Un ottimo cast e una bella scenografia sprecati per una sceneggiatura commerciale e incompleta
Drama corposo, con i classici 16 episodi coreani in questo caso da un'ora abbondante l'uno e un ritmo tale da rendere ciascuno veramente denso di avvenimenti. Di certo i tempi morti latitano.Serie che in quanto a genere spazia dall'azione al thriller e si da principalmente allo spionaggio, aspetto che predomina un po' su tutto: intrighi di governo, giochi di potere, servizi segreti, lobbismo e dinamiche politiche sono di fatto il pane quotidiano.
Forse anche troppo, e questa è la prima delle tre pecche che ho riscontrato nella serie. Davanti a un drama di questo tipo si mette subito in conto che tutto non sarà come inizialmente sembra: un personaggio apparentemente positivo può poi rivelarsi un criminale e chi sembrava invece sospetto può sorprendentemente finire nella schiera dei buoni. E' un meccanismo che può avere senso vedere una, due, anche tre volte... Ma poi basta. In "Vagabond" c'è davvero una quantità infinita di personaggi che a turno appaiono decisamente ambigui, dai vari direttori e comandanti dei servizi segreti alle figure più vicine al Presidente, passando per mercenari nordcoreani e assassini professionisti, includendo anche agenti speciali, giornalisti e figure ai vertici di importanti aziende. C'è davvero da fare la fila, insomma. Questo aspetto fa sì che i cambi di rotta - di pari passo con le verità via via svelate - siano praticamente continui, senza riuscire a vedere mai l'orizzonte ma con una sempre maggior impressione di aver perso la bussola e di girare all'infinito senza destinazione alcuna.
In questo contesto si inserisce la figura e la storia del protagonista: è chiaro fin da subito che il ritratto vuole essere quello dell'eroe e bisogna quindi accettare di buon grado alcune licenze poco realistiche ma tipiche delle imprese epiche: il nostro giovane stuntman, grazie a una buona conoscenza delle arti marziali e spinto dal dolore a un'inarrestabile ricerca di giustizia, si trasforma di punto in bianco in un esperto di lotte e inseguimenti, con un formidabile talento investigativo e capacità tali da diventare una seria minaccia per qualsiasi ordine o grado di potere (aboliamo i servizi segreti e diamo a lui l'incarico, mi verrebbe da dire, già che sembra possa da solo tenere sotto scacco tutti quanti). Tolti questi tratti volutamente esagerati, ciò che resta è un personaggio magistralmente interpretato da un sempre fantastico Lee Seung Gi: la sua capacità di farmi dimenticare che stia recitando mi affascina sempre, non so se dipenda da anni e anni di studio o da un talento innato. Probabilmente entrambe le cose. Sicuramente, oltre ad essere un cantante con una voce spettacolare, possiede anche un carisma che trapela non solo nelle seire ma anche nei programmi TV piuttosto che nelle interviste. Mostra delle emozioni così vivide da sembrare incredibilmente reali, che sia il senso di impotenza nell'essere un giovane zio che fatica a occuparsi del nipote come vorrebbe, piuttosto che la frustrazione nel dover abbandonare i sogni di gioventù, il dolore e la disperazione più profonda, lo sconforto, la rabbia, l'indignazione, ma anche il ritrovarsi di punto in bianco impacciato, quasi in imbarazzo. Tantissime situazioni, tutte diverse, ma che riesce a riportare in modo netto e credibile, grazie a un'espressività che difficilmente ho trovato altrove.
Al suo fianco troviamo la simpatica e sempre affascinante Suzy Bae, quale giovane agente dei servizi segreti. Un duo che si ritrova dopo il ben riuscito "Gu Family Book" di qualche anno prima e che mostra ancora una volta una grande sintonia di coppia, nonostante il romance sia talmente poco accennato da non poterlo nemmeno considerare tale. Il suo è un personaggio in bilico tra un'ottima prova recitativa e una caratterizzazione poco credibile, complice una sceneggiatura che affronta la questione dei servizi segreti con un approccio più da prodotto commerciale che da trasposizione reale. Ed eccoci quindi al secondo evidente difetto, ovvero la superficialità con la quale viene affrontato il contesto. Agenti dediti al pettegolezzo, la protagonista che si autoannuncia di continuo davanti ad estranei - quando va bene tira fuori anche il tesserino, manco fosse la carta fedeltà del supermercato, - conversazioni super segrete che avvengono nel bel mezzo di un affollato volo di linea, telefonate e invio di documenti digitali che anche un bambino saprebbe scovare o rintracciare, e via dicendo. Diciamo che agli sceneggiatori piaceva l'idea del fascino dei servizi segreti, che però nella realtà è ben altra cosa. Ci può stare se lo consideriamo un prodotto commerciale, con un investimento in termini di budget e di cast importanti, ma dove l'obiettivo non è sostanzialmente quello di offrire un vero spaccato credibili e realistico.
L'ultima pecca, quella che mi è andata davvero di traverso, riguarda il finale. Non mi si dica che è un finale aperto, non è un finale punto e basta. Mi pare evidente fosse stato pensato per avere una seconda stagione, davvero imprescindibile perchè altrimenti di fatto risulta palesemente incompleto. Non so cosa sia andato storto (mi viene da pensare al Covid, che può aver allungato i tempi, e poi ancora all'attore protagonista, sparito un po' dal panorama dei drama negli ultimi anni a seguito di alcune vicende personali, piuttosto che a un budget insostenibile o un riscontro sotto le aspettative), ma resta il fatto che è una cosa davvero spiacevole e ,a meno di un ostacolo seriamente insormontabile, sicuramente anche poco rispettosa. La maggior parte dei drama asiatici conta un'unica stagione e, date le circostanze, mi viene da dire che è forse un bene. A distanza ormai di otto anni dall'uscita di "Vagabond" la speranza di vederne una degna conclusione credo sia ormai effimera, ed è un vero peccato. Un dispiacere che avevo messo comunque in conto in partenza e che non mi porta a consigliarne la visione a meno che non si sia - come la sottoscritta - grandi fan di Lee Seung Gi.
Film d'azione - ma poco altro - dell'epoca d'oro di Ji Chang Wook
L'azione, in Fabricated City, indubbiamente non manca. Con elementi presi in prestito dal thriller e dal poliziesco, le scene movimentate di inseguimenti, combattimenti, fughe e peripezie varie la fanno da padrone.Il protagonista, Kwon Yoo, è un giovane ex atleta nazionale di Taekwondo che passa le giornate a giocare negli internet café insieme a un gruppo di amici virtuali. Accusato ingiustamente di un efferato crimine, si ritroverà catapultato in un carcere di massima sicurezza e subirà abusi e angherie di ogni genere, prima di riuscire ad evadere e a mettersi sulle tracce di chi l'ha incastrato. In suo aiuto accorreranno la squadra di amici, che da virtuali si paleseranno in carne ed ossa.
Pilastro portante dell'intero film è sicuramente Ji Chang Wook, che interpreta per l'appunto il protagonista. Siamo in quelli che io definisco i suoi "anni d'oro", ai tempi dei drama che più lo hanno reso famoso ("The K2" piuttosto che "Healer"). Tutte produzioni ad alto tasso d'azione e dove la sua figura di eroe coraggioso e agile nei combattimenti - con tanto di scene acrobatiche girate spesso senza controfigura – non poteva onestamente non affascinare. A differenza dei due drama citati, Fabricated City mostra tinte violente più forti ma non prevede però alcun romance. A dire il vero, tolte le scene d’azione, non prevede in realtà molto altro. Non c’è una storia a monte dei personaggi e nemmeno una profonda introspezione degli stessi. Ci sono dei colpevoli, più o meno insospettabili, ma la stessa ingiustizia subita da Kwon Yoo è di fatto praticamente casuale, quindi priva di un significato o collegamento più sensato o complesso. Con queste premesse, l’unico obiettivo che il film si può porre è quello di smascherare e fermare il cattivo e riabilitare il nome del giovane protagonista.
Diversi gli scivoloni presenti, dalla tecnologia esageratamente all’avanguardia a passaggi non propriamente coerenti (il rifugio della giovane viene utilizzato anche dopo il rinvenimento del localizzatore, Kwon Yoo passa giornate a prenderle di santa ragione in carcere prima di decidersi a rispolverare due mosse di Taekwondo per rimettere i detenuti cattivi al loro posto), fino a forzature davvero un po’ poco credibili (la ragazza sociopatica che si porta a casa l’amico virtuale ma che è a tutti gli effetti poco più di uno sconosciuto accusato di stupro e omicidio proprio non regge, così come il fatto che il giocare in squadra completando missioni tra combattimenti e sparatorie non presuppone il possesso di capacità simili anche nella vita reale, mentre il nostro Comandante sembra diventare magicamente un esperto anche nel mondo vero e proprio).
A tutto ciò si aggiungono dettagli un po’ lasciati al caso (perché l’avvocato abbia mezza faccia annerita e un occhio menomato rimarrà per me per sempre un mistero).
Tra i primissimi attori che mi hanno fatto amare i drama asiatici, Ji Chang Wook in questo film gioca sicuramente in casa, poiché veste i panni del personaggio che indubbiamente gli viene meglio (la sua comprensibile scelta di interrompere poi il filone degli action-drama, proprio per non restare legato a un solo genere, non l’ha purtroppo premiato, già che fatta eccezione per il successivo “Suspicious Partner” devo dire che grandi serie con grandi prove di versatilità non ce ne sono state). Pare però che Fabricated City sarà a breve oggetto di un remake, stavolta un drama, dove nei panni del protagonista ritroveremo proprio Ji Chang Wook, non so se agile come un tempo ma sicuramente esteticamente un po’ cambiato (a quasi una decade di distanza il fascino giovanile si è perso ma non è stato purtroppo sostituito da un fascino più maturo, complice forse anche il ricorso a qualche intervento plastico di troppo).
Un film adatto agli amanti del genere d’azione e/o ai fan che non disdegnano un tuffo nostalgico nel passato dell’apprezzatissimo Wookie.
Buon C-drama storico, tra romance, arti marziali e una coppia apparentemente improbabile.
Una premessa doverosa: ho iniziato questo drama quale "trattamento choc" dopo la conclusione di "Revenged Love" per voltare pagina rispetto ai due protagonisti ai quali mi ero davvero affezionata e interrompere il rischio di un rewatch continuo. Ergo, mi sono tuffata sul genere che solitamente rifuggo (drama cinese storico, wuxia o xanxia che sia) e dove, nonostante svariati tentativi anche con i titoli più quotati, non sono mai riuscita a portare a termine una visione che sia una, droppando quasi subito tra noia e disinteresse.La trama di questo drama un po' mi incuriosiva, il cliché del matrimonio combinato lo rivedo sempre con piacere e Sabrina Zhuang nei panni della protagonista era un'altra nota positiva (attrice che apprezzo e che in alcune serie ha saputo interpretare fanciulle di carattere).
Ironia della sorte, l'attore protagonista - Tang Xiao Tian, che non conoscevo - è risultato assomigliare incredibilmente e avere la stessa voce (stesso doppiatore) di Tian Xu Ning, l'amato Chi Cheng protagonista del sopracitato "Revenged Love": una congiura, insomma!
Tornando al drama in questione, non ho modo di fare grandi paragoni con altre serie dello stesso genere, ma il fatto che sia la prima volta che riesco a concluderne una vorrà pur dire qualcosa. Il romance si mescola in modo equilibrato alle tecniche del Kung Fu, sebbene lo definirei un drama dove l'azione viaggia in parallelo con la love story ma complessivamente è un po' subordinata ad essa. Interessante la figura della giovane ladra, la Liu Rong di Sabrina Zhang è un personaggio indubbiamente di carattere e carismatico. Più ingessato invece Xu Mu Chen, dove l'atteggiamento distaccato e controllato sembra mancare dello charme necessario a fare di lui un protagonista apparentemente freddo ma affascinante. Risulta però piacevolmente agile, intelligente e intuitivo, mentre esteticamente non sono mancati make up con un incarnato da moribondo che non era propriamente il massimo. L'identità nascosta di lei permette di apprezzare l'insolita e improbabile coppia, dove lei è di fatto una ladra (ma di quelle buone e giuste) e lui un ispettore che deve riabilitare il nome della propria famiglia. La recitazione direi buona per entrambi, non una prova memorabile. Stesso discorso per i personaggi secondari, fanno il loro dovere ma nessuno rimane particolarmente impresso (eccetto forse il Duca, mentre al contrario il figlio è stato una sorta di fastidio cronico).
Le scene dei combattimenti molto ad effetto, soprattutto quando lottano tra di loro o quando uniscono le forze. Costumi e accessori molto belli e raffinati, ambientazione curata.
L'evoluzione del romance è lenta, aspetto che sicuramente dilunga l'attesa ma che conferisce anche credibilità, permettendo al duo inizialmente estraneo di imparare via via a conoscersi e poi ad apprezzarsi sempre più. L'affiatamento non è tra i migliori mai visti, ma sufficiente a rendere alcune scene emozionanti. Molti i cliché prevedibili inseriti nella vita quotidiana di coppia che aiutano ad alleggerire la vicenda con qualche momento simpatico e divertente.
Gli intrighi presenti e passati sono abbastanza fitti, alcuni più palesi di altri, ma a fronte del gomitolo aggrovigliato presentato in partenza sembra via via mancare la voglia e l'impegno necessari per dipanare la matassa come si deve: molti nodi vengono sciolti sul finire in modo un po' banale e semplicistico, altri persi un po' per strada. E' in questo senso che vedo la trama un po' piegata al romance.
Una nota di demerito riguarda la musica: un paio di canzoni, di qualità discutibile, che vengono riproposte all'infinito ma senza essere capaci di dare quel quid in più alla scena.
Per gli amanti del genere credo non sia un drama particolarmente eclatante o originale. A me complessivamente devo dire che è piaciuto, non finirà certo dritto nella mia top ten ma è stata comunque una visione apprezzata, che non mi sento di sconsigliare. Un approccio con aspettative medie e la consapevolezza di non avere tra le mani una perla rara dovrebbero garantire un giudizio comunque positivo.
Come bere un bicchiere d'acqua: non fa male, ma non sa di niente
Commediola banale e leggera incentrata su adolescenti e rivolta a giovani fan di idol drama.Buoni sentimenti, scaramucce prevedibili, spessore inconsistente.
Una passeggiata veloce - quindici episodi fortunatamente non troppo lunghi o impegnativi - che portano in scena i più ovvii tira e molla tra liceali, senza rinunciare a nessun aspetto prevedibilmente abusato: la ragazza bella e popolare ammirata da tutti, le amiche fidate, l'amica invidiosa e gelosa, il ragazzo belloccio e sbruffone ma pronto a redimersi e il giovane bello e bravo, non popolare ma che si rivelerà un ragazzo d'oro. Aggiungiamoci un contratto di finta relazione, e il gioco - visto, già visto, stravisto - è fatto!
Recitazione standard, niente di importante da segnalare. Un po' come la storia, senza nemmeno uno spunto veramente apprezzabile che sia uno. Visione che può fare da riempitivo quando proprio non si sa cosa guardare, ma nulla più.
Un'ambientazione originale devastata da dieci episodi di balbettii e boccheggiamenti vari
Due gli elementi a favore di questo drama: il primo è che ripropone uno dei miei temi-clichè preferiti, quello del matrimonio combinato. L'altro è rappresentato dalla scelta del periodo storico: pochissime serie giapponesi degli ultimi anni sono ambientate nella prima metà del '900, ed è un contesto che ha il suo fascino oltre a potersi giocare la carta dell'originalità.Il risultato, però, è stato quasi fin da subito deludente. Mi va bene che la storia d'amore sia delicata, che si prenda i suoi tempi, senza passaggi bruschi o affrettati a minarne la credibilità, ma così è un po' troppo, e diventa davvero poco credibile nel senso opposto.
Lui di poche parole, spesso impacciato, fatica a comprendere le reazioni di lei e ha costanti dubbi su come approcciarsi. Lei in panico totale, perennemente a disagio e timorosa di fare passi falsi, imbarazzata e timida. Nel concreto questo si traduce in una sequenza infinita di parole balbettate, momenti di un imbarazzo tragicomico, espressioni da pesce boccheggiante e annaspamenti vari. Dal primo fino praticamente all'ultimo episodio. Ho proseguito la visione - che mi deludeva episodio dopo episodio - un po' per inerzia, un po' nell'ormai vana speranza di un cambio di rotta e - se dobbiamo salvare il salvabile - per rispetto nei confronti del pairing secondario, un po' defilato ma indubbiamente meglio riuscito.
Mi piace l'idea e l'ambientazione, ma come drama sarebbe davvero tutto da rifare.
Una buona premessa che si risolve in una serie mediocre e che manca di identità
Incipit curioso, aspettative medie. Il primo episodio mi ha spiazzata, l’avvio decisamente migliore di quanto mi aspettassi. La protagonista che si ritrova a vivere all’interno del romanzo non è una novità – vedasi “Lost Romance”, anno 2020, tanto per citarne uno – ma la vera chicca è l’evoluzione rapida tra i due, una vera e propria partenza col botto, unita all’elemento – gestito in chiave simpatica e divertente – della prima notte…di lui, con il risveglio al mattino successivo che propone una scena a parti invertite rispetto al solito.Uno spunto grazioso che andava alimentato e arricchito negli episodi a seguire, ma che va invece a disperdersi a favore di altre questioni non altrettanto accattivanti. Anche l’intesa di coppia che inizialmente prometteva tensione e romanticismo sembra subire un calo costante, la serie perde smalto man mano che procede, il focus passa a concentrarsi su tutta una serie di intrighi interessanti solo fino a un certo punto e introducendo una quantità eccessiva di personaggi secondari, spesso non necessari.
Rispetto ai protagonisti, buona ma non eccellente la prova di lui (già conosciuto e apprezzato nel ruolo di cattivo in “Vincenzo”. Lei invece convince davvero poco: a tratti sembra un po’ una macchietta mentre sul fronte estetico il make up è un vero scempio, col risultato che appare più vecchia di quello che è (anagraficamente l’attrice è anche più giovane rispetto al partner).
La fotografia risulta curata, le musiche apprezzabili, l’ambientazione storica resa con un certo fascino.
Trattandosi di una serie ispirata a un racconto, il risultato lascia però abbastanza a desiderare. Alla buona partenza segue un declino che poteva essere evitato: se da una parte c’è l’aiuto di una linea guida già che la vicenda non viene inventata da zero, dall’altra serve però un investimento imprescindibile per far si che la trasposizione mantenga alto l’interesse. Senza questa particolare attenzione, il prodotto finale non può che essere discutibile, come questo è il caso.
Il finale, inoltre, particolarmente deludente. Doveva essere nell’insieme un drama con uno spunto nuovo, si è rivelato un insieme di cose già viste e senza una vera e propria identità.
Mi fermo a una sufficienza stiracchiata, il contraccolpo della delusione dopo la premessa iniziale è stato peggio dell’affrontare un drama mediocre fin dall’inizio.
Remake ristretto e piatto che non regge il confronto con l’originale
Questo è un remake di cui non si sentiva onestamente la mancanza. Partiamo col dire che l’originale coreano vanta un’ottima riuscita, un cast di primordine – il protagonista è “solo” Ji Chang Wook, tanto per dire – e una narrazione sicuramente complessa e completa. Proporre una rivisitazione che sia all’altezza sa già di impresa ardua in partenza, insomma.Questa giapponese, di fatto, non ci prova nemmeno più di tanto: la vicenda è tremendamente confusa, vengono richiamati a spot dei passaggi in modo fedele ma tra l’uno e l’altro ci sono dei buchi notevoli, intere scene completamente eliminate che pur non essendo singolarmente fondamentali nell’insieme sono tutto fuorché superflue.
Qui mancano proprio, e il collage che rimane genera una storia insoddisfacente per chi ha già visto il drama originale, se non addirittura incoerente e confusa per chi – provo a immedesimarmi – dovesse approcciarsi a questo “Suspicious partner” per primo.
L’economia su durata e numero di episodi è quindi bocciata su tutta la linea.
Il cast è accettabile, ma niente di eclatante: bravina lei, poco convincente lui, perennemente ingessato a fronte di un protagonista che sì, conosciamo molto rigido e squadrato all’inizio, ma che si fa via via più interessante e mostra anche altri aspetti, oltre a evolvere di per sé nel corso della vicenda. Questo, quanto meno, è ciò che accadeva a Noh Ji Wook, procuratore protagonista del drama coreano. Il suo alter ego, Tateishi Haruto, resta un pezzo di gesso dall’inizio alla fine, i rari tentativi di mostrarsi più aperto, empatico e sciolto falliscono miseramente. Anche gli attori che interpretano i personaggi secondari risultano complessivamente poco performanti e non reggono minimamente il confronto con i corrispettivi coreani (basti ricordare il padre adottivo del procuratore, il mitico Lee Deok Hwa e Nam Ki Ae, bravissima attrice che veste i panni dell’eccentrica moglie di lui, figura che nella versione giapponese non è nemmeno contemplata).
La terza e grande falla di questo drama è data dalla capacità di coinvolgere e di emozionare, che qui latita veramente. Ci può essere una soggettività, certamente, ma la recitazione piatta e a tratti apatica non promuove sicuramente chissà quale turbine di emozioni.
C’è poco, molto poco rispetto all’originale, e quel poco è di un livello piuttosto scarso. Sarò sincera, l’ho portato a termine più per inerzia che per altro, quasi grata alla fine che fossero solo dodici episodi.
Per gli appassionati del genere, più che questo remake meglio allora propendere per un più valido rewatch del drama coreano.
Melodramma romantico stile soap opera di vent'anni fa...
Drama vecchio stile, non in termini di scenografia, montaggio e riprese - su queste nulla da dire, la qualità è decisamente buona - quanto sulla vicenda in sé, che si presenta come una sorta di polpettone di oltre cinquanta episodi degno di una soap opera di vent'anni fa.C'è il romance, c'è il melodramma, ma uniti dalla pesantezza e spesso dall'insensatezza di situazioni trascinate a dismisura. Protagonisti ancora interessati l'uno all'altro ma che pretendono di odiarsi, sguardi di sfida e promesse di guerra aperta che sfumano in un battibaleno davanti all'evidente gelosia di lei e all'apprensione smisurata di lui nei suoi confronti, salvo poi tornare a recitare il ruolo di nemici giurati, e ricadere subito dopo in un'improbabile alleanza a supporto l'uno dell'altra.
Esagerato, eccessivo, poco credibile, così come i colpi di scena davvero abusati: maternità/paternità messa in dubbio una volta, poi un'altra, poi un'altra ancora...a turno sembra che tutti possano essere figli segreti di tutti. Manca proprio un po' il senso della misura, insomma.
Rispetto al cast, sicuramente la coppia funziona e la chimica è buona, ma a livello interpretativo la protagonista è tanta apparenza e poca sostanza (complice anche un trucco da femme fatale che non viene mai meno, nemmeno dopo un tuffo in piscina, nemmeno dopo una nottata d'amore, nemmeno dopo un rapimento...no, lei ha sempre un make up perfetto e per nulla discreto). Buona ma non eccellente la prova del protagonista, portato in scena da Fan Zhi Xin, attore che sto tenendo d'occhio da qualche tempo, al quale riconosco una bellezza che lo fa apparire anche più maturo della sua reale età e un fascino che si sposa bene con il ruolo del "apparentemente cattivo ma sotto sotto buono", scaltro e capace di sporcarsi le mani quando serve. Non un talento formidabile e non un attore poliedrico e versatile: questo è forse l'unico ruolo su misura per lui ma, anche qui, tolto lo sguardo da duro e i momenti di commozione - due aspetti che evidentemente ha ormai acquisito - dovrebbe lavorare sul resto per dare al personaggio, pur stereotipato, un po' di spessore. Diciamo che, pur nel suo piccolo, vedo per lui discreti margini di miglioramento.
Complessivamente un drama con qualche scena d'amore gradevole per quanto palesemente artefatta, una trama che via via si infittisce ma in modo estremamente disordinato e spesso senza il minimo buonsenso alla base di scelte, azioni e reazioni (ad esempio Tutto molto scenografico, a uso e consumo dello spettatore, ma senza la ricerca di un'identità tutta sua come obiettivo primario.
Evitabile ma non inguardabile.
Romance standard che appiattisce i pochi spunti interessanti
Drama semplice, che cerca di mixare un approccio piuttosto superficiale a tematiche più profonde, ma - proprio per via del taglio - fallendo miseramente.Classico romance made in Cina: aspettiamoci conversazioni infittite di riempitivi non necessari, talvolta con dinamiche e reazioni nemmeno tipiche della fascia adolescenziale ma più pre-adolescenziale, nonostante l'ambientazione sia paradossalmente quella universitaria. Tutto molto naif, insomma.
Lui passabile, un po' amorfo ma ne ho apprezzato il contegno, aspetto non scontato già che di protagonisti glicemici la rete ne è particolarmente satura. Lei decisamente fastidiosa, la sua caratterizzazione è legata sì al vissuto passato ma ne esce un ritrattato davvero esagerato e poco credibile.
Abbiamo poi il classico pairing secondario, come spesso accade non particolarmente degno di nota.
Cosa porta, a fatica, la serie a ottenere la sufficienza?
- la caratterizzazione del personaggio maschile, soprattutto nella prima parte della serie.
- la figura di Black, l'autore sconosciuto del popolare fumetto al centro della vicenda
- il tema della menzogna e di tutte le riflessioni che comporta, dalla condanna facile alla comprensione che, in un mondo che non è tutto bianco o nero, più che un difetto o una colpa o un tratto deprecabile possa essere a volte un sintomo di malessere, un po' come la febbre provocata dall'organismo stesso per fronteggiare un'infezione.
Questi elementi potevano davvero essere un plus, se gestiti bene. Purtroppo l'approccio - come sopra sottolineato - ha banalizzato un po' il tutto, portando a un risultato decisamente sottotono. In conclusione, si può guardare ma anche no, senza nessuna indicazione/controindicazione particolare.
Valida serie tra numeri e revisori dei conti, oltre a un cattivo con gli attributi
Secondo kDrama che ho visto negli ultimi mesi incentrato sull'insolita figura dei revisori dei conti e per la seconda volta mi sono trovata davanti a una serie sorprendentemente meritevole. Aspetto singolare, già che l'ambientazione porterebbe a pensare a qualcosa di potenzialmente noioso e piatto. E invece ne esce una serie accattivante, così come successo con "The Auditors/Thank You". Forse, a fare la differenza, è proprio la consapevolezza di trattare un tema che necessita un'attenta valorizzazione e un impegno non trascurabile per agganciare l'interesse dello spettatore. Un'accortezza che - mi viene da pensare - è forse troppo spesso ritenuta non necessaria in quelle moltissime serie dagli spunti anche innovativi ma dove vi è quasi l'illusione che basti un'idea originale a garantire un buon risultato, quasi che una serie si costruisca e stia in piedi quasi da sola.Tornando a "Numbers"...Come dice il titolo, i numeri qui la fanno da padrone. Numeri che sono si oggettivi e precisi, numeri ai quali non si scappa, ma numeri che possono essere interpretati da chi ha quindi il potere di decidere le sorti di intere aziende. Un ruolo difficile e insidioso, dove l'essere "giusti" non va sempre a braccetto col classico concetto di giustizia. Il drama ruota attorno alle figure principali di una famosa compagnia, la Taeil Accounting, che vede tra le new entry uno dei protagonisti, un giovane ragazzo animato dal proposito della vendetta e divenuto revisore proprio per far sì che il personaggio corrotto di turno paghi per le proprie malefatte. Questo ci porta dritti al nostro cattivo, e che cattivo! Un cattivo di prim'ordine, con un (come sempre) formidabile Choi Min Soo nei panni del vicedirettore commerciale Han Je Kyun. Un personaggio con gli attributi, avido e scaltro, disposto a tutto per soddisfare la sua brama di soldi e di potere. Elegante, autorevole nella sua compostezza, nei suoi sorrisetti taglienti e sguardi affilati che lancia da dietro le lenti di quegli occhiali che spesso rimette in posizione, in un gesto che - come molti altri - si impara presto a leggere. Poi abbiamo il figlio, interpretato da un sempre imponente, rigidamente affascinante Choi Jin Hyuk, che veste il ruolo di un revisore onesto e intelligente, tenuto sotto scacco da quel padre che ha imparato a detestare: cercherà in tutti i modi non solo di smarcarsi dalla sua ombra, ma intraprenderà una vera e propria guerra padre-figlio senza esclusione di colpi. Trova quindi spazio una simpatica Bromance tra lui e il nuovo giovane arrivato, sebbene le aspettative dei primissimi episodi non trovino una giusta evoluzione nel corso della serie, limitandosi a qualche simpatico richiamo del rapporto tra i due tra un episodio e l'altro. A entrambi viene poi fornita una donzella, per il primo un vecchio amore finito drasticamente e mai dimenticato, per il secondo una giovane impiegata che si rivelerà un'affidabile spalla e valido elemento della schiera dei buoni.
Se da una parte abbiamo quindi un cast eccellente (soprattutto i due Choi, nessuna parentela tra loro, per chi se lo stesse chiedendo), dall'altra non mancano però i difetti, in primis i riferimenti troppo specifici e dettagliati su indici, acquisizioni, liquidazioni e quant'altro, che si rivelano in certi momenti forse un po' troppo complessi da comprendere per chi non è ferrato di suo sull'argomento. Qualche intoppo poi su alcune dinamiche riguardanti gli altri personaggi, soprattutto Jang Ji Soo: la sua ricomparsa stride troppo con l'immagine con la quale era stata introdotta, abbiamo già il giovane revisore quale mente brillante capace di inventarsi revisore quasi dall'oggi al domani, che anche lei - sempre per propositi di vendetta - sia diventata nel giro di una manciata di anni una figura di prestigio di un'importante e potente azienda, sembra davvero poco credibile. Se sei arrabbiato, puoi trasformarti in breve tempo in una figura ad hoc, super competente, e mettere così i bastoni tra le ruote ai cattivi. Anche meno, grazie. Ji Soo rientra in scena fredda e distaccata come un ghiacciolo - anche troppo - per passare al lento disgelo man mano che comprende come sono andate veramente le cose. Il figlio segreto è forse l'elemento peggio gestito del drama: spunta fuori dal nulla, una carta sulla quale anche il vicedirettore farà ben poca leva. Anche la reazione di Seung Jo quando scopre di essere diventato padre è poco credibile: non fa domande, accantona la questione e insieme a Ji Soo continuano la lotta contro il vicepresidente mentre il bimbo in questione resta relegato chissà dove e con chissà chi.
Altri personaggi secondari invece sono invece stati delineati con maggiore precisione: elemento comune quasi a tutti è quello di non essere mai completamente del tutto innocenti, con errori passati per i quali giunge il momento di fare ammenda.
Per i fan dei romance come la sottoscritta, va' precisato che qui non c'è altro che un debole accenno... Ma va bene così: non è l'obiettivo del drama, che punta invece a farsi apprezzare per altro.
Il personaggio meglio riuscito e più carismatico è sorprendentemente il cattivo: il vicedirettore è davvero una figura complessa, che non si può non condannare ma al contempo che suscita curiosità e interesse. Singolare come non si accanisca sul proprio figlio, mentre questo fa di tutto per farlo finire in prigione. Emblematica in tal senso è la sua affermazione "la tua fortuna è essere mio figlio, la mia sfortuna è che tu sia mio figlio". Non c'è affetto o senso paterno, ma un'egoistica scelta di avere al proprio fianco il sangue del suo sangue (un concetto che si avvicina molto a quello di fitness darwiniana). La scena finale al parco giochi è un po' un colpo basso: mostra un inaspettato e unico momento di umanità, senza occhiali e senza maschera, mentre sta brevemente seduto su una panchina a osservare a distanza il nipote che non avrà mai modo di conoscere (e nemmeno l'interesse a farlo). Si tratta però di un minuscolo frangente, senza un vero rimpiante: subito dopo tornerà ad essere quello di sempre, di nuovo dedito ai suoi noti giochi di potere. Il male non vince sempre, ma sicuramente resta in agguato.
Concludendo, una serie che mi è piaciuta molto, pur con qualche difetto e tratto a volte eccessivamente pesante (in termini di dettagli su transazioni e resoconti vari) e che mi sento di consigliare a chi ha apprezzato altri drama simili quali il sopracitato "The Auditors/Thank You".
C-drama precursore di L&P, tra tanta buona volontà e pochi e scarsi risultati
Questa è una serie di cui ho compreso l'intento, l'obiettivo e alla quale riconosco l'impegno, al di là del mediocre risultato ottenuto di fatto.C-drama che potrei definire precursore di L&P (Lighter & Princess, 2022), che presenta molti elementi comuni: due giovani si incontrano-scontrano ai tempi dell'università, i battibecchi iniziali lasciano posto all'instaurarsi della relazione amorosa, quindi un evento inaspettato crea un'improvvisa rottura, il protagonista finisce in prigione, i due si ritrovano anni dopo per fare i conti con una seconda chance che deve però gestire il non risolto del passato e i cambiamenti nel frattempo sopravvenuti.
Qualitativamente parlando, c'è un abisso profondo tra le due serie, al di là dei soli cinque anni che intercorrono tra loro.
Qui abbiamo una regia non molto competente, una fotografia spesso non all'altezza, attori buoni ma non eccellenti e soprattutto performanti solo fino a un certo punto (nulla contro le capacità dell'attore protagonista, ma avrei assegnato il ruolo a qualcuno di più indicato). La sceneggiatura non garantisce fluidità e linearità nel racconto della vicenda, c'è un grande e smisurato ricorso ai flashback - in L&P era un lungo e unico flashback della durata di metà della serie - che si inseriscono un po' senza preavviso, con un effetto a singhiozzo e non sempre in modo chiaro (capita che ci voglia un attimo per capire se la nuova scena sia nel presente o nel passato). Sorvolo sulle musiche, qualche brano sembrava uscito direttamente da una commedia americana dei primi anni '90, nulla a che vedere con i capolavori di Chen Xueran, compositore di buona parte delle musiche e canzoni di L&P.
Paradossalmente, in termini di significato, "Where the lost ones go" punta forse anche più in alto rispetto a L&P: entrambe forniscono dei validi spaccati di realtà, ma mentre il Li Xun di L&P resta per molti versi immutato, pur compiendo a modo suo una piccola evoluzione a livello affettivo/relazionale, Xiang Ze Yi subisce una drastica e profonda trasformazione, introducendo con maggiore serietà il tema del cambiamento, elemento importante che connoterà pesantemente la relazione tra i due protagonisti ritrovati e condizionerà anche i meccanismi che porteranno alla conclusione della vicenda.
Qualitativamente parlando, non mi sentirei di attribuirle la sufficienza: musiche che si interrompono bruscamente, fastidiosi rumori di fondo e disturbi vari spesso presenti, scene non ben collegate, passaggi troppo allungati a discapito di altri troppo affrettati (vedi sul finale). La lista delle pecche di natura tecnica - e non solo - sarebbe davvero lunga. Mi sento però di premiare l'intento: l'impressione è quella di un cast e una troupe di professionisti forse non davvero all'altezza e con un budget non particolarmente importante, ma desiderosi e volenterosi di fare del loro meglio per portare avanti la storia nel modo più dignitoso possibile.
In conclusione, apprezzabile per chi ha amato L&P, ma a patto di chiudere entrambi gli occhi sui moltissimi difetti.
L'ennesimo drama affossato dalla censura e dalla mentalità ristretta cinese
Le BL mascherate da Bromance con protagonisti due fratellastri non consanguinei sono un po' un tarlo fisso per la Cina, qualche rara volta con buoni risultati (vedi "Stay with me", 2023). Qualche speranza in partenza c'era, ma con aspettative molto contenute, insomma.Già nel primo episodio succede praticamente di tutto: tanto, troppo, La serie è breve, ma le vicende andavano un po' diluite per dare linearità alla storia, mentre invece si susseguono passaggi così veloci da sembrare un po' slegati.
Il tempo, dicevo, è limitato, per cui sarebbe stato utile concentrarsi su un unico tema - la conoscenza e l'instaurarsi del rapportro tra i due - mentre invece viene inserito l'elemento del salto temporale all'indietro - non un flashback ma proprio un breve viaggio all'indietro nel passato - elemento che già di suo non mi fa impazzire ma che qui porta a dover ricostruire tutto da zero, dal primo incontro all'instaurarsi di un legame tra i due. Lo fai con un drama da 36 episodi, non con uno da 6 dove i minuti sono già più che contati.
Detto questo, pur non condividendo la linea di sviluppo della storia, mi sono sorpresa del fatto che si stesse via via rivelando una BL vera e propria: un passo avanti rispetto alla nota censura cinese?
Ovviamente - e purtroppo - no. Le poche serie cinesi che non trasformano BL in Bromance presentano solitamente due possibili e tristi risvolti: un amore malsano e aggressivo (Addicted Heroin, 2016, tanto per citarne uno) o un amore che viene "punito" con un finale triste, come è questo il caso. Per la Cina, insomma, la storia tra due protagonisti maschili può essere solo affetto fraterno, oppure un'attrazione malata oppure ancora un sentimento proibito da punire. Questo il sunto di come siamo messi nel 2025. Spiace perchè qualitativamente molte produzioni sono di medio-alto livello, ma continuo a non capire perchè fissarsi sul tema, con tutta la pesantezza della censura e del giudizio negativo, piuttosto che limitarsi ad altri generi.
Chiusa l'infelice parentesi, l'unica nota positiva a conti fatti è l'aver scoperto Kou Wei Long, giovane attore con un buon potenziale, qui alle prese con il suo primo ruolo da protagonista (Shen Nan) ma che spero di rivedere in altri drama in futuro.
Storiella senza pretese incapace di raggiungere anche solo gli obiettivi minimi
Ora, che non sia una serie particolarmente profonda lo si intuisce fin dai primi minuti del primo episodio. Ci troviamo di fronte a uno short drama di circa 6 ore fastidiosamente spezzettato di 24 episodi da un quarto d'ora scarso l'uno.Storiella davvero senza pretese e con lo spessore di un foglio di carta, che va presa per quella che è e che al massimo può regalare una visione a tratti carina ma davvero molto ma molto disimpegnata.
Fatte queste premesse e pronti a ignorare un'infinità di difetti, possiamo dire che la prima parte della serie è anche accettabile: le scene sono esasperate, la coerenza non è quasi mai di casa, e ho qualche dubbio sul vero proprietario della matita per gli occhi con la quale Qin scrive sul braccio di Min Xi il numero di telefono, già che gli occhi di lui risultano più palesemente e pesantemente truccati rispetto a quelli di lei. Anche meno, grazie.
Però, qua e là, ci sono momenti tutto sommato carini e spunti che - con un investimento più importante su tutti i fronti - avrebbero potuto portare alla realizzazione di una buona storia. Mi è piaciuto molto l'idea del ruolo dell'istitutrice, mi ha richiamato alla mente alcuni romanzi inglesi dell'800, capolavori che non cito perchè fa rabbrividire anche solo pensare di paragonarli a una serie come questa. Mi è piaciuto molto il ragazzino, simpatico e capace di regalare dei bei momenti di leggerezza fatta bene. L'era repubblicana cinese è inoltre un periodo storico che nelle serie trovo sempre molto affascinante (peccato che l'investimento, anche per i costumi, sia stato davvero scarso). Ho apprezzato anche l'attrice protagonista, abbastanza espressiva. Meno invece il sig. Qin, che - con l'immancabile riga di matita ad accentuargli lo sguardo - sembrava più che altro il soggetto di riprese pubblicitarie che un personaggio fatto e finito, e dove il fascino del bel volto non riesce però a distogliere l'attenzione dello spettatore dalla sua caratterizzazione veramente priva di coerenza, già che passa dall'essere il "malvagio" duro e freddo dei primissimi episodi, violento e temibile, per trasformarsi poi in una pera cotta alle prese con mille siparietti ridicoli da bambinetto infatuato. La seconda parte della serie, infatti, deraglia del tutto: alle scene davvero infantili e melense - di quelle che più che emozionare imbarazzano - si affiancano intrecci e sviluppi di una credibilità e di una logica che tocca davvero i minimi storici. Il tutto condito con una teatralità grottesca, dove ad esempio mentre l'invidiosa rivale in amore sottrae un unguento dalla borsa della protagonista tutti i presenti - protagonista inclusa - sembrano forzatamente guardare altrove (non devono accorgersi, eh!). Ci manca poco che si mettano le mani sugli occhi e facciano la conta come a nascondino, per dire.
Concludendo, anche partendo con delle aspettative molto ma molto ridimensionate, il rischio di arrivare comunque perplessi alla fine c'è, proprio perchè chiusi entrambi gli occhi sulla prima metà degli episodi, non c'è un terzo occhio che si può chiudere ulteriormente sul disastro aggiuntivo che è la seconda parte. Qualcosa di salvabile - ma poco poco - qua e là c'è, ma francamente non abbastanza per raggiungere anche solo la sufficienza.
Romance-legal drama più legal che romance: interessante e poco prevedibile, ma non senza pecche
All'avvio la serie si presenta come un romance inserito in un contesto legale: procuratori, avvocati, investigatori, testimoni, vittime, crimini, accuse e indizi sono quindi un po' il pane quotidiano.Con l'avanzare degli episodi le vicende irrisolte del passato finiscono per intrecciarsi in modo sempre più complesso ai casi del presente, ingarbugliando la trama con sottili fili spesso invisibili che vengono via via scoperti e che collegano, in modi anche del tutto inaspettati, i vari personaggi sulla scena.
Sicuramente questo drama ha il pregio di non essere prevedibile, anzi, riesce anche a nascondere qualche bel trabocchetto. Di contro, la storia si infittisce davvero tanto e arrivati in fondo ci si rende un po' conto che non proprio tutti gli incastri hanno funzionato a dovere. Non mancano le coincidenze, in certi momenti davvero un po' abusate.
Per gli amanti delle love story occorre ridimensionare le aspettative, già che al di là delle premesse quanto si ottiene di fatto è giusto una "spolverata" di romance, e sicuramente non rappresenta il perno centrale della storia.
Cast indubbiamente valido, l'attrice protagonista - a me nuova - porta a casa una buona prova. All'attore protagonista - già conosciuto in "Gu family book" - riconosco più la presenza importante e un bel volto (pur con lineamenti piuttosto duri) rispetto a grandi capacità espressive (colpa dei lineamenti scolpiti o meno, di fatto mostra una sola ed unica espressione per tutto il drama, salvo qualche raro e non particolarmente affascinante sorrisetto).
Degli altri personaggi, alcuni più curati e ben riusciti, come Kang Soo e Jeong Chang Gi, altri un po meno, come il buffo ma non così interessante pairing secondario. Sopra tutti, coppia protagonista compresa, spicca però il personaggio di Moon Hee Man, il cui interprete offre al pubblico un ritratto davvero notevole: carismatico e di carattere, è una figura che sa davvero bucare lo schermo. Tremendamente ambiguo, ho davvero fatto fatica a inquadrarlo e, per quanto mi affascinasse, non capivo se alla fine si sarebbe rivelato parte della schiera dei buoni o dei cattivi. Gran bel personaggio, attore indiscutibilmente bravo, obiettivo centrato in pieno: solo lui vale una stellina di giudizio in più.
Rispetto alle note dolenti, una pesa sicuramente più delle altre: il finale. Se nei primi 20 episodi si va a sviscerare ogni pista, traccia, indizio e ricostruzione - a volte anche col rischio di annoiare i non appassionati di indagini & co. - il ventunesimo ed ultimo episodio eredita l'ingrato e arduo compito di chiudere in bellezza la vicenda. Peccato che le questioni rimaste aperte siano tante, troppe. Buona parte dell'episodio se ne va per sferrare il colpo di grazia a sorpresa in tribunale e dopo... Dopo non resta praticamente nulla. Una chiusura davvero frettolosa, che regala giusto una manciata di secondi nemmeno tanto edificanti alla coppia principale, lascia davvero perplessi e insoddisfatti rispetto al capo Moon e non degna di un epilogo nessun altro, Kang Soo e Jeong Chang Gi compresi. Uno scivolone che un po' spiace, arrivati praticamente alla fine di una buonissima produzione.
Infine, una perplessità: il titolo. Preso in prestito alla Austen davvero senza alcun motivo, già che anche a scervellarsi non riuscirei ad affibbiare le due caratteristiche a nessuno degli attori principali. Sicuramente l'attore protagonista non è né prevenuto né orgoglioso, lei inizialmente lo giudica in modo sbagliato, ma francamente ne ha tutti i validi motivi. Boh, mistero.
Resta però complessivamente una serie che mi sentirei di consigliare , più agli amanti del genere legal-thriller che agli appassionati del filone romantico. Sicuramente è una serie interessante e che incuriosisce parecchio, se si è disposti a perdonarle qualche errore qua e là.
In linea con le BL coreane, graziosa ma non senza pecche.
Drama BL molto breve, sei episodi in tutto per un totale di tre ore scarse e incentrato sul tema della seconda chance dopo una rottura dovuta a un fraintendimento. Va da sé che tutto si concentra proprio su questo, ovvero come i due protagonisti, ritrovatisi dopo quasi un decennio da quella che era una relazione appena avviata quando erano ventenni e subito interrotta a causa di un malinteso, tornano a rapportarsi tra loro, inizialmente per questioni professionale e poi, tra dubbi, paure e speranze, anche dal punto di vista sentimentale.Si tratta dell’adattamento del manhwa “Eul’s love” , dal quale differisce principalmente per il fatto che il manhwa dedica almeno un terzo dei capitoli alle scene NC18 – e/o riferimenti annessi – tra i due. La serie – in linea con le tipiche produzioni coreane – punta invece a dare risalto ai sentimenti, al confronto, alle emozioni, offrendo uno scenario breve ma credibile. Nonostante questo l’inizio parte decisamente col botto, aspetto che porterà immediata soddisfazione ai fan delle scene d’amore.
A scatola chiusa avrei detto che tra i due protagonisti il mio preferito sarebbe stato Jin Hwan, mentre invece a conti fatti ho trovato molto più realistico Kim Min Jun. I suoi pensieri e le motivazioni dietro le sue azioni sono chiari, dubbi e titubanze che lo affliggono anche. Jin Hwan ho fatto più fatica ad inquadrarlo, la sua caratterizzazione stride un po’ tra quello che dice e come si approccia, con un’espressione sorridente ma indecifrabile. Paradossalmente, è molto più espressivo quando non si trova con Kim Min Jun (vedi la serata di rimpatriata con i vecchi compagni di classe, dopo il matrimonio dell’amico). Che sia per caratterizzazione del personaggio o per livello di recitazione degli attori, Kim Min Jun batte Jin Hwan a occhi chiusi.
Ora, date le premesse e date la durata, oltre a chiarire il malinteso e ricostruire la relazione altro non c’è: il pregio di questa serie non è certo nei contenuti, tutt’altro che ricchi, ma nella modalità in cui un tema, per quanto circoscritto, viene portato in scena. L’avrei definita un “poco ma ben fatto”, cosa che personalmente non disdegno mai, ma l’ultimo episodio è stato davvero sotto tono: se la rottura da giovani era dovuta a un fraintendimento, la crisi che si profila nuovamente all’orizzonte si basa davvero sul nulla totale. Comprendo che i dubbi e le vecchie paure non siano così facili da accantonare, tanto da promuovere una sorta di circolo vizioso al primo, stupido, imprevisto… Ma era comunque necessario imbastire qualcosa di più credibile.
Riassumendo, tra i pregi metterei il personaggio di Kim Min Jun e la capacità di molte BL coreane di dare risalto ai sentimenti riuscendo a coinvolgere pur mantenendo un tono di compostezza.
Tra i contro, la caratterizzazione di Jin Hwan e la sua espressività nel corso della serie, oltre a un finale qualitativamente in calo e un po’ sbrigativo nelle ultime scene.
Una visione che di certo non lascia il segno ma che sa regalare comunque qualche ora piacevole.

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