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Completed
Love Trap
2 people found this review helpful
by Lynnea
22 days ago
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 3.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 4.0

Short drama in preda a un desiderio ossessivo che perde di vista la trama

"Limerence" è uno short drama che ho iniziato a guardare con la speranza di poterlo apprezzare, già che l'ambientazione nell'era repubblicana cinese è un periodo che trovo sempre affascinante: un'epoca di turbolenze, dinamiche di potere in evoluzione ed estetiche straordinarie che offrirebbero terreno fertile per storie avvincenti. Purtroppo così non è stato: la serie - poco più di venti episodi da un quarti d'ora l'uno - non fa altro che ripetere pedissequamente gli stessi schemi già visti, dando vita a un prodotto talmente formulatico da sembrare assemblato con i pezzi di ricambio di decine di altri short drama ambientati nello stesso periodo.

Partiamo dalla trama, o meglio dalla sua assenza. C'è il solito protagonista maschile arrabbiato, in cerca di vendetta verso la protagonista femminile o la sua famiglia. Si presenta gelido, insensibile e distaccato, ma sotto sotto – guarda un po' – cova ancora dei sentimenti molto forti. Il tutto si traduce in una serie di siparietti prevedibili: agguati e atteggiamenti possessivi spacciati per passione. Questi momenti dovrebbero essere manifestazioni d'amore, ma nella pratica sono veri e propri assalti ripetuti che sembrano pensati unicamente per alimentare la brama di qualche spettatore alla ricerca di scene intime un po' più spinte del solito. Del resto la limerenza - da qui il titolo - è una forma di desiderio ossessivo-compulsivo del tutto disfunzionale. La storia vera e propria, che dovrebbe collegare queste scenette ad effetto in modo quantomeno plausibile, riceve un investimento talmente scarso in termini di coerenza e logica da risultare in una narrazione di tattiche di spionaggio semplicemente ridicole.

Il livello di recitazione non fa molto per elevare il tenore della serie: se i protagonisti strappano una prova appena sufficiente, alcuni attori secondari offrono performance imbarazzanti, con una recitazione sopra le righe che sfocia nel comico involontario. Sul fronte della caratterizzazione dei personaggi manca completamente la profondità necessaria per rendere freschi questi archetipi consumati. Lui è esteticamente piacevole, ma privo di carisma o presenza scenica; lei è poco espressiva, il che rende il suo personaggio vuoto e insipido.

Grosso scivolone, in aggiunta, per quanto riguarda i costumi. Paradossalmente sono di solito uno degli aspetti che più apprezzo nei period drama. L'epoca repubblicana offre una moda elegante e distintiva, eppure qui la protagonista sfoggia una serie di abiti di una rara bruttezza.

Capisco che il formato short drama preveda risorse limitate. Ma mi chiedo: perché il risultato finale deve essere sempre così deludente? Perché non si investe mai qualcosa in più sulla sostanza narrativa, a discapito degli stessi abusati cliché amorosi? Ne ho visti tanti e, puntualmente, il copione si ripete. Non mi aspetto un'eccellenza quale "Fall in love" del 2021 (che però non è uno short drama e conta quasi 40 splendidi episodi), ma qualche passo avanti in termini di qualità, quello sì. Obiettivo non così impossibile da raggiungere, mentre invece ci si ritrova puntualmente sempre nello stesso identico punto di tutti gli altri drama simili già visti. In questo senso anche Limerence è rimasto, con i compagni, fermo ai blocchi di partenza.

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Completed
Mood of the Day
2 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 1, 2026
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Un amore “a prima notte“ che procede sui binari della prevedibilità

"L'umore del giorno" riportato nel titolo originale è quello che cambia, e un po' cambia anche l'umore di chi guarda questo film: si inizia con aspettative discrete e si finisce con la sensazione di aver visto un prodotto da un lato piacevole ma dall’altro incredibilmente già visto: il classico svago di un paio d’ore che non lascia il segno.

Il punto di partenza è indubbiamente interessante: due sconosciuti, un affascinante e diretto manager nonché ex giocatore di basket e una capoufficio sedimentata in una relazione decennale, si incontrano nel viaggio in treno tra Seul e Busan. Lui le propone senza giri di parole una notte insieme. Lei, inizialmente scioccata, rifiuta. Una premessa che promette scintille oltre a un confronto moderno su amore, sesso e relazioni. Purtroppo, la promessa si arena quasi subito sugli scogli dei più scontati cliché del genere.
La sceneggiatura, dopo un inizio col piede giusto, scivola in un susseguirsi di situazioni prevedibili: la ragazza in carriera con i tacchi alti che fa fatica a camminare, il playboy dal cuore d'oro nascosto sotto un velo di cinismo, la rottura con il fidanzato noioso e distratto, e la fatidica notte in un motel sperduto. Tutto procede esattamente come ci si aspetta, senza mai una deviazione o una vera sorpresa. La sottotrama con il giovane atleta da ingaggiare è un riempitivo che non aggiunge spessore né alla storia né ai personaggi, così come le vicissitudini sfortunate del collega di lui o le chiacchiere con le amiche di lei. Uno spunto di partenza originale per una storia che di originale non avrà nulla, tanto per sintetizzare.

Rispetto alla caratterizzazione dei personaggi principali, la figura di Bae Soo Jung risulta spesso poco convincente e, a tratti, francamente incoerente. Viene presentata come una professionista, eppure dimentica computer e telefono il giorno di una presentazione cruciale. Si vanta con le amiche della sua fedeltà decennale, ma basta un massaggio ai piedi e qualche frase ben assestata per farla vacillare. La sua presunta "superiorità morale" rispetto al protagonista "facile" si sgretola con troppa facilità, rendendo la sua trasformazione più un espediente narrativo che un genuino percorso emotivo. Al contrario, risulta quasi irritante nella sua palese incompetenza e l’evidente considerarsi moralmente migliore di lui mentre sfrutta le sue conoscenze per incontrare il giovane giocatore di basket la rende anche un po’ arrogante e ipocrita.
Diverso il discorso per Kim Jae Hyun, interpretato da un giovane ma già molto bravo Yoo Yeon Seok: carismatico e magnetico, regala al suo personaggio quel mix di spavalderia e vulnerabilità che lo rende credibile nonostante tutto. I due attori insieme, ad ogni modo, funzionano bene e i loro dialoghi, pur basati su premesse fragili, riescono a trasmettere una scintilla autentica e una buona chimica di coppia. Le scene romantiche sono ben fatte, risultano intense e mature e riescono a riscattare la banalità della situazione. A prezioso supporto in questi momenti chiave interviene anche la colonna sonora – in particolare "Photograph" di Ed Sheeran – contribuendo all’aumento del coinvolgimento emotivo.

A conti fatti, “Mood of the day” è quel pacchetto ben confezionato, con una carta regalo curiosa e che attira l’attenzione ma che, una volta scartato, rivela un contenuto che non sorprende altrettanto. Bene comunque per una visione senza troppe pretese.

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Completed
Mad Dog
2 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 23, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 10
Music 8.5
Rewatch Value 8.5

Quando la squadra conta più del caso da risolvere

“Mad Dog” è un piccolo gioiello del 2017 del genere crime coreano, uno di quei drama che rischiano inspiegabilmente di passare inosservati al grande pubblico, forse per via della trama apparentemente poco accessibile, forse perché meno appetibile rispetto ad altre serie patinate, ma che di fatto prende un tema apparentemente piatto – le indagini sulle frodi assicurative – e lo trasforma in un palcoscenico per personaggi memorabili e relazioni umane autentiche. C’è un momento, poco dopo la metà del drama, in cui tutto ciò che è stato accumulato nei primi sette/otto episodi – sospetti, indizi, dinamiche di squadra, ferite non rimarginate – esplode in una sequenza di azione ad alta tensione. Ed è proprio lì che si capisce una cosa fondamentale: questo drama non è davvero sulle frodi assicurative. È soprattutto sulle persone.
La premessa è semplice: Choi Kang Woo è un ex investigatore assicurativo – e prima ancora un ex poliziotto -che ha perso moglie e figlio in un tragico incidente aereo. La compagnia liquida tutto attribuendo il disastro all’atto suicida del co-pilota, ma per lui non è abbastanza. Nasce così la “Mad Dog”, una squadra di investigatori ufficiosi che smaschera chi truffa le assicurazioni. Un lavoro che è anche – e soprattutto – una copertura per fare chiarezza su quanto accaduto nel disastro aereo. La struttura narrativa è classica, soprattutto per i kdrama di quel periodo: i primi episodi alternano casi episodici (piccole truffe, frodi domestiche) con i fili di una cospirazione più grande che lentamente si dipana. Ma la vera forza della serie non sta nei colpi di scena – per quanto ce ne siano, e anche ben congegnati – bensì nel modo in cui costruisce il suo ecosistema umano.
Yoo Ji Tae, attore che ho conosciuto e apprezzato nel ruolo secondario interpretato in “Healer” e, successivamente, anche quale personaggio di rilievo in “Vigilante” (ambedue serie ad alto contenuto di azione e indagini), qui da il meglio di sé: figura centrale che comunica con gli occhi più che con le parole, regala un Choi Kang Woo trattenuto e vulcanico allo stesso tempo. La sua rabbia è una brace che cova sotto la cenere, pronta a divampare quando meno te lo aspetti. E quando finalmente esplode, nelle scene finali, si comprende perché ha trascorso sedici episodi a trattenerla. Il dolore vivo con il quale convive è palpabile, nonché forza motore del suo tirare avanti, con un unico e chiaro obiettivo al quale si dedica completamente, già che i saltuari momenti in cui si lascia andare alla nostalgia dei ricordi sono tanto strazianti da risultare insopportabili.
Poi c’è lui, Woo Don Hwan. E qui bisogna fermarsi un attimo. All’epoca un volto quasi nuovo, ma che già faceva parlare di sè come di una promessa. E con “Mad Dog” quella promessa si è trasformata in certezza. Il suo Kim Min Joon - o Jan Gebauer, volendo utilizzare la sua ufficiale identità tedesca - è un personaggio stratificato e ambiguo, ma indiscutibilmente magnetico. Si presenta come il fratello minore del co-pilota additato quale responsabile dell'incidente aereo, un truffatore cresciuto all’estero in seguito ad adozione, che veste bene, mostra un atteggiamento spavaldo e ha un sorriso compiaciuto, provocatorio o sardonico a seconda dell’angolazione. Ma sotto la superficie dell’apparenza, Min Joon è un giovane solo, ferito, alla disperata ricerca di una famiglia. La sua evoluzione – da lupo solitario a membro integrante del “branco”, già che di “cani rabbiosi” si parla – è il cuore pulsante della storia.
La squadra si completa con Jang Ha Ri (l’Attrice Jang), ex-ginnasta diventata poi investigatrice e con la grinta di chi non molla mai. La chimica con Min Joon è elettrica, per quanto il drama riservi allo sviluppo – o meglio all’accenno – del romance tra i due davvero troppi pochi momenti, ed è un vero peccato. Park Soon Jung (Ghepardo) è il classico duro dal cuore tenero, capace di farti sorridere in una scena e commuovere in quella successiva. On Noo Ri (Pentium) è il giovanissimo genio informatico allergico al sole, tenero e goffo. La forza del drama sta nel far affezionare lo spettatore a questi personaggi così tanto da far passare in secondo piano la vicenda legata a crimini e cospirazioni. I momenti migliori non sono quelli in cui smascherano i colpevoli, ma quelli in cui si scambiano uno sguardo complice, si coprono le spalle, litigano e fanno pace. La “famiglia trovata” è un tropo caro ai drama coreani, ma qui funziona in modo particolarmente autentico.
Certo, non mancano i difetti. La serie ha un problema di ritmo nella parte centrale, quando le spiegazioni tecniche sulle frodi assicurative si fanno più fitte e il gergo legale rischia di appesantire la visione. Tanti sono i dettagli così come i personaggi secondari o di contorno che entrano via via in scena, e la struttura a “gatto e topo” – i buoni sono un passo avanti, poi un passo indietro, poi due avanti – diventa a tratti ripetitiva. Sul fronte dei cattivi troviamo quelli evidenti fin da subito, quelli più insospettabili, ivi compresi coloro che tradiscono la fiducia. Arrivati a un certo punto la distinzione dei due schieramenti diventa netta e il resto del drama si concentra non tanto sul chi dovrà essere punito ma piuttosto sul come arrivare a punirlo, ottenendo così giustizia. Ad ogni modo, tra tutti i cattivi spicca di sicuro Choi Won Young, attore carismatico e di talento che regala un Joo Hyun Gi inquietante al punto giusto.
Nel finale la carica emotiva è decisamente impattante: giustizia è fatta, le cicatrici iniziano a rimarginarsi, Min Joon capisce finalmente di avere un posto nel mondo e imposta le basi per quella relazione fraterna che gli è stata sottratta. Con qualche sorriso e qualche lacrima, la serie trova la degna conclusione senza strafare e senza melodrammi eccessivi. La colonna sonora merita una menzione speciale: la traccia “What I Want” di NiiHwa, caratteristica e orecchiabile, riesce a rievocare l’atmosfera delle notti di indagini e inseguimenti.
In conclusione, è un drama che consiglio a chi ama le storie di squadra e apprezza le Bromance, con personaggi ben caratterizzati che si scelgono l’un l’altro e un crime che non si prende troppo sul serio ma sa essere serio quando serve. Non è però per tutti: chi cerca ritmi serrati o un romance più importante – non nego che quest'ultimo mi sarebbe piaciuto - potrebbe restarne un po’ deluso.

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Completed
Had I Not Seen the Sun Part 2
2 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 16, 2026
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 10
Music 9.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

L’umanità di un mostro in un thriller-romance incredibilmente intenso

Non mi aspettavo un drama così intenso, bello ma al tempo stesso difficile da guardare. L’avevo erroneamente scambiato per una serie coreana, forse perché la trama tutto sembrava fuorché un cDrama: è invece una produzione taiwanese, ottimamente riuscita, che decide di osare su molti fronti, fornendo uno spaccato duro ma incredibilmente reale e indubbiamente coinvolgente.
L’inizio è particolarmente cruento, aspetto sicuramente utile allo spettatore titubante e abituato ai drama “standard” per capire che, forse, questa visione non fa per lui. Li Jen Yao viene introdotto così, all’apice della sua efferatezza ripetuta: l’idea del documentario sulla sua storia, mentre è in attesa della condanna a morte, fa chiaramente intendere un lungo e complesso tuffo nel passato della sua vita.
Appare inoltre fin da subito chiaro un nesso nascosto tra la figura della giovane reporter Chou Pin Yu e il pluriomicida: legame di cui lei è palesemente inconsapevole, ma che a lui – e all’amata cugina di lei, dall’aria fin da subito molto sospetta – è di certo ben noto. Altra cosa che stupisce è il suo essere dipinto come un serial killer atipico, particolarmente collaborativo nella ricostruzione dei fatti – non li nega, anzi, sembra esserci a monte una scelta anticipata e consapevole dell’assunzione di responsabilità – quanto ermetico rispetto al movente. Le strane visioni di Pin Yu sottolineano inoltre il legame con la misteriosa studentessa del passato, da lei etichettata come un fantasma inquieto ma che appare subito ben chiaro essere molto più di questo.
Il flashback agli anni del liceo presenta due giovani emarginati: da una parte Hsiao Tung, promettente ballerina spesso presa di mira ma che mostra comunque grande determinazione, una famiglia sana e affidabile alle spalle e difficoltà a integrarsi con i pari, fatta eccezione per la migliore amica, Yu Chen. La situazione di Li Jen Yao appare fin da subito molto più drammatica: malvisto dai compagni di classe e dai docenti, vive in un contesto famigliare particolarmente degradato, dove la madre debole e succube non riesce a ribellarsi al marito violento, nemmeno quando a farne le spese è proprio Jen Yao, continuamente braccato dai delinquenti ai quali il padre deve dei soldi. Questo quadro racconta anni di violenze fisiche e psicologiche. Ne risulta un ragazzo solitario e concentrato solo sul “tirare avanti”, oltre che disilluso per quanto riguarda i rapporti umani (del resto non ha mai avuto nessuno dalla sua parte, nemmeno la madre, unica figura agli occhi della quale – è palese – vorrebbe essere importante).
Nel contesto scuola, oltre al gruppo di bulli – che spaziano dal figlio viziato di un ricco e potente politico al ragazzo sovrappeso e codardo quando non nel branco – emerge un’altra figura chiave: Lin Yu Chen, compagna di scuola e migliore – non che unica – amica di Hsiao Tung: un primo colpo di scena, già che nel presente risulta essere – con un propizio cambio di nome - la cugina di Chou Pin Yu. Anche Yu Chen vive una situazione complicata, fisicamente e psicologicamente tormentata dalla nonna paterna che riversa su di lei l’odio profondo nei confronti della nuora, sparita dopo aver (a suo dire) rovinato la vita del proprio figlio causandone la morte. Fin da subito è chiaro che se per Hsiao Tung Yu Chen è solo un’amica, quest’ultima nutre nei suoi confronti sentimenti più profondi.
Un casuale incontro sul tetto avvicinerà per la prima volta Li Jen Yao e Hsiao Tung: una prima chiacchierata e il ritrovarsi successivamente apprezzando la reciproca compagnia – più cercata da Hsiao Tung già che inizialmente Jen Yao la scambia per pietà – diventa la base per la nascita di un’amicizia che vorrebbe poi evolvere in qualcosa di più. A questo punto ci si aspetta la contro mossa di Yu Chen quale rivale – ufficiosa – in amore: in realtà finirà per esporsi in prima persona nell’ultimo modo che ci si potrebbe aspettare, il tutto per proteggere Hsiao Tung da un provvedimento scolastico. Questo fatto scatenerà una serie di conseguenze che da una parte l’allontaneranno definitivamente da Hsiao Tung (scapperà di casa per fuggire alla nonna iraconda e cambierà città, ritrovando la madre perduta), ma dall’altra le faranno capire che – anche se solo come amica – l’affetto di Hsiao Tung nei suoi confronti è sincero e profondo, già che la nasconderà inizialmente a casa propria per poi accompagnarla nel trasferimento in un’altra città. Forse questa onestà da parte di Hsiao Tung porterà Yu Chen ad accettare l’idea di farsi da parte: quando a Taipei incontreranno Li Jen Yao, Yu Chen suggerirà al ragazzo di dichiararsi, e di non fare il suo stesso errore. Non saranno mai amici, ma onesti rivali e, soprattutto in futuro, alleati nel proteggere Hsiao Tung a qualunque costo.
Il fulmine a ciel sereno – “sereno” si fa per dire, data la già notevole quantità di elementi drammatici introdotti – arriva quando Hsiao Tung decide di aiutare Lin Yu Chen nel risolvere i problemi legati ai debiti del padre, che a loro volta sono collegati a Ti Ou Yang, il sopracitato “figlio di papà” a capo dei bulli della scuola. Il piano di Hsiao Tung fallisce, viene scoperta e la situazione prende una piega agghiacciante: la ragazza diventa vittima di uno stupro di gruppo. Li Jen Yao, massacrato di botte nel tentativo di raggiungerla, non arriverà però in tempo per salvarla, aspetto di cui si colpevolizzerà a vita.
Una distrutta Hsiao Tung si trasferirà altrove con la famiglia, con l’intento di voltare pagina, mentre i giovani seviziatori rimarranno impuniti grazie alle pressioni nei giusti ambienti da parte della potente famiglia di Ti Ou Yang, che metterà quindi a tacere l’intera vicenda. La rabbia incontenibile e il senso di impotenza porterà il padre di Hsiao Tung a un’azione impulsiva (cercherà – senza grande successo - di investire il gruppo di bulli) ma che si risolverà nel definitivo bisogno di trasferirsi altrove. Li Jen Yao e Hsiao Tung si saluteranno sul tetto della scuola: lei, per quanto a pezzi e desiderosa di ricominciare una nuova vita, darà comunque appuntamento a lui di lì a cinque anni sullo stesso tetto, per festeggiare il Natale. La rabbia e il dolore di Li Jen Yao nel vederla così prendono il sopravvento e, mostrando una maggiore arguzia rispetto al padre di Hsiao Tung, riesce poco più tardi a fare emergere il collegamento col giro di droga e la famiglia Ti, arrivando a pugnalare platealmente Ti Ou Yang: l’intenzione non è quella di ucciderlo ma di attirare su di sé lo sguardo dei media per dare risalto alla vicenda, in seguito alla quale il padre di Ou Yang perde effettivamente le elezioni alle quali è candidato. Li Jen Yao viene quinti denunciato e condannato a sei anni di prigione (aspetto che aveva anticipatamente messo in conto e del quale non si pente). Esce, dopo aver scontato la pena, e si mette alla ricerca di Hsiao Tung, lavorando nel frattempo per una ditta di pulizie professionali. Trova traccia dell’appuntamento che si erano dati sul tetto della scuola (le decorazioni di Natale e il messaggio di augurio di Hsiao Tung), evento ormai passato da due anni e al quale non si era potuto presentare in quanto rinchiuso in carcere.
L’incontro con Hsiao Tung avverrà praticamente per caso: un volto diverso, una giovane donna non vedente, un nome diverso e riferimenti a una vita che nulla hanno a che vedere con Hsiao Tung. La riconosce a livello istintivo, ma tutto sembra fargli intendere che si tratti di un errore. Il dubbio avrà breve durata e diventerà chiaro che Tieng Chin altri non è che una nuova personalità di Hsiao Tung, sviluppata quale meccanismo protettivo in seguito a un tentato suicidio dopo aver visto la diffusione del video che riprendeva lo stupro (in realtà lo spettatore avrà modo di incontrare anche un’altra personalità generata dal disturbo dissociativo, la ragazza col bruco dipinto sul dito e amante dei lecca lecca, personalità di forte spirito che subentra in alcuni momenti chiave a protezione di Hsiao Tung). Li Jen Yao e Tieng Chin si avvicinano e iniziano una relazione, con lui distrutto per quanto patito dalla ragazza di un tempo e deciso a fare tutto il necessario per farla vivere serenamente, anche a costo di nasconderle la verità. L’apparente soluzione si rivela però inefficace quando uno degli stupratori – angosciato dal senso di colpa – rintraccia Tieng Chin e senza il minimo riguardo per la fragilità della donna la assilla in cerca di perdono: l’episodio distrugge nuovamente il già precario equilibrio della donna, che tenta un nuovo gesto estremo e si rifugia in una nuova personalità. Li Jen Yao capisce di dover prendere le distanze e che non basta cancellare il passato dalla memoria di lei per proteggerla per sempre: l’unico modo certo è quello di eliminare tutti coloro che sanno – ovvero i responsabili – ed evitare così qualsiasi possibile loro ritorno nell’attuale o futura vita di lei. Il primo omicidio non è premeditato, Jen Yao sembra perdere effettivamente la ragione in una situazione provocatoria in cui viene portato oltre il limite. I successivi, invece, sono tutti voluti e meticolosamente pianificati. La vede come unica soluzione possibile e, ritenendosi responsabile di tutte le sventure di Hsiao Tung, si sente in dovere di intraprendere questa strada, con la consapevolezza di diventare a sua volta un mostro e di doversene poi assumere tutte le responsabilità. L’uccisione della moglie e del figlio di uno dei seviziatori non è premeditata: Jen Yao si trova davanti a un quadro famigliare di abusi simili a quello della sua infanzia, la sua mente ormai troppo messa alla prova cede e sovrappone le due cose: quando uccide il bambino – scena fortissima – di fatto sta uccidendo sé stesso. Nella sua vita è stato a suo modo una vittima di ciò che ha subito e di ciò di cui si è convinto, ovvero di essere il responsabile di tutto quanto è andato storto, anche se di fatto non è così.
Ho apprezzato che il drama non punti a giustificare le sue azioni, già che di fatto non sono né giustificabili né perdonabili: non esistono mostri con cattive intenzioni e mostri con buone intenzioni. Al più potremmo fare distinzione tra mostri senza motivo (i bulli della scuola) e mostri con una motivazione, come nel suo caso, dove si spiega l’iter che lo ha portato a quel punto senza però giustificarlo. A sorprendere più di tutto, in questo drama, è il ritratto complessivo e complesso del personaggio, portato più volte psicologicamente al limite come Hsiao Tung, pur in forma diversa e con conseguenze nel suo caso imperdonabili. Riuscire a far emergere l’umanità e accettare la presenza della stessa anche nel “mostro” è sicuramente l’obiettivo più arduo che la serie si pone, ma che raggiunge egregiamente: Jen Yao è un mostro, non un eroe e nemmeno un antieroe. Ma è anche umano.
E’ con la serenità di chi ha raggiunto il proprio obiettivo che Li Jen Yao va incontro alla condanna a morte: Hsiao Tung è tornata sé stessa e ha finalmente voltato pagina, il suo futuro non potrà più essere minacciato dal suo passato. Il drama chiude con un passaggio alquanto difficile, che non va però frainteso: quello di Hsiao Tung non è il gesto estremo di chi cerca una via di fuga – come accaduto in passato – bensì l’espressione di una scelta consapevole fatta in totale libertà – libertà datale dal “sacrificio” di Lin Jen Yao - e senza pressione/influenza alcuna, per quanto moralmente discutibile. La scena finale è un tributo – ovviamente immaginario – ai due protagonisti, di nuovo giovani e riuniti sul tetto della scuola a festeggiare – finalmente – il loro primo Natale insieme.


Il drama si caratterizza per un linguaggio insolitamente crudo e volgare, scene e riferimenti espliciti, descrizione e immagini dei delitti abbastanza raccapriccianti. E’ un thriller con una componente drammatica particolarmente intensa e al contempo un romance sofferto estremamente coinvolgente. Rispetto alla musica, il “Clair de lune” di Debussy è un brano classico che – come altri – non si può che trovare sempre splendido, tra l’altro ben contestualizzato nella vicenda. Questa scelta sembra però voler escludere la presenza di altri brani originali, ma va bene così. Cast eccellente: ho trovato la recitazione di tutti i personaggi principali – e buona parte di quelli secondari – estremamente credibile e convincente, nonostante ruoli e o scene tutt’altro che da manuale.
Apprezzabile ma non indispensabile il simbolismo legato alla farfalla nera e alla falena, che si conclude con le due che volano insieme alla luce del giorno. Un appunto sull’immagine di locandina – sia della prima che della seconda parte nella quale è suddiviso il drama – che ho trovato piuttosto fuorviante: gli abiti semi-eleganti quale giacca e dolcevita nero di lui nella versione adulta fanno pensare a un’evoluzione della trama in una direzione diversa e che di fatto non c’è.

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Secret Roommate
2 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 7, 2026
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 6.0

Un corto BL semplice ma allo stesso tempo efficace

Cortometraggio BL che - devo ammettere - ho inizialmente sottovalutato, mentre invece è stato capace - a modo suo - di stupirmi.
E' uno spaccato breve e semplice, leggero e spensierato, senza chissà quali pretese o riferimenti particolarmente profondi.
La qualità è quella di un prodotto a bassissimo budget: riprese quasi amatoriali, inquadrature fisse, suoni dal volume altalenante e con una fastidiosa profondità di fondo, illuminazione non particolarmente curata. Non è un prodotto di cui apprezzare scenografia, fotografia, costumi o regia, insomma.
Il pregio di questo piccolo spaccato sta tutto nell'imprevedibilità della vicenda: inganna abilmente lo spettatore dando inizialmente l'impressione di una situazione piuttosto scontata, salvo poi giocarsi una chiave di lettura del tutto inaspettata.
Piace inoltre la percezione di una relazione stabile e serena tra i due che non deve evolvere, non viene messa alla prova, ma è invece una costante riportata dai due attori con grande naturalezza.
Uno scorcio che in venti minuti scarsi regala qualcosa di semplice ma efficace.

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Completed
Assistant of Superstar
2 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 1, 2026
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

Rom-com classica (per trama e difetti) con un ML singolare e a suo modo carismatico

Drama per nulla pretenzioso. Nel concreto, non è davvero niente di che. Commedia classica, piena di clichè, con una storia prevedibile e tutto sommato semplice. Nessun significato nascosto da ricercare, nessuna tematica trattata in modo particolarmente profondo. Una serie "all'acqua di rose", insomma.
Il primo terzo è sicuramente la parte meglio riuscita. Fosse stato al contrario e la parte migliore fosse stata l'ultima, probabilmente non l'avrei vista poiché l'avrei abbandonato prima.
Nonostante un giudizio complessivamente appena appena sufficiente, l'ho guardata per certi versi volentieri. Non certo per la storia in sè, ma per il carisma dell'attore protagonista.
Non un attore bellissimo - sebbene nel drama vesta i panni di un Idol che si atteggia a super figo - e possiamo serenamente dire anche non particolarmente talentuoso a livello di recitazione. All'apparenza inoltre ricorda più un adolescente che un uomo adulto (cosa che all'inizio mi confondeva, non capivo se stava impersonando un ragazzo o che cosa), ma dotato di una qualità naturale che difficilmente si può acquisire altrimenti: il carisma. Non affascina, non intriga... Ma piace vederlo.
Lo si segue quindi con interesse mentre presenta episodio dopo episodio il suo personaggio, un giovane idol scorbutico e arrogante, testardo e imprevedibile. Nel rapporto datore di lavoro-dipendente che si instaura tra i due all'inizio lui non fa altro che sbraitare, sebbene sia chiaro nasconda qualcosa di più interessante, nel profondo. Tra piccoli gesti accorti compiuti con apparente noncuranza e la scoperta di eventi passati che un po' spiegano il perchè delle sue scelte, la vicinanza della nuova e improbabile assistente promuoverà in You Xi tutta una serie di cambiamenti e scoperte, non ultimo l'amore (fermo restando che rimarrà testardo e impulsivo nel predere certe decisioni e posizioni). Yuchi Yao Yao è una protagonista carina, ma tra i due rimane un po' in ombra. Rispetto alla recitazione, non so se l'attrice si sia trattenuta per dare a Yao Yao il profilo della ragazza con un "livello emozionale basso" (così come la definisce You Xi) o se la carenza stia anche nel limite della capacità interpretativa. Personaggio brioso e vivace, necessario per dare un po' di enfasi ad alcuni episodi altrimenti piatti, è sicuramente la giovane Pan Duo: una figura spumeggiante ma mai fastidiosa, capace di dare il giusto equilibrio al tono della serie. Sul fronte dei cattivi, invece, tanta desolazione: che sia l'attore nemesi di You Xi piuttosto che l'ex fidanzato di Yao Yao, il risultato è piuttosto deludente. Sfruttata male anche la co-protagonista raccomandata, incapace e poco brillante di You Xi, figura che è risultata semplicemente insipida mentre poteva essere impiegata meglio.
Nonostante nella prima parte You Xi passi la maggior parte del tempo a fare il viziato capriccioso, è però anche la parte del drama dove la storia tutto sommato rientra nell'accettabilità. Dal ritorno all'università per il corso di formazione in avanti si tende a superare quella che è la soglia del buonsenso in termini di esagerazioni, i clichè abbondano e diventano sempre più palesi e meno credibili, mentre la trama va perdendo di consistenza: lui e lei stanno finalmente insieme, la carriera di lui ha subito un duro colpo ma vuole ripartire meglio da zero. Tutta l'ultima parte è dedicata a riscattarlo agli occhi dei fan, "punire" i "cattivi" e a farlo tornare in auge (era così necessario dedicare tutto quello spazio? Non credo).
La logica manca anche in altri aspetti: lui è un idol super famoso, ma va in giro tranquillo come fosse uno qualunque e non se lo fila nessuno. Lei soffre di attacchi di panico nei luoghi affollati, ma quando sarà il momento - ah, l'amore, che miracolosa medicina! - riuscirà a fare un discorso decisivo davanti a tutti (tra l'altro in una delle scene più imbarazzanti, dove un evento stampa diventa teatrino di accuse e contro accuse dei personaggi che irrompono sul posto con affermazioni ridicole, se si pensa al contesto, ma sventolando foto o chiavette usb con filmati quali "prove inconfutabili" per mettere a tacere un gossip piuttosto che un altro). Si può sorvolare e accettare l'irrealtà di alcune situazioni, ma solo fino a un certo punto.

INIZIO SPOILER!
Il finale adotta un meccanismo già visto che davvero non mi piace: nel bel mezzo di una scena non particolarmente significativa, il lui (come in questo caso) o la lei della vicenda - senza motivo o riferimento alcuno - richiama alla mente tutti i bei momenti passati, si leva pian piano la musichetta dal sottofondo ed ecco... I titoli di coda! Per la serie: non sapendo come chiudere in bellezza facciamo che proponiamo una carrellata dei momenti migliori così abbiamo risolto.
FINE SPOILER!

A conti fatti, una commedia dai classici difetti, come ce ne sono mille altre. Quell'intermezzo spensierato che non lascerà il segno ma che, allo stesso modo, male non fa. Quanto meno, tra tanti titoli equivalenti, questa si gioca la carta del carisma che - nonostante il personaggio sia inizialmente tutto fuorchè simpatico o amabile - l'attore protagonista sembra saper suscitare.

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Completed
Present Still Perfect
2 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 29, 2026
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 6.5
Music 3.0
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

Non basta una buona idea per fare un buon film

Questa recensione fa riferimento ad entrambi i film, "Present perfect" e sequel.
L'idea della tematica è chiara, anche interessante, devo dire. Ma il risultato lascia davvero un po' troppo a desiderare.
Produzione tailandese che si svolge, nella prima parte, prevalentemente in Giappone. Fin dall'avvio, in un inglese corretto ma che sa di stentato, si percepisce subito un livello spartano, in termini qualitativi. Illuminazione mal regolata, riprese decisamente migliorabili con inquadrature che - se non puntano ad avviare una nuova moda, già che per il resto non sono particolarmente cariche di significato - sono semplicemente fatte male. La musica totalmente assente fa pesare doppiamente il silenzio interrotto solo da un lento e misurato scambio di battute tra i due protagonisti. Scenografia ridotta all'osso, sceneggiatura scarna, atmosfera indefinitamente rallentata che contrastata ancor di più con l'evoluzione esponenzialmente innaturale della vicenda dettata da tempi sbagliati, tremendamente accelerati. Poche e insignificanti le figure di contorno. Il primo film termina con un finale aperto, anche perchè qualsiasi altra scelta sarebbe stonata ancor di più.
Francamente mi sarei fermata lì, al di là delle buone intenzioni mi pare che la mediocrità del risultato ottenuto fosse abbastanza palese. Il sequel l'ho trovato, se possibile, peggiorativo (ma già che il livello originale non era particolarmente alto, non si può dire sia stato fatto chissà quale danno). Qualitativamente il risultato di un budget ridotto e di una scarsa competenza è ancora tutto lì, sebbene l'ambientazione sia leggermente più vivace.
Rispetto al prequel, i dialoghi sono molto più sdolcinati, aspetto che ho gradito poco. Ho trovato Toey abbastanza coerente nei due film, al contrario Oak nel secondo risulta a tratti OOC, in certi momenti davvero molto lontano dal personaggio iniziale. Non mi ha convinta affatto. Parallelo è il giudizio sulla recitazione: l'attore che interpreta Toey mi è sembrato più naturale ed espressivo, al contrario di quello che veste i panni di Oak, la cui recitazione è stata traballante in alcuni punti nel primo film, mentre nel sequel in molte occasioni l'effetto "finta" è saltato davvero all'occhio.
Il sequel regala un happy ending che ho trovato davvero fuori luogo, dalla moglie di Oak che fa praticamente il tifo per loro alle scene da matrimonio infilate di colpo e senza senso. Mi sfugge davvero cosa dovrebbe risultare gratificante per lo spettatore, per quanto si possa essere affezionato al pairing nel primo film.

Si salva solo l'idea alla base, insomma. Che soltanto idea però rimane. E' un peccato perchè poteva davvero dare vita a qualcosa di interessante (forse se fosse stato un drama giapponese avrebbe avuto più chance, va detto). Tra unToey che deve venire a patti con una realtà della quale sembra abbastanza inconsapevole - pur percependone i segnali, senza saperli inizialmente leggere correttamente - e un Oak decisamente più consapevole ma imbrigliato in una situazione apparentemente senza via di fuga, i presupposti per uno sviluppo credibile e coerenti c'erano tutti. Non è però la direzione che è stata intrapresa - vuoi per scelta, vuoi per mancanza di capacità - e il percorso è stato quindi piuttosto mediocre e costellato da innumerevoli difetti. E...No, non scambiamo tutte le pecche per scelte insolite ma volute di un film che va capito. E' semplicemente un film sciatto e scialbo, tutto qui. Di quelli dalle pur buone intenzioni ma che, nel concreto, portano avanti la filosofia del "si fa quel che si può con quello che si ha". E, a volte - come in questo caso - non è proprio abbastanza.

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Completed
Idol I
2 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 28, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 5.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Classica (e banale) commedia-thriller che promuove una riflessione sul complesso rapporto idol-fan

Romance-thriller d’intrattenimento che parte sicuramente meglio di come finisce. E’ infatti nella primissima parte che si trova lo spunto più interessante di tutto il drama, ovvero la tematica – più che mai attuale – che riguarda il complesso rapporto tra fan e celebrità. I primi episodi riportano bene entrambe le figure: da una parte abbiamo l’idolo, Do La Ik, che vive la difficile vita sotto i riflettori e ha annullato quasi completamente il suo essere “privato”. Questo perché terminato il lavoro vero e proprio – cantante, attore, personaggio televisivo che sia - inizia poi il secondo lavoro, ovvero il mantenere l’immagine perfetta e intaccabile anche nel resto della giornata. Un lavoro, in pratica, che non termina mai. Da questo punto di vista credo offra un ritratto fedele dello stile di vita delle celebrità: un medico può essere un bravissimo e competente professionista e, staccato il lavoro, può ritrovarsi per i fatti suoi al supermercato sbuffando per la coda alla cassa, essere antipatico con degli sconosciuti, dimostrarsi disordinato, perdere la pazienza, avere la luna storta e non dover girare tutto il tempo con un sorriso da paresi facciale. Una persona normale, insomma, come tutti. Nessuno metterebbe mai in dubbio la sua competenza professionale sulla base di queste cose. Per una celebrità, il discorso è totalmente diverso. Il giudizio è impietoso, e preservare l’immagine perfetta che i fan adorano e sostengono ha un costo credo davvero enorme. Il personaggio pubblico si sovrappone alla persona anche nella vita privata o nei momenti destrutturati non legati alla propria professione. I fan non perdonano… Anche questioni sulle quali non dovrebbero proprio mettere il becco. Ed ecco quindi il ritratto della fan sfegatata nella figura di Maeng Se Na: non ama solo le canzoni del gruppo musicale, o seguirne i concerti. C’è un attaccamento esagerato a tutto il merchandising, un sostegno smisurato ed eccessivo alla carriera del suo cantante preferito che la porta a sentirlo un po’ di sua proprietà. Le due fan squinternate che si introducono a casa di lui o reagiscono con violenza quando non ottengono da lui la reazione sperata rispecchiano perfettamente il livello malsano che può essere raggiunto (vero che la curiosità dei fan viene spesso alimentata dalle agenzie delle celebrità stesse, ma le singole persone dovrebbero non perdere di vista il fatto che tutti – idoli o fan che siano – sono in primis individui che meritano il rispetto di tutti). Chiudo qui la parentesi un po’ divagante ma frutto di riflessioni promosse proprio dai primi episodi della serie, aspetto che ho davvero apprezzato.
Tolto questo, però, non resta molto altro. Un classico romance abbinato a un classico caso da risolvere. Nella seconda parte del drama ci si concentra in particolar modo su quest’ultimo, una caccia all’assassino non particolarmente entusiasmante o complessa o accattivante, pur tenuto in piedi dall’interpretazione abbastanza buona della FL – della quale ho apprezzato l’espressività, per quanto esteticamente mi ricordi molto Hwang Jung Eum, attrice quotata fino a una decina d’anni fa ma che io ho sempre trovato tremendamente irritante – mentre Kim Jae Young (Do La Ik) è risultato essere abbastanza sotto tono, addirittura anonimo in diversi punti, al di là dell’estetica sicuramente apprezzabile (peccato che quella da sola però non basti). A poco è valsa la presenza di due importanti spalle quali Kim Won Hae e Jung Man Shik tra i ruolo di supporto, impossibilitati di fatto a infondere verve e carattere a una sceneggiatura che si è rivelata via via sempre più piatta e poco interessante. Evoluzione della trama abbastanza prevedibile (si capisce abbastanza alla svelta chi è il vero assassino, così come chiara è fin da subito la strada che finirà per prendere l’antipatico procuratore, e via dicendo). Il ricorso a un legame passato sembra voler dare un senso più profondo all’ammirazione sviluppata da lei nei confronti del ML nel corso degli anni. Finale abbastanza deludente, ciò che forse voleva essere divertente l’ho trovato solo ridicolo e illogico.
Come già detto, tolto il particolare della tematica idol-fan che caratterizza la serie (unico aspetto che probabilmente ricorderò) il resto è – quasi – solo noia.

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Completed
Oh My Ghost Clients
2 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 8, 2026
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Uno sguardo equilibrato tra giustizia sociale e leggerezza

"Oh My Ghost Clients" è una serie coreana che mescola con originalità il genere soprannaturale, la commedia e il drama legale-sociale. Fulcro della storia è un avvocato del lavoro che, dopo un'esperienza pre-morte, si trova a dover aiutare fantasmi di vittime di ingiustizie professionali per risolvere i loro conflitti in sospeso e permettere loro di passare oltre.
La serie presenta diversi punti di forza: la premessa è originale e socialmente rilevante, ogni caso - generalmente risolto in uno o due episodi, senza però coincidere necessariamente con gli stessi, come spesso accade - affronta tematiche spinose come quella delle morti sul lavoro legate al non rispetto delle norme di sicurezza, piuttosto che il bullismo e il mobbing in ambito professionale, offrendo uno spaccato crudo nei contenuti ma accessibile nelle modalità di presentazione. Il trio dei personaggi principali, interpretato da Jung Kyung Ho, Seol In Ah e Cha Hak Yeon, presenta un buon affiatamento e regala delle performance solide. Jung Kyung Ho, in particolare, si riconferma ancora una volta un attore di grande talento, capace di bilanciare comicità e profondità emotiva (parallelamente alla serie di "casi" si coglie una costante evoluzione del personaggio). Interessante la figura della madre, mentre abbastanza sottotono la moglie, interpretata da un'attrice la cui recitazione vacillava un po'.
Pregio di questo kdrama è l’essere un po’ diverso dal solito, intrecciando in modo convincente l’intrattenimento umoristico a vicende toccanti. Per gli amanti del romance, è bene non avere aspettative: si possono identificare due coppie, ma il loro sviluppo è minimo e ai margini della storia principale. Calzante anche l’epilogo, che ho trovato intenso e commovente.

Quanto ai difetti, il ritmo narrativo è spesso altalenante: negli episodi iniziali prevale la serietà , mentre lo sviluppo centrale a volte diventa ripetitivo o trascura la tensione drammatica a favore della commedia (la storia del giovane tirocinante mi ha emozionata – nella sua tristezza – più che le successive vicende dell’infermiera piuttosto che della signora delle pulizie). L’aspetto legale non è molto approfondito, e credo nemmeno troppo verosimile, per cui le soluzioni individuate e le contro reazioni dei colpevoli sembrano più scenografiche che di contenuto. Ma va bene così: non vuole essere un documentario preciso e cavilloso bensì ricordare – in quella che è pur sempre una serie di intrattenimento – delle tematiche importanti e quanto mai attuali.

In conclusione, "Oh My Ghost Clients" è una serie consigliata a chi è alla ricerca di qualcosa diverso dal solito, pur senza romance ma con un’interessante formula ibrida, il tutto corredato di un ottimo cast. Una visione con una buona dose di leggerezza ma anche spunti di riflessione che ogni tanto è bene fare.

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Completed
Connection
2 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 31, 2025
14 of 14 episodes seen
Completed 2
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 10
Music 8.5
Rewatch Value 7.0

Thriller poliziesco brillante e sorprendente sul significato e valore dell'amicizia

Drama tosto – nel senso che sa il fatto suo - impegnativo, realizzato e confezionato con estrema cura. Un drama d’azione - thriller poliziesco davvero ben studiato ed eseguito. La trama è complessa e articolata, già dopo i primi episodi ci si trova avvolti da una fitta rete di intrighi e di intrecci, misteri e sospetti. In termini di quantità – e qualità - di contenuti è nettamente superiore alla maggior parte degli altri drama dello stesso genere: arrivata al quinto o sesto episodio ho avuto l’impressione di aver già visto tanto, con uno sviluppo della trama già ben avanzato.
Forse, questo punto di forza è altresì anche un potenziale difetto: bisogna proprio essere amanti del genere e degli intrighi, per apprezzare a pieno la serie, ed essere disposti a investire attenzione e concentrazione per comprendere e seguire tutti i passaggi concatenati. Una visione impegnativa, nel bene e nel male (sarò sincera, avendolo visto a più riprese, dopo la prima metà faticavo a ricollegare tutti i pezzi). Non un drama per rilassarsi e distendere la mente, insomma.

La trama, dicevo, è ben strutturata e senza falle: una sceneggiatura articolata che denota un importante investimento a monte per far sì che tutte le congetture e i dettagli trovino giusta collocazione senza mai contraddirsi. Spesso la coerenza viene a mancare anche nelle serie più semplici e banali, riuscire a mantenerla in un’opera così complessa non è cosa da poco.

Il cast è stellare. Tanti personaggi principali – di cui uno di punta – tutti interpretati da attori di talento che hanno saputo caratterizzare le diverse figure in modo eccellente. Sono dei veri e propri ritratti distinti e definiti, dove certe azioni e modi di ragionare sono propri dell’uno ma non dell’altro, per cui di fronte a una stessa situazione può essere osservata da diverse angolazioni, e gli sviluppi prevedere svariate reazioni e risvolti possibili. In cima c’è lui, Ji Sung: attore poliedrico e sopraffino è, per quanto mi riguarda, una delle due colonne portati (insieme a Namgoong Min) del panorama cinematografico coreano. Non importa quale drama facciano, quale ruolo rivestano: sono sempre eccellenti e impossibili da eguagliare.
In questa serie in particolare si è ritrovato a interpretare un ruolo decisamente particolare: a capo della squadra antidroga, viene aggredito, rapito e gli vengono somministrati una quantità di stupefacenti che di fatto lo renderanno un tossicodipendente. Quest’aspetto, già noto nell’incipit della trama, mi aveva un po’ turbata ed è stato probabilmente il motivo per cui non mi sono buttata a capofitto nella visione non appena uscito il drama. E’ un risvolto particolare, che ci sta, ma che ho trovato un po’ disturbante. Detto questo, la sua interpretazione è stata così equilibrata e convincente da aver attutito l’impatto dell’aspetto che temevo, a favore di una caratterizzazione del personaggio molto più sfaccettata e complessa.

Rispetto al thriller, è una storia che tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Per nulla prevedibile, l’elenco dei sospettati e dei moventi si fa sempre più ampio, le congetture dello spettatore – così come quelle del protagonista – vengono puntualmente sollecitate e poi smontate. La chiave di lettura dei vari personaggi cambia di continuo, in modo imprevedibile ma sempre supportato da una logica ineccepibile.
Mi sarei aspettata l’aggiunta di un pizzico di romance, i presupposti c’erano tutti e non nascondo che mi sia un po’ dispiaciuto, ma l’ho accettato nell’ottica che il tema centrale della storia riguardasse l’amicizia, con tutte le implicazioni positive – e negative – che questa è in grado di comportare ai diversi livelli.

L’unico appunto che mi sento di fare è quello della decentratura nella seconda parte del drama. Mi spiego meglio: la prima parte inquadra uno scenario molto ampio, dove le relazioni personali e quelle professionali appaiono ben bilanciate. Andando avanti il cerchio sembra restringersi attorno al gruppo degli ex compagni di scuola, aspetto che ci può stare ma che perde comunque di vista il resto. Ci sono svariati episodi nei quali il ruolo professionale di Jang Jae Kyung sembra un po’ svanire nel nulla: lo vediamo muoversi in autonomia a caccia di indizi per indagini che nemmeno gli sono state assegnate. La sua giornata lavorativa sembra davvero eclissarsi – paradossalmente dovrebbe essere più impegnata del solito già che è fresco di nuova nomina e promozione – e invece si muove come se fosse bellamente in ferie. Idem le interazioni tra e con gli altri ex compagni di liceo, che diventano sempre più private e informali, quasi possano sfuggire alla trafila procedurale e burocratica tipica di ambienti come quello della giustizia e delle forze dell’ordine. Il focus ha fatto un po' perdere il quadro d'insieme, insomma.

Detto questo, decisamente consigliato agli appassionati del genere, si rivelerà molto probabilmente un’ottima visione. Sconsigliato agli amanti del romance e suggerito – ma con le dovute avvertenze – a chi è alla ricerca di una vicenda ben fatta, già che risulta sicuramente soddisfacente ma occorre essere disposti a spremersi un po’ le meningi rispetto alle mere storielle da intrattenimento.

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School Trip: Joined a Group I’m Not Close To
2 people found this review helpful
by Lynnea Flower Award1
Dec 29, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Delicata e graziosa BL sull'amore adolescenziale tra i banchi di scuola

BL molto semplice, delicata e adolescenziale, che ruota attorno ad un unico pairing, formato dall’affascinante e apparentemente irraggiungibile Watari e dal gentile, un po’ impacciato e timido Hioki.
La storia è davvero leggera e senza pretese, con tutti i cliché che si possono mettere in conto. Ci troviamo tra i banchi del liceo, con gruppi di studenti che intrattengono amicizie dai risvolti ancora un po’ infantili.
Da una parte abbiamo quindi Watari, ragazzo bello e popolare ma un po’ enigmatico, che comincerà a corteggiare Hioki a modo suo, ovvero imponendo la sua presenza e manifestando possessività a tratti. E’ un ragazzo di fatto determinato, ma anche estremamente ermetico. Agli occhi di Hioki risulta difficile comprendere le sue intenzioni ed emozioni, se non quando arriva a dichiararle apertamente. Hioki dal canto suo è un giovane dall’indole gentile e genuina ma anche molto insicuro e con scarsa autostima: non si sente all’altezza di Watari e nemmeno dei suoi amici, pertanto inizialmente non si capacita del fatto che vogliano renderlo parte del loro gruppo.

A livello di recitazione, decisamente buona la prova per entrambi i protagonisti: Fujimoto Kodai (Hioki) interpreta il suo ruolo con grande naturalezza riuscendo a farsi apprezzare e risultando grazioso pur non essendo esteticamente bellissimo. Hideyoshi Kan (Watari) veste in modo performante i panni del “bello e irraggiungibile” - che poi così irraggiungibile non è e non vuole essere – oltre a dimostrare una grande espressività non verbale, soprattutto a livello di sguardi. Quanto alla chimica e alla sintonia tra i due siamo sicuramente a un buon livello. Nei confronti dello spettatore - almeno personalmente - mancava qualcosa: li ho trovato carini e graziosi, ma non sono riuscita ad affezionarmi come mi capita con altri personaggi in altri drama.
In termini di caratterizzazione dei due giovani, trovo però che abbiano saputo descrivere in modo calzante le due facce della medaglia che rappresenta un po’ il periodo turbolento dell’adolescenza: insicurezza, timore e in generale un approccio a piccoli passi da una parte (Hioki) e l’intensità di chi vuole qualcosa senza mezze misure e quasi si trattiene dal procedere a lunghe falcate (Watari).
Rispetto al cast secondario, non ho trovato dei personaggi ben delineati, ma del resto l’intero drama ha come unico focus la coppia principale. Ho apprezzato un po’ l’amico di infanzia di Hioki nella misura in cui promuoveva una sana gelosia e rivendicazione da parte di Watari, mentre gli amici di quest’ultimo sono stati un po’ un contorno insipido, in alcuni momenti anche un po’ superfluo.

In tema OST, c’è giusto un brano che ho trovato interessante. Del resto la scarsa durata della serie impedisce un po’ di affezionarsi a una o più musiche e il numero di volte che possono essere riproposte è complessivamente limitato.

Come tipologia di BL mi ha ricordato per certi versi il drama giapponese “My love mix-up!”(Kieta Hatsukoi, 2021) e per altri il drama – sempre giapponese – “If It's You, I Might Try Falling in Love” (Kimi to Nara Koi wo Shite Mite mo, 2023). Del primo mi ha ricordato un po’ le dinamiche scolastiche, del secondo la delicatezza. Non è però a mio avviso riuscito ad eguagliare né l’uno né l’altro. Questo perché l’ho trovato non perfettamente bilanciato: avrei gestito diversamente il seppur poco tempo a disposizione, dove si ripetono alcuni meccanismi caratterizzati un impaurito Hioki che sembra subire inevitabilmente il fascino un po’ predatorio di Watari senza mostrare uno sviluppo costante (ogni tanto il passo avanti c’è, ogni tanto no e quindi si aspetta la successiva scena dello stesso tenore). Questo ha portato a qualche dilungamento non necessario e a concentrare un po’ troppo il finale, molto bello ma che avrei preferito fosse più diluito. Si fa però perdonare con i due mini episodi extra – dieci minuti l’uno – dove finalmente all’imbarazzato corteggiamento subentrano degli approcci da coppia, e quindi un po’ più decisi e intensi.

Spunti di miglioramento a parte, è senza dubbio consigliata a tutti gli amanti delle BL (e anche a chi per la prima volta vuole approcciarsi al genere, direi).

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Thundercloud Rainstorm
2 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 24, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.5
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Grande potenziale e originalità che si concretizza anche... ma solo nella prima metà.

BL coreana – tipici otto episodi da mezz’ora l’uno – che mi è sembrata il perfetto punto di convergenza tra il drama coreano “Cherry blossom after winter” e la serie giapponese “My personal weatherman”, due BL che ho adorato ma che non erano esenti da difetti. L’impressione è quella di aver preso il meglio da entrambe e limato alcuni spigoli che non funzionavano.

Rispetto al sopracitato “Cherry blossom after winter” ho ritrovato la comunicazione tipica coreana – non dispersiva e banale come quella tailandese ma nemmeno stringata come nelle opere giapponesi – oltre al fatto che la caratterizzazione dei due protagonisti ricordava un po’ quella dell’altro pairing (in particolar modo ho trovato grande somiglianza tra Il Jo ed Hae Bom, educati e remissivi, apparentemente indifesi). Altro aspetto comune è la parentela non consanguinea, da una parte due fratellastri e dall’altra due cugini, ma in entrambi i casi con un’adozione di mezzo.

La somiglianza col giapponese “My personal weatherman” riguarda soprattutto le scene intime, dove siamo ben oltre i classici baci stampo e amori platonici delle BL coreane, sebbene ancora lontani dalla chimica di Yoh e Mizuki, protagonisti di svariate scene NC18 intriganti ma mai volgari. Anche la pioggia caratterizza entrambi i lavori, riproponendosi quale elemento ricorrente.
Elemento comune è anche la singolare convivenza, con uno a servizio dell’altro quale pagamento di un debito (nel caso di Yoh il solo vitto e alloggio, per Il Jo anche le spese sanitarie). Inoltre, entrambe le coppie presentano una figura dominante, apparentemente insensibile e distaccata, interessata solo al lato prettamente fisico dell’ambigua relazione, e una controparte più remissiva e debole, un po’ in balìa degli eventi.

Come dicevo, “Thundercloud rainstorm” ha il pregio di saper unire i pregi di entrambe, trovando il dosaggio perfetto degli ingredienti: i primi tre episodi sono davvero a dir poco stupendi, catturano fin da subito e si dimostrano belli carichi e coinvolgenti. Questo fintanto che abbiamo Il Jo praticamente alla mercè di Jeong Han e l’altro trincerato dietro un distacco che da reale si fa però via via sempre più apparente. Nella parte centrale la dinamica cambia, Il Jo prende le distanze e Jeong Han si riscopre improvvisamente innamorato, per cui il meccanismo gatto-topo vede un’inversione di ruoli che ci sta, ma solo fino a un certo punto. Gli ultimi episodi perdono ulteriormente quota, eccessivamente incentrati sulla componente melodrammatica. Se all’inizio la vera caratterizzazione dei personaggi non era totalmente – e volutamente – chiara, alla fine la questione viene talmente sviscerata da risultare paradossalmente comunque confusa: mille ragioni, mille paure, mille scelte, mille fraintendimenti, altrettanti ripensamenti. Il senso dell'intera storia viene un po' a mancare, nella sostanza.

Mi sta bene che rispetto alla fotografia iniziale si voglia arrivare a uno sviluppo delle due figure che risulti infine non banale o piatto, per cui Il Jo mostrerà in realtà una ferrea determinazione, una consapevolezza e maturità maggiore rispetto a Jeong Han che, al contrario, diventerà preda di un lato emotivo soppresso per anni. In tal senso ho trovato azzeccati i due flashback del passato: veloci ma illuminanti, mostrano i due cugini adolescenti con una caratterizzazione che sembra stonare rispetto al presente, ma che fa capire quanto le loro personalità siano in realtà molto più complesse e di come il contesto abbia agito su di loro. Gli scorci del passato compensano la quasi totale mancanza di informazioni sullo storico: all'avvio del primo episodio si inquadra la situazione generale, ma non è ben chiaro il tipo di rapporto tra i cugini, se si fossero frequentati negli anni precedenti oppure se fossero quasi completamente estranei.

Un aspetto poco gradito - e qui stavolta il paragone lo farei con la BL Revenged Love – riguarda la scelta di eliminare quasi completamente le scene più intime al subentrare dei sentimenti e delle dichiarazioni (cosa che trovo ridicola, come se un aspetto precludesse l’altro).

Il finale è decisamente poco pretenzioso, trova conclusione praticamente in un momento casuale già che lo svisceramento di tutto il non detto e del travisato non fa che rimescolare continuamente le carte in tavola in modo disordinato, finchè stop, si decide che il mazzo può essere finalmente rassettato e messo via.

Cast ridotto ai minimi storici (conta meno di una decina di attori, così come anche nelle altre due serie citate) e recitazione buona: i protagonisti non sono giovani esordienti e non hanno alle spalle prove degne di nota. Non escludo che questo possa essere per loro il drama di maggior successo, ma in ogni caso non mi spiacerebbe ritrovarli in qualche serie futura, già che hanno dimostrato un buon livello di competenza.
Menzione positiva per la OST, personalmente non da playlist ma comunque estremamente valida e azzeccata.

A conti fatti, un drama dal potenziale veramente enorme, ben visibile anche nel concreto nella prima parte. Poi però ci si è proprio smarriti, troppi sviluppi e ragioni taciute che ribaltano di continuo la prospettiva, aspetto tutt’altro che piacevole e che nell’ultima parte da proprio l’impressione di girare attorno al nulla.

E’ un vero peccato: per una volta gli ingredienti erano stati abbinati in modo nuovo e dosati in quantità bilanciate, ma poi nei passaggi successivi della ricetta qualcosa è andato storto, e il risultato finale è apprezzabile solo in parte. Prima parte da nove abbondante, ultimi episodi poco più che sufficienti: complessivamente consigliato, sia per il tentativo fatto che per la parte di obiettivi raggiunti.

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Completed
Love at Night
2 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 23, 2025
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Office-romance credibile e adulto, non in balìa di sciocchi clichè senza senso.

Drama romantico ambientato in ufficio. Niente di nuovo ma complessivamente ben fatto e più scorrevole rispetto ad altre serie simili, benchè forse ci fosse troppo poco materiale per coprire 30 episodi, per cui comunque il diffuso effetto "lungaggine" si è a tratti avvertito, anche se molto meno che in altri drama analoghi.
Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, adulti e maturi, con una FL che si trova a chiudere un rapporto decennale e un ML coerente nelle sue modalità di approccio e strategie. Se i vari incontri sono forzatamente fortuiti e fanno un eccessivo uso dell'effetto "coincidenza", la gestione dei rapporti tra lui, lei e l'ex risulta invece del tutto credibile. Non subentrano amnesie varie o rotture senza senso e non necessarie, e questo è un enorme valore aggiunto: il rapporto tra i due vede alti e bassi reali, ma è privo di cliché sciocchi e capricciosi.
Regia, cinematografia, sceneggiatura direi complessivamente nella media: nessun grosso strafalcione ma nessuna nota di merito da menzionare. Cast valido, non eccellente ma comunque performante.
Il pairing principale offre una buona chimica di coppia, mentre quelli secondari catturano di meno. All'evoluzione del rapporto tra il fratello e la migliore amica della protagonista viene dato ampio spazio, forse troppo, sia per la sviluppo che si va a proporre sia perchè a un certo punto sembra non esserci più un vero e proprio pairing principale.
L'ambientazione funziona pochino, il contesto aziendale non riesce a catturare l'interesse e l'attenzione, restando un qualcosa di indefinito e di sfondo alla storia, ma non veramente integrata ad essa nonostante vari deboli tentativi di agganciare situazioni lavorative a rapporti personali.
Una doverosa ma piccola considerazione a parte: il parco divertimenti?!?! La giostra dei cavalli?!?!? Tutte le volte - e sono tante, davvero troppe, purtroppo - mi chiedo immancabilmente: ma perchè?!?!??
Finale un po' deludente, l'impressione è che sia stato tirato per le lunghe senza ragione alcuna, e quando arriva il tanto atteso epilogo è facile trovarsi a pensare "Beh, tutto qui?".

Consigliato? Sì. Imperdibile? Direi proprio di no.

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Completed
Road Home
2 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 13, 2025
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 4.0
Story 4.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Tanta lentezza e pochi contenuti per una storia che poteva occupare giusto la durata di un film

Ho iniziato a guardare questo drama un annetto fa, spinta dalla valutazione positiva. Fin dai primi episodi ricordo di aver avvertito una lentezza esasperante, al punto da ritrovarmi ad abbandonarlo arrivata circa alla metà.
Il titolo mi è ricomparso davanti per caso qualche settimana fa, ricordavo di averlo droppato ma mi sono detta che forse, all'epoca, magari non ero nel mood giusto e questo poteva aver contribuito al misero risultato.
Quindi ho deciso di dargli una seconda chance.
E... Niente. Stesso discorso della prima volta.
Con estremo sforzo - e saltando a piedi pari alcune parti o velocizzandone altre - sono riuscita a giungere alla conclusione: la lentezza esasperante che ricordavero era ancora tutta lì, intatta, e ad essa si è aggiunta l'impressione di una scarsità generale di contenuti. Una storia troppo debole e semplice per una durata simile, dove nessun riempitivo può arrestare quello che sembra un andare inesorabilmente e lentamente - molto, molto lentamente - alla deriva.
Posso apprezzare drama particolarmente lenti, ma dove contenuto e spessore la fanno da padroni. Allora lì il ritmo può anche arrestarsi del tutto, per quanto mi riguarda. Ma qui manca sia l'una sia l'altra cosa.
Accusato il colpo due volte su due, direi che non è proprio il drama che faceva per me.

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Completed
The Director Who Buys Me Dinner
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 13, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

BL coreana a suo modo apprezzabile ma fortemente penalizzata da una brevissima durata

Visione più della durata di un film di media lunghezza che di una serie vera e propria, complessivamente conta 10 episodi da 15 minuti scarsi l'uno, se si considera che ogni episodio parte con un recap dell'episodio precedente seguito dalla sigla.
La breve durata è sicuramente il difetto principale del drama, poichè la storia proposta non ha davvero possibilità di essere presentata e sviluppata in modo soddisfacente. Il coinvolgimento divino, la questione della maledizione, l'attesa per secoli e la reincarnazione sono tutti elementi che - introdotti e gestiti a velocità supersonica - finiscono per rasentare un po' l'assurdo e creare una confusione con effetto non-sense in molti passaggi. Le dinamiche a monte non sono ben chiare e - nonostante un flashback dedicato in uno degli ultimi episodi - non chiare rimarranno. Lo stesso personaggio di Denis non verrà mai spiegato bene, per cui il suo comportamento rimarrà in molti casi un mezzo punto di domanda. Il cast è ridotto all'osso e le interazioni con i personaggi secondari pure, poichè lo scarso tempo a disposizione viene investito - comprensibilmente - tutto sui protagonisti. Il finale, nel suo complesso, ci sta.
Detto questo ho trovato la recitazione davvero molto buona, i due attori protagonisti - generalmente abituati ad essere personaggi secondari di supporto se non addirittura comparse - mostrano di meritare a pieno titolo il ruolo principale, e non mi spiacerebbe vederli impegnati in qualcosa di più corposo.
Al di là della trama, che dicevo è concentrata e semplificata al punto da penalizzare fortemente l'apprezzabilità della storia, le modalità relazionali che si sviluppano tra i due, per quanto anch'esse affrettate, sono decisamente gradevoli. E' un tipica BL coreana dove l'approccio e l'interazione tra i due protagonisti è al contempo delicato ma emozionante. In questo senso mi ha ricordato molto drama quali "Jun and Jun", piuttosto che "Cherry blossom after winter", "Our dating sim" o "Semantic error". Tutte serie con tanti elementi positivi comuni ma tutte piuttosto brevi - a memoria non vanno oltre gli 8 episodi, quantomeno non della durata breve come in questo caso - ed è un fattore che andrebbe davvero riconsiderato. Le BL coreane personalmente mi piacciono molto, ma meritano indubbiamente un investimento maggiore, altrimenti il risultato avrà sempre i soliti limiti legati alla durata e, di conseguenza, a un mancato approfondimento dei contenuti della vicenda e della credibilità della storia stessa.
Detto questo resta una visione che, pur veloce e difettosa, permette di apprezzare svariati momenti. A patto di affrontarla con piena consapevolezza dei limiti, non mi sento proprio di sconsigliarla.

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