This review may contain spoilers
Fantasy epico inusuale e interessante... Ma anche impegnativo e imperfetto.
Drama inusuale, un fantasy epico ambientato in un mondo antico tra coltivazione, profezie e arti marziali, che affascina per certi versi ma che lascia abbastanza perplessi per altri.
Il ritmo risente certamente dell’estrema durata – 60 episodi a mio avviso sono davvero troppi, anche per la serie migliore del mondo, che non è sicuramente questa – per cui si alternano parti più interessanti e altre che risultano quasi superflue, dove la noia è inevitabilmente in agguato.
Le scene di combattimento sono davvero accattivanti e di grande effetto, soprattutto nella prima parte e nel finale. Scenografia e CGI molto curate, da questo punto di vista è stato fatto sicuramente un buon lavoro. Una menzione d’onore alla fotografia, davvero spettacolare.
La trama non è originalissima ma sufficientemente articolata e interessante, sebbene non manchino delle falle in termini di nessi logici. Ad arricchire le vicende ci sono scontri tra sette potenti, abili guerrieri, coltivatori, e profezie sinistre che presagiscono un futuro di buio e di totale caos. I personaggi sono davvero molti, ho apprezzato in particolar modo i “fratelli/sorelle” ma trovato abbastanza sotto tono i cattivi, tratteggiati in modo sbiadito e per nulla soddisfacente .
Passando ai protagonisti, Ning Que è un antieroe credibile, caratterizzato da una serie di difetti che lo rendono molto più realistico del classico protagonista da manuale, forte, bello, valoroso e senza alcuna sbavatura.
Lui no, lui è un sopravvissuto, con tutto il carico che un passato come il suo comporta. I suoi valori e i suoi metodi sono quelli di chi ha dovuto lottare costantemente per non soccombere. Scaltro e spavaldo, a tratti manipolatore, decisamente sfacciato, poco avvezzo al tatto, tenace e feroce – soprattutto se si pensa ai primi episodi - e diffidente nei confronti di tutti fatta eccezione di Sang Sang.
Sang Sang è una giovane ragazza abituata a rimboccarsi le maniche, cresciuta praticamente in simbiosi con il suo “Shao-Ye”: il loro è un prendersi cura a vicenda, ciascuno dei due mettendo a frutto le proprie capacità. In Sang Sang è evidente un affidarsi completamente a Ning Que, con una fiducia cieca.
E’ un pairing piuttosto particolare e di difficile definizione: il legame stretto che condividono fin dall’infanzia, un rapporto esclusivo che li ha visti affrontare fianco a fianco tutto il percorso di crescita e tutte le difficoltà incontrate nella vita viene affrontato da diverse angolazioni nel corso del drama. Andando oltre la scontata apparenza del rapporto serva-padrone, si evince un legame molto più profondo. Salvata quando era ancora in fasce da Ning Que quand'egli stesso era solo un bambino, viene di fatto cresciuta da lui al pari di una figlia di cui, nonostante la giovanissima età, si fa praticamente carico. Col passare degli anni il supporto diventa via via reciproco, il vivere assieme e la confidenza che caratterizza il loro rapporto ricorda molto il legame tra due fratelli, con lui che lotta per la sopravvivenza di entrambi e lei che si prende cura di lui. Solo ben dopo la metà della serie si affronterà il loro rapporto in termini di coppia, aspetto che non verrà mai promosso da un vero e proprio sentimento passionale o romantico ma più determinato da un profondo e platonico senso di appartenenza reciproca. Anche la semplice ma volutamente palese differenza di statura sembra entrare in contrasto con l’idea dei due come coppia.
Non c’è quindi il classico romance che caratterizza molti drama di questo genere e questo può essere al contempo una delusione e un valore aggiunto. Ning Que manifesterà inoltre un interesse anche nei confronti di altre figure femminili, prime fra tutte la Maniaca dei Libri. L’infatuazione nei suoi confronti lo porrà di fronte ad un arduo dilemma, e se da una parte promuoverà in lui la consapevolezza dell’appartenenza profonda e indissolubile che da sempre lo lega a Sang Sang – e che sempre lo legherà – già che il pensiero di separarsi da lei non era mai stato preso nemmeno in considerazione e quando si presenta la possibilità che accada scopre di non poterlo sopportare, dall’altra la decisione di scegliere in modo definitivo Sang Sang non è propriamente un momento di gioia, ma piuttosto una decisione dolceamara, che comporta anche il rimpianto di dover lasciar andare una donna – la Maniaca dei Libri – che gli piace indubbiamente molto. Per chi ama le storie d’amore, non è certo un risvolto che si riesce ad apprezzare più di tanto, anzi, lascia un po’ l’amaro in bocca, per quanto sia per assurdo forse più realistico delle innumerevoli love story dove il lui di turno ha occhi solo per lei (e viceversa) in un mondo perennemente tinteggiato di rosa.
In questo senso sono stata molto combattuta: per certi versi ho apprezzato l’originalità della situazione e il suo essere appunto molto realistica, ma a conti fatti le emozioni e le storie che si cercano in un drama spesso hanno lo scopo di permettere un momentaneo distacco dalla realtà e qualche sogno ad occhi aperti, quindi in questo senso è stato piuttosto deludente.
Una nota stonata è stato l’atteggiamento spesso un po’ troppo rude di Ning Que nei confronti di Sang Sang, che – per carità – capisco celi in realtà un profondo affetto, ma a tratti sembra davvero un po’ bistrattarla alla stregua della serva che in molti credono che lei sia.
Parlando del cast, buona la prova recitativa, ma nulla di eccellente. Non conoscevo Ireine Song, l’ho trovata abbastanza brava anche se forse non ha saputo sfruttare completamente il potenziale legato al suo personaggio. A vestire i panni di Niang Que un giovanissimo Chen Fei Yu, attualmente uno dei miei attori cinesi preferiti e sulle cui orme sono giunta a questo titolo. Esteticamente ancora segnato dalle fattezze tipiche adolescenziali, i cui lineamenti sono diventati poi negli anni più sottili ed eleganti, si contraddistingue per una recitazione interessante ma ancora molto acerba e imperfetta. Un talento all’epoca ancora da raffinare, con una buona base espressiva dove manca però in termini di esperienza e di controllo, soprattutto per quanto riguarda la mimica facciale, ben lontana dall’eleganza che – al di là dei ruoli interpretati – ha acquisito col tempo e dato prova negli ultimi drama. Resta comunque una valutazione positiva se si considera che è il suo primo ruolo da protagonista di un drama della durata importante e che all’epoca era appena diciottenne.
Il finale cala il sipario dopo un passaggio forte e su una scena particolarmente intensa, che rimanda il prosieguo alla seconda stagione. Personalmente le ho buttato giusto un’occhiata veloce, la sostituzione dell’attore protagonista e un’altra sfilza interminabile di episodi hanno avuto effetto deterrente.
Complessivamente lo vedo come un progetto corposo e ambizioso, riuscito solo in parte, che regala comunque una valida e un po’ atipica saga eroica, dei bei personaggi e una buona e apprezzabile recitazione.
Il ritmo risente certamente dell’estrema durata – 60 episodi a mio avviso sono davvero troppi, anche per la serie migliore del mondo, che non è sicuramente questa – per cui si alternano parti più interessanti e altre che risultano quasi superflue, dove la noia è inevitabilmente in agguato.
Le scene di combattimento sono davvero accattivanti e di grande effetto, soprattutto nella prima parte e nel finale. Scenografia e CGI molto curate, da questo punto di vista è stato fatto sicuramente un buon lavoro. Una menzione d’onore alla fotografia, davvero spettacolare.
La trama non è originalissima ma sufficientemente articolata e interessante, sebbene non manchino delle falle in termini di nessi logici. Ad arricchire le vicende ci sono scontri tra sette potenti, abili guerrieri, coltivatori, e profezie sinistre che presagiscono un futuro di buio e di totale caos. I personaggi sono davvero molti, ho apprezzato in particolar modo i “fratelli/sorelle” ma trovato abbastanza sotto tono i cattivi, tratteggiati in modo sbiadito e per nulla soddisfacente .
Passando ai protagonisti, Ning Que è un antieroe credibile, caratterizzato da una serie di difetti che lo rendono molto più realistico del classico protagonista da manuale, forte, bello, valoroso e senza alcuna sbavatura.
Lui no, lui è un sopravvissuto, con tutto il carico che un passato come il suo comporta. I suoi valori e i suoi metodi sono quelli di chi ha dovuto lottare costantemente per non soccombere. Scaltro e spavaldo, a tratti manipolatore, decisamente sfacciato, poco avvezzo al tatto, tenace e feroce – soprattutto se si pensa ai primi episodi - e diffidente nei confronti di tutti fatta eccezione di Sang Sang.
Sang Sang è una giovane ragazza abituata a rimboccarsi le maniche, cresciuta praticamente in simbiosi con il suo “Shao-Ye”: il loro è un prendersi cura a vicenda, ciascuno dei due mettendo a frutto le proprie capacità. In Sang Sang è evidente un affidarsi completamente a Ning Que, con una fiducia cieca.
E’ un pairing piuttosto particolare e di difficile definizione: il legame stretto che condividono fin dall’infanzia, un rapporto esclusivo che li ha visti affrontare fianco a fianco tutto il percorso di crescita e tutte le difficoltà incontrate nella vita viene affrontato da diverse angolazioni nel corso del drama. Andando oltre la scontata apparenza del rapporto serva-padrone, si evince un legame molto più profondo. Salvata quando era ancora in fasce da Ning Que quand'egli stesso era solo un bambino, viene di fatto cresciuta da lui al pari di una figlia di cui, nonostante la giovanissima età, si fa praticamente carico. Col passare degli anni il supporto diventa via via reciproco, il vivere assieme e la confidenza che caratterizza il loro rapporto ricorda molto il legame tra due fratelli, con lui che lotta per la sopravvivenza di entrambi e lei che si prende cura di lui. Solo ben dopo la metà della serie si affronterà il loro rapporto in termini di coppia, aspetto che non verrà mai promosso da un vero e proprio sentimento passionale o romantico ma più determinato da un profondo e platonico senso di appartenenza reciproca. Anche la semplice ma volutamente palese differenza di statura sembra entrare in contrasto con l’idea dei due come coppia.
Non c’è quindi il classico romance che caratterizza molti drama di questo genere e questo può essere al contempo una delusione e un valore aggiunto. Ning Que manifesterà inoltre un interesse anche nei confronti di altre figure femminili, prime fra tutte la Maniaca dei Libri. L’infatuazione nei suoi confronti lo porrà di fronte ad un arduo dilemma, e se da una parte promuoverà in lui la consapevolezza dell’appartenenza profonda e indissolubile che da sempre lo lega a Sang Sang – e che sempre lo legherà – già che il pensiero di separarsi da lei non era mai stato preso nemmeno in considerazione e quando si presenta la possibilità che accada scopre di non poterlo sopportare, dall’altra la decisione di scegliere in modo definitivo Sang Sang non è propriamente un momento di gioia, ma piuttosto una decisione dolceamara, che comporta anche il rimpianto di dover lasciar andare una donna – la Maniaca dei Libri – che gli piace indubbiamente molto. Per chi ama le storie d’amore, non è certo un risvolto che si riesce ad apprezzare più di tanto, anzi, lascia un po’ l’amaro in bocca, per quanto sia per assurdo forse più realistico delle innumerevoli love story dove il lui di turno ha occhi solo per lei (e viceversa) in un mondo perennemente tinteggiato di rosa.
In questo senso sono stata molto combattuta: per certi versi ho apprezzato l’originalità della situazione e il suo essere appunto molto realistica, ma a conti fatti le emozioni e le storie che si cercano in un drama spesso hanno lo scopo di permettere un momentaneo distacco dalla realtà e qualche sogno ad occhi aperti, quindi in questo senso è stato piuttosto deludente.
Una nota stonata è stato l’atteggiamento spesso un po’ troppo rude di Ning Que nei confronti di Sang Sang, che – per carità – capisco celi in realtà un profondo affetto, ma a tratti sembra davvero un po’ bistrattarla alla stregua della serva che in molti credono che lei sia.
Parlando del cast, buona la prova recitativa, ma nulla di eccellente. Non conoscevo Ireine Song, l’ho trovata abbastanza brava anche se forse non ha saputo sfruttare completamente il potenziale legato al suo personaggio. A vestire i panni di Niang Que un giovanissimo Chen Fei Yu, attualmente uno dei miei attori cinesi preferiti e sulle cui orme sono giunta a questo titolo. Esteticamente ancora segnato dalle fattezze tipiche adolescenziali, i cui lineamenti sono diventati poi negli anni più sottili ed eleganti, si contraddistingue per una recitazione interessante ma ancora molto acerba e imperfetta. Un talento all’epoca ancora da raffinare, con una buona base espressiva dove manca però in termini di esperienza e di controllo, soprattutto per quanto riguarda la mimica facciale, ben lontana dall’eleganza che – al di là dei ruoli interpretati – ha acquisito col tempo e dato prova negli ultimi drama. Resta comunque una valutazione positiva se si considera che è il suo primo ruolo da protagonista di un drama della durata importante e che all’epoca era appena diciottenne.
Il finale cala il sipario dopo un passaggio forte e su una scena particolarmente intensa, che rimanda il prosieguo alla seconda stagione. Personalmente le ho buttato giusto un’occhiata veloce, la sostituzione dell’attore protagonista e un’altra sfilza interminabile di episodi hanno avuto effetto deterrente.
Complessivamente lo vedo come un progetto corposo e ambizioso, riuscito solo in parte, che regala comunque una valida e un po’ atipica saga eroica, dei bei personaggi e una buona e apprezzabile recitazione.
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