Un "Makeover" che va oltre le apparenze
Animals (2022) parte come un drama che si dipana nello sfondo di un lavoro stakanovista in una televisione privata, per poi trovare riparo nel mondo della cosmesi, ma si rivela una riflessione matura sulla dignità lavorativa e sulla ricerca della propria autenticità. Un viaggio di rinascita ironico ma profondo, dove il "makeover" non è solo estetico, ma soprattutto interiore.
🟢 Punti di forza:
Umi, una forza della natura: La protagonista (Airi Suzuki) buca lo schermo. Il suo fascino imperfetto e naturale la rende un'eroina autentica, lontana dai canoni artificiali e da certi stereotipi femminili giapponesi.
Critica allo stakanovismo tossico: Ottima la denuncia delle dinamiche di sfruttamento aziendale.
Intelligenza emotiva: Il momento in cui Umi si guarda allo specchio e capisce che il rispetto nasce dall'accettare che gli altri abbiano ritmi e visioni diversi dai suoi è una delle scene più mature della serie.
Giostra sentimentale magnetica: Un continuo e avvincente "rincorrersi" amoroso in cui tutti amano qualcuno che guarda altrove. Sfumature psicologiche dei comprimari: Personaggi mai banali. Dalla modella Hina, la cui perfezione esterna nasconde una grande vulnerabilità, al socio Yuma, la cui smania di controllo cela gelosie profonde.
🔴 Punti deboli:
Mancanza di sostanza aziendale: La startup si muove in una "bolla fluida" di puro marketing. Manca del tutto il realismo economico: non si capisce mai quanto l'azienda sia davvero importante o come faccia a mantenere 20 dipendenti a Tokyo.
Il cliché del fotografo romantico: La figura dell'artista puro cozza un po' con la realtà odierna, dove per emergere bisogna saper maneggiare cinicamente la rete come deposito visivo.
In conclusione:
Una visione leggera ma piacevole. Diverte, fa riflettere e lascia un messaggio finale potentissimo: la vita non va subita, bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco per diventare la persona che vorremmo essere.
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