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Completed
Run On
8 people found this review helpful
Jul 25, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 6.5
Acting/Cast 6.5
Music 5.0
Rewatch Value 1.0

Si corre .... tra ambizioni narrative e povertà sostanziali

Serie tv di tipo arthouse (indie) del 2021, genere coming of a age (racconto di formazione)/ slice of life (spaccato di vita) e self healing che vanta un folto cast di attori con palmares di tutto rispetto: Im Si Wan è uno degli attori di squid game 2 e 3, summer strike e ha ricevuto da poco un premio per Boyhood 2024. Lei è la FL del Re e la Spia; Sooyoung è una cantante e attrice sudcoreana, ex membro delle Girls' Generation; Kang Tae-oh è stato il ML di Avvocata Woo, Potato Lab e figura anche nel cast di Doom at you service.
A parte loro figurano anche altri attori di un certo spessore, tra cui Kim Seon-ho con un cameo nell'ultimo episodio.
Nonostante l'impiego di un cast di comprovata fama le interpretazioni sono state più che sufficienti ma niente di memorabile o all'altezza delle loro reali possibilità, specialmente per il personaggio principale (che mi dicono essere bravissimo), il quale ha mostrato poca variabilità emotiva, risultando rigido e con pochi spazi di libertà.

Il lavoro parla della maturazione e realizzazione professionale di alcuni ragazzi e tratta tematiche come il nonnnismo nell'atletica, gestione delle dinamiche famigliari, il mondo dello sport e delle agenzie degli idol, quello del cinema e dell'interpretariato. Non ci sono grossi drammi o tragedie, è più un percorso di formazione , riscoperta e riallineamento ai propri obiettivi e valori di vita.
C'è l'abusatissimo tropo del genitore "piovra" che considera i figli come protesi di se stesso e usa la famiglia per sostenere la carriera, pertanto scoraggia relazioni tra ceti sociali differenti imponendo matrimoni.
Il lavoro è piuttosto gradevole, si segue con difficoltà per via dei vergognosi dialoghi non revisionati e non adattati (grazie netflix!) e timing sottotitoli scadente, è noioso a tratti, non ha un ritmo, lo definirei lento.
Non è un romance anche se ci sono delle storie d'amore, tutto si concentra sulla carriera e sul superamento dei propri limiti personali.
Il protagonista principale, l'atleta Ki Seon gyeom, è un uomo apparentemente eccentrico e sui generis ma in realtà soffre di una profonda forma di alienazione personale, legata al dover corrispondere alle elevatissime aspettative genitoriali e varie forme di incuria emotiva, lasciato solo e abbandonato a se stesso è abituato a prendersi cura degli altri, trascurando se stesso, ignora i propri bisogni e le proprie necessità. Quando un compagno di squadra viene ripetutamente picchiato dai compagni scatta in lui una profonda crisi personale che lo costringe e rivalutare la sua stessa esistenza e i propri bisogni. Verrà accompagnato nel suo percorso di riscoperta da una traduttrice in bolletta che ha buone abilità interpersonali e riuscirà a indirizzarlo bene, sembra una storia d'amore, e in effetti c'è, ma visti dall'esterno questi due mi hanno ricordato un rapporto asimmetrico madre- figlio; lei è più una figura materna vicaria che una donna desiderabile per lui. Lei lo considera un bambino e glielo dirà spesso. Pochissime le interazioni fisiche (un bacio) e poca chimica tra di loro.

Run-on è un dramma che è stato decantato spesso per i suoi dialoghi ma ....personalmente li ho trovati pseudo filosofici e privi di sostanza (a parte un paio di frasi), non hanno lasciato segni dentro di me né mi hanno portato ad avviare riflessioni profonde.
Paradossalmente si parla del mondo dei traduttori e sottotitolatori di film e la traduzione di questo lavoro è pessima, priva di adattamento e con timing sballato , assurdo! LOL
Ci sono delle inesattezze quando viene costruito il set e lei non sembra un'interprete ma più un'assistente alla regia. Si parla di film ma i dialoghi sul cinema sono limitati a poche riflessioni, non bene spiegate tra l'altro. Si parla di arte ma non viene approfondito alcun senso sui significati e significanti del linguaggio pittorico.
Si parla di tante cose senza svilupparne adeguatamente nessuna, si toccano solo alcuni temi interessanti che potevano rendere questo drama un vero "arthouse" ma risulta essere incompleto e confuso.
É un drama delicato (approssimativo) e introspettivo ma senza spessore perché:
- è eccessivamente riflessivo, con lunghi dialoghi pseudo filosofici che rallentano l’azione; poco dinamico per il tema sportivo, si parla di corsa ma il ritmo narrativo si muove a malapena (LOL). Inutilmente contemplativo (di cosa poi).
- dialoghi forzatamente profondi o "pseudo-intellettuali", poco naturali e alcuni hanno davvero poco senso nel progresso delle relazioni, e non vengono sviluppati alcuni punti cruciali (la relazione tra il pittore e Seo Dan -ah non si capisce perché si sviluppa, qual è il collante, cosa vede lei nei suoi quadri "vedo te, vedo il tempo che ci dedichi".... in che modo questo dovrebbe scuotermi o colpirmi).
- manca di un vero conflitto centrale che faccia da motore alla storia e si affida troppo a interazioni quotidiane e leggere, che risultano poco coinvolgenti; i conflitti secondari poco sviluppati, anche a livello emotivo e spesso si risolvono troppo in fretta o dal nulla viene mostrata la vita di queste persone dopo la loro risoluzione, il personaggio di Wo-sik poco sviluppato nel suo tormento interiore e nella conseguente riconquista del successo, stessa cosa il rapporto tra Da- An e il pittore, o la sua famiglia.
- finale tiepidissimo, privo di impatto e sottotono per le storie d'amore che si erano sviluppate;
- musica basic, lenta e lagnosa, in pendant con il drama;
- regia e montaggio statici, con frequente uso di elissi e flashback inseriti un po' a caso.
Premio la fotografia , le scene all'aperto hanno un color grading interessante che fa respirare l'occhio, soprattutto le riprese dall'alto dei moli sul mare.

In conclusione, Run On è stato da molti apprezzato per la sua atmosfera pacata, i dialoghi introspettivi e l'attenzione alla crescita personale, ma personalmente l'ho trovato lento, eccessivamente verboso e inutilmente prolisso, con poca tensione drammatica e una gestione discontinua delle sottotrame secondarie.
Le evoluzioni ci sono ma non sono giustificate dal percorso che si vede, non basta scrivere un diario in cui annoti quello che fai o una donna che crede in te per guarire, nei confronti della quale poi sviluppi attaccamento materno scambiandolo per sentimento.
Nonostante una bella fotografia, il ritmo registico e il montaggio sono statici. Niente di “cinematografico” o innovativo come si trova in altri k-drama più recenti.
Vi avviso , dato che nessuno lo ha capito, che il personaggio principale ha un disagio psicologico molto marcato quindi consideratelo come un bambino che impara a muoversi nel mondo.

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Completed
Till the End of the Moon
8 people found this review helpful
Apr 26, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 5
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 1.0

Maratona di sangue, rabbia e frustrazione! Il ciclo senza sceneggiatura di TILL THE END OF THE MESS!

Effetti speciali : 9/10 (per gli standard cinesi). COSTUMI: 9/10. Sceneggiatura: 5/10.
Ho iniziato attratta dalle recensioni super positive e sotto diverse sollecitazioni; da principio, per i primi 8 episodi ho pensato di trovarmi di fronte ad un lavoro che avrei recensito più generosamente, purtroppo andando avanti mi sono resa conto che non si tratta di un capolavoro, perché manca la scrittura: sembra una “fanfiction per adolescenti”.
Alcuni, troppi episodi sono stati di una noia mortale e ho premuto il tasto "AVANTI" ( non lo faccio mai) . L’ho trovata interessante SOLO per la costruzione del personaggio “Dear Daddy Devil” e la recitazione di Luo Yun Xi e Bai Lu, sicuramente di buon livello 8/10. La abbasso nel complesso perché molti altri attori del cast non hanno avuto la stessa resa, soprattutto Deng Wei (Xiao Lin).
Mi è piaciuto/mi ha divertito il fatto che si suppone che sia "cattivo" ma non fa poi nulla di moralmente spregevole e gli autori hanno girato in tondo con trame ridicole e altri personaggi davvero malvagi per assicurarsi che fosse completamente esente da colpe nella narrazione. Ha letteralmente fatto solo del male ai suoi aggressori e alle persone che lo hanno tradito. Non ferisce mai i veri innocenti. Anche quando prende il suo posto come sovrano nel Jing lo fa nel modo più pacifico possibile, offrendo asilo ai rifugiati dello Sheng, studiando soluzioni e abolendo precedenti e ingiuste misure vessatorie nei riguardi del popolo, fornisce aiuti ai rifugiati e tutti lo rispettano. É letteralmente IMPECCABILE. Non c'è nessun cattivo, per cui NON PUOI NON tifare PER LUI, un uomo bullizzato e maltrattato che per caso sembra anche un personaggio uscito da un fumetto giapponese(MANHUA).

Cosa rende questa serie così acclamata? La figura di Tantai Jin e gli effetti speciali molto buoni, i migliori finora visti in un drama cinese (se li confrontate con quelli americani sono invece appena discreti).
Le riflessioni sul destino, sulla libertà di scelta, sull’importanza di una rete di supporto, di persone che ci amano e si fidano di noi. Quanto delle nostre azioni dipende da noi e quanto invece è influenzato dal modo in cui gli altri ci trattano? Fino a che punto dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre scelte? Vendetta e giustizia sono la stessa cosa? Cos’è più importante: la fiducia o la percezione della verità? Sorprendentemente, la sua storia è interessante e non superficiale. Purtroppo però gli sceneggiatori hanno avuto qualche difficoltà nella progressione della trama, il che ha portato a momenti soporiferi e a scelte non sempre comprensibili, soluzioni improbabili, logicamente nonsense che lo destinano ad un pubblico adolescenziale.
Ho letto un po' ovunque di un amore fantastico, infinito, incommensurabile, totale tra i protagonisti ma in verità ho visto una relazione tossica che somiglia più ad un'ossessione, con evidenti problemi di comunicazione, in cui l'amore da parte del ML viene dimostrato senza tanta convinzione, almeno nell'arco narrativo di Mingye- vita Bo're, poi sarà Bailu( si danno il turno) a essere ambigua e ambivalente con lui, tanto è vero che mutualmente finiscono per determinare esiti tragici e non fanno mai tesoro della lezione (PARLARE ONESTAMENTE E CONFRONTARSI). I momenti in cui si ritrovano inoltre sono privi di emozioni, tranne nell'arco di Mingye.
Inoltre, lui si innamora di lei per qualcosa di speciale, per le sue caratteristiche, per i suoi punti di forza e le sue debolezze o SOLO PERCHE' ERA L'UNICA CHE SE NE PRENDEVA CURA?!? É amore o mancanza di cure materne? É chiaramente un'ossessione legata al senso di solitudine e vuoto del ML, mentre Bailu non commento, hanno creato un brutto personaggio, molto distratto dalla missione, mai chiaro sui propri sentimenti, a volte ci pensa, sembra esserne innamorata, poi se ne dimentica totalmente per aiutare il sesto principe risultando ambivalente, e determinando la giusta gelosia del ML, poi lo odia, poi comprende il malinteso e continua a dirgli di odiarlo nonostante quello sia esente da colpe anzi .. voleva pure tenerla accanto a sé nonostante il malinteso, si ritrovano, lei non vuole tornare con lui ma poi dal nulla all'episodio 35 cambia idea e ci TORNA.
Uno dei personaggi più brutti ma discretamente interpretati da Bailu.
La pessima scrittura si riversa anche nella mia personale percezione di assenza di continuità nell'evoluzione dei personaggi, mi spiego meglio: se analizzo la figura di Tantai Jin dal 1° episodio con il 25° sento come se fossero personaggi diversi, ok l'evoluzione ma deve rimanere un tratto riconoscibile nel personaggio che ne assicuri la personalità, invece, pur essendo bravo l'attore, è come se non riuscisse a legare queste diverse evoluzioni in modo da renderle solo evoluzioni. E non è stato aiutato per nulla dalla scrittura, o forse dai tagli.

Il casting su Luo Yun Xi e Sun Zhen Hi si è rivelato molto calzante. La capacità del protagonista di trasmettere emozioni intense è notevole. Rende in modo struggente e autentico, spesso anche coinvolgente sebbene a volte carichi troppo certe camminate e smorfie per fare il figo risultando invece ridicolo. Lui è perfetto per i ruoli di uomo sofferente e disprezzato ma non in quelli di amante, non mi sembra mai credibile.
Oltre ai protagonisti, mio malgrado, per correttezza è opportuno citare Chen Du Ling per la sua interpretazione di Ye Bing Chang, la sorella della protagonista. Ho visto più bravura qui che in Fangs of fortune, come del resto l'avevo notata in A Journey to Love, nei panni della Imperatrice. É' un'attrice che rende benissimo nei panni della villain, la sua versatilità la rende spendibile anche nei ruoli di buona e remissiva vittima.
È impossibile non apprezzare anche Pian Ran, interpretata da Sun Zhen Ni. Su quest'ultima invece devo dire che non è tanto la bravura quanto un casting azzeccato (è perfetta nei ruoli di volpe, una bitch seduttiva e predatrice).

Parlando di personaggi, è il momento di evidenziare il più grande difetto di questa serie e del suo sceneggiatore: hanno reso tutti così stupidi e sempliciotti (privi di sfumature), con dialoghi inconsistenti che non importa l'epilogo finale. Non vedevo un futuro, a prescindere dal risultato finale.
Molti eventi non avevano senso ( esempio ne cito solo uno: non ha sentimenti da principio ma può provare rancore che è un sentimento) ma non si possono nemmeno chiamare veri e propri buchi di trama, perché in un certo senso avevano una spiegazione: la mancanza di logica, creatività e intelligenza. All’inizio questa cosa mi divertiva, ma presto è diventata frustrante a livelli mai visti. Non sanno come gestire un conflitto e la sua origine, quindi preferiscono rendere il personaggio idiota solo per alcune scene, per preparare il terreno a decisioni insensate. Il tropo narrativo del problema di comunicazione è l'essenza del LAVORO. Capisco l'escamotage per un conflitto momentaneo ma non c'è davvero altro che si può inventare per movimentare e dare un senso, accendere il ritmo, coinvolgere uno spettatore che abbia più di 15 anni??????????????

E mi dispiace perché leggo che le due sceneggiatrici facevano parte del team che ha sceneggiato Blossom in adversity (fioritura imprevista) che invece è molto buono come scrittura (il problema lì è stata l'interpretazione).
È questo il problema dei drama cinesi, investono in un aspetto trascurando tutto il resto. A volte c'è la storia ma non c'è la recitazione, altre c'è l'effetto speciale ma non c'è la storia o c'è la recitazione ma non c'è la regia. Insomma sono del tutto INCAPACI DI PRODURRE QUALCOSA DI COMPLETO, con gli strumenti che hanno a loro disposizione. Già solo il fatto che doppiano in post produzione per l'assenza di apparecchiature adeguate la dice lunga.

Le scene e gli archi narrativi SONO ripetitivi, si riscrivono gli stessi problemi visti qualche episodio prima, con piccole variazioni (e hanno tagliato 16 episodi ho letto, quindi io mi chiedo se davvero per 56 episodi hanno riproposto la stessa minestra insipida e annacquata). Rifiutarsi di dare ai personaggi uno sviluppo caratteriale adeguato finisce per farli ripetere gli stessi errori più volte. È una serie dominata da un solo protagonista, mentre tutti gli altri sono solo sfondo per la sua storia, pertanto comprendo anche che il finale, del tutto illogico e senza bellezza, mostri un epilogo che non vede riuniti i due innamorati, e considerato che fino alla fine non imparano una beata cippa dagli errori del passato non ne ho sofferto minimamente.
A livello di scrittura ho visto delle scopiazzature evidenti : the eternal love (dinamica cecità e prendersi cura dell'amato malato in una capanno con uno dei due ignaro di chi fosse l'altro, le ambientazioni marine e le tragedie continue tra i due amanti ); il corvo del 1994 (Brandon Lee vedeva attraverso il corvo); il pifferaio magico che libera la città dai topi.
Devo comunque un plauso alla regia e dal montaggio, considerando quanto la trama e le scene siano state spesso tagliate o adattate per i 40 episodi totali, tuttavia non so oggi se gli innumerevoli buchi narrativi risentono di questi tagli o se le sceneggiatrici davvero abbiano scritto improvvisando, è il drama peggiore che io abbia mai visto a livello di scrittura. Nel commento in basso se non l'avete notato elencherò gli innumerevoli aspetti incomprensibili che tolgono un senso e una continuità al lavoro.

Trucchi e Costumi molto buoni ma un po' eccessivi sul protagonista che in certe scene sembrava più in gara in un Drag Race (competizione di drag queen) che un diavolo millenario. Gli oggetti di scena invece molto moderni e poco adeguati per una narrazione millenaria, gli artefatti magici a volte interessanti, altre volte banali e imbarazzanti (la giada "soggiogamondo" sembrava una patacca di ceralacca prodotta dal sedere... ).
Divertente in senso imbarazzante la scelta di cambiare abito ai personaggi quando acquisiscono nuovi poteri (come sailor moon).

La colonna sonora se parliamo di musiche non cantate è stata calzante e interessante ma ha avuto anche alcune cadute di stile, tipo l'utilizzo di musiche pop moderno, che stanno bene nei lavori moderni, che non davano intensità e un'aura storica al lavoro.

CGI: molto buona ripeto per essere un cinese ma anche qui ridondante e barocca, con eccessi di fronzoli e una durata eccessiva di battaglie e combattimenti (anche due episodi di 40 minuti per un totale di 80 minuti), per colpire e meravigliare lo spettatore (che forse non ha mai visto un lavoro di Nolan, Cameron o un film della Marvel per lasciarsi incantare solo da questo). Mi dispiace scriverlo perché ho visto che c'è stato un enorme lavoro dietro e Luo Yun Xi si è davvero impegnato e speso tantissimo, non hanno controfigure quindi ha girato delle scene totalmente sospeso a 30 metri da terra. Come performance è stato molto più straziante e convincente in Ashes of love, dove ha rappresentato un'evoluzione in cattivo molto più credibile e sofferente del simpatico TTJ di TTEOTM.

La mia valutazione è di 6,5 ma do mezzo punto per la qualità visiva ed estetica del lavoro, mai vista finora in un lavoro cinese. Buona grafica, pessima la scrittura!
Vi consiglio di staccare a fine dell'episodio 35, se volete un lieto fine.

IN BASSO COME COMMENTO SPOILER TUTTI GLI ASPETTI INCOMPRENSIBILI DEL LAVORO.

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Completed
Mad for Each Other
8 people found this review helpful
Feb 1, 2025
13 of 13 episodes seen
Completed 2
Overall 8.5
Story 7.5
Acting/Cast 9.5
Music 6.0
Rewatch Value 6.5

ATTENTI A QUEI DUE !

Avviso sin da subito che sembra una commedia spassosa e leggera, sia per il trailer, i reel che girano sui social, sia per le scene esilaranti dei primi 4 episodi ma si tratta di un genere drammatico e molto serio.
Il man lead è un poliziotto con problemi di gestione della rabbia che viene incastrato dai superiori, la protagonista femminile invece è una donna con un disturbo post traumatico da stress e un funzionamento reattivo di tipo compulsivo a seguito di violenze nella passata relazione. E il tutto non si è concluso come in un paese normale, siamo in Corea quindi se sei ricco un buon avvocato può persino fartela passare liscia.
In tutto questo i due si incontrano perché sono vicini di casa e vanno dalla stessa psichiatra del loro quartiere.
Inizialmente non andranno d'accordo poi lei si affiderà a lui perché si sentirà più sicura e protetta, lui resterà affascinato dalla sua bellezza, il modo di affidarsi e aver bisogno di lui lo conquisterà totalmente.
Un modo calzante per descrivere la coppia principale in questo drama è "imperfettamente perfetta". Entrambi hanno problemi relazionali, traumi, cicatrici e demoni interiori ma provano a gestirli insieme, lui le sta accanto in modo realistico, in questa coppia ho visto più lui come supportivo e protettivo, lei è indubbiamente meno di aiuto sebbene una sua brillante intuizione lo aiuterà nel lavoro, è un tipo di sviluppo evolutivo e relazionale reso in modo irrealistico ma apprezzabile da vedere.
E' presente anche una seconda coppia improbabile (non è ben chiaro il rapporto che sviluppano, volutamente), è un drama su come le relazioni tra gente strana /sofferente/ impulsiva siano in realtà soluzioni sentimentali percorribili e riempiano l'esistenza.

I protagonisti sono stati all'altezza ma in generale il livello recitativo è molto alto, specialmente la protagonista e il man lead nel suo dimostrare amore incondizionato, ogni emozione, specialmente l'imbarazzo era resa anche da piccoli movimenti microfacciali, risultando molto naturale e dando vita ad un personaggio credibile.
Il drama in totale dura quasi 6 h e 30 quindi si può vedere in uno-due giorni, a seconda del tempo a disposizione, comunque è molto scorrevole.
Sceneggiatura molto buona, il lavoro sui personaggi coerente e attendibile, scenografia discreta ma non eccezionale.
Molti si sono lamentati del personaggio di lei perché eccessivamente dipendente, pavido, bloccato ma, sebbene risulti, almeno personalmente, scomodo da vedere e sopportare, credo che non potrebbe essere diversamente, lo capirete meglio quando verrà illustrato quello che ha passato e il senso di colpa tipico delle vittime che pensano in parte che la loro tragedia sarebbe stata evitabile con qualche accortezza, arrivando a dubitare di se stessi e del proprio discernimento. Tutto ciò, professionalmente lo affermo, è molto comune e realistico.
La storia non è davvero niente di nuovo o geniale, anzi sono i soliti topic coreani e l'idea di come una storia improbabile tra sofferenti psichici sia possibile e terapeutica viene sicuramente dal Lato Positivo, film molto buono di 12 anni fa, tuttavia mi sento di premiare la recitazione.

NEO: I due episodi finali chiudono la narrazione velocemente e, anche se c'è un colpo di scena avvincente, più per come è stato reso che non per l'idea in sé (già vista in altri lavori), li trovo stonati e sottotono, non hanno chiuso in modo soddisfacente il lavoro che poteva mostrare più le dinamiche relazionali di questa coppia.
Inoltre l'ultimo punto non è ben spiegato ( 3 minuti prima della chiusura del lavoro).

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Completed
The Starry Love
8 people found this review helpful
Oct 16, 2024
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 10
Rewatch Value 7.0

L'importanza di rimanere fedele a se stessi anche se il mondo ti è contro

The Starry Love (星落凝成糖) è un xianxia del 2023, terzo capitolo della "Trilogia del miele", diretto da Zhu Rui Bin e basato sul romanzo di "Once Upon a Time Junhua". La storia ruota attorno a due sorelle gemelle, Qingkui e Yetan, i cui destini si intrecciano con quelli di due mondi opposti dopo uno scambio di matrimoni, tra intrighi, amore, magia e conflitti tra regni.
Pregi
Trama coinvolgente e doppia narrazione:
La storia delle due sorelle offre due linee narrative parallele che si intrecciano, mantenendo alta la tensione e l’interesse. Il legame tra le gemelle è uno degli aspetti più apprezzati, con una rappresentazione sana e solidale del rapporto familiare.
A differenza di molti xianxia tradizionali, la serie inserisce elementi comici, soprattutto nella prima metà, che alleggeriscono la trama senza renderla banale. Questo equilibrio tra umorismo e dramma è stato ben inserito.
Chen Xing Xu si distingue per la capacità di interpretare più personalità, mostrando versatilità. Li Lan Di è convincente e carismatica come Yetan. Anche gli altri membri del cast, come He Xuanlin e Chen Muchi, risultano credibili nei rispettivi ruoli. Specialmente Chen muchi che non conoscevo e mi è sembrato più espressivo e credibile del ML nelle scene d'amore.
L’interazione tra i membri del cast principale, in particolare tra le due sorelle e tra le coppie romantiche, è naturale e coinvolgente. Le dinamiche familiari e sentimentali sono uno dei punti di forza.
É una delle serie più sottovalutate qui su Viki, appassionante e coinvolgente, ottimi effetti speciali e una colonna sonora straordinaria (la mia preferita), con un ritmo narrativo che però annoia per il 40% della serie. Finale non triste ma aperto, dà speranza.... non si può dire che finisca bene .
Protagonista femminile coraggiosa, forte, anticonformista, insegna l'importanza di rimanere fedeli a se stessi nonostante tutto, è questo il grande e vero messaggio della serie.

AMORE
Due storie d'amore come scrivevo prima: la prima si sviluppa subito a seguito di un quasi colpo di fulmine, e procede speditamente, la seconda si forma nella prima parte del drama ma racconta di un amore più profondo, che nasce attraverso la condivisione, il supporto, il sostegno e aiuta l'evoluzione dei personaggi.
La proposta che si porta in scena sostiene il concetto che gli opposti si attraggono, esattamente come yin e yang i protagonisti sono attratti da caratteristiche opposte nei partner, ma sono quelle caratteristiche che li aiuteranno a mettere in discussione se stessi e a migliorare come persone.
Il personaggio maschile , sebbene affascinante, dimostra molti più anni e una maturità che poco si sposa col fascino fresco della protagonista che ne dimostra meno, e sembrano più padre e figlia che due amanti e giovani sposi. Chimica non pervenuta. Nella seconda coppia invece l'attore maschile è stato bravo a mostrare del desiderio , ogni tanto, nei confronti della donna di cui si innamora.
Buone le interpretazioni principali, gli effetti speciali e le ambientazioni nel regno celeste.
Il regno dei demoni mi è sembrato meno curato.

Difetti
Effetti speciali e scenografie:
Alcune scene soffrono per l’uso di CGI mediocri e set poco dettagliati, che possono risultare meno immersivi rispetto ad altri drama fantasy di alto livello.
Ritmo altalenante:
La parte centrale può risultare lenta o ripetitiva, con alcune sottotrame secondarie considerate poco interessanti e che avrebbero potuto essere tagliate per una narrazione più compatta.
Fondamenta romantiche deboli:
La storia d’amore principale risulta poco profonda e poco sviluppata emotivamente, soprattutto rispetto alle aspettative del genere.
Recitazione non sempre omogenea:
Mentre i protagonisti brillano, alcuni attori secondari risultano meno convincenti, in particolare nei ruoli più complessi.
Per questi motivi e per la noia di alcuni episodi porto la mia valutazione a 7,5.

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Completed
Story of Kunning Palace
9 people found this review helpful
Apr 23, 2025
38 of 38 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.0

Novità interessanti nella costruzione dei personaggi

C-drama a sfondo storico, a tema revenge and redemption, adattamento drammatico di un popolare romanzo web harem femminile "Kun Ning" (坤宁) di Shi Jing (时镜), con una novità interessante: i lettori hanno votato per il partner della protagonista.
Inizio dicendo che per me è stato uno show DIFFICILE all'inizio. L'inizio di questo show è stato incredibilmente lento e la traduzione italiana non adattata mi ha fatto soffrire, rallentando ancor più la comprensione.
Questa storia esplora i nessi causali tra passato, presente e futuro, abbracciando l'idea che, se solo sapessimo ciò che sappiamo ora, potremmo tornare indietro e fare ciò che avremmo dovuto/potuto ma non abbiamo fatto.
Inizia con una Ning'er che è già un personaggio pienamente realizzato ma non ancora rivelato: un' imperatrice subdola e capricciosa, eccessivamente autoindulgente, che viveva una vita malvagia e corrotta.
Il tropo narrativo è quello tanto caro ai cinesi di ritorno nel passato per cambiare il proprio destino ma la proposizione è stata molto diversa rispetto a quanto siamo abituati a vedere nel senso che effettivamente molti eventi rimangono immutabili e ai protagonisti tocca affrontare le sfide in modo diverso.
E' proprio questo l'aspetto affascinante di questo spettacolo: se il destino non cambia muta tu stesso il modo di affrontarlo e muterà anche il modo di subirlo.
La Protagonista è una giovane donna a cui è stato tolto tutto per una vendetta inutile di una concubina che però è stata la sua unica figura di riferimento (da qui sentimenti ambivalenti), arriva nella capitale piena di rancore e carica di propositi di riscatto a qualsiasi costo, decide di prendersi tutto anche quello che non le era destinato come risarcimento di quanto le era stato tolto. Si accorge però alla fine dei giochi che non ne valeva la pena e che non aveva davvero ottenuto nulla se non l'odio di tutti, che non aveva risolto i suoi problemi interiori e aveva calpestato anche coloro che l'avevano protetta e amata.
Anche se gli obiettivi di Ning'er cambiano, la sua natura innata rimane la stessa. Il passato è raccontato in flashback, poco prima che il momento si ripeta nel presente. Questo funziona per quanto riguarda i punti più dettagliati della trama, ma diluisce le storie dei personaggi e delle relazioni. Quindi, sebbene Bai Lu svolga il suo ruolo nel complesso, la narrazione frammentaria dei retroscena non cattura la profondità del rimpianto di Ning'er né le sfumature delle sue relazioni con alcuni dei personaggi principali.
Ha però la possibilità di rimediare, ed è bellissimo il modo in cui prende a cuore le sorti dei suoi sostenitori, soprattutto il suo migliore amico.
Altro elemento di novità è rappresentato dal ML, interpretato da Zhang Ling He, il suo personaggio : Xie Wei ,ci ho messo un po' per farmelo piacere ma quando l'ho compreso l'ho apprezzato più di chiunque altro, protagonista inclusa. E' un elemento di novità perché normalmente gli eruditi ma anche i protagonisti sono personaggi chiari, puri, corretti e moralmente integri. Qui il personaggio ha un indubbio spessore etico ma anche una grande complessità interiore e un temperamento collerico, aggressivo, a tratti violento. E' più un personaggio "latino" che un cinese da drama storico.
Però, sempre a differenza dei classici protagonisti cinesi, prenderà scelte estreme a tutela della donna che ama, a suo discapito, saprà prendere l'iniziativa sotto ogni punto di vista, dimostrandosi machiavellico e con infinite soluzioni. Un uomo intelligente sebbene eccentrico e fuori controllo.

La storia è molto interessante, la narrazione è ben orchestrata, nonostante un ritmo lento iniziale, mantiene alta la suspense e l’interesse dello spettatore attraverso colpi di scena e momenti emotivamente coinvolgenti.
Aiuta tantissimo il montaggio, molto ben studiato: alle scelte diverse nei percorsi di vita dei protagonisti vengono accostate scene , tramite flashback , compiute nella versione precedente che si vuole cambiare. Questo accostamento è un elemento di novità molto interessante.
Le scenografie sono molto buone, catturando l’opulenza e la grandiosità del palazzo imperiale, mentre la colonna sonora contribuisce a rafforzare l’atmosfera storica e a conferire intensità della serie.

Cosa non ho apprezzato: la protagonista principale, è intraprendente, intelligente, fiera e forte però sentimentalmente molto indecisa e tentennante (nonostante le sue ragione siano anche dettate da un malinteso che ha avuto con Xie Wei nella sua prima vita, legato al dono di un pugnale).
La costruzione del rapporto finale, quello definitivo, è stata relegata agli episodi finali ( mi riferisco davvero agli ultimi 3 episodi su 38 totali, nonostante il ML palesi il suo interesse quasi morboso nel 32°ep.) e fino al 38esimo, Ning'er sarà tentennante, procedendo a tentoni con slanci in avanti e passi indietro il giorno seguente.
La narrazione è carente nell'arco narrativo di Zhang Zhe. Per me, è la storia più cruciale dell'intera serie.
Ning'er era una persona egoista, così commossa da diventare altruista nei suoi confronti. Le loro emozioni erano così potenti che li hanno spinti entrambi fuori da loro stessi, verso un esito reciprocamente distruttivo. Purtroppo, a differenza del romanzo, ho letto, la loro relazione di riadattamento è superficiale e sfiora appena la superficie dell'affinità incompiuta tra loro. È un peccato che, invece di attenersi al romanzo, che meglio sviluppa questo arco narrativo, abbiano sprecato un sacco di tempo con le noiose e banali buffonate della perfida Consorte Shu. Il lato empatico di Xie Wei, presente nel romanzo, non è stato qui adeguatamente reso.
Tuttavia, nonostante la storia d'amore decolli alla fine, una comprensione reciproca si sviluppa gradualmente tra loro e la situazione diventa davvero bollente e passionale. Quando succede, la loro audace alchimia esplode in un modo che stabilisce un nuovo standard per le scene di intimità fisica in futuro.

L'inizio non è stato dei migliori, ho faticato per entrare nella storia, il ritmo è lento e risulta confusivo ricostruire la storia per la quantità dei personaggi proposti e continui flashback.
La recitazione dei personaggi è stata discontinua: Zhang ling he ha faticato per entrare nel personaggio, inizialmente l'ho trovato "legnoso" e innaturale, per rendere il dissidio interiore la sua espressività era troppo viziata da continue smorfie antiestetiche e innaturali, rendendolo poco convincente.
La protagonista , Bai Lu, molto intensa e convincente in alcune scene ma terribile in altre, la sua recitazione nel complesso per il ruolo da protagonista, è quella che mi ha convinto meno. Non cambia con gli episodi, mentre invece il ML, inizia a essere più naturale e convincente intorno al 26° (per me ha faticato ad entrare nel personaggio ma una volta entrato è stato intenso e performante).
Interessante che questo percorso di "risintonizzazione" del ML, finisca per rubare la scena alla "grande Bailu" e sia stato reso anche visivamente, iniziando a spogliarlo di quel trucco da vampiro ( smokey eye sui toni del rosso, cherry lip e pelle di porcellana ) per connotarlo con un maquillage più naturale.
Una coppia interessante che avrebbe dovuto trovare più spazio sulla scena è quella composta da Fang Yin e il Signor Lyu :c'era qualcosa nel suo desiderio di toglierle quel peso dalle spalle e condividere insieme i pesi della vita che l' ho trovato intrigante. Se gli autori ci avessero dato l'opportunità di vedere sbocciare questo rapporto, mostrandoci come si sarebbero potuti innamorare l'uno dell'altra e sarebbe stato interessante. Volevo vedere dove sarebbe andata a finire ma così non è stato.

Il tallone d'Achille di questo lavoro è la regia: mi è stato fatto notare da un'amica del settore (art director) l'abuso dell'effetto Bokeh e un abuso del grandangolo nei primi piani, o la desaturazione eccessiva dei colori.
"L’effetto desaturato cercava di mettere un pezza e stabilizzare la luce che non erano riusciti a controllare durante le riprese, 3 troupe di riprese non sono riuscite a coordinarsi sulla luce e per omogenizzare il colore e sono stati costretti a correggere in post desaturando.
L’evoluzione dei colori degli abiti segue l’evolvere della storia e l’animo dei personaggi.
C'è stato il solito problema con il tempo atmosferico, dato che cambia da pioggia a sole estivo nell’arco di pochi minuti e poca distanza. L’effetto bokeh (per coprire la scenografia forse non troppo meticolosa) rende le immagini fané e va in contrasto con la desaturazione (tipica dei moderni e dei luoghi freddi o asettici), creando caos e disturbo".
Personalmente ho trovato interessanti alcune inquadrature in certi momenti che davano suggerimenti sui personaggi e sulla loro natura, arricchendo visivamente la narrazione.
Ho trovato nauseanti, per fortuna sono poche, le inquadrature dal basso e gli aloni chiari sul volto dei personaggi e ai margini della scena nelle scene di avvicinamento sentimentale.
I combattimenti sono spesso montati con la velocità a 1,5x per movimentare le scene d'azione ma l'eccesso di velocità e i colpi degli attori girati in aria mentre sospesi su un filo arrivano orizzontalmente mi son sembrati più errori che effetti scenici di pregio visivo. E dire che due di questi registi hanno girato lavori di pregio come Blossoms in adversity o Moonlight mystique, Starry Love, Blue Whisper e the Long Ballad


La narrazione mi ha lasciato vagamente insoddisfatta: come se avessi visto solo la versione riassuntiva di una storia che aveva molta più profondità, sfumature e sostanza di quanto il drama riuscisse a trasmettere.
Non hanno compreso quali archi narrativi avrebbero dovuto avere più peso e la regia ha una sfortunata propensione per luci troppo accese e uno stile di ripresa un po' disordinato. I valori di produzione sono, nella migliore delle ipotesi, mediocri. Questa è una storia che aveva così tanto potenziale che meritava di essere nelle mani registi migliori e di un budget più consistente (forse tutto speso per assoldare Bailu & company). Attori con più esperienza non avrebbero guastato nonostante Zhang Ling He si dimostri un buon interprete con ampi margini di miglioramento. Wang Xing Hue si dimostra sul pezzo e affidabile, come sempre, Liu Xie Ning a me che l'ho seguita in vari lavori, è piaciuta più di Bailu, meriterebbe senz'altro un'occasione da protagonista.
In conclusione "Story of the Kunning Palace" è una serie consigliata a chi ama i drammi a sfondo storico con una storia oscura e avvincente di intrighi, tradimenti, vendetta e redenzione, con personaggi sfaccettati e una trama avvincente ma sarebbe stata meglio con recitazioni più solide e meno discontinue e una regia più curata,

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Completed
Kokuho
7 people found this review helpful
Jul 10, 2026
Completed 0
Overall 8.5
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.5

Se per diventare immortali bisogna sacrificare la propria umanità, vinci o perdi?

Kokuho – Il maestro di kabuki, può essere facilmente scambiato, nei suoi primi minuti, per un racconto tradizionale sull’ascesa di un artista. La struttura sembrerebbe quella familiare: un ragazzo proveniente da un mondo lontano dall’arte, un talento naturale, l’incontro con un maestro, la disciplina, il sacrificio e infine il riconoscimento. Una storia di conquista.

Lee Sang-il però usa questa aspettativa come proemio: Kokuho non è veramente un film su come si raggiunge la grandezza, bensì un film su cosa la grandezza pretende in cambio.
La storia segue Kikuo Tachibana, figlio di un membro della yakuza che, dopo la morte del padre, viene accolto nella casa di un celebre interprete kabuki. Lì cresce insieme a Shunsuke, figlio biologico del maestro. Entrambi vengono educati alla tradizione degli *onnagata*, gli attori maschi specializzati nell’interpretazione di ruoli femminili nel teatro kabuki.
Fin dall’inizio il film costruisce un conflitto affascinante perché evita la strada più semplice. Kikuo e Shunsuke non sono nemici nel senso convenzionale del termine. La loro relazione vive in uno spazio molto più doloroso: quello tra fratellanza e competizione. Sono due persone che condividono lo stesso amore, lo stesso linguaggio artistico e lo stesso bisogno di essere riconosciute ma il sistema in cui vivono sembra volere concedere l’immortalità solo a uno dei due.

Uno dei temi più potenti del film è infatti il rapporto tra talento ed eredità. Il kabuki è un’arte profondamente legata alla trasmissione familiare, al nome, alla discendenza. Kikuo rappresenta l’elemento di rottura: qualcuno che non possiede il sangue ma possiede il dono. Shunsuke invece porta sulle spalle una condanna opposta: appartiene a quel mondo per nascita, ma deve continuamente dimostrare di meritare ciò che tutti pensano dovrebbe spettargli naturalmente.

Lee Sang-il non prende una posizione comoda in cui vince il talento, anzi, mostra anche la violenza nascosta dentro questa meritocrazia assoluta. Perché scegliere il migliore può sembrare giusto visto dall’esterno, ma cosa succede alla persona che viene giudicata insufficiente? Quanto della sua identità viene distrutto?
La tragedia di Shunsuke nasce proprio qui. Non dalla gelosia superficiale, ma dal lento sgretolarsi dell’immagine che aveva costruito di sé.

Dal punto di vista tecnico, *Kokuho* è uno dei lavori più interessanti del cinema giapponese contemporaneo. La fotografia di Sofian El Fani non si limita a registrare la bellezza del kabuki, ma costruisce due mondi visivi separati:
- il palcoscenico è il luogo dell’eternità, ogni immagine sembra composta come un dipinto: colori saturi, costumi elaboratissimi, trucco bianco che trasforma il volto umano in una maschera simbolica, movimenti studiati fino al millimetro. La macchina da presa rispetta la lentezza del kabuki, non cerca di modernizzarlo con tagli frenetici o movimenti inutili. Lascia respirare il gesto.
È una scelta fondamentale, perché il kabuki vive proprio nell’attesa. Una mano che si solleva lentamente, uno sguardo trattenuto, una posa mantenuta qualche secondo più del naturale: tutto diventa narrazione.

- Quando il film lascia il palco cambia completamente registro. I camerini, le case, gli spazi privati sono più freddi, più vuoti. La fotografia sembra togliere progressivamente calore alla vita reale dei personaggi mentre aumenta la magnificenza della loro vita artistica.

È quasi un paradosso visivo: più Kikuo diventa splendido davanti al pubblico, meno colore sembra rimanere nella sua esistenza privata. Anche il montaggio lavora in questa direzione. Con una durata di quasi tre ore, il film sceglie un ritmo lento, contemplativo, molto distante dalla narrazione occidentale convenzionale. Le ellissi temporali fanno percepire il passaggio degli anni non come semplice avanzamento della trama, ma come erosione. Non vediamo soltanto cosa Kikuo conquista: vediamo cosa il tempo porta via.

Particolarmente interessante è il lavoro degli attori. Ryo Yoshizawa non interpreta la trasformazione di Kikuo attraverso grandi esplosioni emotive, lavora in sottrazione. Il suo personaggio sembra perdere qualcosa scena dopo scena: spontaneità, leggerezza, possibilità di mostrarsi vulnerabile.
È un’interpretazione costruita sul controllo del corpo. E questo dialoga perfettamente con il kabuki stesso, un’arte in cui il corpo non esprime semplicemente emozioni, ma viene disciplinato fino a diventare uno strumento.

Ryusei Yokohama offre invece un contrappunto più fragile e umano. Shunsuke è forse il personaggio attraverso cui il pubblico percepisce maggiormente la crudeltà del sistema. Non è privo di talento, non è indegno, semplicemente vive accanto a qualcuno destinato a brillare più forte.

Anche il comparto sonoro merita attenzione. Il film utilizza il silenzio come elemento narrativo. I momenti più dolorosi raramente sono accompagnati da melodramma musicale: spesso sono vuoti, trattenuti. È una scelta coerente con personaggi abituati a trasformare ogni emozione in rappresentazione artistica invece che comunicarla direttamente, in linea con lo stile del racconto asiatico.

La dimensione sentimentale aggiunge un altro livello alla tragedia. La relazione amorosa di Kikuo mostra forse l’unico spazio dove lui potrebbe esistere senza dover essere “il grande artista”. Lì non deve raggiungere la perfezione, non deve incarnare un ideale, non deve dimostrare nulla ma è costretto a rinunciarvi, non è semplicemente scegliere il lavoro invece dell’amore. È scegliere definitivamente di appartenere più all’arte che alla propria vita.

Una riflessione interessante emersa anche da molti spettatori riguarda proprio il finale: il momento in cui Kikuo raggiunge il massimo riconoscimento e diventa un “Tesoro Nazionale”. In una storia classica sarebbe la scena della vittoria. Qui invece ha qualcosa di profondamente malinconico.
L’applauso arriva, il mondo riconosce il genio, la tradizione ha trovato il suo simbolo. Ma cosa rimane dell’uomo che ha dovuto trasformarsi in quel simbolo?
Una delle letture più efficaci del film è proprio questa: la società celebra il capolavoro, ma spesso dimentica la persona che ha dovuto consumarsi per crearlo. Kokuho non vuole farci applaudire semplicemente un artista arrivato in cima. Vuole farci guardare il prezzo della scalata.

Ed è questo che rende il film universale. Non serve conoscere il kabuki per comprenderlo, perché sotto i costumi magnifici e la tradizione giapponese racconta qualcosa di molto umano: il desiderio di essere eccezionali e la paura che, nel tentativo di diventarlo, si possa perdere proprio ciò che rendeva quella grandezza significativa, se stessi.

Kokuho è un film sulla perfezione, ma soprattutto sulle crepe nascoste dietro la perfezione. Una celebrazione dell’arte che ti lascia con una domanda scomoda: se per diventare immortali bisogna sacrificare la propria umanità, vinci o perdi?

Non per tutti!

DOVE L'HO VISTO?
https://mydrama.altervista.org/kokuho-sub-ita-2025/

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Completed
The Murky Stream
7 people found this review helpful
Jun 28, 2026
9 of 9 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 1.0

Potenziale sprecato

The Murky Stream è un drama storico di grande personalità che però sacrifica il proprio potenziale emotivo, presente sulla piattaforma disney plus (HULU).

Valutazione

* Regia e atmosfera: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Realismo: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Interpretazione di Rowoon: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5/5)
* Costruzione della trama: ⭐⭐⭐☆☆ (3/5)
* Sviluppo dei personaggi: ⭐⭐☆☆☆ (2/5)
* Romance: ⭐☆☆☆☆ (1/5)

Questo sageuk storico realistico ( non fusion) prende avvio da un'immagine tanto semplice quanto estremamente efficace: il fiume Gyeonggang, un tempo limpido, è ormai diventato torbido e le sue acque, rese opache dalla melma, diventano la metafora di una società nella quale avidità, violenza e lotte di potere hanno progressivamente contaminato ogni aspetto della vita collettiva. Non è un caso, dunque, che il titolo stesso della serie, traducibile come "Il torrente torbido" o "Le acque torbide" coincida col primo frame che dà avvio all'opera: proprio il fiume. Questo non identifica soltanto un luogo fisico, ma sintetizza l'intera filosofia dell'opera, poiché nessuno dei personaggi si muove in un mondo moralmente limpido e tutti, indipendentemente dal ruolo sociale che ricoprono, sono costretti a scegliere continuamente fra compromesso e giustizia, sopravvivenza e integrità, avidità e materialismo.

La narrazione segue le vicende di tre protagonisti appartenenti a mondi profondamente diversi ma inevitabilmente destinati a intrecciarsi: Si-yul, un uomo costretto a celare il proprio passato fino a trasformarsi in un fuorilegge; Choi Eun, una giovane mercante, ambiziosa, animata da un'insolita visione progressista del commercio e della società; e infine un giovane funzionario che tenta di preservare la propria onestà all'interno di un sistema ormai irrimediabilmente corrotto. Attraverso questi tre percorsi, la serie costruisce un racconto che riflette continuamente sul rapporto tra individuo e sistema, mostrando come ciascuno cerchi di ritagliarsi un proprio ordine all'interno di un mondo dominato dal caos, oppure, nei casi peggiori, un proprio tornaconto personale.

Ciò che rende il lavoro un prodotto diverso dalla maggior parte degli sageuk contemporanei è soprattutto la sua forte identità visiva. Pur lasciando nello spettatore un senso di incompiutezza narrativa, la serie possiede infatti una personalità ben definita e rinuncia quasi completamente all'estetica patinata che caratterizza molte produzioni storiche recenti. Il risultato è un'opera che, pur non essendo priva di limiti, riesce comunque a distinguersi per autenticità, maturità e coraggio stilistico.

👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼I punti di forza 👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼👌🏼

- L'aspetto che colpisce immediatamente è il livello di realismo della messa in scena. Finalmente ci si trova davanti a uno storico che rinuncia all'immagine idealizzata dei protagonisti per mostrare uomini e donne segnati dalla fatica quotidiana: i volti sono sporchi, i denti spesso consumati, la pelle appare arrossata dal sole e dal vento, gli abiti lisi. Persino il modo in cui i personaggi camminano, lavorano, mangiano o si relazionano gli uni agli altri contribuisce a costruire un mondo credibile, nel quale ogni elemento scenico sembra appartenere naturalmente all'epoca rappresentata.

- La fotografia accompagna questa scelta con grande coerenza, evitando eccessivi virtuosismi e privilegiando un'estetica quasi materica, che restituisce la sensazione di respirare il fango delle strade, l'umidità del porto e la precarietà della vita quotidiana. Proprio per questo motivo sorprende ancora di più una vistosa svista tecnica presente durante una riunione notturna dei banditi, nella quale un gruppo di lanterne sospese sembra quasi un gruppo di plafoniere che diffonde una luce perfettamente uniforme, intensa e stabile, tanto da ricordare moderne lampadine elettriche più che candele o lampade a olio. In una produzione tanto attenta alla ricostruzione storica, si tratta di un dettaglio apparentemente secondario che, proprio perché rompe improvvisamente l'illusione del realismo, risulta difficile da ignorare.

- Rowoon offre probabilmente la migliore interpretazione della sua carriera. Abbandonata quasi del tutto la recitazione più esplicita dei lavori precedenti, costruisce un protagonista estremamente misurato, affidando gran parte della comunicazione agli sguardi, ai silenzi e a piccoli movimenti del corpo, dimostrando una maturazione interpretativa notevole.

- Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente riguarda tuttavia la qualità dei dialoghi. In un panorama televisivo nel quale molte produzioni finiscono per ruotare quasi esclusivamente attorno a incomprensioni sentimentali o conversazioni piuttosto superficiali, The Murky Stream o Water (altro titolo) propone riflessioni che possiedono un evidente spessore storico, filosofico e perfino politico. Emblematica è la scena nella quale Choi Eun osserva il mare e immagina un mondo che continua ad avanzare mentre la Corea rimane chiusa dietro i propri confini. Sebbene il riferimento sia naturalmente collocato nel contesto della dinastia Joseon (1592), quella riflessione assume un valore universale, poiché invita a interrogarsi sul rapporto fra apertura e isolamento, fra curiosità e paura del cambiamento, suggerendo che una società incapace di confrontarsi con ciò che esiste oltre i propri confini rischi inevitabilmente di rallentare il proprio sviluppo.
La Corea storica, per lunghi periodi, perseguì politiche di forte isolamento, tanto da essere definita dagli occidentali "il Regno Eremita". Anche altre realtà dell'Asia orientale hanno conosciuto, in epoche diverse e con modalità differenti, periodi di chiusura verso l'esterno: basti pensare al Giappone dello sakoku o, in tempi molto più recenti, ad alcune fasi della Repubblica Popolare Cinese. Il senso della scena, però, va oltre il dato storico: riflette sul rischio che una società, quando costruisce muri anziché confrontarsi con il mondo, finisca per rallentare il proprio sviluppo.
Quella frase non parla soltanto del passato. Parla del rapporto tra apertura e paura del cambiamento. Tra curiosità e isolamento. Tra progresso e immobilismo ed è proprio questo che rende il dialogo sorprendentemente moderno.

Altrettanto interessanti risultano le riflessioni dedicate alla corruzione, che la serie non interpreta mai come il semplice prodotto della malvagità individuale, bensì come il risultato di una rete di relazioni, interessi e compromessi destinati ad alimentarsi reciprocamente. L'idea secondo cui la corruzione di un piccolo gruppo rappresenti soltanto una goccia all'interno di un mare già contaminato introduce una prospettiva sorprendentemente moderna, quasi sistemica, che mantiene ancora oggi una notevole forza interpretativa.

IL POTENZIALE SPRECATO: LIMITI IMPORTANTI 👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎👎

- La romance: una promessa che la serie non mantiene 🥺
Se esiste un aspetto nel quale The Murky Stream riesce contemporaneamente a sorprendermi e a deludermi, è proprio la gestione della componente sentimentale. La relazione tra Si-yul e Choi Eun rappresenta infatti, a mio avviso, il più grande potenziale narrativo rimasto inesplorato dell'intera serie.

Il loro primo incontro è costruito con una sensibilità sorprendente. Non si tratta del classico colpo di fulmine spettacolare né di una scena apertamente romantica, bensì di una sequenza fatta di dettagli quasi impercettibili, nei quali la regia e gli interpreti affidano il peso emotivo soprattutto agli sguardi e ai piccoli gesti.
Dopo essersi urtati casualmente, Choi Eun sembra riuscire a cogliere, dietro l'aspetto trasandato e dimesso di Si-yul, una bellezza e un'umanità che gli altri personaggi non riescono nemmeno a intravedere. Lui, dal canto suo, rimane apparentemente colpito da quella donna che, diversamente da tutti gli altri, non lo guarda immediatamente con disgusto o diffidenza.

La scena del ventaglio rappresenta probabilmente il momento che meglio sintetizza il loro rapporto. Dopo averlo raccolto, Si-yul non si limita a restituirglielo, ma lo pulisce con delicatezza, compiendo un gesto di cura tanto semplice quanto significativo. Ancora più interessante è ciò che accade immediatamente dopo: mentre la serva di Choi Eun lo insulta, egli non reagisce agli attacchi né cerca di imporsi con la violenza. Al contrario, il suo sguardo cerca continuamente quello della giovane mercante, come se l'unica cosa che gli importasse davvero fosse comprendere quale giudizio lei stia maturando nei suoi confronti. È un dettaglio recitativo di straordinaria efficacia, capace di raccontare molto più di qualsiasi dichiarazione esplicita.

Episodi dopo, la stessa Choi Eun, si lascia sfuggire un sorriso spontaneo. Sono pochi minuti di narrazione, eppure bastano a creare una chimica sorprendentemente intensa, tanto da risultare, almeno per quanto mi riguarda, più convincente di molte coppie protagoniste alle quali altri drama dedicano decine di episodi senza riuscire a trasmettere alcuna emozione.

Ed è proprio qui che nasce la più grande delusione: gli sceneggiatori costruiscono con estrema abilità una premessa ricca di potenzialità, salvo poi abbandonarla quasi completamente, come se, dopo aver acceso una scintilla, decidessero improvvisamente di non alimentarla. La relazione fra Si-yul e Choi Eun non evolve realmente; i due personaggi si incontrano soltanto in alcune occasioni, vengono immediatamente separati dagli eventi e non condividono mai un autentico percorso comune. La sensazione è quella di assistere non a una lenta costruzione sentimentale, bensì a una successione di occasioni mancate, che finiscono inevitabilmente per depotenziare anche il significato del loro addio finale.

È importante precisare che il problema non risiede nell'assenza di scene romantiche o di manifestazioni esplicite d'affetto. Sarebbe un'obiezione superficiale e, soprattutto, non coerente con il tono della serie. Ciò che manca è qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, narrativamente fondamentale: la progressione.

Sarebbero bastati pochi minuti distribuiti nel corso degli episodi per trasformare quella che rimane una semplice suggestione in un rapporto realmente costruito. Qualche dialogo in più avrebbe consentito ai due protagonisti di conoscersi davvero; alcuni momenti di reciproco sostegno avrebbero rafforzato il legame di fiducia; uno sguardo di gelosia, una reazione alla notizia del matrimonio combinato di Choi Eun oppure una breve scena di vulnerabilità condivisa sarebbero stati sufficienti a dare continuità a un rapporto che, invece, rimane sostanzialmente immobile dall'inizio alla fine.

È proprio questa mancanza di evoluzione a rendere meno incisivo anche il finale. Quando arriva il momento della separazione definitiva, lo spettatore comprende razionalmente il significato della scelta di Si-yul, ma fatica a viverla con l'intensità emotiva che avrebbe potuto raggiungere se la relazione fosse stata costruita con maggiore gradualità. La tragedia, infatti, funziona soltanto quando lo spettatore percepisce con chiarezza ciò che i personaggi stanno perdendo; in questo caso, invece, si ha piuttosto la sensazione di assistere ad un'assenza di sentimento da parte di lui.

📖 I limiti della costruzione narrativa

Anche sul piano della struttura narrativa, The Murky Stream mostra alcune fragilità che finiscono per rallentarne il ritmo complessivo. Più che procedere attraverso una costante evoluzione degli eventi, la sceneggiatura tende spesso a ruotare intorno agli stessi nuclei narrativi, soffermandosi a lungo su situazioni che, pur contribuendo ad arricchire l'ambientazione, modificano ben poco gli equilibri della vicenda.

Una parte considerevole del minutaggio viene dedicata alle dinamiche interne della banda, ai preparativi delle imboscate e ai combattimenti, tutti elementi certamente coerenti con il contesto della serie ma che, a lungo andare, finiscono per riproporre schemi narrativi molto simili tra loro. Il risultato è una percezione di stasi, come se il racconto continuasse ad ampliare il proprio mondo senza, tuttavia, far avanzare con la stessa decisione i suoi protagonisti.

Anche il terzo protagonista, il giovane funzionario incaricato di rappresentare la possibilità di un cambiamento istituzionale, appare meno sviluppato di quanto le premesse lasciassero immaginare. Il suo progetto politico, così come il suo percorso personale, rimangono sorprendentemente poco approfonditi anche nelle fasi finali della serie, contribuendo alla sensazione che alcuni fili narrativi vengano introdotti con grande interesse ma sviluppati soltanto in parte.

Nel complesso manca una vera progressione drammatica. Gli episodi scorrono, il contesto si arricchisce di dettagli, ma i personaggi sembrano cambiare meno di quanto il tempo trascorso farebbe supporre. È probabilmente questo l'aspetto che più penalizza una serie composta da soli nove episodi, nella quale ogni scena avrebbe dovuto contribuire con decisione all'evoluzione dei protagonisti.

Come sempre qui dentro il voto coincide con l'entusiasmo , la valutazione di 7,5 in questo caso è obiettiva ma solo perché la storia non ha catturato un gusto educato con i kdrama classici, tuttavia quante volte si dà 10 a opere prive di interpretazione, realismo, plausibilità e con sceneggiature confuse o perché c'è Byeon seo wook???? O Cha Eun Woo? The wonderfools ha dei limiti di sceneggiatura palesi, eppure tutti a dare 10 senza vederne i limiti.
Ciò che voglio dire, scusate lo sfogo, è: se il metro con cui valutate rigidamente quest'opera va bene, utilizzatelo anche quando valutate delle scempiaggini assurde a cui date 10.

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Completed
The WONDERfools
7 people found this review helpful
Jun 12, 2026
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0

Fritto misto narrativo, il grande CAOS, talento senza ricetta!

Ambientata in una Corea del Sud sul finire degli anni Novanta, The WONDERfools segue un gruppo improbabile di persone comuni che, dopo un misterioso incidente legato a una sostanza sconosciuta, sviluppano poteri fuori dall'ordinario. Tra esperimenti segreti, sette religiose, bambini scomparsi, traumi del passato, criminali dai poteri sovrumani e una città minacciata da eventi sempre più inspiegabili, i protagonisti cercano di diventare eroi senza avere né le capacità né l'equilibrio necessari per esserlo. Quello che nasce come un racconto supereroistico si trasforma rapidamente in un miscuglio di commedia grottesca, mistero, melodramma, fantasy e thriller, nel tentativo di costruire un universo tanto eccentrico quanto divisivo.

COSA NE PENSO: Ci sono serie mediocri che costano poco e non hanno grandi ambizioni. Poi ci sono serie che dispongono di mezzi enormi, cast prestigiosi, campagne promozionali internazionali e una cura produttiva impressionante, ma finiscono comunque per non funzionare. Per me The WONDERfools appartiene decisamente alla seconda categoria. La sensazione dominante che ho provato per tutta la visione è stata PREVALENTEMENTE DI confusione.
Non una confusione narrativa dovuta a misteri volutamente irrisolti o a una trama complessa. Una confusione più profonda, che riguarda l'identità stessa della serie. Per lunghi tratti ho avuto l'impressione che non sapesse cosa volesse essere. Vuole essere una storia di supereroi. Vuole essere una commedia grottesca con tono farsesco. Vuole essere un thriller legato a esperimenti segreti. Vuole essere un racconto di formazione. Vuole essere una storia romantica. Vuole essere una satira sociale alla Solondz. Vuole essere un dramma familiare.

Alla fine prova a essere tutto contemporaneamente e finisce per indebolire ogni singolo elemento poichè gli elementi narrativi di genere non sono armonizzati.

Negli ultimi anni il cinema e la televisione coreana hanno mostrato una crescente tendenza a scopiazzare l' Occidente. Non parlo delle produzioni mainstream più classiche, ma di quelle che cercano deliberatamente un'impronta autoriale eccentrica, irriverente e fuori dagli schemi. A volte mi sembra di vedere il desiderio di imitare autori come Yorgos Lanthimos, Wes Anderson, Todd Solondz, Jean-Pierre Jeunet o Spike Jonze: registi capaci di mescolare assurdo, simbolismo, ironia e tragedia all'interno dello stesso racconto.

Il problema è che quel tipo di cinema richiede un equilibrio delicatissimo. L'assurdo deve avere una logica interna. Il grottesco deve dialogare con il dramma. L'umorismo deve amplificare il disagio invece di sabotarlo.

In The WONDERfools, invece, spesso questi registri si scontrano frontalmente. Una scena cerca di commuoverti con il trauma di bambini sottoposti a sperimentazioni. Quella successiva ti chiede di ridere per una gag slapstick. Pochi minuti dopo arriva una situazione romantica. Poi una rivelazione pseudo-crime. Poi una scena quasi da cartone animato. Non percepisco una fusione tra i generi. Percepisco un accumulo!!!

Molti spettatori hanno definito la serie "folle" o "caotica" come se fosse automaticamente un pregio. Per me il caos funziona solo quando è governato da una visione precisa. Qui spesso sembra semplicemente mancanza di controllo.La componente comica è probabilmente l'aspetto che mi ha convinto meno anche se due risate me le sono fatte perché i coreani sanno essere comici come pochi.

Ho avuto l'impressione che la serie si fidasse troppo della stravaganza delle situazioni e troppo poco della scrittura. Molte battute sembrano gridare: "Guarda quanto siamo eccentrici!"
Peccato che l'eccentricità, da sola, non genera comicità. La comicità nasce dal tempo, dal ritmo, dalla costruzione. Qui invece ho percepito spesso uno sforzo evidente, quasi forzato, per risultare bizzarri.

Anche la componente thriller e investigativa mi è sembrata sorprendentemente fragile, con le motivazioni di alcuni personaggi sono poco convincenti.

Diversi snodi narrativi si reggono su coincidenze o comportamenti poco plausibili. Le rivelazioni dovrebbero aumentare la tensione ma spesso finiscono per sembrare scorciatoie narrative. Non ho mai avuto la sensazione di trovarmi davanti a una storia credibile, non nel senso di realistica, poiché una serie può parlare di teletrasporti, mutazioni e superpoteri ed essere comunque credibile, vedi Moving, di cui questa sembra la versione "temu" per citare un utente che l'ha così definita, e sono d'accordo.

Sul piano tecnico, invece, gli investimenti si vedono tutti. La sigla è splendida, molto AI, ma è come vedere un Magritte, un Dalì, un De chirico, un Andy Warhol tutti mixati.

La fotografia è curata e il color grading ha un senso mirato e plausibile, con un'identità visiva fortissima.

Perfino la distribuzione internazionale dimostra un investimento enorme: doppiaggi in una quantità impressionante di lingue e una promozione globale che raramente si vede per una serie televisiva coreana. Il problema è che una confezione elegante non può sostituire una scrittura solida.

E arriviamo alle interpretazioni: Park Eun-bin è senza dubbio la forza trainante della serie, ha un'energia fuori dal comune, cambia postura, espressioni, voce e linguaggio corporeo con una facilità impressionante. È una performer straordinaria. Eppure, per la prima volta da molto tempo, mi sono trovata a desiderare che si trattenesse un po'. Era molto, era troppo. Il personaggio è costruito sopra le righe e lei decide di spingere ulteriormente l'acceleratore. Il risultato, almeno per me, è che in diversi momenti smette di sembrare una persona e diventa una caricatura: smorfie continue, espressioni esasperate,movimenti eccessivamente enfatizzati. Capisco la scelta, l'intenzione ma è risultata innaturale.

Se devo riconoscere un merito enorme a The WONDERfools, questo va senza dubbio ai due comprimari principali, Im Seong-jae e Choi Dae-hoon. La serie li presenta come spalle comiche, ma finiscono per diventare il vero motore comico dell'intera storia.
Im Seong-jae, in particolare, mi ha impressionata moltissimo. Chi conosce la sua filmografia sa che proviene soprattutto da thriller, melodrammi e produzioni più drammatiche. Qui invece costruisce un personaggio completamente diverso, e il risultato è sorprendente. Non ho mai avuto l'impressione di vedere un attore che interpreta un "ingenuo"; ho visto una persona reale.

La sua mimica facciale, i tempi comici, il linguaggio corporeo, perfino il modo in cui reagisce alle situazioni più assurde risultano spontanei e credibili. Non cerca mai la battuta. Non forza mai la comicità. È divertente proprio perché sembra non rendersi conto di esserlo.
Anche Choi Dae-hoon lavora in sottrazione. Il suo personaggio potrebbe facilmente trasformarsi in una caricatura ambulante, e invece riesce a mantenere una sorprendente umanità. Le sue scene familiari sono spesso più coinvolgenti delle sottotrame principali, e il feeling che sviluppa con Im Seong-jae crea alcuni dei momenti migliori della serie. Insieme formano un duo comico perfetto. Uno è impulsivo, emotivo, istintivo.
L'altro è ossessivo, nervoso, ansioso, oppositivo, continuamente in lotta col mondo e con se stesso.
La loro dinamica non sembra mai scritta a tavolino per strappare una risata. Funziona perché entrambi credono profondamente nei rispettivi personaggi.

Anche il modo in cui la serie attribuisce i poteri ai personaggi è interessante.

Ro-bin sviluppa una forza fisica enorme, un elemento che ricorre spesso nella narrativa coreana e non solo. Non è la prima volta che vedo associare la forza sovrumana a personaggi descritti come semplici, ingenui o poco brillanti dal punto di vista cognitivo. È successo anche in Moving, dove il personaggio più forte veniva spesso considerato dagli altri "idiota" (cit.).

Non so se si tratti di una scelta simbolica consapevole o di una convenzione narrativa ormai consolidata, ma è curioso che la forza venga frequentemente attribuita a chi agisce più d'istinto che di ragionamento. Forse perché la forza rappresenta un potere immediato, fisico, incontrollato, e quindi si presta meglio a personaggi che non filtrano continuamente le proprie emozioni attraverso la razionalità.

Nel caso di Ro-bin, però, ciò che colpisce non è il superpotere. È la sua bontà, è un personaggio tenero, generoso, incapace di cattiveria; Im Seong-jae riesce a trasmettere questa dolcezza senza cadere nel pietismo o nel ludibrio. Per questo, alla fine, credo che siano loro i veri MVP della serie!

Cha Eun-woo porta fascino, presenza scenica e carisma. Park Eun-bin porta energia e una dedizione assoluta al personaggio. Ma senza Im Seong-jae e Choi Dae-hoon, The WONDERfools sarebbe stata molto più faticosa da seguire. Anzi, probabilmente sarebbe crollata sotto il peso delle sue stesse ambizioni. Sono loro che le impediscono di diventare una lunga, costosa e confusa esercitazione di stile.
Cha Eun-woo, fa esattamente ciò che fa sempre, è bello da guardare, è professionale, è corretto ma resta confinato in una comfort zone interpretativa che ormai conosco a memoria. Non commette errori, non sorprende mai. E per un personaggio che avrebbe dovuto rappresentare uno dei pilastri emotivi della storia, questo finisce per pesare perchè non dà una impronta personale alla serie.

Alla fine The WONDERfools mi è sembrata una serie ambiziosissima che continua a sabotare se stessa. Ogni volta che trova una direzione interessante, la abbandona per inseguirne un'altra, ogni volta che costruisce una tensione emotiva, la interrompe con una gag, ogni volta che costruisce una gag efficace, la soffoca con un dramma. Ogni elemento indebolisce l'altro. Mannaggia miseria!

I generi non collaborano, si ostacolano, uno sottrae forza all'altro, uno svuota l'altro di significato.

- La guarderei di nuovo?

- No!

- La consiglierei?

- Sì, ma con aspettative molto precise.

Guardatela come guardereste una curiosità televisiva costosa, visivamente accattivante e incredibilmente strana. Qualche risata probabilmente ve la farete. Qualche scena riuscirà persino a emozionarvi, forse, è soggettivo ma non aspettatevi una narrazione compatta o una grande armonia tra le sue componenti.

E se siete particolarmente sensibili ad alcune tematiche legate ai bambini e agli esperimenti umani, vi consiglio anche di saltare determinate sequenze.

Perché The WONDERfools non è un disastro ma è uno di quei casi in cui il talento, il budget e le buone intenzioni non riescono a trasformarsi in un'opera davvero riuscita.

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Completed
Fireworks of My Heart
7 people found this review helpful
Sep 7, 2025
40 of 40 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.0

Machismo, Cameratismo, Buonismo e Coazione a ripetere.

Il mio voto è 7,2 perché la qualità di produzione è abbastanza buona ma ci sono molti aspetti che non mi convincono.
Il titolo che ho deciso di dare questa volta all'opera rispecchia sinteticamente quello che si vede per ben 40 ore.
É uno spettacolo gradevole da vedere, non fraintendetemi, ma ha dei forti toni propagandistici: da un lato sull’attore protagonista, Yang Yang, dall’altro sulle professioni di aiuto e di pronto soccorso in Cina. Interessante lo spaccato offerto sulle condizioni di vita e sulle discriminazioni di classe (a parte la storia tra i protagonisti). In particolare, ho trovato molto coinvolgente la parte dedicata ai pompieri: forse non del tutto realistica, con salvataggi spettacolari e dialoghi tra colleghi ben scritti. Mi sono affezionata a tutti i membri della squadra, che trasmettono un bel senso di cameratismo e umanità (seppur con un eccesso di buonismo).
Tuttavia, molte scene medical tendono a enfatizzare l’eroismo e la spettacolarità a scapito del realismo clinico. Niente di male ma mi chiedo se questo sia un drama fantascientifico o realistico, come mi sembra ambisca a essere.

Ho apprezzato poco l’eccessiva enfasi propagandistica costruita intorno al protagonista maschile: le scene di docce, corsa, arrampicata e i momenti di “machismo”, palesemente pensati per far impazzire il pubblico femminile mi sono sembrati superflui e spezzavano il ritmo già lento o il tono realistico del lavoro. Personalmente preferisco le storie alle dinamiche basate sugli ormoni: non considero Yang Yang questa grande rivelazione, né come attore né come “sex symbol”. Pur avendo una formazione specifica in recitazione (e non essendo un idol), non lo trovo memorabile e con uno stile recitativo proprio, come altri.
Pensate che molti hanno appunto scritto che questo drama sembra fatto per promuovere, risaltare e valorizzare Yang Yang proprio per l'evidente spettacolarizzazione e il tempo riservato al protagonista maschile.
Riconosco però il grande impegno fisico nelle scene d’azione, e questo merita un sincero plauso.

Passando a Wang Chu Ran, la protagonista femminile: bella ma l’ho vista più convincente in altri lavori; in questo caso il ruolo era probabilmente troppo prematuro rispetto alle sue attuali capacità.
La sceneggiatura non l’ha certo aiutata ma il personaggio avrebbe richiesto più sfumature. Non mi riesce a trasmettere appieno il dissidio interiore tra i sentimenti e la lealtà familiare: appare rigida, silenziosa, con gesti bloccati. Capisco il valore simbolico e l'evoluzione (scarna) ma il risultato è stato in definitiva di un personaggio privo di spessore, lontano dalla ricchezza interpretativa di altre attrici più rodate.
Spero che cresca perché anche lei a differenza di tante blasonate ha un percorso specifico di formazione attoriale presso l'accademia di teatro di Shangai, se non cresce rimarrà un'attrice d'immagine ( e non di interpretazione).

La trama amorosa è il punto più debole della serie. Troppo lunga e ripetitiva, si riduce a una storia d’amore ostacolata dalle famiglie, trascinata per oltre dieci anni. Francamente eccessivo. Troppo tirato... per 25 episodi.
Inoltre, il rapporto fraterno inserito nella vicenda ha degli sviluppi assurdi,mi è sembrato forzato, anche questo aspetto in netto contrasto con il tono realistico della serie.

Il legame tra i due protagonisti non mi ha convinta: lei inizialmente agisce quasi da stalker ossessiva, dopo averlo maltrattato e lasciato in maniera brutale, lui puntualmente si nega e allo stesso tempo la ricerca per i primi 15 episodi; seguiranno momenti di avvicinamento a momenti di diniego, la classica dinamica del lascia e prendi. Considerato il trascorso questa è patologica coazione a ripetere (da qui il titolo).
Non c’è INOLTRE un reale motivo narrativo o emotivo che renda plausibile questa attrazione ostinata: mancano dialoghi profondi, esperienze condivise, momenti che possano dare spessore al loro sentimento. Persino quando vanno a trovare la madre di lui, lei non riesce a dirgli due parole di conforto: difficile credere a un amore solido con così poco. L’unico collante sembra essere la bellezza di lei, ma a trent’anni non basta per giustificare tutta questa dinamica tossica. Più che amore, a tratti ho percepito un’ossessione.
La loro relazione passata è segnata da incomprensioni, ferite e separazioni ma entrambi non riescono a staccarsene davvero.
La fissazione reciproca va oltre il semplice attaccamento: tornano costantemente sugli stessi nodi (rimpianti, conflitti, colpe) senza riuscire a elaborarli in modo definitivo.
Ogni incontro diventa una “ripetizione” del trauma originario della rottura: attrazione e dolore si intrecciano, in una dinamica che li intrappola e che è troppo trascinata, personalmente.
La spiegazione secondo cui questa fissazione era legata al fatto che la loro relazione fosse stata interrotta contro la loro volontà mi è parsa debole e poco credibile, soprattutto se confrontata con la crudeltà con cui lei lo aveva lasciato in passato. Mancano motivazioni forti e concrete, e questo rende la trama sentimentale stagnante e poco coinvolgente. Al contrario, nei momenti professionali i due personaggi mostrano maturità, chiarezza e determinazione. Ma quando si tratta della loro relazione, rimangono bloccati e ripetitivi.
Lui appare come un eroe moderno ossessionato da lei senza che ci sia un vero motivo a giustificare questa fissazione; lei, invece, risulta un personaggio mal costruito, segnato da un forte divario tra la sua intraprendenza e determinazione sul piano professionale e la totale stagnazione nella sfera personale.
Inoltre, si rivela egoista, irragionevole, costantemente lamentosa: persino quando raggiunge i suoi obiettivi trasmette un senso di tristezza deprimente e nostalgia. Ne emerge una figura poco riuscita, sgradevole e difficilmente simpatica.

Aspetti tecnici
Musiche, non ho gradito il tono minimalista della colonna sonora strumentale: le tre note gravi di pianoforte, ripetute ossessivamente nei momenti di stallo, risultano monotone e prive di profondità emotiva. Anche la sigla iniziale e finale, così come le canzoni di intermezzo, non hanno incontrato il mio gusto. Si poteva investire di più per arricchire l’esperienza uditiva: questa OST rimane una delle più semplici e meno incisive del genere.

Il casting è nel complesso molto pertinente e ben calibrato. A partire dall’ambivalenza di Suo Jun, uomo saggio, maturo ed eroico, ma con irrisolti legami paterni: l’attore che lo interpreta è perfettamente portato per ruoli complessi, mai appiattiti sul “solo buono” o “solo cattivo”, come già aveva dimostrato dai tempi di Eternal Love.
La madre malevola della protagonista è una villain memorabile: sin dai tempi di Ming Lang questa attrice ha il volto giusto per incarnare una crudeltà spietata che incute soggezione già con la sola presenza scenica.
Il fratello della protagonista è un interprete esperto e capace, purtroppo il suo spazio narrativo è stato ridotto, ma nelle scene più dolorose ha saputo dare prova di grande credibilità.
Ottime anche le interpretazioni degli attori che impersonano i pompieri: eroici, semplici, autentici.
Unica nota stonata la protagonista femminile: pur essendo un’attrice che apprezzo, non è riuscita a restituire pienamente la complessità interiore del personaggio. Ne è derivato uno stacco evidente tra la donna determinata e competente nel lavoro e l’eccessiva timidezza stagnante nei rapporti con la famiglia e Song Yang.

Regia: pulita, semplice, elegante, senza fronzoli, forse un po' troppo lenta e trascinata nei primi piani. Avrebbe dovuto pretendere di più dai protagonisti.
L' estetica è “patinata”, con inquadrature curate e spesso costruite per valorizzare i protagonisti (close-up emotivi, uso frequente di ralenti e luci calde nelle scene sentimentali).
Le scene d’azione/emergenza dal punto di vista spettacolare sono ben coordinate, con un buon uso di effetti speciali e coreografie nei salvataggi. Tuttavia, tendono più al dramma spettacolare che al realismo: ad esempio, la durata dei soccorsi è compressa e i rischi sottovalutati. Non parliamo delle scene medical dove non c'è nulla di realistico o ben rappresentato... .
Ritmo: alterna momenti di alta tensione (incendi, incidenti, emergenze mediche) a lunghe pause di introspezione e dialoghi romantici. Questo crea a volte uno squilibrio, con episodi che rallentano troppo sul versante sentimentale.
C'è spesso un alone bluastro nelle scene girate di notte anche quando non ci sono luci blu come le sirene dell'ambulanza o altri motivi plausibili quindi mi viene da pensare ad un innalzamento dell'ISO della fotocamera e ad un bilanciamento del bianco non ottimale, legato forse ad una post produzione veloce, c'è inoltre una fastidiosa goccia di acqua nell'obiettivo della fotocamera in una scena dell'episodio 33°.
Non credo sia una scelta voluta e consapevole, tutt'altro.

La sceneggiatura si fonda sul doppio binario romance + action medical/firefighting. Ma i due filoni non sono sempre ben integrati: spesso le emergenze sembrano funzionali solo a riavvicinare i protagonisti, non a sviluppare una narrazione autonoma.
Dialoghi: molto melodrammatici, a tratti ridondanti; insistono su “ferite del passato” e “amore destinato” con poca varietà tematica.
Realismo medico: debole. Le procedure di soccorso e i protocolli sono semplificati o addirittura impossibili (dissezione aortica o la barra metallica, operazioni complesse salvavita nel triage d'emergenza improponibili). Questo indebolisce la credibilità.
Personaggi secondari: svolgono funzioni di supporto (amici, colleghi, antagonisti familiari), ma raramente hanno archi narrativi solidi. Restano figure di contorno piuttosto che storie parallele ben sviluppate.

Uso dei colori: tinte calde per le scene romantiche (arancio, oro, luce soffusa), tinte fredde e fumo per le emergenze. C’è una chiara intenzione simbolica (calore = amore, gelo/fumo =pericolo).

Effetti visivi: gli incendi e le esplosioni sono resi con CGI discreta, ma a volte artificiale; non raggiungono il livello cinematografico, pur essendo di buona qualità per una produzione televisiva.

Esteticamente piacevole, Fireworks of My Heart risulta dunque curato ma superficiale, più attento a esaltare l’eroismo, il machismo e il fan service che a costruire una trama solida. Nonostante i limiti, rimane una visione gradevole e rilassante, adatta a chi cerca intrattenimento leggero più che un racconto realistico o profondo.
Consiglio la visione, stranamente rilassante e gradevole, nonostante le sue pecche, senza aspettarvi granché, è comunque migliore di tanti altri lavori che avete votato generosamente.
Vorrei dare di più alla parte girata in caserma che mi è piaciuta molto, la qualità della cinematografia è migliore rispetto a diverse cose che ho visto salvo qualche errore tecnico di luci/illuminazione, ma la loro storia d'amore è stata troppo trascinata prima e in seguito piena di problemi inutili, forzati che mi hanno trasmesso pesantezza e un alone velato di tristezza.

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Completed
Joy of Life Season 2
7 people found this review helpful
Sep 3, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 6.0

Intrighi infiniti e sentimenti smorzati: la lentezza della stagione di mezzo!

😊😊😊😊😊😊il mio voto per questa stagione è 8,3
Dopo cinque anni di attesa, la seconda stagione di Joy of Life ha finalmente riportato sullo schermo Fan Xian e il suo mondo intricato fatto di politica, inganni e relazioni ambigue.
L’hype era altissimo, e la serie ho letto aver toccato numeri da record: centinaia di milioni di visualizzazioni in Cina e un grande successo anche a livello internazionale grazie alla distribuzione su Disney+. Ma è riuscita davvero a mantenere le promesse?

Nonostante una qualità visiva migliorata (la seconda stagione ha introdotto tecnologie avanzate per il rendering visivo: "in particolare, Tencent Video ha implementato la modalità HDR Vivid" che permette un'esperienza visiva più ricca, con contrasti intensi e dettagli nei particolari,tessuti, luci, ombre), una maggiore nitidezza, una regia più innovativa che si avvale anche di droni e di diverse tecniche di ripresa, la stagione è più lenta rispetto alla prima, con episodi iniziali che sembrano meno coinvolgenti.
La trama è meno fluida, con alcuni eventi che si trascinano per troppo tempo.
É una stagione più cupa, sottile e psicologica.
I protagonisti sembrano due: Fan Xian rinnovato (dimagrito al punto da sembrarmi un altro ma era questo il suo scopo), e Li Chegze , il Secondo Principe , interpretato magistralmente da Liu Duan Duan; lo spazio a lui riservato in questa stagione è quasi pari a quello del protagonista, rappresentato quasi sempre scalzo con abiti tanto sontuosi quanto eccentrici, a testimonianza della sua "doppiezza"e la sua instabilità.
Da una parte sfarzo e ostentazione → le vesti elaborate rappresentano il potere, il rango e la volontà di mostrarsi come figura imponente, quasi teatrale. È l’immagine che lui vuole dare al mondo, coerente con la sua natura vanitosa, eccentrica e instabile.
Nudità dei piedi → il contrasto con la ricchezza degli abiti sottolinea vulnerabilità, fragilità, o addirittura una certa “mancanza di fondamento”. Essere scalzo, in un contesto di corte, era inoltre inappropriato e rivela che sotto la maschera sfarzosa c’è qualcosa di incompiuto, instabile, forse anche un’infantilità che lo rende meno temibile e più inquietante.

La differenza più evidente con la seconda stagione è il visibile passaggio dalla narrazione incentrata sulla trama a quella incentrata principalmente sui personaggi. Dopo aver eluso la morte, Fan Xian torna nella capitale. Durante la prima stagione, Teng Zijing ha mostrato a Fan Xian che nella vita di ognuno di noi, vale la pena proteggere ciò a cui si tiene, anche a costo della vita. Questa stagione esplora cosa sia ciò che vale la pena proteggere per Fan Xian. Conosce e riflette gli ideali materni e inizia a prendere consapevolezza delle ingiustizie che l'hanno spinta a voler cambiare il mondo. La difficile situazione della gente comune lo tocca mentre arriva a comprendere di essere anche lui solo una pedina nelle mani dell'Imperatore.
Accoglie l'eredità di sua madre con uno scopo e una chiara visione di ciò che intende farne. I momenti più esaltanti di questa stagione non sono ricchi di azione o pieni di colpi di scena intricati, ma momenti cruciali nel percorso del personaggio di Fan Xian. È meno emozionante per gli amanti dell'azione ma questa è la stagione di consolidamento degli scopi e chiarimento degli obiettivi per Fan Xian.
La storia è più cupa e pericolosa, il protagonista cresce, diventa meno ingenuo e più maturo, affrontando avversari pericolosi in un percorso di maturazione che emoziona, a volte.

La seconda stagione è una stagione di passaggio del protagonista: da "pedina a giocatore": in una stagione dove anche i personaggi secondari diventano importanti e hanno molto tempo sullo schermo, Fan Xian emerge sotto una luce nuova e più complessa. Il ritmo è incostante, alcuni archi narrativi si allungano troppo e il cast vastissimo rende la narrazione dispersiva.
A volte si ha la sensazione che la serie si perda in dettagli secondari, mentre alcuni momenti cruciali (come il tanto atteso matrimonio tra Fan Xian e Wan’er) risultano trattati in maniera sorprendentemente frettolosa e poco incisiva.
La componente romantica in questa stagione è stata del tutto sacrificata, la si vede sul finale perché supporta la narrazione che richiama alcuni aspetti della prima stagione ( tesoreria imperiale e assassinio di Lin Gong). Prima del matrimonio ci saranno solo tre scene in cui il ML e Wan'er saranno entrambi presenti, quindi non aspettatevi nulla da questa stagione in termini di romanticismo. Del resto non nasce come storia romantica, c’era qualcosa in più ed era meglio resa nella prima stagione.
Lin Wan’er (Li Qin) è quasi assente. La sua presenza marginale mi ha molto delusa, speravo in una maggiore centralità del suo ruolo. L’attrice fa bene il suo lavoro, come sempre, ma la sceneggiatura non le dà spazio.
L’intrigo é politico ma non conclude nessuna delle sottotrame (imperatore, Chen ping ping, principi), relegando tutto alla terza stagione. Il tono umoristico é molto più spiccato e manifesto interrompendo il ritmo e l’immersione.
Sarebbe stato narrativamente interessante se Wan'er avesse avuto un ammiratore:
1)per darle più spessore come donna desiderata non solo per il suo status di Principessa ma per le sue qualità personali;
2)per creare una tensione emotiva in Fan Xian, costringendolo a confrontarsi con la possibilità di “perderla”;
3) per bilanciare il rapporto, mostrando che Wan’er non è solo “il rifugio fedele”, ma una donna con fascino e attrattiva autonoma.
Né nel romanzo né nel drama, però, questo succede davvero: nessun personaggio maschile corteggia apertamente Wan’er. È come se l’autore volesse mantenerla tutta di Fan Xian.
Questa stagione mantiene il tono farsesco ma più accentuato e spesso forzato rispetto alla naturale ironia della prima stagione. Il nuovo equilibrio tra commedia e dramma è più sbilanciato verso la commedia, con humour demenziale, meta-battute e meme moderni. A volte l'ho trovato frizzante e audace, altre volte, specie all'inizio ho trovato una diluizione della tensione emotiva a discapito della credibilità.
Un elemento che, a mio avviso, ha davvero penalizzato la seconda stagione è lo stacco netto di tono rispetto alla prima. Avendo visto le due stagioni consecutivamente, senza il distacco di cinque anni che c’è stato tra le uscite, la discontinuità è palese.
Alla fine della prima stagione, dopo aver scoperto le proprie origini e compreso di essere stato manipolato da tutti, il protagonista dava l’impressione di aver maturato un rancore profondo e un obiettivo preciso:affrontare la sua nemesi con determinazione.
E invece, lo ritroviamo che torna in città come se fosse all’oscuro delle rivelazioni di Xiao En: mantiene un rapporto quasi cordiale con Chen Ping Ping (gli dice soltanto di non potersi fidare di lui), e si mostra cerimonioso e persino affabile con l’imperatore, pur sapendo ora di essere suo figlio. In pratica, sembrava dovesse rientrare pronto a “fare a pezzi tutti”, e invece l’impatto si riduce a una sorta di pantomima grottesca, condita di humour farsesco. Deludente.

Joy of Life 2 è una stagione ambiziosa, che non teme di cambiare tono e rendere la narrazione più oscura e matura. Porta con sé momenti intensi (episodio 15, pirandelliano e memorabile) e interpretazioni convincenti, ma anche difetti strutturali evidenti: ritmo irregolare, a volte trascinato, uso limitato dei personaggi femminili, la componente dominante dell'intrigo di corte, sempre a discapito di altri aspetti che secondo me andavano accostati per creare un "ritratto" di vita più equilibrato.
Nonostante ciò, rimane una delle produzioni più riuscite e seguite del panorama cinese recente, capace di mantenere alto l’interesse e di confermarsi come un fenomeno culturale, anche a livello internazionale.

👉 In sintesi: meno brillante e leggera della prima stagione, ma più cupa, politica e “strategica”. Una continuazione imperfetta ma comunque grande impatto.

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Completed
My Demon
7 people found this review helpful
Aug 24, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.0
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.0

Stereotipi infernali, baci celestiali e una chimica da BRIVIDI!

👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,3 !
Se potessi dare un sottotitolo per mostrare con immediatezza il mio punto di vista su questa serie tanto chiacchierata, che a molti non è piaciuta, scriverei : "Quando la coppia ti salva dalla mediocrità della scrittura".
My Demon è un rom com fantasy drama che unisce il classico cliché del “contratto matrimoniale” con elementi soprannaturali, i cui spunti narrativi provengono indubbiamente da Goblin, al posto della spada un tatuaggio che si trasferisce dal Demone all'umano, e da qui un'improbabile alleanza necessaria alla sopravvivenza di entrambi mentre indagano su un omicidio.
La chimica tra i protagonisti si percepisce nell'immediato, grazie anche ad una presenza scenica molto forte, insieme sembrano una “visual couple” da sogno. Per estetica, nel comporre una coppia bella da vedere, penso sia il casting più azzeccato di un K-drama.
E allora pensi "...magari stanno bene insieme ma poi non balleranno"... e invece ballano, eccome se ballano! Metaforicamente e letteralmente, in una fighting scene molto originale ed elegante dove si inizia a percepire una chimica bollente che si concretizzerà qualche episodio dopo, nella scena "hot" della serra, sotto gli spruzzi dell’irrigatore: un mix di passione, vulnerabilità ed estetica che mi ha gradevolmente intrattenuta.

Trama: Do Do-hee (Kim Yoo-jung) è un’ereditiera cinica, diffidente verso il mondo e circondata da nemici interessati solo al suo patrimonio. Jung Gu-won (Song Kang) è un demone affascinante (con la faccia da bimbo) che ha stretto patti con umani per secoli, fino a quando perde improvvisamente i suoi poteri, trasferiti proprio a Do-hee. Per sopravvivere e recuperarli, è costretto a starle vicino, dando inizio a un matrimonio di convenienza che si trasforma in un rapporto molto più profondo.

Punti di forza
La coppia protagonista è la vera calamita della serie: Song Kang e Kim Yoo-jung hanno un’intesa magnetica. I loro dialoghi frizzanti e i momenti romantici (dal tango al bacio sotto la pioggia) tengono viva l’attenzione anche quando la trama scivola nel prevedibile. La loro storia decolla dalla seconda parte, nella prima si assiste ad una gara di sguardi fissi che può annoiare.

Musica, la sigla è molto interessante e orecchiabile, la colonna sonora accompagna il lavoro e ti entra in testa rimanendovi per giorni. Ho apprezzato circa un 3-4 canzoni. Anche la loro "Canzone" è una ballad molto romantica e diffusa in Corea, tanto che è stata ripresa da "Quando la vita ti dà mandarini".

Estetica e regia
La produzione è curata, con scene goth spettacolari: il contrasto tra il lusso del mondo chaebol e le atmosfere gotiche legate al demone crea un’estetica visiva elegante e interessante.
Regia innovativa tenta qualche soluzione un po' più sperimentale come piani inclinati all'inizio per parlare di sovvertimento di valori, slow motion per rallentare il ritmo della narrazione, ross-cutting (montaggio alternato) per collegare il mondo umano e quello sovrannaturale, oppure per intrecciare due linee narrative in climax. Buon uso della CGI (rispetto ai cinesi è una favola).
Interessanti i Freeze-frame e dissolvenze per dare risalto a momenti “iconici” e farli risuonare a livello estetico ed emotivo.

Tono ironico e leggero
Nonostante tocchi elementi fantasy e thriller, la serie mantiene un registro ironico che alleggerisce i momenti più drammatici. Alcune battute scambiate tra i protagonisti rendono il drama comico per l'assurdità di alcuni discorsi.

Interpretazioni
Kim Yoo-jung impersona una protagonista forte, sofisticata ma al tempo stesso fragile, la sua Do Do-hee è moderna, ironica e iconica, riesce a non cadere nello stereotipo della “donna ricca arrogante” (Voto 8,3).
Song Kang interpreta il demone con il suo tipico mix di fascino enigmatico e vulnerabilità, il personaggio cresce da entità cinica e immortale a uomo capace di amare, redimendosi. È forse una delle sue performance più riuscite (voto 7.6).

Limiti:
Scrittura altalenante e poco originale, chiaramente ripresa dal Goblin,(immortale + umana predestinata, convivenza forzata che porta all’amore, destino scritto), ma li reinterpreta in chiave più leggera, glamour e rom-com. Non raggiunge la stessa profondità, e ha una costruzione molto piatta e meno complessa, con meno messaggi e interpretazioni meno solide ( mi riferisco in contronfo a Kim Go-eun), tuttavia la chimica, tra i protagonisti mi è sembrata migliore, tanto da aver dubitato che sia stata solo "interpretazione" e che tra i due stesse davvero nascendo qualcosa.
Villain poco incisivi, gli antagonisti non hanno lo stesso spessore dei protagonisti. Spesso sembrano solo strumenti per far avanzare la storia senza una reale profondità psicologica.
Finale prevedibile, pur emozionante, l’epilogo segue linee molto classiche del k-drama romantico, senza grandi colpi di scena per chi conosce il genere.
Scene a volte un po' noiose e trascinate. Mi ha annoiata in alcune scene e in alcuni episodi interi.

In conclusione: My Demon non è un drama perfetto, soffre di scrittura "debole", irregolare e di alcuni cliché abusati. Ma vince grazie alla coppia protagonista e alla loro alchimia esplosiva, che rende credibili anche le scene più assurde. È un k-drama che si guarda più con il cuore che con la testa, non per la complessità della trama, ma per la capacità di trasmettere romanticismo puro e intrattenimento di qualità. Anche le scene fan service sono piene di sentimento e slancio, risultando interessanti e credibili.
La loro intesa, tra sguardi, risate condivise, momenti di tensione e romanticismo sincero, ha convinto il pubblico che ci sia qualcosa di più di una semplice recitazione, alimentando il sospetto di una love story reale.

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Completed
The Rebel Princess
7 people found this review helpful
Aug 23, 2025
68 of 68 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 7.5
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 1.0

Maratona imperiale confuciana di intrigo NO STOP!

Cinematografia:10/ 10; Sceneggiatura: 7/10;
Questa è una di quelle magnifiche produzioni ad alto budget (finalmente) che inizia in modo così plateale che dentro di me ho urlato al "capolavoro" . 68 episodi dopo mi dispiace dire che, nonostante qualche arco narrativo, momenti eccellenti e scene iconiche, questo drama è ben lontano dalle sue straordinarie promesse iniziali.

Sinossi: Wang Xuan o A'wu, il personaggio del titolo, è l'unica figlia del Primo Ministro Wang Lin, cognato dell’Imperatore e a capo del Langya Wang, la cui formidabile influenza politica si è estesa a diverse dinastie a partire dai Jin Orientali. Il loro potere è assicurato da un patto con la famiglia imperiale Ma, in base al quale, finora per dodici generazioni consecutive, l'erede del clan Wang viene scelta come imperatrice. La regola n°1 della dottrina del clan Wang è "la Madre del mondo" , inteso come difenditrice dell'ordine del Mondo, e quindi della famiglia regnante Ma. Wang Xuan, pertanto, reca con sé il potere e l'influenza del clan Wang.
Il dramma semplifica tutto questo, limitandosi a parlare di uomini innamorati della sua incantevole e incomparabile bellezza (neanche più tanto fresca, ahimé). Questa è solo la ciliegina sulla torta e non l'unico aspetto del suo fascino per uomini ambiziosi che altrimenti non potrebbero legittimamente rivendicare il trono. Sono innamorati di lei sia il Primo che il Terzo Principe, entrambi deboli e sciocchi, in particolar modo Zitan, un personaggio il cui unico scopo esistenziale è solo quello di amare A'wu. In questo contesto, l'aspettativa di A'wu di un matrimonio amoroso è irrealistica e non possibile per nessuno dei membri dell'élite nobile; i matrimoni sono alleanze politiche in cui il meglio che si possa sperare è un po' di affetto che potrebbe o meno essere amore.
Il primo e più significativo atto di ribellione di A'wu sarebbe stato contro il suo destino di imperatrice e, così facendo, si ribella a suo padre e, per estensione, al suo clan ma nessuno se ne cura, ognuno dei personaggi prosegue con il proprio piano. L’unica che si ribella per lei è la madre, sua sostenitrice. I piani per stabilizzare la propria posizione a corte sconvolgono la famiglia imperiale Ma e i clan Wang e Xie, innescando un'intensa lotta di potere tra questi ultimi due.
I Ma sono rappresentati come una combinazione di stupidità, inadeguatezza e indegnità, l’Imperatrice ha un aspetto grossolano non a caso. Detto questo, ho assistito alla crescita del personaggio principale e ho potuto comprendere e in gran parte empatizzare con le sue decisioni fino all'episodio 40 circa.
Purtroppo, il drama da lì in poi, si appiattisce e la trama viene sopraffatta da cattivi monodimensionali e stereotipati con motivazioni ripetitive e noiose, alcune persino non plausibili.
Uno dei personaggi più interessanti è quello Wang Lin di Yu He Wei. È l'unico personaggio un po' complesso, intelligente ma non infallibile, sfacciatamente ambizioso, cinico e impenitente. Ho apprezzato il modo in cui analizza le situazioni con gioia e perspicacia e rimuove gli strati di rettitudine e ipocrisia che lo circondano.
Ci sono state molte occasioni in cui ho potuto immedesimarmi e persino sostenere la sua causa.
Wang Xuan gli somiglia per la sua arroganza e senso di superiorità ma non per acume e abilità strategiche, infatti si trova spesso a gestire le decisioni fuori da ogni logica che gli altri prendono per brama di potere.
Zhang Ziyi imbianca il personaggio di Wang Xuan e non osa abbracciarne il lato oscuro (risultando uno dei personaggi esteticamente migliori ma caratterialmente noiosi di 120 drama finora seguiti). Il suo personaggio nel corso del drama regredisce e prende decisioni molto discutibili che non posso né condividere né giustificare.

La relazione tra Xiao Qi e Wang Xuan è in certe scene l'aspetto migliore di questo drama. È così bello vedere un attore che si adatta alla parte di un generale imbattuto e segnato dalle battaglie, piuttosto che un attore idol emaciato con la pelle liscia come quella di un bambino, inoltre ha un’aura e un carisma unico nel suo genere, con una presenza scenica impressionante, superando di gran lunga tutti gli attori cinesi finora visti nei drama. Ha, inoltre, una buona alchimia con Zhang Ziyi che mi ha spinto a rivedere più volte qualche scena in cui la loro storia d'amore si sviluppa e progredisce, le loro interazioni naturali e intime riescono a evitare i cliché tipici delle relazioni drammatiche, certe scene hanno un calore e un’intimità domestica che raramente si apprezza negli storici cinesi. Entrambi gli attori comunicano emozioni con poche parole e piccoli, sfumati cambiamenti di espressione. La loro relazione non è perfetta, tutt'altro, e in questo aspetto è tristemente realistica. Hanno la loro dose di sfide e conflitti e nel tentativo di proteggersi si omettono troppe cose, lei agisce in modo troppo incauto a volte.
Uno degli aspetti personalmente indigesti della loro relazione è la quantità copiosa di reticenze, mezze verità e segreti taciuti che dall'episodio 15 prosegue fino al 66° episodio, mostrando poca o nessuna evoluzione nel loro rapporto.
Lei non rivela spesso ciò che sa delle trame di corte, nel tentativo di proteggerlo o perché crede che sia un peso che deve portare da sola.
Lui omette dettagli cruciali della sue vita, delle sue finanze, le sue strategie militari e politiche, convinto che sia l’unico modo per tenerla al sicuro.
Entrambi si amano, ma questa protezione reciproca attraverso il silenzio finisce col creare fraintendimenti e sospetti.
Il risultato è che, fino alla fine, si comportano come due persone che combattono insieme ma non si aprono mai del tutto. Quindi non ho visto né una romance spiccata né un'alleanza politica, più lei che lui faranno gli interessi della propria famiglia.
È stato deludente non avere visto come affrontano la loro più grande sfida relazionale, quando Wang Xuan è divisa tra la protezione del suo primo amore e la stabilità del regno e la lecita ricerca di giustizia del marito.

Ciò che è stato estremamente fastidioso è che Zitan avrebbe potuto essere meglio scritto per essere un personaggio molto più interessante, complesso, meglio caratterizzato e interpretato, invece di uno che è stato francamente una completa perdita di tempo sullo schermo. Uno dei personaggi più inutili e scioccamente deboli della serie.

Aspetti tecnici: sul piano registico ho visto un approccio tradizionale, seguendo i canoni del drama storico cinese di alto budget, con poche sperimentazioni, riprese fisse o movimenti lenti (sicuramente con steady cam) per composizioni simmetriche, attenzione ai costumi e agli spazi più che a scelte visive sperimentali.
Pacing visivo: Alternanza tra campi lunghi, per mostrare scenografie e ambienti monumentali, e primi piani statici per i dialoghi politici; il risultato è elegante, ma anche un po’ “piatto” e prevedibile.
Uso dello spazio scenico: le scene di palazzo e di corte sono ben coreografate per trasmettere ordine e gerarchia, ma in quelle più intime la regia si limita spesso a un ping-pong di inquadrature (shot–reverse shot), senza particolari guizzi.
La direzione attoriale sembra meno incisiva con il cast secondario; alcuni interpreti recitano sopra le righe, altri sotto tono, segno che la regia non ha uniformato i registri recitativi.

Scene d’azione: riprese chiare e ordinate ma senza la tensione coreografica di produzioni come Nirvana in Fire, i combattimenti sono funzionali alla storia e più scenografici che realmente memorabili.
Costumi meravigliosi ma del tutto sganciati dal contesto storico e geografico, troppo voluminosi inoltre, a mio umile parere.
La longevità eccessiva del drama, senza plausibili stravolgimenti o storie davvero nuove da raccontare, propone un intrigo dopo l’altro sempre dello stesso tipo e dello stesso genere, con un montaggio che esagera sul finale riproponendo scene flashback desaturate del passato, e taglia parti fondamentali del lavoro.
Alcuni archi mancano di conclusione o di scene fondamentali a discapito di altre del tutto inutili (es. la notte in cui la cugina Qin'er ordisce un piano per rimanere alla capitale, il coinvolgimento di Wangsu o nell'episodio 65-66 quando Xiao Qi si reca alla Corte per rendere giustizia del massacro di Lingya... ). Molti, troppi tagli su una serie di 48 ore che ha speso più di ogni altra serie per la cinematografia, francese tra l'altro, è una grandissima caduta di stile e crollo della qualità complessiva del lavoro.


I limiti di questo lavoro personalmente sono stati:
1) l'interpretazione di Wang Xuan da parte di Zhang Ziyi manca di complessità.
Diventa un soffocante esempio di virtù e perdono in perfetto stile confuciano. Madre della sua patria e inspiegabilmente strenua difenditrice del diritto assoluto di governare della (inutile) famiglia imperiale. Ha un'espressione perennemente distaccata e altezzosa che mi ha permesso poche volte di empatizzare con la sua situazione e ho odiato molte sue decisioni nel finale.
Sebbene abbia il diritto di perdonare i suoi nemici per i torti che le hanno commesso personalmente, non è assolutamente suo compito amministrare la giustizia a suo piacimento.
Prende con nonchalance decisioni di grande peso e conseguenza, senza alcuna apparenza di conflitto interiore, ideologia dominante o senso di giustizia. Se questo la rende una ribelle, è una ribelle priva di fondamento.
Mi piace Zhang Ziyi ma questo non è un ruolo in cui ha brillato se non ci limitiamo all’estetica dove è assolutamente “gorgeous”..
Ho avuto anche io dei problemi con la sua interpretazione della quindicenne A'wu, nonostante sembra aver congelato il tempo, ricordo bene com’era a 20 anni (Memorie di una Geisha, la Foresta dei Pugnali Volanti) , e vederla produrre smorfie o correre agitando le mani per fare la quindicenne… personalmente mi ha ricordato una donna con problemi psichiatrici.
In Cina non sanno fare un casting degno! Neanche quando hanno il budget!

2)Sebbene il finale sia accettabile, è deludente per troppi aspetti importanti. Dato che il cambio di regime non è un modo praticabile per concludere questo tipo di dramma, non avrebbe dovuto essere scritto per renderlo così convincente. Zidan non avrebbe dovuto essere scritto per essere un tale jidan (in cinese: 鸡蛋), ossia uno zero, o letteralmente un uovo, qualcuno che non è ancora uscito dal guscio.
È ovvio che molte parti importanti degli episodi finali sono state tagliate, il che è davvero sciatto da fare quando avrebbero potuto tagliare sostanzialmente l'arco narrativo insipido di Wang Qian/Helan Zhen o accorciare molte scene di letto di Zilu e l’amante Huan, o ridurre l'innumerevole numero degli inutili flashback che sono davvero noiosi e rallentano il ritmo già blando del lavoro .
Di conseguenza, non c'è giustizia per il massacro dell'esercito di Ningshuo e non riusciamo nemmeno a vedere come questo atroce esito sia stato negoziato tra Xiao Qi e Wang Xuan (se è stato davvero negoziato o semplicemente montato per creare un dubbio nello spettatore) . Entrambi i personaggi mi deludono profondamente in questo. Quindi, alla fine, non sembra che nulla di sostanziale sia cambiato o che il regno sia in una posizione migliore o nelle mani di governanti più competenti.
Il finale dove tutti vengono perdonati è una scelta che richiama il concetto confuciano di ordine e armonia nell’impero. La vendetta personale rischierebbe di perpetuare il ciclo di odio e guerra. Il perdono, invece, sancisce una sorta di “nuovo inizio” per la corte e per il regno. Tutto bello ma reso male, e dopo 68 episodi priva lo spettatore di una giusta chiusura.

3) La sceneggiatura è Il tallone di Achille di questo lavoro insieme ad alcune interpretazioni dei ruoli di supporto, quali Zitan, l’imperatrice e la bambina che interpreta A’wu da bimba ( che leggeva le battute), alcuni villain, hanno abbassato notevolmente la qualità che la seria doveva avere.
Molti personaggi minori restano funzionali alla trama ma senza nessuno spessore interpretativo.
I Principi e nobili di corte sono spesso stereotipati, privi di carisma o di una vera profondità psicologica; risultano più “ruoli” che persone.
L'Imperatrice vedova è tratteggiata in maniera volutamente grossolana ma con una recitazione che in più punti scivola verso il teatrale, quasi caricaturale che spezza l’immersione (meglio sul finale).
L’espediente narrativo del rapimento è stato personalmente abusato (4 volte). Davvero non si poteva rimaneggiare la sceneggiatura per renderla più avvincente?
Una cosa è la lettura di un romanzo, a cui l'opera si ispira, una cosa è la visione di 48 ore di lavoro per vedere sempre la stessa minchia di scena (scusate)?!?

4) Mancanza di spessore emotivo e psicologico per tutti i personaggi, soprattutto i cattivi le cui motivazioni per le inique azioni non vengono esplorate lasciando allo spettatore un impressione di dilagante degrado morale che come una epidemia investe tutti, anche chi inizialmente era buon e innocente, senza davvero alcun motivo valido o coerente. Si salva solo il nostro eroe, XIAO QI.
Malcelata misoginia : Song Huaen è specualare a Su Jin'er, entrambi sono vivi grazie ai protagonisti e hanno vincoli di gratitudine immensa nei loro confronti, ciò nonostante sono anche profondamente avidi e con profondi complessi di inferiorità. eppure la donna agirà in modi totalmente meschini, abietti, truculenti rispetto all'uomo che sarà molto meno amorale nelle sue azioni, tutte concentrate sul finale.


The Rebel Princess è una serie da guardare con occhio equilibrato: offre splendide immagini, una cinematografia indimenticabile e una coppia protagonista che ogni tanto funziona, con poco spazio sullo schermo, insieme a un universo politico intrigante (se non hai mai visto un drama politico cinese).
Può essere esaltante come in effetti lo è stato per qualcuno che conosco ma richiede pazienza: qualche lentezza, personaggi poco credibili e una durata impegnativa mettono alla prova l’entusiasmo.
Per chi ama le storie molto lunghe di potere, sacrifici e intrigo politico, resta una proposta interessante… ma forse non all’altezza dei capolavori storici del genere.

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Completed
Mouse
7 people found this review helpful
Aug 15, 2025
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.5

Niente è come sembra- Il caos del sensazionalismo

Mouse è un thriller psicologico e poliziesco, con elementi fantascientici, coreano del 2021, composto da 20 episodi da 77 minuti ciascuno, circa. Tratta tanti, forse troppi argomenti: genetica, psicopatia, perdono, neuroscienze- neurochirurgia, biotica, religione e rapporto con la cristianità, varie tipologie di killer seriali ( organizzati, missionari, edonistici, dominatori), fanatismo e l'ingerenza delle associazioni governative con scopi utopici a discapito di poveri civili.
La trama si sviluppa tutta sulla ricerca di un assassino psicopatico nel quartiere di Mojiin, un quartiere di Seoul in un arco di tempo che abbraccia 26 anni :1995-2021.
Il montaggio è appositamente studiato per "incasinare" tutto e mostrare l'ambivalenza tra buoni vs cattivi e il ruolo del pregiudizio. Se prestate attenzione l'assassino ce l'avrete sotto agli occhi tutto il tempo, ci sono alcuni importanti indizi che lo svelano in modo intelligente già dal primo episodio e la prima scena del serpente e il topo riflette simbolicamente il lavoro. Il titolo spiega praticamente tutto il lavoro, la cui logica sarà chiara negli ultimi episodi mentre tutto il percorso mostra un po' i detective e i reporter impegnati nella caccia al più grande psicocopatico del secolo che si diverte a fare Dio, distribuendo punizioni letali ai trasgressori secondo una logica contorta, una caccia che riprende un po' quella del gatto che caccia il topo.
Il finale è karmico: con la nemesi da parte delle vittime e il riscatto da parte del protagonista principale. La redenzione è piena.
Considerazioni personali: il mio rapporto nei riguardi di questo spettacolo è stato ambivalente e molto discontinuo, inizialmente l'ho trovato noioso e inutilmente confuso e prolisso, alcune puntate mi hanno invece catturata e avvinta per la genialità nella scrittura sebbene alcuni aspetti mi ricordino alcuni thriller di successo americani come Seven o Mindhunter, quindi certi espedienti non sono proprio originalissimi tuttavia il prodotto è davvero una chicca nel suo genere. Ci ho messo due settimane a finirlo con pause di alcuni giorni perché ogni puntata va seguita con la massima attenzione ed episodi così lunghi sono molto stancanti. Inoltre ho compreso quasi subito chi fosse l'assassino, già al terzo episodio, pertanto mi rimanevano ben poche curiosità, ignorando che il grosso doveva ancora accadere. Alcuni episodi mi hanno stressata, esempio dall'11 al 14, una quantità infinita di nomi da ricordare e volti da associare, il ritmo e veloce e non frena per nessuno.
Dal quindicesimo l'ho letteralmente divorato per i colpi di scena e i pezzi del puzzle che andavano disvelandosi a poco a poco. Il finale poi mi ha letteralmente stregata e mi ha appassionato vedere come questo serial killer inizi a collaborare con la giustizia uccidendo altri predatori e ripulendo la società.

Regia: La regia di Choi Joon-bae e Kang Cheol-woo è una delle colonne portanti ma anche poco elaborata o innovativa, alternando piani stretti e claustrofobici durante le scene di tensione a campi lunghi e panoramiche per costruire respiro narrativo. Ho trovato alcune riprese troppo scure, talmente scure da faticare a capire cosa stesse accadendo.
Il montaggio è serrato nelle sequenze investigative e di azione, ma si prende il tempo di soffermarsi sui dettagli espressivi dei personaggi nei momenti emotivi.
Le inquadrature sono oblique e le composizioni sbilanciate per generare instabilità psicologica nello spettatore.
Sfrutta particolarmente il flashback per ricreare la linea temporale.
Il linguaggio visivo resta lineare e “pulito, senza stratagemmi di forte impatto ottico. Questo mantiene una fruizione chiara e accessibile, senza distrarre lo spettatore con tecniche vistose, d'altro canto può risultare meno memorabile dal punto di vista registico, perché non lascia una "firma più personale" come altri lavori, specialmente quelli di produzione americana.
Qualche effetto più innovativo lo potrete vedere sul finale, quando il detective scopre l'assassino, c'è una sequenza di zoom d'impatto mentre la camera va allontanandosi, che ricorda vagamente un dolly zoom effect ma non lo è.

Interpretazioni: i due protagonisti, insieme al Decapitatore, offrono una performance solida, credibile e variegata. Specialmente il Detective Moo Chi mi ha dato i brividi nelle scene di acting aggressivo e in quelle di profondo dolore traumatico. La sua prestazione non avrei problemi a valutarla con un bel 9. 8.5 per l'aiuto detective , il poliziotto Jung Ba-reum (il giusto, non a caso XD) e il neurochirurgo pazzo che gioca con i cervelli, in pieno delirio di onnipotenza.
Meno solide le interpretazioni di tutti i rimanenti personaggi, specialmente il cast femminile, che come sempre fa una figura zerbina in questo drama, insieme alla polizia che davvero ti chiedi come facciano le selezioni in Corea, un mix di letargiche connessioni sinaptiche stanche.

Scenografia: il drama spazia tra quartieri periferici, stazioni di polizia, luoghi isolati di campagna e spazi urbani anonimi. Ogni location è coerente con la narrazione e contribuisce all’atmosfera cupa.
Gli interni sono spesso carichi di oggetti e dettagli che riflettono la personalità dei personaggi, stanze in disordine e abbandonate a se stesse per individui instabili e irrisolti, ambienti puliti e ordinati per figure di autorità o con rigore morale.

Cosa manca a questo lavoro?
- Una regia più moderna e briosa;
- troppi intrecci, eventi introdotti e lasciati a metà, e poca chiarezza narrativa possono estenuare lo spettatore;
- alcune incongruenze logiche — ad esempio, il topo che viene inviato a Daniel Lee appare prima che il padre venga incarcerato ma si vede dopo l'incarcerazione, oppure la risoluzione di scene o personaggi lasciata in sospeso;
- troppi espedienti narrativi improbabili per puro sensazionalismo;
- elementi sci-fi o sovrannaturali rendono questo thriller psicologico a tratti quasi un fanta thriller con complotti governativi, venti psicopatici in una stessa città, leggi sull’aborto… troppo, tutto insieme;
- alcune riflessioni approfondiscono il tema del "gene del psicopatico" e ne criticano la scientificità, oltre all’insistenza narrativamente forzata ;
-sorprende ma è spesso imprevedibile a discapito della coerenza;
- messaggio assolutamente privo di ogni fondamento scientifico che la psicopatia sia legata solo a fattori genetici trascurando il peso delle esperienze di accudimento, dello stile genitoriale e delle esperienze di vita della persona (se analizziamo la storia sappiamo che ogni serial killer che si rispetti ha un passato di abusi e negligenze genitoriali alle spalle);
- colonna sonora solo strumentale e troppo scarna;
- mi sarebbe piaciuto vedere le vite delle persone invece 25 ore sono tutte dedicate alle investigazioni, alle spettacolarizzazioni del crimine, al profiling e poco si vede delle vite dietro le ricerche.
- registri registici differenti tra personaggi principali e secondari, a quest'ultimi è stato richiesto davvero poco in termini di interpretazione.

Per concludere, Mouse si impone come uno dei thriller coreani più ambiziosi e stratificati degli ultimi anni, capace di intrecciare in modo magistrale crime, psicologia e filosofia morale. La scrittura, pur complessa e densa di colpi di scena, mantiene un filo logico che accompagna lo spettatore in un labirinto narrativo dove nulla è mai come sembra. Ogni svolta ridefinisce retroattivamente ciò che credevamo di sapere, costringendoci a mettere in discussione non solo i personaggi, ma anche la nostra percezione di giusto e sbagliato. La costruzione dei misteri, l’uso di false piste e la precisione con cui vengono dosati indizi e rivelazioni dimostrano una padronanza rara della sceneggiatura, sebbene fantasiosa e priva di logica in alcuni passaggi.
Il finale si concentra su un valore più alto: restituire un senso etico e umano alle vittime. In un genere spesso dominato dalla vendetta e dal cinismo, Mouse sceglie di chiudere con una riflessione sulla colpa, la responsabilità e la possibilità di redenzione. È un epilogo che non cancella il dolore, ma lo sublima, suggerendo che il vero coraggio sta nell’assumersi il peso delle proprie azioni. Così, dopo un percorso narrativo intricato e mentalmente impegnativo, la serie lascia allo spettatore non solo il gusto di un enigma risolto ma anche una domanda aperta sul significato stesso dell’umanità.

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Completed
Best Choice Ever
7 people found this review helpful
Aug 7, 2025
37 of 37 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 7.0

LA MIGLIORE SCELTA per chi è disposto a guardare davvero

👉👉👉👉👉👉👉👉 Il mio voto reale è 7,7 !
É stata davvero la migliore scelta di sempre decidere di vedere questo drama familiare nonostante le inique valutazioni, peraltro inattendibili (come sempre). Ah, i drama asiatici!
Sì, perché questo lavoro osa – attenzione, osa davvero – mettere al centro la trama, la crescita dei personaggi, le dinamiche familiari, persino la fotografia! Ma che importa, in fondo? Se dopo l’episodio X lui non l’ha ancora baciata con tanto di slow motion con zoom in emotivo e colonna sonora strappalacrime, allora niente, "manca la chimica", "noiosa", "troppo lenta". Voto: 1 stella. E giù recensioni indignate come se avessero pagato il biglietto per un concerto e avessero scoperto che il cantante ha osato cantare.
E non parliamo dell'assenza di scene hot. Che delusione, eh? Ore e ore di costruzione narrativa, tensione emotiva, simbolismi sottili... tutto vanificato dall’orrenda realtà: nessuno si è spogliato. Incredibile! Ma che cos’è questo? Una serie pensata per raccontare qualcosa? Che scempio!
E così, in questo clima da "Romcom delusion", ogni volta che un drama osa proporre contenuti che vanno oltre il cliché della coppietta e del triangolo amoroso da manuale, ecco che partono le crociate digitali. "Non l’ho capito", "Mi sono annoiata", "Tutti brutti". Un tripudio di analisi critiche degne di una chat di ragazzini sognanti, castrati nelle aspettative.
Forse, solo forse, non tutti i drama esistono per offrire la dose settimanale di ormoni confezionati. Forse alcuni provano a raccontare qualcosa che va oltre. Ma eh, che ne sanno alcune spettatrici? Loro vogliono il bacio. Vogliono il letto (che poi manco quello vi danno nei paesi dove esiste ancora la censura). Vogliono l’illusione lo stesso! E guai a chi osa presentare loro un prodotto che non si piega a questa logica.
Ma dài, alla fine è colpa della regia. O degli attori. O di chiunque tranne l’occhio di chi guarda.
Questo drama propone le dinamiche famigliari di una famiglia di Shangai appartenente alla medio bassa borghesia, alle prese con le difficoltà economiche e le aspirazioni castrate nei riguardi dei figli, illustrando il divario generazionale tra i valori di eredità confuciana che cozzano con quelli originati dalla modernità, rappresentando un po' la Cina dei giorni nostri.
il conflitto tra i valori tradizionali e quelli moderni, soprattutto nel rapporto tra genitori e figli, è una vera rappresentazione della Cina contemporanea, in continua tensione tra tradizione e modernità. Al centro dell'opera il rapporto madre-figli, questa madre goffa, poco sveglia, ingombrante, chiassosa che risulta fastidiosa ma ama i suoi figli, sopra ogni cosa, difendendoli quando verranno diffamati e disposta a farsi da parte e a farsi calpestare per non rovinare il sogno d'amore della figlia.
É una donna complessa nella sua apparente semplicità, va compresa esattamente come il lavoro, apparentemente semplice nella resa e nel "confezionamento" ma pregno di significati e messaggi da afferrare in silenzio.
Questo senso di colpa e di insoddisfazione per una vita che ognuno di noi ambisce sempre ad essere migliore di quella effettiva e la frustrazione, di ogni genitore, di non dare ai propri figli quello che non si è ottenuto per se stessi. E i figli lo comprendono, con rassegnata tenerezza, i figli meravigliosi di questa donna, fratelli maturi, resilienti, tenaci mutualmente supportivi, sempre disposti a incontrarsi per parlare quando sorge un problema, che si accompagnano anche a distanza con lo sguardo nelle loro passeggiate solitarie mentre una Shangai sontuosa, moderna e opulenta li osserva da lontano, in silenzio. É questa la vera "storia d'amore " che Best choice of ever offre. Una storia d'amore avrebbe tolto forza al messaggio e avrebbe decentrato l'intera opera, ma alla "mediowoman inappagata" di turno non è andata a genio, perché voleva vedere Xu Kai all'azione , immaginandosi nei panni della protagonista (che spreco!).
Questo drama è anche un business drama od office drama se vogliamo, che ha per tema le strutture ricettive (alberghi e appartamenti di lusso) , e proporrà spesso conflitti e dissonanze tra gli aspetti famigliari e legati alla realizzazione professionale, affrontando il tanto amato tema del matrimonio (visto ancora, come da tradizione, unico vero scopo per la vita di una donna, "una donna può fiorire solo in cucina o in giardino").

La regia di Best Choice, tra delicatezza e rigore, è un esempio perfetto di come si possa ottenere potenza emotiva attraverso la sottrazione, poiché come affermo sovente "less is more". Il regista, con una mano ferma e uno sguardo profondamente empatico ,rinuncia agli eccessi melodrammatici tipici del genere per costruire un racconto intimista, dove ogni inquadratura è una finestra aperta su un momento reale della vita.
Il ritmo è volutamente lento, ma non statico: è contemplativo. Le scene sono costruite con attenzione ai gesti minimi, alle espressioni trattenute, agli spazi vuoti tra le parole. Il silenzio ha un ruolo attivo nella narrazione, e il regista lo sfrutta con maestria per comunicare tensione, rimpianto o affetto, senza mai forzare la mano.
Anche le scelte registiche più semplici, come una lunga inquadratura fissa su una tavola da pranzo silenziosa o una sequenza girata in controluce al tramonto , diventano strumenti narrativi, più che decorativi.

La sceneggiatura è il vero cuore pulsante della serie. Sottile, credibile, autentica e profondamente esistenziale non si affida a colpi di scena eclatanti né a rivelazioni sconvolgenti: punta tutto sulla credibilità e sulla stratificazione psicologica dei personaggi. Le dinamiche familiari sono complesse e verosimili, trattate con una maturità rara nel panorama televisivo odierno.
Ogni dialogo sembra uscito da una conversazione vera ma è cesellato con attenzione quasi letteraria. I conflitti sono realistici: non esplodono in urla e pianti isterici ma si insinuano lentamente tra le pieghe della quotidianità. Le scelte dei personaggi non sono mai scontate o dettate dal bisogno di “far andare avanti la trama”, ma coerenti con le loro paure, desideri, limiti.
La narrazione affronta il tema della tradizione e del senso del dovere, ma senza cadere nella retorica. C'è un rispetto implicito per il passato ma anche un’esplorazione lucida del suo peso sulle scelte individuali.

La 💞 ROMANCE è sobria, emotiva, anti-spettacolare (nel modo giusto), priva di spettacolarismi, al servizio della sceneggiatura (e non viceversa come nei rom com che amate tanto). Chi cerca il classico slow burn condito da baci frequenti e dichiarazioni strappacuore... resterà deluso, ma se apprezzate lo sviluppo di un sentimento basato su gesti piccoli, sguardi rubati e conflitti interiori troverete in Best Choice una delle rappresentazioni romantiche più raffinate e delicate degli ultimi anni.
Il romance qui è una trama secondaria ma essenziale. Non invade la narrazione, la accompagna. La chimica sussurra, non urla. I personaggi si avvicinano non perché “devono” stare insieme o si sono incontrati da piccoli, segno inconfutabile del destino, ma perché condividono valori, silenzi, ferite. Non c’è fanservice né edulcorazione. Solo due adulti alle prese con i propri limiti, che imparano, molto lentamente, con realismo a riconoscere l’amore non come salvezza, ma come scelta consapevole e concepiscono la relazione come risorsa.

La fotografia illustra la quotidianità con delicatezza sfociando in poesia visiva in alcune riprese. I toni caldi e neutri dominano l’intera serie, contribuendo a un’estetica coerente che richiama l’intimità domestica e la memoria. Ogni ambiente, dalla cucina modesta ma vissuta, al cortile interno della casa di famiglia, ai vicoli, è curato nei minimi dettagli per trasmettere un senso di “vissuto”, mai artificiale.
Le inquadrature tendono a valorizzare gli spazi stretti, le luci naturali, i contrasti morbidi. C’è una chiara intenzione simbolica in molte scelte visive: ad esempio, i corridoi lunghi e le porte socchiuse diventano metafore del non detto, dei rapporti sospesi, dei passaggi generazionali.
I costumi e le ambientazioni sono sobri, realistici, privi di orpelli: anche qui, tutto punta a raccontare la verità delle cose, senza il filtro glamour di molte produzioni contemporane.
Shanghai non è solo uno sfondo, ma una presenza viva, quasi un personaggio silenzioso, che interagisce con i protagonisti, li sfida, li accoglie, li giudica.
É un vero e proprio personaggio che trasmette innumerevoli messaggi, innanzitutto, il doppio volto della modernità, da un lato c’è la città verticale, frenetica, iper-moderna: skyline scintillanti, uffici asettici, ritmi serrati. È il volto della Cina che corre, che cambia, che pretende. È lo spazio dei figli, dei giovani adulti che devono affermarsi, fare scelte, spesso rinnegare o riformulare le radici familiari.
Dall’altro lato del fiume, tra vicoli, mercati e palazzi bassi, c’è ancora la Shanghai umana, lenta, intrisa di memoria. È la città delle madri, dei padri, dei nonni. Una città che sembra voler ricordare ai protagonisti chi sono e da dove vengono. I due fratelli spesso guardano la città nella sua modernità, al di là del fiume-barriera, come metafora visiva di un accesso negato, a cui aspirano ma di cui non sono ancora pronti a fare parte, perché non hanno ancora risolto i loro conflitti interiori, in perfetto stile Buridano.
Questa tensione tra passato e presente si riflette costantemente nelle scelte visive della regia: ogni passaggio di scena dai grattacieli alla casa di famiglia non è solo uno spostamento fisico ma un vero cambio di linguaggio emotivo e valoriale.
Attraverso inquadrature simboliche, Shanghai è spesso ripresa dal basso verso l’alto (quando il personaggio si sente schiacciato dal futuro) o in piani larghi, vuoti, quando si esplora il tema della solitudine urbana.
Contrasti sonori: il rumore costante del traffico è spesso accostato al silenzio ovattato della casa dei genitori, come se due città convivessero, ma parlassero lingue diverse.
Abbondante uso di metafore visive: la città viene anche narrata attraverso oggetti : la metropolitana (ritmo), il ponte (passaggio generazionale), il cibo di strada (identità), i grattacieli riflettenti (alienazione).
Ecco perché, alla fine, Shanghai non fa da cornice ma da specchio. E un giudice ma al tempo stesso una madre surrogata.
Non la si può amare o odiare del tutto, proprio come un personaggio ben scritto.

Cosa non ho apprezzato?
Nonostante sia un prodotto curato e di spessore, non lo definirei un capolavoro, alcuni aspetti inoltre non mi hanno convinta:
- Xu kai, in questo lavoro mi è sembrato, forse volutamente, sottotono, avrebbe dovuto manifestare meglio e più marcatamente quelli che erano i suoi stati emotivi, inoltre non c'è un passaggio graduale dall'indifferenza diffidente nei riguardi della FL al sentimento che nutre per lei. Dopo la concretizzazione del legame il loro rapporto diventa un po' uno sfondo non troppo ben reso, è come se fossero una coppia sposata da 10 anni e lui viene fagocitato da questa famiglia, comprendo benissimo che si sia sentito accolto e il focus non sia la storia d'amore ma non ha avuto senso svilupparla e poi lasciarla senza un'adeguata chiusura come accade per tutte le altre sottotrame.
-Finale fiacchissimo, caldo, emotivo, con la famiglia riunita ma di 3 minuti cronometrati e molto sottotono.
- Questo lavoro avrebbe potuto chiudersi prima, diciamo al 34°, c'è uno sviluppo inutilmente drammatico, troppo trascinato con una chiusura affrettata e molto approssimativa di un problema di salute molto serio e gravissimo; finisce come una barzelletta 10 minuti prima del finale dopo essersela trascinata per tipo 3 ore. Bellissimi i dialoghi, la fotografia, stupendo il discorso sui sogni e le aspirazioni dei figli, sulla vita che non si esaurisce nell'essere soltanto genitori ma che deve avere uno scopo di per sé ma è stato tutto troppo lento e trascinato.
-Le interpretazioni non sono state tutte buone, tanto che, tutto quello che riguarda la famiglia Xin, mi sembra sganciato dal lavoro, come qualità complessiva, sembra quasi uno spaccato di un altro drama perché sono traballanti nella interpretazione e cambia ritmo e stile. Escludo da questo discorso l'attore che interpreta Xin Liang, il fidanzato della protagonista. In certe scene mi è arrivato più di Xu Kai.
-Yang Zi, molto brava come sempre ma qui personalmente non ha brillato come al solito, nonostante rispetto a molte colleghe rimanga sempre una spanna sopra, io davvero mi dimentico che reciti. Tuttavia trovo che dia poca caratterizzazione ai personaggi, ci sono sfumature diverse tra tutte le parti femminili che ho visto di lei ma non vedo grosse differenze sostanziali. A malincuore è un limite.

In conclusione Best Choice ever non è una serie per tutti. Non fa sconti, non cerca l’applauso facile né la commozione istantanea. È una narrazione pensata per chi sa apprezzare le sfumature, le omissioni, i conflitti morali che non si risolvono con un abbraccio finale ma con confronti onesti che possono ferire. È un prodotto maturo, raffinato, lontano anni luce dalle logiche commerciali del “piace o non piace”.
Una “migliore scelta”, sì. Ma solo per chi è disposto a guardare davvero OLTRE! Consiglio la visione fino al 28 o al massimo 34° episodio.

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Our Secret Diary
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Jul 17, 2025
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 7.0
Music 6.0
Rewatch Value 6.0

A Handbook of Fake Emotions for Confused Teenagers

A story that aims to be moving… but fails
The film follows the usual tropes of the romantic teen drama: two young protagonists slowly grow closer through small everyday moments, meaningful silences, and a shared diary meant to serve as an emotional catalyst. Sadly, the screenplay is far too formulaic and lacks originality, recycling every possible cliché from Japanese school dramas: the shy yet deep boy, the cheerful girl hiding emotional wounds, rain during dramatic moments, and love confessions written instead of spoken aloud.

The film desperately tries to be intense and poetic, but lacks both psychological depth and the narrative courage to explore real emotional complexity. The result is an atmosphere that wants to be artistic but ends up feeling artificial — almost like a parody of a “sensitive Japanese drama.”

Strengths: clean aesthetics and a delicate tone
To its credit, the cinematography is well-composed, with soft lighting, carefully framed shots, and an intimate, natural look. The soundtrack, subtle and well-matched, supports the scenes without overpowering them. The chemistry between the two leads, while not electric, has a quiet charm. Their performances aren't groundbreaking, but there’s an honest simplicity in their gestures and expressions. Overall, the film is never unpleasant, and might appeal to very young audiences or those looking for something light and inoffensive.

Weaknesses: weak plot, prefab emotions, flat pacing
The main issues lie in the inconsistent storyline and shallow, uninspired dialogue. Everything is treated with an overly serious tone that isn’t backed by real substance. It’s as if the film wants to be profound without actually having anything profound to say. The pacing is extremely slow, and instead of building tension or emotion, it often drags. Supporting characters are forgettable, and even the central romantic arc lacks natural progression or meaningful conflict.

When drama does appear, it feels forced, as if inserted out of obligation rather than growing organically from the characters. The ending offers a neat resolution but with no real emotional payoff ,it simply arrives, more out of narrative fatigue than climax.

Conclusion
"Our Secret Diary" tries hard to be moving and poetic, but gets lost in its own aesthetic ambitions and emotional shallowness. Rather than a secret diary, it feels more like a notebook filled with generic inspirational quotes. Pretty to look at, sometimes sweet, but ultimately forgettable and empty beneath the surface.

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