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Un ragazzo diviso tra due Coree e un'adolescenza rubata da una missione impossibile
Con “Commitment” ci troviamo davanti a un thriller d’azione che mescola spionaggio, dramma familiare e una buona dose di malinconia. Il film appartiene a quel filone di pellicole sudcoreane che esplorano la complessa e dolorosa divisione tra le due Coree, ma lo fa con uno sguardo che punta più all'intrattenimento che alla riflessione politica profonda.
TRAMA
La figura al centro della vicenda è quella di Ri Myung Hoon, un giovane nordcoreano che, dopo il fallimento di una missione del padre, viene imprigionato in un campo di lavoro insieme alla sorella minore. Per salvarla, accetta di diventare lui stesso una spia, infiltrandosi nella Corea del Sud con l'identità di uno studente liceale. La sua missione: eliminare alcuni agenti nordcoreani ribelli. Il premio per il successo? La libertà sua e della sorella.
A Seul verrà accolto da una pseudo coppia quale figlio adottivo – in realtà sono tutti agenti segreti nordcoreani – e tornerà tra i banchi di scuola per rendere ancora più credibile la sua copertura: lì entrerà in contatto con dinamiche adolescenziali dalle quali si terrà inizialmente alla larga ma – essendo lui stesso dopotutto un ragazzo di vent’anni – finiranno per coinvolgerlo suo malgrado.
PUNTI DI FORZA – Di sicuro le sequenze d'azione: le scene di combattimento sono rapide, brutali di grande impatto. Mi è rimasta impressa in particolare la scena in cui Myung Hoon finisce l’uomo che cerca striscia in fuga sul ring, dopo avergli già sparato alla gamba: il colpo fatale è un calcio mirato che spezza di fatto il collo all’indietro (non si vede da vicino, ma il rumore secco rievoca quasi una decapitazione). Una scena fortissima che sembra stridere ancor di più con l’espressione provata, quasi angosciata a stento soppressa, con la quale lui si guarda allo specchio pochi secondi dopo. Coglie in pieno il senso di un giovane che si costringe a comportarsi come un cinico assassino pur essendo ancora una vittima umana nel profondo.
CAST - Choi Seung Hyun nasce come popolare rapper – in arte T.O.P. – e non come attore, ma nonostante la mancanza di esperienza riesce a portare in scena un protagonista credibile e dal carisma all'occorrenza glaciale, capace di trasmettere una determinazione che conquista lo spettatore. La sua interpretazione di un ragazzo intrappolato in un gioco molto più grande di lui è efficace, meno credibile invece la sua fisicità nel ruolo di un'abile spia. Buona anche la prova di Han Ye Ri, che veste i panni della compagna di classe bullizzata e con la quale sembra a un certo punto aprirsi uno spiraglio per un romance che vira invece a favore di un legame simbolico volto a richiamare – anche attraverso lo stesso nome di battesimo - la sorella di lui. Marginale la presenza della suddetta sorella, portata in scena da una giovanissima Kim Yoo Jung: avrei preferito le fosse stato dato più spazio, già che il legame tra i due fratelli è una delle tematiche principali del drama.
I LIMITI – Un progetto forse troppo ambizioso per le capacità schierate, dall’esordiente regia alla sceneggiatura a tratti sbilanciata. Ne consegue la difficoltà di combinare due contesti così diversi: l’ambiente scolastico e le dinamiche con i compagni da una parte, la difficile e tragica situazione che minaccia la vita dei due fratelli dall’altra. Nella seconda parte del film, inoltre, si perde un po’ anche la profondità tematica a favore di dello sviluppo del thriller che, per quanto ben fatto, appiattisce quella che era la complessità iniziale.
Il finale, amaro e malinconico, se da una parte sembra cercare un tono più realistico, dall’altra è comunque prevedibile e per certi versi stereotipato, per quanto riesca comunque a strappare qualche lacrima. Pur non cedendo a un happy ending che sarebbe stato senz’altra fuori luogo, avrei optato per un’altra soluzione ancora e ricercato un epilogo un po’ più originale.
IN CONCLUSIONE – Non è certo un film rivoluzionario del suo genere, ma appassiona a sufficienza e offre un buon intrattenimento. Sebbene abbia peccato di ambizione, cercando di essere troppe cose – thriller, dramma, storia d’amore – senza eccellere in nessuna, la buona qualità tecnica e la valida interpretazione del protagonista la rendono una visione più che dignitosa.
TRAMA
La figura al centro della vicenda è quella di Ri Myung Hoon, un giovane nordcoreano che, dopo il fallimento di una missione del padre, viene imprigionato in un campo di lavoro insieme alla sorella minore. Per salvarla, accetta di diventare lui stesso una spia, infiltrandosi nella Corea del Sud con l'identità di uno studente liceale. La sua missione: eliminare alcuni agenti nordcoreani ribelli. Il premio per il successo? La libertà sua e della sorella.
A Seul verrà accolto da una pseudo coppia quale figlio adottivo – in realtà sono tutti agenti segreti nordcoreani – e tornerà tra i banchi di scuola per rendere ancora più credibile la sua copertura: lì entrerà in contatto con dinamiche adolescenziali dalle quali si terrà inizialmente alla larga ma – essendo lui stesso dopotutto un ragazzo di vent’anni – finiranno per coinvolgerlo suo malgrado.
PUNTI DI FORZA – Di sicuro le sequenze d'azione: le scene di combattimento sono rapide, brutali di grande impatto. Mi è rimasta impressa in particolare la scena in cui Myung Hoon finisce l’uomo che cerca striscia in fuga sul ring, dopo avergli già sparato alla gamba: il colpo fatale è un calcio mirato che spezza di fatto il collo all’indietro (non si vede da vicino, ma il rumore secco rievoca quasi una decapitazione). Una scena fortissima che sembra stridere ancor di più con l’espressione provata, quasi angosciata a stento soppressa, con la quale lui si guarda allo specchio pochi secondi dopo. Coglie in pieno il senso di un giovane che si costringe a comportarsi come un cinico assassino pur essendo ancora una vittima umana nel profondo.
CAST - Choi Seung Hyun nasce come popolare rapper – in arte T.O.P. – e non come attore, ma nonostante la mancanza di esperienza riesce a portare in scena un protagonista credibile e dal carisma all'occorrenza glaciale, capace di trasmettere una determinazione che conquista lo spettatore. La sua interpretazione di un ragazzo intrappolato in un gioco molto più grande di lui è efficace, meno credibile invece la sua fisicità nel ruolo di un'abile spia. Buona anche la prova di Han Ye Ri, che veste i panni della compagna di classe bullizzata e con la quale sembra a un certo punto aprirsi uno spiraglio per un romance che vira invece a favore di un legame simbolico volto a richiamare – anche attraverso lo stesso nome di battesimo - la sorella di lui. Marginale la presenza della suddetta sorella, portata in scena da una giovanissima Kim Yoo Jung: avrei preferito le fosse stato dato più spazio, già che il legame tra i due fratelli è una delle tematiche principali del drama.
I LIMITI – Un progetto forse troppo ambizioso per le capacità schierate, dall’esordiente regia alla sceneggiatura a tratti sbilanciata. Ne consegue la difficoltà di combinare due contesti così diversi: l’ambiente scolastico e le dinamiche con i compagni da una parte, la difficile e tragica situazione che minaccia la vita dei due fratelli dall’altra. Nella seconda parte del film, inoltre, si perde un po’ anche la profondità tematica a favore di dello sviluppo del thriller che, per quanto ben fatto, appiattisce quella che era la complessità iniziale.
Il finale, amaro e malinconico, se da una parte sembra cercare un tono più realistico, dall’altra è comunque prevedibile e per certi versi stereotipato, per quanto riesca comunque a strappare qualche lacrima. Pur non cedendo a un happy ending che sarebbe stato senz’altra fuori luogo, avrei optato per un’altra soluzione ancora e ricercato un epilogo un po’ più originale.
IN CONCLUSIONE – Non è certo un film rivoluzionario del suo genere, ma appassiona a sufficienza e offre un buon intrattenimento. Sebbene abbia peccato di ambizione, cercando di essere troppe cose – thriller, dramma, storia d’amore – senza eccellere in nessuna, la buona qualità tecnica e la valida interpretazione del protagonista la rendono una visione più che dignitosa.
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