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Completed
A Dream within a Dream
3 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 16, 2026
40 of 40 episodes seen
Completed 1
Overall 5.5
Story 4.0
Acting/Cast 7.5
Music 5.5
Rewatch Value 4.0

Storia troppo allungata e contenuti troppo carenti: un binomio che non funziona

Cdrama storico-fantasy che rispolvera la storia - già vista più volte - di una protagonista che si ritrova catapultata nella vicenda narrata da un romanzo/sceneggiatura di un film che in qualche modo ha a che vedere con il suo ambito professionale nel mondo moderno.
Niente di nuovo, dunque, ma non si disdegna mai un buon remake. Sottolineo, non a caso, il "buon".
Zero spunti originali, bensì tutti cliché già sperimentati all'infinito e qui riproposti anche ripetutamente. L'impressione di ascoltare un disco rotto è emersa - ahimè - probabilmente già nel corso del primo episodio: il rivedere infinite volte la stessa scena in cui la protagonista cerca di modificare il corso degli eventi, salvo poi perire in modo sciocco dopo aver superato ancora una volta quello che doveva essere l'ultimo ostacolo, si ripropone così tante volte da risultare stancante, certo mai divertente. Ripetuto tre volte, il concetto lo hanno afferrato anche i muri, non c'è davvero bisogno di continuare oltre.
Date le premesse mi chiedo anche io cosa mi abbia spinta a non abbandonarlo ma, anzi, a proseguire - con sofferenza - fino all'ultimo episodio (la velocità doppia in alcuni momenti è stata una questione di mera sopravvivenza).
Il tema del copione secondo il quale deve/dovrebbe scriversi la storia è portato avanti nel peggiore dei modi: i movimenti contrastati e forzati dalla sceneggiatura piuttosto che i continui riferimenti e le congetture/paranoie mentali di lei lo fanno diventare un elemento dalla connotazione un po' grottesca: non è divertente, non fa ridere, è soltanto fastidioso, al pari di un sassolino nella scarpa che proprio non si riesce a ignorare e che impedisce di godersi una bella passeggiata nella storia narrata.

Il romance promesso in anteprima sembra dileguarsi, non si può nemmeno parlare di love story a lenta evoluzione. C'è un lui, una lei, ma sembra che la sceneggiatura - quella finta o quella vera - non sappia davvero che farsene, dei due. Un po' come dare uno strumento musicale in mano a qualcuno che non ha la minima idea di come suonarlo.

Doveva essere un drama brillante e divertente, e non lo è stato; doveva esserci un romance coinvolgente, e non l'ho trovato; E il fantasy-epico che doveva catturare l'interesse e non lasciarlo più? Soporifero.

Al di là dei contenuti, davvero un po' scarsini, l'idea con la quale vengono proposti e portati avanti ricorre spesso a scene un po' assurde, dove certe azioni, reazioni o uscite proprio non ci stanno: non fanno ridere, non emozionano, non seguono alcuna logica. Lasciano solo una perplessità sulla quale, a un certo punto, passa anche la voglia di investigare.

Personaggi - mi riferisco ai principali, il resto è mero contorno - dalla caratterizzazione piuttosto discutibile: lui viene tratteggiato in un modo all'inizio e poi snaturato nel corso della serie fino a finire tristemente in OOC e appiattirsi al pari di uno zerbino. Lei mantiene un po' di spina dorsale, ma annoia a dismisura lo spettatore con continui sabotaggi della storia dovuti alla sua conoscenza del copione, che però falliscono immancabilmente. Non c'è la minima evoluzione del personaggio e i dialoghi basic e, nel caso di lei, a volte un po' naïf, certo non aiutano ad arricchire le due figure.

Passando al cast, buona ma non eccelsa la prova di Li Yi Tong nelle vesti della protagonista femminile: una recitazione simpatica e di carattere, la sua, ma che sembra a tratti anche incompleta. Quanto a Liu Yu Ning il discorso è diverso: ci sono attori che, a pelle, poco convincono. Per me lui è uno di questi. Gli riconosco senza dubbio del talento e capacità espressiva... Ma, ciò nonostante, continua comunque a non piacermi particolarmente, tant'è che avrei preferito piuttosto molti altri attori nei panni del ML. Gusto del tutto personale, va precisato.

Capitolo OST: nessuna canzone di particolare rilievo. In compenso l'Aria sulla Quarta Corda di Bach che si sente a un certo punto mi ha fatto pensare di essere finita non nella sceneggiatura del film - come accade alla protagonista - ma direttamente in una puntata di SuperQuark (di cui era la sigla).

Tirando le somme, mi sfugge il senso di proporre oggi un drama di questo genere, senza nulla di nuovo e dove il tanto già visto è qualitativamente discutibile. Tranquillamente evitabile.

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Completed
The Legend of Shen Li
3 people found this review helpful
by Lynnea
Jan 4, 2026
39 of 39 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.5
Rewatch Value 5.5
This review may contain spoilers

Ottimo inizio, ma poi l'originalità lascia il posto al già visto (e fatto meglio altrove)

Partenza un po' ingannevole, già che l'ottima impressione mi ha portata a supporre di avere tra le mani una perla rara: l'avvio è perfetto, l'unica nota stonata è stata la scelta dell'attrice protagonista, che ho trovato poco espressiva dall'inizio alla fine, ma a parte questo tutto il resto sembrava puntare a qualcosa di originale, diverso dal solito. Ho adorato la piccola fenice, l'incontro nel regno mortale e, soprattutto, la caratterizzazione del protagonista, che tratteggia l'esatto opposto del belloccio di turno tutto forza, coraggio, potere e agilità da vendere. Il "malaticcio" - così lo chiama lei - è un uomo maturo, di una bellezza imperfetta, estremamente cagionevole e dall'atteggiamento mite. Tutto farebbe pensare a una figura debole e remissiva, ma al contrario sembra emanare un'aura di sicurezza e consapevolezza tali da renderlo di fatto "intoccabile", quasi fosse nella sua essenza superiore a tutto e a tutti. Non il solito aitante giovane con zero autocontrollo che si infiamma non appena qualcuno torce un capello alla fanciulla di turno. Xing Yun va ben oltre queste bazzecole, forte di un autocontrollo di fatto invidiabile. Più istintiva è invece Shen Li, guerriera agile e potente (ancora una volta una donna generale, figura spesso promessa e mai mantenuta in svariati drama trasmessi di recente... Qui, forse, abbiamo quanto meno la versione più credibile tra tutte).
I primi sei episodi sono splendidi, mostrano qualcosa di nuovo, piace la suddetta caratterizzazione a ruoli invertiti tra i due, e bella è anche la loro interazione, dove l'atteggiamento serafico e composto di lui, che sembra impossibile da scalfire, e l'indole vivace e impulsiva di lei creano un'interazione spesso ironica e divertente.
Poi si arriva al settimo episodio, e lì tutto precipita. Ci spostiamo nel regno demoniaco, ma l'insieme degli eventi e delle situazioni appare piuttosto confuso, quasi fossero mancati dei passaggi. Cambia il tenore della storia, il salto sembra davvero troppo brusco. Il background si amplia, ma personalmente la curiosità ha iniziato a scemare. Poi torna in scena lui, nelle sue vere vesti, che danno un senso tra l'altro alla sua caratterizzazione particolare nel regno mortale, e... Non affascina più come all'inizio. Sembra un contro senso ma perde davvero fascino, oltre a non mostrare la minima evoluzione. La scelta di fingere di non essere lo stesso, con lei che un po' ci crede e un po' no, sembra avere l'unico obiettivo di riempire una buona manciata di episodi. Quanto alla trama, tutto ciò che mi era sembrano un iniziale spunto originale naufraga di fronte a tematiche già viste e riviste, riproposte puntualmente come in mille altre serie dello stesso genere... Non nascondo la delusione e la spiacevole sensazione associata. Non ho nemmeno potuto concentrarmi sul solo romance - che se fatto bene sarebbe più che bastato a consolarmi - perchè la curiosa interazione che si era generata tra i due nel regno mortale si evolve lentamente - ma molto lentamente - in qualcosa di assolutamente tiepido e per nulla coinvolgente, dove la chimica di coppia appare quasi inesistente.
Si risolleva giusto in coda, negli ultimi episodi, regalando un apprezzabile lieto fine e, soprattutto, un episodio che definirei quasi un "extra", dedicato a riunire un'altra coppia ma che permette di scrutare i due protagonisti nella versione "felici e contenti". Una scelta singolare che varrebbe la pena valutare più spesso, già che molte volte gli epiloghi sono un po' affrettati e lo spettatore , deluso dalla conclusione ma affezionato ai personaggi principali, sogna ad occhi aperti una seconda stagione che puntualmente non arriva e che - a conti fatti - non avrebbe ragione di esistere in quanto la storia si è comunque conclusa. Ecco quindi che una soluzione del genere potrebbe essere una giusta via di mezzo in grado di accontentare tutti quanti.

Detto questo, la durata complessiva è - come nella maggior parte dei drama cinesi - davvero eccessiva. Bene i primi sei episodi, avrei condensato tutta la parte meno riuscita in altri dieci episodi al massimo, e ricollegato poi quelli finali. Un taglia e cuci che avrebbe ridotto della metà il numero di episodi ma, con tutta probabilità, a suo vantaggio.

Nonostante una sceneggiatura non particolarmente azzeccata e uno sviluppo prolisso, il drama presenta però anche aspetti positivi: OST di alto livello, effetti speciali anche (qualitativamente indiscutibili, ma forse ne avrei limitato un po' l'uso massiccio nel regno demoniaco/immortale).
A livello di recitazione, ho apprezzato la maggior parte degli attori, con una nota di demerito per l'espressività della protagonista e al contrario una nota di merito per Geng Xin, che ha saputo regalare un ritratto spettacolare del ML soprattutto nella prima parte, finendo poi ingessato in una sceneggiatura che, dal di là delle doti recitative, non promuoveva certo l'evoluzione e lo sviluppo del personaggio.

A conti fatti lo trovo un drama nel quale ci si è giocati proprio male l'ottimo potenziale, indi per cui se devo valutarne il solo risultato concreto personalmente mi sembra sia stato un bel po' sovrastimato. Non ne sconsiglio la visione, ma tra la parte che merita e quella che lascia a desiderare, l'ago della bilancia pende di un poco verso quest'ultima.

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Completed
Cashero
3 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 28, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 6.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.5
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

Rapido ma impreciso ritratto di un curioso eroe squattrinato

Cashero è quel drama che suscita curiosità nonostante i numerosi difetti, ma che si continua a guardare fino alla fine accettando la presenza di svariati aspetti migliorabili.

LA DURATA:
Breve, gli otto episodi – la metà dei canonici coreani – lo rendono una visione rapida, con un investimento di tempo sufficientemente contenuto e, di conseguenza, una maggiore clemenza rispetto ai difetti.
Se da una parte non si rischiano le criticità dei drama eccessivamente prolissi, dall’altra si è andati forse un po’ troppo al risparmio in termine di minuti, ed è mancato lo spazio per fare la giusta e necessaria chiarezza su svariati aspetti. Se otto episodi era la misura perfetta per serie come “The trauma code”, qui il tipo di storia che si voleva sviluppare avrebbe necessitato di qualche episodio in più… Dodici sarebbero stati a mio avviso quelli giusti.

LA STORIA:
Non c’è una vera e propria storia… Di fatto questa coincide con la figura del protagonista. Kang Sang Woong è un giovane impiegato dalla vita ordinaria, che convive con la fidanzata storica e con la quale cerca faticosamente di mettere da parte i risparmi necessari a comprare finalmente casa.
Il padre verso il quale non ha la minima stima trasferirà a lui un superpotere in modo improvviso e bizzarro, per cui si ritroverà dall’oggi al domani in una situazione più disperata che fantastica, già che l’utilizzo delle nuove abilità acquisite comporta il dover depauperare le proprie risorse economiche.
Proprio il tema del denaro è un po’ il perno centrale della storia: Sang Woong che cresce in una famiglia perennemente in difficoltà a causa di un padre incapace di salvaguardare i risparmi, la fidanzata storica ossessionata dal denaro e che di lavoro fa la contabile. Cashero aggiunge poi il dilemma per eccellenza: un supereroe che per fare del bene si deve ridurre sul lastrico. Forza sovrumana e capacità curative diventano incredibilmente “costose”, ma ancor più difficile diventa scegliere di non intervenire nelle questioni non strettamente personali, salvaguardando però così la situazione ordinaria della propria vita personale. Più una condanna che una fortuna, insomma.

La trama ha il pregio di approcciare le diverse situazioni sfruttando modalità variegate, per cui ai passaggi più drammatici si alternano momenti ironici e bizzarri, scene più riflessive stemperate da momenti di pura azione, oltre a brevi spiragli di simpatica levità (ad esempio quando la fidanzata che gli passa la banconota per testare l’aumento della sua forza anche in camera da letto). Nonostante ciò, il drama palesa una scarsa chiarezza narrativa che porta questi diversi tipi di approccio a susseguirsi bruscamente, senza una lineare continuità necessaria a rendere il tutto scorrevole e coerente.


IL CAST
Partendo dal protagonista, Lee Jun Ho si rivela una scelta più che azzeccata: attore carismatico ed espressivo, reduce da un’altra prova meritevole (Thyphoon family) e che vanta in generale diverse intepretazioni degne di nota negli ultimi anni (King the land, Chief Kim, Dress sleeved red, Just between lovers). La sua è una recitazione grintosa, di carattere, che trova ad esempio un perfetto riscontro nelle inquadrature finali di alcuni episodi, dove riesce a conferire il giusto grado di incisività e verve alla scena. Oltre a lui, da segnalare sicuramente la prova di Kim Byung Chul, attore particolare capace di farsi apprezzare in ruoli diversi e il cui talento avevo già avuto modo di conoscere in “Doctor prisoner”. Ho ritrovato con piacere altre vecchie conoscenze, quali Jang Hyun Sung (il detective) e Kim Won Hae (l’anziano che vede il futuro), attori da anni dediti a interpretare magistralmente figure secondarie di drama celebri e ben fatti. Tutti attori, quelli citati, le cui carriere si erano già incrociate sui set di “Chief kim” e “Doctor prisoner” (all’appello credo manchi solo Namgoong Min, protagonista di entrambe le serie citate, ma che qui comprendo non avrebbe avuto senso… Anche perché la sua presenza avrebbe oscurato il protagonista, e non era certo il caso). Si fa nuovamente notare, in senso positivo, Lee Chae Min (Cho Nathan), che quest’anno ha attirato l’attenzione di molti grazie alla splendida prova in “Bon appetit, your Majesty”. Tra l’altro l’attrice che qui interpreta la sorella, nell’altro drama ricopriva il ruolo della sua concubina: di nuovo un ruolo da “cattiva” e di nuovo un buco nell’acqua, già che ne risulta ancora una volta un personaggi fiacco. Simpatica la ragazza col potere della telecinesi, mentre la fidanzata del nostro eroe davvero anonima: il romance non era il tema predominante ma più che altro un elemento di contorno, per cui la sua presenza è stata tutto sommato senza infamia e senza lode… Così come lo sarebbe stata quella di tante altre attrici non particolarmente brillanti.

OST
Non fenomenali ma adeguate al tipo di drama. Carine, in certi passaggi si fanno particolarmente notare, ma non sono quei brani che ti rimangono in testa anche a visione conclusa.


MARGINI DI MIGLIORAMENTO
- La figura del padre, introdotta e spiegata veramente male e in modo incoerente: non c’è un grande rapporto padre-figlio ma nemmeno del risentimento, per cui risulta abbastanza incomprensibile il fatto che trasmetta di punto in bianco il potere al giovane, stravolgendogli la vita e senza nemmeno degnarlo di spiegazioni non solo dovute ma anche necessarie per la sua incolumità. Un potere talmente ambito per cui Sang Woong entrerà fin da subito nel mirino dell’alleanza mondana, mentre al contrario il padre era stato lasciato tranquillamente in pace per anni. Qualcosa non torna, maialino-salvadanaio a parte.
- Gli altri soggetti con super poteri, di cui si sa ben poco e si decide di raccontare ancora meno. L’avvocato, Pan-Mi… persino il detective, avrebbero meritato tutti una maggiore attenzione e introspezione. Peccato.
- I cattivi: qui siamo proprio messi male. Sembrava una staffetta di quattro atleti dalle prestazioni deludenti che non facevano altro che passarsi – faticosamente – il testimone l’un l’altro. Soprattutto sugli obiettivi di ciascuno di loro, dal padre ai due figli all’usuraia, è rimasta una grande confusione.
- Le dinamiche, spesso poco coerenti e dove i tempi non tornano: Sang Woong viene attaccato da Cho Anna e dal suo tirapiedi dalle braccia infuocate, segue lo scontro tra i due, la vittoria di Sang Woong… Che poi si ferma. La nemica è lì, a un passo da lui, difesa da un gruzzolo di guardie inutili, e niente, il confronto termina lì, tipo “fine primo round”. Se facciamo fuori la cattiva subito, come portiamo avanti la storia? Non solo, hanno così fretta di mettere le mani su Sang Woong, sperando non si metta di mezzo anche l’Avvocato, che lo lasciano poi tranquillo per giorni/settimane, durante le quali lui ha paradossalmente modo di allearsi con gli altri due super umani e allenarsi per diventare più agile e forte. Ma perché??? Sono scelte che hanno senso solo per arrivare dove la storia già scritta vuole arrivare, ma rappresentano di fatto una strada forzata poiché il buonsenso e la logica andrebbero in tutt’altra direzione, ed è con quelle che ragiona lo spettatore ignaro dell’intera sceneggiatura.


Il drama dura poco, alcuni spunti sono originali, il cast merita, la storia a modo suo incuriosisce… Abbastanza da accettarne i difetti – che vanno messi in conto e che salteranno all’occhio – e apprezzarlo per quello che è.

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Completed
10Dance
3 people found this review helpful
by Lynnea
Dec 21, 2025
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.0
Acting/Cast 10
Music 9.5
Rewatch Value 9.0
This review may contain spoilers

BL dal significato profondo e di ottima qualità, tra balli, amore ed emozioni

Una sorpresa inaspettata e sorprendentemente gradita: ecco cosa è stato per me questo film. Mi capita spesso di tenere d’occhio dei titoli – perlopiù drama, talvolta film – anche con largo anticipo rispetto alla data di uscita e ritrovarmi poi troppo carica di attese e aspettative. Qui è stato l’esatto opposto, sono venuta a conoscenza di questo film davvero per caso, ho pensato di buttargli un occhio… E non sono più riuscita a distogliere lo sguardo.

Trasposizione giapponese dell’omonimo manga, la storia ruota attorno alle vicende di due ballerini agli antipodi su tutti i fronti, dal tipo di ballo allo stile di vita, dal carattere alla formazione ed educazione ricevuta, dagli obiettivi futuri al modo di affrontare la vita nel presente. Irrimediabilmente incompleti se presi singolarmente, diventeranno però l’uno la soluzione dell’altro, ma solo a fronte di un percorso difficile e scelte che porteranno a galla debolezze oltre alla paura di rimettere in tutto in gioco, di abbandonare una comfort zone di fatto poco gratificante e osare desiderare e lottare per qualcosa di più.

Diametralmente opposti ma con nomi estremamente simili – uno dei tanti dettagli che fanno la differenza – abbiamo da una parte Suzuki Shinya, figura di punta dei balli latini, vibrante e travolgente come l’atmosfera di Cuba, un ritmo che ha nel sangue e che lo porta a vivere la sua passione in modo intenso. Manca però di ambizione, preferisce essere un piccolo pesce, il numero uno di uno stagno, invece di aspirare a migliorarsi e mettersi alla prova nel grande mare del panorama internazionale.
Dall’altra parte, Sugiki Shinya, rigido e controllato, preciso e attento nella gestione della sua vita così come nei passi dei balli da sala. Mosso dall’ambizione fin dalla tenera età, insegue strenuamente ciò che ha deciso deve essere l’obiettivo della sua vita.

A far convergere le esistenze di questi due improbabili alleati, il campionato di tutti i campionati: 10 Dance, un’estenuante competizione dove i partecipanti devono cimentarsi in altrettanti tipi di stili, che spaziano dai balli di sala a quelli latini.

La scelta di allearsi e diventare insegnanti reciproci dell’area di eccellenza è promossa da motivazioni diverse per l’uno e per l’altro. Parte del gruppo di lavoro saranno anche le rispettive partner, personaggi comunque chiave a modo loro.
Da lì in poi l’evoluzione del rapporto sembra un’escalation irrefrenabile: due anime che si incontrano, rimangono affascinate, si ricercano, si studiano, si comprendono. Con sofferenza, desiderio e speranza.

Suzuki troverà nell’ambizione di Sugiki un modello da seguire e da esso verrà spronato a desiderare qualcosa di più, a mettere veramente tutto sé stesso per raggiungere gradini sempre più alti e a non accontentarsi di vivere come un piccolo pesce in un piccolo stagno. In questo senso la forza trainante di Sugiki è davvero notevole, sembra sapere esattamente quali tasti premere per provocare e stimolare Suzuki a mettersi in gioco.
Di contro, sarà grazie a Suzuki se Sugiki riuscirà a superare un evento passato e a scendere a patti con una verità a lungo rinnegata, accettando che la sua vera natura sia più simile alla figura del Dio della Morte o Mietitore, piuttosto che a quella del cavaliere gentiluomo, aspirazione e modello da lui autoimposto ma che non gli permette di essere veramente fedele a sé stesso. In questo senso, anche Suzuki saprà su cosa fare leva – parlando di “delusione” e “essere ridicolo” – per far perdere il controllo a Sugiki e privarlo di quella finta compostezza dietro alla quale si è trincerato per tutta la vita. Il modo in cui Suzuki si indispone nel vedere Sugiki trattenersi, un contenimento della rabbia che gli da praticamente sui nervi e che lo spinge con determinazione a farlo invece sbroccare, è riportato in maniera credibile e coinvolgente.

Accettare di essere diverso da ciò che si avrebbe voluto essere (Sugiki), accettare di volere qualcosa di più di ciò che si è sempre creduto bastasse (Suzuki)… Sono aspetti difficili ma che i due trovano la forza di affrontare solo grazie all’aiuto reciproco, un supporto promosso da un sentimento che nasce e che si fa via via più forte e definito. Un amore che non è semplicemente “travolgente”, ma che si riconosce come legame indissolubile tra anime e che, dal momento in cui si palesa diventa poi di fatto innegabile. Le scene intime sono davvero ben fatte, emozionanti e per nulla volgari, l’NC18 più per delle inquadrature di nudo che in realtà non hanno a che vedere direttamente con le interazioni tra i due ballerini.

Dopo aver fatto i conti con i deludenti risultati del campionato durante il quale ciascuno dei due sembra non trovare la forza per fare il proprio “passo” in avanti, ecco che nella competizione finale vince il coraggio e trova l’epilogo in una serie di balli di coppia che sembrano ripagare lo sforzo fatto per arrivare fin lì (vedere Sugiki sorridere divertito mentre balla gratifica più di qualsiasi discorso).

Tanti, ma davvero tanti, i punti di forza del film. In primis, la recitazione, semplicemente spettacolare. Grande sintonia ed espressività, scene intense e cariche di significato. Le emozioni traboccano dagli sguardi dei protagonisti, dai loro passi e movimenti, la passione per il ballo diviene passione per la vita, per l’altro, per il proprio essere. La danza, per l’appunto, qui la fa da padrona: vederli volteggiare e cimentarsi nei diversi stili - singolarmente, tra di loro, persino con le rispettive partner – è una vera e propria gioia per gli occhi.
La sensualità del ritmo cubano si fonde con il galateo e l’eleganza dell’etichetta di sala, generando un quadro ricco e affascinante, nonché splendidamente equilibrato.
Regia, scenografia e fotografia di ottimo livello e di grande impatto. Pur ambientata ai giorni nostri, sembra di vivere a metà tra il presente e un passato più o meno recente, dove la tecnologia c'è ma è limitata (c’è la metro, compare un cellulare in un paio di occasioni), trovano spazio oggetti che sembrano appartenere a qualche decade precedente (il tipo di automobili piuttosto che uno stereo portatile che sa tanto di anni '80) e altri elementi ancora a dare un tocco d’altri tempi (lampadari a cristalli dalle luci soffuse, gare con giudici e giurie senza maxischermi o pannelli dinamici pubblicitari). Tutto questo regala l’impressione di un tempo indefinito, così come lo è la percezione dell’ambientazione (un attimo prima ci si sente nel cuore de L'Avana, l’attimo dopo si passeggia tra alberi natalizi e fiocchi di neve).

Temevo un finale lontano dall’happy ending (e per una volta tanto avrei anche potuto accettarlo) invece il sipario cala su un epilogo un po’ aperto, ma in senso positivo. Il manga di cui è l’adattamento, del resto, è ancora in corso di pubblicazione, per cui non escludo possa esserci in cantiere un sequel, cosa che mi auguro, sia perché la conclusione avrebbe meritato altrimenti uno spazio maggiore, sia perché la famosa competizione 10 Dance di fatto ancora non si è vista.
Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo e valutare un paio di spunti di miglioramento, uno potrebbe essere la comunicazione spesso ridotta all’osso, sebbene questo sia però generalmente un tratto distintivo dei drama/film giapponesi, per cui difficile intervenire su questo aspetto senza snaturare nell’insieme la struttura caratteristica. L’altro riguarda la scelta delle musiche: belle, famose e orecchiabili, sanno fare egregiamente la loro parte. Ma pensare di riuscire a ottenere il medesimo risultato senza far ricorso a brani celebri poteva essere quella sfida difficile ma allo stesso tempo intrigante.

Caldamente consigliato a tutti gli amanti delle BL, della danza, della musica e delle storie di vita e d’amore.
In attesa e nella speranza di un sequel, valido anche per un saltuario rewatch.

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Completed
Typhoon Family
3 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 30, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 1
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 10
Music 9.0
Rewatch Value 8.0
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Storia di riscatto intensa e incalzante, tra valori, perseveranza e supporto reciproco

Questo è un drama che ha il pregio di riuscire a farsi apprezzare fin dal primo episodio. Personaggio motore della vicenda è il giovane rampollo Kang Tae Poong, interpretato da Lee Jun Ho, attore con valide prove alle spalle e che nell’episodio di apertura ha anche modo di dare prova delle sue doti di celebrità da palcoscenico, dove lo vediamo cimentarsi in balli e canti, oltre a sfoggiare una mise decisamente eccentrica tra mèche bionde e un vistoso abbigliamento “fashion”.
Tae Poong è dunque un giovane adulto ribelle che passa le giornate a fare la bella vita sperperando i soldi guadagnati dal padre imprenditore. La seconda figura che emerge è quella della giovane e apparentemente anonima contabile della Typhoon, interpretata da Kim Min Ha, attrice dalla fisionomia singolare e interessante, il cui talento mi aveva già colpita nel drama storico “Pachinko”.
Due importanti eventi improvvisi – l’inaspettata dipartita del sig. Kang e il crollo finanziario del 2007- rimescolano le carte in tavola e permettono di portare alla luce un lato più profondo e intenso di Tae Poong, deciso a salvare – con l’aiuto della sopracitata contabile Oh Mi Seon – l’azienda di famiglia dalla bancarotta.
Un drama che parla di famiglia, relazioni umane, fatica, ripartenza, scelte difficiil e tanta forza di volontà.
Ogni episodio si presenta come un misto ben bilanciato di occasioni inaspettate e altrettante difficoltà impreviste: il risultato è un’altalena emotiva dove un attimo prima si sorride e quello dopo ci si commuove, ma il tutto sempre con grande intensità.
Il duo Oh Mi Seon – Kang Tae Poong sembra funzionare a dovere: carismatico e con un approccio fuori dall’ordinario lui, più pacata e attenta ma non meno forte di carattere lei.
Dopo i primi episodi dedicati all'introduzione e all'avvio della vicenda, entrano poi in scena anche diversi personaggi secondari, dalla madre di Tae Poong alla famiglia di Oh Mi Seon: sono figure ben delineate e che riescono a ritargliarsi una singola evoluzione pur a lato della coppia principale, risultando peraltro splendidamente interconnessi tra loro. C'è un sapiente lavoro di equilibrio dietro a questo risultato, così come splendido è il loro alternarsi nell'offrire supporto a vicenda, a sottolineare come - anche nel momento più difficile o tragico - non manchi mai qualcuno sul quale contare o una spalla sulla quale piangere. E' il non essere davvero soli che non fa perdere la speranza, anche nelle situazioni più disperate.
Altro aspetto che mi è piaciuto molto è l'onestà che Tae Poong dimostra quando cerca di risollevare l'azienda dalle ceneri con l'aiuto di Oh Mi Seon: il loro diventa un rapporto praticamente alla pari, privo di formalità, un mutuo sostegno che non presenta maschere, dove lui non si tira mai indietro pur mostrando la sua scarsa competenza nel settore: si farà fregare, cadrà nei più comuni tranelli, si confronterà costantemente con Mi Seon e da lei si farà anche consigliare. Sarà impulsivo ma anche molto onesto e trasparente, soprattutto quando manifesterà la nascita di sentimenti più importanti nei confronti della ragazza.
Più il gli episodi passano, più il drama si fa ancor più profondo: certe tematiche vengono riprese, in particolar modo la riflessione sul fatto che, nella vita, non si è mai spacciati finchè si può contare l'uno sull'altro. In questo senso ho trovato ad esempio molto bella la scena nella quale il protagonista si incontra con il vecchio amico e dietro (o per meglio dire dentro) lo scambio tra una scatola di scarpe e un casco per la moto c'è quella mano tesa ad aiutarsi a vicenda. Apprezzabile anche il richiamo alla difficoltà per il genere femminile di ottenere riconoscimento in campo professionale, così come l'idea di una famiglia che va formandosi e pian piano allargandosi, pur senza legami di sangue, a costituire una vera e propria rete di persone interconnesse che si supportano le une con le altre (la casa di Mi Seon conta oltre alla nonnina, alla sorella, al fratellino anche Tae Poong, sua madre, l'amico di lui nonchè ragazzo della sorella di Mi Seon...un gruppo sempre più nutrito di figure che alternano forza interiore e situazioni di fragilità).
I momenti intensi vengono messi in risalto e stemperati da passaggi più leggeri, dove Lee Jun Ho ha modo di dare prova anche dei suoi altri talenti, in primis il canto. Non manca nemmeno quel tocco di eccentricità, in parte dato dalla formidabile figura di Jung Cha Ran, supertruccata, appariscente, schietta ma anche di buon cuore, in parte dagli outfit del protagonista che non si limitano alla prima parte della serie ma si ripropongono di tanto in tanto anche più avanti, sebbene non sia dato da sapere come possa aver infilato tutto il suo firmato e abbondante guardaroba nell'unica valigia con la quale aveva lasciato la casa di proprietà (e devo dire che il soprabito di pelle lungo color melanzana è stata una scelta forse un po' troppo kitsch anche per un ex-modaiolo come Tae Poong).
Sul fronte musica, l'OST è azzeccatissima: in particolar modo "Updraft" è una scelta indubbiamente di carattere e che contribuisce a dare grinta ai momenti salienti.
Il viaggio in Tailandia inserisce una parentesi insolita, ma che personalmente ho comunque apprezzato (chi non è abituato ai T-drama troverà forse il suono della lingua abbastanza fastidioso). I vecchi dipendenti torneranno in scena uno per volta, ciascuno con scelte diverse alle spalle e finiranno per ritornare a far parte dell'azienda, rivalutando Tae Poong e dando di fatto vita a quella che sarà la Thyphoon 2.0. Il cattivo di turno dominerà la scena per tre quarti del drama fino a quando verrà messo da parte dal sangue del suo stesso sangue, un personaggio che è il risultato di un'educazione basata su principi e valori sbagliati, e che vive corroso dall'invidia e incapace di accettare di non essere stimato dal padre e dagli altri.
Nell'ultima parte la serie perde un po' il ritmo, la storia prosegue ma l'atmosfera è decisamente meno frizzante e coinvolgente. Il romance tarda un po' ad ingranare, per quanto la titubanza possa essere in linea con la caratterizzazione di Mi Seon, si è andati comunque un po' troppo lunghi nell'attesa che capitolasse, ma tutto sommato non è un grosso problema perchè la love story è solo uno dei tanti temi del drama, non predomina sugli altri ma si intreccia ad essi in modo estremamente bilanciato.
L'ultimo episodio sembra voler rispolverare la verve iniziale e, per la prima metà, l'ho trovato davvero ben fatto e carico di significato. L'ultima parte mi ha un po' delusa: nonostante le tante considerazioni meritevoli e la conclusione delineata, le scene mi sono sembrate eccessivamente farsesche (ad esempio la scena dello show televisivo). Non sono state un valore aggiunto e hanno cozzato un po' con lo stile della serie.

Rispetto al cast, tante prove eccellenti, non solo quelle dei due protagonisti ma anche di buona parte dei personaggi secondari (che, in questo drama, tanto secondari non lo sono). Talmente in sintonia davanti alla telecamera che mi verrebbe da immaginarlo come un cast affiatato anche dietro le quinte.

Tolto un leggero calo del ritmo nell'ultimo quarto della serie, una gestione del romance che - a coppia dichiarata - poteva osare una maggiore incisività e un episodio finale da ritoccare nell'ultima parte, per il resto non ho trovato altri difetti e questo rende il drama davvero meritevole. Sicuramente uno dei migliori tra tutti quelli usciti di recente.

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Completed
Be with You
3 people found this review helpful
by Lynnea
Nov 2, 2025
Completed 0
Overall 9.5
Story 9.5
Acting/Cast 10
Music 9.0
Rewatch Value 9.5

La capacità di colmare l'enorme vuoto di chi ci ha lasciato

Il film è l'adattamento coreano del romanzo giapponese "Quando cadrà la pioggia, tornerò" di Takuji Ichikawa, risalente a una ventina d'anni fa. L'avevo letto appena uscito, ricordavo a grandi linee la trama mentre vivida era la memoria di quanto mi aveva emozionata e commossa. Trasposizione all'altezza del libro, riesce a far emergere un turbine di emozioni delicate, struggenti e strazianti alle quali è davvero impossibile sottrarsi.
La quotidianità di padre e figlioletto dopo la scomparsa della moglie/madre, un essere andati avanti che è solo apparente ma che nel concreto nasconde un irrisolto - diverso - per entrambi. Una favola, un ritorno (in)aspettato che sa di magico ma che sul finire acquisirà un senso ancora più importante, amore, vita, scelte, lacrime, fiducia e consapevolezza. C'è davvero un mondo dentro questo film. Il tutto trasposto con estremo rispetto, in una storia che è al contempo delicata e intensa, dove trovano spazio non solo le lacrime ma anche i sorrisi, dove la tristezza è avvolgente ma mai amara e il distacco è un processo complesso che va oltre l'improvvisa perdita. Il tutto, inoltre, arricchito da tanti elementi simbolici, dalla malinconia della pioggia al tema del viaggio e molti altri.
Resto vaga ed evito volutamente spoiler perchè è uno di quei casi dove bisogna davvero avventurarsi ad occhi chiusi.
Tante, tantissime le scene toccanti, anche inaspettate, ma profondamente cariche di significato: davanti alla scena della macchina tutta insaponata ho davvero pianto.
Il risultato ottenuto non sarebbe stato possibile senza un cast di alto livello: la recitazione di So Ji Sub (Terius behind me, Oh my Venus) e Son Ye Jin (Crash landing on you) non è semplicemente molto buona, ma direi proprio eccellente.
Non è uno spaccato di realtà nel senso comune del termine, piuttosto un realismo magico dato dalla capacità dei sentimenti di trascendere lo spazio e il tempo. Forse non è un film per tutti, ma a tutti mi sento di consigliarlo caldamente.

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Completed
My Youth
3 people found this review helpful
by Lynnea
Oct 18, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 5.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 5.0
This review may contain spoilers

L'infelice binomio dato da una sceneggiatura banale e un attore di grande talento

Titolo atteso da tempo in quanto ritorno a un romance drama di Song Joong Ki, attore versatile e poliedrico la cui fama è cresciuta in modo esponenziale grazie al celebre e iconico “The Discendants of the Sun” di una decina di anni fa. Successivamente protagonista di altri drama e film meritevoli dove ha dimostrato – soprattutto in questi ultimi – di non essere solo un bel volto capace di affascinare nel ruolo dell’aitante capitano delle forze speciali piuttosto che nel magnetico boss della malavita ma di saper annullare il piano estetico e dare vita a personaggi di una profondità introspettiva impressionante.
Le aspettative non erano alte, diciamo pure altissime. La delusione, di conseguenza, è stata a dir poco cocente.
La sceneggiatura di “My Youth” è qualcosa di davvero indefinito e inconsistente: un drama nemmeno troppo lungo – conta solo dodici episodi – che fatica comunque a trovare una propria identità. Il tema iniziale è quello del giovane, anonimo e tranquillo fiorista con un passato da ex bambino prodigio, che diventa suo malgrado oggetto di attenzioni da parte di produttori che vogliono riportarlo davanti alle telecamere e rispolverare così i suoi anni d’oro. La figura che fa da collante si rivela essere la giovane compagna di studi degli anni dell’adolescenza e con la quale, complice la difficile situazione che lui stava vivendo all’epoca, non era riuscito a cogliere l’opportunità di vivere una bella storia d’amore. Il tema della seconda chance si infila così nella vicenda e diventa via via predominante, mentre l’incipit iniziale si affievolisce fino a diventare un elemento quasi di contorno. Il focus si sposta quindi sul romance, tra alti e bassi che li vede avvicinarsi e allontanarsi più volte, in vari tentativi minati da un mancato tempismo ma che riescono comunque a concludersi - a un certo punto – con la formazione della coppia. Siamo ben lontani dall’ultimo episodio e sembra non esserci altro da spremere rispetto alla love story, per come impostata e sviluppata. Così, nel mentre che la coppia va formandosi, si provvede a un ulteriore rabbocco di trama, aggiungendo l’elemento della malattia degenerativa di lui.
Non è un grande drama sulla storia di un bambino prodigio cresciuto poi nell’anonimato e affrontando mille difficoltà. Non è neanche il racconto di un’indimenticabile storia d’amore e nemmeno la toccante vicenda che coglie l’essenza di una vita provata da una malattia terminale. E’ piuttosto un mix deludente di tutte queste tematiche, dove nessuna eccelle ma nel complesso vengono tutte un po’ bistrattate.
Se ho apprezzato qualcosa, sono stati i legami famigliari. In particolar modo quello tra Sunwoo Hae e il padre, figura chiaramente debole e incapace di assumersi le più banali responsabilità tipiche dell’età adulta e che, per questo, si può disprezzare ma non si riesce veramente a odiare. Interessante anche il rapporto con la sorellastra minore e il fratellastro acquisito.
Cast secondario valido, dove spiccano Jin Kyung e Jo Han Chul. Rispetto ai protagonisti, l’attrice femminile non mi ha convinta affatto e non sono riuscita a prenderla in simpatia: è rimasta lì, come un personaggio scritto sulla carta, un po’ insipida e un po’ incolore.
Diverso il discorso per Song Joong Ki, pezzo forte del drama in tutti i sensi e unico motivo per cui – facendomi forza – sono giunta alla fine della serie. Una colonna portante che, da sola, non ha avuto comunque la possibilità di tenere in piedi l’intera serie. Sprecato per il tenore di una storia complessivamente fiacca, costretto nei limiti di una sceneggiatura ordinaria e priva di originalità e, di conseguenza, impossibilitato a dare prova del suo noto talento. I miracoli, come tutti, non li può fare.

Attendevo da anni il suo ritorno a un drama romantico, è un vero peccato che sia incappato in una produzione che davvero non lo meritava. In un’intervista ha recentemente affermato di non essere sicuro di saper ancora fare dei melodramma con l’avanzare dell’età… Io dico di sì, a patto di scegliere il titolo giusto.

Drama da archiviare. Per i fan di Song Joon Ki: voltiamo pagina e confidiamo nel prossimo drama.

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Completed
My Girlfriend Is the Man!
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 30, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 7.0
Music 6.5
Rewatch Value 5.5

Quando "lei" diventa "lui", tra banalità e zero introspezione

Commedia non particolarmente impegnativa, che si gioca tutto sull'anomalia genetica che - senza preavviso - trasforma la protagonista in un uomo. Segreto di famiglia, a lei capita per la prima volta in età adulta, nel bel mezzo di un'importante relazione romantica. Il fidanzato viene messo subito a conoscenza della situazione e il fulcro del drama si concentra sulla reazione di lui - e degli amici/conoscenti - e il rapporto che si instaura con l'alter ego di Ji Eun, ovvero Ji Hun.
La serie propone tutti i cliché che si possono immaginare, senza saltarne uno. Il tutto è affrontato in maniera un po' semplicistica, non ci sono grandi spiegazioni rispetto all'incredibile anomalia che affligge la famiglia Kim da generazioni, l'effetto sorpresa per il fidanzato e per la migliore amica contempla un momento di sbalordimento ma poi anche un'accettazione tutto sommato poco credibile, prendendo per buono il dato di fatto senza farsi troppe domande. Entra in gioco l'immancabile rivale in amore che da il via a tutta una serie di fraintendimenti, situazioni imbarazzanti e scuse campate in aria al limite del ridicolo.
Pur avendo utilizzato un aspetto sicuramente esagerato - il cambio di genere - mi ha ricordato per certi versi il concetto alla base del drama "True beauty", ovvero l'andare oltre all'apparenza estetica (in quella serie la tematica aveva a che fare anche con lo status e la popolarità, qui il cambio di genere già da solo basta e avanza). Non ho però trovato il messaggio che mi aspettavo, anzi. Fatta eccezione per un paio di scene, dove il drama sembra voler acquisire più spessore e mettere sul piatto alcune riflessioni importanti - la difficoltà nel relazionarsi è scontata in tutti coloro che circondano Ji Eun, ma viene a un certo punto sottolineato come lei stessa si ritrovi a vivere la stessa, difficile, situazione, pur essendo gli altri apparentemente quelli di sempre - per il resto il tenore è davvero quello di un approccio abbastanza superficiale. Una serie dedita al mero intrattenimento, con la proposta di situazioni singolari al limite dell'assurdo e in buona parte prevedibili nella speranza di catturare e mantenere l'attenzione curiosa - e in parte anche divertita - dello spettatore.

Rispetto ai personaggi, ho trovato Ji Eun davvero antipatica e fastidiosa, tanto da preferire decisamente la sua controparte maschile. Ji Hun ha la parte indubbiamente più difficile, ma riesce con una buona espressività a portare avanti un doppio personaggio - interiore ed esteriore - risultando tutto sommato convincente. Park Yun Jae è quel bravo ragazzo un po' troppo bravo ragazzo, che si sforza di accettare al meglio ogni situazione, cerca di sopprimere le proprie difficoltà emotive, nell'ottica di offrire un eterno sostegno. Praticamente una stampella.
Il personaggio manca inoltre di quell'evoluzione che sarebbe stato avviso il valore aggiunto: compresa e accettata la situazione, per tutta la durata della serie Ji Eun sarà la sua fidanzata e Ji Hun un amico. Questa distinzione non ha nulla a che vedere con l'assenza - sensata - di effusione tra i due maschi, ma l'atteggiamento - e non mi riferisco alla comunicazione verbale - di Yun Jae rimarrà comunque diverso a seconda dell'aspetto, quasi fossero davvero due persone differenti.
Non particolarmente interessanti i personaggi secondari, dalla sorella alle prese con un amore ritrovato alla migliore amica scrittrice, che nell'insieme danno vita a due pairing secondari che lasciano un po' il tempo che trovano.

Qualitativamente parlando, non si è volato alto. Abbiamo infatti a che fare con un regista alle prime armi e con un cast giovane, senza importanti prove di talento alle spalle ma al contrario che in buona parte sperimenta per la prima volta il ruolo di protagonista. Ciò che ne deriva è una commedia semplice e senza pretese, adatta a una visione veloce e disimpegnata, ma nulla più.

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Completed
Legend of the Female General
3 people found this review helpful
by Lynnea
Aug 28, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 5
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.5
This review may contain spoilers

Ogni promessa è debito...La vera "leggenda" di questo drama.

Ho sempre visto il trailer di un film/drama come una sorta di promessa, un anticipo di ciò che potrai aspettarti dalla visione.
Promettere tanto e non mantenere l'impegno è peggio che promettere poco ma essere di parola. Niente lascia l'amaro in bocca quanto le aspettative disattese.
Con "Legend of the female general" mi sono ritrovata - ahimè - nel primo dei due casi: un trailer accattivante che prometteva imprese epiche e la figura di una donna straordinaria.
Non è un brutto drama - non lo è davvero - ma sulla carta doveva essere qualcos'altro. La serie abbraccia diversi genere, dal romance al wuxia, senza tralasciare scenari militari e intrighi. Ma nessuno di questi aspetti eccelle singolarmente e, nell'insieme, la leggenda diventa più di nome che di fatto.
La protagonista femminile doveva essere il perno centrale e l'idea del suo personaggio è comunque interessante: una donna forte e indipendente, tenace nell'inseguire i suoi obiettivi, che non accetta di cedere di un millimetro rispetto a quanto ottenuto con fatica, al di là del genere, del nome, del passato, dei rapporti famigliari, di tutto quanto. Una persona di valore che vuole essere riconosciuta come tale per i propri meriti, né più né meno.
Questa giovane, abile e astuta donna mostra spesso però anche atteggiamenti e moine spesso infantili, sorrisetti divertiti e/o canzonatori... Momenti simpatici, per l'amor del cielo, ma poco in linea con l'immagine di una donna che nel passato recente era riconosciuta come un grande e valoroso generale, pur spacciandosi uomo. L'addestramento al campo assomiglia spesso al ritiro di un campeggio estivo.
Discordanze di questo tipo si riscontrano anche nel protagonista maschile: attore calzante per un personaggio ben pensato, che brilla di suo ma senza voler oscurare la controparte femminile, dove ammirazione e rispetto per l'altro contano quanto il coinvolgimento sentimentale. Però anche qui ogni tanto qualcosa stride: il nostro Comandante, così intelligente, acuto e attento - capace di cogliere la natura delle persone in una frazione di secondo in base a un passo felpato o a un minimo gesto - non riconosce il cambio di persona quando il vero He Ru Fei prende il posto di He Yan: cambia la corporatura, cambia la voce - una voce che si presuppone lui conosca da anni - e lui non se ne accorge minimamente. Non solo, ritrova He Yan al tempio nel periodo in cui era cieca e successivamente ci si interfaccia giorno (e notte) al campo di addestramento e...Niente, non collega proprio i puntini. Poco coerente, davvero.
I personaggi secondari sono molti e penso che su ciascuno di loro sia stato fatto un buon lavoro di caratterizzazione, nel complesso: non c'erano figure le cui scene avrei saltato a piedi pari. Alcuni un po' stereotipati, altri più interessanti: nell'insieme si può dire che hanno fatto la loro parte.
Sul fronte del ritmo e della capacità di mantenere alta l'attenzione, qualcosa è mancato. I primi dieci episodi li ho seguiti con grande interesse, tanti i personaggi da conoscere e inquadrare, molti dei quali alle prese con mosse e contromosse, tattiche, sotterfugi e secondi fini. Alla lunga però l'impressione è stata quella di episodi sempre più lenti, meno accattivanti, con un senso di pesantezza che emergeva pian piano. Forse 33 episodi sono stati eccessivi per la vicenda narrata o forse ci sarebbero potuti anche stare ma a patto di rendere la visione più stimolante: se la curiosità va scemando, qualcosa non ha sicuramente funzionato a dovere.
Una serie partita in pompa magna, presto ridimensionata nelle aspettative, conclusa non dico per inerzia ma sicuramente con un senso di pesantezza al seguito. Sono passata da un elettrizzato "chissà cosa succederà ora!" a un monotono "va bene, è successo questo, ci sta, passiamo oltre".
Bella l'idea di una guerriera leggendaria, magari prima o poi la vedremo. Ma non in questo drama, che si lascia comunque guardare e per alcuni aspetti anche apprezzare, con un approccio di accettazione finalizzato a "passare oltre".

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Completed
Sweet Stranger and Me
3 people found this review helpful
by Lynnea
Jun 8, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.5

Melodramma romantico vecchio stile, una comfort-zone nostalgica che non fa mai male...

Una bella commedia romantica vecchio stile (una decade fa), con i passaggi più divertenti e spensierati alternati alla componente melodrammatica, il tutto in un giusto equilibrio.
E' stata bella la sensazione confortevole di essere incappata in un drama dalla struttura nota ma sempre piacevole, un visione non contorta, capace di strappare qualche sospiro, qualche lacrima e far perdere un battito o due. Niente di originale, non una pietra miliare, ma l'intrattenimento positivo e un po' nostalgico al quale cedere e lasciarsi coccolare un po'.
Rispetto alla trama, mi è piaciuto che la questione patrigno-figlia non abbia trascinato con sè risvolti morbosi o sia rimasta a lungo nell'equivoco. La storia tra i due protagonisti è carina, forse in certi tratti risente dell'appiattimento di meccanismi un po' troppo ripetuti, ma complessivamente i sedici episodi scorrono in modo tutto sommato fluido e senza particolari momenti di stallo.
Buono l'affiatamento tra i protagonisti, l'attrice è stata una piacevole scoperta mentre Kim Young Kwang è un attore che ho già avuto modo di apprezzare in altre serie e al quale riconosco un talento forse un po' troppo sottovalutato (l'avrei voluto protagonista di molti più drama, negli ultimi anni), un fascino e una statura che non passano inosservati e un carisma che per certi versi mi ricorda un po' Lee Seung Gi. Il pairing secondario avrebbe meritato uno sviluppo migliore, approfittando degli ultimi episodi che sono sì stati sfruttati ma non come avrebbero potuto essere: ha comunque regalato una singolare interpretazione di Jo Bo Ah, per una volta tanto nel ruolo di fastidiosa antagonista. Un maggiore investimento sarebbe stato gradito anche nei confronti di Deok Shim, particolare sorellina del rivale in amore del protagonista, che sembra mettere sul piatto la carta interessante del bullismo oltre a impostare le basi per un grazioso e fresco terzo pairing, ma finisce con l'essere messa un po' in disparte. Stesso discorso per il fratello adottivo di Go Nan Gil, dove i riferimenti al loro passato comune e al rapporto che avevano avuto torna ripetutamente con piccoli accenni ma non procede mai oltre e regala un momento finale davvero insipido.
Quanto al protagonista, se da una parte la figura del bello, agile, forte, coraggioso, intelligente e perseverante giovane estremamente determinato, con un passato difficile macchiato da scelte sbagliate e sensi di colpa vari e la dedizione assoluta a un primo amore mai dimenticato ha sempre il suo innegabile fascino, dall'altra quest'immagine dell'eroe perfetto suona un po' troppo perfetta. Anche rispetto alla schiera dei cattivi, c'è una profusione di buonismo diffuso, per certi versi un po' tipico di molti altri drama dello stesso periodo, dove sul finire viene dispensata a destra e a manca una sorta di redenzione generale.
In certi casi, suona un po' tirata: che la protagonista e la frivola collega hostess vadano un po' a ricucire il rapporto appare poco credibile (del resto c'è di mezzo un tradimento con un fidanzato storico, difficile metterci una pietra sopra), e anche il presidente Kwon, tra corruzione, riciclaggio e soprattutto la responsabilità di un evento passato costato la vita a tanti piccoli innocenti, sembra ricevere una insensata assoluzione nel finale, dove tutto si riduce alle diverse posizioni e relazioni tra i vari membri familiari. Il padre sparito nel nulla e opportunamente redivivo al momento giusto, così come lo zio debole e facile preda del gioco d'azzardo, sono un ennesimo esempio.
E questo è quanto. Tra tanti clichè, qualche spunto nuovo e molto di già visto, questo drama porta a casa una valutazione più che dignitosa, grazie a una nostalgica comfort-zone che - per chi ha ormai visto centinaia e centinaia di serie come me - è sempre più difficile ritrovare, ma della quale col passare del tempo capita di sentire la mancanza.

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Completed
The First Frost
3 people found this review helpful
by Lynnea
Apr 27, 2025
32 of 32 episodes seen
Completed 1
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.5

Una storia carina ma poco avvincente e facile preda della noia...

Sarò una voce fuori dal coro... Pazienza. Il mondo è bello perchè è vario.
La stessa cosa mi era successa anche con il drama ad esso collegato, Hidden Love. Anche lì, a fronte di tanti pareri entusiasti io davvero faticavo a capire come mai non mi piacesse (o per meglio dire faticavo a capire cosa dovesse piacermi).
Il timore di rivivere l'esperienza c'era, la speranza di ricredermi anche.
E invece mi ritrovo a racimolare con fatica belle parole per una serie che mi ha annoiata a dismisura.
Per assurdo, amo i romance un po' drammatici e onestamente non posso dire che non ci sia una storia sulla quale si è anche investito in termini di trama e tematiche affrontate.
Ma mi ha lasciata comunque del tutto indifferente. Non lo so, fin dal primo episodio ho avvertito una sorta di lentezza intrinseca, molte scene non incisive e nemmeno capaci di dare una leggera piacevolezza. C'era solo l'impazienza di arrivare a un dunque più accattivante che però non arrivava mai (e non parlo di scene d'amore o che, ma proprio di momenti emozionanti, anche banali nel contenuto ma capaci di far tenere gli occhi incollati allo schermo).
Non mi sono incantata davanti alla prova recitativa degli attori, lui in modo particolare mi ha trasmesso ben poco. Ho trascorso tutti gli episodi così, alle prese con una minestra tiepida che ogni tanto provava a riscaldarsi senza successo.
Troppo lento, troppo banalmente tenue anche dove non doveva esserlo, rendendo alcuni passaggi davvero esili in termini di sostanza e di carattere. La storia può anche essere graziosa sulla carta, ma non c'è una spina dorsale a tenerla su.
Mi stupisco sempre di come la Cina sappia promuovere drama simili nella tipologia, a volte anche non lontani nelle trame e nelle strutture narrative, ma con un divario impressionante in termini di risultato, dove la maggior parte si rivelano flosci e fiacchi e vanno presto alla deriva mentre alcuni - una minor parte - diventano delle vere e proprie perle rare meritevoli di svariati rewatch. Un vero e proprio mistero.
Credo però possa piacere a chi ha apprezzato il drama Hidden Love (incentrato su un altro pairing ma frutto sempre di un adattamento della stessa autrice). Personalmente, invece, faticherò a ricordarlo.

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Completed
Happy of the End
3 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 18, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0

Il massimo degrado in un drama che vuole essere crudo e difficile da guardare, pur valido e sensato

Forse il drama più pesante che io abbia visto ad oggi. Non è una serie d'intrattenimento e, anche per chi cerca altro, non è comunque un prodotto per tutti.
Regna la violenza, fisica e psicologica, dove le scene NC18 sono crude ma disturbano meno degli accenni agli abusi, da giovani o in età adulta. Non le vedo però come scelte provocatorie o insensate, bensì come l'obiettivo che il drama si pone, ovvero quello di mostrare un preciso spaccato reale - per quanto difficile da guardare, al mondo c'è anche questo - e portare avanti un tema inserendolo in un contesto che rappresenta il massimo disagio sociale possibile.
Senza nulla togliere ai drama che propongono e sviluppano storie che si muovono, pur con i loro alti e bassi, all'interno della comfort zone dell'accettabilità, dove certi limiti non vengono mai superati, qui semplicemente viene fatta una scelta diversa ma altrettanto lecita: proporre e sviluppare un tema - e di conseguenza una storia, o viceversa - in una situazione di massimo degrado. Va da sè che gli alti e bassi acquisiscano una nuova concezione, in particolar modo per quanto riguarda i "bassi". E sorprendentemente, gli "alti" ci sono comunque (e quest'ultimo credo sia un po' il punto fondamentale, perchè per quanto nero sia il nero, non può mai essere tutto completamente nero).
Sarò sincera, sono abbastanza certa che non la riguarderò. Non è una serie fatta per il rewatch, non credo possa nemmeno rientrare nel "genere preferito" della maggior parte degli utenti ma, messa in conto la possibilità di rimanere disturbati da alcuni passaggi, è una serie che - con il giusto metro di valutazione, che non è quello della storiella da intrattenimento - risulta valida e capace di raggiungere lo scopo prefissato.

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Completed
Breeze by the Sea
3 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 9, 2025
18 of 18 episodes seen
Completed 0
Overall 4.5
Story 4.5
Acting/Cast 4.5
Music 4.5
Rewatch Value 4.0

Drama che affonda poco dopo l'inizio... E non torna più a galla.

Iniziato discretamente, non proprio un avvio col botto ma c'erano comunque delle buone premesse. Cast e livello di recitazioni accettabili. Sono bastati però pochi, pochissimi episodi per farlo inabissare nelle acque dell'arcipelago di Kinmen. Il resto della serie è stato un continuo annaspare per cercare di stare a galla, ma con la noia dilagante come zavorra aggiuntiva. Concluso davvero a fatica, un titolo da dimenticare alla svelta, un po' come il tempo - purtroppo - sprecato.
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Completed
Where Does the Sea Begin
3 people found this review helpful
by Lynnea
Feb 1, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Serie originale su temi delicati che in primis emoziona ma poi va capita

Serie insolita, che va a toccare anche temi piuttosto delicati.
E' un drama dove la comunicazione è fondamentale per come è impostata la storia, ma è anche un drama giapponese, notoriamente parchi di interazioni verbali (se un concetto può essere normalmente espresso in 10 parole e la sua sintesi in 5, un drama giapponese ne utilizzerà a dir tanto 3). Sia chiaro, rispetto ad altre serie giapponesi qui le conversazioni e le interazioni non mancano, anzi, sono alla base della trama. Eppure, per ogni esternazione sembra sempre esserci altrettanto non detto.
Attorno a tematiche quali la genitorialità, l'aborto, le scelte individuali e non, ruotano le tre principali figure: inizialmente viene da fare una netta distinzione tra chi è nel giusto e chi nel torto, ma un'osservazione attenta porta a concludere che - di fatto - rappresentano semplicemente la realtà nella loro complessa imperfezione, nessuno escluso.
Abbiamo "la temeraria incompresa" Mizuki, personaggio forte e deciso a portare avanti le proprie scelte, costi quel che costi. Sebbene abbia avuto un attimo di tentennamento - valutando la strada dell'aborto perchè di fatto la più utile per le prospettive di Natsu - ci viene descritta dalla madre e dai conoscenti come un personaggio da sempre singolare. Anche nella delicata questione della maternità, alla fine, rimarrà fedele a sè stessa stabilendo un ordine di priorità, che vedrà al primo posto Umi. Decide di tenere all'oscuro Natsu, mossa pesante e sicuramente condannabile perchè di fatto toglie a lui il diritto di essere padre, e lo fa perchè consapevole che decidere di tenere il bambino significava mettere Natsu con le spalle al muro, senza dargli in realtà la possibilità di scegliere diversamente. Proprio perchè però Umi è al primo posto, quando viene a sapere della malattia terminale mette in conto di invadere nuovamente la vita di Natsu (anche qui la scelta è decisamente opinabile, sembra che si prenda il diritto di decidere cosa dire e quando dire, tenendo all'oscuro Natsu o sconvolgendogli la vita). E' un personaggio che fa una scelta, la fa nell'interesse esclusivo di Umi, e per questa scelta è pronta ad addossarsi giudizi e sensi di colpa, ma è anche una scelta convinta e della quale non si pentirà mai.
Abbiamo poi "l'indeciso perenne" Natsu, che inizialmente sembra un po' la vittima della situazione (gli viene fatto credere un aborto, poi viene lasciato, gli viene tenuta nascosta la nascita della figlia, gli viene sconvolta l'esistenza scoprendo della figlia anni dopo, aspetto che destabilizzerà inevitabilmente la vita che nel frattempo si era ricostruito). E' un personaggio che, per sua ammissione, è eternamente insicuro e indeciso: prende tempo, non si butta a capofitto. Lo vediamo da come risponde all'attuale compagna, da come gestisce il rapporto con Umi. Fin dai tempi della relazione con Mizuki appare come un bravo ragazzo, gentile e presente, però di fatto non una colonna portante del rapporto. Sarà proprio il costruire un rapporto con la figlia appena conosciuta a renderlo più sicuro di sè, più responsabile e pronto a fare delle scelte convinte.
C'è infine "l'altruista infelice", la nuova compagna di Natsu: la paternità di lui sconvolge la loro relazione come un fulmine a ciel sereno e, inizialmente, oltre a puntare a mantenere il rapporto con lui vede nella bambina anche l'inaspettata possibilità di mettere a tacere dei sensi di colpa con i quali, in segreto, convive da anni. Quando lui confessa che, pur essendone stato tenuto all'oscuro, sapere che l'aborto non era andato in porto e la bambina era poi nata gli aveva dato sollievo, lei sembra un po' alla ricerca della stessa sensazione. Consapevole di aver comunque agito all'epoca secondo quello che le sembrava buonsenso - anche se non era ciò che avrebbe voluto - continua però a dare la priorità agli altri e non ai propri desideri. Sarà difficile per lei trovare la forza di scegliere di non doversi necessariamente adattare alla nuova situazione ma di avere il diritto di compiere delle scelte per vivere bene con sè stessa, per quanto sia sinceramente affezionata a Natsu e alla piccola.

Un drama, quindi, che più che una storia di eventi narra l'evoluzione di rapporti.
Dal punto di vista del coinvolgimento, i primissimi episodi mi hanno davvero toccata - le lacrime scorrevano a fiumi - ma col progredire della serie l'impatto emotivo è via via venuto meno, un po' perchè certi meccanismi riproposti non avevano più l'effetto della prima volta, un po' perchè se all'inizio sembra ci sia una storia al centro, affiancata dallo sviluppo dei personaggi, col passare degli episodi sembra che la lettura introspettiva dei personaggi diventi la parte predominante, ma a quel punto la componente emotiva scema e l'impressione è più che altro quella di compilare una virtuale scheda del profilo psicologico di ciascun protagonista.

Buono il supporto dei personaggi secondari, complessivamente la serie conta un numero di attori piuttosto esigui, se non teniamo conto delle comparse. Buona la recitazione, il protagonista maschile esteticamente affascinante - il panorama degli attori giapponesi non offre solitamente molto in tal senso - e davvero brava la piccola attrice che interpreta Umi (attrice la cui anagrafica corrisponde all'età del suo personaggio e che è coinvolta come figura principale in moltissime scene).

In conclusione una serie senz'altro originale, consigliata per chi vuole vedere qualcosa di diverso dal solito, con l'avviso che il coinvolgimento emotivo iniziale potrebbe lasciare il posto a una più impegnativa richiesta legata alla comprensione psicologica dei personaggi nella seconda parte della serie. Lacrime nella prima parte, meningi spremute nella seconda.

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Completed
Go Ahead
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by Lynnea
Dec 22, 2024
46 of 46 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 8.0

Una gran bella serie, ma non coinvolgente quanto il suo remake

Arrivo a questa serie dopo aver visto il suo recente remake coreano. Ho letto molte recensioni che ritenevano il remake non all'altezza dell'originale "Go ahead", ed ero quindi contenta di averli visti in ordine inverso. Paradossalmente, però, per quanto mi riguarda, mi ha coinvolta ed entusiasmata di più il recente "A prefabricated family" rispetto a questo titolo. La storia di base è la stessa, ma presenta anche diverse varianti. Dal punto di vista della trama, ho preferito il remake. Remake che è più scenografico, artefatto, studiato, rispetto a questa serie, che al contrario sembra un vero e proprio spaccato di realtà. Eppure sembra che il remake sia riuscito a coinvolgermi e ad emozionarmi molto di più, forse perchè proprio costruito con quell'obiettivo ed estremamente incentrato sul nucleo famigliare allargato, mentre in Go Ahead si ritagliando ampio spazio anche altri personaggi secondari, che può anche starci data la durata della serie ma che andavano a smorzare l'interesse tra una scena legata ai protagonisti e la successiva. Sugli attori, nulla da dire, ottimo il cast in entrambe le produzioni.
In Go Ahead certe situazioni ostiche non sembrano trovare lo sfogo eclatante come nel remake: la madre depressa lo è in entrambi i casi, ma nel remake è davvero agghiacciante; la relazione tra i due giovani non viene accettata così facilmente nella serie recente, mentre qui tutto sommato non c'è un'iniziale e netta opposizione del padre di lei. Punto a sfavore di Go Ahead è l'aver accennato al triangolo amoroso, mentre nel drama coreano la questione viene presa in considerazione e quasi istantaneamente eliminata (non sono una fan dei triangoli, se non si è capito).
Credo che la versione ottimale sarebbe un mix tra le due, prendendo però più elementi dal drama coreano rispetto a questa serie cinese. Resta comunque una visione che mi sento di consigliare, seguendo però l'ordine cronologico tra le due.

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