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A TALE OF THOUSAND STARS
Oggi devo farvi una confessione e ammettere pubblicamente uno dei miei più grandi sbagli seriali. 🏳️ Per anni ho visto A Tale of Thousand Stars scorrere ovunque. Mi chiamava, ma io continuavo a ignorarla o a dirmi: 'No, non la guarderò mai'. Il motivo? Puro pregiudizio. Non ero convinta di Earth.E non sapete Quanto mi sbagliavo. All'inizio ero letteralmente arrabbiata con me stessa per non averla iniziata prima, ma poi ho capito una cosa fondamentale: a volte le storie ci chiamano solo quando siamo davvero pronti ad ascoltarle. Forse, anni fa, semplicemente non era il momento giusto per guardarla.
Aver finalmente premuto 'play' mi ha regalato una sensazione bellissima e molto rara: la pace. Di solito la mia mente è costantemente in moto durante le puntate: smonto le trame, analizzo i comportamenti, cerco di capire il perché di ogni singola azione o cerco di scoprire chi c'è dietro un certo evento. Con 1000 Stars questo non è successo. Tutto il rumore si è spento. Non avevo bisogno di sezionare nulla perché la storia mi ha presa emotivamente dal primo istante, lasciandomi semplicemente godere il viaggio sulle montagne di Pha Pun Dao.
E qui devo fare un doveroso passo indietro e lodare Earth. Se prima ero scettica, questa serie mi ha dimostrato in modo clamoroso quanto avessi torto. La verità è che Earth e Mix funzionano insieme in un modo che ha del magico. La presenza scenica, la rigidità e i silenzi del Capo Phupha sono il contrappeso perfetto all'irrequietezza e al dolore di Tian. Si completano a vicenda, bilanciandosi scena dopo scena con una chimica palpabile. Oggi posso dire con assoluta certezza che se al posto di Earth ci fosse stato un altro attore, la dinamica non sarebbe stata la stessa e l'intera serie non avrebbe avuto questo impatto così profondo.
Un aspetto che mi ha toccata nel profondo – e che ho fatto fatica a digerire – è il rapporto con i genitori di Tian. Ho odiato vedere quella dinamica, purtroppo così reale, in cui i genitori finiscono per trattare i figli come una semplice estensione di se stessi. C'è questo peso enorme, questa pretesa silenziosa che i figli debbano vivere con l'unico scopo di non deludere o distruggere i sogni di chi li ha messi al mondo. Ma la verità è che noi vogliamo vivere per noi stessi! La partenza di Tian verso Pha Pun Dao non è solo un debito di gratitudine, ma un grido per uscire da quella dinamica e rivendicare il diritto di esistere alle proprie condizioni.
In questo viaggio di rinascita, c'è un'ombra bellissima e costante che accompagna ogni respiro di Tian: Torfun. La sua presenza si respira in ogni scena. È commovente vedere come lui cerchi disperatamente di dimostrarle, ovunque lei si trovi, che la sua missione non è finita. Che c'è qualcuno lì, su quelle montagne, pronto a prendersi cura di quel pezzetto di mondo che lei amava così tanto. Attraverso gli occhi e il battito del cuore di Tian, Torfun continua a guardare i suoi amati tramonti sulla scogliera. Attraverso la sua voce, continua a insegnare a quei bambini a cui teneva tanto. Tian non si limita a usare il cuore di Torfun per sopravvivere: lo usa per onorare la sua memoria nel modo più puro e devoto possibile.
Non posso chiudere questa recensione senza menzionare il momento che mi ha definitivamente spezzato il cuore (e poi ricomposto): la scena della conta delle stelle. È stata devastante. Ma quello che l'ha resa ancora più potente è stato guardare i dietro le quinte. Vedere Mix svenire per il carico emotivo e lo sforzo fisico dopo il 'cut' del regista fa capire esattamente di cosa stiamo parlando. In quel momento lui non stava solo recitando, stava letteralmente vivendo il dolore, la disperazione e la catarsi di Tian. È una dedizione totale che ti arriva dritta nello stomaco.
Se c'è una lezione che porto a casa da questa visione, è che a volte i nostri pregiudizi ci rubano l'opportunità di vivere storie meravigliose. A Tale of Thousand Stars non è stata solo una serie, ma una vera e propria cura, un rifugio in cui non avevo bisogno di pensare o analizzare, ma solo di sentire. Quindi vi do un consiglio dal profondo del cuore: non fate il mio stesso enorme sbaglio. Se, come me, l'avete lasciata in lista d'attesa per anni o l'avete evitata per qualche dubbio iniziale, mettete da parte ogni remora e premete play. Vi prometto che quel viaggio sulle montagne di Pha Pun Dao vi restituirà un senso di pace assoluta e vi rimarrà dentro a lungo.
P.S. Rileggo tutto quello che ho scritto eppure sento che non basta. La verità, quella cruda e senza filtri, è che questa serie mi ha stravolto l'anima. Mi sono arresa. Mi sono ritrovata in pace, con le lacrime agli occhi, a respirare l'aria di quella montagna insieme a loro. Ha zittito il mio bisogno di analizzare tutto e mi ha ricordato cosa significa sentire e basta. È una di quelle storie che ti rimangono incastrate nel petto. L'ho amata con tutta me stessa, in un modo che nessuna recensione riuscirà mai a spiegare fino in fondo.
Bonus: Se sentite che un pezzetto del vostro cuore è rimasto lassù, tra le montagne e il vento del villaggio, dovete assolutamente correre a vedere gli episodi speciali in Our Skyy 2. È stato un regalo immenso veder tornare la pace profonda di Tian e la forza del Capo Phupha, ma stavolta stravolte dall'arrivo di un vero e proprio uragano: Pat e Pran, i meravigliosi e rumorosissimi protagonisti della serie Bad Buddy. Veder collidere questi due mondi, con le loro energie così diverse ma incredibilmente uniti dallo stesso tipo di amore puro, è una medicina per l'anima che vi farà ridere e commuovere allo stesso tempo.
È una coccola necessaria, un ultimo momento di luce prima di salutarli davvero.
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Match point
Ci sono quelle coppie che inizi a guardare aspettandoti di vedere nascere qualcosa tra loro e poi ci sono quelle che, già dai primi episodi, ti fanno pensare che quel qualcosa ci sia sempre stato. Per me Sun e Bay appartengono decisamente alla seconda categoria.
Per tutta la serie continuavo ad avere la sensazione che quella tra loro non fosse una vera rivalità. Litigavano, si provocavano, cercavano continuamente di superarsi, ma bastava guardarli un attimo per capire che sotto quella continua competizione c'era molto altro. Soprattutto Sun, che nonostante tutto sembrava cercare sempre Bay con lo sguardo, come se una parte di lui fosse ancora legata a quel bambino con cui giocava a tennis prima che la guerra tra le loro famiglie li separasse.
Ed è proprio questo l'aspetto che ho trovato più interessante di Match Point: tutti la presentano come una storia di enemies to lovers, ma io faccio fatica a definirla così. Perché per me Sun e Bay non sono mai stati davvero nemici. Sono due ragazzi che sono stati messi nelle condizioni di comportarsi come tali e che, a un certo punto, hanno trasformato quella rivalità nell'unico modo che conoscevano per continuare a rimanere l'uno nella vita dell'altro.
E forse è proprio per questo che il loro innamoramento mi è sembrato così naturale. Non c'è un momento preciso in cui nasce qualcosa dal nulla, perché qualcosa tra loro esisteva già da molto prima. Prima era amicizia, poi affetto, complicità, bisogno dell'altro e infine amore. Perché, come ho sempre pensato, l'amore non ha una sola forma e un sentimento può semplicemente cambiare con il tempo, senza per questo essere meno vero nella sua forma precedente.
Anche il percorso che li porta a ritrovarsi mi è piaciuto molto. Da bambini il tennis era qualcosa che condividevano, un modo per stare insieme e divertirsi, finché le parole degli adulti e la rivalità tra le loro famiglie non finiscono per separarli. Bay, soprattutto, sembra quasi convincersi che smettere di essere amici sia l'unico modo per non perdere completamente Sun: se devono essere rivali, almeno continueranno a confrontarsi, a cercarsi e ad avere un motivo per stare l'uno accanto all'altro. È una dinamica che potrebbe sembrare assurda se la si guarda soltanto dall'esterno, ma che, conoscendo la loro storia, ho trovato sorprendentemente tenera.
E poi ci sono gli sguardi. Tantissimi sguardi. È una di quelle cose che mi ha fatto capire fin da subito quanto funzionassero insieme, perché non avevano sempre bisogno di dirsi qualcosa per far arrivare quello che provavano. La chimica tra Ping e Teshow, infatti, è probabilmente una delle cose che mi ha convinta di più della serie. È la prima volta che li vedo insieme, ma non avrei mai pensato che fosse il loro primo progetto di coppia: sembrano già perfettamente a loro agio l'uno con l'altro e riescono a rendere credibile ogni fase del loro rapporto. E quando una coppia riesce a convincermi così tanto da farmi pensare che, da questo momento in poi, voglio vedere tutte le loro prossime serie insieme, per me siamo già a un ottimo punto.
Ho apprezzato molto anche il fatto che il tennis non sia mai stato utilizzato semplicemente come sfondo. È una presenza costante, dalla preparazione agli allenamenti fino alle partite, e soprattutto accompagna praticamente ogni fase del rapporto tra Sun e Bay. È ciò che li aveva uniti da bambini, ciò che contribuisce alla loro separazione e, infine, ciò che permette loro di ritrovarsi. Vederli passare dall'essere due ragazzi che giocano uno contro l'altro a due persone che devono imparare a fidarsi e a giocare dalla stessa parte è stato uno degli aspetti che ho trovato più riusciti. L'unico piccolo rimpianto riguarda Bay e la sua arte: avrei voluto che questa parte della sua vita avesse lo stesso spazio che viene dato al tennis, perché avrebbe aiutato ancora di più a comprendere il suo personaggio e il motivo per cui il sogno dell'Italia fosse così importante per lui.
E proprio quel sogno porta a una delle cose che ho apprezzato maggiormente nella loro relazione. Bay vuole andare in Italia per inseguire ciò che ama, mentre Sun vuole continuare il suo percorso nel tennis e arrivare in nazionale. In molte storie, arrivati a questo punto, uno dei due finirebbe per rinunciare al proprio sogno per non perdere l'altra persona. Qui invece succede qualcosa di molto più bello: si lasciano spazio. Sun non cerca di trattenere Bay, non gli chiede di scegliere tra lui e il suo futuro. Gli dice, in sostanza, di andare e fare ciò che ama, perché anche lui sta facendo lo stesso. E la cosa più importante è che nessuno dei due vive questa distanza come la fine della loro storia. Si amano abbastanza da sapere che un sogno personale non deve necessariamente diventare una minaccia per la coppia. È una delle rappresentazioni dell'amore più sane che abbia visto in un BL e, personalmente, l'ho apprezzata tantissimo.
Anche la questione delle loro famiglie, alla fine, mi ha lasciato qualcosa. La storia dei loro padri è ciò che ha dato origine a tutta questa rivalità e, soprattutto, a una situazione che i due ragazzi si sono ritrovati a vivere senza averla mai scelta. Non ho particolarmente amato il fatto che tutto questo conflitto sia nato dal furto della ricetta da parte del padre di Bay, ma ho apprezzato che la serie non abbia cercato di trasformarlo semplicemente nel “cattivo” della situazione. Non giustifico quello che ha fatto, ma riesco a comprenderne la disperazione: aveva una famiglia da mantenere e una situazione economica che rischiava di portargli via tutto. Questo non rende giusta la sua scelta, ma la rende comprensibile, e per me è una differenza importante.
Il suo percorso verso le scuse, infatti, mi è sembrato coerente proprio per questo. Non tutti riescono ad ammettere immediatamente di aver sbagliato, soprattutto quando quell'errore ha avuto conseguenze così grandi. Al contrario, ho apprezzato molto il percorso del padre di Sun, che inizialmente reagisce con rabbia quando scopre la relazione dei ragazzi, ma riesce poi a riconoscere il proprio errore e a fare un passo indietro. Il fatto che alla fine scelga di accogliere Bay, nonostante tutto quello che è successo tra le due famiglie, l'ho trovato particolarmente bello. E mi è piaciuto ancora di più che, una volta superato il conflitto, il loro rapporto non diventi improvvisamente completamente diverso: continuano a punzecchiarsi e a sfidarsi, solo che adesso quella rivalità non ha più niente di cattivo. È diventata semplicemente il loro modo di scherzare.
E poi, ovviamente, la seconda coppia. Qui posso solo dire che mi hanno fatto aspettare fino agli ultimi minuti e che, quando finalmente è arrivato quel momento, la mia reazione è stata un sonoro: FINALMENTE. 😂
La cosa curiosa è che, pur avendo avuto pochissimo spazio come vera e propria storia d'amore, non ho sentito che il loro rapporto fosse vuoto. I sentimenti si sviluppano sotto i nostri occhi attraverso tutti quei piccoli gesti che si accumulano episodio dopo episodio: il modo in cui si sostengono, si aiutano, si prendono cura l'uno dell'altro. Kong, da quello che abbiamo capito, quei sentimenti li porta dentro da molto più tempo, mentre Boat arriva lentamente a rendersi conto di ciò che prova. E forse è proprio per questo che la loro dichiarazione finale, pur essendo arrivata praticamente all'ultimo, funziona. Non abbiamo bisogno di sentirla spiegare tutta: basta quel sussurro all'orecchio, il sorriso di Boat quando capisce chi è la persona di cui Kong sta parlando e quel piccolo bacio sulla guancia. Avrei voluto sicuramente vedere di più, ma devo ammettere che quel momento mi ha soddisfatta.
Alla fine, Match Point non è una serie che considero perfetta e sicuramente qualche episodio in più avrebbe permesso di approfondire meglio alcune parti, soprattutto la storia della seconda coppia e il lato artistico di Bay. Però non sono queste piccole mancanze a definire la mia esperienza con la serie.
Perché quello che mi rimane è una storia che mi ha coinvolta, una coppia che mi ha convinta completamente e un rapporto che, più che raccontare la nascita dell'amore, racconta come l'amore possa cambiare forma senza smettere di essere amore. Sun e Bay non hanno dovuto dimenticare ciò che erano per diventare qualcosa di più: hanno semplicemente permesso a quel legame di crescere insieme a loro.
E forse è proprio questo il motivo per cui per me Match Point è un 5 stelle. Non perché non abbia difetti, ma perché è riuscita a farmi affezionare così tanto a loro da farmi venire voglia di seguirli anche dopo questa serie.
E quando una coppia riesce a fare questo, per me, ha già vinto la partita. 🎾❤️
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