Non saprei spiegare esattamente il perché, ma Cheongchun woldam, anche nota con il titolo internazionale Our Blooming Youth, è una di quelle serie che continuano a piacermi anche a distanza di tempo e persino a una seconda visione. Forse è merito di un cast particolarmente riuscito, composto da attori belli ma anche solidi e credibili; forse è la struttura da legal thriller, ben intrecciata con il contesto storico, ad avermi tenuto agganciato dall’inizio alla fine.
La trama procede con ritmo, alternando mistero, indagini e tensione giudiziaria senza mai diventare pesante, e riesce a mantenere vivo l’interesse anche quando si conoscono già gli snodi principali. Segno che, al di là della sorpresa, funziona la costruzione dei personaggi e l’atmosfera generale.
Pur non essendo una serie “perfetta” né particolarmente rivoluzionaria, ha qualcosa che la rende coinvolgente e facilmente rivedibile. Alla fine resta quella sensazione difficile da razionalizzare, ma molto chiara: non so bene come mai, ma mi è piaciuta. E mi è piaciuta di nuovo.
La trama procede con ritmo, alternando mistero, indagini e tensione giudiziaria senza mai diventare pesante, e riesce a mantenere vivo l’interesse anche quando si conoscono già gli snodi principali. Segno che, al di là della sorpresa, funziona la costruzione dei personaggi e l’atmosfera generale.
Pur non essendo una serie “perfetta” né particolarmente rivoluzionaria, ha qualcosa che la rende coinvolgente e facilmente rivedibile. Alla fine resta quella sensazione difficile da razionalizzare, ma molto chiara: non so bene come mai, ma mi è piaciuta. E mi è piaciuta di nuovo.
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