
This review may contain spoilers
Ji Chang-wook che le busca di santa ragione
Recensita da: Jade IG: @_Dramalia_Anni 90.
Gangnam.
Quando a Seoul non c'erano ancora telecamere a ogni angolo, quando la giustizia era solo un nome, quando per le strade della città in espansione c'erano ancora criminali che spadroneggiavano sui quartieri spacciando droga, azzuffandosi per quattro soldi e commettendo piccoli crimini che la polizia tollerava chiudendo un occhio, qualcuno stava prendendo il comando di Gangnam. In questo scenario si svolge la nostra storia, il nostro racconto fatto di violenza e crimini efferati, di droga e dolore, di rimpianti e rimorsi.
Jung Gi-cheul (Wi Ha-Joon) è il capo di una delle bande più ricche e influenti a Gangnam. E' un uomo freddo e spietato che ha fatto carriera a suon di tradimenti e coltellate, scalzando dalla scena il precedente detentore di quel titolo, facendo affari loschi coi giapponesi e ancor più loschi coi cinesi. E' circondato da tutta gente fidata, i suoi amici di una vita, che lo hanno accompagnato sin da quando era un DJ squattrinato che suonava nei locali di gentaglia da quattro soldi. Insieme, questi cinque uomini, hanno scalato le vette della malavita, arrivando a controllare una nuova droga sintetica che circola in ogni strada di Seoul. Durante l'ascesa però, uno dei suoi uomini perde la vita, dando alla polizia il modo perfetto per infiltrarsi tra i suoi ranghi e sgominare il commercio di droga. E' qui che entra in gioco il nostro Re degli Action: Ji Chang-Wook, nel ruolo del poliziotto/gangster. L'agente Park Jun-mo si presenta a Gi-cheul come il cugino del suo scomparso amico che sta cercando vendetta per la sua morte. Nei panni di Kwon Seung-ho, si infiltra tra i suoi ranghi facilmente, o meglio facendosi pestare a sangue un episodio sì e l'altro pure. È la sua specialità farsi massacrare di botte ad ogni occasione, per dimostrare di essere fedele, di essere pronto a tutto per il suo capo e la sua banda. Ovviamente Gi-cheul è anche un gran sentimentale, perciò gli permette di entrare, partendo dal basso, provando a fargli fare la gavetta come ogni altra nuova recluta. Purtroppo per lui, Seung-ho non è proprio il tipo che pazientemente aspetta l'occasione giusta, ma più quello che le crea. Grazie ai suoi compari poliziotti dunque ne inventa una ogni due secondi per riuscire a raggiungere il cuore di Gi-cheul. Ovviamente però questi non potevano essere un gruppo serio di poliziotti, con la testa sulle spalle e un piano a prova di bomba per non far saltare la copertura di Jun-mo, sennò che gusto ci sarebbe? Questo disgraziato viene mandato a rischiare la vita, con una storia che fa acqua da tutte le parti, dicendo ai suoi colleghi che si prende un periodo di aspettativa per asma, alla moglie che va via per un caso, senza contare le tremila persone che lo conoscono e il fatto che il capo Gi-cheul ha un passato proprio con sua moglie. Della serie: facciamo le cose a cazzo e vediamo come va, tanto si sa che Ji se la cava sempre in ogni situazione, anche quando un capo della mafia si vuole bombare sua moglie e andarci a vivere felice e contento dopo essersi ritirato e aver lasciato la banda nelle sue mani. Certo, tutto regolare, perchè no? Aggiungiamoci poi una cinese che si innamora di lui, un poliziotto fastidioso corrotto e il fatto che sotto sotto si affezioni al bastardo capo della banda, e avremo la ricetta perfetta del caos, ma anche di un drama che tiene letteralmente incollati allo schermo. Ogni puntata è densa di violenza, botte, sangue, coperture che rischiano di saltare e una tensione latente da capogiro. Ad ogni istante tutto rischia di saltare in aria, come la pazienza di Jun-mo quando vede la moglie flirtare col capo banda. Lo spettatore è letteralmente impaziente di continuare a seguire le disavventure di questo poveraccio, che lentamente si fa più gangster di quanto non sia mai stato poliziotto. Col tempo, la vita da fuorilegge gli entra nelle ossa, finché ne viene letteralmente fagocitato. È leggendaria la scena in cui completamente ricoperto di sangue dalla testa ai piedi, in abito bianco, accoltella un tizio davanti agli occhi terrorizzati della moglie. Da brividi in tutti i sensi, sia per l'interpretazione magistrale di Re JiAction, sia per la trama davvero ben strutturata. Intrighi, tradimenti, passioni, passato e futuro si intrecciano, insieme agli scrupoli morali, alla propria bussola interna che perde la via, a quel sottile filo tra bene e male che si sgretola ogni minuto di più, finchè ciò che si è diventati, benché in nome di un bene superiore, alla fine sia impossibile da riconoscere nello specchio. Se JiAction è stato grande, non posso non nominare anche tutto il resto del cast, a partire da Wi Ha-joon, sublime nella sua interpretazione, e così anche gli altri membri della banda. Unica nota stonata devo ammettere che è la moglie di Pak Jun-mo. Yoo Eui-jeon è una poliziotta di successo, trasferita dalla campagna a Seoul per meriti, è sposata con un poliziotto e sembra che dovrebbe essere un tipo in gamba, invece il suo personaggio è quantomeno deludente. Sembra sempre sperduta, con gli occhi grandi e la faccia confusa, senza spina dorsale e completamente in balia degli eventi. Si mette in mezzo all'indagine del marito, a causa dei suoi legami passati con Gi-cheul, ma non fa altro che provocargli problemi e dolori, soprattutto quando la relazione tra i due si fa più profonda (c'è anche un limone niente male) e ne diventa a tutti gli effetti la fidanzata. Persino durante le scene d'azione in cui nella bolgia tutti si accoltellano e prendono a schiaffi, lei sembra un cucciolo smarrito, che deve essere salvato ora dall'uno e ora dall'altro protagonista maschile. Se poi la mettiamo a confronto con la cinese spacciatrice Lee Hae-ryeon, che è una forza della natura, allora purtroppo mi trovo costretta a darle un meno. Non tanto per l'interpretazione ma proprio per la caratterizzazione del personaggio in sé. Il resto è senza dubbio degno di essere visto, ovviamente sempre e solo se avete stomaci resistenti e la violenza non vi impressiona troppo. Anche solo per il duo carismatico di attori principali, credo che valga una visione. Se ci mettiamo anche fotografia, recitazione, scene action perfettamente coreografate e trama colma di suspense, allora potrei anche azzardarmi a dire che è uno dei drama di questo genere più interessanti che ho visto ultimamente. E sapete che potete fidarvi di me, che di solito sono una gran criticona.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Un film che parla di vita attraverso i film
Recensito da: Effe Instagram: @_Dramalia_Ma che cos’è il “Melò”?
É la prima domanda che mi sono posta mentre mi approcciavo a questo drama da 10 episodi che ha saputo scavare come pochi altri nella mia anima. “Melo Movie” si è furbescamente affiancato alle mie emozioni, stuzzicando i ricordi di noi avventurieri degli anni ‘90 con un’atmosfera vintage e retrò dal sapore malinconico che solo i giorni passati che non torneranno mai più sanno suscitare nelle povere anime, come la mia, ancorate ai “tempi che furono”.
Bè, per rispondere alla mia domanda, il “melò” è un genere cinematografico, spesso accostato al melodramma che però non lo ricalca del tutto. Figlio prediletto del romanzo, ha come elemento narrativo fondante l’“impedimento amoroso” che si manifesta come impossibilità, negazione, destino. E’ un genere che narra di storie “romanticamente esasperate” nelle quali vengono enfatizzate le passioni: amore, sentimenti familiari, gelosia, rancori, rimorsi. E’ un racconto che rispecchia il modo di vivere sentimenti ed emozioni in ogni tempo. E’ un genere più complesso di quello che mi aspettavo, pregno di tantissime sfumature emozionali che ho ritrovato all’interno di ognuno di questi 10 meravigliosi episodi. Con un cast azzeccatissimo e una ricerca di contrasti serrata, “Melo Movie” ci accompagna in un saliscendi emotivo in cui tutto trova un equilibrio passo dopo passo, mentre il tempo scorre assieme alla narrazione riportando alla luce in noi ricordi e sensazioni. I colori sgargianti dei filtri utilizzati, in netta contrapposizione con momenti di pioggia e dolore che nella nostra mente sarebbero dovuti essere opachi e sbiaditi, sono la prima caratteristica che salta all’occhio del telespettatore mentre la storia man mano inizia a sbocciare perseguendo un continuo e immutabile equilibrio che alla fine pare si chiami “vita”.
“La vita sembra avere una quantità fissa di felicità. In un altro senso, c'è anche una certa quantità di disgrazie. "
Momenti di sfortuna e momenti di fortuna, la spensieratezza manifesta che nasconde responsabilità e consapevolezze dolorose, la rabbia che oscura l’affetto delicato, la critica che corre su un sottile filo assieme alla cattiveria, le bugie che possono minare un sentimento puro, l’amore e l’indifferenza, la maturità e l’immaturità, i desideri che lottano contro il dovere, la vita che si affianca alla morte.
“Nessuno può preparati all’amore e alla paura.”
Ko Gyeom è un sognatore, puro e incontaminato, nonostante la vita abbia iniziato a metterlo alla prova fin da bambino con la perdita dei genitori. Gyeom è cresciuto con davanti agli occhi le mille immagini dei film che gli hanno raccontato storie di tutti i generi, armando la sua corazza di solitudine con l’idea che tutto sia in realtà possibile.
“La luce nel buio. Ecco cos’erano i film per me. Dentro una semplice luce quadrata, tutto era possibile. Mi facevano credere di poter fare tutto.”
Gyeom cresce con il fratello maggiore, un ragazzo taciturno, isolato, incurvato sotto il peso delle responsabilità di una esistenza che non gli ha lasciato spazio per sé stesso, appesantito da un carattere che non l’ha nemmeno favorito nel trovare da qualche parte una piccola via di fuga. E’ un po’ la netta contrapposizione di Gyeom che invece vive apparentemente spensierato e con tantissimi amici attorno a sé. La sua aurea gioviale e frizzante infatti attira le persone aprendogli continuamente porte e opportunità che non tarda mai a cogliere. E’ così che un giorno, da amante dei film, decide di diventarne parte come attore, pur non avendo in realtà nessuna attitudine nella recitazione. Eppure il personale del set su cui piomba come una bomba a orologeria lo ama e accoglie fin da subito, ammaliato da quel ragazzo che, pur non avendone le capacità, sembra in grado di arrivare ovunque. Anche Kim Moo-bi ne rimane affascinata, il suo passato parla di un padre più innamorato del cinema che di tutto il resto, un regista mancato, senza un briciolo di bravura ma con sogni troppo grandi che l’hanno portato ad una morte prematura, inficiando il rapporto con quella figlia che per sopravvivere a quella sorta di abbandono emotivo non ha saputo fare altro se non odiarlo. Un odio iniziale trasformatosi poi in una sfida dopo la morte dell’uomo che la spinge a divenire lei stessa una regista. Quello di Moo-bi è un personaggio complesso, pieno di emotività rancorosa, ma allo stesso tempo bisognoso di un amore dolce che cerca alla cieca, senza spesso accorgersi di quanto affetto in realtà la circondi. Lei rappresenta il “dare per scontato”, l’abitudine di avere qualcosa che non ci si accorge di possedere davvero, troppo concentrata a cercarla sotto un’altra forma. Ma è anche un personaggio in evoluzione che trova in Gyeom la forza di guardarsi attorno e di lasciarsi andare. Questo finché il ragazzo un giorno scompare. Il fratello di Gyeom infatti rimane vittima di un brutto incidente, un tentativo di suicidio a cui Gyeom stesso non riesce a credere. La riabilitazione è lunga, la ripresa è solo parziale e intanto la salute ne risente, costringendo Gyeom a foderare il suo dolore, la sua consapevolezza, il suo segreto dietro ad una patina di allegria e vivacità, dietro ad una ingigantita spensieratezza che inizialmente ferisce Moo-bi quando i due si ritrovano. Ma Gyeom e Moo-bi hanno un vantaggio, la loro riunione avviene nel periodo della maturità e la loro relazione torna a veleggiare spinta da un vento di sincerità e condivisione che li avvicina passo dopo passo, mentre si raccontano e comprendono. L'esatto contrario di quello che accade ai due amici di una vita di Gyeom, Si-jun e Ju-a, una coppia invidiata all’epoca dell’adolescenza che dopo una brusca rottura si ritrova improvvisamente a doversi barcamenare in quei sentimenti mai sopiti che però rivelano fondamenta di bugie e immaturità. Un circolo vizioso che li travolge facendoli prima sperare e poi soffrire di nuovo. Si-jun, interpretato da un bravissimo Lee Jun-young che finalmente ha avuto un ruolo in cui ha potuto dimostrare delle ottime capacità, è il vero sognatore di questo drama, ancora più di quanto lo sia Gyeom. E’ un giovane artista incompreso da una famiglia benestante che lo vorrebbe da tutt’altra parte, un ragazzo che lascia una vita facile per inseguire il desiderio di divenire un giorno un musicista “anonimo ma famoso”, ed è anche un innamorato leale e deciso. La sua storia con Ju-a rappresenta appieno l’esasperazione romantica, la disillusione di un sentimento. Si-jun si ritrova dunque estraniato dalla famiglia, imbrogliato dall’amore della sua vita e illuso da quella passione, la musica, che arde ancora in lui ma che non riesce a trovare un posto nel mondo. Difficile non avvicinarsi a lui piuttosto che a Ju-a, più facilitata nel proporsi per la persona che in realtà non è per poi improvvisamente decidere di cambiare strada e raggiungere il successo in una considerata migliore. Ma “Melo Movie” non sono solo due storie d’amore con i loro problemi. C’è anche la vita. La vita che scorre e che decide, che mette alla prova, che ferisce e risana. Quando il fratello di Gyeom muore arriva uno dei momenti più toccanti della narrazione, Gyeom si ritrova a dover affrontare tutte le fasi che il dolore gli propone sul suo cammino. Ma, per la prima volta, scopre davvero di non essere più da solo e allora può fare qualcosa che mai prima si era permesso di fare: soffrire e cercare conforto.
“Una sola domanda. La morte chi fa soffrire? Chi resta qui.”
La vita toglie e la vita dà. Ed è questo il vero cuore, l’anima di questo drama che si destreggia tra il sentimentalismo e il dramma, tra i momenti buoni e quelli meno buoni. E’ un racconto reale, pieno, doloroso, affascinante, delicato.
Ecco, questo è un drama profondamente delicato che va a toccare corde del nostro cuore in così tanti modi che difficilmente ne rimarrete indifferenti.
E’ un drama lento, calmo, dolce. Pertanto dovete predisporvi ad una visione immersiva ma senza colpi di scena. E’ tutto già scritto nel titolo, è un prodotto che parla di vita vera, di fallimenti e successi, di grigliate in compagnia e notti solitarie. E’ un bagno di emozioni, e anche di lacrime. Il tutto contornato da un adattamento che sembra davvero quello di un film.
E’ un film che parla di vita attraverso i film, e per me è stato un viaggio davvero meraviglioso.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Uno storico moderno e frizzante!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Ho iniziato questo drama con aspettative confuse, i coreani, forse per questioni linguistiche o forse per reali incapacità, tendono a rilasciare prima della première spezzoni di trame confusionarie e spesso poco entusiasmanti, quindi non ero ben certa di cosa mi avrebbe riservato “Secret Romantic Guest House”, soprattutto non avevo assolutamente capito nulla delle dinamiche che legavano il gruppetto di protagonisti. Partiamo con un flashback con un classicismo dei drama: l’incontro da bambini. Kang San (Ryeoun), ovvero il vero erede al trono figlio del Principe Ereditario, fugge inseguito dagli assassini della sua famiglia, colpevoli di un tradimento. Impaurito, si nasconde in una casa che espone il lutto, è la dimora di Dan-oh (Shin Ye Eun) che sta piangendo il padre. Kang San, accovacciato nella cuccia del cane, incontra la piccola Dan-oh che lo protegge mentendo alle guardie che lo stanno cercando. Anni dopo ritroviamo i due adulti, Kang San si è formato come guerriero con lo scopo di vendicare la propria famiglia e detronizzare il Re, mentre Dan-oh, caduta in disgrazia dopo la morte del padre, gestisce nella casa di famiglia una locanda dove vive con: la serva che tratta come una madre, un solo cliente fisso che da anni non riesce a passare l’esame di Stato e un giovane studioso che è innamorato di lei. Nel magazzino della locanda si nasconde la sorella, Hong-ju (Jo Hye Joo), promessa sposa di una guardia che è stata barbaramente uccisa il giorno prima del matrimonio qualche anno prima. La ragazza, seppur mai convolata a nozze, è stata considerata come una sorta di sfortuna per la famiglia dello sposo defunto e le è stato chiesto di togliersi la vita, Dan-oh, per salvarla, inscena quindi la sua dipartita e la nasconde facendola passare per un fantasma. Alla locanda arrivano Kang San e Shi-yeol, entrambi fingendosi studiosi. Mentre Kang San medita vendetta, scopriamo che Shi-yeol è la sua guardia personale che in segreto lo segue e protegge da sempre. Preparatissimo e imbattibile con la spada, è conosciuto per essere un guerriero spietato e sanguinario sebbene si mascheri, anche di fronte allo stesso Kang San, con lo spirito di un ragazzo burlone, imbranato e molto simpatico. Nota di merito per l’interpretazione fantastica dell’attore che lo porta in scena, Kang Hoon, la sua espressività e bravura nel dare vita a due aspetti estremamenti diversi della stessa persona, mi hanno letteralmente rapito il cuore. Comunque, mentre tra Kang San e Dan-oh scoppia la scintilla, anche tra Shi-yeol e Hong-ju nasce un sentimento. Intanto i piani di vendetta procedono e scopriamo che Yu-ha, il giovane studioso innamorato di Dan-oh, è il fratellastro di Kang San, figlio del defunto Principe Ereditario e di una concubina, ed è anche colui che sta partecipando ad una rivolta contro il Re. Yu-ha viene anche scelto come rappresentante di questa rivolta quando i suoi natali reali vengono scoperti, assume quindi l’identità di Kang San e si presenta ai seguaci della rivolta come il vero erede al trono. La sua morale però è molto più salda del previsto e, scoperta la parentela di sangue con il vero erede al trono, i due fratellastri, anziché farsi la guerra per il potere, stringono una saldissima alleanza.
Devo dire che questo drama è l’esatta rappresentazione di quanto il genere storico si stia evolvendo e si stia sforzando di portare in scena storie sempre nuove e sempre più moderne. La trama, seppur ricalcando il consueto intrigo di corte, è fresca e coinvolgente, scorre bene per tutte le 18 puntate, ben supportata dalla scelta di non incentrare tutto sui consueti due protagonisti, bensì scandagliando a fondo le storie personali di tutti i personaggi, elevandoli sostanzialmente alla stessa importanza di chi dovrebbe rivestire il ruolo principale. Anche le tematiche hanno subito una bella evoluzione, per una volta infatti vediamo il concretizzarsi di una relazione dopo il classico bacio finale e vediamo accenni ad approcci fisici e sessuali. La protagonista è emancipata, sveglia e d’aiuto, non d’intralcio ai ragazzi. Tra tutto però, devo ammettere che più che alla storia d’amore in primo piano, mi sono affezionata a quella tra Shi-yeol e Hong-ju, il classico genere di storia con un potenziale magnetico che avrebbe onestamente meritato un drama a parte per quanto avrei voluto saperne di più e viverli di più. Detto ciò, è stato davvero un bel drama a 360 gradi. Non ho critiche né rimostranze, non ho trovato momenti tediosi o troppo assurdi, me lo sono davvero goduto dall’inizio alla fine. Molto interessante il parallelismo tra il Re in carica che uccide il fratello per il potere e la scelta di cooperazione e collaborazione fatta invece da Kang San e Yu-ha, i quali dimostrano invece di non essere realmente interessati al trono ma al bene del popolo. Mentre Yu-ha, ad un passo dal potere, abbandona le sue mire per lasciare il posto al legittimo erede, Kang San rifiuta lasciando la guida di Joseon al fratellastro che dimostra, al contrario di lui, di avere un chiaro piano in mente per governare il popolo con giustizia e pietà. E’ la strutturazione di un rapporto familiare, interpersonale e politico sano e pieno di speranza. Così come sano è anche il triangolo amoroso che vede coinvolti i due con Dan-oh, in nessun caso il sentimento dei fratelli si trasforma in gelosia o in una spada avvelenata da sfoderare l’uno contro l’altro, il rispetto per i sentimenti reciproci e per quelli di Dan-ho viene prima di tutto. Un bel messaggio. Detto ciò, spero che con questo drama il mio amatissimo genere storico d’ora in poi continui a perseguire un filone evolutivo, ricercando trame nuove e introducendo tematiche più brillanti.
Assolutamente promosso e consigliato agli amanti del genere!
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Fresco, divertente e moderno!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_Questo drama è decisamente un grandissimo sì!
Fresco, divertente, romantico, moderno, ritmato, con un gran cast di rilievo e molte più tematiche di quello che
potrebbe sembrare in apparenza.
Son Hae-yeong (Shin Min-a) ricalca appieno il significato del suo nome, è infatti una donna in carriera che non ama perdere nulla nella sua vita, che si tratti di una promozione sul lavoro o di un affetto. Cresciuta in una famiglia che si è sempre fatta carico di affidi a breve termine, ha sempre sofferto l'abbandono mascherandolo con un rifiuto e una ribellione nei confronti di quell'attività portata amorevolmente avanti dai suoi genitori.
Tanti infatti sono i bambini di ogni età che sono passati tra le mura della sua casa, abbandonati, rifiutati o abusati. Divenuta adulta, Hae-yeong vive nella casa di famiglia con due ragazze, Ja-yeon e Hee-sung, che, dopo l'affido, sono rimaste con lei, mentre la madre, con la quale continua ad avere un rapporto altalenante, vive in una casa di cura a causa della demenza senile. Hae-yeong lavora in un'azienda di rilievo che si occupa di istruzione, il cui AD, Bok Gyu-yeon, è conosciuto per essere un vero maschilista. Infatti promuove solo altri uomini o, al massimo, donne sposate, ma la vera motivazione per cui lo fa non è certo il maschilismo, la vera colpa è del padre, attuale CEO, un fedifrago di natura che la madre non ha mai perdonato spingendola a interferire con la vita del figlio affinché non faccia gli stessi errori del marito. Nella stessa azienda lavora anche l'ex fidanzato di Hae-yeong, Ahn Woo-jae, che, dopo essersi fatto lasciare, è in procinto di sposarsi. Durante il matrimonio del suddetto, Hae-yeong scopre di essere stata da lui tradita in passato, per questo, unito al fatto che la promozione sul lavoro è quasi impossibile dato il suo status di donna single, decide improvvisamente di convolare a giuste nozze.
Con chi?
Bè, i candidati non sono molti tant'è che finisce per proporsi alla persona che detesta più al mondo: Kim Ji-wook (Kim Young-dae), il commesso di un Minimarket che non perde mai occasione per farla innervosire. Il giovane, conosciuto per essere amatissimo da tutta la città per la sua generosità e dolcezza, con lei si diverte a metterla sempre in difficoltà, il motivo è che un doloroso passato l'ha visto entrare nella casa di Hae-yeong come uno dei ragazzi in affido, legandolo strettamente alla madre di lei, e scatenando in lui un interesse per la ribelle figlia. Ji-wook, dopo un tentennamento iniziale, accetta l'assurda proposta di matrimonio e si prodiga in quella che io ho definito la proposta di matrimonio più bella che abbia mai visto in anni di serie tv asiatiche: semplice, personale, dolce e accogliente. Ciò rivela il suo cuore buono e il profondo affetto che lo lega alla ragazza, oltre che un'inaspettata conoscenza della sua persona, cosa che sorprende anche lei. I due si sposano per convenienza dunque e iniziano la loro "finta" relazione che poi tanto finta non è, i sentimenti di entrambi infatti escono velocemente e prepotentemente, del resto sarebbe francamente impossibile non provare qualcosa per un ragazzo d'oro come Ji-wook e con le sembianze di Young-dae! (non mi dilungherò sui suoi occhi e il suo sorriso...) Ji-wook però scopre all'improvviso di essere figlio illegittimo del padre di Bok Gyu-
yeon e quindi, sotto ricatto, finisce a lavorare nella stessa azienda del fratellastro e di sua moglie, creando non pochi problemi. La sua storia è piuttosto commovente, se da una parte Hae-yeong, provata dal passato, non accetta più perdite nella sua vita, al contrario Ji-wook, ferito da una famiglia che non l'ha mai voluto, non accetta di essere lui stesso una perdita per qualcuno. Due visioni opposte del medesimo concetto che vedono i due avvicinarsi inesorabilmente. Di contorno alla storia principale, che vede un lungo percorso di guarigione personale da parte sia di Hae-yeong che di Ji-wook, prendono forma anche storie secondarie con protagoniste le sorellastre di Hae-yeong: Che Hee-sung porta sullo schermo per la prima volta una relazione poliamorosa e il concetto di una gravidanza non proprio desiderata; Mentre Nam Ja-yeon ci fa sognare con la sua storia delicata di abusi familiari (il padre è strettamente connesso ad un evento tragico che ha investito la famiglia di Hae-yeong) che si interseca in un sentimento d'amore dolcissimo con Bok Gyu- yeon, il quale si rivela essere un bonaccione di cui è impossibile, anche per noi telespettatori, non innamorarsi.
Questo drama, come ho detto all'inizio, ha dei pregi di fondo che vanno al di là della storia d'amore piacevole da vedere, è un drama moderno alla massima potenza che inserisce in modo inaspettato tematiche poco comuni per il settore d'intrattenimento coreano: giocattoli erotici, relazioni poliamorose, gravidanze indesiderate, sessualità libera, romanzi erotici, ma anche abusi e violenza. Non ultimo, prospetta anche un'analisi dell'altra faccia della medaglia per quanto riguarda il discorso dell'affettività genitoriale: il grande amore di un uomo e una donna che si espande fino a diventare puro conforto per bambini e ragazzi in difficoltà, si scontra però anche con la sofferenza di chi in famiglia non è pronto né a lasciar andare né ad accettare quel genere di amore temporaneo, in continua evoluzione, mai stabile; non a caso Hae-yeong cresce proprio con quella
conflittualità verso la propria famiglia che viene espressa nei suoi moti di ribellione personali e nel suo allontanamento, e con la necessità assoluta di non perdere più nulla, cosa che la porta a mentire e costruire castelli in aria che rischiano alla fine di farle perdere l'unica cosa davero importante:
l'amore puro e disinteressato. Personalmente non mi sento di colpevolizzare la sua incapacità
durante la crescita di comprendere il fine ultimo di un affidamento a scadenza che, come dice il termine stesso
(temporaneo), non è "per sempre" ma può durare anche solo pochi giorni: accogliere in casa una persona esterna, un bambino spesso vittima di eventi terribili, richiede un'enorme forza d'animo e uno spirito molto particolare, una capacità di amare sconfinata che sia in grado di curare ma anche di lasciare andare, e ciò non è una cosa da tutti, anzi. In questo drama emerge un duplice aspetto: l'encomiabile lavoro delle famiglie affidatarie, così come il loro impegno e la loro capacità di non bloccarsi ma di continuare ad amare ancora e ancora. Ma emerge anche l'amore inteso come un sentimento più stabile che trova la sua confortevole culla nella tranquillità della staticità, perché troppo facilitato nell'affezionarsi e troppo sofferente nel separarsi. Sono due dei tanti aspetti di cui è fatto l'amore. Questi sono tutti concetti e temi che molto difficilmente si trovano nei drama. In più "No Gain no Love" si rivela essere anche un prodotto molto ironico, divertente e ha dalla sua non una ma ben 3 storie estremamente ben fatte che coinvolgono senza mezze misure
chi guarda. Insomma, questo è un drama che non delude, ma porta con sé divertimento, riflessione e attualità.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
E’ intelligente ma non si applica
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Come descrivere questo drama? E’ intelligente ma non si applica, classica frase che a scuola mi ripetevano sempre per dire che non avevo voglia di fare niente. Ed è ciò che posso dire io su questo film made in Korea, che vede protagonista Kim Wo-Bin, con una tinta bionda delle peggiori per l’occasione. Non fraintendetemi, è un drama godibile, in cui ci si fa anche qualche risata, ma dà l’impressione di voler dare di più e non riuscirci.
Il protagonista assoluto è Lee Jung-do, un ragazzo spensierato e svagato, la cui vita salta da un allenamento di arti marziali all’altro, una consegna per il ristorante di pollo del padre e una partita ai videogiochi con gli amici di sempre (un gruppo di stramboidi i cui soprannomi variano da: “Umido” a “Diarrea” e ho detto tutto). Jung-do ha un unico scopo nella vita: divertirsi. Non fa niente che non lo diverta e sinceramente penso che viva molto meglio di tutti noi. Il ragazzo non pare proprio una cima, ma è un maestro di arti marziali e un giorno s’imbatte in uno scontro tra un agente di sorveglianza e un detenuto con cavigliera gps. L’agente viene ferito gravemente e Jung-do interviene, neutralizzando in poche rapide mosse il malvivente, che viene riconsegnato alla prigione. Il ragazzo viene dunque ricompensato con un premio e cattura l’attenzione di Kim Sun-min, il Direttore del reparto controlli elettronici. Per capirsi, il capoccia di quei disperati che devono monitorare h24 i cattivoni in libertà vigilata con le cavigliere. Io personalmente non ho mai neanche pensato che ci fosse un reparto a parte e tanto meno credevo che facessero telefonate per assicurarsi che i birbanti si ricordassero di ricaricare le suddette cavigliere. Ovviamente neanche Jung-do ne era a conoscenza e quando gli viene offerto un posto nella task force, lui domanda solo: “Ma è divertente?” Vi giuro che neanche Sun-min riusciva a farsene una ragione di tanta tonteria, ma, si sa, “il bisognino fa trottare la vecchia”, perciò, nonostante Jung-do non sia proprio il più sveglio della cucciolata, è forte, di buon carattere e non ha proprio niente di meglio da fare. Così accetta di provare almeno finché l’agente ferito non si sarà rimesso e s’immerge in questo caleidoscopico mondo di malviventi redenti, che tanto redenti non sono. Insieme a Sun-min, suo partner logistico, si assicura che pedofili, stupratori e gentaglia della peggior specie rispetti la libertà vigilata e quando non lo fanno, li mazzuola per bene, riportandoli poi in prigione. La cosa divertente è che è pure portato e la soddisfazione che gli dà colpirli con il taser è la stessa che avrei io a fulminare il mio ex. Tra i due partner si instaura un bellissimo rapporto e l’uomo viene anche ammesso ad honorem nella squadra dei nerd, col risultato che Jung-do diventa a tutti gli effetti un membro del dipartimento. Tutto sembra andare bene finché lo stupratore di bambini Kang Ki-jung non viene rimesso in libertà. Ora, se uno ha stuprato bambini fino a due minuti prima e non è manco pentito, voi lo rimettereste in libertà? Io personalmente no, ma si sa che l’intelligenza non è di casa e quindi il tizio più terrificante di sempre viene rimandato nel mondo, con una task force a controllarlo praticamente h24. Ma Kang- Ki-jung non è solo un cattivone come un altro, no, ovviamente fa parte di un’organizzazione di pedofili che girano video pornografici di lui che si sollazza con dei bambini non oltre i 13 anni. Qualcuno crede che il cattivone sia stato ammansito? Io no di certo e neanche Jung-do, che fa della cosa una faccenda di vita o di morte. Il ragazzo spensierato lascia il campo ad un uomo pronto a tutto per fermare Ki-jung, ed è emozionante vedere la sua evoluzione (forse un po ' affrettata). Allora perchè non sono rimasta convinta? Woo-bin è sempre fantastico e si è allenato duramente per questo film, facendo lui stesso la maggior parte delle scene di lotta e di inseguimento, in barba al cancro che lo ha tenuto lontano dalle scene per molti anni. Eppure, sarà per la brevità, sarà perché mi aspettavo qualcosa in più, ho trovato il film non troppo coinvolgente. Ormai sono così abituata alle infinite puntate dei drama, dove tutto si sviluppa lentamente e i personaggi hanno una caratterizzazione certosina, che qui non mi sono così affezionata a nessuno, nonostante ci sia una forte componente drammatica. Personalmente la bromance tra Jung-do e Sun-min è la parte che ho apprezzato maggiormente, mentre avrei dato un po’ più di tempo al personaggio per evolvere e cambiare.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Il futuro è già scritto o è possibile cambiarlo?
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_Il futuro è già scritto o è possibile cambiarlo?
Hong Ye-Sul se lo domanda spesso, specialmente quando le sue labbra toccano un'altra persona, poiché attraverso quel piccolo sfiorarsi di particelle, può scorgere il futuro. Non sa se avverrà tra pochi minuti, un anno o una vita, ma è lì che la guarda e non ha mai sbagliato. A parte questo piccolo potere che la limita nelle sue frequentazioni, Ye-Sul (Seo Ji-hye) è una donna in carriera che lavora per un'azienda di pubblicità piuttosto rinomata. Il suo capo però è un autentico despota, insopportabile e irascibile, è il tipo di uomo che suscita odio e ammirazione insieme. È un capo spietato, ma di quelli che non sbagliano mai e sembra Superman. I due hanno una relazione lavorativa complicata. Praticamente lei vive in ufficio e cerca di essere all'altezza delle spietate aspettative di Cha Min-Hoo (Yoon Kye-Sang), senza mai arrivarci neanche vicina. Un giorno i due sono sul set di una pubblicità di materassi, prontamente rovinata dalla pioggia e Ye-Sul inciampa, travolgendo l'integerrimo capo scontrandosi accidentalmente con le sue labbra. Nella visione scaturita vede chiaramente che un giorno, non si sa quando, finiranno a letto insieme. Ciò le provoca sentimenti contrastanti, un turbinio di turbamenti e pensieri alquanto sconci. Perde lentamente la sua professionalità distaccata, per diventare un completo disastro (evidentemente nella visione lui era particolarmente prestante sotto le lenzuola). Se prima non ci pensava neanche a Cha Min-Hoo, improvvisamente il suo mondo viene sconvolto. E lo è ancor di più quando decide di confessargli tutto, poteri compresi, e per dimostrarglielo predice il futuro. Solo che si vede felice, spensierata come mai prima e quelle immagini le scavano dentro più della notte di fuoco. Perché, a causa di quei poteri, Ye-Sul non è mai stata veramente felice. Ha sempre visto scenari di dolore e tristezza, di solitudine, specialmente col suo ex storico Lee Pil-Yo, regista di fama mondiale, interpretato da Kim Ji-Seok, ancora pazzamente innamorato di lei. Per togliersi il dente e non pensare più a Min-Hoo, lei decide di andarci a letto una volta, facendo così avverare il futuro, ma i sentimenti s'insinuano nelle pieghe della corazza di ferro del suo capo integerrimo e lentamente i due instaurano una strana relazione. Tutto ciò coadiuvato dal ritorno di Pil-Yo, intenzionato a riprendersi la sua ex, di cui ha sempre conosciuto il segreto. La componente fantasy di questo drama non è affatto finita qui, perché si aggiungono anche i poteri di Min-Hoo. Infatti l'uomo ha i sensi più sviluppati di chiunque al mondo. Riesce a sentire da chilometri di distanza e quando bacia una donna i suoi nervi vengono così sovraccaricati che finisce per svenire. Entrambi non hanno idea del perché abbiano sviluppato dei doni del genere, ma si fa cenno a un incidente misterioso che sembra accomunarli. Per non farsi mancare niente, si aggiunge anche un pazzo stalker, una cugina un po' fuori di testa, qualche amico simpatico, colleghi strampalati e una buona dose di risate. Ho apprezzato molto la trama scorrevole, divertente e mai banale che regala istanti di puro spasso quando quei due sono insieme e cercano di far funzionare una relazione basata su regole e contratti, tanto che consiglio vivamente la visione. Per chi non ama il fantasy, non preoccupatevi, non è invasivo, ma aiuta la storia d'amore a scorrere via con una facilità incredibile, senza appesantirla ma arricchendola di piccoli malintesi e misteri appassionanti. Sinceramente ho trovato anche gli attori bravi e assolutamente appropriati alla parte, con i protagonisti legati da una forte chimica non da trascurare. Ciò che però mi ha colpita maggiormente è stata proprio la domanda iniziale: il futuro è già stato scritto o siamo noi a determinarlo? Per Ye-Sul il futuro non si può cambiare, è lì che la guarda, pronto ad afferrarla se solo prova a modificarne la trama. Mi sono quindi chiesta che senso abbia per lei, che sa tutto, andare avanti con la vita e le relazioni. Non è inutile se poi non c'è niente che stupisce? Invece di cadere sul banale, il drama è riuscito a rispondere ai miei dubbi semplicemente cambiando prospettiva. Quello che lei poteva interpretare in un modo, spesso nella realtà dei fatti era completamente diverso, creando uno scenario nuovo e sorprendente, che ha messo in crisi anche i suoi poteri consolidati. Decisamente uno spunto interessante, anche se avrei apprezzato sicuramente una spiegazione meno banale per l'arrivo dei loro poteri che non fosse: “li ho avuti per ritrovarti”. Ok, certo...lo scopo della tua vita era solo quello? Ma su, forza, che noia! Voi sapete inoltre che non sono una fan dei due migliori amici dei protagonisti che finiscono insieme, ma qui è tutto gestito bene e le situazioni non appesantiscono diventando stucchevoli, anzi creano alcuni siparietti umoristici piuttosto spassosi.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Ottimo per staccare la spina
Recensito da: Jade IG: _dramalia_Murai è un liceale brillante, da dieci e lode in ogni materia, sembrerebbe lo studente perfetto, se non che ha una cotta spaventosa per la sua insegnante. Nel suo questionario sul futuro, scrive di volerla sposare e lei ovviamente lo convoca nel suo ufficio per fargli una ramanzina. Tanaka sensei è conosciuta come la professoressa di ferro, integerrima, tutta d’un pezzo che non da relazione a nessuno e non si interessa dei club scolastici. E’ fredda all’apparenza e quando Murai le confessa il suo amore, lei lo rifiuta seccamente, dicendogli che non le piacciono i ragazzi con i capelli lunghi e neri. Il giorno dopo lui si presenta con la chioma tagliata e biondo, sconvolgendola per la sua somiglianza con un personaggio dei videogiochi di cui è innamorata: Hitotose. Totalmente nel pallone a causa di quel cambiamento, Tanaka si ritrova coinvolta in una situazione da cui non riesce ad uscire. Murai non ha alcuna intenzione di demordere nel suo amore per lei e fa di tutto per conquistarla. Miyase Ryubi riesce ad interpretare sia lo studente che il personaggio animato alla perfezione, creando scenette divertenti e momenti kawaii che ti fanno tifare spudoratamente per i suoi occhioni dolci. E’ affiancato da due amici leali, i quali lo consigliano, lo supportano e lo aiutano in ogni situazione, senza mai tirarsi indietro. Tanaka sensei rimane sempre salda nel suo rifiuto, ma lentamente inizia a provare una simpatia per quel ragazzino impertinente che arriva a sfidare suo fratello (un agente di polizia) in un duello all’ultimo sangue, solo per conquistarne il cuore e il diritto a corteggiarla. Ovviamente l’amore tra un’insegnante e uno studente non è qualcosa che possa avvenire e i due rischiano spesso di essere scoperti, fino al punto in cui Tanaka rischia il lavoro. Fortunatamente, con l’aiuto di tutto il gruppo di spostati, i due riescono finalmente a parlarsi a cuore aperto e il lieto fine (o almeno una specie) è dietro l’angolo. Ho trovato questo drama carino e frizzante, divertente e molto dolce specialmente sul finale. Chiaramente è qualcosa di leggero senza grandi pretese, ma nella sua semplicità è fatto molto bene. Gli attori sono perfettamente calati nel drama ed è divertente anche vedere come la mente di Tanaka sia un groviglio di emozioni rappresentate da personaggi in costumi storici (ovviamente lei insegna storia, che ve lo dico a fare). Durante la narrazione riusciamo anche a comprendere il motivo della sua ossessione, che ho trovato a dir poco tenero e possiamo sbirciare nel suo passato complicato. Abbandonata da tutti, si è rifugiata in un mondo di finzione, aggrappandosi a personaggi che non l’avrebbero mai lasciata. Ovviamente prendete il tutto per quello che è e non aspettatevi che i personaggi principali si bacino o facciano qualcosa di scandaloso, è pur sempre un drama adolescenziale. Io però ve lo consiglio per quelle giornate in cui non volete niente di serio, ma solo staccare la spina.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Recitazione Imbarazzante
Recensito da: Jade IG: _dramalia_Avete mai guardato un drama, chiedendovi per tutta la durata di che cavolo parli? Quale sia la trama e lo scopo di aver prodotto una roba del genere? Io sì, in realtà più di una volta. Ma a questo giro di giostra, devo dire che sono ancora abbastanza confusa. Il titolo di per sé è già tutto un programma. Ma non è la sola cosa che lascia perplessi, quanto più il fatto che la trama sia piena di niente. Praticamente aria fritta, con conversazioni contorte e astruse, alla fine delle quali, mi sono spesso domandata che cavolo si fossero detti! No, vi giuro, un completo disastro di sceneggiatura, peggio mi sento con la regia, per non parlare della recitazione. Il mio gatto messo davanti a una telecamera è sicuramente più espressivo di questi ragazzini, il che è tutto dire visto che dorme dodici ore al giorno. Non c’è una cosa che si salvi, non un punto positivo nel mare di mediocrità infinita di questo drama. Non si salva neanche mezzo attore e gli sceneggiatori dovrebbero andare a scolpire il globo, onde evitare di far sprecare tempo e soldi a produzioni già con un budget ridicolo. Capisco che sia un mini drama, capisco anche che i soldi siano pochi, ma qui si sono proprio impegnati per fare pena. I protagonisti sono sostanzialmente Eun-ha (Seola) e Tae-Yang (Lee Han-gyul), due studenti di astronomia con una passione per la musica, nonchè migliori amici da una vita. Fanno parte entrambi di questo club di musica in cui in realtà sono quattro gatti. Lui suona la chitarra e compone canzoni, per poi andare a suonarle per strada nella speranza che qualcuno lo noti, fa un miliardo di audizioni e fallisce perennemente. Lei invece ha un blocco. A causa di bullismo alle superiori, non riesce più a cantare in pubblico, lo fa solo davanti a Tae-Yang. Comunque Eun-ha è fidanzata, ma lui la molla nei primi tre secondi di girato e lei si trasferisce in un nuovo appartamento. (Pare che le due cose siano correlate, ma non è ben chiaro come.) Nella sua stanza un metro per un metro, si scopre che sul soffitto c’è un buco bianco. (Sì, non ho sbagliato a scrivere, purtroppo.) Praticamente un portale sul soffitto che collega la sua stanza al club di musica. Ma che coincidenza! Da questo buco praticamente cade di tutto: bacchette, penne, spazzatura varia e lettere d’amore incompiute. E’ proprio grazie a questo che scopre che qualcuno nel club ha una cotta per lei. Essendoci solo tre ragazzi, direi che il campo è abbastanza ristretto. Sung- Woon è un tipo riservato, all’apparenza freddo e distante, ma ha una cotta per lei ed è anche l’autore del famoso bigliettino incompiuto. Ovviamente non è l’unico innamorato di lei, infatti anche Tae-Yang prova dei sentimenti forti da sempre. Per non perdere la sua amicizia con lui, comincia a uscire con Sung-Woon. Tutto bene, se non che i due hanno la chimica di due bradipi addormentati. I loro appuntamenti sono imbarazzanti, tristi e assolutamente inutili. Tae-Yang da parte sua cosa fa? Prova a conquistarla? Si batte per lei? Ma figuriamoci! Bradipo numero tre, si lascia trascinare da un altro membro del club, tale Anna (Ki Hee-Hyun) che gli fa una corte spietata. Ecco lei sì che è viva e combatte per quello che vuole. Comunque dal niente, ad un certo punto, dal soffitto iniziano ad arrivare segnali dal futuro. Vi giuro, che la cosa ha persino movimentato il tutto, incredibile eh? Cade una foto di Eun-ha con Sung-Woon che si baciano sulla guancia (quale scandalo!) con una data di luglio, mentre loro sono a giugno. Perciò Eun-ha che fa? Assolutamente niente, continua ad uscire con lui. Sinceramente io per il novanta percento di questo drama non ho capito lei cosa pensasse. Era ovvio che sarebbe finita con Tae-Yang, ma vi dovessi dire come, proprio non saprei. Ad un tratto, senza un motivo valido, spunta pure una chiavetta in cui c’è un filmato di lui che ha un incidente mentre va all’audizione e, totalmente senza un senso logico temporale, lei corre a fermarlo, avendo una mezza crisi isterica. Fine della scena. Boh. Io perplessa che non capivo se fossi pazza io, se avessi sbagliato qualcosa nello scaricare le puntate o se i registi si fossero completamente fumati il cervello. Vi giuro, un’accozzaglia di scene senza collegamento, messe lì tanto per fare minutaggio. Comunque, neanche a dirlo, alla fine lei decide di mettersi con il migliore amico, sappiamo perché? Sappiamo cosa le abbia fatto cambiare idea? Ma figuriamoci. Comunque si danno uno dei baci più tristi che abbia mai visto, il che è tutto dire e grazie alla loro relazione lei magicamente riacquista la facoltà di cantare in pubblico, mettono su un duetto e hanno successo. Amen. La recitazione ragazzi è pietosa, la trama non ha senso, il buco bianco è veramente il modo più assurdo che ci sia per mettere un pò di pepe in questa storia condannata dal primo istante, e non si salva nessuno degli attori. Veramente recitazione imbarazzante dal primo all’ultimo.
Fatevi un favore e girate al largo.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Era necessaria una seconda stagione?
Recensito da: Jade IG: _dramalia_“Qualcuno mi salvi dalle seconde stagioni!”
È più o meno quello che ho pensato alla fine di Squid Game 1. Secondo me non c'era bisogno di avventurarsi su un terreno impervio come quello di creare una seconda stagione per un prodotto che era stato rivoluzionario e magnifico, appassionando centinaia di migliaia di spettatori da tutto il mondo. Perchè? Prima di tutto perché di solito la prima è sempre la migliore ed eguagliare un prodotto già quasi perfetto è davvero difficile. Secondo perché lo sceneggiatore Hwang Dong-hyuk non aveva previsto alcun seguito e non ha partecipato allo script successivo. Netflix glielo ha chiesto, lui ha voluto un sacco di soldi e loro hanno detto: “sì, ma col cazzo. Abbiamo i diritti bello, ciaone!” (I dialoghi sono frutto di immaginazione.) Perciò, senza il creatore originale, pensavo che sarebbe stato tutto un gran minestrone e in parte avevo ragione. “Squid Game 2” parte lento e noioso, non appassiona e fa fatica a ingranare, complice anche la brevità dei suoi sette episodi contro i nove della prima. Tutto ciò perché? Ovviamente perché Netflix vuole lucrare, impaccarsi di soldi, creando un hype per la seconda parte, che da parte mia non è così attesa come si può pensare. Certo, non ho disdegnato, ma non sono neanche andata in brodo di giuggiole come tanta gente. Prima di tutto bisogna partire col dire che era tutto finito con Gi-hun (il vincitore dei giochi) che promette vendetta agli organizzatori del gioco. Ora lo ritroviamo praticamente trincerato in un bunker, alla ricerca di quello che è il reclutatore (Gong Yoo per gli amici), colui che lo spedì sull'isola maledetta. Per farlo impiega una considerevole parte delle sue vincite e una banda di malviventi dal cuore d'oro. Personalmente sarei andata alle Maldive a godermela, ma i gusti sono gusti. Ci dicono che sono anni che va avanti la ricerca e che non ha mai dato i suoi frutti. Insieme a lui anche il poliziotto (Wi Ha-joon) quasi morto è sulle sue tracce, ma nessuno dei due ha mai avuto successo. La situazione si sblocca quando due malviventi avvistano il reclutatore, una figura di cui non si sapeva niente, che fa una brevissima apparizione nella prima, ma qui ci regala alcuni minuti di tensione da cardiopalma. Gong Yoo è infatti un attore incredibile, espressivo e intenso oltre ogni limite e io lo amo profondamente, anche quando fa il pazzo. La sua performance durante la roulette russa è qualcosa di incredibile, che gli dovrebbe valere un premio. Ma lasciamo perdere le mie preferenze. Il giocatore 456, viene ributtato nei giochi come richiesto, pensando di poter fregare tutti installando un gps in un dente finto, ma non ha fatto i conti con i cattivoni. Lo beccano subito, glielo tolgono e lo buttano in una vasca per esche, attirando i suoi collaboratori lontani dal punto prestabilito. Così, senza la sua scialuppa di salvataggio, lo vediamo nuovamente intento ad affrontare i giochi. Avevo paura che fossero gli stessi, di dovermi sorbire più o meno le medesime dinamiche, invece mi hanno piacevolmente sorpresa, tirando fuori nuove prove sempre cattivissime, ma mai viste. In tutto ciò hanno dovuto inserire anche un cast nuovo di zecca. Sono fioccate polemiche in ogni direzione per la scelta degli interpreti. Da una parte TOP accusato di possesso e uso di droga, ex membro dei Big Bang, fa essenzialmente se stesso: un rapper squattrinato mal visto dalla società che si droga di nome Thanos (ha le unghie dipinte come le gemme dell’infinito!). Un individuo meschino, drogato e assolutamente odioso, che si spera subito crepi dal minuto zero, ma che ci dobbiamo portare dietro per un pezzo. E dall'altra il transgender. Ora, per interpretare Jo Hyeon-ju, non è stato preso un vero trans, ma un attore con i controcazzi come Park Sung-hoon (ha fatto una quantità di roba assurda, se non sapete chi è andate subito a cercarlo, capre!). L'uomo che ha reso il personaggio egregiamente, rendendolo uno dei più amati della serie, è stato ampiamente criticato. Lo sappiamo tutti che in Corea non sono proprio aperti di mente su questo genere di cose, ma ragazzi se lui è stato bravo! È uno dei pochi a cui mi sono affezionata. Oltre alle critiche mosse agli attori, abbiamo anche le critiche di Jade. Pensavate di esservela scampata eh? Vi sbagliavate. Ebbene sì, ho trovato la scelta di tagliare a sette puntate davvero sbagliata per la continuità del drama. Non si riesce ad affezionarsi ai personaggi, la loro caratterizzazione è sommaria e non ci vengono regalati bellissimi flashback delle loro vite disagiate, ma sommi racconti raffazzonati. Mi meritavo decisamente di più, anche perchè così non posso disperarmi quando muoiono nei giochi. In tutto ciò ovviamente c'è sempre l'infiltrato. Se nella prima era il vecchio, ma si scopriva solo alla fine, qui abbiamo il Frontman che s'insinua dal primo momento come giocatore 1. Già solo l'opposizione dei numeri dovrebbe far riflettere. Lee Byung-hun è un grandissimo attore, che qui, in coppia con Lee Jung-jae, ci regala una performance davvero strabiliante. Si sono proprio frugati per questo cast, non posso dire niente. I due instaurano una sorta di alleanza e noi, che sappiamo chi si nasconde dietro la faccia sorridente di giocatore 1, passiamo le sette puntate in tensione costante del tradimento. Vi giuro, io avevo l'ansia a un certo punto, ma è il bello del gioco. Con le storie secondarie della nonnetta cazzuta, della ragazza incinta con l'ex lì, e l'aggiunta di una regola bastardissima che apre lo scenario a giochi mentali e violenza gratuita, “Squid Game” è nel complesso un ottimo prodotto. Regge il confronto con la prima? Non del tutto. Ho aspettative per le altre puntate? Ovviamente. Sono ansiosa di vederle? Non molto. Ho paura che rovineranno tutto nel finale e che non contenti, ci piazzino una terza stagione solo per portarsi a casa un malloppo di soldi da capogiro. Si sa che sono avidi, esattamente come i protagonisti del secondo gioco più cattivo di sempre. Fatevene una ragione, il primo rimane “Alice in Borderland” e per me è e sarà sempre migliore di “Squid Game”, uno due e diecimila che siano.
Non mi avrete mai!
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Storico Fantastico con una FL incredibile!
Recensito da: Effe IG: _dramalia_Fantastico.
Nessuna suspense o attesa nel mio giudizio questa volta, solo elogi per un drama dinamico, fresco, moderno e davvero appassionante. Sarò sincera, non l'ho iniziato con grande convinzione, in qualche modo la trama rilasciata mi incuriosiva ma non intrigava, e quindi ho aspettato un po' prima di immergermi nella visione...e bè, mi sbagliavo di grosso. "Knight Flower" è quell'esatto genere di drama che, al termine delle puntate, ti fa rimpiangere di non averne altre, è quel tipo di drama per cui ti sforzi di vedere un episodio e basta, nell'effimero tentativo di farlo durare più a lungo, è quell'esemplare di drama che, anche dopo essere finito, fatichi
a toglierti dalla testa, bisognosa di ripercorrere certe scene e desiderosa di averne altre. Ho googlato senza troppe aspettative, ma comunque guidata da un briciolo di coraggiosa speranza, "Knight flower season 2", tanto per vedere se per una volta una serie davvero meritevole poteva avere
qualche misera possibilità di trovare
un prosieguo nel futuro.
Piccola, innocente e incosciente Effe... Onestamente, il fatto che la maggior parte dei drama coreani siano autoconclusivi, per me è sempre stato un pregio, ma nor nego che qualche volta una seconda stagione l'avrei davvero apprezzata per alcune produzioni in particolare (Ciao, “Vincenzo”, sto
parlando di te...!), il guaio è che
ultimamente vengono rinnovate
solo serie di cui mi importa poco.
Quindi, se dovesse interessarvi, no,
"Knight Flower" ovviamente non avrà una seconda stagione. Un grandissimo peccato dal mio punto di vista.
Questo drama ci racconta la storia di una protagonista femminile davvero incredibile, non a caso Honey Lee, la sua interprete, ha vinto il premio come miglior attrice ai Baeksang Arts Awards, trofeo davvero meritatissimo. Jo Yeo-hwa (Honey Lee) appartiene alla famiglia più ricca e potente di Joseon, seconda solo a quella Reale (ma non per potere!). Nuora vedova del Ministro di Sinistra, proviene originariamente da una famiglia di umili origini, tant'è che, prima del matrimonio, ha vissuto solo con il fratello, Jo Seong-hu, una guardia reale che è misteriosamente sparita durante una missione non ordinaria.
Yeo-hwa, da sempre abilissima nelle arti marziali e assolutamente incapace in tutte le altre attività tipiche del genere femminile (cucito, pittura ecc...), dopo la scomparsa del fratello è finita in moglie al figlio del Ministro di Sinistra, peccato che il ragazzo sia morto prima che lei potesse anche solo vederlo da lontano. Si trova quindi di punto in bianco vedova di un marito mai visto prima e impossibilitata nel cercare da sola il fratello scomparso nel nulla. Sostanzialmente prigioniera in una casa in cui può solo piangere o decidere di morire per seguire il marito nell'oltretomba, passano 15 lunghi anni in cui viene di fatto rilegata nel santuario dedicato allo sposo scomparso. In questo lungo periodo, per non impazzire nella sua condizione, Yeo-hwa, aiutata dalla sua fidata serva Yeon-seon, si trasforma durante le buie ore della notte e, indossata una maschera sul volto e imbracciata la spada (ultimo regalo del fratello), vaga per la capitale in aiuto dei bisognosi. All'occorrenza combatte criminali o assalitori, porta medicinali ai poveri, regala riso agli affamati e assiste
anziani e bambini in difficoltà. Una notte incontra per caso un uomo, Park Soo-hoo, un'affascinante guardia della Difesa della Capitale che condivide con lei un momento di battaglia. Soo-ho è sveglio e intelligente, ma nasconde un segreto: sebbene tutti lo conoscano come il fratello del Segretario Reale, in realtà è il figlio sopravvissuto del Capo delle Guardie Reali, morto in un assalto assieme a tutto il resto della famiglia 15 anni prima, il giorno stesso in cui anche il precedente Re è venuto a mancare in circostanze sospette e il fratello di Yeo-hwa è scomparso. Soo-hoo capisce
immediatamente che la figura mascherata non solo non è una vera criminale, bensi rappresenta un reale aiuto per i più deboli, ma comprende anche che dietro quella maschera si cela una donna. Inizia quindi a inseguirla, dichiarando di volerla catturare ma, di fatto, finendo sempre per aiutarla e stringendo così un legame con lei durante le notti in cui insieme combattono i cattivi. Di giorno invece la incontra, sempre casualmente, come finta vedova reticente e morigerata, rimanendo subito affascinato dal suo essere in realtà un po goffa e ben lontana dall'immagine perfetta che la suocera decanta davanti a tutti. Divertito e sempre più intrigato, alla fine riesce a comprendere che la figura mascherata e la vedova sono la stessa persona. Yeo-hwa, dal canto suo, gli concede la sua fiducia, e il suo cuore che, nonostante i suoi sforzi, inizia a battere per lui, perfettamente ricambiato. In tutto ciò si sviluppa l'intrigo di corte: il Re, apparentemente soggiogato e succube dell'imponente figura del Ministro di Sinistra, in realtà sta ordendo un complicato piano per incriminare il Ministro, vendicando così il padre, il capitano delle Guardie Reali e il guerriero ombra che è morto per il precedente Re, ovvero Seung-ho, il fratello di Yo-hwa. Per raggiungere il suo scopo, mentre mantiene una facciata da Re sciocco, viene aiutato all'inizio dal suo fidato amico, il Segretario
Reale, e poi anche da Soo-hoo e
Yeo-hwa. I piani di tutti i personaggi però vengono scombinati dal ritorno improviso del marito di Yeo-hwa, Jeong joo, il quale è sempre stato in vita e felice tra i Qing, dove ero fuggito per seguire la donna che amava anni prima. La sua fuga era stata il pretesto perfetto usato dal padre per rendere prigioniera Yeo-hwa senza farlo scoprire a nessuno, ovvero rilegandola nel ruolo di vedova della famiglia.
Come vi ho detto all'inizio, questo drama storico mi è davvero piaciuto moltissimo. Prima di tutto è fondamentale sottolineare che Yeo-hwa è una protagonista a tutto tondo, non la classica donzella snervante che porta solo guai. E' bella, intelligente, allenata, scaltra e temibilissima con la spada tra le mani. E l'indiscusso centro del drama, tutto ruota attorno a lei, e ciò è apprezzabilissimo, soprattutto nel contesto dei drama storici in cui siamo abituati a ben altri personaggi femminili, molto più remissivi e costanti fonti di guai sia per il protagonista che per il second lead. Questo drama però ha anche un altro pregio incredibile: la chimica strabordante tra i protagonisti. Non ci sono baci, nessuna interazione fisica se non degli "abbracci"
assolutamente casuali (lei che cade e lui che la recupera...ma non sempre!), e questo, per quanto mi possa profondamente dispiacere
(un limone me lo meritavo!), è un pregio incredibile, significa che la costruzione della trama sentimentale è stata cosi ben fatta e rifinita che non è servito nessun gesto palese o plateale per farmi
innamorare follemente di Soo-ho e Yeo-hwa. Non si saranno baciati, ma nella mia testa hanno figliato e ormai vivono felici e contenti andando a caccia di criminali nei ritagli di tempo. Questo è ciò che dovrebbe fare un drama ben fatto: far innamorare della storia e non dei cliché visti e rivisti o delle scene costruite ad hoc di baci spettacolari che poi però non sono minimamente sostenute da altro. Concludendo, "Knight Flower" a mio avviso è uno dei drama storici più interessanti degli ultimi tempi, lo consiglierei anche a chi si vuole approcciare al mondo degli storici o a chi ne è anche solo incuriosito, questo è un drama che può farvi davvero appassionare alla categoria, in ogni caso, vi farà innamorare perdutamente di Soo-ho (gigantesca Green Flag) e Yeo-hwa.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
Sport, amicizia, amore, passione, coraggio e un tocco di crime!
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_La lotta coreana o ssirŭm (씨름, ssireum, ssirŭm) è una forma di combattimento dalle origini antiche che vede due atleti impegnati nel cercare di rovesciare l'avversario utilizzando la forza di braccia, gambe e dorso all'interno di una buca di sabbia. È la 131ª proprietà culturale intangibile coreana.
Perchè ve lo sto dicendo? Semplicemente perchè le prime scene di questo drama vedono degli atleti impegnati in una lotta che ha delle vaghe somiglianze con il sumo ma che sostanzialmente non avevo mai visto prima, e che quindi mi sono domandata se fosse frutto di un’invenzione o qualcosa di realmente esistente.
Bè, il ssirum esiste e, a quanto pare, è anche uno sport particolarmente sentito in Corea, probabilmente anche perché fa indiscutibilmente parte della loro cultura.
Kim Baek-doo (Jang Dong-yoon) è figlio di una famiglia di campioni di ssirum, dal padre ai fratelli, sono tutti titolati, tranne lui, nonostante sia stato evidenziato come un “prodigio” in tenera età. Ormai superati i 30 anni, è da tutti considerato un atleta vicino alla scadenza, oltre che un facile avversario. Rispettato per il suo carattere, non lo è però troppo all’interno del ring di sabbia che vede gli atleti scontrarsi, dove la sua assenza di passione risulta sempre più chiara gara dopo gara. Ma questo non è solo un drama sportivo, la trama si interseca in maniera molto interessante con un giallo il cui svolgimento rimane particolarmente dubbio sino alla fine, infatti il colpevole non è facilmente evidenziabile, al contrario di altri drama. Un assassinio, un suicidio, un vecchio caso irrisolto e delle scommesse clandestine aprono lo scenario su Yoo-kyung, una detective che torna nella sua città di origine dopo essere fuggita da bambina a causa delle dicerie di paese che avevano condannato il padre come un assassino, nonostante la legge avesse dato un verdetto diverso. Yoo-kyung, considerata estremamente bruttina durante l’infanzia, torna con un aspetto totalmente diverso e non viene riconosciuta, riuscendo così a infiltrarsi nella cittadina per indagare sulle misteriose morti avvenute connesse al ssirum. Baek-doo però, che altro non ha atteso se non il ritorno dell’amica, scombina i suoi piani riconoscendola praticamente subito e proponendosi di aiutarla nella sua missione. I due chiaramente si riavvicinano e, mentre portano avanti le indagini che iniziano a aleggiare sulle teste di ogni abitante apparentemente non sospetto, la passione per il ssirum di Baek-doo torna a fare capolino. Il riavvicinamento tra i due porta anche, man mano, al ricongiungimento dell'originario gruppo di amici che, da bambini, passavano le giornate nella cittadina costiera tra discorsi sul ssirum, scuola e giochi. Il contesto dell’amicizia è una delle immagini più belle di questo drama, il loro legame mai sopito che riemerge piano piano, andando a curare vecchie ferite e ricostruendo il rapporto di un tempo, è in grado di toccare le nostre anime, stuzzicando ricordi infantili che tutti noi teniamo nascosti da qualche parte. Vedere i ragazzi correre, mentre le loro immagini da bambini si sovrappongono, porta con sé una nota di sapiente sentimentalismo e dolce malinconia che non mi aspettavo certo di incontrare in un drama del genere. Anche la parte sportiva è stata sorprendente, l’unione della squadra, il sostegno reciproco, la competitività tra atleti che non diviene mai odio ma sempre rispetto e stima, sono tutti concetti pregni di un valore di altissimo livello che è un piacere ritrovare in una serie fatta decisamente bene. Questo drama mi ha, come avrete capito, sorpreso molto, all’inizio approcciarmi al ssirum è stato un po’ strano, tant’è che temevo mi sarei dovuta sorbire 12 episodi di lotte decisamente curiose tra individui mezzi nudi, ma in realtà il cuore della narrazione va ben oltre, se al posto del ssirum ci fosse stato un qualsiasi altro sport, non sarebbe cambiato poi molto, perchè questo non è sicuramente un drama univocamente sportivo e basta. Apprezzabile, come ho già detto, anche la parte concernente il giallo, il cui colpevole rimane non individuabile fino alla fine, il che ci spinge ad indagare e supporre assieme ai protagonisti, coinvolgendoci direttamente nella trama. Un plauso (e una curiosità) per Jang Dong-yoon che ha ben interpretato il protagonista, Baek-doo, al punto che per calarsi nel ruolo è ingrassato di ben 14kg modificando in maniera piuttosto chiara il suo aspetto generalmente muscoloso e asciutto, non stupitevi quindi delle inquadrature ad hoc sulla sua “pancetta”, fa tutto parte della trama. Non sono una grande fan degli stravolgimenti fisici a carico di attori e attrici, se devo essere onesta, però riconosco in Dong-yoo un encomiabile impegno per un ruolo che è rimasto comunque un po’ troppo di nicchia, “Like flower in sand” non è infatti un drama di cui si sente molto parlare, il che è un peccato a mio avviso, è in verità un prodotto estremamente valido, corredato da una fotografia eccellente, che mi sento in assoluto di consigliarvi.
Was this review helpful to you?

This review may contain spoilers
C’è il comfort ma è mancato il fascino
Recensito d: Effe IG: _Dramalia_Chae Young-ju (Kim Se-jeong) è un’ex soldatessa delle forze speciali che si è congedata dal servizio militare per poter badare alla nonna, unico familiare rimastole, dopo che a causa di un problema di salute ha iniziato ad avere necessità di assistenza. Young-ju è una ragazza estremamente tenace, positiva, con una grinta strabordante e un entusiasmo dirompente, la conosciamo come responsabile di un gruppo presso la filiale di Busan della compagnia che produce birra per cui lavora. Young-ju, con la sua squadra, si occupa di vendere la birra prodotta ai grossisti che a loro volta la commercializzano ai rivenditori (bar, ristoranti, market ecc). Un giorno però viene a sapere che la filiale di Busan è a rischio chiusura e, per evitare che questo accada, accetta di trasferirsi a Seoul assieme ad uno dei suoi sottoposti con la missione di convincere un mastro birraio dalle grandi capacità a collaborare con loro per la realizzazione di una nuova birra. Lui è Yoo Min-ju (Lee Jong-won), un giovane mastro birraio di altissimo livello che produce una birra nella sua tenuta in campagna con l’aiuto degli abitanti del piccolo villaggio in cui risiede. La sua particolarità è l'estrema sensibilità, è infatti un empatico, riesce con uno sguardo a distinguere, percepire e provare sulla sua pelle le emozioni altrui. Qualsiasi esse siano. Questa sorta di “potere” gli ha reso la vita molto difficile, sia a causa della perdita prematura della madre, sia a causa del rapporto conflittuale col padre (un generale dell’esercito che non riesce a comprendere quel figlio così sensibile), sia a causa delle emozioni altrui che troppo spesso si sovrappongono alle sue sino a mandarlo in completa confusione. L’incontro tra lui e Young-ju è conflittuale, infatti la ragazza deve impiegare ogni risorsa per riuscire a convincerlo a collaborare con lei alla realizzazione di una birra, quando ci riesce però, il loro sodalizio professionale si tramuta presto in un sentimento romantico, anche se le loro storie personali sono molto più intersecate nel passato di quello che i due immaginano. Young-ju infatti è stata la salvatrice di Min-ju che, in un momento di grande sconforto, ha tentato il suicidio. Il suo salvataggio però ha portato delle conseguenze importanti nella vita della giovane, in quanto quella stessa notte anche la nonna ha avuto un problema di salute ma la ragazza, impegnata, non si è accorta delle chiamate da parte della donna in tempo. Attorno ai due si snodano anche le storie più marginali della coppia secondaria: Oh Chan-hwi, anche lui un ex soldato delle forze speciali che combatte con un disturbo da stress post-traumatico, e Bang A-reum, una ragazza alla spasmodica ricerca di quell’affetto che la famiglia, troppo concentrata sul lavoro e sul denaro, non le ha mai concesso.
Ero particolarmente curiosa di iniziare questo drama, soprattutto perché le prime opinioni a caldo di chi l’ha visto si disponevano su due sensazioni diverse: da una parte chi lo definiva un comfort drama, dall’altra chi lo reputava una noia mortale. La mia esperienza nel settore drama mi ha insegnato che quando si parla di comfort drama una cosa non esclude l’altra, questo perché spesso l’atmosfera pacata, conviviale, accogliente e quotidiana dei comfort drama viene letta dai non appassionati al genere come noiosa. Ebbene, se volete un mio parere personale, in questo caso nessuna delle due fazioni ha in realtà torto, “Brewing Love” ha quasi tutte le caratteristiche tipiche di un comfort drama, ma è anche noioso. La dislocazione all’interno di un piccolo nucleo di campagna, dove tutti si conoscono e dove gli abitanti si trasformano in familiari, preposti all’accoglienza, all’accudimento reciproco, all’unione e alla rappresentanza della parte comica, è chiaramente la base di ogni comfort drama che si rispetti. Le atmosfere, i colori, i luoghi, le persone con le loro personalità eccentriche, ci sono tutti, sono anzi la parte meglio riuscita a mio avviso dell’intero prodotto. Anche la trama in sè non è male, è una trama semplice, in linea con la tipologia del drama, ha la giusta misura di commozione, di dramma e di romance. Quindi qual è il problema? Per una volta non è la partecipazione femminile, Kim Se-jeong, nel ruolo della protagonista, se la cava egregiamente: è dinamica, centrata, energica e molto ben delineata. Il problema è tutta la compagine maschile che manca di mordente e di attinenza col personaggio. Lee Jong-won in “Knight Flower” è stato una piacevolissima scoperta, ma va detto che le interazioni romantiche in quel drama non erano solo minime, erano proprio inesistenti. In "Brewing love” invece, dove è stato chiamato ad interazioni dirette, il suo essere un attore di fatto acerbo, si è fortemente percepito. L’ho trovato insicuro, poco incisivo e rigido. Doveva sì interpretare il ruolo di un giovane estremamente empatico, e quindi quasi in difficoltà di fronte a qualsiasi emozione che rischiava di sopraffarlo, ma secondo me è risultato eccessivamente artefatto nei punti di romanticismo e, per tanto, non ho percepito lo charme e il coinvolgimento che avrei voluto. Discorso simile per Baek Sung-chul, il second lead senza però mire romantiche verso la protagonista, in lui mi è mancato il soldato, il suo trauma non è stato così incisivo e profondo come sarebbe dovuto essere e anche la sua credibilità fisica è stata claudicante (quando si parla di militari il mio cervello proietta l’immagine di Jung Hae-in e il paragone diventa impietoso, lo so), molto meglio nella parte ironica in cui ha dimostrato decisamente più attinenza.
E poi ancora una volta il finale, una conclusione che taglia di netto il miglioramento progressivo delle precedenti puntate. E’ un finale scialbo, noioso, inutile, tirato troppo per le lunghe, con accadimenti non interessanti.
Riassumendo, non è un drama completamente da bocciare, ho amato molto la parte commovente che si è realizzata grazie alla nonna, ho apprezzato il contesto familiare e accogliente del villaggio, così come i suoi abitanti, ho decisamente adorato la female lead ma, allo stesso tempo ho percepito delle grandi mancanze e un po’ troppa noia. Ecco, per intenderci, se al posto di Lee Jong-won ci fosse stato Ahn Hyo-seop, con la chimica che aveva avuto in “Business Proposal” con Kim Se-jeong, questa sarebbe stata una recensione decisamente molto più positiva. C’è il comfort ma è mancato il fascino.
Was this review helpful to you?