'My Royal Nemesis' achieves new personal best, 'Reborn Rookie' off to a strong start Kang Yong Ho è il presidente del Gruppo Choiseong, una delle principali multinazionali della Corea del Sud. Ha costruito l'azienda da solo ed è ora conosciuto come il "Dio degli Affari". Un giorno, però, è vittima di un incidente inaspettato: si scontra con un giovane di nome Hwang Jun Hyeon, un calciatore che si è appena unito all'FC Choiseong, squadra della League One. A causa dell'incidente, l'anima del presidente Kang Yong Ho viene scambiata con quella del calciatore Hwang Jun Hyeon. Con l'anima del presidente Kang Yong Ho nel corpo di Hwang Jun Hyeon, si candida per un posto da nuovo dipendente del Gruppo Choiseong. Inizia così un viaggio imprevedibile, con la sua anima di brillante uomo d'affari e il giovane corpo di Hwang Jun Hyeon. (Fonte: Inglese = AsianWiki || Traduzione = kisskh) Modifica la Traduzione
- Italiano
- Arabic
- Українська
- Русский
- Titolo Originale: 신입사원 강회장
- Conosciuto Anche Come: New Employee Chairman Kang , Sinibsawon Ganghoejang , Suddenly Intern
- Sceneggiatore: Kim Soon Ok, Hyun Ji Min
- Regista: Go Hye Jin
- Generi: Mistero, Affari, Commedia, Fantasy
Cast & Ringraziamenti
- JunKang Yong Ho | Hwang Jun HyeonRuolo Principale
- Son Hyun JooKang Yong HoRuolo Principale
- Lee Joo MyungKang Bang GeulRuolo Principale
- Jeon Hye JinKang Jae GyeongRuolo Principale
- Jin GooKang Jae SeongRuolo Principale
- Yoon Yoo SunCho Seon Hui [Yong Ho's second wife]Ruolo di Supporto
Recensioni
Storia (fantastica) di una seconda chance tra intrighi aziendali, potere e drammi famigliari
Questo drama coreano, conosciuto anche come “Reborn Rookie”, si presenta nell’ormai diffuso nuovo format da dodici episodi e punta a mescolare commedia e drammi famigliari, con l’aggiunta di una buona dose di mistero, giochi di potere e un pizzico di fantasia.Sarò sincera, a fronte di plurime esperienze passate il tag “Body swap” – scambio di corpi – mi rende ormai subito diffidente. Ma qui ad aspettarmi c’era invece una bella sorpresa, già che lo scambio non interessava la solita coppia principale, seguito dai soliti mille cliché che possiamo immaginare. Qui la questione segue le orme di un giovane aspirante calciatore bello e bravo che subisce un’ingiustizia dai vertici di una potente multinazionale, un colosso aziendale nato e cresciuto sotto la guida del capace, duro e intransigente presidente 72enne, Kang Yong Ho. Saranno proprio loro due a scambiarsi, per cui l’anima del giovane finirà confinata nel corpo del presidente Kang, incoscente in quanto in coma, mentre il vero Kang Yong Ho si ritroverà nei panni di Hwang Jun Hyeon e come tale cercherà giustizia in primis per sé stesso e – più avanti – anche per Jun Hyeon.
Lo spettatore si ritrova quindi a seguire le imprese di un presidente Kang che, abbandonato il bastone, si ritrova in un corpo sano e giovane, ma completamente privo di ogni potere. Sarà quindi costretto a ricominciare come semplice impiegato nella sua stessa azienda, osservando i suoi figli gemelli, Kang Jae-sung e Kang Jae-kyung, distruggere tutto ciò che ha costruito con avidità e incompetenza e contrastando le loro mosse grazie al suo bagaglio di esperienza e innegabili capacità. Non è il classico protagonista coraggioso che sfida il pericolo senza pensarci due volte…E’ molto di più. E’ una colonna portante, capace di afferrare i fili e muoverli come il più abile dei burattinai. Il suo obiettivo iniziale è ben chiaro: dare una lezione ai figli e riprendersi la sua azienda. Nel corso del drama, però, il quadro si farà via via più complesso, dal conoscere veramente i suoi figli e capirli – nel bene e nel male – fino a pesare le proprie responsabilità di padre e scoprire di avere ancora molto da imparare anche come uomo. Questa, per me, è la vera genialità della serie: non è la solita storia di vendetta fine a sé stessa, ma un percorso di riscoperta e di umanità.
Detto questo, la forza del drama risiede in gran parte nella straordinaria interpretazione di Lee Jun Young, attore che regala una prova davvero magistrale. E’ incredibile come riesca a incarnare perfettamente un uomo settantenne: la voce roca, lo sguardo severo e giudicante, il modo di muoversi e persino la tipica espressione corrucciata del vecchio presidente. Il tutto, con la consapevolezza di dover sembrare un giovane scaltro ma con un background completamente diverso. Questo recitare un personaggio che a sua volta recita una parte crea un contrasto che funziona e che rende il personaggio magnetico.
Altra scelta vincente è l’aver saputo porre domande profonde senza mai rendere pesante l’intero drama, grazie all’uso bilanciato dei tratti più leggeri di una commedia, capaci di sfiorare la simpatia e l’ilarità. Promuove riflessioni serie e interessanti senza trasformarsi in un mattone, né senza svilirle con un approccio grottesco. La giusta misura, insomma, per risultare sia piacevole da guardare sia interessante da seguire.
E’ dunque attraverso gli occhi del Presidente che osserva la sua azienda dal basso che la serie si interroga sul vero significato di successo e leadership. Cosa rende una persona degna di guidare? L'ambizione e l'astuzia politica, come mostrano i figli, o il giudizio, l'empatia e la capacità di guadagnarsi la fiducia degli altri? È un tema che viene esplorato con intelligenza, mostrando le crepe di un impero costruito su scelte a volte ciniche e su persone trascurate.
Tra i personaggi che ruotano attorno al presidente, notevole è il personaggio di Kang Bang Geul, interpretato da Lee Joo-myung: La figlia minore, tenuta nascosta per anni – mandata all’estero a studiare in realtà per il suo stesso bene – e che ricompare senza farsi riconoscere quale dipendente dell’azienda di famiglia si rivela un personaggio femminile complesso e completo . Non è la classica eroina in pericolo, ma una donna astuta e determinata a dimostrare il proprio valore alla famiglia, in primis al padre, di cui ha sempre sofferto l’assenza. Va da sé che la sua dinamica con il padre - che lei non riconosce nel corpo del giovane impiegato - diviene uno dei punti di forza della narrazione, capace di coinvolgere emotivamente più di molti romance in circolazione. Il Presidente, dal canto suo, si comporta esattamente come un padre premuroso e burbero, con uno sguardo incredibilmente carico di emozioni, che ovviamente la figlia non è in grado di leggere adeguatamente, mentre impara a sua volta a scoprire quella figlia amata da lontano e trasformatasi in una giovane e fiera donna di cui essere – silenziosamente - orgoglioso. Rispetto al loro rapporto ho apprezzato che non ci sia lasciati tentare da facili cliché, inserendo un romance inappropriato e da gestire o facendo capire a Bang Geul – o a uno degli altri famigliari – la propria identità, con riferimenti non voluti ma che casualmente portano l’ignaro di turno a fare due più due, scoprendo così l’arcano.
Un plauso va anche alla schiera dei cattivi, in particolar modo ai gemelli. Se il viscido e subdolo Na – al pari della figlia – rappresenta l’antagonista “classico”, ecco invece che i due aspiranti alla poltrona presidenziale – Kang Jae Seong e Kang Jae Gyeong – si rivelano figure tanto pessime quanto però complesse e multistratificate. Cresciuti da un padre severo, distaccato e perennemente mai soddisfatto del loro operato, sono due gemelli ambiziosi e frustrati disposti a sbranarsi a vicenda per sedersi sulla poltrona presidenziale, dopo aver tolto di mezzo l’ingombrante e irraggiungibile figura paterna. Jae Seong non vanta un acuto intelletto ma, quale figlio maschio, si sente in dovere di non apparire meno abile della sorella, e questo lo porta muoversi come uno sbruffone arrogante ma palesemente incapace. Lei fa venire voglia di prenderla a schiaffi, mossa da un’avida ambizione che la rende disposta a passare sopra tutto e tutti pur di raggiungere l’ambito obiettivo, per lei anche simbolo di rivalsa contro il padre. In questo senso i due attori centrano perfettamente i rispettivi personaggi: Jin Goo porta in scena un Kang Jae Sung che è detestabile ma al tempo stesso tragicomico e, un misto di sfumature di grigio – più tendenti al nero che al bianco – che mi ha ricordato molto anche un altro personaggio da lui interpretato nel drama “The Auditors”. Sulla gemella, interpretata da Jeon Hye Jin, c’è poco da dire: non si riesce proprio a non detestarla e, anche ripercorrendo la sua adolescenza, è ben chiara la sua subdola profondità.
Ho apprezzato la mancanza di una redenzione di massa. Certo il nostro presidente prende via via consapevolezza di come il suo modo di crescere i propri figli li abbia influenzati, per certi versi in modo negativo, ma a fronte delle sue colpe resta comunque la responsabilità delle decisioni del singolo, per cui abbiamo una Bang Geul che nonostante si sia sentita abbandonata ha sempre cercato l’affetto del padre, un Jae Sung debole che, dopo aver sbagliato in tutti i modi possibili, sembra riuscire a venire finalmente a patti con i suoi limiti, accettandoli così come le conseguenze delle proprie azioni e infine Jae Gyeong, che perservera invece sulla strada sbagliata fino alla fine.
Pur riconoscendogli diversi pregi, non è però un prodotto perfetto. E' un drama che riesce a bilanciare bene il thriller aziendale con la commedia d’ufficio, tenendo lo spettatore incollato allo schermo senza momenti morti, ma verso il decimo episodio le mosse e contromosse delle strategie studiate dal nostro apparentemente giovane protagonista diventano un po’ troppo ripetitive, mettendo quasi in stand-by l’avanzamento della trama dal punto di vista delle relazioni umane. Si riprende però bene nel finale, l’ultimo episodio riesce a chiudere in modo sensato tutte le questioni aperte.
INIZIO SPOILER!!!
In chiusura lo scambio che sistema tutto poteva essere gestito un po’ meglio, difficile credere che il vero Hwang Jun Hyeon possa confrontarsi con chi lo circonda senza tradirsi – al di là di un atteggiamento più educato e gentile – rispetto a tutto il pregresso di cui non ricorda assolutamente nulla. Bene la scelta di farne l’allenatore della squadra, e altrettanto bene che il presidente abbia lasciato la carica, atto giusto e doveroso con il quale dimostra di aver davvero imparato qualcosa. Che anche lui orbiti attorno alla squadra di calcio suona un po’ forzato, ma ci sta nell’ottica di richiamare un sodalizio tra i due. Prevedibile anche l’accenno al romance, mentre ho trovato davvero fuori luogo la chiusura degli ultimi minuti, con Hwang Jun Hyeon che si scambia nuovamente con una sconosciuta nella quale si imbatte. Non ha senso, non era necessario, rende il tutto solo spiacevolmente grottesco. Uno scivolone di una manciata di secondi o poco più, ma che lascia un po’ l’amaro in bocca.
FINE SPOILER!!!
In conclusione siamo davanti a un prodotto di intrattenimento sorprendentemente soddisfacente, un drama che parla di seconde possibilità, di come il potere possa isolare e di come, a volte, per capire veramente le persone, sia necessario camminare nei loro panni... o, meglio, nel loro corpo. Decisamente consigliato!
Chaebol Guide for Dummies
Your drama is brought to you by Maserati (long live the rich) and Eggdrop (long live the poor).How should you perceive this drama?
Are you a K-drama expert who’s had enough of increasingly absurd makjangs? Do you dream of a credible storyline, coherent characters, well-built twists, and a hint of romance? Do you hate being treated like an idiot by a drama? Then you’re in the wrong place: run. Run far away! On the other hand, are you just stepping into the world of K-dramas, unfamiliar with its codes and references? Or do logic and consistency simply not matter to you? Are you ready to switch your brain off for twelve hours and accept whatever the script throws at your face? Then yes, this might actually interest you—and even entertain you. Or maybe you’re like me: you know all the mechanisms by heart, but you still take a perverse pleasure in analyzing everything. Deep down, it’s so ridiculous it becomes funny at times. A bit masochistic on the edges, enjoying watching how far a screenwriter can push your tolerance for nonsense? Then sit back comfortably. Here, we don’t just push the envelope—we launch it into orbit. We’re once again aiming for the stars of mediocrity. You start wondering if the script was written by Bozo the Clown.
Kang Yong-ho (Son Hyun-joo) is the powerful chairman and founder of the massive Choiseong conglomerate. He is a ruthless man, obsessed with control and the success of his empire. On the other side, Hwang Jun-hyeon (Lee Jun-young) is a young football prodigy who has just signed his first professional contract with a first-division club owned by the chaebol. Unfortunately, his fate takes a turn the day he is hit by the boss’s Maserati—but he wasn’t the driver. Miraculously surviving, his career is nonetheless over. Seeking justice inside Choiseong’s headquarters, the two men get caught in an improbable accident. When they wake up, the shock is total: Yong-ho’s soul ends up in Jun-hyeon’s body, while Jun-hyeon lies in a coma inside the chairman’s body. Taking advantage of the fact that everyone believes him to be on the brink of death (and unable to rule), and discovering internal conspiracies led by his own twin children to seize his empire, Chairman Kang decides to strike back from the shadows. Armed with his business genius but trapped in a 20-year-old body, he infiltrates his own company by starting from the bottom as a simple intern (rookie).
This story inevitably brings Reborn Rich to mind. Why? Because it’s written by the same author. One might have hoped for a pleasant surprise. The premise—blending corporate thriller with a soul-swap fantasy—offered a compelling dynamic: the forced immersion of a young footballer into the complex, ruthless world of a family conglomerate. The generational clash, financial stakes, and latent succession war formed an ideal launchpad, supported by a fast pace that immediately hooked the viewer. Unfortunately, this well-oiled machine doesn’t last. After the two-thirds mark, the script abandons whatever little rigor it had and collapses into exaggerated twists and heavy-handed makjang devices. My verdict is clear: the story has absolutely no backbone. Another issue is the relationship that develops, reminiscent of a “Marty McFly syndrome” (Back to the Future), since the romance between Jun-hyeon (inhabited by Yong-ho) and the chaebol’s youngest daughter Kang Bang-geul (Lee Joo-myung) is fundamentally impossible—which, of course, makes sense. One last note: the tone constantly swings between light comedy and heavy drama, but without any nuance.
To wrap up its many plotlines, the script chooses the easy way out, relying on artificial shortcuts. The most basic rules of logic—medical, legal, corporate, or even physical—are regularly ignored just to force the story forward. It completely sacrifices credibility for immediate narrative efficiency. Characters are discarded for the sake of twists that pile up in the final third of the drama and make little to no sense. This lack of rigor inevitably affects character psychology, leading to sudden 180-degree turns with no believable transition. Unlike Reborn Rich, which had a structured narrative, Reborn Rookie treats the viewer like an idiot from start to finish. One key point: no one is even remotely shocked that a simple footballer magically possesses the business and financial knowledge of someone with 30 years of experience.
Between forced redemption arcs and constant plot reversals, restraint simply does not exist in this drama—it would almost be considered a sin. I do have to acknowledge that the main actors do their job well, with a special mention to Jeon Hye-jin, a well-established figure who no longer has anything to prove. She is very convincing as the main antagonist (there are several). Son Hyun-joo appears only briefly (at the beginning and end) and mainly serves as moral justification. Lee Jun-young carries the drama with his usual conviction, even though he is not responsible for the nonsense his character is put through. Most situations are neither realistic nor credible. We are constantly dealing with exaggeration and narrative overreach, because in reality, the “rookies” behind this are actually the director/screenwriter duo. The writer has already delivered a string of underwhelming works, despite her reputation boost from The Penthouse, a reference in makjang drama. And you can clearly see the same tricks being reused here, clumsily. There is rhythm, yes, but only because everything is pushed into an escalation of increasingly ridiculous twists. In terms of tropes and clichés, it’s fully maxed out. For newcomers it might work; for me, I’ve had my fill.
So if you also want to learn how to become a chaebol CEO in six months starting from the bottom—and understand why no one will ever question your suddenly acquired “out-of-nowhere” skills—sit down and take notes. I was originally going to give it a 6, since I did enjoy dissecting all the absurd situations you can see coming from a mile away, especially when everything inevitably falls back into place. But the ending is so stupid, lazy, and predictable that I deduct a point. Of course, expect a moral code that pretends to reward resilience, where everyone gets the punishment they deserve… Just kidding. We’re in chaebol land—where conscience is bought like a luxury car. Nothing truly new under the sun of Korean fiction: this drama recycles overused tropes without ever trying to make them coherent. However, it remains a dynamic series that is easy to watch, especially if taken with a sense of irony as a catalogue of narrative absurdities. A flawed work, but one that still fulfills its entertainment purpose… or not.























