
Mentre una Corea del Sud libera da armi è inondata da armi da fuoco illegali, un risoluto poliziotto e un astuto broker entrano in conflitto in una resa dei conti ad alta tensione. (Fonte: Netflix) Modifica la Traduzione
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- Titolo Originale: 트리거
- Conosciuto Anche Come: Teurigeo
- Sceneggiatore & Regista: Kwon Oh Seung
- Generi: Azione, Thriller, Mistero, Poliziesco
Dove Guardare Trigger
Subscription (sub)
Cast & Ringraziamenti
- Kim Nam GilLee DoRuolo Principale
- Kim Young KwangMoon BaekRuolo Principale
- Woo Ji HyunYoo Jeong Tae [Student]Ruolo di Supporto
- Park HoonKoo Jeong Man [Boss’ backup handler]Ruolo di Supporto
- Kim Won HaeCho Hyeon Sik [Station chief]Ruolo di Supporto
- Jang Dong JooJang Jeong U [Police officer]Ruolo di Supporto
Recensioni

Questa recensione può contenere spoiler
Serie che preme il grilletto senza esitazione, ma non centra del tutto il bersaglio
Drama che preme subito il grilletto ed entra nel vivo della vicenda fin dal primo episodio. Trigger - "grilletto", per l'appunto - è un thriller incentrato sulla diffusione illegale di armi da fuoco, in un Paese dove alla popolazione non è permesso nè l'uso nè la detenzione.Siamo in un contesto investigativo-poliziesco, il protagonista è un poliziotto interpretato da un attore che non conoscevo e che, di primo acchito, mi convinceva poco - forse perchè poco carismatico e vagamente anonimo - ma che si è rivelato poi performante rispetto al ruolo interpretato. Una buona scelta, dunque.
Fin dal primo episodio appare chiaro che il cast è stato selezionato con cura, soprattutto se si considerano alcuni personaggi secondari, dove ho ritrovato con piacere alcuni attori che hanno vestito i panni delle figure secondarie in molti drama di successo: parlo di Kim Won Hae, Jo Han Chul e Jung Woon In. Ma la vera punta di diamante entra in scena dopo qualche episodio, con un Kim Young Kwang accattivante (come già dato prova in Evilive) e che porta in scena un personaggio davvero complesso e imprevedibile. Il suo Moon Baek sembra saltato fuori dal nulla, stravagante e carismatico, affascinante e un po' spiazzante. Si empatizza subito con il nuovo personaggio che diventa compagno quasi casuale nelle indagini portate avanti dal Lee Do, al contrario sempre un po' ingessato, dando vita a un duo interessante e a tratti anche divertente. Ma Trigger è anche un drama dagli imprevedibili colpi di scena, per cui Moon Baek non solo fa il suo ingresso in ritardo ma fa scoprire - episodio dopo episodio - una realtà ben diversa. E insieme a un passato veramente pesante entra in scena anche il suo singolare occhio azzurro, con tutto ciò che concerne la sua vera identità.
Il tema centrale del drama sa quasi di esperimento volto a confermare una precisa teoria: chiunque, se sottoposto alla giusta pressione, scoppia. Le pressioni e fonti di stress sono varie e molteplici, dal bullismo (i ragazzi a scuola) alla non considerazione (la vecchia signora che ha perso il figlio, piuttosto che lo studente universitario dei primi episodi), passando per soprusi di diverso genere, desiderio di vendetta per un ingiustizia subita, e via dicendo. Non c'è distinzione tra buoni e cattivi, il punto di rottura viene oltrepassato dal mite studente accademico così come dallo stupratore agli arresti domiciliari, dal giovane adolescente vittima di bullismo alla madre che strenuamente protesta pacificamente per chiedere giustizia per la morte del figlio, fino addirittura al padre putativo del protagonista, un poliziotto ormai sulla soglia della pensione che tempo addietro aveva mostrato al piccolo orfano animato da rabbia e vendetta per lo sterminio della famiglia che la strada giusta era un'altra, crescendolo come un figlio.
Questo, sostanzialmente, rappresenta però il credo di Moon Baek, un giovane disilluso, abbandonato fin dalla nascita a una vita di atroci angherie, animato da un indomabile desiderio di vendetta che lo rende figura perfetta sulla quale investire da parte di un potente trafficante d'armi. Una vita senza un briciolo d'amore, da parte di nessuno, ma solo dolore, nel passato, nel presente e anche in quel poco che resta del futuro minato da una malattia terminale. E' un cattivo? Direi proprio di sì. L'espressione compiaciuta con cui osserva il malcapitato di turno imbracciare il fucile e compiere di punto in bianco una mezza strage è qualcosa ai limiti del sadico. Ma è anche un uomo che fa indubbiamente pena, un giovane intelligente che non ha avuto una solo chance nella vita e il cui unico desiderio prima di spegnersi definitivamente e sparire nel più completo anonimato - perchè nessuno si ricorderà di lui - è proprio il verificare la sua teoria, dimostrare che un altro tipo di vita non l'ha avuta perchè di fatto non era possibile: chiunque, portato al limite, finisce per reagire superandolo. In questo senso il suo disprezzo verso il poliziotto protagonista è massimo: una figura che sembra volta all'integrità, ma che in passato ha mancato di coerenza, arrivando a uccidere nel periodo passato nell'esercito, quasi uno sfogo per il massacro della famiglia vissuto da bambino.
Il finale, ovviamente, mostrerà che la teoria è sbagliata: nessuno è immune alle conseguenze potenzialmente violente di un crollo nervoso, ma lo si può affrontare e, in alcuni casi, contrastare o aiutare gli altri a fermarsi in tempo. Moon Baek non vedrà tutto questo, la sua è una strada a senso unico senza possibilità di retromarcia, il suo triste destino segnato da tempo. Per Lee Do la conferma invece di aver intrapreso la giusta direzione, nonostante un passato difficile e il ritrovarsi, a volte, ancora combattuto.
Bella l'idea, bella la storia, bravi gli attori. Scenografia curata, musiche non particolarmente memorabili. Complice una regia forse un po' ancora troppo acerba, il drama, dopo un buon decollo, sembra non riuscire a mantenere la quota costante. L'impressione è che nella seconda parte si potesse osare qualcosa di più, mentre invece si è andati un po' in fatica, chiudendo le molte parentesi aperte in modo un po' troppo scontato. Grilletto premuto con convinzione, ma bersaglio non propriamente centrato.
E' comunque una serie che reputo meritevole e che mi sento di consigliare, anche solo per il calibro degli attori presenti.
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Trigger lacks depth and substance.
Our story begins when an influx of illegal guns fall into the hands of ordinary citizens in South Korea, a country where guns are outlawed and its population is unaccustomed to such threats. This abrupt change causes mayhem around the country, specifically in Seoul where our story takes place, as it forces the people to confront their biggest fears, frustrations, and the fragility of their society. We follow Lee Do, a righteous cop and former military sniper, as he tries to navigate the chaos, uncover the source of the illegal weapons distribution, and stop the gun violence from escalating.On the surface, Trigger is supposed to be an exciting thriller packed with action and suspense. It is a typical crime story that has been done a hundred times before successfully. And yet, even with all the variations in the world, the writers of Trigger still fail to take notes. With a weak script, the drama ends up being an underwhelming viewing experience. I fear I need to steer clear of action and crime kdramas made by Netflix from now on, as I also have many criticisms for Mercy for None, another Netflix original that is riddled with the same shortcomings too. Trigger is just the latest to let me down.
The villain here is a joke, the police force being the punchline.
And I have so many questions.
Why are multiple trained police officers unable to fight off and defend a police station against one sex offender who most likely have less experience with guns and less training than they do? Even with a whole armory at their disposal along with their combined strength and expertise, saving the lives of everyone in that precinct still falls entirely on Lee Do. What makes the situation worse is that as the only man to save lives that night, Lee Do still ends up being the one who is reprimanded with a suspension.
How is it possible that a teenage high school student with no connection to any organized crimes is able to gain access to free guns by simply typing "I want to purchase a gun" into the internet search bar, but the entire police force is oblivious as to how the guns are being acquired? In an age of technology, not a single one of them stopped to think about checking the internet first? South Korea is one of the most heavily surveillanced countries in the world, why isn't anyone monitoring the internet for suspicious activity?
And don't even get me started on the plausibility of Lee Do surviving multiple gunshots to the chest and recovering in time for the final showdown shortly after — how is this man not dead?
Everyone around Lee Do have two braincells that they collectively share and pass around among themselves, meanwhile Lee Do is the only one who is competent, intelligent, and indestructible. There are just too many plot holes to keep count of. The lack of realism and logic stops me from immersing into this world.
What disappoints me most of all is perhaps the fact that the illegal guns flooding the country are not distributed for the purpose of profit, but for the amusement of the villain who just wants to cause a disturbance in society and watch the world burn.
Trigger is a glorified action and crime drama about senseless killings for the sake of violence, masquerading as something deeper than it really is. There are real concerns that the drama brings up — such as class disparity, school bullying, a flawed justice system, and mental health — but the themes are just too ambitious for the writers to grasp and they fail to explore these issues properly, leaving the story feeling shallow and the characters underdeveloped. The gunshot sound effects have more depth and substance than the characters and overall story itself.
In conclusion, there isn't much to gain from Trigger, but you will probably enjoy it if you like Mercy for None. Both have different concepts, but they are similar in execution.
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