Odissea del gangster adolescente e della donna con l’anima antiproiettile.
When a Man’s in Love parte con il piede giusto: un inizio solido, una sceneggiatura che brilla come un lampione nuovo e lascia presagire un viaggio narrativo intenso. Al centro c’è lui, il protagonista: un uomo che ha dovuto crescere troppo in fretta, come se qualcuno avesse schiacciato il tasto “fast forward” sulla sua infanzia. Questo lo rende affascinante e fragile al tempo stesso, una sorta di adulto precoce intrappolato in un mondo che non gli concede mai una pausa.
Poi, però, succede qualcosa. È come se lo script venisse tritato con la stessa delicatezza con cui si taglia un pesce destinato al brodo: pezzi che galleggiano qua e là, frammenti che non sempre trovano il loro posto.
I personaggi intorno a lui sembrano vittime di una centrifuga: cambiano troppo in fretta, come se qualcuno avesse premuto il tasto “shuffle” sulle loro personalità. La trama, intanto, si muove in direzioni sempre più eccentriche, quasi a voler sviare lo spettatore da quel rapporto tormentato che, evidentemente, metteva a disagio più del previsto.
Il risultato? Un drama che resta lontano anni luce dai prodotti moderni, levigati e cosparsi di zucchero filato morale. Qui c’è qualcosa di diverso, a tratti caotico, a tratti affascinante: un melodramma che osa, inciampa e poi si rialza, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver assistito a una danza strana, a metà tra il tango e la capoeira.
Poi, però, succede qualcosa. È come se lo script venisse tritato con la stessa delicatezza con cui si taglia un pesce destinato al brodo: pezzi che galleggiano qua e là, frammenti che non sempre trovano il loro posto.
I personaggi intorno a lui sembrano vittime di una centrifuga: cambiano troppo in fretta, come se qualcuno avesse premuto il tasto “shuffle” sulle loro personalità. La trama, intanto, si muove in direzioni sempre più eccentriche, quasi a voler sviare lo spettatore da quel rapporto tormentato che, evidentemente, metteva a disagio più del previsto.
Il risultato? Un drama che resta lontano anni luce dai prodotti moderni, levigati e cosparsi di zucchero filato morale. Qui c’è qualcosa di diverso, a tratti caotico, a tratti affascinante: un melodramma che osa, inciampa e poi si rialza, lasciando lo spettatore con la sensazione di aver assistito a una danza strana, a metà tra il tango e la capoeira.
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