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Completed
Don't Dare to Dream
3 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 4, 2024
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 5.0

Eccessiva

"Eccessiva" è l'aggettivo che per primo mi viene in mente pensando a questa serie. Molti, moltissimi aspetti sono esasperati all'inverosimile. C'è un triangolo amoroso che più triangolo non si può, il modo in cui i due protagonisti si relazionano è spesso esagerato, le liti o le discussioni esagerate, le dichiarazioni pure. C'è troppo, ripetuto, esasperato, che stroppia. Le scenette ridicolo imbarazzanti lo sono in modo smisurato, anche le tematiche che potevano dare spessore alla serie - come viene vista la donna in ambito lavorativo piuttosto che il tumore al seno maschile - vengono affrontate nella stessa maniera. L'ho trovata una serie davvero priva di eleganza, come paragonare una bella canzone a uno schiamazzo da cortile.
Anche i protagonisti mi hanno convinta davvero poco, in particolare l'inviato, la cui presenza paradossalmente è stato il motivo per il quale ho deciso di vedere la serie: dopo averlo molto apprezzato come capitano della guardia reale in "The King 2 hearts" ero curiosa di vederlo cimentarsi in un genere anche diverso, senza quella rigidità e poca espressività che il ruolo un po' gli imponeva. Purtroppo quelle sfumature le ho ritrovate anche in questa serie, credo facciano più parte dell'attore e del suo modo di recitare - piuttosto che caratteristiche del personaggio interpretato. Che dire, sono arrivata non senza fatica alla fine.

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Completed
The King 2 Hearts
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 24, 2024
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Tra i migliori drama mai visti, una serie che davvero merita.

Questo drama entra di diritto tra le pochissime serie - si possono davvero contare sulle dita di una mano - a cui ho dato la massima valutazione, 10 stelline.
L'avevo in lista da molto tempo - suggerito come consiglio per chi aveva apprezzato come me serie quali "Descendants of the sun" e "Crash landing on you" - ma data la difficile reperibilità (assurdo che tra tante serie-immondizia propinate su Viki una perla come questa non sia invece disponibile) l'avevo lasciato nella lista e quasi dimenticata lì. L'aver visto recentemente serie quali Law Cafè e Korean Odyssey mi hanno fatto apprezzare così tanto Lee Seung Gi da aver riscoperto questo titolo nella sua filmografia e aver trovato la voglia di faticare un po' per vederlo (sottotitolato in italiano e in inglese, ma posso dirmi non pienamente soddisfatta della qualità di entrambe).
Che dire...è stata una full immersione di 20 episodi da un'ora l'uno, che mi hanno fatta sorridere, divertire, commuovere, piangere come una fontana ed emozionare come pochi altre serie hanno saputo fare.

Passiamo però ora alla recensione vera e propria. Si tratta di un drama abbastanza datato: siamo nel 2012 e a livello di qualità delle riprese, montaggio, annessi e connessi la differenza con gli standard attuali si nota. Del resto la tecnologia fa passi da gigante a ritmi vertiginosi, per cui anche solo una manciata d'anni si fanno notare. Per essere comunque di oltre una decade fa, la qualità è decisamente superiore ad altre serie prodotte negli stessi anni.
Quanto al genere, lo definirei un drama romantico che si sviluppa tra intrighi politici e giochi di potere, con un' ambientazione a tratti militare che gli garantisce un buon livello di azione e dinamicità. Tema fondamentale che vuole andare di pari passo con la love story è quello del difficile rapporto tra la Corea del Nord e quella del Sud, pur rivisitate rispetto alla situazione reale (la Corea del Nord è uno stato democratico popolare a stampo comunista, la Corea del Sud una repubblica monarchica e quindi con tanto di famiglia reale).

Molte sono le tematiche che vengono trattate: proprio perchè sono molteplici, e la durata della serie per quanto apprezzabile ha comunque un suo limite, va da sé che singolarmente non vengono approfondite con la serietà di un film d'essai. Nessuna grande riflessione esistenziale, ma una serie di tematiche - anche importanti -trattate e sviluppate nella misura giusta per un buon drama. Troviamo in primis il tema della famiglia, delle responsabilità legate al ruolo (nella prima parte della serie sottolineate sia dal precedente Re, modello virtuoso, che dal giovane Principe, così desideroso di sfuggire al pesante onere al quale la vita lo ha destinato); c'è il rapporto tra i fratelli, quello figli-genitori, l'amore verso il proprio Paese e la lealtà verso i compagni d'armi. Ma non solo, trovano spazio anche temi più delicati, quali l'aborto, la disabilità. Si parla poi di fiducia, di tradimento, di sacrificio, sensi di colpa, forza di volontà e determinazione. C'è davvero molto, insomma, sul piatto.

L'aspetto forse migliore della serie è che mi ha dato davvero la possibilità di provare una vasta gamma di emozioni, anche estremamente contrastanti: se nella prima parte prevalgono i momenti più spensierati, a tratti divertenti, dove qualche questione e problematica già c'è ma sembra non risentire di toni troppo cupi, a un certo punto arrivano anche le lacrime e la commozione, le situazioni maturano e si fanno via via più pesanti e importanti.
Non è una serie dove il contesto resta in disparte e osserva l'evoluzione del rapporto tra lui e lei, ma, al contrario, il loro rapporto si trova a fronteggiare, episodio dopo episodio, una fitta serie di ostacoli complessi che coinvolge aspetti politici e militari sempre più di maggior rilievo.

Rispetto ai protagonisti, buona parte delle 10 stelle di questo drama sono dovute alla presenza di Lee Seung Gi, attore versatile e talentuoso, che qui riveste i panni di un personaggio dalle tante sfaccettature e in perenne evoluzione. Conosciamo un Lee Jae Ah solare e immaturo, a tratti superficiale ed egoista, che non aspira a diventare Re e che al quale anche il titolo di Principe sembra andare stretto. Osserviamo la sua crescita, lenta e credibile, gli errori, la frustrazione, la vergogna, il modo di reagire che va via via responsabilizzandosi e maturando, lo vediamo sfoggiare un'arroganza di facciata, che poi diventa scudo e poi ancora non basta più, fino alla presa di consapevolezza della necessità di cambiare, di diventare più forte, di farsi carico del pesante fardello che non ha mai chiesto ma che a un certo punto deve scegliere di portare. Il tutto senza mai snaturare la sua natura, lasciando in lui quei tratti caratteriali che lo contraddistinguono sin dall'inizio. Tutto questo portato in scena da un bravissimo attore, espressivo e carismatico ma al tempo stesso incredibilmente profondo. Non è la prima volta che apprezzo i ruoli interpretati da Lee Seung Gi, a cui riconosco la rara capacità di rendere un protagonista affascinante e carismatico pur arricchendolo di sfaccettature che striderebbero con lo stereotipo dell'eroe maschile forte-freddo-autorevole-coraggioso-distaccato. I suoi personaggi - Re Lee Jae Ah compreso - sanno esserlo al momento opportuno, ma sanno anche ritagliarsi dei momenti buffi e divertenti, con spaccati quasi da sit-com, a volte infantili e capricciosi, ma senza mai minare la credibilità o il fascino complessivo del personaggio (mi viene ad esempio in mente l'abbigliamento a dir poco eccentrico in Korean Odyssey o la sfilata delle mille tute dai colori improponibili in Law Cafè... ci fosse stato un altro attore, il protagonista sarebbe probabilmente caduto nel ridicolo). Tanto di cappello quindi a questo attore che riesce ad essere credibile, apprezzabile e soprattutto intenso a 360 gradi (e mi auguro di rivederlo presto in qualche nuova produzione, già che dal 2022 sembra un po' sparito).
La protagonista femminile... Sicuramente è stata caratteristica, sicuramente aveva un taglio insolito e modalità relazionali poco comuni ad altre serie, probabilmente per evidenziare la differenza culturale tra le due parti. C'è qualcosa che però non mi ha convinta fino in fondo: a volte il modo di parlare e l'atteggiamento - più che qualcosa di voluto per sottolineare l'appartenenza a un contesto diverso - mi hanno portata a pensare di avere a che fare con una protagonista parecchio tonta. Certe reazioni ed espressioni erano davvero poco credibili per una delle migliori spie/agenti speciali nordcoreane. Tanto impavida e letale in campo, quanto davvero poco astuta e arguta. La definizione di "ingenua", anche a livello delle relazioni sentimentali, trabocca un po': senza esperienza è una cosa, facile da ingannare al pari di una bimba è un'altro. Nella prima parte sono svariati i momenti in cui la scaltrezza le manca in modo assoluto, ed è davvero stridente vista la caratterizzazione del personaggio.

Ho poi apprezzato molto i personaggi secondari, dal defunto re al segretario capo - figura davvero complessa e di spessore, una di quelle che ho sentito più "vere", - dalla Regina Vedova alla Principessa, al vice comandante delle guardie (Eun Shi Kyung, nonché figlio del segretario capo e che, con la principessa, imbastisce un apprezzatissimo pairing secondario), al cattivo di turno, l'assurdo ma credibilissimo John Meyer.

Rispetto al romance, le scene davvero dedicate sono esigue: pochi i baci, totale censura sulle scene intime - si deduce che ci sono, ma non vengono minimamente accennate - eppure mi sento di dire che la love story è comunque molto emozionante, perchè tra dichiarazioni, battute e battibecchi, giochi di sguardi e sorrisi la chimica tra i due protagonisti sembra riuscire a compensare l'assenza di scene più esplicite.

INIZIO SPOILER!!
Ci sono due cose che non mi aspettavo, una che ho apprezzato e l'altra no: temevo che il tema della fiducia/tradimento sarebbe rimasto come un'ombra tra la coppia per buona parte del drama, invece ho apprezzato che la questione non viene tirata per le lunghe e i dubbi dissipati relativamente alla svelta: ci sono ostacoli sempre maggiori sul loro cammino, ma la fiducia reciproca non vacillerà praticamente mai.
Ciò che invece avrei preferito non ci fosse, è stata la dipartita di Eun Shi Kyung: inizialmente il personaggio mi sembrava un pesce fuor d'acqua, ma con l'entrata in scena della principessa e il delinearsi del secondo pairing l'avevo davvero preso a cuore, anche perchè la coppia era nettamente diversa da quella principale ma altrettanto interessante. Se la morte del precedente re e relativa consorte l'avevo un po' messa in conto fin dai primi episodi (del resto drama si intitola "The King", per cui un protagonista eternamente Principe non avrebbe avuto senso), la triste fine di Shi Kyung sinceramente non me l'aspettavo, per via del pairing secondario che si frantumava e perchè erano state poste le basi anche per lo sviluppo di una sincera amicizia con il Re. Sarò sincera, dopo esserci rimasta di stucco, per un po' ho anche sperato fosse stata una messinscena, fatto spacciare per morto con qualche motivazione e poi fatto ricomparire più avanti. Ci ho sperato fino all'ultimo, quando la principessa accenna all'imminente appuntamento al buio... salvo poi dover accettare la triste realtà e cercare di dare comunque un senso alla scelta di toglierlo dai giochi, sicuramente molto sentita e toccante.
FINE SPOILER!!!

Si poteva sperare in qualcosa di più indimenticabile per quanto riguarda la musica, non ho trovato la colonna sonora che terrò di ricordo nella playlist, ma sinceramente non è poi un problema.

In conclusione, un drama che davvero merita di essere visto, apprezzato e - sicuramente, per quanto mi riguarda - rivisto. Consiglierei la visione anche agli sceneggiatori/registi delle serie attuali, perchè una bella rispolverata di questo gioiello del 2012 li stimoli a riproporre qualcosa dello stesso calibro negli anni a venire, già che la qualità di molte serie proposte ultimamente lascia davvero a desiderare.

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Completed
Genie, Make a Wish
10 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 8, 2025
13 of 13 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Il Genio dei tre desideri… Esauditi solo in parte

Per quanto quella del genio della lampada sia da sempre una storia indubbiamente affascinante, ho trovato particolare la scelta di farne il tema di un kdrama fin da quando questo è stato annunciato alcuni mesi fa.
Abituati a serie anche ricche di fantasia e di leggende che traggono però spunto dalla cultura coreana, "Genie, make a wish" riprende invece una delle più famose novelle della celebre raccolta araba "Le mille e una notte". Fiaba quindi di origine mediorientale, ambientata in una città cinese... Ma, di nuovo, niente a che vedere con la Corea del Sud. A scatola chiusa, avrei azzardato si trattasse di una mezza proposta commerciale. Se non ho fatto centro, credo di esserci andata comunque abbastanza vicina.

Il cast è sicuramente il punto di forza della serie: quattro nomi importanti, che hanno saputo ancora una volta dare prova di grande talento. In primis i protagonisti, dove troviamo una Suzy Bae semplicemente spettacolare nel ruolo della giovane sociopatica: intrigante, credibile (anche nelle scene più violente), mai scontata. Kim Woo Bin porta invece in scena un Genio di tutto rispetto anche se - ogni tanto - davvero un po' sopra troppo sopra le righe. Resta comunque un attore che trovo da sempre molto interessante ed esteticamente singolare, la cui carriera conta tante prove meritevoli ma mai nessuna veramente eccellente (io però il potenziale continuo a vederlo...la speranza, del resto, è l'ultima a morire).
Le altre due interpretazioni degne di nota sono state le due "versioni" della nonna di Ki Ga Yeong, ovvero Kim Mi Kyung (l'indimenticabile Ahjumma di "Healer") e Ahn Jun Jin (la pluripremiata Gil Chae di "My dearest"): brave, brave, brave.

Nota dolente del drama è stato sicuramente il taglio esageratamente comico, ai limiti del grottesco. Spiacevolezza che irrompe improvvisamente già a metà del primo episodio (partendo dal Genio in preda alla nausea per essere stato agitato con troppa forza all'interno della lampada e poco dopo alle prese con la gestione di una chioma chilometrica disseminata a ricoprire pavimenti e pareti della stanza). Un effetto "farsa" che non rappresenta alcun valore aggiunto ma che, al contrario, finisce per togliere molto alla serie. Il personaggio che più viene penalizzato, in questo senso, è Iblis: innumerevoli sono i suoi urletti spaventati, le gag da sit-com, le reazioni esageratamente buffe o bizzarre. Quale Genio era già di suo un personaggio particolare, al suo fianco poi una protagonista caratterialmente unica e fuori dagli schemi... Non c'era davvero bisogno di calcare ulteriormente, col rischio - come è stato - di sconfinare nell'eccesso.

Devo dire che con il passare degli episodi c'è una leggera attenuazione a favore di una vicenda che punta a farsi via via sempre più carica di significato. Ci sono momenti intensi e struggenti capaci di far versare qualche lacrima, e la bella sintonia tra i protagonisti riesce a regalare scene romantiche gratificanti. Qua e là si può anche abbozzare una lettura più profonda, che sembra voler suggerire riflessioni anche importanti.

Il limite, però, è per l'appunto il "qua e là". Ci sono passaggi meritevoli, ma disseminati un po' a macchia di leopardo, momenti apprezzabili ma incapaci di creare un unico filo conduttore di qualità quale spina dorsale della storia.

INIZIO SPOILER!
Buona l’idea del finale, un happy ending che però fa una scelta diversa dalla prevedibile trasformazione di lui in un essere umano, elemento già visto innumerevoli volte.
FINE SPOILER!!!

Complessivamente è una visione piacevole, capace di toccare in alcuni casi la corda giusta ma anche rea di diverse stonature. Non è il drama che resta nel cuore, quello proprio no. Ma se il desiderio è quello di passare qualche ora alle prese con un romance e una storia graziosi seppur non sconvolgenti, allora probabilmente sarà esaudito.

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Completed
The Trauma Code: Heroes on Call
5 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 27, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Non una serie indimenticabile, ma che centra in pieno il proprio obiettivo.

Bella...ma non eccezionale. Sicuramente una serie riuscita, curata e ben confezionata.
Non è il primo drama medico che mette al centro un dottore dalle abilità straordinarie (Doctor Prisoner, Doctor Stranger, Doctor John, D-Day, Romantic Doctor, ecc.) e non sarà certo l'ultimo.

Due, a mio avviso, le carte vincenti:
1) aver puntato al "poco ma fatto bene", sia in termini di durata, dove gli otto episodi sono giusti per il tipo di trama che si vuole sviluppare, sia in termini di contenuti, dove di sceglie di non intrecciare altri "fili" - dal romance, al thriller, piuttosto che complesse risoluzioni di eventi passati - e si punta a offrire uno spaccato focalizzato sul rapporto mentore-tirocinante e, contemporaneamente, a ripristinare - anzi, a ricostruire da zero - un servizio medico fondamentale, che sottolinea come il ruolo dei medici sia in primis quello di salvare vite umane ma che, troppo spesso, tende invece col tempo a diventare una mera questione burocratica fatta di cifre e prospettive di carriera.
Non è un crimine non avere una trama lunga e ricca di intrecci. Il punto non è la complessità di un drama, ma la sua qualità. Meglio una serie che non punta a diventare una pietra miliare ma che è fatta bene, piuttosto di una che aspira all'eccellenza ma nel concreto poi fa acqua da tutte le parti.
2) l'attore protagonista, decisamente performante e capace di catalizzare a sè lo sguardo curioso dello spettatore per tutta la durata del drama. E' stata anche l'occasione per rivalutare Joo Ji Hoon, attore che ho recentemente conosciuto nella serie "Love your enemy" dove davvero mi aveva fatto una pessima impressione. E' incredibile come una sceneggiatura mediocre e un ruolo inadatto possano aver penalizzato un attore che in questa serie non solo dimostra di starci dentro, ma lo fa anche molto bene.

Concludo sicuramente consigliandone la visione: non sarà il drama indimenticabile e ricco di contenuti che si posizionerà in cima alla classifica dei preferiti di sempre, ma resta indubbiamente una serie accattivante e alla quale non serve destinare un significativo investimento in termini di tempo.

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Completed
When Destiny Brings the Demon
4 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 2, 2025
33 of 33 episodes seen
Completed 2
Overall 9.5
Story 8.5
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 9.0
This review may contain spoilers

Una coinvolgente storia d'amore che trascende le dimensioni dello spazio e del tempo

IL GENERE - Viene indicato come romantico, xianxia, drammatico e fantasy, ma direi che è fondamentalmente un romance e il resto sono sottogeneri che fanno da background.
Bene per gli inguaribili amanti delle love story come la sottoscritta, ma buono a sapersi anche per chi è ricerca di qualcosa di più equilibrato, dove il tema romantico sia presente ma non in maniera predominante.

L’ARCO NARRATIVO - Suddividerei la storia in tre parti: la prima, ambientata nel regno immortale è dedicata a incontro, conoscenza reciproca e instaurarsi della storia d’amore; la seconda si sposta nel regno demoniaco, dopo la brusca separazione e amnesia di lei, con conseguente ritrovo e riconoscimento; l’ultima, con la coppia ripristinata e riunita - a intermittenza - alle prese con nuove e ripetute tribolazioni, tra regno demoniaco e regno dei mortali (antico e moderno).
Una scelta interessante e complessa, che ha il pregio di ovviare all’effetto noia proponendo qualcosa di nuovo prima che quest’ultima subentri. I 33 episodi risultano infatti decisamente scorrevoli, magari non tutti perfettamente bilanciati ma caratterizzati da un buon ritmo, senza situazioni di stallo.

L’EVOLUZIONE DELLA TRAMA E DEI PERSONAGGI
PRIMA PARTE - E’ quella che a mio avviso mostra il miglior equilibrio tra storia di presentazione del contesto e dei personaggi, aspetti fantasy, intrighi e combattimenti, e il romance nascente. Il tutto si è rivelato abbastanza chiaro e comprensibile anche a una neofita come me, senza risultare eccessivamente prolisso. Qualche piccolo dubbio mi è rimasto rispetto all’arrivo della protagonista dal mondo moderno, che prende di buon grado la nuova situazione senza farsi troppi problemi, quasi fosse una normalissima vacanza (Cosa è successo? Come tornare indietro? Che fine sta facendo la sua vita nel mondo reale? Sono tutte domande che si sarebbe dovuta inevitabilmente porre, e invece niente, non ci sprecherà mai il pensiero di mezzo neurone).
Il fatto che per Ting Yan sia tutto nuovo aiuta lo spettatore a prendere dimestichezza con l’ambientazione, procedendo passo per passo. Simpatica la sua caratterizzazione spensierata e divertente, facile da accontentare, priva di ambizioni e amante delle cose semplici. L’incontro e le prime interazioni tra i due mi hanno un po’ ricordato “La Bella e la Bestia”, con Sima Jiao sigillato nella torre, superiore a tutti come poteri ma di fatto considerato alla stregua di uno strumento più che di una persona. Freddo, insensibile e distaccato – vuoi per quello che è, vuoi per il trascorso – si ritrova suo malgrado incuriosito da una giovane un po’ strana e buffa che – sorprendentemente – lo vede per la prima volta solo come una persona e non ha alcun secondo fine nei suoi confronti.
Oltre alla divertente interazione che si genera tra la compostezza di lui e l’indole allegra di lei, altri elementi che ho apprezzato sono state le ripercussioni dell’incantesimo della verità, l’utilizzo da parte di lei di termini del mondo reale odierno (con tutta la perplessità di lui e i possibili fraintendimenti), la Piccola Fiamma dalla voce infantile e dal temperamento capriccioso e ribelle, la versione lontra di Ting Yan, i “round” nella Dimora dell’Anima dell’uno o dell’altra.
Qualche passaggio eccessivamente glicemico e stucchevole c’è, mentre lo scontro con gli avversari viene messo a volte un po’ a servizio della love story, per promuovere momenti scenograficamente emozionanti tra i due.

SECONDA PARTE – Si apre con la brusca svolta della separazione tragica tra i due – lui che la teme morta, lei vittima di un’amnesia - mentre l’ambientazione si sposta nel regno demoniaco, con un salto temporale di quasi un ventennio.
L’amnesia temporanea è uno dei cliché che meno mi fa impazzire: mi sa sempre di un escamotage a cui si aggrappa una sceneggiatura scarsa per rimescolare con facilità le carte in tavola, aprendo una parentesi che può essere richiusa in qualsiasi momento e sfuggendo comodamente alle possibili incoerenze. Nel caso specifico, devo dire, l’ho accettata abbastanza di buon grado per due motivi: il primo è che non si dilunga troppo, i due si riuniscono relativamente alla svelta e i ricordi della nostra fanciulla riaffiorano in tempi accettabili; in secondo luogo permette di arricchire la protagonista femminile con nuove e interessanti sfaccettature. Ritroviamo una Lian Ting Yan temprata dagli anni trascorsi sotto la guida del nemico giurato di Sima Jiao e che presenta un carattere più deciso e una maggiore autonomia: alla fanciulla simpatica, amante del buon cibo e del riposo, ma anche costantemente bisognosa di essere difesa e il cui contributo si limitava a una sorta di supporto morale si sovrappone ora una giovane donna forte e capace, più consapevole delle avversità di una vita vissuta non in bambagia. Questo cambiamento promuove un nuovo tipo di interazione con Sima Jiao, scardinando il rischio di meccanismi “già visti”.
La facilità con cui crede al Gran Maestro e mette in dubbio la verità del padre “adottivo” è forse un po’ esagerata e rapida, ma là si può accettare nell’ottica che il suo atteggiamento sia nel subconscio agevolato dal legame che persiste tra i due.E’ da sempre consapevole dell’esagerato desiderio di vendetta che anima il padre “adottivo”. Grazie al legame profondo Sima Jiao sviluppa la capacità di sentire i pensieri di lei: questo da vita a una serie di momenti divertenti anche se, oggettivamente, lo rendono anche più invadente (non a caso lei lo definirà – scherzosamente – un “parassita”).
Un elemento riproposto un po' troppo di frequente è la reazione fisica – in primis di Sima Jiao ma ampiamente utilizzata anche da altri – ad un attacco subito e sintomo di grande debilitazione: in questo drama si tossisce e si rigurgita sangue peggio che in un reparto di tisici all’inizio del secolo scorso. Anche qui, a coppia riunificata, trova spazio qualche picco glicemico non necessario (la scena con Sima Jiao nella torre con lei tra le braccia in un galleggiare di lanterne ce la potevamo tranquillamente evitare, rasenta il “ridicolo”…Che poi è l’unica osservazione intelligente di Feng Qi, meglio noto come il terzo incomodo più insulso che si sia mai visto in un drama).

TERZA PARTE – Si apre con i due regni riunificati sotto il governo della coppia principale e in breve si arriva di nuovo a un punto di svolta. La scena di addio, presa singolarmente, l’ho trovata coinvolgente, tra il bacio disperato di lui mentre le trasferisce il fuoco spirituale, il rinnovo dei suoi sentimenti, il rassicurarla rispetto a un futuro per lei sicuro, la disperazione e l’angoscia sul volto di lei… Scena impattante, davvero. Ma se si tiene conto del contesto, allora il punto di vista cambia. Lei è diventata una donna forte, ha dimostrato di “aver saputo fare qualcosa di sé stessa” (parole di Sima Jiao, quando la vede nelle vesti di Signora dei Demoni, intenta a combattere i fulmini per salvarlo), ha esplicitato il desiderio che lui si apra di più, che impari a chiedere aiuto…e lui le mente spudoratamente, decidendo da solo per entrambi. Consapevole fin dalla fusione del secondo fuoco spirituale che il suo organismo non avrebbe retto a lungo – un conto alla rovescia che si riduce ulteriormente per le gravi ferite che riporta in seguito – decide di tenerla all’oscuro, si isola per mesi con una scusa mentre di fatto pianifica la salvezza di lei e la sua sicurezza futura, decidendo di sacrificare per lei la sua vita comunque ormai prossima al termine. Le uscite “Non dire niente a Sima Jiao”, “non dire niente a Ting Yan”, si ripetono in questi episodi, ciascuno mentre si confida con l’amico fidato di turno. Mi sarebbe piaciuta una maggiore condivisione e trasparenza nella coppia, pur di ciò che è doloroso e senza speranza. Invece no, nascondono i propri segreti con la scusa di non voler turbare o far soffrire l’altro. Il modo in cui Sima Jiao se ne va è a dir poco crudele, in prospettiva. Ricompare un giorno dopo mesi – in ritardo anche rispetto alla data del matrimonio – quindi saluta e se ne va. Anche la sua sincerità non è mai totale, già che dopo un altro salto temporale dalla sua morte – altro ventennio – salta fuori che si era ritagliato un’opzione B nel caso in cui lei si fosse rifiutata di lasciar andare del tutto la sua anima, decretando così la sua rinascita. Troppo stratega e machiavellico, il fine qui non può proprio giustificare i mezzi. Gli ultimi episodi, nel mondo mortale antico, hanno il pregio di mostrare un Sima Jiao più umano e non oppresso dal mezzo millennio vissuto nel dolore. La lotta contro i cattivi si avvia verso la fine, e molti aspetti passati apparentemente irrisolti acquisiscono un senso, anche se questo toglie spazio ai personaggi secondari che diventano poco più che delle fugaci comparse, ed è un peccato (parlerei quasi di abbandono dei personaggi, per certi versi). L’aver sperimentato un nuovo tipo di vita rende Sima Jiao consapevole dell’errore egoistico del passato, da qui le sue scuse sincere con sfogo di rabbia repressa di lei. Un passaggio molto bello, se non fosse che subito dopo la stessa Ting Yan mette in pratica a sua volta quel modus operandi così a lungo sofferto e criticato. L'ultimo episodio davvero compresso, è mancato il tempo per dargli il giusto peso. Il finale dolce-amaro, anche quello un po' risicato quanto a minuti, si chiude dove tutto ha avuto inizio, con le loro anime destinate a ritrovarsi e riconoscersi. Che sia con o senza ricordi, che li possano recuperare col tempo, non è dato di sapere. Sicuramente Ting Yan li conserva nitidamente, confusi per un sogno (per lei sono di fatto passate poche ore). Come lui abbia trascorso la sua vita nel passato, cosa ricordi e come sia arrivato lì - se per volere del destino o grazie alla sua imperterrita ricerca di lei, pur in un mondo della cui esistenza era appena venuto a conoscenza - rimarrà un mistero. L'importante, alla fine, è che si siano ritrovati. Ma potevano ritrovarsi un po' meglio, ecco (e su questo la censura cinese rispetto al tema dei viaggi nel tempo ha le sue non poche responsabilità).

Sul fronte dell’originalità, difficile per me esprimermi non avendo su questo genere molti termini di paragone. Essendo per me la prima volta, si è giocata la carta della novità, ma credo le si possano riconoscere alcuni spunti originali e innovativi.
Un po' troppo raddoppiata la "to-do-list", dove ambedue i protagonisti vengono a turno feriti, si ritrovano in fin di vita, dicono addio all'altro, perdono i ricordi, muoiono, si nascondono importanti verità, sperimentano il dolore del fuoco spirituale, e via dicendo. Facciamo un po' per uno, che male non fa? Anche no.

RECITAZIONE – La scelta degli attori principali è stata davvero azzeccata, al di là della bontà del drama in sé la prova della coppia protagonista ha fatto la differenza.
Non conoscevo Wang Ying Lu, ma mi è piaciuta da morire, capace di regalare una comicità naturale, con una mimica facciale che centra il bersaglio senza mai diventare eccessiva. Regala lo splendido ritratto di una Liao Ting Yan spensierata, semplice e un po’ pigra, promotrice di momenti piacevoli e leggeri, simpatici e curiosi. Credibile anche nella versione senza memoria, dove si coglie il filo conduttore del personaggio ma con un buon discostamento nella caratterizzazione. Anche sulla recitazione delle parti più drammatiche, nulla da dire. Davvero brava.
Altro personaggio splendidamente riuscito è quello Sima Jiao, la cui caratterizzazione è di fatto quella più nelle corde di Chen Fei Yu, attore che seguo con interesse e che sa essere davvero performante in questo tipo di ruolo. In questo drama offre un ritratto vivido e intenso del personaggio di Sima Jiao - destinato alla sofferenza per volere dei cieli e a una vita a difendersi dall’avidità della gente - che si dimostra freddo e distaccato, palesemente altezzoso, sicuramente rancoroso, privo di modestia ma anche meno crudele di quello che da a vedere.
La sua è una recitazione elegante, ricca di micro espressioni e impreziosita da un timbro di voce che – non mi stancherò mai di ripeterlo – è tra i più affascinanti in circolazione (per quanto mi riguarda è secondo solo a Namgoong Min).
Affiatamento di coppia alle stelle, non solo nelle scene prettamente romantiche, che sono comunque innumerevoli (mai visti così tanti baci in un drama, a occhio e croce saranno una ventina). La sintonia tra i due è davvero palese e ben si sposa col tipo di comunicazione che intercorre tra i due personaggi interpretati, spesso ironica, divertita, a volte tenera ma non particolarmente glicemica.

Per quanto riguarda i personaggi secondari, ho trovato un po’ sottotono Ye Ru Ling, soprattutto nella prima parte: la sua storia è anche abbastanza ricca, con tanti margini di sviluppo, ma è un potenziale mezzo sprecato perché poi di fatto non arriva, le sue scene sembrano sempre mancare di qualcosa, il che è un peccato perché meritava uno sviluppo migliore. E’ una figura ambigua, e ci sta, a pelle anche antipatica, incapace lasciare il segno anche nei momenti in cui si schiera con i buoni. Il capo degli otto Pazzi – più che Palazzi - ovvero Shi Qian Lu, è sicuramente un cattivo di tutto rispetto, eccezione fatta per la risata palesemente finta. La sua storia viene tirata un po’ per le lunghe, nella parte finale non dovrebbe nemmeno più rappresentare una vera minaccia, ma c’è da dire che Nan Yan non riesce a subentrare come si deve nel ruolo del cattivo. Solo in parte riuscito è invece Nian Ju – il serpente nero con il cervello da gallina – che nella prima parte mostra un’ingenuità che va oltre la recente acquisizione delle sembianze umane. Piace la sua incrollabile devozione a Sima Jiao, un rapporto di reciproca fiducia che non ha bisogno di essere riconosciuto a parole, ma piace un po’ meno l’indole remissiva e tontolotta che sfodera anche con tutti gli altri (nei primi episodi Sima Jiao lo apostrofa spesso “stupido serpente”… A ragion veduta, mi verrebbe da dire). Va un po’ meglio quando la vicenda si sposta nel regno demoniaco, dove ogni tanto lo vediamo tirare fuori quella spina dorsale di cui anche i rettili sono dotati. Sicuramente toccante è il confronto con Sima Jiao quando, grazie agli sproloqui della Piccola Fiamma, comprende il triste piano del suo Gran Maestro.

REGIA, SCENOGRAFIA & CO.
Scenografia curata e di grande impatto visivo, costumi e acconciature davvero belli (eccezione fatta per la mise ripetitiva e un po’ eccessiva di Ting Yan nelle vesti di Signora dei Demoni). Effetti speciali così così, alcuni hanno funzionato, altri a mio avviso penalizzati da una grafica virtuale decisamente migliorabile. Fotografia di alto livello, così come il montaggio. Regia di tutto rispetto, sceneggiatura, a quanto ho letto, fedele per la maggior parte al romanzo al quale è ispirata.

OST - Le musiche mi sono piaciute molto, già dopo i primi episodi alcuni brani, riproposti strategicamente ad enfatizzare al meglio alcuni passaggi, sono diventati preziosi compagni di viaggio.

CONCLUSIONE – Un 8,5 a mio avviso meritato per la storia, che sale a 9 grazie a una recitazione di alto livello che rende la visione decisamente coinvolgente ed emozionante. E’ un tipo di drama sicuramente nelle mie corde, capace di farmi apprezzare l’ambientazione fantasy che ho sempre trovato noiosa. Un drama da non perdere, per tutti gli amanti dei romance-fantasy, o anche solo dei romance, senza dimenticare i fan di Chen Fei Yu e di Wang Ying Lu.

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Completed
Wedding Impossible
4 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 8, 2024
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 4.0
Acting/Cast 4.0
Music 4.0
Rewatch Value 3.5

Deludente su tutti i fronti, una serie da dimenticare...

Credo di poterlo definire un drama che non puntava in alto, ma che - a conti fatti - poco ci mancava precipitasse.
Niente di nuovo e il già visto è riproposto pure male. Manca la trama, ma con un buon romance posso farne anche a meno. Il problema è che manca anche una buona storia d'amore. Mancano attori validi, l'attrice protagonista in particolare non mi ha convinta, mi irritava anche solo vederla. Manca tutto, insomma.
Non c'è una scena - e dico una che sia una - che potrei salvare. Quando assegno valutazioni negative spesso lo faccio parlando di spreco di potenziale, di opportunità non colte, ecc. Ma qui, la materia prima scarseggiava già in partenza, su tutti i fronti (dalla scelta degli attori, alla sceneggiatura, alla trama, all'idea di base).
Da dimenticare, se si è visto. Da non vedere, se si è ancora in tempo.

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Completed
Bogota: City of the Lost
7 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 4, 2025
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

La Colombia fa da sfondo a una lotta tra potere e sopravvivenza nella quale perdere sé stessi

Come per "My name is Loh Kiwan" la presenza di Song Joong Ki è stato il motivo principale per il quale ho visto questo film. Tra l'altro ho trovato diverse similitudini tra i due: l'ambientazione lontano dalla Corea, lui che parte da una situazione di svantaggio (qui è un espatriato, nel film precedente un rifugiato) e un protagonista il cui spessore è più nell'aspetto introspettivo che in quello estetico (dimentichiamoci l'aitante capitano delle forze speciali de "I discendenti del sole", piuttosto, come in Loh Kiwan, abbiamo a che fare con un taglio di capelli inizialmente trascurato, un abbigliamento spesso trasandato e un volto che è tutto fuorchè perfetto, dagli occhi spesso arrossati alle lentiggini - nell'altro film erano dei nei - che costellano gli zigomi dell'attore)
Ero curiosa di vedere "Bogotà" ma al contempo scettica per via dei vari rimandi non propriamente entusiasti (pare che sia stato un mezzo flop al botteghino). E invece devo dire che mi è piaciuto.
Non una prova eccellente ma comunque un film che ci sta. La prima parte mi è piaciuta molto: l'arrivo della famiglia in Colombia - inizialmente vista come transito per gli USA - alla ricerca di una vita migliore, l'ambiente completamente diverso negli usi e costumi (emblematico quando appena arrivato Guk Hui insegue il borseggiatore, per poi sentirsi dire che "Non sei in Corea, qui se insegui il tizio che ti ha derubato finisci nei guai"). Un mondo diverso, oltre che una lingua diversa. Mentre la famiglia si disgrega - il padre, elemento fallimentare, si autoelimina da solo dandosi all'alcolismo - il giovane Guk Hui si da da fare partendo dal basso, con determinazione e costanza, e animato da un modo di approcciarsi diverso dagli altri e che salta subito all'occhio del "Sergente" Park, contrabbandiere coreano da anni e di fatto a capo dei commercianti coreani della città. Park, insieme al suo sottoposto Su Yeong (che a un certo punto cercherà di smarcarsi e mettersi in proprio con gli affari), rapprensentano le due figure di riferimento per Guk Hui: osservandoli imparerà le regole non scritte dell'ambiente, sarà per loro un valido elemento ma mai completamente degno di fiducia e a sua volta lavorerà per loro senza mai affidarsi completamente. Più che altro, direi che li studia. Impara la lingua, impara come funziona il giro del contrabbando, partendo dal gradino più basso e scalando via via "i sei mondi". Se inizialmente spera di poter tornare in un futuro in Corea (quando rifiuta lo stupefacente offertogli dal collega perchè "in Corea è illegale", è indice di come veda la Colombia solo come un periodo di passaggio nella sua vita), col passare del tempo la voglia di tornare nella sua terra d'origine - dalla quale se ne era andato povero in canna - lascia il posto all'assuefazione per la bella vita che ora conduce (dove può permettersi di brindare a bordo di una piscina sul tetto di un palazzo e con vista mozzafiato, ricevendo in regalo nientemeno che un rolex). E' un primo segnale di svolta, il cambio di obiettivi e di prospettiva. Tenendo un profilo basso ha fatto esperienza, ha studiato tutto ciò che lo circonda e sa di possedere delle buone capacità. Eppure, manca qualcosa. E lo comprende quando il padre muore dopo aver cercato di sottrargli dei soldi che Guk Hui era incaricato di utilizzare per un'operazione di contrabbando. Quel momento rappresenta, nel concreto, il giro di boa: lui è già cambiato, ma è solo in quel momento che il suo cambiamento diventa palese a tutti. Questo perchè capisce che non basta l'esperienza e la capacità, se di fatto non lo temono. L'intimidazione prende il via con l'uccisione del tizio che a sua volta aveva cercato di eliminarlo. Da quel momento in poi - sergente Park compreso, che per un attimo appare addirittura intimorito - diventa chiaro a tutti che con Guk Hui non si scherza. Da lì la sua ascesa è rapida, Park sembra ormai una figura in procinto di cadere dal suo trono e l'allora mentore Su Yeong si trova suo malgrado e non senza malcelata invidia a dover accettare l'autorità di Guk Hui. Ci ritroviamo quindi di fronte a un protagonista che viaggia in prima classe e veste abiti fatti su misura, il suo viaggio in Corea viene citato ma non gli viene dedicata una scena che sia una (quasi a sottolineare che, ormai, la terra di origine non ha più un significato per lui). Il tentantivo di progettare un centro commerciale con negozi che seguano le regole sfuma, Su Yeong riesce a far leva sulle ormai radicate abitudini dei commercianti coreani per minare l'autorità di Guk Hui. In risposta, tornerà a fare ricorso all'aspetto intimidatorio, ma in modo diverso rispetto al passato: metterà in scena un finto attentato a sè stesso, cosa che inizialmente nessuno comprenderà, poichè del resto molti sono quelli che, potendo, avrebbero piacere di eliminarlo. E' una mossa rischiosa ma arguta, che da una parte gli premette di riconfermarsi a capo del territorio e dall'altra di far venire a galla gli elementi di cui è ormai giunta ora di liberarsi (sentendosi i primi sospettati dell'attentato - poichè di fondo ne avrebbero l'intenzione - scappano timorosi di una sua ritorsione). E' così che giunge la fine per Su Yeong, ormai consumato dall'invidia per non essere stato in grado di aver scalato "i mondi" come Guk Hui ha saputo invece fare. L'averlo accolto anni prima sotto la propria ala è ormai un lontano ricordo, non può esserci fiducia, solo un pugnalarsi alle spalle. Stesso discorso per il sergente Park, che fa una mossa più scaltra ma alla quale il protagonista era già preparato. Emblematica la scena finale, con lui che ha eliminato tutti coloro che gli stavano vicino ma dei quali non si poteva fidare, che osserva il panorama dall'alto. Ha raggiunto il sesto mondo, è potente, la gente lo teme. Ma è solo. Anche il ragazzo che era, il giorno del suo arrivo, inseguendo il borseggiatore, si era ritrovato in cima a un promontorio con un'ampia veduta davanti. Stessa scena, stesso nome, diversa persona. Non è più il ragazzo che era appena arrivato dalla Corea, ha preso una strada a senso unico, entrando a far parte di un sistema che non può più lasciare per riabbracciare i sogni del passato: le sue uniche opzioni ora sono sopravvivere e dominare o soccombere.

A livello di recitazione, davvero un cast molto valido, anche al di là del protagonista. Song Joong Ki, per la seconda volta dopo Loh Kiwan, riesce ad annullare qualsiasi attenzione all'aspetto estetico dando spazio al lato introspettivo del personaggio. Credo che sia l'ennesima prova della grande versatilità di questo attore - la cui fama internazionale certo è legata a drama come "I discendenti del sole" e "Vincenzo" - ma che sa abbandonare il ruolo del bello forte e fascinoso per dare vita a personaggi decisamente meno scontati e più difficili da interpretare (per fare un paragone, anche Ji Chang Wook ha tentato delle pellicole diverse dai suoi celeberrimi "Healer" o "Suspicious Partner", ma i risultati sono stati piuttosto deludenti).
Unica considerazione, inizia a farmi un po' strano vederlo impersonare giovani poco più che adolescenti. Vero che gli attori asiatici spesso camuffano bene l'età reale e vero che Song Joong Ki ha un volto da eterno ragazzo. Ma siamo alla soglia dei quaranta, scaliamone pure una decina o poco più, ma quando all'inizio del film si spaccia per un diciottenne... E' credibile solo fino a un certo punto.

Nulla da dire sulla sceneggiatura. Avrei tolto forse qualche scena - ripetuta - dei controlli dei camion ai posti di blocco, a favore di qualche passaggio in più nella sua scalata al potere iniziata con la morte del padre.

In conclusione, non un film che passerà alla storia, ma senz'altro un prodotto originale - difficile confondere la sua trama con quella di altri film/drama - ben interpretato e interessante.

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Completed
Motel California
5 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 15, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 8.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Una serie che aspirava a distinguersi ma che ha puntato a un obiettivo di fatto non ben definito.

Titolo singolare e avvio promettente. Se il bullismo per il sovrappeso è cosa già vista, la discriminazione etnica non è così frequente nei drama asiatici (la protagonista viene giudicata per via della madre, dalla quale peraltro ha ereditato l’insolito colore degli occhi, i capelli e le lentiggini). La serie prende il via con i due adolescenti emarginati, apparentemente legati da un’amicizia grazie alla quale si sostengono a vicenda. All’insaputa di lui, lei è però in procinto di voltare pagina e ricominciare una nuova vita a Seul: nell’addio ci scappa la prima volta di entrambi.
Dal secondo episodio si ha il salto temporale in avanti di anni, lei che torna per un funerale, i due che si incontrano: lui, ora un uomo affascinante, senza più occhiali e chili di troppo, ancora palesemente innamorato di lei, sembra aver vissuto in un’eterna e inconcludente attesa. Lei si ritrova catapultata nella realtà dalla quale era fuggita, dal rapporto difficile col padre alla cerchia di persone che conoscono la sua storia e che, dedite ai pregiudizi, la fanno sentire ancora etichettata e giudicata come un tempo. Lei, quindi, è combattuta tra una situazione che non è mai riuscita ad affrontare e il sentimento per Yeon Su. Con lui c’è un continuo rincorrersi a vicenda dettato da un pessimo tempismo (meccanismo che può avere senso una prima volta ma che proposto così a ripetizione stufa). Lei risulta molto capricciosa: lo allontana ma poi lo cerca, pretende rimangano solo amici ma non disdegna effusioni. Lui subisce, da sempre e apparentemente per sempre: praticamente è in balia di lei e dei suoi mood quotidiani. Verso la fine, un aneddoto – evitabile – su un episodio cruciale del loro comune passato torna a galla e diventa l’ennesimo ed ultimo ostacolo di questo tira e molla infinito. Ovviamente si rivelerà superabile, dipanando alcuni dubbi legati al passato e lascerà spazio a una conclusione abbastanza scontata.
A conti fatti, la parte forse più emozionante è quella legata al rapporto padre-figlia, che concentra negli ultimissimi episodi un vero e proprio sviluppo tra questioni passate e prospettive future

Il cast non mi ha entusiasmata. Conoscevo già l’attrice protagonista, molto apprezzata in altri drama, ma devo ammettere che le sue interpretazioni iniziano a sembrarmi un po’ tutte simili.
A livello di musiche, “Here I am” meritevole di finire nella mia playlist.

Tirando le somme, “Motel California” – e a questo punto ci si chiede il perché di questo titolo, già che non ha avuto alcun significato particolare se non la denominazione dell’albergo di famiglia – sembra inizialmente promettere un viaggio verso una destinazione nuova, salvo poi perdersi per strada e non arrivare di fatto da nessuna parte. Non è nemmeno brutto, sicuramente in certi meccanismi è molto ripetitivo, ma il vero problema è che arrivati alla fine lo si archivia come quella serie vista ma già pronta per essere dimenticata e che non si avrà certo voglia di rivedere una seconda volta.

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Completed
The First Jasmine
3 people found this review helpful
by Lynnea
13 days ago
40 of 40 episodes seen
Completed 5
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0

Drama storico dove la lentezza uccide l'emozione

L’approccio a questo drama – per quanto mi riguarda – è iniziato con delle aspettative nella media: il trailer sufficientemente accattivante prometteva intrighi politici uniti a una storia di alleanza e vendetta, oltre a un coinvolgente romance - aspetto per me spesso prioritario – tra una nobildonna risoluta e un principe enigmatico. La mia perplessità maggiore – so che in questo sarò una mosca bianca, ma pazienza, rimarrò probabilmente quell’unica voce fuori dal coro e va bene così – riguardava gli attori protagonisti: trovo Bai Lu una buona attrice, mentre Cheng Lei proprio non riesco ad apprezzarlo. Se la sceneggiatura si fosse però rivelata ottima e solida, l’ostacolo sarebbe stato comunque facilmente superabile. E invece “The First Jasmine” – alias “Mo Li” – è finito per essere una serie molto polarizzata, in un alternarsi di rari picchi emotivi e una narrazione fin troppo spesso estenuante.

La gestione del ritmo, a mio avviso, è a dir poco problematica, specialmente nella prima, lunghissima metà, dove i primi dieci episodi – o forse anche qualcuno in più - sembrano quasi un prologo tirato davvero per le lunghe. L’attesa si fa via via frustrante e lo spettatore si ritrova sommerso da introduzioni di personaggi secondari e da una serie di complotti minori che generano scarso interesse e rallentano il tema centrale della trama. Ho cercato comunque di apprezzare la l’introduzione, per quanto logorante, dicendomi che forse si sarebbe rivelata necessaria per seguire al meglio il resto della vicenda, ma arrivata in fondo posso dire che no, il tutto si poteva benissimo riassumere in un terzo degli episodi e anticipare piuttosto il focus sulla vera storia, quella in cui i due protagonisti iniziano finalmente a muoversi nella stessa direzione unendo le forze.
Potrei dire che la parte centrale l’ho trovata ancora più noiosa, ma era una sensazione ormai talmente diffusa che fatico a inquadrarla con precisione. So solo che più e più volte sono stata sul punto di droppare il drama, salvo poi dirmi “ancora l’episodio di oggi, poi da domani basta” e arrancare così fino alla fine. Un’agonia che, tornando indietro, probabilmente mi eviterei. Nella seconda parte, va detto, qualche sprazzo di interesse c’è stato, ad esempio quando Ye Li torna sul Monte Li e finalmente lo spettatore ottiene la giusta chiave di lettura del passato. Diciamo che la sceneggiatura, nel suo complesso, aveva anche un buon potenziale, ma questo è andato ad affievolirsi per l’eccessiva diluizione in termini di minutaggio. Va da sé che l’efficacia è venuta meno, sovrastata da una lentezza capace di contrastare l’investimento emotivo di chi segue la storia.

Rispetto ai personaggi, la caratterizzazione dei protagonisti non mi ha fatto impazzire: Ye Li mi piaceva molto all’inizio, la sua successiva evoluzione un po’ meno. Ne ho apprezzato la verve, la fierezza della prima parte, e non penso fosse necessario sacrificare del tutto il tratto solo per portare a galla anche le sue fragilità. Con un lavoro migliore, il tutto poteva coesistere armoniosamente. Passando al principe Ding, si presenta come un ML insolito – anche solo per la disabilità che lo costringe sulla sedia a rotelle – e punta ad essere una figura sfaccettata e tormentata ma, a parer mio, non molto riuscita. Sebbene il romance tra i due non mi abbia coinvolta più di tanto, devo ammettere che l’evoluzione del loro rapporto è stato promosso con intelligente naturalezza, evitando molti facili cliché e preferendo lo sviluppo di una graduale comprensione reciproca. Ho trovato i personaggi secondari poco incisivi, soprattutto perché in diversi episodi ci sono scene dedicate esclusivamente a loro, senza la presenza dei due protagonisti: è una scelta apprezzabile, dove si hanno però figure ben tratteggiate e interessanti. Per me non è stato questo il caso, per cui sarebbe stato forse meno dannoso concentrarsi quasi unicamente sul pairing principale, per quanto sia ovviamente una scelta limitante.

E arriviamo alla mia personale nota dolente, il cast principale. Due attori molto quotati – ognuno ha le sue preferenze ed è giusto così, il mondo è bello perché vario – che non ho trovato davvero soddisfacenti. Bai Li è un’attrice che non mi dispiace, ma che non trovo mai eccellente. La vedo adatta ad interpretare protagoniste femminili di carattere, per quanto in questo drama sia stata brava anche a trasmettere il dolore e la fragilità nascosta dietro alla facciata della giovane dal forte spirito. Cheng Lei… Sono al suo quarto drama, e dopo quattro – e ripeto, quattro – prove devo concludere che il suo modo di recitare davvero non fa per me. Attore esteticamente bello, nulla da dire, ma non riesco mai a vedere il personaggio che deve interpretare, vedo sempre lui – l’attore – che sta recitando una parte. Sarà un mio limite ma non colgo mezza microespressione, i suoi sorrisi non raggiungono mai lo sguardo, non trasmette la rabbia quando dovrebbe farlo – parlo del viso e dell’intera postura in generale – e i momenti in cui si presume sia affranto, non mi trasmettono niente, zero. Non posso nemmeno dire che non sappia recitare, o che ci sia da lavoraci su: per me le sue prove hanno sempre quell’effetto “né carne, né pesce”. Ho lo stesso, identico problema con un altro attore estremamente popolare, Chen Zhe Yuan: due bei faccini incapaci di bucare lo schermo (o, quanto meno, di sicuro non il mio).

Visivamente parlando, la resa tecnica è indiscutibile: i costumi sono curati nei dettagli, la fotografia cattura perfettamente le atmosfere che mescolano l’alone di mistero e il classico storico, mentre la colonna sonora riesce spesso a dare un valore aggiunto alla scena. L’investimento economico c’è stato, si è visto, e i soldi sono stati spesi bene, insomma. Il montaggio, invece, avrei di gran lunga preferito fosse stato più serrato e incisivo, ma qui torniamo un po’al problema principale.

In conclusione, fosse per me non credo darei a questo drama la sufficienza. Scorporando o quanto meno minimizzando il peso dato dal parere – molto soggettivo – sull’attore principale e tenendo conto di tutto il resto, arrivo a una sufficienza piena, ma proprio non oltre. Non mi sento però di sconsigliarne la visione: per i fan di Cheng Lei e dei drama storici – prolissi compresi – potrebbe rivelarsi comunque interessante. Non un capolavoro – quello proprio dubito – ma tranquillamene nella media dei tanti altri Cdrama non particolarmente originali ma nemmeno pessimi, diciamo mediamente meritevoli.

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Completed
Dazzling
3 people found this review helpful
by Lynnea
30 days ago
30 of 30 episodes seen
Completed 3
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

L'unico abbaglio è quello dello specchietto per le allodole...

Drama che ho atteso con interesse, confidando in una coinvolgente storia d’amore e intrigata dall’idea del sempre affascinante Li Yun Rui in versione biondo platino. Premetto che avevo già letto il racconto al quale si ispira, storia che ho trovato carina e abbastanza emozionante ma dove, tolta un’ottima chimica tra i protagonisti – almeno sulla carta - non c’era di fatto molto altro. La trasposizione si è rivelata – ahimè – un ulteriore passo indietro: sono davvero tante le differenze con il romanzo, modifiche a volte importanti, altre legate ai dettagli, ma che si notano fin dal primo episodio e che non portano a mio avviso nessun beneficio, anzi. Come c’era da aspettarsi, le scene più romantiche e intime sono state riviste – praticamente eliminate - facendo perdere grip a diversi passaggi. Ciò che però non mi aspettavo era uno slow burn romance così slow da farmi pigiare il tasto di avanzamento rapido già dopo i primi episodi. Una relazione più che altro platonica, che davvero fatica a decollare. Non è necessariamente un problema, un’evoluzione lenta del rapporto può aiutare a conferire credibilità, ma allora ci deve essere altro sul piatto a tenere lo spettatore incollato allo schermo. Invece qui la quotidianità perde velocemente fascino, scadendo in un’ordinarietà abbastanza banale. Certo, la loro connessione emerge dai gesti abitudinari e dagli sguardi che intercorrono tra loro, ma trenta episodi sono davvero tanti per tirare avanti così. Per quanto possa voler essere un comfort drama che punta a mostrare il percorso – inteso in termini di crescita personale - più che l’arrivo, è comunque necessario fare i conti con il tempo e con la responsabilità che l’aggiunta di ogni episodio non necessario comporta. Per come è stato impostato il drama, se ne potevano fare altri cinquanta di episodi senza alterarne il risultato, tanto ormai l’effetto è lo stesso: episodi tutti permeati da una graziosa o difficile quotidianità, ma che alla lunga davvero stanca.

La recitazione porta a casa una buona prova, ma niente di incisivo. L’attrice protagonista in particolare tratteggia una ragazza che inizialmente non è solo altezzosa, sprezzante e diffidente – come giustamente si vuole che sia – ma anche estremamente antipatica. Un taglio espressivo che non si risolve nemmeno dopo, quando entra via via in relazione con i vari personaggi, secondari o meno. Ben caratterizzate sono le figure che circondano la coppia, dalla madre impulsiva di Wu alla nonna disabile, fino ai gruppetti di amici e nemici.

OST lenta, che sembra volersi sposare appieno con il ritmo del drama. La fotografia è curata e cattura panorami inusuali, regalando l’impressione di vivere nel piccolo paese costiero, tra i tramonti infuocati sull’oceano e le bancarelle del mercato, i campi di lavanda e l’atmosfera polverosa dell’estate.

In conclusione, lo definirei un drama che non puntava a essere chissà cosa, ed è finito che non è stato chissà cosa. Un limbo narrativo che non ha volutamente osato puntare a una commedia romantica travolgente o a un maggior approfondimento dei drammi familiari prediligendo invece – con un ritmo placido e tranquillo – una storia semplice, piacevole, ma basata su scelte davvero un po’ di comodo. Una visione che non va oltre la semplice, tiepida piacevolezza e destinata a cuori molto pazienti.

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Completed
Stove League
3 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 21, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

L’impossibile confronto con un premio Daesang

Remake dell’omonimo drama coreano, la versione giapponese di "Hot Stove League" è un drama che non sarebbe corretto definire brutto. Anzi, è bellino. La storia, quella del manager che arriva a risollevare una squadra di baseball sull'orlo del fallimento, funziona ancora. La macchina narrativa è oliata, i conflitti aziendali e sportivi si susseguono con ritmo discreto, e il protagonista giapponese fa del suo meglio con un personaggio che richiede freddezza e profondità, riuscendo tutto sommato nel primo ma fallendo abbastanza nel secondo aspetto.
Difficile però competere con qualcosa di già visto e di più bello. La struttura della trama è sostanzialmente identica, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre guardavo la versione nipponica, mi rendevo conto che mancava qualcosa di fondamentale. Manca quella presenza scenica che ti cattura, quello sguardo e quell’espressione capaci di tenerti incollato allo schermo. Manca Namgoong Min, insomma. L’attore coreano, vincitore del Daesang – una sorta di Premio Oscar, per intenderci - proprio per questo ruolo, non ha recitato la parte del General Manager Baek Seung Soo: è stato il GM. Kamenashi Kazuya, per quanto bravo, recita. Namgoong Min, invece, vive il personaggio. Quella recitazione minimalista, dove un semplice alzarsi gli occhiali o una pausa di silenzio terrorizzano l’interlocutore, è una lezione di cinema che il remake non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare.
Hot Stove Leauge racconta una bella storia. Ma dopo aver messo a confronto i due drama, sono sempre più convinta che il successo non sia tanto legato alla bellezza della vicenda in sé, quanto al modo in cui il protagonista – certo con l’aiuto dei personaggi secondari - l’ha portata in scena. Per chi ha amato l’originale, questo remake risulterà una copia sbiadita e tranquillamente evitabile. Per chi ancora deve decidere, il consiglio è la versione coreana, tutta la vita. Chi invece vorrà fare il percorso inverso – prima il remake giapponese e poi l’originale coreano – capirà probabilmente il significato di “valore aggiunto”.
In conclusione, questo "Hot Stove League" è sì un prodotto onesto, ma che cammina all’ombra di un gigante.

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Completed
10Dance
3 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 21, 2025
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.0
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 9.0
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BL dal significato profondo e di ottima qualità, tra balli, amore ed emozioni

Una sorpresa inaspettata e sorprendentemente gradita: ecco cosa è stato per me questo film. Mi capita spesso di tenere d’occhio dei titoli – perlopiù drama, talvolta film – anche con largo anticipo rispetto alla data di uscita e ritrovarmi poi troppo carica di attese e aspettative. Qui è stato l’esatto opposto, sono venuta a conoscenza di questo film davvero per caso, ho pensato di buttargli un occhio… E non sono più riuscita a distogliere lo sguardo.

Trasposizione giapponese dell’omonimo manga, la storia ruota attorno alle vicende di due ballerini agli antipodi su tutti i fronti, dal tipo di ballo allo stile di vita, dal carattere alla formazione ed educazione ricevuta, dagli obiettivi futuri al modo di affrontare la vita nel presente. Irrimediabilmente incompleti se presi singolarmente, diventeranno però l’uno la soluzione dell’altro, ma solo a fronte di un percorso difficile e scelte che porteranno a galla debolezze oltre alla paura di rimettere in tutto in gioco, di abbandonare una comfort zone di fatto poco gratificante e osare desiderare e lottare per qualcosa di più.

Diametralmente opposti ma con nomi estremamente simili – uno dei tanti dettagli che fanno la differenza – abbiamo da una parte Suzuki Shinya, figura di punta dei balli latini, vibrante e travolgente come l’atmosfera di Cuba, un ritmo che ha nel sangue e che lo porta a vivere la sua passione in modo intenso. Manca però di ambizione, preferisce essere un piccolo pesce, il numero uno di uno stagno, invece di aspirare a migliorarsi e mettersi alla prova nel grande mare del panorama internazionale.
Dall’altra parte, Sugiki Shinya, rigido e controllato, preciso e attento nella gestione della sua vita così come nei passi dei balli da sala. Mosso dall’ambizione fin dalla tenera età, insegue strenuamente ciò che ha deciso deve essere l’obiettivo della sua vita.

A far convergere le esistenze di questi due improbabili alleati, il campionato di tutti i campionati: 10 Dance, un’estenuante competizione dove i partecipanti devono cimentarsi in altrettanti tipi di stili, che spaziano dai balli di sala a quelli latini.

La scelta di allearsi e diventare insegnanti reciproci dell’area di eccellenza è promossa da motivazioni diverse per l’uno e per l’altro. Parte del gruppo di lavoro saranno anche le rispettive partner, personaggi comunque chiave a modo loro.
Da lì in poi l’evoluzione del rapporto sembra un’escalation irrefrenabile: due anime che si incontrano, rimangono affascinate, si ricercano, si studiano, si comprendono. Con sofferenza, desiderio e speranza.

Suzuki troverà nell’ambizione di Sugiki un modello da seguire e da esso verrà spronato a desiderare qualcosa di più, a mettere veramente tutto sé stesso per raggiungere gradini sempre più alti e a non accontentarsi di vivere come un piccolo pesce in un piccolo stagno. In questo senso la forza trainante di Sugiki è davvero notevole, sembra sapere esattamente quali tasti premere per provocare e stimolare Suzuki a mettersi in gioco.
Di contro, sarà grazie a Suzuki se Sugiki riuscirà a superare un evento passato e a scendere a patti con una verità a lungo rinnegata, accettando che la sua vera natura sia più simile alla figura del Dio della Morte o Mietitore, piuttosto che a quella del cavaliere gentiluomo, aspirazione e modello da lui autoimposto ma che non gli permette di essere veramente fedele a sé stesso. In questo senso, anche Suzuki saprà su cosa fare leva – parlando di “delusione” e “essere ridicolo” – per far perdere il controllo a Sugiki e privarlo di quella finta compostezza dietro alla quale si è trincerato per tutta la vita. Il modo in cui Suzuki si indispone nel vedere Sugiki trattenersi, un contenimento della rabbia che gli da praticamente sui nervi e che lo spinge con determinazione a farlo invece sbroccare, è riportato in maniera credibile e coinvolgente.

Accettare di essere diverso da ciò che si avrebbe voluto essere (Sugiki), accettare di volere qualcosa di più di ciò che si è sempre creduto bastasse (Suzuki)… Sono aspetti difficili ma che i due trovano la forza di affrontare solo grazie all’aiuto reciproco, un supporto promosso da un sentimento che nasce e che si fa via via più forte e definito. Un amore che non è semplicemente “travolgente”, ma che si riconosce come legame indissolubile tra anime e che, dal momento in cui si palesa diventa poi di fatto innegabile. Le scene intime sono davvero ben fatte, emozionanti e per nulla volgari, l’NC18 più per delle inquadrature di nudo che in realtà non hanno a che vedere direttamente con le interazioni tra i due ballerini.

Dopo aver fatto i conti con i deludenti risultati del campionato durante il quale ciascuno dei due sembra non trovare la forza per fare il proprio “passo” in avanti, ecco che nella competizione finale vince il coraggio e trova l’epilogo in una serie di balli di coppia che sembrano ripagare lo sforzo fatto per arrivare fin lì (vedere Sugiki sorridere divertito mentre balla gratifica più di qualsiasi discorso).

Tanti, ma davvero tanti, i punti di forza del film. In primis, la recitazione, semplicemente spettacolare. Grande sintonia ed espressività, scene intense e cariche di significato. Le emozioni traboccano dagli sguardi dei protagonisti, dai loro passi e movimenti, la passione per il ballo diviene passione per la vita, per l’altro, per il proprio essere. La danza, per l’appunto, qui la fa da padrona: vederli volteggiare e cimentarsi nei diversi stili - singolarmente, tra di loro, persino con le rispettive partner – è una vera e propria gioia per gli occhi.
La sensualità del ritmo cubano si fonde con il galateo e l’eleganza dell’etichetta di sala, generando un quadro ricco e affascinante, nonché splendidamente equilibrato.
Regia, scenografia e fotografia di ottimo livello e di grande impatto. Pur ambientata ai giorni nostri, sembra di vivere a metà tra il presente e un passato più o meno recente, dove la tecnologia c'è ma è limitata (c’è la metro, compare un cellulare in un paio di occasioni), trovano spazio oggetti che sembrano appartenere a qualche decade precedente (il tipo di automobili piuttosto che uno stereo portatile che sa tanto di anni '80) e altri elementi ancora a dare un tocco d’altri tempi (lampadari a cristalli dalle luci soffuse, gare con giudici e giurie senza maxischermi o pannelli dinamici pubblicitari). Tutto questo regala l’impressione di un tempo indefinito, così come lo è la percezione dell’ambientazione (un attimo prima ci si sente nel cuore de L'Avana, l’attimo dopo si passeggia tra alberi natalizi e fiocchi di neve).

Temevo un finale lontano dall’happy ending (e per una volta tanto avrei anche potuto accettarlo) invece il sipario cala su un epilogo un po’ aperto, ma in senso positivo. Il manga di cui è l’adattamento, del resto, è ancora in corso di pubblicazione, per cui non escludo possa esserci in cantiere un sequel, cosa che mi auguro, sia perché la conclusione avrebbe meritato altrimenti uno spazio maggiore, sia perché la famosa competizione 10 Dance di fatto ancora non si è vista.
Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo e valutare un paio di spunti di miglioramento, uno potrebbe essere la comunicazione spesso ridotta all’osso, sebbene questo sia però generalmente un tratto distintivo dei drama/film giapponesi, per cui difficile intervenire su questo aspetto senza snaturare nell’insieme la struttura caratteristica. L’altro riguarda la scelta delle musiche: belle, famose e orecchiabili, sanno fare egregiamente la loro parte. Ma pensare di riuscire a ottenere il medesimo risultato senza far ricorso a brani celebri poteva essere quella sfida difficile ma allo stesso tempo intrigante.

Caldamente consigliato a tutti gli amanti delle BL, della danza, della musica e delle storie di vita e d’amore.
In attesa e nella speranza di un sequel, valido anche per un saltuario rewatch.

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Completed
Trigger
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 7, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 7.5
Acting/Cast 9.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Serie che preme il grilletto senza esitazione, ma non centra del tutto il bersaglio

Drama che preme subito il grilletto ed entra nel vivo della vicenda fin dal primo episodio. Trigger - "grilletto", per l'appunto - è un thriller incentrato sulla diffusione illegale di armi da fuoco, in un Paese dove alla popolazione non è permesso nè l'uso nè la detenzione.
Siamo in un contesto investigativo-poliziesco, il protagonista è un poliziotto interpretato da un attore che non conoscevo e che, di primo acchito, mi convinceva poco - forse perchè poco carismatico e vagamente anonimo - ma che si è rivelato poi performante rispetto al ruolo interpretato. Una buona scelta, dunque.
Fin dal primo episodio appare chiaro che il cast è stato selezionato con cura, soprattutto se si considerano alcuni personaggi secondari, dove ho ritrovato con piacere alcuni attori che hanno vestito i panni delle figure secondarie in molti drama di successo: parlo di Kim Won Hae, Jo Han Chul e Jung Woon In. Ma la vera punta di diamante entra in scena dopo qualche episodio, con un Kim Young Kwang accattivante (come già dato prova in Evilive) e che porta in scena un personaggio davvero complesso e imprevedibile. Il suo Moon Baek sembra saltato fuori dal nulla, stravagante e carismatico, affascinante e un po' spiazzante. Si empatizza subito con il nuovo personaggio che diventa compagno quasi casuale nelle indagini portate avanti dal Lee Do, al contrario sempre un po' ingessato, dando vita a un duo interessante e a tratti anche divertente. Ma Trigger è anche un drama dagli imprevedibili colpi di scena, per cui Moon Baek non solo fa il suo ingresso in ritardo ma fa scoprire - episodio dopo episodio - una realtà ben diversa. E insieme a un passato veramente pesante entra in scena anche il suo singolare occhio azzurro, con tutto ciò che concerne la sua vera identità.
Il tema centrale del drama sa quasi di esperimento volto a confermare una precisa teoria: chiunque, se sottoposto alla giusta pressione, scoppia. Le pressioni e fonti di stress sono varie e molteplici, dal bullismo (i ragazzi a scuola) alla non considerazione (la vecchia signora che ha perso il figlio, piuttosto che lo studente universitario dei primi episodi), passando per soprusi di diverso genere, desiderio di vendetta per un ingiustizia subita, e via dicendo. Non c'è distinzione tra buoni e cattivi, il punto di rottura viene oltrepassato dal mite studente accademico così come dallo stupratore agli arresti domiciliari, dal giovane adolescente vittima di bullismo alla madre che strenuamente protesta pacificamente per chiedere giustizia per la morte del figlio, fino addirittura al padre putativo del protagonista, un poliziotto ormai sulla soglia della pensione che tempo addietro aveva mostrato al piccolo orfano animato da rabbia e vendetta per lo sterminio della famiglia che la strada giusta era un'altra, crescendolo come un figlio.
Questo, sostanzialmente, rappresenta però il credo di Moon Baek, un giovane disilluso, abbandonato fin dalla nascita a una vita di atroci angherie, animato da un indomabile desiderio di vendetta che lo rende figura perfetta sulla quale investire da parte di un potente trafficante d'armi. Una vita senza un briciolo d'amore, da parte di nessuno, ma solo dolore, nel passato, nel presente e anche in quel poco che resta del futuro minato da una malattia terminale. E' un cattivo? Direi proprio di sì. L'espressione compiaciuta con cui osserva il malcapitato di turno imbracciare il fucile e compiere di punto in bianco una mezza strage è qualcosa ai limiti del sadico. Ma è anche un uomo che fa indubbiamente pena, un giovane intelligente che non ha avuto una solo chance nella vita e il cui unico desiderio prima di spegnersi definitivamente e sparire nel più completo anonimato - perchè nessuno si ricorderà di lui - è proprio il verificare la sua teoria, dimostrare che un altro tipo di vita non l'ha avuta perchè di fatto non era possibile: chiunque, portato al limite, finisce per reagire superandolo. In questo senso il suo disprezzo verso il poliziotto protagonista è massimo: una figura che sembra volta all'integrità, ma che in passato ha mancato di coerenza, arrivando a uccidere nel periodo passato nell'esercito, quasi uno sfogo per il massacro della famiglia vissuto da bambino.
Il finale, ovviamente, mostrerà che la teoria è sbagliata: nessuno è immune alle conseguenze potenzialmente violente di un crollo nervoso, ma lo si può affrontare e, in alcuni casi, contrastare o aiutare gli altri a fermarsi in tempo. Moon Baek non vedrà tutto questo, la sua è una strada a senso unico senza possibilità di retromarcia, il suo triste destino segnato da tempo. Per Lee Do la conferma invece di aver intrapreso la giusta direzione, nonostante un passato difficile e il ritrovarsi, a volte, ancora combattuto.
Bella l'idea, bella la storia, bravi gli attori. Scenografia curata, musiche non particolarmente memorabili. Complice una regia forse un po' ancora troppo acerba, il drama, dopo un buon decollo, sembra non riuscire a mantenere la quota costante. L'impressione è che nella seconda parte si potesse osare qualcosa di più, mentre invece si è andati un po' in fatica, chiudendo le molte parentesi aperte in modo un po' troppo scontato. Grilletto premuto con convinzione, ma bersaglio non propriamente centrato.
E' comunque una serie che reputo meritevole e che mi sento di consigliare, anche solo per il calibro degli attori presenti.

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Completed
Sadistic Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 22, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 3.0
Story 3.0
Acting/Cast 3.0
Music 3.0
Rewatch Value 3.0

Semplicemente terribile...

Un'opera che non posso che definire "terribile", dopo aver vagliato una serie di aggettivi sinonimi anche peggiori. Il mio subconscio deve essere un po' autolesionista per avermi condotta, a pochi giorni da un'altro drama che includerei nella stessa categoria, a una visione - se possibile - ancora più agghiacciante.
Abbiamo un lui, orfano di padre e con un trascorso povero e difficile, che incontra lei per via del matrimonio tra i rispettivi genitori. Sboccia l'amore poi subentra l'evento tragico che li allontana, con lui che fraintende in pieno le motivazioni di lei. Si ritrovano anni dopo, lui ora un uomo di potere e successo in cerca di vendetta, ma in realtà ancora innamorato della donna che - per punizione - costringe a un matrimonio forzato.
Il succo, sostanzialmente, è questo. Niente di nuovo e, se vogliamo, anche piuttosto misera come idea. Nel concreto è ai limiti dell'inguardabile.
L'attrice protagonista pessima e poco espressiva, perennemente in balia degli eventi.
Lui a dir poco agghiacciante: l'attore - esteticamente piacevole ma che manca di carisma e di un vero fascino - viene immortalato da tutte le possibili angolazioni ad effetto, manco fossimo davanti a una celebrità sul red carpet. Il personaggio interpretato è davvero malsano: aggressivo nei confronti della protagonista, verso la quale sfoggia un'irruenza che definirei più violenza che passione, alterna espressioni che vorrebbero essere di fredda crudeltà a sguardi affranti dagli occhi lucidi. Il matrimonio forzato non sta in piedi, il suo continuo sottolineare quanto sia volutamente inappropriato in quanto fratellastri (non consanguinei) lo fa suonare ancora più morboso di quello che sarebbe altrimenti. La storia si trascina in modo banale, le grandi motivazioni che vengono addotte non hanno di fatto alcuna fondamenta, i cattivi ci manca poco che si mettano un cartello sulla testa con scritto "ehi, sono io il cattivo!", tanto per far capire quanto davvero non ci sia coerenza tra il detto e il fatto.
Un prodotto che manca davvero della qualità minima, con un cast mediocre (del resto non basta un bel faccino per essere un bravo interprete e il fatto che l'attore protagonista sforni una media di sei o sette drama all'anno - che, per quanto corti siano gli episodi, se sommati raggiungono comunque una durata non indifferente - la dice lunga su come la quantità venga nettamente preferita alla qualità).
Una bocciatura netta e senza possibilità di appello.

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Completed
Ski into Love
3 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 23, 2025
23 of 23 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.5
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.5

Commedia romantica un po' banale ma con un'ambientazione piacevolmente insolita

Partiamo da ciò di cui proprio non mi capacito, ovvero l'immagine di copertina con la quale si presenta il Cdrama su questo sito: è assolutamente fuorviante. Non compare in nessuna scena e - tra gli abiti regali e la corona sulla testa di lei - fa pensare a una storia tra protagonisti di sangue blu. Trattandosi però di un drama a tema sportivo, la seconda opzione che viene in mente è quella degli abiti sfarzosi del pattinaggio artistico a coppie.
Ebbene... Non c'entra proprio un tubo. Ma davvero niente.
Molto più fedele e verosimile quindi l'immagine promossa ad esempio su Viki, con i due protagonisti - lei appoggiata a lui - nello scenario invernale di una nevicata.

Nel concreto assomiglia molto alle molteplici commediole cinesi dalla sceneggiatura non particolarmente approfondita, dove i drammi (il duro e ingiusto colpo alla carriera di mangaka di lei piuttosto che il ritiro dalla squadra nazionale di lui) e gli ostacoli apparentemente insormontabili (i crucci per la solidità economica futura che riescono a incrinare la coppia nel presente) non sono, tutto sommato, così realistici. Manca un po' la coerenza nello sviluppo della trama, visti appunto i presupposti e le questioni importanti vengono gestite senza troppa logica, inframmezzate a un'infinità di scenette - pur simpatiche - ma di una superficialità e banalità stridente. Rispetto ai protagonisti, non mi hanno fatta impazzire: mi riferisco sia agli attori che alla caratterizzazione dei personaggi interpretati. Esther Yu - un tempo graziosa fanciulla i cui lineamenti sono stati talmente stravolti dalla chirurgia plastica da limitarne pesantemente l'espressività - interpreta una protagonista spesso petulante, a tratti infantile e chiassosa. Lin Yi, attore che esteticamente non mi convince appieno, porta in scena un Shan Chong non particolarmente accattivante e che alterna scene - sopratutto nella parte iniziale - abbastanza riuscite a lunghe carenze di spina dorsale.
Se singolarmente i due protagonisti mostrano delle evidenti lacune, la coppia sembra funzionare comunque abbastanza bene. Aiuta molto anche la presenza dei personaggi secondari, da Nan Feng e il suo strampalato fratello alla sorella di Chong, Shan Shan e il divertente Dai Duo, che ha saputo strapparmi qualche sorriso, al pari del ramato Lao Yan. I piccoli scorci legati alle loro vicende remano - fino a un certo punto - contro la noia che avrebbe altrimenti afflitto senza sosta tutta la parte centrale del drama.
Non è una visione che consiglierei caldamente - poco ma sicuro - sebbene non mi senta di definirla nemmeno una totale perdita di tempo. Ripeto, ricalca mille altri cdrama romantici di oltre 20 episodi con sceneggiature basate anche su idee potenzialmente interessanti ma sulle quali poi manca un investimento in termini di spessore. Una nota positiva, il tratto apprezzabile che forse davvero la contraddistingue un po', è l'ambientazione: piste innevate e acrobazie con lo snowboard che sono davvero un piacere da vedere.

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