This review may contain spoilers
Non basta una buona idea per fare un buon film
Questa recensione fa riferimento ad entrambi i film, "Present perfect" e sequel.
L'idea della tematica è chiara, anche interessante, devo dire. Ma il risultato lascia davvero un po' troppo a desiderare.
Produzione tailandese che si svolge, nella prima parte, prevalentemente in Giappone. Fin dall'avvio, in un inglese corretto ma che sa di stentato, si percepisce subito un livello spartano, in termini qualitativi. Illuminazione mal regolata, riprese decisamente migliorabili con inquadrature che - se non puntano ad avviare una nuova moda, già che per il resto non sono particolarmente cariche di significato - sono semplicemente fatte male. La musica totalmente assente fa pesare doppiamente il silenzio interrotto solo da un lento e misurato scambio di battute tra i due protagonisti. Scenografia ridotta all'osso, sceneggiatura scarna, atmosfera indefinitamente rallentata che contrastata ancor di più con l'evoluzione esponenzialmente innaturale della vicenda dettata da tempi sbagliati, tremendamente accelerati. Poche e insignificanti le figure di contorno. Il primo film termina con un finale aperto, anche perchè qualsiasi altra scelta sarebbe stonata ancor di più.
Francamente mi sarei fermata lì, al di là delle buone intenzioni mi pare che la mediocrità del risultato ottenuto fosse abbastanza palese. Il sequel l'ho trovato, se possibile, peggiorativo (ma già che il livello originale non era particolarmente alto, non si può dire sia stato fatto chissà quale danno). Qualitativamente il risultato di un budget ridotto e di una scarsa competenza è ancora tutto lì, sebbene l'ambientazione sia leggermente più vivace.
Rispetto al prequel, i dialoghi sono molto più sdolcinati, aspetto che ho gradito poco. Ho trovato Toey abbastanza coerente nei due film, al contrario Oak nel secondo risulta a tratti OOC, in certi momenti davvero molto lontano dal personaggio iniziale. Non mi ha convinta affatto. Parallelo è il giudizio sulla recitazione: l'attore che interpreta Toey mi è sembrato più naturale ed espressivo, al contrario di quello che veste i panni di Oak, la cui recitazione è stata traballante in alcuni punti nel primo film, mentre nel sequel in molte occasioni l'effetto "finta" è saltato davvero all'occhio.
Il sequel regala un happy ending che ho trovato davvero fuori luogo, dalla moglie di Oak che fa praticamente il tifo per loro alle scene da matrimonio infilate di colpo e senza senso. Mi sfugge davvero cosa dovrebbe risultare gratificante per lo spettatore, per quanto si possa essere affezionato al pairing nel primo film.
Si salva solo l'idea alla base, insomma. Che soltanto idea però rimane. E' un peccato perchè poteva davvero dare vita a qualcosa di interessante (forse se fosse stato un drama giapponese avrebbe avuto più chance, va detto). Tra unToey che deve venire a patti con una realtà della quale sembra abbastanza inconsapevole - pur percependone i segnali, senza saperli inizialmente leggere correttamente - e un Oak decisamente più consapevole ma imbrigliato in una situazione apparentemente senza via di fuga, i presupposti per uno sviluppo credibile e coerenti c'erano tutti. Non è però la direzione che è stata intrapresa - vuoi per scelta, vuoi per mancanza di capacità - e il percorso è stato quindi piuttosto mediocre e costellato da innumerevoli difetti. E...No, non scambiamo tutte le pecche per scelte insolite ma volute di un film che va capito. E' semplicemente un film sciatto e scialbo, tutto qui. Di quelli dalle pur buone intenzioni ma che, nel concreto, portano avanti la filosofia del "si fa quel che si può con quello che si ha". E, a volte - come in questo caso - non è proprio abbastanza.
L'idea della tematica è chiara, anche interessante, devo dire. Ma il risultato lascia davvero un po' troppo a desiderare.
Produzione tailandese che si svolge, nella prima parte, prevalentemente in Giappone. Fin dall'avvio, in un inglese corretto ma che sa di stentato, si percepisce subito un livello spartano, in termini qualitativi. Illuminazione mal regolata, riprese decisamente migliorabili con inquadrature che - se non puntano ad avviare una nuova moda, già che per il resto non sono particolarmente cariche di significato - sono semplicemente fatte male. La musica totalmente assente fa pesare doppiamente il silenzio interrotto solo da un lento e misurato scambio di battute tra i due protagonisti. Scenografia ridotta all'osso, sceneggiatura scarna, atmosfera indefinitamente rallentata che contrastata ancor di più con l'evoluzione esponenzialmente innaturale della vicenda dettata da tempi sbagliati, tremendamente accelerati. Poche e insignificanti le figure di contorno. Il primo film termina con un finale aperto, anche perchè qualsiasi altra scelta sarebbe stonata ancor di più.
Francamente mi sarei fermata lì, al di là delle buone intenzioni mi pare che la mediocrità del risultato ottenuto fosse abbastanza palese. Il sequel l'ho trovato, se possibile, peggiorativo (ma già che il livello originale non era particolarmente alto, non si può dire sia stato fatto chissà quale danno). Qualitativamente il risultato di un budget ridotto e di una scarsa competenza è ancora tutto lì, sebbene l'ambientazione sia leggermente più vivace.
Rispetto al prequel, i dialoghi sono molto più sdolcinati, aspetto che ho gradito poco. Ho trovato Toey abbastanza coerente nei due film, al contrario Oak nel secondo risulta a tratti OOC, in certi momenti davvero molto lontano dal personaggio iniziale. Non mi ha convinta affatto. Parallelo è il giudizio sulla recitazione: l'attore che interpreta Toey mi è sembrato più naturale ed espressivo, al contrario di quello che veste i panni di Oak, la cui recitazione è stata traballante in alcuni punti nel primo film, mentre nel sequel in molte occasioni l'effetto "finta" è saltato davvero all'occhio.
Il sequel regala un happy ending che ho trovato davvero fuori luogo, dalla moglie di Oak che fa praticamente il tifo per loro alle scene da matrimonio infilate di colpo e senza senso. Mi sfugge davvero cosa dovrebbe risultare gratificante per lo spettatore, per quanto si possa essere affezionato al pairing nel primo film.
Si salva solo l'idea alla base, insomma. Che soltanto idea però rimane. E' un peccato perchè poteva davvero dare vita a qualcosa di interessante (forse se fosse stato un drama giapponese avrebbe avuto più chance, va detto). Tra unToey che deve venire a patti con una realtà della quale sembra abbastanza inconsapevole - pur percependone i segnali, senza saperli inizialmente leggere correttamente - e un Oak decisamente più consapevole ma imbrigliato in una situazione apparentemente senza via di fuga, i presupposti per uno sviluppo credibile e coerenti c'erano tutti. Non è però la direzione che è stata intrapresa - vuoi per scelta, vuoi per mancanza di capacità - e il percorso è stato quindi piuttosto mediocre e costellato da innumerevoli difetti. E...No, non scambiamo tutte le pecche per scelte insolite ma volute di un film che va capito. E' semplicemente un film sciatto e scialbo, tutto qui. Di quelli dalle pur buone intenzioni ma che, nel concreto, portano avanti la filosofia del "si fa quel che si può con quello che si ha". E, a volte - come in questo caso - non è proprio abbastanza.
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