Tra i migliori drama mai visti, una serie che davvero merita.
Questo drama entra di diritto tra le pochissime serie - si possono davvero contare sulle dita di una mano - a cui ho dato la massima valutazione, 10 stelline.L'avevo in lista da molto tempo - suggerito come consiglio per chi aveva apprezzato come me serie quali "Descendants of the sun" e "Crash landing on you" - ma data la difficile reperibilità (assurdo che tra tante serie-immondizia propinate su Viki una perla come questa non sia invece disponibile) l'avevo lasciato nella lista e quasi dimenticata lì. L'aver visto recentemente serie quali Law Cafè e Korean Odyssey mi hanno fatto apprezzare così tanto Lee Seung Gi da aver riscoperto questo titolo nella sua filmografia e aver trovato la voglia di faticare un po' per vederlo (sottotitolato in italiano e in inglese, ma posso dirmi non pienamente soddisfatta della qualità di entrambe).
Che dire...è stata una full immersione di 20 episodi da un'ora l'uno, che mi hanno fatta sorridere, divertire, commuovere, piangere come una fontana ed emozionare come pochi altre serie hanno saputo fare.
Passiamo però ora alla recensione vera e propria. Si tratta di un drama abbastanza datato: siamo nel 2012 e a livello di qualità delle riprese, montaggio, annessi e connessi la differenza con gli standard attuali si nota. Del resto la tecnologia fa passi da gigante a ritmi vertiginosi, per cui anche solo una manciata d'anni si fanno notare. Per essere comunque di oltre una decade fa, la qualità è decisamente superiore ad altre serie prodotte negli stessi anni.
Quanto al genere, lo definirei un drama romantico che si sviluppa tra intrighi politici e giochi di potere, con un' ambientazione a tratti militare che gli garantisce un buon livello di azione e dinamicità. Tema fondamentale che vuole andare di pari passo con la love story è quello del difficile rapporto tra la Corea del Nord e quella del Sud, pur rivisitate rispetto alla situazione reale (la Corea del Nord è uno stato democratico popolare a stampo comunista, la Corea del Sud una repubblica monarchica e quindi con tanto di famiglia reale).
Molte sono le tematiche che vengono trattate: proprio perchè sono molteplici, e la durata della serie per quanto apprezzabile ha comunque un suo limite, va da sé che singolarmente non vengono approfondite con la serietà di un film d'essai. Nessuna grande riflessione esistenziale, ma una serie di tematiche - anche importanti -trattate e sviluppate nella misura giusta per un buon drama. Troviamo in primis il tema della famiglia, delle responsabilità legate al ruolo (nella prima parte della serie sottolineate sia dal precedente Re, modello virtuoso, che dal giovane Principe, così desideroso di sfuggire al pesante onere al quale la vita lo ha destinato); c'è il rapporto tra i fratelli, quello figli-genitori, l'amore verso il proprio Paese e la lealtà verso i compagni d'armi. Ma non solo, trovano spazio anche temi più delicati, quali l'aborto, la disabilità. Si parla poi di fiducia, di tradimento, di sacrificio, sensi di colpa, forza di volontà e determinazione. C'è davvero molto, insomma, sul piatto.
L'aspetto forse migliore della serie è che mi ha dato davvero la possibilità di provare una vasta gamma di emozioni, anche estremamente contrastanti: se nella prima parte prevalgono i momenti più spensierati, a tratti divertenti, dove qualche questione e problematica già c'è ma sembra non risentire di toni troppo cupi, a un certo punto arrivano anche le lacrime e la commozione, le situazioni maturano e si fanno via via più pesanti e importanti.
Non è una serie dove il contesto resta in disparte e osserva l'evoluzione del rapporto tra lui e lei, ma, al contrario, il loro rapporto si trova a fronteggiare, episodio dopo episodio, una fitta serie di ostacoli complessi che coinvolge aspetti politici e militari sempre più di maggior rilievo.
Rispetto ai protagonisti, buona parte delle 10 stelle di questo drama sono dovute alla presenza di Lee Seung Gi, attore versatile e talentuoso, che qui riveste i panni di un personaggio dalle tante sfaccettature e in perenne evoluzione. Conosciamo un Lee Jae Ah solare e immaturo, a tratti superficiale ed egoista, che non aspira a diventare Re e che al quale anche il titolo di Principe sembra andare stretto. Osserviamo la sua crescita, lenta e credibile, gli errori, la frustrazione, la vergogna, il modo di reagire che va via via responsabilizzandosi e maturando, lo vediamo sfoggiare un'arroganza di facciata, che poi diventa scudo e poi ancora non basta più, fino alla presa di consapevolezza della necessità di cambiare, di diventare più forte, di farsi carico del pesante fardello che non ha mai chiesto ma che a un certo punto deve scegliere di portare. Il tutto senza mai snaturare la sua natura, lasciando in lui quei tratti caratteriali che lo contraddistinguono sin dall'inizio. Tutto questo portato in scena da un bravissimo attore, espressivo e carismatico ma al tempo stesso incredibilmente profondo. Non è la prima volta che apprezzo i ruoli interpretati da Lee Seung Gi, a cui riconosco la rara capacità di rendere un protagonista affascinante e carismatico pur arricchendolo di sfaccettature che striderebbero con lo stereotipo dell'eroe maschile forte-freddo-autorevole-coraggioso-distaccato. I suoi personaggi - Re Lee Jae Ah compreso - sanno esserlo al momento opportuno, ma sanno anche ritagliarsi dei momenti buffi e divertenti, con spaccati quasi da sit-com, a volte infantili e capricciosi, ma senza mai minare la credibilità o il fascino complessivo del personaggio (mi viene ad esempio in mente l'abbigliamento a dir poco eccentrico in Korean Odyssey o la sfilata delle mille tute dai colori improponibili in Law Cafè... ci fosse stato un altro attore, il protagonista sarebbe probabilmente caduto nel ridicolo). Tanto di cappello quindi a questo attore che riesce ad essere credibile, apprezzabile e soprattutto intenso a 360 gradi (e mi auguro di rivederlo presto in qualche nuova produzione, già che dal 2022 sembra un po' sparito).
La protagonista femminile... Sicuramente è stata caratteristica, sicuramente aveva un taglio insolito e modalità relazionali poco comuni ad altre serie, probabilmente per evidenziare la differenza culturale tra le due parti. C'è qualcosa che però non mi ha convinta fino in fondo: a volte il modo di parlare e l'atteggiamento - più che qualcosa di voluto per sottolineare l'appartenenza a un contesto diverso - mi hanno portata a pensare di avere a che fare con una protagonista parecchio tonta. Certe reazioni ed espressioni erano davvero poco credibili per una delle migliori spie/agenti speciali nordcoreane. Tanto impavida e letale in campo, quanto davvero poco astuta e arguta. La definizione di "ingenua", anche a livello delle relazioni sentimentali, trabocca un po': senza esperienza è una cosa, facile da ingannare al pari di una bimba è un'altro. Nella prima parte sono svariati i momenti in cui la scaltrezza le manca in modo assoluto, ed è davvero stridente vista la caratterizzazione del personaggio.
Ho poi apprezzato molto i personaggi secondari, dal defunto re al segretario capo - figura davvero complessa e di spessore, una di quelle che ho sentito più "vere", - dalla Regina Vedova alla Principessa, al vice comandante delle guardie (Eun Shi Kyung, nonché figlio del segretario capo e che, con la principessa, imbastisce un apprezzatissimo pairing secondario), al cattivo di turno, l'assurdo ma credibilissimo John Meyer.
Rispetto al romance, le scene davvero dedicate sono esigue: pochi i baci, totale censura sulle scene intime - si deduce che ci sono, ma non vengono minimamente accennate - eppure mi sento di dire che la love story è comunque molto emozionante, perchè tra dichiarazioni, battute e battibecchi, giochi di sguardi e sorrisi la chimica tra i due protagonisti sembra riuscire a compensare l'assenza di scene più esplicite.
INIZIO SPOILER!!
Ci sono due cose che non mi aspettavo, una che ho apprezzato e l'altra no: temevo che il tema della fiducia/tradimento sarebbe rimasto come un'ombra tra la coppia per buona parte del drama, invece ho apprezzato che la questione non viene tirata per le lunghe e i dubbi dissipati relativamente alla svelta: ci sono ostacoli sempre maggiori sul loro cammino, ma la fiducia reciproca non vacillerà praticamente mai.
Ciò che invece avrei preferito non ci fosse, è stata la dipartita di Eun Shi Kyung: inizialmente il personaggio mi sembrava un pesce fuor d'acqua, ma con l'entrata in scena della principessa e il delinearsi del secondo pairing l'avevo davvero preso a cuore, anche perchè la coppia era nettamente diversa da quella principale ma altrettanto interessante. Se la morte del precedente re e relativa consorte l'avevo un po' messa in conto fin dai primi episodi (del resto drama si intitola "The King", per cui un protagonista eternamente Principe non avrebbe avuto senso), la triste fine di Shi Kyung sinceramente non me l'aspettavo, per via del pairing secondario che si frantumava e perchè erano state poste le basi anche per lo sviluppo di una sincera amicizia con il Re. Sarò sincera, dopo esserci rimasta di stucco, per un po' ho anche sperato fosse stata una messinscena, fatto spacciare per morto con qualche motivazione e poi fatto ricomparire più avanti. Ci ho sperato fino all'ultimo, quando la principessa accenna all'imminente appuntamento al buio... salvo poi dover accettare la triste realtà e cercare di dare comunque un senso alla scelta di toglierlo dai giochi, sicuramente molto sentita e toccante.
FINE SPOILER!!!
Si poteva sperare in qualcosa di più indimenticabile per quanto riguarda la musica, non ho trovato la colonna sonora che terrò di ricordo nella playlist, ma sinceramente non è poi un problema.
In conclusione, un drama che davvero merita di essere visto, apprezzato e - sicuramente, per quanto mi riguarda - rivisto. Consiglierei la visione anche agli sceneggiatori/registi delle serie attuali, perchè una bella rispolverata di questo gioiello del 2012 li stimoli a riproporre qualcosa dello stesso calibro negli anni a venire, già che la qualità di molte serie proposte ultimamente lascia davvero a desiderare.
Versione un po' poco all'altezza del manga originale e degli altri suoi adattamenti
Adattamento coreano del manga "Itazura Na Kiss": sarà perchè piuttosto datato (2010), sarà perchè la versione giapponese "Love in Tokyo" e il suo sequel difficilmente potranno essere superati, ma devo dire che ho proprio faticato a finirlo e ad apprezzarlo. La storia è quella, ma la sceneggiatura è debole, la recitazione non convince, benché apprezzi gli attori che interpretano i protagonisti in questa serie li ho trovati poco performanti, calzanti e incisivi, in particolare modo lui. Altra cosa che mi disturba - questo più che altro è un mio limite - sono i tagli di capelli maschili delle serie pre 2010, e questo drama non fa purtroppo eccezione. Ho adorato il manga e se proponessero mille adattamenti diversi li vedrei tutti volentieri, perchè alla coppia Naoki/Kotoko (o con altri nomi se la versione non è giapponese) mi sono un po' affezionata. Questa però è una versione che davvero funziona poco, una sorta brutta copia dell'originale. Non mi resta che sperare in un futuro remake made in Corea fatto come si deve...
Un piccolo gioiello da non perdere assolutamente!
Questo drama si è rivelato davvero una gran bella sorpresa. L'avevo messo in lista per via della presenza di Jung Kyung Ho, attore che sto apprezzando sempre di più. La serie conta in totale 16 episodi, estremamente ricchi senza mai essere frettolosi: incredibile come con un ritmo calzante ma non precipitoso, riescano a susseguirsi un gran numero di eventi in un singolo episodio. Il tempo sembra dilatarsi, in senso positivo, si arriva alla fine di ogni puntata soddisfatti di quanto appena visto e contenti del fatto che ce ne siano ancora altri da vedere.La sceneggiatura è solida, il background complesso e ben curato. L'attenzione dedicata alla serie si evidenzia sotto molti aspetti, dalle riprese, dal montaggio, dalla sceneggiatura stessa, dalla cura per i dettagli. Forse un attimo di smarrimento all'inizio del terzo episodio, dove ho avuto l'impressione di un tratto disconnesso dalla fine dell'episodio precedente, ma pazientando un poco tutto torna nello schema logico. Belle le riprese che diverse volte sfumano quasi nel bianco/nero, mai per caso ma sempre a sottolineare momenti salienti. Se parliamo dell'ambientazione, ci troviamo davanti a una serie ambientata per la maggior parte del tempo all'interno di un penitenziario ma dove la tematica sportiva del baseball è di fatto costante e motore di tutta la storia. Presenta l'accenno di due storie d'amore, un coppia che si riunisce e una che si forma da zero (che poi è quella che più ho apprezzato). Parlo di accenno perchè il fulcro del drama è in realtà l'aspetto bromance, ovvero il legame tra quelli che a conti fatti sono i due protagonisti, due amici - migliori amici d'infanzia e del periodo scolare - ritrovatisi in età adulta vestendo i ruoli rispettivi del detenuto e del secondino. Una delle poche cose che non ho compreso, anzi diciamo l'unica, è come mai i due si fossero persi di vista da un decennio, dato che erano migliori amici e che, una volta che il destino fa incrociare nuovamente le loro strade, riprendono lo stretto rapporto di prima come se l'amicizia, negli anni, fosse rimasta intatta. Ad ogni modo, dall'interazione non solo a parole ma anche negli sguardi, nelle azioni e nei gesti trapela questo stretto legame, questa fiducia indissolubile e conoscenza dell'altro, dove con uno sguardo si può capire il non detto e il non voluto dire. Davvero, il sentimento fraterno è rappresentato in modo impeccabile. Loro due sono i protagonisti del drama, ma la storia è ricca grazie anche a numerosi personaggi secondari che tanto secondari non sono, ma che con le loro singole vicende calcano a turno la scena. Dal Galeotto al Pazzo (una delle figure più complesse, con storia altrettanto complessa alle spalle), al capitano Yoo, al tenente Paeng (splendido personaggio interpretato da un bravissimo Jung Woong In, che per una volta non veste i panni del cattivo di turno ma sa ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nello schieramento dei buoni). Per quanto riguarda Jung Kyung Ho (l'attore che interpreta Lee Joon Ho), ha dimostrato ancora una volta grande talento e versatilità: è un attore che trovo sempre molto sobrio - anche nei momenti divertenti e scherzosi - con un'eleganza intrinseca che sa esprimere attraverso gli sguardi, il portamento e la voce (di quest'ultima, timbro e cadenza mi ricordano incredibilmente quella di Namgoong Min, punta di diamante tra gli attori coreani, per quanto mi riguarda). Che dire, una serie davvero complessa e completa, di alto livello e con minimi difetti, che consiglierei a chiunque di vedere perchè davvero merita! Non do il massimo come valutazione poiché sono irrimediabilmente fan dei grandi romance, e questo no lo è, nessun batticuore da grande amore al centro della scena. Ma, al di là di questo motivo, è come se gli avessi dato il massimo del punteggio. Da non perdere!
Serie incentrata su un romance proposto in modo piacevolmente inusuale
Serie davvero particolare. Prima BL giapponese per la sottoscritta, va detto.Ho apprezzato la scelta inusuale - ma sarebbe bello accadesse più spesso - di trovare i due protagonisti già intimi in partenza. Questo permette di dedicare il tempo - sempre poco in queste serie di 8 episodi da 20 minuti l'una - a tutto il resto. Si salta quindi la conoscenza tra i due - anche se ci sono dei graziosi flashback - e si parte che già convivono a tutti gli effetti, pur in una relazione - non - relazione - e non ben definita. Sostanzialmente questo concetto è il fulcro della storia. Storia intesa come evoluzione amorosa della coppia, perchè altra storia non c'è. Dal punto di vista della trama è davvero una serie ridotta all'osso: qualche riferimento al lavoro di meteorologo di Mizuki, qualcuno al mondo dei manga per Yoh, e fine. Lo stesso cast conta tipo quattro attori - sei, se vogliamo conteggiare le inutili presentatrici colleghe di Mizuki - e per il resto sono una manciata di comparse. Le riprese girate quasi tutte al chiuso, e di queste la maggior parte nell'appartamento in cui convivono. Se cercate grandi ambientazioni e una trama ricca al di là della coppia, allora non è il drama che fa per voi. Se invece volete un buon romance, un po' insolito, allora mi sento sì di consigliarlo. Va detto che non è chiarissimo, la comunicazione - proprio per scelta - è ridotta all'osso e spesso poco esaustiva. Del resto l'ostacolo alla basa è proprio la mancanza di comunicazione tra i due e l'incapacità - sopratutto da parte di Yoh - di comprendere azioni e sentimenti dell'altro. Yoh, che non disegna un partner prepotente e possessivo, è però convinto di non avercelo proprio, un vero partner, e il suo credere che da parte di Mizuki non ci sia alcun sentimento fa sì che si senta vessato da tale prepotenza e possessività, invece di comprenderla e apprezzarla. Da una parte si tormenta con mille congetture e dubbi (e qui avrei preferito qualche conversazione in più e qualche paranoia mentale in meno), dall'altra si ferma all'apparenza e non prova a scavare più a fondo rispetto a ciò che vede. Ed ecco quindi che piazza una scenata di gelosia per i sorrisi che Mizuki dispensa spesso e volentieri a tutti, senza però comprendere che sono tutti sorrisi artefatti e di facciata, e che il valore è proprio nel fatto che, a lui, Mizuki non riservi tali sorrisi smaglianti. Tra le mura di casa c'è il vero Mizuki, che non deve sforzarsi di apparire, e che spera di piacere per quello che è. E, a dire il vero, qualche sorriso in realtà c'è, ma ben diverso da quello a 32 denti che mostra in televisione: è più un sorriso sghembo, quasi una smorfia divertita, e si nota solo quando sono tra di loro. Se devo trovare due pecche, avrei preferito uno Yoh un po' meno tonto - perchè fino alla fine non si capisce bene se ha capito - e, di conseguenza, un finale con una conversazione risolutiva (non dico dichiarazioni sdolcinate, per carità, ma - mantenendo il loro codice di linguaggio - una qualche uscita che facesse davvero la differenza....e dubito possa essere la richiesta di sentire dire "bentornato a casa"). Buona la chimica tra i due, scene non troppo esplicite anche se, come dicevo, la serie parte con un alto grado di intimità tra i due (forse, gli accenni più espliciti sono nel linguaggio, più che in ciò che viene mostrato, ma senza mai cadere nella volgarità). Concludendo: piacevole e diversa dal solito... Aiuta a spezzare la visione di serie che pur con trame diverse hanno di fondo lo stesso meccanismo di base.
Un film davvero meritevole
Davvero un bel film. Riesce a sfruttare ottimamente il tempo a disposizione, con uno spaccato sulla difficile infanzia di Chi Soo, per poi mostrare un punto di partenza presente ben delineato. Chi Soo è diventato più forte, non subisce abusi e atti di bullismo come nel passato, ma il denominatore comune resta ancora lo stesso: non ha una vera famiglia. Bello l'incontro con Gi Tae - mi è sembrato un po' forzato ma poi a posteriori tutto acquista un senso - e come il rapporto tra i due evolve, velocemente ma mantenendo coerenza e naturalezza. Il culmine coincide con la scoperta dell'identità e dei rispettivi ruoli e da lì poi si giunge al momento finale - bello ma a mio avviso non la parte più intensa - con Chi Soo che in chiusura diventa finalmente parte di una vera famiglia.Bravi gli attori, ho preferito più l'interprete di Chi Soo piuttosto che quello di Gi Tae. Proprio sul personaggio di Gi Tae resta la mia sola perplessità: il suo stile di vita, diverso da quello di Chi Soo, rende difficile credere a questo suo lato nascosto, di cui persino la sorella è ignara (lo vediamo molto valido nel combattimento, rende l'idea di anni di allenamento e in generale il coinvolgimento in questioni che non è tanto semplice mascherare in una vita normale). Per Chi Soo è diverso, non ha una doppia vita o persone vicine a cui nascondere chi è e cosa fa.
La cosa più sorprendente di tutte è però che si tratta di un film coreano che stranamente osa molto più del solito nelle scene intime, soprattutto se consideriamo il genere BL. Nulla di eccessivo o di volgare, ma fortunatamente nessuna scenetta a stampo con fermo immagine di 20 secondi, che se già a volte risulta ridicola in alcune serie romantiche, in un film di questo genere sarebbe stata davvero assurda.
Quando il troppo stroppia e i pregi diventano difetti
L'idea alla base della serie non è nuova - come dice il titolo si ispira al noto Dr.Jekyll e Mr. Hyde - ma la chiave di lettura sembra avere un buon potenziale di partenza: un Jekyll freddo, cinico, egoista e per nulla empatico e al contrario un Hyde che invece di essere un alter ego malvagio viene dipinto come un eroe, un salvatore, costantemente permeato da sorrisi e buone intenzioni.Un meccanismo rovesciato che mi ha incuriosita e che già dopo i primi episodi mostra un ulteriore inversione: Seo Jin non è poi così freddo e calcolatore come si sforza di apparire e d'altro canto l'altruismo di Robin non è proprio così smisurato. Un doppio flip che sembra voler rimettere tutto in discussione, gettando l'idea che "la verità non è quella che appare". In realtà, alla fine, la verità si troverà un po' nel mezzo.
A condire la storia ci sono dei buoni temi a supporto: la psicanalisi, i ricordi del rapimento durante l'infanzia, con tematica poliziesca annessa.
Tanti aspetti positivi, insomma. Eppure...c'è mancato poco che non la terminassi. Il ritmo - non dico incalzante, ma quanto meno coinvolgente - dei primi episodi rallenta a una velocità da crociera. Il giro di boa l'abbiamo a metà serie, con la protagonista che finalmente fa 2+2 e scopre che non esiste alcun gemello, ma sia prima che dopo i tempi sono davvero troppo dilatati, parliamo di 20 episodi che potevano benissimo essere riassunti in poco più della metà. E poiché il troppo stroppia, tutti gli aspetti positivi sopracitati diventano delle zavorre: la questione dell'avvicendarsi dei due sembra voler proseguire all'infinito, la storia del rapimento e del recupero dei ricordi sembra la saga della "storia infinita", la dottoressa segregata, le sedute ipnotiche, ecc... a una certa viene da dire "ok, abbiamo capito, ora però andiamo avanti!". Sostanzialmente è proprio questo dilungarsi esasperante che affossa una serie dalle premesse più che buone. Anche il triangolo amoroso viene trascinato fin quasi alla fine e risolto con un ricongiungimento che non ha il tempo di essere percepito come tale (più che un protagonista che alla fine è sia Robin che Seo Jin, la spiacevole impressione è che lei si sia sposata con Robin per poi trascorrere la vita con Seo Jin). Poteva essere gestito meglio, insomma. In ultimo, c'è davvero un eccessivo buonismo: il dualismo bene/male di Jekyll/Hyde sparisce, e vogliamo far risultare buoni entrambi. Non contenti, anche al padre di Seo Jin viene condonato molto e, perchè no, pure l'amico d'infanzia, che ha fatto da antagonista per buona parte della serie, entra nella squadra dei buoni redenti. Alla fin fine, i cattivi sono tutti spariti, insomma.
Per quanto riguarda i due attori protagonisti, non conoscevo l'attrice ma l'ho apprezzata molto. L'attore che interpreta il Presidente l'ho già visto in altri drama - in primis Suspicious Partner - e lo trovo sempre una valore aggiunto. Quanto a Hyun Bin, servono due parole a parte: l'ho conosciuto nel più acclamato "Crash landini on you", che è stato anche il mio prima k-drama in assoluto, e che ha fatto da apripista a tutte le serie asiatiche che ho visto successivamente. Non avendo termini di paragone, all'epoca, l'avevo trovato ineccepibile - pur nei panni di un personaggio non particolarmente scattante, va detto - ma molti degli altri suoi drama ero finita poi per abbandonarli, ridimensionando la sua bravura a una triste monotonia interpretativa. Con questa serie, invece, si riscatta decisamente: non solo perchè ricopre ruoli diametralmente opposti ma perchè emerge in entrambi tutta quell'energia che mi era sembrata sopita persino nella sua sopracitata serie di maggior successo. Consiglierei questa serie? I primi episodi valgono la pena, ma mettete in conto di non arrivare alla fine.
La ricetta per la commedia perfetta!
Al di là del voto che si può dare a una trama, alla recitazione, alla sceneggiatura o quant'altro, per me il metro di valutazione di un drama si riconduce spesso a un solo quesito: quante volte ho riguardato la serie? Nel caso di Beautful Gong Shim, direi abbastanza da farla finire tra le mie preferite.Ci sono i tratti spensierati e divertenti - a volte proprio esilaranti - di una commedia fresca e frizzante. C'è un mistero da risolvere, questioni da dipanare, situazioni difficili da affrontare nel presente e da ricollegare nel passato. Non è una serie insipida e senza trama, che non sa bene dove inizia e dove vuole arrivare. Il punto di partenza e la linea di arrivo erano evidentemente ben chiare in coloro che hanno ideato la storia. E, nel mezzo, c'è lo spettacolo: quello di qualità, che intrattiene, che emoziona, che fa riflettere. C'è una protagonista che inizialmente mi ha spiazzata, nel suo aspetto un po' scialbo che non si mostrava come il finto brutto anatroccolo pronto a trasformarsi in un cigno, ma che così rimane fin quasi alla fine. Kong Shim si rivela un personaggio espressivo, dove l'aspetto perde di significato e consente di aprire una finestra che guarda dentro il personaggio, alle sue emozioni, alla scarsa autostima, ai desideri. Si entra in empatia con lei e si torna a seguirla "da fuori" osservandola con simpatia, perchè se non è "carina" esteticamente, è "carina" nel suo modo di essere. Se poi a un'attrice che per l'appunto si rivela davvero una notevole sorpresa si affianca poi uno dei migliori attori coreani - anzi diciamo pure il migliore, per quanto mi riguarda - non può che derivarne una coppia sensazionale. Namgoon Min, attore superbo su tutti i fronti, riveste i panni di un personaggio ben studiato e complesso, che gli permette di dare prova della sua versatilità e capacità recitativa, dando vita a un An Dan Tae espressivo e affascinante, singolare e intrigante, sensibile e intelligente, divertente e profondo. Gli attori secondari un po' scompaiono, al confronto, ma non è poi un gran problema: la chimica che c'è tra la coppia principale domina lo schermo senza mai annoiare. Entrambi i personaggi subiscono un'evoluzione, che se per lei è la conquista della propria autostima, della fiducia nelle proprie capacità e nel riconoscimento di queste da parte degli altri, per lui è un po' la ricerca del suo posto nel mondo, il venire a patti con le proprie radice, scoprendo i tasselli di un passato che mancava. Azzeccata la colonna sonora.
SPOILER: se dovessi proprio trovare un difetto, un unico passaggio poco sensato in una trama che per il resto è certamente coerente, è la motivazione - nella parte finale - dell'allontanamento tra i due: che fosse "preso" (24h su 24?) o che il mantenersi in contatto il vivere a distanza...nessuna delle due spiegazioni è sensatamente valida e realistica. Ma, del resto, senza una separazione - non solo geografica ma anche relazionale - non avrebbe potuto esserci il grand finale con la coppia che si ritrova. Diciamo che il meccanismo causa-effetto aveva bisogno di una "causa" un po' più credibile, al di là della riuscita dell' "effetto" desiderato. Ma si tratta giusto di una piccola svista, di poco conto rispetto al resto. Concludendo, un drama che vale davvero la pena vedere, una piccola perla che rischia di passare inosservata (io stessa ammetto l'ho scoperta solo perchè ero alla ricerca di altri drama con Namgoong Min).
La risposta - più rivolta al drama che al titolo - è un meritato e convinto "no".
Commedia romantica fortemente incentrata sul tema del finto matrimonio – matrimonio di convenienza. Tematica già affrontata innumerevoli volte in innumerevoli drama, riproposta con tale frequenza da risultare spesso noiosa. Un filone che a mio avviso non merita necessariamente di esaurirsi ma che deve essere quanto meno ben fatto e, meglio ancora, giocarsi un taglio originale e innovativo (in questo senso ne è un ottimo esempio “When the phone rings”, dove il finto matrimonio andava nascosto invece che mostrato).In questo drama spunti originali di certo non ce ne sono, tutto è molto prevedibile fin dall’inizio. Rispetto al “niente di nuovo ma almeno ben fatto”, direi che la prova è riuscita a metà: la coppia principale funziona e garantisce un buon ritmo alla storia, ma c’è stato un uso esagerato di stratagemmi – spesso poco credibili – per forzare la trama nella direzione voluta. Al di là di tutte le motivazioni che portano lei a proporre il finto matrimonio all’omonimo del fidanzato traditore, e ai motivi per i quali lui infine accetto (e già qui l’effetto “coincidenza”, tra connessioni professionali e trascorsi d’infanzia viene ampiamente abusato), seguono poi tutta una serie di situazioni davvero al limite, dove pur colti in flagrante scappano a nascondersi in modo ridicolo, senza tra l’altro generale una sensata reazione nello spettatore di turno (dai parenti di lui, al dirimpettaio di casa, all’ex fidanzato di lei). Scadiamo un po’ in una comicità da situazione non-sense che poco c’entra e per nulla impreziosisce la serie. Le mille complicazioni che si presentano una dopo l’altra, tutte fronteggiate con scelte discutibili che creano un castello di bugie palesemente traballante, tolgono spazio ai finti novelli sposi, che quasi non riescono a ritagliarsi scene dedicate al ruolo di coppia felicemente sposata, che poi sarebbe il perno centrale dell’intera serie.
Verso la metà arriva la svolta, lui si confessa e lei scopre il loro legame passato. Se da una parte ho apprezzato che le carte fossero state finalmente scoperte – sarebbe stato noioso trascinare il segreto fino alla fine della serie – dall’altra sembra che non ci sia stata la capacità di giocarsele bene. L’impressione di essere sempre un po’ sottotono si fa via via più persistente e la scelta di come sviluppare la trama e le varie vicende non sempre è azzeccata. In particolar modo il ritorno dell’ex fidanzato è veramente insensato: all’inizio del drama lascia Me Ri su due piedi, tagliando di netto ogni legame e ribadendo – quando lei in difficoltà proverà a contattarlo – di essere ormai praticamente due estranei. Poi, mollato a sua volta dall’amante, ricompare sulla scena vantando delle pretese che non possono essere credibili nemmeno nell’ottica di un ottuso egoista come lui. Compare sulla scena, non si comprende bene vantando quale diritto, e a peggiorare le cose Me Ri si sente quasi in dovere di dare spiegazioni. Capisco l’intento legato al rientro del personaggio, dalla rivalità con il protagonista, ai fraintendimenti sull’omonimia, al diventare poi una minaccia per la “finta” coppia. Ma non ci sta comunque, è pensata male e gestita senza grande convinzione. Riprendendo il paragone con le carte, dopo averle scoperte non si sa bene come giocarle e si finisce per riprenderne anche dal mazzo di quelle scartate.
Arrivati a metà serie il ritmo ha subito un forte rallentamento, mentre in termini di sostanza ci si inizia a chiedere con cosa si andrà a riempire tutti gli episodi mancanti, già che sul piatto non sembra esserci rimasto gran che.
Se la prima metà non è risultata accattivante, la seconda va ancora più alla deriva. Le stesse dinamiche si ripropongono più e più volte – in particolar modo l’ex fidanzato che ha la pretesa di tenere tutti quanti sotto scacco – mentre il tema del matrimonio di convenienza diventa un vago ricordo, con la protagonista che diventa figura di contorno mentre la vicenda, sentendo forse di aver esaurito il filone narrativo, cerca un’ancora di salvezza nel mistero che avvolge l’incidente che ha sconvolto la vita del protagonista 25 anni prima, rendendolo prematuramente orfano.
L’ultimo episodio torna col focus sulla coppia, con un’accozzaglia di banalità che ormai – visto il tenore dell’intero drama – non stupiscono più di tanto. Conclusione piatta e insipida, tristemente in linea con tutto il resto.
Rispetto al cast, buona ma non eccellente la prova degli attori protagonisti. Choi Woo Shik credo di averlo intravisto in qualche altro drama, ma non si è fatto particolarmente ricordare. In questa serie riesce abbastanza bene a portare in scena il ruolo assegnato, pur non riuscendo a definirlo in modo netto. C’è sempre l’impressione che sia un po’ indefinito e indistinto, a tratti fumoso, nella caratterizzazione. Jung So Min al contrario è un’attrice che mi riporta alla mente diversi drama, dal lontano “Playfull kiss” al ben riuscito “D-Day”, fino al tristemente sentito “The smile has left your eyes”. E’ un’attrice carismatica che esteticamente mi ricorda molto Suzy Bae, adatta a vestire i panni di protagoniste decise e di carattere, sebbene questo sia forse un po’ anche il suo limite. Ciò nonostante, anche in queste vesti il personaggi tende ad appiattirsi, nell’ultima parte perde anche quel brio spigliato che – quanto meno – rendeva apprezzabile Meri nella prima metà del drama.
In conclusione, non è il primo drama sul tema del finto matrimonio e non sarà di certo l’ultimo. Tra i tanti, molti non hanno però ragione di esistere e questo lo annovererei – mio malgrado – in questa seconda categoria. Da dimenticare (senza nemmeno troppo sforzo).
Una coinvolgente storia d'amore che trascende le dimensioni dello spazio e del tempo
IL GENERE - Viene indicato come romantico, xianxia, drammatico e fantasy, ma direi che è fondamentalmente un romance e il resto sono sottogeneri che fanno da background.Bene per gli inguaribili amanti delle love story come la sottoscritta, ma buono a sapersi anche per chi è ricerca di qualcosa di più equilibrato, dove il tema romantico sia presente ma non in maniera predominante.
L’ARCO NARRATIVO - Suddividerei la storia in tre parti: la prima, ambientata nel regno immortale è dedicata a incontro, conoscenza reciproca e instaurarsi della storia d’amore; la seconda si sposta nel regno demoniaco, dopo la brusca separazione e amnesia di lei, con conseguente ritrovo e riconoscimento; l’ultima, con la coppia ripristinata e riunita - a intermittenza - alle prese con nuove e ripetute tribolazioni, tra regno demoniaco e regno dei mortali (antico e moderno).
Una scelta interessante e complessa, che ha il pregio di ovviare all’effetto noia proponendo qualcosa di nuovo prima che quest’ultima subentri. I 33 episodi risultano infatti decisamente scorrevoli, magari non tutti perfettamente bilanciati ma caratterizzati da un buon ritmo, senza situazioni di stallo.
L’EVOLUZIONE DELLA TRAMA E DEI PERSONAGGI
PRIMA PARTE - E’ quella che a mio avviso mostra il miglior equilibrio tra storia di presentazione del contesto e dei personaggi, aspetti fantasy, intrighi e combattimenti, e il romance nascente. Il tutto si è rivelato abbastanza chiaro e comprensibile anche a una neofita come me, senza risultare eccessivamente prolisso. Qualche piccolo dubbio mi è rimasto rispetto all’arrivo della protagonista dal mondo moderno, che prende di buon grado la nuova situazione senza farsi troppi problemi, quasi fosse una normalissima vacanza (Cosa è successo? Come tornare indietro? Che fine sta facendo la sua vita nel mondo reale? Sono tutte domande che si sarebbe dovuta inevitabilmente porre, e invece niente, non ci sprecherà mai il pensiero di mezzo neurone).
Il fatto che per Ting Yan sia tutto nuovo aiuta lo spettatore a prendere dimestichezza con l’ambientazione, procedendo passo per passo. Simpatica la sua caratterizzazione spensierata e divertente, facile da accontentare, priva di ambizioni e amante delle cose semplici. L’incontro e le prime interazioni tra i due mi hanno un po’ ricordato “La Bella e la Bestia”, con Sima Jiao sigillato nella torre, superiore a tutti come poteri ma di fatto considerato alla stregua di uno strumento più che di una persona. Freddo, insensibile e distaccato – vuoi per quello che è, vuoi per il trascorso – si ritrova suo malgrado incuriosito da una giovane un po’ strana e buffa che – sorprendentemente – lo vede per la prima volta solo come una persona e non ha alcun secondo fine nei suoi confronti.
Oltre alla divertente interazione che si genera tra la compostezza di lui e l’indole allegra di lei, altri elementi che ho apprezzato sono state le ripercussioni dell’incantesimo della verità, l’utilizzo da parte di lei di termini del mondo reale odierno (con tutta la perplessità di lui e i possibili fraintendimenti), la Piccola Fiamma dalla voce infantile e dal temperamento capriccioso e ribelle, la versione lontra di Ting Yan, i “round” nella Dimora dell’Anima dell’uno o dell’altra.
Qualche passaggio eccessivamente glicemico e stucchevole c’è, mentre lo scontro con gli avversari viene messo a volte un po’ a servizio della love story, per promuovere momenti scenograficamente emozionanti tra i due.
SECONDA PARTE – Si apre con la brusca svolta della separazione tragica tra i due – lui che la teme morta, lei vittima di un’amnesia - mentre l’ambientazione si sposta nel regno demoniaco, con un salto temporale di quasi un ventennio.
L’amnesia temporanea è uno dei cliché che meno mi fa impazzire: mi sa sempre di un escamotage a cui si aggrappa una sceneggiatura scarsa per rimescolare con facilità le carte in tavola, aprendo una parentesi che può essere richiusa in qualsiasi momento e sfuggendo comodamente alle possibili incoerenze. Nel caso specifico, devo dire, l’ho accettata abbastanza di buon grado per due motivi: il primo è che non si dilunga troppo, i due si riuniscono relativamente alla svelta e i ricordi della nostra fanciulla riaffiorano in tempi accettabili; in secondo luogo permette di arricchire la protagonista femminile con nuove e interessanti sfaccettature. Ritroviamo una Lian Ting Yan temprata dagli anni trascorsi sotto la guida del nemico giurato di Sima Jiao e che presenta un carattere più deciso e una maggiore autonomia: alla fanciulla simpatica, amante del buon cibo e del riposo, ma anche costantemente bisognosa di essere difesa e il cui contributo si limitava a una sorta di supporto morale si sovrappone ora una giovane donna forte e capace, più consapevole delle avversità di una vita vissuta non in bambagia. Questo cambiamento promuove un nuovo tipo di interazione con Sima Jiao, scardinando il rischio di meccanismi “già visti”.
La facilità con cui crede al Gran Maestro e mette in dubbio la verità del padre “adottivo” è forse un po’ esagerata e rapida, ma là si può accettare nell’ottica che il suo atteggiamento sia nel subconscio agevolato dal legame che persiste tra i due.E’ da sempre consapevole dell’esagerato desiderio di vendetta che anima il padre “adottivo”. Grazie al legame profondo Sima Jiao sviluppa la capacità di sentire i pensieri di lei: questo da vita a una serie di momenti divertenti anche se, oggettivamente, lo rendono anche più invadente (non a caso lei lo definirà – scherzosamente – un “parassita”).
Un elemento riproposto un po' troppo di frequente è la reazione fisica – in primis di Sima Jiao ma ampiamente utilizzata anche da altri – ad un attacco subito e sintomo di grande debilitazione: in questo drama si tossisce e si rigurgita sangue peggio che in un reparto di tisici all’inizio del secolo scorso. Anche qui, a coppia riunificata, trova spazio qualche picco glicemico non necessario (la scena con Sima Jiao nella torre con lei tra le braccia in un galleggiare di lanterne ce la potevamo tranquillamente evitare, rasenta il “ridicolo”…Che poi è l’unica osservazione intelligente di Feng Qi, meglio noto come il terzo incomodo più insulso che si sia mai visto in un drama).
TERZA PARTE – Si apre con i due regni riunificati sotto il governo della coppia principale e in breve si arriva di nuovo a un punto di svolta. La scena di addio, presa singolarmente, l’ho trovata coinvolgente, tra il bacio disperato di lui mentre le trasferisce il fuoco spirituale, il rinnovo dei suoi sentimenti, il rassicurarla rispetto a un futuro per lei sicuro, la disperazione e l’angoscia sul volto di lei… Scena impattante, davvero. Ma se si tiene conto del contesto, allora il punto di vista cambia. Lei è diventata una donna forte, ha dimostrato di “aver saputo fare qualcosa di sé stessa” (parole di Sima Jiao, quando la vede nelle vesti di Signora dei Demoni, intenta a combattere i fulmini per salvarlo), ha esplicitato il desiderio che lui si apra di più, che impari a chiedere aiuto…e lui le mente spudoratamente, decidendo da solo per entrambi. Consapevole fin dalla fusione del secondo fuoco spirituale che il suo organismo non avrebbe retto a lungo – un conto alla rovescia che si riduce ulteriormente per le gravi ferite che riporta in seguito – decide di tenerla all’oscuro, si isola per mesi con una scusa mentre di fatto pianifica la salvezza di lei e la sua sicurezza futura, decidendo di sacrificare per lei la sua vita comunque ormai prossima al termine. Le uscite “Non dire niente a Sima Jiao”, “non dire niente a Ting Yan”, si ripetono in questi episodi, ciascuno mentre si confida con l’amico fidato di turno. Mi sarebbe piaciuta una maggiore condivisione e trasparenza nella coppia, pur di ciò che è doloroso e senza speranza. Invece no, nascondono i propri segreti con la scusa di non voler turbare o far soffrire l’altro. Il modo in cui Sima Jiao se ne va è a dir poco crudele, in prospettiva. Ricompare un giorno dopo mesi – in ritardo anche rispetto alla data del matrimonio – quindi saluta e se ne va. Anche la sua sincerità non è mai totale, già che dopo un altro salto temporale dalla sua morte – altro ventennio – salta fuori che si era ritagliato un’opzione B nel caso in cui lei si fosse rifiutata di lasciar andare del tutto la sua anima, decretando così la sua rinascita. Troppo stratega e machiavellico, il fine qui non può proprio giustificare i mezzi. Gli ultimi episodi, nel mondo mortale antico, hanno il pregio di mostrare un Sima Jiao più umano e non oppresso dal mezzo millennio vissuto nel dolore. La lotta contro i cattivi si avvia verso la fine, e molti aspetti passati apparentemente irrisolti acquisiscono un senso, anche se questo toglie spazio ai personaggi secondari che diventano poco più che delle fugaci comparse, ed è un peccato (parlerei quasi di abbandono dei personaggi, per certi versi). L’aver sperimentato un nuovo tipo di vita rende Sima Jiao consapevole dell’errore egoistico del passato, da qui le sue scuse sincere con sfogo di rabbia repressa di lei. Un passaggio molto bello, se non fosse che subito dopo la stessa Ting Yan mette in pratica a sua volta quel modus operandi così a lungo sofferto e criticato. L'ultimo episodio davvero compresso, è mancato il tempo per dargli il giusto peso. Il finale dolce-amaro, anche quello un po' risicato quanto a minuti, si chiude dove tutto ha avuto inizio, con le loro anime destinate a ritrovarsi e riconoscersi. Che sia con o senza ricordi, che li possano recuperare col tempo, non è dato di sapere. Sicuramente Ting Yan li conserva nitidamente, confusi per un sogno (per lei sono di fatto passate poche ore). Come lui abbia trascorso la sua vita nel passato, cosa ricordi e come sia arrivato lì - se per volere del destino o grazie alla sua imperterrita ricerca di lei, pur in un mondo della cui esistenza era appena venuto a conoscenza - rimarrà un mistero. L'importante, alla fine, è che si siano ritrovati. Ma potevano ritrovarsi un po' meglio, ecco (e su questo la censura cinese rispetto al tema dei viaggi nel tempo ha le sue non poche responsabilità).
Sul fronte dell’originalità, difficile per me esprimermi non avendo su questo genere molti termini di paragone. Essendo per me la prima volta, si è giocata la carta della novità, ma credo le si possano riconoscere alcuni spunti originali e innovativi.
Un po' troppo raddoppiata la "to-do-list", dove ambedue i protagonisti vengono a turno feriti, si ritrovano in fin di vita, dicono addio all'altro, perdono i ricordi, muoiono, si nascondono importanti verità, sperimentano il dolore del fuoco spirituale, e via dicendo. Facciamo un po' per uno, che male non fa? Anche no.
RECITAZIONE – La scelta degli attori principali è stata davvero azzeccata, al di là della bontà del drama in sé la prova della coppia protagonista ha fatto la differenza.
Non conoscevo Wang Ying Lu, ma mi è piaciuta da morire, capace di regalare una comicità naturale, con una mimica facciale che centra il bersaglio senza mai diventare eccessiva. Regala lo splendido ritratto di una Liao Ting Yan spensierata, semplice e un po’ pigra, promotrice di momenti piacevoli e leggeri, simpatici e curiosi. Credibile anche nella versione senza memoria, dove si coglie il filo conduttore del personaggio ma con un buon discostamento nella caratterizzazione. Anche sulla recitazione delle parti più drammatiche, nulla da dire. Davvero brava.
Altro personaggio splendidamente riuscito è quello Sima Jiao, la cui caratterizzazione è di fatto quella più nelle corde di Chen Fei Yu, attore che seguo con interesse e che sa essere davvero performante in questo tipo di ruolo. In questo drama offre un ritratto vivido e intenso del personaggio di Sima Jiao - destinato alla sofferenza per volere dei cieli e a una vita a difendersi dall’avidità della gente - che si dimostra freddo e distaccato, palesemente altezzoso, sicuramente rancoroso, privo di modestia ma anche meno crudele di quello che da a vedere.
La sua è una recitazione elegante, ricca di micro espressioni e impreziosita da un timbro di voce che – non mi stancherò mai di ripeterlo – è tra i più affascinanti in circolazione (per quanto mi riguarda è secondo solo a Namgoong Min).
Affiatamento di coppia alle stelle, non solo nelle scene prettamente romantiche, che sono comunque innumerevoli (mai visti così tanti baci in un drama, a occhio e croce saranno una ventina). La sintonia tra i due è davvero palese e ben si sposa col tipo di comunicazione che intercorre tra i due personaggi interpretati, spesso ironica, divertita, a volte tenera ma non particolarmente glicemica.
Per quanto riguarda i personaggi secondari, ho trovato un po’ sottotono Ye Ru Ling, soprattutto nella prima parte: la sua storia è anche abbastanza ricca, con tanti margini di sviluppo, ma è un potenziale mezzo sprecato perché poi di fatto non arriva, le sue scene sembrano sempre mancare di qualcosa, il che è un peccato perché meritava uno sviluppo migliore. E’ una figura ambigua, e ci sta, a pelle anche antipatica, incapace lasciare il segno anche nei momenti in cui si schiera con i buoni. Il capo degli otto Pazzi – più che Palazzi - ovvero Shi Qian Lu, è sicuramente un cattivo di tutto rispetto, eccezione fatta per la risata palesemente finta. La sua storia viene tirata un po’ per le lunghe, nella parte finale non dovrebbe nemmeno più rappresentare una vera minaccia, ma c’è da dire che Nan Yan non riesce a subentrare come si deve nel ruolo del cattivo. Solo in parte riuscito è invece Nian Ju – il serpente nero con il cervello da gallina – che nella prima parte mostra un’ingenuità che va oltre la recente acquisizione delle sembianze umane. Piace la sua incrollabile devozione a Sima Jiao, un rapporto di reciproca fiducia che non ha bisogno di essere riconosciuto a parole, ma piace un po’ meno l’indole remissiva e tontolotta che sfodera anche con tutti gli altri (nei primi episodi Sima Jiao lo apostrofa spesso “stupido serpente”… A ragion veduta, mi verrebbe da dire). Va un po’ meglio quando la vicenda si sposta nel regno demoniaco, dove ogni tanto lo vediamo tirare fuori quella spina dorsale di cui anche i rettili sono dotati. Sicuramente toccante è il confronto con Sima Jiao quando, grazie agli sproloqui della Piccola Fiamma, comprende il triste piano del suo Gran Maestro.
REGIA, SCENOGRAFIA & CO.
Scenografia curata e di grande impatto visivo, costumi e acconciature davvero belli (eccezione fatta per la mise ripetitiva e un po’ eccessiva di Ting Yan nelle vesti di Signora dei Demoni). Effetti speciali così così, alcuni hanno funzionato, altri a mio avviso penalizzati da una grafica virtuale decisamente migliorabile. Fotografia di alto livello, così come il montaggio. Regia di tutto rispetto, sceneggiatura, a quanto ho letto, fedele per la maggior parte al romanzo al quale è ispirata.
OST - Le musiche mi sono piaciute molto, già dopo i primi episodi alcuni brani, riproposti strategicamente ad enfatizzare al meglio alcuni passaggi, sono diventati preziosi compagni di viaggio.
CONCLUSIONE – Un 8,5 a mio avviso meritato per la storia, che sale a 9,5 grazie a una recitazione di alto livello che rende la visione decisamente coinvolgente ed emozionante. E’ un tipo di drama sicuramente nelle mie corde, capace di farmi apprezzare l’ambientazione fantasy che ho sempre trovato noiosa. Un drama da non perdere, per tutti gli amanti dei romance-fantasy, o anche solo dei romance, senza dimenticare i fan di Chen Fei Yu e di Wang Ying Lu.
Deludente su tutti i fronti, una serie da dimenticare...
Credo di poterlo definire un drama che non puntava in alto, ma che - a conti fatti - poco ci mancava precipitasse.Niente di nuovo e il già visto è riproposto pure male. Manca la trama, ma con un buon romance posso farne anche a meno. Il problema è che manca anche una buona storia d'amore. Mancano attori validi, l'attrice protagonista in particolare non mi ha convinta, mi irritava anche solo vederla. Manca tutto, insomma.
Non c'è una scena - e dico una che sia una - che potrei salvare. Quando assegno valutazioni negative spesso lo faccio parlando di spreco di potenziale, di opportunità non colte, ecc. Ma qui, la materia prima scarseggiava già in partenza, su tutti i fronti (dalla scelta degli attori, alla sceneggiatura, alla trama, all'idea di base).
Da dimenticare, se si è visto. Da non vedere, se si è ancora in tempo.
Un cast sprecato per un drama piatto e superfluo
Quando ho letto di questo drama poco prima che iniziasse ad andare in onda, qualche perplessità già ce l'avevo. La trama sembrava già mancare di sostanza. Però c'era Ji Chang Wook, attore che apprezzo moltissimo, e speravo davvero di ricredermi, magari già dopo i primi episodi. E invece...Invece no.
Qualche nota positiva c'è, e a volte è contemporaneamente negativa. Se da una parte l'ambientazione è diversa dai soliti drama, alla lunga stufa. E 16 episodio sono lunghi da trascorrere tra immersioni subacquee, previsioni meteo e i cortili di un piccolo paesino. Se Seul rappresenta la frenesia, Samdal-ri è un luogo placido e tranquillo, molto placido e molto tranquillo. Senza pretese, con il suo piccolo, ripetitivo e ordinario quieto vivere.
La trama ruota attorno al ritorno di Sam dal, autoesiliatasi per anni a Seul, e ora pronta a partire alla riscoperta di sé stessa. In realtà, il suo personaggio non mostra una particolare evoluzione e ciò che costituisce l'ostacolo che la coppia protagonista deve fronteggiare sono sostanzialmente il padre di lui, ostile alla relazione e in balia di un lutto che non riesce a superare, e la madre di lei, che con la sua boa a fiori tiene sostanzialmente ancorato Cho Yong-pil all'isola. Tutto qua.
Tasto dolente è proprio lui Yong pil: un personaggio inconsistente, un bravo ragazzo così esagerato da risultare tonto, più che sincero e genuino. Ed è stato davvero un colpo basso vedere un attore con il potenziale di Ji Chang Wook sprecato - e sottolineo sprecato - in un ruolo/drama che offre davvero così poco. Un attore tra i miei preferiti, ma i cui capolavori come Healer, K2 e Suspicious Partner sembrano ormai vecchi ricordi se paragonati agli ultimi lavori, dove finisce a rivestire i panni di protagonisti poco performanti in drama costruiti su sceneggiature che sembrano fin da subito non voler lasciare il minimo segno. Al contrario, ho apprezzato l'attore che interpretava il padre di Yong-pil, e anche la madre di Sam-dal (la mitica e indimenticabile Ahjumma di Healer).
La serie, dicevo, procede con quelli che vorrebbero essere dei piccoli colpi di scena ma che in realtà trasmettono ben poco, e si avvia verso un finale che lascia ancora qualche flebile speranza di veder decollare qualcosa, per poter dire che tutto sommato ne è valsa la pena di vederlo, tra alti e bassi. E invece no, nemmeno quello. L'ultimo episodio, se possibile, riesce solo a peggiorare la situazione: la tanto attesa mostra di Sam-dal si risolve in modo quasi frettoloso, certo i soggetti delle foto erano scontati, ma confidavo almeno in qualcosa di più toccante - mi sono chiesta per molte puntate che fine avrebbe fatto quel filo rosso, e invece è tornato ad essere una banale sciarpa inquadrata quasi per caso per una manciata di secondi - e gli stessi protagonisti e personaggi secondari sembrano non averla vissuta, figuriamoci chi sta dall'altra parte dello schermo e dovrebbe emozionarsi per riflesso. La puntata finale si consuma, minuto dopo minuto, nell'attesa di qualcosa che non ci sarà: le varie coppie si ritagliano una fetta dell'episodio per concludere le singole vicende, e ai protagonisti non resta che una breve, brevissima scena a dir poco insulsa. E sembra uno scherzo di cattivo gusto, ma lo spettatore a una certa non può che rassegnarsi al fatto che no, non c'è davvero nient'altro. E' tutto lì. Insipido e sbrigativo.
Qualcosa di apprezzabile, qua e là, c'è. Qualche spunto, qualche riflessione, qualcosa c'è. Ma è un qualcosa che doveva fare da perno centrale, mentre invece restano piccoli momenti che emergono da una trama spesso soporifera. Un drama superfluo, del quale non si sentiva la mancanza.
Remake che non eguaglia l'adattamento coreano
Remake che non posso onestamente definire brutto, ma che a così poca distanza dall'uscita del drama coreano mi lascia un po' perplessa. Ultimamente ho come l'impressione che appena una serie riscuote un buon successo, gli altri Paesi asiatici corrono a mettere in cantiere un loro adattamento. Sebbene ogni Paese abbia le proprie caratteristiche stilistiche di approccio, e in questo senso avere varie versioni può essere un valore aggiunto, non penso però che tutte le storie si prestino a essere rivisitate in tutte le modalità. Questo, ad esempio, è un drama molto intricato a livello di trama, che la versione coreana ha saputo rendere in modo completo, chiaro e articolato, mentre il remake giapponese risulta un po' troppo concentrato, i passaggi non sempre fluidi, le conversazioni non dico misurate col contagocce e nemmeno ridotte all'osso, ma nemmeno esaustive. Se nella versione coreana la nota stonata era stata per me la scelta dell'attore protagonista (attore che non trovo particolarmente incisivo, anche se forse in quella serie è stato meglio che in altre), qui l'attore maschile doveva essere il punto di forza - già visto e apprezzato in altre serie - ma dove non riesce a brillare particolarmente e si rivela invece un po' sottotono. Come dicevo, il taglio tipicamente giapponese fatica a seguire fedelmente il modello coreano di "Marry my husband" e, forse con una punta di consapevolezza, opta saggiamente per un'evoluzione della vicenda che si smarca dall'altra e diverge sotto diversi aspetti. Scelta sensata, apprezzabile. Ma resta palese che siano entrambi l'adattamento della stessa storia (di cui esistono anche due produzioni cinesi, ancor meno meritevoli).In conclusione, non sconsiglio nessuno dei due ma, nell'ordine, sicuramente il remake giapponese si posiziona dietro a quello coreano. Se la tipologia di drama piace, bene vedere entrambe le versioni, se il genere non è già tra i preferiti e ci si limita a una visione, meglio allora quella del 2024.
Rom-com giovanile rovinata da una sceneggiatura banale e da un'attrice non adeguata al ruolo
Una serie, questa, che è si è davvero giocata male tutte le carte che poteva giocarsi. E alcune erano proprio pessime in partenza. Si presenta come una classica commedia adolescenziale o poco più, dove i due protagonisti si incontrano l'anno prima dell'inizio dell'università, pongono le basi per una relazione, poi si separano, quindi si ritrovano qualche tempo dopo e da lì - tra alti e bassi - vanno a sistemare e ricostruire il rapporto.Niente che non si sia già visto un milione di volte, niente che non sarei disposta a vedere un milione di volte, se fatto bene. Ma non è questo il caso.
A partire dalla trama, davvero inconsistente. Le mie visioni pregresse mi portano ad aspettarmi che su 10 commedie romantiche cinesi, una sola riesca a distinguersi per dei contenuti che assomiglino a uno spaccato di realtà (vedi L&P). Purtroppo questa ricade nel restante 90%, quindi i problemi insormontabili non sono poi così insormontabili (e a volte non sono quasi nemmeno dei problemi), le conversazioni sono estremamente banali e senza sostanza, quasi dei riempitivi casuali, per la serie: quando non sai di cosa parlare, parla del tempo. E forse sarebbe stato meglio.
In mezzo a questa moltitudine di uscite prive di spessore si infilano di tanto in tanto questioni che vorrebbero essere serie e rilevanti ma che vengono gestite in modo superficiale e ridicolo, dalla partenza/non partenza per l'estero, al tema dell'adozione/madre biologica al vero padre ritrovato sul finire della serie. Passiamo da "stavo guardando i bei pesciolini nell'acquario" a "sei tu il padre che mi ha abbandonato? Ah, vabbè...facciamo che ti perdono". La sceneggiatura sembra davvero scritta da qualcuno che non sa cosa sia la vita reale, insomma.
L'altra carta che il drama si è davvero giocato male riguarda il cast, in particolar modo l'attrice protagonista, che proprio non funziona. Esteticamente parlando ha l'espressività di un alieno: non si capisce mai cosa pensa o cosa vorrebbe trasmettere. Non ho apprezzato l'attrice, non mi è sembrata adeguata al tipo di ruolo proposto, e anche il personaggio interpretato è quello di una ragazza antipatica, presa da sè stessa, annoiata, fastidiosa, poco empatica. Va da sè che la coppia non può funzionare, per quanto lui (attore protagonista e personaggio interpretato) ci provi da solo a tenere in piedi il drama. Le scene romantiche lasciano a desiderare, l'evoluzione del rapporto tra i due non è mai ben chiaro (non si capisce mai quando stanno insieme, quando si lasciano, quando tornano a formare una coppia e via dicendo). E' tutto fumoso e solo accennato, la partenza di lui per l'esterno sembrava dovesse essere "la rottura" e invece nemmeno parte, ritorna a breve, con lei infastidita da banalità, si riappacificano - forse, sicuramente, ma non è ben chiaro il quando - e vanno avanti così tra tira e molla debolini, questioni mai nette, problemi mai veramente tali e mai veramente affrontati.
Ventiquattro episodi così sono davvero tanto, forse troppo, da sopportare.
La "quasi" sufficienza solo per l'attore protagonista, il personaggio interpretato (dai modi composti e non glicemico, per quanto forse troppo arrendevole con la FL) e per alcune musiche tutto sommato decenti.
Detto questo, evitabilissima.
Buon period drama con un grande potenziale ma che punta a tenere il piede in due scarpe
Complessivamente un buon drama storico, con un grande potenziale ma anche reo di aver cercato di tenere il piede in due scarpe.Delle due, l'una: o si punta a una storia ad effetto, dove il perno centrale è il mistero da svelare e la vendetta da perpetrare, in una visione che può richiedere sì concentrazione ma che risulta tutto sommato facilmente godibile, oppure si decide di andare un po' più in profondità e proporre un'opera che va al di là della narrazione fine a sè stessa e utilizza la vicenda per trasmettere un significato più importante, dove la semplice concentrazione non basta ma serve un investimento maggiore in termini di comprensione, per capire che se A dice/fa una cosa e B in risposta ne dice/fa un'altra, il succo della storia non è quello che hanno fatto o che si sono detti, ma il messaggio celato dietro quelle azioni o quelle parole.
"Dear Hongrang" in questo senso cambia spesso idea, come un pianeta che non ha ancora deciso su quale orbita stare e continua a spostarsi dall'una all'altra.
Il tema del dolore che accompagna nella vita in modo costante, il dover continuare a vivere - e in quale modo - quando si è per certi versi già andati incontro alla morte... sono tutti concetti che emergono qua e là in diversi punti, e che caratterizzano in primis gesti, approcci e movenze del protagonista maschile, in un ritratto davvero notevole e ben riuscito. A ciò però si mescolano elementi più leggeri, che invece di smorzare toni altresì troppo pesanti sembrano piuttosto stridere in netto contrasto: l'impressione è stata quella di cercare di scrutare nelle profondità di uno stagno dove la superficie dell'acqua era spesso oggetto di riverberi e increspature varie, graziose e semplici da guardare ma di fatto un elemento di disturbo nell'osservazione dello strato più profondo.
Detto questo, tra i punti di forza della serie ci sono sicuramente la scenografia, i costumi, le luci e i colori anche nei loro contrasti, con riprese studiate per esaltare al meglio e sottolineare a dovere la scena del momento. Qualitativamente, su questo, davvero nulla da dire, così come le musiche - di forte impatto - e la recitazione, di alto livello. L'attrice protagonista l'avevo già vista in un altro paio di serie: non è tra le mie preferite ma in questo drama in particolare non si può non riconoscerle un buon lavoro. La prova dell'attore che veste i panni del protagonista maschile (protagonista che rimarrà sempre senza un nome tutto suo - che non può essere Sterco di Topo piuttosto che Mietitore di anime o Hongrang - e questo è un altro aspetto degno di nota e tutt'altro che insignificante) è davvero ma davvero ottima: gli aspetti che non mi hanno convinta non sono da imputare tanto alla sua recitazione quanto alla sceneggiatura.
Sulla sceneggiatura, appunto, qualche intoppo e qualche scivolone c'è stato. Il rapporto tra i fratelli ritrovati poteva essere gestito meglio, riducendo soprattutto l'accenno sottinteso a un potenziale risvolto incestuoso, davvero inutile e decisamente fastidioso. L'evoluzione del rapporto tra i due porta alla concretizzazione di una storia d'amore che, a conti fatti, non si capisce bene come o dove sia iniziata, lasciando la sensazione di qualche passaggio mancato.
Arrivati al sesto o settimo episodio, devo ammettere, anche la curiosità e l'attenzione hanno iniziato a vacillare: ciò che era stato messo all'inizio sul piatto come tema principale viene accantonato senza motivo a favore di altro, un altro non sempre prioritario. Verso l'ottavo e il nono episodio lo spazio regalato al romance non può non essere apprezzato, anche se per certi versi risulta un po' decontestualizzato. Ci si avvia verso la fine con importanti scoperte e retroscena, alcuni devo dire ad effetto, ma si giunge a una conclusione pur sensata ma sicuramente non gestita al meglio.
Premesso che sono un'inguaribile fan degli happy ending - e forse il mio scarso apprezzamento dei period drama è legato al fatto che spesso i lieto fine latitano - posso però capire e accettare il senso dell'epilogo proposto, per quanto ottenuto in modo un po' forzato (vero che l'avvelenamento da metallo pesante si palesa anche a distanza di anni, ma non si manifesta così dal nulla e per giunta in simultanea tra tutti i sei bambini coinvolti, manco fosse la data di scadenza di un prodotto alimentare).
Parlando di bambini, a caratterizzare la serie è anche la scelta di ricorrere a toni forti, a tratti disturbanti e pesanti, come la tortura e la violenza smisurata su figure giovani e innocenti. Carta importante da giocare, che può anche starci, ma che deve fare veramente parte della partita e non essere accantonata e ripescata all'occorrenza, giusto per riportare un tocco dark dopo alcune scene o passaggi leggeri e disimpegnati.
Vale la pena guardarla? Al netto dei pregi e dei difetti, la risposta è un sì abbastanza convinto. Ma escluderei il rewatch.
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