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  • Last Online: 4 hours ago
  • Gender: Female
  • Location: The Boot
  • Contribution Points: 0 LV0
  • Roles:
  • Join Date: October 14, 2023
  • Awards Received: Finger Heart Award1 Flower Award2
Completed
School Trip: Joined a Group I’m Not Close To
2 people found this review helpful
by Lynnea Flower Award1
2 days ago
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.5

Delicata e graziosa BL sull'amore adolescenziale tra i banchi di scuola

BL molto semplice, delicata e adolescenziale, che ruota attorno ad un unico pairing, formato dall’affascinante e apparentemente irraggiungibile Watari e dal gentile, un po’ impacciato e timido Hioki.
La storia è davvero leggera e senza pretese, con tutti i cliché che si possono mettere in conto. Ci troviamo tra i banchi del liceo, con gruppi di studenti che intrattengono amicizie dai risvolti ancora un po’ infantili.
Da una parte abbiamo quindi Watari, ragazzo bello e popolare ma un po’ enigmatico, che comincerà a corteggiare Hioki a modo suo, ovvero imponendo la sua presenza e manifestando possessività a tratti. E’ un ragazzo di fatto determinato, ma anche estremamente ermetico. Agli occhi di Hioki risulta difficile comprendere le sue intenzioni ed emozioni, se non quando arriva a dichiararle apertamente. Hioki dal canto suo è un giovane dall’indole gentile e genuina ma anche molto insicuro e con scarsa autostima: non si sente all’altezza di Watari e nemmeno dei suoi amici, pertanto inizialmente non si capacita del fatto che vogliano renderlo parte del loro gruppo.

A livello di recitazione, decisamente buona la prova per entrambi i protagonisti: Fujimoto Kodai (Hioki) interpreta il suo ruolo con grande naturalezza riuscendo a farsi apprezzare e risultando grazioso pur non essendo esteticamente bellissimo. Hideyoshi Kan (Watari) veste in modo performante i panni del “bello e irraggiungibile” - che poi così irraggiungibile non è e non vuole essere – oltre a dimostrare una grande espressività non verbale, soprattutto a livello di sguardi. Quanto alla chimica e alla sintonia tra i due siamo sicuramente a un buon livello. Nei confronti dello spettatore - almeno personalmente - mancava qualcosa: li ho trovato carini e graziosi, ma non sono riuscita ad affezionarmi come mi capita con altri personaggi in altri drama.
In termini di caratterizzazione dei due giovani, trovo però che abbiano saputo descrivere in modo calzante le due facce della medaglia che rappresenta un po’ il periodo turbolento dell’adolescenza: insicurezza, timore e in generale un approccio a piccoli passi da una parte (Hioki) e l’intensità di chi vuole qualcosa senza mezze misure e quasi si trattiene dal procedere a lunghe falcate (Watari).
Rispetto al cast secondario, non ho trovato dei personaggi ben delineati, ma del resto l’intero drama ha come unico focus la coppia principale. Ho apprezzato un po’ l’amico di infanzia di Hioki nella misura in cui promuoveva una sana gelosia e rivendicazione da parte di Watari, mentre gli amici di quest’ultimo sono stati un po’ un contorno insipido, in alcuni momenti anche un po’ superfluo.

In tema OST, c’è giusto un brano che ho trovato interessante. Del resto la scarsa durata della serie impedisce un po’ di affezionarsi a una o più musiche e il numero di volte che possono essere riproposte è complessivamente limitato.

Come tipologia di BL mi ha ricordato per certi versi il drama giapponese “My love mix-up!”(Kieta Hatsukoi, 2021) e per altri il drama – sempre giapponese – “If It's You, I Might Try Falling in Love” (Kimi to Nara Koi wo Shite Mite mo, 2023). Del primo mi ha ricordato un po’ le dinamiche scolastiche, del secondo la delicatezza. Non è però a mio avviso riuscito ad eguagliare né l’uno né l’altro. Questo perché l’ho trovato non perfettamente bilanciato: avrei gestito diversamente il seppur poco tempo a disposizione, dove si ripetono alcuni meccanismi caratterizzati un impaurito Hioki che sembra subire inevitabilmente il fascino un po’ predatorio di Watari senza mostrare uno sviluppo costante (ogni tanto il passo avanti c’è, ogni tanto no e quindi si aspetta la successiva scena dello stesso tenore). Questo ha portato a qualche dilungamento non necessario e a concentrare un po’ troppo il finale, molto bello ma che avrei preferito fosse più diluito. Si fa però perdonare con i due mini episodi extra – dieci minuti l’uno – dove finalmente all’imbarazzato corteggiamento subentrano degli approcci da coppia, e quindi un po’ più decisi e intensi.

Spunti di miglioramento a parte, è senza dubbio consigliata a tutti gli amanti delle BL (e anche a chi per la prima volta vuole approcciarsi al genere, direi).

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Completed
Cashero
2 people found this review helpful
by Lynnea
4 days ago
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

Rapido ma impreciso ritratto di un curioso eroe squattrinato

Cashero è quel drama che suscita curiosità nonostante i numerosi difetti, ma che si continua a guardare fino alla fine accettando la presenza di svariati aspetti migliorabili.

LA DURATA:
Breve, gli otto episodi – la metà dei canonici coreani – lo rendono una visione rapida, con un investimento di tempo sufficientemente contenuto e, di conseguenza, una maggiore clemenza rispetto ai difetti.
Se da una parte non si rischiano le criticità dei drama eccessivamente prolissi, dall’altra si è andati forse un po’ troppo al risparmio in termine di minuti, ed è mancato lo spazio per fare la giusta e necessaria chiarezza su svariati aspetti. Se otto episodi era la misura perfetta per serie come “The trauma code”, qui il tipo di storia che si voleva sviluppare avrebbe necessitato di qualche episodio in più… Dodici sarebbero stati a mio avviso quelli giusti.

LA STORIA:
Non c’è una vera e propria storia… Di fatto questa coincide con la figura del protagonista. Kang Sang Woong è un giovane impiegato dalla vita ordinaria, che convive con la fidanzata storica e con la quale cerca faticosamente di mettere da parte i risparmi necessari a comprare finalmente casa.
Il padre verso il quale non ha la minima stima trasferirà a lui un superpotere in modo improvviso e bizzarro, per cui si ritroverà dall’oggi al domani in una situazione più disperata che fantastica, già che l’utilizzo delle nuove abilità acquisite comporta il dover depauperare le proprie risorse economiche.
Proprio il tema del denaro è un po’ il perno centrale della storia: Sang Woong che cresce in una famiglia perennemente in difficoltà a causa di un padre incapace di salvaguardare i risparmi, la fidanzata storica ossessionata dal denaro e che di lavoro fa la contabile. Cashero aggiunge poi il dilemma per eccellenza: un supereroe che per fare del bene si deve ridurre sul lastrico. Forza sovrumana e capacità curative diventano incredibilmente “costose”, ma ancor più difficile diventa scegliere di non intervenire nelle questioni non strettamente personali, salvaguardando però così la situazione ordinaria della propria vita personale. Più una condanna che una fortuna, insomma.

La trama ha il pregio di approcciare le diverse situazioni sfruttando modalità variegate, per cui ai passaggi più drammatici si alternano momenti ironici e bizzarri, scene più riflessive stemperate da momenti di pura azione, oltre a brevi spiragli di simpatica levità (ad esempio quando la fidanzata che gli passa la banconota per testare l’aumento della sua forza anche in camera da letto). Nonostante ciò, il drama palesa una scarsa chiarezza narrativa che porta questi diversi tipi di approccio a susseguirsi bruscamente, senza una lineare continuità necessaria a rendere il tutto scorrevole e coerente.


IL CAST
Partendo dal protagonista, Lee Jun Ho si rivela una scelta più che azzeccata: attore carismatico ed espressivo, reduce da un’altra prova meritevole (Thyphoon family) e che vanta in generale diverse intepretazioni degne di nota negli ultimi anni (King the land, Chief Kim, Dress sleeved red, Just between lovers). La sua è una recitazione grintosa, di carattere, che trova ad esempio un perfetto riscontro nelle inquadrature finali di alcuni episodi, dove riesce a conferire il giusto grado di incisività e verve alla scena. Oltre a lui, da segnalare sicuramente la prova di Kim Byung Chul, attore particolare capace di farsi apprezzare in ruoli diversi e il cui talento avevo già avuto modo di conoscere in “Doctor prisoner”. Ho ritrovato con piacere altre vecchie conoscenze, quali Jang Hyun Sung (il detective) e Kim Won Hae (l’anziano che vede il futuro), attori da anni dediti a interpretare magistralmente figure secondarie di drama celebri e ben fatti. Tutti attori, quelli citati, le cui carriere si erano già incrociate sui set di “Chief kim” e “Doctor prisoner” (all’appello credo manchi solo Namgoong Min, protagonista di entrambe le serie citate, ma che qui comprendo non avrebbe avuto senso… Anche perché la sua presenza avrebbe oscurato il protagonista, e non era certo il caso). Si fa nuovamente notare, in senso positivo, Lee Chae Min (Cho Nathan), che quest’anno ha attirato l’attenzione di molti grazie alla splendida prova in “Bon appetit, your Majesty”. Tra l’altro l’attrice che qui interpreta la sorella, nell’altro drama ricopriva il ruolo della sua concubina: di nuovo un ruolo da “cattiva” e di nuovo un buco nell’acqua, già che ne risulta ancora una volta un personaggi fiacco. Simpatica la ragazza col potere della telecinesi, mentre la fidanzata del nostro eroe davvero anonima: il romance non era il tema predominante ma più che altro un elemento di contorno, per cui la sua presenza è stata tutto sommato senza infamia e senza lode… Così come lo sarebbe stata quella di tante altre attrici non particolarmente brillanti.

OST
Non fenomenali ma adeguate al tipo di drama. Carine, in certi passaggi si fanno particolarmente notare, ma non sono quei brani che ti rimangono in testa anche a visione conclusa.


MARGINI DI MIGLIORAMENTO
- La figura del padre, introdotta e spiegata veramente male e in modo incoerente: non c’è un grande rapporto padre-figlio ma nemmeno del risentimento, per cui risulta abbastanza incomprensibile il fatto che trasmetta di punto in bianco il potere al giovane, stravolgendogli la vita e senza nemmeno degnarlo di spiegazioni non solo dovute ma anche necessarie per la sua incolumità. Un potere talmente ambito per cui Sang Woong entrerà fin da subito nel mirino dell’alleanza mondana, mentre al contrario il padre era stato lasciato tranquillamente in pace per anni. Qualcosa non torna, maialino-salvadanaio a parte.
- Gli altri soggetti con super poteri, di cui si sa ben poco e si decide di raccontare ancora meno. L’avvocato, Pan-Mi… persino il detective, avrebbero meritato tutti una maggiore attenzione e introspezione. Peccato.
- I cattivi: qui siamo proprio messi male. Sembrava una staffetta di quattro atleti dalle prestazioni deludenti che non facevano altro che passarsi – faticosamente – il testimone l’un l’altro. Soprattutto sugli obiettivi di ciascuno di loro, dal padre ai due figli all’usuraia, è rimasta una grande confusione.
- Le dinamiche, spesso poco coerenti e dove i tempi non tornano: Sang Woong viene attaccato da Cho Anna e dal suo tirapiedi dalle braccia infuocate, segue lo scontro tra i due, la vittoria di Sang Woong… Che poi si ferma. La nemica è lì, a un passo da lui, difesa da un gruzzolo di guardie inutili, e niente, il confronto termina lì, tipo “fine primo round”. Se facciamo fuori la cattiva subito, come portiamo avanti la storia? Non solo, hanno così fretta di mettere le mani su Sang Woong, sperando non si metta di mezzo anche l’Avvocato, che lo lasciano poi tranquillo per giorni/settimane, durante le quali lui ha paradossalmente modo di allearsi con gli altri due super umani e allenarsi per diventare più agile e forte. Ma perché??? Sono scelte che hanno senso solo per arrivare dove la storia già scritta vuole arrivare, ma rappresentano di fatto una strada forzata poiché il buonsenso e la logica andrebbero in tutt’altra direzione, ed è con quelle che ragiona lo spettatore ignaro dell’intera sceneggiatura.


Il drama dura poco, alcuni spunti sono originali, il cast merita, la storia a modo suo incuriosisce… Abbastanza da accettarne i difetti – che vanno messi in conto e che salteranno all’occhio – e apprezzarlo per quello che è.

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Completed
Thundercloud Rainstorm
2 people found this review helpful
by Lynnea
8 days ago
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Grande potenziale e originalità che si concretizza anche... ma solo nella prima metà.

BL coreana – tipici otto episodi da mezz’ora l’uno – che mi è sembrata il perfetto punto di convergenza tra il drama coreano “Cherry blossom after winter” e la serie giapponese “My personal weatherman”, due BL che ho adorato ma che non erano esenti da difetti. L’impressione è quella di aver preso il meglio da entrambe e limato alcuni spigoli che non funzionavano.

Rispetto al sopracitato “Cherry blossom after winter” ho ritrovato la comunicazione tipica coreana – non dispersiva e banale come quella tailandese ma nemmeno stringata come nelle opere giapponesi – oltre al fatto che la caratterizzazione dei due protagonisti ricordava un po’ quella dell’altro pairing (in particolar modo ho trovato grande somiglianza tra Il Jo ed Hae Bom, educati e remissivi, apparentemente indifesi). Altro aspetto comune è la parentela non consanguinea, da una parte due fratellastri e dall’altra due cugini, ma in entrambi i casi con un’adozione di mezzo.

La somiglianza col giapponese “My personal weatherman” riguarda soprattutto le scene intime, dove siamo ben oltre i classici baci stampo e amori platonici delle BL coreane, sebbene ancora lontani dalla chimica di Yoh e Mizuki, protagonisti di svariate scene NC18 intriganti ma mai volgari. Anche la pioggia caratterizza entrambi i lavori, riproponendosi quale elemento ricorrente.
Elemento comune è anche la singolare convivenza, con uno a servizio dell’altro quale pagamento di un debito (nel caso di Yoh il solo vitto e alloggio, per Il Jo anche le spese sanitarie). Inoltre, entrambe le coppie presentano una figura dominante, apparentemente insensibile e distaccata, interessata solo al lato prettamente fisico dell’ambigua relazione, e una controparte più remissiva e debole, un po’ in balìa degli eventi.

Come dicevo, “Thundercloud rainstorm” ha il pregio di saper unire i pregi di entrambe, trovando il dosaggio perfetto degli ingredienti: i primi tre episodi sono davvero a dir poco stupendi, catturano fin da subito e si dimostrano belli carichi e coinvolgenti. Questo fintanto che abbiamo Il Jo praticamente alla mercè di Jeong Han e l’altro trincerato dietro un distacco che da reale si fa però via via sempre più apparente. Nella parte centrale la dinamica cambia, Il Jo prende le distanze e Jeong Han si riscopre improvvisamente innamorato, per cui il meccanismo gatto-topo vede un’inversione di ruoli che ci sta, ma solo fino a un certo punto. Gli ultimi episodi perdono ulteriormente quota, eccessivamente incentrati sulla componente melodrammatica. Se all’inizio la vera caratterizzazione dei personaggi non era totalmente – e volutamente – chiara, alla fine la questione viene talmente sviscerata da risultare paradossalmente comunque confusa: mille ragioni, mille paure, mille scelte, mille fraintendimenti, altrettanti ripensamenti. Il senso dell'intera storia viene un po' a mancare, nella sostanza.

Mi sta bene che rispetto alla fotografia iniziale si voglia arrivare a uno sviluppo delle due figure che risulti infine non banale o piatto, per cui Il Jo mostrerà in realtà una ferrea determinazione, una consapevolezza e maturità maggiore rispetto a Jeong Han che, al contrario, diventerà preda di un lato emotivo soppresso per anni. In tal senso ho trovato azzeccati i due flashback del passato: veloci ma illuminanti, mostrano i due cugini adolescenti con una caratterizzazione che sembra stonare rispetto al presente, ma che fa capire quanto le loro personalità siano in realtà molto più complesse e di come il contesto abbia agito su di loro. Gli scorci del passato compensano la quasi totale mancanza di informazioni sullo storico: all'avvio del primo episodio si inquadra la situazione generale, ma non è ben chiaro il tipo di rapporto tra i cugini, se si fossero frequentati negli anni precedenti oppure se fossero quasi completamente estranei.

Un aspetto poco gradito - e qui stavolta il paragone lo farei con la BL Revenged Love – riguarda la scelta di eliminare quasi completamente le scene più intime al subentrare dei sentimenti e delle dichiarazioni (cosa che trovo ridicola, come se un aspetto precludesse l’altro).

Il finale è decisamente poco pretenzioso, trova conclusione praticamente in un momento casuale già che lo svisceramento di tutto il non detto e del travisato non fa che rimescolare continuamente le carte in tavola in modo disordinato, finchè stop, si decide che il mazzo può essere finalmente rassettato e messo via.

Cast ridotto ai minimi storici (conta meno di una decina di attori, così come anche nelle altre due serie citate) e recitazione buona: i protagonisti non sono giovani esordienti e non hanno alle spalle prove degne di nota. Non escludo che questo possa essere per loro il drama di maggior successo, ma in ogni caso non mi spiacerebbe ritrovarli in qualche serie futura, già che hanno dimostrato un buon livello di competenza.
Menzione positiva per la OST, personalmente non da playlist ma comunque estremamente valida e azzeccata.

A conti fatti, un drama dal potenziale veramente enorme, ben visibile anche nel concreto nella prima parte. Poi però ci si è proprio smarriti, troppi sviluppi e ragioni taciute che ribaltano di continuo la prospettiva, aspetto tutt’altro che piacevole e che nell’ultima parte da proprio l’impressione di girare attorno al nulla.

E’ un vero peccato: per una volta gli ingredienti erano stati abbinati in modo nuovo e dosati in quantità bilanciate, ma poi nei passaggi successivi della ricetta qualcosa è andato storto, e il risultato finale è apprezzabile solo in parte. Prima parte da nove abbondante, ultimi episodi poco più che sufficienti: complessivamente consigliato, sia per il tentativo fatto che per la parte di obiettivi raggiunti.

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Completed
Love at Night
2 people found this review helpful
by Lynnea
8 days ago
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Office-romance credibile e adulto, non in balìa di sciocchi clichè senza senso.

Drama romantico ambientato in ufficio. Niente di nuovo ma complessivamente ben fatto e più scorrevole rispetto ad altre serie simili, benchè forse ci fosse troppo poco materiale per coprire 30 episodi, per cui comunque il diffuso effetto "lungaggine" si è a tratti avvertito, anche se molto meno che in altri drama analoghi.
Ho apprezzato la caratterizzazione dei personaggi, adulti e maturi, con una FL che si trova a chiudere un rapporto decennale e un ML coerente nelle sue modalità di approccio e strategie. Se i vari incontri sono forzatamente fortuiti e fanno un eccessivo uso dell'effetto "coincidenza", la gestione dei rapporti tra lui, lei e l'ex risulta invece del tutto credibile. Non subentrano amnesie varie o rotture senza senso e non necessarie, e questo è un enorme valore aggiunto: il rapporto tra i due vede alti e bassi reali, ma è privo di cliché sciocchi e capricciosi.
Regia, cinematografia, sceneggiatura direi complessivamente nella media: nessun grosso strafalcione ma nessuna nota di merito da menzionare. Cast valido, non eccellente ma comunque performante.
Il pairing principale offre una buona chimica di coppia, mentre quelli secondari catturano di meno. All'evoluzione del rapporto tra il fratello e la migliore amica della protagonista viene dato ampio spazio, forse troppo, sia per la sviluppo che si va a proporre sia perchè a un certo punto sembra non esserci più un vero e proprio pairing principale.
L'ambientazione funziona pochino, il contesto aziendale non riesce a catturare l'interesse e l'attenzione, restando un qualcosa di indefinito e di sfondo alla storia, ma non veramente integrata ad essa nonostante vari deboli tentativi di agganciare situazioni lavorative a rapporti personali.
Una doverosa ma piccola considerazione a parte: il parco divertimenti?!?! La giostra dei cavalli?!?!? Tutte le volte - e sono tante, davvero troppe, purtroppo - mi chiedo immancabilmente: ma perchè?!?!??
Finale un po' deludente, l'impressione è che sia stato tirato per le lunghe senza ragione alcuna, e quando arriva il tanto atteso epilogo è facile trovarsi a pensare "Beh, tutto qui?".

Consigliato? Sì. Imperdibile? Direi proprio di no.

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Completed
Road Home
2 people found this review helpful
by Lynnea
18 days ago
30 of 30 episodes seen
Completed 0
Overall 4.0
Story 4.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.0
Rewatch Value 2.0

Tanta lentezza e pochi contenuti per una storia che poteva occupare giusto la durata di un film

Ho iniziato a guardare questo drama un annetto fa, spinta dalla valutazione positiva. Fin dai primi episodi ricordo di aver avvertito una lentezza esasperante, al punto da ritrovarmi ad abbandonarlo arrivata circa alla metà.
Il titolo mi è ricomparso davanti per caso qualche settimana fa, ricordavo di averlo droppato ma mi sono detta che forse, all'epoca, magari non ero nel mood giusto e questo poteva aver contribuito al misero risultato.
Quindi ho deciso di dargli una seconda chance.
E... Niente. Stesso discorso della prima volta.
Con estremo sforzo - e saltando a piedi pari alcune parti o velocizzandone altre - sono riuscita a giungere alla conclusione: la lentezza esasperante che ricordavero era ancora tutta lì, intatta, e ad essa si è aggiunta l'impressione di una scarsità generale di contenuti. Una storia troppo debole e semplice per una durata simile, dove nessun riempitivo può arrestare quello che sembra un andare inesorabilmente e lentamente - molto, molto lentamente - alla deriva.
Posso apprezzare drama particolarmente lenti, ma dove contenuto e spessore la fanno da padroni. Allora lì il ritmo può anche arrestarsi del tutto, per quanto mi riguarda. Ma qui manca sia l'una sia l'altra cosa.
Accusato il colpo due volte su due, direi che non è proprio il drama che faceva per me.

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Completed
The Director Who Buys Me Dinner
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 13, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

BL coreana a suo modo apprezzabile ma fortemente penalizzata da una brevissima durata

Visione più della durata di un film di media lunghezza che di una serie vera e propria, complessivamente conta 10 episodi da 15 minuti scarsi l'uno, se si considera che ogni episodio parte con un recap dell'episodio precedente seguito dalla sigla.
La breve durata è sicuramente il difetto principale del drama, poichè la storia proposta non ha davvero possibilità di essere presentata e sviluppata in modo soddisfacente. Il coinvolgimento divino, la questione della maledizione, l'attesa per secoli e la reincarnazione sono tutti elementi che - introdotti e gestiti a velocità supersonica - finiscono per rasentare un po' l'assurdo e creare una confusione con effetto non-sense in molti passaggi. Le dinamiche a monte non sono ben chiare e - nonostante un flashback dedicato in uno degli ultimi episodi - non chiare rimarranno. Lo stesso personaggio di Denis non verrà mai spiegato bene, per cui il suo comportamento rimarrà in molti casi un mezzo punto di domanda. Il cast è ridotto all'osso e le interazioni con i personaggi secondari pure, poichè lo scarso tempo a disposizione viene investito - comprensibilmente - tutto sui protagonisti. Il finale, nel suo complesso, ci sta.
Detto questo ho trovato la recitazione davvero molto buona, i due attori protagonisti - generalmente abituati ad essere personaggi secondari di supporto se non addirittura comparse - mostrano di meritare a pieno titolo il ruolo principale, e non mi spiacerebbe vederli impegnati in qualcosa di più corposo.
Al di là della trama, che dicevo è concentrata e semplificata al punto da penalizzare fortemente l'apprezzabilità della storia, le modalità relazionali che si sviluppano tra i due, per quanto anch'esse affrettate, sono decisamente gradevoli. E' un tipica BL coreana dove l'approccio e l'interazione tra i due protagonisti è al contempo delicato ma emozionante. In questo senso mi ha ricordato molto drama quali "Jun and Jun", piuttosto che "Cherry blossom after winter", "Our dating sim" o "Semantic error". Tutte serie con tanti elementi positivi comuni ma tutte piuttosto brevi - a memoria non vanno oltre gli 8 episodi, quantomeno non della durata breve come in questo caso - ed è un fattore che andrebbe davvero riconsiderato. Le BL coreane personalmente mi piacciono molto, ma meritano indubbiamente un investimento maggiore, altrimenti il risultato avrà sempre i soliti limiti legati alla durata e, di conseguenza, a un mancato approfondimento dei contenuti della vicenda e della credibilità della storia stessa.
Detto questo resta una visione che, pur veloce e difettosa, permette di apprezzare svariati momenti. A patto di affrontarla con piena consapevolezza dei limiti, non mi sento proprio di sconsigliarla.

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Completed
My Love, Enlighten Me
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 10, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0

Intermezzo leggero e grazioso per un mood positivo...

Drama carino, piuttosto semplice e disimpegnato. La trama è scontata, anche banale, con tutti i cliché che si possono mettere in conto e dove gli ostacoli insormontabili non sono, a conti fatti, chissà che cosa. Le motivazioni dietro alcune scelte - anche importanti - sono decisamente discutibili, questo va sottolineato fin da subito.
La vicenda è al servizio del romance, la storia in sè viene praticamente costruita attorno ai protagonisti. C'è una superficiale tendenza a rompere e ricucire rapporti come se niente fosse, con tutti i risvolti che seguono e che sembrano davvero molto lontani dalla vita reale. Pur non essendo nulla di nuovo e nonostante qualitativamente sia semplicemente nella media, vanta comunque alcune scelte azzeccate. In primis la caratterizzazione della protagonista, dove piace l'idea di questa ragazza che pur vedendo il suo sogno infrangersi si rimbocca le maniche e riparte da zero, senza mollare nonostante i prevedibili momento di sconforto e sfiducia. Lui è un ragazzo interessante, di poco più giovane di lei (aspetto che caratterizza anche il pairing secondario), inizialmente poco espansivo e dotato di super memoria - sindrome nota come ipertimesia - che da una parte lo rende affascinante e intrigante ma che dall'altra prevede un costo non indifferente.
Le interazioni tra i due sono graziose, le scene romantiche non perfette ma apprezzabili (baci a stampo con occhi a palla bocciati, però), e mi è piaciuto molto il fatto che l'estetica non sia stata messa al primo posto: specialmente per quanto riguarda la protagonista, le due altre figure femminile che l'accompagnano - amica ed ex amica - sono indubbiamente più "belle", secondo i normali canoni, eppure lei resta la scelta più adatta per il ruolo da protagonista, per come è stato pensato. Un valore aggiunto che non capita di trovare molto spesso (i protagonisti solitamente sono in termini di bellezza in cima al resto del cast).
Pairing secondario avviato un po' in sordina, ma viene poi sviluppato in modo interessante, per cui spunta positiva anche per lui. Un po' fiacchi gli antagonisti/rivali in amore. Finale all'insegna della banalità con tutti a tavola.... non aggiungo altro per non spoilerare.
Tirando le somme, è un grazioso e piacevole intermezzo (non nel senso negativo del termine...a volte una visione leggera è quello che ci vuole, non si può vivere solo di drama profondi e impegnativi, nemmeno fossero tutti pietre miliari).

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Completed
Ms. Incognito
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 10, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 5.5
Story 5.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 4.5

Buono l'inizio... Ma soltanto quello. Drama complessivamente deludente nonostante il valido cast.

Di buono c'è solo l'inizio. I primi tre episodi sono validi, suscitano un certo interesse e promuovono un certo tipo di aspettative... Che verranno però presto disattese. L'idea alla base è molto chiara, la realizzazione molto meno. Tanta confusione, tanti errori e strafalcioni, molti controsensi, non poche ovvietà. Su questa scia l'entusiasmo iniziale presto inizia a venire meno, la serie va alla deriva, poi naufraga e infine si inabissa nella noia. Arrivare alla fine è stata una fatica, e certo non è la sensazione che uno spettatore ricerca.
Nei panni della protagonista troviamo una sempre molto brava Jeon Yeo Bin, attrice che dopo le performance in "Vincenzo" e "Our movie" si trova sulla cresta dell'onda, ma che qui finisce per essere imbrigliata in un personaggio inconsistente, legato a una sceneggiatura con pesanti problemi di coerenza e credibilità. L'idea dell'anonimato non ha funzionato affatto, al contrario tutto si è rivelato essere più che palese e scontato.
L'inizio, dicevo, è l'unica parte meritevole. Dal suo arrivo nella sperduta cittadine di Muchang l'intera storia sembra assumere tratti tragicomici, riempiendosi di stupidi fraintendimenti, situazioni assurde e del tutto irreali. I meccanismi causa-effetto che hanno portato avanti la storia fino al suo epilogo sono molto discutibili: manca il buonsenso, con il quale si risolverebbe tutto nel giro di un paio di episodi, invece si forza la trama verso scelte che non hanno la minima logica se non quella di andare verso la direzione prevista da un copione che, in termini di coerenza, lascia davvero a desiderare.
Rispetto al cast, comunque complessivamente buona la prova Jeon Yeo Bin. Moon Sung Geon, il vecchio presidente, performante nel ruolo interpretato e figura di rilievo nella prima parte, un'ottima prova per un bravo attore che da anni veste i panni del personaggio secondario in moltissimi drama di successo (Our movie, Connection, Vuoi sposare mio marito?, My dearest/Lovers e molti altri ancora). Ben riusciti anche i personaggi dell'amica svampita e dell'avvocato zelante, così come l'antagonista che riesce - come è giusto che sia - a farsi detestare e a risultare veramente antipatica, anche semplicemente nell'estetica. Per nulla riuscito invece Jeon Dong Min, che rimane un personaggio piatto e per nulla convincente (quella frangia perennemente infilata in mezzo agli occhi, poi, è stata una vera e propria tortura).
Tutta la vicenda centrale, che prevalentemente si svolge nella piccola cittadina, risulta prolissa e noiosa, buona parte degli abitanti tratteggiati in modo troppo esagerato, chi per un verso chi per l'altro, tanto da risultare fastidiosamente finti e fuori luogo.
Le emozioni tornano a farsi un po' vive nel finale, ma parliamo ormai degli ultimi episodi e non bastano certo a risollevare le sorti del drama, ormai arenato sul fondale.
Partita curiosa, inizialmente carica, ben presto tremendamente delusa, infine quasi pentita del tempo dedicatole. Meglio puntare ad altro...

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Completed
Be with You
2 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 2, 2025
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 10
Music 9.0
Rewatch Value 9.5

La capacità di colmare l'enorme vuoto di chi ci ha lasciato

Il film è l'adattamento coreano del romanzo giapponese "Quando cadrà la pioggia, tornerò" di Takuji Ichikawa, risalente a una ventina d'anni fa. L'avevo letto appena uscito, ricordavo a grandi linee la trama mentre vivida era la memoria di quanto mi aveva emozionata e commossa. Trasposizione all'altezza del libro, riesce a far emergere un turbine di emozioni delicate, struggenti e strazianti alle quali è davvero impossibile sottrarsi.
La quotidianità di padre e figlioletto dopo la scomparsa della moglie/madre, un essere andati avanti che è solo apparente ma che nel concreto nasconde un irrisolto - diverso - per entrambi. Una favola, un ritorno (in)aspettato che sa di magico ma che sul finire acquisirà un senso ancora più importante, amore, vita, scelte, lacrime, fiducia e consapevolezza. C'è davvero un mondo dentro questo film. Il tutto trasposto con estremo rispetto, in una storia che è al contempo delicata e intensa, dove trovano spazio non solo le lacrime ma anche i sorrisi, dove la tristezza è avvolgente ma mai amara e il distacco è un processo complesso che va oltre l'improvvisa perdita. Il tutto, inoltre, arricchito da tanti elementi simbolici, dalla malinconia della pioggia al tema del viaggio e molti altri.
Resto vaga ed evito volutamente spoiler perchè è uno di quei casi dove bisogna davvero avventurarsi ad occhi chiusi.
Tante, tantissime le scene toccanti, anche inaspettate, ma profondamente cariche di significato: davanti alla scena della macchina tutta insaponata ho davvero pianto.
Il risultato ottenuto non sarebbe stato possibile senza un cast di alto livello: la recitazione di So Ji Sub (Terius behind me, Oh my Venus) e Son Ye Jin (Crash landing on you) non è semplicemente molto buona, ma direi proprio eccellente.
Non è uno spaccato di realtà nel senso comune del termine, piuttosto un realismo magico dato dalla capacità dei sentimenti di trascendere lo spazio e il tempo. Forse non è un film per tutti, ma a tutti mi sento di consigliarlo caldamente.

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Completed
Back from the Brink
2 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 30, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Trama valida ma a tratti troppo diluita per un romance bello ma non travolgente

Storia complessivamente interessante, che mescola demoni, taoisti e maestri delle forze oscure. L'avvio è promettente, l'idea di questo spirito dragone millenario tradito dalla donna che amava in cerca di vendetta certamente affascina. Che la sua ambita scaglia protettrice del cuore sia finita per coincidenza nel corpo della protagonista è prevedibile ma serve a dare un senso alla loro alleanza, che si caratterizzerà comunque da un (non primo) incontro casuale. Compagna di viaggio a tratti recalcitrante, Yan Hui è una discepola taoista recentemente cacciata dalla sua setta per via della clemenza mostrata verso alcuni demoni prigionieri, in un mondo dove i due gruppi sono acerrimi nemici. Al fianco di Tian Yao, intraprenderà un complesso e pericoloso viaggio accompagnandolo nella ricerca delle sue parti essenziali (corna, vene, ossa, cuore). Lungo la loro strada compariranno svariate figure secondarie, alcune interessanti e ben riuscite, altre meno incisive o poco curate. Tra tutte spicca Bai Xiao Sheng, per certi versi quasi un personaggio principale: la sua entrata in scena - già nei primi episodi - imprime una nota di carattere al drama: la sua è una figura decisamente singolare, fastidioso e divertente, a tratti eccentrico, capace di conferire verve alle scene, vivacizzare i momenti di noia e stemperare i passaggi troppo seriosi. Il suo è un personaggio comunque complesso e multistratificato, che si ha modo di scoprire man mano e apprezzare sempre di più. Senza la sua figura il drama sarebbe risultato davvero molto sotto tono.
La trama non è un concentrato di originalità, ma risulta comunque ben strutturata. L'appeal tuttavia non è costante: i primi dieci episodi catturano l'attenzione, che si arena un po' nella noia poco dopo l'arrivo dei due nella Valle del Dragone. Si riprende nuovamente con l'entrata in scena dell'Elogio Spettrale, ma di nuovo rallenta poco dopo le nozze della coppia. Le plurime dipartite di lui nell'ultima parte sono un po' ridondanti, anche se vederlo rinascere dall'uovo di drago e vederlo e soprattutto seguirlo nella sua particolare crescita - la mente capricciosa e infantile di un bambino rinchiusa nel corpo di un adulto - è indubbiamente divertente. Forse, essendo in sul finire degli episodi, avrei un po' accorciato l'iter e accelerato il recupero dei ricordi dimenticati. Sicuramente la seconda parte risulta troppo diluita, il ritmo rallenta e - di conseguenza - l'interesse di chi segue anche. La conclusione è quell'happy ending non troppo happy, tipico di molti C-drama che trattano il tema della reincarnazione, dove ci si ritrova ma non necessariamente ci si riconosce entrambi.

Passando alla recitazione, avevo già avuto modo di vedere entrambi i protagonisti in altre prove: mi sono piaciuti entrambi, il talento si vede, lui molto bravo così come lo è stato nel recente "Love in the clouds", lei capace di interpretare in modo adeguato il personaggio femminile, anche se rispetto alla versatilità dell'attrice qualche dubbio mi sorge. La Yan Hui di questo drama assomiglia tantissimo alla He Yan di "Legend of the female general", l'impressione quindi di riproporre la stessa caratterizzazione pur in contesti - cioè drama - diversi c'è stata. Ad ogni modo, l'interpretazione proposta si adatta maggiormente alla figura della giovane protagonista di questa serie, mentre strideva maggiormente nell'ottica di un generale donna.

Rispetto ai costumi, mi è saltata particolarmente all'occhio la veste giallo chiaro che ripropone in diverse occasioni: tonalità solitamente non tra le più frequenti per le vesti della figura principale femminile ma che qui risulta una scelta azzeccata, capace di sottolineare la leggerezza del suo personaggio, esaltando l'idea di una giovane fanciulla allegra e frizzante.

Per quanto il drama sia complessivamente apprezzabile, non manca però di difetti. Le musiche potevano essere gestite meglio, in termini di volume - a volte irrompono in modo fin troppo precipitoso - e nei tagli, dove capita non di rado che si interrompano fin troppo bruscamente e non sempre perfettamente sincronizzate con il cambio di scena. Ho sentito la mancanza di un cattivo di tutto rispetto: c'è più di una figura nemica, ma nessuna capace di suscitare la stima che un vero cattivo meriterebbe, se ben fatto, al punto da poter risultare a suo modo affascinante nonostante lo spettatore si schieri ovviamente con il team dei buoni. Due cattivi di serie B se non C, per farla breve.
Infine, l'aspetto a mio avviso più penalizzante è stato il romance, che presenta svariate mancanze e un potenziale poco sfruttato. Le scene davvero romantiche latitano - tutta la serie conta pochissimi baci, e tra questi giusto uno degno di essere chiamato tale, per quanto sbrigativo e a stampo - le interazioni tra i due sono sì piacevoli, ma la chimica di coppia, anche al di là delle scene intime, è davvero tutt'altra cosa. Si gioca tanto sul tempismo mancato, per cui quando lei si dichiara lui fa un passo indietro e quando lui è disposto ad ammettere i suoi sentimenti lei prende le distanze in quanto precedentemente ferita. Questi momenti di mancata sincronizzazione non fanno impazzire e vengono anche tirati per le lunghe. Nel corso della storia ci scappa anche il matrimonio - anzi due - eppure nonostante a un certo punto sembri chiaro l'affetto che provano l'uno nei confronti dell'altra, di fatto il loro livello di interazioni e confidenza non sembra progredire con la naturalezza che la logica vorrebbe.

Non è la storia d'amore che resta nel cuore o per la quale mettere in conto un rewatch, ma il drama nel suo complesso è indiscutibilmente buono. Una bella visione dalla quale è bene non aspettarsi di esserne travolti.

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Completed
Love of the Divine Tree
2 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 28, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0
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La recitazione è valida ma la storia diventa presto preda della noia e delle occasioni mancate

Questa è una serie che costituisce un perfetto esempio - purtroppo - di quello che a mio avviso è il più frequente difetto di tantissimi C-drama fantasy (ivi compresi Xianxia, Wuxia, ecc.): il format standard di questi drama cinesi è davvero troppo importante, che siano 36 o 40 episodi e passa, nella maggior parte dei casi sono semplicemente troppi. Ciò si traduce in un inizio generalmente accattivante e interessante, che cala man mano per giungere - anche svariati episodi prima della fine della serie - a una totale e imperturbabile calma piatta, regno della noia assoluta. Davvero, se la lunghezza venisse mediamente ridotta a 16, massimo 24 episodi, probabilmente mi ritroverei a rivalutare molte serie per le quali, nel corso della visione, l'appeal è andato invece alla deriva.
"Love of the divine tree" parte decisamente bene, giocandosi un avvio breve ma ad effetto che, grazie a successivi flashback e flashforward, portano a rileggere le dinamiche iniziali con una chiave di lettura completamente diversa. Un meccanismo che funziona e che rema contro la prevedibilità.
Interessante anche il rapporto tra i due: parliamo di un romance tra maestro e discepolo ma, per non ingessare eccessivamente i ruoli, avremo prima lui discepolo di lei e successivamente la situazione esattamente capovolta, il che li porta complessivamente a una sorta di parità. L'inversione dei ruoli è sicuramente un punto a favore, raggiunto peraltro con linearità rispetto alla vicenda narrata.
Nella prima parte ho apprezzato molto il ML che, pur avendo i suoi trascorsi e le sue motivazioni, viene comunque caratterizzato da comportamenti che vanno corretti e in questo senso è apprezzabile la crescita personale che matura grazie agli insegnamenti della sua Maestra. Lei, al contrario, nelle vesti rosse della Maestra mescola la consapevolezza e la saggezza di lunga data a un approccio fin troppo spensierato (apparente o meno), con un sorrisetto semi-perenne che riesce a farla risultare a tratti anche antipatica. A Mu Qingge ho sicuramente preferito la sua reincarnazione, Xue Ranran. Bella l'idea dell'albero divino della reincarnazione, così come il filamento animato che l'accompagna durante la crescita e diventa un essere a lei estremamente caro. Il secondo arco narrativo parte bene, ma forse troppo presto: davanti a sè ci sono ancora innumerevoli episodi da riempire e i contenuti non riescono a mantenersi accattivanti, vuoi perchè ridondanti, vuoi perchè non ben sfruttati (tipo la questione delle sette celesti... Ci sono ma il loro ruolo è complessivamente poco incisivo).
Grosso scivolone, poi, sul finale, dove l'happy ending è sì gradito, ma proposto in modo esagerato e decontestualizzato, al punto da risultare ridicolo e assurdo. Le ultime scene non hanno davvero nulla a che fare con tutto il resto del drama.

In termini di recitazione molto buona la prova di entrambi, anche se il risultato ne esce penalizzato dai dilungamenti della sceneggiatura e dal tenore dei dialoghi, poco curati e strutturati.

Complessivamente è un drama mediamente buono, ma facile preda della noia, soprattutto nella seconda parte. Molte le occasioni mancate, per un motivo o per l'altro. Non è una visione che mi sento di sconsigliare ma - probabilmente - dopo averlo terminato finirà per confondersi con tanti altri titoli con i quali condivide le sopracitate e diffuse pecche. Niente di memorabile, per farla breve.

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Completed
ABO Desire
2 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 12, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 1
Overall 6.0
Story 5.0
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 4.0

Drama malsano ma con la sublime interpretazione di uno psicopatico

Trattasi di una serie BL made in Taiwan a tema Omegaverse, quindi un’ambientazione fantasy dove gli essere umani non sono più classificati in base al genere ma secondo una gerarchia di dominio alfa-beta-omega che contempla questioni come la gravidanza maschile, marchiatura, cicli di calore/furia legati all’accoppiamento e produzione di feromoni da ghiandole specifiche situate alla base posteriore del collo.

Un panorama discriminatorio e prevaricante che sinceramente non ho potuto apprezzare, dove vige la legge del più forte e l’umiliazione dei più deboli è all’ordine del giorno.

La trama è esclusivamente al servizio del doppio pairing - principale e secondario - con situazioni forzatamente assurde e improbabili. Tanti gli aspetti, nelle vicende così come nella caratterizzazione dei personaggi, davvero poco credibili. Va detto che spessore della trama e coerenza non sono gli obiettivi principali del drama, che punta invece ad essere pioniere del genere, a dispetto della censura cinese.

Piuttosto noioso il pairing secondario dato dallo zerbinoso Gao Tu e dal suo capo/ ex compagno di studi, l’altezzoso ma per nulla acuto Shen Wen Lang. Di quest’ultimo ho tuttavia apprezzato le conversazioni con l’improbabile alleato, Hua Yong. Sono momenti un po’ assurdi, tra uno psicopatico e un ottuso, che risultano però a tratti anche simpatici.

La coppia principale posso definirla solo malsana, dove la storia prende avvio per merito delle mille bugie di Hua Yong, trasformando l’inizialmente arrogante e dominante Sheng Shao You in un burattino senza spina dorsale, pronto a voltare pagina dopo un’incazzatura davvero celere e a perdonare un trattamento a dir poco inaccettabile.

Pessima anche la gestione del tempo: la prima metà degli episodi sembra procedere a rallentatore, con l’impressione di un perenne procrastinare l’entrata nel vivo della vicenda. Gli ultimi episodi al contrario sembrano concentrati a dismisura: in particolar modo l’ultimo sembra il pessimo risultato di un “taglia e cuci” per inserire tutti i passaggi che avrebbero necessitato minimo del quadruplo della durata dell’episodio.

A fronte di queste critiche impietose, c’è da chiedersi perché sia giunta alla fine - interminabile, già che con un episodio a settimana la messa in onda è durata qualcosa come tre mesi - invece di droppare la serie a piedi pari.

La risposta è solo una: Hua Yong.
Personaggio , ripeto, malsano e che non può e non deve rappresentare un modello nella vita reale, indipendentemente dai trascorsi difficili che gli si possono attribuire. Meschino, subdolo, falso fino al midollo e disposto a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo e soddisfare quella che a tutti gli effetti è un’ossessione malata che si vuole spacciare per amore.

Pur condannando quindi il personaggio su tutta la linea, ho trovato davvero sublime l’interpretazione dell’attore - Huang Xin - che ha saputo portare in scena una figura da brividi, tremendamente bipolare e capace di alternare in modo a dir poco inquietante lo sguardo indifeso con tanto di occhi lucidi e postura remissiva a un portamento categorico, freddo e letale. Tanto è eccessivamente stucchevole nell’occuparsi del suo Mr. Sheng, tanto si rivela insensibile nei confronti del resto del mondo, con un disinteresse totale e una mancanza di empatia patologica da renderlo quasi non umano. Enigmatico - in tutti i sensi - rappresenta la vera singolarità della serie.
Davvero credibile nella sua facciata gelida, autorevole e autoritaria, dove si sente palesemente al di sopra di tutto e di tutti.
Ho seguito l’attore di recente anche in uno short drama - etero, non BL - dove al di là della bassa qualità della serie ha dimostrato ancora una volta di essere performante nel ruolo del protagonista freddo, distaccato e tagliente.

Per quanto mi riguarda salverei quindi solo questo aspetto del drama, ovvero la prova di talento del sopracitato Huang Xin e la speranza di rivederlo in una serie dal contesto totalmente differente ma con lo stesso tipo di caratterizzazione che, a quanto pare, è davvero nelle sue corde.

Per il resto, visione per quanto mi riguarda molto discutibile, credo apprezzabile solo dai fan del genere che, a sua volta, è un po una derivazione di nicchia del filone fantasy slash.

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Completed
Sinful Marriage
2 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 26, 2025
24 of 24 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 5.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.5

Obiettivi troppo alti rispetto ai mezzi a disposizione. Idea di base e protagonisti interessanti.

Zui Jia (Sinful marriage) è uno short drama cinese che punta a un obiettivo di tutto rispetto salvo non accorgersi di avere di fatto degli importanti limiti per raggiungerlo, nonostante la buona volontà.
Mi è piaciuta l'idea del finto matrimonio - non lo definirei nemmeno di convenienza, più uno strumento di vendetta - così come la fitta rete di intrighi e un rapporto di fiducia tra i due coniugi che si instaura a fatica e a piccoli passi laddove regna ampiamente il sospetto. Mi è piaciuta la caratterizzazione della protagonista femminile: sveglia, di buon animo ma - all'occorrenza - abile doppiogiochista senza troppi rimorsi. Molto interessante, dal punto di vista estetico, il protagonista maschile. Per entrambi, inoltre, un livello di recitazione sopra la media per quelli che sono gli standard degli short drama.
Di contro, la struttura troppo complessa della trama poco si sposa con i tempi ristretti della mini-serie: gli eventi sono esageratamente concentrati, si susseguono a ritmo serrato minando spesso la coerenza e creando una confusione tra un passaggio e l'altro che di certo non aiuta i nessi logici. Non solo, la stratificazione delle alleanze/tradimenti portata in scena sarebbe impegnativa anche anche per un drama classico di normale durata, figuriamoci in una serie dove gli episodi durano non più di dieci minuti l'uno: il meccanismo del doppio gioco si rivela poi un triplo gioco, quindi un quadruplo e anche oltre. Davvero difficile capire quando i due protagonisti si trovano dalla stessa parte, c'è sempre l'impressione che uno dei due stia complottando alle spalle dell'altro, salvo spesso poi risultare in una strategia voluta pianificata insieme in antecedenza...Ma prontamente messa di nuovo in discussione da quello potrebbe essere un ennesimo tradimento escogitato a monte.
Un po "too much", insomma, così come il numero di avversari che via via entrano in scena: la matrigna, l'ex fidanzato, il fratello, la rediviva. Si poteva decisamente snellire il contenuto senza snaturare per questo l'idea alla base della serie.
Se da una parte è stata messa quindi troppa carne al fuoco, dall'altra è mancata un po' di sana autocritica rispetto ai propri limiti: non mi riferisco solo al tempo ridotto ma alla qualità generale tipica di molti short drama, che non vantano budget importanti e non eccellono in termini di regia e sceneggiatura, pur riconoscendo - come dicevo - una recitazione delle figure principali inaspettatamente sopra la media. Lo prendo un po' come un test di prova, al quale potrebbe ispirarsi un vero e proprio drama fatto come si deve.

La valutazione complessiva, restando nella scala di valutazione degli short drama, è comunque positiva nella misura in cui propone un'idea interessante e porta all'attenzione due attori - soprattutto quello maschile - spendibili quali protagonisti anche in un drama più importante e strutturato. Quanto al risultato in sè, invece, non la si può certo definire una visione completa, curata e appagante.

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Completed
Shadow Love
2 people found this review helpful
by Lynnea
Sep 11, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

La love story tra il nuovo supereroe della Marvel e il generale in perenne pausa caffè

Con questa recensione sarò probabilmente una mosca bianca, ma davvero non riesco a comprendere e a condividere - e ci ho provato, davvero - tutto l'entusiasmo che ruota attorno a questa serie.
Non è pessima, sia chiaro... Ma semplicemente nella media. Niente di stratosferico o eccezionale, a mio avviso.
Questo è il secondo drama in poche settimane che punta i riflettori su una protagonista femminile con il ruolo di Generale: abile, intelligente, capace nella lotta, acuta stratega, ottima leadership, e via dicendo. Peccato che, ancora una volta, fatico a vedere la figura promessa. Forse affascina l'idea di una donna al comando, con uno stuolo di agguerriti e coraggiosi soldati che seguono fedelmente i suoi ordini in battaglia, ma poco si sposa con l'idea di costruirci sopra un classico romance pieno zeppo di momenti carini e serafici, quasi da pomeriggio trascorso allegramente a chiacchierare in una sala da tè.
Quando Shuang trova il bambino smarrito, piuttosto che nelle prime settimane nelle quali si interfaccia con il Jin An adulto, si susseguono davvero un'infinità di momenti di chiacchiere tranquille, quasi divertenti... Poi si aggiungerà il fratello, l'amica dedita alla medicina, poi ancora il principe innamorato... E io mi chiedo: ma un generale dove lo trova tutto questo tempo libero? Il ruolo è equiparabile a un lavoro, ma lei è perennemente in pausa caffè. Va bene non essere impegnati in battaglie tutti i giorni, ma se sei a capo di un esercito hai sicuramente il tuo bel da fare. Lei no, lei trova di continuo momenti liberi per cincischiare allegramente prima col ragazzino e poi con l'adulto. Mistero.
Avrei capito se fosse stata pensata quale figura eroica ma solitaria, potente e temibile, ma senza la responsabilità di decine/centinaia di uomini sotto il suo comando. Allora sì che incontrato il belloccio di turno si sarebbe potuta ritagliare tutti i tempi morti del mondo. Ma se vogliamo una donna generale, il generale deve saper fare. Di fatto, oltre che di nome.
L'attrice, fin da subito, mi ha peraltro lasciata perplessa: l'ho trovata inadatta al ruolo, poco espressiva - spalancare gli occhi non equivale ad essere espressivi, soprattutto se ciò corrispondere a una gamma di emozioni varie, dove poi capire quale è in ogni singola situazione è un po' un dilemma - e certamente poco carismatica.
Altra pesante pecca è che la nostra valida combattente sembra una creaturina indifesa che ha costante bisogno di essere salvata, o almeno è quanto succede nella prima parte del drama: forse è per dare un senso a Jin An, forse per permettergli un ingresso in scena ad effetto, certo è che senza di lui la temibile guerriera avrebbe affrontato non uno ma molteplici trapassi.
L'attore protagonista è lo stesso dell'ultimo drama simile da me visto e già sopracitato (Legend of the female general): una prova, la sua, un po' migliore, complice anche il fatto di poter spaziare - pur con un unico personaggio - in tante diverse caratterizzazioni (anche troppo, diverse). Quella meglio riuscita è a mio avviso è quella iniziale, dove mostra una freddezza sopraffina davvero ben fatta. La sua interpretazione di Jin An è diametralmente opposta, un discostamento che ho trovato un poco eccessivo (va bene la perdita di memoria, ma un fondo di continuità dovrebbe esserci). Jin An è comunque un personaggio positivo, ci piace, è simpatico e tutto il resto, va bene. Poi arriva lui, l'uomo in nero. Bella l'idea di questo suo alter ego che non fa una piega nemmeno se trapassato da lame e fendenti ma... Aspirante al prossimo casting per supereroi della Marvel, per caso? Non appariscente, eh... Di più! Dalla chioma albina all'eterocromia (effetto Husky siberiano?) e, visto che sembrava poco, mettiamoci anche una serie di striature di un bel blu fluorescente, che male non fa. Completa il tutto la tuta da combattimento, praticamente integrata, che lo ricopre dalla maschera del capo agli stivaletti ai piedi. Eccessivo. Non saprei con quale altro aggettivo definirlo.
Quando poi la fanciulla - che nel tempo libero è un generale - si trova in pericolo, ecco che il cuoricino di lui sbrocca e il sorridente Jin An viene rimpiazzato da un Hulk che brilla di un azzurro cangiante. Certo, questo drama regala una quantità non indifferente di immagini dei pettorali di Cheng Lei ripresi da tutte le possibili angolazioni, schiena muscolosa e spalle larghe comprese... Tutto un bel vedere, ma forse non tutti guardano la serie per questo.
Rispetto alla trama, mi piace l'idea di base, gli ingredienti per una buona riuscita c'erano tutti. Ma sul procedimento ci si è decisamente arenati: i primi 10 episodi passano anche ma poi la noia subentra, c'è il potenziale ma non la capacità di tirarlo fuori e si tira avanti di episodio in episodio senza quella verve necessaria ad incuriosire e stimolare lo spettatore. Sarò sincera, a quel punto ho abbandonato la serie, mi veniva male pensare che mancavano ancora una trentina di episodi. L'ho ripresa in mano una settimana dopo, attorno al 25esimo episodio... Ed è riuscita a farmi trovare la forza di continuarla fino alla fine. A quel punto ho recuperato anche la parte intermedia, che resta però a mio avviso di una noia mortale.

In conclusione, non è un drama con una brutta storia ma dove manca un po' di sostanza e questo genera l'effetto noia, soprattutto se si tiene conto dell'importante durata, a cui si aggiungono le pecche di coerenza/caratterizzazione sopra riportate e legate ai due protagonisti. Complessivamente è qualitativamente nella media, può avere il suo perchè, ma di certo mi aspettavo tutt'altro. Un lui meno bipolare tra una versione e l'altra e meno esageratamente appariscente, una lei con gli attributi e un romance che possa starci nel contesto scelto (in questo senso se ne esce meglio il cartone animato di Mulan, per dire).

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Completed
The Vampire Lives Next Door To Us
2 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 11, 2025
Completed 1
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.5
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Un cortometraggio, omaggio a una tragedia e con un bravissimo Ji Sung: ha il suo perchè.

Una chicca di cortometraggio. Davvero breve, non arriviamo nemmeno a 20 minuti, ma ha indubbiamente il suo perchè.
Quattro attori soltanto, di cui uno che fa la differenza: Ji Sung, attore di indescrivibile talento che riesce a portare in scena un personaggio interessante in meno di mezz'ora.
Il suo è un vampiro che appare subito un po' atipico: si sveglia di soprassalto per l'incubo premonitore, lamenta il freddo e sobbalza per lo spavento. Ma l'atmosfera è indubbiamente fedele al tema vampiresco: le tinte scure dell'obitorio (unica location), la luce fredda e ridotta al minimo, il metallo gelido delle celle frigo, i canini aguzzi e pronunciati, un vago accenno di sensualità... a cui si aggiunge la mise di un vampiro in chiave moderna che mi ricorda molto l'eleganza decadente del Lestat di "Intervista col vampiro": giacca e cravatta, occhialini scuri, capigliatura folta e un po' ramata mentre tiene in mano un crisantemo bianco mezzo appassito. Eccentrico e stravagante come il Jhonny Depp dei tempi migliori (dalla capigliatura un po' stile Edward mani di forbice agli sguardi singolari e pesantemente truccati degni di Jack Sparrow).
Il cortometraggio risale a un anno dopo il disastroso naufragio del traghetto Sewol, ribaltatosi e poi affondato al largo delle coste della Corea del Sud nell'aprile 2014, causando la morte di oltre 300 persone, molte delle quali studenti in gita di una scuola locale. Non a caso, la ragazza morta per annegamento che viene portata all'obitorio è palesemente una studentessa e rappresenta ciascuna delle numerorissime vittime. I dettagli sono di un'importanza fondamentale, gli occhi aperti del cadavere - nonostante i tentativi di abbassare le palpebre - sembrano un chiaro monito: non si può e non si deve chiudere gli occhi sulla tragedia avvenuta.
L'elemento fantasy consente quindi una testimonianza diretta da parte della Nami rediviva: la sua è una chiara denuncia, che trova reale riscontro nei fatti storici (vero che ai passeggeri era stata inizialmente fornita l'indicazione di restare nelle proprie cabine, invece di avviare tempestivamente le operazioni di evacuazione; tristemente vero anche l'accenno all'abbandono, già che parte dell'equipaggio - tra cui proprio il comandante - sono stati i primi ad abbandonare la nave davanti all'ormai inevitabile inabissamento, lasciandosi alle spalle innumerevoli vite da salvare.
Un po' di contorno le figure degli altri due uomini, più che altro un espediente necessario per dare voce a specifiche uscite che sarebbero altresì suonate come dei vaneggiamenti deliranti individuali.
In conclusione, un omaggio decisamente particolare ma ben fatto e di buon gusto.

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