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Completed
The Tale of Lady Ok
0 people found this review helpful
Jan 25, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Grande focus su un personaggio femminile, la nuova era dei drama storici!

Recensito da: Effe IG:_Dramalia_

Premessa doverosa: questo drama è parecchio intricato, quindi cercherò il più a grandi linee possibile di spiegarvi cosa succede.
Goo Deok (Lim Ji-yeon) è la serva di una famiglia di nobili, padre e figlia, particolarmente inclini verso le punizioni disumane nei confronti dei propri servi. Crudeli e senza pietà li conosciamo mentre obbligano il padre di Goo Deuk a seppellire la moglie malata ancora viva davanti agli occhi disperati della figlia. E’ chiaro fin da subito che il sentimento comune sarebbe quello di vedere i due aguzzini finire male, ma questo drama è stato scritto per farci penare. Qualche anno più tardi, Goo Deok, adulta, è una serva geniale, molto intelligente e stranamente acculturata che fa l'impossibile per mettere da parte del denaro così da poter scappare con il padre. Un giorno, mentre si finge un uomo che vende noccioline nel mezzo di una festa di paese, incontra Song Seo-in (Choo Young-woo), un nobile vestito da schiavo che sta cercando di incontrare la donna con la quale è destinato a sposarsi. Seo-in è un giovane molto bello e con il desiderio di fare l’artista, appassionato scrittore di romanzi, il suo sogno nascosto è quello di diventare un intrattenitore. Seo-in però è anche il promesso sposo della padrona di Goo Deuk, Kim So-hye, peccato che la fine intelligenza della serva lo colpisca come una freccia in pieno petto non lasciandogli sentimentalmente scampo. I due passano la giornata insieme e si rivedono durante un banchetto organizzato prima delle nozze, Seo-in prova dei sentimenti per lei ma il divario sociale non permette loro di fare nulla di più se non conversare. Durante il banchetto però, mentre sono insieme, Kim So-hye li scopre e scoppia uno scandalo. Il matrimonio salta e Goo Deuk viene prima violentemente punita e poi le viene ordinato di divenire la concubina del padrone di casa. E’ allora che la giovane decide di fuggire con il padre. Dopo giorni di viaggio braccati dai soldati, i due si fermano in una locanda lungo la strada ma, il mattino seguente, Goo Deuk si ritrova sola, il padre, malato, è ripartito da solo per non rallentarla troppo nella fuga. Goo Deuk, nella speranza che l’uomo torni, rimane nella locanda per un anno finché un giorno arrivano due nobili, padre e figlia, con tutto il seguito. I due sono l’esatto opposto dei padroni di Goo Deuk, sono gentili, umani e estremamente decorosi. Ok Tae-young, la figlia, si affeziona in fretta alla ragazza e alla fine, prima della partenza, le chiede di seguirla non come serva ma come sorella. Prima che possano incamminarsi però dei criminali assaltano la locanda e uccidono tutti. Goo Deuk e Tae-young riescono a scappare ma vengono intrappolate in un magazzino che prende fuoco dove Tae-young rimane gravemente ferita. La giovane nobildonna spinge fuori Goo Deuk come ultimo atto, implorandola di vivere e di seguire i suoi sogni. Quando Goo Deuk si sveglia, si trova nella tenuta della famiglia Ok dove tutti credono che sia lei la vera Lady Ok Tae-young. Dopo un primo momento però Goo Deuk cede ai rimorsi e racconta alla nonna e alla serva la verità. La nonna comprende quanto potenziale si celi dietro la giovane e le propone di diventare ufficialmente sua nipote acquisendo il nome della vera Ok Tae-young. Divenuta quindi a tutti gli effetti una nobile, viene fatta sposare con Sung Yoon-gyeom, il figlio del Magistrato che è identico in tutto e per tutto a Song Seo-in, due gocce d’acqua. Yoon-gyeom però, così come la nuova Tae-young che in reatà è una serva fuggitiva, ha un segreto: è omosessuale, non ha alcun interesse nell’avere figli ed è concentrato nel gestire un luogo in cui vengono accolte altre persone omosessuali che imparano le arti marziali per potersi difendere dai soprusi. I due conoscono i rispettivi segreti e decidono di aiutarsi mentre il Magistrato, affascinato dalle doti di Tae-young, la spinge a diventare un avvocato. L’uomo però, con la sua bontà e giusta misura, è un problema per i ricconi in cerca di potere, soprattutto per il Ministro delle Finanze e il Consigliere di sinistra che trovano e depredano una miniera d’oro non dichiarata. Per sviare il Magistrato, il centro di accoglienza creato da Yoon-gyeom viene svelato e raso al suolo, portando il ragazzo a fuggire, mentre il padre, barbaramente incastrato, muore. Sette anni più tardi Tae-young è un avvocato di estremo successo e, sebbene il marito sia sparito, è ormai una nobile rispettata che vive con il cognato, Sung Do-gyeom, arrivato primo all’esame di stato. La famiglia è felice ma il matrimonio di Do-gyeom con Cha Sun-hee scatena dei problemi, la ragazza infatti è figlia della famiglia che aveva depredato la miniera e per questo era stata punita grazie a Ok Tae-young. Madre e figlia complottano dunque per distruggere l’avvocato. Tae-young viene quindi presa di mira su più fronti e l’assenza del marito diventa il pretesto perfetto per renderla vedova, ovvero una disgraziata senza potere. Prima che ciò accada, Do-gyeom corre a cercare il fratello per convincerlo a rientrare a casa, lo trova, ma lui nonostante tutto rifiuta di tornare. E’ Seo-in a intervenire e risolvere la situazione. Do-gyeom incontra infatti l’ormai famoso intrattenitore per strada e, raccontatagli la storia, il ragazzo, ancora innamorato di Goo Deuk, si propone di aiutarla. Seo-in quindi mette in scena la sua morte per liberarsi dai panni dello scrittore e dell’intrattenitore da tutti conosciuto e arriva appena in tempo per salvare Tae-young impersonando il marito scomparso e giustificando la sua assenza con una perdita di memoria. Tutto sembra risolversi ma le disgrazie sono dietro l’angolo e la falsa coppia viene scoperta. Seo-in viene condannato a morte per aver contravvenuto ad un ordine del Re che gli aveva comandato di recarsi a fare uno spettacolo dai Qing, mentre lei viene rimandata dalla sua padrona originaria, divenuta concubina del Ministro delle Finanze. Una malattia misteriosa però appare dal nulla, sconvolgendo il popolo. Tae-young, ripresi i panni originari della serva Goo Deuk, finge di esserne rimasta contagiata e si fa portare al campo di isolamento con gli altri malati, dove, indagando, scopre che la malattia è generata dall’assunzione di alcune pastiglie appositamente avvelenate e distribuite proprio dal Ministro delle Finanze. Nel villaggio in quarantena ritrova anche il suo vero marito come volontario, il ragazzo non parla e ha una malattia al cuore incurabile. E’ lui a riuscire a fuggire dai soldati che piantonano i malati e a raggiungere il capo dell’esercito, da sempre alleato di Tae-young, che, scoperta la verità, salva i malati e condanna finalmente il Ministro delle Finanze, abbandonato miseramente dal Consigliere di Sinistra che lo sacrifica senza rimorsi. Tae-young, per tutto il bene che ha fatto al popolo, nonostante abbia impersonato una nobile, viene premiata dal Re e diviene una donna comune, abbandonando quindi definitivamente lo status di serva. Seo-in invece viene sostituito all’ultimo da Yoo-gyeom che, in punto di morte, si trascina nella sua cella con il benestare del capo delle guardie reali prendendo il suo posto.
Intricato, eh? E pensate che ve l’ho raccontato solo in maniera generica. Di questo drama, da buona appassionata di storici, posso solo parlarne bene. Ha una storia nuova, interessante, con una focalizzazione totale su un ruolo femminile ben studiato e ben delineato. E’ uno storico importante, pensato e ragionato nei dettagli, non banale e sicuramente piacevole perché oscilla tra momenti di calore familiare, momenti di lotta, momenti tragici e momenti di rivalsa. Ha un equilibrio ammirevole. E’ sicuramente un prodotto, nel suo genere, tra i più validi. Però ci sono dei punti che, per quanto mi riguarda, hanno stonato. In primis la dualità tra Yoon-gyeom e Seo-in, due personaggi identici interpretati da un bravissimo Choo Young-woo che ha saputo differenziarli molto bene, complice un’espressività nel suo sguardo encomiabile. Nonostante ciò non ho compreso a fondo perché creare due persone fisicamente uguali senza legami di sangue. Ora, che i sosia esistano, va bene, ma qui siamo nella sfera dei gemelli omozigoti. Avrebbe avuto più senso se i due fossero stati fratelli, sarebbe stato probabilmente più banale ma sicuramente meno irreale di avere una copia sputata di sé stessi che gironzola di qua e di là. Un’altra critica verte invece sulla quantità di personaggi coinvolti. Io vi ho raccontato i casi più importanti della storia, ma di cattivi ce ne sono di più, così come di cause legali che Lady Ok affronta. Tutti questi volti, molti dei quali dopo i primi episodi spariscono per ritornare sul finale, sono davvero, davvero tanti. Tant’è che più volte mi sono dovuta fermare per capire chi fosse uno o chi un altro, sperando che prima o poi qualcuno fornisse un indizio sulla provenienza del soggetto. L’infinità di nomi poi non ha certo aiutato la mia confusione. Quindi a mio avviso troppi ruoli, troppe storie intersecate tra loro che creano caos. Ultima critica, per la quale già so che non sarete concordi: la protagonista. Lim Ji-yeon è stata indiscutibilmente brava, ma l’ho trovata decisamente più adatta e centrata nel ruolo di Ok Tae-young che in quello della serva Goo Deuk. Le è mancata l’umiltà data dalla sottomissione, quell'aura di fragilità mista a paura. I suoi lineamenti, il suo sguardo, la sua generale rigidità hanno sicuramente trovato un riscontro più netto nella rappresentazione di una nobile fasulla che ha come obiettivo quello di non farsi scoprire da nessuno, manifestando quindi una rigidità necessaria per apparire forte e in alcun modo mendace. Però, nei panni della ferita e abusata Goo Deuk ho percepito una certa mancanza di morbidezza, di fragilità, di paura e dolore. E’ una critica che chiaramente verte solo sulla parte iniziale del drama dove ho un po’ arrancato a empatizzare con una serva sì vessata ma comunque, al di là della manifesta genialità, a tratti un pizzico eccessiva nell’essere così sicura di sè in maniera vagamente supponente. Per il resto l’interpretazione della rigida e forte Ok Tae-young è stata perfetta. In ogni caso questo drama si conferma tra i migliori del settore storico e agli appassionati piacerà indubbiamente.

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Completed
S Line
0 people found this review helpful
Dec 13, 2025
6 of 6 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 3.0
This review may contain spoilers

L'hype di questo drama è stato alto tanto quanto rovinosa è stata la sua discesa

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Sono confusa, davvero tanto confusa e continuerò ad essere confusa per sempre. Questo drama è completamente diverso da come pensavo che fosse e se per un po' ha mantenuto un certo senso logico, le ultime due puntate hanno buttato tutto all'aria, catapultandomi in un mondo che non aveva né capo né coda, con un finale talmente fuori da ogni schema e logica che pensavo di essere impazzita io. Sapete bene che mi sono fatta abbindolare dalla promessa di un drama sensuale, erotico e in qualche modo anche più esplicito degli altri, questo non importa che ve lo dica. È ovvio, soprattutto perché c'erano delle simpatiche e allusive scene di Lee Su-Hyeok in stile marpione e seduttore, che in realtà durano mezzo secondo netto. Ma non importa, ormai sono avvezza a farmi abbindolare da stralci di scene trovate in giro per l'internet, quindi in un certo senso mi sta anche bene esserci rimasta delusa. Ora, non fraintendetemi, alcune scene spinte ci sono, ma certamente non del nostro bell'attore che si fa pagare fior fiore di quattrini. Questo mai! Al massimo lui può atteggiarsi a grande seduttore, ma neanche troppo, giusto un accenno. Quindi, se dovete ancora vederlo ed era nella vostra lista per questo, cambiate strada. Lee Su-Hyeok fa il detective qui, o almeno ci prova, è anche bravo in realtà, ma ha proprio l'aria di uno a cui non importa niente di nessuno. E infatti un po' è così, soprattutto con la nipote Seong-A ha uno strano rapporto. I due non sembrano neanche parlarsi e, nonostante lui cerchi di portarla a scuola ogni mattina, non si accorge neanche che la ragazza viene brutalmente bullizzata dalle compagne. La massacrano letteralmente di botte, ha i segni in faccia e lui niente, pare troppo focalizzato sui suoi casi. Il più importante al momento riguarda omicidi di donne sole, nel quartiere in cui abita. Alcune donne infatti, sono state trovate morte soffocate nei loro appartamenti e non ci sono tracce del colpevole. Ad aiutarlo a risolverlo entra in gioco una ragazzina strana, che vive reclusa in un appartamento davanti al suo. Non esce mai, ha tutte le finestre sigillate e una fobia che le impedisce qualsiasi contatto con l'esterno. Sappiamo di lei che però vede delle linee rosse sulla sommità del capo delle persone. Sono appunto le S-line, ovvero le linee del sesso. Una per ogni persona con cui si è entrati in intimità. Quando le due persone sono vicine, le linee si congiungono, rendendo impossibile non notarlo. Per questo e perché a causa di questo suo strano potere sua madre ha ucciso suo padre (un traditore della peggior specie), Sin Hyeon-Hop, vive reclusa, lontana da tutto e da tutti. È una ragazza messa a dura prova dalla vita, che ha provato a uccidersi diverse volte, ma il suo corpo si è rigenerato ogni volta, impedendole di trovare la pace eterna. Per tutti questi motivi è un essere solitario, ma quando la vicina di casa, tanto gentile con lei, rischia la vita, Hyeon-Hop si butta al salvataggio, vincendo la sua paura e facendosi anche accoltellare per salvare la donna. Per fortuna il detective Han Ji-Uk interviene e la salva. Dopo di che la ragazza capisce che i suoi poteri si possono usare per aiutare la gente, torna alla vita e viene ovviamente mandata in classe con Seong-A, sua amica di sempre, la quale riceve degli strani occhiali misteriosi. Indossandoli infatti la ragazza acquista la facoltà di vedere le S-line, esattamente come Hyeon-Hop. Ora, se voi aveste degli occhiali magici che vi permettono di scovare ogni piccolo e sudicio segreto delle persone che vi hanno sempre trattato male e bullizzato, non li usereste? Sinceramente forse non lo farei come Seong-A, che comincia a ricattare professori e alunni in egual misura, per farsi pagare e avere quella popolarità che le è sempre stata negata. Ovviamente neanche a dirlo, questo porta la ragazza a fare una brutta fine. Viene infatti spinta giù dal tetto della scuola, ma non muore, finisce invece in coma e lo zio, neanche troppo devastato a quanto pare, inizia a indagare seriamente sulla faccenda. Gli occhiali a questo punto passano di mano in mano, portando sulla loro scia morte e distruzione. Sembra infatti che nessuna persona normale li possegga, ma anzi, vengano dati a gente spostata, con rotelle fuori posto e una psiche piuttosto labile. Sinceramente non ho capito perché vedere le S-line debba farti per forza impazzire e massacrare la gente. Cioè, neanche se scoprissi che il mio uomo mi tradisce lo accoltellerei come fanno tutti questi spostati. Va bene la vendetta, ma così si esagera. Comunque Hyeon-Hop parla di questa faccenda delle linee al detective, che pare crederle in un primo momento, ma è anche piuttosto scettico, solo che alla fine gli occhiali finiscono proprio in mano sua. Essendo probabilmente l'unico dotato di senno, riesce persino a non uccidere suo padre, un uomo vecchio e malato di mente, la cui S-line si collega alla nipote in coma. Una grande forza di volontà e vorrei anche conferirgli il premio: unico sano in questo drama. Comunque lui, che è un paladino della giustizia, usa gli occhiali in modo sano, ovvero smascherando degli stronzi violentatori di ragazzine. Davvero ammirevole. E fin qui tutto bene, certo, un sacco di domande affollavano la mia mente: da dove vengono gli occhiali? Come fa Hyeon-Hop ad avere i poteri dalla nascita? Perché non può morire? Cosa c'è dietro a tutto questo? La colpevole della situazione l'avevo individuata dal minuto 2 praticamente, ma c'erano ancora centinaia di domande che aspettavano risposta, solo che nel mentre ero arrivata all'ultima puntata e ho pensato: vabbè ora mi spiegheranno tutto! E invece no! Nell'ultima, attesissima puntata, va tutto in vacca. Sì perché gli autori, che si erano trovati a scrivere un drama intricato e complicato, dovevano poi tirarne le fila e non avendo una spiegazione che potesse chiamarsi logica, hanno pensato di creare la puntata più senza senso di tutte. Nessuna risposta alle domande ci viene data, anzi, si creano nuovi interrogativi, ancora più oscuri e complessi, ma visto che il drama finisce, rimaniamo tutti appesi e confusi. Io in primis non appena ho capito cosa stava succedendo, colma di delusione, avrei voluto spegnere tutto e dare un voto molto basso al drama o quanto meno andare in rete e sperare che qualcuno più intelligente di me avesse delle risposte da darmi, ma indovinate? Quei quattro gatti che hanno visto la serie sono tutti a brancolare nel buio come me. Perciò vi consiglio caldamente di lasciar perdere, di saltare proprio a piè pari e virare verso lidi più rosei, perché S-line è stato davvero una grande delusione. Certo, ci sono scene hot, alcune anche un po' disturbanti, certo la prima parte è anche appassionante e tiene col fiato sospeso, benché abbia già dei piccoli buchi di trama, gli attori sono bravissimi ed espressivi, l'atmosfera dark-noir tiene incollati allo schermo con l'ansia che qualcosa accada ogni due secondi, ma a conti fatti, alla fine, una sola puntata è bastata per rovinare tutto. Creare un drama con elementi fantasy, non significa solo arricchire una trama, deve avere uno sviluppo e una conclusione, con un senso compiuto, non può essere solo un raffazzonamento di scene al limite del sensato tipo “Lost”, bisogna pensarci bene e prima, senza lasciare la gente indignata e offesa per il tempo perso. Sì, ovviamente parlo di me. Ma vi sfido a guardarlo e a non provare le stesse sensazioni. Anzi no, che poi vi rovinate la giornata.

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Completed
The Good Bad Mother
0 people found this review helpful
Nov 17, 2025
14 of 14 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Un drama in grado di cambiarci emotivamente e umanamente.

Recensito da: Effe IG:_Dramalia_

“Solo due animali sono utili dalla testa ai piedi. Gli esseri umani…e i maiali. La gente pensa che i maiali siano sporchi e puzzolenti, ma non è così. Non solo fanno i bisogni in un posto specifico, ma dormono solo dove è pulito. Fanno spesso il bagno nel fango per rinfrescarsi ed eliminare gli insetti. Ma gli umani iniziarono a rinchiuderli nei porcili. Così i maiali non potevano più lavarsi nel fango e iniziarono a strofinarsi sui propri escrementi. Così sono diventati sempre più sporchi e aggressivi. Non è triste? Ma la cosa davvero triste è questa: i maiali non possono alzare la testa, perciò vivono per tutta la vita fissando il suolo. C’è solo un modo per un maiale di guardare il cielo: cadere. Cadere è un modo per vedere un altro mondo, un mondo che non si è mai visto prima, sia per i maiali che per le persone.”
“Good Bad Mother” nei primissimi minuti ci consegna strettamente tra le mani la sua intera anima, catturandoci fin da subito all’interno di un racconto che, nell’arco di 14 episodi, ci porterà inesorabilmente a mettere in discussione le nostre certezze, le nostre scelte e le nostre emozioni, finendo con il cambiarci, umanamente e sentimentalmente.
Ci sono tanti tipi di drama, tante categorie, alcune più semplici e immediate come i thriller o le romcom, altre più complesse, come quelle che vengono gestite dalle emozioni. Ne fanno parte i drama sentimentali, dolceamari, profondi nella loro delicata narrazione, estremamente commoventi nel loro racconto fatto di dolci risate e amare lacrime. “Good Bad Mother” è uno di questi drama, è un prodotto difficile, intenso, emotivo, doloroso; è un viaggio attraverso noi stessi, è una discussione imparziale tra la nostra mente e il nostro io. E’ uno di quei drama con cui piangere senza freni e ridere a crepapelle. E’ anche un drama che ribalta le convinzioni iniziali, che piega le certezze, che racconta di quanto il dolore possa cambiare una prospettiva, di quanto la paura possa sovrastare l’umanità ma soprattutto di quanto l’amore, alla fin fine, pur nel male, sappia sempre rinascere in qualche modo. “Good Bad Mother” ci narra di una donna, Young-soon, la cui vita è stata ingiusta fin dal principio, privata prima della sua intera famiglia e poi del marito, ucciso per non essersi piegato davanti a chi voleva portargli via il porcile, l'unica fonte di reddito per la quale aveva lavorato sputando sudore e sangue una vita intera. Ferita nell’orgoglio e nell’animo, ostacolata dalla criminalità e dalla corruzione della legge, si ritrova a crescere l’amato e tanto desiderato figlio, frutto di un amore puro e dolcissimo, con estrema durezza e intransigenza, divenendo a tutti gli effetti una “pessima madre”. Il primo sentimento che si incontra, iniziando questo viaggio, è l’umano giudizio con cui è facile puntare il dito contro questa donna dai modi eccessivi che impedisce al piccolo Kang-ho di crescere normalmente e, soprattutto, di perseguire i suoi sogni. Ma la vita è così, nonostante tutte le buone intenzioni, nonostante la si cerchi di prendere con il sorriso, nonostante si canti a squarciagola “Sono Felice”, qualche volta il suo percorso si interseca con il dolore, con la paura, con l’ingiustizia e, inesorabilmente, ci cambia. Cambiano le prospettive, cambia l’umana percezione di ciò che è giusto o sbagliato e allora si comprende che cantare non basta, che sognare non è sufficiente. Si inizia a pensare che si può vivere bene solo se si ha la possibilità di essere più forti degli altri. Ma è davvero così? Mentre vediamo Kang-ho decidere persino di farsi adottare da quello che sappiamo essere l’assassino del padre, mentre in un certo senso capiamo la sua scelta nonostante tutto ed empatizziamo con lui contro l’atteggiamento oppressivo di sua madre, un incidente cambia tutte le carte in tavola, per Kang-ho, per Young-soon e persino per noi. Vediamo davanti ai nostri occhi un ragazzo di 35 anni che torna all’età mentale di un bambino di sette, privato totalmente della mobilità e incapace di prendersi cura di sé stesso da solo. Osserviamo quella pessima madre mettere da parte il suo cuore spezzato e accorrere al suo capezzale, piangiamo con lei mentre i dottori le dicono che dovrà occuparsi da sola persino di cambiargli il sacchetto per le deiezioni. Singhiozziamo davanti a quel cucchiaio di riso che Kag-ho si ostina a rifiutare finché, un giorno, arrivano parole che suonano più dolorose di uno schiaffo in pieno volto, sia per noi giustiziatori della prima ora, che per lei, Young-soo, colpevole senza sconti di essere stata una vera pessima madre: “non mangio perché la mamma dice che se sono troppo pieno, non riesco a studiare.”
Young-soon crolla e noi crolliamo insieme a lei, piegati dalla vita che torna come un boomerang a chiedere il proprio conto, a rinfacciarci i nostri errori, a farceli subire e patire. Quel cucchiaio di riso che un tempo era un impedimento al successo, oggi diviene il sottile confine tra la vita e la morte. Tutto torna ad essere messo in discussione e allora le priorità e le prospettive cambiano ancora una volta. Young-soon cade come cade il maiale e, finalmente, intravede il blu del cielo che non era mai stata in grado di visionare. Il successo e il potere vengono rimpiazzati dal bisogno di vedere quella ciotola di riso venir ripulita per saziare la fame; poi da quelle bacchette che, piano piano, tornano a sollevarsi tra le mani incerte di un ragazzo che non ha mai smesso di combattere; più tardi ancora dalle gambe che tornano a percorrere, seppur con difficoltà, il loro pesante cammino. Infine arriva il rimorso accompagnato da un sentimento di materna protezione, la paura folle di perdere quel figlio recuperato per i capelli e la consapevolezza di aver rovinato i migliori anni con lui, di averlo spinto, inconsciamente, verso il più pericoloso dei percorsi. Ed è allora che il giudizio iniziale si trasforma in compatimento prima e in comprensione poi. Non esiste giustificazione per il modo in cui Young-soo cresce Kang-ho: le privazioni, la sua durezza, l’intransigenza difficilmente possono essere scambiate con amore puro. Ma la realtà non è mai bianca o nera, Young-soo è stata vittima della vita stessa, della paura di vedere quel figlio un giorno schiacciato e ignorato come lo era stata lei in passato, del terrore di non poterlo difendere e del tormento di pensare che lui stesso non avrebbe potuto nulla contro i più forti. È qui che si innesca l’umana comprensione e sì, si intravede anche un pizzico di amore in quella ragazza, madre e donna che ha visto la sua intera famiglia cadere davanti ai suoi occhi. Ma la vita non ha ancora finito di riscuotere il suo salato conto, e Young-soo si ritrova a dover scendere a patti anche con una nemica improvvisa, infida, imbattibile: la malattia. Il tempo inizia a scorrere più veloce mentre prova a cambiare le sorti di quel figlio tanto amato eppure tanto ferito. Ma Kang-ho è forte, e il destino, forse per ricompensarlo, gli viene in soccorso. Quando i suoi arti tornano alla normale funzionalità, la mente li segue, riportando i ricordi intatti. E’ in quel momento che scopriamo davvero quanto un figlio possa amare anche una pessima madre e quanto una pessima madre possa essere in realtà una “buona pessima madre”.
“Una madre può sostituire chiunque, ma nessuno può sostituire una madre”.
Ad accompagnarci in questo viaggio doloroso eppure bellissimo, troviamo gli abitanti di un villaggio rurale, uno stretto gruppo coeso di agricoltori dal carattere apparentemente burbero ma dal cuore gigante. Accanto a Kang-ho invece scopriamo l’incredibile forza e integrità di Mi-joo, il suo grande amore e madre dei suoi bambini. Una donna che è stata in grado di sostenere il suo uomo e persino di lasciarlo andare. Una donna che osserviamo dolorosamente destreggiarsi, divisa tra il risentimento per l’abbandono, la pietà e l’amore mai sopito. Una donna ferita che vede i suoi figli affezionarsi ad un uomo che non sanno essere il loro padre, lo stesso uomo che impara ad amarli senza sapere chi siano e che, seppur privato della memoria, non riesce a non provare dei sentimenti per lei, dimostrando ancora una volta che l’amore va oltre tutto, persino oltre la mente umana. Mi-joo ci insegna la capacità di comprendere, patire e perdonare. Ci dimostra come sopportare e supportare qualcuno. È l’esatta contrapposizione al ruolo di Young-soo, ci regala l’amore incondizionato, univoco, eterno ma libero da tutto, soprattutto dalla paura. “Good Bad Mother” ci parla di amore, un amore che è in grado di vincere la morte, l’ingiustizia, il dolore. Un amore che è ovunque: nell’innocenza dei gemelli, nella preoccupazione dei genitori di Sam-sik (amico-nemico d’infanzia di Kang-ho), nel conforto di una cittadina che è in grado di stringersi attorno agli altri, umile e benevola come solo la pietà umana può esserlo. Un amore che è nell’attesa estenuante di Mi-joo, negli occhi di sua madre che ha paura di vederla ancora ferita e abbandonata, nel cuore di Kang-ho che, per riscattare la sua famiglia, ha finto di abbandonare tutti ma in realtà ha rinunciato solo a sé stesso.
L’amore è nella semplicità del sostegno reciproco, nella cooperazione, nella comprensione, nel dolore, nelle risate, nelle lacrime, persino nella morte. È anche nell’atto di alzarsi in piedi durante il funerale di Young-soo e unirsi, tra i singhiozzi, al canto di “Sono Felice” perché lei, nonostante tutto, ha vissuto con amore e per amore.
“La vita è così affascinante e ti rende infinitamente grata. Quando ti toglie una cosa, la sostituisce sempre con un’altra. Perdere i miei genitori, mi ha insegnato ad apprezzare mio marito; perdere mio marito, mi ha insegnato ad apprezzare mio figlio; rischiare di perdere mio figlio, mi ha insegnato ad apprezzare me stessa per prendermi cura di lui al meglio. Sono stata fortunata a vivere questa vita così preziosa.”
Ho pianto disperatamente con Young-soo, ho riso a crepapelle con Sam-sik, ho cantato a squarciagola con i cittadini durante il funerale, ho sofferto in silenzio con Mi-joo, ho vissuto l’orgoglio di Kang-ho, ho sognato accanto a Ye-jin e Seo-jin (i gemelli), ho cambiato idea insieme a Seung-eon e Ji-seok (due tirapiedi pentiti). Ho giudicato, ho compatito, ho compreso, ho sofferto, ho riso, ho pianto, ho odiato e ho amato.
“Good Bad Mother” non è un drama facile, ma è un drama da vivere almeno una volta nella vita.
Kang-ho, Mi-joo, Young-soon, Sam-sik, Ha-yeong, Ye-jin, Seo-jin, Ji-seok, Seung-eon e tutti gli abitanti del villaggio, non sono in grado di dirvi addio, mi limiterò ad un “ci vediamo”.

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Completed
Flex X Cop
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Nov 17, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.0
Rewatch Value 8.0
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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Cosa può andare storto quando un chaebol illegittimo, viziato e arrogante, viene mandato a fare il detective? E cosa può succedere quando quel libertino senza remore nello spendere il denaro altrui incontra una bella detective dura, intelligente e dal cuore grande? Bhè semplicemente la ricetta perfetta per un drama con i fiocchi!
La storia è semplice, lineare e chiara. Jin I-soo (Ahn Bo-hyun) è quello che tutti chiamerebbero uno scansafatiche con più soldi che cervello. Secondogenito di un conglomerato che fattura triliardi, passa le sue giornate a bighellonare e le sue notti a giocare a guardie e ladri in centri commerciali dove distrugge tutto a suon di pallottole a salve, in nome di un divertimento piuttosto opinabile. Durante una delle feste post gioco, un suo amico viene ferito da un malvivente che scappa a gambe levate. I-soo, ancora vestito da poliziotto, lo insegue e lo pesta pesantemente, finché almeno non arriva la detective Lee Gang-hyeon (Park Ji-hyun), la quale lo arresta e lo porta in centrale. Lei lo vuole incriminare, ignorando le rimostranze dei suoi superiori che vorrebbero il ricco ragazzo in libertà, ma viene fuori che l’uomo pestato da I-soo non è altro che un criminale ricercato dalla stessa Gang-hyeon. Per salvare la faccia sia delle forze armate, sia del padre di I-soo, candidato alle elezioni a sindaco di Seoul, il fratello maggiore di lui e la polizia si mettono d’accordo per fingere che il ragazzo stia collaborando con loro. Immaginate la gioia della detective Lee che si trova un chaebol viziato da dover gestire! Lei e la sua squadra già sono odiati da tutti, con lui al seguito diventano lo zimbello della centrale, senza contare che tra di loro non scorre propriamente buon sangue. I-soo se ne frega delle regole, pensa che con i soldi si risolva tutto, è spericolato e irrispettoso, perciò i suoi colleghi faticano a sopportarlo. Il fatto poi che abbia un sesto senso incredibile e che le sue intuizioni si rivelino quasi sempre giuste, non aiuta affatto il clima. Caso dopo caso, lo vediamo affrontare cattivi di tutti i generi, aiutando i suoi colleghi in tutti i modi possibili, persino tirando fuori grosse quantità di denaro di tasca propria. Si caccia sempre nei guai, ma ha anche un cuore grande, uno spirito di osservazione unico e il suo umorismo strappa risate a più non posso. La prima parte della storia è principalmente incentrata su loro che vanno in giro a caccia di birbaccioni della peggior specie, ma il plot twist era ovviamente dietro l’angolo. Durante le puntate infatti veniamo informati che la detective Lee ha un padre che ama tantissimo, ex impiegato della stessa stazione di Gangha, radiato in seguito a una tangente che sembrerebbe avesse intascato da parte di un’associazione tutt’altro che pulita. La figlia non ha mai creduto alle accuse e negli anni ha sempre cercato di ripulire il suo nome, per riportare il padre al posto che gli appartiene. Oltre a questo anche I-soo sembra avere degli scheletri nell’armadio tutt’altro che tranquilli e simpatici. La morte di sua madre è un mistero tutt’ora da risolvere e il ragazzo soffre di incubi e buchi di memoria su quel giorno fatidico. I due, insieme spalla a spalla, si districano dunque tra i fantasmi del loro passato e gli omicidi del presente. Ammetto che non avevo grandi aspettative, ma Ahn Bo-hyun mi ha piacevolmente colpita, andando oltre ogni aspettativa con la sua recitazione. Riesce perfettamente a incarnare il ragazzo spensierato con troppi soldi, per poi crescere, diventare un uomo responsabile e affidabile, un compagno di squadra di valore a cui i suoi compagni possono affidare la vita, per poi approdare a una parte più introspettiva e dolorosa, quando deve affrontare i suoi demoni e il suo passato. Davvero bravo, espressivo, divertente e commovente. Con lui un plauso anche alla sua collega, che viene un po’ messa in ombra dalla sua carismatica presenza di scena (soprattutto quando è nudo), ma cerca comunque di tenergli testa, ingaggiando con lui un vero e proprio braccio di ferro. Hanno una grande intesa e mi è sinceramente dispiaciuto non vedere uno sviluppo sentimentale tra i due, che avrebbe potuto dare al drama quel punto in più che invece gli è mancato. Nel complesso però vi consiglio vivamente di vederlo (se la violenza non vi infastidisce), perché è un concentrato di risate, lacrime ed emozioni davvero ben fatto. La lunghezza di sedici episodi da un’ora non appesantisce affatto, volando via senza quasi che uno se ne accorga.

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Completed
Serendipity's Embrace
0 people found this review helpful
Oct 16, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.0
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Un romantico giusto, sia nella durata che nella trama!

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

“Serendipity Embrace” è uno di quei drama che io definirei “giusti”. E’ giusto nella sua durata, appena 8 episodi che raccontano una bella storia d’amore in modo completo e senza appesantirla con clichè, storie secondarie inutili, sottotrame campate per aria all’ultimo o con l’espediente di familiari troppo invadenti che farebbero saltare la pazienza anche ad un Santo. E’ giusto nel suo genere, è un romantico nudo e crudo che non viene tirato per le lunghe e riesce così ad esprimere la sua essenza in modo estremamente piacevole e coinvolgente. E’ giusto anche negli attori utilizzati che sono in questo caso 2 volti noti al pubblico, Kim So-hyun e Chae Jeong-hyeop, che dimostrano una bella chimica e appassionano in fretta il telespettatore. E’ giusto nella tipologia di trama che racconta, proponendo una narrazione completa che si interfaccia egregiamente con dei flashback ad hoc davvero apprezzati. Ed infine è giusto nello spazio che dedica ai personaggi secondari, che non vengono più utilizzati come tappabuchi ma semplicemente come arricchimento del racconto.
La storia è quella di Lee Hong-ju, che conosciamo come aspirante produttrice di cartoni animati, e Kang Hu-yeong, un genio della matematica che lavora per una grossa società in America.
I due si incontrano durante il periodo scolastico, mentre Hu-yeong è il miglior studente della scuola e si destreggia tra premi e apprezzamenti, Hong-ju, accompagnata dall’amica bruttina Hye-ji, è la scavezzacollo della scuola. Indisciplinata, entusiasta, sempre attiva, scopre che l’amica ha una cotta per Hu-yeong e, per aiutarla, inizia a inseguire il ragazzo consegnandogli di volta in volta delle lettere d’amore da parte di Hye-ji. Questo però fa avvicinare i due che iniziano ad affrontare delle avventure insieme, una delle quali vede Hu-yeong seguire Hong-ju durante una fuga dalla scuola per andare a consegnare un regalo romantico al ragazzo, arruolato, di cui è innamorata. I vari momenti insieme portano i due inesorabilmente a creare un legame prima d'amicizia e poi forse d’amore, forse perché improvvisamente Hu-yeong viene trascinato dalla madre in America. Passano 10 anni e i due si incontrano di nuovo in modo casuale quando, Hong-ju, erroneamente, scambia in un bar Hu-yeong per il suo appuntamento al buio. I contatti tra loro si riallacciano e si riaccende anche la scintilla di un tempo. Hong-ju però deve fare i conti con ben due problematiche: da una parte il trauma dell'abbandono che l’accompagna sin da bambina, dall’altra l’ex fidanzato che riappare dal nulla dopo essere sparito 3 anni prima. Hong-ju deve quindi comprendere se i sentimenti che prova per Hu-yeong sono davvero d’amore e se quel sentimento che ha provato per il suo ex per più di 10 anni, è finalmente sparito. Dal canto suo Hu-yeong invece è perfettamente certo di essere innamorato della giovane, così come del resto lo è sempre stato, scopriamo infatti che Hong-ju è stata il suo primo vero, grande amore. Ovviamente di contorno abbiamo gli amici dei due: Hye-ji in primis che ritroviamo anni dopo la scuola trasformata in una professoressa bellissima, il suo amore per Hu-yeong ha resistito nel tempo ma, appena si accorge che il ragazzo in realtà è innamorato dell’amica, ed è anche corrisposto, non ci mette nemmeno un secondo a decidere di farsi da parte; impossibile non nominare Baek wook, lo zio di Hu-yeong, la quota indiscutibilmente comica di questo drama che rende alcuni momenti incredibilmente esilaranti, personaggio irrinunciabile; e poi c’è Sang Pil, il cui ruolo è solo apparentemente marginale, lui è l’amico dei tempi della scuola di Hu-yeong che, dopo la sparizione di quest’ultimo, ha sofferto la sua assenza e si è attaccato a Hong-ju e Hye-ji, andando a costituire un trio molto dolce di amici. Sang Pil è l’unico che sembra non avere un interesse amoroso, appare infatti interessato solo al suo ristorante e al rapporto di amicizia che coltiva con gli altri protagonisti, in realtà però, durante una scena finale, condivide con noi telespettatori (e solo con noi, cosa molto particolare e apprezzata) una piccola rivelazione non detta che non ci stupisce poi così tanto: il suo primo amore sembra essere stata proprio Hye-ji, e questo fatto, non banale, aggiunge un certo spessore alla trama. In questa narrazione infatti ho colto qualcosa in più di quello che in apparenza sembra trasparire dagli episodi che, di fatto, raccontano una favoletta romantica. In 8 puntate viene raccontato, in modo molto soft ma pur sempre chiaro e con varie sfaccettature, il concetto di “amore”. “Serendipity Embrace”, nei suoi minuti, ci racconta di tanti tipi di amore: il primo amore che si concretizza, il primo amore che scompare per lasciare il posto ad un altro, il primo amore che semplicemente non viene ricambiato. Ma anche l’amore abbandonato, vinto dalla paura o forse semplicemente non così forte come avremmo potuto pensare. L’amore sofferto, l’amore vissuto, l’amore ritrovato, l’amore mai sopito. E poi l’amore successivo, maturo, nuovo, quello che può anche dimostrarsi più forte e determinato del primo. E’ un drama piccolo, ma che da tanto. Una visione leggera, piacevole e godibile per delle serate in tranquillità, ma con anche qualche significato nascosto che io amo sempre ricercare e trovare, e che mi porta a quelle riflessioni che mi lasciano sempre un qualcosa in più del classico e canonico “carino”e basta.
Per me è un bel drama e vi consiglio assolutamente la visione.

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Completed
Cinderella Closet
0 people found this review helpful
Oct 4, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Un drama inaspettato che parla dell'accettazione di sé stessi!

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Benvenuti nella rubrica: a Jade piacciono cose senza senso!
Voi lo sapete quanto io sia critica, quanto io detesti alcuni dei drama più famosi per motivi oscuri e incomprensibili a persone dotate di un cervello reattivo e vi ammorbi continuamente con le mie lamentele o critiche. Eppure poi, senza un motivo apparente, senza una logica degna di questo nome, all'improvviso ecco che mi appassiono a un drama che non avrebbe alcuna ragione di catturarmi, che proprio non dovrebbe neanche passarmi per la mente di vedere, e invece eccoci qui, a soffrire tutti insieme!
La storia parla di una ragazza di provincia, tale Fukunaga Haruka, che si trasferisce a Tokyo per studiare (non l'ho mai vista aprire un libro ma ok) e vivere la sua vita al massimo. Invece finisce per lavorare in un ikazaya ventisette milioni di ore a settimana, andare a lezione e collassare nel suo microscopico quanto disordinato appartamentino. Alla soglia del suo ventesimo compleanno, Haruka però si prende una sbandata enorme per il suo collega Kurotaki Keisuke, un tipo allegro e spensierato, che sembra il classico farfallone ma non lo è. A causa di un malinteso (in realtà è lei che si fa i film campati per aria), Haruka pensa di avere un appuntamento con Keisuke e presa dal panico per il suo aspetto sciatto da maschiaccio, cerca di correre ai ripari con scarsi risultati. Mentre si reca a fare shopping però, incontra, o si scontra, con Kamiyama Hikaru. Ora, bisognerebbe proprio essere ciechi e anche un po' tonti per non accorgersi che la persona davanti a lei non è altro che un uomo, ma Haruka è la classica ragazza un po' svampita e ingenua che piace tanto a tutti, perciò è convintissima che Hikaru sia la sua fata madrina, nonché nuova migliore amica appena eletta. Questo pover'uomo, la trucca e la veste, neanche avesse una bacchetta magica e facesse incantesimi di bellezza, preparandola al meglio per il suo appuntamento. Purtroppo Haruka viene a patti con la realtà e capisce che Keisuke non aveva alcuna intenzione di chiederle un appuntamento, ma quando la vede tutta in ghingheri cambia idea. Vorrei sottolineare la superficialità di questo uomo, ma lasciamo perdere, mi pare davvero inutile. Comunque Keisuke si rivela anche un ragazzo a posto, sorridente e divertente, ma ogni volta che Haruka deve uscire con lui, corre in lacrime da Hikaru, chiedendogli aiuto. I due diventano inseparabili, anche quando finalmente viene fuori la verità, ovvero che la sua dolce amica alla moda non è altro che un ragazzo a cui piace vestirsi da donna. Ovviamente il fatto che Haruka accetti la cosa così serenamente, senza battere ciglio e continui a comportarsi con lui normalmente, fa sì che Hikaru si innamori di lei, ma il ragazzo (un martire a mio parere) continua comunque ad aiutarla a finire tra le braccia di Keisuke. Io non so con quale forza di volontà, vi dico la verità, ma è davvero ammirevole. Mette sempre la felicità di lei davanti alla sua e nonostante a volte si veda lontano un miglio che ha il cuore a pezzi, sorride e la trucca, senza mai farla sentire a disagio. Quindi la nostra eroina alla fine si mette con il ragazzo dei suoi sogni e io ero tipo: ok, ma seriamente? Cioè, tutto molto bello, ma possiamo smettere di ingarbugliare la storia? La risposta è stata un sonoro: NO. Infatti buttiamo nel mezzo anche la ex fidanzata di Keisuke, un amico fin troppo interessato a Hikaru e una serie di malintesi che aiutano a rendere il drama piuttosto carino e divertente. Però io vi giuro che ancora non ho capito perché Keisuke e Haruka si siano lasciati, ma non importa. Cioè in realtà ai fini della trama importa, ma il risultato è comunque che lei, aiutata anche da tutto il concerto di gente attorno, capisce quanto davvero Hikaru sia importante per lei e che la loro è molto più di un'amicizia. Sono entrambi imbranati e a disagio nel loro primo appuntamento, come due cuccioli che cercano di capire come passare da migliori amici ad amanti, senza rovinare tutto e distruggere un rapporto importante. Lui dolcissimo che si libera dei vestiti da donna per lei, cercando di non farla sentire a disagio, anche se comportarsi in maniera virile mette a nudo una fragilità immensa. Sono dolcissimi i loro primi approcci, quei baci dolci e teneri e anche le problematiche di essere una coppia che deve sopportare le critiche della società. Forse avrei preferito che venisse approfondito il rapporto di Hikaru con i suoi genitori, che viene solo accennato come teso ed evitante, ma in fin dei conti ho apprezzato comunque la storia che rimane sempre scorrevole e mai pesante. Non è un drama introspettivo, ma porta con sé dei messaggi davvero belli. Credo che l'accettazione di sé e dell'altro sia sicuramente il fulcro di tutto, ma è anche piuttosto interessante il nascondersi di Hikaru dietro i vestiti da donna, come se fossero uno scudo contro la realtà e la durezza del mondo in cui viviamo. Avrei sicuramente apprezzato qualche puntata più strutturata in questo senso, invece il concetto viene solamente abbozzato e sono sicura che la maggior parte degli spettatori non ci abbia fatto caso. Ci sono dei punti in cui i dialoghi sono un po' oscuri e alcune situazioni un po' forzate, in cui hanno proprio voluto spingere per creare problemi tra i due, ma nel complesso è un drama che scorre bene, piacevole e divertente. Non vi aspettate la trama della vita e neanche le interpretazioni del secolo, ma se avete un pomeriggio in cui non sapete cosa guardare, io ve lo consiglio.

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Completed
You Are the Apple of My Eye
0 people found this review helpful
Sep 19, 2025
Completed 0
Overall 5.0
Story 5.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.0
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

L'happy ending è passato di moda?

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

A questo drama potrei dare numerose definizioni.
E’ un po’ come il palo dell’attraversamento pedonale che spunta a sorpresa mentre siete in bicicletta con la musica sparate nelle cuffiette (non fatelo, è pericoloso!). E’ come il panettone (lo specifico per Jade che evidentemente ha trovato la patente nelle patatine: quel coso tondo solitamente giallo e in cemento, chiamato anche dissuasore stradale, che viene messo in determinate aree per evitare accessi o soste delle auto) che appare all’improvviso dietro il vostro paraurti mentre ingranate la retromarcia. E’ come il comodino alle 3.00 di notte quando vi svegliate con l’arsura in bocca manco foste stati un giorno intero in mezzo al Sahara, lo stesso comodino che mentre assonnati vi dirigete al frigorifero vi colpisce dritti sul mignolino. Sempre il mignolino, solo lui. E’ anche un po’ come quando dopo una giornata infernale sai che l’unica consolazione è un dannato cucchiaio di Nutella ma, non appena ti accingi ad affacciarti al mobiletto delle meraviglie, l’assenza del barattolo che hai opportunamente buttato nella differenziata una settimana prima ti travolge e ti sconvolge come uno schiaffo in pieno volto. Più doloroso della ciabatta di tua madre, del cucchiaio di tua nonna e della consapevolezza che l’età avanza perché sì, l’hai proprio scordato mentre facevi la spesa.
Insomma, per farvela breve, il finale è disastroso. Il punto è che non te lo aspetti, ma proprio no. Per niente. E questo è ancora più fastidioso.
"You are the apple of my eye” si presenta come un drama soft, con premesse romanticose e un'aura sognante, tipica dei drama teen. L’ultimo che si era presentato allo stesso modo era stato “20th century girl", maledetta me che ci casco sempre e mi faccio infinocchiare da premesse fasulle. No, tranquilli, stavolta almeno non ci scappa il morto, gli unici a rischiare un collasso sarete voi, ma nulla che dei sali non possano sistemare per tempo, quindi, armatevene.
La trama è semplice: Seon-ah è la classica studentessa modello: bravissima, intelligentissima, bellissima, altissima, purissima e levissima. Ovviamente è l’irraggiungibile che tutti desiderano, la cotta di ogni studente maschio etero e non, il futuro della nazione intera e bla bla bla. L’unico apparentemente immune al fascino della donzella è Jin-woo, un suo coetaneo molto carino, non il classico bulletto ma piuttosto un mezzo genio totalmente svogliato e abbastanza belloccio. A lui di lei interessa poco, anzi si chiede perché tutti i suoi amici sbavino letteralmente su di lei, questo finché un giorno Seon-ah gli si avvicina decidendo non si sa bene perché di aiutarlo. Oddio, “non si sa perché” no, è chiaro che sia attratta da lui. Quando poi Jin-woo inizia ad avere ottimi risultati a scuola grazie al suo aiuto, la cotta di lei diventa ancora più evidente e pure Jin-woo ci casca con tutte le scarpe. Sicché i giorni tra i banchi passano, gli anni pure e loro si diplomano ma succede un fattaccio. Jin-woo, grazie ai miglioramenti ottenuti, finisce a studiare a Seoul in una grande e prestigiosa università, l’infallibile Seon-ah invece fallisce proprio l’ultimo esame, il più importante, e viene scartata ovunque, tranne che in una università di provincia. Cambiano quindi sogni e prospettive dei due che in ogni caso si scambiano il braccialetto dell’ammmore e finiscono insieme (no, niente baci, né ora né mai, mettetevi l’anima in pace. Tragedia nella tragedia). I due dunque si separano e la lontananza non aiuta la relazione. Seon-ah inizia ad essere infastidita da tutto mentre Jin-woo, dal canto suo, sviluppa nuove passioni e interessi come lo sport da combattimento, cosa che però, non si capisce bene come mai, a Seon-ah sta letteralmente sulle palle, emozione che non tenta nemmeno di nascondere davanti a lui. Insomma i due, l’unica volta che Jin-woo reagisce e tenta di ribellarsi, finiscono per litigare e si mollano. Qui intervengono gli amici che più o meno simpaticamente cercano di conquistare lei ma nada, non c’è storia, quindi alla fine consolano lui. Passano gli anni, Jin-woo sta svolgendo il servizio militare, una perturbazione meteorologica si scaglia sul paese e colpisce la zona dove sta Seon-ah, lui quindi dopo anni di silenzio stampa trova il modo di chiamarla e, nonostante il telefono di lei si scarichi, i due si confessano reciprocamente ancora i loro sentimenti mai sopiti. E noi felici perché ormai ci avviamo al finale e si prospetta una bella conclusione molto happy. Passa del tempo (sì, ancora, non l’ho mica scritto io il drama, non prendetevela con me), Jin-woo è al lavoro e gli arriva una chiamata, è Seon-ah che lo attende fremente. Cambio dell’inquadratura. Sala matrimoniale. Entra Seon-ah in abito bianco, siamo a 3 minuti dalla fine.
Frase finale: “Se un uomo ama davvero una donna, le augura la felicità quando trova qualcuno che la ama.”
Jin-woo entra nella sala ricevimenti e si siede tra gli invitati mentre Seon-ah prosegue verso lo sposo.
Fine.
Allora, io non sono conosciuta per essere una persona calma, anzi. Quindi non so quale Santo sia intervenuto e mi abbia fermato dal lanciare pc e piattaforma raffreddante (sì, quella per evitare che i portatili si surriscaldino) fuori dalla finestra. Chiunque sia, io, il mio portafoglio, il mio pc e la piattaforma ringraziamo sentitamente. Però non ho potuto trattenere una sequela di parolacce. Io lo so che di questo drama andrebbe apprezzata l’atmosfera fine anni 90 inizio 2000, perfetta per i nostalgici di natura come me, so anche che le scene sull'amicizia dei personaggi sono bellissime, anche queste studiate ad hoc per suscitare nel telespettatore ricordi di un’adolescenza volata via troppo in fretta, riconosco persino che l’idea della rappresentazione che il proprio primo amore non debba necessariamente essere anche l’ultimo è davvero interessante, così come il fatto che nella vita sia importante andare oltre, crescere e maturare, non arenarsi sulle prime impressioni o le prime emozioni. Che poi è una regola fondamentale della vita, no? Ebbene, io da semi-adulta coscienziosa tutte queste cose le so, le comprendo ma rimango comunque e dignitosamente un essere semplice. L'happy ending per me è come la cioccolata a fine giornata, come il piumoncino in una notte di pioggia, come il mio cane che si accoccola accanto a me quando mi viene da piangere, come il tramonto d’estate…ma che vuol dire che questa tizia mi sposa un altro così, all’ultimo secondo? Ma in che senso? Ma perché? Ma chi è sto qua? Cos’è successo dal “ho sempre amato solo te” per arrivare al “ehi, sposo un altro!” perdindirindina?! Ha preso una botta in testa la fanciulla? E’ stata minacciata? Non si capisce.
Amare è lasciare andare, amare è libertà propria e altrui. Urliamolo pure perché è sacrosanto. Ma santa pazienza non siamo mica davanti a “It end with us”, questo è uno stramaledetto film coreano per teenager, fate sposare sti due disgraziati e lasciate in pace i miei nervi!.
In tutto ciò mi sono resa conto che c’è un’emozione mancante all’interno di “Inside Out”. Io pensavo di essere gestita dalla cara vecchia “Ansia” e invece no, manca la mia emozione capo: ESAURITA.
Questi drama mi esauriscono.
Io e i film coreani non andiamo d’accordo. Proprio no.
Siete avvisati, occhio al finale! Non venite a lamentarvi con me poi eh…

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Completed
Squid Game Season 3
0 people found this review helpful
Sep 9, 2025
6 of 6 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 5.5
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

La terza stagione è quella del colpo di grazia, e non in senso positivo!

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Attenzione la recensione contiene spoiler in abbondanza!
Attenzione la recensione contiene un sacco di malcontento dell'autrice!
Attenzione la recensione contiene fin troppi consigli di andare a vedere altre serie!



Come Jade aveva previsto e ampiamente già detto nella recensione della seconda stagione, la terza è quella che ha dato il colpo di grazia a una serie che non doveva esistere, fermandosi con la prima, meravigliosa, stagione. Quando la gente diventa avida di denaro e comincia ad arrampicarsi sugli specchi, poi raccoglie ciò che ha seminato: un bel niente! Le critiche a questa terza stagione sono fioccate, ma io, che mi reputo imparziale e un giudice che pensa con la propria testa, non ne ho letta neanche mezza, quelle che leggerete sono tutte farina del mio sacco! Essendo io un'appassionata di questo genere, vi sconsiglio caldamente di vederla, in realtà potete fermarvi alla prima, o magari guardarvi “Alice in Borderland” o “The 8 show” che sono decisamente prodotti migliori. Dalla cima della mia saggezza, come preannunciato, la scelta di dividere i giochi in due parti per me è stata decisamente una scelta infelice, ma non il colpo di grazia, quello ce lo regala il finale. Avendo spezzato così di netto il fluire della storia, si fa fatica a entrare in empatia con i personaggi e perciò quando muoiono come mosche durante il primo crudele gioco del nascondino, si rimane quasi indifferenti alla loro dipartita, anche se diciamolo: ci hanno provato di brutto a farci piangere. Purtroppo per loro le lacrime che ho versato sono state più che altro per me stessa che mi sono dovuta sciroppare un'ora a puntata di noia. Sì, lo ammetto, in più di un'occasione mi sono annoiata e posso giurarlo in tribunale. Ho trovato davvero noiose tutte le parti relative alla ragazza nord coreana in cerca della figlia perduta, così come quelle della ricerca dell'isola da parte del nostro meraviglioso Wi Ha-Joon. Diciamocelo sinceramente: minutaggio sprecato che poteva essere usato meglio. Né lei né lui portano davvero qualcosa in più alla storia, anzi entrambi sono ripetitivi nelle loro scene e anche un po' scontati. Lo capiva anche uno scemo chi era il traditore su quella barca! D'altro canto però i giochi organizzati dai malvagi sono davvero belli e pieni di pathos. Si vede che hanno dato il massimo sia nella regia che nella realizzazione, e anche con la sceneggiatura, che però dobbiamo dirlo: fa acqua da tutte le parti. Come ho già ampiamente criticato nella seconda stagione, continuo a dire che quattro storie raffazzonate senza flashback siano davvero ridicole. Ma perchè non hanno tagliato qualcosa della nord coreana per farci vedere Jo Hyeon-ju e la sua vita? Per chi non sapesse i nomi è il trans interpretato da un magistrale Park Sung-hoo, uno dei miei personaggi preferiti che fa davvero una fine meschina e anche un po' senza senso. Chi mi ha sorpresa positivamente però è Si-wan, il padre maniaco delle crypto, che ha mandato tutti in bancarotta. È stato incredibile, magnifico, un attore superbo che con la sua recitazione mi ha fatta davvero tremare e sospirare. Peccato che il suo ruolo sia per la maggior parte marginale e che alla fine non si comprenda davvero bene cosa gli passi nella testa. Avrei davvero voluto un approfondimento sulla sua psiche e ciò che gli stava succedendo, così come ho sentito la mancanza di più informazioni sul Frontman. Un personaggio ambiguo, complesso, intenso e a tratti umano, che però non capiamo mai fino in fondo. Rimane un mistero, sia la sua storia, sia ciò che gli accade dopo e persino il suo comportamento alla fine. Decisamente si è sentito il vuoto in quel caso. Ma affrontiamo i due elefanti nella stanza: numero uno la bambina. Ora, una donna incinta era lì a partecipare ai giochi, cosa che di per sé era già abbastanza stupida, soprattutto che fosse riuscita a sopravvivere, ma che nel mezzo di nascondino, in cui c'erano persone a darle la caccia, questa partorisca e nessuno, ripeto nessuno, la senta, è fantascienza. Evidentemente gli sceneggiatori non hanno ben presente come funziona il parto. Questa in tre spinte mette al mondo una bambina, con una caviglia rotta e una vecchia a farle da levatrice. Nessuno la sente, fa la bambina e come niente fosse riprende il gioco, neanche fosse stata alla spa. Già per me era no. Non solo, per salvare lei e la bambina la vecchia uccide il proprio figlio! Udite, udite, una madre che accoltella il sangue del suo sangue per salvare la pelle a due sconosciute...potete chiedere a chiunque, ma mai nella vita risponderebbero che potrebbero compiere un atto tanto abominevole. Certo, lui probabilmente sarebbe morto comunque, ma non per mano sua. Hanno poi cercato di rimediare alla faccenda, facendola impiccare, ma per me il danno era già stato fatto. E poi hanno pensato di calare l'asso di briscola: ma perchè non facciamo partecipare la bambina appena nata (nessuno la cambia, mangia due volte nel corso di due giorni e non piange mai, tra l'altro fatta in CGI malissimo) al posto della madre morta? Certo, mi pare proprio l'idea migliore, una genialata insomma. Lo sceneggiatore non so cosa si fosse calato quel giorno ma ecco, nel momento in cui la bambina entra in gioco, affidata alle cure di 456, per me hanno suonato le campane a morto per annunciare la dipartita di “Squid Game”. So che loro l'hanno pensata come una forma di riscatto per Gi-hun, so che volevano aggiungere pathos, ma per me è risultata solo una scelta ridicola. Ha portato sicuramente a momenti di alta tensione, ma sono dell'idea che si sarebbero comunque potuti ottenere senza aggiungere un elemento così discordante. Chiaramente le storie collaterali di Wi Ha-joo e la nord coreana sono state completamente inutili, il che è già abbastanza fastidioso, ma il finale gli ha proprio dato il colpo di grazia: risulta infatti ovvio che i giochi continueranno made in America. Lo guarderò? Assolutamente no. Mi è bastata questa coreana. Purtroppo questa terza stagione non mi è piaciuta molto, chiaramente non tutto è da buttare e ascoltando anche l'intervista con il regista, ho capito molte delle sue scelte, anche se purtroppo non posso condividerle. Vi consiglio di ascoltarla, se come me non siete uscite da questo finale col sorriso sulle labbra. Non vi consolerà, ma almeno potrete iniziare a capire. Personalmente vi consiglio caldamente di non guardarla, ma so che molti lo avranno già fatto, se non altro per non incappare in spoiler ovunque, ma se siete ancora indecisi davvero non fatelo.

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Completed
Weak Hero Class 2
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Aug 20, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.0
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Seconda stagione bella ma non a livello della prima

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Benvenuti nella seconda stagione, di una prima che mi ha entusiasmata molto facendomi attribuirle un bel 9 più che meritato. Abbiamo lasciato Si-eun in trasferimento in un’altra scuola, dopo gli eventi non proprio idilliaci che avevano coinvolto anche Su-ho, il suo amico finito in coma. All’Eunjang, Si-eun cerca di passare inosservato, senza cacciarsi nei guai. Solo e senza amici, le sue giornate si trascinano tutte uguali. Nessuno lo avvicina, perché la sua fama lo precede e tutti pensano che sia un pazzo scatenato (non hanno tutti i torti in fondo). Vive con i sensi di colpa, si auto punisce per la fine fatta dal suo amico e per questo preferisce stare da solo, come una sorta di espiazione dei suoi peccati. Ogni giorno si reca in ospedale, ma non entra mai nella stanza dell’amico, rimanendo fuori e scrivendogli messaggi che mai vedrà. Scorre così la sua vita, almeno finché Seo Jun-Tae non gli piomba tra capo e collo. Succube del bulletto della scuola, il ragazzo è costretto a rubare cellulari e fare il lavoro sporco, altrimenti botte. Jun-Tae si azzarda dunque a rubare il telefono di Si-eun, che però lascia perdere, non reagisce se non per una frase a effetto: la terza legge di Newton. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Gli dà anche del codardo e il giorno dopo tutti i telefoni riappaiono magicamente. Ovviamente Jun-Tae viene pestato a sangue e Si-eun interviene, ma invece che cazzottare il bulletto, si fa riempire di botte. Scopre dunque che l’Eunjang è l’unica scuola a non essere stata reclutata dall’Unione, organizzazione giovanile criminale gestita da Na Baek-jin, un tizio un po’ inquietante che combatte come Bruce Lee. Tutte le scuole sono assoggettate al suo dominio, che non riguarda solo i pestaggi, i furti dei telefoni e in generale una predisposizione alla boria niente male, ma anche furti di motorini e moto, con conseguente rivendita. L’Eunjang è riuscito a salvarsi solo grazie alla guida di Baku, (un meraviglioso Ryeoun). Questo tizio, carismatico, allegro, divertente e imbattibile, è il capo della scuola, nonché ex migliore amico di Baek-jin, che brama di farlo entrare nell’Unione. I due però non potrebbero essere più diversi e per qualche motivo che non ci è dato sapere si odiano. Ora, al ritorno di Baku, lui, Si-Eun, Jun-Tae e Sun-jae formano un quartetto divertente, che però si caccia sempre nei guai. Infatti per costringere Baku ad entrare a far parte della banda, Baek-jin si accanisce anche contro i suoi amici e la sua famiglia. Cedendo alla pressioni dunque il ragazzo inizia a lavorare per lui, dimostrando le sue doti da combattente tutt’altro che scarse. E’ una macchina inarrestabile, una forza della natura, un uomo con un carisma impressionante. I suoi sorrisi, così come le sue espressioni serie, sono pregne di forza recitativa incredibile e devo ammettere che ruba molta scena al nostro Park Ji-hoon. I due sono stati bravissimi nella recitazione, al punto che tutti gli altri venivano eclissati. Si-eun viene dunque costretto a rinunciare al suo voto di non combattere per aiutare i suoi nuovi amici. Insieme dunque si danno allo smantellamento dell’Unione, cercando prima le prove per incastrarli, poi organizzando una battaglia campale, in cui Baku e Baek-jin si affrontano senza esclusione di colpi. Ora, la prima stagione per me era stata speciale, davvero ben fatta e costruita con una magistrale sapienza nel far morire di crepacuore le persone. Qui purtroppo non ho percepito le stesse emozioni. Gli attori sono sempre bravissimi, il finale anche se leggermente scontato fa commuovere, i quattro amici sono coinvolgenti e affiatati, le botte che si danno sono sempre talmente forti che mi domando come facciano a sopravvivere. Allora cosa non ha funzionato? Per me in realtà non c’è proprio qualcosa che abbia fatto acqua, ma più che altro è un non essere altrettanto bella, altrettanto entusiasmante, altrettanto coinvolgente. Ho amato Baku e Ryeoun ha fatto un grandissimo lavoro nell’interpretazione, ma come ho detto ha rubato un po’ la scena a Si-eun, che in questa stagione è sottotono, a tratti assente nella narrazione. Avrei sicuramente evitato il suo incidente e il conseguente “dormire” per recuperare tutto il sonno arretrato perchè sono stati momenti completamente inutili, ma per il resto è davvero ben fatto, sebbene non sia al livello della prima stagione.Gli manca un pò di verve, un po’ di suspense, di quei momenti in cui non sapevi se il pestato di turno sarebbe sopravvissuto o meno. In generale però per essere una seconda stagione direi che è piuttosto valida e non vedo l’ora di vedere la terza!

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Completed
Joseon Attorney: A Morality
0 people found this review helpful
Jul 24, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 8.0
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

drama storico di “nuova generazione”

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Altro drama storico di “nuova generazione”, si percepisce infatti l’impegno nel tentativo di rinnovare un genere molto inquadrato come appunto è quello storico. Ost ritmate, fotografia all’avanguardia, regia innovativa e interpreti freschi, moderni, accattivanti così come accattivante è la trama. Seguiamo infatti per la prima volta le vicende di un avvocato brillante, giovane e di bell’aspetto. L'ambientazione legal in questo genere di drama è una novità assoluta. La storia inizia, come spesso succede, con un flashback nel passato: Kang Han-soo (Woo Do-hwan) è figlio di un funzionario di bassa casta ma strettamente correlato alla figura del Re con il quale sta cercando di rivoluzionare il sistema legislativo. L’uomo viene ingiustamente accusato di tradimento e ucciso davanti agli occhi del figlio e della moglie, la quale viene poi trovata impiccata più tardi. Passano gli anni e Han-soo, diventato un avvocato estremamente esperto di tutte le leggi vigenti a Joseon, vive con il suo servo di sempre in una barca. I due arrivano al Porto di Mapo dove iniziano a cercare dei clienti. Il carattere di Han-soo è apparentemente cinico e a tratti burbero, al punto che non è apprezzato dalla popolazione, ma la sua bravura viene presto dimostrata. E’ un oratore senza precedenti, conoscitore indiscusso delle leggi, manipola a suo piacimento le parole ed è veloce e brillante nel trovare sotterfugi a suo favore. Incontra casualmente una giovane locandiera, che in realtà è la principessa Lee Yeon-joo sotto falso nome. La ragazza presta denaro ai cittadini in difficoltà e aiuta i bisognosi nella sua locanda, seguita e appoggiata dalla sua dama di corte e dalla sua guardia personale, anche loro sotto mentite spoglie. L’incontro tra i due non è dei migliori, Yeon-joo non comprende e non approva alcuni atteggiamenti di Han-soo, trovandoli eccessivamente burberi e occasionalmente disumani. Ma Han-soo le dimostra presto che la legge non è così semplice come sembra, soprattutto in un’era in cui gli stessi uomini di legge, coloro che sono al potere, non la applicano mai. Tra casi minori, portati a compimento con successo, il rapporto tra i due migliora fino all’instaurarsi di un sentimento. Nel contempo, il filone narrativo segue anche le vicende a corte dove il giovane Re in carica è tenuto sotto scacco dal Primo Ministro e da tutti i suoi innumerevoli seguaci. Inizia quindi la vera lotta di potere che si scopre essere direttamente correlata ad Han-soo per due motivi: il primo è che il Re vede in lui l’unica figura a cui potersi appoggiare per cercare di ripulire la corruzione a palazzo, il secondo è che entrambi i genitori di Han-soo sono stati uccisi dal Primo Ministro per evitare che l’apparato legislativo, che il Re e il padre di Han-soo stavano creando, venisse portato a compimento. Scopriamo dunque il vero motivo dell’arrivo di Han-soo a Mapo: la vendetta. Ad uno ad uno, grazie alla sua estrema abilità e ad una strategia ben congegnata, fa crollare tutti gli esecutori materiali dell’uccisione della sua famiglia, scoprendo però anche in contemporanea il vero vaso di pandora che si cela dietro e che porta appunto alla figura del Primo Ministro, il reale obiettivo finale. Nella sua impresa viene aiutato da Yeon-joo, dal suo servo e fedele amico Dong-chi, da Lady Hong (dama della Principessa) e da un’insospettabile Yoo Ji-sun, figlio del Primo Ministro. Ecco, tralasciando l’innata bravura di Do-hwan, vorrei concentrarmi sulla figura di Ji-sun, interpretato da N. Ho apprezzato incredibilmente questo ragazzo tanto quanto ho detestato l'ennesima scelta di rilegarlo a second lead martirizzato. “Usami, straziami, strappami l’anima…fai di me, quel che vuoi…” ve la ricordate? Ad un certo punto del drama è diventato nella mia testa il jingle ufficiale ogni qual volta questo personaggio entrava nell’inquadratura. Un giovane bello, intelligente, retto da una morale solida che lo spinge addirittura ad opporsi ferocemente al padre e al mondo di corruzione e agi che egli aveva creato per lui, un uomo che alla fine ritroviamo con il cuore spezzato dal rifiuto di Yeon-joo, un uomo che si propone a tutti come fantoccio da usare a piacimento pur di proteggere la donna che ama e di portare a compimento i propri ideali. “Devi andare contro mio padre? Usa me.” “Hai bisogno di questo? Usa me” “Non farlo tu, usa me!” e via dicendo. Lo troviamo quindi in prima linea, forte del suo nome e della sua nomina a Magistrato, a condire drink con polverine magiche, a falsificare documenti e a portare avanti un peso che, francamente, non meritava. Il tutto alla fine per ritrovarlo senza una minima soddisfazione sentimentale né personale, con un padre criminale e malato di mente da accudire. Mi è piaciuto? Assolutamente no, anzi, mi è davvero dispiaciuto per lui, l’ho trovato un personaggio pieno di potenziale non sfruttato. Interpretazione fortissima invece quella di Han-soo, Woo Do-hwan ha retto magistralmente l’intera trama, a lui hanno affidato la parte comica e drammatica e le ha centrate entrambe senza se e senza ma. E’ stato impossibile non ridere con lui così come è stato impossibile evitare di piangere mentre, straziato e dilaniato nell’animo, l’abbiamo visto accompagnare la sorella, che credeva persa, fino alla sua tomba. Do-hwan ha portato in scena un’interpretazione fantastica, estremamente credibile ed emozionante, peccato che sia stata poco sostenuta dalla protagonista femminile, rappresentata da una poco incisiva Bona. Il suo personaggio è stato subissato dalla potenza e dall’esuberanza di Han-soo, ma la verità è che non si è difesa bene nemmeno nelle scene più sentimentali dove, per citare la mia socia, il primo bacio è sembrato più un tentativo di rianimazione bocca a bocca al punto che, per un attimo, anch’io ho temuto di essere piombata in un crossover con ”Poong, the joseon psychiatrist”, il che sarebbe andato anche bene senonchè la verità è che quello che abbiamo visto era solo un brutto, brutto bacio. Brutto come il successivo ed ultimo, vagamente migliore ma sempre senza mordente (e senso!). Do-hwan ha dato prova di saper fare decisamente meglio e io mi aspettavo qualcosa al suo livello. Ottima invece la recitazione di Han So-eun che ha dato vita a Kang Eun-soo, la sorella di Han-soo. Lei mi ha davvero regalato, assieme a Do-hwan, le due puntate più emozionanti e commoventi di tutta la serie. Concludendo: il drama è, a livello di trama, estremamente ben fatto, dal mio punto di vista la storia è solida e l’intrigo è nuovo, mai noioso o scontato! Boccio la parte romantica e ritengo che ancora una volta sia stato sprecato un second lead strepitoso, con un potenziale fantastico, cosa che devo dire ho già riscontrato in parecchi altri drama e inizia a darmi un po’ sui nervi. Per quanto riguarda il finale, va detto che risulta raffazzonato e poco sensato: Yeon-joo che sparisce per anni, che sembra non possa avere figli…informazioni che ci vengono lanciate addosso come coriandoli senza però ricevere poi nessun approfondimento, troppo bisognosi di rifilarci la conclusione a tarallucci e vino con loro che si rincontrano, grazie al Re e a Ji-sub, e che si baciano post datando le opportune spiegazioni a data da definirsi. Pur comprendendo l’esplosione di passione dopo anni di astinenza, rimango una spettatrice comunque un po' confusa. Peccato. Vale comunque la pena vederlo, però. Se l’intrigo ben studiato non è sufficiente a convincervi, allora lo farà sicuramente Woo Do-hwan senza maglietta! Fidatevi!

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Completed
Divorce Attorney Shin
0 people found this review helpful
Jul 24, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 2
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.5
Music 10
Rewatch Value 9.0
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Una chicca troppo poco conosciuta

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

“Il Divorzista” è uno di quei drama assolutamente sottovalutati all’interno del panorama Netflix. Poco pubblicizzato, forse anche perché non vanta nomi conosciutissimi all’interno del suo cast, è invece una piccola chicca di 12 episodi che trova il suo sviluppo all'interno dell’universo dei legal-drama. Per certi versi ricalca un pochino sia “Avvocata woo” che “One Dollar Lawyer”, nessuna sindrome di asperger o personalità eccentriche all’orizzonte, sia chiaro, ma sicuramente un protagonista molto particolare, sia nell’aspetto che nei modi. L’avvocato Shin è infatti un ex professore di pianoforte che dalla Germania, dopo la morte prematura della sorella, è tornato in Corea e nella metà del tempo utile è riuscito a prendere l’abilitazione come avvocato, abbandonando dunque il suo mestiere e passione. Comunque estremamente appassionato di musica, e grande fan del genere trot, è espertissimo in casi di divorzio, si occupa principalmente di situazioni controverse, socialmente ritenute discutibili o immorali. Il primo caso è quello che vede come protagonista una famosissima dj, Lee Seo-jin, che, vessata dall’estrema e assolutamente condannabile gelosia del marito, finisce per tradirlo con un giovane chef che pubblica un video di un loro incontro intimo. La gogna mediatica piomba sulla donna come una ghigliottina nell’epoca della rivoluzione francese, le dita puntate, gli sguardi, gli assalti, le battutine, i giudizi si sprecano, ma il desiderio di Seo-jin non è quello di riscattarsi, bensì di ottenere la custodia del figlio, così da allontanarlo dal marito manipolatore. Rifiutata da tutti gli avvocati, Shin Sung-han, colpito dall'amore materno, la difende e vince la causa con astuzia e arguzia, dimostrando di fatto di essere un uomo dalle vedute aperte e con una dialettica e una capacità professionale fuori dal comune, caratteristiche che lo porteranno a condurre altri casi difficili quanto questo: mogli schiavizzate, mariti imbrogliati, adolescenti arrabbiati che lottano contro l’abbandono. Ogni caso è interessante, emotivamente coinvolgente e presenta una morale sociale, ancora una volta infatti al centro è stato messo anche il pregiudizio e il giudizio sociale. Un uomo umiliato, massacrato, e diffamato dal pubblico, affamato spettatore di disgrazie altrui, coadiuvato da un giornalismo becero che persino nel momento in cui la verità viene a galla non si ferma, ma pretende che ad essere “giustiziato” sia la vittima ora divenuta carnefice, così da accontentare l’appetito dello spettatore medio. E’ chiaro l’intento di far emergere, tra le storie, ancora una volta la problematica di un giornalismo più intento al gossip che ai fatti di mera cronaca e al conseguente assalto perpetrato dalla gente nei confronti di quelli che, nonostante siano innocenti fino a prova contraria, vengono comunque dipinti come mostri moderni dalle sapienti dita di chi più che a caccia di notizie, oggi, si dimostra a caccia di like e consensi. Oltre a ciò però, trova dislocazione anche la vera storia principale del drama che vede l’avvocato Shin lottare per la custodia del nipote, figlio della sorella deceduta in un incidente stradale dopo aver ricevuto una telefonata da un utente sconosciuto il giorno stesso in cui ha perso in tribunale la custodia del bambino. Il piccolo, inserito in un contesto familiare prettamente di facciata, assolutamente privo di amore e comprensione, sviluppa un disturbo bulimico e depressivo, inducendo quindi lo zio a intervenire, cosa che lo porta, come di consueto, a scoperchiare il classico“vaso di Pandora”.
Personalmente posso dirvi che ho incredibilmente apprezzato questo drama, che ritengo davvero ingiustamente sottovalutato. Ogni storia mi ha commosso e lasciato delle domande morali, ma quello che davvero mi ha scaldato il cuore in questi 12 episodi è stato il rapporto fraterno tra i 3 protagonisti. In questo drama di amore sentimentale ce n’è poco, ma di amore filiale e fraterno se ne abbonda. Sung-han e i suoi amici, Jeonk-sik e Hyung-geun, rappresentano il più bel rapporto di amicizia che ad oggi sia mai stato a mio avviso rappresentato. Il loro modo di condividere ogni situazione, di sostenersi sempre, di aiutarsi e di sacrificarsi gli uni per gli altri, la loro comprensione reciproca, persino mentre sono al telefono senza il bisogno che uno di loro parli, è qualcosa che è andato oltre a qualsiasi tipo di sentimento a cui siamo abituati. La loro amicizia mi ha scaldato il cuore e l’anima, mi ha fatto pensare a quanto meravigliosa potrebbe essere la vita se, nonostante le disgrazie, qualcuno camminasse accanto a noi con la stessa connessione che questi tre uomini hanno portato sullo schermo. Commoventi, dolci, divertenti, così “familiari” da non avermi fatto sentire la mancanza di una relazione amorosa tra il protagonista e Seo-jin, relazione che, detto tra noi, avrei comunque apprezzato e che credo fermamente sarebbe stata bene nel contesto, ma di cui in verità non ho sentito davvero la mancanza. “Il divorzista” è dunque un drama che vi consiglio profondamente, è un racconto che evidenzia un’altalena di emozioni in maniera impeccabile, anche attraverso la musica classica e trot (un genere di musica coreana popolare insediatosi dopo l’occupazione giapponese, mi sono informata!) che infondono in ogni scena, lacrimevole o meno, un’intensità assolutamente speciale.
Questo è un drama visibilmente studiato, ricercato e ben realizzato che vi consiglio di vedere, senza ombra di dubbio.

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Completed
The Potato Lab
0 people found this review helpful
Jun 3, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.5
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Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Avendo io soprannominato Kang Tae-oh “Patato” ovviamente non potevo esimermi dal guardare un drama che parla di patate. Era un obbligo a tutti gli effetti e quindi, nonostante avessi sentito solo recensioni poco entusiaste, ho comunque affrontato il mio dovere. Me ne sono pentita? Non proprio. Le mie aspettative erano ai minimi storici, non credevo neanche di riuscire a finirlo per la verità, e certamente l'ho fatto unicamente per Patato, il quale mi aveva regalato molte gioie prima della leva da cui mi è tornato decisamente in forma smagliante. Avrei preferito una seconda stagione di “Avvocata Woo”? Palese. Sono rimasta anche infastidita e delusa dal fatto che non ci sia stato un immediato reclutamento per riportare in auge tale capolavoro, ma non ho odiato neanche “The Potato Lab” per quanto ci fossero tutte le premesse. Lo sapete che la sottoscritta non è un'amante dei romantici, né tanto meno sopporta personaggi fastidiosi e macchiettistici esasperati all'inverosimile solo per far ridere, eppure, forse aiutata dalle mie inesistenti aspettative in merito, sono riuscita a farlo scivolare via abbastanza bene. Ho solo una domanda in merito: come può venire in mente a Netflix di creare un drama sulle patate? Perché? Non c'erano sceneggiature migliori da sottoporre al nostro Patatone Nazionale? A volte mi domando chi diamine sia colui che approva tali scemenze per farle produrre e vorrei andare a schiaffeggiarlo con del kimchi, in pieno stile telenovela coreana della mattina. Ma questo ci è toccato, perciò bando alle ciance e tuffiamoci di testa nel mondo delle patate! Urla entusiaste dal pubblico di sottofondo...
So Baek-ho è un robot che lavora per un'azienda enorme che acquisisce aziende piccole, le sventra all'osso e fa in modo di ottimizzare i costi, licenziando in tronco tutti i lavoratori superflui. È freddo, calcolatore e il suo unico Dio è la logica. Sembra quasi Sheldon Cooper (se non avete colto la citazione, siete pregati di andare a riguardare Big Bang Theory, brutte capre), ma in versione sexy da paura. Chiaramente, essendo un bellone in giacca e cravatta dal cuore di ghiaccio, viene tenuto in altissima considerazione dalle donne capo dell'azienda malvagia, ma diciamo che i suoi colleghi non sono proprio entusiasti di averlo intorno. Essendo lui socialmente impedito, rigido all'inverosimile, non mi è difficile capire perché. Viene dunque spedito in missione, per comprendere e decidere la sorte del Potato Lab, un vero e proprio laboratorio di sviluppo e ricerca sulle patate in campagna nel niente. Dalle sue indagini e decisioni dipende dunque l'esistenza di questo piccolissimo e ameno ammasso di folli, all'interno del quale lavora la nostra protagonista: Kim Mi-kyeong, una pazza scatenata interpretata da Lee Sun-bin, con evidenti problemi di gestione della rabbia e affettivi. La nostra ragazza vive in una specie di enorme Guesthouse (che non so bene come faccia ad andare avanti visto che non hanno clienti) con suo fratello e la migliore amica, una persona odiosa, fastidiosa che mi ha fatto saltare i nervi una puntata sì e l'altra pure con la sua voce acuta, il suo modo di fare sempre troppo oltre le righe fino a diventare un personaggio sgradevole e inverosimile. Se avessi un'amica del genere penso che la butterei dal balcone per puro caso. Comunque il nostro Patato si trasferisce proprio alla Guesthouse e inizia a incutere timore e devastazione nella vita di questa tranquilla comunità. L'inizio è alquanto difficile. Lui non è un tipo malleabile e inizia a licenziare gente a destra e a manca, compresa Mi-Kyeong, per gli amici MK. Lei non la prende benissimo e i due iniziano col piede sbagliato il loro rapporto. Dire che si detestano è dire poco. La natura dell'altro è estranea completamente ad entrambi; non si comprendono, non riescono a comunicare e sono due testardi cronici. Perciò inizia una vera e propria lotta senza quartiere tra di loro, che coinvolge anche gli abitanti del villaggio in alcune scene davvero divertenti che mi hanno fatta sorridere. Finché una sera, i due ubriachissimi, non finiscono per baciarsi. Sarebbe meglio dire che MK bacia Patato, ma il succo è che lui, vista la sua natura tremendamente logica, le chiede di uscire il giorno dopo. Nella sua testa più o meno è accaduto questo: ci siamo baciati, ma solo le coppie si baciano, noi non lo siamo, urge dunque porre rimedio! Praticamente un processore Windows 98 in piena regola, sì perchè è decisamente rimasto ai tempi della pietra. Lei ovviamente lo respinge, perché per quanto lo trovi attraente, e fidatevi il drama vale la pena solo per lui, è comunque il suo odiato capo che l'ha licenziata. Lui promette quindi di fare in modo che lei lo accetti e dovrebbe quanto meno iniziare a corteggiarla, in realtà non è molto portato per la cosa, visto che è un robot e i robot non capiscono il romanticismo. Per sua fortuna però è anche un Patato in piena regola, fedele, intelligente, ligio, comprensivo e tremendamente testardo, perciò i due passano insieme moltissimo tempo, sia a lavoro che fuori. Lentamente, come in ogni drama che si rispetti, i ghiacciai iniziano a sciogliersi e le asce di guerra ad essere sotterrate. MK però si porta dietro un passato doloroso, fatto di ferite profonde non ancora del tutto guarite. Sappiamo infatti che il capo di Patato, nonché genero della CEO dell'azienda, è il suo ex e che lo stronzetto l'ha tradita talmente tanto che un cervo a primavera in confronto è senza corna. Il simpaticone, non contento, ha avuto anche il coraggio di mollarla portandole la partecipazione di nozze con l'amante. Roba che io lo avrei preso per il collo e strozzato come un pollo, come minimo! Ma come ti può venire anche solo in mente una roba del genere? Ma poi così dal niente, dopo sei anni di relazione e dico sei! Se lei lo avesse ucciso, le avrebbero dato le attenuanti. In Italia forse anche una medaglia al valore. Invece in Corea, visto che lavoravano insieme e lui si è sposato con la figlia della boss, che hanno fatto? L'hanno bullizzata e isolata sul lavoro, finchè non si è licenziata, mollato tutto e ritirata in campagna a leccarsi le ferite e coltivare patate. Roba da manicomio. Ovviamente poi il suo piccolo laboratorio viene acquisito proprio dalla società dell'ex e i due finiscono col vedersi anche troppo spesso, riportando a galla dolori e ferite ancora non del tutto rimarginati. In tutto ciò Patato si dimostra una green flag con i contro fiocchi, di una dolcezza infinita e con un cuore immenso. Diventano una coppia, anche se devo dire che mi domando come due persone così diverse possano coesistere senza sgozzarsi a vicenda, e la loro storia d'amore è molto carina, fatta di molti momenti dolci ma non stucchevoli e di molti sorrisi. Diciamo che la trama è tutta qui, a grosse linee, perciò potete capire che sia impossibile per me dare un voto alto. Non c'è contenuto profondo, non c'è una struttura vera e propria e non succede praticamente niente. È semplicemente una struttura vuota, uno di quei drama che se fossero in italiano, li metteremo come sottofondo per altre attività, regala sporadici sorrisi e nulla più. Tae-oh si carica letteralmente tutti sulle spalle e se li porta alla fine, con una fatica immensa e una classe unica. Non è però in grado di salvarmi dall'odio profondo e viscerale per la migliore amica di lei, né della maggior parte dei personaggi secondari, che in un modo o nell'altro sono stati tutti trasformati in pagliacci e caricature di veri esseri umani. Alcuni più di altri, ovviamente, ma comunque abbassano di moltissimo la valutazione, insieme alla trama claudicante. Unico applauso dunque al nostro Patato, in splendida forma, carismatico, divertente, affascinante, bellissimo, capace di interpretare personaggi differenti l'uno dall'altro con una grande maestria, nonostante questo drama fosse nettamente al di sotto delle sue capacità. Spero che lo abbiano pagato profumatamente e che adesso si impegni in progetti che esaltino la sua recitazione a dovere e non lo costringano in un pantano come questo.

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Completed
Blue Birthday
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May 11, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 6.0
Music 7.0
Rewatch Value 8.0
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Un mini-drama, un teen in piena regola ma con una vena crime che stupisce e sorprende!

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Il problema dei mini-drama è che a prescindere, per quanto uno si impegni, posizionano di default l’asticella delle aspettative piuttosto in basso. Un po’ la premessa di episodi ridotti, un po’ il minutaggio inferiore, sono sempre il preambolo di drama meno importanti, non al livello degli altri. Se poi sono mini-drama e pure teen, allora peggio che peggio. Eppure “Blue Birthday” sconvolge completamente le regole. E’ un mini-drama, è un teen in piena regola ma ha una vena crime al suo interno che stupisce e sorprende, forse cavalcando intelligentemente anche la comune concezione che i mini-drama siano solo dei passatempo veloci. Oh Ha-rin è una studentessa del liceo prossima ai 18 anni, è brillante, entusiasta e serena ed è circondata da un gruppo di amici con cui condivide tutto: Eun-song, che nasconde una cotta segreta per lei, l’amica Su-jin con il fidanzato e Ji Seo-jun, un giovane appassionato di fotografia di cui Hae-ri è innamorata e perfettamente ricambiata. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Hae-ri decide finalmente di dichiararsi all’amico di sempre, i due si danno appuntamento nell’aula di fotografia dove Seo-jun le dice di averle preparato una sorpresa, e in effetti una sorpresa c’è. Hae-ri entra nell’aula, ad aspettarla trova festoni color pastello, cappellini colorati e una torta alla panna da leccarsi i baffi, ma manca Seo-jun. La giovane lo cerca e quando sposta la tenda che divide l’aula dalla stanza per sviluppare foto, trova il ragazzo a terra in una pozza di sangue con le vene tagliate. Passano una decina d’anni da quello che è stato archiviato come un suicidio, Hae-ri è diventata una quasi trentenne nel pieno del lavoro, si occupa di soccorrere e recuperare animali in difficoltà, ed è rimasta una ragazza solare ma senza la spensieratezza di un tempo che non è mai tornata. Ancora single, rifiuta categoricamente ogni incontro e anche l’amico innamorato da una vita, Eun-song, è sempre e solo un amico. Il giorno del suo 28esimo compleanno una chiamata per un animale in difficoltà presso il liceo frequentato da lei e dai suoi amici in passato, scatena nella ragazza i ricordi dei momenti trascorsi con Seo-jun, fino a farle rivivere il giorno del suicidio del giovane. Uscita dal lavoro, quello stesso giorno, si imbatte per caso nel vecchio negozio di fotografia vicino al liceo e in vetrina vede in vendita la macchina fotografica del ragazzo. Non ci pensa due volte e corre ad acquistarla, insieme però trova anche delle foto fatte sviluppare ma mai ritirate. Sono foto di tutti loro scattate da Seo-jun e ci sono anche degli scatti di lei stessa che lui le aveva fatto di nascosto, fingendo di non volerla assecondare nel suo desiderio di essere il soggetto di qualche foto. Tornata a casa con il bottino carico di malinconia, Hae-ri, in un momento di grande tristezza, brucia una fotografia che la ritrae, quando però le fiamme stanno per incenerire lo scatto, si ritrova improvvisamente catapultata nel passato. Non è un sogno, le foto sono un mezzo per viaggiare nel tempo e bruciarle fa attivare lo spostamento. Hae-ri quindi, dopo un iniziale momento di confusione, comprende che ha 9 tentativi per salvare il suo grande amore dalla morte, e soprattutto per capire come mai un ragazzo che credeva felice abbia deciso di suicidarsi. Chiaramente non vi svelerò oltre, perchè i gialli time-traveling, o comunque i gialli in generale, disseminano indizi ovunque e la loro bellezza sta proprio nel concentrarsi per arrivare a capire chi sia il colpevole. Che Seo-jun non si sia suicidato, è chiaro dal minuto 1, chi sia stato è il vero problema. Forse, come vi ho detto all’inizio, sono stata fuorviata dal fatto di avere davanti un mini-drama, e non mi sono immersa abbastanza nella narrazione, o forse questo drama è solo fatto davvero bene, sta di fatto che quando il colpevole è venuto fuori mi sono data della cretina da sola. L’ho fatto perchè in quel momento indizi che avevo scioccamente sottovalutato o addirittura ignorato, si sono uniti nella mia mente come un puzzle, e poi perchè in effetti mi sono superficialmente focalizzata su un colpevole troppo scontato. Il punto è che questo drama mira una persona in particolare, ma noi avventurieri del noir sappiamo già che difficilmente il vero assassino è quello che sembra indiscutibilmente colpevole, quindi ne cerchiamo un altro. E così ho fatto, ma ho puntato tutto su una scelta troppo scontata. Il fatto però che questo drama mi abbia così sorpreso, è stato assolutamente positivo, quindi il mio consiglio è di guardarlo attentamente e di non sottovalutare il suo potenziale. Molto carini anche gli attori, forse più adatti al ruolo teen che alla versione adulta, ma comunque piacevoli. La loro gioia e spensieratezza è entrata bene in contrasto con quella che poi è stata una trama più crime. Se devo cercare il pelo nell’uovo e fare una critica allora lasciatemi dire che sì, in un teen si è già consapevoli che le interazioni romantiche saranno ridotte all’osso, quasi imbarazzanti, ma avendo avuto anche qualche scena di loro nella versione adulta (no, non vi sto spoilerando il finale, ogni volta che Hae-ri cambia il passato, di riflesso cambia anche il futuro, rammentatelo!) mi sarebbe davvero piaciuto avere almeno un bacio un po’ più bacio, e non due trentenni che a mala pena si sfiorano con meno passione di quella che ci metto io quando bacio il mio cane. Ecco, è l’unica nota stonata, per il resto questo penso sia uno dei mini-drama più interessanti e ben fatti che io abbia visto ad oggi. Assolutamente promosso e consigliato.

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Completed
Only for Love
0 people found this review helpful
Apr 12, 2025
36 of 36 episodes seen
Completed 0
Overall 7.0
Story 7.0
Acting/Cast 6.5
Music 6.5
Rewatch Value 6.5
This review may contain spoilers
Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Questo lo definirei il drama del miracolo, perché è un drama cinese che ho visto dall’inizio alla fine e, udite udite, mi è piaciuto!
Sia chiaro, è pur sempre un drama cinese che persegue in tutto e per tutto le dinamiche, la tipologia narrativa e la produzione classica che appartiene a tutte le serie tv che arrivano dalla Cina, quindi si presenta con ben 36 episodi (più uno speciale) che raccontano di tre storie d’amore che nascono e si sviluppano in modo sempre un po’ assurdo, con questi protagonisti che non appaiono mai troppo umani ma piuttosto come delle esasperazioni di sé stessi, del loro ruolo lavorativo e del loro modo di relazionarsi. Però, sta di fatto che l’ho visto piacevolmente e, alla fine, non mi è dispiaciuto.
Zheng Shu Yi è una giornalista che si occupa di economia, è giovane, intelligente, particolarmente brava nel suo lavoro e, a quanto ci dicono, bellissima (al punto che questa cosa le viene ripetutamente rinfacciata). La sua penna viene definita come pungente, acuta, ma sempre molto centrata, onesta e valida, tant’è che inizia a farsi strada nel mondo della finanza venendo scelta come giornalista da personalità di spicco per interviste mirate. Una di queste persone è Shi Yan, un finanziatore sulla cresta dell’onda che fino a quel momento ha sempre rifiutato apparizioni in pubblico. Shu Yi ad ogni modo, essendo così richiesta a discapito di colleghe più anziane, genera facilmente invidie sul posto di lavoro, e anche nelle relazioni sentimentali non se la cava molto bene. Scopre infatti che il suo fidanzato storico la tradisce con una giovane ragazza la quale, per un fraintendimento che si protrarrà per quasi tutti gli episodi, sembra essere proprio la nipote di Shi Yan. Shu Yi quindi si avvicina al giovane finanziatore con due scopi: intervistarlo e trovare il modo di mettere in cattiva luce la nipote e l’ex fedifrago che vuole a tutti i costi entrare a lavorare nell’azienda di Shi Yan. Ma le cose non vanno esattamente così, infatti, come nelle migliori favole romantiche, tra i due, mentre continuano a collaborare lavorativamente, sboccia l’amore. Sentimento che, se devo dirla tutta, ci regala anche parecchie gioie, i cinesi infatti avranno una scrittura un tantino assurda, ma a limoni sono dei veri maestri, scordatevi le labbra appena sfiorate dei Coreani! Ad ogni modo Shi Yan e Shu Yi non sono l’unica coppia di cui questo drama parla. Adesso, smettete di fare qualsiasi altra cosa stiate facendo, armatevi di penna e taccuino e concentratevi perchè i nomi sono uno scioglilingua: Yu You, un professore di economia che collabora con Shi Yan, si innamora di Shi Yue, la giovane e vera nipote di Shi Yan che lavora come stagista di Shu Yi al giornale; e poi la mia coppia preferita in assoluto composta da Guan Ji, dongiovanni, amico e socio di Shi Yan, e Ruo Shan (Shan Shan), migliore amica di Shu Yi e anche lei giornalista ma per un altro giornale.
L’aver introdotto altre storie piuttosto valide, ben fatte e molto gradevoli (quasi al pari della prima), a mio parere è un bel punto di forza che riesce in qualche modo ad alleggerire le 36 lunghissime puntate di cui è composto questo drama. Ciò rende la narrazione più leggera. Al contrario, se come in tanti altri drama mi fossi ritrovata con quasi 40 puntate tutte incentrate sostanzialmente sulle stesse due persone, probabilmente avrei mollato la nave molto prima. Sì, con tutta l’onestà, va detto che tutti gli intrecci amorosi si snodano all’interno dello stesso gruppo di persone, quindi non c’è grande fantasia in tutto nè troppo impegno narrativo, però, per gli standard cinesi, questo drama risulta sorprendentemente scorrevole, piacevole e carino. Lo consiglierei indubbiamente a chi, come me, fatica a trovare un drama cinese apprezzabile, e a chi sta cercando qualcosa di molto romantico per passare il tempo. Sicuramente per gli amanti dei c-drama, questa è una storia che non vi deluderà.
Ecco, se posso darvi un’ulteriore dritta, nel caso in cui facciate un po’ fatica ad approcciarvi a questo genere, io ho guardato questo drama non come faccio con quelli coreani, ma a tempo perso, nei ritagli di momenti liberi, e, alla fine, non ho percepito la pesantezza degli episodi, quindi suddividetelo nel tempo e non affrontatelo tutto insieme.
Per il resto, sono felice di poter finalmente promuovere un drama cinese a cuor leggero!

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Completed
The Worst of Evil
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Mar 29, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.5
Rewatch Value 8.0
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Ji Chang-wook che le busca di santa ragione

Recensita da: Jade IG: @_Dramalia_

Anni 90.
Gangnam.

Quando a Seoul non c'erano ancora telecamere a ogni angolo, quando la giustizia era solo un nome, quando per le strade della città in espansione c'erano ancora criminali che spadroneggiavano sui quartieri spacciando droga, azzuffandosi per quattro soldi e commettendo piccoli crimini che la polizia tollerava chiudendo un occhio, qualcuno stava prendendo il comando di Gangnam. In questo scenario si svolge la nostra storia, il nostro racconto fatto di violenza e crimini efferati, di droga e dolore, di rimpianti e rimorsi.
Jung Gi-cheul (Wi Ha-Joon) è il capo di una delle bande più ricche e influenti a Gangnam. E' un uomo freddo e spietato che ha fatto carriera a suon di tradimenti e coltellate, scalzando dalla scena il precedente detentore di quel titolo, facendo affari loschi coi giapponesi e ancor più loschi coi cinesi. E' circondato da tutta gente fidata, i suoi amici di una vita, che lo hanno accompagnato sin da quando era un DJ squattrinato che suonava nei locali di gentaglia da quattro soldi. Insieme, questi cinque uomini, hanno scalato le vette della malavita, arrivando a controllare una nuova droga sintetica che circola in ogni strada di Seoul. Durante l'ascesa però, uno dei suoi uomini perde la vita, dando alla polizia il modo perfetto per infiltrarsi tra i suoi ranghi e sgominare il commercio di droga. E' qui che entra in gioco il nostro Re degli Action: Ji Chang-Wook, nel ruolo del poliziotto/gangster. L'agente Park Jun-mo si presenta a Gi-cheul come il cugino del suo scomparso amico che sta cercando vendetta per la sua morte. Nei panni di Kwon Seung-ho, si infiltra tra i suoi ranghi facilmente, o meglio facendosi pestare a sangue un episodio sì e l'altro pure. È la sua specialità farsi massacrare di botte ad ogni occasione, per dimostrare di essere fedele, di essere pronto a tutto per il suo capo e la sua banda. Ovviamente Gi-cheul è anche un gran sentimentale, perciò gli permette di entrare, partendo dal basso, provando a fargli fare la gavetta come ogni altra nuova recluta. Purtroppo per lui, Seung-ho non è proprio il tipo che pazientemente aspetta l'occasione giusta, ma più quello che le crea. Grazie ai suoi compari poliziotti dunque ne inventa una ogni due secondi per riuscire a raggiungere il cuore di Gi-cheul. Ovviamente però questi non potevano essere un gruppo serio di poliziotti, con la testa sulle spalle e un piano a prova di bomba per non far saltare la copertura di Jun-mo, sennò che gusto ci sarebbe? Questo disgraziato viene mandato a rischiare la vita, con una storia che fa acqua da tutte le parti, dicendo ai suoi colleghi che si prende un periodo di aspettativa per asma, alla moglie che va via per un caso, senza contare le tremila persone che lo conoscono e il fatto che il capo Gi-cheul ha un passato proprio con sua moglie. Della serie: facciamo le cose a cazzo e vediamo come va, tanto si sa che Ji se la cava sempre in ogni situazione, anche quando un capo della mafia si vuole bombare sua moglie e andarci a vivere felice e contento dopo essersi ritirato e aver lasciato la banda nelle sue mani. Certo, tutto regolare, perchè no? Aggiungiamoci poi una cinese che si innamora di lui, un poliziotto fastidioso corrotto e il fatto che sotto sotto si affezioni al bastardo capo della banda, e avremo la ricetta perfetta del caos, ma anche di un drama che tiene letteralmente incollati allo schermo. Ogni puntata è densa di violenza, botte, sangue, coperture che rischiano di saltare e una tensione latente da capogiro. Ad ogni istante tutto rischia di saltare in aria, come la pazienza di Jun-mo quando vede la moglie flirtare col capo banda. Lo spettatore è letteralmente impaziente di continuare a seguire le disavventure di questo poveraccio, che lentamente si fa più gangster di quanto non sia mai stato poliziotto. Col tempo, la vita da fuorilegge gli entra nelle ossa, finché ne viene letteralmente fagocitato. È leggendaria la scena in cui completamente ricoperto di sangue dalla testa ai piedi, in abito bianco, accoltella un tizio davanti agli occhi terrorizzati della moglie. Da brividi in tutti i sensi, sia per l'interpretazione magistrale di Re JiAction, sia per la trama davvero ben strutturata. Intrighi, tradimenti, passioni, passato e futuro si intrecciano, insieme agli scrupoli morali, alla propria bussola interna che perde la via, a quel sottile filo tra bene e male che si sgretola ogni minuto di più, finchè ciò che si è diventati, benché in nome di un bene superiore, alla fine sia impossibile da riconoscere nello specchio. Se JiAction è stato grande, non posso non nominare anche tutto il resto del cast, a partire da Wi Ha-joon, sublime nella sua interpretazione, e così anche gli altri membri della banda. Unica nota stonata devo ammettere che è la moglie di Pak Jun-mo. Yoo Eui-jeon è una poliziotta di successo, trasferita dalla campagna a Seoul per meriti, è sposata con un poliziotto e sembra che dovrebbe essere un tipo in gamba, invece il suo personaggio è quantomeno deludente. Sembra sempre sperduta, con gli occhi grandi e la faccia confusa, senza spina dorsale e completamente in balia degli eventi. Si mette in mezzo all'indagine del marito, a causa dei suoi legami passati con Gi-cheul, ma non fa altro che provocargli problemi e dolori, soprattutto quando la relazione tra i due si fa più profonda (c'è anche un limone niente male) e ne diventa a tutti gli effetti la fidanzata. Persino durante le scene d'azione in cui nella bolgia tutti si accoltellano e prendono a schiaffi, lei sembra un cucciolo smarrito, che deve essere salvato ora dall'uno e ora dall'altro protagonista maschile. Se poi la mettiamo a confronto con la cinese spacciatrice Lee Hae-ryeon, che è una forza della natura, allora purtroppo mi trovo costretta a darle un meno. Non tanto per l'interpretazione ma proprio per la caratterizzazione del personaggio in sé. Il resto è senza dubbio degno di essere visto, ovviamente sempre e solo se avete stomaci resistenti e la violenza non vi impressiona troppo. Anche solo per il duo carismatico di attori principali, credo che valga una visione. Se ci mettiamo anche fotografia, recitazione, scene action perfettamente coreografate e trama colma di suspense, allora potrei anche azzardarmi a dire che è uno dei drama di questo genere più interessanti che ho visto ultimamente. E sapete che potete fidarvi di me, che di solito sono una gran criticona.

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