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Romance a senso unico, un'infinità di menzogne e un finale che non sa di redenzione
Questo drama si è rivelato, purtroppo, un misto di frustrazione e delusione. Unica – o quasi – nota positiva: il protagonista maschile, interpretato da Fan Zhi Xin, aveva un buon potenziale. Del resto l’attore è esteticamente interessante (tra l’altro in realtà è più giovane di quanto in alcuni drama sembri), oltre che carismatico, magnetico e particolarmente adatto a interpretare il “cattivo ragazzo” dall’animo complesso, l’antieroe per cui vale la pena soffrire. Di contro è anche l’unica caratterizzazione comune un po’ a tutti i protagonisti da lui interpretati, quindi sul fronte della versatilità potrebbe non essere particolarmente talentuoso. Se però ci soffermiamo sulla serie in questione, allora possiamo dire che la figura del delinquente o l’assassino dal cuore nascosto, una maschera dura che cela una fragilità interiore, può dirsi senz’altro riuscita.
Considerazione quasi opposta quella sulla controparte femminile, Hao Yu. Descritta come una spia infiltrata in cerca di giustizia, si rivela invece un personaggio amorfo, privo di spessore e, oserei dire, di intelligenza emotiva. La sua missione è vendicare il padrino, e per farlo è disposta a tutto, ma il suo metodo è esasperante: passa l’intera durata del drama a fare la spia in modo così maldestro che persino un bambino se ne accorgerebbe. Il tutto senza mostrare la minima evoluzione del suo personaggio. Nonostante lui le dimostri in mille modi la sua devozione – venendo pestato, frustato, strisciando sulle ginocchia tra i vetri rotti per salvarla – lei continua a mentirgli, a tradirlo e a dubitare, nascondendosi dietro una presunta rettitudine morale. Questo fa sì che non la si possa definire in tutto e per tutto una vittima, se non addirittura un’eroina. Ha il suo obiettivo di vendetta, che persegue atteggiandosi da paladina della giustizia ma di fatto comportandosi spesso in modo meschino, diventando simile in alcuni tratti – tranne che nell’omicidio – a coloro che tanto guarda dall’alto verso il basso.
Il loro romance, di conseguenza, è sembra non trasformarsi mai in un sentimento sincero. Da parte di lei c’è qualche titubanza, ma perlopiù suona solo come mero sfruttamento. Lei lo usa come strumento per i suoi fini, e lo farà fino all’ultimo, senza mai ricambiare realmente la sua dedizione. Lui, dal canto suo, ogni volta fa finta di crederle, ma tiene gli occhi aperti, creando un circolo vizioso di menzogne e manipolazioni che stanca dopo i primi episodi. Questo squilibrio rende l’intera relazione tossica e, per giunta, noiosa. Quando poi lui, per amore o per frustrazione, si impone, il suo comportamento non appare passionale, bensì prevaricante e aggressivo, perché manca qualsiasi base di fiducia reciproca su cui poggiare la tensione romantica.
E poi c’è il finale, deludentissimo. Non che mi aspettassi un lieto fine, attenzione. Ma se l’idea era quella di una redenzione che passa attraverso l’amore non corrisposto e il sacrificio estremo, allora l’intera impostazione del drama doveva essere diversa. Invece, ci viene servita una conclusione malinconica e raffazzonata, dove lui muore per salvarla (ovviamente) e lei solo dopo, leggendo una lettera, capisce quanto l’amasse. Troppo poco, troppo tardi. La redenzione non sta nell’atto finale, ma nel percorso, e qui il percorso è stato un deserto di incomprensioni e cattiva scrittura.
In sintesi, “Invisible Love” è una triste occasione sprecata. Non basta certo la buona prova recitativa dell’attore principale per tenere in piedi un intero castello di carte. Piuttosto, per chi fosse curioso, suggerirei di optare per qualche suo altro titolo meglio riuscito e salterei a piedi pari questo.
Considerazione quasi opposta quella sulla controparte femminile, Hao Yu. Descritta come una spia infiltrata in cerca di giustizia, si rivela invece un personaggio amorfo, privo di spessore e, oserei dire, di intelligenza emotiva. La sua missione è vendicare il padrino, e per farlo è disposta a tutto, ma il suo metodo è esasperante: passa l’intera durata del drama a fare la spia in modo così maldestro che persino un bambino se ne accorgerebbe. Il tutto senza mostrare la minima evoluzione del suo personaggio. Nonostante lui le dimostri in mille modi la sua devozione – venendo pestato, frustato, strisciando sulle ginocchia tra i vetri rotti per salvarla – lei continua a mentirgli, a tradirlo e a dubitare, nascondendosi dietro una presunta rettitudine morale. Questo fa sì che non la si possa definire in tutto e per tutto una vittima, se non addirittura un’eroina. Ha il suo obiettivo di vendetta, che persegue atteggiandosi da paladina della giustizia ma di fatto comportandosi spesso in modo meschino, diventando simile in alcuni tratti – tranne che nell’omicidio – a coloro che tanto guarda dall’alto verso il basso.
Il loro romance, di conseguenza, è sembra non trasformarsi mai in un sentimento sincero. Da parte di lei c’è qualche titubanza, ma perlopiù suona solo come mero sfruttamento. Lei lo usa come strumento per i suoi fini, e lo farà fino all’ultimo, senza mai ricambiare realmente la sua dedizione. Lui, dal canto suo, ogni volta fa finta di crederle, ma tiene gli occhi aperti, creando un circolo vizioso di menzogne e manipolazioni che stanca dopo i primi episodi. Questo squilibrio rende l’intera relazione tossica e, per giunta, noiosa. Quando poi lui, per amore o per frustrazione, si impone, il suo comportamento non appare passionale, bensì prevaricante e aggressivo, perché manca qualsiasi base di fiducia reciproca su cui poggiare la tensione romantica.
E poi c’è il finale, deludentissimo. Non che mi aspettassi un lieto fine, attenzione. Ma se l’idea era quella di una redenzione che passa attraverso l’amore non corrisposto e il sacrificio estremo, allora l’intera impostazione del drama doveva essere diversa. Invece, ci viene servita una conclusione malinconica e raffazzonata, dove lui muore per salvarla (ovviamente) e lei solo dopo, leggendo una lettera, capisce quanto l’amasse. Troppo poco, troppo tardi. La redenzione non sta nell’atto finale, ma nel percorso, e qui il percorso è stato un deserto di incomprensioni e cattiva scrittura.
In sintesi, “Invisible Love” è una triste occasione sprecata. Non basta certo la buona prova recitativa dell’attore principale per tenere in piedi un intero castello di carte. Piuttosto, per chi fosse curioso, suggerirei di optare per qualche suo altro titolo meglio riuscito e salterei a piedi pari questo.
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