invece in scena un Genio di tutto rispetto anche se - ogni tanto - davvero un po' sopra troppo sopra le righe. Resta comunque un attore che trovo da sempre molto interessante ed esteticamente singolare, la cui carriera conta tante prove meritevoli ma mai nessuna veramente eccellente (io però il potenziale continuo a vederlo...la speranza, del resto, è l'ultima a morire).
Le altre due interpretazioni degne di nota sono state le due "versioni" della nonna di Ki Ga Yeong, ovvero Kim Mi Kyung (l'indimenticabile Ahjumma di "Healer") e Ahn Jun Jin (la pluripremiata Gil Chae di "My dearest"): brave, brave, brave.

Nota dolente del drama è stato sicuramente il taglio esageratamente comico, ai limiti del grottesco. Spiacevolezza che irrompe improvvisamente già a metà del primo episodio (partendo dal Genio in preda alla nausea per essere stato agitato con troppa forza all'interno della lampada e poco dopo alle prese con la gestione di una chioma chilometrica disseminata a ricoprire pavimenti e pareti della stanza). Un effetto "farsa" che non rappresenta alcun valore aggiunto ma che, al contrario, finisce per togliere molto alla serie. Il personaggio che più viene penalizzato, in questo senso, è Iblis: innumerevoli sono i suoi urletti spaventati, le gag da sit-com, le reazioni esageratamente buffe o bizzarre. Quale Genio era già di suo un personaggio particolare, al suo fianco poi una protagonista caratterialmente unica e fuori dagli schemi... Non c'era davvero bisogno di calcare ulteriormente, col rischio - come è stato - di sconfinare nell'eccesso.

Devo dire che con il passare degli episodi c'è una leggera attenuazione a favore di una vicenda che punta a farsi via via sempre più carica di significato. Ci sono momenti intensi e struggenti capaci di far versare qualche lacrima, e la bella sintonia tra i protagonisti riesce a regalare scene romantiche gratificanti. Qua e là si può anche abbozzare una lettura più profonda, che sembra voler suggerire riflessioni anche importanti.

Il limite, però, è per l'appunto il "qua e là". Ci sono passaggi meritevoli, ma disseminati un po' a macchia di leopardo, momenti apprezzabili ma incapaci di creare un unico filo conduttore di qualità quale spina dorsale della storia.

INIZIO SPOILER!
Buona l’idea del finale, un happy ending che però fa una scelta diversa dalla prevedibile trasformazione di lui in un essere umano, elemento già visto innumerevoli volte.
FINE SPOILER!!!

Complessivamente è una visione piacevole, capace di toccare in alcuni casi la corda giusta ma anche rea di diverse stonature. Non è il drama che resta nel cuore, quello proprio no. Ma se il desiderio è quello di passare qualche ora alle prese con un romance e una storia graziosi seppur non sconvolgenti, allora probabilmente sarà esaudito.

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Completed
The Trauma Code: Heroes on Call
5 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 27, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Non una serie indimenticabile, ma che centra in pieno il proprio obiettivo.

Bella...ma non eccezionale. Sicuramente una serie riuscita, curata e ben confezionata.
Non è il primo drama medico che mette al centro un dottore dalle abilità straordinarie (Doctor Prisoner, Doctor Stranger, Doctor John, D-Day, Romantic Doctor, ecc.) e non sarà certo l'ultimo.

Due, a mio avviso, le carte vincenti:
1) aver puntato al "poco ma fatto bene", sia in termini di durata, dove gli otto episodi sono giusti per il tipo di trama che si vuole sviluppare, sia in termini di contenuti, dove di sceglie di non intrecciare altri "fili" - dal romance, al thriller, piuttosto che complesse risoluzioni di eventi passati - e si punta a offrire uno spaccato focalizzato sul rapporto mentore-tirocinante e, contemporaneamente, a ripristinare - anzi, a ricostruire da zero - un servizio medico fondamentale, che sottolinea come il ruolo dei medici sia in primis quello di salvare vite umane ma che, troppo spesso, tende invece col tempo a diventare una mera questione burocratica fatta di cifre e prospettive di carriera.
Non è un crimine non avere una trama lunga e ricca di intrecci. Il punto non è la complessità di un drama, ma la sua qualità. Meglio una serie che non punta a diventare una pietra miliare ma che è fatta bene, piuttosto di una che aspira all'eccellenza ma nel concreto poi fa acqua da tutte le parti.
2) l'attore protagonista, decisamente performante e capace di catalizzare a sè lo sguardo curioso dello spettatore per tutta la durata del drama. E' stata anche l'occasione per rivalutare Joo Ji Hoon, attore che ho recentemente conosciuto nella serie "Love your enemy" dove davvero mi aveva fatto una pessima impressione. E' incredibile come una sceneggiatura mediocre e un ruolo inadatto possano aver penalizzato un attore che in questa serie non solo dimostra di starci dentro, ma lo fa anche molto bene.

Concludo sicuramente consigliandone la visione: non sarà il drama indimenticabile e ricco di contenuti che si posizionerà in cima alla classifica dei preferiti di sempre, ma resta indubbiamente una serie accattivante e alla quale non serve destinare un significativo investimento in termini di tempo.

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Completed
Wedding Impossible
4 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 8, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 4.0
Acting/Cast 4.0
Music 4.0
Rewatch Value 3.5

Deludente su tutti i fronti, una serie da dimenticare...

Credo di poterlo definire un drama che non puntava in alto, ma che - a conti fatti - poco ci mancava precipitasse.
Niente di nuovo e il già visto è riproposto pure male. Manca la trama, ma con un buon romance posso farne anche a meno. Il problema è che manca anche una buona storia d'amore. Mancano attori validi, l'attrice protagonista in particolare non mi ha convinta, mi irritava anche solo vederla. Manca tutto, insomma.
Non c'è una scena - e dico una che sia una - che potrei salvare. Quando assegno valutazioni negative spesso lo faccio parlando di spreco di potenziale, di opportunità non colte, ecc. Ma qui, la materia prima scarseggiava già in partenza, su tutti i fronti (dalla scelta degli attori, alla sceneggiatura, alla trama, all'idea di base).
Da dimenticare, se si è visto. Da non vedere, se si è ancora in tempo.

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Completed
Bogota: City of the Lost
7 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 4, 2025
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
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La Colombia fa da sfondo a una lotta tra potere e sopravvivenza nella quale perdere sé stessi

Come per "My name is Loh Kiwan" la presenza di Song Joong Ki è stato il motivo principale per il quale ho visto questo film. Tra l'altro ho trovato diverse similitudini tra i due: l'ambientazione lontano dalla Corea, lui che parte da una situazione di svantaggio (qui è un espatriato, nel film precedente un rifugiato) e un protagonista il cui spessore è più nell'aspetto introspettivo che in quello estetico (dimentichiamoci l'aitante capitano delle forze speciali de "I discendenti del sole", piuttosto, come in Loh Kiwan, abbiamo a che fare con un taglio di capelli inizialmente trascurato, un abbigliamento spesso trasandato e un volto che è tutto fuorchè perfetto, dagli occhi spesso arrossati alle lentiggini - nell'altro film erano dei nei - che costellano gli zigomi dell'attore)
Ero curiosa di vedere "Bogotà" ma al contempo scettica per via dei vari rimandi non propriamente entusiasti (pare che sia stato un mezzo flop al botteghino). E invece devo dire che mi è piaciuto.
Non una prova eccellente ma comunque un film che ci sta. La prima parte mi è piaciuta molto: l'arrivo della famiglia in Colombia - inizialmente vista come transito per gli USA - alla ricerca di una vita migliore, l'ambiente completamente diverso negli usi e costumi (emblematico quando appena arrivato Guk Hui insegue il borseggiatore, per poi sentirsi dire che "Non sei in Corea, qui se insegui il tizio che ti ha derubato finisci nei guai"). Un mondo diverso, oltre che una lingua diversa. Mentre la famiglia si disgrega - il padre, elemento fallimentare, si autoelimina da solo dandosi all'alcolismo - il giovane Guk Hui si da da fare partendo dal basso, con determinazione e costanza, e animato da un modo di approcciarsi diverso dagli altri e che salta subito all'occhio del "Sergente" Park, contrabbandiere coreano da anni e di fatto a capo dei commercianti coreani della città. Park, insieme al suo sottoposto Su Yeong (che a un certo punto cercherà di smarcarsi e mettersi in proprio con gli affari), rapprensentano le due figure di riferimento per Guk Hui: osservandoli imparerà le regole non scritte dell'ambiente, sarà per loro un valido elemento ma mai completamente degno di fiducia e a sua volta lavorerà per loro senza mai affidarsi completamente. Più che altro, direi che li studia. Impara la lingua, impara come funziona il giro del contrabbando, partendo dal gradino più basso e scalando via via "i sei mondi". Se inizialmente spera di poter tornare in un futuro in Corea (quando rifiuta lo stupefacente offertogli dal collega perchè "in Corea è illegale", è indice di come veda la Colombia solo come un periodo di passaggio nella sua vita), col passare del tempo la voglia di tornare nella sua terra d'origine - dalla quale se ne era andato povero in canna - lascia il posto all'assuefazione per la bella vita che ora conduce (dove può permettersi di brindare a bordo di una piscina sul tetto di un palazzo e con vista mozzafiato, ricevendo in regalo nientemeno che un rolex). E' un primo segnale di svolta, il cambio di obiettivi e di prospettiva. Tenendo un profilo basso ha fatto esperienza, ha studiato tutto ciò che lo circonda e sa di possedere delle buone capacità. Eppure, manca qualcosa. E lo comprende quando il padre muore dopo aver cercato di sottrargli dei soldi che Guk Hui era incaricato di utilizzare per un'operazione di contrabbando. Quel momento rappresenta, nel concreto, il giro di boa: lui è già cambiato, ma è solo in quel momento che il suo cambiamento diventa palese a tutti. Questo perchè capisce che non basta l'esperienza e la capacità, se di fatto non lo temono. L'intimidazione prende il via con l'uccisione del tizio che a sua volta aveva cercato di eliminarlo. Da quel momento in poi - sergente Park compreso, che per un attimo appare addirittura intimorito - diventa chiaro a tutti che con Guk Hui non si scherza. Da lì la sua ascesa è rapida, Park sembra ormai una figura in procinto di cadere dal suo trono e l'allora mentore Su Yeong si trova suo malgrado e non senza malcelata invidia a dover accettare l'autorità di Guk Hui. Ci ritroviamo quindi di fronte a un protagonista che viaggia in prima classe e veste abiti fatti su misura, il suo viaggio in Corea viene citato ma non gli viene dedicata una scena che sia una (quasi a sottolineare che, ormai, la terra di origine non ha più un significato per lui). Il tentantivo di progettare un centro commerciale con negozi che seguano le regole sfuma, Su Yeong riesce a far leva sulle ormai radicate abitudini dei commercianti coreani per minare l'autorità di Guk Hui. In risposta, tornerà a fare ricorso all'aspetto intimidatorio, ma in modo diverso rispetto al passato: metterà in scena un finto attentato a sè stesso, cosa che inizialmente nessuno comprenderà, poichè del resto molti sono quelli che, potendo, avrebbero piacere di eliminarlo. E' una mossa rischiosa ma arguta, che da una parte gli premette di riconfermarsi a capo del territorio e dall'altra di far venire a galla gli elementi di cui è ormai giunta ora di liberarsi (sentendosi i primi sospettati dell'attentato - poichè di fondo ne avrebbero l'intenzione - scappano timorosi di una sua ritorsione). E' così che giunge la fine per Su Yeong, ormai consumato dall'invidia per non essere stato in grado di aver scalato "i mondi" come Guk Hui ha saputo invece fare. L'averlo accolto anni prima sotto la propria ala è ormai un lontano ricordo, non può esserci fiducia, solo un pugnalarsi alle spalle. Stesso discorso per il sergente Park, che fa una mossa più scaltra ma alla quale il protagonista era già preparato. Emblematica la scena finale, con lui che ha eliminato tutti coloro che gli stavano vicino ma dei quali non si poteva fidare, che osserva il panorama dall'alto. Ha raggiunto il sesto mondo, è potente, la gente lo teme. Ma è solo. Anche il ragazzo che era, il giorno del suo arrivo, inseguendo il borseggiatore, si era ritrovato in cima a un promontorio con un'ampia veduta davanti. Stessa scena, stesso nome, diversa persona. Non è più il ragazzo che era appena arrivato dalla Corea, ha preso una strada a senso unico, entrando a far parte di un sistema che non può più lasciare per riabbracciare i sogni del passato: le sue uniche opzioni ora sono sopravvivere e dominare o soccombere.

A livello di recitazione, davvero un cast molto valido, anche al di là del protagonista. Song Joong Ki, per la seconda volta dopo Loh Kiwan, riesce ad annullare qualsiasi attenzione all'aspetto estetico dando spazio al lato introspettivo del personaggio. Credo che sia l'ennesima prova della grande versatilità di questo attore - la cui fama internazionale certo è legata a drama come "I discendenti del sole" e "Vincenzo" - ma che sa abbandonare il ruolo del bello forte e fascinoso per dare vita a personaggi decisamente meno scontati e più difficili da interpretare (per fare un paragone, anche Ji Chang Wook ha tentato delle pellicole diverse dai suoi celeberrimi "Healer" o "Suspicious Partner", ma i risultati sono stati piuttosto deludenti).
Unica considerazione, inizia a farmi un po' strano vederlo impersonare giovani poco più che adolescenti. Vero che gli attori asiatici spesso camuffano bene l'età reale e vero che Song Joong Ki ha un volto da eterno ragazzo. Ma siamo alla soglia dei quaranta, scaliamone pure una decina o poco più, ma quando all'inizio del film si spaccia per un diciottenne... E' credibile solo fino a un certo punto.

Nulla da dire sulla sceneggiatura. Avrei tolto forse qualche scena - ripetuta - dei controlli dei camion ai posti di blocco, a favore di qualche passaggio in più nella sua scalata al potere iniziata con la morte del padre.

In conclusione, non un film che passerà alla storia, ma senz'altro un prodotto originale - difficile confondere la sua trama con quella di altri film/drama - ben interpretato e interessante.

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Completed
Motel California
5 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 15, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 8.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Una serie che aspirava a distinguersi ma che ha puntato a un obiettivo di fatto non ben definito.

Titolo singolare e avvio promettente. Se il bullismo per il sovrappeso è cosa già vista, la discriminazione etnica non è così frequente nei drama asiatici (la protagonista viene giudicata per via della madre, dalla quale peraltro ha ereditato l’insolito colore degli occhi, i capelli e le lentiggini). La serie prende il via con i due adolescenti emarginati, apparentemente legati da un’amicizia grazie alla quale si sostengono a vicenda. All’insaputa di lui, lei è però in procinto di voltare pagina e ricominciare una nuova vita a Seul: nell’addio ci scappa la prima volta di entrambi.
Dal secondo episodio si ha il salto temporale in avanti di anni, lei che torna per un funerale, i due che si incontrano: lui, ora un uomo affascinante, senza più occhiali e chili di troppo, ancora palesemente innamorato di lei, sembra aver vissuto in un’eterna e inconcludente attesa. Lei si ritrova catapultata nella realtà dalla quale era fuggita, dal rapporto difficile col padre alla cerchia di persone che conoscono la sua storia e che, dedite ai pregiudizi, la fanno sentire ancora etichettata e giudicata come un tempo. Lei, quindi, è combattuta tra una situazione che non è mai riuscita ad affrontare e il sentimento per Yeon Su. Con lui c’è un continuo rincorrersi a vicenda dettato da un pessimo tempismo (meccanismo che può avere senso una prima volta ma che proposto così a ripetizione stufa). Lei risulta molto capricciosa: lo allontana ma poi lo cerca, pretende rimangano solo amici ma non disdegna effusioni. Lui subisce, da sempre e apparentemente per sempre: praticamente è in balia di lei e dei suoi mood quotidiani. Verso la fine, un aneddoto – evitabile – su un episodio cruciale del loro comune passato torna a galla e diventa l’ennesimo ed ultimo ostacolo di questo tira e molla infinito. Ovviamente si rivelerà superabile, dipanando alcuni dubbi legati al passato e lascerà spazio a una conclusione abbastanza scontata.
A conti fatti, la parte forse più emozionante è quella legata al rapporto padre-figlia, che concentra negli ultimissimi episodi un vero e proprio sviluppo tra questioni passate e prospettive future

Il cast non mi ha entusiasmata. Conoscevo già l’attrice protagonista, molto apprezzata in altri drama, ma devo ammettere che le sue interpretazioni iniziano a sembrarmi un po’ tutte simili.
A livello di musiche, “Here I am” meritevole di finire nella mia playlist.

Tirando le somme, “Motel California” – e a questo punto ci si chiede il perché di questo titolo, già che non ha avuto alcun significato particolare se non la denominazione dell’albergo di famiglia – sembra inizialmente promettere un viaggio verso una destinazione nuova, salvo poi perdersi per strada e non arrivare di fatto da nessuna parte. Non è nemmeno brutto, sicuramente in certi meccanismi è molto ripetitivo, ma il vero problema è che arrivati alla fine lo si archivia come quella serie vista ma già pronta per essere dimenticata e che non si avrà certo voglia di rivedere una seconda volta.

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Completed
Trigger
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 7, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 7.5
Acting/Cast 9.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Serie che preme il grilletto senza esitazione, ma non centra del tutto il bersaglio

Drama che preme subito il grilletto ed entra nel vivo della vicenda fin dal primo episodio. Trigger - "grilletto", per l'appunto - è un thriller incentrato sulla diffusione illegale di armi da fuoco, in un Paese dove alla popolazione non è permesso nè l'uso nè la detenzione.
Siamo in un contesto investigativo-poliziesco, il protagonista è un poliziotto interpretato da un attore che non conoscevo e che, di primo acchito, mi convinceva poco - forse perchè poco carismatico e vagamente anonimo - ma che si è rivelato poi performante rispetto al ruolo interpretato. Una buona scelta, dunque.
Fin dal primo episodio appare chiaro che il cast è stato selezionato con cura, soprattutto se si considerano alcuni personaggi secondari, dove ho ritrovato con piacere alcuni attori che hanno vestito i panni delle figure secondarie in molti drama di successo: parlo di Kim Won Hae, Jo Han Chul e Jung Woon In. Ma la vera punta di diamante entra in scena dopo qualche episodio, con un Kim Young Kwang accattivante (come già dato prova in Evilive) e che porta in scena un personaggio davvero complesso e imprevedibile. Il suo Moon Baek sembra saltato fuori dal nulla, stravagante e carismatico, affascinante e un po' spiazzante. Si empatizza subito con il nuovo personaggio che diventa compagno quasi casuale nelle indagini portate avanti dal Lee Do, al contrario sempre un po' ingessato, dando vita a un duo interessante e a tratti anche divertente. Ma Trigger è anche un drama dagli imprevedibili colpi di scena, per cui Moon Baek non solo fa il suo ingresso in ritardo ma fa scoprire - episodio dopo episodio - una realtà ben diversa. E insieme a un passato veramente pesante entra in scena anche il suo singolare occhio azzurro, con tutto ciò che concerne la sua vera identità.
Il tema centrale del drama sa quasi di esperimento volto a confermare una precisa teoria: chiunque, se sottoposto alla giusta pressione, scoppia. Le pressioni e fonti di stress sono varie e molteplici, dal bullismo (i ragazzi a scuola) alla non considerazione (la vecchia signora che ha perso il figlio, piuttosto che lo studente universitario dei primi episodi), passando per soprusi di diverso genere, desiderio di vendetta per un ingiustizia subita, e via dicendo. Non c'è distinzione tra buoni e cattivi, il punto di rottura viene oltrepassato dal mite studente accademico così come dallo stupratore agli arresti domiciliari, dal giovane adolescente vittima di bullismo alla madre che strenuamente protesta pacificamente per chiedere giustizia per la morte del figlio, fino addirittura al padre putativo del protagonista, un poliziotto ormai sulla soglia della pensione che tempo addietro aveva mostrato al piccolo orfano animato da rabbia e vendetta per lo sterminio della famiglia che la strada giusta era un'altra, crescendolo come un figlio.
Questo, sostanzialmente, rappresenta però il credo di Moon Baek, un giovane disilluso, abbandonato fin dalla nascita a una vita di atroci angherie, animato da un indomabile desiderio di vendetta che lo rende figura perfetta sulla quale investire da parte di un potente trafficante d'armi. Una vita senza un briciolo d'amore, da parte di nessuno, ma solo dolore, nel passato, nel presente e anche in quel poco che resta del futuro minato da una malattia terminale. E' un cattivo? Direi proprio di sì. L'espressione compiaciuta con cui osserva il malcapitato di turno imbracciare il fucile e compiere di punto in bianco una mezza strage è qualcosa ai limiti del sadico. Ma è anche un uomo che fa indubbiamente pena, un giovane intelligente che non ha avuto una solo chance nella vita e il cui unico desiderio prima di spegnersi definitivamente e sparire nel più completo anonimato - perchè nessuno si ricorderà di lui - è proprio il verificare la sua teoria, dimostrare che un altro tipo di vita non l'ha avuta perchè di fatto non era possibile: chiunque, portato al limite, finisce per reagire superandolo. In questo senso il suo disprezzo verso il poliziotto protagonista è massimo: una figura che sembra volta all'integrità, ma che in passato ha mancato di coerenza, arrivando a uccidere nel periodo passato nell'esercito, quasi uno sfogo per il massacro della famiglia vissuto da bambino.
Il finale, ovviamente, mostrerà che la teoria è sbagliata: nessuno è immune alle conseguenze potenzialmente violente di un crollo nervoso, ma lo si può affrontare e, in alcuni casi, contrastare o aiutare gli altri a fermarsi in tempo. Moon Baek non vedrà tutto questo, la sua è una strada a senso unico senza possibilità di retromarcia, il suo triste destino segnato da tempo. Per Lee Do la conferma invece di aver intrapreso la giusta direzione, nonostante un passato difficile e il ritrovarsi, a volte, ancora combattuto.
Bella l'idea, bella la storia, bravi gli attori. Scenografia curata, musiche non particolarmente memorabili. Complice una regia forse un po' ancora troppo acerba, il drama, dopo un buon decollo, sembra non riuscire a mantenere la quota costante. L'impressione è che nella seconda parte si potesse osare qualcosa di più, mentre invece si è andati un po' in fatica, chiudendo le molte parentesi aperte in modo un po' troppo scontato. Grilletto premuto con convinzione, ma bersaglio non propriamente centrato.
E' comunque una serie che reputo meritevole e che mi sento di consigliare, anche solo per il calibro degli attori presenti.

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Completed
Sadistic Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 22, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 3.0
Story 3.0
Acting/Cast 3.0
Music 3.0
Rewatch Value 3.0

Semplicemente terribile...

Un'opera che non posso che definire "terribile", dopo aver vagliato una serie di aggettivi sinonimi anche peggiori. Il mio subconscio deve essere un po' autolesionista per avermi condotta, a pochi giorni da un'altro drama che includerei nella stessa categoria, a una visione - se possibile - ancora più agghiacciante.
Abbiamo un lui, orfano di padre e con un trascorso povero e difficile, che incontra lei per via del matrimonio tra i rispettivi genitori. Sboccia l'amore poi subentra l'evento tragico che li allontana, con lui che fraintende in pieno le motivazioni di lei. Si ritrovano anni dopo, lui ora un uomo di potere e successo in cerca di vendetta, ma in realtà ancora innamorato della donna che - per punizione - costringe a un matrimonio forzato.
Il succo, sostanzialmente, è questo. Niente di nuovo e, se vogliamo, anche piuttosto misera come idea. Nel concreto è ai limiti dell'inguardabile.
L'attrice protagonista pessima e poco espressiva, perennemente in balia degli eventi.
Lui a dir poco agghiacciante: l'attore - esteticamente piacevole ma che manca di carisma e di un vero fascino - viene immortalato da tutte le possibili angolazioni ad effetto, manco fossimo davanti a una celebrità sul red carpet. Il personaggio interpretato è davvero malsano: aggressivo nei confronti della protagonista, verso la quale sfoggia un'irruenza che definirei più violenza che passione, alterna espressioni che vorrebbero essere di fredda crudeltà a sguardi affranti dagli occhi lucidi. Il matrimonio forzato non sta in piedi, il suo continuo sottolineare quanto sia volutamente inappropriato in quanto fratellastri (non consanguinei) lo fa suonare ancora più morboso di quello che sarebbe altrimenti. La storia si trascina in modo banale, le grandi motivazioni che vengono addotte non hanno di fatto alcuna fondamenta, i cattivi ci manca poco che si mettano un cartello sulla testa con scritto "ehi, sono io il cattivo!", tanto per far capire quanto davvero non ci sia coerenza tra il detto e il fatto.
Un prodotto che manca davvero della qualità minima, con un cast mediocre (del resto non basta un bel faccino per essere un bravo interprete e il fatto che l'attore protagonista sforni una media di sei o sette drama all'anno - che, per quanto corti siano gli episodi, se sommati raggiungono comunque una durata non indifferente - la dice lunga su come la quantità venga nettamente preferita alla qualità).
Una bocciatura netta e senza possibilità di appello.

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Completed
Ski into Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 23, 2025
23 of 23 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.5

Commedia romantica un po' banale ma con un'ambientazione piacevolmente insolita

Partiamo da ciò di cui proprio non mi capacito, ovvero l'immagine di copertina con la quale si presenta il Cdrama su questo sito: è assolutamente fuorviante. Non compare in nessuna scena e - tra gli abiti regali e la corona sulla testa di lei - fa pensare a una storia tra protagonisti di sangue blu. Trattandosi però di un drama a tema sportivo, la seconda opzione che viene in mente è quella degli abiti sfarzosi del pattinaggio artistico a coppie.
Ebbene... Non c'entra proprio un tubo. Ma davvero niente.
Molto più fedele e verosimile quindi l'immagine promossa ad esempio su Viki, con i due protagonisti - lei appoggiata a lui - nello scenario invernale di una nevicata.

Nel concreto assomiglia molto alle molteplici commediole cinesi dalla sceneggiatura non particolarmente approfondita, dove i drammi (il duro e ingiusto colpo alla carriera di mangaka di lei piuttosto che il ritiro dalla squadra nazionale di lui) e gli ostacoli apparentemente insormontabili (i crucci per la solidità economica futura che riescono a incrinare la coppia nel presente) non sono, tutto sommato, così realistici. Manca un po' la coerenza nello sviluppo della trama, visti appunto i presupposti e le questioni importanti vengono gestite senza troppa logica, inframmezzate a un'infinità di scenette - pur simpatiche - ma di una superficialità e banalità stridente. Rispetto ai protagonisti, non mi hanno fatta impazzire: mi riferisco sia agli attori che alla caratterizzazione dei personaggi interpretati. Esther Yu - un tempo graziosa fanciulla i cui lineamenti sono stati talmente stravolti dalla chirurgia plastica da limitarne pesantemente l'espressività - interpreta una protagonista spesso petulante, a tratti infantile e chiassosa. Lin Yi, attore che esteticamente non mi convince appieno, porta in scena un Shan Chong non particolarmente accattivante e che alterna scene - sopratutto nella parte iniziale - abbastanza riuscite a lunghe carenze di spina dorsale.
Se singolarmente i due protagonisti mostrano delle evidenti lacune, la coppia sembra funzionare comunque abbastanza bene. Aiuta molto anche la presenza dei personaggi secondari, da Nan Feng e il suo strampalato fratello alla sorella di Chong, Shan Shan e il divertente Dai Duo, che ha saputo strapparmi qualche sorriso, al pari del ramato Lao Yan. I piccoli scorci legati alle loro vicende remano - fino a un certo punto - contro la noia che avrebbe altrimenti afflitto senza sosta tutta la parte centrale del drama.
Non è una visione che consiglierei caldamente - poco ma sicuro - sebbene non mi senta di definirla nemmeno una totale perdita di tempo. Ripeto, ricalca mille altri cdrama romantici di oltre 20 episodi con sceneggiature basate anche su idee potenzialmente interessanti ma sulle quali poi manca un investimento in termini di spessore. Una nota positiva, il tratto apprezzabile che forse davvero la contraddistingue un po', è l'ambientazione: piste innevate e acrobazie con lo snowboard che sono davvero un piacere da vedere.

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Completed
Love Scout
3 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 14, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Una serie che regala una prospettiva diversa dal solito ma che emoziona solo fino a un certo punto.

Sarò sincera, l’inizio mi aveva convinta poco. Benchè mi piacesse l’idea di un padre single quale protagonista, la caratterizzazione dei due personaggi principali non mi rassicurava: lei non era solo fredda e distaccata, tutta lavoro ed empatia zero, ma risultava proprio antipatica. Lui, pur apprezzandone la determinazione nell’essere in primis un bravo papà a costo di mettere in stand-by la carriera professionale, mi risultava davvero insipido e piatto.
Una volta diventato suo assistente, già mi figuravo uno zerbino a tutto spiano. E invece, a quel punto, una svolta: lei non si trasforma in un concentrato di simpatia, ma diventa più tollerabile mentre lui, nonostante il ruolo da sottoposto, emerge come un vero e proprio punto di riferimento. Equilibrato, determinato ma non in modo arrogante, forte di una sicurezza che non punta ad apparire, bensì ad “esserci” e che deriva ovviamente dall’aver allevato da solo una figlia.
Mentre Kang Ji Yun inizia a mostrare a lui e allo spettatore un lato più fragile e insicuro di sé, Eun Ho diventa sempre più la sua colonna portante. Anche la relazione – nata per caso – con la figlia di lui evolve nella giusta direzione. Ji Yun comprende quanto vuota e fredda sia stata la sua vita prima dell’entrata in scena dei Eun Ho e Byeol, Eun Ho si concede di desiderare qualcosa per sé che vada oltre all’essere orgogliosamente padre, aspetto che sembra essere colto anche dalla figlia, che non fa ostruzione alla coppia ma, anzi, l’accoglie con serenità.
Avrei forse evitato la coincidenza che lega Eun Ho, il defunto padre di lei e la stessa Ji Yun: sa tanto di classico clichè dei drama asiatici, che promuovono spesso collegamenti risalenti all’infanzia. Posso però capire che, senza questo spunto, sarebbe stato poco credibile che – tutto ad un tratto – Ji Yun potesse superare il blocco legato alla traumatica perdita del padre che l’ha poi condizionata per tutta la vita. Finale prevedibile, ma giusto e credibile per la storia portata avanti.
Secondo pairing non particolarmente degno di nota e i cattivi della serie non sono dei cattivi di tutto rispetto (ci sono drama in cui anche l’antagonista sa farsi apprezzare nella sua veste da cattivo, ma non è proprio questo il caso).
Nonostante riconosca a questo drama un approccio un po’ diverso dal solito, un’attenzione verso il valore dei rapporti e delle relazioni che vanno ben oltre la singola coppia protagonista… Mi ritrovo a dare, pur con relativo dispiacere, una valutazione semplicemente buona. Questo perché dal punto di vista del coinvolgimento si è rivelata una serie piuttosto carente: l’ho trovata concettualmente bella ma non è riuscita a emozionarmi…non mi sono commossa, non mi ha fatto sorridere.
Resta comunque una buona serie, ben fatta ma – per quel che mi riguarda - non molto appassionante.

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Completed
Our Movie
4 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 9, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10

Un inno alla vita reso magnificamente da un cast d'eccellenza

Questa è una serie di un’eleganza e di un'autenticità a dir poco struggenti. Un piccolo capolavoro che aspettavo da tempo e che per certi versi un po’ temevo. Perché Namgoong Min è in assoluto il mio attore preferito, una recitazione di altissimo livello e un talento nel dare vita a personaggi memorabili ed estremamente diversi tra di loro. Al suo fianco una formidabile Jeon Yeo Bin, che dopo l’ottima prova in “Vincenzo” qui davvero supera sé stessa. Inutile dire che messi assieme hanno saputo regalare una prova davvero indimenticabile.
Sapevo che la storia ruotava attorno al tema di una malattia terminale, argomento che non mi fa solitamente impazzire perché non amo immergermi nella tristezza. Conoscendo le capacità di Namgoong Min, era anche chiaro non ci sarebbero state mezze misure, per cui emotivamente sarebbe stato davvero impattante e travolgente. E così è stato.
Il ritmo della storia non ha bisogno di essere incalzante per mantenere alta l’attenzione ma può prendersi il suo tempo, anche rallentare, per infondere significato in ogni passaggio e in ogni scena. Le banalità sono bandite, qualsiasi cliché scontato anche. Non c’è una trama contorta, riempita da una miriade di svolte impreviste e colpi di scena, semplicemente perché non ce ne è affatto bisogno. Non si fa volutamente leva sui sentimenti dello spettatore, forzandoli, ma questi emergono naturalmente davanti a una storia che si mostra nella sua totale autenticità e grazie al sopracitato talento degli attori principali che hanno evidentemente portato avanti uno studio attento e approfondito dei personaggi interpretati. La mancanza di artificiosità promuove una tristezza di un’intensità sorprendente: a catturare lo spettatore non è tanto una bella trama, ma una pioggia di emozioni alle quali è impossibile sfuggire. Tanti sono i livelli che si sovrappongono nel quadro generale, tante emozioni e storie, tanti ruoli e personaggi. Se l’aspetto più rilevante e di impatto è la malattia terminale di lei, si affiancano poi tantissimi altri nodi più o meno grandi, più o meno vecchi, da sciogliere con cura. C’è il passato di Lee Ji Ha, la perdita della madre, il difficile e contorto rapporto con il padre, le convinzioni che l’hanno condizionato praticamente per tutto l'arco intero della vita, influenzando i suoi rapporti con gli altri. C’è il padre di Lee Da Eum, sopravvissuto a un grande lutto e che convive con la consapevolezza di doverne affrontare a breve un altro. A loro si affiancano svariati personaggi secondari - dal produttore all'amica al manager all'ex rivale in amore - nessuno messo lì a caso. Non c’è un vero cattivo, siamo ben oltre la banale e semplicistica distinzione tra bene e male. Ci sono solo persone, con i loro problemi, le loro difficoltà, i loro pregi e difetti e la loro possibilità di crescita personale. Una moltitudine di sfumature di grigio che virano di continuo tra tonalità più chiare e più scure.
"Our Movie" è una serie che fa amare la vita, per davvero, con anche tutto il carico di sofferenza che comporta. Titolo azzeccato e con più significati oltre a quello più scontato, perché la pellicola che viene girata è una sorta di “Film dentro il film”, dentro quella storia dove ciascuno è attore e che si chiama vita. Strepitosa la caratterizzazione di Lee Da Eum, capace di alleggerire un ruolo altresì monotono con numerosi momenti di brio, freschezza e ironia. Una singolarità caratteriale luminosa e vivida, che riesce davvero bene all’attrice (anche in Vincenzo il suo personaggio mostrava aspetti decisamente non convenzionali). Altrettanto complesso il personaggio di Lee Je Ha, la sua evoluzione è davvero importante, il tornado emotivo che attraversa e la presa di una nuova consapevolezza che darà una nuova svolta alla sua vita si avverte in maniera nitida ed inequivocabile, così come le incertezze che deve affrontare, un amore al quale non si può sottrarre ma che deve anche riconoscere e accettare, in tutta la sua splendida e dolorosa bellezza. A quel punto si coglie l’essenza stessa del sentimento, non esiste più malattia, e il poco tempo che resta e che scorre fin troppo velocemente diventa solo…tempo. Tutto passa in secondo piano. Un vero e proprio inno alla vita.
Regia ottima, scenografia e fotografia di alto livello, musiche pensate ad hoc. Non si seguono mode, non si ricerca la perfezione o il grande effetto visivo: la sigla da sola parla chiaro. Un tocco da maestro sono anche alcune serie di fotogrammi in bianco e nero, oltre a inquadrature davvero cariche di un significato che non viene buttato in faccia allo spettatore, ma che si mostra nella sua semplicità. C’è da commuoversi anche solo per la bellezza tecnica dell’opera, dico davvero.
Il finale è perfetto, degna e giusta conclusione che non si lascia tentare da soluzioni prevedibili, magari anche piacevoli per il pubblico, ma che a conti fatti andrebbero a stridere con il senso di tutto quanto fatto. Namgoong Min arriva davvero al cuore, nelle ultime scene, con quell’elegante compostezza che da sempre lo contraddistingue, con il suo timbro di voce, calmo e profondo, e un’espressività che vale più di mille parole.
Ho pianto, molto. Non amo piangere per la tristezza, solitamente evito i drama di questo genere ma in questo caso davvero non potevo non vederlo.
Una serie, questa, che non credo verrà apprezzata appieno su larga scala, poiché bisogna essere disposti a soffrire con essa e a mettere da parte la ricerca di soddisfazioni facili e immediate, per quanto decisamente meno persistenti: gli avventori del “tutto e subito” la troveranno probabilmente lenta e noiosa, ci sta. Io stessa a volte ricerco visioni più leggere e meno impegnative, attendevo da tempo l’uscita di questa serie ma per apprezzarla a dovere ho aspettato di essere nel “mood” giusto.
Non posso che consigliarla, a chi ha voglia di cimentarsi in qualcosa di originale e stupendo, mettendo in stand-by “il solito” e accettando l’idea di gustarsi per una volta qualcosa di davvero diverso. Con il giusto approccio, non si può che rimanerne incantati.

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