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Mr Canotta è tornato!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Ed eccoci qui, signori e signore, con il nuovo capolavoro targato Dai Gao Zheng, conosciuto anche come il “cavallerizzo manzo”, il “limonatore imbizzarrito” o “Mister Canotta”.
Ebbene, il nostro eroe ci ha deluso oppure siamo di fronte al terzo drama più trash della storia? Lo stallone cinese per eccellenza non potrà mai deluderci e dunque, per la terza volta accanto a Chen Fang Tong come coprotagonista, ci porta in un racconto così trash che non riuscirete a non rimanere completamente soggiogati di fronte a tutti quei muscoli bagnati e appiccicaticci che sbatacchiano lei di qua e di là, mollano cazzotti ai cattivoni e sfilano grondanti di sudore di fronte ai nostri non più innocenti occhi.
He Yu Chen (lo stallone imbizzarrito) è un ex pugile professionista caduto in disgrazia a causa di incontri truccati nei quali viene abilmente incastrato dal fratello della protagonista. Lei è Bu Yan, un’ereditiera scacciata dalla famiglia perché rimasta incinta sei anni prima del nostro manzissimo Yu Chen, aka sperminator, che in un colpo solo, durante una notte di folle passione, è andato a segno per ben due volte, le quali portano i nomi dei gemelli Xiang Xiang e Sheng Sheng, un maschietto e una femminuccia. Il piccolo però nasce con una leucemia mieloide cronica e necessita urgentemente di un trapianto di midollo. Cosa fa la nostra scaltra eroina? Riappare di fronte al bel Yu Chen dopo sei anni di sparizione e lo convince a firmare un finto contratto di matrimonio che prevede una clausola: 10 milioni in palio per lui se riesce a ingravidarla un’altra volta. Io 10 milioni non li ho, ma posso farle 10 minuti di applausi perché, francamente, con il limonatore imbizzarrito figlierei pure io. Ma lei è un pizzico più pura di me (mica tanto eh…) e vuole farsi ingravidare per poter curare il figlio con il cordone ombelicale del terzo pargolo. Chiaramente però non può figliare con gente a caso ma deve farlo col padre naturale dei gemelli (un vero sacrificio…chissà che dispiacere per lei farsi rivoltare come un calzino da uno come lui, si percepisce proprio la sua disperaahahahahh. Basta, la smetto.). Qui iniziano una serie di tentativi di seduzione che va bè, trash del trash. Ma se vi dicessi che mi è dispiaciuto vedere lui sballottolarla a destra e a sinistra e finire pure per darsi da fare sul serio, mentirei spudoratamente, e a me mentire proprio non piace. Il nostro Yu Chen, tamarro come non mai, con tanto di catenozza al collo, canotta e jeans skinny strappati, quindi accetta e firma il contrattino. I due vanno a convivere e ovviamente iniziano i guai. Da una parte il villaggio che non sopporta la riccona ereditiera che si è accaparrata il manzo, al centro l’oca innamorata di lui che fa di tutto per far finire male la nostra protagonista ninfomane, e dall’altro lato la famiglia proprio di Bu Yan che si conferma essere un tantino disfunzionale. Il padre infatti è il responsabile della morte di quello di Yu Chen, il fratello è colui che ha incastrato il limonatore negli incontri di boxe clandestini mentre l’ex di Bu Yan riappare come ciliegina sulla torta deciso a farsi perdonare di punto in bianco. Come farà mai il nostro scapolone tornato alla ribalta dopo anni a far cambiare idea a Bu Yan sugli addominali di Yu Chen? Corteggiandola? Ma certo che no! La rapisce, la ricatta, le avvelena il padre, mente sulla gravidanza, la molesta…insomma, una strategia perfetta che chiaramente, confrontata con lo stallone cinese, Re indiscusso delle spremute d’agrumi, perennemente in canotta e con i muscoli in vista, fallisce miseramente. C’è da stupirsi? Ma assolutamente no. In tutto ciò ovviamente c’è anche questo bambino bisognoso del trapianto di midollo. Secondo voi Yu Chen quanto ci mette ad accorgersi di essere il vero padre dei gemelli? Non se ne accorge, bravi. Non importa quante volte lui pensi al fatto che i gemelli siano nati esattamente dopo la notte di passione con Bu Yan avvenuta 6 anni prima, non importa nemmeno quante volte ragioni inutilmente sull’assurda richiesta di lei che riappare all’improvviso pretendendo di essere montata come un mobile dell’ikea proprio da lui e solo da lui. Insomma, non c’è niente da fare, non ci arriva finché non glielo urlano all’alba della 29esima puntata su un totale di 30. Che poi anche qui, io forse al suo posto un pochino mi sarei risentita, insomma, appari dal nulla, mi tratti come fossi il tuo inseminatore personale, non potevi semplicemente dirmi prima che ero padre e che mio figlio era pure malato? Nonostante ciò, lui integerrimo non si arrabbia ma anzi si scusa ripetutamente con lei. E bom. Noi comunque muti perchè lo fa con una maglietta di rete trasparente e francamente va bene tutto, la trama, il pathos eccetera ma la verità è che la consapevolezza di poterci grattugiare il parmigiano su quegli addominali prevale su qualsiasi altra ragione. Il bambino ad ogni modo si salva grazie ad un donatore non meglio identificato che improvvisamente appare e il terzo pargolo non serve più. Ma siamo certi che lo sforneranno a breve perché sperminator chiaramente non perdona e Bu Yan nell’ultima inquadratura sulla barca è palesemente pronta a diventare il nuovo sponsor Ikea. Quindi niente, 8 anche a questo tripudio di trash senza senso alcuno a cui normalmente avrei dato un 2 perchè sì, se c’è Dai Gao Zheng io me ne frego, come Achille Lauro. Me ne frego della trama assurda, della recitazione inesistente di ogni singolo attore sul set, delle insensate scene di lui che lancia lei praticamente ovunque (la donna più strattonata dell’universo), dei lampadari bassi a cui costantemente qualcuno va addosso, me ne frego anche della durata degli episodi (15 minuti circa di cui 5 almeno sono occupati da titoli di testa e coda), me ne frego degli outfit di lei che veste solo con centrini, merletti, scarpe con la zeppa anni 90, bigiotteria delle peggiori gioiellerie di Caracas e gonne fino alla caviglia inguardabili abbinate ad altrettanto inguardabili golfini color pastello. Insomma me ne frego di tutto e voto solo gli addominali del mio stallone e i limoni di Sicilia belli spremuti in una giornata di caldo torrido…Antò, fa caldooooo!
Sono di parte? Sì. Me ne importa qualcosa? Ovviamente NO.
Guardatelo, discepoli del manzismo. Non ve ne pentirete.
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Drama adolescenziale che parla di tematiche molto attuali
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Seino Sakura viene da una famiglia molto severa e mentalmente chiusa quando si parla di relazioni, sesso e quant’altro. Sua madre è il tipo di persona con cui non si può parlare e lei è cresciuta in un clima di repressione e disinformazioni tali da non avere quasi idea delle basi della sessualità. Purtroppo per lei il suo fidanzato, Ryusei, è il tipo che invece non vede l’ora di arrivare al dunque e quindi la invita a casa sua per fare sesso. Totalmente impreparata sull’argomento, Sakura chiede aiuto alle sue due migliori amiche: Tsumugi, una seria ragazzina inquadrata, senza alcun interesse per le relazioni, e Yuna, libertina e spensierata con alle spalle già cinque amanti. Le due, che in realtà non sono affatto esperte, la incoraggiano ad andare fino in fondo, ma quando si trova al dunque, nervosa e spaventata, scappa via di corsa. Scopre così che il simpaticissimo Ryusei non è altro che un manigoldo della peggior specie, che non solo ha raccontato a tutti che si è depilata le zone intime, ma che ha scommesso con gli amici di riuscire a portarsela a letto entro un mese. Sconvolta e amareggiata, Sakura si rifugia nel laboratorio di biologia, dove incontra Asahi Yu, un ragazzo strano, aperto di mente e assolutamente impossibile da mettere a disagio. Tra i due si instaura subito un bel rapporto e presto l’amicizia si trasforma in amore. Viene dunque fuori che Yu è pansessuale e che prima non ha mai amato una ragazza. Si apre così per Sakura un mondo nuovo, totalmente sconosciuto con cui fare i conti. Attraverso di lei e le sue due amiche ci avventuriamo nella sessualità e in tutte le sue sfumature. Passiamo attraverso l’asessualità, problemi di erezioni, verginità, malattie sessuali, gravidanza tra adolescenti, masturbazione, genitori bigotti e chi più ne ha più ne metta. Le tre ragazze si immergono lentamente nelle acque agitate della loro adolescenza, scoprendo più su loro stesse e sui loro amici e affrontando problemi quotidiani che permettono loro di ampliare orizzonti assai ristretti. Si destreggiano attraverso la scoperta non solo della sessualità, ma anche di come approcciarsi col prossimo, di come il sistema condanni gli adolescenti che fanno sesso, ma non li prepari ad affrontarlo. Ci sono temi caldi, in particolare quando Yu confessa di essere pansessuale e viene bullizzato dagli altri, perchè ha avuto rapporti con altri uomini. Oppure quando una ragazzina con un futuro brillante, per l’errore di una volta, finisce incinta a dover abbandonare la scuola che la rifiuta totalmente. Il tutto è condito di risate e di momenti commoventi davvero ben strutturati. Ogni puntata affronta un tema diverso, ma sono tutte collegate, sfociando nell’ultima in cui si vede veramente quanto Sakura sia cresciuta e sia finalmente pronta a fare sesso consapevolmente, affrontando sua madre a testa alta. Ho trovato meraviglioso specialmente il personaggio di Yu, un ragazzo goffo che sembra vivere nel laboratorio di biologia, interessato a tutto e assolutamente stoico nei suoi atteggiamenti. E’ non solo aperto di mente, ma sempre pronto ad aiutare il prossimo, generoso, comprensivo e delicato nei suoi atteggiamenti, insomma un vero gentiluomo. Ho apprezzato anche il modo in cui affrontano tutte queste tematiche, senza scadere nel banale, nel troppo stucchevole politically correct, o nella volgarità. Infatti, anche quando si parla della disinibita Yuna, con i suoi amanti e le malattie sessuali, non si ha mai l’impressione del troppo, dell’esagerazione o della caricatura. Anzi è tutto affrontato coi guanti bianchi e con parole chiare, quasi come se fosse una sorta di drama per insegnare qualcosa ai ragazzini di oggi. Il che non sarebbe male come pensata, se non che in realtà è tratto da un manga. E’ anche interessante il personaggio della professoressa di biologia che aiuta i ragazzi nella loro crescita, mettendosi sempre a disposizione e anzi, difendendoli a spada tratta nel momento del bisogno. E’ lei che alla fine fa comprendere l’importanza dell’educazione sessuale e di parlare chiaramente di problemi impossibili da affrontare in famiglia. Essendo un drama adolescenziale non ci sono scene spinte ed è tutto lasciato piuttosto all’immaginazione, benché si parli apertamente anche di masturbazione genitoriale. Nel complesso l’ho trovato interessante e scorrevole, anche se magari sarebbe stato meglio prendere attori con un minimo di chimica l’uno con l’altro, ma dopotutto non posso chiedere troppo.
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Un Live Action senza sconti!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Questo è un drama molto particolare, infatti come tanti è la trasposizione televisiva di un webtoon ma, a differenza degli altri, ha la classica forma di un live action in piena regola che riprende e ripropone in toto le azioni che vengono descritte nell’opera originaria, senza sconti. Quindi abbiamo calci volanti che fanno arretrare l’avversario di qualche metro, pugni che sfondano muri, salti dal quarto piano con atterraggi incolumi, botte a non finire con qualche ferita e nessun morto. Non è quindi un genere che ricerca un qualche realismo ma piuttosto una fedele attinenza con il webtoon da cui deriva, e in questo devo dire che “Study Group” riesce benissimo. La storia gira attorno a Yoon Ga-min, un bel ragazzo (interpretato da un azzeccatissimo Hwang Min-yun) che ha tutto l’aspetto di essere il classico topo da biblioteca, il saccentone primo della classe che prende appunti ininterrottamente e sembra l’unico ad essere davvero interessato alle lezioni. Il tipo che ha un futuro ben delineato davanti a sé, con obiettivi di carriera chiari e un percorso già prestabilito. Un medico, forse un avvocato o magari un futuro professore…peccato che Ga-min in realtà sia l’esatto opposto di tutto questo. Con i suoi occhiali dalla montatura nera spessa è realmente l’unico che in classe ascolta e segue le lezioni, studia dalla mattina alla sera, ed è il re delle ripetizioni che prende sin dalle elementari. Il suo impegno è encomiabile, quasi ossessivo, ma i suoi risultati sono pessimi. E quando dico pessimi, intendo davvero pessimi. Ga-min infatti, nonostante l’impegno, è sempre e costantemente da tutta la vita l’ultimo della scuola. Non si capisce il perché, ma è chiaro che studiare non faccia proprio per lui, peccato che il suo unico sogno nel cassetto sia proprio quello di andare al college. Per quel sogno lui lotta ogni giorno, purtroppo senza alcun successo. Ma se nella parte teorica è davvero un caso disperato, la cosa cambia sul piano fisico. Ga-min infatti, allenato da piccolo dallo zio, è un maestro nelle arti marziali. Possiede una resistenza fisica assurda, la sua forza è esagerata e la sua tecnica è assolutamente impareggiabile, questo grazie anche alle mosse proibite che lo zio gli ha insegnato e che, appunto, gli ha proibito di riprodurre in quanto, se eseguite da lui, risultano mortali. Un vero mostro da combattimento che potrebbe tranquillamente sfondare nell’ambito atletico, ma che però preferisce studiare. Ga-min è la rappresentazione vera e propria della tenacia e della resilienza nell’inseguire un obiettivo nella vita, anche se questo sembra essere assolutamente irraggiungibile. E’ un ragazzo che non molla mai, un vero testardo, un combattente fuori dal ring che è disposto a perseguire il suo sogno con ogni mezzo (lecito) gli venga in mente. E uno di questi mezzi è proprio quello di diplomarsi nel peggiore istituto dell’intera Corea, un Liceo Tecnico dove spera di avere più chance di raggiungere nella classifica degli studenti una posizione sufficiente a garantirgli l’accesso all’università. Peccato che presso quella scuola l’unica lista che conti davvero sia quella degli incontri di lotta, una vera e propria gerarchia di studenti lottatori suddivisa anno per anno. Questo Liceo Tecnico sostanzialmente è la rappresentazione Coreana di Quarto Oggiaro o anche della Stazione Centrale di Milano post tramonto, chi è della zona capirà cosa intendo. Tra i suoi corridoi pieni di graffiti e bidoni per cicche di sigarette, si aggirano orde di bulli con l’unico obiettivo nella vita di classificarsi bene nella lista dei combattenti per essere assoldati da una sorta di gang sovvenzionata da un chaebol che va in giro a dettare legge usando minorenni come criminali, così che la giustizia non possa punirli come farebbe con degli adulti. Un piano ingegnoso che vede questi ragazzi, con alle spalle situazioni familiari disastrose, che per il denaro finiscono per assumersi la responsabilità di qualsiasi tipo di crimine rovinandosi più o meno inconsapevolmente la vita. Ga-min, all’interno di questa scuola, fa amicizia con un gruppo di ragazzi e ragazze con i quali fonda un “gruppo di studio” diretto dall’unica insegnante, una delle ex tutor che lui stesso ha avuto in passato, che crede fermamente in loro e nella possibilità di riabilitare il nome dell’intero istituto scolastico. Gli episodi raccontano solo una prima parte dell’intero webtoon, focalizzandosi più che altro sulla formazione del gruppo e indirizzandosi verso la sconfitta del primo “cattivo” che va delineandosi, ovvero Pi Han-wool, figlio del Ceo sotto il quale l’intera organizzazione criminale si è creata e ha preso vita. Han-wool, così come Ga-min, è uno dei personaggi meglio rappresentati del webtoon, sia a livello fisico che comportamentale. Mè anche una delle tante ciliegine che compongono la torta, è quindi palese che il finale di questa serie sia ben aperto ad altre stagioni, con un “futuro” cattivo che nelle note finali si manifesta chiaramente, sebbene il sentore che potesse essere in qualche modo coinvolto era già percepibile fin dall’inizio. La storia chiaramente in generale è molto artefatta, decisamente cartoonesca, irreale, enfatizzata. Assolutamente in linea con quella di un webtoon o anche di un manga o di un anime. Non è difficile l’accostamento a grandi nomi come quello di One Piece, Naruto o Dragonball. La sua bellezza è che è diverso dal solito, ha pochi episodi, scorre bene (nonostante sia sostanzialmente un dramma adolescenziale) ed è indubbiamente fresco. Tantissime sono le scene di violenza, ma non sono azioni fastidiose proprio perché ricalcano l’esasperazione dei fumetti. A me è piaciuto molto, cast particolarmente azzeccato, non ci sono storie d’amore ma non è una mancanza fastidiosa, anzi. Piuttosto è un drama pieno di significati secondari, di morali. E’ il classico drama che ti spinge a non mollare mai un sogno o un desiderio, che racconta il valore della tenacia e della caparbietà ma anche dell’amicizia, dell’unione e del reciproco supporto. E’ un drama di condivisione, di forza, di unione e di miglioramento. Con un’ost imperdibile, è il giusto intermezzo per una dose di carica e adrenalina che ha un sapore davvero nuovo nel panorama dei drama e, inaspettatamente, non manca nel fornire persino qualche sana risata. Consigliato!
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Il mio amore sopravvive al mio corpo
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_La domanda è: può un drama romantico che porta con sé tutti i cliché possibili e immaginabili, e che per di più non è nemmeno nuovissimo, essere accattivante nonostante tutto?
“The legend of the blue sea” è la risposta al nostro quesito. Colosso del mondo rom-com, colonna portante dei drama romantici con quelle storie d’amore scontate sì, ma incredibilmente soddisfacenti, questo drama ci accompagna in una narrazione senza tempo, così come la sua trama che parla di leggende e credenze. La sua forte contaminazione fantasy e quel pizzico di crime lo rendono ritmato e interessante, la storia d’amore invece scalda il cuore. Sarà Lee Min-ho, che con questo drama ha raggiunto vette altissime di successo, sarà l’atmosfera, sarà il racconto in sé, ma questo prodotto è una piacevolissima coccola. La sua forza sta proprio nella sua banalità, nel suo essere scontato ma sorprendentemente mai stucchevole o noioso, sempre dolce, caldo, accogliente, piacevole. E’ un drama che ricalca le favole che ci raccontavano da bambini, le stesse che, nonostante tutto, anche da adulti continuano ad emozionarci e incantarci.
"The Legend of the blue sea” racconta la storia di Sim Cheong, una sirena che, una volta sulla terra, trasforma la sua lunga coda in un paio di gambe umane. Un po’ come la Sirenetta, ma senza Ursula e strane magie o maledizioni all’orizzonte. Cheong infatti parla, è veloce ad imparare la lingua degli umani, ha una forza sovrannaturale e possiede l’abilità di cancellare la memoria. Incontra per la prima volta Joon-jae (Lee Min-ho) in Spagna, durante una vacanza dell’uomo dopo l’attuazione dell’ultima truffa portata a termine con i suoi due amici, il giovane hacker Tae-ho e l’esperto truffatore Park Moo. Joon-jae rimane affascinato da un bracciale che Cheong porta al polso, un bracciale che sembra avere un grande valore economico, tanto da farlo arrivare a truffarla, ma l’innocenza della ragazza, unita alla sua bellezza e alla sua stranezza, lo inducono a tornare sui suoi passi per iniziare ad aiutarla. Cheong infatti non conosce nulla del mondo umano, non essendo mai stata prima sulla terra, e Joon-jae è l’unico a cui si sente di affidarsi. Ma la storia è più complicata, si scopre infatti che i due non sono altro se non la reincarnazione di loro stessi nel passato, un passato con un destino tragico che ha visto il loro immenso amore portarli alla morte. Quel passato che torna anche nel presente, includendo tutti coloro che li circondano. Tra perdite di memoria e incontri voluti dal destino, Cheong e Joon-jae, dopo l’avventura in Spagna, al termine della quale la sirena ha cancellato la memoria al ragazzo, i due si incontrano nuovamente a Seoul dove li aspetta un percorso articolato. Un efferato criminale, amante della matrigna di Joon-Jae e vero padre del suo fratellastro, Chi-hyun, è sulle loro tracce, anche i suoi ricordi infatti, come quelli di Joon-Jae, comprendono spezzoni del passato. L’obiettivo è eliminare il ragazzo per ottenere l’eredità della ricca famiglia da cui proviene e impadronirsi di Choeng, le cui lacrime si trasformano in perle dalla rarissima purezza con un enorme valore economico.
La bellezza di questo drama, oltre che nella fiabesca storia d’amore, sta, secondo me, anche nello stretto e familiare rapporto di amicizia che gli sceneggiatori sono stati in grado di creare. Tae-ho, Park Moo, ma anche Shi-ah (una giovane Shin Hye-sun), il cui iniziale sentimento per Joon-jae si trasforma in amore per Tae-ho, così come la bimba e la mendicante, amiche di Cheong, sono un esempio di unione e di totale assenza di discriminazione. E’ incredibile osservare come la diffidenza iniziale di Park Moo nei confronti di una donna sporca che scava nei cassonetti, sia al contrario assolutamente assente nello sguardo innocente di Cheong che rappresenta la purezza d’animo e la totale assenza di cattiveria, invidia o pregiudizio. Così come è assente anche negli atteggiamenti della bimba che mai in un momento appare sorpresa o spaventata da qualcuno che non viene considerato “normale” per la società. E’ importante anche vedere come lei stessa, nel suo atto di mendicare, mantenga intatta la sua dignità e sia in grado, più di chiunque altro nel drama, di fornire conforto e una visione della vita molto più onesta e coerente di quello che potremmo aspettarci. Il messaggio di fondo dunque, anche per queste storie laterali, è davvero importante e non oscura ma bensì impreziosisce la narrazione principale che ci regala la favola di un amore eterno, un sentimento invincibile per la memoria e persino per la morte stessa.
“Il mio amore sopravvive al mio corpo”
E’ così che Joon-jae ci dona la dichiarazione più bella di sempre.
“The legend of the blue sea” dunque è per me una visione assolutamente raccomandata, una vera e propria favola che non sarà in grado di deludervi ma che vi lascerà piuttosto incantati, come quando prima di dormire da piccoli ci appisolavamo mentre qualcuno ci narrava in modo gentile e leggero delle vite di Cenerentola, di Biancaneve o della Bella Addormentata nel bosco.
Una critica? Forse il ruolo della bambina, un personaggio curioso che avrei voluto veder sfruttato meglio e avrei desiderato vedere entrare nella famiglia di Cheong e Joon-jae. La sua stessa assenza nei minuti finali, è stata a mio parere un errore.
Nonostante ciò rimane per me un drama promosso che rientra senza dubbio nelle colonne portanti di questo universo.
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Un drama di donne per le donne
Recensione di: Effe IG: _Dramalia_Questo è un drama di donne per le donne.
Fresco, divertente, irriverente, moderno! Il suo fulcro è la sessualità, il sesso, la ricerca del piacere femminile.
Non è in alcun modo un drama volgare però, né a luci rosse o vietato ai minori, anzi, sfrutta il sesso come filo narrante ma, alla fin fine, i contatti amorosi sono pochissimi e semplici, questo perché “Virtuous business” ci rende fin da subito chiaro che il suo scopo non è parlare di sessualità sfruttando l’onda dello spicy, ma raccontare semplicemente la sfera intima dell’universo femminile per mezzo delle storie personali di donne in rappresentanza di diverse età ed estrazioni sociali.
E’ un drama senza tabù, libero, ambientato in un momento storico per la Corea fatto di pudicizia e censura ma rimane un drama semplice e in alcun modo perverso. Siamo infatti agli albori degli anni 90 e veniamo catapultati letteralmente nelle diverse vite di 4 donne che però, nonostante le loro estreme dissonanze, sono molto più simili di quello che sembrano: sono donne, con le loro storie, i loro segreti, i loro desideri e la loro voglia di libertà e indipendenza. Han Jeong-suk ha un figlio ed è sposata con un attaccabrighe che non riesce a tenersi un lavoro nemmeno a pagarlo oro. Conosciamo Jeong-suk come una persona timida, morigerata, pudica alla massima potenza, sessualmente sottomessa ai voleri del marito, sempre assertiva, canonicamente inserita nella concezione “normale” di un matrimonio di quegli anni in cui l’uomo decideva e la moglie annuiva. Considerata la “bellissima” del villaggio, la vediamo svolgere piccoli lavoretti reputati poco dignitosi, come attaccare gli occhi a dei pupazzi o fare la domestica per gente facoltosa, il tutto per riuscire a racimolare i soldi dell’affitto. Quando però scopre il marito a tradirla, tira finalmente fuori la grinta e lo lascia definitivamente, chiedendo il divorzio. Rimasta sola, non riuscendo a trovare un lavoro per la sua condizione di donna divorziata, risponde ad un annuncio su un giornale e inizia a vendere biancheria intima sexy e giocattoli erotici porta a porta. Con lei conosciamo anche Lee Joo-ri, giovanissima madre single che lavora come parrucchiera e veste con abiti succinti sfidando la morale bigotta del paesello. Bisognosa di denaro per sé stessa e per il figlio, anche lei inizia a vendere porta a porta con Jeong-suk articoli erotici. La terza donna che si unisce a loro è Oh Geum-hee, moglie del farmacista del villaggio, una benestante ma annoiata signora di mezza età che trova per la prima volta una via di sfogo e di divertimento proprio nell’unirsi alla vendita di articoli per adulti con le altre ragazze, con cui stringe un legame di profonda amicizia e complicità. In ultimo Seo Young-bok, la più dolce e buona, ma anche la persona più sfortunata tra tutte: madre di ben quattro figlie, incinta della quinta, vive in un monolocale con la progenie e il marito, un ex galeotto che nessuno assume, costringendo lei stessa a provvedere al mantenimento dell’intero nucleo. Queste quattro donne insieme rappresentano di fatto ogni spaccato possibile della società e manifestano nel modo più esemplare e puro il concetto che la diversità non separa ma unisce, rendendosi testimoni in prima persona di quanto le loro disparità in realtà siano punti di coesione e di reciproco sostegno e comprensione. Ma questo è solo uno dei tanti messaggi di questo drama, “A Virtuous Business” è pieno di sfaccettature, così pieno che elencare tutte sarebbe difficile, come difficile sarebbe evidenziare tutti i suoi contrasti. Siamo davanti ad un prodotto che racconta tantissime storie viste da più punti di vista differenti: il tema della sessualità è sicuramente la trama cardine che lega ogni avvenimento, ma la narrazione va ben oltre. La genitorialità, ad esempio, è un punto fondamentale degli episodi, ed è trattata sia dal punto di vista degli adulti, che da quello dei bambini: dai figli cresciuti in una famiglia tradizionale a quelli di una famiglia di divorziati, figli cresciuti da madri single che sono riuscite a combattere contro il mondo per loro e figli di madri vinte che non ce l’hanno fatta, preferendo rinunciarvi; figli che cercano affetto, figli incompresi o sottovalutati, figli amati, figli perduti. Oppure il matrimonio: quello che si erge su un mare di bugie, quello che viene mantenuto per apparenza, quello pieno d’amore che va oltre gli ostacoli, quello che si lacera. O ancora l’amore: quello nuovo, fresco e giovane che combatte contro gli impedimenti con forza e spregiudicatezza; quello navigato, forte e maturo che supera ogni momento di crisi portando conforto e comprensione; quello che rinasce dalle ceneri di un fallimento e dona nuova linfa vitale; quello che vacilla ma non crolla persino di fronte agli ostacoli più impervi e alle salite più impetuose. E infine la tenacia: quella di cercare la propria madre sfidando tutto e tutti, di volersi affermare come donna, di voler intraprendere un lavoro, di voler lasciarsi andare all’amore, di afferrare le proprie passioni e di vivere il proprio piacere.
Questo è un drama davvero pieno, pieno di racconti, pieno di sbagli, pieno di speranza e di coraggio. E’ un viaggio attraverso l’affermazione femminile, e quindi possiamo dire che oltre ad essere un prodotto sociale e culturale, è anche un drama politico. Insomma, è davvero tante cose.
Condotto e retto da un cast di vera eccellenza, la sua visione ricca scorre piacevole senza far mancare momenti sì di riflessione, ma anche di grandi risate. Non manca nemmeno la componente maschile, sebbene sia certamente oscurata dalle donne che detengono in maniera indiscutibile lo scettro della narrazione. Tra gli uomini spicca Kim Do-hyun, un detective che si trasferisce nella piccola cittadina da Seoul, la sua storia è commovente e particolare, ma soprattutto lui rappresenta in pieno la classica green flag, il punto di rottura con l’uomo medio dalla mentalità retrograda. E’ infatti un personaggio dalla mentalità aperta, affascinante e prestante ma soprattutto accudente e mai opprimente.
In tutto ciò vi domanderete: difetti? In effetti sì, questo drama ne ha uno che purtroppo ritroviamo in molte altre produzioni: il finale. Si tratta infatti di una conclusione a mio parere ancora una volta raffazzonata, insoddisfacente e non al livello della restante narrazione. L’ennesimo gap temporale di 4 anni non aiuta, così come non aiuta la mancanza di informazioni: come ha fatto Jeong-suk ad aprire un sexy shop? Dove ha trovato i fondi? Come ha acquistato la merce che sembrava introvabile? Il suo rapporto con Do-hyun si è interrotto per 4 lunghi anni e riparte così, con loro che si ritrovano all'inaugurazione del negozio? E la contestualizzazione? E poi, che senso ha chiudere con una protesta di abitanti bigotti che viene fermata con un discorsetto da parte della protagonista senza mordente e con dei palloncini che vengono liberati in aria?
E’ mancato il finale, è mancata una conclusione coerente. E questo mi ha infastidito. Per il resto però questo rimane un drama da vedere assolutamente, a prescindere dai gusti.
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Una novità rinfrescante in un panorama di drama un po’ tutti uguali
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Questo drama è sostanzialmente stato diviso da me in tre fasi.
La prima è quella del: “Ma che cazzo sto guardando?!”
Per tre puntate piene, ho vissuto in un incubo di cui non vedevo la fine. Odio profondamente gli horror, non li guardo, mi fanno dormire male la notte e non mi sanno di niente. Non ho mai capito la gente che li guarda per divertimento, assolutamente inconcepibile per me. Perciò, quando ho iniziato questo drama, la mia prima reazione è stata quella di toglierlo e rifugiarmi sotto le coperte, con tutti gli arti al sicuro sotto al piumone, perché i mostri sotto al letto non mi prendessero. La seconda è stata di maledire chi mi aveva costretta a vederlo (sì, lo so che stai leggendo questa recensione, dico a te!). La terza mi ha visto impegnata a non farmi venire un infarto, col cappuccio tirato sopra alla testa come protezione. Vi dico questo in caso siate dei fifoni come me, che mi spavento facilmente per queste cose, ma poi riesco a guardare gente sbudellata senza battere ciglio. Se siete della mia stessa parrocchia, vi consiglio di affrontare le prime tre/quattro puntate col vostro orsetto del cuore stretto al petto, ma vi prometto che se riuscirete ad andare avanti, il drama vi regalerà una profondità e un incredibile quantità di lacrime. Non so se si possa dire che io vi abbia invogliati, ma non posso mentire. Dunque dicevo che la prima parte, oltre a essere un horror, è anche abbastanza incasinata e non si capisce niente. Io personalmente brancolavo nel buio, un po' come i personaggi di questa storia.
In una notte perpetua, in una stradina losca e senza lampioni, con la pioggia che flagella un quartiere popolato da quattro gatti e un cane, inizia la nostra storia perigliosa, fatta di mostri, ingenui protagonisti e un misterioso negozio di lampade, con all’interno un altrettanto misterioso proprietario. Kim Hyun-min è un uomo dalla vita incolore, proprio come il luogo crepuscolare in cui vive, ogni sera scende dall’autobus e incontra una donna con una grossa valigia ad aspettarlo. Lei non parla, non si muove, rimane sotto la pioggia a guardarlo aspettando qualcosa, e lui ogni sera la ignora e torna al suo appartamento solitario, finché un giorno non offre il suo ombrello alla misteriosa donna. I due si recano all’appartamento di lui insieme e lei lì sembra commettere un tremendo omicidio. E come inizio non è neanche troppo orribile, se non che altri fatti altrettanto strani si verificano. L’adolescente Hyung Joo-Woong ogni sera si reca al negozio di lampade a comprare una lampadina per la madre al ritorno da scuola, e ogni sera torna a casa con l’ansia e la paura che l’attanagliano per i loschi incontri che fa lungo la strada. Questi incontri sono “estranei”, almeno è quello che le dice Jung Won-young, il gestore dagli occhiali sempre sul naso, che le raccomanda di fingere che non stia accadendo niente di strano e di ignorarli il più possibile. Ora, dico io, dire una cosa del genere a una ragazzina non è che sia proprio un consiglio rassicurante e non ha fatto altro che aumentare la tensione anche in me, che mi prendevo infarti ogni volta che questa poveraccia incrociava uno di questi “estranei”. In tutto ciò si inserisce anche un’infermiera di terapia intensiva, Kwon Young-ji (Park Bo-young), che pare riuscire a vedere i mostri in questione e ne è giustamente terrorizzata. Insieme ad essi abbiamo anche un altro adolescente, una donna dai tacchi rossi e una scrittrice che si trasferisce nel quartiere, oltre a un detective che non si sa bene che cosa combini e alla madre dell’adolescente che non esce mai di casa. Sono tanti personaggi, ma i dialoghi sono pochissimi e nella prima parte quasi assenti. Ora, mi direte voi, ma questa gente cosa fa? Bella domanda. In questo posto è sempre notte, ci sono i mostri e pare di stare in un film dell’orrore a metà tra “The Ring”, con tanto di Samara, e uno a caso di Hitchcock. Non si capisce perché questi non si trasferiscano e neanche per quale assurdo motivo continuino a comprare lampadine a iosa che puntualmente si fulminano. Sembra infatti che sia la luce a tenere lontani i mostri e che senza di essa i protagonisti subiscano le peggiori pene dell’inferno.
Arriviamo dunque alla seconda parte, chiamata anche: “Ho bisogno di risposte!”
Sì, perchè le puntate 5-6 sono incomprensibili. Non si capisce più niente, non si sa se gli “estranei” siano cattivi, se non lo siano, se siano tutti morti, come funzioni quel mondo incasinato e soprattutto cosa diamine abbiano a che fare l’infermiera e il detective con tutto ciò. Le risposte ovviamente non arrivano neanche per sbaglio, lasciando lo spettatore a scervellarsi come un matto per trovare un senso logico a tutto ciò, quando sembra non averlo. In compenso però smette di essere un horror. Lentamente si capisce che i mostri non sono affatto mostri, ma anime errabonde che non sono passate oltre, rimanendo in quello che è a tutti gli effetti una specie di limbo per i non morti, ovvero coloro che sono in terapia intensiva in coma. Queste persone vagano nel crepuscolo, senza sapere cosa gli sia successo, senza poter tornare indietro, soffrendo di quei dolori che li hanno costretti in ospedale. Tutti vivono lì e il proprietario del negozio di lampade è colui che possiede le lampadine della loro vita, la speranza, la forza di volontà che può permettere loro di tornare indietro. Ma col cavolo che viene spiegato subito! Quindi, ringraziatemi per avervi dato delucidazioni, perchè io sono rimasta fino alla puntata sette a brancolare nel crepuscolo con questi disperati, confusa da morire.
Finalmente poi approdiamo alla terza parte, chiamata anche: “Lacrime a iosa.”
Se gli ho dato un titolo del genere, potete immaginare che le storie di queste persone vengono rivelate. Ognuno di loro è lì in seguito a un incidente tremendo in autobus. Erano tutti passeggeri e a causa di un malfunzionamento dei freni, il mezzo si è schiantato nel fiume, trascinandoli tutti sul fondo. La maggior parte sono finiti in coma, ma alcuni sono morti. Coloro che hanno perso la vita cercano in qualche modo di costringere coloro in coma a risvegliarsi, e qual è l’unico modo per farlo? Trovare la propria lampadina nel negozio illuminato di propria volontà e risvegliarsi. Ora, le storie di questi personaggi sono tremende, mi hanno spezzato il cuore e fatta piangere tantissimo, quindi io vi consiglio di avventurarvi nella visione di questo drama solo ed esclusivamente se avete il pelo sullo stomaco, perchè è estremamente complesso, profondo e toccante. Se all’inizio ero fortemente scettica, alla fine ho amato tantissimo la struttura intricata e ben dosata delle informazioni date, che creano un’atmosfera di tensione unica. “Light Shop” è una piccola perla luminosa, in uno scenario crepuscolare di drama tutti uguali, che regala ansia, paura, dolore e domande in egual misura. Vorrei dire che c’è un lieto fine per tutti, ma mentirei. Il finale del drama è aperto, lasciando il posto a innumerevoli domande e forse a una seconda stagione, anche se secondo me non servirebbe. E’ giusto lasciare del mistero, come in ogni istante di questi otto episodi adrenalinici. Attraverso la fotografia, i colori, i suoni e interpretazioni magistrali degli attori, nonché una regia da brivido, “Light Shop” è sicuramente uno di quei prodotti che vale la pena vedere e che rappresentano una novità rinfrescante in un panorama di drama un po’ tutti uguali che iniziavano a stancarmi. Armatevi di forza di volontà e guardatelo, perché ne vale la pena e poi vorrei la vostra opinione riguardo al finale della coppia di amanti. Ho qualche teoria che non voglio spoilerare, ma se qualcuno l’ha guardato, aspetto i commenti e le speculazioni!
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“Di turno per tutta la vita”
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Avete presente quelle pellicole o quelle serie tv che stuzzicano sapientemente il piccolo eroe che risiede in ognuno di noi? Quelle produzioni che parlano di supereroi, talvolta con e talvolta anche senza superpoteri, che si rendono artefici di azioni inimmaginabili, incredibili, quasi epiche. Leader carismatici, spesso sensuali, abili in troppe cose per essere veri; sicuri di sé, veri condottieri e risolutori assoluti. Ecco, “The Trauma Code” è esattamente quel tipo di drama, quello che ti fa pensare “ehi, perchè nella vita non sono diventata esattamente come il/la protagonista? Perchè non ho studiato medicina? Perchè non sono lui/lei?” E’ quel drama che suscita entusiasmo e ammirazione, che ti fa quasi piangere per l’emozione di un momento esaltante o terrificante che vivono i personaggi, è quella serie al cui interno si crea una squadra affiatata, coesa, invincibile, mai arrendevole. E’ anche quel tipo di drama che ti fa sperare che prima o poi una seconda stagione venga annunciata, perchè di quegli 8 miseri episodi non ne hai abbastanza, anzi, ne vorresti di più, molti di più. Vorresti più storie, più interventi al cardiopalma, più salvataggi eroici, e magari, perchè no, anche una storiella d’amore nel mezzo. Insomma, “The Trauma code” è esattamente la realizzazione di un prodotto estremamente esaltante. Un difetto purtroppo ce l’ha, ma, ad essere sincera, è qualcosa che viene sommerso da tutto il resto e, alla fine, non ha alcun peso: gli effetti speciali. Che i coreani abbiano bisogno di un corso intensivo di post produzione dagli americani, lo sappiamo da sempre, così come sappiamo che anche gli americani (e molti, molti altri) avrebbero bisogno di una full immersion nel sentimentalismo coreano, ma questa è una storia troppo lunga per parlarne qui. In ogni caso, alcune scene hanno degli effetti speciali di bassa qualità, ma il bello è che non solo la trama cardine li lascia passare sostanzialmente inosservati, ma chi ha creato questo drama ha avuto l’abilità di rendere quelle scene divertenti. Sì perché questo drama fa ridere. Così come esalta il nostro animo da eroi mancati, così come ci strappa qualche lacrima, così come ci fa tremare di angoscia, ci fa anche ridere da matti. Joo Ji-hoon ci regala un personaggio strepitoso, un eroe a pieno titolo, Baek Gang-hyeok, un traumatologo di enorme esperienza che ha servito nelle zone di guerra più difficili del mondo, sia come membro dei corpi di pace, sia come black wings, ovvero il più grande esercito privato esistente al mondo di mercenari strapagati che in zone di guerra vantano attrezzature avanguardistiche e professionisti di tutti i tipi estremamente preparati ad affrontare ogni situazione. E Gang-hyeok è esattamente quel tipo di persona: la sua esperienza sul campo l’ha reso abile in ogni cosa mentre la sua genialità incontrollata interviene laddove i mezzi mancano. Novello MacGyver della medicina, è quel genere di medico che davanti ad una lesione cardiaca, nel mezzo di un intervento a cuore aperto, sutura lo squarcio con un guanto di lattice, che poi rimuove con un endoscopio una volta sistemata correttamente la ferita. E noi lì, incollati a guardarlo manovrare guanti, forbici e filo da sutura come se fossimo esattamente accanto a lui in quel momento. Ed è questo il potere di questa serie, quello di trascinarti al suo interno. Ma torniamo alla trama: dopo un incipit iniziale dove vediamo Gang-hyeok scorrazzare in mezzo ad un bombardamento con la sua motocicletta, il nostro impavido eroe viene chiamato personalmente dalla ministra del welfare e della salute coreana a prendere le redini dell’unico reparto di traumatologia presente in km e km di territorio, ovvero presso l'ospedale universitario di Hankuk. Peccato che il reparto sia allo sbando, senza fondi e soprattutto senza personale: i turni vengono infatti coperti a rotazione da specializzandi completamente impreparati ad affrontare vere emergenze. E’ così che il nostro super dottore incontra per la prima volta il dottor Yang Jae-won, uno specializzando in proctologia che corre disperatamente da un corridoio all’altro per provare a salvare la vita di un uomo in condizioni critiche, pur non avendone chiaramente le capacità data la sua inesperienza. Fortunatamente però Gang-hyeok lo segue e riesce a intervenire per tempo. Il loro approccio iniziale è abbastanza comico ma il dottor Baek comprende subito che Jae-won, sebbene abbia molto da imparare, ha quella scintilla che serve per essere un vero, buon traumatologo e Jae-won, dal canto suo, non riesce a non rimanere affascinato dalla maestria di Baek. E’ così che decide di cambiare improvvisamente specializzazione e votarsi ad una branchia della medicina che, nonostante sia fondamentale, è snobbata da tutti e fortemente in crisi. La traumatologia infatti può contare solo su loro due e su una infermiera, Jang-mi, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Una follia per chiunque, ma non per chi, come Baek Gang-hyeok ha una missione di vita: non lasciare mai nulla di intentato, fino all’ultima possibilità. Iniziamo dunque a vedere i due correre a perdifiato per corridoi, scale e padiglioni, caso dopo caso, imbrattati di sangue, vestiti eleganti, appena usciti da un altro intervento, Baek e Yang corrono per salvare vite, e ci riescono fin troppo bene. La sanità coreana infatti è al collasso, i primari sono costretti a fare più attenzione al budget che ai pazienti, spinti dai piani alti che parlano continuamente di numeri e bilanci, mentre i feriti gravi finiscono per essere rifiutati ospedale dopo ospedale finché la morte rimane l'ultimo passo dovuto. Baek scombina chiaramente tutte le carte, ben appoggiato dalla ministra, usa ogni mezzo a sua disposizione, che sia un elicottero, un’ambulanza o un’eliambulanza, portando il bilancio tanto amato dal direttore in rosso. Chiaramente chi di dovere prova di tutto per boicottarlo, da accuse di negligenza al fermo dell’elicottero che costa la vita ad un paziente, ma la squadra di Baek, grazie al suo fascino incontrastabile, diviene giorno dopo giorno più salda, con l’aggiunta dell’anestesista Park Gyeong-won e del primario di medicina generale Han Yu-rim che deve la vita della propria figlia proprio a Baek. Insomma 8 episodi da 50 minuti circa ciascuno che vedono una vera e propria squadra affrontare la morte e l’avidità umana accendendo una fiamma di orgoglio ed esaltazione dentro di noi puntata dopo puntata. Devo essere onesta, non sono una grande amante dei medical, la mia ipocondria mi precede, ma ci sono delle serie, come questa, che vanno oltre. Il senso di squadra, l’eroismo, il sacrificio, la volontà primeggiano e incantano. Se siete facilmente impressionabili, non posso mentirvi dicendo che non vedrete organi maneggiati a destra e a sinistra, crani bucati o petti squarciati, ma posso garantirvi che nell’insieme non sono così fastidiosi come in altri prodotti televisivi, sarete distratti da ben altro e finirete per rimanere incollati allo schermo. Qualora invece cerchiate una storia d’amore in stile Dr Romantic, fermatevi subito. Secondo me ci sono delle scintille, ma la trama, almeno per questa prima (e speriamo non unica) stagione, non prevede alcun tipo di romance. Ne ho sentito la mancanza? Assolutamente no!
Serie strepitosa, assolutamente imperdibile!
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Seconda stagione bella ma non a livello della prima
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Benvenuti nella seconda stagione, di una prima che mi ha entusiasmata molto facendomi attribuirle un bel 9 più che meritato. Abbiamo lasciato Si-eun in trasferimento in un’altra scuola, dopo gli eventi non proprio idilliaci che avevano coinvolto anche Su-ho, il suo amico finito in coma. All’Eunjang, Si-eun cerca di passare inosservato, senza cacciarsi nei guai. Solo e senza amici, le sue giornate si trascinano tutte uguali. Nessuno lo avvicina, perché la sua fama lo precede e tutti pensano che sia un pazzo scatenato (non hanno tutti i torti in fondo). Vive con i sensi di colpa, si auto punisce per la fine fatta dal suo amico e per questo preferisce stare da solo, come una sorta di espiazione dei suoi peccati. Ogni giorno si reca in ospedale, ma non entra mai nella stanza dell’amico, rimanendo fuori e scrivendogli messaggi che mai vedrà. Scorre così la sua vita, almeno finché Seo Jun-Tae non gli piomba tra capo e collo. Succube del bulletto della scuola, il ragazzo è costretto a rubare cellulari e fare il lavoro sporco, altrimenti botte. Jun-Tae si azzarda dunque a rubare il telefono di Si-eun, che però lascia perdere, non reagisce se non per una frase a effetto: la terza legge di Newton. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Gli dà anche del codardo e il giorno dopo tutti i telefoni riappaiono magicamente. Ovviamente Jun-Tae viene pestato a sangue e Si-eun interviene, ma invece che cazzottare il bulletto, si fa riempire di botte. Scopre dunque che l’Eunjang è l’unica scuola a non essere stata reclutata dall’Unione, organizzazione giovanile criminale gestita da Na Baek-jin, un tizio un po’ inquietante che combatte come Bruce Lee. Tutte le scuole sono assoggettate al suo dominio, che non riguarda solo i pestaggi, i furti dei telefoni e in generale una predisposizione alla boria niente male, ma anche furti di motorini e moto, con conseguente rivendita. L’Eunjang è riuscito a salvarsi solo grazie alla guida di Baku, (un meraviglioso Ryeoun). Questo tizio, carismatico, allegro, divertente e imbattibile, è il capo della scuola, nonché ex migliore amico di Baek-jin, che brama di farlo entrare nell’Unione. I due però non potrebbero essere più diversi e per qualche motivo che non ci è dato sapere si odiano. Ora, al ritorno di Baku, lui, Si-Eun, Jun-Tae e Sun-jae formano un quartetto divertente, che però si caccia sempre nei guai. Infatti per costringere Baku ad entrare a far parte della banda, Baek-jin si accanisce anche contro i suoi amici e la sua famiglia. Cedendo alla pressioni dunque il ragazzo inizia a lavorare per lui, dimostrando le sue doti da combattente tutt’altro che scarse. E’ una macchina inarrestabile, una forza della natura, un uomo con un carisma impressionante. I suoi sorrisi, così come le sue espressioni serie, sono pregne di forza recitativa incredibile e devo ammettere che ruba molta scena al nostro Park Ji-hoon. I due sono stati bravissimi nella recitazione, al punto che tutti gli altri venivano eclissati. Si-eun viene dunque costretto a rinunciare al suo voto di non combattere per aiutare i suoi nuovi amici. Insieme dunque si danno allo smantellamento dell’Unione, cercando prima le prove per incastrarli, poi organizzando una battaglia campale, in cui Baku e Baek-jin si affrontano senza esclusione di colpi. Ora, la prima stagione per me era stata speciale, davvero ben fatta e costruita con una magistrale sapienza nel far morire di crepacuore le persone. Qui purtroppo non ho percepito le stesse emozioni. Gli attori sono sempre bravissimi, il finale anche se leggermente scontato fa commuovere, i quattro amici sono coinvolgenti e affiatati, le botte che si danno sono sempre talmente forti che mi domando come facciano a sopravvivere. Allora cosa non ha funzionato? Per me in realtà non c’è proprio qualcosa che abbia fatto acqua, ma più che altro è un non essere altrettanto bella, altrettanto entusiasmante, altrettanto coinvolgente. Ho amato Baku e Ryeoun ha fatto un grandissimo lavoro nell’interpretazione, ma come ho detto ha rubato un po’ la scena a Si-eun, che in questa stagione è sottotono, a tratti assente nella narrazione. Avrei sicuramente evitato il suo incidente e il conseguente “dormire” per recuperare tutto il sonno arretrato perchè sono stati momenti completamente inutili, ma per il resto è davvero ben fatto, sebbene non sia al livello della prima stagione.Gli manca un pò di verve, un po’ di suspense, di quei momenti in cui non sapevi se il pestato di turno sarebbe sopravvissuto o meno. In generale però per essere una seconda stagione direi che è piuttosto valida e non vedo l’ora di vedere la terza!
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drama storico di “nuova generazione”
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Altro drama storico di “nuova generazione”, si percepisce infatti l’impegno nel tentativo di rinnovare un genere molto inquadrato come appunto è quello storico. Ost ritmate, fotografia all’avanguardia, regia innovativa e interpreti freschi, moderni, accattivanti così come accattivante è la trama. Seguiamo infatti per la prima volta le vicende di un avvocato brillante, giovane e di bell’aspetto. L'ambientazione legal in questo genere di drama è una novità assoluta. La storia inizia, come spesso succede, con un flashback nel passato: Kang Han-soo (Woo Do-hwan) è figlio di un funzionario di bassa casta ma strettamente correlato alla figura del Re con il quale sta cercando di rivoluzionare il sistema legislativo. L’uomo viene ingiustamente accusato di tradimento e ucciso davanti agli occhi del figlio e della moglie, la quale viene poi trovata impiccata più tardi. Passano gli anni e Han-soo, diventato un avvocato estremamente esperto di tutte le leggi vigenti a Joseon, vive con il suo servo di sempre in una barca. I due arrivano al Porto di Mapo dove iniziano a cercare dei clienti. Il carattere di Han-soo è apparentemente cinico e a tratti burbero, al punto che non è apprezzato dalla popolazione, ma la sua bravura viene presto dimostrata. E’ un oratore senza precedenti, conoscitore indiscusso delle leggi, manipola a suo piacimento le parole ed è veloce e brillante nel trovare sotterfugi a suo favore. Incontra casualmente una giovane locandiera, che in realtà è la principessa Lee Yeon-joo sotto falso nome. La ragazza presta denaro ai cittadini in difficoltà e aiuta i bisognosi nella sua locanda, seguita e appoggiata dalla sua dama di corte e dalla sua guardia personale, anche loro sotto mentite spoglie. L’incontro tra i due non è dei migliori, Yeon-joo non comprende e non approva alcuni atteggiamenti di Han-soo, trovandoli eccessivamente burberi e occasionalmente disumani. Ma Han-soo le dimostra presto che la legge non è così semplice come sembra, soprattutto in un’era in cui gli stessi uomini di legge, coloro che sono al potere, non la applicano mai. Tra casi minori, portati a compimento con successo, il rapporto tra i due migliora fino all’instaurarsi di un sentimento. Nel contempo, il filone narrativo segue anche le vicende a corte dove il giovane Re in carica è tenuto sotto scacco dal Primo Ministro e da tutti i suoi innumerevoli seguaci. Inizia quindi la vera lotta di potere che si scopre essere direttamente correlata ad Han-soo per due motivi: il primo è che il Re vede in lui l’unica figura a cui potersi appoggiare per cercare di ripulire la corruzione a palazzo, il secondo è che entrambi i genitori di Han-soo sono stati uccisi dal Primo Ministro per evitare che l’apparato legislativo, che il Re e il padre di Han-soo stavano creando, venisse portato a compimento. Scopriamo dunque il vero motivo dell’arrivo di Han-soo a Mapo: la vendetta. Ad uno ad uno, grazie alla sua estrema abilità e ad una strategia ben congegnata, fa crollare tutti gli esecutori materiali dell’uccisione della sua famiglia, scoprendo però anche in contemporanea il vero vaso di pandora che si cela dietro e che porta appunto alla figura del Primo Ministro, il reale obiettivo finale. Nella sua impresa viene aiutato da Yeon-joo, dal suo servo e fedele amico Dong-chi, da Lady Hong (dama della Principessa) e da un’insospettabile Yoo Ji-sun, figlio del Primo Ministro. Ecco, tralasciando l’innata bravura di Do-hwan, vorrei concentrarmi sulla figura di Ji-sun, interpretato da N. Ho apprezzato incredibilmente questo ragazzo tanto quanto ho detestato l'ennesima scelta di rilegarlo a second lead martirizzato. “Usami, straziami, strappami l’anima…fai di me, quel che vuoi…” ve la ricordate? Ad un certo punto del drama è diventato nella mia testa il jingle ufficiale ogni qual volta questo personaggio entrava nell’inquadratura. Un giovane bello, intelligente, retto da una morale solida che lo spinge addirittura ad opporsi ferocemente al padre e al mondo di corruzione e agi che egli aveva creato per lui, un uomo che alla fine ritroviamo con il cuore spezzato dal rifiuto di Yeon-joo, un uomo che si propone a tutti come fantoccio da usare a piacimento pur di proteggere la donna che ama e di portare a compimento i propri ideali. “Devi andare contro mio padre? Usa me.” “Hai bisogno di questo? Usa me” “Non farlo tu, usa me!” e via dicendo. Lo troviamo quindi in prima linea, forte del suo nome e della sua nomina a Magistrato, a condire drink con polverine magiche, a falsificare documenti e a portare avanti un peso che, francamente, non meritava. Il tutto alla fine per ritrovarlo senza una minima soddisfazione sentimentale né personale, con un padre criminale e malato di mente da accudire. Mi è piaciuto? Assolutamente no, anzi, mi è davvero dispiaciuto per lui, l’ho trovato un personaggio pieno di potenziale non sfruttato. Interpretazione fortissima invece quella di Han-soo, Woo Do-hwan ha retto magistralmente l’intera trama, a lui hanno affidato la parte comica e drammatica e le ha centrate entrambe senza se e senza ma. E’ stato impossibile non ridere con lui così come è stato impossibile evitare di piangere mentre, straziato e dilaniato nell’animo, l’abbiamo visto accompagnare la sorella, che credeva persa, fino alla sua tomba. Do-hwan ha portato in scena un’interpretazione fantastica, estremamente credibile ed emozionante, peccato che sia stata poco sostenuta dalla protagonista femminile, rappresentata da una poco incisiva Bona. Il suo personaggio è stato subissato dalla potenza e dall’esuberanza di Han-soo, ma la verità è che non si è difesa bene nemmeno nelle scene più sentimentali dove, per citare la mia socia, il primo bacio è sembrato più un tentativo di rianimazione bocca a bocca al punto che, per un attimo, anch’io ho temuto di essere piombata in un crossover con ”Poong, the joseon psychiatrist”, il che sarebbe andato anche bene senonchè la verità è che quello che abbiamo visto era solo un brutto, brutto bacio. Brutto come il successivo ed ultimo, vagamente migliore ma sempre senza mordente (e senso!). Do-hwan ha dato prova di saper fare decisamente meglio e io mi aspettavo qualcosa al suo livello. Ottima invece la recitazione di Han So-eun che ha dato vita a Kang Eun-soo, la sorella di Han-soo. Lei mi ha davvero regalato, assieme a Do-hwan, le due puntate più emozionanti e commoventi di tutta la serie. Concludendo: il drama è, a livello di trama, estremamente ben fatto, dal mio punto di vista la storia è solida e l’intrigo è nuovo, mai noioso o scontato! Boccio la parte romantica e ritengo che ancora una volta sia stato sprecato un second lead strepitoso, con un potenziale fantastico, cosa che devo dire ho già riscontrato in parecchi altri drama e inizia a darmi un po’ sui nervi. Per quanto riguarda il finale, va detto che risulta raffazzonato e poco sensato: Yeon-joo che sparisce per anni, che sembra non possa avere figli…informazioni che ci vengono lanciate addosso come coriandoli senza però ricevere poi nessun approfondimento, troppo bisognosi di rifilarci la conclusione a tarallucci e vino con loro che si rincontrano, grazie al Re e a Ji-sub, e che si baciano post datando le opportune spiegazioni a data da definirsi. Pur comprendendo l’esplosione di passione dopo anni di astinenza, rimango una spettatrice comunque un po' confusa. Peccato. Vale comunque la pena vederlo, però. Se l’intrigo ben studiato non è sufficiente a convincervi, allora lo farà sicuramente Woo Do-hwan senza maglietta! Fidatevi!
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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_“Come risolvere tutto in venti minuti.”
Secondo voi perchè ho iniziato questo drama? Perché una persona che non ama affatto le storie di solo romance si è buttata nella visione di una storia d'amore in ufficio? Proprio io, che di solito prediligo morte, sangue e violenza? Bhè, ovviamente perchè sempre io sono facilmente influenzabile dai reel di Instagram e quindi, non appena ho visto quei montaggi ad arte di una green flag suprema, mi ci sono buttata a capofitto, senza neanche pensarci troppo! Lo so, ci ero già passata e nonostante questo ho cocciutamente commesso ancora lo stesso errore. Ma se l'altra volta ero rimasta favorevolmente colpita dagli addominali di Do-Hwan ne “I Segugi”, questa volta ho sbadigliato a più non posso e in qualche occasione mi sono messa anche a scorrere i reel per passare il tempo. Il drama parte forte e vi assicuro che c'era del potenziale, eccome se c'era, le puntate erano anche lunghe (qualcuna arrivava anche a 1h e 20 minuti), gli episodi 12, quindi lo spazio per gli approfondimenti era più che disponibile, ma qui hanno scelto coscientemente di fregarsene. Hanno deliberatamente creato un sacco di potenziale per poi buttarlo alle ortiche, cosa che personalmente mi fa arrabbiare molto di più che se avessero scritto un drama mediocre già in partenza e non avessero poi potuto salvarlo.
La nostra storia ruota attorno a una CEO, Kang Ji-yun (Han Ji-min), fredda e feroce, che ha una sua azienda di head hunting (cacciatori di teste o meglio conosciuti come reclutatori per le aziende). Questa donna si è fatta da sé e si vede. Non dorme, non mangia, respira lavoro e caffeina, si sostiene solo con la pura forza di volontà e non c'è niente e nessuno che possa fermarla. A parte la salute. Infatti finisce in ospedale e la sua socia, per disperazione, la convince ad assumere un segretario. Tale Yu Eun-ho (Lee Joon-hyuk), padre single di una splendida bimba di sette anni, che ha lasciato il lavoro per un anno per occuparsi della figlia, ma al suo rientro lo hanno incastrato, costringendolo ad andarsene. Quest'uomo è la rappresentazione vivente di una green flag. Avete presente tutte le altre di cui ci siamo innamorate nel corso degli anni? Ecco, buttatele via, perché lui è il Re delle foreste verdi, un uomo che farebbe sciogliere il cuore più gelido. Non solo è un padre amorevole, ma è anche un segretario perfetto. Organizza il caos di Ji-yun e l'aiuta continuamente anche se lei lo odia e vorrebbe che sparisse. È talmente perfetto che le mette i bordi per bambini agli spigoli della scrivania perché non si faccia male, che le sistema la porta visto che ci sbatte sempre contro, che continua a girare in macchina tutta la notte pur di non svegliarla quando dorme. Inoltre è ordinato in modo impressionante e cucina come uno chef professionista. Chi non vorrebbe un uomo del genere al proprio fianco? Bhè, all'inizio Ji-yun non si rende proprio conto di quale somma fortuna abbia avuto trovando il segretario Yu, anzi lo maltratta e vorrebbe farlo dimettere, ma la cosa dura davvero poco. Lentamente e inesorabilmente apre gli occhietti e comincia a provare dei sentimenti forti per lui. È davvero imbarazzante come lo guarda e soprattutto come gli sbava dietro, mentre lui, stoico e all'apparenza inconsapevole, continua a salvarla da sé stessa e dai suoi nemici. Ora, vorrei dire che c'è di più in questo drama, ma davvero non c'è altro. Loro si innamorano, in cinque secondi lo sa anche mio zio e la figlia di lui accetta la sua nuova mamma felice e contenta. I due second innamorati rispettivamente di lei e di lui, sono inutili come un ghiacciolo al Polo Nord e i cattivi così ridicoli che ogni loro tentativo di creare scompiglio è quasi comico. Perciò semplicemente non c'è molto altro da dire. Ogni qual volta si viene a creare un problema, questo viene risolto in venti minuti, di orologio proprio. Come il fatto che il padre di Ji-yun sia morto in un incendio per salvare, guarda caso, il segretario Yu. Cinque minuti di tragedia in cui lei sembrava che non potesse mai più perdonarlo, non potesse amare l'uomo per il quale suo padre aveva perso la vita e poi? Niente, puff tutto finito in una bolla. Innamorati persi come prima. Io vagamente perplessa mi domandavo se lo sceneggiatore non avesse avuto proprio voglia di scrivere quel giorno o se avessero tagliato parti a caso per qualche motivo oscuro. Persino quando i cattivi sembrano avere la meglio dura tipo venti minuti la tragedia e poi niente, fine. Risolvono tutto con quattro frasi in croce, e persino il cattivone dei cattivoni diventa un agnellino. Io boh! Cioè io capisco la necessità di fare i drama romantici, davvero lo posso anche sostenere in un certo senso, ma così no. Questo drama che doveva sulla carta essere epico, è stato relegato in un angolo, a causa di scelte di regia alquanto discutibili. Ji-yun tra l'altro una protagonista bipolare. Prima fredda come il ghiaccio e non appena si innamora di lui diventa un cucciolo di labrador scodinzolante, senza neanche più la capacità di concentrarsi. Fa delle dichiarazioni d'amore che ti fanno venire voglia di scappare dall'altra parte a gambe levate ed è così lucida che pare perennemente sudata. Personalmente non mi ha trasmesso niente, neanche simpatia. Lui è forse l'unica cosa che mi ha permesso di andare avanti con la visione di questo drama. È forte, intelligente, compassionevole, sa sempre cosa dire, come dirlo, come prendere le persone, ha tutto quello che uno potrebbe volere e forse è questa la sua grande pecca: non ha difetti. È persino ordinato al punto che mentre sono ad amoreggiare vola in terra un po' di roba e dopo si mette a sistemare a passare l'aspirapolvere! Cioè l'uomo della vita. Però oltre a lui non c'è altro. I second sono insulsi (anche se ammetto che a me piaceva tantissimo Jung-hoon, il figlio del presidente cattivo) e non fanno il loro lavoro, tentando i nostri protagonisti neanche per mezzo secondo e quelli che dovrebbero essere i cattivi, sono al massimo dei barboncini che abbaiano troppo e mordono poco. Perciò, se proprio non avete altro da vedere, guardatelo pure, ma ci sono romantici molto migliori di questo.
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Una chicca troppo poco conosciuta
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_“Il Divorzista” è uno di quei drama assolutamente sottovalutati all’interno del panorama Netflix. Poco pubblicizzato, forse anche perché non vanta nomi conosciutissimi all’interno del suo cast, è invece una piccola chicca di 12 episodi che trova il suo sviluppo all'interno dell’universo dei legal-drama. Per certi versi ricalca un pochino sia “Avvocata woo” che “One Dollar Lawyer”, nessuna sindrome di asperger o personalità eccentriche all’orizzonte, sia chiaro, ma sicuramente un protagonista molto particolare, sia nell’aspetto che nei modi. L’avvocato Shin è infatti un ex professore di pianoforte che dalla Germania, dopo la morte prematura della sorella, è tornato in Corea e nella metà del tempo utile è riuscito a prendere l’abilitazione come avvocato, abbandonando dunque il suo mestiere e passione. Comunque estremamente appassionato di musica, e grande fan del genere trot, è espertissimo in casi di divorzio, si occupa principalmente di situazioni controverse, socialmente ritenute discutibili o immorali. Il primo caso è quello che vede come protagonista una famosissima dj, Lee Seo-jin, che, vessata dall’estrema e assolutamente condannabile gelosia del marito, finisce per tradirlo con un giovane chef che pubblica un video di un loro incontro intimo. La gogna mediatica piomba sulla donna come una ghigliottina nell’epoca della rivoluzione francese, le dita puntate, gli sguardi, gli assalti, le battutine, i giudizi si sprecano, ma il desiderio di Seo-jin non è quello di riscattarsi, bensì di ottenere la custodia del figlio, così da allontanarlo dal marito manipolatore. Rifiutata da tutti gli avvocati, Shin Sung-han, colpito dall'amore materno, la difende e vince la causa con astuzia e arguzia, dimostrando di fatto di essere un uomo dalle vedute aperte e con una dialettica e una capacità professionale fuori dal comune, caratteristiche che lo porteranno a condurre altri casi difficili quanto questo: mogli schiavizzate, mariti imbrogliati, adolescenti arrabbiati che lottano contro l’abbandono. Ogni caso è interessante, emotivamente coinvolgente e presenta una morale sociale, ancora una volta infatti al centro è stato messo anche il pregiudizio e il giudizio sociale. Un uomo umiliato, massacrato, e diffamato dal pubblico, affamato spettatore di disgrazie altrui, coadiuvato da un giornalismo becero che persino nel momento in cui la verità viene a galla non si ferma, ma pretende che ad essere “giustiziato” sia la vittima ora divenuta carnefice, così da accontentare l’appetito dello spettatore medio. E’ chiaro l’intento di far emergere, tra le storie, ancora una volta la problematica di un giornalismo più intento al gossip che ai fatti di mera cronaca e al conseguente assalto perpetrato dalla gente nei confronti di quelli che, nonostante siano innocenti fino a prova contraria, vengono comunque dipinti come mostri moderni dalle sapienti dita di chi più che a caccia di notizie, oggi, si dimostra a caccia di like e consensi. Oltre a ciò però, trova dislocazione anche la vera storia principale del drama che vede l’avvocato Shin lottare per la custodia del nipote, figlio della sorella deceduta in un incidente stradale dopo aver ricevuto una telefonata da un utente sconosciuto il giorno stesso in cui ha perso in tribunale la custodia del bambino. Il piccolo, inserito in un contesto familiare prettamente di facciata, assolutamente privo di amore e comprensione, sviluppa un disturbo bulimico e depressivo, inducendo quindi lo zio a intervenire, cosa che lo porta, come di consueto, a scoperchiare il classico“vaso di Pandora”.
Personalmente posso dirvi che ho incredibilmente apprezzato questo drama, che ritengo davvero ingiustamente sottovalutato. Ogni storia mi ha commosso e lasciato delle domande morali, ma quello che davvero mi ha scaldato il cuore in questi 12 episodi è stato il rapporto fraterno tra i 3 protagonisti. In questo drama di amore sentimentale ce n’è poco, ma di amore filiale e fraterno se ne abbonda. Sung-han e i suoi amici, Jeonk-sik e Hyung-geun, rappresentano il più bel rapporto di amicizia che ad oggi sia mai stato a mio avviso rappresentato. Il loro modo di condividere ogni situazione, di sostenersi sempre, di aiutarsi e di sacrificarsi gli uni per gli altri, la loro comprensione reciproca, persino mentre sono al telefono senza il bisogno che uno di loro parli, è qualcosa che è andato oltre a qualsiasi tipo di sentimento a cui siamo abituati. La loro amicizia mi ha scaldato il cuore e l’anima, mi ha fatto pensare a quanto meravigliosa potrebbe essere la vita se, nonostante le disgrazie, qualcuno camminasse accanto a noi con la stessa connessione che questi tre uomini hanno portato sullo schermo. Commoventi, dolci, divertenti, così “familiari” da non avermi fatto sentire la mancanza di una relazione amorosa tra il protagonista e Seo-jin, relazione che, detto tra noi, avrei comunque apprezzato e che credo fermamente sarebbe stata bene nel contesto, ma di cui in verità non ho sentito davvero la mancanza. “Il divorzista” è dunque un drama che vi consiglio profondamente, è un racconto che evidenzia un’altalena di emozioni in maniera impeccabile, anche attraverso la musica classica e trot (un genere di musica coreana popolare insediatosi dopo l’occupazione giapponese, mi sono informata!) che infondono in ogni scena, lacrimevole o meno, un’intensità assolutamente speciale.
Questo è un drama visibilmente studiato, ricercato e ben realizzato che vi consiglio di vedere, senza ombra di dubbio.
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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Avendo io soprannominato Kang Tae-oh “Patato” ovviamente non potevo esimermi dal guardare un drama che parla di patate. Era un obbligo a tutti gli effetti e quindi, nonostante avessi sentito solo recensioni poco entusiaste, ho comunque affrontato il mio dovere. Me ne sono pentita? Non proprio. Le mie aspettative erano ai minimi storici, non credevo neanche di riuscire a finirlo per la verità, e certamente l'ho fatto unicamente per Patato, il quale mi aveva regalato molte gioie prima della leva da cui mi è tornato decisamente in forma smagliante. Avrei preferito una seconda stagione di “Avvocata Woo”? Palese. Sono rimasta anche infastidita e delusa dal fatto che non ci sia stato un immediato reclutamento per riportare in auge tale capolavoro, ma non ho odiato neanche “The Potato Lab” per quanto ci fossero tutte le premesse. Lo sapete che la sottoscritta non è un'amante dei romantici, né tanto meno sopporta personaggi fastidiosi e macchiettistici esasperati all'inverosimile solo per far ridere, eppure, forse aiutata dalle mie inesistenti aspettative in merito, sono riuscita a farlo scivolare via abbastanza bene. Ho solo una domanda in merito: come può venire in mente a Netflix di creare un drama sulle patate? Perché? Non c'erano sceneggiature migliori da sottoporre al nostro Patatone Nazionale? A volte mi domando chi diamine sia colui che approva tali scemenze per farle produrre e vorrei andare a schiaffeggiarlo con del kimchi, in pieno stile telenovela coreana della mattina. Ma questo ci è toccato, perciò bando alle ciance e tuffiamoci di testa nel mondo delle patate! Urla entusiaste dal pubblico di sottofondo...
So Baek-ho è un robot che lavora per un'azienda enorme che acquisisce aziende piccole, le sventra all'osso e fa in modo di ottimizzare i costi, licenziando in tronco tutti i lavoratori superflui. È freddo, calcolatore e il suo unico Dio è la logica. Sembra quasi Sheldon Cooper (se non avete colto la citazione, siete pregati di andare a riguardare Big Bang Theory, brutte capre), ma in versione sexy da paura. Chiaramente, essendo un bellone in giacca e cravatta dal cuore di ghiaccio, viene tenuto in altissima considerazione dalle donne capo dell'azienda malvagia, ma diciamo che i suoi colleghi non sono proprio entusiasti di averlo intorno. Essendo lui socialmente impedito, rigido all'inverosimile, non mi è difficile capire perché. Viene dunque spedito in missione, per comprendere e decidere la sorte del Potato Lab, un vero e proprio laboratorio di sviluppo e ricerca sulle patate in campagna nel niente. Dalle sue indagini e decisioni dipende dunque l'esistenza di questo piccolissimo e ameno ammasso di folli, all'interno del quale lavora la nostra protagonista: Kim Mi-kyeong, una pazza scatenata interpretata da Lee Sun-bin, con evidenti problemi di gestione della rabbia e affettivi. La nostra ragazza vive in una specie di enorme Guesthouse (che non so bene come faccia ad andare avanti visto che non hanno clienti) con suo fratello e la migliore amica, una persona odiosa, fastidiosa che mi ha fatto saltare i nervi una puntata sì e l'altra pure con la sua voce acuta, il suo modo di fare sempre troppo oltre le righe fino a diventare un personaggio sgradevole e inverosimile. Se avessi un'amica del genere penso che la butterei dal balcone per puro caso. Comunque il nostro Patato si trasferisce proprio alla Guesthouse e inizia a incutere timore e devastazione nella vita di questa tranquilla comunità. L'inizio è alquanto difficile. Lui non è un tipo malleabile e inizia a licenziare gente a destra e a manca, compresa Mi-Kyeong, per gli amici MK. Lei non la prende benissimo e i due iniziano col piede sbagliato il loro rapporto. Dire che si detestano è dire poco. La natura dell'altro è estranea completamente ad entrambi; non si comprendono, non riescono a comunicare e sono due testardi cronici. Perciò inizia una vera e propria lotta senza quartiere tra di loro, che coinvolge anche gli abitanti del villaggio in alcune scene davvero divertenti che mi hanno fatta sorridere. Finché una sera, i due ubriachissimi, non finiscono per baciarsi. Sarebbe meglio dire che MK bacia Patato, ma il succo è che lui, vista la sua natura tremendamente logica, le chiede di uscire il giorno dopo. Nella sua testa più o meno è accaduto questo: ci siamo baciati, ma solo le coppie si baciano, noi non lo siamo, urge dunque porre rimedio! Praticamente un processore Windows 98 in piena regola, sì perchè è decisamente rimasto ai tempi della pietra. Lei ovviamente lo respinge, perché per quanto lo trovi attraente, e fidatevi il drama vale la pena solo per lui, è comunque il suo odiato capo che l'ha licenziata. Lui promette quindi di fare in modo che lei lo accetti e dovrebbe quanto meno iniziare a corteggiarla, in realtà non è molto portato per la cosa, visto che è un robot e i robot non capiscono il romanticismo. Per sua fortuna però è anche un Patato in piena regola, fedele, intelligente, ligio, comprensivo e tremendamente testardo, perciò i due passano insieme moltissimo tempo, sia a lavoro che fuori. Lentamente, come in ogni drama che si rispetti, i ghiacciai iniziano a sciogliersi e le asce di guerra ad essere sotterrate. MK però si porta dietro un passato doloroso, fatto di ferite profonde non ancora del tutto guarite. Sappiamo infatti che il capo di Patato, nonché genero della CEO dell'azienda, è il suo ex e che lo stronzetto l'ha tradita talmente tanto che un cervo a primavera in confronto è senza corna. Il simpaticone, non contento, ha avuto anche il coraggio di mollarla portandole la partecipazione di nozze con l'amante. Roba che io lo avrei preso per il collo e strozzato come un pollo, come minimo! Ma come ti può venire anche solo in mente una roba del genere? Ma poi così dal niente, dopo sei anni di relazione e dico sei! Se lei lo avesse ucciso, le avrebbero dato le attenuanti. In Italia forse anche una medaglia al valore. Invece in Corea, visto che lavoravano insieme e lui si è sposato con la figlia della boss, che hanno fatto? L'hanno bullizzata e isolata sul lavoro, finchè non si è licenziata, mollato tutto e ritirata in campagna a leccarsi le ferite e coltivare patate. Roba da manicomio. Ovviamente poi il suo piccolo laboratorio viene acquisito proprio dalla società dell'ex e i due finiscono col vedersi anche troppo spesso, riportando a galla dolori e ferite ancora non del tutto rimarginati. In tutto ciò Patato si dimostra una green flag con i contro fiocchi, di una dolcezza infinita e con un cuore immenso. Diventano una coppia, anche se devo dire che mi domando come due persone così diverse possano coesistere senza sgozzarsi a vicenda, e la loro storia d'amore è molto carina, fatta di molti momenti dolci ma non stucchevoli e di molti sorrisi. Diciamo che la trama è tutta qui, a grosse linee, perciò potete capire che sia impossibile per me dare un voto alto. Non c'è contenuto profondo, non c'è una struttura vera e propria e non succede praticamente niente. È semplicemente una struttura vuota, uno di quei drama che se fossero in italiano, li metteremo come sottofondo per altre attività, regala sporadici sorrisi e nulla più. Tae-oh si carica letteralmente tutti sulle spalle e se li porta alla fine, con una fatica immensa e una classe unica. Non è però in grado di salvarmi dall'odio profondo e viscerale per la migliore amica di lei, né della maggior parte dei personaggi secondari, che in un modo o nell'altro sono stati tutti trasformati in pagliacci e caricature di veri esseri umani. Alcuni più di altri, ovviamente, ma comunque abbassano di moltissimo la valutazione, insieme alla trama claudicante. Unico applauso dunque al nostro Patato, in splendida forma, carismatico, divertente, affascinante, bellissimo, capace di interpretare personaggi differenti l'uno dall'altro con una grande maestria, nonostante questo drama fosse nettamente al di sotto delle sue capacità. Spero che lo abbiano pagato profumatamente e che adesso si impegni in progetti che esaltino la sua recitazione a dovere e non lo costringano in un pantano come questo.
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Un mini-drama, un teen in piena regola ma con una vena crime che stupisce e sorprende!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Il problema dei mini-drama è che a prescindere, per quanto uno si impegni, posizionano di default l’asticella delle aspettative piuttosto in basso. Un po’ la premessa di episodi ridotti, un po’ il minutaggio inferiore, sono sempre il preambolo di drama meno importanti, non al livello degli altri. Se poi sono mini-drama e pure teen, allora peggio che peggio. Eppure “Blue Birthday” sconvolge completamente le regole. E’ un mini-drama, è un teen in piena regola ma ha una vena crime al suo interno che stupisce e sorprende, forse cavalcando intelligentemente anche la comune concezione che i mini-drama siano solo dei passatempo veloci. Oh Ha-rin è una studentessa del liceo prossima ai 18 anni, è brillante, entusiasta e serena ed è circondata da un gruppo di amici con cui condivide tutto: Eun-song, che nasconde una cotta segreta per lei, l’amica Su-jin con il fidanzato e Ji Seo-jun, un giovane appassionato di fotografia di cui Hae-ri è innamorata e perfettamente ricambiata. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Hae-ri decide finalmente di dichiararsi all’amico di sempre, i due si danno appuntamento nell’aula di fotografia dove Seo-jun le dice di averle preparato una sorpresa, e in effetti una sorpresa c’è. Hae-ri entra nell’aula, ad aspettarla trova festoni color pastello, cappellini colorati e una torta alla panna da leccarsi i baffi, ma manca Seo-jun. La giovane lo cerca e quando sposta la tenda che divide l’aula dalla stanza per sviluppare foto, trova il ragazzo a terra in una pozza di sangue con le vene tagliate. Passano una decina d’anni da quello che è stato archiviato come un suicidio, Hae-ri è diventata una quasi trentenne nel pieno del lavoro, si occupa di soccorrere e recuperare animali in difficoltà, ed è rimasta una ragazza solare ma senza la spensieratezza di un tempo che non è mai tornata. Ancora single, rifiuta categoricamente ogni incontro e anche l’amico innamorato da una vita, Eun-song, è sempre e solo un amico. Il giorno del suo 28esimo compleanno una chiamata per un animale in difficoltà presso il liceo frequentato da lei e dai suoi amici in passato, scatena nella ragazza i ricordi dei momenti trascorsi con Seo-jun, fino a farle rivivere il giorno del suicidio del giovane. Uscita dal lavoro, quello stesso giorno, si imbatte per caso nel vecchio negozio di fotografia vicino al liceo e in vetrina vede in vendita la macchina fotografica del ragazzo. Non ci pensa due volte e corre ad acquistarla, insieme però trova anche delle foto fatte sviluppare ma mai ritirate. Sono foto di tutti loro scattate da Seo-jun e ci sono anche degli scatti di lei stessa che lui le aveva fatto di nascosto, fingendo di non volerla assecondare nel suo desiderio di essere il soggetto di qualche foto. Tornata a casa con il bottino carico di malinconia, Hae-ri, in un momento di grande tristezza, brucia una fotografia che la ritrae, quando però le fiamme stanno per incenerire lo scatto, si ritrova improvvisamente catapultata nel passato. Non è un sogno, le foto sono un mezzo per viaggiare nel tempo e bruciarle fa attivare lo spostamento. Hae-ri quindi, dopo un iniziale momento di confusione, comprende che ha 9 tentativi per salvare il suo grande amore dalla morte, e soprattutto per capire come mai un ragazzo che credeva felice abbia deciso di suicidarsi. Chiaramente non vi svelerò oltre, perchè i gialli time-traveling, o comunque i gialli in generale, disseminano indizi ovunque e la loro bellezza sta proprio nel concentrarsi per arrivare a capire chi sia il colpevole. Che Seo-jun non si sia suicidato, è chiaro dal minuto 1, chi sia stato è il vero problema. Forse, come vi ho detto all’inizio, sono stata fuorviata dal fatto di avere davanti un mini-drama, e non mi sono immersa abbastanza nella narrazione, o forse questo drama è solo fatto davvero bene, sta di fatto che quando il colpevole è venuto fuori mi sono data della cretina da sola. L’ho fatto perchè in quel momento indizi che avevo scioccamente sottovalutato o addirittura ignorato, si sono uniti nella mia mente come un puzzle, e poi perchè in effetti mi sono superficialmente focalizzata su un colpevole troppo scontato. Il punto è che questo drama mira una persona in particolare, ma noi avventurieri del noir sappiamo già che difficilmente il vero assassino è quello che sembra indiscutibilmente colpevole, quindi ne cerchiamo un altro. E così ho fatto, ma ho puntato tutto su una scelta troppo scontata. Il fatto però che questo drama mi abbia così sorpreso, è stato assolutamente positivo, quindi il mio consiglio è di guardarlo attentamente e di non sottovalutare il suo potenziale. Molto carini anche gli attori, forse più adatti al ruolo teen che alla versione adulta, ma comunque piacevoli. La loro gioia e spensieratezza è entrata bene in contrasto con quella che poi è stata una trama più crime. Se devo cercare il pelo nell’uovo e fare una critica allora lasciatemi dire che sì, in un teen si è già consapevoli che le interazioni romantiche saranno ridotte all’osso, quasi imbarazzanti, ma avendo avuto anche qualche scena di loro nella versione adulta (no, non vi sto spoilerando il finale, ogni volta che Hae-ri cambia il passato, di riflesso cambia anche il futuro, rammentatelo!) mi sarebbe davvero piaciuto avere almeno un bacio un po’ più bacio, e non due trentenni che a mala pena si sfiorano con meno passione di quella che ci metto io quando bacio il mio cane. Ecco, è l’unica nota stonata, per il resto questo penso sia uno dei mini-drama più interessanti e ben fatti che io abbia visto ad oggi. Assolutamente promosso e consigliato.
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Personaggi complessi, attori strepitosi.
Recensito da: Jade Profilo IG: _Dramalia_Ho iniziato a scrivere questa recensione due volte, ed entrambe le volte ho cancellato tutto quello che avevo messo nero su bianco. Per qualche motivo, non so quale, non riesco ad esprimere come mi sento in merito a questo drama. Sarà per la complessità dei personaggi, per la trama arzigogolata, per l’immensa bravura degli attori o per il tempo sorprendentemente lungo che mi ci è voluto per finirlo, ma dare una descrizione definita mi pareva uno scoglio complesso. Perciò mi sono trovata a dovermi chiedere se mi fosse effettivamente piaciuto il drama e la risposta è stata: sì, ma con riserva.
La trama è innanzitutto il grande punto di forza e anche la debolezza del drama in sé. Non fraintendetemi, è fatta davvero bene, tutto torna nella sua complessità, nei suoi tranelli, nelle sue mosse e contromosse come in una partita di scacchi, ma a volte risulta veramente troppo lenta e pesante. Ma andiamo con ordine, se ci riesco.
Park Ji-Won è una donna malata di cancro, praticamente in fin di vita, a cui un giorno viene detto che il marito non ha pagato le parcelle e che per continuare a usufruire delle cure deve rintracciarlo e fargli sborsare i soldi, altrimenti non potrà restare. Sconvolta, cerca di chiamarlo, ma il simpaticone non ha alcuna intenzione di rispondere. Già da qui sappiamo che non vincerà mai il premio “marito dell’anno”. Prende dunque un taxi e, non si sa con che forza, si trascina fino al suo appartamento dopo aver avuto una strana conversazione con il conducente. Trova quindi il marito, uno scansafatiche di prima categoria, a letto con la sua unica e migliore amica dai tempi delle scuole. I due non solo le hanno mentito e l’hanno tradita, ma meditano di intascare l’assicurazione sulla vita al momento della sua morte e se la ridono bellamente alle sue spalle, fantasticando sui modi di accelerare la sua dipartita. In un primo momento il suo istinto le suggerisce di andarsene, di chinare il capo come ha sempre fatto nella sua misera vita di abnegazione, invece li affronta a muso duro e, in seguito a una colluttazione violenta, batte la testa sul tavolino di vetro e muore. Si risveglia però nel 2013, dieci anni prima del fatto, nel suo posto di lavoro, col suddetto marito traditore che ancora è solo un fidanzato che la fissa. Ovviamente ha una specie di crollo emotivo, impazzisce e sclera di brutto (come darle torto, se mi svegliassi dieci anni prima, con la consapevolezza di tutto il mio futuro, sicuramente mi prenderebbe un colpo), strillando come una pazza e fuggendo scalza dall’ufficio. Interviene il suo capo, tale Yu Ji-Hyuk (Na In-woo) che cerca di fermarla e comprendere i motivi di tale collasso emotivo tutto a un tratto. Ovviamente lei non può dire che è appena morta e tornata indietro nel tempo, ma cerca di comprendere cosa le sia successo, con scarsi risultati. Sa solo che il tassista non era altro che il defunto padre e in un modo o nell’altro ha avuto un ruolo nella faccenda. Appurato che non è un sogno, che è sveglia e che non è in coma in qualche ospedale, Ji-Won capisce che quella che sta vivendo è una seconda occasione, quella per essere felice e cambiare un destino a dir poco schifoso. (Sì, lo so, avrei potuto usare parole più poetiche, ma diciamoci le cose come stanno, questa poveraccia aveva una vita di merda e bisogna pur ammetterlo). Con una memoria da elefante, ricorda ogni cosa che le sia accaduta e non solo, è abbastanza sveglia per investire dei soldi nelle compagnie che sa avranno successo. Posso solo dire che anche io avrei fatto lo stesso e sfido chiunque altro a dire il contrario. Comunque, dopo aver messo i suoi soldi a fruttare, fatto un controllo per escludere di avere già il cancro, comincia a liberarsi della zavorra. Prova a lasciare il fidanzato, Lee Min-Hwan (Lee Yi-Kyung), ma le cose non vanno proprio come si era aspettata. Comprende dunque, in seguito a un incidente, che il destino non può essere cambiato, alcune cose devono accadere, ma se non vuole che accadano a lei, qualcuno deve pur prendersele. Perciò inizia a tramare, con l’aiuto di Yu Ki-hyuk, anche lui tornato indietro dalla morte. Il bel Ceo diventa a tutti gli effetti la sua spada e il suo scudo, la sua ancora di salvezza e il suo rifugio sicuro, in un mare di intrighi pieno di squali affamati. Ji-Won si tramuta nell’eroina della sua storia, lascia perdere la vecchia sé stessa, pavida e sottomessa, per indossare i panni della donna forte e determinata. Lentamente si libera delle vestigia del suo passato e risorge come una persona nuova. La faccenda si fa sempre più complessa via via che il drama procede, gli intrighi, i tradimenti, i sotterfugi più intricati e, se da prima la faccenda era solo romantica, alla fine si assiste a un vero e proprio susseguirsi di minacce di morte, tentati omicidi e la faccenda degenera totalmente con l’arrivo della promessa sposa di Ji-Hyuk, una pazza scatenata che praticamente fa fuori tutti senza rimorsi. Ora, perché ho detto che la trama è il punto di forza di questo drama ma anche un suo limite? Perché il titolo in sé suggerisce un certo tipo di svolgimento che effettivamente abbiamo per un certo periodo, poi tutto degenera e diventa davvero tanto esagerato. Per un drama sul cambiare il futuro, sulla rinascita, sulla scoperta di sé stessi, omicidi e occultamenti di cadaveri forse sono stati un pochino troppi. L’ho trovato vagamente noioso verso la fine, poco in linea con la storia fino a quel momento. E’ vero che i personaggi coinvolti sono praticamente tutti dei pazzi senza morale, alcuni da ricovero immediato in un manicomio, ma l’aggiunta dell’ex di Ji-Hyuk è stata una scelta a mio parere che si poteva evitare. Per allungare il brodo, esagerare tutto, non serviva certo lei. Fatto sta che in questo drama non ce n’è uno normale. Min-Hwan è violento, viziato, attaccato ai soldi in maniera patologica, un essere senza spina dorsale che si diverte a prendersela con i più deboli, solo per un bisogno di affermazione personale. Su-Min, la migliore amica, è ossessionata da Ji-Won al punto che brama ogni cosa che è sua, vuole che la veneri e abbia bisogno di lei, ma allo stesso tempo nutre un odio viscerale nei suoi confronti, che la portano a sabotarla in modo che non possa avere altri che lei. Solo con questi due personaggi posso tranquillamente dire che la caratterizzazione è andata oltre i soliti standard, raggiungendo un livello di complessità unico, a cui i due attori hanno fatto ampiamente onore con la loro recitazione. Sono entrambi sublimi, entrambi perfettamente calati nei ruoli e sinceramente li ho trovati spesso più bravi degli attori protagonisti. Non che Park Min-Young non sia stata bravissima, così come Na In-Woo, perché lo sono stati, ma semplicemente gli altri avevano ruoli così pregni di follia, dolore e complessità, da surclassarli in più di un’occasione. A volte, per quanto sia bravo un attore, il ruolo interpretato fa la differenza e qui si è sentito tutto il peso della sceneggiatura. Personalmente, nei drama precedenti che aveva fatto, Park Min-Young non mi aveva convinta, a tratti delusa, perciò ero molto curiosa di vederla in questa interpretazione, per capire se, quando aveva interpretato la Segretaria Kim, fosse stata così convincente per la presenza di Seo Nazionale o se fosse effettivamente talentuosa. Posso dire che qui mi è piaciuta moltissimo, si è calata nel ruolo alla perfezione, sia quando ha interpretato la donna sottomessa e vessata, sia quando ha cambiato completamente faccia, diventando forte e sicura di sé, con tutte le fragilità del caso. Ha anche perso moltissimo peso per impersonare una malata terminale e la sua dedizione al ruolo le è sicuramente valsa la mia ammirazione. Ma veniamo a Na In-Woo, una scoperta che so a molte di voi è piaciuta particolarmente. Personalmente non lo trovo così affascinante da impazzire per lui, ma credo sia un grande attore, con possibilità future interessanti. Il suo ruolo l’ho trovato calzante, perché mi sembra proprio il tipo da green flag, ma secondo me la chimica tra i due non è così travolgente come mi sarebbe piaciuto vedere. La Park ha sicuramente avuto coprotagonisti con cui aveva più chimica, ma qui si parla di un amore dolce, che nasce dalle difficoltà e unisce, e quindi non sono proprio scontenta. Quindi alla fine mi è piaciuto il drama o no? Sì, vale sicuramente la pena vederlo, se non altro per apprezzare la recitazione magistrale di tutti gli attori coinvolti, ma avrei preferito qualche puntata in meno, in modo da snellire una trama appesantita dai troppi intrighi e macchinazioni.
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Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Questo lo definirei il drama del miracolo, perché è un drama cinese che ho visto dall’inizio alla fine e, udite udite, mi è piaciuto!
Sia chiaro, è pur sempre un drama cinese che persegue in tutto e per tutto le dinamiche, la tipologia narrativa e la produzione classica che appartiene a tutte le serie tv che arrivano dalla Cina, quindi si presenta con ben 36 episodi (più uno speciale) che raccontano di tre storie d’amore che nascono e si sviluppano in modo sempre un po’ assurdo, con questi protagonisti che non appaiono mai troppo umani ma piuttosto come delle esasperazioni di sé stessi, del loro ruolo lavorativo e del loro modo di relazionarsi. Però, sta di fatto che l’ho visto piacevolmente e, alla fine, non mi è dispiaciuto.
Zheng Shu Yi è una giornalista che si occupa di economia, è giovane, intelligente, particolarmente brava nel suo lavoro e, a quanto ci dicono, bellissima (al punto che questa cosa le viene ripetutamente rinfacciata). La sua penna viene definita come pungente, acuta, ma sempre molto centrata, onesta e valida, tant’è che inizia a farsi strada nel mondo della finanza venendo scelta come giornalista da personalità di spicco per interviste mirate. Una di queste persone è Shi Yan, un finanziatore sulla cresta dell’onda che fino a quel momento ha sempre rifiutato apparizioni in pubblico. Shu Yi ad ogni modo, essendo così richiesta a discapito di colleghe più anziane, genera facilmente invidie sul posto di lavoro, e anche nelle relazioni sentimentali non se la cava molto bene. Scopre infatti che il suo fidanzato storico la tradisce con una giovane ragazza la quale, per un fraintendimento che si protrarrà per quasi tutti gli episodi, sembra essere proprio la nipote di Shi Yan. Shu Yi quindi si avvicina al giovane finanziatore con due scopi: intervistarlo e trovare il modo di mettere in cattiva luce la nipote e l’ex fedifrago che vuole a tutti i costi entrare a lavorare nell’azienda di Shi Yan. Ma le cose non vanno esattamente così, infatti, come nelle migliori favole romantiche, tra i due, mentre continuano a collaborare lavorativamente, sboccia l’amore. Sentimento che, se devo dirla tutta, ci regala anche parecchie gioie, i cinesi infatti avranno una scrittura un tantino assurda, ma a limoni sono dei veri maestri, scordatevi le labbra appena sfiorate dei Coreani! Ad ogni modo Shi Yan e Shu Yi non sono l’unica coppia di cui questo drama parla. Adesso, smettete di fare qualsiasi altra cosa stiate facendo, armatevi di penna e taccuino e concentratevi perchè i nomi sono uno scioglilingua: Yu You, un professore di economia che collabora con Shi Yan, si innamora di Shi Yue, la giovane e vera nipote di Shi Yan che lavora come stagista di Shu Yi al giornale; e poi la mia coppia preferita in assoluto composta da Guan Ji, dongiovanni, amico e socio di Shi Yan, e Ruo Shan (Shan Shan), migliore amica di Shu Yi e anche lei giornalista ma per un altro giornale.
L’aver introdotto altre storie piuttosto valide, ben fatte e molto gradevoli (quasi al pari della prima), a mio parere è un bel punto di forza che riesce in qualche modo ad alleggerire le 36 lunghissime puntate di cui è composto questo drama. Ciò rende la narrazione più leggera. Al contrario, se come in tanti altri drama mi fossi ritrovata con quasi 40 puntate tutte incentrate sostanzialmente sulle stesse due persone, probabilmente avrei mollato la nave molto prima. Sì, con tutta l’onestà, va detto che tutti gli intrecci amorosi si snodano all’interno dello stesso gruppo di persone, quindi non c’è grande fantasia in tutto nè troppo impegno narrativo, però, per gli standard cinesi, questo drama risulta sorprendentemente scorrevole, piacevole e carino. Lo consiglierei indubbiamente a chi, come me, fatica a trovare un drama cinese apprezzabile, e a chi sta cercando qualcosa di molto romantico per passare il tempo. Sicuramente per gli amanti dei c-drama, questa è una storia che non vi deluderà.
Ecco, se posso darvi un’ulteriore dritta, nel caso in cui facciate un po’ fatica ad approcciarvi a questo genere, io ho guardato questo drama non come faccio con quelli coreani, ma a tempo perso, nei ritagli di momenti liberi, e, alla fine, non ho percepito la pesantezza degli episodi, quindi suddividetelo nel tempo e non affrontatelo tutto insieme.
Per il resto, sono felice di poter finalmente promuovere un drama cinese a cuor leggero!
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