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The Road to Splendor chinese drama review
Completed
The Road to Splendor
5 people found this review helpful
by Lynnea Finger Heart Award1
3 days ago
36 of 36 episodes seen
Completed 4
Overall 9.0
Story 9.0
Acting/Cast 9.0
Music 8.0
Rewatch Value 8.5
This review may contain spoilers

La strada “splende” se la si traccia, non se la si segue ciecamente

IN SINTESI - Una “strada verso lo splendore” che, anche in quanto drama, lo è un po’ per davvero. Partendo dagli elementi caratteristici del genere dimostra di saperli assemblare in modo un po’ diverso dal solito, senza ricalcare ciò che si è già visto mille volte e gratificando quello che è ormai il sogno sempre più insoddisfatto ma ancora coltivato dallo spettatore: un drama ben fatto, nel quale l’epica storica e i legami umani trovano il giusto bilanciamento.

TRAMA - Le vite di Zhao Ling e Fu Tingyun si incrociano quando quest’ultima viene accusata ingiustamente di una condotta moralmente inappropriata e, per salvare l’onore della famiglia, costretta in segreto a bere del veleno e data per morta. Zhao Ling la salva in extremis e i due fuggono insieme: da qui inizia il viaggio di questo improbabile duo – lui un contrabbandiere di sale di umili origini, lei una giovane aristocratica che ha perso l’appoggio della famiglia - durante il quale si ritrovano ad affrontare sia le insidie della famiglia di lei che i pericoli della politica di corte. Da inziali estranei, imparano via via a fidarsi l'uno dell'altra e, col passare del tempo, il loro rapporto si trasforma in un profondo amore capace di promuovere sostegno reciproco e crescita personale. Uniti affronteranno la lotta contro le rigide barriere sociali, percorrendo quell’ambiziosa strada che è al contempo sogno di entrambi e fulcro principale della storia.

Attenzione: SPOILER!!!
Ho trovato il finale decisamente soddisfacente, gli ultimi episodi sono incentrati su dei colpi di scena sì prevedibili, ma con uno sviluppo interessante. La caduta della famiglia Yu è stata una bella sorpresa, gestita in modo originale e per nulla scontato. Ho apprezzato che il conflitto si sia di fatto risolto con il penultimo episodio e che l’ultimo sia stato dedicato al confronto tra i vari personaggi giunti ormai alla resa dei conti: è un momento che spesso viene affrontato superficialmente e velocemente, ma che in questo drama riesce a ritagliarsi i giusti tempi. Forse sono stati proprio i protagonisti a pagare dazio e a godere della scena più breve – l’ultima – che a conti fatti non è stata tutto questo gran che. Ma il resto dell’episodio finale è stato proprio azzeccato.
FINE SPOILER!!!

TEMI PRINCIPALI – Tanti, interessanti, ben trasposti.
Riprendendo il titolo, il più evidente è quello dell’ambizione di riuscire a fare della propria vita qualcosa di significativo, non tanto in termini di cariche e onorificenze, ma nel concreto: dato che però, in termini di risorse e possibilità, i due aspetti sono strettamente legati, la scalata al potere diventerà mezzo indispensabile – ma mai il fine - per raggiungere l’obiettivo. Verso la fine del drama il tema del potere si intreccia con il prezzo da pagare: Zhao Ling ha messo a repentaglio la sua vita entrando nell’esercito, ha poi coperto cariche a corte sempre più prestigiose ma insidiose, con l’obiettivo di diventare abbastanza potente da tenere al sicuro Tingyun e – possibilmente – anche sé stesso. Ma la scalata a un certo punto lo pone a dover sacrificare gli affetti del suo passato, e a temere di dover rinunciare, via via, anche agli affetti del presente, intravvedendo come unica soluzione un futuro solitario.

Altro tema ampiamente ricorrente è quello della pietà filiale, che mostra una rappresentazione radicalmente diversa rispetto alla maggior parte degli altri drama storici, dove spesso si vede una scontata obbedienza assoluta nei confronti dei genitori. L’uso che le varie figure genitoriali fanno di questo potere è diverso, a seconda delle situazioni: il padre di Tingyun utilizza l’umiliazione (la scena in cui costringe Zhao Ling a restare in ginocchio sotto la pioggia) per affermare il proprio potere, in una malsana ricerca di controllo e vanità. La nonna di Tingyun, all’inizio del drama, arriva addirittura a ordinare la sua morte per avvelenamento: nonostante tenga molto alla nipote, la reputazione della famiglia è per lei aspetto prioritario e imprescindibile. Ci sono poi i coniugi della famiglia Yu, per i quali il figlio inetto è di fatto un’arma politica, da coltivare, usare e all’occorrenza anche da screditare, pur di garantire la tenuta del potere. Vi è infine l’imperatrice vedova, che facendo leva sull’averlo cresciuto e legittimato, non si preoccupa di mettere l’imperatore con le spalle al muro, combattuto tra il destinare i fondi al popolo in difficoltà piuttosto che alla costruzione del sontuoso mausoleo voluto dall’anziana reale.

Anche la virtù femminile gioca un ruolo importante in quest’opera: la denuncia della condizione femminile in una società rigidamente patriarcale è più che palese. Proprio in apertura il drama utilizza un simbolo visivo estremamente efficace: gli archi della castità, al di sotto dei quali si incrociano i due cortei, uno funebre e l’altro matrimoniale, ma dove sposa e defunta sono in realtà la stessa persona: il matrimonio è la sua fuga in cerca di riscatto, il funerale rappresenta invece la morte sociale decretata dai famigliari di lei per salvare le apparenze. Il quesito che tormenta Fu Tingyun è chiaro: può la vita di una figlia valere meno di un arco di pietra e diventare da amata nipote a una minaccia da eliminare? La risposta, per la sua famiglia, è un tragico sì.

In ultimo, il tema che contestualizza vicenda e buona parte delle ambientazioni: il commercio del sale. Quella nota originale che oltre a mostrare qualcosa di nuovo incuriosisce lo spettatore e lo porta a documentarsi al riguardo. Dal commercio, alle tasse, al contrabbando, alle ispezioni… Tutto ruota attorno a questo bene primario, anche le vite stesse della popolazione. Questo tema rende le conversazioni nuove e interessanti, propone scenari raramente già visti, mostra insomma qualcosa di diverso all’interno di un contesto storico generalmente conosciuto.

PERSONAGGI
Fu Tingyun è una donna di carattere, che di fronte a uno scenario a dir poco tragico trova non solo la forza di reagire ma mostra anche di saper impiegare le proprie risorse per un futuro intraprendente ma, soprattutto, indipendente. Acuta, saggia, determinata, disposta a spendersi senza paura e senza riserve per la causa in cui crede. E’ più eroina lei di tutte le donne-generale propinate di continuo nei drama degli ultimi anni. Altro aspetto che fa apprezzare il personaggio è la sua ferma presa di posizione verso alcuni temi critici, come la già sopracitata pietà filiale e la castità femminile, due aspetti che reputa sì importanti ma per i quali non è disposta a subire torti e ingiustizie promossi dall’ipocrisia o ad essere considerata alla stregua di una “merce”. Ribelle, dunque, per necessità, ma splendidamente ed esplicitamente ribelle, capace di tenere la testa alta in un mondo di donne abituate a chinare il capo per la vergogna … L’ho adorata, se ancora non si è capito.

Zhao Ling è un buon personaggio, forse non a tutto tondo come Fu Tingyun ma comunque ben riuscito. Un giovane dalle umili origini e contrabbandiere di sale, con tutte le carte in regola per ambire a qualcosa di più ma inizialmente più propenso a barcamenarsi nell’ambiente che già conosce, tra un inganno e l’altro. Spinto da Tingyun verso una strada del tutto nuova, accetta di percorrere un cammino quasi tutto in ripida salita, tra anni di battaglie nell’esercito, intrighi di corte e ruoli sempre più carichi di responsabilità e pericoli insidiosi. Lo vediamo cambiare, anche nell’estetica, e raggiungere il suo momento più cupo e difficile, per poi trovare il punto di svolta e – tornando a vestire brevemente i panni del vecchio Jiuweijiao – ritrovare lo spirito di un tempo.
Come coppia, funzionano alla grande: si percepisce una grande sintonia tra i due e il loro affidarsi l’uno all’altra è di grande impatto sullo spettatore, facendo percepire un legame solido che spesso manca in altre opere dello stesso genere. Lui l’ha salvata da morte certa, lei gli ha mostrato la direzione in cui andare e lo ha esortato a intraprendere il lungo viaggio, senza mai fargli mancare il suo appoggio e i suoi consigli. La devozione e ammirazione di lui nei suoi confronti è più che palese e più che ricambiata. Gli intrighi che si trovano ad affrontare sono pensati in un graduale crescendo: all’inizio basta poco per risolverli, poi, via via, i due devono mettere in gioco strategie sempre più complesse e più rischiose. A una manciata di episodi dalla fine è comparsa un’incrinatura che inizialmente mi ha fatto temere il ricorso al classico cliché dell’allontanamento causa fraintendimento: una parentesi fortunatamente molto breve, più dettata dal rammarico e dal senso di colpa verso l’altro che da un litigio diretto. Dovessi muovere un appunto, su trentasei episodi le scene romantiche sono state davvero un po’ esigue (un conto i passaggi significativi o toccanti, ma il sano romanticismo vuole comunque la sua parte, mentre qui il focus era perennemente sulla fiducia e la devozione reciproca).

Fan Ya Ke è quella figura invidiosa di tutto quello che, a prescindere, hanno gli altri e lei non ha. Le sue azioni meschine le si ritorcono contro, non perché non riesca a ottenere ciò che vuole, ma perché ciò che vuole non è mai stato ciò che ha ottenuto. Offuscata dal bisogno di sentirsi rispettata, cerca di ottenere tutto ciò che – nella sua mente – la innalzi agli occhi degli altri. Un personaggio da compatire in pieno stile “Chi è causa del suo mal pianga sé stesso”.

Yu Jingxiu è un debole inetto capace solo di incolpare il resto del mondo per tutto ciò che non va secondo i suoi volubili capricci. E’ incostante, inconcludente, capace solo di lamentarsi e deresponsabilizzarsi in ogni situazione. Rinfaccia ai genitori di averlo oppresso e costretto a fare scelte non nel suo interesse – cosa vera - ma lui di fatto non si è mai seriamente opposto. L’unica volta in cui si intestardisce – quando sposa Fan Ya Ke contro il parere della madre – sbaglia comunque su tutta la linea: scredita ignobilmente Tingyun così che non possa più essere presa in considerazione come sua promessa sposa e convola a nozze con Fan Ya Ke, salvo poi pentirsene addossandole ovviamente tutta la colpa e finire per infatuarsi proprio di Tingyun. L’immagine di lui che dipinge a seconda dei momenti narcisi, orchidee o magnolie nel suo studio rende bene l’idea di un personaggio davvero insipido e inconsistente. Impresentabile per la schiera dei buoni, non all’altezza di quella dei cattivi, insomma.

La signora Yu è un personaggio molto affine alla protagonista in termini di capacità e acume, ma che differisce nel suo anteporre l’orgoglio a tutto il resto. Complice nei complotti del marito è artefice di infinite macchinazioni e vede nel figlio più uno strumento che un essere umano. Un personaggio valido e ben pensato, giusto contrappeso alla FL e probabilmente la migliore figura nella schiera dei cattivi.

Anche l’imperatore è un personaggio che sa distinguersi e non è messo lì solo per fare da contorno – necessario – alla vicenda: sempre combattuto tra dovere e volere, trova in Zhao Ling un uomo di fiducia, giovane come lui, disposto a stare al suo fianco anche se ciò significa correre dei rischi e dover subire trattamenti anche ingiusti. In un’altra vita, da uomini comuni, sarebbero stati sicuramente ottimi amici. Ma un imperatore può avere soltanto un fidato suddito e il gesto più magnanimo che può compiere è quello finale, nel quale rinuncia a lui.

La concubina Wu, infine, rappresenta un po’ la speranza per tutte le donne. Non tutte possono essere forti, capaci e determinate come Tingyun, che viene descritta come una donna più unica che rara. Evitando inutili paragoni e qualsiasi forma di competizione, fa di Tingyun un modello da seguire.


CAST
Deng Enxi (nota anche come Ancy Deng) mi ha stupita positivamente: ricordavo la sua buona – ma non eccezionale – prova di quasi una decina d’anni fa in “Legend of Awakening” e da allora non l’avevo più vista. Che dire, è cresciuta molto. Elegante, sobria, intensa, espressiva. Ha saputo calarsi splendidamente nel personaggio, mostrando non solo tutte le sfaccettature del personaggio di Ting Yun ma anche arricchendolo via via delle sfumature che, con credibilità, la figura acquisisce evolvendo nel corso della vicenda. Ha quello sguardo limpido e attento di una che non sta recitando, nel senso che non sta fingendo una situazione, ma ci si è calata dentro e la sta vivendo attivamente. Ding Yu Xi (o Ryan Ding) l’avevo già visto in “Love Game in Eastern Fantasy” ma non ne conservavo in particolare il ricordo. In questo drama l’ho apprezzato invece molto di più, sebbene reputi la performance di Deng Enxi superiore alla sua: pur non sfruttando pienamente a fondo il suo ruolo, non solo a portato a casa una prova meritevole ma ha anche assicurato un’ottima sintonia di coppia (ho scoperto che avevano già girato un film insieme, andrò senz’altro a vederlo). A livello espressivo ho trovato lo spettro di lei più ampio ma detto questo il fatto che la chimica tra i due sia stata un valore aggiunto ha fatto di lui l’attore giusto nel ruolo giusto, forse di per sé non eccellente, ma il nome migliore in cui questo drama poteva sperare. Tra gli attori secondari, ho trovato particolarmente valida le prove femminili, in particolar modo Wen Zheng Rong (nei panni della machiavellica signora Yu), Alina Zhang (l’eccentrica e particolare signora Wan, figlia del gran segretario Tian) e infine Fan Shi Ran (l’odiosa falsa amica di Ting Yun): la prima sta antipatica ma la rispetti, la seconda è una banderuola ma impari ad apprezzarla, la terza sta antipatica ma è da compatire. Tutte e tre le attrici hanno saputo suscitare splendidamente nello spettatore le emozioni che il loro personaggio era previsto trasmettesse, per cui davvero un plauso meritato.

ASPETTI TECNICI
La fotografia è di livello indiscutibile e il valore complessivo del drama le deve davvero molto: con un’attenzione costante alle tinte sature e agli accostamenti di grande contrasto, regala una visione che è un vero e proprio piacere guardare. Da una parte esalta gli splendidi paesaggi delle rotte commerciali, con scenari che incantano al di là della vicenda che viene narrata, dall’altra si arricchiscono di significato, anche negli angusti ma sontuosi spazi dei cortili aristocratici. Dall’immagine iniziale dei due cortei che si incrociano sotto gli archi, al paesaggio naturalmente dorato di Ganlin… Questo drama è davvero “saturo” di immagini spettacolari: probabilmente il merito è in buona parte della scelta di girare gran parte del drama – a differenza di quella che è ormai l’abitudine – in location reali, donando allo spettatore quella percezione di realismo immersivo che nessun ricorso all’AI può eguagliare.

IN CONCLUSIONE
Un romance storico davvero ben fatto, con un comparto tecnico che è una gioia per gli occhi, una recitazione di alto livello, una caratterizzazione dei vari personaggi – non limitata ai soli protagonisti – così ben fatta come non la vedevo da tempo. Certo non reinventa il genere, e tutti gli intrighi di corte, le battaglie, i ritrovi al vetriolo tra ricche signore sono terreni che sono già stati ampiamente sondati nelle opere dello stesso tipo, ma riesce comunque ad inserire elementi nuovi e caratteristici e a dosare con equilibrio i vari ingredienti, dando vita a un prodotto capace di tenere agganciato anche lo spettatore con alle spalle decine e decine di titoli. Arrotondo a 9 per eccesso, già che a conti fatti i lunghi drama storici che davvero sono riusciti a non generarmi momenti di noia li conto sulle dita di una mano. Una visione appagante, bella da vedere ma anche carica di significato e, pertanto, decisamente consigliata.
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