Una serie che concentra i pregi nella prima parte e tutti i difetti nella seconda
Avevo messo questo drama nella lista da vedere già da un po' di tempo, ma non mi decidevo mai. Probabilmente perchè l'immagine rappresentativa della serie (su Viki) faceva presagire una serie a tema vampiri banale e forse anche grottesca. L'immagine di fatto si è rivelata fuorviante (il nostro protagonista mai nemmeno berrà del sangue umano, quindi a maggior ragione mi chiedo perchè dipingerlo attaccato a una sacca di sangue manco sorseggiasse un'aranciata con la cannuccia). Arriva comunque il giorno in cui mi decido, ed è una piacevolissima sorpresa. I toni non sono grotteschi, anzi. Bella l'ambientazione, ben strutturate le premesse ambientate nel passato, interessante la visione del vampiro come infetto da un virus. I due protagonisti entrano in contatto, si prendono a frecciatine tra una diagnosi e un'operazione in sala operatoria e tutto fila che è una meraviglia. Nel mentre lui scava alla ricerca della verità, i vari personaggi secondari acquisiscono via via una definizione (chi palese, chi nascosta) e, davvero, riesco ad apprezzare un episodio dopo l'altro. Alcune delle scene banali e prevedibili che mi aspetto non ci sono, ed è anche un bene. Poi, però, l'inversione di rotta. Lasciamo quasi di colpo la sala operatoria, e la lasciamo praticamente per sempre, e la serie si concentra solo sul confronto tra le varie fazioni. Diventa un investigare, provocare, dubitare, verificare, reagire, praticamente a circolo chiuso. Se non fosse per qualche scena nella corsia dove si sperimenta sui pazienti quasi ci dimenticheremmo che il drama è partito con un'ambientazione medica predominante. Ogni tanto viene aggiunto un pezzo al puzzle - perchè prima o poi è chiaro che il mistero dovrà essere risolto - ma la serie perde di verve, l'entusiasmo scema e si seguono gli ultimi episodi giusto per la volontà di capire come verrà chiusa la vicenda. Soprattutto nella seconda parte ho trovato dei passaggi poco lineari, dalla scelta di eliminare l'amico coinquilino, idea che nella sua tristezza posso anche condividere perchè l'effetto "tutti buoni, tutti salvi" a volte spopola, ma che deve essere gestito bene. Se meritava una tale fine, meritava fosse pianificata con più cura, invece è stata davvero buttata lì male. Il finale, lo ammetto, non sono riuscita a capirlo e - come altri - ho dovuto cercare in rete l'illuminazione. Ok, capito, ma...se è risultato così incomprensibile a molti forse è già segnale che non è stato fatto per bene (poteva anche attendere il redivivo Corea e andare più avanti in Cecenia, tanto per dire...c'era bisogno dell'apparizione inaspettata? Boh.). Passando agli attori protagonisti, lui azzeccato per la parte. La sua compostezza ci stava tutta, anche se mi è venuto da chiedermi se si fosse calato splendidamente nella parte o se quell'aria imperscrutabile sia un limite all'espressività dell'attore (quello lo scoprirò dopo averlo visto in altre serie). Comunque, dicevo, lui freddo e conciso ci sta. D'altro canto lei avrebbe dovuto compensare...e ci prova, ma proprio non le riesce. Non sono riuscita davvero ad apprezzare l'attrice protagonista - che più volte mi ha ricordato un personaggio antagonista secondario di un'altra serie, pur non rivelandosi in realtà la stessa attrice - e che ho trovato davvero forzata e poco espressiva. Si vede lontano un miglio l'atteggiamento artefatto. L'affiatamento tra la coppia ne risente inevitabilmente, complice anche l'estenuante lentezza con cui evolve la relazione romantica (accontentiamoci di un bacio e poi prepariamoci a sentirli riferirsi all'altro come "primario" e "dottoressa Yoo" fino alla fine della serie). E gli episodi non sono i classici 16, ma ben 20, tempo e spazio insomma non mancavano. Già come pairing funzionano male e trasmettono poco, il carico di distanza aggiuntiva voluto dalla sceneggiatura ha dato il colpo di grazia. Mi sento però di concludere con un giudizio mediamente positivo, lo stesso dato ad altri drama nei quali ho riscontrato diversi difetti ma apprezzato dei pregi, con la differenza che nel caso di Blood la distribuzione non è uniforme: c'è una prima parte fatta davvero molto bene a cui segue una seconda parte fatta davvero molto male. Peccato.
Una piacevole sorpresa!
Mi sono approcciata a questa serie con zero aspettative. Perché? Perchè molto breve (8 episodi da una mezz'oretta scarsa l'uno), per via della valutazione degli altri utenti (positiva, ma non eccezionale) e perchè - boh - la "locandina" mi portava a immaginare un drama incentrato su banali fraintendimenti.Invece ho trovato una serie davvero piacevole, in tutte le accezioni del termine. Con questo voglio dire che se da una parte ne consiglio la visione, dall'altra è apprezzabile in modo semplice, non certo un capolavoro. Ma a volte una serie "carina pur senza pretese" può essere l'obiettivo di qualche ora spesa in modo soddisfacente.
La trama ricalca vari clichè, ma sen ben fatto, perchè non apprezzare. Nulla di nuovo, quindi, piuttosto il "già visto ma fatto bene", che personalmente non disdegno mai.
Uno spunto interessante è sicuramente la doppia connotazione del rapporto tra i due protagonisti, dove in ambiente lavorativo uno è il capo e l'altro l'impiegato, ma - e qui vuoi il clichè della "coincidenza delle coincidenze" - nella coabitazione la situazione si capovolge, l'impiegato diventa il proprietario e il capo l'inquilino.
Ammetto che nella prima metà della serie mi sovveniva spontanea una critica, ovvero come poteva l'erede perditempo e viziato, costretto per punizione a dirigere un reparto dell'azienda di famiglia, a dimostrarsi fin da subito preparato e brillante. Devo però dire gli sceneggiatori sono stati bravi, e in due passaggi successivi hanno dato linearità a ciò che sembrava senza senso. Bravi anche gli attori, buono l'affiatamento tra i due. Esteticamente parlando, la frangia a forma di cuore di Seo Jae Yoon è un vero e proprio pugno nell'occhio, così come le borse sotto gli occhi che l'altro protagonista sfoggia senza motivo - non a sottolineare una notte in bianco, per dire - in varie occasioni.
Un'eccellente ambientazione che da sola non può però tenere in piedi tutto il resto.
Tra i punti di forza di questa serie metto al primo posto l'ambientazione: una serie storica che una volta tanto non ci catapulta nel periodo Joseon come quasi tutti i period drama in circolazione, bensì negli anni '20 del secolo scorso. Abbastanza lontano da percepire la netta distanza col mondo odierno negli usi e costumi, ma sufficientemente vicino da individuare riferimenti comuni. I toni delle riprese sono davvero una chicca, perchè rispecchiano in pieno l'idea di trovarsi in un passato non remoto, quasi nostalgico, un vivere diverso, più semplice per certi versi ma più complesso e difficile per altri, dove la distinzione tra le classi sociali è ancora netta. Altro aspetto positivo, il personaggio di Jom, davvero ben interpretato e credibile in tutte le sue sfumature.Infine, non posso non citare l'apprezzatissima suspance che regalano alcune delle prime scene, degne di un thriller-fantasy, tra colpi di scena e apparizioni.
Riconosciuti questi tre aspetti positivi, sono però costretta a bilanciare con altrettante critiche negative: al primo posto, la lentezza estenuante. E' proprio una questione di ritmo, che dal momento in cui ci ritroviamo nel 1927 diventa a dir poco soporifero. Mi è capitato spesso di riscontrare questo difetto nei drama storici, e sinceramente non capisco perchè il passato - anche se indubbiamente non era caratterizzato dal vivere frenetico odierno - debba però essere rappresentato proprio all'opposto, quasi che nessuno andasse mai di fretta e tutto si svolgesse a passo di lumaca. La seconda pecca, è il salto nel passato: di mio non sono un'amante delle serie con mondi paralleli o viaggi nel tempo, in questo caso ho fatto veramente fatica a comprendere il meccanismo (il finale, in particolare, tra l'arrivo - come ha fatto? - di Yai nel futuro e l'epilogo dei due nel tempo remoto mi ha lasciata con dei grossi punti interrogativi, già che non c'è stata mezza spiegazione). In ultimo, il personaggio di Yai mi ha trasmesso davvero poco: l'attore, che di suo già non mi ha esaltata, ha rivestito i panni di un protagonista ben diverso da quello che immaginavo e che ho trovato davvero insipido e poco incisivo, quasi una tappezzeria.
Una serie che tenta l'asso nella manica pur avendo pessime carte in mano: l'ambientazione singolare e davvero azzeccata da sola però non basta a vincere la partita! Da vedere? Se proprio - ma proprio - non vi viene in mente altro.
Un capolavoro nell'idea, una serie con grosse pecche nel concreto.
KinnePorsche si prospettava come "LA" serie. Quella che aveva le carte in regola per strappare un 10 pieno e diventare il capolavoro del genere BL. Almeno questo è quanto promettevano trama e recensioni a dir poco estasiate. Il contesto della malavita e un'ambientazione per una volta tanto non accademica, era ciò in cui confidavo. Dopo i primi 6 minuti - quando Kinn fredda un tizio con un colpo di pistola - sono convinta: ho tra le mani un vero gioiello. Alla fine del primo episodio, e della memorabile scazzottata tra Kinn e Porsche, sono ancora dello stesso parere.La triste verità si palesa, ahimè, già negli episodi successivi. Non ci sono personaggi che seguono una trama, ma la trama che si piega a scene volute tra i personaggi, meccanismo destinato ad incappare nell'incoerenza assoluta. Un esempio? La battuta ad effetto di Kinn rispetto al fatto che tutti lo vogliono morto...Tutti chi?!? Nel primo episodio gira con una scorta armata, dopo un po' di puntate se ne va a zonzo per i fatti suoi. Le pratiche BSDM di Kinn? Altro esempio, anche lì elemento iniziale ad effetto che - per carità - può starci, ma poi non può finire nel nulla cosmico. Ciò che si promette allo spettatore, che siano caratterizzazioni, frasi o quant'altro, deve poi essere mantenuto, altrimenti nasce spontaneo l'interrogativo "Ma perchè?!?!?". Dico, ma dove sta la credibilità di uno spietato boss della malavita con la mira di un cecchino che si illumina di entusiasmo manco fosse un albero a Natale nel catturare un pesce con un bastone la cui punta - c'è davvero bisogno che qualcuno glielo dica? - non può essere spuntata? Ma per favore, non scherziamo. La serie procede, le belle premesse iniziali finiscono nel dimenticatoio e la coppia felice cade sempre di più nell'OOC: Porsche in particolare viene proprio snaturato, un bel personaggio con un carattere deciso e definito che diventa a tratti ridicolo col suo risolino melenso. Kinn, poi, è stato davvero una delusione cocente: quella maschera di spietata freddezza che avevo tanto apprezzato nel primo episodio si è rivelata essere in realtà la sua unica espressione. No, errore mio, le sue espressioni in realtà sono ben due: Kinn che non sorride e Kinn che sorride. Se all'attore che interpreta Porsche riconosco la capacità di aver saputo mostrare tutta una serie di espressioni, per Kinn - e più che il personaggio dovrei dire l'attore che lo interpreta - mi è sembrato davvero di avere a che fare con una paresi facciale che non distingueva rabbia, preoccupazione, noia, paura, stupore, risentimento o che altro. Va da sé che la chimica tra i due - nonostante credo sia la serie che più di tutte può vantare le scene più esplicite (NC18 senza ombra di dubbio) - alla fine è quella che è, vuoi per la poca espressività i Kinn, vuoi per Porsche che del personaggio iniziale conserva giusto il nome. Grossolani errori vengono perpetrati anche a danno dei personaggi secondari, in primis Pete/Vegas: io capisco l'idea che sta dietro alla loro ship, un amore che nasce da un iniziale odio, ma messa così non è davvero credibile: cinque minuti prima Vegas si accanisce su Pete torturandolo fino a ridurlo praticamente in fin di vita, cinque minuti dopo i due si avvicinano grazie al "toccante" momento della dipartita del riccio di Vegas. Dai, mi viene da ridere anche mentre lo scrivo. In questo mare di pecche la serie ha comunque un suo fascino, per quanto altalenante e discontinuo. A salvarla sono due personaggi secondari: uno è Thankhun, splendido ed esilarante con la sua verve, la dipendenza dalle serie tv, l'abbigliamento a dir poco eccentrico e la sua passione per le carpe koi; l'altro è Kim, un personaggio con tutti gli attributi che avrebbe dovuto avere Kinn nel ruolo del boss protagonista della serie. E' proprio Kim che sa muoversi perfettamente in quel mondo che paradossalmente sembra rifuggire: freddo, determinato, mai snaturato, consapevole delle proprie abilità "da cattivo" ma che non necessita mai di metterle in mostra se non necessarie. E' diretto e scaltro, fedele ai suoi principi e soprattutto non si trasforma in una "panna cotta" come accade a Kinn e Porsche in diverse scene di una glicemia banale e irritante. KinnPorsche non è quindi un capolavoro, poteva essere l'idea di un capolavoro, poteva avere una qualità di riprese degne di un capolavoro...ma per quella temo dovrò ancora attendere che qualcuno, con magari con le stesse premesse, voglia dare vita a una serie simile che non tralasci però la coerenza nella trama e che punti a personaggi/attori come Kim senza però snaturarli in corso d'opera.
Una bella serie, non un capolavoro, con pregi rispetto ad altre, ma altrettanti limiti.
Una bella serie. Forse mi sbilancerei di più, se non l'avessi messa nella lista dei drama da guardare convinta di avere in serbo un capolavoro data la profusione di recensioni che la dipingevano come un capolavoro. Perchè se l'aspettativa è questa, il risultato non posso dire che è all'altezza.Vediamo i punti di forza della serie: in primis, l'ambientazione e il contesto. Non ci troviamo nell'ennesimo ambito accademico, nella villa padronale della ricca famiglia di turno e neppure nei lussuosi uffici di qualche potente conglomerato. I paesaggi ci danno un assaggio di nuovo, una vera e propria boccata d'aria fresca, è proprio il caso di dirlo. Il lavoro di Phu lo rende uno dei pochi BL T-Drama con tema militare (pseudo militare, in questo caso, se vogliamo essere precisi). Anche qui, comunque, un elemento nuovo che ha il suo perchè. Altro pregio? La storia, che non si limita a una banale evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, ma si arricchisce di molti altri elementi e dando importanza anche agli altri personaggi, Torfun per prima. E' una serie che lascia emergere il valore della delicatezza, sia come approccio a determinate scene, sia per alcune tematiche trattate.Il tutto è possibile grazie a una lavoro, dietro le scene, di grande cura e attenzione.
Purtroppo, oltre agli aspetti positivi ci sono anche dei difetti. Personalmente, al primo posto, metterei l'effetto "spoiler". Il doppio segreto - ovvero che Tian ha ricevuto il cuore di Torfun e che in qualche modo è collegato al suo incidente - ci viene spiattellato fin dal primo episodio ma, è altrettanto facile intuire che queste due informazioni altamente destabilizzanti verranno rivelate a Phu solo "più avanti". Il problema è quindi che la storia procede senza grossi drammi o grandi ostacoli da superare, ma lo spettatore sa che quelle due bombe a orologeria dovranno scoppiare, prima o poi, e questo genera - almeno per me - un meccanismo più di "attesa" del momento cruciale che rovina la curiosità del "chissà come evolverà la trama". Magari no è dato di sapere quando e in che modo, ma quale sarà la collisione esplosiva sì, e a mio avviso smorza un po' l'entusiasmo. Un altro difetta è la lenta - quasi mancata - evoluzione del personaggio di Phu, tanto impavido nelle sfide quotidiane quanto titubante e impacciato nella sfera sentimentale: così si presenta nel primo episodio e più o meno così lo rimane fin quasi alla fine. Ciò determina che anche il rapporto tra i due evolve a velocità di crociera, le scene cambiano ma i meccanismi nei quali sono inceppati sono sempre gli stessi, e sembra davvero di non fare quasi mai un passo avanti. Tutto ciò viene ulteriormente accentuato dalla sostanziale mancanza di scene romantiche tra i due: sì, i due protagonisti hanno una discreta chimica che consente loro di esprimere emozioni anche attraverso piccoli gesti e sguardi, ma dodici episodi per arrivare a un solo e unico bacio mi pare assurdo. Questi credo siano i principali difetti, le altre critiche che potrei muovere riguardano al massimo qualche incoerenza logica (dopo un trapianto di cuore, la scelta di andare a vivere nel nulla da parte di Tian davvero non sta in piedi, al di là delle motivazioni personali, così come l'aver superato definitivamente la questione Torfun non porta di conseguenza a un happy ending immediato, che viene raggiunto solo dopo aver ulteriormente tenuto i due protagonisti a distanza, non è ben chiaro il perchè). Concludo come ho iniziato, affermando cioè che è una bella serie. Merita di essere vista? Direi proprio di sì. Si rivelerà la miglior BL che abbiate mai visto? Penso proprio di no.
Un'occasione che andava colta ma che non è stata sfruttata come davvero meritava.
Terminata la bellissima "Until we meet again", dove la mia coppa preferita è risultata essere la secondaria Win/Team, scopro che esiste una serie più recente, non un sequel ma piuttosto una spin-off parallelo dedicato proprio a loro due. Ben dodici episodi della durata di tutto rispetto. Le premesse ci sono tutte, l'aspettativa è a dir poco alle stelle.Mi aspettavo mi piacesse addirittura più della serie originale e invece, con un punta di amarezza, posso dire che non è stata all'altezza. Mi è comunque piaciuta, tutto sommato, questo va detto, perchè incentrata sul mio pairing preferito, e perchè sono due attori davvero molto bravi, che non mi stancherei mai di guardare.
Cosa è andato storto? In primis, la trama. Hemp Rope non si colloca temporalmente dopo la prima serie, bensì in parallelo, e segue da vicino il rapporto tra Win e Team. Non ho trovato una storia ricca e dello stesso spessore della precedente, i punti sui quali si è sviluppata sono sostanzialmente solo due: il trauma passato di Team e la scelta di Win di non legarsi a nessuno.
Non sono una fan delle serie da pochi episodi, ma qui davvero ne sarebbero bastati la metà, e ciò mi riporta alla considerazione di partenza: serviva più carne al fuoco. Si poteva aggiungere qualche elemento, sviluppare il filone Win/Team era davvero una gran bella opportunità, ma è stata giocata male, sembra quasi non ci fosse tutta l'attenzione, l'impegno e la voglia di investire da parte di chi ha scritto la sceneggiatura, aspetti che invece emergono nella serie precedente.
La questione del trauma infantile di Team viene gestita anche bene all'inizio, e trova secondo me il suo apice nell'incidente di Team in piscina, che a mio avviso doveva essere il momento per affrontare in pieno la tematica. Era il momento giusto ma non è stato sfruttato, la questione viene rimandata a data da definirsi, e si trascina come una palla al piede fino quasi alla fine della serie (arrivata agli ultimi episodi mi aveva addirittura stufata). Stesso discorso per Win che, ok, all'inizio non vuole legarsi a nessuno così non ha nulla da perdere e bla bla bla...Ma anche lì, arrivati a metà serie qualche passo avanti andava fatto, soprattutto perchè le dinamiche erano palesi, per cui arrivare agli ultimi episodi con i due protagonisti ancora titubanti e confusi...ma anche no, togliamoci le fette di salame dagli occhi, per favore.
Questo è un po' il sunto di cosa non ha funzionato nei contenuti. Passando alla caratterizzazione dei personaggi, Team mi è piaciuto addirittura più che nella prima serie: l'ho trovato adorabilmente scorbutico, a tratti, e piacevolmente poco dedito alle smancerie. Win, il mio preferito in assoluto, l'ho visto nei primi episodi...dopodichè il suo personaggio è stato un po' stravolto, purtroppo. Autorevole, ma anche gentile, ma anche "feroce", come più volte viene definito, ma anche disponibile, spesso irriverente...finisce per perdere buona parte di ciò che lo rende accattivante, e non lo trovo corretto o coerente: si poteva far emergere in lui il cambiamento previsto, ovvero il suo mettersi sentimentalmente in gioco, mantenendolo caratterialmente come era all'inizio. Questa osservazione trova a mio avviso conferma anche nel fatto che la chimica tra i due presente nei primi episodi si dissolve nella seconda metà della serie. Sembra quasi che la coppia dovesse uniformarsi allo stile Pharm/Dean, mentre ciò che più apprezzavo di Win/Team era proprio il loro modo particolare di interagire, poco melenso e spesso diretto, più provocatorio/divertente che sdolcinato. Come dice il titolo, Hemp Rope, loro sono una corda di canapa, invece nella seconda parte sembra proprio esserci l'intenzione di trasformarli in un filo rosso. Per fare un esempio che fa accapponare la pelle...la confessione tanto- ma tanto, tanto, davvero troppo tanto - attesa, fatta cantando e strimpellando la chitarra a vicenda. Anche no, per favore, è stato un momento a dir poco agghiacciante.
Il vero Win è quello che non regalerà mai un mazzo di fiori a Team davanti a tutti, perchè "si vergogna", ed è lo stesso a cui non interessano le cenette di San Valentino al ristorante. In quello spaccato per un attimo li ho rivisti come speravo vederli sempre, con quel modo di relazionarsi tutto loro che li contraddistingue dalle altre coppie (non solo di questa serie in particolare ma della stragrande maggioranza delle altre serie BL in generale).
Aggiungo un altro tasto dolente, quello temporale. Mi sta bene rivivere in parallelo la prima serie, dove Win/Team avevano avuto poco spazio e dove il loro interagire lontano dalla luce del sole dava la possibilità, con Hemp Rope, di scoprire scene e sviluppi celati nella prima serie, senza creare incongruenze con il susseguirsi delle vicende già note. Però, a una certa, avrei gradito andare oltre. Superare il momento di happy ending di "Until we meet again" e dedicare la seconda metà della serie a un dopo davvero temporalmente dopo, anche solo per qualche sano colpo di scena.
Infine, le coppie new entry mi sento di bocciarle categoricamente: Tul/Waan non sono proprio riusciti ad emozionarmi, Bee/Prince invece davvero non li ho sopportati al punto da saltare le loro scene a piedi pari.
In conclusione, poteva diventare la mia serie preferita in assoluto, ma di certo non ho versato fiumi di lacrime come in "Until we meet again" e i momenti davvero emozionanti sono stati pochi, effettivamente. Ma è pur sempre dedicata alla mia coppia preferita, per quanto bistrattata dalla sceneggiatura, e ogni loro scena vale la pena di essere vista. Un punto in più per gli special, che ho visto raggruppati dopo aver finito la serie: momenti piacevoli - tutti però lontani anni luce dall'incontro negli spogliatoi in tarda serata tra Win e Team nel secondo episodio (ah, bei tempi, quelli!) - ma comunque apprezzabili.
Una rara BL di qualità!
Che dire... Splendido. Per tanti motivi.Dopo una sfilza di BL Drama tristemente brevi, dove la media dei 6/8 episodi da 15/20 minuti l'uno non permette nemmeno la costruzione di una trama vera e propria e tutto si concentra sul rapporto tra i protagonisti, che con l'impostazione di una serie ma le tempistiche di un film devono conoscersi, frequentarsi, dichiararsi, scavalcare ostacoli e vivere per sempre felici e contenti (non necessariamente in questo ordine), spesso il resto della storia è inesistente, frettolosa, incongruente e in certi casi quasi imbarazzante.
"Until we meet again" è un altro pianeta, lontano anni luce. Partendo proprio dalla conformazione della serie: 17 episodi da 45 minuti l'uno.
La storia è ben strutturata, coerente, emozionante. Abbiamo a che fare non con una, non con due ma quasi con tre coppie. Quasi, perchè, oltre a Team e Win, abbiamo Pharm e Dean che si portano appresso la storia passata di Intouch e Korn. Il tema della reincarnazione è l'elemento centrale della serie. Reincarnazione e destino, aggiungerei. E con il destino una serie di coincidenze davvero un po' tanto mirate, ma che visto il risultato non fanno male. Il rating +15 non per scene esplicite o linguaggio volgare, quanto la presenza importante della tematica del suicidio. E qui devo dire che il drama mi ha proprio stupita, con scene molto forti fin dall'inizio, come non mi è mai capitato di vedere in nessun'altra serie, thailandese o coreana che sia. Un primo episodio che investe fin da subito con tutta la drammaticità del passato e tira i fili - è proprio il caso di dirlo - fino al presente, delineando un quadro di partenza nitido, dal quale la storia evolve in modo complesso ma senza passaggi confusi.
Quando prima dicevo che la serie è emozionante, intendevo con la E maiuscola: quella che ti porta a divorare un episodio dopo l'altro, incurante delle ore che passano fino a notte fonda e oltre; quella che ti va ridere, sorridere, sognare e versare fiumi di lacrime come se non ci fosse un domani. Delle tre coppie, quella a cui sono riuscita ad affezionarmi di meno è Korn/Intouch, forse perchè lì il lieto fine - se così lo si può chiamare - ha un retrogusto amaro, e l'emozione permeante è quella del rimpianto. Rispetto ai personaggi, ho trovato Korn un po' troppo distante - nel senso che non sempre riusciva a trasmettere emozioni - e Intouch a volte un po' asfissiante. Decisamente meglio la coppia Dean/Pharm, dove vedo in Dean l'upgrade del personaggio di Korn - tutti i pregi ma meno difetti - e un Pharm dolce quanto basta, ma mai eccessivo. Paradossalmente, la coppia che ho preferito è stata quella secondaria, che ha avuto molto meno spazio, vale a dire Win/Team. Win accattivante e carismatico - basta guardare il sorriso - e Team originale, nel suo essere a tratti quasi buffo, con l'ossessione per il cibo. Ho apprezzato il rapporto che si instaura tra i due perchè è particolare, privo dei soliti - per quanto a volte comunque sempre apprezzabili -clichè. So che a loro è dedicata la serie che fa da seguito, non posso che avere grandi aspettative in merito.
Colonna sonora perfetta per la serie, forse non la metterei tra le mie top OST, ma sicuramente di tutto rispetto.
Una commedia senza pretese...in tutti i sensi.
Le commedie leggere e senza troppe pretese possono essere piacevoli e apprezzabili? Assolutamente sì. Una serie spensierata non deve essere necessariamente sinonimo di senza senso. Purtroppo, invece, è quanto avvenuto con questo drama.La trama non regge. Può aver avuto senso l'idea di base, ma il suo sviluppo ha portato a una sceneggiatura che sembra abbia giocato a "unisci i puntini", con dei "punti" chiari da raggiungere - scene ad effetto, dove poter dire "io ho ucciso una persona" - ma senza badare troppo alla credibilità della linea che collega questi punti. La storia, davvero, fa acqua un po' da tutte le parti. Vogliamo un protagonista afflitto dal tormento di un evento passato, così segnato profondamente da aver influenzato tutte le sue - pessime - scelte di vita, ma se poi pensiamo alla fatidica notte, ci chiediamo: e dunque? dove sta il problema? L'amico si ferisce inavvertitamente, senza responsabilità di nessuno, il nostro protagonista lo soccorre, lo trascina al riparo e va - con tanto di buonsenso - a cercare aiuto. Da lì al "ho ucciso una persona" e il riferimento al fatto che nessuno abbia mai detto il contrario, rasentiamo un po' l'assurdo: un dramma dove il dramma non c'è. La storia, sostanzialmente, è tutta così. L'ex russa, tanto aggressiva da rincorrerlo con una pistola e disposta a dargli la caccia fino dall'altro capo del mondo...ma che si arrende dopo una banale sfida all'ultimo shot. Ma quando mai? Anche qui, l'impressione di un mero link riempitivo per portare la storia a una scena-obiettivo già programmata. Chi ha scritto il copione non si è sforzato minimamente, insomma.
Sul fronte degli attori, buona la prova del protagonista, soprattutto nella seconda parte (capisco la superficialità voluta del personaggio nella prima parte, per poter mostrarne poi l'evoluzione, ma nei primi episodi era davvero eccessivo, al di là dei capelli osceni e davvero inguardabili). La protagonista invece la boccio su tutta la linea: empatia, zero. Simpatia, sotto lo zero. Delle due, l'una: o la recitazione non è davvero il suo forte, o il personaggio che doveva interpretare era tratteggiato in modo davvero pessimo. Difficilmente la protagonista di una serie mi ha infastidita come in questo caso: starnazzante come un'oca (non discute, più che altro grida) e con un'espressione perenne da triglia lessa. Nessun personaggio secondario degno di nota.
Concludendo, la serie strappa a malapena la sufficienza. Il consiglio: se volete distrarvi con una serie spensierata che valga la pena guardare, rivolgetevi altrove.
La vendetta è un piatto che va servito freddo.
TRAMA: questo drama mi ha ricordato molto una serie americana, Revenge, a sua volta ispirata al celebre romanzo di Dumas, Il Conte di Montecristo. Che si parli di corruzione, brama di potere o giustizia, il fulcro della storia è la vendetta: la "giusta" vendetta, pianificata a lungo e con cura fin nei minimi dettagli da parte del protagonista, capro espiatorio in un passato che l'ha visto pagare - ingiustamente - un caro prezzo. La serie si concentra sulla messa in atto di tale piano di vendetta, e per lo spettatore è davvero intrigante seguire gli sviluppi, molti dei quali apparentemente imprevisti, mentre in realtà si va via via a svelare un disegno intricato e machiavellico architettato da tempo.
Curiosità e suspance non mancano, e ciò mantiene alta l'attenzione dello spettatore di episodio in episodio.
A livello di sceneggiatura, l'impronta legale e la sfera medica, nonché il contesto del penitenziario sono tutti ingredienti ben equilibrati tra loro, dove nessuno soverchia l'altro in modo predominante (il troppo stroppia, si sa). Unica nota dolente, che mi impedisce di dare un 10 e lode, è la totale mancanza di romance: va bene che non è una commedia romantica, ma i requisiti anche solo per un leggero accenno, tra il protagonista e la dr.ssa Han, c'erano tutti. Sarebbe stato un tocco apprezzabile e non avrebbe alterato minimamente la struttura principale della serie. Peccato.
Il finale lascia aperto uno spiraglio a un possibile sequel. Sono passati quattro anni, ma personalmente continuo a sperarci.
CAST: la scelta di guardare questa serie è stata in primis influenzata dalla presenza dell'attore protagonista, che apprezzo particolarmente. E, anche stavolta, non ne sono rimasta delusa: Doctor Prisoner ci mostra un Nam Goong Min davvero superbo, dove la sua grande capacità espressiva e il suo timbro di voce davvero unico ci regalano una recitazione di altissimo livello, vestendo perfettamente i panni dell'abilissimo stratega Na Yi Je. Una menzione anche per Kim Byung Chul, attore che non conoscevo e che ricopre il ruolo antagonistico di Sun Min Shik, precedente direttore del penitenziario nonché uomo avido di successo e potere. Un po' fiacca invece l'attrice Nara - alias Dr.ssa Han - che ho già avuto modo di incontrare in altre serie e che, ancora una volta, sembra sfumare in una recitazione che manca di incisività. Al contrario, un prezioso tocco di vivacità va attribuito al personaggio di Oh Jung Hee, interpretato da una effervescente Kim Jung Nan.
MUSICA: Niente che meriti di essere segnalato. A livello sonoro ho apprezzato la nota ricorrente, quasi un sibilo stordente, nei momenti in cui la scena raggiungeva il vertice della tensione.
Unico vero neo della serie: la mancanza di sottotitoli in italiano (confido che prima o poi si provveda, perchè merita più di molti altri Kdrama tradotti in svariate lingue).
Di una pesantezza "mortale"
Drama che punta a volersi distinguere dalla massa, ma che lo fa con scelte non propriamente vincenti.Apprezzabile il tentativo ma discutibile il risultato, insomma.
Abbiamo un protagonista maschile con una professione decisamente singolare, quella del tanatoprattore (truccatore di salme, detta in parole povere). Va da sè che pompe funebri, lutto, dolore e disperazione sono elementi che gravano - termine più che mai azzeccato - sulla struttura scheletrica della serie.
Dall'altro lato, una protagonista femminile che, per via della gamba amputata, porta in campo anche il tema della disabilità. E su questo nulla da dire.
La caratterizzazione dei personaggi può anche starci, lui con un trauma passato e lei con una situazione che l'ha condizionata fin dall'adolescenza, entrambi hanno la pretesa di far finta di aver superato i rispettivi ostacoli, in realtà devono ancora affrontarli. Il rapporto tra i due è quello maturo di due persone adulte, con un concreto passato alle spalle.
Questo è un po' il sunto della parte neutra, senza infamia e senza lode.
Aspetti positivi: la chimica tra i due nei - non pochi - momenti di effusioni; le relazioni con fratelli, nonne e altri personaggi secondari.
Aspetti negativi: l'atteggiamento non sempre lineare della protagonista, in particolare negli ultimi episodi, ma soprattutto il tema della morte che non si limita ad essere un'appendice legata alla professione di lui ma diventa elemento permeante e pervasivo della serie, quasi intossicante, appesantendo quello che in fin dei conti è solo un drama con la presunzione di voler predicare seriamente sul tema. Viene davvero il dubbio, se la situazione è semplicemente sfuggita di mano o se fin dall'inizio l'obiettivo era sciorinare una pappardella sul senso della morte sfruttando una love story tra due personaggi creati ad hoc.
Peccato perchè il cast è valido e alcune parti sono meritevoli. Ma la morte qui non ha il fascino di un tema insolito, bensì è decisamente ammorbante e carica la serie di una pesantezza estrema, rendendola di fatto non più godibile per lo spettatore.
Sufficienza strappata per le poche note positive, ma visione evitabilissima.
Niente di nuovo e il già visto lascia pure a desiderare...
Mi sono sforzata di arrivare in fondo alla serie solo per coerenza, e questo la dice lunga. Romance banale, dove gli ostacoli dovrebbero essere questioni insormontabili ma che poi tali non sono. Niente di nuovo e il già visto non è un bel rivedere, insomma. Anche nell'ottica di un drama che punta al mero intrattenimento, non funziona. La storia è troppo insipida, gli attori lo sono anche di più, sia a livello di recitazione, espressività ed estetica. Spiace dirlo ma non sanno davvero di niente. Chimica ed empatia scarseggiano ovunque. Se penso al tema della rivalità tra famiglie, ne viene fuori meglio la tailandese "Bad Buddy". E il meccanismo della rottura da adolescenti e del ricongiungimento in età - molto - adulta è un altro esempio che non regge: fratture dettate da fraintendimenti e tempistiche sbagliate che però sembrano poi segnare a vita i protagonisti, i quali tuttavia passano le successive due decadi ciascuno sul proprio binario, mai alla ricerca dell'altro, salvo poi ritrovarsi più o meno costretti a un nuovo incontro e da lì rispolverare il sentimento adolescenziale quasi non se ne fosse mai andato. Finale inconsistente e piatto, un po' come tutto il resto.
Drama senza i requisiti necessari per portare in scena una vicenda coerente, valida e sensata
Finito davvero a fatica, quasi droppato. L'idea a grandi linee è anche buona, nel dettaglio si risolve in una sceneggiatura improponibile.La serie prende l'avvio con un grazioso primo episodio che vede i protagonisti da bambini: il primo incontro tra i due, la vivacità e sensibilità della piccola Ying Tao, il rapporto con gli amici di sempre, le dinamiche di gruppo. Su questa tavolozza colorata Qiao Xi si inserisce come una densa pennellata nera che, a poco a poco, va a mescolarsi con gli altri colori. Accettabile l'idea che nel giro di qualche mese possa nascere un buon legame tra i ragazzini. Da qui in avanti, pero, la coerenza finisce.
Il secondo episodio catapulta di colpo la storia negli anni dell'adolescenza: troviamo Ying Tao sola nel paesino d'origine, gli amici trasferiti in una scuola in città, la stessa frequentata da Qiao Xi che non ha mai fatto ritorno come aveva invece promesso (quindi non si sono più visti dall'età di nove anni). Questa premessa rende un po' assurdo l'attaccamento di Ying Tao nei suoi confronti, aspetto che tra alti e bassi diventerà il suo modus operandi per tutta la durata della serie. Avrei capito se fossero cresciuti insieme, un po' come accaduto nel coreano "A prefabricated family" (a sua volta remake del cinese "Go ahead"): in quel caso il legame profondo e persistente avrebbe sì avuto senso.
La nostra protagonista, purtroppo, viene destinata a un ruolo forzato e abbastanza insensato. Non va molto meglio con la controparte maschile: posso capire se l'idea è quella di un personaggio freddo, distaccato, che per una serie di n ragioni - da un vissuto particolare a un tratto caratteriale - si faccia perennemente inseguire dalla fanciulla di turno, andando a imbastire una relazione anche prepotente e un po' prevaricante. Non sono modelli da seguire nella vita reale, sia chiaro. Qui, però, anche fosse stato l'obiettivo del drama, non è stato comunque raggiunto: Qiao Xi manca di senso e coerenza, pur con tutte le motivazioni addotte il suo personaggio e le sue scelte non funzionano, questo al di là che siano rispettose o meno nei confronti della FL.
L'impressione generale è quella di una sovrastima delle capacità di chi sta dietro le quinte: non basta voler fare un buon drama per saperlo poi effettivamente fare. Per chi calca la scena, anche un livello di recitazione standard non può che risultare deludente, se tutto il resto non sta in piedi.
Tranquillamente evitabile.
La ricetta imperfetta: quantità invece che qualità
Dalle premesse doveva trattarsi del capolavoro dell'anno. Dal cast stellare alla produzione, sceneggiatura, regia e via dicendo.L'incipit è interessante: una coppia sposata - sposata per amore - ma che ormai porta avanti un matrimonio di facciata. Le carte non vengono svelate subito, qualche flashback ci mostra l'esordio della loro relazione ma resta quel misterioso gap nel mezzo, che porta lo spettatore a chiedersi come si sia giunti alla situazione presente.
Rispetto ai protagonisti, ho trovato davvero calzante la scelta di Kim Ji Won nel ruolo di Hae In: l'attrice giusta nel ruolo giusto. Una prova performante, la sua, che mi ha ricordato molto anche il personaggio che aveva interpretato in "I discendenti del sole": schietta, tagliente, carismatica, indubbiamente incisiva e affascinante. Se da una parte, ripeto, l'ho trovata perfetta per il ruolo, dall'altra mi chiedo se non manchi di versatilità (un conto è ricoprire bene un certo ruolo, un altro è saper interpretare bene solo quello). Non ho invece apprezzato il protagonista maschile: sono consapevole che sia uno degli attori tra i più acclamati, ma personalmente non sono mai riuscita ad apprezzarlo. Indubbiamente bello - come viene riconosciuto anche al personaggio che interpreta - ma sembra davvero che il suo unico punto di forza sia solo quello. Una bellezza fine a sè stessa, che manca di fascino, di espressività, di carattere e spessore. Se non sai bucare lo schermo, resti solo uno dei tanti bei volti che si perdono nella massa. Due, sostanzialmente, le sue espressioni: sorriso a 32 denti e smorfia da pianto disperato. Manca davvero una vasta gamma di emozioni che non è in grado di esprimere nè suscitare. L'altra nota dolente della serie, è aver voluto troppo. Se gli ingredienti sono di buona qualità, una ricetta ben riuscita non è quella che ne conta il numero maggiore. Tutte le tematiche possibili sono state inserite nella storia, dal fatto che si fossero già conosciuti in tenera età e che quindi si siano ritrovati, dagli spaccati accademici di quando erano adolescenti, il tema dell'amore-odio-amore, del matrimonio di apparenza, dei fraintendimenti e del non detto, del divario delle classi sociali di appartenenza, la malattia terminale, la perdita di memoria... Davvero, il troppo che stroppia. Scorrendo l'elenco delle guest star, sembra di ricalcare la stessa linea: tante, troppe comparse importanti, sempre seguendo la filosofia che "più è, meglio è". Alla lunga, l'attenzione cala, il coinvolgimento scema e non c'è più un vero elemento di traino, solo tante tematiche che si susseguono, mentre i tira e molla diventano tanti, troppi, le cartucce sono già state tutte sparate ed è sempre più difficile riagganciare l'attenzione dello spettatore. Mi aspettavo davvero una serie meritevole, durante la visione ho ridimensionato le aspettative e confidato di poterle dare almeno un 8, ma arrivata in fondo sono riuscita ad attribuirle a fatica un voto discreto, che supera la sufficienza solo grazie all'aiuto di un'ottima colonna sonora e un cameo davvero notevole, la breve incursione di Song Joong Ki nei panni di Vincenzo Cassano (e una menzione agli altri ruoli di rilievo da lui interpretati, già che viene presentato come un personaggio misterioso che forse è stato un militare delle forze speciali - Discendenti del sole - forse un erede di un conglomerato - Reborn Rich - e molto probabilmente un avvocato appartenente alla mafia, Vincenzo, appunto). Nei pochi minuti nei quali hanno condiviso la scena, il protagonista davvero è diventato il nulla cosmico rispetto alla presenza di Song Joong Ki, molto più espressivo lui in quelle poche inquadrature che l'altro in tutti i 16 episodi messi assieme. Non lo sconsiglierei, ma con un approccio cauto e non troppo carico di aspettative.
La solita solfa: premesse buone, avvio interessante, vari difetti e tipico calo nella seconda parte
C-drama appartenente al genere wuxia che non riesce a distinguersi dalla massa ma chi si confonde con le molte altre serie simili, tutte accomunate da una valutazione complessivamente buona ma non oltre, risultato di una media tra una prima parte generalmente sempre migliore della metà successiva.PRO
- L'attore protagonista, interessante sia a livello estetico sia rispetto all'espressività. Convince nell'atteggiamento distaccato della prima parte, senza tatto e a tratti un po' scontroso, convince anche nei primi momenti a difese abbassate, imbarazzato per situazioni alle quali no è evidentemente avvezzo. Convince un po' meno nei momenti accorati , dove risulta essere lui un po' imbarazzante.
- Il gruppetto dei "Quattro maestri del bambù" che viaggiano assieme consente di vedere non solo momenti dedicati alla coppia principale ma promuove interazioni più diversificate che caratterizzano le varie relazioni tra i membri. Il piccolo demone-germoglio di bambù è stata una scelta intelligente, capace nel suo piccolo di interrompere quella che altrimenti sarebbe potuta essere una monotonia a livello di scene.
- Il pairing secondario che, pur non essendo nulla di spettacolare, ha molto da insegnare alla coppia principale.
- L'idea di trascinare la protagonista dal mondo reale a una sorta di gioco in un mondo fantasy virtuale, con missioni da compiere e un aggiornamento periodico della percentuale di interesse che riesce a promuovere nell'ML. In certi passaggi il meccanismo è un po' troppo sottolineato, forse, ma complessivamente è un elemento sicuramente originale.
- La caratterizzazione del ML: piace la sua storia, la sua natura di mezzo demone, il cambio di aspetto, e il senso che viene reso noto verso la fine e che permette di ricollegare un po' tutto quanto.
CONTRO:
- Esther Yu continua ad riconfermarsi un'attrice che proprio non riesco ad apprezzare e che ripropone personaggi tutti uguali tra loro, dove le protagoniste femminili sono caratterizzate da tratti infantili e petulanti, più adatti all'immagine di una bambina che associabili a una figura adulta. Il doppiaggio, in aggiunta, non aiuta di certo.
- la storia/background: la vicenda fa da sfondo al romance e in generale al focus sui quattro personaggi principali. Da non aspettarsi una trama avvincente e ben strutturata, che abbia un senso di per sè, ma al contrario una serie di passaggi causa/effetto non sempre collegati tra loro e coerenti in termini di logica. Farsi apprezzare per la trama, insomma, non era tra gli obiettivi della serie.
- il romance: già che la storia sembra essere al suo servizio, c'è da dire che la coppia principale delude un po' in quanto a chimica e sviluppo della love story. Tante, tantissime le scene dedicate alle interazioni tra i due - nella prima parte anche interessanti - ma di fatto i momenti romantici saranno pochissimi e i baci nemmeno pervenuti, aspetto che penalizza soprattutto la seconda parte e che è un po' inaccettabile in quello che è un drama prevalentemente romantico. Rinunciamo a una trama vera e propria a favore di un romance - ok - ma se poi si deve rinunciare anche al romance, cosa resta?
- il finale: come sempre accade nei cDrama che si basano su viaggi nel tempo o in altri mondi, la conclusione è sempre una scena striminzita e palesemente vaga, una conclusione "aperta" dove in maniera non esplicita lo spettatore può decidere di vederci l'happy ending che, di fatto, non viene mostrato. In questo caso, si è stati anche più parsimoniosi del solito, non degnando il ML nemmeno di un'inquadratura finale.
Tirando le somme, questo drama - che ho visto solo perchè tra i consigliati in relazione a "When destiny brings the demon" (e, mi si perdoni, ma il paragone proprio non regge) - non è complessivamente inguardabile ma un mezzo buco nell'acqua, quello sì. Non l'ho droppato, sono arrivata alla fine anche se a fatica (la seconda parte mi ha messa un po' alla prova, va detto), e andrà a finire nel dimenticatoio insieme a tante altre serie simili, che non sono certo capolavori ma che nemmeno ricordo in modo particolarmente negativo o che considero totali perdite di tempo. Un triste anonimato, insomma.
L'essenza del romanticismo nella scoperta reciproca di due figure complesse e complementari
Film diviso in due parti - la recensione vale per entrambe - che, come dal titolo, copre l'arco narrativo di circa una settimana.Una vera chicca per gli amanti delle storie BL, a patto però di investire sulla qualità di una storia delicata, di un romanticismo alla vecchia maniera, senza puntare a scene esplicite fine a sè stesse e prive di sostanza. Se siete in cerca di queste ultime, consiglio una delle tante serie Tailandesi. Se volete andare oltre ed emozionarvi davanti alla nascita di una bella storia d'amore, allora la visione è davvero consigliata.
Come molte produzioni giapponesi, l'obiettivo è nudo al centro, privo di tutti i possibili contorni inutili. Il cast si compone di poche figure e quasi sempre la telecamera è puntata sui due protagonisti, tra momenti individuali e condivisi. Fondamentale la loro caratterizzazione, già che è il perno di questa pellicola: ci troviamo di fronte a due attori davvero capaci che hanno saputo cogliere l'essenza del loro personaggio, fornendo una caratterizzazione complessa ma al contempo estremamente realistica e naturale.
Caratterialmente parlando, i due protagonisti sono un po' agli antipodi: da una parte abbiamo Shino Yuzuru, popolare tra le ragazze per via del suo aspetto, fascino che cozza brutalmente con il suo carattere, dove il poco tatto fa naufragare costantemente ogni principio di relazione. Dall'altra abbiamo Seiryo, bello e distaccato, che cela una grande sensibilità e il desiderio di avviare una relazione sentita che gli permetta di voltare pagina rispetto al passato. Da qui nasce la sua abitudine di frequentare una ragazza diversa ogni settimana, a cominciare dalla confessione della ragazza di turno il lunedì - del resto c'è la fila per uscire con lui - e trascorrere i successivi 7 giorni con appuntamenti nella speranza che scatti la scintilla, cosa che puntualmente non accade e che lo porta, a fine settimana, a chiudere la relazione pur lasciando un bel ricordo del breve periodo trascorso.
Tra Shino e Seiryo la situazione evolve in principio in modo inaspettato: reduce dall'ennesima brutta esperienza Shino coglie l'occasione di proporsi a Seiryo, incuriosito dall'idea di una frequentazione diversa dal solito e con una tempistica scandita. Seiryo, pur essendo palesemente sorpreso dalla richiesta, resta fedele alle sue abitudini e accetta la frequentazione.
Questo per dire che non c'è nessun colpo di fulmine iniziale, nessuna scintilla al primo scambio di sguardi o cose simili. I giorni passano e i loro caratteri si rivelano sempre più complementari, un apprezzamento reciproco che emerge dalla naturalezza con la quale iniziano a scambiarsi opinioni e pensieri, confidenze che nella loro condivisione acquisiscono un valore importante. Trovano spazio preziosi momenti individuali di analisi dei propri sentimenti, riflessioni sull'altro e anche rispetto alla propria sessualità. L'unico disagio che emerge è il non sapere bene come porsi davanti alle domande invadenti delle compagne di scuola, per il resto salta invece all'occhio come, pur avendo appena iniziato a frequentarsi, pur trattandosi di due ragazzi, pur essendo caratterialmente estremamente diversi, i momenti condivisi siano vissuti da entrambi con una sensazione positiva, dove sono a proprio agio l'uno con l'altro. Se Seiryo è quello apparentemente più sensibile - lo vediamo spesso titubare e non sempre avere il coraggio di dire o fare quello che vorrebbe - sarà in realtà Yuzuru ad essere il più sorpreso, quando comprenderà di aver finalmente trovato una persona a cui piace semplicemente per quello che è.
I personaggi secondari sono solo comparse di contorno, non ci sono canzoni ma solo musiche strumentali, volutamente meno invadenti ma inserite nei momenti più opportuni: la coppia è al centro della scena, sempre e comunque, un fulcro tematico dal quale è impossibile distogliere lo sguardo o distrarsi con altro, insomma.
In conclusione davvero un bel film, non chiarissimo nelle conversazioni un po' come la maggior parte delle serie giapponesi, ma privo di banalità e ovvietà. Ogni dettaglio ha un senso, dalle parole agli sguardi alla gestualità alle azioni e reazioni, tutto concorre meticolosamente a rendere il quadro generale completo, bello e naturale.

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