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When I Fly Towards You chinese drama review
Completed
When I Fly Towards You
5 people found this review helpful
by Blue eyes Samurai
5 days ago
24 of 24 episodes seen
Completed
Overall 6.5
Story 6.5
Acting/Cast 6.0
Music 7.5
Rewatch Value 1.0

L'adolescenza secondo i CINESI ??

Ho finito questo lavoro dopo 2 settimane, mentre vedevo sageuk coreani e poi un altro drama di formazione sull’amicizia che ho appena recensito. Lo scrivo perché impiegare quattordici giorni per finire 24 episodi da circa 35 minuti è un’enormità per me: ero però troppo curiosa di comprendere le altissime valutazioni di questa «stupidaggine». Non me ne vogliate. Sì, è una stupidaggine!
Se considerate che ha un rating superiore a "Mouse", "Moon Lovers", "Mr. Sunshine"e "Goblin", con una trama banalissima e idealizzata, interpretazioni appena sufficienti, davvero non devo essere io a dirvi che forse avete paura a pensare con la propria testa , a sembrare pazzi nel dare 7 quando i 10 si sprecano.
Non parlo tanto di Viki, dove ho visto drama girati praticamente col telefono arrivare a 9: basta che due si bacino nascondendo un po’ di foga con labbra serrate e teste inclinate che partono le stelle. Ma su Douban siamo intorno all’8, che mi sembra già più comprensibile, anche se comunque mooooolto generoso.

Credo che una parte consistente del pubblico abbia dato il voto soprattutto alla "nostalgia per la fase di vita rappresentata". E qui, signori miei, c’è il primo problema: state confondendo la nostalgia con la qualità della scrittura.
Il primo episodio è davvero buono, quasi da 8. Introduce i personaggi, mostra l’incontro con discreta grazia e crea immediatamente quella sensazione piacevole di essere tornati ragazzi.
Poi, però, la storia comincia a girare su se stessa senza svilupparsi mai: Zai Zai, inizialmente tenera e spontanea, diventa per diversi episodi una ragazzina insistente che trasforma l’interesse in assillo e rischia di far evolvere la simpatia iniziale in una dinamica irritante. Fortunatamente, andando avanti, il rapporto migliora e diventa più reciproco, ed è stato interessante vedere il "peer tutoring" utilizzato concretamente come metodologia didattica.
Peccato che, considerando che circa l’80% del lavoro si svolge tra le mura scolastiche, del sistema formativo cinese venga mostrato relativamente poco altro.
Ci sono poi personaggi secondari che, secondo me, avrebbero meritato molto più spazio: soprattutto Guan Fang e il dolcissimo rapporto con la nonna, oppure Gu Ran e Jiang Jia, una coppia che personalmente ho trovato molto più interessante di quella noiosissima della protagonista.

Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi strutturali della serie: la scrittura resta estremamente semplice e presenta un evidente problema di gestione dello spazio e del tempo narrativo. La serie dedica una quantità quasi infinita di minuti a mostrarci cosa fanno questi ragazzi nella quotidianità, mentre altri archi narrativi avrebbero meritato molto più sviluppo.
La vita scolastica, le passeggiate, i piccoli scherzi, i pasti, i momenti teneri, gli sguardi e i regalini vengono dilatati fino a occupare quasi tutto il racconto. Al contrario, i conflitti familiari, le scelte personali, i rapporti con gli adulti e le traiettorie dei personaggi secondari vengono spesso soltanto accennati.
E arriviamo al problema che, per me, impedisce già di arrivare al 7: i personaggi cambiano pochissimo.

Passano gli anni, cambiano scuola, arrivano all’università, diventano adulti, ma continuano sostanzialmente a comportarsi come i ragazzi all’inizio. È significativo che, pur sapendo che la storia li porta avanti nel tempo, venga spontaneo continuare a percepirli come sedicenni.
La sceneggiatura non costruisce abbastanza crescita, contraddizioni, maturazione ed esperienze, che sono proprio queste cose che rendono l’adolescenza una fase di vita interessante da raccontare.
Quando si parla di «evoluzione» dei personaggi viene quindi da chiedersi: quale evoluzione, esattamente?

Lurang riesce a riconciliarsi con il fratello e la sua famiglia diventa progressivamente meno invadente, certo. Ma questo basta davvero a parlare di una trasformazione profonda? La serie presenta questi passaggi come svolte decisive senza esplorarne fino in fondo le conseguenze psicologiche. Supera i problemi di autostima perchè ha una groupie al posto di una fidanzata ? Ma chi ci crede??? Il conflitto familiare viene più risolto che sviluppato, e la maturazione finisce spesso per coincidere con il semplice superamento di un ostacolo narrativo.

Ma soprattutto: se questo vuole essere un drama di formazione incentrato sull'adolescenza, dove sono le fasi fondamentali dell’adolescenza?
Manca la vera separazione psicologica dalla famiglia, cioè quel progressivo processo attraverso il quale il ragazzo smette di essere semplicemente «figlio» e comincia a costruire un’identità propria.
Manca la ricerca dell’identità: chi sono, cosa voglio diventare, quali valori sono miei e quali mi sono stati trasmessi?
Manca la negoziazione della propria immagine, non soltanto estetica ma sociale: come mi vedono gli altri? Quanto dipendo dal giudizio del gruppo? Chi sono quando sono con gli amici e chi sono quando torno a casa?
Manca il rapporto conflittuale con l’autonomia: il desiderio di essere indipendenti e contemporaneamente la paura di esserlo davvero.
Manca la scoperta della sessualità e, soprattutto, quella zona molto più interessante che sta tra desiderio, curiosità, imbarazzo, attrazione, paura del rifiuto e costruzione dei propri confini.
Manca l’ambivalenza emotiva tipica dell’adolescenza: voler essere adulti e contemporaneamente avere bisogno di essere accuditi; desiderare qualcuno e avere paura di esporsi; sentirsi invincibili un giorno e completamente inadeguati quello dopo.
Manca persino una vera esperienza della separazione: dagli amici, dai luoghi, dalla famiglia, dall’immagine che si aveva di se stessi, questo è solo accennato per Gu Ran, e la sua bellissima lettera di addio ma tutto troppo lineare, piatto.

E manca il futuro percepito come problema, non semplicemente «che università frequenterò», ma la domanda molto più destabilizzante: chi sarò quando finirò?
L’unico accenno davvero interessante arriva da una ragazza molto più interessante della protagonista, che si chiede cosa farà da grande. È un momento potenzialmente ricco perché apre alla paura del futuro, all'incertezza dell'identità e alla necessità di scegliere. Peccato che rimanga quasi isolato e non diventi mai un vero tema della serie.
Le ragazze, in particolare, sono rappresentate con una tale infantilizzazione da sembrare talvolta dodicenni più che sedicenni. E non ditemi di no: persino nei commenti su Viki, tra gli sparuti 8 e 9, compare continuamente la definizione «un po’ infantile».
E allora, scusate: se ammettete che è infantile, perché gli date 9? Non devo poi farmi due risate quando leggo che date 9,8 e chiedermi cosa avete visto?
Il risultato è un’adolescenza idealizzata, innocua, tenerissima e quasi depurata proprio dalle caratteristiche che la rendono adolescenza. Il primo amore è fatto di sguardi, regalini, peluche, imbarazzi e passeggiate, ma raramente di vera complessità emotiva.
E non è necessario trasformare ogni episodio in una tragedia per rappresentare un’adolescenza credibile. Non sto chiedendo suicidi, gravidanze, droghe, violenze o genitori psicopatici a puntate alterne.
Sto chiedendo esperienze, emozioni complesse, ambivalenze, contraddittorietà..., fragilità, discorsi che abbiano un minimo di densità , no "impossibile tu sei più bello di lui" mentre sbattevo la testa sul muro.
Perché i genitori sono sostanzialmente uno sfondo. I compagni sono quasi sempre uno sfondo. Il mondo esterno è uno sfondo. E allora cosa rimane?
È chiaro che la serie voglia confezionare un preciso modello di adolescenza: non conflittuale, inquieta o realmente ambigua, ma rassicurante, ordinata e sentimentalmente procrastinatrice.
"Ti amo, ma mi accontento di guardarti perché prima devo finire il liceo. Così mi hanno detto". Ma che modello è ? Qualcuno lo ha definito sano, a me scappa una risata amara... .

🇨🇳🇨🇳🇨🇳Una scelta che leggo anche alla luce dei cambiamenti sociali contemporanei. Diversi studi sugli adolescenti cinesi mostrano infatti una società in trasformazione, nella quale le relazioni sentimentali adolescenziali sono sempre più normalizzate, mentre rimangono forti le pressioni legate allo studio, al rendimento e alla costruzione del futuro professionale.
WIFTY sembra inserirsi perfettamente in questa tensione: l’amore può esistere, ma deve rimanere disciplinato.
Persino andare in bicicletta insieme sembra un piccolo superamento di un limite. Studiare vicini diventa motivo di stigma e imbarazzo. Il contatto fisico viene trattato quasi come un evento diplomatico internazionale.
Ma questa è davvero l’adolescenza?!?

Guardate Skam per favore, un format norvegese replicato in moltissimi Paesi, proprio perché costruito sulle differenze culturali ma sulla stessa fase della vita. Lì i personaggi hanno età analoghe e vengono raccontati mentre affrontano identità, sessualità, amicizia, pressione sociale, appartenenza, famiglia, solitudine, desiderio, immagine di sé e futuro.
Non serve che tutte queste cose siano presenti contemporaneamente. Ma qualcosa deve esserci.
Il drama offre invece una risposta comoda e, probabilmente, culturalmente significativa: l’amore non deve necessariamente essere sacrificato in nome dello studio o del futuro. Può accompagnare la crescita, diventare una fonte di sostegno e inserirsi armoniosamente nella formazione personale.
È un’idea interessante anche se puzza di manipolazione mentale, peccato che il drama la presenti in modo talmente idealizzato da trasformarla quasi in una fantasia consolatoria.
Ed è probabilmente proprio questo il segreto del suo successo: è una gigantesca macchina della nostalgia.
Ma è anche una macchina priva di profondità. Lascia fuori quasi tutto ciò che rende l’adolescenza una fase di vita propria: la separazione, la ricerca dell’identità, la negoziazione della propria immagine, la scoperta della sessualità, il bisogno di appartenenza, l'autonomia, il conflitto con le figure genitoriali, l'incertezza del futuro, la perdita di alcune sicurezze infantili e quello che potremmo definire il vero breakdown evolutivo, cioè la necessità di smontare progressivamente l'immagine infantile di sé per costruirne una nuova.

Non c’è praticamente niente di tutto questo, e non perché dovesse esserci una tragedia al giorno. Semplicemente, se togli conflitto, trasformazione, identità, sessualità, autonomia, famiglia, futuro e mondo sociale, quanto materiale rimane?

La serie non offre nemmeno vere riflessioni sulla vita, sull’esistenza o sulla spiritualità. Non ci sono domande sostanziali sul senso delle scelte, sul tempo, sulla perdita, sull’identità o sul passaggio all’età adulta.
Per fortuna non sono la sola ad averlo notato. Anche Drama Slot lo definisce personalmente noioso e lamenta la scarsa profondità emotiva e la crescita limitata dei personaggi.
Common Sense Media invece osserva analogamente che la serie può risultare noiosa per chi cerca una trama più consistente, proprio per lo sviluppo limitato dei personaggi e la lentezza della storia, e segnala come l'insistenza iniziale di Zai Zai verso Lurang possa essere percepita più come assillo che come corteggiamento.

E altri spettatori hanno espresso una critica che condivido: l'atmosfera funziona, ma non necessariamente la chimica romantica. E infatti, oltre a essere spesso noiosa, la serie non riesce sempre a costruire una chimica sentimentale sufficientemente forte da giustificare l'enorme entusiasmo.

🎥👀 ASPETTI TECNICI: La fotografia è piacevole, la scenografia funzionale, la musica accompagna bene e le musiche sono davvero gradevoli, questo lo riconosco. Le interpretazioni sono sufficienti e funzionali.
Il casting è adeguato. Paradossalmente, la protagonista sembra più una sedicenne che una ventiquattrenne, quale era realmente l’attrice durante le riprese, e questo contribuisce all'impressione di freschezza del personaggio.
Tuttavia ho tolto dalla lista tutto ciò che riguarda la sua interpretazione perché non mi ha offerto, come il protagonista, una vera varietà emotiva ed espressiva. Al contrario, il sorriso aperto, spinto continuamente al massimo, tende per me alla caricatura e non sempre mi permette di arrivare al personaggio. E in alcune espressioni, soprattutto quando sorride, il suo sguardo può risultare persino straniante (cringe ).

Non le assegno un voto basso per questo: è una questione di gusto personale e di resa interpretativa, non di bellezza. La regia è convenzionale, con uno stile di ripresa che definirei quasi documentaristico poiché riprende quello della protagonista mentre crea ricordi per la sua capsula del tempo, la struttura narrativa è come scrivo esile, il conflitto è minimo e la crescita dei personaggi è molto meno significativa di quanto il genere coming-of-age fa sperare.
Insomma: è carino? Sì.
È tenero? Moltissimo.
È un ottimo comfort drama? Sì, se vi piace il comfort anche quando sotto il cuscino non c’è praticamente niente.
È capace di evocare la nostalgia del primo amore? Assolutamente, se vi siete innamorati a 11 anni.
Il mio voto premia quello che funziona, non regalo punti alla nostalgia !!!!!!!!

Non basta mostrare ragazzi adorabili e idealizzati che passano il tempo insieme, né confezionare un’adolescenza luminosa, ordinata e priva di asperità per ottenere automaticamente una grande storia di formazione.Un’opera davvero eccellente dovrebbe usare la nostalgia come punto di partenza, non come sostituto della scrittura. Dovrebbe mostrare trasformazioni più nette, dare spazio agli archi narrativi secondari, affrontare con maggiore coraggio il passaggio all’età adulta e porre domande più profonde sul futuro, sull’identità e sulle scelte.
When I Fly Towards You preferisce invece restare dentro una bolla: piacevole, calda, rassicurante e spesso molto graziosa, ma anche sorprendentemente vuota.

E un ultimo consiglio: SALTATE LA SIGLA.
È praticamente un riassunto spoileroso della serie travestito da opening.

💡*CURIOSITÀ: alcune scene di Lurang e Zai Zai, per scenografia e dinamiche, sembrano essere state riprese o comunque richiamate in My Dearest Nemesis. Il parallelismo è talmente evidente da far pensare a un richiamo deliberato alla componente nostalgica e, forse, alla dinamica romantica che i due protagonisti non avevano potuto vivere allo stesso modo quando avevano quell’età.
Inoltre, il primo episodio mi ha richiamato e mi è rimasto per qualche altro episodio, il film "20th Century Girl", un film che consiglio a tutti, fatto meglio di questo, con attori veri ( persino Byeon woo seok se lo raffrontiamo ai due protagonisti è Joaquin Phoenix).
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