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  • Last Online: 10 hours ago
  • Gender: Female
  • Location: The Boot
  • Contribution Points: 0 LV0
  • Roles:
  • Join Date: October 14, 2023
  • Awards Received: Finger Heart Award1 Flower Award2
Completed
The Yakuza Boss's Beloved
1 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 25, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 4.5
Story 4.0
Acting/Cast 6.0
Music 5.0
Rewatch Value 3.5
This review may contain spoilers

Poca cura e coerenza unite a molte banalità in un romance a tema Yakuza... Dove la Yakuza non c'è.

Serie onestamente deludente, costituita da otto episodi non particolarmente lunghi e che non risultano sufficienti a costruire una vicenda lineare e credibile. Soprattutto all'inizio, i passaggi che devono condurre alla convivenza dei due protagonisti si susseguono in rapida successione ma senza la giusta connessione tra l'uno e l'altro: ha più la struttura di un trailer diluito che di un episodio vero e proprio.
Il tema della Yakuza viene promesso dalla trama, ripetutamente citato nella serie, ma di fatto... non c'è. Ciò lo rende elemento stridente, completamente fuori contesto, banalizzato e ridicolizzato da vicende che davvero non stanno in piedi in quanto a logica. Lui ha una doppia vita, ok. Come capo ufficio è rigido, ma di certo non letale come nei panni del boss malavitoso. Accettabile. I dipendenti lo soprannominano - guarda che coincidenza! - "boss della Yakuza", solo perchè autorevole e intimidatorio: e già qui andiamo fuori dalle righe. La giovane e fastidiosa arrivista ruba-fidanzati scopre il segreto di lui nel modo più patetico possibile (zero dignità per la credibilità di questa Yakuza!). Non solo, promuove un ridicolo ricatto a quello che ha appena scoperto essere un capo della malavita. Per la serie: l'oca di turno che minaccia colui che - sulla carta - potrebbe farla sparire dalla faccia della Terra in due minuti e senza lasciare traccia. Il tenore della sensatezza, insomma, è questo e tale resta per l'intera durata del drama.
In tema di protagonisti e recitazione, non mi è dispiaciuto Totsuka Shota, attore già conosciuto e apprezzato in "Rinko-san wants to try": ha le carte in regola per impersonare l'eroe freddo e distaccato, e forse anche l'antieroe gelido e letale. Di questo secondo si è visto ben poco, ho apprezzato giusto la pistola puntata alla nuca dell'ex fidanzato fedifrago di lei e il tipico tatuaggio Irezumi che caratterizza i membri della Yakuza (ma, anche qui, l'elemento è stato sfruttato davvero ben poco). Per il restante 98% del tempo non fa che mostrare sensibilità, gentilezza, preoccupazione, disponibilità, supporto e comprensione alla protagonista. La trovo una caratterizzazione troppo discordante, presa per buona una delle due personalità l'altra risulta troppo OOC. Resta comunque un bravo attore a mio avviso potenzialmente capace di reggere un ruolo come quello proposto, a patto che ci sia una caratterizzazione del personaggio e una sceneggiatura quanto meno decenti.
Stendo un velo pietoso invece sul personaggio femminile: l'attrice l'ho già vista in altri drama simili, la sua interpretazione sembra un copia-incolla delle prove già svolte. La caratterizzazione del personaggio è pessima, non c'è evoluzione e il suo essere perennemente indifesa, insipida, indecisa (e potrei andare avanti con un lungo elenco di altri aggettivi dal prefisso "in") la rende alla stregua di un invertebrato. Enfatizza tra l'altro anche uno dei due elementi che non amo particolarmente nei drama giapponesi, ovvero l'eccessiva formalità e compostezza che sopprime anche quelle che dovrebbero essere forti reazioni istintive, quali la scoperta di un tradimento (l'altro elemento che non mi fa impazzire riguarda la comunicazione, sempre ridotta all'osso).
Mi aspettavo una versione giapponese di una storia simile al drama coreano "Vincenzo" - pur con tutte le possibili differenze, limiti e difetti che tra le due diverse origini di produzione potevano esserci - ma ho trovato ancora di meno di quanto atteso e di quanto promesso dall'incipit della trama. Di sicuro non si è trattato di un inganno voluto, ma davanti al risultato ottenuto la sensazione provata è certamente quella dell'essere stati un po' imbrogliati. Se l'unico appeal è il mix romance-Yakuza, allora è il caso di saltarlo a piedi pari.

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Completed
Youthful Glory
1 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 4, 2025
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 5.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 5.0

Niente di nuovo, facile l'effetto "noia"...

Drama non più che modesto, che manca dei contenuti necessari a mantenere alto l'interesse. Nonostante le molte tematiche già viste e riviste innumerevoli volte, la storia poteva celare comunque buon potenziale. Nel concreto, invece, complice una sceneggiatura davvero scarna e limitata, sono venuti a mancare quegli spunti originali e necessari a dare un'identità alla serie e che avrebbero consentito di apprezzare una storia - seppur nella tipologia già vista - per la durata di oltre trenta episodi.
Per i temi trattati e l'approccio - in termini di spessore - degli stessi la metà degli episodi previsti sarebbe bastata (e avanzata).
La vicenda incappa più e più volte in fasi di stallo, con scene spesso banali e non necessarie. Questa cosa penalizza la serie fin dall'inizio: il ritmo è lento o comunque l'impressione è quella di una narrazione dispersiva. Durante i primi episodi ricordo di aver pensato più di una volta: "A che episodio siamo? Solo al secondo/terzo?". L'idea alla base del drama era abbastanza chiara ma sembrava proprio non voler decollare, e l'impressione è stata quella di un trascinarsi, di episodio in episodio, con poche scene salienti inframmezzate da personaggi e momenti utilizzati come mero riempitivo.
Interessante l'attore protagonista - già conosciuto e apprezzato in "Go Ahead" - che ben ha saputo calarsi nel ruolo del coraggioso e abile principe. Questo, almeno, nella prima parte del drama: dopo la metà c'è stato un vero e proprio stravolgimento del personaggio, errore che ho visto ripetersi un'infinità di volte nelle serie in cui il protagonista inizialmente dedito solo ai propri doveri sviluppa nel corso della storia un forte sentimento che si conferma poi essere un grande amore. Non ho mai capito il perchè di questo stravolgimento, che spesso sconfina - pesantemente - nell'OOC, dove del personaggio iniziale rimane giusto il volto.
L'attrice principale non mi ha fatta impazzire, la sua interpretazione del personaggi femminile - che poteva rivelarsi davvero interessante e singolare - è stata penalizzata da un'espressività ridotta.
I personaggi secondari incapaci di attecchire, orbitano sparsi in vicende anch'esse insipide. Belle - seppur ogni tanto un tantino esagerate - le scene di combattimento, mentre sul fronte del romance non ho trovato chissà quale chimica di coppia ma, al contrario, si sono davvero sprecate scene di inutili e sciocchi fraintendimenti, spesso poco credibili se riferiti al contesto.
Direi che la relazione che più mi ha emozionata è stata quella tra Ming Tan e il padre.
Passando alla colonna sonora, nulla di sconvolgente, a parte un brano la cui voce che mi ricordava inspiegabilmente una delle OST di "Suspicious Partner" (giusto una somiglianza, già che si tratta di un drama coreano e non cinese).

Tirando le somme, un C-drama storico decente ma non particolarmente degno di nota, facile promotore di un'effetto noia capace di far "skippare" intere scene a piedi pari. Poco interessante, poco coinvolgente, valido solo per un tiepido ripasso del solito "già visto".

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Completed
Immortal Destiny
1 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 19, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 4.0
Story 3.0
Acting/Cast 5.0
Music 6.0
Rewatch Value 1.0

Drama dalla sceneggiatura agghiacciante, si salva solo il potenziale dell'attore protagonista

Serie breve, con tanti episodi ma della durata di una decina di minuti l'uno. L'ambientazione può assomigliare a quella Wuxia/Xianxia ma in realtà ci troviamo di fronte a un fantasy ambientato in un mondo virtuale. C'è un brevissimo avvio nel mondo reale, dove con zero spiegazioni si viene catapultati, insieme alla protagonista, all'interno dell'ambiente virtuale, apparentemente a caccia dell'assassino del padre di lei e con l'obiettivo di individuare un microchip.
Affrettato e incredibilmente sbrigativo, questo drama non si prende la briga di fornire un'informazione che sia una, privando lo spettatore di quelle conoscenze necessarie a comprenderne la visione (chi è lei? chi era suo padre? chi gestisce il mondo virtuale? perchè lei ci si fionda mentre è seduta sul sedile di una macchina parcheggiata? ). La trama proprio non sta in piedi, fa acqua da tutte le parti, manca di senso, di passaggi logici, azioni e reazioni veramente un po' a casaccio, coerenza di una sceneggiatura che potrebbe essere stata scritta da un bambino delle elementari. I personaggi sono... Sei. Si parla di clan, di sette, di un re...ma in tutto sono sei. Come può avere senso?!?! Non mi dilungo oltre sulla qualità - generale del drama e dei suoi contenuti - perchè sarebbe davvero come sparare sulla Croce rossa...
Devo dire che la valutazione media e alcune recensioni mi avevano un po' preparata, ma la scelta di vedere questa serie è stata più dettata dalla curiosità nei confronti di un attore, Huang Xin, che per il drama in sè. Conosciuto di recente per il suo ruolo da protagonista psicopatico bipolare nella BL "ABO Desire", in questo drama ho avuto conferma che il ruolo del personaggio a sangue freddo, distaccato, stoico e imperturbabile gli calza davvero a pennello. In termini di recitazione, la sua prova è stata peraltro l'unica decente di questa serie, sebbene pesantemente penalizzata da una sceneggiatura a dir poco agghiacciante.
Concludo sconsigliandone caldamente la visione: personalmente ho quanto meno ho soddisfatto la mia curiosità e sono giunta alla conclusione che questo giovane attore abbia davvero un buon potenziale. Lo rivedrei più che volentieri, in un ruolo simile, in una produzione fatta come si deve.

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Completed
Twelve Letters
1 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 15, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.5
Acting/Cast 9.0
Music 8.5
Rewatch Value 7.5

Vite sfortunate, resilienza e la possibilità di riscrivere la propria storia.

Con i suoi 12 episodi da tre quarti d’ora l’uno, “Twelve letters” porta in scena una storia di notevole spessore, capace di cogliere l’essenza della vita vera, non quella edulcorata dei sogni ad occhi aperti, dove una grande storia d’amore può annientare qualsiasi ostacolo. Twelve letters è un inno alla resilienza, all’amore nel senso più ampio del termine, che non spazza via le difficoltà della vita ma che però non smette nemmeno di resistere, pur nel dolore e nella sofferenza, e lotta per andare avanti, sempre e comunque.
Un drama serio, dove la spensieratezza non può essere che di passaggio, comparsa fugace di brevi momenti destinati ad essere un’eccezione in un quotidiano che appare spesso senza speranza.
Davvero tante le vite difficili narrate, dove talvolta sembra non esserci nemmeno un piccolo barlume di speranza all’orizzonte. I trascorsi dei due protagonisti sono tragici e strazianti, il loro vissuto attuale anche, le prospettive future pressoché inesistenti. Accanto a loro, altre vite spezzate, quelle di molti personaggi secondari a loro legati. Rispetto a molti altri drama che raccontano di vite difficili ma che sono più di nome che di fatto, in questa serie la violenza quotidiana la sofferenza esasperante ed esasperata emergono nitidamente. Chi venuto al mondo in situazioni difficili, chi incapace di risollevarsi, chi rassegnato a un destino che sembra già scritto.
E’ in questo scenario tutt’altro che idilliaco che si incontrano i protagonisti. Più che un incontro – il loro - è uno scontro iniziale che evolve poi in una graduale conoscenza e quindi in un supporto reciproco che sarà anche espressione concreta di un profondo sentimento. L’elemento fantasy delle lettere che arrivano da un futuro distante diverse decadi funge da catalizzatore di una serie di eventi a cascata che andranno a stravolgere la linearità della vicenda, offrendo inaspettate opportunità e nuove difficoltà e, di fatto, permettendo di riscrivere la storia. Ogni lettera determina una sorta di rivalutazione di quanto è già noto e nuove supposizioni su ciò che deve ancora avvenire. Nel presente, due personaggi altrettanto fondamentali ricostruiscono a piccoli pezzi la vita – passata e sconosciuta – dei loro cari. Qualche piccola incoerenza legata ai salti temporali emerge, cosa che però è abbastanza frequente quando si intrecciano fittamente eventi di epoche diverse… Qualcosa sfugge sempre. Giusto farlo presente, ma non ne farei un dramma. Complessivamente, la sostanza della serie non cambia.
Mi ha colpita la totale e voluta mancanza di romanticismo nella coppia protagonista: non un bacio, non un abbraccio, nessun camminare mano nella mano. Scelta davvero inusuale, ma carica di significato. A un certo punto della storia è chiaro che i due sono diventati a tutti gli effetti una coppia, ma non è l’“innamoramento” che questo drama vuole mostrare. L’amore, qui, è inteso nella sua accezione più vasta, che non si limita a quello tra un uomo e una donna, ma anche ad esempio a quello tra genitori e figli, consanguinei o meno. Il tema del sacrificio si ripropone in due importanti occasioni quale scelta consapevole per dare ad altri l’opportunità di una meritata vita migliore.
I sentimenti negativi, in Twelve letters, sono anch’essi altrettanti forti: c’è una crudeltà che viene perpetrata ciclicamente – a volte sembra quasi all’infinito – senza mai un’ombra di rimorso a farla vacillare. Coesistere passivamente, fuggire, tagliare i ponti…sono tutte opzioni che vengono vagliate di fronte alla disumanità di un padre che davvero non può essere definito tale. Le scelte che possono sembrare risolutive, si dimostrano fallimentari nel futuro, e questo rimette nuovamente tutto in gioco, andando a riscrivere, ancora una volta, la storia del passato.


Emotivamente parlando, il drama è davvero molto coinvolgente. Le lacrime sfuggono al controllo, ci si ritrova a immedesimarsi nei personaggi con estrema facilità. Questo grazie anche alla recitazione, davvero ottima. Wang Ying Lu, attrice da me da poco scoperta e apprezzata per un altro ruolo decisamente più allegro, qui dimostra di saper gestire un personaggio estremamente drammatico in modo credibile ed equilibrato, senza sbavature. Zhou Yi Ran interpreta un protagonista maschile con una caratterizzazione che gli è affine e che ha tratti comuni ad altri personaggi da lui interpretati in drama passati, sebbene qui mostri una profondità maggiore, credo una vera e propria maturazione positiva di questo giovane e promettente attore.
Prove altrettanto valide sono quelle degli attori che rivestono alcuni ruoli secondari: Shen Cheng, Tan Xin, Li Cha Dong, tanto per citarne alcuni.

SPOILER!!!
Qualche perplessità sul finale: nell’ultima scena ambientata nel futuro si vede un uomo di spalle seduto al tavolino che assomiglia incredibilmente a Shen Cheng. Mi sta bene lasciare intendere che potrebbe effettivamente essere lui, ma allora andava ritoccata la sua affermazione rispetto alla propria età, dove un mero calcolo matematico fa capire che non può essere figlio biologico di Hai Tang e Yi Xun. In alternativa, si sarebbe dovuto omettere il dato anagrafico e allora sì, il dubbio che Hai Tang si fosse sposata mentre già aspettava un bambino da Yi Xun sarebbe stato coerente col fatto che, nel futuro, anche cambiato il corso del destino, Shen Cheng ci sarebbe comunque stato.
FINE SPOILER!!!

Difficile il rewatch: questo è un drama di alto livello che però, per come pensato e impostato, poco si presta ad essere rivisto, non tanto perchè ormai consapevoli di come andrà a finire ma perchè tale consapevolezza non permette di percepire tutto lo svolgersi della vicenda con il giusto approccio, vincolato a una comprensione graduale degli elementi man mano inseriti.

Concludo consigliandone sicuramente la visione: un drama a grande impatto emotivo, capace di far soffrire ma anche di portare speranza. Equilibrato, ben fatto, ben recitato e qualitativamente davvero meritevole.


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Completed
I Miss You
1 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 14, 2025
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0

Romance dai richiami gotici e un omaggio - pur con poche risorse - ad Allan Poe

L'idea alla base del film è sicuramente particolare, un romance che richiama sfumature gotiche in un omaggio all'intramontabile Edgar Allan Poe.

Cosa mi è piaciuto del film:
- il fatto che i due protagonisti siano - appunto - appassionati lettori dei racconti di Allan Poe e che ne abbiano tratto spunto, lui nel disegno, lei nella scrittura.
- il tema della retinite pigmentosa, malattia congenita di cui molti ancora oggi ignorano l'esistenza e che con una diminuzione inesorabile e progressiva del campo visivo condanna nella maggior parte dei casi a una cecità totale.
- il non aver tergiversato a lungo sulla formazione della coppia, preferendo dedicare la maggior parte del tempo a mostrare come il rapporto tra i due venga messo alla prova dalle difficoltà quotidiane, con tutto il carico di insicurezza e responsabilità che comporta e dove una forte forza di volontà è strumento necessario per giungere all'epilogo.
- la caratterizzazione estetica della protagonista, una fantastica dark girl con tanto di outfit prevalentemente nero, smalto scuro, e un formidabile taglio a caschetto a frangia corta con tanto di forcina in stile gotico. Anche per quanto riguarda la recitazione, Zhang Jing Yi si dimostra ancora una volta un'attrice di talento (in questo film la prova migliore è indubbiamente la sua, mentre quella del protagonista maschile direi senza infamia e senza lode).

Cosa non ha funzionato:
- zero sviluppo dei personaggi secondari
- in generale, un approccio un po' "povero" in termini di regia, sceneggiatura, scenografia, fotografia e budget. Il film è l'adattamento di un romanzo, una storia con un grande potenziale per una trasposizione cinematografica, ma che è finita nelle mani di una produzione con tanta buona volontà ma risorse limitate.

Non è quindi un film che affascina per la qualità, ma sicuramente stupisce per la sua particolarità.

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Completed
Vagabond
1 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 21, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 5.0

Un ottimo cast e una bella scenografia sprecati per una sceneggiatura commerciale e incompleta

Drama corposo, con i classici 16 episodi coreani in questo caso da un'ora abbondante l'uno e un ritmo tale da rendere ciascuno veramente denso di avvenimenti. Di certo i tempi morti latitano.
Serie che in quanto a genere spazia dall'azione al thriller e si da principalmente allo spionaggio, aspetto che predomina un po' su tutto: intrighi di governo, giochi di potere, servizi segreti, lobbismo e dinamiche politiche sono di fatto il pane quotidiano.
Forse anche troppo, e questa è la prima delle tre pecche che ho riscontrato nella serie. Davanti a un drama di questo tipo si mette subito in conto che tutto non sarà come inizialmente sembra: un personaggio apparentemente positivo può poi rivelarsi un criminale e chi sembrava invece sospetto può sorprendentemente finire nella schiera dei buoni. E' un meccanismo che può avere senso vedere una, due, anche tre volte... Ma poi basta. In "Vagabond" c'è davvero una quantità infinita di personaggi che a turno appaiono decisamente ambigui, dai vari direttori e comandanti dei servizi segreti alle figure più vicine al Presidente, passando per mercenari nordcoreani e assassini professionisti, includendo anche agenti speciali, giornalisti e figure ai vertici di importanti aziende. C'è davvero da fare la fila, insomma. Questo aspetto fa sì che i cambi di rotta - di pari passo con le verità via via svelate - siano praticamente continui, senza riuscire a vedere mai l'orizzonte ma con una sempre maggior impressione di aver perso la bussola e di girare all'infinito senza destinazione alcuna.
In questo contesto si inserisce la figura e la storia del protagonista: è chiaro fin da subito che il ritratto vuole essere quello dell'eroe e bisogna quindi accettare di buon grado alcune licenze poco realistiche ma tipiche delle imprese epiche: il nostro giovane stuntman, grazie a una buona conoscenza delle arti marziali e spinto dal dolore a un'inarrestabile ricerca di giustizia, si trasforma di punto in bianco in un esperto di lotte e inseguimenti, con un formidabile talento investigativo e capacità tali da diventare una seria minaccia per qualsiasi ordine o grado di potere (aboliamo i servizi segreti e diamo a lui l'incarico, mi verrebbe da dire, già che sembra possa da solo tenere sotto scacco tutti quanti). Tolti questi tratti volutamente esagerati, ciò che resta è un personaggio magistralmente interpretato da un sempre fantastico Lee Seung Gi: la sua capacità di farmi dimenticare che stia recitando mi affascina sempre, non so se dipenda da anni e anni di studio o da un talento innato. Probabilmente entrambe le cose. Sicuramente, oltre ad essere un cantante con una voce spettacolare, possiede anche un carisma che trapela non solo nelle seire ma anche nei programmi TV piuttosto che nelle interviste. Mostra delle emozioni così vivide da sembrare incredibilmente reali, che sia il senso di impotenza nell'essere un giovane zio che fatica a occuparsi del nipote come vorrebbe, piuttosto che la frustrazione nel dover abbandonare i sogni di gioventù, il dolore e la disperazione più profonda, lo sconforto, la rabbia, l'indignazione, ma anche il ritrovarsi di punto in bianco impacciato, quasi in imbarazzo. Tantissime situazioni, tutte diverse, ma che riesce a riportare in modo netto e credibile, grazie a un'espressività che difficilmente ho trovato altrove.
Al suo fianco troviamo la simpatica e sempre affascinante Suzy Bae, quale giovane agente dei servizi segreti. Un duo che si ritrova dopo il ben riuscito "Gu Family Book" di qualche anno prima e che mostra ancora una volta una grande sintonia di coppia, nonostante il romance sia talmente poco accennato da non poterlo nemmeno considerare tale. Il suo è un personaggio in bilico tra un'ottima prova recitativa e una caratterizzazione poco credibile, complice una sceneggiatura che affronta la questione dei servizi segreti con un approccio più da prodotto commerciale che da trasposizione reale. Ed eccoci quindi al secondo evidente difetto, ovvero la superficialità con la quale viene affrontato il contesto. Agenti dediti al pettegolezzo, la protagonista che si autoannuncia di continuo davanti ad estranei - quando va bene tira fuori anche il tesserino, manco fosse la carta fedeltà del supermercato, - conversazioni super segrete che avvengono nel bel mezzo di un affollato volo di linea, telefonate e invio di documenti digitali che anche un bambino saprebbe scovare o rintracciare, e via dicendo. Diciamo che agli sceneggiatori piaceva l'idea del fascino dei servizi segreti, che però nella realtà è ben altra cosa. Ci può stare se lo consideriamo un prodotto commerciale, con un investimento in termini di budget e di cast importanti, ma dove l'obiettivo non è sostanzialmente quello di offrire un vero spaccato credibili e realistico.
L'ultima pecca, quella che mi è andata davvero di traverso, riguarda il finale. Non mi si dica che è un finale aperto, non è un finale punto e basta. Mi pare evidente fosse stato pensato per avere una seconda stagione, davvero imprescindibile perchè altrimenti di fatto risulta palesemente incompleto. Non so cosa sia andato storto (mi viene da pensare al Covid, che può aver allungato i tempi, e poi ancora all'attore protagonista, sparito un po' dal panorama dei drama negli ultimi anni a seguito di alcune vicende personali, piuttosto che a un budget insostenibile o un riscontro sotto le aspettative), ma resta il fatto che è una cosa davvero spiacevole e ,a meno di un ostacolo seriamente insormontabile, sicuramente anche poco rispettosa. La maggior parte dei drama asiatici conta un'unica stagione e, date le circostanze, mi viene da dire che è forse un bene. A distanza ormai di otto anni dall'uscita di "Vagabond" la speranza di vederne una degna conclusione credo sia ormai effimera, ed è un vero peccato. Un dispiacere che avevo messo comunque in conto in partenza e che non mi porta a consigliarne la visione a meno che non si sia - come la sottoscritta - grandi fan di Lee Seung Gi.

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Fabricated City
1 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 18, 2025
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Film d'azione - ma poco altro - dell'epoca d'oro di Ji Chang Wook

L'azione, in Fabricated City, indubbiamente non manca. Con elementi presi in prestito dal thriller e dal poliziesco, le scene movimentate di inseguimenti, combattimenti, fughe e peripezie varie la fanno da padrone.
Il protagonista, Kwon Yoo, è un giovane ex atleta nazionale di Taekwondo che passa le giornate a giocare negli internet café insieme a un gruppo di amici virtuali. Accusato ingiustamente di un efferato crimine, si ritroverà catapultato in un carcere di massima sicurezza e subirà abusi e angherie di ogni genere, prima di riuscire ad evadere e a mettersi sulle tracce di chi l'ha incastrato. In suo aiuto accorreranno la squadra di amici, che da virtuali si paleseranno in carne ed ossa.
Pilastro portante dell'intero film è sicuramente Ji Chang Wook, che interpreta per l'appunto il protagonista. Siamo in quelli che io definisco i suoi "anni d'oro", ai tempi dei drama che più lo hanno reso famoso ("The K2" piuttosto che "Healer"). Tutte produzioni ad alto tasso d'azione e dove la sua figura di eroe coraggioso e agile nei combattimenti - con tanto di scene acrobatiche girate spesso senza controfigura – non poteva onestamente non affascinare. A differenza dei due drama citati, Fabricated City mostra tinte violente più forti ma non prevede però alcun romance. A dire il vero, tolte le scene d’azione, non prevede in realtà molto altro. Non c’è una storia a monte dei personaggi e nemmeno una profonda introspezione degli stessi. Ci sono dei colpevoli, più o meno insospettabili, ma la stessa ingiustizia subita da Kwon Yoo è di fatto praticamente casuale, quindi priva di un significato o collegamento più sensato o complesso. Con queste premesse, l’unico obiettivo che il film si può porre è quello di smascherare e fermare il cattivo e riabilitare il nome del giovane protagonista.
Diversi gli scivoloni presenti, dalla tecnologia esageratamente all’avanguardia a passaggi non propriamente coerenti (il rifugio della giovane viene utilizzato anche dopo il rinvenimento del localizzatore, Kwon Yoo passa giornate a prenderle di santa ragione in carcere prima di decidersi a rispolverare due mosse di Taekwondo per rimettere i detenuti cattivi al loro posto), fino a forzature davvero un po’ poco credibili (la ragazza sociopatica che si porta a casa l’amico virtuale ma che è a tutti gli effetti poco più di uno sconosciuto accusato di stupro e omicidio proprio non regge, così come il fatto che il giocare in squadra completando missioni tra combattimenti e sparatorie non presuppone il possesso di capacità simili anche nella vita reale, mentre il nostro Comandante sembra diventare magicamente un esperto anche nel mondo vero e proprio).
A tutto ciò si aggiungono dettagli un po’ lasciati al caso (perché l’avvocato abbia mezza faccia annerita e un occhio menomato rimarrà per me per sempre un mistero).
Tra i primissimi attori che mi hanno fatto amare i drama asiatici, Ji Chang Wook in questo film gioca sicuramente in casa, poiché veste i panni del personaggio che indubbiamente gli viene meglio (la sua comprensibile scelta di interrompere poi il filone degli action-drama, proprio per non restare legato a un solo genere, non l’ha purtroppo premiato, già che fatta eccezione per il successivo “Suspicious Partner” devo dire che grandi serie con grandi prove di versatilità non ce ne sono state). Pare però che Fabricated City sarà a breve oggetto di un remake, stavolta un drama, dove nei panni del protagonista ritroveremo proprio Ji Chang Wook, non so se agile come un tempo ma sicuramente esteticamente un po’ cambiato (a quasi una decade di distanza il fascino giovanile si è perso ma non è stato purtroppo sostituito da un fascino più maturo, complice forse anche il ricorso a qualche intervento plastico di troppo).
Un film adatto agli amanti del genere d’azione e/o ai fan che non disdegnano un tuffo nostalgico nel passato dell’apprezzatissimo Wookie.

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Completed
My Wife's Double Life
1 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 16, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 7.0

Buon C-drama storico, tra romance, arti marziali e una coppia apparentemente improbabile.

Una premessa doverosa: ho iniziato questo drama quale "trattamento choc" dopo la conclusione di "Revenged Love" per voltare pagina rispetto ai due protagonisti ai quali mi ero davvero affezionata e interrompere il rischio di un rewatch continuo. Ergo, mi sono tuffata sul genere che solitamente rifuggo (drama cinese storico, wuxia o xanxia che sia) e dove, nonostante svariati tentativi anche con i titoli più quotati, non sono mai riuscita a portare a termine una visione che sia una, droppando quasi subito tra noia e disinteresse.
La trama di questo drama un po' mi incuriosiva, il cliché del matrimonio combinato lo rivedo sempre con piacere e Sabrina Zhuang nei panni della protagonista era un'altra nota positiva (attrice che apprezzo e che in alcune serie ha saputo interpretare fanciulle di carattere).
Ironia della sorte, l'attore protagonista - Tang Xiao Tian, che non conoscevo - è risultato assomigliare incredibilmente e avere la stessa voce (stesso doppiatore) di Tian Xu Ning, l'amato Chi Cheng protagonista del sopracitato "Revenged Love": una congiura, insomma!

Tornando al drama in questione, non ho modo di fare grandi paragoni con altre serie dello stesso genere, ma il fatto che sia la prima volta che riesco a concluderne una vorrà pur dire qualcosa. Il romance si mescola in modo equilibrato alle tecniche del Kung Fu, sebbene lo definirei un drama dove l'azione viaggia in parallelo con la love story ma complessivamente è un po' subordinata ad essa. Interessante la figura della giovane ladra, la Liu Rong di Sabrina Zhang è un personaggio indubbiamente di carattere e carismatico. Più ingessato invece Xu Mu Chen, dove l'atteggiamento distaccato e controllato sembra mancare dello charme necessario a fare di lui un protagonista apparentemente freddo ma affascinante. Risulta però piacevolmente agile, intelligente e intuitivo, mentre esteticamente non sono mancati make up con un incarnato da moribondo che non era propriamente il massimo. L'identità nascosta di lei permette di apprezzare l'insolita e improbabile coppia, dove lei è di fatto una ladra (ma di quelle buone e giuste) e lui un ispettore che deve riabilitare il nome della propria famiglia. La recitazione direi buona per entrambi, non una prova memorabile. Stesso discorso per i personaggi secondari, fanno il loro dovere ma nessuno rimane particolarmente impresso (eccetto forse il Duca, mentre al contrario il figlio è stato una sorta di fastidio cronico).
Le scene dei combattimenti molto ad effetto, soprattutto quando lottano tra di loro o quando uniscono le forze. Costumi e accessori molto belli e raffinati, ambientazione curata.
L'evoluzione del romance è lenta, aspetto che sicuramente dilunga l'attesa ma che conferisce anche credibilità, permettendo al duo inizialmente estraneo di imparare via via a conoscersi e poi ad apprezzarsi sempre più. L'affiatamento non è tra i migliori mai visti, ma sufficiente a rendere alcune scene emozionanti. Molti i cliché prevedibili inseriti nella vita quotidiana di coppia che aiutano ad alleggerire la vicenda con qualche momento simpatico e divertente.
Gli intrighi presenti e passati sono abbastanza fitti, alcuni più palesi di altri, ma a fronte del gomitolo aggrovigliato presentato in partenza sembra via via mancare la voglia e l'impegno necessari per dipanare la matassa come si deve: molti nodi vengono sciolti sul finire in modo un po' banale e semplicistico, altri persi un po' per strada. E' in questo senso che vedo la trama un po' piegata al romance.
Una nota di demerito riguarda la musica: un paio di canzoni, di qualità discutibile, che vengono riproposte all'infinito ma senza essere capaci di dare quel quid in più alla scena.

Per gli amanti del genere credo non sia un drama particolarmente eclatante o originale. A me complessivamente devo dire che è piaciuto, non finirà certo dritto nella mia top ten ma è stata comunque una visione apprezzata, che non mi sento di sconsigliare. Un approccio con aspettative medie e la consapevolezza di non avere tra le mani una perla rara dovrebbero garantire un giudizio comunque positivo.

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Completed
Be My Boyfriend
1 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 8, 2025
15 of 15 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0

Come bere un bicchiere d'acqua: non fa male, ma non sa di niente

Commediola banale e leggera incentrata su adolescenti e rivolta a giovani fan di idol drama.
Buoni sentimenti, scaramucce prevedibili, spessore inconsistente.
Una passeggiata veloce - quindici episodi fortunatamente non troppo lunghi o impegnativi - che portano in scena i più ovvii tira e molla tra liceali, senza rinunciare a nessun aspetto prevedibilmente abusato: la ragazza bella e popolare ammirata da tutti, le amiche fidate, l'amica invidiosa e gelosa, il ragazzo belloccio e sbruffone ma pronto a redimersi e il giovane bello e bravo, non popolare ma che si rivelerà un ragazzo d'oro. Aggiungiamoci un contratto di finta relazione, e il gioco - visto, già visto, stravisto - è fatto!
Recitazione standard, niente di importante da segnalare. Un po' come la storia, senza nemmeno uno spunto veramente apprezzabile che sia uno. Visione che può fare da riempitivo quando proprio non si sa cosa guardare, ma nulla più.

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Completed
A Calm Sea and Beautiful Days with You
1 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 5, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 5.0

Un'ambientazione originale devastata da dieci episodi di balbettii e boccheggiamenti vari

Due gli elementi a favore di questo drama: il primo è che ripropone uno dei miei temi-clichè preferiti, quello del matrimonio combinato. L'altro è rappresentato dalla scelta del periodo storico: pochissime serie giapponesi degli ultimi anni sono ambientate nella prima metà del '900, ed è un contesto che ha il suo fascino oltre a potersi giocare la carta dell'originalità.
Il risultato, però, è stato quasi fin da subito deludente. Mi va bene che la storia d'amore sia delicata, che si prenda i suoi tempi, senza passaggi bruschi o affrettati a minarne la credibilità, ma così è un po' troppo, e diventa davvero poco credibile nel senso opposto.
Lui di poche parole, spesso impacciato, fatica a comprendere le reazioni di lei e ha costanti dubbi su come approcciarsi. Lei in panico totale, perennemente a disagio e timorosa di fare passi falsi, imbarazzata e timida. Nel concreto questo si traduce in una sequenza infinita di parole balbettate, momenti di un imbarazzo tragicomico, espressioni da pesce boccheggiante e annaspamenti vari. Dal primo fino praticamente all'ultimo episodio. Ho proseguito la visione - che mi deludeva episodio dopo episodio - un po' per inerzia, un po' nell'ormai vana speranza di un cambio di rotta e - se dobbiamo salvare il salvabile - per rispetto nei confronti del pairing secondario, un po' defilato ma indubbiamente meglio riuscito.
Mi piace l'idea e l'ambientazione, ma come drama sarebbe davvero tutto da rifare.

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Completed
The First Night with the Duke
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 18, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 5.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.5

Una buona premessa che si risolve in una serie mediocre e che manca di identità

Incipit curioso, aspettative medie. Il primo episodio mi ha spiazzata, l’avvio decisamente migliore di quanto mi aspettassi. La protagonista che si ritrova a vivere all’interno del romanzo non è una novità – vedasi “Lost Romance”, anno 2020, tanto per citarne uno – ma la vera chicca è l’evoluzione rapida tra i due, una vera e propria partenza col botto, unita all’elemento – gestito in chiave simpatica e divertente – della prima notte…di lui, con il risveglio al mattino successivo che propone una scena a parti invertite rispetto al solito.
Uno spunto grazioso che andava alimentato e arricchito negli episodi a seguire, ma che va invece a disperdersi a favore di altre questioni non altrettanto accattivanti. Anche l’intesa di coppia che inizialmente prometteva tensione e romanticismo sembra subire un calo costante, la serie perde smalto man mano che procede, il focus passa a concentrarsi su tutta una serie di intrighi interessanti solo fino a un certo punto e introducendo una quantità eccessiva di personaggi secondari, spesso non necessari.
Rispetto ai protagonisti, buona ma non eccellente la prova di lui (già conosciuto e apprezzato nel ruolo di cattivo in “Vincenzo”. Lei invece convince davvero poco: a tratti sembra un po’ una macchietta mentre sul fronte estetico il make up è un vero scempio, col risultato che appare più vecchia di quello che è (anagraficamente l’attrice è anche più giovane rispetto al partner).
La fotografia risulta curata, le musiche apprezzabili, l’ambientazione storica resa con un certo fascino.
Trattandosi di una serie ispirata a un racconto, il risultato lascia però abbastanza a desiderare. Alla buona partenza segue un declino che poteva essere evitato: se da una parte c’è l’aiuto di una linea guida già che la vicenda non viene inventata da zero, dall’altra serve però un investimento imprescindibile per far si che la trasposizione mantenga alto l’interesse. Senza questa particolare attenzione, il prodotto finale non può che essere discutibile, come questo è il caso.
Il finale, inoltre, particolarmente deludente. Doveva essere nell’insieme un drama con uno spunto nuovo, si è rivelato un insieme di cose già viste e senza una vera e propria identità.
Mi fermo a una sufficienza stiracchiata, il contraccolpo della delusione dopo la premessa iniziale è stato peggio dell’affrontare un drama mediocre fin dall’inizio.

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Completed
Suspicious Partner
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 16, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 5.0

Remake ristretto e piatto che non regge il confronto con l’originale

Questo è un remake di cui non si sentiva onestamente la mancanza. Partiamo col dire che l’originale coreano vanta un’ottima riuscita, un cast di primordine – il protagonista è “solo” Ji Chang Wook, tanto per dire – e una narrazione sicuramente complessa e completa. Proporre una rivisitazione che sia all’altezza sa già di impresa ardua in partenza, insomma.
Questa giapponese, di fatto, non ci prova nemmeno più di tanto: la vicenda è tremendamente confusa, vengono richiamati a spot dei passaggi in modo fedele ma tra l’uno e l’altro ci sono dei buchi notevoli, intere scene completamente eliminate che pur non essendo singolarmente fondamentali nell’insieme sono tutto fuorché superflue.
Qui mancano proprio, e il collage che rimane genera una storia insoddisfacente per chi ha già visto il drama originale, se non addirittura incoerente e confusa per chi – provo a immedesimarmi – dovesse approcciarsi a questo “Suspicious partner” per primo.
L’economia su durata e numero di episodi è quindi bocciata su tutta la linea.
Il cast è accettabile, ma niente di eclatante: bravina lei, poco convincente lui, perennemente ingessato a fronte di un protagonista che sì, conosciamo molto rigido e squadrato all’inizio, ma che si fa via via più interessante e mostra anche altri aspetti, oltre a evolvere di per sé nel corso della vicenda. Questo, quanto meno, è ciò che accadeva a Noh Ji Wook, procuratore protagonista del drama coreano. Il suo alter ego, Tateishi Haruto, resta un pezzo di gesso dall’inizio alla fine, i rari tentativi di mostrarsi più aperto, empatico e sciolto falliscono miseramente. Anche gli attori che interpretano i personaggi secondari risultano complessivamente poco performanti e non reggono minimamente il confronto con i corrispettivi coreani (basti ricordare il padre adottivo del procuratore, il mitico Lee Deok Hwa e Nam Ki Ae, bravissima attrice che veste i panni dell’eccentrica moglie di lui, figura che nella versione giapponese non è nemmeno contemplata).
La terza e grande falla di questo drama è data dalla capacità di coinvolgere e di emozionare, che qui latita veramente. Ci può essere una soggettività, certamente, ma la recitazione piatta e a tratti apatica non promuove sicuramente chissà quale turbine di emozioni.
C’è poco, molto poco rispetto all’originale, e quel poco è di un livello piuttosto scarso. Sarò sincera, l’ho portato a termine più per inerzia che per altro, quasi grata alla fine che fossero solo dodici episodi.
Per gli appassionati del genere, più che questo remake meglio allora propendere per un più valido rewatch del drama coreano.

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Completed
Reborn
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 10, 2025
23 of 23 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 8.0
Rewatch Value 9.0
This review may contain spoilers

Il difficile e complesso percorso di crescita personale tra angoscia, speranza e determinazione

Drama davvero ricco, coinvolgente e intenso, che riesce ad affrontare egregiamente svariate tematiche con una profondità emotiva non indifferente, intrecciandole in giusta misura in una vicenda ben delineata e strutturata.
C'è un romance adolescenziale che non domina e non fa nemmeno da sfondo, ma che una volta tanto è una parte integrante della storia pur non risultando predominante. Al centro del drama c'è una figura, quella della protagonista, Quiao Quing Yu, interpretata da una formidabile Zhang Jing Yi, che considero ormai a tutti gli effetti la mia attrice cinese preferita. Dopo alcuni drama di successo nelle vesti della protagonista femminile - splendida ma sempre un po' in secondo piano rispetto alla controparte maschile - trova in questa serie la possibilità di dominare veramente la scena, diventando il perno centrale del drama. Il suo non è solo un personaggio complesso e ben costruito, prova di una recitazione di alto livello soprattutto perchè davvero non semplice da interpretare, ma diventa anche il punto di convergenza della maggior parte delle questioni affrontate, dal romance con il compagno di classe Ming Shen, alla difficile situazione famigliare, devastata dalla recente scomparsa della sorella maggiore, al rapporto con la sorella stessa, fatto di memorie che vengono ricordate, sviscerate e rivalutate, mentre dubbi e domande si fanno sempre più insistenti e la percezione di segreti taciuti che diventano per lei un vero e proprio tarlo fisso.
Ci sono scene, disseminate tra gli episodi, che fanno stringere davvero il cuore. Lo spettatore impara a conoscere Bei Yu - la sorella scomparsa - attraverso i ricordi di Quing Yu e le maldicenze della gente, per poi scoprire via via una diversa chiave di lettura della situazione. Davvero tanti i temi che permeano la storia, dal bullismo che ha visto in Bei Yu una vittima e che sembra abbattersi nuovamente su Quing Yu, alle maldicenze - in famiglia, tra conoscenti, compagni di scuola e anche a volte quasi estranei - che sottolineano il terrificante potere delle parole, il trauma dell'abbandono, aspetto che segnerà Bei Yu fin dall'infanzia e sarà determinante per la sua fragilità, la ricerca - conseguente - di attenzioni e affetto, una fame d'amore che la condurrà, delusione dopo delusione, a precipitare nel baratro. Altro tema importante e insolito nei drama asiatici è quello della sieropositività e, più dell'aspetto meramente legato alla patologia, le ripercussioni relazionali che colpiscono chi ne è affetto e i famigliari. Questo ci porta a un altro aspetto ampiamente evidenziato, quello della rispettabilità, dell'integrità di facciata in nome di antiche abitudini e tradizioni, dove il tenere alto e intonso il nome di famiglia vale più di qualsiasi altra cosa, più delle vite delle persone stesse, più della verità, più della giustizia. Ed è così che Bei Yu diventerà un vero e proprio capro espiratorio, aspetto del quale Quing Yu verrà lentamente a conoscenza: la sorella maggiore che ricordava con fastidio, poco frequentata e - nella vita adulta - anche antipatica nei suoi confronti, nascondeva una storia ben diversa. Le ricerche di Quing Yu portano via via a galla l'intera verità, dall'affetto che Bei Yu aveva nei suoi confronti, alla sua fragilità, alle responsabilità alle quali Jin Rui si è sottratto vivendo quel futuro radioso che a Bei Yu era stato negato, alla complicità nella vicenda di tutti i famigliari, dal dispotico nonno alla zia, tremendamente meschina, passando per la debolezza del padre di Quing Yu e la negazione della madre. Questo background pone le basi per un interessante confronto tra generazioni: giovani cresciuti secondo i valori dell'onestà che si sentono di battersi per la verità, con tutta l'impetuosità della giovinezza, nei confronti delle figure adulte che appaiono ipocrite ai loro occhi, tanto dediti a insegnare cose che sono i primi a non saper mettere in pratica. L'insofferenza per la situazione, la convinzione di essere l'unica nel giusto, il facile giudizio verso i propri genitori, il dover subire i pregiudizi e le critiche dei concittadini, portano Quing Yu a rivelare in modo plateale una verità che scombinerà tutti gli equilibri. Quello che inizialmente rappresenta per lei un atto dovuto, che compie senza rimpianto e che determina una presa di distanza fisica dalla famiglia si carica via via dell'importanza della scelta: un futuro in fuga da costruire da zero, un'alleanza con Ming Shen che fa fatica a gestire per diverse ragioni (la situazione di lui e di quello che doveva essere il suo futuro, piuttosto che il rapporto stesso con lui, dettato da un sentimento genuino ma non privo dell'influenza del contesto dovuto alla storia di Bei Yu... tutto concorre a sottolineare un'angoscia adolescenziale espressa egregiamente). Ed ecco che si arriva a un giro di boa, dove la giovane e coraggiosa ragazza armata del senso di giustizia e volta alla ricerca della verità si trova a dover via via fare fronte a tutti i meccanismi che le sue azioni hanno innescato, scoprendo nuove situazioni ancora più complesse rispetto ai genitori che aveva facilmente giudicato e condannato: una fragilità devastante e insospettata della madre, un padre consapevole della precarietà della situazione della moglie. Sicuramente resta una figura debole, incapace di opporsi al proprio padre (nonno di Quing Yu) e da sempre abituato a risolvere le questioni con fratelli e cognati minimizzando le tensioni, ma mostra di essersi fatto carico di altre situazioni altrettanto difficili, quali per l'appunto la depressione della moglie. L'assetto malsano che Quing Yu aveva destabilizzato, dopo un periodo iniziale dove appare anche peggiore, viene poi rimesso in piedi lentamente dalla ragazza stessa, andando a risanare le ferite a lungo nascoste ma mai guarite. La situazione finale della famiglia Quing è come un tenue raggio di sole dopo una tempesta violenta e duratura. Il percorso affrontato dalla stessa Quing Yu diventa un vero e proprio percorso di crescita che la vede infine decisamente maturata (armati della "lotta per la verità", sia lei che Ming Shen reagiscono insofferenti alle uscite dei genitori che nella prima parte della serie accusano spesso i figli di essere ancora poco maturi e adulti), più consapevole e responsabile.
L'altro focus, seppur minore, della serie, riguarda la figura di Ming Shen, dove l'attore protagonista veste ancora una volta i panni di un personaggio calmo e composto, riflessivo, a tratti quasi schivo ma, a differenza di altre serie che lo hanno visto protagonista, il suo Ming Shen risulta caratterialmente più forte, capace di mostrare anche un lato più accattivante. Attorno a lui ruota la questione del difficile rapporto con il padre e l'abbandono forzato della madre, un vissuto che l'ha segnato più del dovuto ma che avrà modo di imparare a riconsiderare con una giusta chiave di lettura, anche qui alla luce di importanti rivelazioni e non senza una maturazione dell'adolescente incontrato nei primi episodi.
Sul fronte romance...storia d'amore sì, ma non in primo piano. Si intravede fin dall'inizio e resta una presenza più o meno costante per l'intero drama, una slow burn davvero ma davvero slow e che, non essendo il tema centrale del drama trova una risoluzione finale piuttosto tirata in termini di investimento. Buono il livello di interazione tra i due protagonisti ma, anche al netto delle scene romantiche, l'affiatamento di coppia è ben altra cosa. Non era una priorità e un po' si è notato, insomma.
Le tematiche affrontate risultano ben dosate e distribuite in modo bilanciato nel corso della storia, in un lavoro raffinato che mescola momenti più cupi e malinconici a sprazzi di leggerezza.
Una serie - tirando le somme - davvero valida, ricca e confezionata con molta cura, impreziosita da spunti originali e forte di una capacità di coinvolgere praticamente garantita. In conclusione, decisamente consigliata!

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Completed
Game of True Love
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jul 2, 2025
56 of 56 episodes seen
Completed 0
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 6.5
Music 5.0
Rewatch Value 5.0
This review may contain spoilers

Melodramma romantico stile soap opera di vent'anni fa...

Drama vecchio stile, non in termini di scenografia, montaggio e riprese - su queste nulla da dire, la qualità è decisamente buona - quanto sulla vicenda in sé, che si presenta come una sorta di polpettone di oltre cinquanta episodi degno di una soap opera di vent'anni fa.
C'è il romance, c'è il melodramma, ma uniti dalla pesantezza e spesso dall'insensatezza di situazioni trascinate a dismisura. Protagonisti ancora interessati l'uno all'altro ma che pretendono di odiarsi, sguardi di sfida e promesse di guerra aperta che sfumano in un battibaleno davanti all'evidente gelosia di lei e all'apprensione smisurata di lui nei suoi confronti, salvo poi tornare a recitare il ruolo di nemici giurati, e ricadere subito dopo in un'improbabile alleanza a supporto l'uno dell'altra.
Esagerato, eccessivo, poco credibile, così come i colpi di scena davvero abusati: maternità/paternità messa in dubbio una volta, poi un'altra, poi un'altra ancora...a turno sembra che tutti possano essere figli segreti di tutti. Manca proprio un po' il senso della misura, insomma.
Rispetto al cast, sicuramente la coppia funziona e la chimica è buona, ma a livello interpretativo la protagonista è tanta apparenza e poca sostanza (complice anche un trucco da femme fatale che non viene mai meno, nemmeno dopo un tuffo in piscina, nemmeno dopo una nottata d'amore, nemmeno dopo un rapimento...no, lei ha sempre un make up perfetto e per nulla discreto). Buona ma non eccellente la prova del protagonista, portato in scena da Fan Zhi Xin, attore che sto tenendo d'occhio da qualche tempo, al quale riconosco una bellezza che lo fa apparire anche più maturo della sua reale età e un fascino che si sposa bene con il ruolo del "apparentemente cattivo ma sotto sotto buono", scaltro e capace di sporcarsi le mani quando serve. Non un talento formidabile e non un attore poliedrico e versatile: questo è forse l'unico ruolo su misura per lui ma, anche qui, tolto lo sguardo da duro e i momenti di commozione - due aspetti che evidentemente ha ormai acquisito - dovrebbe lavorare sul resto per dare al personaggio, pur stereotipato, un po' di spessore. Diciamo che, pur nel suo piccolo, vedo per lui discreti margini di miglioramento.
Complessivamente un drama con qualche scena d'amore gradevole per quanto palesemente artefatta, una trama che via via si infittisce ma in modo estremamente disordinato e spesso senza il minimo buonsenso alla base di scelte, azioni e reazioni (ad esempio Tutto molto scenografico, a uso e consumo dello spettatore, ma senza la ricerca di un'identità tutta sua come obiettivo primario.
Evitabile ma non inguardabile.

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Completed
City of Romance
1 people found this review helpful
by Lynnea
Jun 25, 2025
22 of 22 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 6.0
Acting/Cast 6.5
Music 5.5
Rewatch Value 5.5

Romance standard che appiattisce i pochi spunti interessanti

Drama semplice, che cerca di mixare un approccio piuttosto superficiale a tematiche più profonde, ma - proprio per via del taglio - fallendo miseramente.
Classico romance made in Cina: aspettiamoci conversazioni infittite di riempitivi non necessari, talvolta con dinamiche e reazioni nemmeno tipiche della fascia adolescenziale ma più pre-adolescenziale, nonostante l'ambientazione sia paradossalmente quella universitaria. Tutto molto naif, insomma.
Lui passabile, un po' amorfo ma ne ho apprezzato il contegno, aspetto non scontato già che di protagonisti glicemici la rete ne è particolarmente satura. Lei decisamente fastidiosa, la sua caratterizzazione è legata sì al vissuto passato ma ne esce un ritrattato davvero esagerato e poco credibile.
Abbiamo poi il classico pairing secondario, come spesso accade non particolarmente degno di nota.

Cosa porta, a fatica, la serie a ottenere la sufficienza?
- la caratterizzazione del personaggio maschile, soprattutto nella prima parte della serie.
- la figura di Black, l'autore sconosciuto del popolare fumetto al centro della vicenda
- il tema della menzogna e di tutte le riflessioni che comporta, dalla condanna facile alla comprensione che, in un mondo che non è tutto bianco o nero, più che un difetto o una colpa o un tratto deprecabile possa essere a volte un sintomo di malessere, un po' come la febbre provocata dall'organismo stesso per fronteggiare un'infezione.

Questi elementi potevano davvero essere un plus, se gestiti bene. Purtroppo l'approccio - come sopra sottolineato - ha banalizzato un po' il tutto, portando a un risultato decisamente sottotono. In conclusione, si può guardare ma anche no, senza nessuna indicazione/controindicazione particolare.

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