Celebrity Sukiiiiiiiiidaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!
Ci sono film che, se giudicati esclusivamente per la loro aderenza all'opera originale rischiano di perdere più di qualche punto. Però succede, a volte, che ti diverti, ridi di gusto, ti affezioni ai personaggi e finisci per perdonare tante falle. My Love Story!, adattamento live action del manga "Ore Monogatari!" di Kazune Kawahara e Aruko, ne è un esempio. Uscito nel 2015, diretto da Hayato Kawai e interpretato da Ryōhei Suzuki, Mei Nagano e un giovanissimo Kentaro Sakaguchi, è una commedia romantica che sviluppa una storia assurda e la riempie di una tenerezza disarmante.
E il primo, enorme merito è proprio quello di essere riuscito a rendere cinematografico un manga senza rinunciare del tutto alla sua natura fumettistica.
Protagonista è Takeo Goda: un uomo con l'aspetto di un quarantenne, intrappolato nel corpo di un liceale, gigantesco, che nel manga originale misura circa 2 metri e pesa circa 120 chili. Ryohei Suzuki, con i suoi 186 centimetri, si è sottoposto a una trasformazione fisica importante per interpretarlo, ma il divario con il personaggio originale rimane troppo marcato. E soprattutto, accanto a Kentarō Sakaguchi, la differenza di statura non si percepisce quanto dovrebbe, il metro dei fumetti sembra essersi inceppato. Sarà che seguo la pallavolo ad alto livello, sono abituata a vedere atleti di 2 m e passa e, con qualcuno, mi è persino capitato di uscire; quindi il divario mi salta all'occhio. Avrebbero potuto accentuarlo ricorrendo a espedienti cinematografici, come rialzi o protesi sotto le calzature, inquadrature americane, con il taglio all'altezza delle ginocchia, oppure ambienti e arredi leggermente ridimensionati. Soluzioni che il cinema ha già sperimentato per alterare la percezione delle proporzioni, come nel caso di Julie & Julia , il film con Meryl Streep dove interpretava la cuoca Julia Chil di 188 cm. Quando si adatta un manga, certe proporzioni non sono un dettaglio accessorio: fanno parte dell'identità visiva del personaggio.
Per il resto, Suzuki compie un piccolo miracolo interpretativo: non si limita a interpretare Takeo: ne riproduce le espressioni esasperate, la gestualità, i movimenti, le emissioni vocali e perfino quella particolare fisicità da personaggio disegnato che, sulla carta, avrebbe potuto risultare ridicola o artificiosa. Riesce invece a trasformare l'esagerazione in uno strumento comico perfettamente funzionale, restituendo un protagonista che sembra uscito direttamente dalle tavole del manga.
I basettoni, le sopracciglia che paiono scopini, la pelle scurissima e il collo taurino completano un'estetica volutamente lontana dai canoni convenzionali del protagonista romantico. Eppure, dietro quella faccia da armadio a tre ante, si nasconde uno dei personaggi più dolci, leali e umani che si possano incontrare in una commedia sentimentale.
Takeo è abituato a non piacere. Le ragazze che gli interessano finiscono per preferire il suo migliore amico, il bellissimo e popolarissimo Makoto Sunakawa. Ma lui non trasforma la frustrazione in risentimento, non diventa cinico, non cerca di correggere la propria natura per ottenere approvazione. Continua a essere quello che è: generoso, impulsivo, protettivo, incapace di anteporre il proprio desiderio alla felicità delle persone a cui vuole bene.
In lui convivono la semplicità di un ragazzo e una sensibilità quasi filosofica, una forma di rettitudine che sembra appartenere a qualcuno con almeno venticinque anni di esperienza emotiva in più. Il contrasto è irresistibile: fisicamente sembra un uomo fatto e finito, emotivamente è un adolescente che si trova a scoprire per la prima volta di poter essere desiderato.
E qui Ryohei Suzuki dimostra tutta la propria versatilità. Non serve conoscere il manga per capire quanto lavoro ci sia dietro questa interpretazione: basta guardarlo mentre passa dall'entusiasmo incontenibile alla disperazione amorosa, mantenendo sempre una sincerità che impedisce alla comicità di diventare una semplice caricatura.
Rinko Yamato: la dolcezza non è debolezza
A vedere Takeo per quello che è sarà Rinko Yamato, interpretata da una dolcissima ed espressiva Mei Nagano. Rinko è una ragazza gentile, premurosa, appassionata di pasticceria, ma sarebbe un errore confondere la sua dolcezza con la passività. Ha una sensibilità autentica, soffre i malintesi, desidera essere compresa e, soprattutto, non riesce a comprendere perché il ragazzo di cui si è innamorata continui ostinatamente a cercare di spingerla verso un altro.
La sua interpretazione funziona proprio perché non si limita a incarnare il modello della ragazza carina e timida. Rinko è tenera, sì, ma ha un mondo emotivo ben riconoscibile. È capace di esporsi, di cercare un contatto, di manifestare il proprio interesse, e proprio per questo soffre quando Takeo interpreta ogni suo gesto nel modo sbagliato.
La dinamica tra i due è adorabile: entrambi sono inesperti, entrambi faticano a comunicare, entrambi hanno paura di compromettere un legame a cui tengono moltissimo. La differenza è che Rinko sa chi ama, mentre Takeo è talmente convinto di non poter essere scelto da non riuscire neppure a prendere in considerazione l'eventualità.
E allora eccolo mentre la guarda sorridere e, dentro di sé, urla disperatamente «SUKIDAAAAAAAAAAAAAA!» (mi piaci moltissimo), mentre all'esterno continua a comportarsi come il più zelante love planner della storia d'amore fra lei e il suo migliore amico. Il romanticismo nasce esattamente da questo scarto tra ciò che i personaggi provano e ciò che riescono a dirsi.
Sunakawa, la bellezza che non basta
Makoto Sunakawa, interpretato da Kentarō Sakaguchi, è il contraltare perfetto di Takeo: bello, composto, popolare, apparentemente destinato a ottenere tutto senza sforzo. Ma la sua funzione narrativa è molto più interessante di quella del semplice amico attraente che fa da ostacolo o da rivale.
Sunakawa osserva le ragazze che si avvicinano a lui e si accorge di qualcosa che Takeo, accecato dalla propria insicurezza, non riesce a vedere: molte di loro sono disposte a desiderarlo, ma non a rispettare il suo migliore amico. Le sente parlare male di Takeo, ridicolizzarlo, giudicarlo per il suo aspetto, appellandolo "gorilla". E questo basta a fargli perdere interesse.
È un dettaglio fondamentale, perché rivela che la sua popolarità non lo rende superficiale. Al contrario ha un sistema di valori preciso: non può trovare attraente una persona che umilia qualcuno a cui vuole bene. La bellezza fisica non compensa la mancanza di gentilezza, e l'interesse romantico non giustifica la crudeltà.
Il suo affetto per Takeo è silenzioso, ma profondissimo.
🔺 Un equivoco sentimentale che dura fin troppo
Se c'è un aspetto che mi convince meno, è proprio la gestione dei tempi narrativi.
Il film trascina per gran parte della sua durata il malinteso di fondo: Takeo è convinto che Rinko sia innamorata di Sunakawa e cerca continuamente di favorire la loro unione, mentre Rinko tenta disperatamente di fargli capire che il ragazzo che le interessa è lui. Il risultato è divertente, ma alla lunga la reiterazione dello stesso equivoco rischia di diventare ridondante.
La sensazione è che l'adattamento abbia concentrato gran parte dell'attenzione sulla fase iniziale del manga, dilatando la premessa sentimentale e comprimendo invece gli sviluppi successivi. Nel fumetto, infatti, la situazione viene chiarita abbastanza presto e la relazione tra Takeo e Rinko può evolvere attraverso episodi e dinamiche che il film, con il suo minutaggio limitato, non ha lo spazio di approfondire.
Gli ultimi quindici minuti sembrano quasi dover recuperare in extremis tutto ciò che è stato rimandato. La storia accelera, le dinamiche cambiano e si arriva alla conclusione con la sensazione che ci sarebbe stato materiale sufficiente per sviluppare meglio la relazione, anziché continuare a girare intorno allo stesso equivoco.
È il prezzo da pagare quando si cerca di condensare una serie manga in un singolo lungometraggio. E, se considero il film come adattamento, qualche punto lo perde. Se invece lo giudico per quello che riesce a fare con il tempo a disposizione, il bilancio rimane più positivo.
🎬 La regia: quando il fumetto prende vita
Dal punto di vista tecnico, è un prodotto del 2015 e come tale va giudicato, tenendo conto cioè del periodo in cui è stato realizzato. Non mi sembra corretto pretendere da una commedia romantica di dieci anni fa la stessa "pulizia" visiva, la stessa definizione dell'immagine e le possibilità di lavorazione delle produzioni contemporanee. Questo non significa assolvere ogni limite, ma riconoscere ciò che il film riesce a ottenere con i propri mezzi, e soprattutto col proprio budget.
La fotografia è efficace, anche se in diversi momenti trovo la resa dei volti troppo scura. La pelle appare poco levigata, con imperfezioni e texture naturali ben visibili. È un risultato che, personalmente, non mi dispiace affatto, anzi: preferisco spesso una pelle autentica a quella patinatura artificiale che trasforma gli attori in figure di porcellana. Tuttavia, trattandosi di un adattamento manga, qualche intervento estetico in più avrebbe potuto avvicinare maggiormente l'immagine all'aspetto idealizzato dei disegni.
La scenografia è curata e credibile, mentre alcune inquadrature sono particolarmente riuscite. Penso soprattutto alle riprese di spalle, ai chiaroscuri che modellano i corpi e alle immagini dei personaggi stagliati contro il cielo. In quei momenti la composizione sembra davvero una tavola a fumetti tradotta in fotografia, senza bisogno di ricorrere a effetti vistosi.
Anche la regia si dimostra meno datata di quanto ci si potrebbe aspettare. Gli zoom rapidi, utilizzati per sottolineare le reazioni emotive, funzionano bene nel contesto di una commedia che deve rendere visibile ogni minima esplosione interiore. È una scelta coerente con la grammatica del manga, dove un sentimento può occupare improvvisamente l'intera vignetta.
Particolarmente interessante è il dolly zoom utilizzato quando Takeo vede Yamato durante il loro primo appuntamento. L'effetto non è tecnicamente impeccabile, ma è riconoscibile e funzionale: la percezione dello spazio si altera, restituendo lo sconvolgimento del protagonista. Non è un virtuosismo fine a se stesso, bensì un modo per rendere cinematografica un'emozione che, sulla pagina, sarebbe stata affidata a un'espressione gigantesca e a qualche segno grafico.
Arriviamo a un aspetto che ho apprezzato molto: l'espressività degli interpreti.
Diversamente da certe produzioni giapponesi nelle quali le emozioni vengono trattenute, suggerite o affidate a minime variazioni dello sguardo, qui i sentimenti sono manifesti, leggibili, quasi fisicamente ingombranti. I personaggi provano qualcosa e noi lo vediamo nelle facce, nei movimenti, nella voce e nelle reazioni del corpo. Non c'è bisogno di interpretare ogni silenzio come un rebus psicologico: la comicità nasce proprio dal fatto che i protagonisti sentono moltissimo e riescono a gestire pochissimo.
È una scelta stilistica precisa, perfettamente adatta a rendere un manga.
Una piccola parentesi personale su Sakaguchi, che qui interpreta Sunakawa.
Rispetto ad altri suoi ruoli, ha un aspetto più acerbo, il viso è più smunto con una resa estetica meno patinata. Eppure, guardandolo oggi, mi viene da pensare che sia uno di quegli attori che il tempo ha migliorato. È diventato più interessante invecchiando, acquistando una presenza diversa, più definita. E, sì, anche quel progressivo sbiancamento dell'immagine che caratterizza tanti protagonisti maschili delle produzioni giapponesi contemporanee contribuisce a creare quel fascino "faccia di sale" molto vicino ai modelli estetici nipponici.
Il finale: il romanticismo incontra un DOMOPAK!!! 🤣
c'è quella scena finale che da sola giustifica buona parte del mio divertimento.
Takeo, ormai alle prese con il problema pratico di come si bacia una ragazza, decide di esercitarsi con Sunakawa. Il metodo scelto è un foglio di pellicola trasparente, perché evidentemente la preparazione atletica e le sopracciglia da scopino non bastavano: serviva anche un protocollo tecnico per affrontare il primo bacio.
Sunakawa, terrorizzato, cerca di suggerirgli alternative decisamente più ragionevoli, come provare con un cuscino. Takeo, però, affronta la questione con la serietà del pragmatismo che deve risolvere un problema di distanza! È la distanza a preoccuparlo. Non sa calcolarla, e se la morde con i denti????
E lo spiega con quella voce rauca, cavernosa, solenne, come se stesse comunicando una questione di sicurezza nazionale. Il contrasto tra la gravità con cui affronta il problema e l'assurdità della situazione è irresistibile. Ho riso moltissimo.
La scena è perfetta perché non prende in giro la sua inesperienza, ma la sua assoluta incapacità di affrontarla senza trasformarla in una missione. Takeo vuole fare le cose per bene, non vuole ferire nessuno, non vuole sbagliare. Anche il primo bacio diventa una responsabilità da assolvere nel modo più corretto possibile.
E Sunakawa, terrorizzato, deve prestarsi e perdere la faccia!
La comicità funziona perché nasce dai personaggi, non perché qualcuno li costringa a fare cose buffe. È la loro stessa natura a produrre situazioni esilaranti.
MESSAGGIO: 💬 La gentilezza come criterio per amare
Al di là delle gag, il messaggio che ho trovato più bello è quello che attraversa il rapporto tra Takeo e Sunakawa.
Takeo è abituato a pensare che il proprio aspetto lo renda indegno d'essere amato. Non si considera una possibilità romantica, e non riesce a credere che Rinko possa scegliere lui. Sunakawa, al contrario, è considerato desiderabile da tutti ma non confonde il desiderio altrui con un'autentica affinità.
Quando vede le ragazze insultare l'amico, non riesce più a trovarle attraenti. La loro bellezza diventa irrilevante di fronte alla mancanza di rispetto.
E Takeo, dal canto suo, non cerca di cambiare per diventare più appetibile. Non si vergogna della propria generosità, non rinuncia alla lealtà, non trasforma la delusione in ostilità misogina. È convinto di non poter essere scelto, ma non smette di comportarsi come qualcuno che merita di essere amato.
Il paradosso è che la sua insicurezza lo porta a favorire la relazione fra Rinko e Suna, arriva persino a far scambiare loro i contatti e a raccomandare a Suna di starle vicino, mentre dentro di sé è divorato da un «SUKIDAAAAAAAA!» che potrebbe tranquillamente essere sentito dal continente accanto.
Rinko, intanto, soffre e quando gli dice che, se si sente a suo agio con lei, può parlarle della ragazza che gli piace, anche se quella ragazza non fosse lei, emerge tutta la sua dolcezza. Vuole essergli vicina persino accettando il rischio di essere soltanto un'amica, i due ragazzi cercano di proteggersi a vicenda, ma finiscono per ferirsi proprio perché nessuno dei due riesce a immaginare di piacere all'altro.
É tenero che vogliano che l'altro sia felice, anche a costo di rinunciare alla propria felicità, eppure desiderano anche restare nella sua vita, trovare un modo per non perdere quel legame appena scoperto. È un romanticismo timido, impacciato, ma profondamente toccante.
In conclusione, non è un adattamento perfetto ma ha tanto cuore perché continua a credere che la gentilezza abbia valore anche quando non porta alcun vantaggio immediato, che la lealtà conti più della popolarità e che l'aspetto fisico non stabilisca chi sia degno di essere amato.
Una commedia romantica tenera, esilarante e sorprendentemente umana che riesce a trasformare le espressioni impossibili di un manga in una performance attoriale, e che ci ricorda che essere belli può attirare gli sguardi ma indefinitiva è la gentilezza a rendere qualcuno degno del nostro amore
E il primo, enorme merito è proprio quello di essere riuscito a rendere cinematografico un manga senza rinunciare del tutto alla sua natura fumettistica.
Protagonista è Takeo Goda: un uomo con l'aspetto di un quarantenne, intrappolato nel corpo di un liceale, gigantesco, che nel manga originale misura circa 2 metri e pesa circa 120 chili. Ryohei Suzuki, con i suoi 186 centimetri, si è sottoposto a una trasformazione fisica importante per interpretarlo, ma il divario con il personaggio originale rimane troppo marcato. E soprattutto, accanto a Kentarō Sakaguchi, la differenza di statura non si percepisce quanto dovrebbe, il metro dei fumetti sembra essersi inceppato. Sarà che seguo la pallavolo ad alto livello, sono abituata a vedere atleti di 2 m e passa e, con qualcuno, mi è persino capitato di uscire; quindi il divario mi salta all'occhio. Avrebbero potuto accentuarlo ricorrendo a espedienti cinematografici, come rialzi o protesi sotto le calzature, inquadrature americane, con il taglio all'altezza delle ginocchia, oppure ambienti e arredi leggermente ridimensionati. Soluzioni che il cinema ha già sperimentato per alterare la percezione delle proporzioni, come nel caso di Julie & Julia , il film con Meryl Streep dove interpretava la cuoca Julia Chil di 188 cm. Quando si adatta un manga, certe proporzioni non sono un dettaglio accessorio: fanno parte dell'identità visiva del personaggio.
Per il resto, Suzuki compie un piccolo miracolo interpretativo: non si limita a interpretare Takeo: ne riproduce le espressioni esasperate, la gestualità, i movimenti, le emissioni vocali e perfino quella particolare fisicità da personaggio disegnato che, sulla carta, avrebbe potuto risultare ridicola o artificiosa. Riesce invece a trasformare l'esagerazione in uno strumento comico perfettamente funzionale, restituendo un protagonista che sembra uscito direttamente dalle tavole del manga.
I basettoni, le sopracciglia che paiono scopini, la pelle scurissima e il collo taurino completano un'estetica volutamente lontana dai canoni convenzionali del protagonista romantico. Eppure, dietro quella faccia da armadio a tre ante, si nasconde uno dei personaggi più dolci, leali e umani che si possano incontrare in una commedia sentimentale.
Takeo è abituato a non piacere. Le ragazze che gli interessano finiscono per preferire il suo migliore amico, il bellissimo e popolarissimo Makoto Sunakawa. Ma lui non trasforma la frustrazione in risentimento, non diventa cinico, non cerca di correggere la propria natura per ottenere approvazione. Continua a essere quello che è: generoso, impulsivo, protettivo, incapace di anteporre il proprio desiderio alla felicità delle persone a cui vuole bene.
In lui convivono la semplicità di un ragazzo e una sensibilità quasi filosofica, una forma di rettitudine che sembra appartenere a qualcuno con almeno venticinque anni di esperienza emotiva in più. Il contrasto è irresistibile: fisicamente sembra un uomo fatto e finito, emotivamente è un adolescente che si trova a scoprire per la prima volta di poter essere desiderato.
E qui Ryohei Suzuki dimostra tutta la propria versatilità. Non serve conoscere il manga per capire quanto lavoro ci sia dietro questa interpretazione: basta guardarlo mentre passa dall'entusiasmo incontenibile alla disperazione amorosa, mantenendo sempre una sincerità che impedisce alla comicità di diventare una semplice caricatura.
Rinko Yamato: la dolcezza non è debolezza
A vedere Takeo per quello che è sarà Rinko Yamato, interpretata da una dolcissima ed espressiva Mei Nagano. Rinko è una ragazza gentile, premurosa, appassionata di pasticceria, ma sarebbe un errore confondere la sua dolcezza con la passività. Ha una sensibilità autentica, soffre i malintesi, desidera essere compresa e, soprattutto, non riesce a comprendere perché il ragazzo di cui si è innamorata continui ostinatamente a cercare di spingerla verso un altro.
La sua interpretazione funziona proprio perché non si limita a incarnare il modello della ragazza carina e timida. Rinko è tenera, sì, ma ha un mondo emotivo ben riconoscibile. È capace di esporsi, di cercare un contatto, di manifestare il proprio interesse, e proprio per questo soffre quando Takeo interpreta ogni suo gesto nel modo sbagliato.
La dinamica tra i due è adorabile: entrambi sono inesperti, entrambi faticano a comunicare, entrambi hanno paura di compromettere un legame a cui tengono moltissimo. La differenza è che Rinko sa chi ama, mentre Takeo è talmente convinto di non poter essere scelto da non riuscire neppure a prendere in considerazione l'eventualità.
E allora eccolo mentre la guarda sorridere e, dentro di sé, urla disperatamente «SUKIDAAAAAAAAAAAAAA!» (mi piaci moltissimo), mentre all'esterno continua a comportarsi come il più zelante love planner della storia d'amore fra lei e il suo migliore amico. Il romanticismo nasce esattamente da questo scarto tra ciò che i personaggi provano e ciò che riescono a dirsi.
Sunakawa, la bellezza che non basta
Makoto Sunakawa, interpretato da Kentarō Sakaguchi, è il contraltare perfetto di Takeo: bello, composto, popolare, apparentemente destinato a ottenere tutto senza sforzo. Ma la sua funzione narrativa è molto più interessante di quella del semplice amico attraente che fa da ostacolo o da rivale.
Sunakawa osserva le ragazze che si avvicinano a lui e si accorge di qualcosa che Takeo, accecato dalla propria insicurezza, non riesce a vedere: molte di loro sono disposte a desiderarlo, ma non a rispettare il suo migliore amico. Le sente parlare male di Takeo, ridicolizzarlo, giudicarlo per il suo aspetto, appellandolo "gorilla". E questo basta a fargli perdere interesse.
È un dettaglio fondamentale, perché rivela che la sua popolarità non lo rende superficiale. Al contrario ha un sistema di valori preciso: non può trovare attraente una persona che umilia qualcuno a cui vuole bene. La bellezza fisica non compensa la mancanza di gentilezza, e l'interesse romantico non giustifica la crudeltà.
Il suo affetto per Takeo è silenzioso, ma profondissimo.
🔺 Un equivoco sentimentale che dura fin troppo
Se c'è un aspetto che mi convince meno, è proprio la gestione dei tempi narrativi.
Il film trascina per gran parte della sua durata il malinteso di fondo: Takeo è convinto che Rinko sia innamorata di Sunakawa e cerca continuamente di favorire la loro unione, mentre Rinko tenta disperatamente di fargli capire che il ragazzo che le interessa è lui. Il risultato è divertente, ma alla lunga la reiterazione dello stesso equivoco rischia di diventare ridondante.
La sensazione è che l'adattamento abbia concentrato gran parte dell'attenzione sulla fase iniziale del manga, dilatando la premessa sentimentale e comprimendo invece gli sviluppi successivi. Nel fumetto, infatti, la situazione viene chiarita abbastanza presto e la relazione tra Takeo e Rinko può evolvere attraverso episodi e dinamiche che il film, con il suo minutaggio limitato, non ha lo spazio di approfondire.
Gli ultimi quindici minuti sembrano quasi dover recuperare in extremis tutto ciò che è stato rimandato. La storia accelera, le dinamiche cambiano e si arriva alla conclusione con la sensazione che ci sarebbe stato materiale sufficiente per sviluppare meglio la relazione, anziché continuare a girare intorno allo stesso equivoco.
È il prezzo da pagare quando si cerca di condensare una serie manga in un singolo lungometraggio. E, se considero il film come adattamento, qualche punto lo perde. Se invece lo giudico per quello che riesce a fare con il tempo a disposizione, il bilancio rimane più positivo.
🎬 La regia: quando il fumetto prende vita
Dal punto di vista tecnico, è un prodotto del 2015 e come tale va giudicato, tenendo conto cioè del periodo in cui è stato realizzato. Non mi sembra corretto pretendere da una commedia romantica di dieci anni fa la stessa "pulizia" visiva, la stessa definizione dell'immagine e le possibilità di lavorazione delle produzioni contemporanee. Questo non significa assolvere ogni limite, ma riconoscere ciò che il film riesce a ottenere con i propri mezzi, e soprattutto col proprio budget.
La fotografia è efficace, anche se in diversi momenti trovo la resa dei volti troppo scura. La pelle appare poco levigata, con imperfezioni e texture naturali ben visibili. È un risultato che, personalmente, non mi dispiace affatto, anzi: preferisco spesso una pelle autentica a quella patinatura artificiale che trasforma gli attori in figure di porcellana. Tuttavia, trattandosi di un adattamento manga, qualche intervento estetico in più avrebbe potuto avvicinare maggiormente l'immagine all'aspetto idealizzato dei disegni.
La scenografia è curata e credibile, mentre alcune inquadrature sono particolarmente riuscite. Penso soprattutto alle riprese di spalle, ai chiaroscuri che modellano i corpi e alle immagini dei personaggi stagliati contro il cielo. In quei momenti la composizione sembra davvero una tavola a fumetti tradotta in fotografia, senza bisogno di ricorrere a effetti vistosi.
Anche la regia si dimostra meno datata di quanto ci si potrebbe aspettare. Gli zoom rapidi, utilizzati per sottolineare le reazioni emotive, funzionano bene nel contesto di una commedia che deve rendere visibile ogni minima esplosione interiore. È una scelta coerente con la grammatica del manga, dove un sentimento può occupare improvvisamente l'intera vignetta.
Particolarmente interessante è il dolly zoom utilizzato quando Takeo vede Yamato durante il loro primo appuntamento. L'effetto non è tecnicamente impeccabile, ma è riconoscibile e funzionale: la percezione dello spazio si altera, restituendo lo sconvolgimento del protagonista. Non è un virtuosismo fine a se stesso, bensì un modo per rendere cinematografica un'emozione che, sulla pagina, sarebbe stata affidata a un'espressione gigantesca e a qualche segno grafico.
Arriviamo a un aspetto che ho apprezzato molto: l'espressività degli interpreti.
Diversamente da certe produzioni giapponesi nelle quali le emozioni vengono trattenute, suggerite o affidate a minime variazioni dello sguardo, qui i sentimenti sono manifesti, leggibili, quasi fisicamente ingombranti. I personaggi provano qualcosa e noi lo vediamo nelle facce, nei movimenti, nella voce e nelle reazioni del corpo. Non c'è bisogno di interpretare ogni silenzio come un rebus psicologico: la comicità nasce proprio dal fatto che i protagonisti sentono moltissimo e riescono a gestire pochissimo.
È una scelta stilistica precisa, perfettamente adatta a rendere un manga.
Una piccola parentesi personale su Sakaguchi, che qui interpreta Sunakawa.
Rispetto ad altri suoi ruoli, ha un aspetto più acerbo, il viso è più smunto con una resa estetica meno patinata. Eppure, guardandolo oggi, mi viene da pensare che sia uno di quegli attori che il tempo ha migliorato. È diventato più interessante invecchiando, acquistando una presenza diversa, più definita. E, sì, anche quel progressivo sbiancamento dell'immagine che caratterizza tanti protagonisti maschili delle produzioni giapponesi contemporanee contribuisce a creare quel fascino "faccia di sale" molto vicino ai modelli estetici nipponici.
Il finale: il romanticismo incontra un DOMOPAK!!! 🤣
c'è quella scena finale che da sola giustifica buona parte del mio divertimento.
Takeo, ormai alle prese con il problema pratico di come si bacia una ragazza, decide di esercitarsi con Sunakawa. Il metodo scelto è un foglio di pellicola trasparente, perché evidentemente la preparazione atletica e le sopracciglia da scopino non bastavano: serviva anche un protocollo tecnico per affrontare il primo bacio.
Sunakawa, terrorizzato, cerca di suggerirgli alternative decisamente più ragionevoli, come provare con un cuscino. Takeo, però, affronta la questione con la serietà del pragmatismo che deve risolvere un problema di distanza! È la distanza a preoccuparlo. Non sa calcolarla, e se la morde con i denti????
E lo spiega con quella voce rauca, cavernosa, solenne, come se stesse comunicando una questione di sicurezza nazionale. Il contrasto tra la gravità con cui affronta il problema e l'assurdità della situazione è irresistibile. Ho riso moltissimo.
La scena è perfetta perché non prende in giro la sua inesperienza, ma la sua assoluta incapacità di affrontarla senza trasformarla in una missione. Takeo vuole fare le cose per bene, non vuole ferire nessuno, non vuole sbagliare. Anche il primo bacio diventa una responsabilità da assolvere nel modo più corretto possibile.
E Sunakawa, terrorizzato, deve prestarsi e perdere la faccia!
La comicità funziona perché nasce dai personaggi, non perché qualcuno li costringa a fare cose buffe. È la loro stessa natura a produrre situazioni esilaranti.
MESSAGGIO: 💬 La gentilezza come criterio per amare
Al di là delle gag, il messaggio che ho trovato più bello è quello che attraversa il rapporto tra Takeo e Sunakawa.
Takeo è abituato a pensare che il proprio aspetto lo renda indegno d'essere amato. Non si considera una possibilità romantica, e non riesce a credere che Rinko possa scegliere lui. Sunakawa, al contrario, è considerato desiderabile da tutti ma non confonde il desiderio altrui con un'autentica affinità.
Quando vede le ragazze insultare l'amico, non riesce più a trovarle attraenti. La loro bellezza diventa irrilevante di fronte alla mancanza di rispetto.
E Takeo, dal canto suo, non cerca di cambiare per diventare più appetibile. Non si vergogna della propria generosità, non rinuncia alla lealtà, non trasforma la delusione in ostilità misogina. È convinto di non poter essere scelto, ma non smette di comportarsi come qualcuno che merita di essere amato.
Il paradosso è che la sua insicurezza lo porta a favorire la relazione fra Rinko e Suna, arriva persino a far scambiare loro i contatti e a raccomandare a Suna di starle vicino, mentre dentro di sé è divorato da un «SUKIDAAAAAAAA!» che potrebbe tranquillamente essere sentito dal continente accanto.
Rinko, intanto, soffre e quando gli dice che, se si sente a suo agio con lei, può parlarle della ragazza che gli piace, anche se quella ragazza non fosse lei, emerge tutta la sua dolcezza. Vuole essergli vicina persino accettando il rischio di essere soltanto un'amica, i due ragazzi cercano di proteggersi a vicenda, ma finiscono per ferirsi proprio perché nessuno dei due riesce a immaginare di piacere all'altro.
É tenero che vogliano che l'altro sia felice, anche a costo di rinunciare alla propria felicità, eppure desiderano anche restare nella sua vita, trovare un modo per non perdere quel legame appena scoperto. È un romanticismo timido, impacciato, ma profondamente toccante.
In conclusione, non è un adattamento perfetto ma ha tanto cuore perché continua a credere che la gentilezza abbia valore anche quando non porta alcun vantaggio immediato, che la lealtà conti più della popolarità e che l'aspetto fisico non stabilisca chi sia degno di essere amato.
Una commedia romantica tenera, esilarante e sorprendentemente umana che riesce a trasformare le espressioni impossibili di un manga in una performance attoriale, e che ci ricorda che essere belli può attirare gli sguardi ma indefinitiva è la gentilezza a rendere qualcuno degno del nostro amore
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