This review may contain spoilers
Una storia d’amore e di guarigione
Recensito da: Effe IG:_Dramalia_
Non so se siete pronti per questa rivelazione ma prima o poi doveva accadere: mi sono follemente innamorata di un drama cinese e non me ne vergogno nemmeno un po’.
Sì, proprio io che fatico a sopportare anche solo il suono della lingua, che ho sempre manifestato quanto diverso sia il loro modo di scrivere, recitare e narrare una storia, io che mi lamento perennemente di quanto assurde siano certe scene, di quanto insopportabili siano i parenti, di quanto inutili siano i coprotagonisti e di quanto superfluo sia il perenne “allungamento di brodo” che tanto piace a loro, avvezzi a serie da 40 e passa episodi. Proprio io oggi cambio idea e sono pronta ad ammettere la mia resa. Almeno per quanto riguarda questo c-drama.
E’ doverosa una breve premessa, dedicata soprattutto ai miei simili poco affini alle produzioni cinesi. Questo drama nasce da una costola del nominatissimo e amatissimo “Hidden love”, infatti in “The First Frost” viene sviscerata la storia del fratello della protagonista di “Hidden Love”. E’ necessario recuperare il drama originale dunque per comprendere questo? No, per due motivi: il primo è che in nessuno dei due drama viene in qualche modo affrontata la storia dell’altro, sono due narrazioni sostanzialmente parallele, l’unica cosa che condividono è la parentela tra i due protagonisti; il secondo motivo è che nemmeno gli attori sono gli stessi, sia in “Hidden Love” che in “The First Frost” coloro i quali danno il volto ai fratelli Sang e non solo, cambiano. Quindi la connessione tra i due drama rimane più che altro una mera curiosità. Anche la tipologia narrativa stessa in realtà differisce tra i due, “Hidden Love” infatti è un drama prevalentemente adolescenziale e post-adolescenziale, mentre “The First Frost” è decisamente più adulto, sebbene conservi al suo interno dei flashback dell’era scolastica essenziali per comprendere meglio la storia della protagonista femminile. Sono comunque dei momenti minimi, con un minutaggio ridotto e rilegati generalmente all’inizio di ogni episodio, quindi rimane un drama assolutamente più attinente alla sfera adulta. E questo, se posso, è davvero un gran vantaggio.
Wen Yifan, interpretata da una strepitosa Zhang Ruonan, è una giovane donna che tenta costantemente di sopravvivere ad un passato di abusi e molestie che sono nati e si sono sviluppati all’interno di un contesto familiare che definire disfunzionale è un complimento. Yifan è una ragazza delicata, silenziosa, introversa che porta sulle spalle il peso di un’esistenza dura fatta di ricordi strazianti e ferite dolorose. La sua storia è davvero complessa, scopriamo infatti che alla morte dell’amato padre, la madre, pronta a rifarsi una vita, per non contraddire la figlia del nuovo compagno che detestava Yifan, decise di lasciare la ragazza prima con l’anziana nonna e poi con la zia. La nonna però si ammalò presto e Yifan venne raccattata dagli zii che iniziarono a maltrattarla costringendola a dormire in uno sgabuzzino tra scaffali e cartoni con solo un materasso per terra. Ma questi abusi sono solo una goccia nel mare, quando il fratello della zia si trasferì con loro, iniziarono le vere molestie che Yifan dovette sopportare. Il tutto culminato in un vero e proprio tentativo di violenza sessuale al quale lei riuscì a fuggire lanciandosi con l’uomo dal secondo piano, cosa che le costò una caviglia e il sogno di diventare una ballerina. Emblematico è il flashback in cui lei, ferita e terrorizzata davanti alla polizia accorsa sul luogo dell’incidente, si ritrova la madre di fronte, totalmente disinteressata a ciò che le è accaduto ma focalizzata solo sul non far aspettare troppo il compagno in auto, il tutto mentre la zia le chiede di ritirare la denuncia tentando di farle pensare che l’abominevole comportamente dello zio fosse stato solo travisato. Una scena aberrante, atroce, orribile che però porta Yifan fuori da quella casa, in custodia ad una famiglia fino all’ingresso nell’università della città di Yihe, scelta come luogo di fuga così da mettere più spazio possibile tra lei e la sua famiglia. Nel presente la narrazione parte proprio dalla città di Yihe dove, dopo la laurea, lavora in un giornale fino allo scoppiare di uno scandalo che la coinvolge. Il capo del giornale dove lei lavora infatti tenta degli approcci fisici nei suoi confronti e le voci su una loro presunta relazione si diffondono nell’ufficio sino a giungere alle orecchie della moglie dell’uomo che, in maniera totalmente insensata, l’addita come una traditrice e le mette le mani addosso. Questo episodio la porta ad abbandonare il lavoro per tornare nella sua città d’origine dove inizia a lavorare per un altro giornale della zona come reporter. A corto di denaro, si trasferisce quindi in una stanza sudicia all’interno di un appartamento che cade a pezzi, luogo che condivide con altre persone con le quali cerca di limitare al minimo le interazioni, traumatizzata da qualunque contatto con qualsiasi essere umano. Un giorno, dopo il lavoro, si reca con un’amica in un locale molto di moda dove incontra per la prima volta dopo anni Sang Yan, il suo primo amore dai tempi del liceo, lo stesso che all’improvviso, decisa a fuggire a Yihe dopo il tentativo di violenza da parte dello zio, aveva abbandonato malamente spezzando il cuore di entrambi, senza chiaramente mai rivelare quanto accaduto realmente. I due si ritrovano e sebbene all’inizio fingano entrambi di non riconoscersi, in verità per entrambi è un vero colpo al cuore. Riallacciare i rapporti dopo anni e dopo aver sofferto così tanto non è semplice, ma Sang Yan, da vera green flag quale è, si predispone subito ad un riavvicinamento con la ragazza. Yifan intanto, siccome sembra che la vita non sia ancora stufa di farla soffrire, subisce un nuovo tentativo di violenza da parte di uno dei suoi coinquilini, a cui, grazie all’intervento tempestivo di Sang Yan, riesce a scappare. Questo fatto però porta il ragazzo a vedere con i suoi occhi per la prima volta le condizioni di vita disastrose in cui verte la ragazza e, complice un incendio che investe il suo appartamento, finisce per un caso del destino a vivere con lei in un altro appartamento dove si ritrovano inconsapevolmente coinquilini. Yifan, dopo un momento di rifiuto iniziale, si abitua alla presenza in casa di San Yan e il loro rapporto si ricostruisce, iniziando nel contempo anche a curare ferite che il giovane scopre man mano nella ragazza. Il suo passato disastroso ha lasciato in lei degli strascichi enormi, come ad esempio il sonnambulismo. Yifan ogni volta che affronta un momento difficile durante la giornata, la notte poi si ritrova in preda a questo disturbo mentre vaga per la casa in modo sconclusionato, urtando oggetti e mobili con il rischio di ferirsi. Sang Yan quindi inizia a prendersi seriamente cura di lei, dall'accollarsi la maggior parte delle spese a riempire la casa di paraspigoli, mentre imperterrito scava nel suo passato alla ricerca di quella verità così dolorosa per la ragazza. Diventa quindi col tempo un vero e proprio punto di sostegno che lei, soprattutto nei momenti inconsci, inizia a cercare costantemente. Tenerissimi sono i momenti in cui Yifan, vagando per casa puntualmente in lacrime durante gli attacchi di sonnambulismo, raggiunge il letto di Sang Yan dove si accoccola e addormenta serenamente, abbandonandosi a quella sensazione di protezione che tutti avrebbero il diritto di conoscere nella propria vita. Sang Yan è un vero e proprio porto sicuro per lei, un punto fermo, un’ancora e un salvagente, uno scudo e una spada allo stesso tempo. E’ la sua forza, la sua armatura e il suo coraggio.
La bellezza di “The First Frost” è che affronta sostanzialmente una storia d’amore e di guarigione, e lo fa con un tono delicato, profondo e intenso che per un c-drama è qualcosa di davvero inusuale. La narrazione è totalmente immersiva, così come la recitazione degli attori. La loro introspezione è sublime, la bravura di Zhang Ruonan nel diversificare in maniera sottile ma chiara i momenti di sonnambulismo e di normalità è encomiabile. Le sue lacrime, la sua espressività, la sua dolcezza, la fragilità che riesce ad esprimere sono un viaggio meraviglioso che questa attrice ci dona. Bai Jingting non è da meno nella sua interpretazione di un Sang Yan totalmente green. Un uomo protettivo, paziente, deciso, accogliente, accudente, una vera cura per un animo dilaniato e un cuore spezzato. La loro storia è costituita da un’evoluzione lenta, molto introspettiva, fatta spesso di silenzi, sguardi, lacrime e gesti. Azioni che urlano più di mille parole tutte insieme. Questo drama mi ha profondamente colpito e catturato, mi ha sorpreso dall’inizio alla fine e mi ha tenuta letteralmente incollata allo schermo mentre ogni cosa, ogni fatto veniva sviscerato e raccontato. In questo caso la tipica calma dei cinesi, con i loro tanti episodi, è stata un enorme vantaggio. Non ho percepito un solo attimo di noia o di insoddisfazione, tutti i tasselli di un puzzle che sembrava completamente rovinato, alla fine sono tornati al loro posto e le ferite, seppur cicatrizzate, sono guarite davanti ai miei occhi che si sono riempiti dei personaggi e delle loro storie. Ottima anche la gestione delle figure secondarie che non sono state utilizzate come tappabuchi, ma bensì hanno semplicemente accompagnato la narrazione arricchendola. Una critica però ce l’ho, e verte sulla parte che racconta la permanenza di Yifan a Hong Kong in un momento in cui lei, braccata nuovamente dallo zio, per salvare Sang Yan decide di scappare. Ecco, tutto il passaggio in cui loro si cercano senza trovarsi non dico che l’avrei evitato ma avrei semplicemente fatto sì che Sang Yan riuscisse a scovarla da solo alla fine. Il fatto che a trovarla siano gli amici e che lei in un baleno, dopo mesi di silenzio assoluto, contatti Sang Yan e lo faccia andare da lei, è stato un po’ insensato. Una forzatura in una trama perfetta che ha stonato lievemente e che si sarebbe potuta serenamente evitare. Per il resto, questo è un drama che va assolutamente visto e che vi consiglio sia se siete amanti dei c-drama ma soprattutto se non lo siete affatto, perchè con questo titolo rimetterete in gioco molte certezze.
Non so se siete pronti per questa rivelazione ma prima o poi doveva accadere: mi sono follemente innamorata di un drama cinese e non me ne vergogno nemmeno un po’.
Sì, proprio io che fatico a sopportare anche solo il suono della lingua, che ho sempre manifestato quanto diverso sia il loro modo di scrivere, recitare e narrare una storia, io che mi lamento perennemente di quanto assurde siano certe scene, di quanto insopportabili siano i parenti, di quanto inutili siano i coprotagonisti e di quanto superfluo sia il perenne “allungamento di brodo” che tanto piace a loro, avvezzi a serie da 40 e passa episodi. Proprio io oggi cambio idea e sono pronta ad ammettere la mia resa. Almeno per quanto riguarda questo c-drama.
E’ doverosa una breve premessa, dedicata soprattutto ai miei simili poco affini alle produzioni cinesi. Questo drama nasce da una costola del nominatissimo e amatissimo “Hidden love”, infatti in “The First Frost” viene sviscerata la storia del fratello della protagonista di “Hidden Love”. E’ necessario recuperare il drama originale dunque per comprendere questo? No, per due motivi: il primo è che in nessuno dei due drama viene in qualche modo affrontata la storia dell’altro, sono due narrazioni sostanzialmente parallele, l’unica cosa che condividono è la parentela tra i due protagonisti; il secondo motivo è che nemmeno gli attori sono gli stessi, sia in “Hidden Love” che in “The First Frost” coloro i quali danno il volto ai fratelli Sang e non solo, cambiano. Quindi la connessione tra i due drama rimane più che altro una mera curiosità. Anche la tipologia narrativa stessa in realtà differisce tra i due, “Hidden Love” infatti è un drama prevalentemente adolescenziale e post-adolescenziale, mentre “The First Frost” è decisamente più adulto, sebbene conservi al suo interno dei flashback dell’era scolastica essenziali per comprendere meglio la storia della protagonista femminile. Sono comunque dei momenti minimi, con un minutaggio ridotto e rilegati generalmente all’inizio di ogni episodio, quindi rimane un drama assolutamente più attinente alla sfera adulta. E questo, se posso, è davvero un gran vantaggio.
Wen Yifan, interpretata da una strepitosa Zhang Ruonan, è una giovane donna che tenta costantemente di sopravvivere ad un passato di abusi e molestie che sono nati e si sono sviluppati all’interno di un contesto familiare che definire disfunzionale è un complimento. Yifan è una ragazza delicata, silenziosa, introversa che porta sulle spalle il peso di un’esistenza dura fatta di ricordi strazianti e ferite dolorose. La sua storia è davvero complessa, scopriamo infatti che alla morte dell’amato padre, la madre, pronta a rifarsi una vita, per non contraddire la figlia del nuovo compagno che detestava Yifan, decise di lasciare la ragazza prima con l’anziana nonna e poi con la zia. La nonna però si ammalò presto e Yifan venne raccattata dagli zii che iniziarono a maltrattarla costringendola a dormire in uno sgabuzzino tra scaffali e cartoni con solo un materasso per terra. Ma questi abusi sono solo una goccia nel mare, quando il fratello della zia si trasferì con loro, iniziarono le vere molestie che Yifan dovette sopportare. Il tutto culminato in un vero e proprio tentativo di violenza sessuale al quale lei riuscì a fuggire lanciandosi con l’uomo dal secondo piano, cosa che le costò una caviglia e il sogno di diventare una ballerina. Emblematico è il flashback in cui lei, ferita e terrorizzata davanti alla polizia accorsa sul luogo dell’incidente, si ritrova la madre di fronte, totalmente disinteressata a ciò che le è accaduto ma focalizzata solo sul non far aspettare troppo il compagno in auto, il tutto mentre la zia le chiede di ritirare la denuncia tentando di farle pensare che l’abominevole comportamente dello zio fosse stato solo travisato. Una scena aberrante, atroce, orribile che però porta Yifan fuori da quella casa, in custodia ad una famiglia fino all’ingresso nell’università della città di Yihe, scelta come luogo di fuga così da mettere più spazio possibile tra lei e la sua famiglia. Nel presente la narrazione parte proprio dalla città di Yihe dove, dopo la laurea, lavora in un giornale fino allo scoppiare di uno scandalo che la coinvolge. Il capo del giornale dove lei lavora infatti tenta degli approcci fisici nei suoi confronti e le voci su una loro presunta relazione si diffondono nell’ufficio sino a giungere alle orecchie della moglie dell’uomo che, in maniera totalmente insensata, l’addita come una traditrice e le mette le mani addosso. Questo episodio la porta ad abbandonare il lavoro per tornare nella sua città d’origine dove inizia a lavorare per un altro giornale della zona come reporter. A corto di denaro, si trasferisce quindi in una stanza sudicia all’interno di un appartamento che cade a pezzi, luogo che condivide con altre persone con le quali cerca di limitare al minimo le interazioni, traumatizzata da qualunque contatto con qualsiasi essere umano. Un giorno, dopo il lavoro, si reca con un’amica in un locale molto di moda dove incontra per la prima volta dopo anni Sang Yan, il suo primo amore dai tempi del liceo, lo stesso che all’improvviso, decisa a fuggire a Yihe dopo il tentativo di violenza da parte dello zio, aveva abbandonato malamente spezzando il cuore di entrambi, senza chiaramente mai rivelare quanto accaduto realmente. I due si ritrovano e sebbene all’inizio fingano entrambi di non riconoscersi, in verità per entrambi è un vero colpo al cuore. Riallacciare i rapporti dopo anni e dopo aver sofferto così tanto non è semplice, ma Sang Yan, da vera green flag quale è, si predispone subito ad un riavvicinamento con la ragazza. Yifan intanto, siccome sembra che la vita non sia ancora stufa di farla soffrire, subisce un nuovo tentativo di violenza da parte di uno dei suoi coinquilini, a cui, grazie all’intervento tempestivo di Sang Yan, riesce a scappare. Questo fatto però porta il ragazzo a vedere con i suoi occhi per la prima volta le condizioni di vita disastrose in cui verte la ragazza e, complice un incendio che investe il suo appartamento, finisce per un caso del destino a vivere con lei in un altro appartamento dove si ritrovano inconsapevolmente coinquilini. Yifan, dopo un momento di rifiuto iniziale, si abitua alla presenza in casa di San Yan e il loro rapporto si ricostruisce, iniziando nel contempo anche a curare ferite che il giovane scopre man mano nella ragazza. Il suo passato disastroso ha lasciato in lei degli strascichi enormi, come ad esempio il sonnambulismo. Yifan ogni volta che affronta un momento difficile durante la giornata, la notte poi si ritrova in preda a questo disturbo mentre vaga per la casa in modo sconclusionato, urtando oggetti e mobili con il rischio di ferirsi. Sang Yan quindi inizia a prendersi seriamente cura di lei, dall'accollarsi la maggior parte delle spese a riempire la casa di paraspigoli, mentre imperterrito scava nel suo passato alla ricerca di quella verità così dolorosa per la ragazza. Diventa quindi col tempo un vero e proprio punto di sostegno che lei, soprattutto nei momenti inconsci, inizia a cercare costantemente. Tenerissimi sono i momenti in cui Yifan, vagando per casa puntualmente in lacrime durante gli attacchi di sonnambulismo, raggiunge il letto di Sang Yan dove si accoccola e addormenta serenamente, abbandonandosi a quella sensazione di protezione che tutti avrebbero il diritto di conoscere nella propria vita. Sang Yan è un vero e proprio porto sicuro per lei, un punto fermo, un’ancora e un salvagente, uno scudo e una spada allo stesso tempo. E’ la sua forza, la sua armatura e il suo coraggio.
La bellezza di “The First Frost” è che affronta sostanzialmente una storia d’amore e di guarigione, e lo fa con un tono delicato, profondo e intenso che per un c-drama è qualcosa di davvero inusuale. La narrazione è totalmente immersiva, così come la recitazione degli attori. La loro introspezione è sublime, la bravura di Zhang Ruonan nel diversificare in maniera sottile ma chiara i momenti di sonnambulismo e di normalità è encomiabile. Le sue lacrime, la sua espressività, la sua dolcezza, la fragilità che riesce ad esprimere sono un viaggio meraviglioso che questa attrice ci dona. Bai Jingting non è da meno nella sua interpretazione di un Sang Yan totalmente green. Un uomo protettivo, paziente, deciso, accogliente, accudente, una vera cura per un animo dilaniato e un cuore spezzato. La loro storia è costituita da un’evoluzione lenta, molto introspettiva, fatta spesso di silenzi, sguardi, lacrime e gesti. Azioni che urlano più di mille parole tutte insieme. Questo drama mi ha profondamente colpito e catturato, mi ha sorpreso dall’inizio alla fine e mi ha tenuta letteralmente incollata allo schermo mentre ogni cosa, ogni fatto veniva sviscerato e raccontato. In questo caso la tipica calma dei cinesi, con i loro tanti episodi, è stata un enorme vantaggio. Non ho percepito un solo attimo di noia o di insoddisfazione, tutti i tasselli di un puzzle che sembrava completamente rovinato, alla fine sono tornati al loro posto e le ferite, seppur cicatrizzate, sono guarite davanti ai miei occhi che si sono riempiti dei personaggi e delle loro storie. Ottima anche la gestione delle figure secondarie che non sono state utilizzate come tappabuchi, ma bensì hanno semplicemente accompagnato la narrazione arricchendola. Una critica però ce l’ho, e verte sulla parte che racconta la permanenza di Yifan a Hong Kong in un momento in cui lei, braccata nuovamente dallo zio, per salvare Sang Yan decide di scappare. Ecco, tutto il passaggio in cui loro si cercano senza trovarsi non dico che l’avrei evitato ma avrei semplicemente fatto sì che Sang Yan riuscisse a scovarla da solo alla fine. Il fatto che a trovarla siano gli amici e che lei in un baleno, dopo mesi di silenzio assoluto, contatti Sang Yan e lo faccia andare da lei, è stato un po’ insensato. Una forzatura in una trama perfetta che ha stonato lievemente e che si sarebbe potuta serenamente evitare. Per il resto, questo è un drama che va assolutamente visto e che vi consiglio sia se siete amanti dei c-drama ma soprattutto se non lo siete affatto, perchè con questo titolo rimetterete in gioco molte certezze.
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