Non è come sembra...
Ragazzi, che viaggio. All’inizio sono partita convinta di guardare il solito, rassicurante K-drama terapeutico. Avete presente la formula standard? Lui ha i traumi del passato (rigorosamente sotto forma di fobia dell'acqua, perché se non c'è un elemento naturale che terrorizza il protagonista non siamo contenti), lei ha i traumi del presente, e i loro drammi si intrecciano che sembra un balletto della Scala.
Fino a qui, tutto bellissimo. Unica stranezza: gli sceneggiatori hanno premuto troppo sull'acceleratore. Di solito per sbrogliare questi nodi del passato ci mettono almeno 10 puntate di sguardi intensi a rallentatore sotto la pioggia. Qui succede tutto subito! All'episodio 5 avevo già capito e visto tutto. Mi sono detta: "E ora? Che facciamo per le restanti puntate, giochiamo a carte?"
E invece NO. È qui che la serie svolta e affronta i veri temi.
Il vero cattivo della storia? La burocrazia.
Andando avanti capisci che il problema non sono le sedute dallo psicologo che i due protagonisti si dovrebbero fare. Il vero fulcro della questione è che vivere su quel maledetto isolotto significa essere a un passo dall'aldilà ogni volta che c'è un po' di nebbia.
Vedi scene madri in cui la gente sta per rimetterci le penne e parte il dramma logistico: La terraferma è lontana.
Il meteo fa schifo.
L'elicottero dei soccorsi non riesce ad atterrare.
E perché l'elicottero non atterra? Perché le pale sono fatte di cartone pressato! Ed ecco che Doctor on the Edge smette di essere Hometown Cha-Cha-Cha e si trasforma magicamente in una puntata di Report sulla corruzione dietro gli appalti pubblici e sull'abuso di potere dei colletti bianchi. Una roba che ti fa venire voglia di scendere in piazza con i forconi a difendere i diritti dei pescatori di Pyeondongdo.
La genialità della serie sta tutta qui: Riesce a farti incazzare nero per le ingiustizie sociali e il sistema sanitario locale corrotto, ma cinque minuti dopo ti rimette al mondo perché c'è quella dose di amore e amicizia tra i personaggi talmente ben dosata che ti pulisce il palato. Non è troppo zuccherosa da farti venire il diabete, né troppo pesante da farti venire la depressione.
Fino a qui, tutto bellissimo. Unica stranezza: gli sceneggiatori hanno premuto troppo sull'acceleratore. Di solito per sbrogliare questi nodi del passato ci mettono almeno 10 puntate di sguardi intensi a rallentatore sotto la pioggia. Qui succede tutto subito! All'episodio 5 avevo già capito e visto tutto. Mi sono detta: "E ora? Che facciamo per le restanti puntate, giochiamo a carte?"
E invece NO. È qui che la serie svolta e affronta i veri temi.
Il vero cattivo della storia? La burocrazia.
Andando avanti capisci che il problema non sono le sedute dallo psicologo che i due protagonisti si dovrebbero fare. Il vero fulcro della questione è che vivere su quel maledetto isolotto significa essere a un passo dall'aldilà ogni volta che c'è un po' di nebbia.
Vedi scene madri in cui la gente sta per rimetterci le penne e parte il dramma logistico: La terraferma è lontana.
Il meteo fa schifo.
L'elicottero dei soccorsi non riesce ad atterrare.
E perché l'elicottero non atterra? Perché le pale sono fatte di cartone pressato! Ed ecco che Doctor on the Edge smette di essere Hometown Cha-Cha-Cha e si trasforma magicamente in una puntata di Report sulla corruzione dietro gli appalti pubblici e sull'abuso di potere dei colletti bianchi. Una roba che ti fa venire voglia di scendere in piazza con i forconi a difendere i diritti dei pescatori di Pyeondongdo.
La genialità della serie sta tutta qui: Riesce a farti incazzare nero per le ingiustizie sociali e il sistema sanitario locale corrotto, ma cinque minuti dopo ti rimette al mondo perché c'è quella dose di amore e amicizia tra i personaggi talmente ben dosata che ti pulisce il palato. Non è troppo zuccherosa da farti venire il diabete, né troppo pesante da farti venire la depressione.
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