Mini drama povero e inconsistente
Miniserie che apparentemente vanta un buon numero di episodi (24) ma che, a conti fatti, tra la durata ridotta di ciascuno e le chilometriche chiusure di coda si riducono a una decina di minuti netti l'uno.C'è ben poco da dire...e questa parola, "poco", è davvero calzante per questo drama, in tutte le sue accezioni. Poco investimento in termini di budget, ma anche di voglia e impegno; poca l'attenzione per la trama, piatta e banale, tirata insieme incollando pezzi a casaccio e collegandoli pure male; un cast poco professionale, una recitazione di poco conto per un drama che offre ben pochi contenuti. Poca coerenza, poca credibilità, poca qualità. Non c'è stato davvero il desiderio di fare qualcosa di valido, un drama che prende vita, boh, per capriccio. A livello di sviluppo, contenuti e qualità, siamo poco distanti da una recita scolastica.
La non visione si traduce sicuramente in tempo risparmiato.
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Breve intermezzo senza capo nè coda
Siparietto senza capo né coda, dieci episodi da una decina di minuti l'uno, una sorta di intermezzo del tutto inconsistente, al punto che sostanzialmente manca anche il triangolo promesso nel titolo (io sono una anti-fan dei triangoli amorosi, ma qui si tratta proprio di lavorare per obiettivi minimi e non riuscire a raggiungere nemmeno quelli).Qualche elemento del cast è anche valido, ma a maggior ragione sprecato per un prodotto del genere.
L'unica nota positiva è proprio la durata ridotta, che quanto meno rende la mini-serie una cosina senza ragione di esistere ma che si limita a orbitare come un piccolo satellite invisibile nell'universo di prodotti di calibro più consistente: sarebbe stato uno spreco totale se ci si fosse costruito sopra un drama da sedici puntate, con tutte le risorse - economiche e non - che avrebbe comportato.
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A salvare il drama quel basta per strappare la sufficienza è stata la coppia secondaria, soprattutto per la star del badminton che ha saputo rubare la scena - cosa peraltro facilissima da fare - al vero protagonista della serie.
Un ulteriore menzione positiva per l'amico di infanzia della protagonista, attore che devo dire ricorda vagamente il grande Song Joong Ki (ma il paragone si ferma lì, a una mera somiglianza... Per il resto siamo lontani anni luce).
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Non la prova migliore, ma comunque piacevole
Partiamo col dire che il manga su cui si basa questo film conta un'infinità di trasposizioni - tra film e serie - made in Cina, Giappone, Taiwan e Corea. Premettendo che nessuna di queste può eguagliare il drama giapponese del 2013 - unitamente al suo sequel del 2014 - dove il buon numero di episodi, l'ottimo cast di attori performanti, la sceneggiatura fedele al manga originale rendono di fatto la prova difficile da superare o anche solo da eguagliare, posso però dire che questo adattamento taiwanese strappa comunque una piena sufficienza. Trattandosi di un film la storia è per forza di cose molto concentrata, ma va detto che le scene e i passaggi fondamentali ci sono tutti, e sono anche apprezzabili. Buona la scelta degli attori, anche se non così accentuati da lasciare il segno. Non ci sono di fatto i personaggi secondari che riescono invece a ritagliarsi un po' di spazio nella serie, ma del resto, come dicevo, con 120 minuti in totale di miracoli non se ne possono fare. Concludendo, una visione sempre piacevole per i fan - come la sottoscritta - del manga "Itazura na kiss"Was this review helpful to you?
Drama che non si distingue tanto per l'originalità della trama quanto per la prova dei due protagonisti, in primis Shin Ha Kyun, attore versatile che ho visto trasformarsi dall'impassibile capo revisore (The auditore, 2024) a Kim Soo Yeong, protagonista di questa serie e personaggio dai tratti singolarmente interessanti, capace di alternare momenti seri/sentimentali a situazioni che lo vedono in una veste bizzarra e strampalata, quasi tragicomica. L'attore peraltro mi ricorda molto Ji Sung, altro attore estremamente versatile, al quale lo accomuna anche un fascino maturo a livello estetico (in questa serie i 40 anni si vedono tutti) che compete però senza problemi con i tanti bei volti dei giovani attori in circolazione. Buona anche la prova della protagonista, anche se decisamente meno incisiva. Ho apprezzato alcuni tratti distintivi tipo la smorfia a mezza bocca, tratto che le conferisce un minimo di identità rispetto alla moltitudine di protagoniste dai bei lineamenti ma che un po' si confondono le une con le altre. Altra nota di apprezzamento per l'attore che interpreta il padre del protagonista, spesso impegnato in ruoli secondari non particolarmente positivi ma nei quali riesce a dare prova di una recitazione davvero espressiva. Una serie che vale la pena vedere, un tuffo all'indietro - del resto si tratta di un drama di oltre 10 anni fa - che, pur essendo per l'appunto datato, è comunque in grado di portare una ventata d'aria fresca e strappare qualche sorriso.
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In linea di massima l'idea per una serie non certo originale ma potenzialmente piacevole c'è. Il problema è lo sviluppo, che nel concreto risulta frettoloso e superficiale: i passaggi non sono sempre lineari, in alcuni casi le forzature sono davvero palesi, senza un grande sforzo a sorreggere l'impalcatura della sceneggiatura, che definirei per l'appunto traballante.
Diciamo che l'idea era anche graziosa, ma il risultato lascia un po' a desiderare.
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Breve drama dalla trama non ambiziosa ma dal taglio gradevolmente vivace
Drama cinese insolitamente - e piacevolmente - breve. Gli intrecci che vengono a galla nel corso della serie descrivono una trama non particolarmente originale o ambiziosa. La storia va un po' presa così com'è, con tutte le ovvietà e i limiti che la caratterizzano. L'aspetto che forse più la penalizza sono i toni melodrammatici degli ultimi episodi, davvero esagerati per la vicenda in sè.Dopo questa premessa affatto edificante, passiamo ai punti di forza, perchè ci sono. Il tema della differenza di età in questo caso è vincente (e lo dice una che salta a piedi pari i drama in cui il protagonista è molto più giovane della "lei" di turno, questo perchè la coppia donna matura-giovane uomo non mi affascina minimamente). Eppure qui funziona, forse perchè invece di dipingere forzatamente lui come un ragazzo più maturo della sua età, quasi a volerlo portare a livello dell'adulta con la quale si interfaccia, la differenza di età viene paradossalmente sottolineata da mille battute - in primis i nomignoli, "Studente Gu" e "Signorina Jin" - che vanno ad alleggerire e rendere divertente un aspetto che altrimenti si veste dei soliti, scontatissimi approcci e cliché. Sicuramente Bei è un ragazzo serio, ma mi è piaciuto che resti un giovane uomo e non lo si dipinga come un adulto maturo. Rongrong è sicuramente un'adulta, ma per quanto riguarda la sfera amorosa decisamente inesperta - al pari di lui - e questo aspetto va un po' a colmare il distacco anagrafico. Se a livello di performance l'attore è passabile ma non particolarmente performante, devo dire che invece la protagonista mi ha davvero stupita piacevolmente, sia l'attrice in sé (che mi ricorda tanto la bravissima Zhang Jing Yi, protagonista di "Fall in love" e "Lighter & Princess), sia l'interpretazione del personaggio, che offre allo spettatore una protagonista pulita ma intraprendente, capace e intelligente ma sentimentalmente inesperta, e soprattutto spesso diretta e altrettanto spesso quasi senza pudore. Proprio questa caratterizzazione consente di portare in scena dei momenti a loro modo nuovi - e a tratti esilaranti - come i tentativi di approccio durante la visione di "Titanic".
Fiacco il pairing - se così lo si può chiamare - secondario. C'era un potenziale buono, ma che non è stato sfruttato a causa dello sviluppo - discutibile - del personaggio proposto come fratellastro/corteggiatore respinto/compagno di università (inizialmente lo si inquadra con sospetto, poi lo si rivaluta, ma alla fine si arriva a una situazione che non è né carne né pesce, non un buono ma nemmeno un buon cattivo... Direi piuttosto deludente, insomma).
Concludendo, non una grande storia - affatto - ma sicuramente con un taglio un poco diverso dal solito. Ponendo queste come aspettative, la visione si rivela graziosa e simpatica.
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Breve e dispersiva
Commedia che non riesce a dosare per niente i tempi - notoriamente brevi nei drama giapponesi che contano solitamente non più di una decina di episodi - e tende a divagare in modo inutile. La fine di uno dei primi episodi sembra innescare la miccia, ma si tratta in realtà di una falsa partenza. Si torna a riservare spazio e scene ai rapporti di lei con gli altri e di lui con le altre. Non sono tutte vere e proprie relazioni, ma comunque accenni, che coinvolgono talmente tanti personaggi da formare addirittura un esagono, al posto del classico "triangolo" amoroso.Va da sé che la coppia principale non ha grande margine di sviluppo: ci sono dei momenti apprezzabili, ma sono davvero pochi - pochissimi - che riescono a ritagliarsi un posticino tra un episodio e l'altro. Anche nel finale si arriva a fare il focus su di loro praticamente agli sgoccioli, negli ultimissimi minuti.
E' un peccato, perchè la coppia in sé funziona anche e aveva un buon potenziale. Doveva essere il fulcro centrale della serie e invece ha preso le vesti di un contorno in un menù di troppe portate.
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Nell'idea posso capire quale fosse l'obiettivo e il significato, nel concreto però è un film davvero buttato lì senza troppa cura.
Molti i passaggi poco coerenti, manca l'evidente sforzo di dare alla successione degli eventi un nesso logico che sia in piedi.
Strappa giusto la sufficienza per i momenti di apprezzabile convivenza tra i protagonisti. Ma da qui a parlare di una trama, ce ne passa.
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Insipida e piatta rivisitazione di una serie di successo
Adattamento non ben riuscito del memorabile "Fated to love you", drama coreano di una decina di anni fa.La trama a grandi linee è la stessa, ma con quasi il doppio degli episodi (e la noia che, di conseguenza, incalza).
Recitazione appena sufficiente, sceneggiatura fiacca, scarsa capacità di emozionare. La severità di questo giudizio è probabilmente influenzata dal paragone con l'altro drama - paradossalmente ho preferito la protagonista di questo, rispetto all'altra che proprio non soffrivo - ma in "Fated to love you" la colonna portante era l'attore protagonista, Jang Hyuk, professionista poliedrico e originale, capace di dare vita a personaggi unici e indimenticabili, oltre a bucare lo schermo dal punto di vista delle emozioni.
Con alle spalle un predecessore di tale successo, il nuovo "You are my destiny" non può che apparire come un'insipida minestra riscaldata. Il consiglio quindi è: guardate la versione coreana e dimenticatevi di questa.
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Per me è no
Ho guardato questa serie per via della presenza di Luo Yun Xi. Un medical drama di 40 episodi con un romance ostacolato dalla malattia di Huntington di lei. Non una trama originalissima, ma se sviluppata bene, ci poteva stare. Purtroppo però l'ho trovata poco riuscita: nulla da dire sul cast e il livello di recitazione, ma la storia in sé annoia alla svelta. Tanti episodi e pochi elementi da sfruttare, che finiscono per ripetersi e tirarla per le lunghe, facendo calare l'interesse a zero. Ho faticato a finirla, alcuni episodi li ho quasi saltati a piedi pari. Potrei elencare una lunga serie di difetti e pecche ma sostanzialmente il problema principale è solo uno: le manca l'appeal.Una nota puramente estetica: Luo Yun Xi, che ho sempre visto molto esile anche in altre serie, qui appare proprio emaciato (paradossalmente, nella storia, la protagonista soffre di una rara malattia genetica ma sembra più in salute di lui, che tra il volto scavato e il tono dell'incarnato davvero da l'aria di essere lui il malato).
Al di là di questo, non mi sento in generale di consigliarla. Ci sono tanti di quei romance-medical-drama più accattivanti e interessanti in giro che davvero la visione di questa serie lascia un po' il tempo che trova...
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Commedia carina, ma protagonista sbagliata.
Serie difficile da recensire, perchè per quanto mi riguarda mi sono ritrovata in una situazione davvero singolare: di solito i protagonisti sono chiari, possono piacere o non piacere, essere credibili o meno, ma resta il fatto che sono quelli. Mai mi è capitato di trovarmi a sperare di avere come protagonista - femminile in questo caso - un personaggio che poi invece non lo è. Davvero, una situazione strana. Ma procediamo con ordine...Commedia che sa essere a tratti divertente e a tratti più profonda. Il protagonista è chiaro fin da subito, lo chef Kang, abilmente interpretato da Jo Jung Suk, in una delle sue performance a mio avviso meglio riuscite insieme al ruolo secondario in "The King 2 hearts" (e anche lì riveste i panni di un personaggio estremamente corretto e cauto, sentimentalmente impacciato e inesperto, concentrato sulla carriera ma fondamentalmente dall'animo gentile...E' il suo ruolo, insomma!). Abbiamo poi due figure femminili: Na Bong Soon, giovane aiuto-cuoca in grado di vedere i fantasmi e timorosa di tutto, persino della sua stessa ombra, non che segretamente innamorata dello chef e poi Shin Sun Ae, fantasma di una giovane ragazza morta che vaga senza pace nel mondo degli umani e che solo Na Bong Soon può vedere. Caratterialmente sono una l'opposto dell'altra, tanto Bong Soon è un pulcino spaurito capace solo di balbettare "mi scusi, chef", "mi dispiace, chef", "si, chef", tanto Sun Ae è dirompente, schietta, diretta ed esuberante. Il rimpianto di Sun Ae è quello di essere morta vergine, motivo per cui si impossessa del corpo di giovani donne cercando - senza successo - di raggiungere il suo obiettivo e togliersi il capriccio. Ovviamente si impossessa del corpo di Bong Soon, dapprima senza il suo permesso e poi in accordo con la giovane, e punta dritta al letto dello chef Kang, che si trova quindi davanti a un personaggio bipolare, che alterna - pochi - momenti remissivi/timoroso e - molti - momenti "maniacali", così come li definisce lui, in cui la fanciulla cerca palesemente di saltargli addosso. Sono i momenti più divertenti e più frequenti, perchè già dopo i primissimi episodi i momenti della vera, noiosissima e inconsistente Bong Soon si riducono all'osso e al comando del suo corpo c'è quasi sempre Sun Ae. Tutti i momenti più intensi e divertenti della serie, baci (quasi tutti) inclusi, sono tra lo chef e il fantasma. E se inizialmente l'interesse di Sun Ae è prettamente fisico, col tempo finisce per innamorarsi anche lei dello chef e il rapporto tra i due si arricchisce anche di scene molto dolci (come quella sull'altalena dove lei confessa tutte le cose che vorrebbe fare e che non ha mai fatto). C'è una terza figura femminile, che nell'immaginario dovrebbe fare da rivale, ma che sembra quasi non entrare nemmeno in scena, perchè sostanzialmente la verità è che la rivale di Sun Ae è Bong Soon: inutile dire che la simpatia è tutta per la prima, la coppia formata da lei e dallo chef fa scintille ed è anche la coppia che occupa l'80% delle scene, tant'è che speravo fosse lei alla fine a incontrare il lieto fine. Certo c'era l'ostacolo - non da poco - della sua dipartita, tornare in vita era un po' una forzatura, a meno di rubare il corpo a una Bong Soon magari in punto di morte... ma Bong Soon non è un personaggio cattivo, è piatta, insignificante, timida, perennemente impaurita, ma dipinta come una ragazza di buon cuore, quindi regalarle una brutta fine non sarebbe stato possibile. Ed ecco quindi che a una certa Sun Ae si fa da parte, l'attenzione si sposta sul mistero legato alla sua morte, mentre lo chef - venuto a conoscenza dell'esistenza del fantasma - dopo un primo momento di smarrimento decide di dichiararsi a Bong Soon (certo, apprezzava da anni il blog che la ragazza gestiva senza sapere che fosse lei, ma torno a ripetere che tutte le scene importanti della serie le ha vissute con la ragazza fantasma). Anche dal punto di vista dei personaggi secondari, spiccano il padre e il fratello di Sun Ae, e le relazioni di famiglia sembrano per assurdo dare ancora più spessore al personaggio. La fine è stata una magra consolazione: Sun Ae trova il suo lieto fine nell'aver risolto il mistero della sua morte e nell'aver avuto modo di rincuorare il padre, Bong Soon si mostra sempre più sicura di sé stessa e inizia a mostrare quel carattere che sembrava non avesse (che nelle ultime scene arrivi a porsi in modo sfrontato come era solita fare Sun Ae l'ho trovato poco credibile e francamente fastidioso).
Concludendo: una commedia carina, che fa apprezzare la fanciulla fantasma fino a tifare per lei, ma che poi forza l'happy ending con la ragazza insipida (e il cui personaggio è stato poco approfondito/sviluppato, vuoi anche per il ridotto numero di scene a lei dedicate rispetto all'altra).
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Mi sono approcciata a questa serie mentre ero alla ricerca di qualcosa simile alla tanto adorata "Fall in love" (Cina, 2021). Ero quindi alla ricerca di un romance ambientato durante l'era repubblicana, con un protagonista autorevole e con una carriera militare alle spalle."La vendetta della cameriera" è una serie relativamente breve (10 episodi di mezz'ora circa l'uno): può contare su pochi punti di forza - ma abbastanza rari da avere una certa rilevanza - e non pochi difetti che, nell'insieme, vanno a ridimensionare quelle che possono essere state le alte aspettative dei primissimi episodi.
I PRO:
- l'omnipresente censura cinese sembra incredibilmente essersi fatta da parte in questo drama: scene più esplicite del solito (non ci sono baci a stampo, per intenderci) e utilizzo di un linguaggio anch'esso meno censurato rispetto agli standard dei drama made in Cina.
- il protagonista maschile, buona prova di recitazione dell'attore che lo interpreta e una serie di scene mezzo svestito che sono sempre apprezzabili, oltre a una buona caratterizzazione del personaggio.
I CONTRO:
- Il ritmo precipitoso: la durata della serie è scarsa e si ha la pretesa di infilarci tutta una serie di eventi che si susseguono in uno spazio temporale che davvero non può starci. Il giorno prima c'è il massacro della famiglia Dong, il giorno dopo la sorellastra si è già insediata sotto mentite spoglie nella casa del Governatore. L'incontro tra lei e la vera Tingyao sembra avvenire a distanza di almeno qualche giorno/settimana se non di più, eppure cronologicamente parlando si tratta della mattina successiva. Questo meccanismo si ripete abbastanza spesso durante la serie: diventa difficile capire la distanza tra un fatto e il successivo, e molte volte la prima impressione si scontra con quanto poi i riferimenti a parole tendono a indicare.
- La coerenza intermittente: a tratti ci sono passaggi che non riescono a trovare una vera motivazione logica. TianYi lascia volutamente credere alla protagonista di essere il nemico che ha sterminato la sua famiglia. La motivazione di una tale scelta illogica pretende di risiedere nel concetto che se lei è convinta che lui sia il nemico, allora non si metterà in pericolo andando a caccia del vero responsabile. Peccato che nel frattempo capita che le chieda di credere alla sua innocenza, o di fidarsi di lei. Per la serie: facciamo che ti dico che io sono il tuo nemico, però intanto credimi rispetto al fatto che in realtà non lo so. Oppure nella scena del confronto finale, quando la sorellastra con la quale si era quasi riconciliata le muore tra le braccia e il vero nemico si becca una pallottola... Due minuti dopo la coppia protagonista si abbraccia - in teoria lui dovrebbe grondare sangue da svariate ferite ma davanti all'amore il dolore è cieco (?!?!) e si lasciano andare a effusioni e proposte di matrimonio incuranti dei cadaveri lì distesi ai loro piedi. Lei è stata appena abusata dal nemico (il drama conta alcune scene non consensuali, anche tra i due protagonisti, personalmente ne avrei fatto a meno), ma visto che lui la vuole sposare comunque allora via di sorrisi e baci e il mondo torna magicamente a colorarsi di rosa. La logica è un optional, insomma.
- La mancanza di credibilità: ora, che il protagonista sia un uomo tutto d'un pezzo, forte e coraggioso e che sopporta stoicamente il dolore, va bene. Ma che sul lato sinistro del petto si becchi - nell'ordine - una pugnalata, poi una pallottola, poi un'altra pugnalata e di nuovo un altro fendente (il tutto nel corso di scontri che avvengono nell'arco di pochi giorni l'uno dall'altro) può voler dire solo una cosa: non è un mammifero e quindi il cuore risiede da qualche altra parte. Altrimenti non si spiega proprio la sua non dipartita.
- Il finale che non ci sta: si può essere fan dell'happy ending - come la sottoscritta - ma si può anche accettare (ogni tanto) un epilogo triste, dove uno dei due protagonisti passa a miglior vita. Questa serie riesce a inventarsi però una conclusione anche più deludente, che credo non possa che scontentare tutti quanti: apparentemente lui muore (quindi alla fine il cuore, forse, ce l'aveva proprio al posto giusto) e il salto temporale ci porta a cinque anni dopo, con le redini della famiglia Fang nelle mani di una ora super autorevole e intimidatoria Tingyao. Già che si presenti come la moglie del defunto Governatore suona strano - abbiamo la certezza che non c'era stato alcun matrimonio già che al momento della dipartita di lui stavano pianificando di sposarsi...Quindi come è possibile? E poi la scena finale: lei che uscendo s'imbatte in una delle guardie della tenuta...che si rivela essere proprio lui, pur con lo sguardo perso e un nome diverso, apparentemente vittima di un'amnesia (ma non è ben chiaro). Chi lo ha salvato? Lei sembra stupita, ma se fosse sopravvissuto in automatico non potrebbe averlo seppellito. E compare così, di colpo, dopo cinque anni, come semplice guardia - come a dire che nessuno dei suoi sottoposti lo riconosce??? - e...fine. La scena finale si interrompe proprio così. Senza una vera spiegazione e con la totale mancanza di un senso. Non è un finale aperto, non è triste, non è un happy ending: è una cosa che non si può chiamare finale, punto e basta.
Concludendo, dopo il breve elenco dei punti a favore e la lunga lista di errori, la definirei una serie "guardabile", senza sbilanciarmi oltre. Terrei buona l'idea della trama, l'ambientazione, il protagonista (inteso come attore e caratterizzazione del personaggio) e le maglie insolitamente più larghe della censura: il resto sarebbe tutto da rifare.
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Ripeto, per un appassionato del genere è anche una serie sicuramente attenta e ben studiata - del resto è stata rinnovata anche per una seconda stagione - ma io già al terzo episodio ero tentata di alzare la bandierina bianca.
Una visione che non consiglio a chi non è davvero appassionato del tema investigativo (perchè tolto quello c'è poco altro).
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