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- Titolo Originale: 我的阿勒泰
- Conosciuto Anche Come: My Aletai , My Altay , Wo De A Lei Tai
- Sceneggiatore & Regista: Teng Cong Cong
- Generi: Romantico, Vita, Famiglia
Cast & Ringraziamenti
- Ma Yi LiZhang Feng XiaRuolo Principale
- Zhou Yi RanLi Wen XiuRuolo Principale
- Yu ShiBa TaiRuolo Principale
- Jiang Qi MingGao Xiao LiangRuolo di Supporto
- AlimujiangSu Li TanRuolo di Supporto
- Alima MayutianTuo KenRuolo di Supporto
Recensioni
Un drama che non si guarda, ma che si respira.
“To the Wonder” è un’esperienza visiva e sensoriale che va oltre la semplice narrazione. Ambientato nella prefettura cinese dell’Altai, tra le verdi steppe e le montagne innevate dello Xinjiang, questo piccolo gioiello incanta non tanto per colpi di scena mozzafiato, quanto per la sua straordinaria capacità di raccontare l’anima di un luogo e delle persone che lo abitano.C’è una frase che resta a mio avviso particolarmente impressa e che coglie l'essenza intima del drama: “Se nessuno usa l’erba, lei è comunque felice di esistere nel prato. È libera, no?”. In soli otto episodi - che sono perfetti come durata - questa serie non racconta solo la storia di Li Wen Xiu, una giovane aspirante scrittrice che si trasferisce nella remota regione dell’Altai, nello Xinjiang. Racconta anche e soprattutto il diritto delle cose – e delle persone – di esistere senza dover essere utili a qualcuno.
Ambientato oltre vent’anni fa, “My Aletai” - titolo originale che trovo più intimo e vero - è un adattamento dei saggi di Li Juan. E si sente: non c’è la struttura rigida del drama televisivo costruito a tavolino, ma il fluire lento e naturale della vita di un villaggio kazako. Qui le stagioni comandano, le greggi si spostano verso i pascoli estivi, e la modernità è un’ombra lontana che pure si allunga già sulle tende di feltro.
La forza della serie è tutta nella sua autenticità. Gli attori locali, i volti veri dei pastori, le parole in kazako pronunciate con accento sincero: tutto concorre a creare un’opera che sembra più un documentario poetico che un drama. E poi c’è lui, Yu Shi, e il suo notevole cimentarsi nell'imparare a memoria i dialoghi in una lingua che non è la sua e a montare a cavallo senza controfigure.
La regia propende per un tono misurato, mai didascalico. L’umorismo c’è, ma non tradisce mai la fatica di una vita in cui il lusso più grande è dormire in un letto asciutto. E così, tra una festa nuziale e una trattativa di matrimonio, tra il sapone medicato fatto col grasso di pecora e i predatori di giada che arrivano da fuori, ci si accorge che non stiamo guardando una storia: ci stiamo vivendo dentro.
La coppia principale – Wen Xiu e Batay – è quasi un pretesto. Il vero amore qui è per la comunità, per il pascolo che torna verde ogni estate, per il gesto antico di spostarsi con le bestie. I conflitti generazionali esistono, certo: i giovani guardano altrove, gli anziani stringono i denti. Ma non c’è giudizio, solo sguardi che cercano di capire.
E poi c’è il paesaggio. Non si contano gli screenshot, le inquadrature che sembrano dipinti. L’Altai non è solo uno sfondo: è un personaggio, silenzioso e potente, che tutto contiene e tutto perdona.
In conclusione, un vero e insolito gioiello. Non è però un drama per chi cerca colpi di scena o idol patinati. È per chi ha voglia di fermarsi, di ascoltare il fruscio del fiume, di capire il vero significato del concetto di libertà. È piccolo, ed è immenso. Come la prateria.
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Drama/Documentario
Veramente un bel drama, molto interessante, non gli ho attribuito un voto più alto solo per due motivi: il finale (non capisco perchè per forza prima del finale la coppia debba stare divisa per alcuni anni senza chiarirsi) e il fatto che a tratti più che un drama ha le caratteristiche di un documentario su un territorio, una cultura, e tradizioni che stanno scomparendo. Come documentario gli darei un bell'otto, ma come drama per me si ferma a 7,5.Questa recensione ti è stata utile?























