Classica (e banale) commedia-thriller che promuove una riflessione sul complesso rapporto idol-fan
Romance-thriller d’intrattenimento che parte sicuramente meglio di come finisce. E’ infatti nella primissima parte che si trova lo spunto più interessante di tutto il drama, ovvero la tematica – più che mai attuale – che riguarda il complesso rapporto tra fan e celebrità. I primi episodi riportano bene entrambe le figure: da una parte abbiamo l’idolo, Do La Ik, che vive la difficile vita sotto i riflettori e ha annullato quasi completamente il suo essere “privato”. Questo perché terminato il lavoro vero e proprio – cantante, attore, personaggio televisivo che sia - inizia poi il secondo lavoro, ovvero il mantenere l’immagine perfetta e intaccabile anche nel resto della giornata. Un lavoro, in pratica, che non termina mai. Da questo punto di vista credo offra un ritratto fedele dello stile di vita delle celebrità: un medico può essere un bravissimo e competente professionista e, staccato il lavoro, può ritrovarsi per i fatti suoi al supermercato sbuffando per la coda alla cassa, essere antipatico con degli sconosciuti, dimostrarsi disordinato, perdere la pazienza, avere la luna storta e non dover girare tutto il tempo con un sorriso da paresi facciale. Una persona normale, insomma, come tutti. Nessuno metterebbe mai in dubbio la sua competenza professionale sulla base di queste cose. Per una celebrità, il discorso è totalmente diverso. Il giudizio è impietoso, e preservare l’immagine perfetta che i fan adorano e sostengono ha un costo credo davvero enorme. Il personaggio pubblico si sovrappone alla persona anche nella vita privata o nei momenti destrutturati non legati alla propria professione. I fan non perdonano… Anche questioni sulle quali non dovrebbero proprio mettere il becco. Ed ecco quindi il ritratto della fan sfegatata nella figura di Maeng Se Na: non ama solo le canzoni del gruppo musicale, o seguirne i concerti. C’è un attaccamento esagerato a tutto il merchandising, un sostegno smisurato ed eccessivo alla carriera del suo cantante preferito che la porta a sentirlo un po’ di sua proprietà. Le due fan squinternate che si introducono a casa di lui o reagiscono con violenza quando non ottengono da lui la reazione sperata rispecchiano perfettamente il livello malsano che può essere raggiunto (vero che la curiosità dei fan viene spesso alimentata dalle agenzie delle celebrità stesse, ma le singole persone dovrebbero non perdere di vista il fatto che tutti – idoli o fan che siano – sono in primis individui che meritano il rispetto di tutti). Chiudo qui la parentesi un po’ divagante ma frutto di riflessioni promosse proprio dai primi episodi della serie, aspetto che ho davvero apprezzato.Tolto questo, però, non resta molto altro. Un classico romance abbinato a un classico caso da risolvere. Nella seconda parte del drama ci si concentra in particolar modo su quest’ultimo, una caccia all’assassino non particolarmente entusiasmante o complessa o accattivante, pur tenuto in piedi dall’interpretazione abbastanza buona della FL – della quale ho apprezzato l’espressività, per quanto esteticamente mi ricordi molto Hwang Jung Eum, attrice quotata fino a una decina d’anni fa ma che io ho sempre trovato tremendamente irritante – mentre Kim Jae Young (Do La Ik) è risultato essere abbastanza sotto tono, addirittura anonimo in diversi punti, al di là dell’estetica sicuramente apprezzabile (peccato che quella da sola però non basti). A poco è valsa la presenza di due importanti spalle quali Kim Won Hae e Jung Man Shik tra i ruolo di supporto, impossibilitati di fatto a infondere verve e carattere a una sceneggiatura che si è rivelata via via sempre più piatta e poco interessante. Evoluzione della trama abbastanza prevedibile (si capisce abbastanza alla svelta chi è il vero assassino, così come chiara è fin da subito la strada che finirà per prendere l’antipatico procuratore, e via dicendo). Il ricorso a un legame passato sembra voler dare un senso più profondo all’ammirazione sviluppata da lei nei confronti del ML nel corso degli anni. Finale abbastanza deludente, ciò che forse voleva essere divertente l’ho trovato solo ridicolo e illogico.
Come già detto, tolto il particolare della tematica idol-fan che caratterizza la serie (unico aspetto che probabilmente ricorderò) il resto è – quasi – solo noia.
Uno sguardo equilibrato tra giustizia sociale e leggerezza
"Oh My Ghost Clients" è una serie coreana che mescola con originalità il genere soprannaturale, la commedia e il drama legale-sociale. Fulcro della storia è un avvocato del lavoro che, dopo un'esperienza pre-morte, si trova a dover aiutare fantasmi di vittime di ingiustizie professionali per risolvere i loro conflitti in sospeso e permettere loro di passare oltre.La serie presenta diversi punti di forza: la premessa è originale e socialmente rilevante, ogni caso - generalmente risolto in uno o due episodi, senza però coincidere necessariamente con gli stessi, come spesso accade - affronta tematiche spinose come quella delle morti sul lavoro legate al non rispetto delle norme di sicurezza, piuttosto che il bullismo e il mobbing in ambito professionale, offrendo uno spaccato crudo nei contenuti ma accessibile nelle modalità di presentazione. Il trio dei personaggi principali, interpretato da Jung Kyung Ho, Seol In Ah e Cha Hak Yeon, presenta un buon affiatamento e regala delle performance solide. Jung Kyung Ho, in particolare, si riconferma ancora una volta un attore di grande talento, capace di bilanciare comicità e profondità emotiva (parallelamente alla serie di "casi" si coglie una costante evoluzione del personaggio). Interessante la figura della madre, mentre abbastanza sottotono la moglie, interpretata da un'attrice la cui recitazione vacillava un po'.
Pregio di questo kdrama è l’essere un po’ diverso dal solito, intrecciando in modo convincente l’intrattenimento umoristico a vicende toccanti. Per gli amanti del romance, è bene non avere aspettative: si possono identificare due coppie, ma il loro sviluppo è minimo e ai margini della storia principale. Calzante anche l’epilogo, che ho trovato intenso e commovente.
Quanto ai difetti, il ritmo narrativo è spesso altalenante: negli episodi iniziali prevale la serietà , mentre lo sviluppo centrale a volte diventa ripetitivo o trascura la tensione drammatica a favore della commedia (la storia del giovane tirocinante mi ha emozionata – nella sua tristezza – più che le successive vicende dell’infermiera piuttosto che della signora delle pulizie). L’aspetto legale non è molto approfondito, e credo nemmeno troppo verosimile, per cui le soluzioni individuate e le contro reazioni dei colpevoli sembrano più scenografiche che di contenuto. Ma va bene così: non vuole essere un documentario preciso e cavilloso bensì ricordare – in quella che è pur sempre una serie di intrattenimento – delle tematiche importanti e quanto mai attuali.
In conclusione, "Oh My Ghost Clients" è una serie consigliata a chi è alla ricerca di qualcosa diverso dal solito, pur senza romance ma con un’interessante formula ibrida, il tutto corredato di un ottimo cast. Una visione con una buona dose di leggerezza ma anche spunti di riflessione che ogni tanto è bene fare.
Thriller poliziesco brillante e sorprendente sul significato e valore dell'amicizia
Drama tosto – nel senso che sa il fatto suo - impegnativo, realizzato e confezionato con estrema cura. Un drama d’azione - thriller poliziesco davvero ben studiato ed eseguito. La trama è complessa e articolata, già dopo i primi episodi ci si trova avvolti da una fitta rete di intrighi e di intrecci, misteri e sospetti. In termini di quantità – e qualità - di contenuti è nettamente superiore alla maggior parte degli altri drama dello stesso genere: arrivata al quinto o sesto episodio ho avuto l’impressione di aver già visto tanto, con uno sviluppo della trama già ben avanzato.Forse, questo punto di forza è altresì anche un potenziale difetto: bisogna proprio essere amanti del genere e degli intrighi, per apprezzare a pieno la serie, ed essere disposti a investire attenzione e concentrazione per comprendere e seguire tutti i passaggi concatenati. Una visione impegnativa, nel bene e nel male (sarò sincera, avendolo visto a più riprese, dopo la prima metà faticavo a ricollegare tutti i pezzi). Non un drama per rilassarsi e distendere la mente, insomma.
La trama, dicevo, è ben strutturata e senza falle: una sceneggiatura articolata che denota un importante investimento a monte per far sì che tutte le congetture e i dettagli trovino giusta collocazione senza mai contraddirsi. Spesso la coerenza viene a mancare anche nelle serie più semplici e banali, riuscire a mantenerla in un’opera così complessa non è cosa da poco.
Il cast è stellare. Tanti personaggi principali – di cui uno di punta – tutti interpretati da attori di talento che hanno saputo caratterizzare le diverse figure in modo eccellente. Sono dei veri e propri ritratti distinti e definiti, dove certe azioni e modi di ragionare sono propri dell’uno ma non dell’altro, per cui di fronte a una stessa situazione può essere osservata da diverse angolazioni, e gli sviluppi prevedere svariate reazioni e risvolti possibili. In cima c’è lui, Ji Sung: attore poliedrico e sopraffino è, per quanto mi riguarda, una delle due colonne portati (insieme a Namgoong Min) del panorama cinematografico coreano. Non importa quale drama facciano, quale ruolo rivestano: sono sempre eccellenti e impossibili da eguagliare.
In questa serie in particolare si è ritrovato a interpretare un ruolo decisamente particolare: a capo della squadra antidroga, viene aggredito, rapito e gli vengono somministrati una quantità di stupefacenti che di fatto lo renderanno un tossicodipendente. Quest’aspetto, già noto nell’incipit della trama, mi aveva un po’ turbata ed è stato probabilmente il motivo per cui non mi sono buttata a capofitto nella visione non appena uscito il drama. E’ un risvolto particolare, che ci sta, ma che ho trovato un po’ disturbante. Detto questo, la sua interpretazione è stata così equilibrata e convincente da aver attutito l’impatto dell’aspetto che temevo, a favore di una caratterizzazione del personaggio molto più sfaccettata e complessa.
Rispetto al thriller, è una storia che tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine. Per nulla prevedibile, l’elenco dei sospettati e dei moventi si fa sempre più ampio, le congetture dello spettatore – così come quelle del protagonista – vengono puntualmente sollecitate e poi smontate. La chiave di lettura dei vari personaggi cambia di continuo, in modo imprevedibile ma sempre supportato da una logica ineccepibile.
Mi sarei aspettata l’aggiunta di un pizzico di romance, i presupposti c’erano tutti e non nascondo che mi sia un po’ dispiaciuto, ma l’ho accettato nell’ottica che il tema centrale della storia riguardasse l’amicizia, con tutte le implicazioni positive – e negative – che questa è in grado di comportare ai diversi livelli.
L’unico appunto che mi sento di fare è quello della decentratura nella seconda parte del drama. Mi spiego meglio: la prima parte inquadra uno scenario molto ampio, dove le relazioni personali e quelle professionali appaiono ben bilanciate. Andando avanti il cerchio sembra restringersi attorno al gruppo degli ex compagni di scuola, aspetto che ci può stare ma che perde comunque di vista il resto. Ci sono svariati episodi nei quali il ruolo professionale di Jang Jae Kyung sembra un po’ svanire nel nulla: lo vediamo muoversi in autonomia a caccia di indizi per indagini che nemmeno gli sono state assegnate. La sua giornata lavorativa sembra davvero eclissarsi – paradossalmente dovrebbe essere più impegnata del solito già che è fresco di nuova nomina e promozione – e invece si muove come se fosse bellamente in ferie. Idem le interazioni tra e con gli altri ex compagni di liceo, che diventano sempre più private e informali, quasi possano sfuggire alla trafila procedurale e burocratica tipica di ambienti come quello della giustizia e delle forze dell’ordine. Il focus ha fatto un po' perdere il quadro d'insieme, insomma.
Detto questo, decisamente consigliato agli appassionati del genere, si rivelerà molto probabilmente un’ottima visione. Sconsigliato agli amanti del romance e suggerito – ma con le dovute avvertenze – a chi è alla ricerca di una vicenda ben fatta, già che risulta sicuramente soddisfacente ma occorre essere disposti a spremersi un po’ le meningi rispetto alle mere storielle da intrattenimento.
Delicata e graziosa BL sull'amore adolescenziale tra i banchi di scuola
BL molto semplice, delicata e adolescenziale, che ruota attorno ad un unico pairing, formato dall’affascinante e apparentemente irraggiungibile Watari e dal gentile, un po’ impacciato e timido Hioki.La storia è davvero leggera e senza pretese, con tutti i cliché che si possono mettere in conto. Ci troviamo tra i banchi del liceo, con gruppi di studenti che intrattengono amicizie dai risvolti ancora un po’ infantili.
Da una parte abbiamo quindi Watari, ragazzo bello e popolare ma un po’ enigmatico, che comincerà a corteggiare Hioki a modo suo, ovvero imponendo la sua presenza e manifestando possessività a tratti. E’ un ragazzo di fatto determinato, ma anche estremamente ermetico. Agli occhi di Hioki risulta difficile comprendere le sue intenzioni ed emozioni, se non quando arriva a dichiararle apertamente. Hioki dal canto suo è un giovane dall’indole gentile e genuina ma anche molto insicuro e con scarsa autostima: non si sente all’altezza di Watari e nemmeno dei suoi amici, pertanto inizialmente non si capacita del fatto che vogliano renderlo parte del loro gruppo.
A livello di recitazione, decisamente buona la prova per entrambi i protagonisti: Fujimoto Kodai (Hioki) interpreta il suo ruolo con grande naturalezza riuscendo a farsi apprezzare e risultando grazioso pur non essendo esteticamente bellissimo. Hideyoshi Kan (Watari) veste in modo performante i panni del “bello e irraggiungibile” - che poi così irraggiungibile non è e non vuole essere – oltre a dimostrare una grande espressività non verbale, soprattutto a livello di sguardi. Quanto alla chimica e alla sintonia tra i due siamo sicuramente a un buon livello. Nei confronti dello spettatore - almeno personalmente - mancava qualcosa: li ho trovato carini e graziosi, ma non sono riuscita ad affezionarmi come mi capita con altri personaggi in altri drama.
In termini di caratterizzazione dei due giovani, trovo però che abbiano saputo descrivere in modo calzante le due facce della medaglia che rappresenta un po’ il periodo turbolento dell’adolescenza: insicurezza, timore e in generale un approccio a piccoli passi da una parte (Hioki) e l’intensità di chi vuole qualcosa senza mezze misure e quasi si trattiene dal procedere a lunghe falcate (Watari).
Rispetto al cast secondario, non ho trovato dei personaggi ben delineati, ma del resto l’intero drama ha come unico focus la coppia principale. Ho apprezzato un po’ l’amico di infanzia di Hioki nella misura in cui promuoveva una sana gelosia e rivendicazione da parte di Watari, mentre gli amici di quest’ultimo sono stati un po’ un contorno insipido, in alcuni momenti anche un po’ superfluo.
In tema OST, c’è giusto un brano che ho trovato interessante. Del resto la scarsa durata della serie impedisce un po’ di affezionarsi a una o più musiche e il numero di volte che possono essere riproposte è complessivamente limitato.
Come tipologia di BL mi ha ricordato per certi versi il drama giapponese “My love mix-up!”(Kieta Hatsukoi, 2021) e per altri il drama – sempre giapponese – “If It's You, I Might Try Falling in Love” (Kimi to Nara Koi wo Shite Mite mo, 2023). Del primo mi ha ricordato un po’ le dinamiche scolastiche, del secondo la delicatezza. Non è però a mio avviso riuscito ad eguagliare né l’uno né l’altro. Questo perché l’ho trovato non perfettamente bilanciato: avrei gestito diversamente il seppur poco tempo a disposizione, dove si ripetono alcuni meccanismi caratterizzati un impaurito Hioki che sembra subire inevitabilmente il fascino un po’ predatorio di Watari senza mostrare uno sviluppo costante (ogni tanto il passo avanti c’è, ogni tanto no e quindi si aspetta la successiva scena dello stesso tenore). Questo ha portato a qualche dilungamento non necessario e a concentrare un po’ troppo il finale, molto bello ma che avrei preferito fosse più diluito. Si fa però perdonare con i due mini episodi extra – dieci minuti l’uno – dove finalmente all’imbarazzato corteggiamento subentrano degli approcci da coppia, e quindi un po’ più decisi e intensi.
Spunti di miglioramento a parte, è senza dubbio consigliata a tutti gli amanti delle BL (e anche a chi per la prima volta vuole approcciarsi al genere, direi).
Un lavoro scadente, su tutta la linea.
Pessimo drama. In tutto.Pessima la storia, senza capo nè coda. Pessima la sceneggiatura, a scatti e ridicola. Pessima la recitazione, dove si vedeva lontano un chilometro che facevano finta. Pessime persino le luci, il cui impiego è così maldestro da farsi notare e saltare all'occhio mentre si segue una conversazione (penso non mi sia mai capitato di distogliere l'attenzione da ciò che i protagonisti stavano dicendo per pensare a quanto fosse scadente e sbagliata l'illuminazione). Sembra più che altro un lavoro amatoriale, riuscito pure male.
Per poco sia il tempo che richiede, non ne vale comunque davvero la pena.
Grande potenziale e originalità che si concretizza anche... ma solo nella prima metà.
BL coreana – tipici otto episodi da mezz’ora l’uno – che mi è sembrata il perfetto punto di convergenza tra il drama coreano “Cherry blossom after winter” e la serie giapponese “My personal weatherman”, due BL che ho adorato ma che non erano esenti da difetti. L’impressione è quella di aver preso il meglio da entrambe e limato alcuni spigoli che non funzionavano.Rispetto al sopracitato “Cherry blossom after winter” ho ritrovato la comunicazione tipica coreana – non dispersiva e banale come quella tailandese ma nemmeno stringata come nelle opere giapponesi – oltre al fatto che la caratterizzazione dei due protagonisti ricordava un po’ quella dell’altro pairing (in particolar modo ho trovato grande somiglianza tra Il Jo ed Hae Bom, educati e remissivi, apparentemente indifesi). Altro aspetto comune è la parentela non consanguinea, da una parte due fratellastri e dall’altra due cugini, ma in entrambi i casi con un’adozione di mezzo.
La somiglianza col giapponese “My personal weatherman” riguarda soprattutto le scene intime, dove siamo ben oltre i classici baci stampo e amori platonici delle BL coreane, sebbene ancora lontani dalla chimica di Yoh e Mizuki, protagonisti di svariate scene NC18 intriganti ma mai volgari. Anche la pioggia caratterizza entrambi i lavori, riproponendosi quale elemento ricorrente.
Elemento comune è anche la singolare convivenza, con uno a servizio dell’altro quale pagamento di un debito (nel caso di Yoh il solo vitto e alloggio, per Il Jo anche le spese sanitarie). Inoltre, entrambe le coppie presentano una figura dominante, apparentemente insensibile e distaccata, interessata solo al lato prettamente fisico dell’ambigua relazione, e una controparte più remissiva e debole, un po’ in balìa degli eventi.
Come dicevo, “Thundercloud rainstorm” ha il pregio di saper unire i pregi di entrambe, trovando il dosaggio perfetto degli ingredienti: i primi tre episodi sono davvero a dir poco stupendi, catturano fin da subito e si dimostrano belli carichi e coinvolgenti. Questo fintanto che abbiamo Il Jo praticamente alla mercè di Jeong Han e l’altro trincerato dietro un distacco che da reale si fa però via via sempre più apparente. Nella parte centrale la dinamica cambia, Il Jo prende le distanze e Jeong Han si riscopre improvvisamente innamorato, per cui il meccanismo gatto-topo vede un’inversione di ruoli che ci sta, ma solo fino a un certo punto. Gli ultimi episodi perdono ulteriormente quota, eccessivamente incentrati sulla componente melodrammatica. Se all’inizio la vera caratterizzazione dei personaggi non era totalmente – e volutamente – chiara, alla fine la questione viene talmente sviscerata da risultare paradossalmente comunque confusa: mille ragioni, mille paure, mille scelte, mille fraintendimenti, altrettanti ripensamenti. Il senso dell'intera storia viene un po' a mancare, nella sostanza.
Mi sta bene che rispetto alla fotografia iniziale si voglia arrivare a uno sviluppo delle due figure che risulti infine non banale o piatto, per cui Il Jo mostrerà in realtà una ferrea determinazione, una consapevolezza e maturità maggiore rispetto a Jeong Han che, al contrario, diventerà preda di un lato emotivo soppresso per anni. In tal senso ho trovato azzeccati i due flashback del passato: veloci ma illuminanti, mostrano i due cugini adolescenti con una caratterizzazione che sembra stonare rispetto al presente, ma che fa capire quanto le loro personalità siano in realtà molto più complesse e di come il contesto abbia agito su di loro. Gli scorci del passato compensano la quasi totale mancanza di informazioni sullo storico: all'avvio del primo episodio si inquadra la situazione generale, ma non è ben chiaro il tipo di rapporto tra i cugini, se si fossero frequentati negli anni precedenti oppure se fossero quasi completamente estranei.
Un aspetto poco gradito - e qui stavolta il paragone lo farei con la BL Revenged Love – riguarda la scelta di eliminare quasi completamente le scene più intime al subentrare dei sentimenti e delle dichiarazioni (cosa che trovo ridicola, come se un aspetto precludesse l’altro).
Il finale è decisamente poco pretenzioso, trova conclusione praticamente in un momento casuale già che lo svisceramento di tutto il non detto e del travisato non fa che rimescolare continuamente le carte in tavola in modo disordinato, finchè stop, si decide che il mazzo può essere finalmente rassettato e messo via.
Cast ridotto ai minimi storici (conta meno di una decina di attori, così come anche nelle altre due serie citate) e recitazione buona: i protagonisti non sono giovani esordienti e non hanno alle spalle prove degne di nota. Non escludo che questo possa essere per loro il drama di maggior successo, ma in ogni caso non mi spiacerebbe ritrovarli in qualche serie futura, già che hanno dimostrato un buon livello di competenza.
Menzione positiva per la OST, personalmente non da playlist ma comunque estremamente valida e azzeccata.
A conti fatti, un drama dal potenziale veramente enorme, ben visibile anche nel concreto nella prima parte. Poi però ci si è proprio smarriti, troppi sviluppi e ragioni taciute che ribaltano di continuo la prospettiva, aspetto tutt’altro che piacevole e che nell’ultima parte da proprio l’impressione di girare attorno al nulla.
E’ un vero peccato: per una volta gli ingredienti erano stati abbinati in modo nuovo e dosati in quantità bilanciate, ma poi nei passaggi successivi della ricetta qualcosa è andato storto, e il risultato finale è apprezzabile solo in parte. Prima parte da nove abbondante, ultimi episodi poco più che sufficienti: complessivamente consigliato, sia per il tentativo fatto che per la parte di obiettivi raggiunti.
Office-romance credibile e adulto, non in balìa di sciocchi clichè senza senso.
Drama romantico ambientato in ufficio. Niente di nuovo ma complessivamente ben fatto e più scorrevole rispetto ad altre serie simili, benchè forse ci fosse troppo poco materiale per coprire 30 episodi, per cui comunque il diffuso effetto "lungaggine" si è a tratti avvertito, anche se molto meno che in altri drama analoghi.Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, adulti e maturi, con una FL che si trova a chiudere un rapporto decennale e un ML coerente nelle sue modalità di approccio e strategie. Se i vari incontri sono forzatamente fortuiti e fanno un eccessivo uso dell'effetto "coincidenza", la gestione dei rapporti tra lui, lei e l'ex risulta invece del tutto credibile. Non subentrano amnesie varie o rotture senza senso e non necessarie, e questo è un enorme valore aggiunto: il rapporto tra i due vede alti e bassi reali, ma è privo di cliché sciocchi e capricciosi.
Regia, cinematografia, sceneggiatura direi complessivamente nella media: nessun grosso strafalcione ma nessuna nota di merito da menzionare. Cast valido, non eccellente ma comunque performante.
Il pairing principale offre una buona chimica di coppia, mentre quelli secondari catturano di meno. All'evoluzione del rapporto tra il fratello e la migliore amica della protagonista viene dato ampio spazio, forse troppo, sia per la sviluppo che si va a proporre sia perchè a un certo punto sembra non esserci più un vero e proprio pairing principale.
L'ambientazione funziona pochino, il contesto aziendale non riesce a catturare l'interesse e l'attenzione, restando un qualcosa di indefinito e di sfondo alla storia, ma non veramente integrata ad essa nonostante vari deboli tentativi di agganciare situazioni lavorative a rapporti personali.
Una doverosa ma piccola considerazione a parte: il parco divertimenti?!?! La giostra dei cavalli?!?!? Tutte le volte - e sono tante, davvero troppe, purtroppo - mi chiedo immancabilmente: ma perchè?!?!??
Finale un po' deludente, l'impressione è che sia stato tirato per le lunghe senza ragione alcuna, e quando arriva il tanto atteso epilogo è facile trovarsi a pensare "Beh, tutto qui?".
Consigliato? Sì. Imperdibile? Direi proprio di no.
Tanta lentezza e pochi contenuti per una storia che poteva occupare giusto la durata di un film
Ho iniziato a guardare questo drama un annetto fa, spinta dalla valutazione positiva. Fin dai primi episodi ricordo di aver avvertito una lentezza esasperante, al punto da ritrovarmi ad abbandonarlo arrivata circa alla metà.Il titolo mi è ricomparso davanti per caso qualche settimana fa, ricordavo di averlo droppato ma mi sono detta che forse, all'epoca, magari non ero nel mood giusto e questo poteva aver contribuito al misero risultato.
Quindi ho deciso di dargli una seconda chance.
E... Niente. Stesso discorso della prima volta.
Con estremo sforzo - e saltando a piedi pari alcune parti o velocizzandone altre - sono riuscita a giungere alla conclusione: la lentezza esasperante che ricordavero era ancora tutta lì, intatta, e ad essa si è aggiunta l'impressione di una scarsità generale di contenuti. Una storia troppo debole e semplice per una durata simile, dove nessun riempitivo può arrestare quello che sembra un andare inesorabilmente e lentamente - molto, molto lentamente - alla deriva.
Posso apprezzare drama particolarmente lenti, ma dove contenuto e spessore la fanno da padroni. Allora lì il ritmo può anche arrestarsi del tutto, per quanto mi riguarda. Ma qui manca sia l'una sia l'altra cosa.
Accusato il colpo due volte su due, direi che non è proprio il drama che faceva per me.
BL coreana a suo modo apprezzabile ma fortemente penalizzata da una brevissima durata
Visione più della durata di un film di media lunghezza che di una serie vera e propria, complessivamente conta 10 episodi da 15 minuti scarsi l'uno, se si considera che ogni episodio parte con un recap dell'episodio precedente seguito dalla sigla.La breve durata è sicuramente il difetto principale del drama, poichè la storia proposta non ha davvero possibilità di essere presentata e sviluppata in modo soddisfacente. Il coinvolgimento divino, la questione della maledizione, l'attesa per secoli e la reincarnazione sono tutti elementi che - introdotti e gestiti a velocità supersonica - finiscono per rasentare un po' l'assurdo e creare una confusione con effetto non-sense in molti passaggi. Le dinamiche a monte non sono ben chiare e - nonostante un flashback dedicato in uno degli ultimi episodi - non chiare rimarranno. Lo stesso personaggio di Denis non verrà mai spiegato bene, per cui il suo comportamento rimarrà in molti casi un mezzo punto di domanda. Il cast è ridotto all'osso e le interazioni con i personaggi secondari pure, poichè lo scarso tempo a disposizione viene investito - comprensibilmente - tutto sui protagonisti. Il finale, nel suo complesso, ci sta.
Detto questo ho trovato la recitazione davvero molto buona, i due attori protagonisti - generalmente abituati ad essere personaggi secondari di supporto se non addirittura comparse - mostrano di meritare a pieno titolo il ruolo principale, e non mi spiacerebbe vederli impegnati in qualcosa di più corposo.
Al di là della trama, che dicevo è concentrata e semplificata al punto da penalizzare fortemente l'apprezzabilità della storia, le modalità relazionali che si sviluppano tra i due, per quanto anch'esse affrettate, sono decisamente gradevoli. E' un tipica BL coreana dove l'approccio e l'interazione tra i due protagonisti è al contempo delicato ma emozionante. In questo senso mi ha ricordato molto drama quali "Jun and Jun", piuttosto che "Cherry blossom after winter", "Our dating sim" o "Semantic error". Tutte serie con tanti elementi positivi comuni ma tutte piuttosto brevi - a memoria non vanno oltre gli 8 episodi, quantomeno non della durata breve come in questo caso - ed è un fattore che andrebbe davvero riconsiderato. Le BL coreane personalmente mi piacciono molto, ma meritano indubbiamente un investimento maggiore, altrimenti il risultato avrà sempre i soliti limiti legati alla durata e, di conseguenza, a un mancato approfondimento dei contenuti della vicenda e della credibilità della storia stessa.
Detto questo resta una visione che, pur veloce e difettosa, permette di apprezzare svariati momenti. A patto di affrontarla con piena consapevolezza dei limiti, non mi sento proprio di sconsigliarla.
Intermezzo leggero e grazioso per un mood positivo...
Drama carino, piuttosto semplice e disimpegnato. La trama è scontata, anche banale, con tutti i cliché che si possono mettere in conto e dove gli ostacoli insormontabili non sono, a conti fatti, chissà che cosa. Le motivazioni dietro alcune scelte - anche importanti - sono decisamente discutibili, questo va sottolineato fin da subito.La vicenda è al servizio del romance, la storia in sè viene praticamente costruita attorno ai protagonisti. C'è una superficiale tendenza a rompere e ricucire rapporti come se niente fosse, con tutti i risvolti che seguono e che sembrano davvero molto lontani dalla vita reale. Pur non essendo nulla di nuovo e nonostante qualitativamente sia semplicemente nella media, vanta comunque alcune scelte azzeccate. In primis la caratterizzazione della protagonista, dove piace l'idea di questa ragazza che pur vedendo il suo sogno infrangersi si rimbocca le maniche e riparte da zero, senza mollare nonostante i prevedibili momento di sconforto e sfiducia. Lui è un ragazzo interessante, di poco più giovane di lei (aspetto che caratterizza anche il pairing secondario), inizialmente poco espansivo e dotato di super memoria - sindrome nota come ipertimesia - che da una parte lo rende affascinante e intrigante ma che dall'altra prevede un costo non indifferente.
Le interazioni tra i due sono graziose, le scene romantiche non perfette ma apprezzabili (baci a stampo con occhi a palla bocciati, però), e mi è piaciuto molto il fatto che l'estetica non sia stata messa al primo posto: specialmente per quanto riguarda la protagonista, le due altre figure femminile che l'accompagnano - amica ed ex amica - sono indubbiamente più "belle", secondo i normali canoni, eppure lei resta la scelta più adatta per il ruolo da protagonista, per come è stato pensato. Un valore aggiunto che non capita di trovare molto spesso (i protagonisti solitamente sono in termini di bellezza in cima al resto del cast).
Pairing secondario avviato un po' in sordina, ma viene poi sviluppato in modo interessante, per cui spunta positiva anche per lui. Un po' fiacchi gli antagonisti/rivali in amore. Finale all'insegna della banalità con tutti a tavola.... non aggiungo altro per non spoilerare.
Tirando le somme, è un grazioso e piacevole intermezzo (non nel senso negativo del termine...a volte una visione leggera è quello che ci vuole, non si può vivere solo di drama profondi e impegnativi, nemmeno fossero tutti pietre miliari).
La recitazione è valida ma la storia diventa presto preda della noia e delle occasioni mancate
Questa è una serie che costituisce un perfetto esempio - purtroppo - di quello che a mio avviso è il più frequente difetto di tantissimi C-drama fantasy (ivi compresi Xianxia, Wuxia, ecc.): il format standard di questi drama cinesi è davvero troppo importante, che siano 36 o 40 episodi e passa, nella maggior parte dei casi sono semplicemente troppi. Ciò si traduce in un inizio generalmente accattivante e interessante, che cala man mano per giungere - anche svariati episodi prima della fine della serie - a una totale e imperturbabile calma piatta, regno della noia assoluta. Davvero, se la lunghezza venisse mediamente ridotta a 16, massimo 24 episodi, probabilmente mi ritroverei a rivalutare molte serie per le quali, nel corso della visione, l'appeal è andato invece alla deriva."Love of the divine tree" parte decisamente bene, giocandosi un avvio breve ma ad effetto che, grazie a successivi flashback e flashforward, portano a rileggere le dinamiche iniziali con una chiave di lettura completamente diversa. Un meccanismo che funziona e che rema contro la prevedibilità.
Interessante anche il rapporto tra i due: parliamo di un romance tra maestro e discepolo ma, per non ingessare eccessivamente i ruoli, avremo prima lui discepolo di lei e successivamente la situazione esattamente capovolta, il che li porta complessivamente a una sorta di parità. L'inversione dei ruoli è sicuramente un punto a favore, raggiunto peraltro con linearità rispetto alla vicenda narrata.
Nella prima parte ho apprezzato molto il ML che, pur avendo i suoi trascorsi e le sue motivazioni, viene comunque caratterizzato da comportamenti che vanno corretti e in questo senso è apprezzabile la crescita personale che matura grazie agli insegnamenti della sua Maestra. Lei, al contrario, nelle vesti rosse della Maestra mescola la consapevolezza e la saggezza di lunga data a un approccio fin troppo spensierato (apparente o meno), con un sorrisetto semi-perenne che riesce a farla risultare a tratti anche antipatica. A Mu Qingge ho sicuramente preferito la sua reincarnazione, Xue Ranran. Bella l'idea dell'albero divino della reincarnazione, così come il filamento animato che l'accompagna durante la crescita e diventa un essere a lei estremamente caro. Il secondo arco narrativo parte bene, ma forse troppo presto: davanti a sè ci sono ancora innumerevoli episodi da riempire e i contenuti non riescono a mantenersi accattivanti, vuoi perchè ridondanti, vuoi perchè non ben sfruttati (tipo la questione delle sette celesti... Ci sono ma il loro ruolo è complessivamente poco incisivo).
Grosso scivolone, poi, sul finale, dove l'happy ending è sì gradito, ma proposto in modo esagerato e decontestualizzato, al punto da risultare ridicolo e assurdo. Le ultime scene non hanno davvero nulla a che fare con tutto il resto del drama.
In termini di recitazione molto buona la prova di entrambi, anche se il risultato ne esce penalizzato dai dilungamenti della sceneggiatura e dal tenore dei dialoghi, poco curati e strutturati.
Complessivamente è un drama mediamente buono, ma facile preda della noia, soprattutto nella seconda parte. Molte le occasioni mancate, per un motivo o per l'altro. Non è una visione che mi sento di sconsigliare ma - probabilmente - dopo averlo terminato finirà per confondersi con tanti altri titoli con i quali condivide le sopracitate e diffuse pecche. Niente di memorabile, per farla breve.
Poca cura e coerenza unite a molte banalità in un romance a tema Yakuza... Dove la Yakuza non c'è.
Serie onestamente deludente, costituita da otto episodi non particolarmente lunghi e che non risultano sufficienti a costruire una vicenda lineare e credibile. Soprattutto all'inizio, i passaggi che devono condurre alla convivenza dei due protagonisti si susseguono in rapida successione ma senza la giusta connessione tra l'uno e l'altro: ha più la struttura di un trailer diluito che di un episodio vero e proprio.Il tema della Yakuza viene promesso dalla trama, ripetutamente citato nella serie, ma di fatto... non c'è. Ciò lo rende elemento stridente, completamente fuori contesto, banalizzato e ridicolizzato da vicende che davvero non stanno in piedi in quanto a logica. Lui ha una doppia vita, ok. Come capo ufficio è rigido, ma di certo non letale come nei panni del boss malavitoso. Accettabile. I dipendenti lo soprannominano - guarda che coincidenza! - "boss della Yakuza", solo perchè autorevole e intimidatorio: e già qui andiamo fuori dalle righe. La giovane e fastidiosa arrivista ruba-fidanzati scopre il segreto di lui nel modo più patetico possibile (zero dignità per la credibilità di questa Yakuza!). Non solo, promuove un ridicolo ricatto a quello che ha appena scoperto essere un capo della malavita. Per la serie: l'oca di turno che minaccia colui che - sulla carta - potrebbe farla sparire dalla faccia della Terra in due minuti e senza lasciare traccia. Il tenore della sensatezza, insomma, è questo e tale resta per l'intera durata del drama.
In tema di protagonisti e recitazione, non mi è dispiaciuto Totsuka Shota, attore già conosciuto e apprezzato in "Rinko-san wants to try": ha le carte in regola per impersonare l'eroe freddo e distaccato, e forse anche l'antieroe gelido e letale. Di questo secondo si è visto ben poco, ho apprezzato giusto la pistola puntata alla nuca dell'ex fidanzato fedifrago di lei e il tipico tatuaggio Irezumi che caratterizza i membri della Yakuza (ma, anche qui, l'elemento è stato sfruttato davvero ben poco). Per il restante 98% del tempo non fa che mostrare sensibilità, gentilezza, preoccupazione, disponibilità, supporto e comprensione alla protagonista. La trovo una caratterizzazione troppo discordante, presa per buona una delle due personalità l'altra risulta troppo OOC. Resta comunque un bravo attore a mio avviso potenzialmente capace di reggere un ruolo come quello proposto, a patto che ci sia una caratterizzazione del personaggio e una sceneggiatura quanto meno decenti.
Stendo un velo pietoso invece sul personaggio femminile: l'attrice l'ho già vista in altri drama simili, la sua interpretazione sembra un copia-incolla delle prove già svolte. La caratterizzazione del personaggio è pessima, non c'è evoluzione e il suo essere perennemente indifesa, insipida, indecisa (e potrei andare avanti con un lungo elenco di altri aggettivi dal prefisso "in") la rende alla stregua di un invertebrato. Enfatizza tra l'altro anche uno dei due elementi che non amo particolarmente nei drama giapponesi, ovvero l'eccessiva formalità e compostezza che sopprime anche quelle che dovrebbero essere forti reazioni istintive, quali la scoperta di un tradimento (l'altro elemento che non mi fa impazzire riguarda la comunicazione, sempre ridotta all'osso).
Mi aspettavo una versione giapponese di una storia simile al drama coreano "Vincenzo" - pur con tutte le possibili differenze, limiti e difetti che tra le due diverse origini di produzione potevano esserci - ma ho trovato ancora di meno di quanto atteso e di quanto promesso dall'incipit della trama. Di sicuro non si è trattato di un inganno voluto, ma davanti al risultato ottenuto la sensazione provata è certamente quella dell'essere stati un po' imbrogliati. Se l'unico appeal è il mix romance-Yakuza, allora è il caso di saltarlo a piedi pari.
Obiettivi troppo alti rispetto ai mezzi a disposizione. Idea di base e protagonisti interessanti.
Zui Jia (Sinful marriage) è uno short drama cinese che punta a un obiettivo di tutto rispetto salvo non accorgersi di avere di fatto degli importanti limiti per raggiungerlo, nonostante la buona volontà.Mi è piaciuta l'idea del finto matrimonio - non lo definirei nemmeno di convenienza, più uno strumento di vendetta - così come la fitta rete di intrighi e un rapporto di fiducia tra i due coniugi che si instaura a fatica e a piccoli passi laddove regna ampiamente il sospetto. Mi è piaciuta la caratterizzazione della protagonista femminile: sveglia, di buon animo ma - all'occorrenza - abile doppiogiochista senza troppi rimorsi. Molto interessante, dal punto di vista estetico, il protagonista maschile. Per entrambi, inoltre, un livello di recitazione sopra la media per quelli che sono gli standard degli short drama.
Di contro, la struttura troppo complessa della trama poco si sposa con i tempi ristretti della mini-serie: gli eventi sono esageratamente concentrati, si susseguono a ritmo serrato minando spesso la coerenza e creando una confusione tra un passaggio e l'altro che di certo non aiuta i nessi logici. Non solo, la stratificazione delle alleanze/tradimenti portata in scena sarebbe impegnativa anche anche per un drama classico di normale durata, figuriamoci in una serie dove gli episodi durano non più di dieci minuti l'uno: il meccanismo del doppio gioco si rivela poi un triplo gioco, quindi un quadruplo e anche oltre. Davvero difficile capire quando i due protagonisti si trovano dalla stessa parte, c'è sempre l'impressione che uno dei due stia complottando alle spalle dell'altro, salvo spesso poi risultare in una strategia voluta pianificata insieme in antecedenza...Ma prontamente messa di nuovo in discussione da quello potrebbe essere un ennesimo tradimento escogitato a monte.
Un po "too much", insomma, così come il numero di avversari che via via entrano in scena: la matrigna, l'ex fidanzato, il fratello, la rediviva. Si poteva decisamente snellire il contenuto senza snaturare per questo l'idea alla base della serie.
Se da una parte è stata messa quindi troppa carne al fuoco, dall'altra è mancata un po' di sana autocritica rispetto ai propri limiti: non mi riferisco solo al tempo ridotto ma alla qualità generale tipica di molti short drama, che non vantano budget importanti e non eccellono in termini di regia e sceneggiatura, pur riconoscendo - come dicevo - una recitazione delle figure principali inaspettatamente sopra la media. Lo prendo un po' come un test di prova, al quale potrebbe ispirarsi un vero e proprio drama fatto come si deve.
La valutazione complessiva, restando nella scala di valutazione degli short drama, è comunque positiva nella misura in cui propone un'idea interessante e porta all'attenzione due attori - soprattutto quello maschile - spendibili quali protagonisti anche in un drama più importante e strutturato. Quanto al risultato in sè, invece, non la si può certo definire una visione completa, curata e appagante.
Un cortometraggio, omaggio a una tragedia e con un bravissimo Ji Sung: ha il suo perchè.
Una chicca di cortometraggio. Davvero breve, non arriviamo nemmeno a 20 minuti, ma ha indubbiamente il suo perchè.Quattro attori soltanto, di cui uno che fa la differenza: Ji Sung, attore di indescrivibile talento che riesce a portare in scena un personaggio interessante in meno di mezz'ora.
Il suo è un vampiro che appare subito un po' atipico: si sveglia di soprassalto per l'incubo premonitore, lamenta il freddo e sobbalza per lo spavento. Ma l'atmosfera è indubbiamente fedele al tema vampiresco: le tinte scure dell'obitorio (unica location), la luce fredda e ridotta al minimo, il metallo gelido delle celle frigo, i canini aguzzi e pronunciati, un vago accenno di sensualità... a cui si aggiunge la mise di un vampiro in chiave moderna che mi ricorda molto l'eleganza decadente del Lestat di "Intervista col vampiro": giacca e cravatta, occhialini scuri, capigliatura folta e un po' ramata mentre tiene in mano un crisantemo bianco mezzo appassito. Eccentrico e stravagante come il Jhonny Depp dei tempi migliori (dalla capigliatura un po' stile Edward mani di forbice agli sguardi singolari e pesantemente truccati degni di Jack Sparrow).
Il cortometraggio risale a un anno dopo il disastroso naufragio del traghetto Sewol, ribaltatosi e poi affondato al largo delle coste della Corea del Sud nell'aprile 2014, causando la morte di oltre 300 persone, molte delle quali studenti in gita di una scuola locale. Non a caso, la ragazza morta per annegamento che viene portata all'obitorio è palesemente una studentessa e rappresenta ciascuna delle numerorissime vittime. I dettagli sono di un'importanza fondamentale, gli occhi aperti del cadavere - nonostante i tentativi di abbassare le palpebre - sembrano un chiaro monito: non si può e non si deve chiudere gli occhi sulla tragedia avvenuta.
L'elemento fantasy consente quindi una testimonianza diretta da parte della Nami rediviva: la sua è una chiara denuncia, che trova reale riscontro nei fatti storici (vero che ai passeggeri era stata inizialmente fornita l'indicazione di restare nelle proprie cabine, invece di avviare tempestivamente le operazioni di evacuazione; tristemente vero anche l'accenno all'abbandono, già che parte dell'equipaggio - tra cui proprio il comandante - sono stati i primi ad abbandonare la nave davanti all'ormai inevitabile inabissamento, lasciandosi alle spalle innumerevoli vite da salvare.
Un po' di contorno le figure degli altri due uomini, più che altro un espediente necessario per dare voce a specifiche uscite che sarebbero altresì suonate come dei vaneggiamenti deliranti individuali.
In conclusione, un omaggio decisamente particolare ma ben fatto e di buon gusto.
Commedia romantica che "sposa" i classici clichè a un taglio accattivante e originale
Il drama propone un romance ben riuscito, soprattutto perchè intrecciato a una trama non sempre prevedibile e con interessanti risvolti inaspettati, sviluppando una storia d'amore in modo insolito e originale.Qualcosa di diverso dal solito, fatto bene e capace di catturare l'interesse fin da subito.
Per essere prevalentemente un romance, devo dire che la parte drammatica non è stata lasciata al caso: ci sono scene importanti che riescono a dipingere la vera cattiveria e crudeltà di cui alcune persone sono - purtroppo - capaci. Mi riferisco sicuramente all'episodio iniziale che, con il suo spaccato di forte tragicità, innesca il tuffo in quel passato tutto da rivivere e riscrivere, ma anche agli ultimi due episodi, inflessibili e nei quali non c'è spazio per nessuna possibilità di redenzione.
C'è coerenza nell'approccio, e questa cosa mi è piaciuta molto. Non ci sono sassolini spacciati per montagne e risoluzioni da buonismo diffuso.
Rispetto all'evoluzione della storia, qualche passaggio me l'aspettavo, altri devo dire mi hanno sorpresa. Ho apprezzato il solido legame tra i due protagonisti, anche prima di diventare a tutti gli effetti una coppia. Avrei eliminato anche il breve vacillamento seguito all'entrata in scena della fidanzata pazzoide (Yu Ra), forse l'unico passaggio che ho trovato forzato e a uso e consumo dell'effetto voluto, ovvero la crisi temporanea della coppia.
Per il resto i molteplici intrecci della vicenda sono davvero validi nonostante la complessità della situazione che mescola passato e presente da un parte e giochi di strategia dall'altra. L'attenzione rispetto alla linearità e coerenza del racconto c'è stata e si è vista.
Quanto ai protagonisti, Ji Won sicuramente è quella meglio riuscita: una figura positiva armata di un piano di salvezza che è di fatto anche un piano di vendetta, pur ben motivato. Non ci sono tentennamenti nè grandi rimorsi da parte sua, eppure riesce a mantenere lo spettatore schierato dalla sua parte per tutta la durata della serie. Ji Hyuk è un personaggio dalla buona caratterizzazione, la cui evoluzione è però decisamente minore rispetto Ji Won (al di là del cogliere una seconda chance per la loro storia, per lui tutto si concentra tra il vecchio sè, impegnato solo a lavorare e non a vivere, e il nuovo Ji Hyuk, capace di manifestare desideri ed emozioni). A dare spessore alla serie contribuiscono però anche tutta una serie di personaggi secondari ben studiati, dalla sorellastra di Ji Hyuk allo chef ex primo amore di Ji Won, passando per l'arrendevole signora Jang all'inizialmente ambiguo braccio destro della famiglia Yu, il sig. Lee. Anche la madre di Min Hwan e il sig. Kim trovano il loro perchè, nell'essere volutamente antipatici e fastidiosi. Rispetto ai cattivi, quella che meno mi ha convinto e della quale avrei potuto fare a meno - ma capisco che il drama sarebbe finito con tipo cinque episodi in anticipo - è la già sopracitata Yu Ra. Personaggio folle e sopra le righe, sbucato dal nulla (perchè niente nei ricordi del presente o del passato di JI Hyuk facevano immaginare una sua esistenza) ma che sembra entrare in relazione con tutti i personaggi chiave alla velocità della luce. Un cattivo in modalità "mordi e fuggi", insomma. Ho preferito quindi i due antagonisti che hanno accompagnato il drama dall'inizio alla fine.
INIZIO SPOILER!!!
Ho faticato inizialmente a decidere a chi dei due spettasse la medaglia d'oro del miglior cattivo della serie ma col passare degli episodi sono arrivata destinare il gradino più alto del podio a Park Min Hawn e, nell'ottica della pena del contrappasso, il finale della serie mi ha dato ragione. Lui e Su Min sono davvero perfidi, ma mentre in Su Min si fa sempre più evidente un disturbo psicologico che sfocia in un'invidia ossessivamente malsana nei confronti di Ji Won, Min Hawn mostra di essere nel profondo una brutta persona senza altra ragione alcuna, capace di nuocere pesantemente a chi gli sta intorno per fini meramente egoistici, indipendentemente dal soggetto sul quale andrà ad infierire. Ed ecco quindi che il destino più crudele e senza possibilità di appello sarà dunque il suo, mentre Su Min verrà confinata fisicamente ma potrà continuare ad annaspare tra i suoi deliri, paranoie e vaneggiamenti nei confronti di Ji Won.
FINE SPOILER!!!
Il tema della seconda chance, del tuffo nel passato e la possibilità, conseguente, di cambiare rimescolare le carte del destino lo accomuna alla serie "Perfect marriage revenge" del 2023, ma devo dire che "Marry my husband" è qualitativamente superiore e meglio curata.
Infine, due parole sul cast, soprattutto sugli attori protagonisti. Sarò sincera, l'aver letto i loro nomi è stato il solo motivo per cui ho temporeggiato molto prima di decidermi a guardare il drama. Da una parte Na In Woo, attore che ho conosciuto nel più recente "Motel California", dove la cui espressività recitativa non aveva certo lasciato il segno. Continuo a non trovarlo particolarmente incisivo e destinato a quanto pare a ricoprire ruoli un po' troppo a perenne supporto della protagonista femminile, ma posso riconoscergli che la sua prova in Marry My Husband è stata un gradino sopra l'altra. Poi abbiamo Park Min Young, attrice sulla soglia dei quaranta - tra lei e Na in Woo ci passa quasi una decade, anche se non si direbbe - il cui nome è ormai associato a grandi successi degli ultimi quindici anni (City Hunter, Healer, What's wrong with secretary Kim, ecc.). Attrice che ha avuto la fortuna di essere chiamata a recitare in drama romance quotati, ma al cui successo non so quanto di fatto abbia contribuito: una recitazione, la sua, un po' monotona. Carina la prima volta, va bene la seconda, dopodichè sembra un po' una macchietta che salta da un titolo ben riuscito all'altro. Devo però dire che pur non essendo riuscita nemmeno stavolta a smarcarsi da quello che il suo personaggio standard, ha dato comunque prova di essere riuscita a ricoprire e gestire un ruolo più complesso e impegnativo del solito (ma, nei momenti più leggeri e spensierati, tornava a confondersi con la protagonista di Healer piuttosto che con la segretaria Kim e molti altri).
Se devo trovare una pecca, a livello di emozioni è risultato un po' fiacco. Non ho perso un minuto dei sedici episodi, sia chiaro, ma l'interesse era dettato principalmente dalla curiosità di capire come sarebbe evoluta la vicenda. Sul fronte del coinvolgimento, quello vero, qualcosa non ha funzionato a dovere e non perchè siano mancate le occasioni: davvero molte le scene dai contenuti tristi, piuttosto che drammatici, piuttosto che felici. Ma nessuna capace di essere toccante nel tipo di emozione che doveva trasmettere. O, perlomeno, per me è stato così. Un drama che sono davvero contenta di aver visto ma che, placata la curiosità, non mi verrebbe da rivederlo di tanto in tanto.
In conclusione una serie che sa dosare con il giusto equilibrio la parte romantica con quella drammatica e ha l'indiscutibile pregio di porsi in modo davvero originale catturando l'interesse e la curiosità dello spettatore. Consigliato!

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