This review may contain spoilers
Grande potenziale e originalità che si concretizza anche... ma solo nella prima metà.
BL coreana – tipici otto episodi da mezz’ora l’uno – che mi è sembrata il perfetto punto di convergenza tra il drama coreano “Cherry blossom after winter” e la serie giapponese “My personal weatherman”, due BL che ho adorato ma che non erano esenti da difetti. L’impressione è quella di aver preso il meglio da entrambe e limato alcuni spigoli che non funzionavano.
Rispetto al sopracitato “Cherry blossom after winter” ho ritrovato la comunicazione tipica coreana – non dispersiva e banale come quella tailandese ma nemmeno stringata come nelle opere giapponesi – oltre al fatto che la caratterizzazione dei due protagonisti ricordava un po’ quella dell’altro pairing (in particolar modo ho trovato grande somiglianza tra Il Jo ed Hae Bom, educati e remissivi, apparentemente indifesi). Altro aspetto comune è la parentela non consanguinea, da una parte due fratellastri e dall’altra due cugini, ma in entrambi i casi con un’adozione di mezzo.
La somiglianza col giapponese “My personal weatherman” riguarda soprattutto le scene intime, dove siamo ben oltre i classici baci stampo e amori platonici delle BL coreane, sebbene ancora lontani dalla chimica di Yoh e Mizuki, protagonisti di svariate scene NC18 intriganti ma mai volgari. Anche la pioggia caratterizza entrambi i lavori, riproponendosi quale elemento ricorrente.
Elemento comune è anche la singolare convivenza, con uno a servizio dell’altro quale pagamento di un debito (nel caso di Yoh il solo vitto e alloggio, per Il Jo anche le spese sanitarie). Inoltre, entrambe le coppie presentano una figura dominante, apparentemente insensibile e distaccata, interessata solo al lato prettamente fisico dell’ambigua relazione, e una controparte più remissiva e debole, un po’ in balìa degli eventi.
Come dicevo, “Thundercloud rainstorm” ha il pregio di saper unire i pregi di entrambe, trovando il dosaggio perfetto degli ingredienti: i primi tre episodi sono davvero a dir poco stupendi, catturano fin da subito e si dimostrano belli carichi e coinvolgenti. Questo fintanto che abbiamo Il Jo praticamente alla mercè di Jeong Han e l’altro trincerato dietro un distacco che da reale si fa però via via sempre più apparente. Nella parte centrale la dinamica cambia, Il Jo prende le distanze e Jeong Han si riscopre improvvisamente innamorato, per cui il meccanismo gatto-topo vede un’inversione di ruoli che ci sta, ma solo fino a un certo punto. Gli ultimi episodi perdono ulteriormente quota, eccessivamente incentrati sulla componente melodrammatica. Se all’inizio la vera caratterizzazione dei personaggi non era totalmente – e volutamente – chiara, alla fine la questione viene talmente sviscerata da risultare paradossalmente comunque confusa: mille ragioni, mille paure, mille scelte, mille fraintendimenti, altrettanti ripensamenti. Il senso dell'intera storia viene un po' a mancare, nella sostanza.
Mi sta bene che rispetto alla fotografia iniziale si voglia arrivare a uno sviluppo delle due figure che risulti infine non banale o piatto, per cui Il Jo mostrerà in realtà una ferrea determinazione, una consapevolezza e maturità maggiore rispetto a Jeong Han che, al contrario, diventerà preda di un lato emotivo soppresso per anni. In tal senso ho trovato azzeccati i due flashback del passato: veloci ma illuminanti, mostrano i due cugini adolescenti con una caratterizzazione che sembra stonare rispetto al presente, ma che fa capire quanto le loro personalità siano in realtà molto più complesse e di come il contesto abbia agito su di loro. Gli scorci del passato compensano la quasi totale mancanza di informazioni sullo storico: all'avvio del primo episodio si inquadra la situazione generale, ma non è ben chiaro il tipo di rapporto tra i cugini, se si fossero frequentati negli anni precedenti oppure se fossero quasi completamente estranei.
Un aspetto poco gradito - e qui stavolta il paragone lo farei con la BL Revenged Love – riguarda la scelta di eliminare quasi completamente le scene più intime al subentrare dei sentimenti e delle dichiarazioni (cosa che trovo ridicola, come se un aspetto precludesse l’altro).
Il finale è decisamente poco pretenzioso, trova conclusione praticamente in un momento casuale già che lo svisceramento di tutto il non detto e del travisato non fa che rimescolare continuamente le carte in tavola in modo disordinato, finchè stop, si decide che il mazzo può essere finalmente rassettato e messo via.
Cast ridotto ai minimi storici (conta meno di una decina di attori, così come anche nelle altre due serie citate) e recitazione buona: i protagonisti non sono giovani esordienti e non hanno alle spalle prove degne di nota. Non escludo che questo possa essere per loro il drama di maggior successo, ma in ogni caso non mi spiacerebbe ritrovarli in qualche serie futura, già che hanno dimostrato un buon livello di competenza.
Menzione positiva per la OST, personalmente non da playlist ma comunque estremamente valida e azzeccata.
A conti fatti, un drama dal potenziale veramente enorme, ben visibile anche nel concreto nella prima parte. Poi però ci si è proprio smarriti, troppi sviluppi e ragioni taciute che ribaltano di continuo la prospettiva, aspetto tutt’altro che piacevole e che nell’ultima parte da proprio l’impressione di girare attorno al nulla.
E’ un vero peccato: per una volta gli ingredienti erano stati abbinati in modo nuovo e dosati in quantità bilanciate, ma poi nei passaggi successivi della ricetta qualcosa è andato storto, e il risultato finale è apprezzabile solo in parte. Prima parte da nove abbondante, ultimi episodi poco più che sufficienti: complessivamente consigliato, sia per il tentativo fatto che per la parte di obiettivi raggiunti.
Rispetto al sopracitato “Cherry blossom after winter” ho ritrovato la comunicazione tipica coreana – non dispersiva e banale come quella tailandese ma nemmeno stringata come nelle opere giapponesi – oltre al fatto che la caratterizzazione dei due protagonisti ricordava un po’ quella dell’altro pairing (in particolar modo ho trovato grande somiglianza tra Il Jo ed Hae Bom, educati e remissivi, apparentemente indifesi). Altro aspetto comune è la parentela non consanguinea, da una parte due fratellastri e dall’altra due cugini, ma in entrambi i casi con un’adozione di mezzo.
La somiglianza col giapponese “My personal weatherman” riguarda soprattutto le scene intime, dove siamo ben oltre i classici baci stampo e amori platonici delle BL coreane, sebbene ancora lontani dalla chimica di Yoh e Mizuki, protagonisti di svariate scene NC18 intriganti ma mai volgari. Anche la pioggia caratterizza entrambi i lavori, riproponendosi quale elemento ricorrente.
Elemento comune è anche la singolare convivenza, con uno a servizio dell’altro quale pagamento di un debito (nel caso di Yoh il solo vitto e alloggio, per Il Jo anche le spese sanitarie). Inoltre, entrambe le coppie presentano una figura dominante, apparentemente insensibile e distaccata, interessata solo al lato prettamente fisico dell’ambigua relazione, e una controparte più remissiva e debole, un po’ in balìa degli eventi.
Come dicevo, “Thundercloud rainstorm” ha il pregio di saper unire i pregi di entrambe, trovando il dosaggio perfetto degli ingredienti: i primi tre episodi sono davvero a dir poco stupendi, catturano fin da subito e si dimostrano belli carichi e coinvolgenti. Questo fintanto che abbiamo Il Jo praticamente alla mercè di Jeong Han e l’altro trincerato dietro un distacco che da reale si fa però via via sempre più apparente. Nella parte centrale la dinamica cambia, Il Jo prende le distanze e Jeong Han si riscopre improvvisamente innamorato, per cui il meccanismo gatto-topo vede un’inversione di ruoli che ci sta, ma solo fino a un certo punto. Gli ultimi episodi perdono ulteriormente quota, eccessivamente incentrati sulla componente melodrammatica. Se all’inizio la vera caratterizzazione dei personaggi non era totalmente – e volutamente – chiara, alla fine la questione viene talmente sviscerata da risultare paradossalmente comunque confusa: mille ragioni, mille paure, mille scelte, mille fraintendimenti, altrettanti ripensamenti. Il senso dell'intera storia viene un po' a mancare, nella sostanza.
Mi sta bene che rispetto alla fotografia iniziale si voglia arrivare a uno sviluppo delle due figure che risulti infine non banale o piatto, per cui Il Jo mostrerà in realtà una ferrea determinazione, una consapevolezza e maturità maggiore rispetto a Jeong Han che, al contrario, diventerà preda di un lato emotivo soppresso per anni. In tal senso ho trovato azzeccati i due flashback del passato: veloci ma illuminanti, mostrano i due cugini adolescenti con una caratterizzazione che sembra stonare rispetto al presente, ma che fa capire quanto le loro personalità siano in realtà molto più complesse e di come il contesto abbia agito su di loro. Gli scorci del passato compensano la quasi totale mancanza di informazioni sullo storico: all'avvio del primo episodio si inquadra la situazione generale, ma non è ben chiaro il tipo di rapporto tra i cugini, se si fossero frequentati negli anni precedenti oppure se fossero quasi completamente estranei.
Un aspetto poco gradito - e qui stavolta il paragone lo farei con la BL Revenged Love – riguarda la scelta di eliminare quasi completamente le scene più intime al subentrare dei sentimenti e delle dichiarazioni (cosa che trovo ridicola, come se un aspetto precludesse l’altro).
Il finale è decisamente poco pretenzioso, trova conclusione praticamente in un momento casuale già che lo svisceramento di tutto il non detto e del travisato non fa che rimescolare continuamente le carte in tavola in modo disordinato, finchè stop, si decide che il mazzo può essere finalmente rassettato e messo via.
Cast ridotto ai minimi storici (conta meno di una decina di attori, così come anche nelle altre due serie citate) e recitazione buona: i protagonisti non sono giovani esordienti e non hanno alle spalle prove degne di nota. Non escludo che questo possa essere per loro il drama di maggior successo, ma in ogni caso non mi spiacerebbe ritrovarli in qualche serie futura, già che hanno dimostrato un buon livello di competenza.
Menzione positiva per la OST, personalmente non da playlist ma comunque estremamente valida e azzeccata.
A conti fatti, un drama dal potenziale veramente enorme, ben visibile anche nel concreto nella prima parte. Poi però ci si è proprio smarriti, troppi sviluppi e ragioni taciute che ribaltano di continuo la prospettiva, aspetto tutt’altro che piacevole e che nell’ultima parte da proprio l’impressione di girare attorno al nulla.
E’ un vero peccato: per una volta gli ingredienti erano stati abbinati in modo nuovo e dosati in quantità bilanciate, ma poi nei passaggi successivi della ricetta qualcosa è andato storto, e il risultato finale è apprezzabile solo in parte. Prima parte da nove abbondante, ultimi episodi poco più che sufficienti: complessivamente consigliato, sia per il tentativo fatto che per la parte di obiettivi raggiunti.
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