Kim Sun Young confirmed to star alongside Park Bo Young and GOT7's Park Jin Young in 'Our Unwritten In un quartiere della Seul del 1988, cinque famiglie molto amiche tra loro abitano nello stesso vicolo. I loro figli, 4 maschi e 1 ragazza, hanno tutti e 5 diciott'anni e sono amici per la pelle fin da bambini, nonostante i caratteri e le vite diverse. Il drama racconta la loro vita quotidiana e quella delle loro famiglie sullo sfondo di una Seul delle Olimpiadi che stava cambiando; dai regimi militari, entrava nell' epoca della tecnologia e della globabalizzazione. (Source: thetvdb) Modifica la Traduzione
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- Titolo Originale: 응답하라 1988
- Conosciuto Anche Come: Answer Me 1988 , Answer To 1988 , Contéstame 1988 , Eungdabhara 1988 , Înapoi în 1988 , Návrat do 1988 , Respond 1988 , Respond To 1988 , Responde 1988 , Απάντησε μου 1988 , Ответ в 1988 , الماضي الحاضر 1988 , วันวานอันหวานชื่น , 请回答1988
- Regista: Shin Won Ho, Yoo Hak Chan
- Sceneggiatore: Lee Woo Jung, Kim Song Hee
- Generi: Commedia, Romantico, Vita, Gioventù
Dove Guardare Reply 1988
Cast & Ringraziamenti
- HyeriSeong Deok Seon / Seong Su YeonRuolo Principale
- Go Kyung PyoSeong Seon URuolo Principale
- Ryu Joon YeolKim Jeong HwanRuolo Principale
- Park Bo GumChoi TaekRuolo Principale
- Lee Dong HwiRyu Dong RyongRuolo Principale
- Sung Dong IlSeong Dong Il [Deok Sun's father]Ruolo di Supporto
Recensioni
Il centoventinovesimo…
Belli, brutti, lenti, spaventosi, scontati, commoventi, spiritosi, allegri, scoppiettanti, magici, insopportabili, inaspettati, noiosi, appassionanti…la lista degli aggettivi per descrivere i 128 drama visti finora potrebbe essere più lunga.Ma per questo drama, giustamente famoso, c’è un solo termine che mi sembra indicato per classificarlo, in senso assoluto, al di là dei miei gusti personali: un capolavoro emozionante.
Una categoria a parte nella quale sta insieme a (credo) una manciata di altri titoli molto celebrati, ma che ancora non ho visto come My mister, Mother e pochi altri.
La storia di un’epoca ( anni ‘80/90) e di un paese (la Corea del Sud), narrate attraverso le vicende fittizie di un gruppo di vicini che abitano tutti nello spazio angusto, ma solidale, di un vicolo cittadino.
La generazione degli adulti che si arrabatta per fare quadrare bilanci risicati o gestire improvvise, piccole fortune; la generazione dei figli che cresce nell’attenzione, nella cura e nell’amore incondizionato degli adulti, libera, anche se non senza ostacoli, di sperimentare percorsi di vita e di relazione nuovi, in un paese che cambia velocemente.
Credo di avere imparato di più sulla storia recente della Corea del Sud che da qualsiasi altro drama visto finora: i sentimenti universali sui quali si fonda riescono a parlare a tutti, al di là delle profonde differenze culturali.
Nel corso delle puntate non succedono fatti spettacolari: c’è solo la vita che scorre, con le sue vicende quotidiane, minute, qualche volta bizzarre o inaspettate.
Un tema molto evidente nella narrazione è la malinconia dolce - amara del tempo che passa e non torna. Molto vero.
Ma a me ha colpito di più il tema dell’amore tra le persone come disponibilità all’ascolto e al sostegno dell’altro: i piatti con le pietanze ( e i figli) che si spostano incessantemente e spontaneamente di casa in casa, le tre mamme che si consigliano, si consolano e si inorgogliscono dei successi dei figli; gli uomini che nei loro modi rudi e un po’ grezzi offrono sempre il conforto di un bicchiere bevuto in silenzio a lenire il dolore di uno di loro per una perdita, per una incomprensione con i figli, per una insufficienza di comportamento; i ragazzi che hanno tra loro un legame così aperto da comprendere ed accettare gli atteggiamenti degli altri anche contro i propri desideri. Forse è meno vero, nella realtà, ma tutto è narrato in modo così semplice e diretto, mai stucchevole, da fare bene al cuore.
La sceneggiatura è intelligente, coesa e realistica. Venti puntate senza neanche uno dei clichè ai quali siamo abituati. I dialoghi sono importanti ma, grazie alla straordinaria bravura di tutti gli attori principali, molta parte della vita del vicolo è narrata attraverso gli sguardi, i silenzi, i gesti.
I personaggi principali sono tanti: almeno undici e di tutti viene offerto un profilo composito, articolato, mutevole a seconda delle circostanze della vita, coerente. L’arco narrativo di ciascuno è ricco e sfaccettato, e i personaggi sullo schermo interagiscono con noi con i loro pregi e i loro difetti, come si conviene per ciascun essere reale. E anche noi siamo lì nel vicolo e ogni mattina, a turno, usciamo a spazzare la strada in attesa che passi l’uomo dei giornali o i ragazzi escano, di corsa per andare a scuola.
Le puntate sono molto lunghe (anche un’ora e mezza) e richiedono un po’ di pazienza. Ma quello che per me è un difetto è in realtà coerente con la vita che è più fatta di lenti tran tran che di “discese ardite e di risalite”.
Ultima osservazione (tanto per contenere un commento che vorrebbe debordare fuori da uno spazio ragionevole) riguarda la storia d’amore principale. C’è, è molto carina e può generare un’ansia da attesa per il suo scioglimento ritardato.
Non investire troppo su quella linea narrativa, aspettare pazientemente perché, comunque, non è la storia principale.
La storia principale è la vita. (ottobre 2025)
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Un’opera che lascia il segno.
Alla prima visione avevo scritto che dare “solo” 10 a questa serie mi avrebbe costretto ad abbassare tutti i voti assegnati fino a quel momento. E, a distanza di tempo, quel giudizio resta sostanzialmente invariato. Reply 1988 è un vero romanzo corale, scritto in modo magistrale, che attraverso la vita quotidiana di cinque o sei famiglie nella Corea del Sud degli anni ’80 racconta molto più di una semplice storia di quartiere.Figli tra i 18 e i 25 anni, genitori, coniugi e vicini di casa diventano parte di una comunità autentica, dove il sostegno reciproco è una necessità prima ancora che una virtù. Il paragone più immediato è con This Is Us, ma qui il racconto è calato pienamente nella cultura coreana e privo di quelle forzature “politicamente corrette” che spesso appesantiscono le serie occidentali: ogni personaggio ha pregi, difetti e un proprio percorso di crescita e catarsi, senza giudizi morali o cinismo.
Con le dovute cautele, si potrebbe persino accostare la struttura narrativa a grandi romanzi ottocenteschi come I Promessi Sposi, Guerra e pace o Anna Karenina: non per ambizione, ma per la capacità di delineare con precisione sia i singoli personaggi sia il contesto storico e sociale che li circonda. Tutti vengono osservati con empatia, partecipazione e profondo rispetto per il loro dolore e le loro scelte.
Il cast è straordinario, la fotografia e le musiche rafforzano il tono nostalgico senza mai scadere nella retorica, e l’assenza di vere “sbrodolature” rende la serie, nel complesso, equilibrata e coinvolgente. È un prodotto consigliabile anche a un pubblico giovane, dai 13-14 anni in su, per la delicatezza e l’universalità dei temi trattati.
Detto questo, alla seconda visione sono emersi alcuni limiti: in particolare il tono spesso troppo alto e urlato degli adulti, quasi da schiamazzi di quartiere, che a tratti risulta stancante. Inoltre, verso il finale, alcune scene appaiono inutilmente dilatate, come certi approfondimenti sulla depressione legata alla menopausa di una delle protagoniste, che spezzano il ritmo senza aggiungere molto al racconto.
Nonostante ciò, Reply 1988 resta una serie di rara eccellenza, capace di raccontare con occhi velati di nostalgia un periodo della vita in cui, in una Corea del Sud ancora segnata dalla povertà e dalla sussistenza minima, non mancavano mai la solidarietà autentica, l’amicizia vera e la condivisione profonda dell’esistenza quotidiana. Un’opera che lascia il segno.
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