This review may contain spoilers
Romance coinvolgente tra architettura e fascino storico
Un romance coinvolgente che abbraccia il mondo dell’architettura e, in una continua evoluzione di sentimenti, forme e linee, porta avanti una storia sfaccettata e arricchita dal fascino di epoche passate.
Tante le aspettative, quasi tutte soddisfatte. Devo essere sincera, l’avvio mi ha lasciata un po’ perplessa. I primi quattro episodi mi hanno davvero disorientata: sapevo che l’ambientazione nell’era repubblicana cinese era in realtà fittizia, già che si trattava di un gioco di realtà virtuale immersiva. Lo scenario dell’immaginaria Rong City è semplicemente stupefacente, dai colori alla neve perpetua, all’atmosfera, ai costumi dell’epoca. Ma soprattutto Cheng Xing Xu, che in uniforme militare – così come già accaduto in “Fall in love” (2021) - è a dir poco ammaliante e lascia davvero senza fiato. Tutto splendido, ma dal senso un po’ confuso. Almeno all'inizio.
La serie si apre con il classico effetto “volta pagina” – nel caso specifico l’incommentabile abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato – così da generare un “punto zero” di partenza della vicenda narrata che consente allo spettatore di seguire l’intera evoluzione della storia dall'inizio alla fine, senza l'impressione di essersi inserito "in corso d'opera". Tra il fidanzamento andato a rotoli e un lavoro che non è quello che ha sempre sognato, la giovane protagonista è comprensibilmente a pezzi. Spinta dalla migliore amica cerca di distrarsi partecipando a un gioco di ruolo che prevede il completamento di missioni investigative/di spionaggio in un’ambientazione storica resa incredibilmente reale grazie alle più avanzate tecniche di realtà virtuale. E lì incontra il protagonista, nei panni di un PNG, ovvero un personaggio non giocante. Si notano a vicenda, lei esce sconfitta dal gioco e, indispettita, tornerà per nuove sessioni di gioco cercando la vittoria e la rivalsa sull'affascinante ma scaltro governatore della città. Bella l’ambientazione, ma vedere attori che interpretano personaggi che recitano a loro volta dei ruoli… questa “recitazione nella recitazione” mi ha convinta un po’ poco. Nel frattempo, però, i due si incontrano anche nella vita reale. Ed è a questo punto che mi sono un po’ persa, quasi ci fosse qualcosa che non tornava o che semplicemente non capivo.. Un non detto necessario per inquadrare al meglio l'intera vicenda. Sicuramente non capivo perché lui, notevole architetto a capo di una rinomata azienda, passasse le sue serate “lavorando” come personaggio fisso del gioco virtuale. Anche il loro incontro – stavolta nel mondo reale – non è risultato proprio chiarissimo. Non trovavo le reazioni che mi sarei aspettata, già che non era di fatto il loro primo incontro. Ad ogni modo, dal quinto episodio la situazione cambia, la trama diventa molto più comprensibile e il coinvolgimento, da quel momento in poi, è davvero forte e innegabile. Benché la serie abbia visto l’avvio sulle vicende personali di Hu Xiu, il vero perno centrale del drama sarà invece Xiao Zhi Yu, figura alla quale si ricollegano quasi tutti gli altri personaggi, da Hu Xiu ai dipendenti della sua stessa azienda, all’amico e altri componenti dell’esperienza di realtà virtuale, fino al fratellastro rivale in affari e ai complessi legami famigliari passati e presenti. Il cambio di lavoro di Hu Xiu, che - coincidenza! – viene assunta nell’azienda del protagonista, sposta l’attenzione dal suo ex fidanzato/Rong City al tema del design, per cui ci si addentra in progetti, rilievi, presentazioni, gare d'appalto e quant’altro. Ciò consente un veloce benservito alll’ex fidanzato fedifrago ma soprattutto spiana la strada per l’entrata in scena di Pei Zhen, il mio personaggio preferito dopo i protagonisti: fratellastro non consanguineo, palesemente in competizione con Xiao Zhi Yu praticamente su tutti i fronti ed evidentemente invidioso di lui, è una figura che si fa inizialmente fatica a inquadrare. Non è il classico cattivo, ci sono piccoli passaggi che fanno sorgere dei dubbi, anche se le sue azioni sembrano decise a ostacolare il protagonista. Anche quando compie mosse discutibili, si avverte una sorta di empatia nei suoi confronti, già che subito dopo viene proposta una lettura differente e opposta del suo vissuto: un attimo prima è carnefice, l’istante dopo è vittima. Tra lui e i protagonisti ovviamente ci si ritrova a schierarsi dalla parte di questi ultimi, ma si coltiva anche il desiderio di dare una seconda chance al suo personaggio, cosa che in un certo senso accadrà, ma sprecandone un po’ il potenziale: la scoperta che il risentimento covato per anni nei confronti di Zhi Yu era basato su una convinzione errata e una realtà molto distorta porterà, in chiusura, a un confronto sincero con tanto di scuse. Proprio in virtù del breve flashback legato alla loro infanzia che viene inserito nell’ultimo episodio, avrei invece rilanciato meglio la situazione (in particolar modo, mi sarei aspettata di risentire la frase “Si può sempre ricominciare da capo” detta dall’all’ora bambino Pei Zhen a Xiao Zhi Yu davanti alla torre del gioco Jenga caduta, ma stavolta detta da Zhi Yu a Pei Zhen quale invito a una ripartenza tra i due). Pazienza.
Lo sviluppo del romance l’ho trovato credibile e ben strutturato: forse, in alcuni punti, il tira e molla è durato un po’ troppo (sia per far capitolare Xiao Zhi Yu nel rivelare i propri sentimenti, sia più avanti nel porre un freno all’abusato cliché di tenerla all’oscuro delle sue macchinazioni nel tentativo di non coinvolgerla e quindi proteggerla). Svariate le scene romantiche, ben riuscite grazie a una buona chimica di coppia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore, pur con il ricorso a diversi cliché largamente utilizzati (ben fatti, va precisato). Tutto il discorso legato al riabilitare il nome del defunto padre e a portare allo scoperto il vero colpevole diventa un po’ il tema predominante dell’ultima parte. Va detto, non è una vicenda estremamente fitta e articolata, dovessimo valutare il drama solo sotto quest’ultimo aspetto non sarebbe davvero niente di che, ma l’obiettivo era quello di delineare una storia che stesse semplicemente in piedi e che fosse in grado di dare al protagonista un triste e difficile passato da risolvere (pur senza troppe mosse machiavelliche). Quindi va più che bene così.
Ho poi apprezzato molto il pseudo secondo pairing, dato dagli amici di entrambi i protagonisti. Mi è piaciuto che non si sia cercato di portare avanti due storie d’amore sincronizzate nei tempi: Lao Zhao arriva da una situazione ben diversa, molto realistica, e si ritrova ad affrontare la fine di un rapporto forse più difficile da gestire rispetto all’abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato (figura fin troppo facile da detestare e condannare, mentre Guang Min per certi versi fa un po’ compassione, pur con tutte le responsabilità di fatto a suo carico). Il rapporto che si instaura successivamente tra Lao Zhao e Huai Cong (l’amico di Zhi Yu) ha il pregio di non fare da fotocopia alla love story principale, ma di cercare un’evoluzione più distintiva, per quanto sicuramente meno appariscente.
Sul finire della serie mi è un po’ mancata l'ambientazione di Rong City, ma è stata comunque una scelta coerente con lo sviluppo del personaggio maschile principale: il rifugio dato dal luogo immaginario rispetto agli irrisolti personali (ecco quindi spiegato perché un famoso architetto si cimentasse la sera con questa singolare seconda attività) cessa di essere necessario dal momento in cui accetta definitivamente Hu Xiu al suo fianco. Non deve più affrontare tutte le difficoltà da solo, dissimulandone l'enorme peso per poi trovare breve sollievo rifugiandosi in un mondo alternativo e staccando di fatto la spina dalla realtà, troppo difficile da sopportare senza interruzioni, a meno di cadere e fallire nei suoi intenti di vendetta.
Il finale fa una scelta in parte apprezzabile, forse però non colta in pieno. L’intera vicenda si risolve in realtà con il penultimo episodio, quindi l’ultimo è una sorta di lungo ed extra happy ending, scelta ultimamente già incontrata in altre serie e che trovo vincente nella misura in cui si accontenta lo spettatore regalando piccoli siparietti felici del pairing principale senza lasciarlo a desiderare una seconda stagione che nella stragrande maggioranza dei casi non avrebbe davvero senso. Nel caso specifico, l’ultimo episodio mancava un po’ di verve: carino, grazioso, ma di certo il cuore non ha saltato un battito, ecco. Tra l’altro il romanzo al quale si ispira chiudeva in bellezza con il matrimonio tra i due, frangente non necessario da riportare – a mio avviso – a patto di terminare con un episodio finale che chiudesse veramente in bellezza (e bello è stato, ma l'avrei voluto davvero spettacolare).
OST: su questo punto sarò probabilmente un voce fuori dal coro, ma non mi ha convinta. Canzoni anche belle, per carità… Ma avevano un che di troppo commerciale, di scontato. Avrei puntato a qualcosa di più originale, parere del tutto personale.
CAST: Buona parte dell’ottimo risultato della serie va al lavoro svolto dai due attori protagonisti, bravissimi entrambi. Lu Xu Xiao l’avevo già notata di recente in “Love in the Clouds”, dove aveva svolto una buonissima prova, e si riconferma anche qui una giovane attrice di talento e sicuramente promettente, che mi auguro di vedere crescere ancora e ritrovare in drama futuri. Cheng Xing Xu riveste i ruoli di ML ormai da anni e nei panni del protagonista affascinante ed estremamente arguto da il meglio di sé. Estremamente espressivo, con una mimica facciale che nei momenti d’intesa confidenziale sa essere veramente ammaliante, è forse l’attore che meglio riesco a immaginare nel ruolo di comandante/governatore di vicende ambientate nell’era repubblicana cinese (per via della parte che qui si svolge a Rong City ma soprattutto per il personaggio di Tan Xuan Lin – il mio preferito in assoluto tra quelli da lui portati in scena – protagonista del sopracitato “Fall in love”). Per molti versi Xiao Zhi Yu me l’ha ricordato, e strappa quindi un onorevole secondo posto tra i vari personaggi interpretati dall'attore.
In sintesi, i punti che fanno di questo drama una serie davvero meritevole e consigliata sono principalmente quattro: un romance coinvolgente, una finestra aperta sul mondo dell’architettura, Rong City quale punto di incontro tra moderna realtà virtuale e fascinosa ambientazione storica e non ultimo il personaggio di Pei Zheng (forse tra tutti il punto meno incisivo, ma che ha il suo perché). Non escludo che “Love between lines” si classifichi tra i migliori romance del 2026 (al momento forse è un po' prematuro affermarlo, ma chissà…)
Tante le aspettative, quasi tutte soddisfatte. Devo essere sincera, l’avvio mi ha lasciata un po’ perplessa. I primi quattro episodi mi hanno davvero disorientata: sapevo che l’ambientazione nell’era repubblicana cinese era in realtà fittizia, già che si trattava di un gioco di realtà virtuale immersiva. Lo scenario dell’immaginaria Rong City è semplicemente stupefacente, dai colori alla neve perpetua, all’atmosfera, ai costumi dell’epoca. Ma soprattutto Cheng Xing Xu, che in uniforme militare – così come già accaduto in “Fall in love” (2021) - è a dir poco ammaliante e lascia davvero senza fiato. Tutto splendido, ma dal senso un po’ confuso. Almeno all'inizio.
La serie si apre con il classico effetto “volta pagina” – nel caso specifico l’incommentabile abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato – così da generare un “punto zero” di partenza della vicenda narrata che consente allo spettatore di seguire l’intera evoluzione della storia dall'inizio alla fine, senza l'impressione di essersi inserito "in corso d'opera". Tra il fidanzamento andato a rotoli e un lavoro che non è quello che ha sempre sognato, la giovane protagonista è comprensibilmente a pezzi. Spinta dalla migliore amica cerca di distrarsi partecipando a un gioco di ruolo che prevede il completamento di missioni investigative/di spionaggio in un’ambientazione storica resa incredibilmente reale grazie alle più avanzate tecniche di realtà virtuale. E lì incontra il protagonista, nei panni di un PNG, ovvero un personaggio non giocante. Si notano a vicenda, lei esce sconfitta dal gioco e, indispettita, tornerà per nuove sessioni di gioco cercando la vittoria e la rivalsa sull'affascinante ma scaltro governatore della città. Bella l’ambientazione, ma vedere attori che interpretano personaggi che recitano a loro volta dei ruoli… questa “recitazione nella recitazione” mi ha convinta un po’ poco. Nel frattempo, però, i due si incontrano anche nella vita reale. Ed è a questo punto che mi sono un po’ persa, quasi ci fosse qualcosa che non tornava o che semplicemente non capivo.. Un non detto necessario per inquadrare al meglio l'intera vicenda. Sicuramente non capivo perché lui, notevole architetto a capo di una rinomata azienda, passasse le sue serate “lavorando” come personaggio fisso del gioco virtuale. Anche il loro incontro – stavolta nel mondo reale – non è risultato proprio chiarissimo. Non trovavo le reazioni che mi sarei aspettata, già che non era di fatto il loro primo incontro. Ad ogni modo, dal quinto episodio la situazione cambia, la trama diventa molto più comprensibile e il coinvolgimento, da quel momento in poi, è davvero forte e innegabile. Benché la serie abbia visto l’avvio sulle vicende personali di Hu Xiu, il vero perno centrale del drama sarà invece Xiao Zhi Yu, figura alla quale si ricollegano quasi tutti gli altri personaggi, da Hu Xiu ai dipendenti della sua stessa azienda, all’amico e altri componenti dell’esperienza di realtà virtuale, fino al fratellastro rivale in affari e ai complessi legami famigliari passati e presenti. Il cambio di lavoro di Hu Xiu, che - coincidenza! – viene assunta nell’azienda del protagonista, sposta l’attenzione dal suo ex fidanzato/Rong City al tema del design, per cui ci si addentra in progetti, rilievi, presentazioni, gare d'appalto e quant’altro. Ciò consente un veloce benservito alll’ex fidanzato fedifrago ma soprattutto spiana la strada per l’entrata in scena di Pei Zhen, il mio personaggio preferito dopo i protagonisti: fratellastro non consanguineo, palesemente in competizione con Xiao Zhi Yu praticamente su tutti i fronti ed evidentemente invidioso di lui, è una figura che si fa inizialmente fatica a inquadrare. Non è il classico cattivo, ci sono piccoli passaggi che fanno sorgere dei dubbi, anche se le sue azioni sembrano decise a ostacolare il protagonista. Anche quando compie mosse discutibili, si avverte una sorta di empatia nei suoi confronti, già che subito dopo viene proposta una lettura differente e opposta del suo vissuto: un attimo prima è carnefice, l’istante dopo è vittima. Tra lui e i protagonisti ovviamente ci si ritrova a schierarsi dalla parte di questi ultimi, ma si coltiva anche il desiderio di dare una seconda chance al suo personaggio, cosa che in un certo senso accadrà, ma sprecandone un po’ il potenziale: la scoperta che il risentimento covato per anni nei confronti di Zhi Yu era basato su una convinzione errata e una realtà molto distorta porterà, in chiusura, a un confronto sincero con tanto di scuse. Proprio in virtù del breve flashback legato alla loro infanzia che viene inserito nell’ultimo episodio, avrei invece rilanciato meglio la situazione (in particolar modo, mi sarei aspettata di risentire la frase “Si può sempre ricominciare da capo” detta dall’all’ora bambino Pei Zhen a Xiao Zhi Yu davanti alla torre del gioco Jenga caduta, ma stavolta detta da Zhi Yu a Pei Zhen quale invito a una ripartenza tra i due). Pazienza.
Lo sviluppo del romance l’ho trovato credibile e ben strutturato: forse, in alcuni punti, il tira e molla è durato un po’ troppo (sia per far capitolare Xiao Zhi Yu nel rivelare i propri sentimenti, sia più avanti nel porre un freno all’abusato cliché di tenerla all’oscuro delle sue macchinazioni nel tentativo di non coinvolgerla e quindi proteggerla). Svariate le scene romantiche, ben riuscite grazie a una buona chimica di coppia, capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore, pur con il ricorso a diversi cliché largamente utilizzati (ben fatti, va precisato). Tutto il discorso legato al riabilitare il nome del defunto padre e a portare allo scoperto il vero colpevole diventa un po’ il tema predominante dell’ultima parte. Va detto, non è una vicenda estremamente fitta e articolata, dovessimo valutare il drama solo sotto quest’ultimo aspetto non sarebbe davvero niente di che, ma l’obiettivo era quello di delineare una storia che stesse semplicemente in piedi e che fosse in grado di dare al protagonista un triste e difficile passato da risolvere (pur senza troppe mosse machiavelliche). Quindi va più che bene così.
Ho poi apprezzato molto il pseudo secondo pairing, dato dagli amici di entrambi i protagonisti. Mi è piaciuto che non si sia cercato di portare avanti due storie d’amore sincronizzate nei tempi: Lao Zhao arriva da una situazione ben diversa, molto realistica, e si ritrova ad affrontare la fine di un rapporto forse più difficile da gestire rispetto all’abbandono di Hu Xiu da parte del fidanzato (figura fin troppo facile da detestare e condannare, mentre Guang Min per certi versi fa un po’ compassione, pur con tutte le responsabilità di fatto a suo carico). Il rapporto che si instaura successivamente tra Lao Zhao e Huai Cong (l’amico di Zhi Yu) ha il pregio di non fare da fotocopia alla love story principale, ma di cercare un’evoluzione più distintiva, per quanto sicuramente meno appariscente.
Sul finire della serie mi è un po’ mancata l'ambientazione di Rong City, ma è stata comunque una scelta coerente con lo sviluppo del personaggio maschile principale: il rifugio dato dal luogo immaginario rispetto agli irrisolti personali (ecco quindi spiegato perché un famoso architetto si cimentasse la sera con questa singolare seconda attività) cessa di essere necessario dal momento in cui accetta definitivamente Hu Xiu al suo fianco. Non deve più affrontare tutte le difficoltà da solo, dissimulandone l'enorme peso per poi trovare breve sollievo rifugiandosi in un mondo alternativo e staccando di fatto la spina dalla realtà, troppo difficile da sopportare senza interruzioni, a meno di cadere e fallire nei suoi intenti di vendetta.
Il finale fa una scelta in parte apprezzabile, forse però non colta in pieno. L’intera vicenda si risolve in realtà con il penultimo episodio, quindi l’ultimo è una sorta di lungo ed extra happy ending, scelta ultimamente già incontrata in altre serie e che trovo vincente nella misura in cui si accontenta lo spettatore regalando piccoli siparietti felici del pairing principale senza lasciarlo a desiderare una seconda stagione che nella stragrande maggioranza dei casi non avrebbe davvero senso. Nel caso specifico, l’ultimo episodio mancava un po’ di verve: carino, grazioso, ma di certo il cuore non ha saltato un battito, ecco. Tra l’altro il romanzo al quale si ispira chiudeva in bellezza con il matrimonio tra i due, frangente non necessario da riportare – a mio avviso – a patto di terminare con un episodio finale che chiudesse veramente in bellezza (e bello è stato, ma l'avrei voluto davvero spettacolare).
OST: su questo punto sarò probabilmente un voce fuori dal coro, ma non mi ha convinta. Canzoni anche belle, per carità… Ma avevano un che di troppo commerciale, di scontato. Avrei puntato a qualcosa di più originale, parere del tutto personale.
CAST: Buona parte dell’ottimo risultato della serie va al lavoro svolto dai due attori protagonisti, bravissimi entrambi. Lu Xu Xiao l’avevo già notata di recente in “Love in the Clouds”, dove aveva svolto una buonissima prova, e si riconferma anche qui una giovane attrice di talento e sicuramente promettente, che mi auguro di vedere crescere ancora e ritrovare in drama futuri. Cheng Xing Xu riveste i ruoli di ML ormai da anni e nei panni del protagonista affascinante ed estremamente arguto da il meglio di sé. Estremamente espressivo, con una mimica facciale che nei momenti d’intesa confidenziale sa essere veramente ammaliante, è forse l’attore che meglio riesco a immaginare nel ruolo di comandante/governatore di vicende ambientate nell’era repubblicana cinese (per via della parte che qui si svolge a Rong City ma soprattutto per il personaggio di Tan Xuan Lin – il mio preferito in assoluto tra quelli da lui portati in scena – protagonista del sopracitato “Fall in love”). Per molti versi Xiao Zhi Yu me l’ha ricordato, e strappa quindi un onorevole secondo posto tra i vari personaggi interpretati dall'attore.
In sintesi, i punti che fanno di questo drama una serie davvero meritevole e consigliata sono principalmente quattro: un romance coinvolgente, una finestra aperta sul mondo dell’architettura, Rong City quale punto di incontro tra moderna realtà virtuale e fascinosa ambientazione storica e non ultimo il personaggio di Pei Zheng (forse tra tutti il punto meno incisivo, ma che ha il suo perché). Non escludo che “Love between lines” si classifichi tra i migliori romance del 2026 (al momento forse è un po' prematuro affermarlo, ma chissà…)
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