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Shopaholic Louis korean drama review
Completed
Shopaholic Louis
5 people found this review helpful
by Blue eyes Samurai
24 days ago
16 of 16 episodes seen
Completed
Overall 7.0
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 6.0

I Was Born to Love You (e altre cose che Louie non ha comprato)

🛍️ 🛍️🛍️ Voto 7,2
Rom-com deliziosamente spassosa, un k-drama classico come ormai non se ne vedono da anni, pieno di citazioni, riferimenti e aperture alla cultura pop occidentale. E soprattutto: si ride da matti!

È una serie costruita su tenerezza, affetto e legami che finiscono per contare più di tutto il resto.
Louie, interpretato da uno splendido Seo In Guk può comprarsi tutto tranne quello che conta, in fondo gli basta una nonna, del ginseng e qualcuno da amare. Scherzi a parte, è solo attraverso il rapporto con Bok-shil che, pur potendo comprare il mondo, impara finalmente a viverci dentro, uscendo poco alla volta dal suo castello dorato. All’inizio è un adulto completamente dipendente dagli altri, viziato e infantile al limite del patologico, incapace di fare alcunché senza qualcuno che si occupi di lui; progressivamente, però, proprio i sentimenti e i rapporti che costruirà con i personaggi intorno a lui, lo porteranno a diventare autonomo, responsabile e capace di prendersi cura degli altri. La dinamica fra i due cambia quindi parecchio nel corso della storia: da Bok-shil che accudisce Louie, a Louie che impara finalmente a prendersi cura di Bok-shil.

Ed è qui che il drama recupera uno dei meccanismi tipici dei vecchi K-drama: la fantasia compensatoria della ragazza povera, semplice, lavoratrice e spesso volutamente poco glamour che viene scelta dal principe ricco.
È una sorta di "Cenerentola" coreana, dove il capitale economico del protagonista maschile viene contrapposto al capitale morale della protagonista femminile: lui possiede tutto, lei possiede le qualità umane che a lui mancano. È una formula molto consolatoria e anche piuttosto conservatrice, perché alla fine la struttura sociale non viene davvero sovvertita: la ragazza non conquista il castello, viene scelta dal principe che lo possiede.
Rispetto a molte rom-com successive, però, è interessante proprio perché appartiene a una fase in cui questo meccanismo era ancora molto evidente. Le protagoniste dei K-drama di quegli anni potevano essere deliberatamente “imbruttite” o rese goffe per dimostrare che l’eroe le amava per ciò che erano e non per la loro bellezza, per rendere il sentimento autentico. Bok-shil mantiene quell’estetica da ragazza fresca, ingenua e un po’ sciatta, mentre Louie è letteralmente il golden boy.

La romance è molto cute e tenera, mai sensuale: lui è un enorme cucciolo bisognoso di affetto, attenzioni e cure per deprivazioni legate alla sua condizione di orfano, e il rapporto con lei funziona soprattutto sul piano della dolcezza e dello skinship. Non ho mai percepito una vera tensione sensuale tra loro, anche perché lei, pur avendo il look perfetto per questo ruolo di ragazza fresca e ingenua, mi è sembrata un po’ troppo ingessata e non sempre all’altezza della bravura di lui. La loro relazione è tenerissima, mai erotica. I baci di lei abbastanza penosi, e mi dispiace perché ho in lista altri due lavori con lei , per fortuna non romantici.

Carinissime anche le altre coppie e, più in generale, tutto il microcosmo di personaggi che ruota intorno ai protagonisti. Il triangolo amoroso, poi, è un triangolo solo sulla carta: in realtà è soprattutto un irresistibile duo comico. Anche i personaggi secondari hanno spesso una funzione precisa nel meccanismo della serie: sono variazioni sul tema della famiglia, dell’appartenenza e della solitudine, e contribuiscono a costruire attorno a Louie una famiglia sostitutiva che all’inizio non possiede davvero.

Una cosa che mi ha intrattenuta parecchio è stato il ricercare i riferimenti alla cultura pop, che sono uno degli aspetti che ho apprezzato di più. Disney, Looney Tunes, Audrey Hepburn, Vivien Leigh, Cleopatra, Queen/Freddie Mercury, ABBA e tutta una serie di richiami alla cultura occidentale entrano continuamente nella serie. Non sono necessariamente citazioni da prendere come chiavi interpretative ma contribuiscono a creare quell’atmosfera da collage pop che dà un'identità cosmopolita.

Ed è un’altra delle cose carine del personaggio: Louie può comprare tutto, riconosce tutto, conosce il valore di ogni cosa, ma non sa ancora quale sia il valore delle persone. La sua vera crescita consiste proprio nell’imparare che non tutto può essere acquistato e che le relazioni sono i veri beni di lusso da possedere. C'è una riflessione sul consumismo e sull'essenzialità di ciò che conta davvero molto interessante.

Intepretazioni: Seo In-guk. ♥️💖 💙, meraviglioso, l'ho scoperto come attore comico e mi ha conquistata. Ha un tempo comico, una naturalezza, una mimica, e una modulazione espressiva anche a livello vocale, una capacità di reazione, che sono semplicemente irresistibili. Gran parte della riuscita della serie dipende da lui, perché Louie rischiava facilmente di diventare soltanto un adulto infantilizzato e insopportabile: invece Seo In-guk riesce a renderlo adorabile, buffo, patetico, tenero e perfino commovente senza perdere mai completamente il lato comico.
Preparatevi soprattutto alle scene con i ragni e alle sue vocalizzazioni da eunuco deluxe. Ahahahahahhaa!

👀 LIMITI: QUANDO il drama decide di abbandonare la commedia e di buttarsi nel melodramma, la qualità della scrittura e alcune interpretazioni scendono parecchio. La separazione fra Louie e Bok-shil, il senso di colpa di lui per la morte di Bok-nam, il complotto di Baek, il rapimento finale e tutta la sottotrama dell’incidente, rapimento, sono dispositivi narrativi piuttosto forzati. In più di un’occasione la sceneggiatura sembra aver bisogno di una tragedia per far avanzare la storia e poi deve inventarsi un altro giro per risolverla.
Arranca e si arena da sola, infatti io sono molto d'accordo con i nuovi format da 12 episodi, anche meno, se non c'è da raccontare, quando le scene diventano un riempitivo si avverte.

La parte criminale, soprattutto, è moooolto più fragile della commedia e penalizza il rating che personalmente poteva arrivare a 7,5. L’idea dell’incidente organizzato da Baek ha una sua logica di partenza, ma la successione degli eventi diventa sempre più macchinosa, fino alle due chiavette USB, alla registrazione, al denaro rubato e alla vecchia borseggiatrice che finisce quasi casualmente per diventare un ingranaggio fondamentale nella risoluzione del caso, per fare degli esempi.

Anche sul piano delle interpretazioni non tutto funziona allo stesso livello. Seo In-guk è nettamente il punto di forza (7,8) , mentre l'attrice che interpreta Bok-shil mi è sembrata molto più limitata soprattutto nei momenti drammatici (6,4). La sua estetica è perfetta per il personaggio, ma quando la serie chiede un salto emotivo più importante la differenza con Louie diventa evidente. Anche la nonna, per me, penalizza in parte la resa complessiva.
C’è una scena che per me rappresenta uno dei punti più deboli dell’intera serie: quella in cui Bok-shil apprende la morte di una persona a lei cara (Ep. 10-11). È una scena che dovrebbe avere un impatto emotivo enorme e invece arriva priva di forza e di intensità. Manca completamente la sensazione di compenetrazione: l’espressione dell’attrice rimane pressoché invariata e non riesce a restituire allo spettatore lo shock, il dolore o anche soltanto lo smarrimento che ci si aspetterebbe da una notizia del genere. Non è necessario che un personaggio reagisca necessariamente con un pianto disperato — anche una reazione congelata o dissociata può essere estremamente efficace — ma deve esserci una trasformazione percettibile, qualcosa che faccia avvertire fisicamente il momento in cui il mondo del personaggio cambia.Per me era una scena da rigirare.

Il confronto con Seo In-guk rende il confronto impietoso. Lui è estremamente puntuale e preciso, completamente dentro la situazione: lavora con il volto, con la postura, con la voce, con il ritmo della respirazione e con una modulazione vocale molto varia, riuscendo a cambiare registro in maniera sorprendentemente naturale. Eppure c’è una curiosa asimmetria: mostra paradossalmente molto più pathos quando scopre che qualcun altro è morto al posto suo, che non quando deve elaborare la perdita di qualcuno a lui realmente caro, per me non è stata una scelta efficace.
Molto più convincente, invece, l’attrice che interpreta la segretaria della nonna. La sua interpretazione è misurata, precisa e soprattutto estremamente leggibile: ogni gesto, ogni variazione dell’espressione e ogni reazione sembrano appartenere davvero al personaggio. La scena emotiva con la nonna, in particolare, dimostra la sua bravura, e di come arrivi un attore efficace.
Ed è una cosa che mi dispiace perché, per quanto ho potuto osservare, è un’attrice che raramente viene collocata nel ruolo della protagonista, eppure questo è già il quinto lavoro in cui la noto e in cui mi sembra impeccabile. Ha quella solidità da interprete che magari non attira immediatamente l’attenzione del pubblico perché non deve necessariamente portare sulle spalle la storia, ma che ogni volta che entra in scena alza il livello della recitazione. Francamente, dopo cinque prove così convincenti, mi viene da chiedermi perché non le siano stati affidati più spesso ruoli di primo piano: il talento per sostenerli, almeno per quello che ho visto, non le manca affatto.

SKL resta una commedia sorprendentemente affettuosa, geniale in alcuni punti, piena di siparietti brillanti, personaggi secondari simpatici e una quantità notevole di tenerezza. Non è un prodotto perfetto e sicuramente non è un capolavoro di scrittura, ma ha una cosa che molti K-drama più sofisticati hanno perso: il piacere sfacciato di essere una commedia.
A differenza di molti lavori dello stesso genere, qui i personaggi secondari non sono semplicemente delle comparse funzionali, danno spessore, tono, coloritura e un enorme contributo comico, creando momenti di vero respiro. Il triangolo amoroso, che triangolo poi non è quasi mai, funziona soprattutto come un irresistibile duo comico, e l’attore che interpreta il direttore Cha è davvero bravissimo, del tutto in grado di reggere perfettamente il confronto con il ML.

Divertentissimo anche il vicino di casa, perennemente vestito con t-shirt Disney e Looney Tunes: una sorta di eterno Peter Pan che sembra essersi dimenticato di crescere. E poi sua madre, con quella tempra da generale e un linguaggio drammatico che sembra appartenere a un sageuk e che, proprio per questo, mi fa morire. Sono personaggi che potrebbero facilmente diventare macchiette, ma che invece contribuiscono a creare attorno ai protagonisti un piccolo universo autonomo, pieno di dinamiche e di scene che permettono alla storia di respirare anche quando Louie e Bok-shil non sono al centro.
E quando parte Seo In-guk con le sue facce da animale terrorizzato, francamente, il voto sale da solo.

🎬Comparto tecnico, considerazioni
🎶Musica, molto piacevole la ost, calzante, forse in certi momenti un po' troppo minimalista, ripetitiva, e priva di variazioni, tuttavia accompagna bene il tono leggero e surreale della serie contribuendo a costruirne l’atmosfera. Interessante soprattutto l’uso di numerosi riferimenti alla musica pop occidentale, se ci fate caso il titolo di ogni episodio è quello di una canzone, tutti successi internazionali, che danno al drama un tocco d'oltreoceano; penalizzato però nell’ascolto effettivo, almeno nella versione che ho visto su viki, non vi è traccia per questione di diritti da pagare rimanendo confinata esclusivamente nei titoli.

🎥Regia, di Lee Sang-yeob, mi è sembrata nel complesso ordinata, pulita e molto funzionale ma non particolarmente ricercata sul piano delle riprese: prevalgono inquadrature abbastanza statiche e convenzionali, senza grandi variazioni di linguaggio visivo o prospettive particolari.
La sua cifra più riconoscibile emerge piuttosto nel modo in cui interviene sull’immagine con una grafica volutamente giocosa e quasi da meme: volti improvvisamente ingranditi o rimpiccioliti, coroncine e disegnini sovrapposti ai personaggi, effetti grafici che richiamano l’estetica dei videogiochi vintage, fino a soluzioni che ricordano Super Mario, Nintendo e i vecchi arcade. È un uso dell’immagine molto cartoon, quasi da fumetto, che trasforma la scena in una gag visiva: quando In-sung ha il cagotto in macchina, per esempio, compaiono persino le mosche disegnate intorno a lui. Non è una regia virtuosistica ma conosce perfettamente il tono che vuole ottenere e usa montaggio, grafica ed effetti comici per accentuare l’assurdità delle situazioni.

🌃 Scenografia, La scenografia è semplice, funzionale e piuttosto riconoscibile ma non particolarmente memorabile. Non punta tanto sull’opulenza quanto sulla costruzione di ambienti immediatamente leggibili: il grande magazzino, gli uffici, le abitazioni, il quartiere. Anche gli spazi legati al mondo del lusso, paradossalmente, non restituiscono sempre una vera sensazione di ricchezza: il grande centro commeciale, che dovrebbe essere un luogo brulicante di clienti e personale, appare spesso sorprendentemente vuoto, con una quantità di comparse che non restituisce esattamente l’idea di una grande catena commerciale.
Anche alcune abitazioni hanno un arredamento piuttosto ordinario e standardizzato: la casa dell’assistente Baek, in particolare, ha mobili e ambienti che sembrano usciti da un catalogo di arredamento economico più che dalla casa di un dirigente di alto livello. Una scenografia quindi corretta e funzionale alla narrazione, ma raramente capace di creare un vero immaginario visivo pertinente e memorabile, più interessata a localizzare che a lasciare qualcosa da ricordare.
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