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The Lotus Casebook (2023)

莲花楼 ‧ Drama ‧ 2023
The Lotus Casebook (2023) poster
8.9
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Valutazioni: 8.9/10 dagli utenti 12,584
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Recensioni: 206 utenti
Classificato #94
Popolarità #666
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Dieci anni fa, Li Xiang Yi, maestro della Setta Sigu, dominava con le sue abilità di spadaccino ed era il simbolo di luce del mondo delle arti marziali. Tuttavia, improvvisamente, scomparve insieme a Di Fei Sheng, leader dell'Alleanza Jinyuan, dopo aver organizzato una battaglia, svoltasi nel Mare Orientale. Dieci anni dopo, Li Lian Hua è diventato un medico che viaggia portando sempre con sé una cima di loto. Senza volerlo, diventa "famoso" e viene trascinato nel mondo delle arti marziali, col quale avrebbe preferito non avere più alcun legame. Fang Duo Bing, un giovane appassionato che sogna di diventare un eroe, capisce che Li Lian Hua non è un uomo qualunque e giura quindi di trovare le prove per dimostrare che in realtà, Li Lian Hua, stia solo fingendo di essere un medico. Nel frattempo, anche Di Fei Sheng, che ha sempre considerato Li Xiang Yi un feroce nemico, è tornato nel mondo delle arti marziali. Lui capisce che l'insignificante medico Li Lian Hua in realtà, non è altri che Li Xiang Yi. Dopo una serie di eventi, Li Lian Hua, Di Fei Sheng e Fang Duo Bing stringono, gradualmente, una profonda amicizia, per poi unirsi nella risoluzione di casi misteriosi, per sostenere così la giustizia. (Fonte: Inglese = ChineseDrama.info || Traduzione e riadattamento = StrayKidsSunshine su kisskh) ~~ Tratto dal romanzo “Auspicious Pattern Lotus House” (吉祥纹莲花楼) di Teng Ping (藤萍). Modifica la Traduzione

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  • magyar / magyar nyelv
  • Paese: China
  • Genere: Drama
  • Episodi: 40
  • Andato in Onda: lug 23, 2023 - ago 9, 2023
  • In Onda il: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica
  • Rete Originale: CCTV iQiyi
  • Durata: 45 min.
  • Puteggio: 8.9 (scored by 12,584 utenti)
  • Classificato: #94
  • Popolarità: #666
  • Classificazione dei Contenuti: Not Yet Rated

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Completo
Hyperborea
6 persone hanno trovato utile questa recensione
lug 29, 2026
40 di 40 episodi visti
Completo 0
Generale 7.5
Storia 8.5
Acting/Cast 7.0
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

"Sherlock" nel mondo wuxia: il cluedo cinese.

Mysterious Lotus Casebook, per comodità MLC, è un wuxia investigativo con sfumature filosofiche, unico nel suo genere, dietro la struttura di un grosso mistero da risolvere nelle arti marziali, si nasconde infatti una riflessione sorprendentemente adulta sul fallimento, sulla perdita dell'identità, sulla malattia e sulla capacità di lasciare andare il proprio passato. È una serie che, dal punto di vista della scrittura, dimostra una maturità rara nel panorama televisivo cinese contemporaneo.
Più la storia procedeva, più emergeva la profondità malinconica raffinata, di stampo esistenzialista della sceneggiatura, tuttavia la messa in scena, invece, resta ancorata ai limiti di un prodotto televisivo incapace di raggiungere la stessa intensità.

Il cuore del drama è Li Lianhua (Cheng Yi). Quello che inizialmente appare come un medico vagabondo, pigro e ironico, è in realtà un un uomo leggenda. Dieci anni prima era Li Xiangyi, il più grande maestro del jianghu, un eroe venerato da tutti. Ha perso il prestigio, la salute, gli amici, la donna che amava e perfino il proprio nome.
La scelta più intelligente degli sceneggiatori consiste nel non raccontare la sua ascesa, ma il suo declino, non si assiste alla nascita dell'eroe, bensì alla lenta dissoluzione del mito.

In un panorama televisivo spesso dominato da protagonisti destinati a diventare sempre più forti, Li Lianhua percorre la direzione opposta. Ogni combattimento accelera il veleno che lo sta uccidendo. Ogni volta che utilizza la propria energia interna sacrifica una parte della vita che gli rimane. È un protagonista che conosce perfettamente il prezzo delle proprie azioni e se ne fa carico.
La sceneggiatura evita il sentimentalismo facile. Il tema centrale non è la vendetta, ma l'accettazione. Non è il ritorno dell'eroe, bensì la sua rinuncia. Li Lianhua non desidera riconquistare il passato; desidera liberarsene e chiudere pacificamente la propria esistenza, lo tiene in vita un ultimo desiderio, alimentato dal senso di colpa, vendicare la morte del proprio maestro: Shan Gudao.
Anche il rapporto con l'amata segue questa logica. Molti spettatori si aspettavano una riconciliazione romantica, io ho apprezzato come gli autori abbiano scelto una strada decisamente più adulta e tristemente realistica. Il loro amore non viene negato, semplicemente appartiene a due persone che non esistono più. Lei ama Li Xiangyi e lui ha smesso di essere quell'uomo. È una conclusione amara ma coerente, molto distante dai cliché romantici tipici del genere. Apprezzabile che si porti sulla scena la vita reale: quante coppie ad un certo punto si lasciano perché non possono più accompagnarsi, perché cambiano obiettivi , valori, loro stessi non sono più gli stessi di quando si sono trovati. MLC trasmette un messaggio profondo: il percorso che unisce due persone non è necessariamente destinato a durare per sempre.paradossalmente è quanto di più realistico offra questa sceneggiatura coraggiosa, tra combattimenti aerei e artefatti magici.
I dialoghi spesso acquistano una profondità insolita. Si parla continuamente del peso della fama, del fallimento, della memoria, del rimorso e della libertà; il jianghu smette di essere soltanto un luogo popolato da guerrieri e diventa una metafora della vita stessa.
Per questo motivo considero la sceneggiatura meritevole di un voto molto alto (8,7).
Eppure il voto complessivo dell'opera rimane inevitabilmente più basso, poiché la sceneggiatura non è il drama ma soltanto uno dei suoi aspetti (uno dei più importanti, infatti ho fatto una media ponderata tra le voci).

La regia, le interpretazioni, la fotografia e la OST costituiscono il limite che non fa decollare una buona scrittura.
Molte sequenze risultano corrette ma prive di personalità. I dialoghi importanti sono spesso ripresi con il classico alternarsi di primi piani e campi medi, senza una costruzione visiva capace di amplificare il conflitto emotivo. Manca quella ricerca dell'immagine che trasforma una scena in qualcosa di memorabile.

Lo stesso discorso vale per la fotografia: è pulita, luminosa, tecnicamente adeguata, ma raramente possiede una vera identità estetica. Non costruisce un immaginario riconoscibile come fanno i grandi drama storici o i migliori film wuxia.

La scenografia rappresenta un altro limite evidente. Molti ambienti sembrano appartenere alla televisione più che al cinema. Alcuni set appaiono ripetuti, poco vissuti, già visti in opere di molti anni addietro, incapaci di trasmettere la sensazione di un mondo realmente esistente. Il jianghu raccontato dalla sceneggiatura possiede una profondità che le scenografie raramente riescono a evocare.

Ancora più problematici risultano gli effetti speciali.
Le sequenze in cui i personaggi rimangono sospesi nel vuoto o sembrano fluttuare per diversi secondi finiscono spesso per impoverire la credibilità fisica dei combattimenti dando l'impressione di una pigrizia registica: attori appesi ai cavi come polli. Non è una questione di realismo assoluto, il wuxia vive di convenzioni, quanto di peso cinematografico. Esistono opere come "La tigre e il dragone" nelle quali la leggerezza dei corpi diventa poesia visiva. Qui, invece, il wire-fu e la CGI trasmettono troppo spesso la sensazione di artificio.
Anche la colonna sonora svolge correttamente il proprio compito senza però diventare realmente parte dell'identità del drama, bella la sigla di Liu Yuning, corrette le musiche che avvisano dei pericoli o dei momenti di nostalgia, ma non le ricordo già più. Accompagnano le emozioni invece di crearle.

Altro aspetto divisivo riguarda le interpretazioni.
Cheng Yi costruisce un Li Lianhua misurato, silenzioso, quasi ascetico. Eppure il personaggio non sembra davvero in pace: appare sospeso tra accettazione e rimpianto, come se cercasse continuamente di convincersi che l'eremitismo sia stata una scelta e non l'unica strada rimastagli. Forse l'attore è ancora troppo giovane per interpretare fino in fondo un uomo tanto complesso: qualcuno che ha conosciuto la gloria assoluta, ha perso tutto e vive gli ultimi anni della propria esistenza con la consapevolezza di essere condannato.

Molto curata, invece, la scelta di differenziare le due fasi della sua vita: il giovane Li Xiangyi viene doppiato, mentre il Li Lianhua del presente mantiene la voce naturale di Cheng Yi, gradevole, ironica e ricca di sfumature. Vocalmente funziona benissimo. È il volto che, per me, non regge sempre il peso del personaggio. Non in ogni scena, sia chiaro, ma troppo spesso rimane rigido, poco espressivo, incapace di restituire quella stratificazione emotiva che la sceneggiatura richiedeva. Resta comunque il migliore interprete della serie, ma il mio voto si ferma a 7,6. Forse è ancora troppo "acerbo" per interpretare un uomo alla fine della vita che deve fare un bilancio.

Bene anche il giovane Fang Duobing. Si è parlato molto di bromance, ma personalmente ho visto soprattutto un rapporto maestro-discepolo. Il suo personaggio porta leggerezza, entusiasmo e ingenuità, evitando che il drama sprofondi nella cupezza e facendo da perfetto contrappeso alla gravità di Li Lianhua.

Ed è proprio qui che nasce il mio principale limite nei confronti dell'interpretazione di Cheng Yi. Più che sereno, Li Lianhua appare spesso semplicemente spento. Un uomo che ha davvero accettato il proprio destino continua comunque a lasciare intravedere le ferite che lo hanno portato fino a quel punto. Qui, invece, il dolore resta quasi sempre sottotraccia. Non trasmette davvero il rimpianto per la donna amata, la devastazione del tradimento, il peso della malattia o la consapevolezza di una morte imminente. E, soprattutto, non sembra quasi mai un uomo morente, nonostante la serie continui a ricordarcelo.

Il paradosso è che Cheng Yi possiede tutti i mezzi tecnici per affrontare una simile complessità emotiva. Lo ha già dimostrato in altre opere. Qui, invece, sceglie una linea interpretativa estremamente trattenuta che, a mio avviso, finisce per impoverire il personaggio anziché renderlo più raffinato.

Anche diversi personaggi secondari soffrono di una caratterizzazione meno incisiva e molte interpretazioni risultano semplicemente funzionali, senza lasciare un'impronta significativa.

Chen Duling è, purtroppo, la conferma di un'impressione che avevo già maturato. Questa è la quarta opera in cui la vedo e continuo a trovarla tremendamente monocorde. Ha sempre la stessa espressione: sguardo basso, labbra che trattengono il pianto, volto costantemente sofferente. Non c'è evoluzione, non c'è complessità, non c'è vita. È una perenne "lastima" sofferente che finisce per appiattire qualsiasi scena. E quando un personaggio dovrebbe rappresentare il grande amore perduto del protagonista, questo limite pesa ancora di più. Per me è un 5 pieno.

Di Feisheng, lo storico rivale destinato a diventare alleato di Li Lianhua, sostiene una prova complessivamente discreta. Il ruolo sembra cucito su misura per lui: presenza scenica, fisicità, aura e carisma non gli mancano. Ma, dal punto di vista emotivo, mostra davvero poco e la regia sembra accontentarsi di questo. Eppure anche Di Feisheng è un uomo devastato dal proprio passato, cresciuto come un assassino tra privazioni, violenza e costante stato di allerta. Sulla carta è un personaggio traumatizzato; sullo schermo diventa quasi monolitico, ridotto a un'unica ossessione: trovare un avversario degno. Per me si ferma a 6.

All'attrice che interpreta la Santa-sacerdotessa, invece, do 1! Lo dico senza mezzi termini: sì 1!
Una donna istrionica, psicopatica, narcisista, manipolatrice e tormentata viene trasformata in una oca starnazzante, sciocca, una caricatura fatta di smorfie continue, sguardi languidi e manierismi esasperati. L'attrice per me è presa dalla strada!

Vedete? Quest'opera avrebbe potuto raggiungere ben altre vette con interpretazioni più solide.

Il ritmo migliora sensibilmente nella seconda metà della serie. La prima parte è più lenta e risente soprattutto della struttura dei casi, spesso ripetitiva e inutilmente arzigogolata. Molte indagini riprendono il modello classico alla Agatha Christie: una riunione di sospettati, una lunga sequenza di indizi, depistaggi, segreti e rivelazioni. Il problema è che, in più di un'occasione, gli indizi sembrano inseriti quasi a forza, come se la priorità fosse complicare artificialmente il mistero anziché renderlo davvero brillante.

Non è un drama da guardare distrattamente. Se perdi un dettaglio, rischi di non capire più il meccanismo del caso. Tuttavia, bisogna riconoscere agli sceneggiatori un'intuizione davvero intelligente: ogni indagine rappresenta un tassello di un mosaico molto più grande. Solo arrivando alla fine si comprende che ogni caso aveva una funzione precisa e che ogni soluzione aggiunge un nuovo frammento alla storia principale. Questa struttura a matrioska è uno degli aspetti migliori della serie, perché lega continuamente il mistero investigativo al percorso umano di Li Lianhua. Ogni enigma risolto diventa anche un passo verso l'accettazione della propria identità e del proprio destino.
Bella anche la Lotus House, la casa mobile di Li Lianhua, una sorta di camper in legno, una delle intuizioni visive più moderne e riuscite. Più che una semplice dimora ha un significato simbolico: una casa senza fondamenta, pronta a ripartire in qualsiasi momento, come il suo proprietario. Non appartiene a nessun luogo perché anche Li Lianhua ha smesso di appartenere al mondo che un tempo lo venerava. È un rifugio essenziale, lontano dalla gloria e dal potere, che diventa il simbolo concreto della rinuncia all'identità di Li Xiangyi. In un drama che parla continuamente di perdita e di libertà, quella piccola casa itinerante rappresenta il desiderio di vivere senza radici, senza catene e senza più il peso della leggenda e delle aspettative.

La cosiddetta bromance è uno degli elementi più riusciti del drama. Più che una bromance in senso stretto, è il racconto della nascita di un'amicizia improbabile tra tre uomini completamente diversi: un ex eroe che vuole soltanto essere dimenticato, il suo antico nemico disposto perfino ad allearsi con lui pur di conoscere la verità e un giovane entusiasta che si affaccia per la prima volta al mondo delle arti marziali. Il loro viaggio è fatto di ironia, sostegno reciproco, scontri, crescita personale e momenti di autentica complicità. L'intelligenza di Li Lianhua nel risolvere i casi resta uno degli aspetti più affascinanti dell'intera opera.

Attribuire un 9 all'intero drama significa, però, considerare eccellenti anche elementi che eccellenti non sono. La regia non raggiunge quel livello. La fotografia nemmeno. La scenografia rimane fortemente televisiva. Gli effetti speciali mostrano spesso tutti i propri limiti e le interpretazioni, nel complesso, barcollano.

Rimane una sceneggiatura di grande valore, capace di affrontare temi maturi con una sensibilità rara. Rimane un protagonista scritto con straordinaria intelligenza. Rimane un finale malinconico e coraggioso che rifiuta il trionfo dell'eroe per raccontare la liberazione dal peso della leggenda. Sì, è un sad ending, anche se volutamente aperto.

Il cinema e la televisione, però, non sono soltanto scrittura. Sono l'incontro tra parola, immagine, regia, fotografia, musica, spazio e interpretazione. Ed è per questo che sono così rigida nei voti. Se controllate le mie valutazioni, noterete che sono spesso perfino più generosa di molti critici cinematografici.
Per questo invito chi distribuisce dieci con leggerezza soltanto perché un'opera gli è piaciuta a fare un piccolo esame di coscienza: inflazionare il voto massimo significa togliere valore a quelle opere che il 10 lo meritano davvero.

Quando una sola componente raggiunge l'eccellenza e tutte le altre si limitano a essere buone o discrete, il risultato complessivo non può essere un capolavoro. Ed è questo, secondo me, uno dei grandi limiti di molta produzione cinese contemporanea: realizza spesso una componente straordinaria, ma trascura tutte le altre.

Vale comunque la pena ricordare che la sceneggiatrice è la stessa di *Love and Redemption, per i nostalgici troverete alcuni personaggi di quel lavoro.

Per concludere, Mysterious Lotus Casebook è una serie importante, intelligente e sorprendentemente adulta. Non riesce però a trasformare tutta la propria profondità narrativa in un'esperienza audiovisiva di pari livello.

Il mio voto finale è 7,7. La consiglio senza dubbio, ma chi cerca una grande storia d'amore resterà deluso. Non troverà una fotografia memorabile, una scenografia capace di lasciare il segno, una colonna sonora destinata a rimanere nella memoria o interpretazioni che, nel complesso, facciano davvero la differenza. Troverà però una sceneggiatura adulta in cui rispecchiarsi e su cui riflettere, non l'amore dei sogni o la gloria infinita semplicemente una vita che merita di essere raccontata con le sue glorie e le sue cadute.

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Completo
PeachBlossomGoddess Flower Award1
80 persone hanno trovato utile questa recensione
ago 12, 2023
40 di 40 episodi visti
Completo 10
Generale 8.5
Storia 8.5
Acting/Cast 8.5
Musica 7.5
Valutazione del Rewatch 8.5

Ask me no questions, and I'll tell you no lies.

Mysterious Lotus Casebook is a dark 江湖/jiānghú story about the ultimately futile aspirations and obsessions of the martial world. In an epic battle for supremacy, Di Feisheng of the dark Jinyuan Alliance challenges Li Xiangyi, the leader of the righteous Sigu sect. Both men disappear from the martial world afterwards, leaving a vacuum at the top and their sects in disarray.

Ten years later, aspiring young detective Fang Duobing comes across Li Lianhua, a famous itinerant doctor whom he is convinced is a quack. Determined to expose him, he attaches himself to Li Lianhua as inextricably as a wad of chewing gum in his hair. They run into Di Feisheng, who immediately recognises in him his old nemesis Li Xiangyi. The two old rivals remorselessly keep Fang Duobing in the dark as they try to figure out who sabotaged their fight and search for Li Xiangyi's deceased sect brother Shan Gudao's corpse. An unlikely friendship develops as they work together to solve a series of strangely connected jiānghú cases.

Plot wise, this drama is solid but dry and unremarkable. The cases all unfold at a fast pace and are easy to follow, but do not engage audience participation. They are simply plants for clues to a treasure hunt for artefacts that unlock the main conspiracy. Despite a hint of the supernatural, the cases fall short of chilling or suspenseful. The hidden mastermind behind the main conspiracy is pretty obvious and revealed fairly early on, and even the ironic twist at the end is not much of a surprise. Both villains are one-dimensional jiānghú archetypes driven by vanity and delusions of grandeur. Wang Herun's scarily convincing portrayal of the Saintess of the insane cackle elevated the role beyond its one-dimensional character blueprint.

\What makes this drama a success are fascinating main character designs, strong rapport among the three leads, the scintillating dialogues, and well-choreographed and exciting action sequences. The real mystery is about who Li Xiangyi was and why he was killed. The answers are at surface trivial. Li Xiangyi was perched at the top of the martial arts world as the world's best swordsman and leader of the righteous sects. This made him the envy and natural target of virtually everyone. However, Li Xiangyi was far from the perfect hero of Fang Doubing's idealistic imagination. In fact, he was a self-absorbed, pompous ass who believed the universe revolved around him and his worldview. His swordsmanship is matched by a brilliant, cynical mind and a razor-sharp tongue that, according to poor Ai'man, can slay a person with a few words. If there is one thing lacking in Cheng Yi's otherwise stellar performance, it is that his Xiangyi is too empathetic. This masks his many flaws and hides how insufferable and difficult he was as a person. It took me awhile to realise that his sect had some inkling who Li Lianhua really was but they refused to recognise him because they just did not want Li Xiangyi to come back.

As for Li Lianhua, he is just a shard, a detached, sickly, disillusioned and world-weary remnant of the glorious Li Xiangyi. Cheng Yi really compels with his heart rending expression of this facet of the character singing his swan song without a shred of self pity. I lived for the sudden bursts of energy or sheer willpower that momentarily revives the breathtaking, dazzling and dizzying swordsmanship that propelled Li Xiangyi to dominate wuling. Only to all too rapidly diminish back into Li Lianhua again, a wickedly unapolagetic compulsive liar whose mantra is clearly, "Ask me no questions, and I'll tell you no lies." This is how he keeps everyone, and especially the hapless Fang Doubing, at arm's length; to avoid new personal entanglements. Fang Doubing (which literally means "sickly") is a parody character, the typical naive, high-minded, young adventurer raring to make a difference in the martial world. The dialogue is well written and humorously illustrates how grudgingly Li Lianhua is moved by this pesty young detective and tacitly accepts him as his successor. However, this kind of clichéd relationship dynamic of the clueless sidekick that elevates the brilliant sleuth is too common and quickly becomes boring. Li Lianhua's lies to Fang Doubing went on for too long to the point it became cruel and unnecessary. Their relationship is over explored and shortchanges the more interesting relationship in the drama.

What disappoints me most is that the writers opted to very cursorily explore the more complex and interesting relationship between Di Feisheng and Li Lianhua. Di Feisheng is the most layered villain in this story; that rare antagonist who transforms into a protagonist. Like Li Xiangyi, he rises to the top of his sect through sheer martial prowess rather than by winning hearts and minds. They are enemies who become friends, both betrayed and searching for answers. But his story is sidelined for much of the drama, his backstory is rushed, and his relationship with Li Lianhua does not really get a chance to develop and grow. Yet the best moments of this drama, are when all three of them are together, like a found family.

I like that this ends with an action-packed finale and satisfying final confrontations with the antagonists. But as for the plot, the best reveal is when Fang Doubing figures out who Li Lianhua is, which isn't really a revelation to the viewer. And I can't really pinpoint when the plot reaches its climax, as none of the high points make a strong impression. As for the ending, it is fitting but not as definitive as I would have liked. Most of Li Lianhua's journey is about putting his affairs in order and offering closure to those he cared for; to help them move on from Li Xiangyi who in all the ways that mattered died ten years ago. Yet Li Lianhua continues to string poor Fang Doubing (and us) along, which is too cruel and inconsistent with the drama's core message about letting go of past attachments and moving on. These kinds of endings that try to please all audiences really annoy me. I still enjoyed this superbly well written drama, immensely even though I think it had the potential to be much better. For me, this is an excellent 8.5/10.0 and a highly recommended watch.

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Dettagli

  • Titolo: The Lotus Casebook
  • Genere: Drama
  • Format: Standard Series
  • Paese: Cina
  • Episodi: 40
  • Andato in Onda: lug 23, 2023 - ago 9, 2023
  • Andato in Onda On: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica
  • Rete Originale: CCTV, iQiyi
  • Durata: 45 min.
  • Classificazione dei Contenuti: Non Ancora Valutato

Statistiche

  • Puteggio: 8.9 (votato da 12,584 utenti)
  • Classificato: #94
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