This review may contain spoilers
Lasciatevi catturare dal fascino della gioventù spensierata e dalla voglia di riscatto
Recentito da: Jade IG: _Dramalia_
La squadra di rugby a 7 del liceo sportivo Hanyang è una delle più deludenti che ci possano essere. Non solo non vincono una partita neanche giocando con i bambini delle medie, ma non riescono a segnare un punto manco a pregarli in ginocchio sui ceci. Sono così disastrosi che persino il loro coach li abbandona per andare ad allenare altrove, trattandoli come delle pezze da piedi. Nessuno li considera, nessuno li prende sul serio, nessuno li vuole e la scuola, sotto forma di un malvagio preside e un ancor più malvagio allenatore della squadra di tiro a segno, medita di sciogliere la squadra, per appropriarsi dei loro fondi. Per fortuna la preside non è affatto concorde con loro e affida alla squadra un nuovo, strabiliante coach. Ju Ga-Ram è un ex campione di rugby, un vincitore della Coppa d'Asia, caduto in disgrazia a causa di uno scandalo per doping. Sparito dal circuito professionistico con disonore, e dal mondo per tre anni, torna per aiutare i ragazzi dell'Hanyang rugby club. Purtroppo per lui, non è proprio accolto a braccia aperte dal capitano della squadra, Yoon Seong-Jun (Kim Yo-Han) il quale lo vede come un essere spregevole, un traditore dello sport che tanto ama e perciò preferirebbe essere allenato da una scimmia con la sifilide piuttosto che da lui. Oltre al ragazzo, neanche gli altri coach sono proprio entusiasti di vederlo spuntare, un po' perché doparsi in Corea penso che sia come ammazzare qualcuno qua, un po' perché tutti i loro piani malvagi di appropriarsi dei loro fondi svaniscono con la sua presenza ingombrante. Ma chi è davvero, davvero, furiosa per la sua presenza, è la bella Bae Yi-Ji, co-allenatrice della squadra di tiro e sua ex fidanzata storica, abbandonata senza una parola tre anni prima. Questa poveraccia se lo vede arrivare come un fantasma del Natale passato e tenta di sparargli, sconvolta e turbata dalla sua presenza. Diciamocelo, anche noi se il nostro ex ci avesse ghostate e riapparisse dopo tre anni, vorremmo ucciderlo, non possiamo certo biasimarla, anzi forse qualcuna lo avrebbe fatto veramente. Ma Ju Ga-Ram (Yoon Kye-Sang) non è il tipo di uomo che si arrende facilmente, anzi tutto il contrario. In situazioni disperate dà il meglio di sé. Con una squadra che lo odia, un corpo docenti che lo rifiuta e una ex che lo vorrebbe uccidere, lui si rimbocca le maniche e cerca di sistemare il disastro che si trova davanti con ottimismo e una buona dose di follia. È il classico tipo che è impossibile da odiare, ma che allo stesso tempo ti fa saltare i nervi perché dà l'impressione che tutto gli venga facile, anche se non è affatto vero. Ga-Ram infatti combatte con una malattia gravissima per uno sportivo, la Miastenia Gravis, ovvero una condizione cronica che indebolisce i muscoli, crea giramenti di testa e problemi di respirazione. Per questo deve prendere steroidi continuamente e sempre per questo è stato accusato di doping. Ovviamente, come nei migliori drama, questo lo sa solo la preside della scuola e nessun altro, perché sarebbe troppo facile confessare una debolezza e lasciare che il mondo non lo odi. Assolutamente inconcepibile! Devo dire che queste scelte nei drama le capisco per necessità di trama, ma che nella realtà mi disturbano particolarmente.
In tutto ciò, Ga-Ram si dimostra un ottimo allenatore, oltre che un essere umano dal cuore grande e la volontà di ferro, capace di miracoli inauditi. I ragazzi iniziano, dopo aver cercato di cacciarlo e più riprese, a fidarsi di lui e ad apprezzarlo. Non è un percorso facile il loro, sopratutto perché dire che sono ultimi sarebbe riduttivo e la presenza di Ga-Ram non li aiuta. L'uomo è detestato dai più, nessuno lo prende sul serio e anzi, tutti diffidano di lui per il suo passato, senza sapere cosa ci sia dietro. Lui però non si arrende mai. Insieme alla squadra affrontano mille difficoltà, sempre insieme, col sorriso sulle labbra e una buona dose di follia. Il gruppo è così affiatato che è una gioia guardarli interagire, sia fuori che dentro al campo e lui è la ciliegina su una torta già di per sé meravigliosa. Il drama ci trascina attraverso le disavventure della squadra, facendoci sentire parte di essa, partecipando emotivamente alle vittorie e alle sconfitte, ai loro dolori adolescenziali e a quelli più profondi del coach. La gioventù spensierata va di pari passo con le preoccupazioni e i crucci dell'età adulta, in un mix credibile che colpisce al cuore. Gli interpreti sono tutti bravissimi, persino i cattivi, nel loro ruolo sono perfetti, mostrando due lati dello sport altrettanto veri: quello luminoso di chi combatte per la gloria e quello oscuro di corruzione e calcolo spietato. Il tutto corredato di piccoli momenti di romanticismo e amore giovanile appena accennato, di rapporti complessi con i genitori e di quelle preoccupazioni che affliggono tutti noi. Sarò in grado di farcela? Come sarà il mio futuro? Dovrei lasciar perdere per una carriera seria? “The Winning Try” è sia un drama sullo sport, ma anche sulla necessità di inseguire sempre i nostri sogni a prescindere da dove essi ci portino e quanto ci chiedano in cambio, perché non c'è niente di peggio che guardarsi indietro e pentirsi di non averci provato.
E così mi sono innamorata di questi sette imperfetti ragazzi, di attori che non hanno proprio la stazza dei rugbisti, ma ne hanno il cuore, di un coach incasinato ma che fa di tutto per i suoi ragazzi, persino sacrificarsi, pur di proteggerli. Ho sospirato e pianto a profusione, ho riso e gioito con loro, benché non ne capisca assolutamente niente di questo sport e non abbia idea delle regole, ho odiato dal profondo dell'anima i cattivi e amato tutti quei piccoli personaggi secondari che non fanno altro che arricchire la trama. L’unico appunto che posso fare è forse che tra le varie squadre non si è visto mai supporto reciproco, ma bensì una rivalità alimentata dai coach e dalla loro avidità. Solo in un paio di occasioni si accenna a della complicità scolastica, ma troppo blanda per soddisfare pienamente. Anche la parte romantica forse poteva essere gestita meglio, ma nel complesso funziona tutto egregiamente. Non serve essere appassionati di drama sportivi per apprezzarlo, lasciatevi catturare dal fascino della gioventù spensierata e di una voglia di riscatto che travalica tutto. Non ne sarete delusi.
La squadra di rugby a 7 del liceo sportivo Hanyang è una delle più deludenti che ci possano essere. Non solo non vincono una partita neanche giocando con i bambini delle medie, ma non riescono a segnare un punto manco a pregarli in ginocchio sui ceci. Sono così disastrosi che persino il loro coach li abbandona per andare ad allenare altrove, trattandoli come delle pezze da piedi. Nessuno li considera, nessuno li prende sul serio, nessuno li vuole e la scuola, sotto forma di un malvagio preside e un ancor più malvagio allenatore della squadra di tiro a segno, medita di sciogliere la squadra, per appropriarsi dei loro fondi. Per fortuna la preside non è affatto concorde con loro e affida alla squadra un nuovo, strabiliante coach. Ju Ga-Ram è un ex campione di rugby, un vincitore della Coppa d'Asia, caduto in disgrazia a causa di uno scandalo per doping. Sparito dal circuito professionistico con disonore, e dal mondo per tre anni, torna per aiutare i ragazzi dell'Hanyang rugby club. Purtroppo per lui, non è proprio accolto a braccia aperte dal capitano della squadra, Yoon Seong-Jun (Kim Yo-Han) il quale lo vede come un essere spregevole, un traditore dello sport che tanto ama e perciò preferirebbe essere allenato da una scimmia con la sifilide piuttosto che da lui. Oltre al ragazzo, neanche gli altri coach sono proprio entusiasti di vederlo spuntare, un po' perché doparsi in Corea penso che sia come ammazzare qualcuno qua, un po' perché tutti i loro piani malvagi di appropriarsi dei loro fondi svaniscono con la sua presenza ingombrante. Ma chi è davvero, davvero, furiosa per la sua presenza, è la bella Bae Yi-Ji, co-allenatrice della squadra di tiro e sua ex fidanzata storica, abbandonata senza una parola tre anni prima. Questa poveraccia se lo vede arrivare come un fantasma del Natale passato e tenta di sparargli, sconvolta e turbata dalla sua presenza. Diciamocelo, anche noi se il nostro ex ci avesse ghostate e riapparisse dopo tre anni, vorremmo ucciderlo, non possiamo certo biasimarla, anzi forse qualcuna lo avrebbe fatto veramente. Ma Ju Ga-Ram (Yoon Kye-Sang) non è il tipo di uomo che si arrende facilmente, anzi tutto il contrario. In situazioni disperate dà il meglio di sé. Con una squadra che lo odia, un corpo docenti che lo rifiuta e una ex che lo vorrebbe uccidere, lui si rimbocca le maniche e cerca di sistemare il disastro che si trova davanti con ottimismo e una buona dose di follia. È il classico tipo che è impossibile da odiare, ma che allo stesso tempo ti fa saltare i nervi perché dà l'impressione che tutto gli venga facile, anche se non è affatto vero. Ga-Ram infatti combatte con una malattia gravissima per uno sportivo, la Miastenia Gravis, ovvero una condizione cronica che indebolisce i muscoli, crea giramenti di testa e problemi di respirazione. Per questo deve prendere steroidi continuamente e sempre per questo è stato accusato di doping. Ovviamente, come nei migliori drama, questo lo sa solo la preside della scuola e nessun altro, perché sarebbe troppo facile confessare una debolezza e lasciare che il mondo non lo odi. Assolutamente inconcepibile! Devo dire che queste scelte nei drama le capisco per necessità di trama, ma che nella realtà mi disturbano particolarmente.
In tutto ciò, Ga-Ram si dimostra un ottimo allenatore, oltre che un essere umano dal cuore grande e la volontà di ferro, capace di miracoli inauditi. I ragazzi iniziano, dopo aver cercato di cacciarlo e più riprese, a fidarsi di lui e ad apprezzarlo. Non è un percorso facile il loro, sopratutto perché dire che sono ultimi sarebbe riduttivo e la presenza di Ga-Ram non li aiuta. L'uomo è detestato dai più, nessuno lo prende sul serio e anzi, tutti diffidano di lui per il suo passato, senza sapere cosa ci sia dietro. Lui però non si arrende mai. Insieme alla squadra affrontano mille difficoltà, sempre insieme, col sorriso sulle labbra e una buona dose di follia. Il gruppo è così affiatato che è una gioia guardarli interagire, sia fuori che dentro al campo e lui è la ciliegina su una torta già di per sé meravigliosa. Il drama ci trascina attraverso le disavventure della squadra, facendoci sentire parte di essa, partecipando emotivamente alle vittorie e alle sconfitte, ai loro dolori adolescenziali e a quelli più profondi del coach. La gioventù spensierata va di pari passo con le preoccupazioni e i crucci dell'età adulta, in un mix credibile che colpisce al cuore. Gli interpreti sono tutti bravissimi, persino i cattivi, nel loro ruolo sono perfetti, mostrando due lati dello sport altrettanto veri: quello luminoso di chi combatte per la gloria e quello oscuro di corruzione e calcolo spietato. Il tutto corredato di piccoli momenti di romanticismo e amore giovanile appena accennato, di rapporti complessi con i genitori e di quelle preoccupazioni che affliggono tutti noi. Sarò in grado di farcela? Come sarà il mio futuro? Dovrei lasciar perdere per una carriera seria? “The Winning Try” è sia un drama sullo sport, ma anche sulla necessità di inseguire sempre i nostri sogni a prescindere da dove essi ci portino e quanto ci chiedano in cambio, perché non c'è niente di peggio che guardarsi indietro e pentirsi di non averci provato.
E così mi sono innamorata di questi sette imperfetti ragazzi, di attori che non hanno proprio la stazza dei rugbisti, ma ne hanno il cuore, di un coach incasinato ma che fa di tutto per i suoi ragazzi, persino sacrificarsi, pur di proteggerli. Ho sospirato e pianto a profusione, ho riso e gioito con loro, benché non ne capisca assolutamente niente di questo sport e non abbia idea delle regole, ho odiato dal profondo dell'anima i cattivi e amato tutti quei piccoli personaggi secondari che non fanno altro che arricchire la trama. L’unico appunto che posso fare è forse che tra le varie squadre non si è visto mai supporto reciproco, ma bensì una rivalità alimentata dai coach e dalla loro avidità. Solo in un paio di occasioni si accenna a della complicità scolastica, ma troppo blanda per soddisfare pienamente. Anche la parte romantica forse poteva essere gestita meglio, ma nel complesso funziona tutto egregiamente. Non serve essere appassionati di drama sportivi per apprezzarlo, lasciatevi catturare dal fascino della gioventù spensierata e di una voglia di riscatto che travalica tutto. Non ne sarete delusi.
Was this review helpful to you?

