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Perfect Crown korean drama review
Completed
Perfect Crown
3 people found this review helpful
by Lynnea
3 days ago
12 of 12 episodes seen
Completed 1
Overall 7.5
Story 6.5
Acting/Cast 8.5
Music 8.5
Rewatch Value 7.0
This review may contain spoilers

Non è tutto oro quello che luccica...

“Wife of a 21st Century Prince” - conosciuto anche come “Perfect Crown” - è esattamente il tipo di drama che fa innamorare e disperare allo stesso tempo. Arriva con una premessa decisamente accattivante: e se la Corea del Sud fosse ancora una monarchia costituzionale nel 2026? L'idea di un principe moderno coinvolto in un matrimonio di convenienza con un'ambiziosa erede di un chaebol, promette qualcosa di nuovo ma al contempo rispolvera un tema nostalgico. Mi è tornato subito alla mente il bellissimo kdrama “The King: 2 hearts” dell’ormai lontano 2013 e, con lui, tutta una serie di film ancora più datati, per la maggior parte occidentali, degli anni in cui spopolava la fiaba romantica della povera fanciulla che incontrava il bel principe azzurro.
Ma qui, di povere fanciulle, non vi è neppure l’ombra. Abbiamo invece un’ereditiera tosta e ambiziosa, decisa a riscrivere un tema classico e ormai quasi sparito in chiave ultramoderna.

Tra i “pro” troviamo sicuramente la punta di diamante del cast: IU è semplicemente strepitosa, soprattutto nella prima parte, dove la sua verve e il suo spirito spudoratamente battagliero sembrano divenire parte integrante del DNA del drama stesso. Byeon Woo Seok non è nella rosa di nomi che avrei valutato per ricoprire il ruolo del protagonista, ma complessivamente ha portato a casa una buona prova: sicuramente bravo ma con un range di espressività a livello del volto davvero molto limitato. Quanto meno, la chimica tra i due non sembra risentirne, tant’è che regalano momenti in cui sembrano vibrare sulla stessa lunghezza d’onda.
Piace la caratterizzazione dei personaggi: l'attrito iniziale tra Hui Ju, imprenditrice tagliente e ferocemente indipendente, e il principe I-An, riservato e soffocato dal protocollo, è elettrico. I loro dialoghi sono scintille, gli sguardi pura sfida e provocazione, e la lenta discesa verso la vulnerabilità reciproca è la spina dorsale che tiene insieme l'intera serie. Un classico enemies-to-lovers moderno con una patina regale, che nella prima metà funziona davvero alla grande. Anche il cast di supporto ha i suoi momenti di pregio: la coppia dei segretari è un sollievo divertente e gradito, la regina madre è un'antagonista elegante e sfumata nelle sue ambiguità. Il giovane erede reale dona quel tocco di tenerezza, il fratello e la cognata di lei rappresentano un fastidioso fardello iniziale che mostrerà poi un fondo di valore, mentre il Primo Ministro è – come la regina vedova – una figura che si muove nella zona grigia: ho apprezzato in modo particolare il fatto che, dei due personaggi palesemente ambigui, si sia scelto alla fine di redimere quello che inizialmente poteva sembrare il meno probabile, e di condannare invece quello che godeva maggiormente della fiducia dei protagonisti.

Visivamente, è un lusso. Le location sono sontuose, i costumi fondono l'hanbok tradizionale con la moda contemporanea in modo incredibile, e la fotografia è sempre curata. Si capisce che qui i soldi sono stati spesi bene.
L’OST – in particolar modo la sigla di apertura, “My pace” di Bibi – finisce meritatamente nella playlist.

La mannaia che cala impietosa su tanto buon potenziale è rappresentata dalla sceneggiatura che, dopo un inizio anche brillante, finisce in un pantano da lei stessa creato e dal quale non riesce più a uscirne. Il problema principale è la gestione del tempo: con soli dodici episodi, il drama cerca di fare e di essere tutto, dalla commedia romantica, al drama di palazzo, al giallo politico per concludere con un taglio di critica sociale. Il risultato è che nulla viene approfondito come dovrebbe. Nella seconda metà della serie, inoltre, il ritmo è un disastro: le trame politiche, che promettevano intrighi accattivanti, diventano ripetitive e scontate. Il Primo Ministro si rivela un villain piuttosto piatto: la sua ossessione per Hui Ju è poco motivata e la sua discesa nella follia risulta più fastidiosa che tragica. Molte sottotrame vengono introdotte con enfasi – dall’avvelenamento al tentato omicidio - per poi essere risolte con una facilità imbarazzante nell'episodio successivo, come se non avessero avuto conseguenze emotive reali. Questa mancanza di peso drammatico uccide definitivamente la suspense.
Poco approfondita, quasi trattata in modo banale, l’idea di una Corea moderna con una monarchia assoluta. Il drama sfiora a malapena le implicazioni sociali e politiche di questo sistema, limitandosi a mostrare l'alta società. Che effetto ha sui cittadini comuni? Come funzionano davvero i poteri? È un'occasione sprecata per fare una satira interessante, sacrificata in favore di troppe scene di persone che camminano nei corridoi. Grossi scivoloni anche sulla coerenza, dove si alternano scene con uno stuolo di agenti di scorta indispensabili a movimenti praticamente in solitaria dei reali. L’abolizione finale della monarchia cala il sipario su una poco credibile immagine degli ex reggenti diventati – di punto in bianco e in modo palesemente irrealistico – gente comune.
Davvero, tolti i punti di forza, rimane una storia che – a conti fatti – non è poi tutto questo gran che.

In definitiva, questo è un drama che vive di alti e bassi. Gli alti - la chimica tra i protagonisti, la regia, il fascino della nobiltà moderna e, in generale, la prima metà degli episodi - sono sufficienti per consigliarne la visione a chi ama le rom-com leggere e poco impegnative. I bassi – la sceneggiatura confusa, i villain deboli, oltre a una seconda parte raffazzonata - sono altrettanto evidenti e ne limitano la portata. In conclusione, resta un conto in sospeso tra fascino visivo e narrazione vacillante.
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