This review may contain spoilers
Una rigogliosa fioritura anticipata... Ma senza frutti.
IN SINTESI – Commedia moderna romantica che punta a conquistare il pubblico giocandosi subito i due assi nella manica: una breve scena intima come flashfoward d’esordio e una coppia di protagonisti che non deve attendere decine di episodi prima di finire a letto insieme. Incollato per bene lo spettatore al monitor, spera di vivere di rendita per tutte le restanti puntate. Tradotto: tolto quanto già detto, la storia - a conti fatti - non è poi niente di speciale. Mi aspetto di essere quel parere in controtendenza? Probabilmente sì, pazienza. La serie gioca tutto sull’appeal, che è indiscutibilmente molto forte e – con tutta onestà – ha avuto l’effetto desiderato anche sulla sottoscritta, già che l’ho seguita giorno dopo giorno senza mai perdermi una puntata. Da quel punto di vista è sicuramente efficace, però manca tutto il resto. In molti l’hanno paragonato a “50 sfumature di grigio”: pur non avendolo visto (eh sì, siamo rari ma esistiamo), ho ben presente che tipo di prodotto sia, quindi immagino che l’analogia sia sensata.
TRAMA – Nel complesso, è piuttosto trascurata: progetti, accordi, presentazioni, sopralluoghi e affini caratterizzano un’ambientazione, poco avvincente all’inizio e successivamente monotona, in cui si sviluppa l’office romance. Una relazione disfunzionale che si instaura tra un capo freddo, arrogante e con empatia zero e la giovane neoassunta insicura, volenterosa e a suo modo ambiziosa. Ne nasce un tira e molla lungo ben sei anni, saturo di fraintendimenti e paranoie mentali dovute alla mancanza di comunicazione. Arrivati poco dopo la metà si fa ricorso a qualsiasi riempitivo (infinite scene legate al cane, per dirne una). Le rotture discutibili e i riavvicinamenti altrettanto poco convincenti si ripetono talmente da confondersi l’uno con l’altro: lui la bistratta, lei prende le distanze, lui metabolizza, torna a cercarla, lei resta sulle sue, lui insiste, si fissano in silenzio, lei si allunga per un bacio. E si riparte per un nuovo ciclo di “già visto”.
PERSONAGGI – La caratterizzazione dei protagonisti è stata a mio avviso un’altra delle pecche del drama.
Lei è una ragazza semplice, ingenua e volenterosa, cresciuta lontano dalla Capitale e che si muove inizialmente a Pechino come un pesce fuor d’acqua. Il suo approccio, soprattutto nell’ambiente lavorativo, è volutamente stridente rispetto al resto dei dipendenti: è corretta, leale, al punto da lasciarsi mettere i piedi in testa un po’ da tutti. E’ anche intelligente e perseverante, per cui quando si trova nei pasticci – o ce la mettono gli altri – con un pizzico di buona volontà, una spremuta di meningi e un copione che non la vuole vedere fallire riesce sempre a trovare una soluzione per sistemare tutto. Punta a farsi strada da sola, a migliorarsi sul piano professionale, mettendosi di continuo in gioco.
Lui viene presentato come un pezzo grosso: ancora giovane ma già a capo di un settore pubblicitario, freddo e distaccato, pratico e conciso, a volte sgradevolmente lapidario e ai limiti dell’anaffettivo. Praticamente uno squalo in ufficio e un iceberg nella vita privata. Bistratta un po’ la nuova arrivata, poi, complice qualche farneticamento in stato di ebbrezza, ne resta affascinato e fisicamente attratto, finendo per proporle una relazione basata solo sul piano fisico (sentimenti esclusi). Ovviamente i sentimenti pian piano arriveranno, ma lui passerà buona parte del drama a ignorarli, poi a negarli, fino all’ammissione finale.
Dei personaggi secondari, salverei solo Lumi – quanto meno coerente nella sua particolarità – e l’amico chef, che regala ogni tanto qualche battuta ed espressione divertente. Bocciati i coinquilini, per quanto mi riguarda, sui quali si cerca di costruire qualcosa ma senza grande inventiva, arrivando addirittura a una conclusione che non trovo molto sensata.
TEMA PRINCIPALE: Direi che la morale della favola è che senza una chiara comunicazione, ogni interpretazione è soggettiva e il fraintendimento è dietro l’angolo. Dubito ci fosse la necessità di costruire un intero drama su un concetto del genere e, anche fosse, non lo definirei un esperimento riuscito. Se vogliamo parlare di mancanza di comunicazione – totale o ridotta all’osso – basta prendere uno dei tanti drama giapponesi ben fatti, sono maestri nelle conversazioni ai minimi termini e il risultato è di gran lunga superiore. Tutti questi silenzi e non detti, in questo drama, suonano invece un po’ forzati: lei si inceppa quasi ad ogni frase, come se volesse aggiungere qualcosa che all’ultimo ci ripensa e si trattiene, lui dovrebbe essere uno tutto d’un pezzo, ma in campo amoroso sembra aver paura della sua stessa ombra, diventando proprio impacciato e incapace (al punto da avere bisogno dei consigli strampalati dell’amico chef, che puntualmente nemmeno riesce a cogliere per bene, vedi la borsa di lusso che le regala dopo la prima notte insieme). Solitamente lo spettatore deve attendere un’infinità di episodi prima di poter sperare nella tanto agognata scena in cui finiscono a letto insieme: qui viene premiato in brevissimo tempo, salvo poi pagare dazio con una carrellata senza fine di ridicoli fraintendimenti che si trascinano per il resto del drama e che generano una frustrazione non da poco. Ne vale davvero la pena? Qualche dubbio ce l’ho. Lo spettatore rimane così abbagliato dal fatto di poter ottenere -tanto e subito – ciò che negli altri drama cinesi viene spesso fatto desiderare all’infinito e concesso a piccole dosi, che perde di vista il fulcro della vicenda e finisce per perdonare l’incoerenza dei protagonisti, le scene ripetute e ripetitive, gli episodi riempitivi che trascorrono senza dare un contributo significativo alla storia, e via dicendo. Un vero e proprio supplizio che dura praticamente fino alla fine (e, tra l’altro, l’esca iniziale delle scene intime diventa un lontano ricordo, già che nella seconda metà della serie si riducono ai minimi termini)
CAST
Ho fatto i salti di gioia quando ho rivisto Sun Qian nei panni della protagonista, e ancora di più quando – in alcune scene, quelle dove ha le trecce o quando nasconde il succhiotto al collo – mi ha ricordato tremendamente Fei Ni, la meravigliosa FL di “Love story in 1970s”, drama che mi è rimasto davvero nel cuore. Poi però la somiglianza si è fatta via via troppo importante: stesso identico modo di recitare battute simili se non addirittura uguali, stessa cadenza, stessi tentennamenti all’inizio di una battuta. Il problema è che i due personaggi interpretati sono molto diversi, per cui a livello di recitazione l’interpretazione non può essere così simile. Se succede, qualche dubbio sulla versatilità di un attore mi viene, al di là del fatto che la performance in sè - se non si fanno paragoni - non è stata male. Sarà comunque il tempo – e il prossimo drama – a darmi o meno conferma.
Ji Bo Rang è per me quasi una new entry (l’avevo visto in Road Home ma non avendo minimamente apprezzato il drama avevo praticamente rimosso anche lui). Sull’estetica nulla da dire, si presta bene a ricoprire il ruolo dell’ingessato freddo… Ma tolto qualche raro momento di commozione sul finire della serie, per il resto la recitazione è stata un po’ monotona, in qualche passaggio anche un po’ poco convincente. Certo la sceneggiatura non aiutava, ma l’espressività dell’attore anche (e sì, si può essere molto più espressivi anche interpretando un personaggio con la caratterizzazione di Luan Nian). Anche qui, dunque, una recitazione non particolarmente brillante, sempre a mio avviso.
ASPETTI TECNICI – Colonna sonora a dir poco irritante, in particolar modo il brano che irrompe in ogni scena romantica: oltre a non piacermi particolarmente di suo l’ho trovato anche cacofonico e soverchiante, subentra a tutto volume non appena la distanza tra i due scende sotto i quaranta centimetri - coprendo in buona parte i dialoghi - e si dissolve bruscamente al ripristino dell’allontanamento fisico tra i due. Una presenza invasiva che sembra voler stordire parzialmente lo spettatore e dare un’enfasi eccessiva alla scena. Il problema del volume troppo alto l’ho riscontrato anche in altre musiche, andavano spesso a coprire in buona parte il dialogo tra i due, già non facilitato dalle uscite concise di lui e da quelle mezze mormorate di lei. Fotografia, scenografia, montaggio e compagnia bella non lasciano minimamente il segno: il classico livello standard di quei drama ai quali non interessa cogliere opportunità in più e che si limitano a tirare in piedi una sceneggiatura che poggia su pochi punti di forza. Ogni tanto cercano pure di strafare, vedi il panorama del cielo notturno – riproposto ben due volte – con una luna piena così luminosa da sembrare un faro e le nuvole che velocemente… Le passano dietro!
IN CONCLUSIONE: Possiamo anche apprezzare il fumo e trovarlo più intenso e inebriante rispetto ad altri prodotti simili, ma l’arrosto, al di sotto, proprio non c’è. A livello recitativo e tecnico è semplicemente standard, la caratterizzazione dei personaggi lascia a desiderare e la sceneggiatura risulta tristemente vuota, se si va oltre ai fremiti tra i due protagonisti promossi e promessi dal drama fin dall’inizio. E’ un prodotto molto commerciale: ben confezionato ma sostanzialmente inconsistente. Personalmente, l’ho trovato nel complesso abbastanza deludente. Riprendo la premessa iniziale e mi chiedo: Si può vincere con soli due assi nella manica? Se il resto delle carte in mano è deludente, la partita non può essere una vittoria né assicurata né schiacciante.
TRAMA – Nel complesso, è piuttosto trascurata: progetti, accordi, presentazioni, sopralluoghi e affini caratterizzano un’ambientazione, poco avvincente all’inizio e successivamente monotona, in cui si sviluppa l’office romance. Una relazione disfunzionale che si instaura tra un capo freddo, arrogante e con empatia zero e la giovane neoassunta insicura, volenterosa e a suo modo ambiziosa. Ne nasce un tira e molla lungo ben sei anni, saturo di fraintendimenti e paranoie mentali dovute alla mancanza di comunicazione. Arrivati poco dopo la metà si fa ricorso a qualsiasi riempitivo (infinite scene legate al cane, per dirne una). Le rotture discutibili e i riavvicinamenti altrettanto poco convincenti si ripetono talmente da confondersi l’uno con l’altro: lui la bistratta, lei prende le distanze, lui metabolizza, torna a cercarla, lei resta sulle sue, lui insiste, si fissano in silenzio, lei si allunga per un bacio. E si riparte per un nuovo ciclo di “già visto”.
PERSONAGGI – La caratterizzazione dei protagonisti è stata a mio avviso un’altra delle pecche del drama.
Lei è una ragazza semplice, ingenua e volenterosa, cresciuta lontano dalla Capitale e che si muove inizialmente a Pechino come un pesce fuor d’acqua. Il suo approccio, soprattutto nell’ambiente lavorativo, è volutamente stridente rispetto al resto dei dipendenti: è corretta, leale, al punto da lasciarsi mettere i piedi in testa un po’ da tutti. E’ anche intelligente e perseverante, per cui quando si trova nei pasticci – o ce la mettono gli altri – con un pizzico di buona volontà, una spremuta di meningi e un copione che non la vuole vedere fallire riesce sempre a trovare una soluzione per sistemare tutto. Punta a farsi strada da sola, a migliorarsi sul piano professionale, mettendosi di continuo in gioco.
Lui viene presentato come un pezzo grosso: ancora giovane ma già a capo di un settore pubblicitario, freddo e distaccato, pratico e conciso, a volte sgradevolmente lapidario e ai limiti dell’anaffettivo. Praticamente uno squalo in ufficio e un iceberg nella vita privata. Bistratta un po’ la nuova arrivata, poi, complice qualche farneticamento in stato di ebbrezza, ne resta affascinato e fisicamente attratto, finendo per proporle una relazione basata solo sul piano fisico (sentimenti esclusi). Ovviamente i sentimenti pian piano arriveranno, ma lui passerà buona parte del drama a ignorarli, poi a negarli, fino all’ammissione finale.
Dei personaggi secondari, salverei solo Lumi – quanto meno coerente nella sua particolarità – e l’amico chef, che regala ogni tanto qualche battuta ed espressione divertente. Bocciati i coinquilini, per quanto mi riguarda, sui quali si cerca di costruire qualcosa ma senza grande inventiva, arrivando addirittura a una conclusione che non trovo molto sensata.
TEMA PRINCIPALE: Direi che la morale della favola è che senza una chiara comunicazione, ogni interpretazione è soggettiva e il fraintendimento è dietro l’angolo. Dubito ci fosse la necessità di costruire un intero drama su un concetto del genere e, anche fosse, non lo definirei un esperimento riuscito. Se vogliamo parlare di mancanza di comunicazione – totale o ridotta all’osso – basta prendere uno dei tanti drama giapponesi ben fatti, sono maestri nelle conversazioni ai minimi termini e il risultato è di gran lunga superiore. Tutti questi silenzi e non detti, in questo drama, suonano invece un po’ forzati: lei si inceppa quasi ad ogni frase, come se volesse aggiungere qualcosa che all’ultimo ci ripensa e si trattiene, lui dovrebbe essere uno tutto d’un pezzo, ma in campo amoroso sembra aver paura della sua stessa ombra, diventando proprio impacciato e incapace (al punto da avere bisogno dei consigli strampalati dell’amico chef, che puntualmente nemmeno riesce a cogliere per bene, vedi la borsa di lusso che le regala dopo la prima notte insieme). Solitamente lo spettatore deve attendere un’infinità di episodi prima di poter sperare nella tanto agognata scena in cui finiscono a letto insieme: qui viene premiato in brevissimo tempo, salvo poi pagare dazio con una carrellata senza fine di ridicoli fraintendimenti che si trascinano per il resto del drama e che generano una frustrazione non da poco. Ne vale davvero la pena? Qualche dubbio ce l’ho. Lo spettatore rimane così abbagliato dal fatto di poter ottenere -tanto e subito – ciò che negli altri drama cinesi viene spesso fatto desiderare all’infinito e concesso a piccole dosi, che perde di vista il fulcro della vicenda e finisce per perdonare l’incoerenza dei protagonisti, le scene ripetute e ripetitive, gli episodi riempitivi che trascorrono senza dare un contributo significativo alla storia, e via dicendo. Un vero e proprio supplizio che dura praticamente fino alla fine (e, tra l’altro, l’esca iniziale delle scene intime diventa un lontano ricordo, già che nella seconda metà della serie si riducono ai minimi termini)
CAST
Ho fatto i salti di gioia quando ho rivisto Sun Qian nei panni della protagonista, e ancora di più quando – in alcune scene, quelle dove ha le trecce o quando nasconde il succhiotto al collo – mi ha ricordato tremendamente Fei Ni, la meravigliosa FL di “Love story in 1970s”, drama che mi è rimasto davvero nel cuore. Poi però la somiglianza si è fatta via via troppo importante: stesso identico modo di recitare battute simili se non addirittura uguali, stessa cadenza, stessi tentennamenti all’inizio di una battuta. Il problema è che i due personaggi interpretati sono molto diversi, per cui a livello di recitazione l’interpretazione non può essere così simile. Se succede, qualche dubbio sulla versatilità di un attore mi viene, al di là del fatto che la performance in sè - se non si fanno paragoni - non è stata male. Sarà comunque il tempo – e il prossimo drama – a darmi o meno conferma.
Ji Bo Rang è per me quasi una new entry (l’avevo visto in Road Home ma non avendo minimamente apprezzato il drama avevo praticamente rimosso anche lui). Sull’estetica nulla da dire, si presta bene a ricoprire il ruolo dell’ingessato freddo… Ma tolto qualche raro momento di commozione sul finire della serie, per il resto la recitazione è stata un po’ monotona, in qualche passaggio anche un po’ poco convincente. Certo la sceneggiatura non aiutava, ma l’espressività dell’attore anche (e sì, si può essere molto più espressivi anche interpretando un personaggio con la caratterizzazione di Luan Nian). Anche qui, dunque, una recitazione non particolarmente brillante, sempre a mio avviso.
ASPETTI TECNICI – Colonna sonora a dir poco irritante, in particolar modo il brano che irrompe in ogni scena romantica: oltre a non piacermi particolarmente di suo l’ho trovato anche cacofonico e soverchiante, subentra a tutto volume non appena la distanza tra i due scende sotto i quaranta centimetri - coprendo in buona parte i dialoghi - e si dissolve bruscamente al ripristino dell’allontanamento fisico tra i due. Una presenza invasiva che sembra voler stordire parzialmente lo spettatore e dare un’enfasi eccessiva alla scena. Il problema del volume troppo alto l’ho riscontrato anche in altre musiche, andavano spesso a coprire in buona parte il dialogo tra i due, già non facilitato dalle uscite concise di lui e da quelle mezze mormorate di lei. Fotografia, scenografia, montaggio e compagnia bella non lasciano minimamente il segno: il classico livello standard di quei drama ai quali non interessa cogliere opportunità in più e che si limitano a tirare in piedi una sceneggiatura che poggia su pochi punti di forza. Ogni tanto cercano pure di strafare, vedi il panorama del cielo notturno – riproposto ben due volte – con una luna piena così luminosa da sembrare un faro e le nuvole che velocemente… Le passano dietro!
IN CONCLUSIONE: Possiamo anche apprezzare il fumo e trovarlo più intenso e inebriante rispetto ad altri prodotti simili, ma l’arrosto, al di sotto, proprio non c’è. A livello recitativo e tecnico è semplicemente standard, la caratterizzazione dei personaggi lascia a desiderare e la sceneggiatura risulta tristemente vuota, se si va oltre ai fremiti tra i due protagonisti promossi e promessi dal drama fin dall’inizio. E’ un prodotto molto commerciale: ben confezionato ma sostanzialmente inconsistente. Personalmente, l’ho trovato nel complesso abbastanza deludente. Riprendo la premessa iniziale e mi chiedo: Si può vincere con soli due assi nella manica? Se il resto delle carte in mano è deludente, la partita non può essere una vittoria né assicurata né schiacciante.
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