Quando la noia fa da padrona... Romance storico-fantasy tra uno sbadiglio e l'altro
Noioso.
Tra tutti gli aggettivi che mi passano per la mente pensando a questo drama, il termine "noioso" è indubbiamente quello che si ripropone più spesso.
Noioso perchè dopo i primi episodi la curiosità si esaurisce definitivamente.
Ancor più noioso, se penso che ripropone una serie di meccanismi all'infinito e dinamiche ripetute
Ulteriormente noioso per via dello scambio di corpi tra i protagonisti: non l'ho trovato divertente, piuttosto un diversivo fastidioso - a tratti ridicolo - e del quale avrei fatto volentieri meno.
Definitivamente noioso, persino nel finale: solitamente si spera sempre in qualche scena extra, qualche minuto in più per godersi il tanto sospirato epilogo. Qui no, qui guardavo il tempo rimanente auspicando la comparsa dei titoli di coda che avrebbero chiuso definitivamente il supplizio.
Tutto da gettare alle ortiche?
Onestamente no. Qualcosa - non molto - si salva.
Di certo non la caratterizzazione dei personaggi principali, dove l'immancabile amnesia trasforma la nostra principessa in una facchina che si atteggia a dura, stravolgendone completamente la natura - ricordi o non ricordi poco conta - e andando decisamente OOC. Non è andata molto meglio a lui, che salta da scene serie e credibili a siparietti buffi con esclamazioni strozzate varie, per non parlare degli innumerevoli pianti da vitello (va bene un po di pathos, ma non allaghiamo il set, per favore).
Sicuramente a fare centro non è stato nemmeno il pairing secondario, che personalmente mi ha suscitato solo una perenne insofferenza.
In termini di OST, niente che si sia fatto notare.
A salvarsi è l'attore protagonista, Kang Tae Oh, che sebbene in certe scene sia risultato davvero eccessivo (la colpa credo più del copione che sua), nei momenti più drammatici - no, non il pianto disperato - ha saputo offrire una recitazione convincente. In qualche raro momento ho avuto modo di apprezzare anche alcuni sguardi e posture particolari, di un'elegante compostezza capace di richiamare in qualche modo alla memoria il sublime Lee Jang Hyun di Namgoong Min in "Lovers".
E, sicuramente, si salva alla grande il cattivo di turno, Jin Goo, sicuramente il personaggio meglio riuscito di tutto il drama. Una prova notevole per , che negli ultimi anni ho piacevolmente ritrovato in ruoli ambigui, fatti di chiaroscuri interessanti (in questo caso più scuro che chiaro). Un “Villain” di quelli credibili e ben caratterizzati, che non esistono giusto per contrapporsi all’eroe di turno ma sono il risultato di un percorso tutto loro.
Tirando le somme la definirei una visione accessoria e tranquillamente evitabile, un kdrama che è un investimento – anche e soprattutto di tempo – praticamente a fondo perduto.
Tra tutti gli aggettivi che mi passano per la mente pensando a questo drama, il termine "noioso" è indubbiamente quello che si ripropone più spesso.
Noioso perchè dopo i primi episodi la curiosità si esaurisce definitivamente.
Ancor più noioso, se penso che ripropone una serie di meccanismi all'infinito e dinamiche ripetute
Ulteriormente noioso per via dello scambio di corpi tra i protagonisti: non l'ho trovato divertente, piuttosto un diversivo fastidioso - a tratti ridicolo - e del quale avrei fatto volentieri meno.
Definitivamente noioso, persino nel finale: solitamente si spera sempre in qualche scena extra, qualche minuto in più per godersi il tanto sospirato epilogo. Qui no, qui guardavo il tempo rimanente auspicando la comparsa dei titoli di coda che avrebbero chiuso definitivamente il supplizio.
Tutto da gettare alle ortiche?
Onestamente no. Qualcosa - non molto - si salva.
Di certo non la caratterizzazione dei personaggi principali, dove l'immancabile amnesia trasforma la nostra principessa in una facchina che si atteggia a dura, stravolgendone completamente la natura - ricordi o non ricordi poco conta - e andando decisamente OOC. Non è andata molto meglio a lui, che salta da scene serie e credibili a siparietti buffi con esclamazioni strozzate varie, per non parlare degli innumerevoli pianti da vitello (va bene un po di pathos, ma non allaghiamo il set, per favore).
Sicuramente a fare centro non è stato nemmeno il pairing secondario, che personalmente mi ha suscitato solo una perenne insofferenza.
In termini di OST, niente che si sia fatto notare.
A salvarsi è l'attore protagonista, Kang Tae Oh, che sebbene in certe scene sia risultato davvero eccessivo (la colpa credo più del copione che sua), nei momenti più drammatici - no, non il pianto disperato - ha saputo offrire una recitazione convincente. In qualche raro momento ho avuto modo di apprezzare anche alcuni sguardi e posture particolari, di un'elegante compostezza capace di richiamare in qualche modo alla memoria il sublime Lee Jang Hyun di Namgoong Min in "Lovers".
E, sicuramente, si salva alla grande il cattivo di turno, Jin Goo, sicuramente il personaggio meglio riuscito di tutto il drama. Una prova notevole per , che negli ultimi anni ho piacevolmente ritrovato in ruoli ambigui, fatti di chiaroscuri interessanti (in questo caso più scuro che chiaro). Un “Villain” di quelli credibili e ben caratterizzati, che non esistono giusto per contrapporsi all’eroe di turno ma sono il risultato di un percorso tutto loro.
Tirando le somme la definirei una visione accessoria e tranquillamente evitabile, un kdrama che è un investimento – anche e soprattutto di tempo – praticamente a fondo perduto.
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