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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Cosa può andare storto quando un chaebol illegittimo, viziato e arrogante, viene mandato a fare il detective? E cosa può succedere quando quel libertino senza remore nello spendere il denaro altrui incontra una bella detective dura, intelligente e dal cuore grande? Bhè semplicemente la ricetta perfetta per un drama con i fiocchi!
La storia è semplice, lineare e chiara. Jin I-soo (Ahn Bo-hyun) è quello che tutti chiamerebbero uno scansafatiche con più soldi che cervello. Secondogenito di un conglomerato che fattura triliardi, passa le sue giornate a bighellonare e le sue notti a giocare a guardie e ladri in centri commerciali dove distrugge tutto a suon di pallottole a salve, in nome di un divertimento piuttosto opinabile. Durante una delle feste post gioco, un suo amico viene ferito da un malvivente che scappa a gambe levate. I-soo, ancora vestito da poliziotto, lo insegue e lo pesta pesantemente, finché almeno non arriva la detective Lee Gang-hyeon (Park Ji-hyun), la quale lo arresta e lo porta in centrale. Lei lo vuole incriminare, ignorando le rimostranze dei suoi superiori che vorrebbero il ricco ragazzo in libertà, ma viene fuori che l’uomo pestato da I-soo non è altro che un criminale ricercato dalla stessa Gang-hyeon. Per salvare la faccia sia delle forze armate, sia del padre di I-soo, candidato alle elezioni a sindaco di Seoul, il fratello maggiore di lui e la polizia si mettono d’accordo per fingere che il ragazzo stia collaborando con loro. Immaginate la gioia della detective Lee che si trova un chaebol viziato da dover gestire! Lei e la sua squadra già sono odiati da tutti, con lui al seguito diventano lo zimbello della centrale, senza contare che tra di loro non scorre propriamente buon sangue. I-soo se ne frega delle regole, pensa che con i soldi si risolva tutto, è spericolato e irrispettoso, perciò i suoi colleghi faticano a sopportarlo. Il fatto poi che abbia un sesto senso incredibile e che le sue intuizioni si rivelino quasi sempre giuste, non aiuta affatto il clima. Caso dopo caso, lo vediamo affrontare cattivi di tutti i generi, aiutando i suoi colleghi in tutti i modi possibili, persino tirando fuori grosse quantità di denaro di tasca propria. Si caccia sempre nei guai, ma ha anche un cuore grande, uno spirito di osservazione unico e il suo umorismo strappa risate a più non posso. La prima parte della storia è principalmente incentrata su loro che vanno in giro a caccia di birbaccioni della peggior specie, ma il plot twist era ovviamente dietro l’angolo. Durante le puntate infatti veniamo informati che la detective Lee ha un padre che ama tantissimo, ex impiegato della stessa stazione di Gangha, radiato in seguito a una tangente che sembrerebbe avesse intascato da parte di un’associazione tutt’altro che pulita. La figlia non ha mai creduto alle accuse e negli anni ha sempre cercato di ripulire il suo nome, per riportare il padre al posto che gli appartiene. Oltre a questo anche I-soo sembra avere degli scheletri nell’armadio tutt’altro che tranquilli e simpatici. La morte di sua madre è un mistero tutt’ora da risolvere e il ragazzo soffre di incubi e buchi di memoria su quel giorno fatidico. I due, insieme spalla a spalla, si districano dunque tra i fantasmi del loro passato e gli omicidi del presente. Ammetto che non avevo grandi aspettative, ma Ahn Bo-hyun mi ha piacevolmente colpita, andando oltre ogni aspettativa con la sua recitazione. Riesce perfettamente a incarnare il ragazzo spensierato con troppi soldi, per poi crescere, diventare un uomo responsabile e affidabile, un compagno di squadra di valore a cui i suoi compagni possono affidare la vita, per poi approdare a una parte più introspettiva e dolorosa, quando deve affrontare i suoi demoni e il suo passato. Davvero bravo, espressivo, divertente e commovente. Con lui un plauso anche alla sua collega, che viene un po’ messa in ombra dalla sua carismatica presenza di scena (soprattutto quando è nudo), ma cerca comunque di tenergli testa, ingaggiando con lui un vero e proprio braccio di ferro. Hanno una grande intesa e mi è sinceramente dispiaciuto non vedere uno sviluppo sentimentale tra i due, che avrebbe potuto dare al drama quel punto in più che invece gli è mancato. Nel complesso però vi consiglio vivamente di vederlo (se la violenza non vi infastidisce), perché è un concentrato di risate, lacrime ed emozioni davvero ben fatto. La lunghezza di sedici episodi da un’ora non appesantisce affatto, volando via senza quasi che uno se ne accorga.
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Un romantico giusto, sia nella durata che nella trama!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_“Serendipity Embrace” è uno di quei drama che io definirei “giusti”. E’ giusto nella sua durata, appena 8 episodi che raccontano una bella storia d’amore in modo completo e senza appesantirla con clichè, storie secondarie inutili, sottotrame campate per aria all’ultimo o con l’espediente di familiari troppo invadenti che farebbero saltare la pazienza anche ad un Santo. E’ giusto nel suo genere, è un romantico nudo e crudo che non viene tirato per le lunghe e riesce così ad esprimere la sua essenza in modo estremamente piacevole e coinvolgente. E’ giusto anche negli attori utilizzati che sono in questo caso 2 volti noti al pubblico, Kim So-hyun e Chae Jeong-hyeop, che dimostrano una bella chimica e appassionano in fretta il telespettatore. E’ giusto nella tipologia di trama che racconta, proponendo una narrazione completa che si interfaccia egregiamente con dei flashback ad hoc davvero apprezzati. Ed infine è giusto nello spazio che dedica ai personaggi secondari, che non vengono più utilizzati come tappabuchi ma semplicemente come arricchimento del racconto.
La storia è quella di Lee Hong-ju, che conosciamo come aspirante produttrice di cartoni animati, e Kang Hu-yeong, un genio della matematica che lavora per una grossa società in America.
I due si incontrano durante il periodo scolastico, mentre Hu-yeong è il miglior studente della scuola e si destreggia tra premi e apprezzamenti, Hong-ju, accompagnata dall’amica bruttina Hye-ji, è la scavezzacollo della scuola. Indisciplinata, entusiasta, sempre attiva, scopre che l’amica ha una cotta per Hu-yeong e, per aiutarla, inizia a inseguire il ragazzo consegnandogli di volta in volta delle lettere d’amore da parte di Hye-ji. Questo però fa avvicinare i due che iniziano ad affrontare delle avventure insieme, una delle quali vede Hu-yeong seguire Hong-ju durante una fuga dalla scuola per andare a consegnare un regalo romantico al ragazzo, arruolato, di cui è innamorata. I vari momenti insieme portano i due inesorabilmente a creare un legame prima d'amicizia e poi forse d’amore, forse perché improvvisamente Hu-yeong viene trascinato dalla madre in America. Passano 10 anni e i due si incontrano di nuovo in modo casuale quando, Hong-ju, erroneamente, scambia in un bar Hu-yeong per il suo appuntamento al buio. I contatti tra loro si riallacciano e si riaccende anche la scintilla di un tempo. Hong-ju però deve fare i conti con ben due problematiche: da una parte il trauma dell'abbandono che l’accompagna sin da bambina, dall’altra l’ex fidanzato che riappare dal nulla dopo essere sparito 3 anni prima. Hong-ju deve quindi comprendere se i sentimenti che prova per Hu-yeong sono davvero d’amore e se quel sentimento che ha provato per il suo ex per più di 10 anni, è finalmente sparito. Dal canto suo Hu-yeong invece è perfettamente certo di essere innamorato della giovane, così come del resto lo è sempre stato, scopriamo infatti che Hong-ju è stata il suo primo vero, grande amore. Ovviamente di contorno abbiamo gli amici dei due: Hye-ji in primis che ritroviamo anni dopo la scuola trasformata in una professoressa bellissima, il suo amore per Hu-yeong ha resistito nel tempo ma, appena si accorge che il ragazzo in realtà è innamorato dell’amica, ed è anche corrisposto, non ci mette nemmeno un secondo a decidere di farsi da parte; impossibile non nominare Baek wook, lo zio di Hu-yeong, la quota indiscutibilmente comica di questo drama che rende alcuni momenti incredibilmente esilaranti, personaggio irrinunciabile; e poi c’è Sang Pil, il cui ruolo è solo apparentemente marginale, lui è l’amico dei tempi della scuola di Hu-yeong che, dopo la sparizione di quest’ultimo, ha sofferto la sua assenza e si è attaccato a Hong-ju e Hye-ji, andando a costituire un trio molto dolce di amici. Sang Pil è l’unico che sembra non avere un interesse amoroso, appare infatti interessato solo al suo ristorante e al rapporto di amicizia che coltiva con gli altri protagonisti, in realtà però, durante una scena finale, condivide con noi telespettatori (e solo con noi, cosa molto particolare e apprezzata) una piccola rivelazione non detta che non ci stupisce poi così tanto: il suo primo amore sembra essere stata proprio Hye-ji, e questo fatto, non banale, aggiunge un certo spessore alla trama. In questa narrazione infatti ho colto qualcosa in più di quello che in apparenza sembra trasparire dagli episodi che, di fatto, raccontano una favoletta romantica. In 8 puntate viene raccontato, in modo molto soft ma pur sempre chiaro e con varie sfaccettature, il concetto di “amore”. “Serendipity Embrace”, nei suoi minuti, ci racconta di tanti tipi di amore: il primo amore che si concretizza, il primo amore che scompare per lasciare il posto ad un altro, il primo amore che semplicemente non viene ricambiato. Ma anche l’amore abbandonato, vinto dalla paura o forse semplicemente non così forte come avremmo potuto pensare. L’amore sofferto, l’amore vissuto, l’amore ritrovato, l’amore mai sopito. E poi l’amore successivo, maturo, nuovo, quello che può anche dimostrarsi più forte e determinato del primo. E’ un drama piccolo, ma che da tanto. Una visione leggera, piacevole e godibile per delle serate in tranquillità, ma con anche qualche significato nascosto che io amo sempre ricercare e trovare, e che mi porta a quelle riflessioni che mi lasciano sempre un qualcosa in più del classico e canonico “carino”e basta.
Per me è un bel drama e vi consiglio assolutamente la visione.
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Un drama inaspettato che parla dell'accettazione di sé stessi!
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Benvenuti nella rubrica: a Jade piacciono cose senza senso!
Voi lo sapete quanto io sia critica, quanto io detesti alcuni dei drama più famosi per motivi oscuri e incomprensibili a persone dotate di un cervello reattivo e vi ammorbi continuamente con le mie lamentele o critiche. Eppure poi, senza un motivo apparente, senza una logica degna di questo nome, all'improvviso ecco che mi appassiono a un drama che non avrebbe alcuna ragione di catturarmi, che proprio non dovrebbe neanche passarmi per la mente di vedere, e invece eccoci qui, a soffrire tutti insieme!
La storia parla di una ragazza di provincia, tale Fukunaga Haruka, che si trasferisce a Tokyo per studiare (non l'ho mai vista aprire un libro ma ok) e vivere la sua vita al massimo. Invece finisce per lavorare in un ikazaya ventisette milioni di ore a settimana, andare a lezione e collassare nel suo microscopico quanto disordinato appartamentino. Alla soglia del suo ventesimo compleanno, Haruka però si prende una sbandata enorme per il suo collega Kurotaki Keisuke, un tipo allegro e spensierato, che sembra il classico farfallone ma non lo è. A causa di un malinteso (in realtà è lei che si fa i film campati per aria), Haruka pensa di avere un appuntamento con Keisuke e presa dal panico per il suo aspetto sciatto da maschiaccio, cerca di correre ai ripari con scarsi risultati. Mentre si reca a fare shopping però, incontra, o si scontra, con Kamiyama Hikaru. Ora, bisognerebbe proprio essere ciechi e anche un po' tonti per non accorgersi che la persona davanti a lei non è altro che un uomo, ma Haruka è la classica ragazza un po' svampita e ingenua che piace tanto a tutti, perciò è convintissima che Hikaru sia la sua fata madrina, nonché nuova migliore amica appena eletta. Questo pover'uomo, la trucca e la veste, neanche avesse una bacchetta magica e facesse incantesimi di bellezza, preparandola al meglio per il suo appuntamento. Purtroppo Haruka viene a patti con la realtà e capisce che Keisuke non aveva alcuna intenzione di chiederle un appuntamento, ma quando la vede tutta in ghingheri cambia idea. Vorrei sottolineare la superficialità di questo uomo, ma lasciamo perdere, mi pare davvero inutile. Comunque Keisuke si rivela anche un ragazzo a posto, sorridente e divertente, ma ogni volta che Haruka deve uscire con lui, corre in lacrime da Hikaru, chiedendogli aiuto. I due diventano inseparabili, anche quando finalmente viene fuori la verità, ovvero che la sua dolce amica alla moda non è altro che un ragazzo a cui piace vestirsi da donna. Ovviamente il fatto che Haruka accetti la cosa così serenamente, senza battere ciglio e continui a comportarsi con lui normalmente, fa sì che Hikaru si innamori di lei, ma il ragazzo (un martire a mio parere) continua comunque ad aiutarla a finire tra le braccia di Keisuke. Io non so con quale forza di volontà, vi dico la verità, ma è davvero ammirevole. Mette sempre la felicità di lei davanti alla sua e nonostante a volte si veda lontano un miglio che ha il cuore a pezzi, sorride e la trucca, senza mai farla sentire a disagio. Quindi la nostra eroina alla fine si mette con il ragazzo dei suoi sogni e io ero tipo: ok, ma seriamente? Cioè, tutto molto bello, ma possiamo smettere di ingarbugliare la storia? La risposta è stata un sonoro: NO. Infatti buttiamo nel mezzo anche la ex fidanzata di Keisuke, un amico fin troppo interessato a Hikaru e una serie di malintesi che aiutano a rendere il drama piuttosto carino e divertente. Però io vi giuro che ancora non ho capito perché Keisuke e Haruka si siano lasciati, ma non importa. Cioè in realtà ai fini della trama importa, ma il risultato è comunque che lei, aiutata anche da tutto il concerto di gente attorno, capisce quanto davvero Hikaru sia importante per lei e che la loro è molto più di un'amicizia. Sono entrambi imbranati e a disagio nel loro primo appuntamento, come due cuccioli che cercano di capire come passare da migliori amici ad amanti, senza rovinare tutto e distruggere un rapporto importante. Lui dolcissimo che si libera dei vestiti da donna per lei, cercando di non farla sentire a disagio, anche se comportarsi in maniera virile mette a nudo una fragilità immensa. Sono dolcissimi i loro primi approcci, quei baci dolci e teneri e anche le problematiche di essere una coppia che deve sopportare le critiche della società. Forse avrei preferito che venisse approfondito il rapporto di Hikaru con i suoi genitori, che viene solo accennato come teso ed evitante, ma in fin dei conti ho apprezzato comunque la storia che rimane sempre scorrevole e mai pesante. Non è un drama introspettivo, ma porta con sé dei messaggi davvero belli. Credo che l'accettazione di sé e dell'altro sia sicuramente il fulcro di tutto, ma è anche piuttosto interessante il nascondersi di Hikaru dietro i vestiti da donna, come se fossero uno scudo contro la realtà e la durezza del mondo in cui viviamo. Avrei sicuramente apprezzato qualche puntata più strutturata in questo senso, invece il concetto viene solamente abbozzato e sono sicura che la maggior parte degli spettatori non ci abbia fatto caso. Ci sono dei punti in cui i dialoghi sono un po' oscuri e alcune situazioni un po' forzate, in cui hanno proprio voluto spingere per creare problemi tra i due, ma nel complesso è un drama che scorre bene, piacevole e divertente. Non vi aspettate la trama della vita e neanche le interpretazioni del secolo, ma se avete un pomeriggio in cui non sapete cosa guardare, io ve lo consiglio.
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L'happy ending è passato di moda?
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_A questo drama potrei dare numerose definizioni.
E’ un po’ come il palo dell’attraversamento pedonale che spunta a sorpresa mentre siete in bicicletta con la musica sparate nelle cuffiette (non fatelo, è pericoloso!). E’ come il panettone (lo specifico per Jade che evidentemente ha trovato la patente nelle patatine: quel coso tondo solitamente giallo e in cemento, chiamato anche dissuasore stradale, che viene messo in determinate aree per evitare accessi o soste delle auto) che appare all’improvviso dietro il vostro paraurti mentre ingranate la retromarcia. E’ come il comodino alle 3.00 di notte quando vi svegliate con l’arsura in bocca manco foste stati un giorno intero in mezzo al Sahara, lo stesso comodino che mentre assonnati vi dirigete al frigorifero vi colpisce dritti sul mignolino. Sempre il mignolino, solo lui. E’ anche un po’ come quando dopo una giornata infernale sai che l’unica consolazione è un dannato cucchiaio di Nutella ma, non appena ti accingi ad affacciarti al mobiletto delle meraviglie, l’assenza del barattolo che hai opportunamente buttato nella differenziata una settimana prima ti travolge e ti sconvolge come uno schiaffo in pieno volto. Più doloroso della ciabatta di tua madre, del cucchiaio di tua nonna e della consapevolezza che l’età avanza perché sì, l’hai proprio scordato mentre facevi la spesa.
Insomma, per farvela breve, il finale è disastroso. Il punto è che non te lo aspetti, ma proprio no. Per niente. E questo è ancora più fastidioso.
"You are the apple of my eye” si presenta come un drama soft, con premesse romanticose e un'aura sognante, tipica dei drama teen. L’ultimo che si era presentato allo stesso modo era stato “20th century girl", maledetta me che ci casco sempre e mi faccio infinocchiare da premesse fasulle. No, tranquilli, stavolta almeno non ci scappa il morto, gli unici a rischiare un collasso sarete voi, ma nulla che dei sali non possano sistemare per tempo, quindi, armatevene.
La trama è semplice: Seon-ah è la classica studentessa modello: bravissima, intelligentissima, bellissima, altissima, purissima e levissima. Ovviamente è l’irraggiungibile che tutti desiderano, la cotta di ogni studente maschio etero e non, il futuro della nazione intera e bla bla bla. L’unico apparentemente immune al fascino della donzella è Jin-woo, un suo coetaneo molto carino, non il classico bulletto ma piuttosto un mezzo genio totalmente svogliato e abbastanza belloccio. A lui di lei interessa poco, anzi si chiede perché tutti i suoi amici sbavino letteralmente su di lei, questo finché un giorno Seon-ah gli si avvicina decidendo non si sa bene perché di aiutarlo. Oddio, “non si sa perché” no, è chiaro che sia attratta da lui. Quando poi Jin-woo inizia ad avere ottimi risultati a scuola grazie al suo aiuto, la cotta di lei diventa ancora più evidente e pure Jin-woo ci casca con tutte le scarpe. Sicché i giorni tra i banchi passano, gli anni pure e loro si diplomano ma succede un fattaccio. Jin-woo, grazie ai miglioramenti ottenuti, finisce a studiare a Seoul in una grande e prestigiosa università, l’infallibile Seon-ah invece fallisce proprio l’ultimo esame, il più importante, e viene scartata ovunque, tranne che in una università di provincia. Cambiano quindi sogni e prospettive dei due che in ogni caso si scambiano il braccialetto dell’ammmore e finiscono insieme (no, niente baci, né ora né mai, mettetevi l’anima in pace. Tragedia nella tragedia). I due dunque si separano e la lontananza non aiuta la relazione. Seon-ah inizia ad essere infastidita da tutto mentre Jin-woo, dal canto suo, sviluppa nuove passioni e interessi come lo sport da combattimento, cosa che però, non si capisce bene come mai, a Seon-ah sta letteralmente sulle palle, emozione che non tenta nemmeno di nascondere davanti a lui. Insomma i due, l’unica volta che Jin-woo reagisce e tenta di ribellarsi, finiscono per litigare e si mollano. Qui intervengono gli amici che più o meno simpaticamente cercano di conquistare lei ma nada, non c’è storia, quindi alla fine consolano lui. Passano gli anni, Jin-woo sta svolgendo il servizio militare, una perturbazione meteorologica si scaglia sul paese e colpisce la zona dove sta Seon-ah, lui quindi dopo anni di silenzio stampa trova il modo di chiamarla e, nonostante il telefono di lei si scarichi, i due si confessano reciprocamente ancora i loro sentimenti mai sopiti. E noi felici perché ormai ci avviamo al finale e si prospetta una bella conclusione molto happy. Passa del tempo (sì, ancora, non l’ho mica scritto io il drama, non prendetevela con me), Jin-woo è al lavoro e gli arriva una chiamata, è Seon-ah che lo attende fremente. Cambio dell’inquadratura. Sala matrimoniale. Entra Seon-ah in abito bianco, siamo a 3 minuti dalla fine.
Frase finale: “Se un uomo ama davvero una donna, le augura la felicità quando trova qualcuno che la ama.”
Jin-woo entra nella sala ricevimenti e si siede tra gli invitati mentre Seon-ah prosegue verso lo sposo.
Fine.
Allora, io non sono conosciuta per essere una persona calma, anzi. Quindi non so quale Santo sia intervenuto e mi abbia fermato dal lanciare pc e piattaforma raffreddante (sì, quella per evitare che i portatili si surriscaldino) fuori dalla finestra. Chiunque sia, io, il mio portafoglio, il mio pc e la piattaforma ringraziamo sentitamente. Però non ho potuto trattenere una sequela di parolacce. Io lo so che di questo drama andrebbe apprezzata l’atmosfera fine anni 90 inizio 2000, perfetta per i nostalgici di natura come me, so anche che le scene sull'amicizia dei personaggi sono bellissime, anche queste studiate ad hoc per suscitare nel telespettatore ricordi di un’adolescenza volata via troppo in fretta, riconosco persino che l’idea della rappresentazione che il proprio primo amore non debba necessariamente essere anche l’ultimo è davvero interessante, così come il fatto che nella vita sia importante andare oltre, crescere e maturare, non arenarsi sulle prime impressioni o le prime emozioni. Che poi è una regola fondamentale della vita, no? Ebbene, io da semi-adulta coscienziosa tutte queste cose le so, le comprendo ma rimango comunque e dignitosamente un essere semplice. L'happy ending per me è come la cioccolata a fine giornata, come il piumoncino in una notte di pioggia, come il mio cane che si accoccola accanto a me quando mi viene da piangere, come il tramonto d’estate…ma che vuol dire che questa tizia mi sposa un altro così, all’ultimo secondo? Ma in che senso? Ma perché? Ma chi è sto qua? Cos’è successo dal “ho sempre amato solo te” per arrivare al “ehi, sposo un altro!” perdindirindina?! Ha preso una botta in testa la fanciulla? E’ stata minacciata? Non si capisce.
Amare è lasciare andare, amare è libertà propria e altrui. Urliamolo pure perché è sacrosanto. Ma santa pazienza non siamo mica davanti a “It end with us”, questo è uno stramaledetto film coreano per teenager, fate sposare sti due disgraziati e lasciate in pace i miei nervi!.
In tutto ciò mi sono resa conto che c’è un’emozione mancante all’interno di “Inside Out”. Io pensavo di essere gestita dalla cara vecchia “Ansia” e invece no, manca la mia emozione capo: ESAURITA.
Questi drama mi esauriscono.
Io e i film coreani non andiamo d’accordo. Proprio no.
Siete avvisati, occhio al finale! Non venite a lamentarvi con me poi eh…
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La terza stagione è quella del colpo di grazia, e non in senso positivo!
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Attenzione la recensione contiene spoiler in abbondanza!
Attenzione la recensione contiene un sacco di malcontento dell'autrice!
Attenzione la recensione contiene fin troppi consigli di andare a vedere altre serie!
Come Jade aveva previsto e ampiamente già detto nella recensione della seconda stagione, la terza è quella che ha dato il colpo di grazia a una serie che non doveva esistere, fermandosi con la prima, meravigliosa, stagione. Quando la gente diventa avida di denaro e comincia ad arrampicarsi sugli specchi, poi raccoglie ciò che ha seminato: un bel niente! Le critiche a questa terza stagione sono fioccate, ma io, che mi reputo imparziale e un giudice che pensa con la propria testa, non ne ho letta neanche mezza, quelle che leggerete sono tutte farina del mio sacco! Essendo io un'appassionata di questo genere, vi sconsiglio caldamente di vederla, in realtà potete fermarvi alla prima, o magari guardarvi “Alice in Borderland” o “The 8 show” che sono decisamente prodotti migliori. Dalla cima della mia saggezza, come preannunciato, la scelta di dividere i giochi in due parti per me è stata decisamente una scelta infelice, ma non il colpo di grazia, quello ce lo regala il finale. Avendo spezzato così di netto il fluire della storia, si fa fatica a entrare in empatia con i personaggi e perciò quando muoiono come mosche durante il primo crudele gioco del nascondino, si rimane quasi indifferenti alla loro dipartita, anche se diciamolo: ci hanno provato di brutto a farci piangere. Purtroppo per loro le lacrime che ho versato sono state più che altro per me stessa che mi sono dovuta sciroppare un'ora a puntata di noia. Sì, lo ammetto, in più di un'occasione mi sono annoiata e posso giurarlo in tribunale. Ho trovato davvero noiose tutte le parti relative alla ragazza nord coreana in cerca della figlia perduta, così come quelle della ricerca dell'isola da parte del nostro meraviglioso Wi Ha-Joon. Diciamocelo sinceramente: minutaggio sprecato che poteva essere usato meglio. Né lei né lui portano davvero qualcosa in più alla storia, anzi entrambi sono ripetitivi nelle loro scene e anche un po' scontati. Lo capiva anche uno scemo chi era il traditore su quella barca! D'altro canto però i giochi organizzati dai malvagi sono davvero belli e pieni di pathos. Si vede che hanno dato il massimo sia nella regia che nella realizzazione, e anche con la sceneggiatura, che però dobbiamo dirlo: fa acqua da tutte le parti. Come ho già ampiamente criticato nella seconda stagione, continuo a dire che quattro storie raffazzonate senza flashback siano davvero ridicole. Ma perchè non hanno tagliato qualcosa della nord coreana per farci vedere Jo Hyeon-ju e la sua vita? Per chi non sapesse i nomi è il trans interpretato da un magistrale Park Sung-hoo, uno dei miei personaggi preferiti che fa davvero una fine meschina e anche un po' senza senso. Chi mi ha sorpresa positivamente però è Si-wan, il padre maniaco delle crypto, che ha mandato tutti in bancarotta. È stato incredibile, magnifico, un attore superbo che con la sua recitazione mi ha fatta davvero tremare e sospirare. Peccato che il suo ruolo sia per la maggior parte marginale e che alla fine non si comprenda davvero bene cosa gli passi nella testa. Avrei davvero voluto un approfondimento sulla sua psiche e ciò che gli stava succedendo, così come ho sentito la mancanza di più informazioni sul Frontman. Un personaggio ambiguo, complesso, intenso e a tratti umano, che però non capiamo mai fino in fondo. Rimane un mistero, sia la sua storia, sia ciò che gli accade dopo e persino il suo comportamento alla fine. Decisamente si è sentito il vuoto in quel caso. Ma affrontiamo i due elefanti nella stanza: numero uno la bambina. Ora, una donna incinta era lì a partecipare ai giochi, cosa che di per sé era già abbastanza stupida, soprattutto che fosse riuscita a sopravvivere, ma che nel mezzo di nascondino, in cui c'erano persone a darle la caccia, questa partorisca e nessuno, ripeto nessuno, la senta, è fantascienza. Evidentemente gli sceneggiatori non hanno ben presente come funziona il parto. Questa in tre spinte mette al mondo una bambina, con una caviglia rotta e una vecchia a farle da levatrice. Nessuno la sente, fa la bambina e come niente fosse riprende il gioco, neanche fosse stata alla spa. Già per me era no. Non solo, per salvare lei e la bambina la vecchia uccide il proprio figlio! Udite, udite, una madre che accoltella il sangue del suo sangue per salvare la pelle a due sconosciute...potete chiedere a chiunque, ma mai nella vita risponderebbero che potrebbero compiere un atto tanto abominevole. Certo, lui probabilmente sarebbe morto comunque, ma non per mano sua. Hanno poi cercato di rimediare alla faccenda, facendola impiccare, ma per me il danno era già stato fatto. E poi hanno pensato di calare l'asso di briscola: ma perchè non facciamo partecipare la bambina appena nata (nessuno la cambia, mangia due volte nel corso di due giorni e non piange mai, tra l'altro fatta in CGI malissimo) al posto della madre morta? Certo, mi pare proprio l'idea migliore, una genialata insomma. Lo sceneggiatore non so cosa si fosse calato quel giorno ma ecco, nel momento in cui la bambina entra in gioco, affidata alle cure di 456, per me hanno suonato le campane a morto per annunciare la dipartita di “Squid Game”. So che loro l'hanno pensata come una forma di riscatto per Gi-hun, so che volevano aggiungere pathos, ma per me è risultata solo una scelta ridicola. Ha portato sicuramente a momenti di alta tensione, ma sono dell'idea che si sarebbero comunque potuti ottenere senza aggiungere un elemento così discordante. Chiaramente le storie collaterali di Wi Ha-joo e la nord coreana sono state completamente inutili, il che è già abbastanza fastidioso, ma il finale gli ha proprio dato il colpo di grazia: risulta infatti ovvio che i giochi continueranno made in America. Lo guarderò? Assolutamente no. Mi è bastata questa coreana. Purtroppo questa terza stagione non mi è piaciuta molto, chiaramente non tutto è da buttare e ascoltando anche l'intervista con il regista, ho capito molte delle sue scelte, anche se purtroppo non posso condividerle. Vi consiglio di ascoltarla, se come me non siete uscite da questo finale col sorriso sulle labbra. Non vi consolerà, ma almeno potrete iniziare a capire. Personalmente vi consiglio caldamente di non guardarla, ma so che molti lo avranno già fatto, se non altro per non incappare in spoiler ovunque, ma se siete ancora indecisi davvero non fatelo.
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Seconda stagione bella ma non a livello della prima
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Benvenuti nella seconda stagione, di una prima che mi ha entusiasmata molto facendomi attribuirle un bel 9 più che meritato. Abbiamo lasciato Si-eun in trasferimento in un’altra scuola, dopo gli eventi non proprio idilliaci che avevano coinvolto anche Su-ho, il suo amico finito in coma. All’Eunjang, Si-eun cerca di passare inosservato, senza cacciarsi nei guai. Solo e senza amici, le sue giornate si trascinano tutte uguali. Nessuno lo avvicina, perché la sua fama lo precede e tutti pensano che sia un pazzo scatenato (non hanno tutti i torti in fondo). Vive con i sensi di colpa, si auto punisce per la fine fatta dal suo amico e per questo preferisce stare da solo, come una sorta di espiazione dei suoi peccati. Ogni giorno si reca in ospedale, ma non entra mai nella stanza dell’amico, rimanendo fuori e scrivendogli messaggi che mai vedrà. Scorre così la sua vita, almeno finché Seo Jun-Tae non gli piomba tra capo e collo. Succube del bulletto della scuola, il ragazzo è costretto a rubare cellulari e fare il lavoro sporco, altrimenti botte. Jun-Tae si azzarda dunque a rubare il telefono di Si-eun, che però lascia perdere, non reagisce se non per una frase a effetto: la terza legge di Newton. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Gli dà anche del codardo e il giorno dopo tutti i telefoni riappaiono magicamente. Ovviamente Jun-Tae viene pestato a sangue e Si-eun interviene, ma invece che cazzottare il bulletto, si fa riempire di botte. Scopre dunque che l’Eunjang è l’unica scuola a non essere stata reclutata dall’Unione, organizzazione giovanile criminale gestita da Na Baek-jin, un tizio un po’ inquietante che combatte come Bruce Lee. Tutte le scuole sono assoggettate al suo dominio, che non riguarda solo i pestaggi, i furti dei telefoni e in generale una predisposizione alla boria niente male, ma anche furti di motorini e moto, con conseguente rivendita. L’Eunjang è riuscito a salvarsi solo grazie alla guida di Baku, (un meraviglioso Ryeoun). Questo tizio, carismatico, allegro, divertente e imbattibile, è il capo della scuola, nonché ex migliore amico di Baek-jin, che brama di farlo entrare nell’Unione. I due però non potrebbero essere più diversi e per qualche motivo che non ci è dato sapere si odiano. Ora, al ritorno di Baku, lui, Si-Eun, Jun-Tae e Sun-jae formano un quartetto divertente, che però si caccia sempre nei guai. Infatti per costringere Baku ad entrare a far parte della banda, Baek-jin si accanisce anche contro i suoi amici e la sua famiglia. Cedendo alla pressioni dunque il ragazzo inizia a lavorare per lui, dimostrando le sue doti da combattente tutt’altro che scarse. E’ una macchina inarrestabile, una forza della natura, un uomo con un carisma impressionante. I suoi sorrisi, così come le sue espressioni serie, sono pregne di forza recitativa incredibile e devo ammettere che ruba molta scena al nostro Park Ji-hoon. I due sono stati bravissimi nella recitazione, al punto che tutti gli altri venivano eclissati. Si-eun viene dunque costretto a rinunciare al suo voto di non combattere per aiutare i suoi nuovi amici. Insieme dunque si danno allo smantellamento dell’Unione, cercando prima le prove per incastrarli, poi organizzando una battaglia campale, in cui Baku e Baek-jin si affrontano senza esclusione di colpi. Ora, la prima stagione per me era stata speciale, davvero ben fatta e costruita con una magistrale sapienza nel far morire di crepacuore le persone. Qui purtroppo non ho percepito le stesse emozioni. Gli attori sono sempre bravissimi, il finale anche se leggermente scontato fa commuovere, i quattro amici sono coinvolgenti e affiatati, le botte che si danno sono sempre talmente forti che mi domando come facciano a sopravvivere. Allora cosa non ha funzionato? Per me in realtà non c’è proprio qualcosa che abbia fatto acqua, ma più che altro è un non essere altrettanto bella, altrettanto entusiasmante, altrettanto coinvolgente. Ho amato Baku e Ryeoun ha fatto un grandissimo lavoro nell’interpretazione, ma come ho detto ha rubato un po’ la scena a Si-eun, che in questa stagione è sottotono, a tratti assente nella narrazione. Avrei sicuramente evitato il suo incidente e il conseguente “dormire” per recuperare tutto il sonno arretrato perchè sono stati momenti completamente inutili, ma per il resto è davvero ben fatto, sebbene non sia al livello della prima stagione.Gli manca un pò di verve, un po’ di suspense, di quei momenti in cui non sapevi se il pestato di turno sarebbe sopravvissuto o meno. In generale però per essere una seconda stagione direi che è piuttosto valida e non vedo l’ora di vedere la terza!
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drama storico di “nuova generazione”
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Altro drama storico di “nuova generazione”, si percepisce infatti l’impegno nel tentativo di rinnovare un genere molto inquadrato come appunto è quello storico. Ost ritmate, fotografia all’avanguardia, regia innovativa e interpreti freschi, moderni, accattivanti così come accattivante è la trama. Seguiamo infatti per la prima volta le vicende di un avvocato brillante, giovane e di bell’aspetto. L'ambientazione legal in questo genere di drama è una novità assoluta. La storia inizia, come spesso succede, con un flashback nel passato: Kang Han-soo (Woo Do-hwan) è figlio di un funzionario di bassa casta ma strettamente correlato alla figura del Re con il quale sta cercando di rivoluzionare il sistema legislativo. L’uomo viene ingiustamente accusato di tradimento e ucciso davanti agli occhi del figlio e della moglie, la quale viene poi trovata impiccata più tardi. Passano gli anni e Han-soo, diventato un avvocato estremamente esperto di tutte le leggi vigenti a Joseon, vive con il suo servo di sempre in una barca. I due arrivano al Porto di Mapo dove iniziano a cercare dei clienti. Il carattere di Han-soo è apparentemente cinico e a tratti burbero, al punto che non è apprezzato dalla popolazione, ma la sua bravura viene presto dimostrata. E’ un oratore senza precedenti, conoscitore indiscusso delle leggi, manipola a suo piacimento le parole ed è veloce e brillante nel trovare sotterfugi a suo favore. Incontra casualmente una giovane locandiera, che in realtà è la principessa Lee Yeon-joo sotto falso nome. La ragazza presta denaro ai cittadini in difficoltà e aiuta i bisognosi nella sua locanda, seguita e appoggiata dalla sua dama di corte e dalla sua guardia personale, anche loro sotto mentite spoglie. L’incontro tra i due non è dei migliori, Yeon-joo non comprende e non approva alcuni atteggiamenti di Han-soo, trovandoli eccessivamente burberi e occasionalmente disumani. Ma Han-soo le dimostra presto che la legge non è così semplice come sembra, soprattutto in un’era in cui gli stessi uomini di legge, coloro che sono al potere, non la applicano mai. Tra casi minori, portati a compimento con successo, il rapporto tra i due migliora fino all’instaurarsi di un sentimento. Nel contempo, il filone narrativo segue anche le vicende a corte dove il giovane Re in carica è tenuto sotto scacco dal Primo Ministro e da tutti i suoi innumerevoli seguaci. Inizia quindi la vera lotta di potere che si scopre essere direttamente correlata ad Han-soo per due motivi: il primo è che il Re vede in lui l’unica figura a cui potersi appoggiare per cercare di ripulire la corruzione a palazzo, il secondo è che entrambi i genitori di Han-soo sono stati uccisi dal Primo Ministro per evitare che l’apparato legislativo, che il Re e il padre di Han-soo stavano creando, venisse portato a compimento. Scopriamo dunque il vero motivo dell’arrivo di Han-soo a Mapo: la vendetta. Ad uno ad uno, grazie alla sua estrema abilità e ad una strategia ben congegnata, fa crollare tutti gli esecutori materiali dell’uccisione della sua famiglia, scoprendo però anche in contemporanea il vero vaso di pandora che si cela dietro e che porta appunto alla figura del Primo Ministro, il reale obiettivo finale. Nella sua impresa viene aiutato da Yeon-joo, dal suo servo e fedele amico Dong-chi, da Lady Hong (dama della Principessa) e da un’insospettabile Yoo Ji-sun, figlio del Primo Ministro. Ecco, tralasciando l’innata bravura di Do-hwan, vorrei concentrarmi sulla figura di Ji-sun, interpretato da N. Ho apprezzato incredibilmente questo ragazzo tanto quanto ho detestato l'ennesima scelta di rilegarlo a second lead martirizzato. “Usami, straziami, strappami l’anima…fai di me, quel che vuoi…” ve la ricordate? Ad un certo punto del drama è diventato nella mia testa il jingle ufficiale ogni qual volta questo personaggio entrava nell’inquadratura. Un giovane bello, intelligente, retto da una morale solida che lo spinge addirittura ad opporsi ferocemente al padre e al mondo di corruzione e agi che egli aveva creato per lui, un uomo che alla fine ritroviamo con il cuore spezzato dal rifiuto di Yeon-joo, un uomo che si propone a tutti come fantoccio da usare a piacimento pur di proteggere la donna che ama e di portare a compimento i propri ideali. “Devi andare contro mio padre? Usa me.” “Hai bisogno di questo? Usa me” “Non farlo tu, usa me!” e via dicendo. Lo troviamo quindi in prima linea, forte del suo nome e della sua nomina a Magistrato, a condire drink con polverine magiche, a falsificare documenti e a portare avanti un peso che, francamente, non meritava. Il tutto alla fine per ritrovarlo senza una minima soddisfazione sentimentale né personale, con un padre criminale e malato di mente da accudire. Mi è piaciuto? Assolutamente no, anzi, mi è davvero dispiaciuto per lui, l’ho trovato un personaggio pieno di potenziale non sfruttato. Interpretazione fortissima invece quella di Han-soo, Woo Do-hwan ha retto magistralmente l’intera trama, a lui hanno affidato la parte comica e drammatica e le ha centrate entrambe senza se e senza ma. E’ stato impossibile non ridere con lui così come è stato impossibile evitare di piangere mentre, straziato e dilaniato nell’animo, l’abbiamo visto accompagnare la sorella, che credeva persa, fino alla sua tomba. Do-hwan ha portato in scena un’interpretazione fantastica, estremamente credibile ed emozionante, peccato che sia stata poco sostenuta dalla protagonista femminile, rappresentata da una poco incisiva Bona. Il suo personaggio è stato subissato dalla potenza e dall’esuberanza di Han-soo, ma la verità è che non si è difesa bene nemmeno nelle scene più sentimentali dove, per citare la mia socia, il primo bacio è sembrato più un tentativo di rianimazione bocca a bocca al punto che, per un attimo, anch’io ho temuto di essere piombata in un crossover con ”Poong, the joseon psychiatrist”, il che sarebbe andato anche bene senonchè la verità è che quello che abbiamo visto era solo un brutto, brutto bacio. Brutto come il successivo ed ultimo, vagamente migliore ma sempre senza mordente (e senso!). Do-hwan ha dato prova di saper fare decisamente meglio e io mi aspettavo qualcosa al suo livello. Ottima invece la recitazione di Han So-eun che ha dato vita a Kang Eun-soo, la sorella di Han-soo. Lei mi ha davvero regalato, assieme a Do-hwan, le due puntate più emozionanti e commoventi di tutta la serie. Concludendo: il drama è, a livello di trama, estremamente ben fatto, dal mio punto di vista la storia è solida e l’intrigo è nuovo, mai noioso o scontato! Boccio la parte romantica e ritengo che ancora una volta sia stato sprecato un second lead strepitoso, con un potenziale fantastico, cosa che devo dire ho già riscontrato in parecchi altri drama e inizia a darmi un po’ sui nervi. Per quanto riguarda il finale, va detto che risulta raffazzonato e poco sensato: Yeon-joo che sparisce per anni, che sembra non possa avere figli…informazioni che ci vengono lanciate addosso come coriandoli senza però ricevere poi nessun approfondimento, troppo bisognosi di rifilarci la conclusione a tarallucci e vino con loro che si rincontrano, grazie al Re e a Ji-sub, e che si baciano post datando le opportune spiegazioni a data da definirsi. Pur comprendendo l’esplosione di passione dopo anni di astinenza, rimango una spettatrice comunque un po' confusa. Peccato. Vale comunque la pena vederlo, però. Se l’intrigo ben studiato non è sufficiente a convincervi, allora lo farà sicuramente Woo Do-hwan senza maglietta! Fidatevi!
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Una chicca troppo poco conosciuta
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_“Il Divorzista” è uno di quei drama assolutamente sottovalutati all’interno del panorama Netflix. Poco pubblicizzato, forse anche perché non vanta nomi conosciutissimi all’interno del suo cast, è invece una piccola chicca di 12 episodi che trova il suo sviluppo all'interno dell’universo dei legal-drama. Per certi versi ricalca un pochino sia “Avvocata woo” che “One Dollar Lawyer”, nessuna sindrome di asperger o personalità eccentriche all’orizzonte, sia chiaro, ma sicuramente un protagonista molto particolare, sia nell’aspetto che nei modi. L’avvocato Shin è infatti un ex professore di pianoforte che dalla Germania, dopo la morte prematura della sorella, è tornato in Corea e nella metà del tempo utile è riuscito a prendere l’abilitazione come avvocato, abbandonando dunque il suo mestiere e passione. Comunque estremamente appassionato di musica, e grande fan del genere trot, è espertissimo in casi di divorzio, si occupa principalmente di situazioni controverse, socialmente ritenute discutibili o immorali. Il primo caso è quello che vede come protagonista una famosissima dj, Lee Seo-jin, che, vessata dall’estrema e assolutamente condannabile gelosia del marito, finisce per tradirlo con un giovane chef che pubblica un video di un loro incontro intimo. La gogna mediatica piomba sulla donna come una ghigliottina nell’epoca della rivoluzione francese, le dita puntate, gli sguardi, gli assalti, le battutine, i giudizi si sprecano, ma il desiderio di Seo-jin non è quello di riscattarsi, bensì di ottenere la custodia del figlio, così da allontanarlo dal marito manipolatore. Rifiutata da tutti gli avvocati, Shin Sung-han, colpito dall'amore materno, la difende e vince la causa con astuzia e arguzia, dimostrando di fatto di essere un uomo dalle vedute aperte e con una dialettica e una capacità professionale fuori dal comune, caratteristiche che lo porteranno a condurre altri casi difficili quanto questo: mogli schiavizzate, mariti imbrogliati, adolescenti arrabbiati che lottano contro l’abbandono. Ogni caso è interessante, emotivamente coinvolgente e presenta una morale sociale, ancora una volta infatti al centro è stato messo anche il pregiudizio e il giudizio sociale. Un uomo umiliato, massacrato, e diffamato dal pubblico, affamato spettatore di disgrazie altrui, coadiuvato da un giornalismo becero che persino nel momento in cui la verità viene a galla non si ferma, ma pretende che ad essere “giustiziato” sia la vittima ora divenuta carnefice, così da accontentare l’appetito dello spettatore medio. E’ chiaro l’intento di far emergere, tra le storie, ancora una volta la problematica di un giornalismo più intento al gossip che ai fatti di mera cronaca e al conseguente assalto perpetrato dalla gente nei confronti di quelli che, nonostante siano innocenti fino a prova contraria, vengono comunque dipinti come mostri moderni dalle sapienti dita di chi più che a caccia di notizie, oggi, si dimostra a caccia di like e consensi. Oltre a ciò però, trova dislocazione anche la vera storia principale del drama che vede l’avvocato Shin lottare per la custodia del nipote, figlio della sorella deceduta in un incidente stradale dopo aver ricevuto una telefonata da un utente sconosciuto il giorno stesso in cui ha perso in tribunale la custodia del bambino. Il piccolo, inserito in un contesto familiare prettamente di facciata, assolutamente privo di amore e comprensione, sviluppa un disturbo bulimico e depressivo, inducendo quindi lo zio a intervenire, cosa che lo porta, come di consueto, a scoperchiare il classico“vaso di Pandora”.
Personalmente posso dirvi che ho incredibilmente apprezzato questo drama, che ritengo davvero ingiustamente sottovalutato. Ogni storia mi ha commosso e lasciato delle domande morali, ma quello che davvero mi ha scaldato il cuore in questi 12 episodi è stato il rapporto fraterno tra i 3 protagonisti. In questo drama di amore sentimentale ce n’è poco, ma di amore filiale e fraterno se ne abbonda. Sung-han e i suoi amici, Jeonk-sik e Hyung-geun, rappresentano il più bel rapporto di amicizia che ad oggi sia mai stato a mio avviso rappresentato. Il loro modo di condividere ogni situazione, di sostenersi sempre, di aiutarsi e di sacrificarsi gli uni per gli altri, la loro comprensione reciproca, persino mentre sono al telefono senza il bisogno che uno di loro parli, è qualcosa che è andato oltre a qualsiasi tipo di sentimento a cui siamo abituati. La loro amicizia mi ha scaldato il cuore e l’anima, mi ha fatto pensare a quanto meravigliosa potrebbe essere la vita se, nonostante le disgrazie, qualcuno camminasse accanto a noi con la stessa connessione che questi tre uomini hanno portato sullo schermo. Commoventi, dolci, divertenti, così “familiari” da non avermi fatto sentire la mancanza di una relazione amorosa tra il protagonista e Seo-jin, relazione che, detto tra noi, avrei comunque apprezzato e che credo fermamente sarebbe stata bene nel contesto, ma di cui in verità non ho sentito davvero la mancanza. “Il divorzista” è dunque un drama che vi consiglio profondamente, è un racconto che evidenzia un’altalena di emozioni in maniera impeccabile, anche attraverso la musica classica e trot (un genere di musica coreana popolare insediatosi dopo l’occupazione giapponese, mi sono informata!) che infondono in ogni scena, lacrimevole o meno, un’intensità assolutamente speciale.
Questo è un drama visibilmente studiato, ricercato e ben realizzato che vi consiglio di vedere, senza ombra di dubbio.
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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Avendo io soprannominato Kang Tae-oh “Patato” ovviamente non potevo esimermi dal guardare un drama che parla di patate. Era un obbligo a tutti gli effetti e quindi, nonostante avessi sentito solo recensioni poco entusiaste, ho comunque affrontato il mio dovere. Me ne sono pentita? Non proprio. Le mie aspettative erano ai minimi storici, non credevo neanche di riuscire a finirlo per la verità, e certamente l'ho fatto unicamente per Patato, il quale mi aveva regalato molte gioie prima della leva da cui mi è tornato decisamente in forma smagliante. Avrei preferito una seconda stagione di “Avvocata Woo”? Palese. Sono rimasta anche infastidita e delusa dal fatto che non ci sia stato un immediato reclutamento per riportare in auge tale capolavoro, ma non ho odiato neanche “The Potato Lab” per quanto ci fossero tutte le premesse. Lo sapete che la sottoscritta non è un'amante dei romantici, né tanto meno sopporta personaggi fastidiosi e macchiettistici esasperati all'inverosimile solo per far ridere, eppure, forse aiutata dalle mie inesistenti aspettative in merito, sono riuscita a farlo scivolare via abbastanza bene. Ho solo una domanda in merito: come può venire in mente a Netflix di creare un drama sulle patate? Perché? Non c'erano sceneggiature migliori da sottoporre al nostro Patatone Nazionale? A volte mi domando chi diamine sia colui che approva tali scemenze per farle produrre e vorrei andare a schiaffeggiarlo con del kimchi, in pieno stile telenovela coreana della mattina. Ma questo ci è toccato, perciò bando alle ciance e tuffiamoci di testa nel mondo delle patate! Urla entusiaste dal pubblico di sottofondo...
So Baek-ho è un robot che lavora per un'azienda enorme che acquisisce aziende piccole, le sventra all'osso e fa in modo di ottimizzare i costi, licenziando in tronco tutti i lavoratori superflui. È freddo, calcolatore e il suo unico Dio è la logica. Sembra quasi Sheldon Cooper (se non avete colto la citazione, siete pregati di andare a riguardare Big Bang Theory, brutte capre), ma in versione sexy da paura. Chiaramente, essendo un bellone in giacca e cravatta dal cuore di ghiaccio, viene tenuto in altissima considerazione dalle donne capo dell'azienda malvagia, ma diciamo che i suoi colleghi non sono proprio entusiasti di averlo intorno. Essendo lui socialmente impedito, rigido all'inverosimile, non mi è difficile capire perché. Viene dunque spedito in missione, per comprendere e decidere la sorte del Potato Lab, un vero e proprio laboratorio di sviluppo e ricerca sulle patate in campagna nel niente. Dalle sue indagini e decisioni dipende dunque l'esistenza di questo piccolissimo e ameno ammasso di folli, all'interno del quale lavora la nostra protagonista: Kim Mi-kyeong, una pazza scatenata interpretata da Lee Sun-bin, con evidenti problemi di gestione della rabbia e affettivi. La nostra ragazza vive in una specie di enorme Guesthouse (che non so bene come faccia ad andare avanti visto che non hanno clienti) con suo fratello e la migliore amica, una persona odiosa, fastidiosa che mi ha fatto saltare i nervi una puntata sì e l'altra pure con la sua voce acuta, il suo modo di fare sempre troppo oltre le righe fino a diventare un personaggio sgradevole e inverosimile. Se avessi un'amica del genere penso che la butterei dal balcone per puro caso. Comunque il nostro Patato si trasferisce proprio alla Guesthouse e inizia a incutere timore e devastazione nella vita di questa tranquilla comunità. L'inizio è alquanto difficile. Lui non è un tipo malleabile e inizia a licenziare gente a destra e a manca, compresa Mi-Kyeong, per gli amici MK. Lei non la prende benissimo e i due iniziano col piede sbagliato il loro rapporto. Dire che si detestano è dire poco. La natura dell'altro è estranea completamente ad entrambi; non si comprendono, non riescono a comunicare e sono due testardi cronici. Perciò inizia una vera e propria lotta senza quartiere tra di loro, che coinvolge anche gli abitanti del villaggio in alcune scene davvero divertenti che mi hanno fatta sorridere. Finché una sera, i due ubriachissimi, non finiscono per baciarsi. Sarebbe meglio dire che MK bacia Patato, ma il succo è che lui, vista la sua natura tremendamente logica, le chiede di uscire il giorno dopo. Nella sua testa più o meno è accaduto questo: ci siamo baciati, ma solo le coppie si baciano, noi non lo siamo, urge dunque porre rimedio! Praticamente un processore Windows 98 in piena regola, sì perchè è decisamente rimasto ai tempi della pietra. Lei ovviamente lo respinge, perché per quanto lo trovi attraente, e fidatevi il drama vale la pena solo per lui, è comunque il suo odiato capo che l'ha licenziata. Lui promette quindi di fare in modo che lei lo accetti e dovrebbe quanto meno iniziare a corteggiarla, in realtà non è molto portato per la cosa, visto che è un robot e i robot non capiscono il romanticismo. Per sua fortuna però è anche un Patato in piena regola, fedele, intelligente, ligio, comprensivo e tremendamente testardo, perciò i due passano insieme moltissimo tempo, sia a lavoro che fuori. Lentamente, come in ogni drama che si rispetti, i ghiacciai iniziano a sciogliersi e le asce di guerra ad essere sotterrate. MK però si porta dietro un passato doloroso, fatto di ferite profonde non ancora del tutto guarite. Sappiamo infatti che il capo di Patato, nonché genero della CEO dell'azienda, è il suo ex e che lo stronzetto l'ha tradita talmente tanto che un cervo a primavera in confronto è senza corna. Il simpaticone, non contento, ha avuto anche il coraggio di mollarla portandole la partecipazione di nozze con l'amante. Roba che io lo avrei preso per il collo e strozzato come un pollo, come minimo! Ma come ti può venire anche solo in mente una roba del genere? Ma poi così dal niente, dopo sei anni di relazione e dico sei! Se lei lo avesse ucciso, le avrebbero dato le attenuanti. In Italia forse anche una medaglia al valore. Invece in Corea, visto che lavoravano insieme e lui si è sposato con la figlia della boss, che hanno fatto? L'hanno bullizzata e isolata sul lavoro, finchè non si è licenziata, mollato tutto e ritirata in campagna a leccarsi le ferite e coltivare patate. Roba da manicomio. Ovviamente poi il suo piccolo laboratorio viene acquisito proprio dalla società dell'ex e i due finiscono col vedersi anche troppo spesso, riportando a galla dolori e ferite ancora non del tutto rimarginati. In tutto ciò Patato si dimostra una green flag con i contro fiocchi, di una dolcezza infinita e con un cuore immenso. Diventano una coppia, anche se devo dire che mi domando come due persone così diverse possano coesistere senza sgozzarsi a vicenda, e la loro storia d'amore è molto carina, fatta di molti momenti dolci ma non stucchevoli e di molti sorrisi. Diciamo che la trama è tutta qui, a grosse linee, perciò potete capire che sia impossibile per me dare un voto alto. Non c'è contenuto profondo, non c'è una struttura vera e propria e non succede praticamente niente. È semplicemente una struttura vuota, uno di quei drama che se fossero in italiano, li metteremo come sottofondo per altre attività, regala sporadici sorrisi e nulla più. Tae-oh si carica letteralmente tutti sulle spalle e se li porta alla fine, con una fatica immensa e una classe unica. Non è però in grado di salvarmi dall'odio profondo e viscerale per la migliore amica di lei, né della maggior parte dei personaggi secondari, che in un modo o nell'altro sono stati tutti trasformati in pagliacci e caricature di veri esseri umani. Alcuni più di altri, ovviamente, ma comunque abbassano di moltissimo la valutazione, insieme alla trama claudicante. Unico applauso dunque al nostro Patato, in splendida forma, carismatico, divertente, affascinante, bellissimo, capace di interpretare personaggi differenti l'uno dall'altro con una grande maestria, nonostante questo drama fosse nettamente al di sotto delle sue capacità. Spero che lo abbiano pagato profumatamente e che adesso si impegni in progetti che esaltino la sua recitazione a dovere e non lo costringano in un pantano come questo.
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Un mini-drama, un teen in piena regola ma con una vena crime che stupisce e sorprende!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Il problema dei mini-drama è che a prescindere, per quanto uno si impegni, posizionano di default l’asticella delle aspettative piuttosto in basso. Un po’ la premessa di episodi ridotti, un po’ il minutaggio inferiore, sono sempre il preambolo di drama meno importanti, non al livello degli altri. Se poi sono mini-drama e pure teen, allora peggio che peggio. Eppure “Blue Birthday” sconvolge completamente le regole. E’ un mini-drama, è un teen in piena regola ma ha una vena crime al suo interno che stupisce e sorprende, forse cavalcando intelligentemente anche la comune concezione che i mini-drama siano solo dei passatempo veloci. Oh Ha-rin è una studentessa del liceo prossima ai 18 anni, è brillante, entusiasta e serena ed è circondata da un gruppo di amici con cui condivide tutto: Eun-song, che nasconde una cotta segreta per lei, l’amica Su-jin con il fidanzato e Ji Seo-jun, un giovane appassionato di fotografia di cui Hae-ri è innamorata e perfettamente ricambiata. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Hae-ri decide finalmente di dichiararsi all’amico di sempre, i due si danno appuntamento nell’aula di fotografia dove Seo-jun le dice di averle preparato una sorpresa, e in effetti una sorpresa c’è. Hae-ri entra nell’aula, ad aspettarla trova festoni color pastello, cappellini colorati e una torta alla panna da leccarsi i baffi, ma manca Seo-jun. La giovane lo cerca e quando sposta la tenda che divide l’aula dalla stanza per sviluppare foto, trova il ragazzo a terra in una pozza di sangue con le vene tagliate. Passano una decina d’anni da quello che è stato archiviato come un suicidio, Hae-ri è diventata una quasi trentenne nel pieno del lavoro, si occupa di soccorrere e recuperare animali in difficoltà, ed è rimasta una ragazza solare ma senza la spensieratezza di un tempo che non è mai tornata. Ancora single, rifiuta categoricamente ogni incontro e anche l’amico innamorato da una vita, Eun-song, è sempre e solo un amico. Il giorno del suo 28esimo compleanno una chiamata per un animale in difficoltà presso il liceo frequentato da lei e dai suoi amici in passato, scatena nella ragazza i ricordi dei momenti trascorsi con Seo-jun, fino a farle rivivere il giorno del suicidio del giovane. Uscita dal lavoro, quello stesso giorno, si imbatte per caso nel vecchio negozio di fotografia vicino al liceo e in vetrina vede in vendita la macchina fotografica del ragazzo. Non ci pensa due volte e corre ad acquistarla, insieme però trova anche delle foto fatte sviluppare ma mai ritirate. Sono foto di tutti loro scattate da Seo-jun e ci sono anche degli scatti di lei stessa che lui le aveva fatto di nascosto, fingendo di non volerla assecondare nel suo desiderio di essere il soggetto di qualche foto. Tornata a casa con il bottino carico di malinconia, Hae-ri, in un momento di grande tristezza, brucia una fotografia che la ritrae, quando però le fiamme stanno per incenerire lo scatto, si ritrova improvvisamente catapultata nel passato. Non è un sogno, le foto sono un mezzo per viaggiare nel tempo e bruciarle fa attivare lo spostamento. Hae-ri quindi, dopo un iniziale momento di confusione, comprende che ha 9 tentativi per salvare il suo grande amore dalla morte, e soprattutto per capire come mai un ragazzo che credeva felice abbia deciso di suicidarsi. Chiaramente non vi svelerò oltre, perchè i gialli time-traveling, o comunque i gialli in generale, disseminano indizi ovunque e la loro bellezza sta proprio nel concentrarsi per arrivare a capire chi sia il colpevole. Che Seo-jun non si sia suicidato, è chiaro dal minuto 1, chi sia stato è il vero problema. Forse, come vi ho detto all’inizio, sono stata fuorviata dal fatto di avere davanti un mini-drama, e non mi sono immersa abbastanza nella narrazione, o forse questo drama è solo fatto davvero bene, sta di fatto che quando il colpevole è venuto fuori mi sono data della cretina da sola. L’ho fatto perchè in quel momento indizi che avevo scioccamente sottovalutato o addirittura ignorato, si sono uniti nella mia mente come un puzzle, e poi perchè in effetti mi sono superficialmente focalizzata su un colpevole troppo scontato. Il punto è che questo drama mira una persona in particolare, ma noi avventurieri del noir sappiamo già che difficilmente il vero assassino è quello che sembra indiscutibilmente colpevole, quindi ne cerchiamo un altro. E così ho fatto, ma ho puntato tutto su una scelta troppo scontata. Il fatto però che questo drama mi abbia così sorpreso, è stato assolutamente positivo, quindi il mio consiglio è di guardarlo attentamente e di non sottovalutare il suo potenziale. Molto carini anche gli attori, forse più adatti al ruolo teen che alla versione adulta, ma comunque piacevoli. La loro gioia e spensieratezza è entrata bene in contrasto con quella che poi è stata una trama più crime. Se devo cercare il pelo nell’uovo e fare una critica allora lasciatemi dire che sì, in un teen si è già consapevoli che le interazioni romantiche saranno ridotte all’osso, quasi imbarazzanti, ma avendo avuto anche qualche scena di loro nella versione adulta (no, non vi sto spoilerando il finale, ogni volta che Hae-ri cambia il passato, di riflesso cambia anche il futuro, rammentatelo!) mi sarebbe davvero piaciuto avere almeno un bacio un po’ più bacio, e non due trentenni che a mala pena si sfiorano con meno passione di quella che ci metto io quando bacio il mio cane. Ecco, è l’unica nota stonata, per il resto questo penso sia uno dei mini-drama più interessanti e ben fatti che io abbia visto ad oggi. Assolutamente promosso e consigliato.
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Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Questo lo definirei il drama del miracolo, perché è un drama cinese che ho visto dall’inizio alla fine e, udite udite, mi è piaciuto!
Sia chiaro, è pur sempre un drama cinese che persegue in tutto e per tutto le dinamiche, la tipologia narrativa e la produzione classica che appartiene a tutte le serie tv che arrivano dalla Cina, quindi si presenta con ben 36 episodi (più uno speciale) che raccontano di tre storie d’amore che nascono e si sviluppano in modo sempre un po’ assurdo, con questi protagonisti che non appaiono mai troppo umani ma piuttosto come delle esasperazioni di sé stessi, del loro ruolo lavorativo e del loro modo di relazionarsi. Però, sta di fatto che l’ho visto piacevolmente e, alla fine, non mi è dispiaciuto.
Zheng Shu Yi è una giornalista che si occupa di economia, è giovane, intelligente, particolarmente brava nel suo lavoro e, a quanto ci dicono, bellissima (al punto che questa cosa le viene ripetutamente rinfacciata). La sua penna viene definita come pungente, acuta, ma sempre molto centrata, onesta e valida, tant’è che inizia a farsi strada nel mondo della finanza venendo scelta come giornalista da personalità di spicco per interviste mirate. Una di queste persone è Shi Yan, un finanziatore sulla cresta dell’onda che fino a quel momento ha sempre rifiutato apparizioni in pubblico. Shu Yi ad ogni modo, essendo così richiesta a discapito di colleghe più anziane, genera facilmente invidie sul posto di lavoro, e anche nelle relazioni sentimentali non se la cava molto bene. Scopre infatti che il suo fidanzato storico la tradisce con una giovane ragazza la quale, per un fraintendimento che si protrarrà per quasi tutti gli episodi, sembra essere proprio la nipote di Shi Yan. Shu Yi quindi si avvicina al giovane finanziatore con due scopi: intervistarlo e trovare il modo di mettere in cattiva luce la nipote e l’ex fedifrago che vuole a tutti i costi entrare a lavorare nell’azienda di Shi Yan. Ma le cose non vanno esattamente così, infatti, come nelle migliori favole romantiche, tra i due, mentre continuano a collaborare lavorativamente, sboccia l’amore. Sentimento che, se devo dirla tutta, ci regala anche parecchie gioie, i cinesi infatti avranno una scrittura un tantino assurda, ma a limoni sono dei veri maestri, scordatevi le labbra appena sfiorate dei Coreani! Ad ogni modo Shi Yan e Shu Yi non sono l’unica coppia di cui questo drama parla. Adesso, smettete di fare qualsiasi altra cosa stiate facendo, armatevi di penna e taccuino e concentratevi perchè i nomi sono uno scioglilingua: Yu You, un professore di economia che collabora con Shi Yan, si innamora di Shi Yue, la giovane e vera nipote di Shi Yan che lavora come stagista di Shu Yi al giornale; e poi la mia coppia preferita in assoluto composta da Guan Ji, dongiovanni, amico e socio di Shi Yan, e Ruo Shan (Shan Shan), migliore amica di Shu Yi e anche lei giornalista ma per un altro giornale.
L’aver introdotto altre storie piuttosto valide, ben fatte e molto gradevoli (quasi al pari della prima), a mio parere è un bel punto di forza che riesce in qualche modo ad alleggerire le 36 lunghissime puntate di cui è composto questo drama. Ciò rende la narrazione più leggera. Al contrario, se come in tanti altri drama mi fossi ritrovata con quasi 40 puntate tutte incentrate sostanzialmente sulle stesse due persone, probabilmente avrei mollato la nave molto prima. Sì, con tutta l’onestà, va detto che tutti gli intrecci amorosi si snodano all’interno dello stesso gruppo di persone, quindi non c’è grande fantasia in tutto nè troppo impegno narrativo, però, per gli standard cinesi, questo drama risulta sorprendentemente scorrevole, piacevole e carino. Lo consiglierei indubbiamente a chi, come me, fatica a trovare un drama cinese apprezzabile, e a chi sta cercando qualcosa di molto romantico per passare il tempo. Sicuramente per gli amanti dei c-drama, questa è una storia che non vi deluderà.
Ecco, se posso darvi un’ulteriore dritta, nel caso in cui facciate un po’ fatica ad approcciarvi a questo genere, io ho guardato questo drama non come faccio con quelli coreani, ma a tempo perso, nei ritagli di momenti liberi, e, alla fine, non ho percepito la pesantezza degli episodi, quindi suddividetelo nel tempo e non affrontatelo tutto insieme.
Per il resto, sono felice di poter finalmente promuovere un drama cinese a cuor leggero!
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Ji Chang-wook che le busca di santa ragione
Recensita da: Jade IG: @_Dramalia_Anni 90.
Gangnam.
Quando a Seoul non c'erano ancora telecamere a ogni angolo, quando la giustizia era solo un nome, quando per le strade della città in espansione c'erano ancora criminali che spadroneggiavano sui quartieri spacciando droga, azzuffandosi per quattro soldi e commettendo piccoli crimini che la polizia tollerava chiudendo un occhio, qualcuno stava prendendo il comando di Gangnam. In questo scenario si svolge la nostra storia, il nostro racconto fatto di violenza e crimini efferati, di droga e dolore, di rimpianti e rimorsi.
Jung Gi-cheul (Wi Ha-Joon) è il capo di una delle bande più ricche e influenti a Gangnam. E' un uomo freddo e spietato che ha fatto carriera a suon di tradimenti e coltellate, scalzando dalla scena il precedente detentore di quel titolo, facendo affari loschi coi giapponesi e ancor più loschi coi cinesi. E' circondato da tutta gente fidata, i suoi amici di una vita, che lo hanno accompagnato sin da quando era un DJ squattrinato che suonava nei locali di gentaglia da quattro soldi. Insieme, questi cinque uomini, hanno scalato le vette della malavita, arrivando a controllare una nuova droga sintetica che circola in ogni strada di Seoul. Durante l'ascesa però, uno dei suoi uomini perde la vita, dando alla polizia il modo perfetto per infiltrarsi tra i suoi ranghi e sgominare il commercio di droga. E' qui che entra in gioco il nostro Re degli Action: Ji Chang-Wook, nel ruolo del poliziotto/gangster. L'agente Park Jun-mo si presenta a Gi-cheul come il cugino del suo scomparso amico che sta cercando vendetta per la sua morte. Nei panni di Kwon Seung-ho, si infiltra tra i suoi ranghi facilmente, o meglio facendosi pestare a sangue un episodio sì e l'altro pure. È la sua specialità farsi massacrare di botte ad ogni occasione, per dimostrare di essere fedele, di essere pronto a tutto per il suo capo e la sua banda. Ovviamente Gi-cheul è anche un gran sentimentale, perciò gli permette di entrare, partendo dal basso, provando a fargli fare la gavetta come ogni altra nuova recluta. Purtroppo per lui, Seung-ho non è proprio il tipo che pazientemente aspetta l'occasione giusta, ma più quello che le crea. Grazie ai suoi compari poliziotti dunque ne inventa una ogni due secondi per riuscire a raggiungere il cuore di Gi-cheul. Ovviamente però questi non potevano essere un gruppo serio di poliziotti, con la testa sulle spalle e un piano a prova di bomba per non far saltare la copertura di Jun-mo, sennò che gusto ci sarebbe? Questo disgraziato viene mandato a rischiare la vita, con una storia che fa acqua da tutte le parti, dicendo ai suoi colleghi che si prende un periodo di aspettativa per asma, alla moglie che va via per un caso, senza contare le tremila persone che lo conoscono e il fatto che il capo Gi-cheul ha un passato proprio con sua moglie. Della serie: facciamo le cose a cazzo e vediamo come va, tanto si sa che Ji se la cava sempre in ogni situazione, anche quando un capo della mafia si vuole bombare sua moglie e andarci a vivere felice e contento dopo essersi ritirato e aver lasciato la banda nelle sue mani. Certo, tutto regolare, perchè no? Aggiungiamoci poi una cinese che si innamora di lui, un poliziotto fastidioso corrotto e il fatto che sotto sotto si affezioni al bastardo capo della banda, e avremo la ricetta perfetta del caos, ma anche di un drama che tiene letteralmente incollati allo schermo. Ogni puntata è densa di violenza, botte, sangue, coperture che rischiano di saltare e una tensione latente da capogiro. Ad ogni istante tutto rischia di saltare in aria, come la pazienza di Jun-mo quando vede la moglie flirtare col capo banda. Lo spettatore è letteralmente impaziente di continuare a seguire le disavventure di questo poveraccio, che lentamente si fa più gangster di quanto non sia mai stato poliziotto. Col tempo, la vita da fuorilegge gli entra nelle ossa, finché ne viene letteralmente fagocitato. È leggendaria la scena in cui completamente ricoperto di sangue dalla testa ai piedi, in abito bianco, accoltella un tizio davanti agli occhi terrorizzati della moglie. Da brividi in tutti i sensi, sia per l'interpretazione magistrale di Re JiAction, sia per la trama davvero ben strutturata. Intrighi, tradimenti, passioni, passato e futuro si intrecciano, insieme agli scrupoli morali, alla propria bussola interna che perde la via, a quel sottile filo tra bene e male che si sgretola ogni minuto di più, finchè ciò che si è diventati, benché in nome di un bene superiore, alla fine sia impossibile da riconoscere nello specchio. Se JiAction è stato grande, non posso non nominare anche tutto il resto del cast, a partire da Wi Ha-joon, sublime nella sua interpretazione, e così anche gli altri membri della banda. Unica nota stonata devo ammettere che è la moglie di Pak Jun-mo. Yoo Eui-jeon è una poliziotta di successo, trasferita dalla campagna a Seoul per meriti, è sposata con un poliziotto e sembra che dovrebbe essere un tipo in gamba, invece il suo personaggio è quantomeno deludente. Sembra sempre sperduta, con gli occhi grandi e la faccia confusa, senza spina dorsale e completamente in balia degli eventi. Si mette in mezzo all'indagine del marito, a causa dei suoi legami passati con Gi-cheul, ma non fa altro che provocargli problemi e dolori, soprattutto quando la relazione tra i due si fa più profonda (c'è anche un limone niente male) e ne diventa a tutti gli effetti la fidanzata. Persino durante le scene d'azione in cui nella bolgia tutti si accoltellano e prendono a schiaffi, lei sembra un cucciolo smarrito, che deve essere salvato ora dall'uno e ora dall'altro protagonista maschile. Se poi la mettiamo a confronto con la cinese spacciatrice Lee Hae-ryeon, che è una forza della natura, allora purtroppo mi trovo costretta a darle un meno. Non tanto per l'interpretazione ma proprio per la caratterizzazione del personaggio in sé. Il resto è senza dubbio degno di essere visto, ovviamente sempre e solo se avete stomaci resistenti e la violenza non vi impressiona troppo. Anche solo per il duo carismatico di attori principali, credo che valga una visione. Se ci mettiamo anche fotografia, recitazione, scene action perfettamente coreografate e trama colma di suspense, allora potrei anche azzardarmi a dire che è uno dei drama di questo genere più interessanti che ho visto ultimamente. E sapete che potete fidarvi di me, che di solito sono una gran criticona.
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Un film che parla di vita attraverso i film
Recensito da: Effe Instagram: @_Dramalia_Ma che cos’è il “Melò”?
É la prima domanda che mi sono posta mentre mi approcciavo a questo drama da 10 episodi che ha saputo scavare come pochi altri nella mia anima. “Melo Movie” si è furbescamente affiancato alle mie emozioni, stuzzicando i ricordi di noi avventurieri degli anni ‘90 con un’atmosfera vintage e retrò dal sapore malinconico che solo i giorni passati che non torneranno mai più sanno suscitare nelle povere anime, come la mia, ancorate ai “tempi che furono”.
Bè, per rispondere alla mia domanda, il “melò” è un genere cinematografico, spesso accostato al melodramma che però non lo ricalca del tutto. Figlio prediletto del romanzo, ha come elemento narrativo fondante l’“impedimento amoroso” che si manifesta come impossibilità, negazione, destino. E’ un genere che narra di storie “romanticamente esasperate” nelle quali vengono enfatizzate le passioni: amore, sentimenti familiari, gelosia, rancori, rimorsi. E’ un racconto che rispecchia il modo di vivere sentimenti ed emozioni in ogni tempo. E’ un genere più complesso di quello che mi aspettavo, pregno di tantissime sfumature emozionali che ho ritrovato all’interno di ognuno di questi 10 meravigliosi episodi. Con un cast azzeccatissimo e una ricerca di contrasti serrata, “Melo Movie” ci accompagna in un saliscendi emotivo in cui tutto trova un equilibrio passo dopo passo, mentre il tempo scorre assieme alla narrazione riportando alla luce in noi ricordi e sensazioni. I colori sgargianti dei filtri utilizzati, in netta contrapposizione con momenti di pioggia e dolore che nella nostra mente sarebbero dovuti essere opachi e sbiaditi, sono la prima caratteristica che salta all’occhio del telespettatore mentre la storia man mano inizia a sbocciare perseguendo un continuo e immutabile equilibrio che alla fine pare si chiami “vita”.
“La vita sembra avere una quantità fissa di felicità. In un altro senso, c'è anche una certa quantità di disgrazie. "
Momenti di sfortuna e momenti di fortuna, la spensieratezza manifesta che nasconde responsabilità e consapevolezze dolorose, la rabbia che oscura l’affetto delicato, la critica che corre su un sottile filo assieme alla cattiveria, le bugie che possono minare un sentimento puro, l’amore e l’indifferenza, la maturità e l’immaturità, i desideri che lottano contro il dovere, la vita che si affianca alla morte.
“Nessuno può preparati all’amore e alla paura.”
Ko Gyeom è un sognatore, puro e incontaminato, nonostante la vita abbia iniziato a metterlo alla prova fin da bambino con la perdita dei genitori. Gyeom è cresciuto con davanti agli occhi le mille immagini dei film che gli hanno raccontato storie di tutti i generi, armando la sua corazza di solitudine con l’idea che tutto sia in realtà possibile.
“La luce nel buio. Ecco cos’erano i film per me. Dentro una semplice luce quadrata, tutto era possibile. Mi facevano credere di poter fare tutto.”
Gyeom cresce con il fratello maggiore, un ragazzo taciturno, isolato, incurvato sotto il peso delle responsabilità di una esistenza che non gli ha lasciato spazio per sé stesso, appesantito da un carattere che non l’ha nemmeno favorito nel trovare da qualche parte una piccola via di fuga. E’ un po’ la netta contrapposizione di Gyeom che invece vive apparentemente spensierato e con tantissimi amici attorno a sé. La sua aurea gioviale e frizzante infatti attira le persone aprendogli continuamente porte e opportunità che non tarda mai a cogliere. E’ così che un giorno, da amante dei film, decide di diventarne parte come attore, pur non avendo in realtà nessuna attitudine nella recitazione. Eppure il personale del set su cui piomba come una bomba a orologeria lo ama e accoglie fin da subito, ammaliato da quel ragazzo che, pur non avendone le capacità, sembra in grado di arrivare ovunque. Anche Kim Moo-bi ne rimane affascinata, il suo passato parla di un padre più innamorato del cinema che di tutto il resto, un regista mancato, senza un briciolo di bravura ma con sogni troppo grandi che l’hanno portato ad una morte prematura, inficiando il rapporto con quella figlia che per sopravvivere a quella sorta di abbandono emotivo non ha saputo fare altro se non odiarlo. Un odio iniziale trasformatosi poi in una sfida dopo la morte dell’uomo che la spinge a divenire lei stessa una regista. Quello di Moo-bi è un personaggio complesso, pieno di emotività rancorosa, ma allo stesso tempo bisognoso di un amore dolce che cerca alla cieca, senza spesso accorgersi di quanto affetto in realtà la circondi. Lei rappresenta il “dare per scontato”, l’abitudine di avere qualcosa che non ci si accorge di possedere davvero, troppo concentrata a cercarla sotto un’altra forma. Ma è anche un personaggio in evoluzione che trova in Gyeom la forza di guardarsi attorno e di lasciarsi andare. Questo finché il ragazzo un giorno scompare. Il fratello di Gyeom infatti rimane vittima di un brutto incidente, un tentativo di suicidio a cui Gyeom stesso non riesce a credere. La riabilitazione è lunga, la ripresa è solo parziale e intanto la salute ne risente, costringendo Gyeom a foderare il suo dolore, la sua consapevolezza, il suo segreto dietro ad una patina di allegria e vivacità, dietro ad una ingigantita spensieratezza che inizialmente ferisce Moo-bi quando i due si ritrovano. Ma Gyeom e Moo-bi hanno un vantaggio, la loro riunione avviene nel periodo della maturità e la loro relazione torna a veleggiare spinta da un vento di sincerità e condivisione che li avvicina passo dopo passo, mentre si raccontano e comprendono. L'esatto contrario di quello che accade ai due amici di una vita di Gyeom, Si-jun e Ju-a, una coppia invidiata all’epoca dell’adolescenza che dopo una brusca rottura si ritrova improvvisamente a doversi barcamenare in quei sentimenti mai sopiti che però rivelano fondamenta di bugie e immaturità. Un circolo vizioso che li travolge facendoli prima sperare e poi soffrire di nuovo. Si-jun, interpretato da un bravissimo Lee Jun-young che finalmente ha avuto un ruolo in cui ha potuto dimostrare delle ottime capacità, è il vero sognatore di questo drama, ancora più di quanto lo sia Gyeom. E’ un giovane artista incompreso da una famiglia benestante che lo vorrebbe da tutt’altra parte, un ragazzo che lascia una vita facile per inseguire il desiderio di divenire un giorno un musicista “anonimo ma famoso”, ed è anche un innamorato leale e deciso. La sua storia con Ju-a rappresenta appieno l’esasperazione romantica, la disillusione di un sentimento. Si-jun si ritrova dunque estraniato dalla famiglia, imbrogliato dall’amore della sua vita e illuso da quella passione, la musica, che arde ancora in lui ma che non riesce a trovare un posto nel mondo. Difficile non avvicinarsi a lui piuttosto che a Ju-a, più facilitata nel proporsi per la persona che in realtà non è per poi improvvisamente decidere di cambiare strada e raggiungere il successo in una considerata migliore. Ma “Melo Movie” non sono solo due storie d’amore con i loro problemi. C’è anche la vita. La vita che scorre e che decide, che mette alla prova, che ferisce e risana. Quando il fratello di Gyeom muore arriva uno dei momenti più toccanti della narrazione, Gyeom si ritrova a dover affrontare tutte le fasi che il dolore gli propone sul suo cammino. Ma, per la prima volta, scopre davvero di non essere più da solo e allora può fare qualcosa che mai prima si era permesso di fare: soffrire e cercare conforto.
“Una sola domanda. La morte chi fa soffrire? Chi resta qui.”
La vita toglie e la vita dà. Ed è questo il vero cuore, l’anima di questo drama che si destreggia tra il sentimentalismo e il dramma, tra i momenti buoni e quelli meno buoni. E’ un racconto reale, pieno, doloroso, affascinante, delicato.
Ecco, questo è un drama profondamente delicato che va a toccare corde del nostro cuore in così tanti modi che difficilmente ne rimarrete indifferenti.
E’ un drama lento, calmo, dolce. Pertanto dovete predisporvi ad una visione immersiva ma senza colpi di scena. E’ tutto già scritto nel titolo, è un prodotto che parla di vita vera, di fallimenti e successi, di grigliate in compagnia e notti solitarie. E’ un bagno di emozioni, e anche di lacrime. Il tutto contornato da un adattamento che sembra davvero quello di un film.
E’ un film che parla di vita attraverso i film, e per me è stato un viaggio davvero meraviglioso.
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Uno storico moderno e frizzante!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Ho iniziato questo drama con aspettative confuse, i coreani, forse per questioni linguistiche o forse per reali incapacità, tendono a rilasciare prima della première spezzoni di trame confusionarie e spesso poco entusiasmanti, quindi non ero ben certa di cosa mi avrebbe riservato “Secret Romantic Guest House”, soprattutto non avevo assolutamente capito nulla delle dinamiche che legavano il gruppetto di protagonisti. Partiamo con un flashback con un classicismo dei drama: l’incontro da bambini. Kang San (Ryeoun), ovvero il vero erede al trono figlio del Principe Ereditario, fugge inseguito dagli assassini della sua famiglia, colpevoli di un tradimento. Impaurito, si nasconde in una casa che espone il lutto, è la dimora di Dan-oh (Shin Ye Eun) che sta piangendo il padre. Kang San, accovacciato nella cuccia del cane, incontra la piccola Dan-oh che lo protegge mentendo alle guardie che lo stanno cercando. Anni dopo ritroviamo i due adulti, Kang San si è formato come guerriero con lo scopo di vendicare la propria famiglia e detronizzare il Re, mentre Dan-oh, caduta in disgrazia dopo la morte del padre, gestisce nella casa di famiglia una locanda dove vive con: la serva che tratta come una madre, un solo cliente fisso che da anni non riesce a passare l’esame di Stato e un giovane studioso che è innamorato di lei. Nel magazzino della locanda si nasconde la sorella, Hong-ju (Jo Hye Joo), promessa sposa di una guardia che è stata barbaramente uccisa il giorno prima del matrimonio qualche anno prima. La ragazza, seppur mai convolata a nozze, è stata considerata come una sorta di sfortuna per la famiglia dello sposo defunto e le è stato chiesto di togliersi la vita, Dan-oh, per salvarla, inscena quindi la sua dipartita e la nasconde facendola passare per un fantasma. Alla locanda arrivano Kang San e Shi-yeol, entrambi fingendosi studiosi. Mentre Kang San medita vendetta, scopriamo che Shi-yeol è la sua guardia personale che in segreto lo segue e protegge da sempre. Preparatissimo e imbattibile con la spada, è conosciuto per essere un guerriero spietato e sanguinario sebbene si mascheri, anche di fronte allo stesso Kang San, con lo spirito di un ragazzo burlone, imbranato e molto simpatico. Nota di merito per l’interpretazione fantastica dell’attore che lo porta in scena, Kang Hoon, la sua espressività e bravura nel dare vita a due aspetti estremamenti diversi della stessa persona, mi hanno letteralmente rapito il cuore. Comunque, mentre tra Kang San e Dan-oh scoppia la scintilla, anche tra Shi-yeol e Hong-ju nasce un sentimento. Intanto i piani di vendetta procedono e scopriamo che Yu-ha, il giovane studioso innamorato di Dan-oh, è il fratellastro di Kang San, figlio del defunto Principe Ereditario e di una concubina, ed è anche colui che sta partecipando ad una rivolta contro il Re. Yu-ha viene anche scelto come rappresentante di questa rivolta quando i suoi natali reali vengono scoperti, assume quindi l’identità di Kang San e si presenta ai seguaci della rivolta come il vero erede al trono. La sua morale però è molto più salda del previsto e, scoperta la parentela di sangue con il vero erede al trono, i due fratellastri, anziché farsi la guerra per il potere, stringono una saldissima alleanza.
Devo dire che questo drama è l’esatta rappresentazione di quanto il genere storico si stia evolvendo e si stia sforzando di portare in scena storie sempre nuove e sempre più moderne. La trama, seppur ricalcando il consueto intrigo di corte, è fresca e coinvolgente, scorre bene per tutte le 18 puntate, ben supportata dalla scelta di non incentrare tutto sui consueti due protagonisti, bensì scandagliando a fondo le storie personali di tutti i personaggi, elevandoli sostanzialmente alla stessa importanza di chi dovrebbe rivestire il ruolo principale. Anche le tematiche hanno subito una bella evoluzione, per una volta infatti vediamo il concretizzarsi di una relazione dopo il classico bacio finale e vediamo accenni ad approcci fisici e sessuali. La protagonista è emancipata, sveglia e d’aiuto, non d’intralcio ai ragazzi. Tra tutto però, devo ammettere che più che alla storia d’amore in primo piano, mi sono affezionata a quella tra Shi-yeol e Hong-ju, il classico genere di storia con un potenziale magnetico che avrebbe onestamente meritato un drama a parte per quanto avrei voluto saperne di più e viverli di più. Detto ciò, è stato davvero un bel drama a 360 gradi. Non ho critiche né rimostranze, non ho trovato momenti tediosi o troppo assurdi, me lo sono davvero goduto dall’inizio alla fine. Molto interessante il parallelismo tra il Re in carica che uccide il fratello per il potere e la scelta di cooperazione e collaborazione fatta invece da Kang San e Yu-ha, i quali dimostrano invece di non essere realmente interessati al trono ma al bene del popolo. Mentre Yu-ha, ad un passo dal potere, abbandona le sue mire per lasciare il posto al legittimo erede, Kang San rifiuta lasciando la guida di Joseon al fratellastro che dimostra, al contrario di lui, di avere un chiaro piano in mente per governare il popolo con giustizia e pietà. E’ la strutturazione di un rapporto familiare, interpersonale e politico sano e pieno di speranza. Così come sano è anche il triangolo amoroso che vede coinvolti i due con Dan-oh, in nessun caso il sentimento dei fratelli si trasforma in gelosia o in una spada avvelenata da sfoderare l’uno contro l’altro, il rispetto per i sentimenti reciproci e per quelli di Dan-ho viene prima di tutto. Un bel messaggio. Detto ciò, spero che con questo drama il mio amatissimo genere storico d’ora in poi continui a perseguire un filone evolutivo, ricercando trame nuove e introducendo tematiche più brillanti.
Assolutamente promosso e consigliato agli amanti del genere!
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Fresco, divertente e moderno!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Questo drama è decisamente un grandissimo sì!
Fresco, divertente, romantico, moderno, ritmato, con un gran cast di rilievo e molte più tematiche di quello che
potrebbe sembrare in apparenza.
Son Hae-yeong (Shin Min-a) ricalca appieno il significato del suo nome, è infatti una donna in carriera che non ama perdere nulla nella sua vita, che si tratti di una promozione sul lavoro o di un affetto. Cresciuta in una famiglia che si è sempre fatta carico di affidi a breve termine, ha sempre sofferto l'abbandono mascherandolo con un rifiuto e una ribellione nei confronti di quell'attività portata amorevolmente avanti dai suoi genitori.
Tanti infatti sono i bambini di ogni età che sono passati tra le mura della sua casa, abbandonati, rifiutati o abusati. Divenuta adulta, Hae-yeong vive nella casa di famiglia con due ragazze, Ja-yeon e Hee-sung, che, dopo l'affido, sono rimaste con lei, mentre la madre, con la quale continua ad avere un rapporto altalenante, vive in una casa di cura a causa della demenza senile. Hae-yeong lavora in un'azienda di rilievo che si occupa di istruzione, il cui AD, Bok Gyu-yeon, è conosciuto per essere un vero maschilista. Infatti promuove solo altri uomini o, al massimo, donne sposate, ma la vera motivazione per cui lo fa non è certo il maschilismo, la vera colpa è del padre, attuale CEO, un fedifrago di natura che la madre non ha mai perdonato spingendola a interferire con la vita del figlio affinché non faccia gli stessi errori del marito. Nella stessa azienda lavora anche l'ex fidanzato di Hae-yeong, Ahn Woo-jae, che, dopo essersi fatto lasciare, è in procinto di sposarsi. Durante il matrimonio del suddetto, Hae-yeong scopre di essere stata da lui tradita in passato, per questo, unito al fatto che la promozione sul lavoro è quasi impossibile dato il suo status di donna single, decide improvvisamente di convolare a giuste nozze.
Con chi?
Bè, i candidati non sono molti tant'è che finisce per proporsi alla persona che detesta più al mondo: Kim Ji-wook (Kim Young-dae), il commesso di un Minimarket che non perde mai occasione per farla innervosire. Il giovane, conosciuto per essere amatissimo da tutta la città per la sua generosità e dolcezza, con lei si diverte a metterla sempre in difficoltà, il motivo è che un doloroso passato l'ha visto entrare nella casa di Hae-yeong come uno dei ragazzi in affido, legandolo strettamente alla madre di lei, e scatenando in lui un interesse per la ribelle figlia. Ji-wook, dopo un tentennamento iniziale, accetta l'assurda proposta di matrimonio e si prodiga in quella che io ho definito la proposta di matrimonio più bella che abbia mai visto in anni di serie tv asiatiche: semplice, personale, dolce e accogliente. Ciò rivela il suo cuore buono e il profondo affetto che lo lega alla ragazza, oltre che un'inaspettata conoscenza della sua persona, cosa che sorprende anche lei. I due si sposano per convenienza dunque e iniziano la loro "finta" relazione che poi tanto finta non è, i sentimenti di entrambi infatti escono velocemente e prepotentemente, del resto sarebbe francamente impossibile non provare qualcosa per un ragazzo d'oro come Ji-wook e con le sembianze di Young-dae! (non mi dilungherò sui suoi occhi e il suo sorriso...) Ji-wook però scopre all'improvviso di essere figlio illegittimo del padre di Bok Gyu-
yeon e quindi, sotto ricatto, finisce a lavorare nella stessa azienda del fratellastro e di sua moglie, creando non pochi problemi. La sua storia è piuttosto commovente, se da una parte Hae-yeong, provata dal passato, non accetta più perdite nella sua vita, al contrario Ji-wook, ferito da una famiglia che non l'ha mai voluto, non accetta di essere lui stesso una perdita per qualcuno. Due visioni opposte del medesimo concetto che vedono i due avvicinarsi inesorabilmente. Di contorno alla storia principale, che vede un lungo percorso di guarigione personale da parte sia di Hae-yeong che di Ji-wook, prendono forma anche storie secondarie con protagoniste le sorellastre di Hae-yeong: Che Hee-sung porta sullo schermo per la prima volta una relazione poliamorosa e il concetto di una gravidanza non proprio desiderata; Mentre Nam Ja-yeon ci fa sognare con la sua storia delicata di abusi familiari (il padre è strettamente connesso ad un evento tragico che ha investito la famiglia di Hae-yeong) che si interseca in un sentimento d'amore dolcissimo con Bok Gyu- yeon, il quale si rivela essere un bonaccione di cui è impossibile, anche per noi telespettatori, non innamorarsi.
Questo drama, come ho detto all'inizio, ha dei pregi di fondo che vanno al di là della storia d'amore piacevole da vedere, è un drama moderno alla massima potenza che inserisce in modo inaspettato tematiche poco comuni per il settore d'intrattenimento coreano: giocattoli erotici, relazioni poliamorose, gravidanze indesiderate, sessualità libera, romanzi erotici, ma anche abusi e violenza. Non ultimo, prospetta anche un'analisi dell'altra faccia della medaglia per quanto riguarda il discorso dell'affettività genitoriale: il grande amore di un uomo e una donna che si espande fino a diventare puro conforto per bambini e ragazzi in difficoltà, si scontra però anche con la sofferenza di chi in famiglia non è pronto né a lasciar andare né ad accettare quel genere di amore temporaneo, in continua evoluzione, mai stabile; non a caso Hae-yeong cresce proprio con quella
conflittualità verso la propria famiglia che viene espressa nei suoi moti di ribellione personali e nel suo allontanamento, e con la necessità assoluta di non perdere più nulla, cosa che la porta a mentire e costruire castelli in aria che rischiano alla fine di farle perdere l'unica cosa davero importante:
l'amore puro e disinteressato. Personalmente non mi sento di colpevolizzare la sua incapacità
durante la crescita di comprendere il fine ultimo di un affidamento a scadenza che, come dice il termine stesso
(temporaneo), non è "per sempre" ma può durare anche solo pochi giorni: accogliere in casa una persona esterna, un bambino spesso vittima di eventi terribili, richiede un'enorme forza d'animo e uno spirito molto particolare, una capacità di amare sconfinata che sia in grado di curare ma anche di lasciare andare, e ciò non è una cosa da tutti, anzi. In questo drama emerge un duplice aspetto: l'encomiabile lavoro delle famiglie affidatarie, così come il loro impegno e la loro capacità di non bloccarsi ma di continuare ad amare ancora e ancora. Ma emerge anche l'amore inteso come un sentimento più stabile che trova la sua confortevole culla nella tranquillità della staticità, perché troppo facilitato nell'affezionarsi e troppo sofferente nel separarsi. Sono due dei tanti aspetti di cui è fatto l'amore. Questi sono tutti concetti e temi che molto difficilmente si trovano nei drama. In più "No Gain no Love" si rivela essere anche un prodotto molto ironico, divertente e ha dalla sua non una ma ben 3 storie estremamente ben fatte che coinvolgono senza mezze misure
chi guarda. Insomma, questo è un drama che non delude, ma porta con sé divertimento, riflessione e attualità.
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