Quando la chimica salva una trama da manuale...
Risalente al 2020, questo rom-com office-drama punta tutto sulla reunion tra Jiang Jun (Bai Lu) e Yuan Shuai (Luo Yun Xi), due amici d'infanzia diventati rivali da dipendenti nella stessa finanziaria. La chimica tra i due protagonisti è il vero motore dell’opera: elettrica e matura, con un realismo nelle scene romantiche che spazza via anni di baci a stampo visti in molti altri drama dello stesso genere.
Tuttavia, qui finiscono le lodi sperticate. La narrazione, pur partendo bene con una Jiang Jun determinata a farsi strada, si arena rapidamente nella banalità. Il "mondo della finanza" è solo uno sfondo patinato e noioso, popolato da intrighi aziendali risolti con una facilità imbarazzante. La sceneggiatura commette inoltre l’errore imperdonabile di ridurre l’eroina a spettatrice passiva delle gesta del suo uomo: tutto il mistero centrale finisce per essere risolto da Yuan Shuai, togliendo mordente alla carriera della protagonista. L’accenno al triangolo amoroso non funziona, l’inspiegabile insistenza del terzo incomodo appare più come un riempitivo. Bocciata su tutta la linea la coppia secondaria, così piatta e irritante da rendere il tasto "skip" un vero e proprio alleato.
Cast decisamente valido, con una Bai Lu sempre molto brava ed espressiva e un Leo Luo che ho apprezzato forse più che in altri suoi drama. La sintonia di coppia è in definitiva il punto forte di questa serie.
La durata, invece, è decisamente eccessiva per il contenuto proposto – in particolar modo il finale, diluito all’inverosimile negli ultimi cinque episodi, di fatto non necessari – e la piega melodrammatica nella parte finale rovina la leggerezza iniziale, ma gli si può riconoscere che la dolcezza tra i due attori principali è di grande consolazione. Persino l'assurda situazione dell'allergia alle lacrime di lei - condizione esistente, per quanto davvero rara - sembra avere un certo peso nella parte iniziale per poi sfumare davvero nel nulla nell'ultimo quarto di serie, quando si rispolvera la storia del padre di lei, di fatto un rabbocco di trama per una storia che aveva altrimenti esaurito tutti gli argomenti.
In definitiva, “Love is Sweet” è quel classico drama nella media, con qualche pregio ma anche diversi difetti: non lo consiglierei mai a chi cerca una storia profonda e indimenticabile, ma se si ha bisogno di una scarica di endorfine a causa di uno slow burn fatto di sguardi e battibecchi, allora è il titolo giusto. Vale la pena se si apprezzano i due attori principali, ma non escludendo di ritrovarsi a skippare diverse parti.
Tuttavia, qui finiscono le lodi sperticate. La narrazione, pur partendo bene con una Jiang Jun determinata a farsi strada, si arena rapidamente nella banalità. Il "mondo della finanza" è solo uno sfondo patinato e noioso, popolato da intrighi aziendali risolti con una facilità imbarazzante. La sceneggiatura commette inoltre l’errore imperdonabile di ridurre l’eroina a spettatrice passiva delle gesta del suo uomo: tutto il mistero centrale finisce per essere risolto da Yuan Shuai, togliendo mordente alla carriera della protagonista. L’accenno al triangolo amoroso non funziona, l’inspiegabile insistenza del terzo incomodo appare più come un riempitivo. Bocciata su tutta la linea la coppia secondaria, così piatta e irritante da rendere il tasto "skip" un vero e proprio alleato.
Cast decisamente valido, con una Bai Lu sempre molto brava ed espressiva e un Leo Luo che ho apprezzato forse più che in altri suoi drama. La sintonia di coppia è in definitiva il punto forte di questa serie.
La durata, invece, è decisamente eccessiva per il contenuto proposto – in particolar modo il finale, diluito all’inverosimile negli ultimi cinque episodi, di fatto non necessari – e la piega melodrammatica nella parte finale rovina la leggerezza iniziale, ma gli si può riconoscere che la dolcezza tra i due attori principali è di grande consolazione. Persino l'assurda situazione dell'allergia alle lacrime di lei - condizione esistente, per quanto davvero rara - sembra avere un certo peso nella parte iniziale per poi sfumare davvero nel nulla nell'ultimo quarto di serie, quando si rispolvera la storia del padre di lei, di fatto un rabbocco di trama per una storia che aveva altrimenti esaurito tutti gli argomenti.
In definitiva, “Love is Sweet” è quel classico drama nella media, con qualche pregio ma anche diversi difetti: non lo consiglierei mai a chi cerca una storia profonda e indimenticabile, ma se si ha bisogno di una scarica di endorfine a causa di uno slow burn fatto di sguardi e battibecchi, allora è il titolo giusto. Vale la pena se si apprezzano i due attori principali, ma non escludendo di ritrovarsi a skippare diverse parti.
Was this review helpful to you?

3
16
1
1
1
1
1
2
1
2
1
2
3
