Quando una scommessa assurda regala un'inaspettata e piacevole visione...
Commedia romantica BL giapponese che, partendo da una premessa volutamente ridicola – una scommessa a dir poco assurda – riesce però a trasformarsi in una graziosa e gradevole visione di puro intrattenimento.La trama è tanto semplice quanto folle: Zen e Ryo sono rivali da quando erano al liceo, due eterni competitori che hanno trasformato ogni aspetto della loro vita in una gara: i voti, le promozioni, i bracci di ferro e persino... i sentimenti. Da qui la famosa e improbabile scommessa: chi dei due riuscirà a far innamorare l'altro per primo? Quello che poteva essere un espediente narrativo banale diventa invece il motore perfetto per una storia in cui due uomini adulti, che si sono sempre nascosti dietro la competizione, trovano finalmente una scusa per esplorare ciò che provano davvero.
Sorprendentemente, è stata una scelta che ha funzionato, e che è andata a costruire un drama che non prende mai sé stessa troppo sul serio, ma nemmeno prende in giro il suo pubblico. L'umorismo è presente, ma non è mai grottesco. Le scene tra i due bilanciano tensione e romanticismo ma, soprattutto, sono gestite con maturità, evitando che i protagonisti si comportino come adolescenti impacciati, errore che ho riscontrato molte volte altrove. Qui, invece, i sentimenti si fanno strada con naturalezza, senza quelle esitazioni finte che troppo spesso affliggono il genere.
La chimica tra i due attori principali è un’alchimia che permea ogni sguardo, ogni battuta al vetriolo, ogni momento di vulnerabilità inaspettata e trasmette un'intensità coinvolgente. La loro rivalità è talmente carica di tensione che diventa quasi comico il fatto che solo loro due non si accorgano di ciò che è evidente a tutti. E quando finalmente le barriere cadono, ci si trova di fronte a dei risvolti sorprendentemente teneri.
Altro punto a favore è la gestione delle scene più intime: niente baci impacciati, niente imbarazzi malcelati: i protagonisti interagiscono con naturalezza e passione, e le scene più spinte sono realizzate con gusto e senza volgarità. In un panorama dove troppo spesso l'intimità tra personaggi maschili viene trattata con pudore o con imbarazzo, questo drama rappresenta una boccata d'aria fresca.
A livello tecnico, la produzione è curata nei dettagli. La colonna sonora, allegra e orecchiabile, contribuisce a creare un'atmosfera leggera e coinvolgente, mentre l'uso dei flashback per raccontare il passato dei due protagonisti è efficace ma mai invasivo. Riscontro positivo anche rispetto al cast: oltre alla prova dei due attori principali meritano una menzione anche i due giovani attori che interpretano le versioni adolescenziali di Zen e Ryo, già che riescono a catturare l'essenza dei personaggi con una precisione sorprendente.
Detto questo, non è un drama perfetto. Il montaggio conta qualche scivolone e poco ho apprezzato l'introduzione di un terzo rivale negli ultimi episodi: suona come un elemento inutile, forzato e che distrae da quello che era il ben più interessante decorso della vicenda. Avrei preferito avessero trovato il modo di chiudere in bellezza senza dover ricorrere al terzo incomodo, ma pazienza. Tutto sommato sono piccole sbavature che non compromettono eccessivamente la qualità dell’intera serie.
In conclusione, questo drama si rivela essere piacevolmente ciò che promette fin dall’inizio: una storia leggera, divertente, dolce e sorprendentemente sincera su due idioti testardi che imparano a comunicare mentre cercano disperatamente di vincere una scommessa che hanno già perso da tempo. Una visione consigliata a chi cerca per una serata qualcosa che faccia sorridere, che faccia battere il cuore e che non richieda sforzi sovrumani per essere apprezzato.
Di una pesantezza "mortale"
Drama che punta a volersi distinguere dalla massa, ma che lo fa con scelte non propriamente vincenti.Apprezzabile il tentativo ma discutibile il risultato, insomma.
Abbiamo un protagonista maschile con una professione decisamente singolare, quella del tanatoprattore (truccatore di salme, detta in parole povere). Va da sè che pompe funebri, lutto, dolore e disperazione sono elementi che gravano - termine più che mai azzeccato - sulla struttura scheletrica della serie.
Dall'altro lato, una protagonista femminile che, per via della gamba amputata, porta in campo anche il tema della disabilità. E su questo nulla da dire.
La caratterizzazione dei personaggi può anche starci, lui con un trauma passato e lei con una situazione che l'ha condizionata fin dall'adolescenza, entrambi hanno la pretesa di far finta di aver superato i rispettivi ostacoli, in realtà devono ancora affrontarli. Il rapporto tra i due è quello maturo di due persone adulte, con un concreto passato alle spalle.
Questo è un po' il sunto della parte neutra, senza infamia e senza lode.
Aspetti positivi: la chimica tra i due nei - non pochi - momenti di effusioni; le relazioni con fratelli, nonne e altri personaggi secondari.
Aspetti negativi: l'atteggiamento non sempre lineare della protagonista, in particolare negli ultimi episodi, ma soprattutto il tema della morte che non si limita ad essere un'appendice legata alla professione di lui ma diventa elemento permeante e pervasivo della serie, quasi intossicante, appesantendo quello che in fin dei conti è solo un drama con la presunzione di voler predicare seriamente sul tema. Viene davvero il dubbio, se la situazione è semplicemente sfuggita di mano o se fin dall'inizio l'obiettivo era sciorinare una pappardella sul senso della morte sfruttando una love story tra due personaggi creati ad hoc.
Peccato perchè il cast è valido e alcune parti sono meritevoli. Ma la morte qui non ha il fascino di un tema insolito, bensì è decisamente ammorbante e carica la serie di una pesantezza estrema, rendendola di fatto non più godibile per lo spettatore.
Sufficienza strappata per le poche note positive, ma visione evitabilissima.
Niente di nuovo e il già visto lascia pure a desiderare...
Mi sono sforzata di arrivare in fondo alla serie solo per coerenza, e questo la dice lunga. Romance banale, dove gli ostacoli dovrebbero essere questioni insormontabili ma che poi tali non sono. Niente di nuovo e il già visto non è un bel rivedere, insomma. Anche nell'ottica di un drama che punta al mero intrattenimento, non funziona. La storia è troppo insipida, gli attori lo sono anche di più, sia a livello di recitazione, espressività ed estetica. Spiace dirlo ma non sanno davvero di niente. Chimica ed empatia scarseggiano ovunque. Se penso al tema della rivalità tra famiglie, ne viene fuori meglio la tailandese "Bad Buddy". E il meccanismo della rottura da adolescenti e del ricongiungimento in età - molto - adulta è un altro esempio che non regge: fratture dettate da fraintendimenti e tempistiche sbagliate che però sembrano poi segnare a vita i protagonisti, i quali tuttavia passano le successive due decadi ciascuno sul proprio binario, mai alla ricerca dell'altro, salvo poi ritrovarsi più o meno costretti a un nuovo incontro e da lì rispolverare il sentimento adolescenziale quasi non se ne fosse mai andato. Finale inconsistente e piatto, un po' come tutto il resto.
La serie numero uno in assoluto.
"Lighter and Princess" non solo entra a sorpresa nella mia top ten - popolata per il resto da drama coreani - ma si posiziona incredibilmente al primo posto. Davvero ineguagliabile.Produzione di alta qualità, attenzione per i dettagli. La Cina quando vuole su questi aspetti sa distinguersi, ma poi si perde nello sviluppo delle trame. Qui invece no. Qui sforna una serie così reale che è impossibile non immedesimarsi: niente siparietti insulsi o ridicoli, nessuna conversazione artificiosa, nessuna banalità imbarazzante trattata al pari di una rivelazione fondamentale, nessun passaggio poco credibile e buttato lì sotto riflettori esagerati e giusto per far scena. C'è uno spaccato reale che cattura lo spettatore fin dal primo episodio...e non lo lascia più.
La storia racconta degli anni di università, e quelli subito dopo, che vedono al centro i due protagonisti, Li Xun e Zhu Yun, con un meccanismo del tipo: presente-lungo flashback nel passato- ritorno al presente.
L'ambientazione è quella della facoltà di informatica, tema che non solo caratterizza la maggior parte dei personaggi ma che viene portato avanti con attenzione e credibilità: si parla di codici, virus, programmi, giochi online, piattaforme, investimenti, aziende del settore, grafiche e via dicendo. Del resto questo fa parte della vita dei personaggi, è normale sia presente in modo costante: niente di troppo complesso da risultare ostico, ma neppure qualcosa di banalizzato e accennato solo di sfuggita, come inserito tanto per dare un senso agli studi dei personaggi o ai loro interessi. No, affatto. Qui ogni singola tematica è ben sviluppata, nella giusta misura.
In questo drama ho ritrovato quella che è ormai a pieno titolo la mia attrice cinese preferita, protagonista anche di un'altra serie (Fall in love) da me molto apprezzata. L'attrice, di una bellezza singolare - non ha forse i lineamenti fini di mille altre sue colleghe - ha un fascino magnetico e carismatico, grande espressività nella mimica facciale e nello sguardo. Come nell'altra serie che ho citato, interpreta un personaggio femminile che mostra una cieca e incrollabile fiducia nei confronti del protagonista. Salvo una situazione in cui viene praticamente portata, con tutti gli stratagemmi possibile, a prendere le distanze da lui, per il resto la sua fiducia e il suo amore sono praticamente incrollabili, ed è una cosa che ho apprezzato tantissimo, perchè invece che sottoporre lo spettatore a una serie di cliché infiniti di tira-e-molla e di assurdi fraintendimenti, qui si può ammirare lo sviluppo e la sinergia di coppia. Brava, brava, bravissima.
La punta di diamante della serie, però, è il protagonista maschile, Li Xun. Interpretato da un bravissimo attore che non conoscevo e che trovo semplicemente perfetto per il ruolo, capace di portare avanti con coerenza il carattere singolare del giovane protagonista, anticonformista e ribelle, asociale e geniale, intuitivo ed ermetico, ironico e distaccato, con un passato difficile alle spalle, un QI senza eguali, grandi ambizioni e la ferrea volontà di essere l'unico artefice del proprio destino. Semplicemente spettacolare. E Arthur Chen veste perfettamente i suoi panni, con gli sguardi impassibili ma che inchiodano, l'atteggiamento distaccato e freddo, le risposte concise e senza orpelli. Il fascino di questo attore è più nella sua espressione imperscrutabile che nel sorriso, che paradossalmente non mi fa impazzire. Esteticamente, inoltre, altro meritato 10 e lode, sia nella versione platino - singolare nelle serie asiatiche, ma qui la capigliatura anticonformista stava benissimo - sia nella versione poi tornata castana, sia nel taglio più corto e scuro (forse esteticamente quello che ho preferito di meno, ma che ammetto serve a conferirgli un'aspetto più maturo e autorevole).
Lui è la figura che più di tutti evolve nel corso del drama, rimanendo tuttavia fedele alla sua caratterizzazione. Non è ribelle nei confronti della giustizia, contrariamente a quanto si può pensare. La prima volta che viola la legalità, è palese che lo faccia a malincuore, spinto dal bisogno assoluto di pagare alla madre le cure di cui necessita. Non è però fiero di sé stesso, e quando si trova a dover assumersi la responsabilità del proprio gesto, lo fa con la consapevolezza che è giusto così (non va dalla madre di Zhu Yun a chiedere un trattamento di favore per sé stesso, e nonostante ciò che dice a Zhu Yun quando le prova tutte per allontanarla non è nemmeno vero che incolpa la madre di lei, è ben consapevole che la donna ha fatto semplicemente ciò che era giusto fare, ovvero espellerlo). La seconda volta che infrange la legge, è decisamente premeditata, inizia a prendere forma nella sua testa quando ancora nessuno può nemmeno immaginarlo: consapevolissimo di compiere una brutta azione - si preoccupa di allontanare da sé Zhu Yun in tutti i modi - per poi ripagare letteralmente "occhio per occhio" la persona odiosa che ha indirettamente causato la morte della sorella. Li Xun poteva trovare modi subdoli per sabotarlo, sfruttando le sue doti e senza farsi beccare. Invece compie un'azione plateale, consapevole delle conseguenze e accettandole pienamente in anticipo: autore del proprio destino, compie una scelta che è solo sua. La sua fermezza è costante ed è sicuramente il tratto che più lo caratterizza.
Ho adorato l'evoluzione della coppia: lui è incuriosito da lei, ma non lo vuole ammettere. Lei è affascinata da lui, ma insofferente ai suoi modi. Sono praticamente cane e gatto, e non perdono l'occasione per battibeccare, lanciarsi frecciatine, ironizzare, rispondere a un attacco con un contrattacco. E' una dinamica davvero bella da seguire, sembrano interagire con un codice tutto loro e molte scene apparentemente ordinarie sanno coinvolgere quanto i momenti romantici (e ce ne sono anche di quelli, complice una chimica davvero notevole tra i due). Questo a mio avviso il pregio maggiore della serie, ovvero che anche tolte le scene "da bacio" - e, ripeto, non mancano - ogni singolo episodio è saturo di momenti altrettanto emozionanti. Giusto per elencare qualche parola chiave, non tanto spoiler ma di immediata comprensione per chi ha visto la serie:
- il racconto di Zhu Yun sul golden retriver tinto
- la usb a forma di porcellino (e il virus a forma di maialino che manda in tilt più di un computer)
- la foto strappata e ricomposta
- l'accendino e la principessa
- gli aeroplani di carta
- la definizione di principessa
- i fiocchi di neve sul palmo della mano
- i massaggi a braccia e schiena
- la camicia di Li Xun
- le rose blu
- il biglietto con il quale Zhu Yun si impegna ad accontentare una qualsiasi richiesta di Li Xun (che trova uno splendido collegamento nell'episodio speciale della proposta di matrimonio)
- i fuochi d'artificio
- il vestito da principessa
- il solletico
- il re e il cavaliere
...e potrei continuare oltre. Proprio su questo ultimo riferimento - richiamato anche dalle parole della sigla di apertura - un appunto è dovuto, perchè esprime pienamente la relazione tra i due. Apparentemente può sembrare che Li Xun sia colui che comanda - lui è il "re" - e sicuramente le sua abilità e la sua capacità di intuizione fanno sì che sue siano le decisioni della strada da seguire. In questo senso sì, Zhu Yun obbedisce alle sue richieste e indicazioni, ma di fatto semplicemente si affida - come anche altri - a lui con la consapevolezza che nell'ambito professionale la sua lungimiranza è ineguagliabile. Ma è anche vero che la priorità di Li Xun è il benessere di Zhu Yun, per cui questo "re" utilizza il suo potere per dare al suo "cavaliere" ciò di cui ha bisogno. E lo fa a qualsiasi prezzo (quando capisce di non poter battere nella competizione Fang Zhijing perchè l'altro ha giocato sporco, piuttosto che deludere Zhu Yun trova comunque un modo - meno lecito e per il quale mette in conto di dover poi pagare un prezzo - pur di raggiungere l'obiettivo che si è prefissato). Obiettivo che nemmeno era suo, inizialmente. Ma lo diventa non appena si manifesta come bisogno i Zhu Yun. Tutto questo si evince anche dal suo commento alla frase che Zhu Yun posta sul social non appena si mettono assieme, dove lei dice di essere il cavaliere al servizio del proprio re, pronta a seguirlo, a battersi e a morire per lui. "Ipocrita" è il commento di Li Xun, che spiega in pieno il vero rapporto tra i due: lui è il re, ma il suo potere è di fatto al servizio di Zhu Yun, dal momento che la ragazza rappresenta la sua priorità.
La presenza di tutti questi riferimenti e dettagli no n può che derivare dal fatto che un adattamento televisivo di un romanzo. Le sceneggiature che nascono direttamente come serie spesso non hanno tutta questa attenzione e ricchezza di particolari, forse perchè si pensa erroneamente di giocarsi bene la carta dell'aspetto degli attori, della musica, delle inquadrature, e via dicendo. Un romanzo invece deve mettere sul piatto molto altro, per coinvolgere il lettore. Ed ecco che i tanti, piccoli, apparentemente banali dettagli si intrecciano tra loro come fili e trovano un senso nel corso della storia. La trasposizione penso sia stata molto fedele, e non può che essere stato un vantaggio enorme.
Una meritata menzione anche ai personaggi secondari, da Lao Gao e Xu Li Na, due personaggi rovinati dall'invidia e dal desiderio di ciò che è impossibile, a discapito di ciò che di buono invece posso avere ma che non vedono se non alla fine. In particolare modo Gao è un personaggio che sa farsi davvero odiare ma che, a conti fatti, non si può dire non abbia provato più volte a sottrarsi a quell'invidia deleterea che lo anima quando è al fiano - o meglio nell'ombra - di Li Xun. Una vita da eterno secondo, in amore e nel lavoro, dove anche il desiderio di voltare pagina e cercare una sua strada, anche lontano, pur di evitare la tossicità di una convivenza per lui malsana, sfuma tristemente condannandolo ancora una volta a quel ruolo che gli va stretto e che a un certo punto diventa per lui una sorta di ossessione.
Ben caratterizzata anche la squadra della Rete Cuore Alato, ogni membro ha un suo valore e nell'insieme rappresentano un valore positivo, quello che fa la differenza tra il modo di vivere di Li Xun prima e dopo il carcere, fino a portarlo finalmente ad ammettere che "non sta scalando la montagna da solo". Prima della prigione aveva concesso solo a Zhu Yun di stare al suo fianco, di entrare in quel suo piccolo spazio privato gelosamente e ostinatamente custodito, quasi negato. Quando dopo il lungo flashback si torna al presente, sembra piano piano lasciarsi circondare anche da altre figure, che verso la fine diventano una via di mezzo tra amici e famiglia.
Le canzoni che accompagnano la serie - dalla sigla a tutte le altre - sono di pari livello, a dir poco stupende. Non solo belle da sentire, ma calzanti nella scelta delle parole e dei riferimenti.
Dopo aver visto - e rivisto, e rivisto, e rivisto - questa serie, la tentazione di cercarne di simili era forte, e mi sono accodata a chi, dopo averla vista, aveva fatto lo stesso chiedendo consigli su vari siti...ma leggendo un po' i titoli suggeriti, devo concordare con chi ha affermato che è meglio non andare alla ricerca di una serie come "Lighter and Princess", semplicemente perchè non c'è alcuna serie che può definirsi simile e alla sua altezza (parole vere, purtroppo).
Concludo non consigliandone la visione, ma definendola proprio obbligatoria. Questa è una serie che va vista, non ci sono storie.
Due epoche e zero risate per un Joseon 2.0 da dimenticare...
Come temevo, è finita che l’ho abbandonato. Che ci fosse qualcosa che non funzionava era chiaro già dopo i primissimi episodi. Il destino di “Brave New World” - alias “My royal nemesis” - è evidentemente quello di finire nella soffitta dei drama dimenticati e mai rispolverati. La premessa, tutto sommato, non era affatto male: un’antica concubina della dinastia Joseon, condannata a morte per avvelenamento, si risveglia nel corpo di una sconosciuta attrice nella Seoul del ventunesimo secolo, dove inizia il classico rapporto di odio-amore con l’erede spietato di un grande conglomerato. Un meccanismo già visto mille altre volte, ma sempre apprezzabile se il risultato è una commedia brillante, qui potenzialmente arricchita da una vena di satira sociale. E invece, episodio dopo episodio, la triste realtà è venuta immancabilmente a galla mentre il drama – al contrario – sprofondava inesorabilmente.Il problema principale è che alla serie manca una vera e propria identità: si tenta di bilanciare la vicenda della protagonista spaesata con i drammi personali del giovane rampollo, aggiungendoci anche il mistero di una connessione secolare che di fatto non fa altro che aumentare la confusione e il permeante senso di totale smarrimento. Pesante zavorra sono anche i protagonisti, sia a livello di caratterizzazione dei personaggi che di recitazione degli attori principali: Lim Ji Yeon – attrice che, va detto, non mi fa impazzire già di suo, forse per quel suo tono di voce gridato e fastidioso - qui interpreta una cattiva davvero troppo sopra le righe, così eccessiva ed esagerata da diventare presto stucchevole, mentre la storia si perde nei suoi siparietti comici ripetitivi che, francamente, risultano poco divertenti e al limite del grottesco. Una caricatura mal riuscita che lascia davvero molto a desiderare, oltre a rappresentare un’occasione mancata per vedere una vera “villain”, di quelle con gli attributi, travolta da un salto temporale in senso opposto all’abitudinario, come accade soprattutto nel panorama dei Cdrama fantasy. Heo Nam Jun, d’altro canto, conferisce al protagonista maschile una maschera di ghiaccio e arroganza talmente stereotipata da sembrare uscita da un manuale di istruzioni del “come scrivere un cattivo moderno”. Il loro bisticciare continuo sembra sempre finto, ben lungi da quella scintilla esplosiva che si vuole spacciare.
La chimica che dovrebbe incendiare lo schermo si rivela essere una debole fiammella, tant’è che l’occhio a un certo punto fissa più la barra di avanzamento dell’episodio che le loro espressioni. La sensazione è quella di aver già visto tutto questo, e fatto pure meglio, in decine di altri drama. Dell’idea fascinosa di una figura etichettata come cattiva dalla Storia e catapultata nel presente rimane giusto un vago alone sbiadito, una traccia leggera su un foglio di carta sul quale si sovrascrive tutt’altra storia. Tasto “stop” premuto definitivamente e senza alcun rimorso.
Drama senza i requisiti necessari per portare in scena una vicenda coerente, valida e sensata
Finito davvero a fatica, quasi droppato. L'idea a grandi linee è anche buona, nel dettaglio si risolve in una sceneggiatura improponibile.La serie prende l'avvio con un grazioso primo episodio che vede i protagonisti da bambini: il primo incontro tra i due, la vivacità e sensibilità della piccola Ying Tao, il rapporto con gli amici di sempre, le dinamiche di gruppo. Su questa tavolozza colorata Qiao Xi si inserisce come una densa pennellata nera che, a poco a poco, va a mescolarsi con gli altri colori. Accettabile l'idea che nel giro di qualche mese possa nascere un buon legame tra i ragazzini. Da qui in avanti, pero, la coerenza finisce.
Il secondo episodio catapulta di colpo la storia negli anni dell'adolescenza: troviamo Ying Tao sola nel paesino d'origine, gli amici trasferiti in una scuola in città, la stessa frequentata da Qiao Xi che non ha mai fatto ritorno come aveva invece promesso (quindi non si sono più visti dall'età di nove anni). Questa premessa rende un po' assurdo l'attaccamento di Ying Tao nei suoi confronti, aspetto che tra alti e bassi diventerà il suo modus operandi per tutta la durata della serie. Avrei capito se fossero cresciuti insieme, un po' come accaduto nel coreano "A prefabricated family" (a sua volta remake del cinese "Go ahead"): in quel caso il legame profondo e persistente avrebbe sì avuto senso.
La nostra protagonista, purtroppo, viene destinata a un ruolo forzato e abbastanza insensato. Non va molto meglio con la controparte maschile: posso capire se l'idea è quella di un personaggio freddo, distaccato, che per una serie di n ragioni - da un vissuto particolare a un tratto caratteriale - si faccia perennemente inseguire dalla fanciulla di turno, andando a imbastire una relazione anche prepotente e un po' prevaricante. Non sono modelli da seguire nella vita reale, sia chiaro. Qui, però, anche fosse stato l'obiettivo del drama, non è stato comunque raggiunto: Qiao Xi manca di senso e coerenza, pur con tutte le motivazioni addotte il suo personaggio e le sue scelte non funzionano, questo al di là che siano rispettose o meno nei confronti della FL.
L'impressione generale è quella di una sovrastima delle capacità di chi sta dietro le quinte: non basta voler fare un buon drama per saperlo poi effettivamente fare. Per chi calca la scena, anche un livello di recitazione standard non può che risultare deludente, se tutto il resto non sta in piedi.
Tranquillamente evitabile.
La ricetta imperfetta: quantità invece che qualità
Dalle premesse doveva trattarsi del capolavoro dell'anno. Dal cast stellare alla produzione, sceneggiatura, regia e via dicendo.L'incipit è interessante: una coppia sposata - sposata per amore - ma che ormai porta avanti un matrimonio di facciata. Le carte non vengono svelate subito, qualche flashback ci mostra l'esordio della loro relazione ma resta quel misterioso gap nel mezzo, che porta lo spettatore a chiedersi come si sia giunti alla situazione presente.
Rispetto ai protagonisti, ho trovato davvero calzante la scelta di Kim Ji Won nel ruolo di Hae In: l'attrice giusta nel ruolo giusto. Una prova performante, la sua, che mi ha ricordato molto anche il personaggio che aveva interpretato in "I discendenti del sole": schietta, tagliente, carismatica, indubbiamente incisiva e affascinante. Se da una parte, ripeto, l'ho trovata perfetta per il ruolo, dall'altra mi chiedo se non manchi di versatilità (un conto è ricoprire bene un certo ruolo, un altro è saper interpretare bene solo quello). Non ho invece apprezzato il protagonista maschile: sono consapevole che sia uno degli attori tra i più acclamati, ma personalmente non sono mai riuscita ad apprezzarlo. Indubbiamente bello - come viene riconosciuto anche al personaggio che interpreta - ma sembra davvero che il suo unico punto di forza sia solo quello. Una bellezza fine a sè stessa, che manca di fascino, di espressività, di carattere e spessore. Se non sai bucare lo schermo, resti solo uno dei tanti bei volti che si perdono nella massa. Due, sostanzialmente, le sue espressioni: sorriso a 32 denti e smorfia da pianto disperato. Manca davvero una vasta gamma di emozioni che non è in grado di esprimere nè suscitare. L'altra nota dolente della serie, è aver voluto troppo. Se gli ingredienti sono di buona qualità, una ricetta ben riuscita non è quella che ne conta il numero maggiore. Tutte le tematiche possibili sono state inserite nella storia, dal fatto che si fossero già conosciuti in tenera età e che quindi si siano ritrovati, dagli spaccati accademici di quando erano adolescenti, il tema dell'amore-odio-amore, del matrimonio di apparenza, dei fraintendimenti e del non detto, del divario delle classi sociali di appartenenza, la malattia terminale, la perdita di memoria... Davvero, il troppo che stroppia. Scorrendo l'elenco delle guest star, sembra di ricalcare la stessa linea: tante, troppe comparse importanti, sempre seguendo la filosofia che "più è, meglio è". Alla lunga, l'attenzione cala, il coinvolgimento scema e non c'è più un vero elemento di traino, solo tante tematiche che si susseguono, mentre i tira e molla diventano tanti, troppi, le cartucce sono già state tutte sparate ed è sempre più difficile riagganciare l'attenzione dello spettatore. Mi aspettavo davvero una serie meritevole, durante la visione ho ridimensionato le aspettative e confidato di poterle dare almeno un 8, ma arrivata in fondo sono riuscita ad attribuirle a fatica un voto discreto, che supera la sufficienza solo grazie all'aiuto di un'ottima colonna sonora e un cameo davvero notevole, la breve incursione di Song Joong Ki nei panni di Vincenzo Cassano (e una menzione agli altri ruoli di rilievo da lui interpretati, già che viene presentato come un personaggio misterioso che forse è stato un militare delle forze speciali - Discendenti del sole - forse un erede di un conglomerato - Reborn Rich - e molto probabilmente un avvocato appartenente alla mafia, Vincenzo, appunto). Nei pochi minuti nei quali hanno condiviso la scena, il protagonista davvero è diventato il nulla cosmico rispetto alla presenza di Song Joong Ki, molto più espressivo lui in quelle poche inquadrature che l'altro in tutti i 16 episodi messi assieme. Non lo sconsiglierei, ma con un approccio cauto e non troppo carico di aspettative.
Drama scadente, appartenente a quella categoria di bassa qualità da saltare a piedi pari...
Solitamente mi tengo ben alla larga da questo genere di drama, un sottogruppo che definire di categoria C significa essere davvero generosi. Più diffuse di quanto purtroppo dovrebbero essere, questo tipo di serie si mescolano a volte a quelle che normalmente meritano, per cui può capitare di incapparci per sbaglio. In passato mi succedeva piuttosto spesso, col tempo ho sviluppato forse la capacità di riconoscerli in tempo e girare saggiamente al largo.In questi casi c'è davvero poco o niente da recensire, non c'è qualcosa che è andato storto o dei difetti da sottolineare: a monte manca proprio la possibilità di ottenere un risultato decente. La qualità, su tutti i fronti, è a dir poco scadente.
Eppure di drama così in giro ce ne sono, e anche molti: che seguito possano avere resta per me un vero mistero. Sono accozzaglie insensate di momenti scollegati, mal gestiti, senza coerenza e totalmente privi di logica... Sceneggiature amatoriali di chi per assurdo pretende di essere un professionista del settore ma che si risolvono puntualmente in situazioni morbose, protagonisti dalle camicie puntualmente sbottonate, discorsi insensati e bruschi tagli tra una scena e l'altra, quasi peggio di una sequenza di spot pubblicitari.
La cosa che più mi spiace è che molte di queste serie - perlopiù romance - sono ambientate nell'era repubblicana cinese, periodo storico che trovo sempre interessante ma presente in pochissimi drama - di quelli degni di essere chiamati tali - quale ad esempio "Fall in love" (2021).
Detto questo, la ciofeca per l'anno in corso l'ho vista (metto la spunta virutale).
Il difficile e complesso percorso di crescita personale tra angoscia, speranza e determinazione
Drama davvero ricco, coinvolgente e intenso, che riesce ad affrontare egregiamente svariate tematiche con una profondità emotiva non indifferente, intrecciandole in giusta misura in una vicenda ben delineata e strutturata.C'è un romance adolescenziale che non domina e non fa nemmeno da sfondo, ma che una volta tanto è una parte integrante della storia pur non risultando predominante. Al centro del drama c'è una figura, quella della protagonista, Quiao Quing Yu, interpretata da una formidabile Zhang Jing Yi, che considero ormai a tutti gli effetti la mia attrice cinese preferita. Dopo alcuni drama di successo nelle vesti della protagonista femminile - splendida ma sempre un po' in secondo piano rispetto alla controparte maschile - trova in questa serie la possibilità di dominare veramente la scena, diventando il perno centrale del drama. Il suo non è solo un personaggio complesso e ben costruito, prova di una recitazione di alto livello soprattutto perchè davvero non semplice da interpretare, ma diventa anche il punto di convergenza della maggior parte delle questioni affrontate, dal romance con il compagno di classe Ming Shen, alla difficile situazione famigliare, devastata dalla recente scomparsa della sorella maggiore, al rapporto con la sorella stessa, fatto di memorie che vengono ricordate, sviscerate e rivalutate, mentre dubbi e domande si fanno sempre più insistenti e la percezione di segreti taciuti che diventano per lei un vero e proprio tarlo fisso.
Ci sono scene, disseminate tra gli episodi, che fanno stringere davvero il cuore. Lo spettatore impara a conoscere Bei Yu - la sorella scomparsa - attraverso i ricordi di Quing Yu e le maldicenze della gente, per poi scoprire via via una diversa chiave di lettura della situazione. Davvero tanti i temi che permeano la storia, dal bullismo che ha visto in Bei Yu una vittima e che sembra abbattersi nuovamente su Quing Yu, alle maldicenze - in famiglia, tra conoscenti, compagni di scuola e anche a volte quasi estranei - che sottolineano il terrificante potere delle parole, il trauma dell'abbandono, aspetto che segnerà Bei Yu fin dall'infanzia e sarà determinante per la sua fragilità, la ricerca - conseguente - di attenzioni e affetto, una fame d'amore che la condurrà, delusione dopo delusione, a precipitare nel baratro. Altro tema importante e insolito nei drama asiatici è quello della sieropositività e, più dell'aspetto meramente legato alla patologia, le ripercussioni relazionali che colpiscono chi ne è affetto e i famigliari. Questo ci porta a un altro aspetto ampiamente evidenziato, quello della rispettabilità, dell'integrità di facciata in nome di antiche abitudini e tradizioni, dove il tenere alto e intonso il nome di famiglia vale più di qualsiasi altra cosa, più delle vite delle persone stesse, più della verità, più della giustizia. Ed è così che Bei Yu diventerà un vero e proprio capro espiratorio, aspetto del quale Quing Yu verrà lentamente a conoscenza: la sorella maggiore che ricordava con fastidio, poco frequentata e - nella vita adulta - anche antipatica nei suoi confronti, nascondeva una storia ben diversa. Le ricerche di Quing Yu portano via via a galla l'intera verità, dall'affetto che Bei Yu aveva nei suoi confronti, alla sua fragilità, alle responsabilità alle quali Jin Rui si è sottratto vivendo quel futuro radioso che a Bei Yu era stato negato, alla complicità nella vicenda di tutti i famigliari, dal dispotico nonno alla zia, tremendamente meschina, passando per la debolezza del padre di Quing Yu e la negazione della madre. Questo background pone le basi per un interessante confronto tra generazioni: giovani cresciuti secondo i valori dell'onestà che si sentono di battersi per la verità, con tutta l'impetuosità della giovinezza, nei confronti delle figure adulte che appaiono ipocrite ai loro occhi, tanto dediti a insegnare cose che sono i primi a non saper mettere in pratica. L'insofferenza per la situazione, la convinzione di essere l'unica nel giusto, il facile giudizio verso i propri genitori, il dover subire i pregiudizi e le critiche dei concittadini, portano Quing Yu a rivelare in modo plateale una verità che scombinerà tutti gli equilibri. Quello che inizialmente rappresenta per lei un atto dovuto, che compie senza rimpianto e che determina una presa di distanza fisica dalla famiglia si carica via via dell'importanza della scelta: un futuro in fuga da costruire da zero, un'alleanza con Ming Shen che fa fatica a gestire per diverse ragioni (la situazione di lui e di quello che doveva essere il suo futuro, piuttosto che il rapporto stesso con lui, dettato da un sentimento genuino ma non privo dell'influenza del contesto dovuto alla storia di Bei Yu... tutto concorre a sottolineare un'angoscia adolescenziale espressa egregiamente). Ed ecco che si arriva a un giro di boa, dove la giovane e coraggiosa ragazza armata del senso di giustizia e volta alla ricerca della verità si trova a dover via via fare fronte a tutti i meccanismi che le sue azioni hanno innescato, scoprendo nuove situazioni ancora più complesse rispetto ai genitori che aveva facilmente giudicato e condannato: una fragilità devastante e insospettata della madre, un padre consapevole della precarietà della situazione della moglie. Sicuramente resta una figura debole, incapace di opporsi al proprio padre (nonno di Quing Yu) e da sempre abituato a risolvere le questioni con fratelli e cognati minimizzando le tensioni, ma mostra di essersi fatto carico di altre situazioni altrettanto difficili, quali per l'appunto la depressione della moglie. L'assetto malsano che Quing Yu aveva destabilizzato, dopo un periodo iniziale dove appare anche peggiore, viene poi rimesso in piedi lentamente dalla ragazza stessa, andando a risanare le ferite a lungo nascoste ma mai guarite. La situazione finale della famiglia Quing è come un tenue raggio di sole dopo una tempesta violenta e duratura. Il percorso affrontato dalla stessa Quing Yu diventa un vero e proprio percorso di crescita che la vede infine decisamente maturata (armati della "lotta per la verità", sia lei che Ming Shen reagiscono insofferenti alle uscite dei genitori che nella prima parte della serie accusano spesso i figli di essere ancora poco maturi e adulti), più consapevole e responsabile.
L'altro focus, seppur minore, della serie, riguarda la figura di Ming Shen, dove l'attore protagonista veste ancora una volta i panni di un personaggio calmo e composto, riflessivo, a tratti quasi schivo ma, a differenza di altre serie che lo hanno visto protagonista, il suo Ming Shen risulta caratterialmente più forte, capace di mostrare anche un lato più accattivante. Attorno a lui ruota la questione del difficile rapporto con il padre e l'abbandono forzato della madre, un vissuto che l'ha segnato più del dovuto ma che avrà modo di imparare a riconsiderare con una giusta chiave di lettura, anche qui alla luce di importanti rivelazioni e non senza una maturazione dell'adolescente incontrato nei primi episodi.
Sul fronte romance...storia d'amore sì, ma non in primo piano. Si intravede fin dall'inizio e resta una presenza più o meno costante per l'intero drama, una slow burn davvero ma davvero slow e che, non essendo il tema centrale del drama trova una risoluzione finale piuttosto tirata in termini di investimento. Buono il livello di interazione tra i due protagonisti ma, anche al netto delle scene romantiche, l'affiatamento di coppia è ben altra cosa. Non era una priorità e un po' si è notato, insomma.
Le tematiche affrontate risultano ben dosate e distribuite in modo bilanciato nel corso della storia, in un lavoro raffinato che mescola momenti più cupi e malinconici a sprazzi di leggerezza.
Una serie - tirando le somme - davvero valida, ricca e confezionata con molta cura, impreziosita da spunti originali e forte di una capacità di coinvolgere praticamente garantita. In conclusione, decisamente consigliata!
L'essenza del romanticismo nella scoperta reciproca di due figure complesse e complementari
Film diviso in due parti - la recensione vale per entrambe - che, come dal titolo, copre l'arco narrativo di circa una settimana.Una vera chicca per gli amanti delle storie BL, a patto però di investire sulla qualità di una storia delicata, di un romanticismo alla vecchia maniera, senza puntare a scene esplicite fine a sè stesse e prive di sostanza. Se siete in cerca di queste ultime, consiglio una delle tante serie Tailandesi. Se volete andare oltre ed emozionarvi davanti alla nascita di una bella storia d'amore, allora la visione è davvero consigliata.
Come molte produzioni giapponesi, l'obiettivo è nudo al centro, privo di tutti i possibili contorni inutili. Il cast si compone di poche figure e quasi sempre la telecamera è puntata sui due protagonisti, tra momenti individuali e condivisi. Fondamentale la loro caratterizzazione, già che è il perno di questa pellicola: ci troviamo di fronte a due attori davvero capaci che hanno saputo cogliere l'essenza del loro personaggio, fornendo una caratterizzazione complessa ma al contempo estremamente realistica e naturale.
Caratterialmente parlando, i due protagonisti sono un po' agli antipodi: da una parte abbiamo Shino Yuzuru, popolare tra le ragazze per via del suo aspetto, fascino che cozza brutalmente con il suo carattere, dove il poco tatto fa naufragare costantemente ogni principio di relazione. Dall'altra abbiamo Seiryo, bello e distaccato, che cela una grande sensibilità e il desiderio di avviare una relazione sentita che gli permetta di voltare pagina rispetto al passato. Da qui nasce la sua abitudine di frequentare una ragazza diversa ogni settimana, a cominciare dalla confessione della ragazza di turno il lunedì - del resto c'è la fila per uscire con lui - e trascorrere i successivi 7 giorni con appuntamenti nella speranza che scatti la scintilla, cosa che puntualmente non accade e che lo porta, a fine settimana, a chiudere la relazione pur lasciando un bel ricordo del breve periodo trascorso.
Tra Shino e Seiryo la situazione evolve in principio in modo inaspettato: reduce dall'ennesima brutta esperienza Shino coglie l'occasione di proporsi a Seiryo, incuriosito dall'idea di una frequentazione diversa dal solito e con una tempistica scandita. Seiryo, pur essendo palesemente sorpreso dalla richiesta, resta fedele alle sue abitudini e accetta la frequentazione.
Questo per dire che non c'è nessun colpo di fulmine iniziale, nessuna scintilla al primo scambio di sguardi o cose simili. I giorni passano e i loro caratteri si rivelano sempre più complementari, un apprezzamento reciproco che emerge dalla naturalezza con la quale iniziano a scambiarsi opinioni e pensieri, confidenze che nella loro condivisione acquisiscono un valore importante. Trovano spazio preziosi momenti individuali di analisi dei propri sentimenti, riflessioni sull'altro e anche rispetto alla propria sessualità. L'unico disagio che emerge è il non sapere bene come porsi davanti alle domande invadenti delle compagne di scuola, per il resto salta invece all'occhio come, pur avendo appena iniziato a frequentarsi, pur trattandosi di due ragazzi, pur essendo caratterialmente estremamente diversi, i momenti condivisi siano vissuti da entrambi con una sensazione positiva, dove sono a proprio agio l'uno con l'altro. Se Seiryo è quello apparentemente più sensibile - lo vediamo spesso titubare e non sempre avere il coraggio di dire o fare quello che vorrebbe - sarà in realtà Yuzuru ad essere il più sorpreso, quando comprenderà di aver finalmente trovato una persona a cui piace semplicemente per quello che è.
I personaggi secondari sono solo comparse di contorno, non ci sono canzoni ma solo musiche strumentali, volutamente meno invadenti ma inserite nei momenti più opportuni: la coppia è al centro della scena, sempre e comunque, un fulcro tematico dal quale è impossibile distogliere lo sguardo o distrarsi con altro, insomma.
In conclusione davvero un bel film, non chiarissimo nelle conversazioni un po' come la maggior parte delle serie giapponesi, ma privo di banalità e ovvietà. Ogni dettaglio ha un senso, dalle parole agli sguardi alla gestualità alle azioni e reazioni, tutto concorre meticolosamente a rendere il quadro generale completo, bello e naturale.
La brutta copia dell'originale...
Nuovo adattamento tailandese del famoso drama coreano di qualche anno fa. Il divario è evidente, salta proprio agli occhi.Qualitativamente parlando la Thailandia ha ancora molta, molta strada da fare e per il resto si limita a sfornare un'infinità di BL che conquistano il pubblico insofferente alla censura coreana e, soprattutto, a quella cinese.
Proporre però dei remake di drama che hanno avuto successo senza avere i mezzi per raggiungere lo stesso livello equivale a garantire una brutta copia dell'originale. Questo mi aspettavo e questo ho trovato.
Riparametrando la valutazione rispetto agli standard tailandesi è una serie che avrebbe anche potuto strappare la sufficienza, ma l'aver optato per il riproporre un adattamento impossibile da eguagliare l'ha ulteriormente penalizzata, uscendone proprio male dal confronto.
Limitarsi quindi al noto "What's wrong with secretary Kim" coreano è indubbiamente la scelta migliore.
Fantasy-storico-romance che parte col botto ma non riesce a mantenersi in quota
Drama la cui immagine di anteprima mi ispirava poco, il protagonista maschile aveva un’aria da ameba che non lasciava presagire nulla di buono. Aggiungiamoci il fatto che è difficilissimo farmi piacere un drama storico – io ci provo ma quelli che non hanno finito per annoiarmi li posso contare sulle dita di una mano – oltre al fatto che non ho volutamente letto nemmeno le due righe di trama… E otteniamo quindi un insolito salto nel buio. A posteriori la ritengo una mossa azzardata? Forse.La serie inizia col botto. E col “botto” intendo dire che nella scena di apertura del primo episodio troviamo niente meno che Kim Young Kwang, splendido e affascinante come sempre. L’attrice protagonista appare subito interessante e carismatica, i loro rispettivi personaggi in netta contrapposizione, in uno di quei conflitti che posso solo definire “stimolanti”.
Poi compare l’ameba, e sa già di terzo e inutile incomodo. Ho temuto per un attimo che rivendicasse in pieno il ruolo di protagonista, ma alla fine del primo episodio ho compreso l’accettabile compromesso. Del resto, non credo sarei riuscita a farmelo piacere se Kim Young Kwang non avesse spianato la strada con la sua apparizione e l’idea di “quel” Gang Cheol iniziale ha permesso di traslare un po’ del fascino del personaggio nell’ex ameba.
I primi episodi sono davvero ma davvero ben fatti, l’idea originale, le basi apparentemente solide. Man mano che la serie avanza, però, sembra faticare a mantenere alto il livello, sia per quanto riguarda la trama, che diventa sempre più ricca ma in modo sempre più confuso e caotico, sia rispetto allo sviluppo del rapporto tra i due protagonisti, inizialmente accattivante ma che sembra incapace di andare oltre e continua ciclicamente a riproporre un po’ lo stesso schema. Tra i loro tira e molla e l’alternarsi per Khang Cheol di momenti buffi ed esilaranti – quasi tutti legati alla scoperta delle emozioni e sensazioni umane – a scene cupe e/o di combattimento (dove però il nostro povero Imugi ne esce come l’ombra di quello che era un tempo), il drama sembra finire impantanato in una sorta di circolo vizioso. Si giunge comunque dignitosamente a un finale, anche se è proprio il livello generale del drama ad essere ormai sceso di parecchie tacche, qualitativamente parlando.
Buona ma non particolarmente degna di nota la recitazione. Oltre ai protagonisti, sono diversi i personaggi più o meno secondari validi, dal Re a Bibi, passando per la madre dell’archivista e gli altri membri della famiglia reale. Però sembrano risentire anche loro del disorientamento che caratterizza la seconda parte del drama, risultando anch’essi un po’ sottotono.
Infine, due note particorlarmente dolenti sono quelle che riguardano le musiche e le scene romantiche (la recente “Dear Hongrang” in questo senso ha tutto da insegnare), elementi fondamentali per rendere incisive alcune scene e mostrare una chimica di coppia degna di un buon romance, già che a conti fatti il lato romantico sembra voler pesare quanto quello degli intrighi e misteri, in questa serie.
In conclusione un giudizio positivo, guadagnato quasi totalmente grazie alle premesse iniziali e alla prima metà degli episodi. Spiace che, dopo aver spiccato il volo così bene, sia seguita una lenta e inesorabile discesa fino a limitarsi a sorvolare in modo costante la quota dell’accettabilità.
Guardabile ma non memorabile.
Un thriller con la T maiuscola e un protagonista d'eccellenza
Un thriller nel vero senso della parola (finalmente!), dai risvolti imprevedibili e capace di far dubitare - a turno - di tutti quanti, in certi casi anche più volte. Si associano poi tinte particolarmente forti, nei riferimenti e nei dati di fatto - se siete sensibili alle dita mozzate non è il drama che fa per voi, insomma - a delineare una vicenda complessa e ricca di intrighi, dove fatti e persone non sono mai quelli che sembrano.Non è il mio genere preferito, ma se fatto bene - come in questo caso - è sempre una visione molto gradita. Posso dire che ha catturato l'attenzione davvero dall'inizio alla fine, e non mi capitava da molto tempo.
Storia complessa, che va seguita con attenzione e che intreccia le vicende poliziesche del presente a indagini del passato, sempre in bilico tra quella che è la professione, la vita privata e le storie personali di un gruppo di conoscenti, abitanti di una cittadina dove il non detto aleggia costantemente e dove il nuovo arrivato si ritrova a fare i conti con molteplici e intricate realtà. Una serie davvero ben strutturata e ben ideata, insomma.
Molti i colpi di scena davvero imprevedibili e, di svolta inaspettata in svolta inaspettata ci si avvicina sempre di più alla verità, percorrendo una strada tortuosa che non pecca quasi mai nella coerenza, la cui conclusione devo ammettere non mi ha lasciata pienamente soddisfatta: con le aspettative caricate a mille episodio dopo episodio, arrivare finalmente al dunque non è stato appagante come pensavo, gli incastri funzionano ma potevano funzionare meglio e risultare davvero spettacolari.
Il vero punto di forza del drama è però il cast, dove spicca un Shin Ha Kyun fantastico come non mai: attore davvero ma davvero brillante e poliedrico, capace di costruire personaggi unici e indimenticabili. Il suo Lee Dong Sik è al contempo carismatico e inquietante, suscita solidarietà e comprensione, a volte compassione, ma al tempo stesso timore e inquietudine, con quei sorrisetti da soggetto psichiatrico, sguardi che sembrano scrutare oltre quello che gli altri vedono, azioni apparentemente sconclusionate, delle volte esagerate e folli, ma in realtà sempre ponderate. Abbiamo poi il nuovo arrivato, Han Joo Won, interpretato da un validissimo Yeo Jin Goo: una coppia ben equilibrata, che parte in netto contrasto e facendo scintille per sviluppare via via un rapporto di stima, comprensione e fiducia. Una Bromance di tutto rispetto, insomma.
Ben delineati, anche se non altrettanto strepitosi, i personaggi secondari (un plauso particolare agli interpreti di Yoo Jae Yi e Kang Jin Mook).
In conclusione, un thriller che merita - forse senza rewatch già che perderebbe tutto il fascino - e una prova di recitazione davvero eccellente del protagonista.
Punti a favore:
- la recitazione - soprattutto quella dei protagonisti - più convincente rispetto alla media degli attori tailandesi
- l'attore che interpreta Joe: espressivo e affascinante
- la caratterizzazione dei personaggi: Ming è una figura sicuramente e volutamente non positiva, narcisistica ed egoista fino al midollo in tutta la prima parte. Il suo è un vero e proprio opportunismo, Joe è di fatto il rimpiazzo di Tong e la gelosia che lo coglie all'entrata in scena di Sol non è da correlare a un inaspettato innamoramento bensì a una mera possessività. La nota positiva è che la scomparsa di Joe promuove in lui un lento ma radicale cambiamento, senza però snaturare nel complesso i suoi tratti caratteriali. Migliora, notevolmente, pur rimanendo sempre Ming. Joe al contrario è colui che inizialmente è disposto a cedere su tutti i fronti, praticamente senza mai lo sforzo di un compromesso da parte di Ming. Anche lui evolve, per certi aspetti più di Ming, nel corso della storia: diventa meno arrendevole, scopre nuove priorità e, soprattutto, si ritrova di fronte all'ardua sfida di vivere la sua vecchia vita in modo nuovo e dentro un corpo diverso. Per quanto cambino, però, restano coerenti ai tratti base della loro caratterizzazione iniziale (nessuna snaturazione insensata e assurda alla Kinn/Porsche, per intenderci).
Punti a sfavore:
- il tema della reincarnazione, o meglio del trasferimento dell'anima del vecchio Joe nel corpo dell'altro Joe: non è un meccanismo che mi entusiasma particolarmente e l'idea del diverso aspetto nemmeno. Fortunatamente hanno ben pensato di mantenere, per lo spettatore, il Joe originale (quasi quasi avrei eliminato anche i pochi frangenti che mostravano come in realtà appariva agli occhi degli altri). Gli avrei almeno concesso la possibilità di riprendere possesso del proprio corpo verso la fine (niente di impossibile, bastava inventarsi che l'incidente era accaduto in una zona remota ed era stato soccorso da qualcuno della zona, rimasto in coma per tot tempo, la volontà della troupe di non creare scalpore in seguito alla sua scomparsa avrebbe giustificato anche delle ricerche brevi e approssimative).
- L'infatuazione vecchia di anni per il fidanzato della sorella è credibile, ma che poi si riveli essere tutta legata alla scena di un film in cui il presunto Tong si vede solo di spalle...anche no.
- Sol: la sua ricomparsa, anni dopo essersene andato, perchè tutto a un tratto nei suoi pensieri c'è Joe...Davvero senza senso. Serve farlo tornare? Ci si inventa una qualsiasi altra motivazione, anche professionale, dopodichè la vicinanza con Joe può anche portare alla nascita - o al rispolvero - di un interesse nei suoi confronti. Non serve uno sforzo megagalattico per rendere un passaggio coerente, ma a volte davvero la credibilità sembra proprio avere zero importanza e meritare zero investimento.
- I drammi familiari: dopo aver dedicato i tre quarti del drama al rapporto tra i due, alla questione della "controfigura" di Tong, al cambio di corpo di Joe... Ha davvero senso introdurre l'apparentemente insormontabile scoglio dell'opposizione dei genitori di Ming? Il tempo rimasto è poco, la risoluzione deve quindi essere forzatamente rapida e di conseguenza ancora una volta poco sensata: la madre passa dalla modalità "squalo" a quella "agnellino" alla velocità di un cambio d'abiti e il padre sostanzialmente disereda il figlio con l'obiettivo di minare il suo rapporto con Joe per evitare che possa soffrire di nuovo se lasciato solo. Logico, no?
In conclusione, un drama che - col metro delle BL thailandesi - si aggiudica una valutazione buona, per certi versi - cast e rceitazione - sopra la media. Spunti di miglioramento potevano essere la credibilità di alcuni passaggi, lo sviluppo di una trama più ampia e complessa e un maggior coinvolgimento emotivo (personalmente nessun batticuore, nessuna lacrimuccia di commozione, nessuna risata).
Non ci siamo...
Drama che ho messo in lista per via dell'alto punteggio e le molte recensioni positive. A visione terminata - parte della quale, lo ammetto, saltata a piedi pari - mi chiedo perchè.La storia? Non c'è. Lo sviluppo dei personaggi? Nemmeno. I protagonisti sono insipidi, fin dal primo episodio gli attori principali non mi hanno convinta. I cliché non sono mai stati per me un problema, ma qui manca proprio il materiale di base per riproporli come si deve.
Non sono una fan delle identità nascoste, in particolare quando la protagonista si spaccia per un maschio, ma dovessi pensare a un titolo su questo tema, mi vengono in mente diversi altri drama decisamente migliori di questo.
Davvero, una serie nella quale non sono riuscita a trovare un elemento - e dico uno che sia uno -capace di suscitare un minimo di interesse. Non posso nemmeno dirmi delusa, a dire il vero, poiché non sono riuscita a coltivare nemmeno qualche aspettativa, nemmeno dopo i primi dieci minuti del primo episodio. Solo tanta perplessità, verso un prodotto che sento quasi non vale la fatica del commento.

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