L’impossibile confronto con un premio Daesang
Remake dell’omonimo drama coreano, la versione giapponese di "Hot Stove League" è un drama che non sarebbe corretto definire brutto. Anzi, è bellino. La storia, quella del manager che arriva a risollevare una squadra di baseball sull'orlo del fallimento, funziona ancora. La macchina narrativa è oliata, i conflitti aziendali e sportivi si susseguono con ritmo discreto, e il protagonista giapponese fa del suo meglio con un personaggio che richiede freddezza e profondità, riuscendo tutto sommato nel primo ma fallendo abbastanza nel secondo aspetto.
Difficile però competere con qualcosa di già visto e di più bello. La struttura della trama è sostanzialmente identica, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre guardavo la versione nipponica, mi rendevo conto che mancava qualcosa di fondamentale. Manca quella presenza scenica che ti cattura, quello sguardo e quell’espressione capaci di tenerti incollato allo schermo. Manca Namgoong Min, insomma. L’attore coreano, vincitore del Daesang – una sorta di Premio Oscar, per intenderci - proprio per questo ruolo, non ha recitato la parte del General Manager Baek Seung Soo: è stato il GM. Kamenashi Kazuya, per quanto bravo, recita. Namgoong Min, invece, vive il personaggio. Quella recitazione minimalista, dove un semplice alzarsi gli occhiali o una pausa di silenzio terrorizzano l’interlocutore, è una lezione di cinema che il remake non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare.
Hot Stove Leauge racconta una bella storia. Ma dopo aver messo a confronto i due drama, sono sempre più convinta che il successo non sia tanto legato alla bellezza della vicenda in sé, quanto al modo in cui il protagonista – certo con l’aiuto dei personaggi secondari - l’ha portata in scena. Per chi ha amato l’originale, questo remake risulterà una copia sbiadita e tranquillamente evitabile. Per chi ancora deve decidere, il consiglio è la versione coreana, tutta la vita. Chi invece vorrà fare il percorso inverso – prima il remake giapponese e poi l’originale coreano – capirà probabilmente il significato di “valore aggiunto”.
In conclusione, questo "Hot Stove League" è sì un prodotto onesto, ma che cammina all’ombra di un gigante.
Difficile però competere con qualcosa di già visto e di più bello. La struttura della trama è sostanzialmente identica, ma c’è una differenza sostanziale. Mentre guardavo la versione nipponica, mi rendevo conto che mancava qualcosa di fondamentale. Manca quella presenza scenica che ti cattura, quello sguardo e quell’espressione capaci di tenerti incollato allo schermo. Manca Namgoong Min, insomma. L’attore coreano, vincitore del Daesang – una sorta di Premio Oscar, per intenderci - proprio per questo ruolo, non ha recitato la parte del General Manager Baek Seung Soo: è stato il GM. Kamenashi Kazuya, per quanto bravo, recita. Namgoong Min, invece, vive il personaggio. Quella recitazione minimalista, dove un semplice alzarsi gli occhiali o una pausa di silenzio terrorizzano l’interlocutore, è una lezione di cinema che il remake non riesce nemmeno lontanamente a eguagliare.
Hot Stove Leauge racconta una bella storia. Ma dopo aver messo a confronto i due drama, sono sempre più convinta che il successo non sia tanto legato alla bellezza della vicenda in sé, quanto al modo in cui il protagonista – certo con l’aiuto dei personaggi secondari - l’ha portata in scena. Per chi ha amato l’originale, questo remake risulterà una copia sbiadita e tranquillamente evitabile. Per chi ancora deve decidere, il consiglio è la versione coreana, tutta la vita. Chi invece vorrà fare il percorso inverso – prima il remake giapponese e poi l’originale coreano – capirà probabilmente il significato di “valore aggiunto”.
In conclusione, questo "Hot Stove League" è sì un prodotto onesto, ma che cammina all’ombra di un gigante.
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