Un'idea gradevole per un risultato che scivola nel banale e lascia un po' a desiderare...
Questo è uno di quei drama che si classificano perfettamente nella mediocrità: non abbastanza brutto da abbandonarlo con insofferenza, ma nemmeno abbastanza bello da consigliarlo con entusiasmo. Buoni gli spunti che fanno da premessa iniziale: un ambiente universitario nei primi anni 2000, un’atmosfera nostalgica, l'attesa dello slow burn e la promessa di un amore che sboccia tra due ragazzi apparentemente opposti. Purtroppo, la realizzazione si ferma costantemente a metà percorso, senza raggiungere mai il traguardo preventivato.
Il punto di forza indiscusso è la chimica tra i due protagonisti, per cui si intravede quel potenziale capace di far scaldare il cuore agli spettatori più fedeli al genere . Tuttavia il copione non fornisce loro un supporto sufficiente: la storia, nella sua semplicità, scivola spesso verso luoghi comuni e banali. E finisce quindi che i due giovani sperimentano la confusione dei sentimenti in un clima fin troppo idilliaco, quasi asettico, che mal si sposa con l’epoca storica in cui è ambientato il drama, rendendo tutto innaturalmente semplice.
Il ritmo è un altro tasto dolente: si procede con una lentezza esasperante che rischia di far perdere la pazienza, per poi veder risolvere i nodi cruciali in modo affrettato e poco credibile negli episodi finali.
A ciò si aggiungono alcuni difetti tecnici che minano costantemente il coinvolgimento dello spettatore e la sua immersione nella storia: il doppiaggio, in particolare, è talvolta un elemento quasi di disturbo, con dialoghi che sembrano sussurrati e poco naturali. La colonna sonora è anonima, la cura per i dettagli non sempre all’altezza, i costumi spesso anacronistici. Il risultato è un prodotto che appare inferiore ad altre produzioni dello stesso genere, anche a budget simili.
Altra carta che ci si è giocati proprio male è quella dei personaggi secondari. Sebbene il pairing secondario doni una sferzata di energia, il suo sviluppo viene inspiegabilmente troncato, lasciando diversi fili narrativi in sospeso . Nel complesso, il drama guarda con insistenza al passato e alla purezza dei sentimenti adolescenziali, ma non ha la forza di essere veramente incisivo.
Verdetto: “Feel what you feel” si lascia guardare senza troppa fatica, e per chi è un amante incallito del genere può rappresentare una visione "passatempo", che può starci. Tuttavia non lascia davvero alcun segno. È un prodotto che esiste, si vede, ma di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.
Il punto di forza indiscusso è la chimica tra i due protagonisti, per cui si intravede quel potenziale capace di far scaldare il cuore agli spettatori più fedeli al genere . Tuttavia il copione non fornisce loro un supporto sufficiente: la storia, nella sua semplicità, scivola spesso verso luoghi comuni e banali. E finisce quindi che i due giovani sperimentano la confusione dei sentimenti in un clima fin troppo idilliaco, quasi asettico, che mal si sposa con l’epoca storica in cui è ambientato il drama, rendendo tutto innaturalmente semplice.
Il ritmo è un altro tasto dolente: si procede con una lentezza esasperante che rischia di far perdere la pazienza, per poi veder risolvere i nodi cruciali in modo affrettato e poco credibile negli episodi finali.
A ciò si aggiungono alcuni difetti tecnici che minano costantemente il coinvolgimento dello spettatore e la sua immersione nella storia: il doppiaggio, in particolare, è talvolta un elemento quasi di disturbo, con dialoghi che sembrano sussurrati e poco naturali. La colonna sonora è anonima, la cura per i dettagli non sempre all’altezza, i costumi spesso anacronistici. Il risultato è un prodotto che appare inferiore ad altre produzioni dello stesso genere, anche a budget simili.
Altra carta che ci si è giocati proprio male è quella dei personaggi secondari. Sebbene il pairing secondario doni una sferzata di energia, il suo sviluppo viene inspiegabilmente troncato, lasciando diversi fili narrativi in sospeso . Nel complesso, il drama guarda con insistenza al passato e alla purezza dei sentimenti adolescenziali, ma non ha la forza di essere veramente incisivo.
Verdetto: “Feel what you feel” si lascia guardare senza troppa fatica, e per chi è un amante incallito del genere può rappresentare una visione "passatempo", che può starci. Tuttavia non lascia davvero alcun segno. È un prodotto che esiste, si vede, ma di cui si potrebbe fare tranquillamente a meno.
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