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Xia Lu (2026)

灿如繁星 ‧ Drama ‧ 2026
Xia Lu (2026) poster
8.3
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# di Chi Lo Ha Visto: 17,730
Recensioni: 117 utenti
Classificato #1324
Popolarità #1559
Visto da 6,196

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  • Paese: China
  • Genere: Drama
  • Episodi: 32
  • Andato in Onda: lug 5, 2026 - lug 19, 2026
  • In Onda il: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica
  • Rete Originale: iQiyi
  • Durata: 45 min.
  • Puteggio: 8.3 (scored by 6,196 utenti)
  • Classificato: #1324
  • Popolarità: #1559
  • Classificazione dei Contenuti: 13+ - Teens 13 or older

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Recensioni

Completo
Blue eyes Samurai
4 persone hanno trovato utile questa recensione
11 giorni fa
32 di 32 episodi visti
Completo 0
Generale 7.0
Storia 7.5
Acting/Cast 6.5
Musica 7.0
Valutazione del Rewatch 6.0

Conoscersi per ri-conoscersi, un cuore che funziona molto meglio della penna...

Teen drama sportivo sul tema della guarigione attraverso le relazioni, a cui ho dato una chance illudendomi di trovarmi davanti alla versione cinese di The Winning Try. In realtà è un prodotto diverso, meno curato dal punto di vista tecnico e soprattutto meno raffinato nella scrittura. Il mio voto è 6,86.
Se vogliamo accostarlo a un prodotto locale con cui condivide la fascia d’età, viene spontaneo pensare a When I Fly Towards You. E, paradossalmente, proprio il confronto con quello mi ha fatto apprezzare maggiormente questo :i ragazzi mi sono sembrati molto più rappresentativi dell’adolescenza. Non in senso assoluto, perché anche questa serie ricorre spesso a semplificazioni e soluzioni narrative fantasiose, e non accenna alla sessualità, ma almeno i ragazzi sembrano davvero tali, sia fisicamente sia nel modo in cui affrontano il complesso percorso di costruzione, ricerca e negoziazione della propria identità. Sono irruenti, assoluti, impulsivi, intransigenti, umorali, contraddittori; sfidano l’autorità e litigano con gli adulti quando percepiscono ingiustizie o disparità di trattamento. Altro che quei quattro “mocciosetti”, loro coetanei, che in When I Fly Towards You sembravano vivere sospesi in una bolla sentimentale nella quale non era necessario affrontare praticamente nessun discorso serio.

La parte dedicata ai ragazzi è infatti, a conti fatti, quella più interessante e anche quella che dà valore all’intero drama. Peccato che molti dei loro conflitti vengano poi risolti con una certa disinvoltura, attraverso soluzioni rapide, fantasiose e talvolta così poco plausibili da richiedere di staccare il cervello. Ogni tanto emerge inoltre quella sensazione di artificialità emotiva tipica delle storie costruite per strappare la lacrimuccia invece di lasciare che siano i sentimenti a emergere naturalmente.
È un peccato anche soprattutto perché, trattandosi di un healing drama, ci si aspetterebbe una maggiore profondità proprio nel modo di raccontare la guarigione. La serie ne parla continuamente, ma raramente la esplora davvero attraverso dialoghi capaci di scavare nei conflitti. Molti nodi vengono sciolti con una rapidità terapeuticamente impossibile.
E qui arriviamo a Esther Yu ( uno dei motivi che penalizza la serie). Gli attori che interpretano i ragazzi, considerata la loro giovane età e il fatto che per molti si tratti della prima esperienza, risultano più convincenti di lei. La figura della psicologa Lin Wanxing, soprattutto nella prima parte, è francamente PROBLEMATICA. Abbiamo una quasi 30enne traumatizzata che affida la propria vita al lancio della monetina, manda regali e mangiucchia caramelle con l'espressione da enfant terrible.Peccato che dovrebbe essere una professionista della psicologia e che, nella seconda parte, ribadisca più volte quanto stesse male: nei primi 15 episodi però, non riesce a restituire nemmeno una virgola del proprio dissidio interiore.
Nella seconda parte migliora, questo glielo riconosco: sembra finalmente entrare nel personaggio, sentirlo e riuscire a conferirgli maggiore profondità. Come figura professionale, tuttavia, resta assai poco credibile. Non sa davvero condurre un colloquio: è spesso invadente, interviene quando non dovrebbe e, al contrario, rimane completamente muta proprio nei momenti in cui ci si aspetterebbe che dicesse qualcosa. Con i genitori tende a essere eccessivamente compiacente, lancia scommesse e ricorre a espedienti che appartengono più alla commedia che alla pratica professionale. La psicologia, insomma, viene utilizzata molto più come espediente narrativo che come pratica professionale credibile, è sempre così e anche questo drama non fa eccezione.
Il caso delle caramelle è forse il punto più surreale: una psicologa manda delle caramelle a un ragazzo che segue online — già di per sé una modalità professionale assai discutibile — qualcuno intercetta il regalo, lo manomette e ci inserisce efedrina per vendetta contro di lei.

E non è l’unico caso in cui la scrittura sembra dimenticare completamente la logica. Possibile che una produzione cinese non riesca a costruire una sceneggiatura capace di tenere insieme anche solo le basi del funzionamento professionale? Addetta alle attrezzature sportive che diventa team manager semplicemente perché possiede un’abilitazione all’insegnamento? Vabbè.
Fino alla puntata 15, comunque considero questa una delle peggiori interpretazioni di Esther Yu. Serviva un’altra attrice, capace di dare al personaggio un tono più adulto e soprattutto maggiore intensità: meno idol, meno smorfie, meno contouring, meno gne gne gné, insomma.
Anche alcuni metodi di “Winfred” sono talmente fantasiosi da sembrare concepiti più per impressionare che per informare sulle corrette metodologie di allenamento.
E il calcio non è da meno. Abbiamo partite in cui una squadra si presenta senza panchina e con un giocatore mancante, come se il regolamento fosse un’opinione. Poi ci sono 10 ragazzi che lasciano tranquillamente le lezioni per andare a recuperare un compagno che ha deciso di fare il manovale in cantiere. E qui arriva il capolavoro: la grande psicologa si presenta con il gruppo sostenendo che siano lì per fare alternanza scuola-lavoro e, senza assicurazione, senza autorizzazioni e con un numero di studenti che non sembra nemmeno compatibile con una classe, li mette a scaricare mattoni.

La narrazione pretende di essere realistica mentre ambisce a diventare favola educativa. Quando poi mette insieme psicologia, scuola, calcio e crime senza utilizzare una plausibilità logica in nessuno dei quattro ambiti, le forzature finiscono semplicemente per farsi concorrenza.
La parte crime, infatti, è la peggiore. L’hanno voluta sviluppare perché evidentemente i cinesi amano l’hot pot anche quando devono rappresentare un semplice percorso di crescita e superamento dei traumi. Non c’era alcun bisogno di infilare nella seconda metà un’altra trama dedicata a uno psicopatico, soprattutto per scriverla in questo modo: falle logiche, motivazioni poco credibili, forzature e situazioni francamente inattuabili. Il personaggio non viene fermato la prima volta per istigazione al suicidio di un minore — credibile in Cina, eh? — e nella seconda parte se ne esce addirittura con un video di scuse. LOL 🤣.

La romance è sufficiente. Nella prima parte è decisamente forzata, mentre nella seconda diventa più naturale e spontanea. Chen Jingke, nella prima metà, ha lavorato bene e non sono affatto d’accordo con chi lo definisce legnoso e monocorde. Al contrario, lavora parecchio sulla microespressività facciale: tremolio degli occhi, uso delle sopracciglia, piccoli movimenti della bocca. Riesce spesso a compensare il piattume di Esther e costruisce un personaggio credibile anche attraverso dettagli minimi. Per il ruolo ha inoltre messo su circa 10kg di massa muscolare ed è assolutamente credibile nei panni del fitness man.
Non è sicuramente tra i bellissimi, ma è un bravo attore e spero abbia presto altre occasioni per dimostrarlo, magari non nei romance, che non mi sembrano la sua cifra.
Curiosamente, però, i 2 attori seguono un percorso inverso: Lei entra nel personaggio con il passare degli episodi, mentre, se analizzo soprattutto la parte sentimentale, lui tende a diventare più distaccato proprio quando la relazione finalmente si avvia. È presente, premuroso, caro, ma privo di qualsiasi slancio fisico verso di lei, quasi la repellesse. Prima la desiderava, la inseguiva, anelava letteralmente a lei; una volta ottenuto finalmente il suo amore, la relazione perde mordente.
E soprattutto c’è un problema che non riesco a superare: quest’uomo ha passato metà serie a desiderare questa donna e, quando finalmente arriva il momento, non è in grado di baciarla decentemente. Due volte!
Io non so se Chen Jingke non sappia baciare o se semplicemente non voglia farlo, ma il risultato è pietoso, il bacio più penoso di 800 lavori visti finora tra drama e film.
E a niente serve il faro da 500 lumen piazzato dietro le loro teste per occultare un po' quella cacata di bacio. Fateci caso!
Ma veniamo alla cosa che, per me, salva davvero la serie ❤️
C’è della bellezza in questo drama e la cosa che più mi ha commossa, quella che mi fa chiudere un occhio su quasi tutto il resto, è la tenerezza dei ragazzi mentre lentamente diventano giovani uomini. Il loro rapporto mi ha intenerita più volte perché non nasce da grandi dichiarazioni, ma dalla presenza: esserci l’uno per l’altro, imparare a riconoscersi, diventare un punto di riferimento reciproco proprio mentre ciascuno cerca il proprio posto nel mondo.
Il climax della serie, per me, è la lettera di Wan Xing ai ragazzi nell’episodio 27. È il momento più toccante perché, per una volta, la serie riesce davvero a mettere a fuoco ciò che ha costruito: descrive i ragazzi, il loro carattere, le loro fragilità, ciò che il calcio ha rappresentato nella vita di ciascuno e racconta come la squadra si sia formata non soltanto come gruppo sportivo, ma come laboratorio umano di guarigione.
Ed è qui che la serie, almeno per qualche momento, riesce a dire qualcosa di molto bello: mentre imparavano a sostenersi, si stavano curando.
L’aiuto non procede in una sola direzione. Chi si prende cura dell’altro finisce a sua volta per essere trasformato da quella relazione. C’è un riconoscersi nell’altro e, attraverso questo riconoscimento, il ritrovare se stessi.
Il rapporto che si crea fra tutti loro è quindi bello, intimo e profondamente umano. È un incontro di sogni, speranze e frustrazioni che, lentamente, li ricentra dopo essersi smarriti. Ed è probabilmente soltanto per questo che sono disposta a perdonare alla serie i buchi infiniti di trama, le falle logiche e certe soluzioni narrative che sembrano attaccate con “lo sputo e la disperazione insieme” (cit. B.).

🎥👀📺 Sul piano tecnico, la regia è generalmente piuttosto statica e classica: osserva, racconta, accompagna senza farsi notare. Nei dialoghi ricorrono i primi piani, spesso insistiti sul volto di gomma di Esther Yu e su quello di Chen Jingke, mentre nei momenti di maggiore coinvolgimento romantico la messa in scena diventa più decorativa: i due corrono sotto la pioggia, arriva lo slow motion, parte la musica e l’immagine si fa stilizzata. È un linguaggio assolutamente codificato e ricorda molto Something in the Rain* che la serie sembra scopiazzare in più di un passaggio..
Durante le partite, invece, la regia diventa energica e serrata: la macchina da presa si avvicina al gesto atletico, isola piedi, gambe, pallone, traiettorie e volti, alternando dettagli e campi più ampi. Il montaggio segue l’azione con ritmo sostenuto e utilizza rallenty e cambi di ritmo per enfatizzare il gesto tecnico. È efficace, ma è il classico linguaggio codificato delle scene sportive.
La fotografia è buona e le scenografie sono molto curate. L’utilizzo di numerose location reali di Quanzhou contribuisce parecchio all’identità visiva: vicoli, botteghe, cavalcavia coperti, case tradizionali in mattoni rossi, antiche abitazioni del Minnan e architetture sino-occidentali restituiscono una città con una fisionomia precisa, evitando il consueto sfondo urbano moderno e anonimo. Personalmente ho adorato le antiche abitazioni in mattoni rossi.
Ci sono poi alcuni fotogrammi nei quali la serie dimostra di possedere un occhio decisamente più raffinato. Uno dei più belli è quello del giovane Fu che osserva la madre allontanarsi attraverso la finestra, con una grata: la barriera fisica fra il bambino e ciò che sta fuori diventa anche una separazione simbolica dal resto del mondo. L’edificio di mattoni gialli che lo contiene rappresenta l’allegria chiassosa dell’infanzia, introducendo un unico tocco di colore, quasi stonato rispetto ai grigi del vicolo sporco e povero, il volto del bambino è triste e accanto a lui compare una piccola pianta affaticata, quasi ridotta a uno stelo isolato. È un’immagine di grande impatto, con forte potenza simbolica, costruita attraverso colore, spazio, profondità e piccoli dettagli scenografici. Per un istante la serie ha raccontato la solitudine, il trauma, l'abbandono con un solo fotogramma, facendocelo vivere.

Anche le inquadrature da dietro, utilizzate in alcuni passaggi, contribuiscono a dare ai personaggi la sensazione di essere immersi in un percorso: li vediamo avanzare nello spazio, allontanarsi, attraversare strade e corridoi. Le riprese dall’alto realizzate con i droni funzionano allo stesso modo, soprattutto nelle sequenze della città e in quelle sportive sul campo da calcio, dove aprono lo spazio e restituiscono la dimensione del gruppo inserito nel territorio.
L’unico momento in cui ho avvertito una vera volontà di sperimentare con il linguaggio visivo è la scena in cui Xiang Zi versa il barattolo di pillole sul tavolo davanti al professor Shu. Qui la regia interrompe il flusso naturale della scena: l’immagine si arresta, viene enfatizzata attraverso l’avvicinamento, la sfocatura dello sfondo e il rallentamento delle compresse che rovinano sul tavolo, quasi a dilatare il momento dello shock e la percezione del professore. È un piccolo esercizio di stile, ma proprio per questo risalta: la serie dimostra di saperlo fare e poi, inspiegabilmente, torna quasi sempre a una grammatica molto più convenzionale.

🎶Sul piano sonoro, invece, il lavoro è decisamente più curato. La serie dispone di un OST articolata, con brani assegnati a funzioni diverse: tema principale, musiche da inserto, brani legati alla crescita, all’amore, alla guarigione e al passato. La varietà si sente anche nell’uso drammaturgico della musica.
Le musiche sono quasi sempre ben scelte e fanno esattamente quello che devono fare: durante le partite sostengono l’adrenalina; nelle sequenze domestiche diventano più leggere e raccolte, arrivando talvolta a creare un’atmosfera quasi da commedia sentimentale francese. Nei momenti dedicati ai ragazzi entrano invece sonorità più giocose, accompagnate anche da effetti sonori volutamente buffi che sottolineano gesti, reazioni e gag.
Resta però il problema principale: la scrittura. La gestione giudiziaria della parte crime, che peraltro sorvola elegantemente sull’altro capo d’accusa, l’ingaggio assolutamente fuori scala e una quantità di altre situazioni surreali finiscono per abbassare il valore complessivo dell’opera. Peccato, perché il problema non è il montaggio, come sostiene qualcuno: è la scrittura!!!!
E probabilmente non è nemmeno un problema esclusivamente di questa serie, ma di un sistema produttivo che sembra ormai correre più veloce della propria capacità di rifinire ciò che produce. Ogni giorno arriva una nuova serie, in un mercato che sembra dover continuamente aumentare l’offerta mentre il tempo e l’attenzione del pubblico restano ostinatamente sempre gli stessi.Per produrre di più si lavora più velocemente; lavorando più velocemente si riduce il tempo disponibile per scrivere, correggere e rifinire. Alla fine, proprio mentre l’industria produce sempre di più, diventa sempre più difficile trovare un prodotto audiovisivo davvero valido.
E Road to Success purtroppo ha un cuore che funziona molto meglio della penna che lo ha scritto.

In conclusione, lo consiglio soprattutto per la storia dei ragazzi. Sono loro a dare al drama una dimensione umana interessante e, sorprendentemente, a risultare spesso più convincenti dei protagonisti adulti. La loro crescita, il modo in cui costruiscono lentamente un legame e imparano a diventare una squadra sono il vero motivo per cui vale la pena arrivare alla fine. E c’è persino una conseguenza inattesa della visione: ho rivalutato parecchio Dylan Wang. Accanto a Esther Yu, aveva fatto davvero un lavorone!

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Completo
Joelmi
0 persone hanno trovato utile questa recensione
28 giorni fa
32 di 32 episodi visti
Completo 0
Generale 9.0
Storia 8.0
Acting/Cast 9.0
Musica 8.5
Valutazione del Rewatch 7.5

lo sport come cura è sempre un bellissimo tema

Quando ho letto di cosa parlava la storia, ho scelto subito di guardare questo drama perchè penso che raccontare le emozioni tramite lo sport sia uno dei modi più genuini e belli, qualunque sia il regista o il Paese.
Veder recitare Esther Yu poi ha un valore aggiunto: dopo aver visto un po' di lavori con lei come protagonista, ho cominciato ad apprezzarla molto e anche qui non mi ha delusa per niente.
Anche se la struttura della trama e l'evolversi degli eventi è "qualcosa che già ti aspetti" mi sono piaciute molto le storie di ogni ragazzo della squadra, le emozioni che hanno trasmesso e la complicità tra di loro non ha stancato fino alla fine, rendendo la visione piacevole e mai pesante.
Vista la mia età, questi drama sono un po' fuori dalla mia scelta principale ma ogni tanto mi piace far finta di essere ancora una ragazzina per staccare ogni tanto dalla mia quotidianità e "Road to Success" mi è piaciuto molto anche per questo.
Buona visione 😉


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Dettagli

  • Titolo: Xia Lu
  • Genere: Drama
  • Format: Standard Series
  • Paese: Cina
  • Episodi: 32
  • Andato in Onda: lug 5, 2026 - lug 19, 2026
  • Andato in Onda On: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica
  • Rete Originale: iQiyi
  • Durata: 45 min.
  • Classificazione dei Contenuti: 13+ - Dai 13 anni in su

Statistiche

  • Puteggio: 8.3 (votato da 6,196 utenti)
  • Classificato: #1324
  • Popolarità: #1559
  • Visto da: 17,730

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