Dory: P... Sherman... Me lo ricordo! ?
Dimenticate i soliti drama romantici, Our Sticky Love ha deciso di fare il salto di qualità, mescolando i classici clichè con i brividi del legal thriller e l'introspezione del dramma psicologico. Praticamente un frullato emotivo, ma servito in calici di cristallo, grazie a una scrittura che finalmente tratta noi spettatori come esseri pensanti.
Lei: Una Regina (anche quando non sa chi è)
La vera padrona di casa è la protagonista. Niente lagne, niente damigelle in pericolo o macchiette imbarazzanti. È una donna forte, intellettualmente indipendente e talmente carismatica che riesce a dominare la scena persino in assenza di ricordi. C'è da scommetterci che, anche con l'amnesia, saprebbe benissimo a chi notificare un mandato di comparizione.
Lui: Il "cucciolo mannaro"
Al suo fianco troviamo un colpo di genio del casting. Diciamocelo: nei drama action, vederlo fare il duro di solito risulta credibile quanto un pinguino nel deserto, tutta colpa di quel visino dolce da "bravo ragazzo che aiuta le vecchiette ad attraversare". E invece qui hanno preso la sua apparenza innocente e l'hanno usata per crearci un cortocircuito mentale pazzesco. Quel mix tra faccia d'angelo e ombre oscure funziona alla grande, donando tridimensionalità e salvando un ruolo che altrimenti sarebbe stato un rischio totale.
Il Procuratore e l'ex-gangster: Alla faccia dei criticoni.
E qui arriviamo al tasto dolente, quello che ha fatto indignare i puristi del web: "Ma come?! Lei scopre che lui era un criminale e non lo fa arrestare? Incoerenza! Cedimento ormonale!".
Fermi tutti e posate i forconi.
Stiamo parlando di un procuratore anticrimine, non di un ausiliario del traffico al primo giorno di lavoro. È stata addestrata a leggere i sottintesi, decodificare i contesti e annusare i veri criminali a chilometri di distanza. La sua decisione di non chiamare la SWAT KOREANA non è un colpo di fulmine che le ha fritto il cervello. Sa benissimo che il passato da gangster dell'uomo è già stato una punizione ben peggiore del carcere, e soprattutto ha capito che lui è una minaccia per la società quanto un cucciolo di Labrador. Se lo avesse sbattuto in cella per puro e rigido moralismo, avrebbe svilito la sua intelligenza. Ha scelto la sostanza sulla forma, dimostrando una grandissima competenza professionale (e onestamente, meno male).
Un applauso gigante va ai personaggi secondari. Perché i parenti ti capitano, ma la famiglia che ti scegli è un'altra storia, e loro sono semplicemente fantastici. Ti fanno sbellicare dalle risate e spezzano l'intensità della coppia principale offrendo il perfetto contrappunto comico.
Insomma, Our Sticky Love si conferma un prodotto davvero ben fatto. L'unico difetto? Se proprio vogliamo fare i pignoli, la trama è più dritta dell'autostrada A1: a parte qualche colpo di scena qua e là, non inventa nulla di nuovo. Ma alla fine va bene così, perché la serie riesce comunque a sfidare lo spettatore regalandoci una riflessione niente male sulla giustizia e sulla redenzione. Promosso!
Lei: Una Regina (anche quando non sa chi è)
La vera padrona di casa è la protagonista. Niente lagne, niente damigelle in pericolo o macchiette imbarazzanti. È una donna forte, intellettualmente indipendente e talmente carismatica che riesce a dominare la scena persino in assenza di ricordi. C'è da scommetterci che, anche con l'amnesia, saprebbe benissimo a chi notificare un mandato di comparizione.
Lui: Il "cucciolo mannaro"
Al suo fianco troviamo un colpo di genio del casting. Diciamocelo: nei drama action, vederlo fare il duro di solito risulta credibile quanto un pinguino nel deserto, tutta colpa di quel visino dolce da "bravo ragazzo che aiuta le vecchiette ad attraversare". E invece qui hanno preso la sua apparenza innocente e l'hanno usata per crearci un cortocircuito mentale pazzesco. Quel mix tra faccia d'angelo e ombre oscure funziona alla grande, donando tridimensionalità e salvando un ruolo che altrimenti sarebbe stato un rischio totale.
Il Procuratore e l'ex-gangster: Alla faccia dei criticoni.
E qui arriviamo al tasto dolente, quello che ha fatto indignare i puristi del web: "Ma come?! Lei scopre che lui era un criminale e non lo fa arrestare? Incoerenza! Cedimento ormonale!".
Fermi tutti e posate i forconi.
Stiamo parlando di un procuratore anticrimine, non di un ausiliario del traffico al primo giorno di lavoro. È stata addestrata a leggere i sottintesi, decodificare i contesti e annusare i veri criminali a chilometri di distanza. La sua decisione di non chiamare la SWAT KOREANA non è un colpo di fulmine che le ha fritto il cervello. Sa benissimo che il passato da gangster dell'uomo è già stato una punizione ben peggiore del carcere, e soprattutto ha capito che lui è una minaccia per la società quanto un cucciolo di Labrador. Se lo avesse sbattuto in cella per puro e rigido moralismo, avrebbe svilito la sua intelligenza. Ha scelto la sostanza sulla forma, dimostrando una grandissima competenza professionale (e onestamente, meno male).
Un applauso gigante va ai personaggi secondari. Perché i parenti ti capitano, ma la famiglia che ti scegli è un'altra storia, e loro sono semplicemente fantastici. Ti fanno sbellicare dalle risate e spezzano l'intensità della coppia principale offrendo il perfetto contrappunto comico.
Insomma, Our Sticky Love si conferma un prodotto davvero ben fatto. L'unico difetto? Se proprio vogliamo fare i pignoli, la trama è più dritta dell'autostrada A1: a parte qualche colpo di scena qua e là, non inventa nulla di nuovo. Ma alla fine va bene così, perché la serie riesce comunque a sfidare lo spettatore regalandoci una riflessione niente male sulla giustizia e sulla redenzione. Promosso!
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