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Completed
Bon Appetit, Your Majesty
13 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 28, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.0

La discutibile rivisitazione di un tiranno con un focus onnipresente sul cibo

Un’eccellente chef del mondo moderno si ritrova catapultata all’indietro di qualche secolo e finisce per diventare la cuoca di un Re dell’epoca Joseon, passato alla storia come un tiranno dal palato raffinato.
Un incipit che fa subito prevedere scene nelle quali la protagonista sarà intenta a capire come fare per tornare nel futuro, mostrandosi inizialmente incredula e spaesata, poi rassegnata ma comunque distante dagli usi e costumi del tempo, ai quali si approccerà in modo spesso non adeguato, tradendo nelle parole e nei gesti la sua appartenenza a un’epoca diversa.
Il talento culinario troverà ampio spazio nella preparazione di pasti reali piuttosto che in competizioni dagli esiti determinanti per il futuro del Paese.

Scenografia e fotografia buone, montaggio e regia di tutto rispetto. Su questo nulla da dire.
Cast indubbiamente valido. Mi auguro che questo drama si riveli un meritato trampolino di lancio per il giovane attore protagonista – Lee Chae Min – che sorprende per una recitazione convincente, capace di delineare il personaggio interpretato in modo completo, ricco e accurato.
Im Yoon Ah calca invece le scene già da un po’ – conta tra l'altro una decina di anni in più – e un approccio che la rende sempre piacevole e apprezzabile, benché forse poco versatile (ho trovato il suo personaggio molto simile alla protagonista di “King the Land”, ultimo drama da lei interpretato prima di questo). Non è un’attrice capace di costruire un personaggio da zero, trasformandosi a seconda del ruolo da interpretare: direi piuttosto che tende a riproporre uno stile che le riesce bene – senza comunque eccellere – riadattandolo a un ruolo piuttosto che a un altro.
Non particolarmente degni di nota i personaggi secondari, direi semplicemente nella media. L’unico che si è un poco distinto è il giullare: singolare e ben riuscito, con la sua storia segreta alle spalle… Aveva le carte in regola per diventare un valore aggiunto, ma si è scelto di non approfondire a dovere il suo personaggio. Anche l'inventore dal carattere decisamente singolare era una figura interessante, sfruttata troppo poco.
Musiche non indimenticabili, costumi sui quali non ci si è sprecati più di tanto (lui ripropone spesso le stesse vesti, lei mostra prevalentemente le due versioni della divisa da capo cuoca e poco più).

Complessivamente, il drama si è rivelato essere un piatto decisamente sbilanciato. Il tema culinario, spunto innovativo e interessante, si è rivelato piuttosto ingombrante, oggetto di spazio e attenzioni davvero eccessive. Non ho tra l’altro amato particolarmente l’utilizzo esagerato degli effetti grafici nei momenti delle degustazioni, dove mi sarei giocata tutto l’apprezzamento su un buon primo piano del volto estasiato dell’assaggiatore di turno, senza l’artificiosità di lampi e disegni di alimenti che “imbrattano” l’inquadratura come a voler sottolineare un’esplosione papillare di cui si poteva fare benissimo a meno.
L’esagerazione l’ho colta anche in altri passaggi, come ad esempio il primo incontro tra i due protagonisti, dove le interazioni verbali sembrano la scena pseudocomica di una sit-com, il tutto mentre per ore lui si tiene una freccia conficcata sotto la clavicola.
Gare, preparazioni, impiattamenti e sapori come dicevo sottraggono molto al drama: quanto messo inizialmente sul piatto finisce un po’ per fare da misero contorno: il libro che trasporta la protagonista nel passato viene menzionato spesso e, quasi fin da subito, se ne comprende l’autore, ma di fatto rimarrà quell’oggetto citato di tanto in tanto e nulla più, mentre avrebbe meritato un’attenzione maggiore. Anche la storia della madre del re, così importante da influenzare pesantemente il modo in cui regna, è un elemento interessante e ben introdotto nella parte iniziale, ma poi anch’esso un po’ finito nel dimenticatoio e ripescato in modo decente praticamente solo alla fine. Idem per le relazioni con gli altri famigliari, dalla nonna allo zio. Persino la concubina Kang, presentata come figura passata alla storia per la sua crudele cattiveria, si limita a tentare alcuni trucchetti deboli, mentre le sue comparse si fanno via via più rade. Penalizzato anche il romance, che restando in ambito culinario potremmo definirlo una cottura lenta, se non addirittura lentissima, con qualche scena romantica o confessione improvvisa che sanno però di qualche passaggio mancato.

Aspetto che mi ha un po' urtata è stato la scelta della figura del protagonista maschile e della sua caratterizzazione. Non direi che ci si è ispirati a un sovrano della Dinastia Joseon, bensì si è trattato di una vera e propria rivisitazione dello stesso (tant’è che la protagonista ne ha ben chiara la figura storica). Difficile fare di un tiranno realmente esistito un personaggio positivo, se questo si porta appresso una serie di fatti storici di un certo peso. Fin dal primo episodio viene introdotta la deprecabile pratica nota come Chaehong: apprezzo molto quando un drama si ricollega a qualche interessante fatto storico, bello o brutto che sia stato, ma solo se fatto con rispetto e credibilità. Qui invece viene tirato in causa ma al contempo un po’ minimizzato e subito dimenticato in virtù di un Re che – nel drama – doveva essere “riqualificato” nel corso degli episodi successivi.
Il drama si propone sostanzialmente di riscrivere la storia, di far sì che un re già tiranno e sulla buona strada per diventarlo ancora di più incontri un elemento inaspettato – ovvero la nostra chef giunta dal futuro – che diventi punto di svolta per cambiare da lì in poi il proprio destino e, di conseguenza, la propria immagine lasciata ai posteri.

SPOILER!
L’ultimo episodio è stato devo dire abbastanza intenso, ma la chiusura non mi ha convinta affatto: troppi volti noti compaiono inaspettatamente e la stessa entrata in scena di Sua Maestà non verrà spiegata in alcun modo. Un finale che poteva essere curato meglio a degna conclusione di un ultimo episodio che, per il resto, è anche ben riuscito.
FINE SPOILER!

Se non ci soffermiamo troppo sull’etica e sui dettagli possiamo dire che è un buon drama, piacevole da guardare, un po’ monotono per via dei dilungamenti su piatti e preparazioni, con uno slow burn romance tra una protagonista vispa e simpatica e un re tiranno che – grazie a lei – finirà per redimersi. Visione carina, consigliabile, ma di certo non il titolo dell’anno.

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Completed
Love Story in the 1970s
9 people found this review helpful
by Lynnea Flower Award1
Mar 4, 2026
29 of 29 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Una pietra miliare, un caldo abbraccio, una storia autentica e sincera

Il drama è l’adattamento del racconto “A pragmatist's love” di Meng Zhong De Yi, che traspone un’innocente storia d’amore ambientata nel difficile e controverso periodo della rivoluzione culturale cinese, creando un contrasto vivido e unico nel suo genere: nell’immaginaria Jiangcheng del 1975 una giovane operaia che sogna l’università, Fei Ni, stipula un matrimonio di convenienza con un ritrovato compagno di scuola, Fang Muyang, scoprendo poi l'amore vero.

LA STORIA
Non possedendo approfondite competenze al riguardo, non mi dilungo volutamente sul contesto storico, aspetto che ha creato una netta divisione prima dell’uscita della serie ma che, una volta in onda, sembra essere incredibilmente riuscita a smorzare la maggior parte delle critiche, probabilmente grazie a un approccio inaspettato e più onesto del previsto in termini propagandistici, ad eccezione forse degli ultimi episodi.
Tra i meriti di questo drama, il buon numero di cliché… Che di fatto non sono dei veri e propri cliché. Tematiche sì già viste ma finalmente proposte in modo davvero originale e innovativo: un’amnesia che non crea un’insensata e temporanea rottura ma che al contrario avvicina, un matrimonio con vantaggi reciproci che si concretizza non solo con naturalezza ma anche con graduale consapevolezza di entrambi, un passato da compagni di scuola che – una volta noto – non diviene elemento destabilizzante ma arricchisce con grande semplicità il senso della storia che si sta portando avanti. Questo drama non ha bisogno di ricorrere a trucchetti nel tentativo di sorprendere: è già ricco e splendido di per sé. Bando quindi a stupidi fraintendimenti, rotture insensate, triangoli amorosi tirati all’inverosimile per i vertici. Al contrario, i protagonisti si avvicinano sempre di più l’uno all’altra ad ogni prova che si trovano a dover affrontare e che, di fatto, superano insieme. A livello emotivo, il loro amore giovane e innocente sa coinvolgere più di un’attrazione passionale e travolgente. E’ un calore costante, che avvolge in modo persistente: ti abbraccia e ti scalda al pari di quella coperta dalla quale non vorresti più uscire in una mattina d’inverno, facendoti stare incredibilmente bene.
A fronte di mille problematiche da risolvere (l’assegnazione dell'unità abitativa, il sogno universitario di Fei Ni che sfuma più volte, i continui sabotaggi di Feng Lin, la scorrettezza di Lin Yi, il soccorso più volte prestato a Fei Ting, le conseguenze per il possesso di libri vietati, il terremoto, la caduta in rovina della famiglia Fang) non mancano però momenti più divertenti e leggeri, alcuni davvero esilaranti (la prima notte passata a fantasticare la futura casa disegnando arredamenti immaginari sul soffitto della stanza, il modo in cui lui mette a tacere l’odiosa Feng Lin con uno spudorato riferimento alla taglia dei preservativi piuttosto che al succhiotto sul collo di Fei Ni, l’atteggiamento volutamente oltraggiato con il quale provoca la vicina rispetto ai rumori notturni nei momenti di intimità con Fei Ni, la notte passata a far sbattere il letto contro la parete, a riprova di quanto sostenuto, le ore insonni passate a giocare per via del caffè troppo forte, il teorema di Pitagora con premio annesso e via dicendo). Trovano ampiamente spazio anche passaggi decisamente più dolci, intimi e confidenziali, dalle chiacchierate della giovane coppia sul tetto terrazzato, loro luogo segreto di ritrovo, ai momenti permeati dall’affetto che lega indissolubilmente i componenti della famiglia Fei. Gli ultimi episodi, in una splendida escalation emozionale, conducono al lieto fine tanto agognato. Il ripristino degli esami di ingresso permetterà a Fei Ni di realizzare il sogno di andare all’università e a Fang Muyang di realizzare il proprio, entrando a sua volta nella facoltà di arte e continuando così a vivere con la sua amata Fei Ni.

I PERSONAGGI
Fang Muyang è un giovane idealista dal cuore sincero nonostante le sofferenze vissute, nonché un aspirante artista dall’animo romantico. Sotto l’apparenza sciocca e ingenua nasconde però una grande perspicacia. Viene presentato, già nella prima scena sul treno, come un personaggio altruista e gentile. Il periodo da eroe amnesiaco che segue lo rende sì disorientato e cauto, ma mostra anche il suo lato più innocente e fiducioso lungo il percorso fatto di piccole riconquiste (oltre a non riconoscere le persone dovrà imparare da capo le azioni più elementari, come tagliarsi le unghie, lavarsi i denti e allacciarsi le scarpe). Nel corso della serie dimostra un grande spirito di iniziativa e capacità di adattamento, un atteggiamento proattivo e una notevole quantità di risorse. A caratterizzarlo più di tutto sono però i sentimenti che prova per Fei Ni fin dall’adolescenza. E’ chiaro allo spettatore, è chiaro a lui quando recupera i ricordi e sarà chiaro a Fei Ni già dopo i primi mesi di matrimonio (dalla richiesta del bacio sulla guancia, al suggerire il passaggio dal letto a castello a quello a due piazze). Da giovane uomo sposato, Fang Muyang si dimostra un marito devoto: amore profondo e gentile, rispetto sincero, supporto incondizionato. Non mancherà comunque di evolvere nel corso della serie: limerà alcuni difetti (il ragionare in autonomia e solo sul breve termine o il frenare la sua impulsività, piuttosto che il comprendere, con l’infelice mossa della festa di matrimonio a sorpresa, cosa sia il vero rispetto) e imparerà ad aprirsi, mostrando a Fei Ni anche le sue debolezze (la delusione per i fumetti non apprezzati, il dolore per la bambina che non riesce a salvare dalle macerie del terremoto). Una serie di imperfezioni che rendono questo splendido personaggio perfettamente credibile e reale.
Fei Ni è una ragazza intelligente, laboriosa e piena di iniziativa. Coltiva l’ambizioso sogno di una vita accademica, convive con la delusione e la frustrazione di vedere l’opportunità sfumare di continuo, ma con tenacia e un approccio volutamente pragmatico cerca sempre nuove possibilità per realizzare i suoi desideri. Nei suoi ricordi, Fang Muyang era solo il compagno di scuola che finiva sempre per metterla – involontariamente – nei guai. Lo ritrova nei panni di un eroe ferito e incosciente e fa di lui il suo nuovo tentativo di ingresso all’università. Pur accudendolo con un secondo fine, promuove con onestà un vantaggio reciproco, aiutandolo a riacquistare la propria autonomia e indipendenza. La progressiva conoscenza di Fang Muyang dopo il matrimonio e il suo dissimulato corteggiamento strategicamente promosso dalla convivenza forzata la portano a innamorarsi a sua volta del marito.
La caratterizzazione dei due protagonisti è, di fatto, incredibilmente complementare. Non c’è una netta separazione tra pragmatismo e romanticismo: lui è romantico ma con i piedi per terra, lei è concreta ma con il cuore pieno di sogni.

Accanto al pairing principale trovano posto altre coppie, in primis quella più adulta e matura formata da Fang Mujing (sorella di Muyang) e il neurochirurgo Qe Hua, che controbilancia perfettamente quello giovanile. Per complessità, il personaggio di Fang Mujing è forse quello più intrigante dell’intera serie: una matematica dall’approccio estremamente razionale, orgogliosa e testarda, che si ritrova a dover accettare e vivere la situazione per lei più difficile in assoluto. Splendido esempio di resilienza, soffoca una rabbia altrimenti ingestibile spegnendo volutamente il suo lato emotivo, senza però riuscire ad sopprimerlo del tutto. Il recupero del rapporto con la madre sarà un processo difficile e complesso, che le richiederà fatica e coraggio. Modesta ma apprezzabile anche la coppia data Lin Mei e dal fratello di Fei Ni: Fei Ting è quell’anima buona e semplice, un giovane di grande integrità ma privo di quegli strumenti e di quell’intraprendenza che caratterizzano invece Fang Muyang, combattuto tra le aspettative della moglie e la gratitudine verso la propria famiglia da una parte e l’istintivo anelare – come tutti – a una vita piena e soddisfacente dall’altra.
Diverse le figure negative che operano quali perenni elementi di disturbo: la direttrice Xu, figura a capo della fabbrica tessile, donna ciecamente votata alla causa al punto da perdere di vista il buonsenso e sconfinare nell’ipocrisia, oltre a farsi ripetutamente manipolare mentre persegue l’obiettivo di apparire integerrima agli occhi del Partito; Ling Yi, ragazza aiutata in passato da Fang Muyang ad evitare una fine miserabile, mossa da un egoismo che giustifica a sé stessa come forma sopravvivenza, quando invece è puro arrivismo; i familiari di Lin Mei, opportunisti senza alcuna vergogna; e infine lei, Feng Lin, giovane universitaria meschina che non necessita di denaro, pistole o spade affilate per arrecare continuamente danno: corrosa da un’invidia che cela un complesso di inferiorità, è promotrice di sabotaggi che denotano una cattiveria puramente gratuita.


IL CAST
Chen Fei Yu brilla nel ruolo di Fang Muyang, per dare vita al quale si reinventa completamente. La professionalità e la dedizione traspaiono dalla sua drastica trasformazione: dal palese cambio estetico in favore di una presenza fisica più solida e sana, coerente con l’immagine del giovane temprato dal duro lavoro all’aria aperta, a una postura e un portamento del tutto nuovi e talvolta goffi, a uno sguardo limpido, empatico e gentile, fino a una ricalibrazione nel modo di parlare e a un’espressività capace di incarnare l’essenza stessa del personaggio. Una scommessa non da poco, la sua, con la quale punta a uscire dall’ingombrante ombra di Li Xun, personaggio che qualche anno fa l’ha reso famoso e con una caratterizzazione agli antipodi rispetto a Fang Muyang, dando definitivamente prova di una versatilità e di una bravura a lungo contestate. Il risultato è andato davvero oltre ogni aspettativa.
Sun Qian è un’attrice a me nuova, ma la cui valida prova è altrettanto indiscutibile. Mi ha stupito come l’attrice sia apparsa spigliata ed estroversa – negli spezzoni dietro le quinte e nei recenti programmi televisivi – così diversa dal ruolo interpretato nel drama, a riconferma di un ottimo lavoro fatto nella caratterizzazione del personaggio di Fei Li.
L'intesa tra i due protagonisti è innegabile, rendono il sentimento palpabile anche nei piccoli gesti o con semplici sguardi.
Ho ritrovato con piacere il carismatico e sempre affascinante Wang Tian Chen mentre Cristy Guo si è rivelata una vera e propria sorpresa. In generale, l’intero cast ha fatto un ottimo lavoro: ciascun attore ha dato vita al proprio personaggio in modo eccellente, suscitando nello spettatore le emozioni ricercate. Una menzione d’onore, in tal senso, va a Wu You You, che ha portato in scena una Feng Lin davvero odiosa e capace di unire il pubblico suscitando un’antipatia di massa, centrando così perfettamente il bersaglio.

DIMENSIONE TECNICA ED ESTETICA
La cura per i dettagli si avverte già nei primi secondi, con lo scorrere delle immagini della sigla di apertura, davvero in linea con la serie e rispettosa di quell’autenticità che porta a preferire una grafica vecchio stile a un facile ma artificioso uso delle moderne tecniche di CGI.. Ogni episodio che arricchisce la storia aggiunge una nota di colore anche alla tavolozza dell’immagine finale, rendendola un’insolita “barra di avanzamento” della serie. Viste una volta, solitamente tendo a saltare le sigle nelle puntate successive. In questo caso l’ho riguardata con piacere episodio dopo episodio: sortisce l’effetto di una breve premessa capace di mettere lo spettatore nel “mood” giusto ed entrare – così - in sintonia con la storia narrata.
Quanto all’OST, il main theme - “You, my dear” di Mao Buyi – presente anche in chiusura, è delicato e intenso al tempo stesso, e crea un’atmosfera calda e rassicurante. A completamento il drama conta pochi brani ma sapientemente selezionati e abbinati, dalla spensierata “Reality” di Clare Duan alla dolcemente nostalgica “In time” di Hong Yinuo, fino alla romantica e avvolgente “Fireflies in the night sky” di Liu Yu. Sono un apporto fondamentale a definire i vari cambi di atmosfera che si susseguono nelle diverse scene, contribuendo a dare loro un’identità senza mai essere però invasivi.
La regia ha fatto un lavoro sublime, così come la sceneggiatura, priva di sbavature, capace di inserire senza forzature tanti temi ed elementi di rilievo all’interno di un vivere quotidiano fatto di drammi e piccole gioie. Il ritmo è perfetto, c’è un equilibrio nella struttura portante che non vacilla mai. La fotografia è un’opera d’arte (basti pensare al campo di colza fiorito), la scenografia dedica attenzione ai minimi dettagli. Le tinte calde conferiscono all’atmosfera un’aria al contempo vivida e nostalgica: siamo in un’epoca che non c’è più, ma sembra di viverla accanto a loro. Le riprese sono studiate, ci sono alcune inquadrature in particolare che sono un vero tocco da maestro: significativa la scena con Fang Muyang che entra in casa da bambino al richiamo sorridente della nonna e guardando le scale dall’androne vede degli uomini in divisa intenti nella confisca dei beni, mentre l’inquadratura torna su di lui non più bambino ma adolescente. Oppure il momento della confessione tra i due, che di fatto ha luogo di fronte a tutta la famiglia Fei, ma dove l’angolazione della ripresa dalla stanza accanto si sposta, coprendo i famigliari con il muro e lasciando visibili solo Fei Ni nel vano della porta e Fang Muyang oltre la finestrella, dando l’idea di una scena che si svolge al contempo su due piani diversi: il confronto aperto con la famiglia ma anche un momento riservato tra i due.


La forza del drama è tutta nella sua sincera autenticità: il romance predomina e fa da filo conduttore, abbracciando però la vita quotidiana e le molteplici relazioni, mostrando la bellezza dell'ordinarietà. "La realtà in sé è già abbastanza potente. Tutto ciò che dobbiamo fare è catturarla.": una frase detta in una scena da Fei Ni, che calza a pennello nel descrivere la serie stessa.

Personalmente è una storia che ho amato molto e che mi rimarrà nel cuore (come credo si evinca dalla recensione). Lo considero un drama imperdibile, ma che rischia – parlo a livello internazionale, già che in Cina ha riscosso invece un successo strepitoso – di non essere considerato a dovere. A tutti gli amanti dei Cdrama moderni o storico-fantasy suggerisco di non lasciarsi condizionare dall’insolito periodo di ambientazione. Agli amanti dei kDrama titubanti nei confronti delle serie cinesi, un consiglio estremamente semplice e pratico: se avete amato “When life gives you tangerines/Quando la vita ti dà mandarini”, allora lo adorerete di certo.

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Completed
Revolver
10 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 6, 2024
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 5.0

Bersaglio decisamente mancato

Film molto atteso....e carico di aspettative disattese. Brava la protagonista, ma la storia non ci sta: tutto si basa su lei che esce dal penitenziario e cerca vendetta nei confronti di chi l'ha ingannata. L'idea è chiara, lo sviluppo molto meno. Non c'è azione, non c'è suspence, non ci sono colpi di scena, neppure nel finale. Il ritmo non incalza, i personaggi non vengono sfruttati bene... nemmeno il cattivo riesce a risultare un cattivo di rispetto. "Revolver" spara diversi proiettili, ma tutti risultano fiacchi e nessuno va a segno. Attendevo questo film soprattutto per la presenza di Ji Chang Wook, reduce da una serie di drama/film non propriamente riusciti, e spiace dover constatare che "Revolver" si accoda a questo elenco di produzioni insoddisfacenti. Sembra proprio che i tempi di "Healer" e "Suspicious Partner" siano sempre più lontani...

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Completed
Love between Lines
6 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 23, 2026
28 of 28 episodes seen
Completed 1
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 7.5
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

Romance coinvolgente tra architettura e fascino storico

Un romance coinvolgente che abbraccia il mondo dell’architettura e, in una continua evoluzione di sentimenti, forme e linee, porta avanti una storia sfaccettata e arricchita dal fascino di epoche passate.
Tante le aspettative, quasi tutte soddisfatte. Devo essere sincera, l’avvio mi ha lasciata un po’ perplessa. I primi quattro episodi mi hanno davvero disorientata: sapevo che l’ambientazione nell’era repubblicana cinese era in realtà fittizia, già che si trattava di un gioco di realtà virtuale immersiva. Lo scenario dell’immaginaria Rong City è semplicemente stupefacente, dai colori alla neve perpetua, all’atmosfera, ai costumi dell’epoca. Ma soprattutto Cheng Xing Xu, che in uniforme militare – così come già accaduto in “Fall in love” (2021) - è a dir poco ammaliante e lascia davvero senza fiato. Tutto splendido, ma dal senso un po’ confuso. Almeno all'inizio.
La serie si apre con il classico effetto “volta pagina” – nel caso specifico l’incommentabile abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato – così da generare un “punto zero” di partenza della vicenda narrata che consente allo spettatore di seguire l’intera evoluzione della storia dall'inizio alla fine, senza l'impressione di essersi inserito "in corso d'opera". Tra il fidanzamento andato a rotoli e un lavoro che non è quello che ha sempre sognato, la giovane protagonista è comprensibilmente a pezzi. Spinta dalla migliore amica cerca di distrarsi partecipando a un gioco di ruolo che prevede il completamento di missioni investigative/di spionaggio in un’ambientazione storica resa incredibilmente reale grazie alle più avanzate tecniche di realtà virtuale. E lì incontra il protagonista, nei panni di un PNG, ovvero un personaggio non giocante. Si notano a vicenda, lei esce sconfitta dal gioco e, indispettita, tornerà per nuove sessioni di gioco cercando la vittoria e la rivalsa sull'affascinante ma scaltro governatore della città. Bella l’ambientazione, ma vedere attori che interpretano personaggi che recitano a loro volta dei ruoli… questa “recitazione nella recitazione” mi ha convinta un po’ poco. Nel frattempo, però, i due si incontrano anche nella vita reale. Ed è a questo punto che mi sono un po’ persa, quasi ci fosse qualcosa che non tornava o che semplicemente non capivo.. Un non detto necessario per inquadrare al meglio l'intera vicenda. Sicuramente non capivo perché lui, notevole architetto a capo di una rinomata azienda, passasse le sue serate “lavorando” come personaggio fisso del gioco virtuale. Anche il loro incontro – stavolta nel mondo reale – non è risultato proprio chiarissimo. Non trovavo le reazioni che mi sarei aspettata, già che non era di fatto il loro primo incontro. Ad ogni modo, dal quinto episodio la situazione cambia, la trama diventa molto più comprensibile e il coinvolgimento, da quel momento in poi, è davvero forte e innegabile. Benché la serie abbia visto l’avvio sulle vicende personali di Hu Xiu, il vero perno centrale del drama sarà invece Xiao Zhi Yu, figura alla quale si ricollegano quasi tutti gli altri personaggi, da Hu Xiu ai dipendenti della sua stessa azienda, all’amico e altri componenti dell’esperienza di realtà virtuale, fino al fratellastro rivale in affari e ai complessi legami famigliari passati e presenti. Il cambio di lavoro di Hu Xiu, che - coincidenza! – viene assunta nell’azienda del protagonista, sposta l’attenzione dal suo ex fidanzato/Rong City al tema del design, per cui ci si addentra in progetti, rilievi, presentazioni, gare d'appalto e quant’altro. Ciò consente un veloce benservito alll’ex fidanzato fedifrago ma soprattutto spiana la strada per l’entrata in scena di Pei Zhen, il mio personaggio preferito dopo i protagonisti: fratellastro non consanguineo, palesemente in competizione con Xiao Zhi Yu praticamente su tutti i fronti ed evidentemente invidioso di lui, è una figura che si fa inizialmente fatica a inquadrare. Non è il classico cattivo, ci sono piccoli passaggi che fanno sorgere dei dubbi, anche se le sue azioni sembrano decise a ostacolare il protagonista. Anche quando compie mosse discutibili, si avverte una sorta di empatia nei suoi confronti, già che subito dopo viene proposta una lettura differente e opposta del suo vissuto: un attimo prima è carnefice, l’istante dopo è vittima. Tra lui e i protagonisti ovviamente ci si ritrova a schierarsi dalla parte di questi ultimi, ma si coltiva anche il desiderio di dare una seconda chance al suo personaggio, cosa che in un certo senso accadrà, ma sprecandone un po’ il potenziale: la scoperta che il risentimento covato per anni nei confronti di Zhi Yu era basato su una convinzione errata e una realtà molto distorta porterà, in chiusura, a un confronto sincero con tanto di scuse. Proprio in virtù del breve flashback legato alla loro infanzia che viene inserito nell’ultimo episodio, avrei invece rilanciato meglio la situazione (in particolar modo, mi sarei aspettata di risentire la frase “Si può sempre ricominciare da capo” detta dall’all’ora bambino Pei Zhen a Xiao Zhi Yu davanti alla torre del gioco Jenga caduta, ma stavolta detta da Zhi Yu a Pei Zhen quale invito a una ripartenza tra i due). Pazienza.
Lo sviluppo del romance l’ho trovato credibile e ben strutturato: forse, in alcuni punti, il tira e molla è durato un po’ troppo (sia per far capitolare Xiao Zhi Yu nel rivelare i propri sentimenti, sia più avanti nel porre un freno all’abusato cliché di tenerla all’oscuro delle sue macchinazioni nel tentativo di non coinvolgerla e quindi proteggerla). Svariate le scene romantiche, ben riuscite grazie a una buona chimica di coppia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore, pur con il ricorso a diversi cliché largamente utilizzati (ben fatti, va precisato). Tutto il discorso legato al riabilitare il nome del defunto padre e a portare allo scoperto il vero colpevole diventa un po’ il tema predominante dell’ultima parte. Va detto, non è una vicenda estremamente fitta e articolata, dovessimo valutare il drama solo sotto quest’ultimo aspetto non sarebbe davvero niente di che, ma l’obiettivo era quello di delineare una storia che stesse semplicemente in piedi e che fosse in grado di dare al protagonista un triste e difficile passato da risolvere (pur senza troppe mosse machiavelliche). Quindi va più che bene così.
Ho poi apprezzato molto il pseudo secondo pairing, dato dagli amici di entrambi i protagonisti. Mi è piaciuto che non si sia cercato di portare avanti due storie d’amore sincronizzate nei tempi: Lao Zhao arriva da una situazione ben diversa, molto realistica, e si ritrova ad affrontare la fine di un rapporto forse più difficile da gestire rispetto all’abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato (figura fin troppo facile da detestare e condannare, mentre Guang Min per certi versi fa un po’ compassione, pur con tutte le responsabilità di fatto a suo carico). Il rapporto che si instaura successivamente tra Lao Zhao e Huai Cong (l’amico di Zhi Yu) ha il pregio di non fare da fotocopia alla love story principale, ma di cercare un’evoluzione più distintiva, per quanto sicuramente meno appariscente.
Sul finire della serie mi è un po’ mancata l'ambientazione di Rong City, ma è stata comunque una scelta coerente con lo sviluppo del personaggio maschile principale: il rifugio dato dal luogo immaginario rispetto agli irrisolti personali (ecco quindi spiegato perché un famoso architetto si cimentasse la sera con questa singolare seconda attività) cessa di essere necessario dal momento in cui accetta definitivamente Hu Xiu al suo fianco. Non deve più affrontare tutte le difficoltà da solo, dissimulandone l'enorme peso per poi trovare breve sollievo rifugiandosi in un mondo alternativo e staccando di fatto la spina dalla realtà, troppo difficile da sopportare senza interruzioni, a meno di cadere e fallire nei suoi intenti di vendetta.
Il finale fa una scelta in parte apprezzabile, forse però non colta in pieno. L’intera vicenda si risolve in realtà con il penultimo episodio, quindi l’ultimo è una sorta di lungo ed extra happy ending, scelta ultimamente già incontrata in altre serie e che trovo vincente nella misura in cui si accontenta lo spettatore regalando piccoli siparietti felici del pairing principale senza lasciarlo a desiderare una seconda stagione che nella stragrande maggioranza dei casi non avrebbe davvero senso. Nel caso specifico, l’ultimo episodio mancava un po’ di verve: carino, grazioso, ma di certo il cuore non ha saltato un battito, ecco. Tra l’altro il romanzo al quale si ispira chiudeva in bellezza con il matrimonio tra i due, frangente non necessario da riportare – a mio avviso – a patto di terminare con un episodio finale che chiudesse veramente in bellezza (e bello è stato, ma l'avrei voluto davvero spettacolare).

OST: su questo punto sarò probabilmente un voce fuori dal coro, ma non mi ha convinta. Canzoni anche belle, per carità… Ma avevano un che di troppo commerciale, di scontato. Avrei puntato a qualcosa di più originale, parere del tutto personale.

CAST: Buona parte dell’ottimo risultato della serie va al lavoro svolto dai due attori protagonisti, bravissimi entrambi. Lu Xu Xiao l’avevo già notata di recente in “Love in the Clouds”, dove aveva svolto una buonissima prova, e si riconferma anche qui una giovane attrice di talento e sicuramente promettente, che mi auguro di vedere crescere ancora e ritrovare in drama futuri. Cheng Xing Xu riveste i ruoli di ML ormai da anni e nei panni del protagonista affascinante ed estremamente arguto da il meglio di sé. Estremamente espressivo, con una mimica facciale che nei momenti d’intesa confidenziale sa essere veramente ammaliante, è forse l’attore che meglio riesco a immaginare nel ruolo di comandante/governatore di vicende ambientate nell’era repubblicana cinese (per via della parte che qui si svolge a Rong City ma soprattutto per il personaggio di Tan Xuan Lin – il mio preferito in assoluto tra quelli da lui portati in scena – protagonista del sopracitato “Fall in love”). Per molti versi Xiao Zhi Yu me l’ha ricordato, e strappa quindi un onorevole secondo posto tra i vari personaggi interpretati dall'attore.

In sintesi, i punti che fanno di questo drama una serie davvero meritevole e consigliata sono principalmente quattro: un romance coinvolgente, una finestra aperta sul mondo dell’architettura, Rong City quale punto di incontro tra moderna realtà virtuale e fascinosa ambientazione storica e non ultimo il personaggio di Pei Zheng (forse tra tutti il punto meno incisivo, ma che ha il suo perché). Non escludo che “Love between lines” si classifichi tra i migliori romance del 2026 (al momento forse è un po' prematuro affermarlo, ma chissà…)

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Completed
Affinity
10 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 27, 2026
40 of 40 episodes seen
Completed 3
Overall 3.0
Story 1.0
Acting/Cast 5.0
Music 5.0
Rewatch Value 1.0
This review may contain spoilers

Un imperdibile delirio allo stato puro

Drama che non è semplicemente assurdo all’inverosimile, ma persevera tenacemente nel raggiungere livelli di irrazionalità paradossali e inimmaginabili. Mica roba da poco, eh!
La “storia” – se così possiamo chiamarla – ruota intorno a un’ambientazione futura dove parte della popolazione è affetta da due varianti di un misterioso virus – tipo A e tipo B – che, nel secondo caso, induce a comportamenti pesantemente asociali, aggressivi e potenzialmente omicidi. Nel concreto, il tutto si traduce in una serie di scene dove comanda il testosterone. Ormoni impazziti ed eccitazione alle stelle portano il protagonista a braccare senza sosta la FL in una sorta di preliminari estenuanti ed interminabili ma poi puntualmente interrotti, così da lasciare i protagonisti frustrati e repressi (ufficialmente lui, lei all’inizio subisce ma è palese che prima o poi la trama la renderà più che partecipe).
Al di là di soddisfare lo spettatore smanioso, non vedo francamente altra ragione sensata, ma del resto la logica non fa parte del vocabolario di questo drama.
Non bisogna cercare di capire, solo imparare a sorvolare. Perché dicano una cosa, perché facciano un’altra, perché la scena prima sia così e da lì come si agganci a quella successiva… E’ tassativo non spremere le meningi, nemmeno un pochino: non c’è risposta, non c’è senso. Ci si mette il cuore – e il cervello – in pace e via.
Dopo varie situazioni totalmente prive di continuità abbiamo quindi i due che stringono un matrimonio di facciata per i più improbabili motivi, ma non importa: ciò che probabilmente interessa allo spettatore coinvolto da questo drama – se davvero ne esiste uno - è di veder capitolare i due protagonisti nel rapporto sessuale che li vincolerà a non si sa bene quale patto esclusivo, ma dovrà restare – ahimè – a bocca asciutta per un bel po’. Arrivati a questo punto mi sembrava si fosse già andati abbastanza alla deriva nell’universo della follia, ma no, abbiamo a che fare con una sceneggiatura che non conosce misure né ritegno, ed è pronta a varcare nuovi orizzonti che nessuno – per fortuna – ha mai varcato prima. Quindi ci aggiungiamo il fratello di lei che, presentato come figura positiva, si scopre essere probabilmente il più malsano dell’intero gruppo. Vogliamo fermarci qui? Sia mai! Ecco dunque l’entrata in scena di uno squinternato ex compagno di prigionia del nostro ML a rendere il tutto ancora più surreale. Il menù dei vaneggiamenti prevede poi come portata successiva i sogni/viaggi all’indietro nel tempo, cui segue un brusco ritorno alla realtà dove nemmeno una pallottola nella schiena ferma il nostro ML dal pomiciare qua e là. Pensate che sia troppo? Macché! Signore e signori, ecco a voi Jurassik Park! In quest’accozzaglia delirante perché non può spuntare un povero cucciolo di dinosauro? Ma certo che può! (in realtà trattasi di un drago - inverosimile comunque - ma personalmente mi ha ricordato più un dinosauro... Poco male, l'effetto non-sense dell'intera situazione di fatto è lo stesso)
Dico davvero, episodio dopo episodio la mia ammirazione per lo sceneggiatore che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco un tale concentrato di follia non ha fatto altro che crescere. Di tanti drama pessimi, sconclusionati, assurdi e al di fuori di qualsiasi schema logico che mi è capitato di vedere, questo di certo lo ricorderò per sempre. Ci vuole – a suo modo – una menzione d’onore, insomma.

La seconda parte, purtroppo, non tiene alta nemmeno la bandiera dell'originalità: premesso che l'unica cosa che mi spingeva a continuare la visione era appunto vedere quale nuova assurdità avrebbe regalato l'episodio successivo... Persino l'effetto "trash", si è pian piano afflosciato. Ok il multi-pairing, ok la dipartita di fratello e pseudo-partner (la scena di lui che la trova in fin di vita e invece di chiamare i soccorsi la accontenta accendendole le candeline della torta rientra a pieno titolo nell'album dei "pazzi" ricordi di questo drama). Per il resto si scade un po' nel banale tra amnesia/sogni, lui che - con il suo ormai fedele maglioncino azzurro puffo, che si intona a quello rosa confetto di lei - da irrecuperabile anaffettivo diventa un salice piangente negli ultimi episodi, lei che dopo aver ottenuto il tanto desiderato amore di lui fa dietro-front e prende le distanze, il terzo incomodo che davvero non sa di niente e sembra essere finito lì nel drama per caso... Niente, l'incredibile fantasia dello sceneggiatore sembra davvero essersi esaurita, suo malgrado.

Musiche: forse l’aspetto più innocuo di tutto. C’erano, si sono sentite, hanno fatto il loro senza promuovere ulteriori danni.

Cast: l’attrice femminile accettabile, le è stato assegnato il ruolo di una ragazza a tratti senza cervello, perennemente in balia degli eventi, con battute e prese di posizione illogiche…. Che altro poteva fare di più di quello che ha fatto? Nella sconclusionatezza del personaggio, l’ha comunque portato in scena. Lui, invece, antipatico come pochi. La parte del figo gli riesce davvero male, lo sguardo senza occhialini che vuole essere intrigante suscita solo ridicolo imbarazzo mentre la versione con occhiali da vista mi riporta alla mente l’insopportabile e spocchioso antagonista da lui interpretato in “Lighter&Princess” (mi fa quasi male citare uno dei miei drama preferiti nella recensione a quest’obbrobrio). Forse il maggiore punto di forza dell’attore in questa serie è il dimostrare di saper ansimare, anche tanto, all’occorrenza: questo glielo possiamo riconoscere. Detto questo non sto qui a parlare del livello di recitazione dell’uno o dell’altra, di espressività o talento, poiché la scelta di accettare una parte in una serie di questo tipo mi pare dica già tutto quello che c’è da dire al riguardo.

Tirando le somme, gli riconosco di essere un drama volutamente trash e che di certo non passa inosservato. Non colpisce per la qualità ma per l'originalità di scelte tanto folli e assurde quanto sicuramente nuove. L'ho guardato con curiosità fino alla fine, ma questo è quanto. Tenendo il metro di giudizio della qualità di una buona storia ovviamente non ci sta per niente dentro. Particolare, certo, ma se fosse il pioniere di una serie di drama di questo tipo mi ritroverei a guardarli? Penso proprio di no, salta all'occhio proprio perchè al momento è una novità. Effetto "be different" in tema stramberia, se vogliamo.
Detto questo... Lo consiglio? Guai a perderlo! E’ un’esperienza che va assolutamente fatta almeno una volta nella vita.

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Completed
My Name Is Loh Kiwan
7 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 1, 2024
Completed 0
Overall 9.5
Story 10
Acting/Cast 10
Music 9.0
Rewatch Value 9.5
This review may contain spoilers

Un film di alto livello, per significato, trama, sceneggiatura e recitazione

Che dire, un piccolo gioiello. Aspettavo da tantol'uscita di questo film, sia per la presenza di uno dei miei attori preferiti - Song Joong ki - sia per la trama che vedeva il protagonista in fuga dalla Corea del Nord. Lo spaccato della vita di Loh Kiwan in Corea del Nord si inserisce come flashback poco dopo il suo arrivo a Bruxelles. Ciò che lo muove è esclusivamente l'istinto di sopravvivenza e la determinazione a farlo al meglio delle sue possibilità (passaggio fondamentale, perchè disposto a rinunciare ai propri valori solo quando ha esaurito tutte le alternative possibili). Loh Kiwan si lascia la Corea del Nord alle spalle, la fuga riuscita ha il sapore della salvezza, ma la realtà si dimostra subito ben diversa: l'accoglienza è solo di nome, la burocrazia contorta è insensibile quanto il trattamento riservato ai nuovi arrivati. Lo osserviamo quindi annaspare mentre la sua situazione volge sempre più in miseria, e paradossalmente il ricordo del giorno del suo compleanno, mentre gustava un piatto in compagnia della madre, benché prigioniero del proprio Paese, sembra preferibile allo stato di totale abbandono e degrado in cui versa ora che si trova in uno Stato dove per assurdo ha sede la Corte europea dei diritti dell'uomo. Un paradosso che stride e risalta in modo netto e inequivocabile. L'unico su cui può contare resta sé stesso: non la Corea del Nord, non le istituzioni belghe, e nemmeno le persone con le quali interagisce, come ad esempio la collega di lavoro alla quale si affida, ma che a sua volta si troverà nella condizione di non poterlo aiutare, suo malgrado. E' una guerra tra poveri, un meccanismo che lui disinnesca nel momento in cui si mette in gioco per Marie. Il finale è abbastanza prevedibile, ma sarebbe mancato un messaggio di speranza, se si fosse optato per altre soluzioni. Il passaggio a mio avviso più bello è quando lui lascia il Belgio, rendendosi davvero "libero" per la prima volta in vita sua. Perchè di fatto, benché la fuga dalla Corea del Nord avesse come obiettivo conseguente la possibilità di poter rimanere di diritto a Bruxelles, questo diritto si rivela al tempo stesso ancora una prigione: non può lasciare la Corea perchè contro la legge, ma sempre la legge lo tiene sotto scacco in Belgio, perchè andarsene equivale a rinunciare allo status di rifugiato. E' nel diritto ad abbandonare un posto, che sia la Corea, il Belgio o qualsiasi altro luogo, che risiede il concetto profondo di libertà sul quale ruota l'intero film. Passando alla recitazione, un'ottima prova per Song Joong Ki: è un attore di grande carisma e fascino, che ha avuto modo di dimostrare come sa brillare rivestendo ruoli con queste caratteristiche (Vincenzo, tanto per citarne uno), ma che in Loh Kiwan si mette veramente alla prova, trasandato nell'aspetto - mi sfugge il perchè dei nei disposti quasi come una costellazione sul volto - e senza quella forza fisica e agilità che ci ha abituato a vedere in altri suoi lavori. La forza del personaggio è tutta interiore, un misto di determinazione e forza di volontà che lo fanno andare avanti, sempre e comunque. Per quanto io lo preferisca quando interpreta un altro tipo di personaggi, non posso non riconoscere che in questo caso, proprio perchè lontano anni luce dai ruoli che sappiamo gli riescono alla perfezione, la sua recitazione acquisisce per assurdo un valore aggiunto. Un film da non perdere. Davvero.

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Completed
When the Phone Rings
11 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 4, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 2
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 8.5
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Un thriller-romance che si rivela più romance che thriller

Questa è una serie che poteva puntare all'eccellenza ma alla quale è mancato un po' il senso d'identità. La partenza è senz'altro il suo punto di forza, ma contemporaneamente quello debole, poiché mette sul piatto la promessa di un thriller-romance davvero originale, salvo poi faticare a soddisfare le aspettative create.
L'avvio, come dicevo, è accattivante: sin da quando ho letto il titolo - singolare - senza neppure conoscere la trama, ne ero già affascinata.
Il primo episodio mostra uno dei miei clichè preferiti - quello del matrimonio di convenienza - ma in una veste decisamente nuova: i due protagonisti non devono, come la maggior parte delle volte accade, simulare una falsa e felice vita di coppia, ma, al contrario, puntano a nascondere il legame che c'è tra loro.
Gli altri due aspetti di pregio della serie sono intrecciati abilmente tra loro: in primis sicuramente la questione del telefono sottratto al rapitore e che diventa intrigante strumento di vendetta nelle mani della moglie. Moglie che si caratterizza per un mutismo inizialmente non ben definito (quanto volontario, quanto selettivo), che si dissolve nel momento in cui interpreta il misterioso "406" ma rendendola di fatto l'ultima sospettata possibile agli occhi del marito, almeno nella prima parte della serie.
Se da una parte, quindi, i pregi non mancano, dall'altro è venuta meno la capacità di dosarli e portarli avanti: il telefono, fulcro centrale dell'intera serie, diventa poi banalmente strumento di comunicazione tra i due volto a sviscerare, risanare e costruire la loro relazione. Il binario thriller e quello del romance si separano improvvisamente e il primo sembra venire un po' accantonato, quasi andare verso un punto morto. Quel telefono, insomma, meritava un valore aggiunto maggiore oltre a diventare il singolare mezzo di un'improbabile terapia di coppia.
Ciò non vuol dire che non abbia apprezzato la serie: resto una grande fan delle love story fine a se stesse. Solo, ho dovuto rivedere le mie aspettative nel corso del drama: all'inizio un thriller-romance originale, più avanti mi sono posta nell'ottica di apprezzare un romance e basta, e alla fine di rivedere, anche se in minor parte, il lato thriller. Presa a pezzi, quindi, è davvero una bella serie. Nell'insieme, però, fuorviante: non è lo spettatore che deve correggere il tiro delle aspettative di episodio in episodio ma è la serie stessa che deve avere una chiara e precisa direzione fin dall'inizio.
L'altra pecca riguarda i dettagli: capisco che avendo messo sul piatto alcuni elementi notevoli il resto possa sembrare davvero ininfluente...ma non è così. I dettagli fanno davvero la differenza in termini di coerenza. E qui i "bug" non sono pochi: che il rapitore non cerchi di riprendersi il telefono, tanto per dirne una, oppure che la protagonista ne faccia un uso personale senza preoccuparsi più di tanto del pazzoide che l'ha rapita e che ancora circola indisturbato a piede libero. Forti dubbi anche sulla gestione dell'identità nascosta di lei: lui viene dipinto come l'uomo più sotto i riflettori dell'intera Corea, e il mistero dell'identità della moglie resta segreto nonostante le decine e decine di giornalisti capaci di svelare anche i segreti meglio custoditi. Che i due abitino in un condominio, dove lui parcheggia serenamente la propria auto a viso scoperto al fianco di quella degli altri condomini e accedano al loro appartamento in totale libertà proprio cozza con l'idea dell'identità super nascosta di lei. Infine, il ruolo di portavoce e tutto l'aspetto politico sembrano andare alla deriva dopo i primissimi episodi: lo vediamo puntualmente impegnato nella sua vicenda personale e il suo importantissimo ruolo professionale sembra relegato più a una questione di nome che di fatto.
Per quanto riguarda il cast, ottima scelta e di ottimo livello. Attori performanti per i ruoli, lui molto bravo ad assumere un atteggiamento ermetico/distaccato nei primi episodi, lei altrettanto meritevole di aver delineato un personaggio capace di evolvere nel corso della serie, partendo come un pulcino spaurito e per nulla autonomo per poi tirare fuori una forza di volontà e una sicurezza via via maggiore e diventare a sua volta elemento determinante del proprio destino. Forse ho apprezzato meno l'evoluzione del portavoce: bene che la freddezza si riveli solo di facciata, ma ciò non deve necessariamente sfociare in un versamento continuo di lacrime, come invece accade.
Nel penultimo episodio la vena thriller si riprende un po', nuovi pezzi del puzzle vengono svelati e aiutano quelli già messi sul tavolo a trovate via via il giusto incastro. Poteva culminare con un bel finale, avrei aggiunto una decina di minuti in coda per cavalcare l'onda dell'episodio e chiudere in bellezza la serie. E invece tutto è precipitato nell'ultimo episodio, che ho trovato davvero senza senso, con lui che sparisce senza lasciare traccia, lasciandola sola col cuore infranto. Non c'è motivo che regga, certamente i peccati del padre rimangono peccati del padre, mentre lui si comporta quasi avesse compiuto lui stesso il delitto. Ancora più assurda la scelta dell'estero, zona di guerra e pure nell'area in mano ai ribelli, ma dove lui scorrazza libero e indisturbato manco fosse il Rambo della situazione. Davvero poco credibile il loro incontro, così come le motivazioni che lui fornisce rispetto al suo comportamento...così determinanti che crollano in due minuti al primo abbraccio. E a quel punto il mondo si tinge di rosa (non il rosa del bel tramonto, ma quello del mondo dei minipony, perchè scivoliamo sempre di più nella fantasia e irrealtà), con loro due che fanno i piccioncini in un capanno supernascosto dai ribelli armati e cattivi grazie a due piante ma contemporaneamente - non si capisce bene come - in riva al mare come il più romantico dei resort. Il pranzo tra amici ed ex colleghi del ritorno continua a essere decisamente sopra le righe, così come la questione del telefono, dove 406 viene un po' banalizzato a giochino eccitante tra coniugi. Una puntata, l'ultima, che davvero va a rovinare tutto quello che di buono questa serie era riuscita a portare avanti.
Concludendo, una serie comunque valida, se correttamente inquadrata come un drama che vuole essere più un romance che un thriller e nel quale gli elementi, pur originali, sono strumenti principalmente al servizio della love story.

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Completed
Positively Yours
5 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 24, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 2
Overall 4.5
Story 4.0
Acting/Cast 5.5
Music 5.0
Rewatch Value 4.0

Positivamente dimenticabile: un drama che non lascia traccia di sé

“Positively Yours” è l’adattamento di un webtoon che è rimasto nelle classifiche dei più amati per 52 settimane consecutive. Cinquantadue. Un anno intero di successo ininterrotto. E la trasposizione televisiva è riuscita nell’impresa titanica di prendere quella materia prima e trasformarla in un prodotto così piatto, così privo di mordente, da far rimpiangere qualsiasi altra cosa si potesse fare in quelle ore – anche guardare la parete.
Personalmente, più che il webtoon, la trama proposta mi ricordava molto un altro drama coreano dove i due protagonisti, sconosciuti, passano una notte insieme e si ritrovano a dover gestire l’arrivo di un bebè. Parlo della divertente e intensa commedia “Fated to love you”, del 2014. Peccato che questa non sia divertente, e nemmeno intensa.
La trama non è solo semplice – lui decide di prendersi le sue responsabilità, lei è un po’ la Cenerentola di turno, e questo è quanto – ma è anche estremamente noiosa e piatta. Dialoghi amorfi, personaggi con i quali è impossibile empatizzare, situazioni spesso inverosimili. Non ci siamo.
Sceneggiatura, dunque, ampiamente bocciata.

Altro errore madornale, il cast. Choi Jin Hyuk non è di sicuro la figura adatta a questo ruolo. E’ un attore che ho visto in molti drama, e devo dire che si fa riconoscere più per la presenza scenica che per la capacità recitativa. Tuttavia, in serie dove deve interpretare un personaggio rigido e composto – vedi “Numbers” oppure anche il fantasy “Gu Family Book” - può funzionare, e anche bene. Ma è fondamentale non discostarsi da quel tipo di ruoli, già che non trasuda carisma né gli si può riconoscere grande espressività. Qui infatti è ridotto a un automa con una sola espressione, spesso poco gratificante perché ha sempre l’aria di qualcuno che non stia capendo le frasi più basilari. Quando cerca di essere divertente e sorridere… Arrivano i brividi. Al di là della recitazione, anche la caratterizzazione stessa del personaggio è traballante: non c’è profondità, non c’è evoluzione, non c’è niente. Il suo trauma familiare – la morte del fratello, il senso di colpa – viene accennato in due scene e poi dimenticato, come se fosse un dettaglio trascurabile, salvo poi rispolverarlo all’occorrenza sul finire.
Oh Yeon Seo è per me una scelta sbagliata a prescindere. Rientra tra le poche attrici che mi irritano terribilmente, la cui recitazione mi suona sempre artificiosa e la cui interpretazione dei vari ruoli li fa assomigliare un po’ tutti (e qui, purtroppo, mi torna alla mente il mio amato kdrama “A Korean Odyssey”, dove per amore della serie e del superbo ML, ho dovuto sopportarla nei panni della protagonista).
L’unica figura che si salva, a conti fatti, è la cattiva di turno, nonché cognata del ML. Brava attrice, personaggio un po’ al limite in certe situazioni, ma a conti fatti porta a casa la prova più dignitosa tra tutte.

A livello tecnico, la produzione è imbarazzante. I filtri usati per “ringiovanire” gli attori sono così evidenti da risultare grotteschi: sembra di guardare scene girate attraverso un vetro smerigliato. Le location sono anonime, la regia è piatta, la colonna sonora è un tappeto di melodie già sentite mille volte. Non c’è una singola inquadratura che rimanga impressa, non un dialogo che si ricordi, non un momento che valga la pena di rivedere.

In definitiva, la serie si rivela un fallimento su tutta la linea. Come adattamento, tradisce la fonte originale. Come drama, offre solo dinamiche già viste e fatte male. Come storia d’amore, coinvolge zero. Come prodotto di intrattenimento, annoia. E’ un vuoto a perdere, confezionato male e venduto come fosse un cioccolatino, quando dentro c’è solo della fastidiosa polvere di cacao amaro. L'unico aspetto "positivo"? Si dimentica facilmente (e velocemente).

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Completed
My Dearest Nemesis
5 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 25, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 4
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Commedia coinvolgente e ben fatta, tra clichè ben riproposti e spunti curiosi

Una rom-com piacevole, non eccezionale, ma che aspira ad essere un buon drama e raggiunge l'obiettivo in modo più che dignitoso.
Filone classico, non troppo impegnativo ma capace di alternare scene divertenti a momenti emozionanti, con alcuni passaggi quasi commoventi annessi.
La trama segue un percorso a tappe standard: si conoscono da giovani, si ritrovano da adulti senza riconoscersi, i battibecchi iniziali lasciano via via il posto all'interesse, la coppia si forma, si riconoscono, la coppia viene messa alla prova, trovano il giusto equilibrio e uniscono le forze per superare gli ultimi ostacoli.
Il tutto è ben dosato, così che nessun passaggio si protragga abbastanza da finire in stallo.

Punti di forza:
- la differenza di età (lui più giovane di lei) per una volta tanto affrontata senza la classica ridondanza e pesantezza che spesso il tema si trascina appresso; particolare e per certi versi buffa la scena in cui lei, adolescente fatta e finita, rifiuta il giovane Ju Yeon, all'epoca un ragazzino nerd frequentante ancora le scuole medie.
- la caratterizzazione del protagonista maschile, quale mix ben riuscito del giovane uomo apparentemente composto ma che coltiva segretamente passioni insospettabili. La sua affidabilità non è però un'apparenza, il contesto in cui si ritrova a vivere e a crescere dalla morte dei genitori rende la sua maturità, spiccata per la giovane età, comunque coerente e credibile. L'attore, performante, ha saputo portare in scena un personaggio complesso, alternando una facciata di ferma solidità a una versione nerd al 100% in stile punk con una fluidità davvero convincente.

Punti da migliorare:
- la performance dell'attrice protagonista, semplicemente buona, non particolarmente espressiva. Standard, direi.
- la figura della nonna di Ju Yeon, con il suo portamento rigido e il suo cuore gelido, palesemente frutto di una barriera inviolabile eretta dopo la morte del figlio. Resta ferma e coerente per tutta la durata della serie, salvo poi virare in modo troppo rapido quando si è ormai ad ultimo episodio avviato. Il disgelo - insomma - ci stava, ma magari coi giusti tempi.
- il finale, un po' andato alla deriva. Tolti di mezzo tutti gli ostacoli, sembra faticare a trovare la scena conclusiva e regala momenti pur belli ma mai culminanti (ad esempio il ciondolo che le regala lascia un po' perplessi, se non si opta per il classico anello con proposta annessa, avrei visto bene la catenina con chiave e lucchetto con la quale si era dichiarato da ragazzo e che diventa poi il cimelio grazie al quale si riconoscono da adulti... Avrebbe insomma avuto più senso).

I personaggi secondari non risaltano particolarmente, l'unica che mi ha davvero incuriosita è stata la segretaria di lui, mentre il pairing secondario non è stato in grado di vantare una propria identità, nonostante le diverse scene dedicate. Completano il quadro diversi classici clichè, pur riproposti con accuratezza.

In conclusione, non un drama da annoverare nella lista dei migliori di sempre ma che può essere visto e archiviato con la sensazione di una visione piacevole e alla quale, per quello che voleva offrire, non è mancato niente.

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Completed
Fall in Love
5 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 30, 2024
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 9.5
Rewatch Value 9.5

Una sola parola: spettacolare!

Che io riesca a guardarmi un'interminabile drama cinese di oltre 30 episodi senza lamentarmi è cosa difficile. Valutarlo 9 stelle abbondanti su 10 è cosa ancora più unica che rara. Questa serie è stata a tutti gli effetti una piacevole sorpresa.
Incuriosita dall'immagine di locandina - più che dalla trama - temevo il solito drama prolisso, ridondante e senza uno sviluppo vero e proprio. Invece ho scoperto una serie che ho divorato, episodio dopo episodio.
Il genere è il mio preferito: una grande storia d'amore inserita in un contesto militare e con un'ambientazione storico recente (inizio-metà XX secolo). Va detto, non sono tantissime le serie che presentano questi requisiti (tanti drama storici sono ambientati in epoche più remote, a volte mescolati col genere fantasy). Alle spade e capigliature chilometriche prediligo personalmente il fascino della divisa e armi a fuoco.
Molti sono gli aspetti che ho apprezzato:
- riprese, ambientazione, cura per i dettagli di un periodo storico che è davvero un piacere guardare;
- i colori e le luci: anche nelle scene più dinamiche e più cupe, c'è come un'aura di luminosità che pervade la scena, come se i protagonisti fossero sempre al centro di un palco. Le tonalità sono spesso calde, la luce diffusa conferisce la sensazione nostalgica di un tempo passato, contrastando splendidamente con le immagini perfettamente nitide, come se stessimo vivendo delle fotografie del passato.
- la storia, complessa e ricca, mai scontata, dove gli intrighi e i personaggi secondari hanno veramente un senso e non sono piazzati lì come figure di contorno
- a differenza di altri drama ambientati nello stesso periodo, in questa serie il romance resta sempre in primo piano, senza lasciarsi inghiottire da mille personaggi secondari e mille questioni militari che rendono la trama difficile da seguire. Il contesto c'è, ma non è prevaricante, insomma.
- la protagonista, determinata e schietta, oltre che intelligente e perspicace, perchè di fanciulle timide e snevevoli ce ne sono in giro fino troppe;
- l'affiatamento nella coppia principale, dove una volta instaurato e consolidato il legame non ci sono triangoli o crolli di fiducia reciproca (anche nel momento più difficile, la fiducia non viene di fatto meno). E' bello vedere come lei, astuta più degli altri ma non tanto quanto lui, sia quasi sempre la prima a capire i veri intenti che Xianlin nasconde dietro ad azioni apparentemente noncuranti.
- ho apprezzato la presenza di altri pairing oltre a quello principale, ben costruiti e a loro volta con ostacoli che si stagliano via via all'orizzonte, in particolare modo quello tra la sorella minore del protagonista e il giovane Pei.
- ma soprattutto i protagonista maschile, semplicemente spettacolare: non conoscevo l'attore, è estremamente carismatico, capace di affascinare e portare in scena un personaggio che sa essere crudo, distaccato, gelido, autorevole ma anche divertente, spavaldo, ironico e irriverente. Ha uno sguardo - quando non è con la protagonista - che inchioda praticamente tutti gli altri. Nel complesso, decisamente accattivante. Xuanlin non è tutto fumo e niente arrosto: fin dal primo episodio la sostanza è palese, quando fredda la spia e si adopera per occultarne il cadavere. I suoi tratti caratteriali risaltano non solo dalle sue parole ma anche dal portamento, dalle espressioni. La determinazione, la sicurezza di sé, la mancanza di paura ma soprattutto l'arguta astuzia che fanno di lui un protagonista stratega, bravo non solo nel combattimento o nella gestione del ruolo di potere ma sempre un passo avanti rispetto agli avvenimenti e alle già calcolate conseguenze. E' il ritratto del vero eroe: un'infanzia sofferta, una determinazione che lo porta ad avere un nutrito seguito, il coraggio di chi è sempre in prima linea, la freddezza con la quale riesce a gestire le situazioni più tese (come quando all'inizio sprona un giovane maresciallo a sparare alla propria sorella, già sicuro che si tratti di una finta minaccia). Tutto questo traspare da una recitazione davvero di alto livello (purtroppo dalla filmografia ho notato che l'attore nella maggior parte dei casi è protagonista di drama di generi che non sono propriamente nelle mie corde... Peccato, mi sarebbe piaciuto rivederlo in un ruolo simile). Forse il mio personaggio maschile preferito, interpretato da un attore performante e perfetto per il ruolo.

Se proprio devo trovare delle pecche...mi sarei aspettata qualcosa di più nelle ultime scene finali, sicuramente, dove invece il romance ha lasciato posto alla chiusura propagandistica. Altra cosa, ho adorato le battute tra i protagonisti quando ancora non erano una coppia, ma paradossalmente a sentimenti dichiarati la verve e la malizia tra i due è andata diminuendo, così come l'intensità delle scene romantiche (capisco la censura, ma dopo la battuta sulle manette in ascensore e la scena di lei che pulisce le ferite di lui a torso nudo - il tutto nei primi episodi - non vedo perchè non sfruttare altri elementi simili quando la coppia finalmente si forma. Purtroppo, a quel punto prendono piede bacetti a stampo e smancerie forse un po' OOC per lui. Avrei preferito qualche battuta maliziosa in più, e qualche abbraccio da orsacchiotto in meno. Ultimo appunto: io capisco che lo spettatore deve comprendere, ma che lui e lei si mettano a disquisire ad alta voce di stratagemmi e pianificazioni in teoria super segrete ovunque capiti - anzi, molte volte dopo che i nemici e loro scagnozzi di turno sono giusto appena usciti dalla stanza - non è forse la scelta più credibile del mondo.

Sono comunque delle pecche più che accettabili in una serie che non presenta sostanzialmente nessuna grande carenza, anzi.
Concludendo: per gli amanti del genere - ma mi sentirei di dire anche i non - è una serie davvero da non perdere!

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Love Unseen beneath the Clear Night Sky
6 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 6, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 7.0

“Perdere qualcosa non significa azzerare tutto”

Più che un romance universitario è una delicata esplorazione di come la luce possa essere trovata anche da chi vive nell'oscurità, e viceversa. La storia intreccia le vite di Kakeru, un ragazzo introverso che si è volontariamente "chiuso" al mondo, e Koharu, una ragazza cieca la cui cecità non ha spento la sua gioia di vivere . Il senso profondo del drama risiede nello scambio di prospettive: Kakeru, pur vedente, è incapace di guardare al futuro, mentre Koharu, non vedente, sogna di vedere cose effimere come i fuochi d'artificio . La loro relazione non si basa sull'attrazione fisica, ma sulla capacità di "vedere" l'anima dell'altro al di là delle barriere sensoriali. Koharu non ha bisogno della vista per percepire la bontà di Kakeru, e Kakeru impara a guardare il mondo con occhi nuovi attraverso i desideri di lei. Il significato ultimo della serie è racchiuso nel suo titolo: l'amore più autentico fiorisce non sotto una luce accecante, ma nella trasparenza di un cielo notturno, dove ci si può finalmente mostrare per quello che si è, al buio, lontano dagli sguardi superficiali del mondo. Un inno alla vulnerabilità e alla forza silenziosa che nasce dall'accettazione reciproca.

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Completed
Siren’s Kiss
4 people found this review helpful
by Lynnea
3 days ago
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 6.0
Story 5.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 5.0

L'illusione di un buon drama

Quando ho iniziato Siren, ero sinceramente curiosa. Il titolo prometteva fascino oscuro, una protagonista capace di far naufragare il malcapitato di turno, un thriller psicologico con venature romance. Il tutto tradotto in chiave moderna. Bell’idea, anche originale se sviluppata bene. A visione ultimata devo però dire che ha raggiunto – in certi casi anche con estrema fatica – la mera sufficienza su tutti i fronti, ma niente di più.
La vicenda è abbastanza chiara fin dall’inizio: Han Seol Ah è una donna bellissima e misteriosa. Intorno a lei accadono morti violente, e lei finisce sempre al centro dei sospetti. L’ex agente Woo Seok, interpretato da Wi Ha Joon, inizialmente la segue come sospettata, poi se ne innamora, diventando il suo scudo. Fin qui, niente di male. Anzi, le prime due puntate creano un’atmosfera tesa, visivamente curata e con un paio di colpi di scena ben piazzati. Il problema è che la serie si accontenta di questa impostazione. La protagonista risulta di fatto una “sirena che ha dimenticato di cantare”. Invece di essere una femme fatale astuta e pericolosa, la vediamo passare dodici episodi in uno stato di ansia e vittimismo, circondata da uomini che la desiderano o la odiano senza una reale profondità psicologica. Il potenziale per una svolta dark c’era tutto, ma gli autori hanno preferito la via più sicura e prevedibile.
E qui arriva il primo punto dolente: il colpevole. Senza spoilerare nulla, l’identità dell’assassino è talmente palese fin dai primi episodi da sembrare quasi uno scherzo. Quando finalmente avviene la rivelazione, la reazione non è shock, ma un ironico “ma guarda un po’, chi l’avrebbe detto?”. Un thriller che non riesce a sorprendere è come una giostrina che gira senza musica: alla lunga stanca.
Ultimamente mi lamento spesso di come i kdrama prevedano un numero di episodi inferiore ai soliti sedici, ma in questo caso, avrei drasticamente ridotto alla metà: questo perché al di là dell’incipit iniziale, manca di fatto la sostanza necessaria a tenere in piedi la storia, e il rischio che ne deriva è quella di una premessa tirata per le lunghe con qualche riempitivo qua e là.
Sul versante romance, la chimica tra i due protagonisti è altalenante. In alcune scene funziona – soprattutto nei momenti di tensione fisica o nei baci – ma in molte altre appare forzata, come se gli attori recitassero su due binari paralleli.
Passando al cast, Wi Ha Joon ci mette tutto l’impegno possibile per portare in scena un Woo Seok credibile, e in certi punti ci riesce anche. Non è forse l’attore che avrei visto meglio in questo ruolo, ma ha dimostrato – complessivamente – di funzionare. Meno convincente invece la caratterizzazione del suo personaggio, soprattutto il passaggio – precipitoso – con il quale passa dall’esserle nemico a diventare il suo primo alleato. Sembra un po’ improbabile che un insieme di dettagli, uniti alla triste storia del passato di lei, siano sufficienti a trasformare l’ostilità diffidente iniziale a una fiducia totale e incondizionata.
Park Min Young calca il palco dei kdrama ormai da un ventennio. Continuo a trovarla una buona attrice, per molti versi piacevole, ma di certo non eccelsa, che ha avuto la fortuna di farsi conoscere grazie ad alcuni drama passati alla storia – da “Healer” a “What’s wrong with secretary Kim” – vestendo bene i panni della protagonista tipica delle commedie romantiche di quel periodo. A parte un’interessante prova nel recente “Vuoi sposare mio marito?” per il resto però mi è sembrata sempre un po’ confinata al solito tipo di ruolo. “Siren” poteva essere un buon punto di svolta, ma l’algida figura dallo sguardo freddo e imperscrutabile non nascondeva un’affascinante creatura spettacolarmente spietata, bensì un pulcino fragile e impaurito, traumatizzato e schiacciato dai sensi di colpa.
A conti fatti, il drama strappa una mera sufficienza grazie a qualche scena ben girata - a fotografia è cupa e azzeccata - una colonna sonora efficace e la prova di Wi Ha Joon, che cerca di dare spessore a un personaggio pur a tratti incoerente. Poteva essere un piccolo gioiello del thriller romance coreano, tuttavia il ritmo sbagliato, le scelte narrative eccessivamente timide e prevedibili, oltra a una caratterizzazione eccessivamente passiva della protagonista hanno avuto purtroppo la meglio.
Rifacendomi al titolo, l’unica vera “Sirena” – probabilmente – è il drama stesso: attrae e incuriosisce, promettendo una storia accattivante. Ma una volta che lo spettatore si sarà lasciato tentare avventurandosi nella visione, scoprirà poi la triste realtà: il suo canto era tutta un’illusione.

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Completed
The Manipulated
4 people found this review helpful
by Lynnea
Mar 9, 2026
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0

Revenge drama che segue le orme del film senza però lasciare nuove impronte.

Il drama è il riadattamento del film coreano “Fabricated City” del 2017, sempre interpretato da Ji Chang Wook, incentrato sulla ricerca di vendetta di un giovane uomo comune ingiustamente imprigionato. Non lo ricordo come una pellicola particolarmente eccezionale, ma piuttosto come un buon thriller con molti momenti di tensione legati a scene d’azione. Onestamente non ho ben capito il senso di farne una rivisitazione a più puntate, se non di correre così il rischio di un inevitabile paragone – da qui quindi la necessità di un margine di miglioramento obbligatorio – oltre a riproporre lo stesso attore negli stessi panni, certo sempre molto bravo ma di fatto con non più nella sua epoca d’oro, in termini di apice di carriera e freschezza fisica. Il risultato è un rimaneggiamento che ripercorre sentieri già battuti senza aggiungere però molto di nuovo.
Il problema principale è l’ossatura narrativa. Se nel film originale la mancanza di tempo non permetteva un adeguato sviluppo psicologico, nel drama tale approfondimento continua a mancare: il tempo c’è, ma non viene impiegato a dovere. I primi episodi sono tesi, coinvolgenti, mostrando con efficacia la caduta nell’inferno carcerario di Park Tae Joon, un onesto fattorino incastrato per omicidio. La regia è curata, il ritmo incalzante e la promessa è quella di un thriller di alto livello. Poi, però, l’impressione è che la serie inizi a girare a vuoto, anche ripetendo alcuni meccanismi. Un esempio lampante sono i pestaggi in prigione: dopo il terzo o quarto scontro in cui Tae Joon, nonostante le ferite, si rialza e affronta i detenuti di turno, l’effetto sorpresa svanisce, lasciando spazio a una stancante sensazione di déja vu.
La trasformazione del protagonista è un po’ poco credibile. Da semplice corriere gentile con la passione per le piante ad abile evaso strategico e leader di una propria vendetta, il passo è decisamente troppo breve. In cella studia e si allena, va bene, ma una volta fuori dal carcere Tae Joon sembra improvvisamente in grado di manovrare fili e risorse con la sicurezza di un consumato uomo d'azione. Nel film, va detto, la discrepanza era ancora più evidente, già che il protagonista era un giovane ragazzo un po’ pigro e con la fissa dei videogiochi, con tanto di lavata di capo materna. Nel drama, quanto meno, abbiamo a che fare con un adulto responsabile. Ma il cambiamento, ad ogni modo, lascia qualche perplessità.
Il cattivo interpretato da Do Kyung Soo si rivela un'arma a doppio taglio. L’attore, idol di professione, ci mette tutto il suo impegno e regala momenti di autentico disagio alternando espressioni imperscrutabili a sorrisi psicopatici. Un personaggio apparentemente interessante, ma tratteggiato con troppa superficialità: An Yo Han è un folle senza una vera psicologia alle spalle, le sue motivazioni sono vaghe e la sua onnipotenza rasenta a volte il ridicolo. Sembra muoversi in un videogioco, passando da un'idea criminale all'altra senza una logica coerente, quasi fosse randomico. La sua follia, invece di essere un abisso, è una pozzanghera: si vede subito il fondo e non fa poi così paura. Bella l’idea, discutibile il risultato: il “villain” psicopatico è tra i più difficili da portare in scena in modo credibile.
Il personaggio femminile secondario è un'altra occasione sprecata. Introdotta con un certo potenziale, rimane per certi versi una figura marginale in una storia che non sa come impiegarla. Nessun romance – e così era anche nel film – perché la vicenda vuole focalizzarsi unicamente sulla vendetta di Tae Joon. Forse, però, al drama la stampella di una love story sarebbe in parte servita a traballare di meno. L’unico aspetto interessante di No Eun Bi è la questione del legame con il padre, a sua volta buona spalla del protagonista. Ho però preferito di gran lunga la figura femminile presente nel film, una gamer sociopatica apprezzabile nel suo essere davvero inusuale.
L’ultima parte del drama è un vero e proprio caos narrativo. La trama si perde in inseguimenti e scene rocambolesche mentre il piano di An Yo Han diventa sempre più fumoso e privo di una direzione chiara e precisa. Il finale è sbrigativo, poco soddisfacente e incapace di dare una degna chiusura alle sofferenze del protagonista e alla tensione accumulata - e dispersa - negli episodi precedenti.
E arriviamo a Ji Chang Wook. La sua recitazione è, come sempre, indubbiamente valida: carismatico e fisicamente in forma, a livello espressivo regala tutto il dolore e la determinazione possibili. Ma il suo talento, qui, sembra messo al servizio di un’operazione nostalgica poco felice. E’ stato uno dei miei primi attori coreani preferiti, e mi fa un po’ specie ritrovarmi – oggi – a fare certe tristi considerazioni: i tempi di “Healer” e “Suspicious partner” sembrano sempre più lontani, mentre gli ultimi anni sono una carrellata di tentativi che non riescono ad andare veramente a segno. E rivederlo in una rivisitazione allungata di un suo vecchio film non proprio di successo, anziché esaltarlo, aumenta la sensazione di un’occasione mancata per rilanciarsi con qualcosa di davvero nuovo e meritevole.
In conclusione, Sculpture City/The Manipulated è una serie che funziona a tratti, sorretta dall'interpretazione del suo protagonista, ma che affonda sotto il peso di una storia ripetitiva e di una gestione maldestra dei suoi elementi migliori. La fotografia è curata, la regia dinamica, le coreografie d’azione ben realizzate, ma manca di autenticità e spessore, con contenuti a mera fruizione dello spettatore. Un prodotto lucido e patinato, insomma, ma con un cuore di plastica.

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Completed
Closest Love to Heaven
4 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 28, 2026
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Teen drama piacevole pur senza pretese ma con qualche cliché di troppo

Film giapponese gradevole, sebbene non rivoluzionario, che regala momenti teneri senza però raggiungere vette particolarmente alte.
La trama risulta abbastanza familiare a chiunque abbia visto qualche drama romantico giapponese con target adolescenziale. Da una parte abbiamo Yuiji Kira, studente popolare e carismatico che nasconde un pesante segreto: una grave malattia cardiaca gli lascia un futuro incerto e limitato. Dall'altra Nino Okamura, ragazza timida e senza amici, quotidianamente vittima di bullismo, che preferisce la compagnia del suo pappagallo e sembra volersi mimetizzare con lo sfondo. Come prevedibile, i loro mondi si scontrano e da un'insolita amicizia nascerà poi l’amore.

Sebbene, complessivamente, la storia non sia niente di che, devo dire che la prova dei due attori protagonisti è senz’altro buona, così come la chimica di coppia: Nakagawa Taishi offre una performance convincente, catturando perfettamente la dualità di Kira: la patina superficiale di ragazzo "fastidiosamente spavaldo" che mostra al mondo, contrapposta alla solitudine, alla paura e alla "crudezza" di un ragazzo che sta facendo i conti con la propria mortalità. Le sue scene più emotive sono intense senza scadere nel melodrammatico. Al suo fianco, Marie Iitoyo incarna l'imbranataggine e la bassa autostima di Nino con una sincerità che evita la caricatura. Non è solo la "ragazza goffa": porta una vulnerabilità genuina nel ruolo, rendendo la sua silenziosa crescita interiore davvero gratificante da seguire. La loro relazione si sviluppa in modo naturale, costruita su momenti condivisi di solitudine e supporto silenzioso.

Tra i difetti c’è in primis l'abbondare di cliché già visti (dal il ragazzo popolare con un segreto, alla ragazza timida che sboccia grazie al protagonista, eccetra). Inoltre, il ritmo cala nella seconda metà e alcune scene sembrano poco credibili. In particolare il momento "nuziale" appare frettoloso e totalmente stridente. I personaggi secondari, come il migliore amico Yabe, assolvono al loro compito ma risultano unidimensionali. Tolta l’interpretazione dei protagonisti e alcuni passaggi particolarmente intensi, per il resto la sceneggiatura cade spesso nella mediocrità di errori già visti e rivisti.
La fotografia è invece buona: cattura con luminosità e colore la vivacità della giovinezza e crea quell'atmosfera romantica che fa da cornice alla storia. La colonna sonora è gradevole seppur non particolarmente memorabile.

In conclusione, "Today's Kira-kun" è un film piacevole, da tenere in considerazione per un momento di relax con una storia tenera, senza doversi immergere in qualcosa di più impegnativo. Non reinventa il genere, ma strappa un sorriso e forse qualche lacrima. Una visione confortevole, godibile finché dura.

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Completed
The Glory
4 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 18, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Quando i cattivi rubano la scena al “Conte di Montecristo” in versione femminile

Serie acclamata e la cui uscita, all’epoca, è stata attesa come l’evento della stagione. Un revenge drama di sedici episodi totali -la recensione si riferisce ad entrambe le parti - con Song Hye Kye nei panni di una sorta di “Conte di Montecristo” al femminile in cerca di vendetta per il bullismo subito ai tempi della scuola.

La premessa è di quelle che funzionano a prescindere e su un tema ormai ben rodato: Moon Dong Eun è stata vittima di un bullismo così feroce durante il liceo da portare ancora, a distanza di anni, le cicatrici fisiche e psicologiche. Bruciature, violenze, umiliazioni. E, soprattutto, l’abbandono da parte di tutti: insegnanti, polizia, persino sua madre. Il suo corpo segnato dal calore diventa allora il carburante di una vendetta gelida, pianificata per un decennio intero. Dong Eun non vuole solo punire i suoi aguzzini: vuole distruggere le loro vite dal dentro, come un tarlo che divora il legno dall’interno. Un’idea affascinante, che promette colpi di scena e tensione psicologica.
Eppure, a conti fatti, qualcosa si inceppa. Il problema principale è sicuramente il ritmo. La prima parte è lenta, a tratti proprio appesantita. Si accumulano dettagli, si introducono personaggi, si prepara la scacchiera. Ma la tensione, quella vera, stenta ad arrivare. Ci si ritrova a guardare scene che sembrano girare a vuoto, dialoghi che non decollano, situazioni che promettono esplosioni ma restano sospese. Quando finalmente la miccia si accende l’effetto è quasi paradossale: accadono molte cose, eppure nulla sembra davvero accadere. O meglio, accadono con una tale fretta e con un tale susseguirsi di colpi di scena da risultare artificiose.

Rispetto al cast, brillano i cattivi. Im Ji Yeon nei panni della perfetta Park Yeon Jin è semplicemente memorabile: la sua interpretazione della bulla diventata donna ricca e apparentemente realizzata è così intensa da rubare la scena ogni volta. Con lei, Park Sung Hoon (Jeon Jae Joon) e Kim Hi-Eo-Ra (Lee Sa Ra) compongono un trio di antagonisti che si muove tra l’esasperazione grottesca e una vitalità malvagia che tiene incollati allo schermo. Sono loro, i “cattivi”, a dare carattere al drama. Senza di loro, l’intera impalcatura crollerebbe.
Poi c’è Jung Sung-il, che interpreta Ha Do Yeong, il marito di Yeon Jin. Un personaggio che emerge come il più sfaccettato e interessante dell’intera serie. Uomo di successo, freddo e misurato, ma capace di crepe emotive che lo rendono umano. La sua chimica con Song Hye Kyo è palpabile, per certi versi sarebbe risultato probabilmente più intrigante sviluppare il loro legame piuttosto che la relazione con Joo Yeo Jeong (Lee Do Hyun). Quest’ultimo, purtroppo, finisce per essere sacrificato a un ruolo che non decolla mai del tutto: il chirurgo plastico innamorato della vendicatrice, pronto a tutto per aiutarla, ma la cui motivazione e il cui spessore restano opachi fino alla fine. La loro storia d’amore, per quanto dolce, sembra inserita forzatamente in una narrazione che non ne aveva bisogno.
Infine c’è lei, Song Hye Kyo: l’attrice sicuramente più nota, ma anche quella la cui prova mi ha lasciato più perplessa. Il suo volto di pietra, la recitazione monocorde, l’assenza di sfumature: caratterizzazione del personaggio o limite dell’attrice? Un bel dilemma. Sicuramente Dong Eun è, per definizione, una donna che ha spento ogni emozione per sopravvivere. Il suo essere “di ghiaccio” è funzionale al personaggio. Il problema è che, nei momenti in cui quel ghiaccio dovrebbe incrinarsi – i traumi, gli incontri ravvicinati con i suoi aguzzini, le rare occasioni di vulnerabilità – l’interpretazione resta piatta. Nutrivo qualche dubbio sulla versatilità di quest’attrice già da tempo e questo drama sembra un po’ una conferma: sguardo fisso sul volto visto di profilo, postura immobile, tono controllato e misurato, parole intercalate sempre dalla stessa pausa sospesa. Un ruolo che le viene bene – e che qui ci stava – ma che sembra non lasciare spazio a molto altro.

Passando alla sceneggiatura, l’idea di base è solida ma l’esecuzione traballa. Troppi personaggi secondari, troppe sottotrame che si aprono e si chiudono senza un vero perché. La madre di Dong Eun, la coinquilina che subisce violenze, l’omicidio di So Hee, il mistero del cadavere sepolto: ognuno di questi filoni avrebbe meritato più spazio, oppure nessuno. Ciò che si ottiene è un accavallarsi di eventi che disperdono l’attenzione, mentre il nucleo della storia – la vendetta psicologica, il gioco del gatto e del topo – resta in ombra. E quando finalmente si arriva alla resa dei conti, il finale risulta paradossalmente affrettato: tutte le tessere cadono in modo troppo meccanico, come se la sceneggiatrice avesse premuto l’acceleratore negli ultimi due episodi per chiudere tutto in fretta.
Per quanto riguarda il tema della violenza, il drama non risparmia nulla: bruciature, percosse, stupri. La serie mostra il bullismo in tutta la sua crudeltà, e lo fa con un realismo che può essere difficile da sostenere. Ma c’è anche il rischio che questa violenza diventi fine a sé stessa, uno strumento per impressionare più che per raccontare. Le continue scene di abusi – fisici e psicologici – finiscono per desensibilizzare lo spettatore, trasformando il dolore in un rumore di fondo, e a questo punto la storia perde la sua presa emotiva.
La fotografia è curatissima, con inquadrature che giocano sui contrasti tra luci e ombre per riflettere la dualità dei personaggi. La colonna sonora, pur non indimenticabile, accompagna senza mai sovrastare. E ci sono momenti di puro cinema, come l’incedere di Dong Eun nel quartiere dei ricchi, vestita di nero, immobile come una statua mentre intorno a lei la vita degli altri scorre. Scene che restano indubbiamente impresse, insomma.
Tra le scene meno riuscite, sicuramente l’ultima: quel “ti amo” sussurrato in un momento in cui le parole avrebbero dovuto essere altre, o forse nessuna. Un finale che, invece di chiudere il cerchio con la forza della vendetta compiuta, si rifugia nel romanticismo più convenzionale, lasciando l’amaro in bocca per l’aspettativa disillusa di una conclusione più fedele al personaggio.

La domanda finale è: “The Glory” – inteso come il drama completo composto da entrambe le parti - merita davvero? Forse sì, ma con alcune riserve. È un drama che tiene incollati per la voglia di vedere i cattivi puniti, che regala qualche brivido e qualche emozione. Ma è anche un’opera che poteva essere molto di più: più tesa, più profonda, più coraggiosa nel tagliare il superfluo e concentrarsi sull’essenziale. Lascia addosso una sensazione di occasione sfumata, come se il potenziale esplosivo della polvere da sparo fosse stato disperso in troppe piccole scintille invece che in un’unica, devastante fiammata.
Lo consiglio? Per via del tema importante, di alcune scene che restano e della prova recitativa dei cattivi… Direi tranquillamente di sì. Ma senza l’aspettativa di trovarsi davanti un capolavoro: piuttosto un’opera imperfetta, ambiziosa e a tratti confusa, ma capace di regalare momenti di puro intrattenimento. E forse, per un revenge drama, può bastare.

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