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  • Join Date: March 31, 2024
Completed
Rainkissed Fate
2 people found this review helpful
Aug 20, 2025
30 of 30 episodes seen
Completed 4
Overall 8.0
Story 2.0
Acting/Cast 2.0
Music 6.0
Rewatch Value 4.0
This review may contain spoilers

Mr Canotta è tornato!

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Ed eccoci qui, signori e signore, con il nuovo capolavoro targato Dai Gao Zheng, conosciuto anche come il “cavallerizzo manzo”, il “limonatore imbizzarrito” o “Mister Canotta”.
Ebbene, il nostro eroe ci ha deluso oppure siamo di fronte al terzo drama più trash della storia? Lo stallone cinese per eccellenza non potrà mai deluderci e dunque, per la terza volta accanto a Chen Fang Tong come coprotagonista, ci porta in un racconto così trash che non riuscirete a non rimanere completamente soggiogati di fronte a tutti quei muscoli bagnati e appiccicaticci che sbatacchiano lei di qua e di là, mollano cazzotti ai cattivoni e sfilano grondanti di sudore di fronte ai nostri non più innocenti occhi.
He Yu Chen (lo stallone imbizzarrito) è un ex pugile professionista caduto in disgrazia a causa di incontri truccati nei quali viene abilmente incastrato dal fratello della protagonista. Lei è Bu Yan, un’ereditiera scacciata dalla famiglia perché rimasta incinta sei anni prima del nostro manzissimo Yu Chen, aka sperminator, che in un colpo solo, durante una notte di folle passione, è andato a segno per ben due volte, le quali portano i nomi dei gemelli Xiang Xiang e Sheng Sheng, un maschietto e una femminuccia. Il piccolo però nasce con una leucemia mieloide cronica e necessita urgentemente di un trapianto di midollo. Cosa fa la nostra scaltra eroina? Riappare di fronte al bel Yu Chen dopo sei anni di sparizione e lo convince a firmare un finto contratto di matrimonio che prevede una clausola: 10 milioni in palio per lui se riesce a ingravidarla un’altra volta. Io 10 milioni non li ho, ma posso farle 10 minuti di applausi perché, francamente, con il limonatore imbizzarrito figlierei pure io. Ma lei è un pizzico più pura di me (mica tanto eh…) e vuole farsi ingravidare per poter curare il figlio con il cordone ombelicale del terzo pargolo. Chiaramente però non può figliare con gente a caso ma deve farlo col padre naturale dei gemelli (un vero sacrificio…chissà che dispiacere per lei farsi rivoltare come un calzino da uno come lui, si percepisce proprio la sua disperaahahahahh. Basta, la smetto.). Qui iniziano una serie di tentativi di seduzione che va bè, trash del trash. Ma se vi dicessi che mi è dispiaciuto vedere lui sballottolarla a destra e a sinistra e finire pure per darsi da fare sul serio, mentirei spudoratamente, e a me mentire proprio non piace. Il nostro Yu Chen, tamarro come non mai, con tanto di catenozza al collo, canotta e jeans skinny strappati, quindi accetta e firma il contrattino. I due vanno a convivere e ovviamente iniziano i guai. Da una parte il villaggio che non sopporta la riccona ereditiera che si è accaparrata il manzo, al centro l’oca innamorata di lui che fa di tutto per far finire male la nostra protagonista ninfomane, e dall’altro lato la famiglia proprio di Bu Yan che si conferma essere un tantino disfunzionale. Il padre infatti è il responsabile della morte di quello di Yu Chen, il fratello è colui che ha incastrato il limonatore negli incontri di boxe clandestini mentre l’ex di Bu Yan riappare come ciliegina sulla torta deciso a farsi perdonare di punto in bianco. Come farà mai il nostro scapolone tornato alla ribalta dopo anni a far cambiare idea a Bu Yan sugli addominali di Yu Chen? Corteggiandola? Ma certo che no! La rapisce, la ricatta, le avvelena il padre, mente sulla gravidanza, la molesta…insomma, una strategia perfetta che chiaramente, confrontata con lo stallone cinese, Re indiscusso delle spremute d’agrumi, perennemente in canotta e con i muscoli in vista, fallisce miseramente. C’è da stupirsi? Ma assolutamente no. In tutto ciò ovviamente c’è anche questo bambino bisognoso del trapianto di midollo. Secondo voi Yu Chen quanto ci mette ad accorgersi di essere il vero padre dei gemelli? Non se ne accorge, bravi. Non importa quante volte lui pensi al fatto che i gemelli siano nati esattamente dopo la notte di passione con Bu Yan avvenuta 6 anni prima, non importa nemmeno quante volte ragioni inutilmente sull’assurda richiesta di lei che riappare all’improvviso pretendendo di essere montata come un mobile dell’ikea proprio da lui e solo da lui. Insomma, non c’è niente da fare, non ci arriva finché non glielo urlano all’alba della 29esima puntata su un totale di 30. Che poi anche qui, io forse al suo posto un pochino mi sarei risentita, insomma, appari dal nulla, mi tratti come fossi il tuo inseminatore personale, non potevi semplicemente dirmi prima che ero padre e che mio figlio era pure malato? Nonostante ciò, lui integerrimo non si arrabbia ma anzi si scusa ripetutamente con lei. E bom. Noi comunque muti perchè lo fa con una maglietta di rete trasparente e francamente va bene tutto, la trama, il pathos eccetera ma la verità è che la consapevolezza di poterci grattugiare il parmigiano su quegli addominali prevale su qualsiasi altra ragione. Il bambino ad ogni modo si salva grazie ad un donatore non meglio identificato che improvvisamente appare e il terzo pargolo non serve più. Ma siamo certi che lo sforneranno a breve perché sperminator chiaramente non perdona e Bu Yan nell’ultima inquadratura sulla barca è palesemente pronta a diventare il nuovo sponsor Ikea. Quindi niente, 8 anche a questo tripudio di trash senza senso alcuno a cui normalmente avrei dato un 2 perchè sì, se c’è Dai Gao Zheng io me ne frego, come Achille Lauro. Me ne frego della trama assurda, della recitazione inesistente di ogni singolo attore sul set, delle insensate scene di lui che lancia lei praticamente ovunque (la donna più strattonata dell’universo), dei lampadari bassi a cui costantemente qualcuno va addosso, me ne frego anche della durata degli episodi (15 minuti circa di cui 5 almeno sono occupati da titoli di testa e coda), me ne frego degli outfit di lei che veste solo con centrini, merletti, scarpe con la zeppa anni 90, bigiotteria delle peggiori gioiellerie di Caracas e gonne fino alla caviglia inguardabili abbinate ad altrettanto inguardabili golfini color pastello. Insomma me ne frego di tutto e voto solo gli addominali del mio stallone e i limoni di Sicilia belli spremuti in una giornata di caldo torrido…Antò, fa caldooooo!
Sono di parte? Sì. Me ne importa qualcosa? Ovviamente NO.
Guardatelo, discepoli del manzismo. Non ve ne pentirete.

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Completed
Love Scout
2 people found this review helpful
Jul 24, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0
This review may contain spoilers
Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

“Come risolvere tutto in venti minuti.”
Secondo voi perchè ho iniziato questo drama? Perché una persona che non ama affatto le storie di solo romance si è buttata nella visione di una storia d'amore in ufficio? Proprio io, che di solito prediligo morte, sangue e violenza? Bhè, ovviamente perchè sempre io sono facilmente influenzabile dai reel di Instagram e quindi, non appena ho visto quei montaggi ad arte di una green flag suprema, mi ci sono buttata a capofitto, senza neanche pensarci troppo! Lo so, ci ero già passata e nonostante questo ho cocciutamente commesso ancora lo stesso errore. Ma se l'altra volta ero rimasta favorevolmente colpita dagli addominali di Do-Hwan ne “I Segugi”, questa volta ho sbadigliato a più non posso e in qualche occasione mi sono messa anche a scorrere i reel per passare il tempo. Il drama parte forte e vi assicuro che c'era del potenziale, eccome se c'era, le puntate erano anche lunghe (qualcuna arrivava anche a 1h e 20 minuti), gli episodi 12, quindi lo spazio per gli approfondimenti era più che disponibile, ma qui hanno scelto coscientemente di fregarsene. Hanno deliberatamente creato un sacco di potenziale per poi buttarlo alle ortiche, cosa che personalmente mi fa arrabbiare molto di più che se avessero scritto un drama mediocre già in partenza e non avessero poi potuto salvarlo.
La nostra storia ruota attorno a una CEO, Kang Ji-yun (Han Ji-min), fredda e feroce, che ha una sua azienda di head hunting (cacciatori di teste o meglio conosciuti come reclutatori per le aziende). Questa donna si è fatta da sé e si vede. Non dorme, non mangia, respira lavoro e caffeina, si sostiene solo con la pura forza di volontà e non c'è niente e nessuno che possa fermarla. A parte la salute. Infatti finisce in ospedale e la sua socia, per disperazione, la convince ad assumere un segretario. Tale Yu Eun-ho (Lee Joon-hyuk), padre single di una splendida bimba di sette anni, che ha lasciato il lavoro per un anno per occuparsi della figlia, ma al suo rientro lo hanno incastrato, costringendolo ad andarsene. Quest'uomo è la rappresentazione vivente di una green flag. Avete presente tutte le altre di cui ci siamo innamorate nel corso degli anni? Ecco, buttatele via, perché lui è il Re delle foreste verdi, un uomo che farebbe sciogliere il cuore più gelido. Non solo è un padre amorevole, ma è anche un segretario perfetto. Organizza il caos di Ji-yun e l'aiuta continuamente anche se lei lo odia e vorrebbe che sparisse. È talmente perfetto che le mette i bordi per bambini agli spigoli della scrivania perché non si faccia male, che le sistema la porta visto che ci sbatte sempre contro, che continua a girare in macchina tutta la notte pur di non svegliarla quando dorme. Inoltre è ordinato in modo impressionante e cucina come uno chef professionista. Chi non vorrebbe un uomo del genere al proprio fianco? Bhè, all'inizio Ji-yun non si rende proprio conto di quale somma fortuna abbia avuto trovando il segretario Yu, anzi lo maltratta e vorrebbe farlo dimettere, ma la cosa dura davvero poco. Lentamente e inesorabilmente apre gli occhietti e comincia a provare dei sentimenti forti per lui. È davvero imbarazzante come lo guarda e soprattutto come gli sbava dietro, mentre lui, stoico e all'apparenza inconsapevole, continua a salvarla da sé stessa e dai suoi nemici. Ora, vorrei dire che c'è di più in questo drama, ma davvero non c'è altro. Loro si innamorano, in cinque secondi lo sa anche mio zio e la figlia di lui accetta la sua nuova mamma felice e contenta. I due second innamorati rispettivamente di lei e di lui, sono inutili come un ghiacciolo al Polo Nord e i cattivi così ridicoli che ogni loro tentativo di creare scompiglio è quasi comico. Perciò semplicemente non c'è molto altro da dire. Ogni qual volta si viene a creare un problema, questo viene risolto in venti minuti, di orologio proprio. Come il fatto che il padre di Ji-yun sia morto in un incendio per salvare, guarda caso, il segretario Yu. Cinque minuti di tragedia in cui lei sembrava che non potesse mai più perdonarlo, non potesse amare l'uomo per il quale suo padre aveva perso la vita e poi? Niente, puff tutto finito in una bolla. Innamorati persi come prima. Io vagamente perplessa mi domandavo se lo sceneggiatore non avesse avuto proprio voglia di scrivere quel giorno o se avessero tagliato parti a caso per qualche motivo oscuro. Persino quando i cattivi sembrano avere la meglio dura tipo venti minuti la tragedia e poi niente, fine. Risolvono tutto con quattro frasi in croce, e persino il cattivone dei cattivoni diventa un agnellino. Io boh! Cioè io capisco la necessità di fare i drama romantici, davvero lo posso anche sostenere in un certo senso, ma così no. Questo drama che doveva sulla carta essere epico, è stato relegato in un angolo, a causa di scelte di regia alquanto discutibili. Ji-yun tra l'altro una protagonista bipolare. Prima fredda come il ghiaccio e non appena si innamora di lui diventa un cucciolo di labrador scodinzolante, senza neanche più la capacità di concentrarsi. Fa delle dichiarazioni d'amore che ti fanno venire voglia di scappare dall'altra parte a gambe levate ed è così lucida che pare perennemente sudata. Personalmente non mi ha trasmesso niente, neanche simpatia. Lui è forse l'unica cosa che mi ha permesso di andare avanti con la visione di questo drama. È forte, intelligente, compassionevole, sa sempre cosa dire, come dirlo, come prendere le persone, ha tutto quello che uno potrebbe volere e forse è questa la sua grande pecca: non ha difetti. È persino ordinato al punto che mentre sono ad amoreggiare vola in terra un po' di roba e dopo si mette a sistemare a passare l'aspirapolvere! Cioè l'uomo della vita. Però oltre a lui non c'è altro. I second sono insulsi (anche se ammetto che a me piaceva tantissimo Jung-hoon, il figlio del presidente cattivo) e non fanno il loro lavoro, tentando i nostri protagonisti neanche per mezzo secondo e quelli che dovrebbero essere i cattivi, sono al massimo dei barboncini che abbaiano troppo e mordono poco. Perciò, se proprio non avete altro da vedere, guardatelo pure, ma ci sono romantici molto migliori di questo.

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Completed
The Legend of the Blue Sea
2 people found this review helpful
Feb 16, 2025
20 of 20 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 7.5
Music 7.5
Rewatch Value 7.5
This review may contain spoilers

Il mio amore sopravvive al mio corpo

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

La domanda è: può un drama romantico che porta con sé tutti i cliché possibili e immaginabili, e che per di più non è nemmeno nuovissimo, essere accattivante nonostante tutto?
“The legend of the blue sea” è la risposta al nostro quesito. Colosso del mondo rom-com, colonna portante dei drama romantici con quelle storie d’amore scontate sì, ma incredibilmente soddisfacenti, questo drama ci accompagna in una narrazione senza tempo, così come la sua trama che parla di leggende e credenze. La sua forte contaminazione fantasy e quel pizzico di crime lo rendono ritmato e interessante, la storia d’amore invece scalda il cuore. Sarà Lee Min-ho, che con questo drama ha raggiunto vette altissime di successo, sarà l’atmosfera, sarà il racconto in sé, ma questo prodotto è una piacevolissima coccola. La sua forza sta proprio nella sua banalità, nel suo essere scontato ma sorprendentemente mai stucchevole o noioso, sempre dolce, caldo, accogliente, piacevole. E’ un drama che ricalca le favole che ci raccontavano da bambini, le stesse che, nonostante tutto, anche da adulti continuano ad emozionarci e incantarci.
"The Legend of the blue sea” racconta la storia di Sim Cheong, una sirena che, una volta sulla terra, trasforma la sua lunga coda in un paio di gambe umane. Un po’ come la Sirenetta, ma senza Ursula e strane magie o maledizioni all’orizzonte. Cheong infatti parla, è veloce ad imparare la lingua degli umani, ha una forza sovrannaturale e possiede l’abilità di cancellare la memoria. Incontra per la prima volta Joon-jae (Lee Min-ho) in Spagna, durante una vacanza dell’uomo dopo l’attuazione dell’ultima truffa portata a termine con i suoi due amici, il giovane hacker Tae-ho e l’esperto truffatore Park Moo. Joon-jae rimane affascinato da un bracciale che Cheong porta al polso, un bracciale che sembra avere un grande valore economico, tanto da farlo arrivare a truffarla, ma l’innocenza della ragazza, unita alla sua bellezza e alla sua stranezza, lo inducono a tornare sui suoi passi per iniziare ad aiutarla. Cheong infatti non conosce nulla del mondo umano, non essendo mai stata prima sulla terra, e Joon-jae è l’unico a cui si sente di affidarsi. Ma la storia è più complicata, si scopre infatti che i due non sono altro se non la reincarnazione di loro stessi nel passato, un passato con un destino tragico che ha visto il loro immenso amore portarli alla morte. Quel passato che torna anche nel presente, includendo tutti coloro che li circondano. Tra perdite di memoria e incontri voluti dal destino, Cheong e Joon-jae, dopo l’avventura in Spagna, al termine della quale la sirena ha cancellato la memoria al ragazzo, i due si incontrano nuovamente a Seoul dove li aspetta un percorso articolato. Un efferato criminale, amante della matrigna di Joon-Jae e vero padre del suo fratellastro, Chi-hyun, è sulle loro tracce, anche i suoi ricordi infatti, come quelli di Joon-Jae, comprendono spezzoni del passato. L’obiettivo è eliminare il ragazzo per ottenere l’eredità della ricca famiglia da cui proviene e impadronirsi di Choeng, le cui lacrime si trasformano in perle dalla rarissima purezza con un enorme valore economico.
La bellezza di questo drama, oltre che nella fiabesca storia d’amore, sta, secondo me, anche nello stretto e familiare rapporto di amicizia che gli sceneggiatori sono stati in grado di creare. Tae-ho, Park Moo, ma anche Shi-ah (una giovane Shin Hye-sun), il cui iniziale sentimento per Joon-jae si trasforma in amore per Tae-ho, così come la bimba e la mendicante, amiche di Cheong, sono un esempio di unione e di totale assenza di discriminazione. E’ incredibile osservare come la diffidenza iniziale di Park Moo nei confronti di una donna sporca che scava nei cassonetti, sia al contrario assolutamente assente nello sguardo innocente di Cheong che rappresenta la purezza d’animo e la totale assenza di cattiveria, invidia o pregiudizio. Così come è assente anche negli atteggiamenti della bimba che mai in un momento appare sorpresa o spaventata da qualcuno che non viene considerato “normale” per la società. E’ importante anche vedere come lei stessa, nel suo atto di mendicare, mantenga intatta la sua dignità e sia in grado, più di chiunque altro nel drama, di fornire conforto e una visione della vita molto più onesta e coerente di quello che potremmo aspettarci. Il messaggio di fondo dunque, anche per queste storie laterali, è davvero importante e non oscura ma bensì impreziosisce la narrazione principale che ci regala la favola di un amore eterno, un sentimento invincibile per la memoria e persino per la morte stessa.
“Il mio amore sopravvive al mio corpo”
E’ così che Joon-jae ci dona la dichiarazione più bella di sempre.
“The legend of the blue sea” dunque è per me una visione assolutamente raccomandata, una vera e propria favola che non sarà in grado di deludervi ma che vi lascerà piuttosto incantati, come quando prima di dormire da piccoli ci appisolavamo mentre qualcuno ci narrava in modo gentile e leggero delle vite di Cenerentola, di Biancaneve o della Bella Addormentata nel bosco.
Una critica? Forse il ruolo della bambina, un personaggio curioso che avrei voluto veder sfruttato meglio e avrei desiderato vedere entrare nella famiglia di Cheong e Joon-jae. La sua stessa assenza nei minuti finali, è stata a mio parere un errore.
Nonostante ciò rimane per me un drama promosso che rientra senza dubbio nelle colonne portanti di questo universo.

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Completed
Light Shop
2 people found this review helpful
Mar 5, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 1
Overall 8.0
Story 9.0
Acting/Cast 8.0
Music 7.5
Rewatch Value 6.0
This review may contain spoilers

Una novità rinfrescante in un panorama di drama un po’ tutti uguali

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Questo drama è sostanzialmente stato diviso da me in tre fasi.
La prima è quella del: “Ma che cazzo sto guardando?!”
Per tre puntate piene, ho vissuto in un incubo di cui non vedevo la fine. Odio profondamente gli horror, non li guardo, mi fanno dormire male la notte e non mi sanno di niente. Non ho mai capito la gente che li guarda per divertimento, assolutamente inconcepibile per me. Perciò, quando ho iniziato questo drama, la mia prima reazione è stata quella di toglierlo e rifugiarmi sotto le coperte, con tutti gli arti al sicuro sotto al piumone, perché i mostri sotto al letto non mi prendessero. La seconda è stata di maledire chi mi aveva costretta a vederlo (sì, lo so che stai leggendo questa recensione, dico a te!). La terza mi ha visto impegnata a non farmi venire un infarto, col cappuccio tirato sopra alla testa come protezione. Vi dico questo in caso siate dei fifoni come me, che mi spavento facilmente per queste cose, ma poi riesco a guardare gente sbudellata senza battere ciglio. Se siete della mia stessa parrocchia, vi consiglio di affrontare le prime tre/quattro puntate col vostro orsetto del cuore stretto al petto, ma vi prometto che se riuscirete ad andare avanti, il drama vi regalerà una profondità e un incredibile quantità di lacrime. Non so se si possa dire che io vi abbia invogliati, ma non posso mentire. Dunque dicevo che la prima parte, oltre a essere un horror, è anche abbastanza incasinata e non si capisce niente. Io personalmente brancolavo nel buio, un po' come i personaggi di questa storia.
In una notte perpetua, in una stradina losca e senza lampioni, con la pioggia che flagella un quartiere popolato da quattro gatti e un cane, inizia la nostra storia perigliosa, fatta di mostri, ingenui protagonisti e un misterioso negozio di lampade, con all’interno un altrettanto misterioso proprietario. Kim Hyun-min è un uomo dalla vita incolore, proprio come il luogo crepuscolare in cui vive, ogni sera scende dall’autobus e incontra una donna con una grossa valigia ad aspettarlo. Lei non parla, non si muove, rimane sotto la pioggia a guardarlo aspettando qualcosa, e lui ogni sera la ignora e torna al suo appartamento solitario, finché un giorno non offre il suo ombrello alla misteriosa donna. I due si recano all’appartamento di lui insieme e lei lì sembra commettere un tremendo omicidio. E come inizio non è neanche troppo orribile, se non che altri fatti altrettanto strani si verificano. L’adolescente Hyung Joo-Woong ogni sera si reca al negozio di lampade a comprare una lampadina per la madre al ritorno da scuola, e ogni sera torna a casa con l’ansia e la paura che l’attanagliano per i loschi incontri che fa lungo la strada. Questi incontri sono “estranei”, almeno è quello che le dice Jung Won-young, il gestore dagli occhiali sempre sul naso, che le raccomanda di fingere che non stia accadendo niente di strano e di ignorarli il più possibile. Ora, dico io, dire una cosa del genere a una ragazzina non è che sia proprio un consiglio rassicurante e non ha fatto altro che aumentare la tensione anche in me, che mi prendevo infarti ogni volta che questa poveraccia incrociava uno di questi “estranei”. In tutto ciò si inserisce anche un’infermiera di terapia intensiva, Kwon Young-ji (Park Bo-young), che pare riuscire a vedere i mostri in questione e ne è giustamente terrorizzata. Insieme ad essi abbiamo anche un altro adolescente, una donna dai tacchi rossi e una scrittrice che si trasferisce nel quartiere, oltre a un detective che non si sa bene che cosa combini e alla madre dell’adolescente che non esce mai di casa. Sono tanti personaggi, ma i dialoghi sono pochissimi e nella prima parte quasi assenti. Ora, mi direte voi, ma questa gente cosa fa? Bella domanda. In questo posto è sempre notte, ci sono i mostri e pare di stare in un film dell’orrore a metà tra “The Ring”, con tanto di Samara, e uno a caso di Hitchcock. Non si capisce perché questi non si trasferiscano e neanche per quale assurdo motivo continuino a comprare lampadine a iosa che puntualmente si fulminano. Sembra infatti che sia la luce a tenere lontani i mostri e che senza di essa i protagonisti subiscano le peggiori pene dell’inferno.
Arriviamo dunque alla seconda parte, chiamata anche: “Ho bisogno di risposte!”
Sì, perchè le puntate 5-6 sono incomprensibili. Non si capisce più niente, non si sa se gli “estranei” siano cattivi, se non lo siano, se siano tutti morti, come funzioni quel mondo incasinato e soprattutto cosa diamine abbiano a che fare l’infermiera e il detective con tutto ciò. Le risposte ovviamente non arrivano neanche per sbaglio, lasciando lo spettatore a scervellarsi come un matto per trovare un senso logico a tutto ciò, quando sembra non averlo. In compenso però smette di essere un horror. Lentamente si capisce che i mostri non sono affatto mostri, ma anime errabonde che non sono passate oltre, rimanendo in quello che è a tutti gli effetti una specie di limbo per i non morti, ovvero coloro che sono in terapia intensiva in coma. Queste persone vagano nel crepuscolo, senza sapere cosa gli sia successo, senza poter tornare indietro, soffrendo di quei dolori che li hanno costretti in ospedale. Tutti vivono lì e il proprietario del negozio di lampade è colui che possiede le lampadine della loro vita, la speranza, la forza di volontà che può permettere loro di tornare indietro. Ma col cavolo che viene spiegato subito! Quindi, ringraziatemi per avervi dato delucidazioni, perchè io sono rimasta fino alla puntata sette a brancolare nel crepuscolo con questi disperati, confusa da morire.
Finalmente poi approdiamo alla terza parte, chiamata anche: “Lacrime a iosa.”
Se gli ho dato un titolo del genere, potete immaginare che le storie di queste persone vengono rivelate. Ognuno di loro è lì in seguito a un incidente tremendo in autobus. Erano tutti passeggeri e a causa di un malfunzionamento dei freni, il mezzo si è schiantato nel fiume, trascinandoli tutti sul fondo. La maggior parte sono finiti in coma, ma alcuni sono morti. Coloro che hanno perso la vita cercano in qualche modo di costringere coloro in coma a risvegliarsi, e qual è l’unico modo per farlo? Trovare la propria lampadina nel negozio illuminato di propria volontà e risvegliarsi. Ora, le storie di questi personaggi sono tremende, mi hanno spezzato il cuore e fatta piangere tantissimo, quindi io vi consiglio di avventurarvi nella visione di questo drama solo ed esclusivamente se avete il pelo sullo stomaco, perchè è estremamente complesso, profondo e toccante. Se all’inizio ero fortemente scettica, alla fine ho amato tantissimo la struttura intricata e ben dosata delle informazioni date, che creano un’atmosfera di tensione unica. “Light Shop” è una piccola perla luminosa, in uno scenario crepuscolare di drama tutti uguali, che regala ansia, paura, dolore e domande in egual misura. Vorrei dire che c’è un lieto fine per tutti, ma mentirei. Il finale del drama è aperto, lasciando il posto a innumerevoli domande e forse a una seconda stagione, anche se secondo me non servirebbe. E’ giusto lasciare del mistero, come in ogni istante di questi otto episodi adrenalinici. Attraverso la fotografia, i colori, i suoni e interpretazioni magistrali degli attori, nonché una regia da brivido, “Light Shop” è sicuramente uno di quei prodotti che vale la pena vedere e che rappresentano una novità rinfrescante in un panorama di drama un po’ tutti uguali che iniziavano a stancarmi. Armatevi di forza di volontà e guardatelo, perché ne vale la pena e poi vorrei la vostra opinione riguardo al finale della coppia di amanti. Ho qualche teoria che non voglio spoilerare, ma se qualcuno l’ha guardato, aspetto i commenti e le speculazioni!

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Completed
Doctor Slump
1 people found this review helpful
Jan 12, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Uno dei migliori romance degli ultimi tempi

Recensito da: Jade IG:_Dramalia_

Sono innamorata.
Non c’è altro modo per descrivere la sensazione che ho provato mentre guardavo questo drama. Inizialmente ero scettica, lo ammetto, i drama romantici e medical non sono proprio nelle mie corde, ma non appena ho messo gli occhi sui protagonisti, sono caduta vittima del loro fascino. Sono incredibili, fantastici, divertenti, imbranati all’inverosimile e di una dolcezza disarmante, catturano l’attenzione dal primo istante e non ti lasciano più andare, facendoti desiderare mille puntate di loro che fanno semplicemente gli idioti sdolcinati. E pensare che io sono il tipo che si guarda My Name o D.P e li ama, sono il tipo di persona che non gradisce troppe smancerie, eppure Park Hyung-shik e Park Shin-hye sono incredibili nei loro ruoli e mi hanno fatta perdutamente innamorare, seppur la trama sia molto semplice.
Yeo Jong-woo è un chirurgo plastico affermato, ricco, bello e famoso. La sua clinica è rinomata in tutto il paese e anche oltre, i suoi video su NeoTube fanno sospirare le donne e lui ha una vita perfetta in tutto e per tutto. Si è fatto il mazzo per arrivare lì, ha studiato sodo e si è guadagnato ogni istante di successo. Purtroppo per lui però, durante un intervento a una ricca ereditiera di Macao, qualcosa va storto e la donna muore sotto i ferri. Viene indagato per negligenza medica e lo accusano di averla uccisa di proposito dandole anticoagulanti che non dovevano neanche essere presenti in clinica. Tutto quello che ha faticosamente costruito, in un secondo si sgretola sotto le sue mani. I suoi amici lo abbandonano, è costretto a chiudere la clinica, vendere la casa e la macchina per risarcire i danni e si ritrova senza niente. Devastato, trova in affitto una piccola casetta a basso prezzo dove si rifugia per leccarsi le ferite e cercare di affrontare il processo come meglio può. Il fato però è in agguato e con lui la sua ex compagna di classe, rivale e spina nel fianco numero uno, Ha-neul. La ragazza sta a sua volta affrontando un brutto momento. E’ depressa, ha perso il lavoro e la sua vita non è mai stata così vuota. I due si trovano proprio quando i loro mondi sono andati in pezzi e tutte le certezze che avevano sono scomparse. All’inizio sembra che la loro storica rivalità e antipatia torni a galla, facendoli bisticciare in continuazione e guardarsi in cagnesco, ma lentamente i due iniziano ad aprirsi e a notare le fragilità dell’altro. Ha-neul non ha mai fatto niente nella sua vita, solo studiato, ma quell’impegno e quella costanza, sembrano non averla portata ad altro che all’infelicità. Si è sempre persa tutto, le uscite con gli amici, le bevute fino a notte fonda, la sala giochi e via discorrendo, ma con l’aiuto di Jong-woo inizia a recuperare ogni istante perduto. I due si spalleggiano a vicenda e in pochissimo tempo diventano amici. E’ bellissimo vederli insieme, divertente all’inverosimile e si percepisce dal primo istante la chimica tra loro. Ridono, scherzano, si prendono in giro ed è un susseguirsi di scenette comiche, che mi hanno strappato risate in abbondanza e anche una buona dose di sospiri. Va da sé che i due si innamorano. La loro storia è però un casino, perché loro stessi sono a pezzi. Lei depressa, con la paura di essere felice e lui con la sindrome da stress post traumatico che lo affligge, il processo e la perdita di tutto quello che era la sua vita. Sono davvero bravi a farci vedere quanto queste due malattie possano avere mille sfumature. Ha-neul ride, si gode la vita e un momento dopo è a pezzi, col cuore in frantumi, che cerca di tenersi insieme. Lui che aiuta lei e attraverso ciò, cerca di guarire anche sé stesso. Sono veramente splendidi. Così come lo è la famiglia di lei. Un branco di pazzi, assurdi, rumorosi, caotici, ma dolcissimi e amorevoli, sempre pronti ad aiutarla, anche sbagliando, ma essendo sempre dalla sua parte in ogni istante. Adottano di fatto anche lui, prima ancora che se ne renda conto, prima ancora che si innamori di Ha-neul, è già parte della famiglia. Fanno ridere fino alle lacrime le scenette del fratello di lei che cerca di farli uscire insieme, parlando da vero uomo con Jong-woo. Ovviamente dietro a tutto questo c’è molto altro. Si scopre infatti che la morte misteriosa dell’ereditiera era tutto un piano ben congegnato e che dietro di esso c’era il migliore amico di Jong-woo, il suo mentore, colui che gli era stato sempre accanto quando era un ragazzo. Un trauma per lui, soprattutto quando viene fuori che è anche colui che ha contribuito a distruggere Ha-neul e la sua autostima, rubandole la tesi e screditandola agli occhi di tutti in ospedale, per fare in modo che diventasse una reietta. Davvero ben fatto, senza essere troppo preponderante come trama, aiuta i personaggi a calarsi più profondamente in loro stessi e guarire, chiudendo vecchie ferite. Anche se non sono una fan degli amici dei protagonisti che si mettono insieme, qui ho veramente amato la seconda coppia. Due medici, entrambi con figli, che si avvicinano lentamente, aiutandosi a vicenda ad affrontare il durissimo mondo moderno. Fantastici. Non c’è un personaggio fuori posto, una battuta sbagliata, un momento di noia in Dr. Slump, che sembra una commediola allegra e divertente, ma che in realtà affronta temi difficili col sorriso, mostrando senza paura i vari volti della depressione. Dovevate vedermi ogni due secondi a sospirare e gioire con loro, innamorata persa di questa coppia di pazzi scatenati, che risultano troppo divertenti e dolci persino per il mio cuore di pietra. Li ho amati e ho amato la serie. E’ leggera, profonda, divertente e fa riflettere in egual misura, senza annoiare mai, senza mai esagerare, perfetta sotto ogni aspetto. Mi sono anche commossa in più di un’occasione, vedendoli soffrire e fare i conti con le loro fragilità, imparando ad amarsi e ad amare. Ha-neul è stata bravissima nel suo cambiamento da robot a giovane ragazza spensierata, che assaggia la vita per la prima volta, tenendo Jong-woo per mano, aiutandolo e sostenendolo in ogni momento. Davvero bravi tutti. Ve lo consiglio caldamente, poichè secondo me è uno dei migliori romance usciti negli ultimi anni.

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Completed
The Trauma Code: Heroes on Call
1 people found this review helpful
Aug 29, 2025
8 of 8 episodes seen
Completed 0
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.0
Music 6.5
Rewatch Value 9.0
This review may contain spoilers

“Di turno per tutta la vita”

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Avete presente quelle pellicole o quelle serie tv che stuzzicano sapientemente il piccolo eroe che risiede in ognuno di noi? Quelle produzioni che parlano di supereroi, talvolta con e talvolta anche senza superpoteri, che si rendono artefici di azioni inimmaginabili, incredibili, quasi epiche. Leader carismatici, spesso sensuali, abili in troppe cose per essere veri; sicuri di sé, veri condottieri e risolutori assoluti. Ecco, “The Trauma Code” è esattamente quel tipo di drama, quello che ti fa pensare “ehi, perchè nella vita non sono diventata esattamente come il/la protagonista? Perchè non ho studiato medicina? Perchè non sono lui/lei?” E’ quel drama che suscita entusiasmo e ammirazione, che ti fa quasi piangere per l’emozione di un momento esaltante o terrificante che vivono i personaggi, è quella serie al cui interno si crea una squadra affiatata, coesa, invincibile, mai arrendevole. E’ anche quel tipo di drama che ti fa sperare che prima o poi una seconda stagione venga annunciata, perchè di quegli 8 miseri episodi non ne hai abbastanza, anzi, ne vorresti di più, molti di più. Vorresti più storie, più interventi al cardiopalma, più salvataggi eroici, e magari, perchè no, anche una storiella d’amore nel mezzo. Insomma, “The Trauma code” è esattamente la realizzazione di un prodotto estremamente esaltante. Un difetto purtroppo ce l’ha, ma, ad essere sincera, è qualcosa che viene sommerso da tutto il resto e, alla fine, non ha alcun peso: gli effetti speciali. Che i coreani abbiano bisogno di un corso intensivo di post produzione dagli americani, lo sappiamo da sempre, così come sappiamo che anche gli americani (e molti, molti altri) avrebbero bisogno di una full immersion nel sentimentalismo coreano, ma questa è una storia troppo lunga per parlarne qui. In ogni caso, alcune scene hanno degli effetti speciali di bassa qualità, ma il bello è che non solo la trama cardine li lascia passare sostanzialmente inosservati, ma chi ha creato questo drama ha avuto l’abilità di rendere quelle scene divertenti. Sì perché questo drama fa ridere. Così come esalta il nostro animo da eroi mancati, così come ci strappa qualche lacrima, così come ci fa tremare di angoscia, ci fa anche ridere da matti. Joo Ji-hoon ci regala un personaggio strepitoso, un eroe a pieno titolo, Baek Gang-hyeok, un traumatologo di enorme esperienza che ha servito nelle zone di guerra più difficili del mondo, sia come membro dei corpi di pace, sia come black wings, ovvero il più grande esercito privato esistente al mondo di mercenari strapagati che in zone di guerra vantano attrezzature avanguardistiche e professionisti di tutti i tipi estremamente preparati ad affrontare ogni situazione. E Gang-hyeok è esattamente quel tipo di persona: la sua esperienza sul campo l’ha reso abile in ogni cosa mentre la sua genialità incontrollata interviene laddove i mezzi mancano. Novello MacGyver della medicina, è quel genere di medico che davanti ad una lesione cardiaca, nel mezzo di un intervento a cuore aperto, sutura lo squarcio con un guanto di lattice, che poi rimuove con un endoscopio una volta sistemata correttamente la ferita. E noi lì, incollati a guardarlo manovrare guanti, forbici e filo da sutura come se fossimo esattamente accanto a lui in quel momento. Ed è questo il potere di questa serie, quello di trascinarti al suo interno. Ma torniamo alla trama: dopo un incipit iniziale dove vediamo Gang-hyeok scorrazzare in mezzo ad un bombardamento con la sua motocicletta, il nostro impavido eroe viene chiamato personalmente dalla ministra del welfare e della salute coreana a prendere le redini dell’unico reparto di traumatologia presente in km e km di territorio, ovvero presso l'ospedale universitario di Hankuk. Peccato che il reparto sia allo sbando, senza fondi e soprattutto senza personale: i turni vengono infatti coperti a rotazione da specializzandi completamente impreparati ad affrontare vere emergenze. E’ così che il nostro super dottore incontra per la prima volta il dottor Yang Jae-won, uno specializzando in proctologia che corre disperatamente da un corridoio all’altro per provare a salvare la vita di un uomo in condizioni critiche, pur non avendone chiaramente le capacità data la sua inesperienza. Fortunatamente però Gang-hyeok lo segue e riesce a intervenire per tempo. Il loro approccio iniziale è abbastanza comico ma il dottor Baek comprende subito che Jae-won, sebbene abbia molto da imparare, ha quella scintilla che serve per essere un vero, buon traumatologo e Jae-won, dal canto suo, non riesce a non rimanere affascinato dalla maestria di Baek. E’ così che decide di cambiare improvvisamente specializzazione e votarsi ad una branchia della medicina che, nonostante sia fondamentale, è snobbata da tutti e fortemente in crisi. La traumatologia infatti può contare solo su loro due e su una infermiera, Jang-mi, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Una follia per chiunque, ma non per chi, come Baek Gang-hyeok ha una missione di vita: non lasciare mai nulla di intentato, fino all’ultima possibilità. Iniziamo dunque a vedere i due correre a perdifiato per corridoi, scale e padiglioni, caso dopo caso, imbrattati di sangue, vestiti eleganti, appena usciti da un altro intervento, Baek e Yang corrono per salvare vite, e ci riescono fin troppo bene. La sanità coreana infatti è al collasso, i primari sono costretti a fare più attenzione al budget che ai pazienti, spinti dai piani alti che parlano continuamente di numeri e bilanci, mentre i feriti gravi finiscono per essere rifiutati ospedale dopo ospedale finché la morte rimane l'ultimo passo dovuto. Baek scombina chiaramente tutte le carte, ben appoggiato dalla ministra, usa ogni mezzo a sua disposizione, che sia un elicottero, un’ambulanza o un’eliambulanza, portando il bilancio tanto amato dal direttore in rosso. Chiaramente chi di dovere prova di tutto per boicottarlo, da accuse di negligenza al fermo dell’elicottero che costa la vita ad un paziente, ma la squadra di Baek, grazie al suo fascino incontrastabile, diviene giorno dopo giorno più salda, con l’aggiunta dell’anestesista Park Gyeong-won e del primario di medicina generale Han Yu-rim che deve la vita della propria figlia proprio a Baek. Insomma 8 episodi da 50 minuti circa ciascuno che vedono una vera e propria squadra affrontare la morte e l’avidità umana accendendo una fiamma di orgoglio ed esaltazione dentro di noi puntata dopo puntata. Devo essere onesta, non sono una grande amante dei medical, la mia ipocondria mi precede, ma ci sono delle serie, come questa, che vanno oltre. Il senso di squadra, l’eroismo, il sacrificio, la volontà primeggiano e incantano. Se siete facilmente impressionabili, non posso mentirvi dicendo che non vedrete organi maneggiati a destra e a sinistra, crani bucati o petti squarciati, ma posso garantirvi che nell’insieme non sono così fastidiosi come in altri prodotti televisivi, sarete distratti da ben altro e finirete per rimanere incollati allo schermo. Qualora invece cerchiate una storia d’amore in stile Dr Romantic, fermatevi subito. Secondo me ci sono delle scintille, ma la trama, almeno per questa prima (e speriamo non unica) stagione, non prevede alcun tipo di romance. Ne ho sentito la mancanza? Assolutamente no!
Serie strepitosa, assolutamente imperdibile!

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Completed
17.3 About a Sex
1 people found this review helpful
Jun 3, 2025
9 of 9 episodes seen
Completed 0
Overall 7.5
Story 7.5
Acting/Cast 7.0
Music 7.0
Rewatch Value 6.0
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Drama adolescenziale che parla di tematiche molto attuali

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Seino Sakura viene da una famiglia molto severa e mentalmente chiusa quando si parla di relazioni, sesso e quant’altro. Sua madre è il tipo di persona con cui non si può parlare e lei è cresciuta in un clima di repressione e disinformazioni tali da non avere quasi idea delle basi della sessualità. Purtroppo per lei il suo fidanzato, Ryusei, è il tipo che invece non vede l’ora di arrivare al dunque e quindi la invita a casa sua per fare sesso. Totalmente impreparata sull’argomento, Sakura chiede aiuto alle sue due migliori amiche: Tsumugi, una seria ragazzina inquadrata, senza alcun interesse per le relazioni, e Yuna, libertina e spensierata con alle spalle già cinque amanti. Le due, che in realtà non sono affatto esperte, la incoraggiano ad andare fino in fondo, ma quando si trova al dunque, nervosa e spaventata, scappa via di corsa. Scopre così che il simpaticissimo Ryusei non è altro che un manigoldo della peggior specie, che non solo ha raccontato a tutti che si è depilata le zone intime, ma che ha scommesso con gli amici di riuscire a portarsela a letto entro un mese. Sconvolta e amareggiata, Sakura si rifugia nel laboratorio di biologia, dove incontra Asahi Yu, un ragazzo strano, aperto di mente e assolutamente impossibile da mettere a disagio. Tra i due si instaura subito un bel rapporto e presto l’amicizia si trasforma in amore. Viene dunque fuori che Yu è pansessuale e che prima non ha mai amato una ragazza. Si apre così per Sakura un mondo nuovo, totalmente sconosciuto con cui fare i conti. Attraverso di lei e le sue due amiche ci avventuriamo nella sessualità e in tutte le sue sfumature. Passiamo attraverso l’asessualità, problemi di erezioni, verginità, malattie sessuali, gravidanza tra adolescenti, masturbazione, genitori bigotti e chi più ne ha più ne metta. Le tre ragazze si immergono lentamente nelle acque agitate della loro adolescenza, scoprendo più su loro stesse e sui loro amici e affrontando problemi quotidiani che permettono loro di ampliare orizzonti assai ristretti. Si destreggiano attraverso la scoperta non solo della sessualità, ma anche di come approcciarsi col prossimo, di come il sistema condanni gli adolescenti che fanno sesso, ma non li prepari ad affrontarlo. Ci sono temi caldi, in particolare quando Yu confessa di essere pansessuale e viene bullizzato dagli altri, perchè ha avuto rapporti con altri uomini. Oppure quando una ragazzina con un futuro brillante, per l’errore di una volta, finisce incinta a dover abbandonare la scuola che la rifiuta totalmente. Il tutto è condito di risate e di momenti commoventi davvero ben strutturati. Ogni puntata affronta un tema diverso, ma sono tutte collegate, sfociando nell’ultima in cui si vede veramente quanto Sakura sia cresciuta e sia finalmente pronta a fare sesso consapevolmente, affrontando sua madre a testa alta. Ho trovato meraviglioso specialmente il personaggio di Yu, un ragazzo goffo che sembra vivere nel laboratorio di biologia, interessato a tutto e assolutamente stoico nei suoi atteggiamenti. E’ non solo aperto di mente, ma sempre pronto ad aiutare il prossimo, generoso, comprensivo e delicato nei suoi atteggiamenti, insomma un vero gentiluomo. Ho apprezzato anche il modo in cui affrontano tutte queste tematiche, senza scadere nel banale, nel troppo stucchevole politically correct, o nella volgarità. Infatti, anche quando si parla della disinibita Yuna, con i suoi amanti e le malattie sessuali, non si ha mai l’impressione del troppo, dell’esagerazione o della caricatura. Anzi è tutto affrontato coi guanti bianchi e con parole chiare, quasi come se fosse una sorta di drama per insegnare qualcosa ai ragazzini di oggi. Il che non sarebbe male come pensata, se non che in realtà è tratto da un manga. E’ anche interessante il personaggio della professoressa di biologia che aiuta i ragazzi nella loro crescita, mettendosi sempre a disposizione e anzi, difendendoli a spada tratta nel momento del bisogno. E’ lei che alla fine fa comprendere l’importanza dell’educazione sessuale e di parlare chiaramente di problemi impossibili da affrontare in famiglia. Essendo un drama adolescenziale non ci sono scene spinte ed è tutto lasciato piuttosto all’immaginazione, benché si parli apertamente anche di masturbazione genitoriale. Nel complesso l’ho trovato interessante e scorrevole, anche se magari sarebbe stato meglio prendere attori con un minimo di chimica l’uno con l’altro, ma dopotutto non posso chiedere troppo.

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Completed
Study Group
1 people found this review helpful
Jun 3, 2025
10 of 10 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 8.0
This review may contain spoilers

Un Live Action senza sconti!

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Questo è un drama molto particolare, infatti come tanti è la trasposizione televisiva di un webtoon ma, a differenza degli altri, ha la classica forma di un live action in piena regola che riprende e ripropone in toto le azioni che vengono descritte nell’opera originaria, senza sconti. Quindi abbiamo calci volanti che fanno arretrare l’avversario di qualche metro, pugni che sfondano muri, salti dal quarto piano con atterraggi incolumi, botte a non finire con qualche ferita e nessun morto. Non è quindi un genere che ricerca un qualche realismo ma piuttosto una fedele attinenza con il webtoon da cui deriva, e in questo devo dire che “Study Group” riesce benissimo. La storia gira attorno a Yoon Ga-min, un bel ragazzo (interpretato da un azzeccatissimo Hwang Min-yun) che ha tutto l’aspetto di essere il classico topo da biblioteca, il saccentone primo della classe che prende appunti ininterrottamente e sembra l’unico ad essere davvero interessato alle lezioni. Il tipo che ha un futuro ben delineato davanti a sé, con obiettivi di carriera chiari e un percorso già prestabilito. Un medico, forse un avvocato o magari un futuro professore…peccato che Ga-min in realtà sia l’esatto opposto di tutto questo. Con i suoi occhiali dalla montatura nera spessa è realmente l’unico che in classe ascolta e segue le lezioni, studia dalla mattina alla sera, ed è il re delle ripetizioni che prende sin dalle elementari. Il suo impegno è encomiabile, quasi ossessivo, ma i suoi risultati sono pessimi. E quando dico pessimi, intendo davvero pessimi. Ga-min infatti, nonostante l’impegno, è sempre e costantemente da tutta la vita l’ultimo della scuola. Non si capisce il perché, ma è chiaro che studiare non faccia proprio per lui, peccato che il suo unico sogno nel cassetto sia proprio quello di andare al college. Per quel sogno lui lotta ogni giorno, purtroppo senza alcun successo. Ma se nella parte teorica è davvero un caso disperato, la cosa cambia sul piano fisico. Ga-min infatti, allenato da piccolo dallo zio, è un maestro nelle arti marziali. Possiede una resistenza fisica assurda, la sua forza è esagerata e la sua tecnica è assolutamente impareggiabile, questo grazie anche alle mosse proibite che lo zio gli ha insegnato e che, appunto, gli ha proibito di riprodurre in quanto, se eseguite da lui, risultano mortali. Un vero mostro da combattimento che potrebbe tranquillamente sfondare nell’ambito atletico, ma che però preferisce studiare. Ga-min è la rappresentazione vera e propria della tenacia e della resilienza nell’inseguire un obiettivo nella vita, anche se questo sembra essere assolutamente irraggiungibile. E’ un ragazzo che non molla mai, un vero testardo, un combattente fuori dal ring che è disposto a perseguire il suo sogno con ogni mezzo (lecito) gli venga in mente. E uno di questi mezzi è proprio quello di diplomarsi nel peggiore istituto dell’intera Corea, un Liceo Tecnico dove spera di avere più chance di raggiungere nella classifica degli studenti una posizione sufficiente a garantirgli l’accesso all’università. Peccato che presso quella scuola l’unica lista che conti davvero sia quella degli incontri di lotta, una vera e propria gerarchia di studenti lottatori suddivisa anno per anno. Questo Liceo Tecnico sostanzialmente è la rappresentazione Coreana di Quarto Oggiaro o anche della Stazione Centrale di Milano post tramonto, chi è della zona capirà cosa intendo. Tra i suoi corridoi pieni di graffiti e bidoni per cicche di sigarette, si aggirano orde di bulli con l’unico obiettivo nella vita di classificarsi bene nella lista dei combattenti per essere assoldati da una sorta di gang sovvenzionata da un chaebol che va in giro a dettare legge usando minorenni come criminali, così che la giustizia non possa punirli come farebbe con degli adulti. Un piano ingegnoso che vede questi ragazzi, con alle spalle situazioni familiari disastrose, che per il denaro finiscono per assumersi la responsabilità di qualsiasi tipo di crimine rovinandosi più o meno inconsapevolmente la vita. Ga-min, all’interno di questa scuola, fa amicizia con un gruppo di ragazzi e ragazze con i quali fonda un “gruppo di studio” diretto dall’unica insegnante, una delle ex tutor che lui stesso ha avuto in passato, che crede fermamente in loro e nella possibilità di riabilitare il nome dell’intero istituto scolastico. Gli episodi raccontano solo una prima parte dell’intero webtoon, focalizzandosi più che altro sulla formazione del gruppo e indirizzandosi verso la sconfitta del primo “cattivo” che va delineandosi, ovvero Pi Han-wool, figlio del Ceo sotto il quale l’intera organizzazione criminale si è creata e ha preso vita. Han-wool, così come Ga-min, è uno dei personaggi meglio rappresentati del webtoon, sia a livello fisico che comportamentale. Mè anche una delle tante ciliegine che compongono la torta, è quindi palese che il finale di questa serie sia ben aperto ad altre stagioni, con un “futuro” cattivo che nelle note finali si manifesta chiaramente, sebbene il sentore che potesse essere in qualche modo coinvolto era già percepibile fin dall’inizio. La storia chiaramente in generale è molto artefatta, decisamente cartoonesca, irreale, enfatizzata. Assolutamente in linea con quella di un webtoon o anche di un manga o di un anime. Non è difficile l’accostamento a grandi nomi come quello di One Piece, Naruto o Dragonball. La sua bellezza è che è diverso dal solito, ha pochi episodi, scorre bene (nonostante sia sostanzialmente un dramma adolescenziale) ed è indubbiamente fresco. Tantissime sono le scene di violenza, ma non sono azioni fastidiose proprio perché ricalcano l’esasperazione dei fumetti. A me è piaciuto molto, cast particolarmente azzeccato, non ci sono storie d’amore ma non è una mancanza fastidiosa, anzi. Piuttosto è un drama pieno di significati secondari, di morali. E’ il classico drama che ti spinge a non mollare mai un sogno o un desiderio, che racconta il valore della tenacia e della caparbietà ma anche dell’amicizia, dell’unione e del reciproco supporto. E’ un drama di condivisione, di forza, di unione e di miglioramento. Con un’ost imperdibile, è il giusto intermezzo per una dose di carica e adrenalina che ha un sapore davvero nuovo nel panorama dei drama e, inaspettatamente, non manca nel fornire persino qualche sana risata. Consigliato!

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Completed
Marry My Husband
1 people found this review helpful
Apr 28, 2025
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 9.0
Rewatch Value 9.0
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Personaggi complessi, attori strepitosi.

Recensito da: Jade Profilo IG: _Dramalia_

Ho iniziato a scrivere questa recensione due volte, ed entrambe le volte ho cancellato tutto quello che avevo messo nero su bianco. Per qualche motivo, non so quale, non riesco ad esprimere come mi sento in merito a questo drama. Sarà per la complessità dei personaggi, per la trama arzigogolata, per l’immensa bravura degli attori o per il tempo sorprendentemente lungo che mi ci è voluto per finirlo, ma dare una descrizione definita mi pareva uno scoglio complesso. Perciò mi sono trovata a dovermi chiedere se mi fosse effettivamente piaciuto il drama e la risposta è stata: sì, ma con riserva.
La trama è innanzitutto il grande punto di forza e anche la debolezza del drama in sé. Non fraintendetemi, è fatta davvero bene, tutto torna nella sua complessità, nei suoi tranelli, nelle sue mosse e contromosse come in una partita di scacchi, ma a volte risulta veramente troppo lenta e pesante. Ma andiamo con ordine, se ci riesco.
Park Ji-Won è una donna malata di cancro, praticamente in fin di vita, a cui un giorno viene detto che il marito non ha pagato le parcelle e che per continuare a usufruire delle cure deve rintracciarlo e fargli sborsare i soldi, altrimenti non potrà restare. Sconvolta, cerca di chiamarlo, ma il simpaticone non ha alcuna intenzione di rispondere. Già da qui sappiamo che non vincerà mai il premio “marito dell’anno”. Prende dunque un taxi e, non si sa con che forza, si trascina fino al suo appartamento dopo aver avuto una strana conversazione con il conducente. Trova quindi il marito, uno scansafatiche di prima categoria, a letto con la sua unica e migliore amica dai tempi delle scuole. I due non solo le hanno mentito e l’hanno tradita, ma meditano di intascare l’assicurazione sulla vita al momento della sua morte e se la ridono bellamente alle sue spalle, fantasticando sui modi di accelerare la sua dipartita. In un primo momento il suo istinto le suggerisce di andarsene, di chinare il capo come ha sempre fatto nella sua misera vita di abnegazione, invece li affronta a muso duro e, in seguito a una colluttazione violenta, batte la testa sul tavolino di vetro e muore. Si risveglia però nel 2013, dieci anni prima del fatto, nel suo posto di lavoro, col suddetto marito traditore che ancora è solo un fidanzato che la fissa. Ovviamente ha una specie di crollo emotivo, impazzisce e sclera di brutto (come darle torto, se mi svegliassi dieci anni prima, con la consapevolezza di tutto il mio futuro, sicuramente mi prenderebbe un colpo), strillando come una pazza e fuggendo scalza dall’ufficio. Interviene il suo capo, tale Yu Ji-Hyuk (Na In-woo) che cerca di fermarla e comprendere i motivi di tale collasso emotivo tutto a un tratto. Ovviamente lei non può dire che è appena morta e tornata indietro nel tempo, ma cerca di comprendere cosa le sia successo, con scarsi risultati. Sa solo che il tassista non era altro che il defunto padre e in un modo o nell’altro ha avuto un ruolo nella faccenda. Appurato che non è un sogno, che è sveglia e che non è in coma in qualche ospedale, Ji-Won capisce che quella che sta vivendo è una seconda occasione, quella per essere felice e cambiare un destino a dir poco schifoso. (Sì, lo so, avrei potuto usare parole più poetiche, ma diciamoci le cose come stanno, questa poveraccia aveva una vita di merda e bisogna pur ammetterlo). Con una memoria da elefante, ricorda ogni cosa che le sia accaduta e non solo, è abbastanza sveglia per investire dei soldi nelle compagnie che sa avranno successo. Posso solo dire che anche io avrei fatto lo stesso e sfido chiunque altro a dire il contrario. Comunque, dopo aver messo i suoi soldi a fruttare, fatto un controllo per escludere di avere già il cancro, comincia a liberarsi della zavorra. Prova a lasciare il fidanzato, Lee Min-Hwan (Lee Yi-Kyung), ma le cose non vanno proprio come si era aspettata. Comprende dunque, in seguito a un incidente, che il destino non può essere cambiato, alcune cose devono accadere, ma se non vuole che accadano a lei, qualcuno deve pur prendersele. Perciò inizia a tramare, con l’aiuto di Yu Ki-hyuk, anche lui tornato indietro dalla morte. Il bel Ceo diventa a tutti gli effetti la sua spada e il suo scudo, la sua ancora di salvezza e il suo rifugio sicuro, in un mare di intrighi pieno di squali affamati. Ji-Won si tramuta nell’eroina della sua storia, lascia perdere la vecchia sé stessa, pavida e sottomessa, per indossare i panni della donna forte e determinata. Lentamente si libera delle vestigia del suo passato e risorge come una persona nuova. La faccenda si fa sempre più complessa via via che il drama procede, gli intrighi, i tradimenti, i sotterfugi più intricati e, se da prima la faccenda era solo romantica, alla fine si assiste a un vero e proprio susseguirsi di minacce di morte, tentati omicidi e la faccenda degenera totalmente con l’arrivo della promessa sposa di Ji-Hyuk, una pazza scatenata che praticamente fa fuori tutti senza rimorsi. Ora, perché ho detto che la trama è il punto di forza di questo drama ma anche un suo limite? Perché il titolo in sé suggerisce un certo tipo di svolgimento che effettivamente abbiamo per un certo periodo, poi tutto degenera e diventa davvero tanto esagerato. Per un drama sul cambiare il futuro, sulla rinascita, sulla scoperta di sé stessi, omicidi e occultamenti di cadaveri forse sono stati un pochino troppi. L’ho trovato vagamente noioso verso la fine, poco in linea con la storia fino a quel momento. E’ vero che i personaggi coinvolti sono praticamente tutti dei pazzi senza morale, alcuni da ricovero immediato in un manicomio, ma l’aggiunta dell’ex di Ji-Hyuk è stata una scelta a mio parere che si poteva evitare. Per allungare il brodo, esagerare tutto, non serviva certo lei. Fatto sta che in questo drama non ce n’è uno normale. Min-Hwan è violento, viziato, attaccato ai soldi in maniera patologica, un essere senza spina dorsale che si diverte a prendersela con i più deboli, solo per un bisogno di affermazione personale. Su-Min, la migliore amica, è ossessionata da Ji-Won al punto che brama ogni cosa che è sua, vuole che la veneri e abbia bisogno di lei, ma allo stesso tempo nutre un odio viscerale nei suoi confronti, che la portano a sabotarla in modo che non possa avere altri che lei. Solo con questi due personaggi posso tranquillamente dire che la caratterizzazione è andata oltre i soliti standard, raggiungendo un livello di complessità unico, a cui i due attori hanno fatto ampiamente onore con la loro recitazione. Sono entrambi sublimi, entrambi perfettamente calati nei ruoli e sinceramente li ho trovati spesso più bravi degli attori protagonisti. Non che Park Min-Young non sia stata bravissima, così come Na In-Woo, perché lo sono stati, ma semplicemente gli altri avevano ruoli così pregni di follia, dolore e complessità, da surclassarli in più di un’occasione. A volte, per quanto sia bravo un attore, il ruolo interpretato fa la differenza e qui si è sentito tutto il peso della sceneggiatura. Personalmente, nei drama precedenti che aveva fatto, Park Min-Young non mi aveva convinta, a tratti delusa, perciò ero molto curiosa di vederla in questa interpretazione, per capire se, quando aveva interpretato la Segretaria Kim, fosse stata così convincente per la presenza di Seo Nazionale o se fosse effettivamente talentuosa. Posso dire che qui mi è piaciuta moltissimo, si è calata nel ruolo alla perfezione, sia quando ha interpretato la donna sottomessa e vessata, sia quando ha cambiato completamente faccia, diventando forte e sicura di sé, con tutte le fragilità del caso. Ha anche perso moltissimo peso per impersonare una malata terminale e la sua dedizione al ruolo le è sicuramente valsa la mia ammirazione. Ma veniamo a Na In-Woo, una scoperta che so a molte di voi è piaciuta particolarmente. Personalmente non lo trovo così affascinante da impazzire per lui, ma credo sia un grande attore, con possibilità future interessanti. Il suo ruolo l’ho trovato calzante, perché mi sembra proprio il tipo da green flag, ma secondo me la chimica tra i due non è così travolgente come mi sarebbe piaciuto vedere. La Park ha sicuramente avuto coprotagonisti con cui aveva più chimica, ma qui si parla di un amore dolce, che nasce dalle difficoltà e unisce, e quindi non sono proprio scontenta. Quindi alla fine mi è piaciuto il drama o no? Sì, vale sicuramente la pena vederlo, se non altro per apprezzare la recitazione magistrale di tutti gli attori coinvolti, ma avrei preferito qualche puntata in meno, in modo da snellire una trama appesantita dai troppi intrighi e macchinazioni.

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Completed
A Virtuous Business
1 people found this review helpful
Jan 23, 2025
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 9.0
Music 7.0
Rewatch Value 8.0
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Un drama di donne per le donne

Recensione di: Effe IG: _Dramalia_

Questo è un drama di donne per le donne.
Fresco, divertente, irriverente, moderno! Il suo fulcro è la sessualità, il sesso, la ricerca del piacere femminile.
Non è in alcun modo un drama volgare però, né a luci rosse o vietato ai minori, anzi, sfrutta il sesso come filo narrante ma, alla fin fine, i contatti amorosi sono pochissimi e semplici, questo perché “Virtuous business” ci rende fin da subito chiaro che il suo scopo non è parlare di sessualità sfruttando l’onda dello spicy, ma raccontare semplicemente la sfera intima dell’universo femminile per mezzo delle storie personali di donne in rappresentanza di diverse età ed estrazioni sociali.
E’ un drama senza tabù, libero, ambientato in un momento storico per la Corea fatto di pudicizia e censura ma rimane un drama semplice e in alcun modo perverso. Siamo infatti agli albori degli anni 90 e veniamo catapultati letteralmente nelle diverse vite di 4 donne che però, nonostante le loro estreme dissonanze, sono molto più simili di quello che sembrano: sono donne, con le loro storie, i loro segreti, i loro desideri e la loro voglia di libertà e indipendenza. Han Jeong-suk ha un figlio ed è sposata con un attaccabrighe che non riesce a tenersi un lavoro nemmeno a pagarlo oro. Conosciamo Jeong-suk come una persona timida, morigerata, pudica alla massima potenza, sessualmente sottomessa ai voleri del marito, sempre assertiva, canonicamente inserita nella concezione “normale” di un matrimonio di quegli anni in cui l’uomo decideva e la moglie annuiva. Considerata la “bellissima” del villaggio, la vediamo svolgere piccoli lavoretti reputati poco dignitosi, come attaccare gli occhi a dei pupazzi o fare la domestica per gente facoltosa, il tutto per riuscire a racimolare i soldi dell’affitto. Quando però scopre il marito a tradirla, tira finalmente fuori la grinta e lo lascia definitivamente, chiedendo il divorzio. Rimasta sola, non riuscendo a trovare un lavoro per la sua condizione di donna divorziata, risponde ad un annuncio su un giornale e inizia a vendere biancheria intima sexy e giocattoli erotici porta a porta. Con lei conosciamo anche Lee Joo-ri, giovanissima madre single che lavora come parrucchiera e veste con abiti succinti sfidando la morale bigotta del paesello. Bisognosa di denaro per sé stessa e per il figlio, anche lei inizia a vendere porta a porta con Jeong-suk articoli erotici. La terza donna che si unisce a loro è Oh Geum-hee, moglie del farmacista del villaggio, una benestante ma annoiata signora di mezza età che trova per la prima volta una via di sfogo e di divertimento proprio nell’unirsi alla vendita di articoli per adulti con le altre ragazze, con cui stringe un legame di profonda amicizia e complicità. In ultimo Seo Young-bok, la più dolce e buona, ma anche la persona più sfortunata tra tutte: madre di ben quattro figlie, incinta della quinta, vive in un monolocale con la progenie e il marito, un ex galeotto che nessuno assume, costringendo lei stessa a provvedere al mantenimento dell’intero nucleo. Queste quattro donne insieme rappresentano di fatto ogni spaccato possibile della società e manifestano nel modo più esemplare e puro il concetto che la diversità non separa ma unisce, rendendosi testimoni in prima persona di quanto le loro disparità in realtà siano punti di coesione e di reciproco sostegno e comprensione. Ma questo è solo uno dei tanti messaggi di questo drama, “A Virtuous Business” è pieno di sfaccettature, così pieno che elencare tutte sarebbe difficile, come difficile sarebbe evidenziare tutti i suoi contrasti. Siamo davanti ad un prodotto che racconta tantissime storie viste da più punti di vista differenti: il tema della sessualità è sicuramente la trama cardine che lega ogni avvenimento, ma la narrazione va ben oltre. La genitorialità, ad esempio, è un punto fondamentale degli episodi, ed è trattata sia dal punto di vista degli adulti, che da quello dei bambini: dai figli cresciuti in una famiglia tradizionale a quelli di una famiglia di divorziati, figli cresciuti da madri single che sono riuscite a combattere contro il mondo per loro e figli di madri vinte che non ce l’hanno fatta, preferendo rinunciarvi; figli che cercano affetto, figli incompresi o sottovalutati, figli amati, figli perduti. Oppure il matrimonio: quello che si erge su un mare di bugie, quello che viene mantenuto per apparenza, quello pieno d’amore che va oltre gli ostacoli, quello che si lacera. O ancora l’amore: quello nuovo, fresco e giovane che combatte contro gli impedimenti con forza e spregiudicatezza; quello navigato, forte e maturo che supera ogni momento di crisi portando conforto e comprensione; quello che rinasce dalle ceneri di un fallimento e dona nuova linfa vitale; quello che vacilla ma non crolla persino di fronte agli ostacoli più impervi e alle salite più impetuose. E infine la tenacia: quella di cercare la propria madre sfidando tutto e tutti, di volersi affermare come donna, di voler intraprendere un lavoro, di voler lasciarsi andare all’amore, di afferrare le proprie passioni e di vivere il proprio piacere.
Questo è un drama davvero pieno, pieno di racconti, pieno di sbagli, pieno di speranza e di coraggio. E’ un viaggio attraverso l’affermazione femminile, e quindi possiamo dire che oltre ad essere un prodotto sociale e culturale, è anche un drama politico. Insomma, è davvero tante cose.
Condotto e retto da un cast di vera eccellenza, la sua visione ricca scorre piacevole senza far mancare momenti sì di riflessione, ma anche di grandi risate. Non manca nemmeno la componente maschile, sebbene sia certamente oscurata dalle donne che detengono in maniera indiscutibile lo scettro della narrazione. Tra gli uomini spicca Kim Do-hyun, un detective che si trasferisce nella piccola cittadina da Seoul, la sua storia è commovente e particolare, ma soprattutto lui rappresenta in pieno la classica green flag, il punto di rottura con l’uomo medio dalla mentalità retrograda. E’ infatti un personaggio dalla mentalità aperta, affascinante e prestante ma soprattutto accudente e mai opprimente.
In tutto ciò vi domanderete: difetti? In effetti sì, questo drama ne ha uno che purtroppo ritroviamo in molte altre produzioni: il finale. Si tratta infatti di una conclusione a mio parere ancora una volta raffazzonata, insoddisfacente e non al livello della restante narrazione. L’ennesimo gap temporale di 4 anni non aiuta, così come non aiuta la mancanza di informazioni: come ha fatto Jeong-suk ad aprire un sexy shop? Dove ha trovato i fondi? Come ha acquistato la merce che sembrava introvabile? Il suo rapporto con Do-hyun si è interrotto per 4 lunghi anni e riparte così, con loro che si ritrovano all'inaugurazione del negozio? E la contestualizzazione? E poi, che senso ha chiudere con una protesta di abitanti bigotti che viene fermata con un discorsetto da parte della protagonista senza mordente e con dei palloncini che vengono liberati in aria?
E’ mancato il finale, è mancata una conclusione coerente. E questo mi ha infastidito. Per il resto però questo rimane un drama da vedere assolutamente, a prescindere dai gusti.

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Completed
Head over Heels
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2 days ago
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 8.5
Story 8.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.5
Rewatch Value 8.5
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Un drama che mi ha riportato ai tempi d'oro dei kdrama, uno di quelli da divorare!

Recensito da: Jade IG:_Dramalia_

Questo drama è stato una sorpresa assolutamente gradita. Una rivelazione in un momento in cui non avevo molta voglia di vedere niente. Guardandolo, ho riscoperto i vecchi sapori di una volta, quelle storie d’amore travagliate, un po’ tragiche, ma con tanta allegria, che strappano lacrime e sorrisi in egual misura, con protagonisti carini, dolci, frizzanti e molto imbranati. Il tutto condito da allegre colonne sonore. Mi è sembrato di tornare indietro ai tempi di “Clean with passion for now” quando i drama li divoravo senza sosta, completamente innamorata. Per darvi un’idea di quanto mi è piaciuto: l’ho guardato on air! Io che di solito non ci penso neanche, non ho saputo resistere. E mai decisione fu migliore!
Park Seong-A (Cho Yi-Hyun) è una giovane studentessa delle superiori, che di sera si trasforma in una sciamana. I suoi poteri derivano direttamente dalla Dea Celeste Dei Due Mondi e lei lavora alacremente per salvare i poveri esseri umani dalle loro disgrazie. Un giorno, nella sua vita entra il bellissimo Bae Gyeon-U (Choo Young-Woo) a testa in giù, presagio di una morte imminente. Seong-A si innamora istantaneamente della sua avvenenza e decide di salvarlo. Per fare ciò però dovrà aiutarlo a sopravvivere per 21 giorni dagli attacchi degli spiriti. Fortunatamente per lei, Gyeon-U si trasferisce nella sua classe, ma non è proprio la persona più socievole e solare del mondo. Anzi, rifugge le amicizie, sta sempre da solo e si comporta come se odiasse chiunque. Perciò per la ragazza non è molto semplice avvicinarlo e proteggerlo dagli spiriti che lo perseguitano. Gyeon-U ha infatti avuto una vita complicata, piena di dolore, di rinunce e ripudiato da chiunque gli volesse bene, tranne sua nonna, a causa della sua sfortuna. Ogni volta infatti al ragazzo capitavano sciagure di tutti i tipi, dagli incendi, alle catastrofi naturali, persino ai crolli di palazzi e via discorrendo. Sua nonna, per cercare di aiutarlo, lo ha sempre portato da sciamani che lui ha imparato a odiare profondamente, perciò Seong-A nasconde la sua vera identità, in modo che lui non la ripudi. Si impegna dunque con tutte le sue forze per aiutarlo, combattendo contro ogni tipo di spirito, cercando di salvargli la vita e diventando lei stessa un amuleto quando sua nonna muore e lui rimane solo con i suoi pensieri suicidi. Insieme al suo migliore amico Pyo Ji-Ho (Cha Kang-Yoon) riescono a farlo tornare a sorridere e a tirare con l’arco, giungendo ai 21 giorni con non pochi sforzi e non poche situazioni assurde e divertenti, nonché strappalacrime. In tutto ciò però non hanno fatto i conti con la perfida sciamana Yeom-Hwa, torturatrice psicologica del piccolo Gyeon-U, ex figlia spirituale dell’attuale madre di Seong-A e pazza scatenata, nonché personaggio di incredibile bravura e spessore psicologico. Questa donna, la quale ha perso suo figlio appena nato, ha provato a riportarlo in vita, ma il Generale Dongcheon (la madre di Seong-A) glielo ha impedito, condannandola all’infelicità. Essendo stata privata di tutto ciò che amava nella vita, Yeom-Hwa diventa quasi una pazza, evocando uno spirito malvagio perché diventi la sua divinità e la renda potente. Purtroppo per lei, lo spirito in questione si impossessa del corpo di Gyeon-U e si innamora di Seong-A, come praticamente tutti in questo drama, ma li capisco è davvero adorabile e dolce, nonché buffissima. La giovane sciamana fa dunque di tutto per aiutare il suo amato a liberarsi dello spirito malvagio, ma questo li porterà entrambi a dover sacrificare molto. Ovviamente in tutto ciò ci sono anche le storie collaterali degli amici, che però non fanno che arricchire la trama, dando spessore al rapporto di Gyeon-U e Seong-A, i quali si avvicinano con calma, imparando ad amarsi e accettarsi passo dopo passo, condividendo momenti dolcissimi e altri da strappare il cuore a metà. Adoro come sono stati caratterizzati i personaggi, rendendoli profondi, con personalità distanti tra loro ma complementari, con storie difficili e dolorose, che non fanno altro che dare ricchezza ai loro personaggi. Gli attori sono stati tutti bravissimi, a partire dai protagonisti, ma soprattutto Cho Ja-Hyun che interpreta Yeom-Hwa è stata sublime. Una donna distrutta, inasprita dalla vita, vendicativa, pronta a far del male a tutti, piena di dolore e risentimento, che però ama con una forza devastante. Davvero, brava. Durante la visione mi ha strappato più di una lacrima, assieme a Choo Young-Woo un attore che si conferma in grande ascesa, con un carisma decisamente devastante, sia nei suoi momenti cute, sia quando fa il bello e dannato. Bravissimo nella sua interpretazione del bravo ragazzo e del demone birbante! Non guasta ovviamente che senza camicia sia un gran bel vedere! Vengono trattate molte tematiche sciamaniche di cui io non sapevo niente, perciò ci vuole un pò di pazienza per districarsi con tutti i rituali e i termini del caso, forse è stata la parte che mi è rimasta più complicata da comprendere, ma per il resto ho amato tantissimo questo drama e il finale ha rischiato di spezzarmi il cuore in due. Ve lo consiglio davvero.

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Completed
Surely Tomorrow
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22 days ago
12 of 12 episodes seen
Completed 0
Overall 6.0
Story 6.0
Acting/Cast 6.0
Music 6.0
Rewatch Value 5.0
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Un drama opaco

Recensito da: Effe IG: _Dramalia_

Se dovessi definire questo drama con una parola, penso userei il termine “opaco”.
Una doverosa premessa: per quanto questo sia stato apparentemente venduto come un drama romantico, non lo è. Non è un drama romantico, non è un drama leggero e non è un drama semplice.
L’intera narrazione è sviluppata in tre archi temporali: il passato che si svolge nel 2007 quando i protagonisti si conoscono da studenti universitari, il 2015, ovvero l’epoca intermedia, quando i due si ritrovano; infine il presente, con il loro ultimo incontro. Conosciamo Gyeong-do (Park Seo-joon) come un semplice studente universitario, unico figlio di una modesta famiglia che vive la sua vita con estrema semplicità. Un giorno, fuori dall’università, perde una moneta che viene recuperata da Ji-woo, figlia dei proprietari della Jarim, colosso dell’abbigliamento coreano. Ricca, giovane e nel mezzo di un anno sabbatico preso dall’università che frequenta a Londra, Ji-woo rimane affascinata dal giovane che decide di seguire. Per un caso i due capitano nello stand di un gruppo di attori dell’università che stanno cercando dei nuovi affiliati. E’ così che si conoscono. Ji-woo decide di nascondere la sua vera identità sia a Gyeong-do che ai nuovi amici e inizia a frequentare il gruppetto. Tra bicchieri di soju, uno spettacolo da preparare e tante risate, i giorni passano felici e la scintilla tra lei e Gyeong-do scocca. Tutto cambia quando per una coincidenza il ragazzo si trova a servire come cameriere ad una cena di lusso in cui si trova Ji-woo con la famiglia. La verità viene dunque a galla e il divario sociale tra i due inizia a farsi largo nel loro sentimento. Ji-woo spende per una maglietta quello che la madre di Gyeong-do guadagna in un mese con due lavori e questa consapevolezza, unita alla giovane età dei ragazzi, corrode la loro relazione. Ji-woo oltretutto rivela un contesto familiare disfunzionale con una madre che non solo non la ama, ma la disprezza al punto da volerla il più lontano possibile da sé. E’ così che la prima era dei due finisce, con la loro separazione culminata con la decisione di Ji-woo di tornare all’estero. Nel 2015 si apre il loro secondo incontro, i due infatti si ritrovano al matrimonio di due amici del club di teatro e, in qualche modo, non riescono a resistere ai sentimenti che riaffiorano. Con più maturità, Ji-woo e Gyeong-do riprendono in mano la loro relazione e la portano ad un livello più alto: iniziano a convivere, vivono la loro intimità fisica, piangono e gioiscono insieme. Va tutto a gonfie vele finché il destino interviene nuovamente: il padre di Gyeong-do subisce un brutto incidente e rischia di perdere la vita, portando il ragazzo ad allontanarsi da Ji-woo per rimanere vicino a lui e alla madre, nel mentre Ji-woo scopre una scomoda verità sulla sua famiglia, ovvero le viene rivelata la sua nascita come figlia illegittima. Consapevole di essere la figlia amatissima di un padre che non è il suo e di una madre che l’ha messa al mondo ma la odia, divorata dal rimorso e impaurita dal fatto che l’odio della genitrice si sarebbe potuto scaricare anche su Gyeong-do, nel momento in cui lui ha più bisogno di lei, Ji-woo decide di andarsene. E così fa. Gyeong-do, abbandonato e nel bel mezzo del momento più complesso della sua vita, cade nella trappola dell’alcool, divenendo a tutti gli effetti un alcolizzato. Saranno necessari anni di riabilitazione per tornare a riprendere in mano la sua esistenza sia personale che lavorativa. Da qui subentriamo nella terza ed ultima fase, quella del presente. Gyeong-do un giorno si ritrova a scrivere un articolo che rivela la torbida storia d’amore di un’attrice coinvolta con della droga. Tutto nella norma se non fosse che l’amante della donna non è altri se non il marito di Ji-woo. L’articolo viene pubblicato ed è il pretesto perfetto per la ragazza di separarsi dall’uomo che non ama. Ji-woo dunque torna in Corea e si rifà viva con Gyeong-do che non riesce a mantenere le distanze da lei. I due si riavvicinano a lenti passi, il loro amore non si è mai del tutto sopito. Ma il passato di entrambi e l'arrivo di nuovi nemici sono pronti ancora ad ostacolarlo. L’ex marito di lei si rivela in combutta con il marito della sorella, il quale la sta avvelenando senza che lei se ne renda conto. L’obiettivo? Prendere l’azienda per farla a pezzi e rivenderla. Ecco che quindi la trama inizia anche a sviscerare una parte di cospirazione dove Gyeong-do, grazie al suo fiuto da giornalista, si ritrova a dover fermare il marito della sorella di Ji-woo per aiutare la sua famiglia. Alla fine, quando tutto sembra andare quasi bene, un colpo di grazia arriva e allontana ancora i due, i quali però dopo un anno decidono definitivamente di abbandonarsi ai loro sentimenti ignorando l’opinione pubblica contraria e affrontando insieme qualsiasi altro problema si presenterà sul loro cammino.
Dunque, il mio parere su questo drama è fortemente contrastante. Ho avuto modo di confrontarmi con più persone sulla visione e l’idea comune è che questo drama si sia rivelato estremamente lento, al punto che molti lo hanno abbandonato prima del termine. Io l’ho voluto portare fino alla fine ma, con tutta l’onestà di cui dispongo, vi dico sinceramente che mi ritrovo concorde con l’opinione generale: questa visione è davvero molto, molto lenta. Come ho detto all’inizio non si tratta di un drama romantico, è più un melodramma, quasi uno slice of life, e la lentezza quindi è una delle caratteristiche chiave di questa tipologia narrativa. Così come caratteristici sono i colori opachi che sono stati utilizzati in concomitanza a quell’atmosfera apparentemente ovattata, vagamente retrò al di là del contesto temporale dato dai flashback. Il tutto richiama volutamente il fatto che loro per 20 anni circa siano rimasti sostanzialmente fermi, immobili, sia sui loro sentimenti che sui loro problemi. Solo alla fine vediamo una variazione, nell’ultima puntata cambiano le pettinature e i vestiti (specialmente di Gyeong-do che finalmente acquisisce consapevolezza e si smuove), cambia l’atmosfera, è la rappresentazione della decisione di proseguire, di cambiare, di scostarsi finalmente dalle loro posizioni, di evolvere. Da questo punto di vista dunque è un drama ben fatto, come ben fatte sono alcune tematiche, una tra tutte è quella che riguarda l’alcolismo. Park Seo-joon in una intervista ha ammesso di essersi sentito estremamente vicino al personaggio di Gyeong-do in quanto anche lui ha avuto un momento nella sua vita in cui correre, fare palestra o lavorare non bastava più per distogliere i propri pensieri, e quindi l’alcool era stato l’unica soluzione. Ed è quello che accade anche a Gyeong-do. Molto interessante è tutta la trama che gira attorno quindi all’abuso di alcool in due forme diverse: quella più palese di Gyeong-do appunto che culmina con la madre ferita durante un momento di totale assuefazione, e comporta necessariamente una riabilitazione; e quella di Ji-woo, più silente ma inevitabilmente presente. Non c’è un percorso clinico nel suo caso ma un cammino di guarigione sì perché, anche lei, nonostante non sfoci mai in atti esagerati, è in realtà estremamente dipendente dall’alcool, e Gyeong-do se ne accorge. Dunque tematiche calde, ben sviscerate e affrontate. Ma…Appunto, c’è questo “ma”. “Surely Tomorrow” presenta a mio giudizio due problemi enormi: prima di tutto è lento, davvero lento. Lento al punto che la trama non è più accattivante. Lento al punto che l’amico che muore regala i 15 minuti più vivi di tutto il drama. E poi c’è Park Seo-joon. Assurdo che io possa considerare Seo Nazionale un problema, ma in un certo senso lo è stato. Il pericolo più grande per un attore di solito è trovarsi in un ruolo di leadership e non esserne all’altezza. Questa volta è capitato l’esatto contrario. Gyeong-do non è un leader, è un ragazzo semplice, è un ragazzo che cade nella dipendenza, un ragazzo innamorato al punto di non riuscire ad andare oltre. E’ un personaggio pieno di fragilità. E Seo, che comunque ha fatto miracoli, non è però riuscito a rappresentarlo al meglio. Trovo che come attore in ruoli di leadership semplicemente brilli, in questo ruolo più delicato invece è rimasto sfocato. Tant’è che è realmente emerso solo in quelle poche scene in cui ha fronteggiato l’ex di lei o della sorella. Se fosse successo ad un altro attore, probabilmente non l’avrei notato, ma su di lui è affiorata una leggera vena di delusione. Ammetto anche però che se al suo posto ci fosse stato un altro, questo drama probabilmente non lo avrei retto fino alla fine, perché sì, Seo ha davvero fatto un miracolo anche qui. Won Ji-an nei panni di Ji-woo è stata sicuramente brava, all’altezza del personaggio, personaggio però con il quale non ho empatizzato poi molto. L’ho descritta come egoista e lo confermo. Ji-woo è una ragazza con un passato difficile, ha enormi fragilità, anche lei una dipendenza dall’alcool e una manifesta depressione, il problema è che tutto ciò le toglie spina dorsale. Il che è coerente con la sua situazione, meno con il ruolo che poi la narrazione le fa assumere. Non riesco a vederla al comando della Jarim, non riesco a vederla come leader di un gruppo, come direttrice. Rimane sempre e costantemente in difficoltà, troppo fragile, troppo abbandonata, troppo poco reattiva. E qui vi domanderete: “ok, ma perché egoista?” Perché ogni volta che scappa, lo fa per sé stessa. Scappa persino davanti al padre in fin di vita di Gyeong-do, dicendo di farlo per salvare lui. Il che è assurdo. E’ egoista anche quando ammette di essere felice che Gyeong-do abbia rinunciato ancora una volta ad un’opportunità lavorativa unica solo per stare con lei. È egoista quando si arrende alla fine permettendogli ancora una volta di sacrificarsi per lei. Ci prova, si sforza, ma non riesce ad essere altruista. Si crogiola nel senso di colpa, perennemente incapace di reagire persino davanti alla sorella vessata e avvelenata dal marito. L’incapacità di reagire, dati i suoi problemi, non può essere una colpa, è vero, ma è una contraddizione difficile che non ha stimolato in me empatia per il personaggio che è finito a dirigere con successo un colosso coreano da cui dipendono centinaia di famiglie. Questo è un drama a cui manca equilibrio, la fragilità dei personaggi non incanta, non suscita particolare pietà o empatia, più noia. La narrazione in sé non aiuta, soprattutto nella divisione temporale che ogni tanto falla rendendo poco intuitiva la collocazione. Tant’è che alla fine ci si orienta in base alla lunghezza dei capelli di lei che varia. Un po’ labile come appiglio. Ma la narrazione manca anche nel ritmo, perché sì, anche un drama lento deve avere un certo ritmo. Consideriamo la morte dell’amico. Era necessaria? Ai fini della trama, francamente no. Come telespettatrice però ho apprezzato quel momento perché in qualche modo assurdo ha dato ritmo e vita ad un drama che si stava perdendo in interminabili minuti di inquadrature di Gyeong-do e Ji-woo che si disperavano. Si disperavano mangiando, dormendo, pensando, piegando la biancheria, camminando, viaggiando, lavorando, cucinando, leccando un gelato, guidando…troppo. Solo nell’ultima puntata ho contato 4 minuti interminabili e consecutivi di silenziose inquadrature che passavano dall’uno all’altra mentre contemplavano il nulla. Quattro minuti in fila sono infiniti, soprattutto se preceduti da altri momenti perfettamente uguali. I silenzi nei drama spesso parlano più delle parole dette ad alta voce, in “When the weather is fine” sono stati assordanti, intensi, indimenticabili. Qui sono stati davvero il “too much” che non serviva. Probabilmente, e lo dico già conscia che questa cosa qualche critica in più me la regalerà, anche la poca chimica tra i protagonisti ha fatto il suo. Vi ricordate quanto erano bollenti Park Seo-joon e Park Min-young in “What’s wrong with secretary kim”? o quanto abbiamo agognato quel bacio in “Itaewon class”, un contatto singolo e minimo che è arrivato solo alla fine tra due attori che fisicamente in qualche modo stonavano ma le cui anime avevano fatto il resto, rendendoli semplicemente iconici? Ve lo ricordate? Ecco, qui non accade nulla di tutto questo. “Surely Tomorrow” è un drama senza scintilla, un drama che rimane sostanzialmente opaco dall’inizio alla fine.

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Completed
The Tale of Lady Ok
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Jan 25, 2026
16 of 16 episodes seen
Completed 0
Overall 8.0
Story 8.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 7.0
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Grande focus su un personaggio femminile, la nuova era dei drama storici!

Recensito da: Effe IG:_Dramalia_

Premessa doverosa: questo drama è parecchio intricato, quindi cercherò il più a grandi linee possibile di spiegarvi cosa succede.
Goo Deok (Lim Ji-yeon) è la serva di una famiglia di nobili, padre e figlia, particolarmente inclini verso le punizioni disumane nei confronti dei propri servi. Crudeli e senza pietà li conosciamo mentre obbligano il padre di Goo Deuk a seppellire la moglie malata ancora viva davanti agli occhi disperati della figlia. E’ chiaro fin da subito che il sentimento comune sarebbe quello di vedere i due aguzzini finire male, ma questo drama è stato scritto per farci penare. Qualche anno più tardi, Goo Deok, adulta, è una serva geniale, molto intelligente e stranamente acculturata che fa l'impossibile per mettere da parte del denaro così da poter scappare con il padre. Un giorno, mentre si finge un uomo che vende noccioline nel mezzo di una festa di paese, incontra Song Seo-in (Choo Young-woo), un nobile vestito da schiavo che sta cercando di incontrare la donna con la quale è destinato a sposarsi. Seo-in è un giovane molto bello e con il desiderio di fare l’artista, appassionato scrittore di romanzi, il suo sogno nascosto è quello di diventare un intrattenitore. Seo-in però è anche il promesso sposo della padrona di Goo Deuk, Kim So-hye, peccato che la fine intelligenza della serva lo colpisca come una freccia in pieno petto non lasciandogli sentimentalmente scampo. I due passano la giornata insieme e si rivedono durante un banchetto organizzato prima delle nozze, Seo-in prova dei sentimenti per lei ma il divario sociale non permette loro di fare nulla di più se non conversare. Durante il banchetto però, mentre sono insieme, Kim So-hye li scopre e scoppia uno scandalo. Il matrimonio salta e Goo Deuk viene prima violentemente punita e poi le viene ordinato di divenire la concubina del padrone di casa. E’ allora che la giovane decide di fuggire con il padre. Dopo giorni di viaggio braccati dai soldati, i due si fermano in una locanda lungo la strada ma, il mattino seguente, Goo Deuk si ritrova sola, il padre, malato, è ripartito da solo per non rallentarla troppo nella fuga. Goo Deuk, nella speranza che l’uomo torni, rimane nella locanda per un anno finché un giorno arrivano due nobili, padre e figlia, con tutto il seguito. I due sono l’esatto opposto dei padroni di Goo Deuk, sono gentili, umani e estremamente decorosi. Ok Tae-young, la figlia, si affeziona in fretta alla ragazza e alla fine, prima della partenza, le chiede di seguirla non come serva ma come sorella. Prima che possano incamminarsi però dei criminali assaltano la locanda e uccidono tutti. Goo Deuk e Tae-young riescono a scappare ma vengono intrappolate in un magazzino che prende fuoco dove Tae-young rimane gravemente ferita. La giovane nobildonna spinge fuori Goo Deuk come ultimo atto, implorandola di vivere e di seguire i suoi sogni. Quando Goo Deuk si sveglia, si trova nella tenuta della famiglia Ok dove tutti credono che sia lei la vera Lady Ok Tae-young. Dopo un primo momento però Goo Deuk cede ai rimorsi e racconta alla nonna e alla serva la verità. La nonna comprende quanto potenziale si celi dietro la giovane e le propone di diventare ufficialmente sua nipote acquisendo il nome della vera Ok Tae-young. Divenuta quindi a tutti gli effetti una nobile, viene fatta sposare con Sung Yoon-gyeom, il figlio del Magistrato che è identico in tutto e per tutto a Song Seo-in, due gocce d’acqua. Yoon-gyeom però, così come la nuova Tae-young che in reatà è una serva fuggitiva, ha un segreto: è omosessuale, non ha alcun interesse nell’avere figli ed è concentrato nel gestire un luogo in cui vengono accolte altre persone omosessuali che imparano le arti marziali per potersi difendere dai soprusi. I due conoscono i rispettivi segreti e decidono di aiutarsi mentre il Magistrato, affascinato dalle doti di Tae-young, la spinge a diventare un avvocato. L’uomo però, con la sua bontà e giusta misura, è un problema per i ricconi in cerca di potere, soprattutto per il Ministro delle Finanze e il Consigliere di sinistra che trovano e depredano una miniera d’oro non dichiarata. Per sviare il Magistrato, il centro di accoglienza creato da Yoon-gyeom viene svelato e raso al suolo, portando il ragazzo a fuggire, mentre il padre, barbaramente incastrato, muore. Sette anni più tardi Tae-young è un avvocato di estremo successo e, sebbene il marito sia sparito, è ormai una nobile rispettata che vive con il cognato, Sung Do-gyeom, arrivato primo all’esame di stato. La famiglia è felice ma il matrimonio di Do-gyeom con Cha Sun-hee scatena dei problemi, la ragazza infatti è figlia della famiglia che aveva depredato la miniera e per questo era stata punita grazie a Ok Tae-young. Madre e figlia complottano dunque per distruggere l’avvocato. Tae-young viene quindi presa di mira su più fronti e l’assenza del marito diventa il pretesto perfetto per renderla vedova, ovvero una disgraziata senza potere. Prima che ciò accada, Do-gyeom corre a cercare il fratello per convincerlo a rientrare a casa, lo trova, ma lui nonostante tutto rifiuta di tornare. E’ Seo-in a intervenire e risolvere la situazione. Do-gyeom incontra infatti l’ormai famoso intrattenitore per strada e, raccontatagli la storia, il ragazzo, ancora innamorato di Goo Deuk, si propone di aiutarla. Seo-in quindi mette in scena la sua morte per liberarsi dai panni dello scrittore e dell’intrattenitore da tutti conosciuto e arriva appena in tempo per salvare Tae-young impersonando il marito scomparso e giustificando la sua assenza con una perdita di memoria. Tutto sembra risolversi ma le disgrazie sono dietro l’angolo e la falsa coppia viene scoperta. Seo-in viene condannato a morte per aver contravvenuto ad un ordine del Re che gli aveva comandato di recarsi a fare uno spettacolo dai Qing, mentre lei viene rimandata dalla sua padrona originaria, divenuta concubina del Ministro delle Finanze. Una malattia misteriosa però appare dal nulla, sconvolgendo il popolo. Tae-young, ripresi i panni originari della serva Goo Deuk, finge di esserne rimasta contagiata e si fa portare al campo di isolamento con gli altri malati, dove, indagando, scopre che la malattia è generata dall’assunzione di alcune pastiglie appositamente avvelenate e distribuite proprio dal Ministro delle Finanze. Nel villaggio in quarantena ritrova anche il suo vero marito come volontario, il ragazzo non parla e ha una malattia al cuore incurabile. E’ lui a riuscire a fuggire dai soldati che piantonano i malati e a raggiungere il capo dell’esercito, da sempre alleato di Tae-young, che, scoperta la verità, salva i malati e condanna finalmente il Ministro delle Finanze, abbandonato miseramente dal Consigliere di Sinistra che lo sacrifica senza rimorsi. Tae-young, per tutto il bene che ha fatto al popolo, nonostante abbia impersonato una nobile, viene premiata dal Re e diviene una donna comune, abbandonando quindi definitivamente lo status di serva. Seo-in invece viene sostituito all’ultimo da Yoo-gyeom che, in punto di morte, si trascina nella sua cella con il benestare del capo delle guardie reali prendendo il suo posto.
Intricato, eh? E pensate che ve l’ho raccontato solo in maniera generica. Di questo drama, da buona appassionata di storici, posso solo parlarne bene. Ha una storia nuova, interessante, con una focalizzazione totale su un ruolo femminile ben studiato e ben delineato. E’ uno storico importante, pensato e ragionato nei dettagli, non banale e sicuramente piacevole perché oscilla tra momenti di calore familiare, momenti di lotta, momenti tragici e momenti di rivalsa. Ha un equilibrio ammirevole. E’ sicuramente un prodotto, nel suo genere, tra i più validi. Però ci sono dei punti che, per quanto mi riguarda, hanno stonato. In primis la dualità tra Yoon-gyeom e Seo-in, due personaggi identici interpretati da un bravissimo Choo Young-woo che ha saputo differenziarli molto bene, complice un’espressività nel suo sguardo encomiabile. Nonostante ciò non ho compreso a fondo perché creare due persone fisicamente uguali senza legami di sangue. Ora, che i sosia esistano, va bene, ma qui siamo nella sfera dei gemelli omozigoti. Avrebbe avuto più senso se i due fossero stati fratelli, sarebbe stato probabilmente più banale ma sicuramente meno irreale di avere una copia sputata di sé stessi che gironzola di qua e di là. Un’altra critica verte invece sulla quantità di personaggi coinvolti. Io vi ho raccontato i casi più importanti della storia, ma di cattivi ce ne sono di più, così come di cause legali che Lady Ok affronta. Tutti questi volti, molti dei quali dopo i primi episodi spariscono per ritornare sul finale, sono davvero, davvero tanti. Tant’è che più volte mi sono dovuta fermare per capire chi fosse uno o chi un altro, sperando che prima o poi qualcuno fornisse un indizio sulla provenienza del soggetto. L’infinità di nomi poi non ha certo aiutato la mia confusione. Quindi a mio avviso troppi ruoli, troppe storie intersecate tra loro che creano caos. Ultima critica, per la quale già so che non sarete concordi: la protagonista. Lim Ji-yeon è stata indiscutibilmente brava, ma l’ho trovata decisamente più adatta e centrata nel ruolo di Ok Tae-young che in quello della serva Goo Deuk. Le è mancata l’umiltà data dalla sottomissione, quell'aura di fragilità mista a paura. I suoi lineamenti, il suo sguardo, la sua generale rigidità hanno sicuramente trovato un riscontro più netto nella rappresentazione di una nobile fasulla che ha come obiettivo quello di non farsi scoprire da nessuno, manifestando quindi una rigidità necessaria per apparire forte e in alcun modo mendace. Però, nei panni della ferita e abusata Goo Deuk ho percepito una certa mancanza di morbidezza, di fragilità, di paura e dolore. E’ una critica che chiaramente verte solo sulla parte iniziale del drama dove ho un po’ arrancato a empatizzare con una serva sì vessata ma comunque, al di là della manifesta genialità, a tratti un pizzico eccessiva nell’essere così sicura di sè in maniera vagamente supponente. Per il resto l’interpretazione della rigida e forte Ok Tae-young è stata perfetta. In ogni caso questo drama si conferma tra i migliori del settore storico e agli appassionati piacerà indubbiamente.

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Completed
S Line
0 people found this review helpful
Dec 13, 2025
6 of 6 episodes seen
Completed 0
Overall 6.5
Story 6.0
Acting/Cast 8.0
Music 8.0
Rewatch Value 3.0
This review may contain spoilers

L'hype di questo drama è stato alto tanto quanto rovinosa è stata la sua discesa

Recensito da: Jade IG: _Dramalia_

Sono confusa, davvero tanto confusa e continuerò ad essere confusa per sempre. Questo drama è completamente diverso da come pensavo che fosse e se per un po' ha mantenuto un certo senso logico, le ultime due puntate hanno buttato tutto all'aria, catapultandomi in un mondo che non aveva né capo né coda, con un finale talmente fuori da ogni schema e logica che pensavo di essere impazzita io. Sapete bene che mi sono fatta abbindolare dalla promessa di un drama sensuale, erotico e in qualche modo anche più esplicito degli altri, questo non importa che ve lo dica. È ovvio, soprattutto perché c'erano delle simpatiche e allusive scene di Lee Su-Hyeok in stile marpione e seduttore, che in realtà durano mezzo secondo netto. Ma non importa, ormai sono avvezza a farmi abbindolare da stralci di scene trovate in giro per l'internet, quindi in un certo senso mi sta anche bene esserci rimasta delusa. Ora, non fraintendetemi, alcune scene spinte ci sono, ma certamente non del nostro bell'attore che si fa pagare fior fiore di quattrini. Questo mai! Al massimo lui può atteggiarsi a grande seduttore, ma neanche troppo, giusto un accenno. Quindi, se dovete ancora vederlo ed era nella vostra lista per questo, cambiate strada. Lee Su-Hyeok fa il detective qui, o almeno ci prova, è anche bravo in realtà, ma ha proprio l'aria di uno a cui non importa niente di nessuno. E infatti un po' è così, soprattutto con la nipote Seong-A ha uno strano rapporto. I due non sembrano neanche parlarsi e, nonostante lui cerchi di portarla a scuola ogni mattina, non si accorge neanche che la ragazza viene brutalmente bullizzata dalle compagne. La massacrano letteralmente di botte, ha i segni in faccia e lui niente, pare troppo focalizzato sui suoi casi. Il più importante al momento riguarda omicidi di donne sole, nel quartiere in cui abita. Alcune donne infatti, sono state trovate morte soffocate nei loro appartamenti e non ci sono tracce del colpevole. Ad aiutarlo a risolverlo entra in gioco una ragazzina strana, che vive reclusa in un appartamento davanti al suo. Non esce mai, ha tutte le finestre sigillate e una fobia che le impedisce qualsiasi contatto con l'esterno. Sappiamo di lei che però vede delle linee rosse sulla sommità del capo delle persone. Sono appunto le S-line, ovvero le linee del sesso. Una per ogni persona con cui si è entrati in intimità. Quando le due persone sono vicine, le linee si congiungono, rendendo impossibile non notarlo. Per questo e perché a causa di questo suo strano potere sua madre ha ucciso suo padre (un traditore della peggior specie), Sin Hyeon-Hop, vive reclusa, lontana da tutto e da tutti. È una ragazza messa a dura prova dalla vita, che ha provato a uccidersi diverse volte, ma il suo corpo si è rigenerato ogni volta, impedendole di trovare la pace eterna. Per tutti questi motivi è un essere solitario, ma quando la vicina di casa, tanto gentile con lei, rischia la vita, Hyeon-Hop si butta al salvataggio, vincendo la sua paura e facendosi anche accoltellare per salvare la donna. Per fortuna il detective Han Ji-Uk interviene e la salva. Dopo di che la ragazza capisce che i suoi poteri si possono usare per aiutare la gente, torna alla vita e viene ovviamente mandata in classe con Seong-A, sua amica di sempre, la quale riceve degli strani occhiali misteriosi. Indossandoli infatti la ragazza acquista la facoltà di vedere le S-line, esattamente come Hyeon-Hop. Ora, se voi aveste degli occhiali magici che vi permettono di scovare ogni piccolo e sudicio segreto delle persone che vi hanno sempre trattato male e bullizzato, non li usereste? Sinceramente forse non lo farei come Seong-A, che comincia a ricattare professori e alunni in egual misura, per farsi pagare e avere quella popolarità che le è sempre stata negata. Ovviamente neanche a dirlo, questo porta la ragazza a fare una brutta fine. Viene infatti spinta giù dal tetto della scuola, ma non muore, finisce invece in coma e lo zio, neanche troppo devastato a quanto pare, inizia a indagare seriamente sulla faccenda. Gli occhiali a questo punto passano di mano in mano, portando sulla loro scia morte e distruzione. Sembra infatti che nessuna persona normale li possegga, ma anzi, vengano dati a gente spostata, con rotelle fuori posto e una psiche piuttosto labile. Sinceramente non ho capito perché vedere le S-line debba farti per forza impazzire e massacrare la gente. Cioè, neanche se scoprissi che il mio uomo mi tradisce lo accoltellerei come fanno tutti questi spostati. Va bene la vendetta, ma così si esagera. Comunque Hyeon-Hop parla di questa faccenda delle linee al detective, che pare crederle in un primo momento, ma è anche piuttosto scettico, solo che alla fine gli occhiali finiscono proprio in mano sua. Essendo probabilmente l'unico dotato di senno, riesce persino a non uccidere suo padre, un uomo vecchio e malato di mente, la cui S-line si collega alla nipote in coma. Una grande forza di volontà e vorrei anche conferirgli il premio: unico sano in questo drama. Comunque lui, che è un paladino della giustizia, usa gli occhiali in modo sano, ovvero smascherando degli stronzi violentatori di ragazzine. Davvero ammirevole. E fin qui tutto bene, certo, un sacco di domande affollavano la mia mente: da dove vengono gli occhiali? Come fa Hyeon-Hop ad avere i poteri dalla nascita? Perché non può morire? Cosa c'è dietro a tutto questo? La colpevole della situazione l'avevo individuata dal minuto 2 praticamente, ma c'erano ancora centinaia di domande che aspettavano risposta, solo che nel mentre ero arrivata all'ultima puntata e ho pensato: vabbè ora mi spiegheranno tutto! E invece no! Nell'ultima, attesissima puntata, va tutto in vacca. Sì perché gli autori, che si erano trovati a scrivere un drama intricato e complicato, dovevano poi tirarne le fila e non avendo una spiegazione che potesse chiamarsi logica, hanno pensato di creare la puntata più senza senso di tutte. Nessuna risposta alle domande ci viene data, anzi, si creano nuovi interrogativi, ancora più oscuri e complessi, ma visto che il drama finisce, rimaniamo tutti appesi e confusi. Io in primis non appena ho capito cosa stava succedendo, colma di delusione, avrei voluto spegnere tutto e dare un voto molto basso al drama o quanto meno andare in rete e sperare che qualcuno più intelligente di me avesse delle risposte da darmi, ma indovinate? Quei quattro gatti che hanno visto la serie sono tutti a brancolare nel buio come me. Perciò vi consiglio caldamente di lasciar perdere, di saltare proprio a piè pari e virare verso lidi più rosei, perché S-line è stato davvero una grande delusione. Certo, ci sono scene hot, alcune anche un po' disturbanti, certo la prima parte è anche appassionante e tiene col fiato sospeso, benché abbia già dei piccoli buchi di trama, gli attori sono bravissimi ed espressivi, l'atmosfera dark-noir tiene incollati allo schermo con l'ansia che qualcosa accada ogni due secondi, ma a conti fatti, alla fine, una sola puntata è bastata per rovinare tutto. Creare un drama con elementi fantasy, non significa solo arricchire una trama, deve avere uno sviluppo e una conclusione, con un senso compiuto, non può essere solo un raffazzonamento di scene al limite del sensato tipo “Lost”, bisogna pensarci bene e prima, senza lasciare la gente indignata e offesa per il tempo perso. Sì, ovviamente parlo di me. Ma vi sfido a guardarlo e a non provare le stesse sensazioni. Anzi no, che poi vi rovinate la giornata.

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Completed
The Good Bad Mother
0 people found this review helpful
Nov 17, 2025
14 of 14 episodes seen
Completed 0
Overall 10
Story 10
Acting/Cast 10
Music 10
Rewatch Value 10
This review may contain spoilers

Un drama in grado di cambiarci emotivamente e umanamente.

Recensito da: Effe IG:_Dramalia_

“Solo due animali sono utili dalla testa ai piedi. Gli esseri umani…e i maiali. La gente pensa che i maiali siano sporchi e puzzolenti, ma non è così. Non solo fanno i bisogni in un posto specifico, ma dormono solo dove è pulito. Fanno spesso il bagno nel fango per rinfrescarsi ed eliminare gli insetti. Ma gli umani iniziarono a rinchiuderli nei porcili. Così i maiali non potevano più lavarsi nel fango e iniziarono a strofinarsi sui propri escrementi. Così sono diventati sempre più sporchi e aggressivi. Non è triste? Ma la cosa davvero triste è questa: i maiali non possono alzare la testa, perciò vivono per tutta la vita fissando il suolo. C’è solo un modo per un maiale di guardare il cielo: cadere. Cadere è un modo per vedere un altro mondo, un mondo che non si è mai visto prima, sia per i maiali che per le persone.”
“Good Bad Mother” nei primissimi minuti ci consegna strettamente tra le mani la sua intera anima, catturandoci fin da subito all’interno di un racconto che, nell’arco di 14 episodi, ci porterà inesorabilmente a mettere in discussione le nostre certezze, le nostre scelte e le nostre emozioni, finendo con il cambiarci, umanamente e sentimentalmente.
Ci sono tanti tipi di drama, tante categorie, alcune più semplici e immediate come i thriller o le romcom, altre più complesse, come quelle che vengono gestite dalle emozioni. Ne fanno parte i drama sentimentali, dolceamari, profondi nella loro delicata narrazione, estremamente commoventi nel loro racconto fatto di dolci risate e amare lacrime. “Good Bad Mother” è uno di questi drama, è un prodotto difficile, intenso, emotivo, doloroso; è un viaggio attraverso noi stessi, è una discussione imparziale tra la nostra mente e il nostro io. E’ uno di quei drama con cui piangere senza freni e ridere a crepapelle. E’ anche un drama che ribalta le convinzioni iniziali, che piega le certezze, che racconta di quanto il dolore possa cambiare una prospettiva, di quanto la paura possa sovrastare l’umanità ma soprattutto di quanto l’amore, alla fin fine, pur nel male, sappia sempre rinascere in qualche modo. “Good Bad Mother” ci narra di una donna, Young-soon, la cui vita è stata ingiusta fin dal principio, privata prima della sua intera famiglia e poi del marito, ucciso per non essersi piegato davanti a chi voleva portargli via il porcile, l'unica fonte di reddito per la quale aveva lavorato sputando sudore e sangue una vita intera. Ferita nell’orgoglio e nell’animo, ostacolata dalla criminalità e dalla corruzione della legge, si ritrova a crescere l’amato e tanto desiderato figlio, frutto di un amore puro e dolcissimo, con estrema durezza e intransigenza, divenendo a tutti gli effetti una “pessima madre”. Il primo sentimento che si incontra, iniziando questo viaggio, è l’umano giudizio con cui è facile puntare il dito contro questa donna dai modi eccessivi che impedisce al piccolo Kang-ho di crescere normalmente e, soprattutto, di perseguire i suoi sogni. Ma la vita è così, nonostante tutte le buone intenzioni, nonostante la si cerchi di prendere con il sorriso, nonostante si canti a squarciagola “Sono Felice”, qualche volta il suo percorso si interseca con il dolore, con la paura, con l’ingiustizia e, inesorabilmente, ci cambia. Cambiano le prospettive, cambia l’umana percezione di ciò che è giusto o sbagliato e allora si comprende che cantare non basta, che sognare non è sufficiente. Si inizia a pensare che si può vivere bene solo se si ha la possibilità di essere più forti degli altri. Ma è davvero così? Mentre vediamo Kang-ho decidere persino di farsi adottare da quello che sappiamo essere l’assassino del padre, mentre in un certo senso capiamo la sua scelta nonostante tutto ed empatizziamo con lui contro l’atteggiamento oppressivo di sua madre, un incidente cambia tutte le carte in tavola, per Kang-ho, per Young-soon e persino per noi. Vediamo davanti ai nostri occhi un ragazzo di 35 anni che torna all’età mentale di un bambino di sette, privato totalmente della mobilità e incapace di prendersi cura di sé stesso da solo. Osserviamo quella pessima madre mettere da parte il suo cuore spezzato e accorrere al suo capezzale, piangiamo con lei mentre i dottori le dicono che dovrà occuparsi da sola persino di cambiargli il sacchetto per le deiezioni. Singhiozziamo davanti a quel cucchiaio di riso che Kag-ho si ostina a rifiutare finché, un giorno, arrivano parole che suonano più dolorose di uno schiaffo in pieno volto, sia per noi giustiziatori della prima ora, che per lei, Young-soo, colpevole senza sconti di essere stata una vera pessima madre: “non mangio perché la mamma dice che se sono troppo pieno, non riesco a studiare.”
Young-soon crolla e noi crolliamo insieme a lei, piegati dalla vita che torna come un boomerang a chiedere il proprio conto, a rinfacciarci i nostri errori, a farceli subire e patire. Quel cucchiaio di riso che un tempo era un impedimento al successo, oggi diviene il sottile confine tra la vita e la morte. Tutto torna ad essere messo in discussione e allora le priorità e le prospettive cambiano ancora una volta. Young-soon cade come cade il maiale e, finalmente, intravede il blu del cielo che non era mai stata in grado di visionare. Il successo e il potere vengono rimpiazzati dal bisogno di vedere quella ciotola di riso venir ripulita per saziare la fame; poi da quelle bacchette che, piano piano, tornano a sollevarsi tra le mani incerte di un ragazzo che non ha mai smesso di combattere; più tardi ancora dalle gambe che tornano a percorrere, seppur con difficoltà, il loro pesante cammino. Infine arriva il rimorso accompagnato da un sentimento di materna protezione, la paura folle di perdere quel figlio recuperato per i capelli e la consapevolezza di aver rovinato i migliori anni con lui, di averlo spinto, inconsciamente, verso il più pericoloso dei percorsi. Ed è allora che il giudizio iniziale si trasforma in compatimento prima e in comprensione poi. Non esiste giustificazione per il modo in cui Young-soo cresce Kang-ho: le privazioni, la sua durezza, l’intransigenza difficilmente possono essere scambiate con amore puro. Ma la realtà non è mai bianca o nera, Young-soo è stata vittima della vita stessa, della paura di vedere quel figlio un giorno schiacciato e ignorato come lo era stata lei in passato, del terrore di non poterlo difendere e del tormento di pensare che lui stesso non avrebbe potuto nulla contro i più forti. È qui che si innesca l’umana comprensione e sì, si intravede anche un pizzico di amore in quella ragazza, madre e donna che ha visto la sua intera famiglia cadere davanti ai suoi occhi. Ma la vita non ha ancora finito di riscuotere il suo salato conto, e Young-soo si ritrova a dover scendere a patti anche con una nemica improvvisa, infida, imbattibile: la malattia. Il tempo inizia a scorrere più veloce mentre prova a cambiare le sorti di quel figlio tanto amato eppure tanto ferito. Ma Kang-ho è forte, e il destino, forse per ricompensarlo, gli viene in soccorso. Quando i suoi arti tornano alla normale funzionalità, la mente li segue, riportando i ricordi intatti. E’ in quel momento che scopriamo davvero quanto un figlio possa amare anche una pessima madre e quanto una pessima madre possa essere in realtà una “buona pessima madre”.
“Una madre può sostituire chiunque, ma nessuno può sostituire una madre”.
Ad accompagnarci in questo viaggio doloroso eppure bellissimo, troviamo gli abitanti di un villaggio rurale, uno stretto gruppo coeso di agricoltori dal carattere apparentemente burbero ma dal cuore gigante. Accanto a Kang-ho invece scopriamo l’incredibile forza e integrità di Mi-joo, il suo grande amore e madre dei suoi bambini. Una donna che è stata in grado di sostenere il suo uomo e persino di lasciarlo andare. Una donna che osserviamo dolorosamente destreggiarsi, divisa tra il risentimento per l’abbandono, la pietà e l’amore mai sopito. Una donna ferita che vede i suoi figli affezionarsi ad un uomo che non sanno essere il loro padre, lo stesso uomo che impara ad amarli senza sapere chi siano e che, seppur privato della memoria, non riesce a non provare dei sentimenti per lei, dimostrando ancora una volta che l’amore va oltre tutto, persino oltre la mente umana. Mi-joo ci insegna la capacità di comprendere, patire e perdonare. Ci dimostra come sopportare e supportare qualcuno. È l’esatta contrapposizione al ruolo di Young-soo, ci regala l’amore incondizionato, univoco, eterno ma libero da tutto, soprattutto dalla paura. “Good Bad Mother” ci parla di amore, un amore che è in grado di vincere la morte, l’ingiustizia, il dolore. Un amore che è ovunque: nell’innocenza dei gemelli, nella preoccupazione dei genitori di Sam-sik (amico-nemico d’infanzia di Kang-ho), nel conforto di una cittadina che è in grado di stringersi attorno agli altri, umile e benevola come solo la pietà umana può esserlo. Un amore che è nell’attesa estenuante di Mi-joo, negli occhi di sua madre che ha paura di vederla ancora ferita e abbandonata, nel cuore di Kang-ho che, per riscattare la sua famiglia, ha finto di abbandonare tutti ma in realtà ha rinunciato solo a sé stesso.
L’amore è nella semplicità del sostegno reciproco, nella cooperazione, nella comprensione, nel dolore, nelle risate, nelle lacrime, persino nella morte. È anche nell’atto di alzarsi in piedi durante il funerale di Young-soo e unirsi, tra i singhiozzi, al canto di “Sono Felice” perché lei, nonostante tutto, ha vissuto con amore e per amore.
“La vita è così affascinante e ti rende infinitamente grata. Quando ti toglie una cosa, la sostituisce sempre con un’altra. Perdere i miei genitori, mi ha insegnato ad apprezzare mio marito; perdere mio marito, mi ha insegnato ad apprezzare mio figlio; rischiare di perdere mio figlio, mi ha insegnato ad apprezzare me stessa per prendermi cura di lui al meglio. Sono stata fortunata a vivere questa vita così preziosa.”
Ho pianto disperatamente con Young-soo, ho riso a crepapelle con Sam-sik, ho cantato a squarciagola con i cittadini durante il funerale, ho sofferto in silenzio con Mi-joo, ho vissuto l’orgoglio di Kang-ho, ho sognato accanto a Ye-jin e Seo-jin (i gemelli), ho cambiato idea insieme a Seung-eon e Ji-seok (due tirapiedi pentiti). Ho giudicato, ho compatito, ho compreso, ho sofferto, ho riso, ho pianto, ho odiato e ho amato.
“Good Bad Mother” non è un drama facile, ma è un drama da vivere almeno una volta nella vita.
Kang-ho, Mi-joo, Young-soon, Sam-sik, Ha-yeong, Ye-jin, Seo-jin, Ji-seok, Seung-eon e tutti gli abitanti del villaggio, non sono in grado di dirvi addio, mi limiterò ad un “ci vediamo”.

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