Un piccolo gioiello da non perdere assolutamente!
Questo drama si è rivelato davvero una gran bella sorpresa. L'avevo messo in lista per via della presenza di Jung Kyung Ho, attore che sto apprezzando sempre di più. La serie conta in totale 16 episodi, estremamente ricchi senza mai essere frettolosi: incredibile come con un ritmo calzante ma non precipitoso, riescano a susseguirsi un gran numero di eventi in un singolo episodio. Il tempo sembra dilatarsi, in senso positivo, si arriva alla fine di ogni puntata soddisfatti di quanto appena visto e contenti del fatto che ce ne siano ancora altri da vedere.La sceneggiatura è solida, il background complesso e ben curato. L'attenzione dedicata alla serie si evidenzia sotto molti aspetti, dalle riprese, dal montaggio, dalla sceneggiatura stessa, dalla cura per i dettagli. Forse un attimo di smarrimento all'inizio del terzo episodio, dove ho avuto l'impressione di un tratto disconnesso dalla fine dell'episodio precedente, ma pazientando un poco tutto torna nello schema logico. Belle le riprese che diverse volte sfumano quasi nel bianco/nero, mai per caso ma sempre a sottolineare momenti salienti. Se parliamo dell'ambientazione, ci troviamo davanti a una serie ambientata per la maggior parte del tempo all'interno di un penitenziario ma dove la tematica sportiva del baseball è di fatto costante e motore di tutta la storia. Presenta l'accenno di due storie d'amore, un coppia che si riunisce e una che si forma da zero (che poi è quella che più ho apprezzato). Parlo di accenno perchè il fulcro del drama è in realtà l'aspetto bromance, ovvero il legame tra quelli che a conti fatti sono i due protagonisti, due amici - migliori amici d'infanzia e del periodo scolare - ritrovatisi in età adulta vestendo i ruoli rispettivi del detenuto e del secondino. Una delle poche cose che non ho compreso, anzi diciamo l'unica, è come mai i due si fossero persi di vista da un decennio, dato che erano migliori amici e che, una volta che il destino fa incrociare nuovamente le loro strade, riprendono lo stretto rapporto di prima come se l'amicizia, negli anni, fosse rimasta intatta. Ad ogni modo, dall'interazione non solo a parole ma anche negli sguardi, nelle azioni e nei gesti trapela questo stretto legame, questa fiducia indissolubile e conoscenza dell'altro, dove con uno sguardo si può capire il non detto e il non voluto dire. Davvero, il sentimento fraterno è rappresentato in modo impeccabile. Loro due sono i protagonisti del drama, ma la storia è ricca grazie anche a numerosi personaggi secondari che tanto secondari non sono, ma che con le loro singole vicende calcano a turno la scena. Dal Galeotto al Pazzo (una delle figure più complesse, con storia altrettanto complessa alle spalle), al capitano Yoo, al tenente Paeng (splendido personaggio interpretato da un bravissimo Jung Woong In, che per una volta non veste i panni del cattivo di turno ma sa ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto nello schieramento dei buoni). Per quanto riguarda Jung Kyung Ho (l'attore che interpreta Lee Joon Ho), ha dimostrato ancora una volta grande talento e versatilità: è un attore che trovo sempre molto sobrio - anche nei momenti divertenti e scherzosi - con un'eleganza intrinseca che sa esprimere attraverso gli sguardi, il portamento e la voce (di quest'ultima, timbro e cadenza mi ricordano incredibilmente quella di Namgoong Min, punta di diamante tra gli attori coreani, per quanto mi riguarda). Che dire, una serie davvero complessa e completa, di alto livello e con minimi difetti, che consiglierei a chiunque di vedere perchè davvero merita! Non do il massimo come valutazione poiché sono irrimediabilmente fan dei grandi romance, e questo no lo è, nessun batticuore da grande amore al centro della scena. Ma, al di là di questo motivo, è come se gli avessi dato il massimo del punteggio. Da non perdere!
Un drama melenso e senza trama
Ho visto questo drama tempo fa, forse dopo le primissime BL Thai. Mi aveva un po' delusa, l'avevo guardato sbrigativamente e poi archiviato. A distanza di alcuni mesi, ho provato a dargli una seconda chance. Niente, la prima impressione era quella giusta.L'unico pro credo sia la buona chimica di coppia, sia per quanto riguarda il pairing principale che quello secondario.
Di contro, tante cose. Dal fatto che, diciamocelo, una trama non esiste. Ci sono solo una serie di elementi infilati - a volte un po' a caso - per accompagnare la relazione dei protagonisti nella direzione in cui si vuole andare. Non ci sono grandi drammi, veri e propri ostacoli, ma ci si limita a puntare tutto sul tema del "segreto" e del "non detto", anche dove ciò che viene celato non è niente di eclatante, tant'è che una volta svelato non va a sconvolgere chissà quali equilibri. Alcune scelte, poi, risultano così forzate da essere un po' assurde, vedi il fatto che i due siano stati promessi fin dalla tenera età per volere delle rispettive famiglie (ah, la logica, questa strana cosa misteriosa!). Gli attori abbastanza bravi, anche se l'attore che interpreta Lian mi suscita antipatia a prima vista. Se da una parte, dicevo, non esiste una storia vera e propria, dall'altra a peggiorare la situazioni arrivano una quantità disumana di scenette assurde: un conto è il momento un po' glicemico, ma comunque emozionante e romantico, un altro sono i siparietti melensi, così sdolcinati da risultare ridicoli e quasi imbarazzanti. Ecco, per arrivare alle - non poche, va detto - scene appassionate tra i due occorre però sopravvivere alla pioggia di zucchero a velo del prima e spesso anche del dopo.
Giusto per completezza, mi sono fatta del male e ho guardato anche il sequel e, non contenta, anche la spin-off su Yi e Diao. Per entrambe, confermo quanto già detto per la serie originale. Anzi, in alcuni passaggi sono riuscite pure a essere al di sotto di "Cutie Pie", che non è cosa da poco. Il giudizio finale è una sufficienza risicata, giusto per l'affiatamento tra le coppie. Ma non lo ritengo un motivo sufficiente per consigliarne la visione.
Quando il troppo stroppia e i pregi diventano difetti
L'idea alla base della serie non è nuova - come dice il titolo si ispira al noto Dr.Jekyll e Mr. Hyde - ma la chiave di lettura sembra avere un buon potenziale di partenza: un Jekyll freddo, cinico, egoista e per nulla empatico e al contrario un Hyde che invece di essere un alter ego malvagio viene dipinto come un eroe, un salvatore, costantemente permeato da sorrisi e buone intenzioni.Un meccanismo rovesciato che mi ha incuriosita e che già dopo i primi episodi mostra un ulteriore inversione: Seo Jin non è poi così freddo e calcolatore come si sforza di apparire e d'altro canto l'altruismo di Robin non è proprio così smisurato. Un doppio flip che sembra voler rimettere tutto in discussione, gettando l'idea che "la verità non è quella che appare". In realtà, alla fine, la verità si troverà un po' nel mezzo.
A condire la storia ci sono dei buoni temi a supporto: la psicanalisi, i ricordi del rapimento durante l'infanzia, con tematica poliziesca annessa.
Tanti aspetti positivi, insomma. Eppure...c'è mancato poco che non la terminassi. Il ritmo - non dico incalzante, ma quanto meno coinvolgente - dei primi episodi rallenta a una velocità da crociera. Il giro di boa l'abbiamo a metà serie, con la protagonista che finalmente fa 2+2 e scopre che non esiste alcun gemello, ma sia prima che dopo i tempi sono davvero troppo dilatati, parliamo di 20 episodi che potevano benissimo essere riassunti in poco più della metà. E poiché il troppo stroppia, tutti gli aspetti positivi sopracitati diventano delle zavorre: la questione dell'avvicendarsi dei due sembra voler proseguire all'infinito, la storia del rapimento e del recupero dei ricordi sembra la saga della "storia infinita", la dottoressa segregata, le sedute ipnotiche, ecc... a una certa viene da dire "ok, abbiamo capito, ora però andiamo avanti!". Sostanzialmente è proprio questo dilungarsi esasperante che affossa una serie dalle premesse più che buone. Anche il triangolo amoroso viene trascinato fin quasi alla fine e risolto con un ricongiungimento che non ha il tempo di essere percepito come tale (più che un protagonista che alla fine è sia Robin che Seo Jin, la spiacevole impressione è che lei si sia sposata con Robin per poi trascorrere la vita con Seo Jin). Poteva essere gestito meglio, insomma. In ultimo, c'è davvero un eccessivo buonismo: il dualismo bene/male di Jekyll/Hyde sparisce, e vogliamo far risultare buoni entrambi. Non contenti, anche al padre di Seo Jin viene condonato molto e, perchè no, pure l'amico d'infanzia, che ha fatto da antagonista per buona parte della serie, entra nella squadra dei buoni redenti. Alla fin fine, i cattivi sono tutti spariti, insomma.
Per quanto riguarda i due attori protagonisti, non conoscevo l'attrice ma l'ho apprezzata molto. L'attore che interpreta il Presidente l'ho già visto in altri drama - in primis Suspicious Partner - e lo trovo sempre una valore aggiunto. Quanto a Hyun Bin, servono due parole a parte: l'ho conosciuto nel più acclamato "Crash landini on you", che è stato anche il mio prima k-drama in assoluto, e che ha fatto da apripista a tutte le serie asiatiche che ho visto successivamente. Non avendo termini di paragone, all'epoca, l'avevo trovato ineccepibile - pur nei panni di un personaggio non particolarmente scattante, va detto - ma molti degli altri suoi drama ero finita poi per abbandonarli, ridimensionando la sua bravura a una triste monotonia interpretativa. Con questa serie, invece, si riscatta decisamente: non solo perchè ricopre ruoli diametralmente opposti ma perchè emerge in entrambi tutta quell'energia che mi era sembrata sopita persino nella sua sopracitata serie di maggior successo. Consiglierei questa serie? I primi episodi valgono la pena, ma mettete in conto di non arrivare alla fine.
La ricetta per la commedia perfetta!
Al di là del voto che si può dare a una trama, alla recitazione, alla sceneggiatura o quant'altro, per me il metro di valutazione di un drama si riconduce spesso a un solo quesito: quante volte ho riguardato la serie? Nel caso di Beautful Gong Shim, direi abbastanza da farla finire tra le mie preferite.Ci sono i tratti spensierati e divertenti - a volte proprio esilaranti - di una commedia fresca e frizzante. C'è un mistero da risolvere, questioni da dipanare, situazioni difficili da affrontare nel presente e da ricollegare nel passato. Non è una serie insipida e senza trama, che non sa bene dove inizia e dove vuole arrivare. Il punto di partenza e la linea di arrivo erano evidentemente ben chiare in coloro che hanno ideato la storia. E, nel mezzo, c'è lo spettacolo: quello di qualità, che intrattiene, che emoziona, che fa riflettere. C'è una protagonista che inizialmente mi ha spiazzata, nel suo aspetto un po' scialbo che non si mostrava come il finto brutto anatroccolo pronto a trasformarsi in un cigno, ma che così rimane fin quasi alla fine. Kong Shim si rivela un personaggio espressivo, dove l'aspetto perde di significato e consente di aprire una finestra che guarda dentro il personaggio, alle sue emozioni, alla scarsa autostima, ai desideri. Si entra in empatia con lei e si torna a seguirla "da fuori" osservandola con simpatia, perchè se non è "carina" esteticamente, è "carina" nel suo modo di essere. Se poi a un'attrice che per l'appunto si rivela davvero una notevole sorpresa si affianca poi uno dei migliori attori coreani - anzi diciamo pure il migliore, per quanto mi riguarda - non può che derivarne una coppia sensazionale. Namgoon Min, attore superbo su tutti i fronti, riveste i panni di un personaggio ben studiato e complesso, che gli permette di dare prova della sua versatilità e capacità recitativa, dando vita a un An Dan Tae espressivo e affascinante, singolare e intrigante, sensibile e intelligente, divertente e profondo. Gli attori secondari un po' scompaiono, al confronto, ma non è poi un gran problema: la chimica che c'è tra la coppia principale domina lo schermo senza mai annoiare. Entrambi i personaggi subiscono un'evoluzione, che se per lei è la conquista della propria autostima, della fiducia nelle proprie capacità e nel riconoscimento di queste da parte degli altri, per lui è un po' la ricerca del suo posto nel mondo, il venire a patti con le proprie radice, scoprendo i tasselli di un passato che mancava. Azzeccata la colonna sonora.
SPOILER: se dovessi proprio trovare un difetto, un unico passaggio poco sensato in una trama che per il resto è certamente coerente, è la motivazione - nella parte finale - dell'allontanamento tra i due: che fosse "preso" (24h su 24?) o che il mantenersi in contatto il vivere a distanza...nessuna delle due spiegazioni è sensatamente valida e realistica. Ma, del resto, senza una separazione - non solo geografica ma anche relazionale - non avrebbe potuto esserci il grand finale con la coppia che si ritrova. Diciamo che il meccanismo causa-effetto aveva bisogno di una "causa" un po' più credibile, al di là della riuscita dell' "effetto" desiderato. Ma si tratta giusto di una piccola svista, di poco conto rispetto al resto. Concludendo, un drama che vale davvero la pena vedere, una piccola perla che rischia di passare inosservata (io stessa ammetto l'ho scoperta solo perchè ero alla ricerca di altri drama con Namgoong Min).
La risposta - più rivolta al drama che al titolo - è un meritato e convinto "no".
Commedia romantica fortemente incentrata sul tema del finto matrimonio – matrimonio di convenienza. Tematica già affrontata innumerevoli volte in innumerevoli drama, riproposta con tale frequenza da risultare spesso noiosa. Un filone che a mio avviso non merita necessariamente di esaurirsi ma che deve essere quanto meno ben fatto e, meglio ancora, giocarsi un taglio originale e innovativo (in questo senso ne è un ottimo esempio “When the phone rings”, dove il finto matrimonio andava nascosto invece che mostrato).In questo drama spunti originali di certo non ce ne sono, tutto è molto prevedibile fin dall’inizio. Rispetto al “niente di nuovo ma almeno ben fatto”, direi che la prova è riuscita a metà: la coppia principale funziona e garantisce un buon ritmo alla storia, ma c’è stato un uso esagerato di stratagemmi – spesso poco credibili – per forzare la trama nella direzione voluta. Al di là di tutte le motivazioni che portano lei a proporre il finto matrimonio all’omonimo del fidanzato traditore, e ai motivi per i quali lui infine accetto (e già qui l’effetto “coincidenza”, tra connessioni professionali e trascorsi d’infanzia viene ampiamente abusato), seguono poi tutta una serie di situazioni davvero al limite, dove pur colti in flagrante scappano a nascondersi in modo ridicolo, senza tra l’altro generale una sensata reazione nello spettatore di turno (dai parenti di lui, al dirimpettaio di casa, all’ex fidanzato di lei). Scadiamo un po’ in una comicità da situazione non-sense che poco c’entra e per nulla impreziosisce la serie. Le mille complicazioni che si presentano una dopo l’altra, tutte fronteggiate con scelte discutibili che creano un castello di bugie palesemente traballante, tolgono spazio ai finti novelli sposi, che quasi non riescono a ritagliarsi scene dedicate al ruolo di coppia felicemente sposata, che poi sarebbe il perno centrale dell’intera serie.
Verso la metà arriva la svolta, lui si confessa e lei scopre il loro legame passato. Se da una parte ho apprezzato che le carte fossero state finalmente scoperte – sarebbe stato noioso trascinare il segreto fino alla fine della serie – dall’altra sembra che non ci sia stata la capacità di giocarsele bene. L’impressione di essere sempre un po’ sottotono si fa via via più persistente e la scelta di come sviluppare la trama e le varie vicende non sempre è azzeccata. In particolar modo il ritorno dell’ex fidanzato è veramente insensato: all’inizio del drama lascia Me Ri su due piedi, tagliando di netto ogni legame e ribadendo – quando lei in difficoltà proverà a contattarlo – di essere ormai praticamente due estranei. Poi, mollato a sua volta dall’amante, ricompare sulla scena vantando delle pretese che non possono essere credibili nemmeno nell’ottica di un ottuso egoista come lui. Compare sulla scena, non si comprende bene vantando quale diritto, e a peggiorare le cose Me Ri si sente quasi in dovere di dare spiegazioni. Capisco l’intento legato al rientro del personaggio, dalla rivalità con il protagonista, ai fraintendimenti sull’omonimia, al diventare poi una minaccia per la “finta” coppia. Ma non ci sta comunque, è pensata male e gestita senza grande convinzione. Riprendendo il paragone con le carte, dopo averle scoperte non si sa bene come giocarle e si finisce per riprenderne anche dal mazzo di quelle scartate.
Arrivati a metà serie il ritmo ha subito un forte rallentamento, mentre in termini di sostanza ci si inizia a chiedere con cosa si andrà a riempire tutti gli episodi mancanti, già che sul piatto non sembra esserci rimasto gran che.
Se la prima metà non è risultata accattivante, la seconda va ancora più alla deriva. Le stesse dinamiche si ripropongono più e più volte – in particolar modo l’ex fidanzato che ha la pretesa di tenere tutti quanti sotto scacco – mentre il tema del matrimonio di convenienza diventa un vago ricordo, con la protagonista che diventa figura di contorno mentre la vicenda, sentendo forse di aver esaurito il filone narrativo, cerca un’ancora di salvezza nel mistero che avvolge l’incidente che ha sconvolto la vita del protagonista 25 anni prima, rendendolo prematuramente orfano.
L’ultimo episodio torna col focus sulla coppia, con un’accozzaglia di banalità che ormai – visto il tenore dell’intero drama – non stupiscono più di tanto. Conclusione piatta e insipida, tristemente in linea con tutto il resto.
Rispetto al cast, buona ma non eccellente la prova degli attori protagonisti. Choi Woo Shik credo di averlo intravisto in qualche altro drama, ma non si è fatto particolarmente ricordare. In questa serie riesce abbastanza bene a portare in scena il ruolo assegnato, pur non riuscendo a definirlo in modo netto. C’è sempre l’impressione che sia un po’ indefinito e indistinto, a tratti fumoso, nella caratterizzazione. Jung So Min al contrario è un’attrice che mi riporta alla mente diversi drama, dal lontano “Playfull kiss” al ben riuscito “D-Day”, fino al tristemente sentito “The smile has left your eyes”. E’ un’attrice carismatica che esteticamente mi ricorda molto Suzy Bae, adatta a vestire i panni di protagoniste decise e di carattere, sebbene questo sia forse un po’ anche il suo limite. Ciò nonostante, anche in queste vesti il personaggi tende ad appiattirsi, nell’ultima parte perde anche quel brio spigliato che – quanto meno – rendeva apprezzabile Meri nella prima metà del drama.
In conclusione, non è il primo drama sul tema del finto matrimonio e non sarà di certo l’ultimo. Tra i tanti, molti non hanno però ragione di esistere e questo lo annovererei – mio malgrado – in questa seconda categoria. Da dimenticare (senza nemmeno troppo sforzo).
Un cast sprecato per un drama piatto e superfluo
Quando ho letto di questo drama poco prima che iniziasse ad andare in onda, qualche perplessità già ce l'avevo. La trama sembrava già mancare di sostanza. Però c'era Ji Chang Wook, attore che apprezzo moltissimo, e speravo davvero di ricredermi, magari già dopo i primi episodi. E invece...Invece no.
Qualche nota positiva c'è, e a volte è contemporaneamente negativa. Se da una parte l'ambientazione è diversa dai soliti drama, alla lunga stufa. E 16 episodio sono lunghi da trascorrere tra immersioni subacquee, previsioni meteo e i cortili di un piccolo paesino. Se Seul rappresenta la frenesia, Samdal-ri è un luogo placido e tranquillo, molto placido e molto tranquillo. Senza pretese, con il suo piccolo, ripetitivo e ordinario quieto vivere.
La trama ruota attorno al ritorno di Sam dal, autoesiliatasi per anni a Seul, e ora pronta a partire alla riscoperta di sé stessa. In realtà, il suo personaggio non mostra una particolare evoluzione e ciò che costituisce l'ostacolo che la coppia protagonista deve fronteggiare sono sostanzialmente il padre di lui, ostile alla relazione e in balia di un lutto che non riesce a superare, e la madre di lei, che con la sua boa a fiori tiene sostanzialmente ancorato Cho Yong-pil all'isola. Tutto qua.
Tasto dolente è proprio lui Yong pil: un personaggio inconsistente, un bravo ragazzo così esagerato da risultare tonto, più che sincero e genuino. Ed è stato davvero un colpo basso vedere un attore con il potenziale di Ji Chang Wook sprecato - e sottolineo sprecato - in un ruolo/drama che offre davvero così poco. Un attore tra i miei preferiti, ma i cui capolavori come Healer, K2 e Suspicious Partner sembrano ormai vecchi ricordi se paragonati agli ultimi lavori, dove finisce a rivestire i panni di protagonisti poco performanti in drama costruiti su sceneggiature che sembrano fin da subito non voler lasciare il minimo segno. Al contrario, ho apprezzato l'attore che interpretava il padre di Yong-pil, e anche la madre di Sam-dal (la mitica e indimenticabile Ahjumma di Healer).
La serie, dicevo, procede con quelli che vorrebbero essere dei piccoli colpi di scena ma che in realtà trasmettono ben poco, e si avvia verso un finale che lascia ancora qualche flebile speranza di veder decollare qualcosa, per poter dire che tutto sommato ne è valsa la pena di vederlo, tra alti e bassi. E invece no, nemmeno quello. L'ultimo episodio, se possibile, riesce solo a peggiorare la situazione: la tanto attesa mostra di Sam-dal si risolve in modo quasi frettoloso, certo i soggetti delle foto erano scontati, ma confidavo almeno in qualcosa di più toccante - mi sono chiesta per molte puntate che fine avrebbe fatto quel filo rosso, e invece è tornato ad essere una banale sciarpa inquadrata quasi per caso per una manciata di secondi - e gli stessi protagonisti e personaggi secondari sembrano non averla vissuta, figuriamoci chi sta dall'altra parte dello schermo e dovrebbe emozionarsi per riflesso. La puntata finale si consuma, minuto dopo minuto, nell'attesa di qualcosa che non ci sarà: le varie coppie si ritagliano una fetta dell'episodio per concludere le singole vicende, e ai protagonisti non resta che una breve, brevissima scena a dir poco insulsa. E sembra uno scherzo di cattivo gusto, ma lo spettatore a una certa non può che rassegnarsi al fatto che no, non c'è davvero nient'altro. E' tutto lì. Insipido e sbrigativo.
Qualcosa di apprezzabile, qua e là, c'è. Qualche spunto, qualche riflessione, qualcosa c'è. Ma è un qualcosa che doveva fare da perno centrale, mentre invece restano piccoli momenti che emergono da una trama spesso soporifera. Un drama superfluo, del quale non si sentiva la mancanza.
Romance coinvolgente capace di resistere alla prova del tempo (ma non a quella della coerenza)
Tratto dall’omonimo web novel – “Zhui Luo” – il drama è una commedia romantica sul tema dell’amore che sopravvive alla prova del tempo e sulla malinconica consapevolezza che certi legami, una volta stretti, non si sciolgono mai del tutto. La vicenda attraversa l’età dell’adolescenza e poi quella adulta, seguendo la tormentata storia tra Zhou Wan e Lu Xixiao, in un romance che da una parte scalda il cuore ma dall’altra si lascia dietro un’amara scia di frustrazione.Partiamo dal principale punto di forza della serie: al primo posto, sicuramente, c’è la sintonia tra i due protagonisti. La loro interazione risulta naturale e spontanea e, soprattutto nel loro frequentarsi da giovani, sembra che ogni piccolo gesto e ogni sguardo sia uscito dalla vita reale piuttosto che da un copione. Il drama offre una quantità impressionante di teneri momenti tra i due, dove il magnetismo della coppia è davvero indiscutibile e soddisfa il lato più empatico dello spettatore. Da appassionata di storie d’amore non ho potuto non seguire con interesse tutti i momenti condivisi, da quelli di vita ordinaria alle scene più intense e drammatiche. Insieme funzionano, insomma.
Rispetto alla caratterizzazione dei due personaggi, sono un po’ combattuta. Di Lu Xixiao mi sono piaciute principalmente due cose: in primis non si è rivelato essere la classica red flag da redimere, l’idea di lui quale giovane arrogante, freddo e ribelle deriva da un pregiudizio che viene smontato praticamente subito. Ha il suo passato pesante, la sua situazione famigliare decisamente difficile, ma è una figura indubbiamente positiva e questo mi è piaciuto perché è stata una mossa inaspettata, ovvero far credere di avere a che fare con l’ennesimo “bad boy” per poi scoprire quasi subito le carte e trovarle totalmente diverse. Altro aspetto originale è il fatto che sia rimasto perennemente innamorato di lei e, tolto un finto astio iniziale nel momento del loro ritrovo, torna ad essere palesemente e irrimediabilmente interessato a Zhou Wan. Non è forse un tratto che caratterizzerebbe quello che spesso nell’immaginario è un protagonista orgoglioso e “figo”, ma forse dipinge una figura molto più umana e comune: un amore condiviso, quando finisce, può continuare a vivere come amore a senso unico, trascendendo l’idea di debolezza e, per assurdo, anche di buonsenso. Puoi continuare ad amare una persona che non ti ama più? Penso possa accadere, e penso anche che in certi casi non si possa “decidere” di fare diversamente, per quanto si possa forzare la logica sui sentimenti.
Anche Zhou Wan si è rivelata una protagonista atipica, e qui i casi sono due: o la si voleva dipingere proprio così e allora - per quanto non mi susciti simpatia – posso dirla ben riuscita, oppure l’obiettivo era differente e non è stato proprio centrato, il che forse è anche peggio. Di fatto ci viene presentata una FL per la quale viene sempre più difficile tifare: va bene la triste storia, ma il suo approccio è spesso mirato a un tornaconto. Inizialmente lo avvicina per via della madre, poi sviluppa dei sentimenti e trova utile averlo a supporto, quindi decide di lasciarlo – per il bene suo, di lei, di entrambi… Ma, soprattutto, perché il drama doveva creare una rottura tragica, mi viene da dire – e infine eccola a riabbracciare una seconda chance, dove si appoggia nuovamente a lui. Funziona se la vediamo come una FL atipica alla quale si vogliono attribuire una buona serie di difetti, se invece l’intento era quello di portare in scena un’eroina pronta a sacrificarsi nel mentre che diventava più forte e coraggiosa, allora no, tentativo non affatto riuscito.
Rispetto ai difetti, tutto ciò che non funziona deriva principalmente da due aspetti. Uno è sicuramente una caratterizzazione superficiale dei personaggi, quelli secondari mancano proprio di un minimo di introspezione – basti pensare all’amico/fratellastro o alla madre di lei, per non parlare della famiglia di lui – mentre per i protagonisti c’è un livello di maturità fastidiosamente incostante e, di conseguenza, incoerente. Questo si lega un po’ all’altro aspetto sul quale c’è stato un pesante scivolone, mi riferisco alla credibilità della sceneggiatura. Da una parte c’è l’idea alla base della storia, dall’altra la volontà – o meglio la necessità – di generare momenti specifici che tocchino questioni come sfida, rottura, fraintendimenti, e via dicendo. Il problema è che non si è cercato di costruire qualcosa di solido e sensato, per cui il risultato è stato vedere i due protagonisti in modalità bipolare tra approcci maturi/responsabili e reazioni infantili/superficiali. Cerco di spiegarmi meglio: all'inizio vediamo Lu Xixian sfidare apertamente il padre in più occasioni e quest’ultimo portarsi a casa uscite e mosse infelici da parte sua senza battere ciglio – compreso l’intralcio nel giorno del matrimonio – quasi non avesse modo di gestire il figlio. Seguendo questa linea il nostro bravo ragazzo sente di poter gestire l'intera situazione, proteggere la sua ragazza, rivendicare un’autonomia nelle proprie scelte… Che sfuma non appena il padre butta lì una delle sue mille minacce a caso. Per la serie: avevi fatto bene i conti – in termini di mezzi e di potere – prima di imbarcarti nell’impresa? Evidentemente no, tant’è che si ritrova chiuso in casa come un bambino messo in punizione con tanto di telefonino sequestrato. Ma dai.
Da questo punto di vista non va certo meglio a Zhou Wan: è giovanissima ma manda avanti l’economia di casa e si occupa della nonna malata. Sembra il ritratto della maturità e della responsabilità, salvo poi avviare una sorta di battaglia che sa anche di rivalsa nei confronti della madre che l’aveva abbandonata, anche qui senza avere però grandi risorse e improvvisando un giorno dopo l’altro. Il peggio però è il momento della rottura con Lu Xixiao: lo abbandona su due piedi mentre giocano… A nascondino? Seriamente, c’è da sotterrarsi sotto una piastrella bella spessa per l’imbarazzo. Probabilmente gli sceneggiatori dovrebbero anche rileggere ciò che scrivono, così da impallidire per alcuni passaggi che rasentano il ridicolo, e riscrivere qualcosa di più decente. Il finale è un po' un concentrato di banalità stucchevoli, l'intero ultimo episodio è un capitolo extra - tutte le questioni si sono risolte nel precedente - ad alto tasso glicemico.
A livello di recitazione, comunque, buona la prova di entrambi. Due attori ancora un po’ acerbi ma con possibilità di crescita. Tra i due, lui un passo avanti a lei nella misura in cui ha saputo far trasparire in maniera credibile la vulnerabilità del proprio personaggio, un ragazzo che si lascia fondamentalmente usare pur di non perdere la persona amata. In lei sarebbe dovuto trasparire il profondo conflitto interiore che invece sembra destinato a non vedere la luce (e nemmeno lo spettatore). A livello espressivo, in particolar modo, ho notato un brusco e continuo salto tra l’espressione imperturbabile da “sfinge” e l’entusiasmo forse eccessivo nei momenti di levità, dove gli occhioni forzatamente a sofficino e un sorriso esagerato la facevano sembrare una bambina di sei anni all’apertura dei regali la mattina di Natale. Adulta felice è una cosa, bimba esaltata un’altra. Poca naturalezza, per quanto mi riguarda.
Sul fronte tecnico direi che si attesta nella media, dalla fotografia, al montaggio, alla regia. OST azzeccata, molti i brani che ho trovato calzanti e capaci di amplificare i momenti salienti, primo tra tutti “Frozen heart”: anche se solitamente non condivido molto la scelta di abbinare a drama asiatici canzoni con testi interamente in inglese, devo dire che la melodia mi è piaciuta davvero molto.
In definitiva, un romance con due protagonisti forse meno tipici del solito ma destinati ad attraversare i soliti clichè e pure imbastiti in modo traballante. Non è un drama che convince per la coerenza e la credibilità, o per un livello tecnico particolarmente meritevole. La coppia principale è però molto piacevole da vedere e, se ci si dimentica di tutto ciò che da un punto di vista logico non torna completamente e ci si limita a percepire la chimica tra i protagonisti, può anche bastare per una visione comunque complessivamente gradevole.
Questo è quello che può dare, per cui patti chiari fin dall’inizio, visione piacevole. Se ci si aspetta invece di più, meglio orientarsi altrove.
Un inno all’amore puro e limpido incastonato tra le pieghe della Storia
“Sotto l’albero di Biancospino” - film cinese del 2010 diretto da Zhang Yimou - è un’opera di straordinaria intimità e purezza espressiva, un racconto stilisticamente sobrio e di grande forza comunicativa. La pellicola rinuncia volutamente ad ogni artificio o spettacolarizzazione visiva, scegliendo di affidarsi al potere della sottrazione, del silenzio e di un contesto rurale autentico e toccante. Il risultato è semplicemente disarmante, interamente focalizzato sull'esplorazione del sentimento amoroso nella sua declinazione più limpida, capace di toccare le corde più profonde dello spettatore attraverso la forza dei dettagli e delle emozioni messe a nudo.LA STORIA - Ambientato nella Cina degli anni '70, durante gli ultimi sprazzi della Rivoluzione Culturale, il film segue le vicende della giovane studentessa Jing Qiu, interpretata da una straordinaria Zhou Dong Yu, che di recente ho avuto modo di scoprire e ammirare anche in un’altra pellicola a dir poco sublime (Better days). Inviata in un remoto villaggio di montagna per un programma di rieducazione attraverso il lavoro nei campi, Jing Qiu porta sulle spalle il peso di un'infamia politica: la sua famiglia è rigidamente monitorata e la madre è ridotta a lavori degradanti dopo che il marito è stato imprigionato con l’accusa di essere un capitalista. In questo clima di costante sospetto e oppressione sociale, l'esistenza di Jing Qiu si incrocia con quella di Lao San – interpretato da un Shawn Dou - un giovane speleologo dall'animo nobile, il cui padre occupa una posizione militare di rilievo, ma la cui madre si è tolta la vita dopo essere stata bollata come dissidente. Tra i due nasce un legame clandestino, fatto di fugaci incontri rubati e promesse silenziose. Il fulcro emotivo del film risiede proprio nella rappresentazione dell’amore puro: la relazione tra i due protagonisti si sviluppa in totale controtendenza rispetto ai canoni del melodramma contemporaneo, facendo leva esclusivamente su piccoli gesti quotidiani, sguardi pudici e una cavalleria protettiva d'altri tempi.
Il tragico epilogo, in cui l'ombra della leucemia – probabilmente legata ad un avvelenamento da metalli pesanti - si abbatte implacabile sul destino dei due innamorati, conduce lo spettatore verso una delle conclusioni più strazianti del cinema sentimentale moderno. La drammatica trasformazione di Lao San, che passa dall'essere un giovane vibrante all'ombra sbiadita di se stesso su un letto d'ospedale, è un vero e proprio colpo al cuore. La sequenza finale, con Jing Qiu che invoca disperatamente il suo nome di fronte a quell’unica fotografia di loro due incollata sul soffitto affinché lui possa vederla fino all'ultimo istante, spezza ogni tensione nello spettatore, dando sfogo a un’intensa emozione liberatoria.
RECITAZIONE - Per quanto riguarda il cast, i protagonisti offrono una prova davvero di alto livello: Shawn Dou, con il suo sorriso incredibilmente radioso e gli occhi carichi di una giovinezza pulita, dà vita a un personaggio indimenticabile: un ragazzo che incarna la devozione assoluta, capace di frenare i propri impulsi nel profondo rispetto dei tempi e della vulnerabilità della sua amata. Dall'altra parte, Zhou Dong Yu offre una performance magistrale per sfumature e controllo, restituendo con delicatezza millimetrica il passaggio dall'esitazione timorosa alla determinazione di un sentimento totalizzante. E’ un’attrice di un’espressività straordinaria che – non so come – non avevo ancora avuto modo di conoscere e che davvero mi stupisce sia per talento – tra l’altro ai tempi di questo film era appena diciottenne - sia per i ruoli interpretati: curiosa di scoprire il resto della sua filmografia, al momento per quanto mi riguarda conta due lavori davvero di spessore, ben più impegnativi delle molte commedie intrise di banalità.
ASPETTI TECNICI - Il film si distingue per una messinscena volutamente sommessa. La fotografia di Zhao Xiao Ding abbandona i colori saturi per abbracciare una palette cromatica più spenta, dominata da toni terreni e luci naturali che conferiscono al mondo rurale un aspetto vissuto, autentico e pervaso da una dolce malinconia. Peculiare è l’uso frequente di cartelli testuali inseriti tra le scene per esplicitare i passaggi temporali; una scelta didascalica che dona alla pellicola una cadenza quasi letteraria, come se lo spettatore stesse sfogliando le pagine ingiallite di un vecchio diario privato.
In conclusione, una pellicola sublime che portà in sé un animo poetico calato in un contesto di grande contrasto, il che lo traduce ancor più in un inno a un romanticismo pulito e perduto che dimostra come il vero amore non abbia bisogno di eccessi per risplendere eterno, protetto per sempre sotto i rami di un biancospino. Una visione davvero più che consigliata, per quanto anche dolorosa. Solitamente rifuggo i finali tragici, ma in certe – rare – occasioni lo strappo alla regola diventa qualcosa di doveroso. E questa è una di quelle.
Quando la noia fa da padrona... Romance storico-fantasy tra uno sbadiglio e l'altro
Noioso.Tra tutti gli aggettivi che mi passano per la mente pensando a questo drama, il termine "noioso" è indubbiamente quello che si ripropone più spesso.
Noioso perchè dopo i primi episodi la curiosità si esaurisce definitivamente.
Ancor più noioso, se penso che ripropone una serie di meccanismi all'infinito e dinamiche ripetute
Ulteriormente noioso per via dello scambio di corpi tra i protagonisti: non l'ho trovato divertente, piuttosto un diversivo fastidioso - a tratti ridicolo - e del quale avrei fatto volentieri meno.
Definitivamente noioso, persino nel finale: solitamente si spera sempre in qualche scena extra, qualche minuto in più per godersi il tanto sospirato epilogo. Qui no, qui guardavo il tempo rimanente auspicando la comparsa dei titoli di coda che avrebbero chiuso definitivamente il supplizio.
Tutto da gettare alle ortiche?
Onestamente no. Qualcosa - non molto - si salva.
Di certo non la caratterizzazione dei personaggi principali, dove l'immancabile amnesia trasforma la nostra principessa in una facchina che si atteggia a dura, stravolgendone completamente la natura - ricordi o non ricordi poco conta - e andando decisamente OOC. Non è andata molto meglio a lui, che salta da scene serie e credibili a siparietti buffi con esclamazioni strozzate varie, per non parlare degli innumerevoli pianti da vitello (va bene un po di pathos, ma non allaghiamo il set, per favore).
Sicuramente a fare centro non è stato nemmeno il pairing secondario, che personalmente mi ha suscitato solo una perenne insofferenza.
In termini di OST, niente che si sia fatto notare.
A salvarsi è l'attore protagonista, Kang Tae Oh, che sebbene in certe scene sia risultato davvero eccessivo (la colpa credo più del copione che sua), nei momenti più drammatici - no, non il pianto disperato - ha saputo offrire una recitazione convincente. In qualche raro momento ho avuto modo di apprezzare anche alcuni sguardi e posture particolari, di un'elegante compostezza capace di richiamare in qualche modo alla memoria il sublime Lee Jang Hyun di Namgoong Min in "Lovers".
E, sicuramente, si salva alla grande il cattivo di turno, Jin Goo, sicuramente il personaggio meglio riuscito di tutto il drama. Una prova notevole per , che negli ultimi anni ho piacevolmente ritrovato in ruoli ambigui, fatti di chiaroscuri interessanti (in questo caso più scuro che chiaro). Un “Villain” di quelli credibili e ben caratterizzati, che non esistono giusto per contrapporsi all’eroe di turno ma sono il risultato di un percorso tutto loro.
Tirando le somme la definirei una visione accessoria e tranquillamente evitabile, un kdrama che è un investimento – anche e soprattutto di tempo – praticamente a fondo perduto.
La solita solfa: premesse buone, avvio interessante, vari difetti e tipico calo nella seconda parte
C-drama appartenente al genere wuxia che non riesce a distinguersi dalla massa ma chi si confonde con le molte altre serie simili, tutte accomunate da una valutazione complessivamente buona ma non oltre, risultato di una media tra una prima parte generalmente sempre migliore della metà successiva.PRO
- L'attore protagonista, interessante sia a livello estetico sia rispetto all'espressività. Convince nell'atteggiamento distaccato della prima parte, senza tatto e a tratti un po' scontroso, convince anche nei primi momenti a difese abbassate, imbarazzato per situazioni alle quali no è evidentemente avvezzo. Convince un po' meno nei momenti accorati , dove risulta essere lui un po' imbarazzante.
- Il gruppetto dei "Quattro maestri del bambù" che viaggiano assieme consente di vedere non solo momenti dedicati alla coppia principale ma promuove interazioni più diversificate che caratterizzano le varie relazioni tra i membri. Il piccolo demone-germoglio di bambù è stata una scelta intelligente, capace nel suo piccolo di interrompere quella che altrimenti sarebbe potuta essere una monotonia a livello di scene.
- Il pairing secondario che, pur non essendo nulla di spettacolare, ha molto da insegnare alla coppia principale.
- L'idea di trascinare la protagonista dal mondo reale a una sorta di gioco in un mondo fantasy virtuale, con missioni da compiere e un aggiornamento periodico della percentuale di interesse che riesce a promuovere nell'ML. In certi passaggi il meccanismo è un po' troppo sottolineato, forse, ma complessivamente è un elemento sicuramente originale.
- La caratterizzazione del ML: piace la sua storia, la sua natura di mezzo demone, il cambio di aspetto, e il senso che viene reso noto verso la fine e che permette di ricollegare un po' tutto quanto.
CONTRO:
- Esther Yu continua ad riconfermarsi un'attrice che proprio non riesco ad apprezzare e che ripropone personaggi tutti uguali tra loro, dove le protagoniste femminili sono caratterizzate da tratti infantili e petulanti, più adatti all'immagine di una bambina che associabili a una figura adulta. Il doppiaggio, in aggiunta, non aiuta di certo.
- la storia/background: la vicenda fa da sfondo al romance e in generale al focus sui quattro personaggi principali. Da non aspettarsi una trama avvincente e ben strutturata, che abbia un senso di per sè, ma al contrario una serie di passaggi causa/effetto non sempre collegati tra loro e coerenti in termini di logica. Farsi apprezzare per la trama, insomma, non era tra gli obiettivi della serie.
- il romance: già che la storia sembra essere al suo servizio, c'è da dire che la coppia principale delude un po' in quanto a chimica e sviluppo della love story. Tante, tantissime le scene dedicate alle interazioni tra i due - nella prima parte anche interessanti - ma di fatto i momenti romantici saranno pochissimi e i baci nemmeno pervenuti, aspetto che penalizza soprattutto la seconda parte e che è un po' inaccettabile in quello che è un drama prevalentemente romantico. Rinunciamo a una trama vera e propria a favore di un romance - ok - ma se poi si deve rinunciare anche al romance, cosa resta?
- il finale: come sempre accade nei cDrama che si basano su viaggi nel tempo o in altri mondi, la conclusione è sempre una scena striminzita e palesemente vaga, una conclusione "aperta" dove in maniera non esplicita lo spettatore può decidere di vederci l'happy ending che, di fatto, non viene mostrato. In questo caso, si è stati anche più parsimoniosi del solito, non degnando il ML nemmeno di un'inquadratura finale.
Tirando le somme, questo drama - che ho visto solo perchè tra i consigliati in relazione a "When destiny brings the demon" (e, mi si perdoni, ma il paragone proprio non regge) - non è complessivamente inguardabile ma un mezzo buco nell'acqua, quello sì. Non l'ho droppato, sono arrivata alla fine anche se a fatica (la seconda parte mi ha messa un po' alla prova, va detto), e andrà a finire nel dimenticatoio insieme a tante altre serie simili, che non sono certo capolavori ma che nemmeno ricordo in modo particolarmente negativo o che considero totali perdite di tempo. Un triste anonimato, insomma.
Remake che non eguaglia l'adattamento coreano
Remake che non posso onestamente definire brutto, ma che a così poca distanza dall'uscita del drama coreano mi lascia un po' perplessa. Ultimamente ho come l'impressione che appena una serie riscuote un buon successo, gli altri Paesi asiatici corrono a mettere in cantiere un loro adattamento. Sebbene ogni Paese abbia le proprie caratteristiche stilistiche di approccio, e in questo senso avere varie versioni può essere un valore aggiunto, non penso però che tutte le storie si prestino a essere rivisitate in tutte le modalità. Questo, ad esempio, è un drama molto intricato a livello di trama, che la versione coreana ha saputo rendere in modo completo, chiaro e articolato, mentre il remake giapponese risulta un po' troppo concentrato, i passaggi non sempre fluidi, le conversazioni non dico misurate col contagocce e nemmeno ridotte all'osso, ma nemmeno esaustive. Se nella versione coreana la nota stonata era stata per me la scelta dell'attore protagonista (attore che non trovo particolarmente incisivo, anche se forse in quella serie è stato meglio che in altre), qui l'attore maschile doveva essere il punto di forza - già visto e apprezzato in altre serie - ma dove non riesce a brillare particolarmente e si rivela invece un po' sottotono. Come dicevo, il taglio tipicamente giapponese fatica a seguire fedelmente il modello coreano di "Marry my husband" e, forse con una punta di consapevolezza, opta saggiamente per un'evoluzione della vicenda che si smarca dall'altra e diverge sotto diversi aspetti. Scelta sensata, apprezzabile. Ma resta palese che siano entrambi l'adattamento della stessa storia (di cui esistono anche due produzioni cinesi, ancor meno meritevoli).In conclusione, non sconsiglio nessuno dei due ma, nell'ordine, sicuramente il remake giapponese si posiziona dietro a quello coreano. Se la tipologia di drama piace, bene vedere entrambe le versioni, se il genere non è già tra i preferiti e ci si limita a una visione, meglio allora quella del 2024.
Rom-com giovanile rovinata da una sceneggiatura banale e da un'attrice non adeguata al ruolo
Una serie, questa, che è si è davvero giocata male tutte le carte che poteva giocarsi. E alcune erano proprio pessime in partenza. Si presenta come una classica commedia adolescenziale o poco più, dove i due protagonisti si incontrano l'anno prima dell'inizio dell'università, pongono le basi per una relazione, poi si separano, quindi si ritrovano qualche tempo dopo e da lì - tra alti e bassi - vanno a sistemare e ricostruire il rapporto.Niente che non si sia già visto un milione di volte, niente che non sarei disposta a vedere un milione di volte, se fatto bene. Ma non è questo il caso.
A partire dalla trama, davvero inconsistente. Le mie visioni pregresse mi portano ad aspettarmi che su 10 commedie romantiche cinesi, una sola riesca a distinguersi per dei contenuti che assomiglino a uno spaccato di realtà (vedi L&P). Purtroppo questa ricade nel restante 90%, quindi i problemi insormontabili non sono poi così insormontabili (e a volte non sono quasi nemmeno dei problemi), le conversazioni sono estremamente banali e senza sostanza, quasi dei riempitivi casuali, per la serie: quando non sai di cosa parlare, parla del tempo. E forse sarebbe stato meglio.
In mezzo a questa moltitudine di uscite prive di spessore si infilano di tanto in tanto questioni che vorrebbero essere serie e rilevanti ma che vengono gestite in modo superficiale e ridicolo, dalla partenza/non partenza per l'estero, al tema dell'adozione/madre biologica al vero padre ritrovato sul finire della serie. Passiamo da "stavo guardando i bei pesciolini nell'acquario" a "sei tu il padre che mi ha abbandonato? Ah, vabbè...facciamo che ti perdono". La sceneggiatura sembra davvero scritta da qualcuno che non sa cosa sia la vita reale, insomma.
L'altra carta che il drama si è davvero giocato male riguarda il cast, in particolar modo l'attrice protagonista, che proprio non funziona. Esteticamente parlando ha l'espressività di un alieno: non si capisce mai cosa pensa o cosa vorrebbe trasmettere. Non ho apprezzato l'attrice, non mi è sembrata adeguata al tipo di ruolo proposto, e anche il personaggio interpretato è quello di una ragazza antipatica, presa da sè stessa, annoiata, fastidiosa, poco empatica. Va da sè che la coppia non può funzionare, per quanto lui (attore protagonista e personaggio interpretato) ci provi da solo a tenere in piedi il drama. Le scene romantiche lasciano a desiderare, l'evoluzione del rapporto tra i due non è mai ben chiaro (non si capisce mai quando stanno insieme, quando si lasciano, quando tornano a formare una coppia e via dicendo). E' tutto fumoso e solo accennato, la partenza di lui per l'esterno sembrava dovesse essere "la rottura" e invece nemmeno parte, ritorna a breve, con lei infastidita da banalità, si riappacificano - forse, sicuramente, ma non è ben chiaro il quando - e vanno avanti così tra tira e molla debolini, questioni mai nette, problemi mai veramente tali e mai veramente affrontati.
Ventiquattro episodi così sono davvero tanto, forse troppo, da sopportare.
La "quasi" sufficienza solo per l'attore protagonista, il personaggio interpretato (dai modi composti e non glicemico, per quanto forse troppo arrendevole con la FL) e per alcune musiche tutto sommato decenti.
Detto questo, evitabilissima.
Buon period drama con un grande potenziale ma che punta a tenere il piede in due scarpe
Complessivamente un buon drama storico, con un grande potenziale ma anche reo di aver cercato di tenere il piede in due scarpe.Delle due, l'una: o si punta a una storia ad effetto, dove il perno centrale è il mistero da svelare e la vendetta da perpetrare, in una visione che può richiedere sì concentrazione ma che risulta tutto sommato facilmente godibile, oppure si decide di andare un po' più in profondità e proporre un'opera che va al di là della narrazione fine a sè stessa e utilizza la vicenda per trasmettere un significato più importante, dove la semplice concentrazione non basta ma serve un investimento maggiore in termini di comprensione, per capire che se A dice/fa una cosa e B in risposta ne dice/fa un'altra, il succo della storia non è quello che hanno fatto o che si sono detti, ma il messaggio celato dietro quelle azioni o quelle parole.
"Dear Hongrang" in questo senso cambia spesso idea, come un pianeta che non ha ancora deciso su quale orbita stare e continua a spostarsi dall'una all'altra.
Il tema del dolore che accompagna nella vita in modo costante, il dover continuare a vivere - e in quale modo - quando si è per certi versi già andati incontro alla morte... sono tutti concetti che emergono qua e là in diversi punti, e che caratterizzano in primis gesti, approcci e movenze del protagonista maschile, in un ritratto davvero notevole e ben riuscito. A ciò però si mescolano elementi più leggeri, che invece di smorzare toni altresì troppo pesanti sembrano piuttosto stridere in netto contrasto: l'impressione è stata quella di cercare di scrutare nelle profondità di uno stagno dove la superficie dell'acqua era spesso oggetto di riverberi e increspature varie, graziose e semplici da guardare ma di fatto un elemento di disturbo nell'osservazione dello strato più profondo.
Detto questo, tra i punti di forza della serie ci sono sicuramente la scenografia, i costumi, le luci e i colori anche nei loro contrasti, con riprese studiate per esaltare al meglio e sottolineare a dovere la scena del momento. Qualitativamente, su questo, davvero nulla da dire, così come le musiche - di forte impatto - e la recitazione, di alto livello. L'attrice protagonista l'avevo già vista in un altro paio di serie: non è tra le mie preferite ma in questo drama in particolare non si può non riconoscerle un buon lavoro. La prova dell'attore che veste i panni del protagonista maschile (protagonista che rimarrà sempre senza un nome tutto suo - che non può essere Sterco di Topo piuttosto che Mietitore di anime o Hongrang - e questo è un altro aspetto degno di nota e tutt'altro che insignificante) è davvero ma davvero ottima: gli aspetti che non mi hanno convinta non sono da imputare tanto alla sua recitazione quanto alla sceneggiatura.
Sulla sceneggiatura, appunto, qualche intoppo e qualche scivolone c'è stato. Il rapporto tra i fratelli ritrovati poteva essere gestito meglio, riducendo soprattutto l'accenno sottinteso a un potenziale risvolto incestuoso, davvero inutile e decisamente fastidioso. L'evoluzione del rapporto tra i due porta alla concretizzazione di una storia d'amore che, a conti fatti, non si capisce bene come o dove sia iniziata, lasciando la sensazione di qualche passaggio mancato.
Arrivati al sesto o settimo episodio, devo ammettere, anche la curiosità e l'attenzione hanno iniziato a vacillare: ciò che era stato messo all'inizio sul piatto come tema principale viene accantonato senza motivo a favore di altro, un altro non sempre prioritario. Verso l'ottavo e il nono episodio lo spazio regalato al romance non può non essere apprezzato, anche se per certi versi risulta un po' decontestualizzato. Ci si avvia verso la fine con importanti scoperte e retroscena, alcuni devo dire ad effetto, ma si giunge a una conclusione pur sensata ma sicuramente non gestita al meglio.
Premesso che sono un'inguaribile fan degli happy ending - e forse il mio scarso apprezzamento dei period drama è legato al fatto che spesso i lieto fine latitano - posso però capire e accettare il senso dell'epilogo proposto, per quanto ottenuto in modo un po' forzato (vero che l'avvelenamento da metallo pesante si palesa anche a distanza di anni, ma non si manifesta così dal nulla e per giunta in simultanea tra tutti i sei bambini coinvolti, manco fosse la data di scadenza di un prodotto alimentare).
Parlando di bambini, a caratterizzare la serie è anche la scelta di ricorrere a toni forti, a tratti disturbanti e pesanti, come la tortura e la violenza smisurata su figure giovani e innocenti. Carta importante da giocare, che può anche starci, ma che deve fare veramente parte della partita e non essere accantonata e ripescata all'occorrenza, giusto per riportare un tocco dark dopo alcune scene o passaggi leggeri e disimpegnati.
Vale la pena guardarla? Al netto dei pregi e dei difetti, la risposta è un sì abbastanza convinto. Ma escluderei il rewatch.
Intrigante...ma con qualche nodo di troppo.
Drama di soli otto episodi ma che - data la durata - non lo fanno sembrare una serie così breve. Salta all'occhio una netta discrepanza tra la prima e la seconda metà, dove quella iniziale è sicuramente la migliore tra le due. Complice una valida fotografia, scenografia e montaggio, la partenza cattura subito l'attenzione. Non ci sono voli pindarici ma si entra subito nel vivo della storia, ed è presto chiaro che il fulcro della vicenda non è il finto matrimonio in sè quanto le criticità individuali dei personaggi - non solo protagonisti - che ruotano attorno all'accordo.Han Jeong Won viene presentato come un uomo che non riesce ad accettare la separazione dalla moglie, quasi una figura patetica, continuamente alla sua ricerca e in disperata attesa del suo ritorno. Un vero e proprio burattino, in poche parole.
Lee Seo Yeon, che risulta antipatica fin da subito, sembra compiacersi nel ruolo di burattinaia, muovendo abilmente i fili del tormento nei confronti dell'ex marito, mentre non perde occasione di sventolargli il nuovo e giovane marito sotto gli occhi.
E poi c'è la protagonista, No In Ji: il suo ingresso in scena è freddo, distaccato, quasi asettico. Non traspare la minima emozione, i lineamenti immutabili e il tono di voce monocorde.
Mentre l'ex moglie appare sempre più sadica nei confronti di Jeong Won, costringendolo addirittura ad accettare l'idea di un finto matrimonio per un anno con una sconosciuta, la convivenza iniziale tra Jeong Won e Ji si instaura come un accordo stridente e stonato. Flashback e confidenze tra i due nuovi coniugi fanno via via emergere il difficile passato di lui - un vissuto violento e infelice fin dalla tenera età - e i trascorsi drammatici che hanno portato In Ji a dedicarsi alla singolare professione di finta moglie a contratto. Questa nuova situazione porterà i due a una tacita intesa di reciproca comprensione che destabilizzerà l'ex moglie, sempre più smaniosa di avere il controllo totale sia su Jeong Won che sull'attuale marito, sfoggiando comportamenti deviati e malsani. Purtroppo, la seconda metà del drama prende una piega del tutto diversa: il ritmo sembra perdere il giusto tempo, il baricentro - fino a quel momento fisso sul triangolo l'ex moglie/lui/la nuova moglie - si sposta abbracciando maggiormente le vicende passate di In Ji e focalizzando l'attenzione sullo stalker psichiatrico e sull'ex fidanzato sparito. La percezione non è stata però quella di scoprire via via nuove parti di un disegno complesso con relativi colpi di scena, bensì quella di un rimescolamento delle carte in tavola. Anche sul fronte Jeong Won ed ex consorte vengono a galla elementi passati che sembrano voler rimettere in discussione tutto quanto. Pur vero che una netta distinzione tra buoni e cattivi sarebbe stata inverosimile quanto una classificazione tra bianco e nero senza possibilità di tinte grigie, negli ultimi episodi i personaggi sembrano scambiarsi l'un l'altro l'etichetta di "vittima" e "peccatore". Ciò che ne deriva è un monocromatico grigio intermedio che sembra abbracciare tutti quanti (tranne il pazzoide omicida).
Il finale suona un po' incompleto. Non propriamente un finale aperto, l'epilogo è quasi preannunciato ma non mostrato. Ci si arriva però molto vicino, e forse è la cosa che più infastidisce. Fatto trenta, è bene fare anche trentuno.
Colonna sonora nella norma, la recitazione buona ma non eccezionale. L'unico attore che già conoscevo è il protagonista, purtroppo non tra i miei preferiti (nemmeno ai tempi del celebre Goblin). Gli riconosco comunque una prova valida, mentre nell'aspetto l'ho trovato davvero molto invecchiato, mi viene da pensare quasi all'ultimo canto del cigno per quanto riguarda il ruolo di protagonista (a differenza di altri colleghi coetanei quali Namgoong Min, Song Joong Ki, Hyun Bin, Jung Kyung Ho, Ji Sung e via dicendo). Non escludo insomma di ritrovarlo tra qualche tempo a interpretare il padre/zio del protagonista di turno.
In conclusione un drama iniziato con un buon intrigo salvo poi continuare a rimaneggiare a caso la matassa invece di sbrogliarla tenendo saldo un capo del filo in mano, per arrivare in fondo trascinandosi dietro qualche nodo nel filo srotolato.
Un vero gioiello nato come remake di una serie che era l'esatto opposto
Difficile spiegare i molteplici aspetti che mi hanno stupita - in positivo - di questa serie. Quando ho letto la trama ho avuto la sensazione di un "de ja vù": Resta con me è in effetti il remake di un altro drama made in China, risalente a una decina di anni fa e intitolato "Addicted". Una serie che ho visto un po' di tempo fa e che mi era andata proprio di traverso, volta alla ribellione assoluta, non solo verso la censura dei drama cinesi ma anche nei confronti del sano buonsenso, e il risultato era stato un drama malsano e tossico, diseducativo e per nulla coinvolgente, che nel concreto più che terminare con una prima stagione sembrava essere stato opportunamente interrotto. Quante volte davanti a serie con buon potenziale ma risultato più che deludente mi sono detta "ah, se la rifacessero da capo come si deve...". Ecco, "Resta con me" fa proprio quello. Riparte da zero con idee più chiare e più pulite, e ci aggiunge un notevole salto di qualità. Gli attori protagonisti sono davvero convincenti (quelli di Addicted avevano anche un'età che stonava con il contesto scolastico), la trama è ricca, la storia dentro la quale i personaggi ritagliano il proprio spazio è ben delineata, scorre con naturalezza e coerenza, mantenendo viva l'attenzione dello spettatore. Non ci sono passaggi lasciati al caso, scene forzate ma senza senso, al contrario. E' un drama che presenta spaccati originali, ricco di spunti non scontati. Il secondo aspetto che tanto ho apprezzato di questo drama è l'importanza dei personaggi: non ci sono due protagonisti e poi un gruppetto di figure a contorno, bensì personaggi tutti importanti a modo loro, principali o secondari che siano. Sono ben tratteggiati e danno veramente un valore aggiunto alla trama, fondamentali per portare avanti la tematica della famiglia, aspetto davvero sentito e ben gestito. Tutto questo lo si riscontra già all'inizio, nella sigla, a mio avviso bellissima. Dei tanti pregi di questo drama, però, il migliore in assoluto è quello che proprio non avrei mai immaginato: il drama, più che una storia BL, sembra puntare a una Bromance. Solo verso la fine ci sono passaggi che, in maniera davvero velata, possiamo ricondurre a una BL. Paradossalmente, l'impatto emotivo è davvero fortissimo. Non avevo davvero messo in conto una tale capacità di coinvolgere ed emozionare, tutto grazie a gesti e parole e sguardi studiati - mai sdolcinati, mai fuori luogo, mai eccessivi - ma che davvero riescono a esprimere un sentimento molto forte e intenso. Il tutto senza scene esplicite, baci mozzafiato, o che altro...credo sia un'impresa davvero ardua. Sostanzialmente, potrei definirla come la meno BL tra le BL ma quella che più mi ha emozionata. Sembra contraddittorio ma è davvero prova della grande qualità di questa seria. L'unica pecca è il finale, aperto e con questioni palesemente in sospeso. L'avrei anche perdonato in attesa del meritato e dovuto sequel ma, purtroppo, ho letto che la prospettiva di una seconda stagione è sfumata. Davvero un peccato, se c'era una serie che meritava era questa. Però, anche con questa nota di amarezza, non me la sento di penalizzare il giudizio sulla serie in sé, che rappresenta a mio avviso una delle migliori BL in circolazione.

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