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Affascinante storia tra il regno mortale e quello degli spiriti, ma non del tutto fedele al romanzo
IN SINTESI - Romance fantasy dal taglio insolitamente originale, caratterizzato da una componente soprannaturale che abbraccia il mondo dei vivi e quello degli spiriti in una sorta di – seppur molto, molto lontana - rivisitazione del mito dell’Ade in chiave moderna e asiatica, con svariate sfumature che richiamano elementi caratteristici dei filoni Xianxia e Wuxia.
PREMESSA - Avevo già letto antecedentemente il romanzo del quale il drama è l'adattamento e l’ho riletto la scorsa primavera man mano che seguivo l’uscita degli episodi (per chi fosse interessato avevo pubblicato all’epoca – tra marzo e aprile ’26 - una decina di post con parallelismi tra i singoli episodi e le citazioni tratte dai vari capitoli del romanzo, si trovano scorrendo la sezione Feed nella pagina del drama), indi per cui la mia recensione tiene conto sia delle differenze tra i due sia di una “doppia” chiave di lettura rispetto ad alcuni passaggi che nella serie non credo siano risultati proprio chiarissimi.
LA STORIA -La vicenda è divisa in tre parti: una prima ambientata nel mondo dei vivi, dove fanno da sfondo le battaglie combattute dall’esercito Tabai sotto la guida del giovane generale Duan Xu. In questo contesto i due protagonisti si incontrano, si studiano a vicenda e si riscoprono legati da un incantesimo e dal destino. La seconda parte proietta lo spettatore nel Vuoto, il regno degli spiriti, dove He Simu regna sovrana. L’ultima parte – che corrisponde all’incirca alla seconda metà della serie - vede un vicendevole alternarsi di scene nei due mondi, con vicende che scorrono parallele ma che, al contempo, si intrecciano più volte, aspetto che porterà ciascuno dei due protagonisti – benché ormai coinvolti nel romance – ad affrontare e sconfiggere i rispettivi nemici: l’obiettivo di Duan Xu è quello di riconquistare le 17 province e porre fine all’insana e spietata setta dei Discepoli dell’Onniscente, mentre He Simu porta avanti da secoli un piano di vendetta astuto e incredibilmente paziente.
Il drama vede lo spettatore inoltrarsi nella storia inizialmente attraverso gli occhi di He Simu: da una parte quindi un personaggio “noto”, ovvero la sovrana degli spiriti, mentre dall’altra una figura da scoprire e ricostruire un poco alla volta, Duan Xu. L’ho trovata una scelta efficace ed equilibrata, lascia quel pizzico di mistero che mantiene viva la curiosità senza però diventare eccessivamente contorto.
IL FINALE – Due epiloghi e tanti pareri controversi in merito. Quella dell’ultimo episodio è una conclusione aperta, poco soddisfacente ma non necessariamente negativa (tempo un secolo e sarebbero diventati una coppia di spiriti). Però He Simu anela a due cose: Duan Xu e una vita mortale. Ecco quindi il breve episodio Extra da circa cinque minuti che gratifica – pur in maniera sbrigativa – i sostenitori del classico happy ending. La soluzione migliore sarebbe stata seguire fedelmente il romanzo: un lieto fine senza la transizione temporanea a spirito errante e soprattutto con un capitolo “extra” corposo e divertente, che regala un focus sulla loro vita di coppia umana, con tanto di preparativi per il matrimonio (che la serie anticipa nel Vuoto senza reale bisogno, se non di calcare un non necessario aspetto drammatico legato all’ormai prossima dipartita di lui).
DRAMA vs ROMANZO: DIFFERENZE E DIFETTI
Questo è uno di quei casi in cui la sceneggiatura doveva semplicemente seguire il romanzo tale e quale. Non serviva alcun ritocco, alcuna variazione. Va da sé che tutte le modifiche apportate sono state peggiorative.
Il romance è molto sottotono: che sia per ragioni di censura o meno (vuoi per la differenza d’età, vuoi perché uno mortale e l’altra no, vuoi per altro ancora) , sta di fatto che sono state tagliate molte scene importanti (la prima notte, il risveglio con lei senza voce e colti in flagrante dalla sorella, He Simu che tatua la schiena di Duan Xu con dei rami e fiori di pruno innevati, le svariate volte che si presenta nell’accampamento sotto mentite spoglie venendo sempre smascherata da lui, e via dicendo). In molti – ricordo dai confronti con altri utenti all’epoca della messa in onda – non hanno apprezzato l’atteggiamento da “cucciolo” di Duan Xu nel Vuoto: la sceneggiatura qui ci ha messo sopra un carico da novanta, allungano una parentesi che nel romanzo è molto più breve e non si perde nella melodrammatica ricerca della cura a una malattia del freddo piuttosto che a rispolverare vecchi e nostalgici ricordi dei genitori di He Simu (niente casetta di campagna con ruota ad acqua, niente statuine intagliate e cose simili, niente torneo, niente digressione sullo pseudo generale senza memoria, ecc.). E’ tutto molto limitato alla conoscenza del Vuoto, a lui che si perde nel labirinto, alla scena con le tombe degli ex amanti di lei. Altro aspetto che avrei evitato è il triangolo amoroso: nel romanzo Yan Ke non è nemmeno un vero e proprio terzo incomodo, e funzionava molto meglio. Ci si è un po’ fissati su alcuni aspetti che hanno appesantito la narrazione invece di impreziosirla, un po’ come la fissa di Duan Xu rispetto al fatto di essere ricordato da He Simu. L’aggiunta del “non necessario” ha, di contro, rubato tempo a ciò che doveva esserci e che o è stato tagliato o è stato affrontato superficialmente: la questione del Maestro Onnisciente, trattata a dir poco sbrigativamente e senza nemmeno alcune scene essenziali tra lui e Duan Xu, piuttosto che la questione legata a “Diciassette” e il senso del salvataggio di Han (averlo salvato è stato anche il modo per Duan Xu di non essere mai diventato per davvero “Diciassette”, titolo che andava al vincitore del duello a morte).
I toni dell’ambientazione sono a mio avviso uno dei punti di forza: fin dal primo episodio le atmosfere sanno diventare cupe all’occorrenza, con sfumature gotiche semplicemente squisite: corvi neri gracchianti, scenari di morte, contrasti forti. Basti pensare al primo incontro tra i due, che avviene già nei primi minuti del primo episodio, con Duan Xu che entrando vittorioso nella città appena riconquistata scorge in lontananza una serenissima He Simu con in mano una testa mozzata, circondata da una distesa di cadaveri. Un taglio del tutto nuovo e intrigante. A questi momenti si alterneranno scenari epici di battaglie cruente, ma anche momenti più destrutturati e lievi, con sfumature ironiche e divertenti. Il Vuoto regalerà invece una sensazione di gelida sontuosità, una magnificenza visivamente importante ma allo stesso tempo immutabile e distante.
I PERSONAGGI
Duan Xu è un giovane generale appena ventenne, fresco di incarico e con un passato tutt’altro che ordinario alle spalle. Bello, impavido e sfrontato, con un’intraprendenza che sottolinea la sua giovinezza, ma anche astuto, determinato, e soprattutto letale nel combattimento. Ci viene promesso un generale temibile e capace e – una volta tanto – non sono solo parole al vento, come mi è capitato di riscontrare purtroppo in tantissimi drama recenti (e non). L’ottavo episodio, in particolare, è semplicemente spettacolare: incalzante, coinvolgente, sfiora davvero la perfezione mentre mostra un Duan Xu inarrestabile, capace di infiltrarsi da solo nell’accampamento nemico e uscirne vittorioso con tanto di testa dell’avversario in mano, una pila di cadaveri alle spalle, le vesti e il volto grondanti di sangue mentre sorride in preda all’esaltazione da furia omicida. Uno scenario credibile, se si considera il suo segreto passato da adolescente trasformato in uno spietato assassino. La complessità del personaggio va però ben oltre il suo essere un’arma letale: disilluso, non ha grandi aspettative o sogni (eccetto l’obiettivo di riconquista militare); si sforza di apparire come una persona “normale”, è caratterialmente portato all’ironia e mostra divertimento e curiosità laddove altri paleserebbero timore e preoccupazione. Ma è anche molto ostinato e sicuro di sé. In più, c’è tutta la componente legata alla giovane età che, al di là del vissuto, lo rendono capace di approcciarsi volutamente con tutta la spavalderia, determinazione ed irriverenza che manifesta soprattutto in determinati contesti, dove si pone in modo a dir poco sfacciato e punta a ottenere ciò che vuole per sfinimento (vedi con Simu nel Vuoto). Dal momento in cui fa la conoscenza di He Simu, mostra un amore totale e incondizionato, per il quale è disposto a mettere tutto in gioco e al quale non è disposto a rinunciare.
He Simu è una protagonista particolare e atipica: nata Spirito, vive il Vuoto da oltre 400 anni, del quale da tempo è sovrana. Il suo governo è autorevole, giusto ma fermo. Da vedere, in questo contesto, è semplicemente spettacolare. Poi c’è la He Simu che si prende alcune licenze – paragonabili a vacanze – per curiosare in quella che è la sua segreta ossessione e il suo più profondo desiderio: la vita umana nel regno mortale. Qui gioca a fingere di essere una damigella indifesa, mentre in realtà studia l’intricato enigma rappresentato dal giovane e astuto generale. Il suo approccio iniziale, così distaccato e oggettivamente legato un modo di pensare quasi inconcepibile – tra la melodia funebre che suona per lui ai limiti del campo di battaglia in attesa di vederlo soccombere e lo sguardo estasiato mentre valuta la perfezione strutturale del suo teschio – rendono le loro conversazioni atipiche e originali, a tratti davvero divertenti. Subentra poi la Simu alla scoperta dei cinque sensi, con una gioia quasi – e fin troppo – infantile e infine il conflitto doloroso di una donna che si ritrova involontariamente ad amare (grazie alla perseveranza della “Piccola Volpe”) nonostante si sia imposta di non sperimentare più il dolore dell’addio e, peggio ancora, dell’oblio. Il loro è un incontro tra una mente antica con un'esistenza immutabile e un castello di sabbia che "è tale solo per un momento", prima di tornare sabbia come era all'inizio (cit. Duan Xu).
Un po’ deboli i pairing secondari (sia quello accennato tra la sorella di Duan Xu e l’amico di lui, che quello tra i suoi due sottoposti, piuttosto che il particolare rapporto tra il discendente di He Simu e l’Immortale), per quanto la caratterizzazione dei singoli personaggi mi sia invece piaciuta. Fen Yi merita sicuramente – più di tutti – la totale simpatia: è quell’elemento che si batte per la giustizia con goffa tenerezza, che si trova esilarante da un lato ma col quale si riesce anche ad empatizzare rispetto alla sua difficile - e a conti fatti triste - situazione. L’ho adorato, punto. Altro personaggio chiave è quello del piccolo – e poi giovanissimo - Chen Ying, collante che lega i due protagonisti all’inizio e da e verso i quali si instaurerà un legame affettivo che resterà invariato, una delle poche costanti per tutta la durata del drama. Ben riuscito anche il personaggio di Jiang Ai, la fedele suddita di He Simu con l’ossessione per la ricchezza. Piuttosto deludente, invece, la schiera dei cattivi: Yan Ke sminuito dall’enfasi sul suo ruolo quale rivale in amore, Lu Da non convince per niente, L’Onnisciente… Addirittura desaparecido. Tutte le figure di Corte – ad eccezione dell’amico Fang Ji – risultano molto marginali.
CAST – Avevo già visto Dilraba in alcuni drama dello stesso genere e mi aveva sempre convinta solo a metà. Devo dire che qui la sua performance è stata notevole, per quanto mi abbia convinta maggiormente nel ruolo della fredda regina del Vuoto piuttosto che in quello della curiosa e sorridente esploratrice dei cinque sensi. Chen Fei Yu, che continua ad essere il mio attore cinese preferito, porta in scena un memorabile Duan Xu. L’ho trovato come sempre espressivo e credibile, calato nel personaggio con uno studio volto a trasmettere allo spettatore tutti gli strati di un personaggio complesso, pur con i limiti e le sbavature dovute a una sceneggiatura che ha un po’ bistrattato il personaggio originale in diversi passaggi (tranne che nella prima parte, dove guarda caso si ha, di riflesso, anche la caratterizzazione più soddisfacente).
ASPETTI TECNICI – Qui la situazione si fa più complicata. Da una parte grandi meriti, dall’altra scivoloni grossolani che in una produzione di questo livello – e con budget cospicuo, ma forse non più tale al netto dei compensi degli attori – proprio non dovrebbero esserci. La fotografia sa essere spettacolare, con scene visivamente ad alto impatto, ma in altri momenti può sembrare persino sfocata, quasi di livello amatoriale. Il sonoro non è costante, ci sono svariate scene in cui il volume del parlato è troppo basso e poco pulito, quasi un difetto da strumentazione scadente. Splendida invece l’OST (“Sudden awakening”, “Encountering spring” e “Above all spirits” le ho nella playlist ormai da mesi).
Il montaggio conta a mio avviso gli errori più gravi: inquadrature che si alternano non allineate (palese l’assaggio di He Simu della statuina di zucchero nei primi episodi, mentre cammina al fianco di Duan Xu). La scena del primo vero bacio nel giorno del matrimonio di Duan Xu è stata a dir poco massacrata: molto statica, piatta, ripresa da lontano. L’assurdo è che se si va a vedere in internet il filmato BTS di quel passaggio, è paradossalmente di gran lunga più intenso ed emozionante. Come siano riusciti a editarlo in modo così discutibile resta per me un mistero. Costumi, luci, contrasti e colori raggiungono l’apice nel Vuoto, un contesto che ben si presta a un approccio memorabile. Le meduse dall’aspetto fluo fa un po’ troppo kitsch, ma sono tra le poche aggiunte a non avermi disturbata: è una rappresentazione anche calzante degli spiriti erranti nella loro forma priva di coscienza e consapevolezza e il fatto che il Vuoto sia ubicato in un’immaginaria dimensione inferiore al mondo sommerso da un senso alla scelta della medusa, animale incapace di un movimento volontario proprio ma che si lascia trascinare dalla corrente (così come le meduse del Vuoto seguono il flusso di una forza attrattiva verso l’entità sovrana). A fronte di svariate cadute ci sono però anche picchi qualitativamente notevoli, come la rivelazione di He Simu quale sovrana del Vuoto che fa il suo ingresso in grande stile nel bel mezzo di una battaglia in corso. Una menzione d’onore va all’ottavo episodio, a mio avviso il migliore, un gioiello che raramente ho visto altrove anche in termini di scene di combattimento: combina un personaggio in uno dei suoi momenti più eccezionali con delle sequenze sceniche dal ritmo incalzante, immagini forti, luci, tinte e contrasti – sia nell’incendio che nella battaglia sulla neve – che sono una gioia per gli occhi. Il tutto tra teste mozzate, deliri da esaltazione omicida, sangue negli occhi e tra i denti, e il contrasto da brivido di una canzoncina cantata da voci infantili mentre si concludono gli ultimi spargimenti… Una puntata davvero sublime.
IN CONCLUSIONE – Una storia originale e che per molti versi funziona, regalando passaggi e momenti di alta qualità, ma che non ha saputo – purtroppo – eccellere, benché il potenziale ci fosse. Mi è sembrato di capire che per chi non ha letto il romanzo, la percezione sia stata quella di uno sbilanciamento nel ritmo, evoluzione della storia e caratterizzazione dei personaggi, effetto a mio avviso dovuto a una trasposizione non completa di una storia che, sulla carta originale, funziona a dovere. Per chi – come me – si è invece cimentato nella lettura, le parti assenti piuttosto che le aggiunte evitabili si fanno più evidenti e il loro impatto a cascata sulla narrazione si comprendono meglio, ma quanto meno di contro si riescono a cogliere ed apprezzare alcune sfumature forse non così scontate. Premesso che nella mia valutazione la conoscenza della storia originale mi ha portata probabilmente ad abbondare di mezzo punto, resta comunque un drama che a mio avviso merita di essere visto, tra picchi notevoli e alcuni difetti che – è un vero peccato! – si potevano facilmente evitare.
PREMESSA - Avevo già letto antecedentemente il romanzo del quale il drama è l'adattamento e l’ho riletto la scorsa primavera man mano che seguivo l’uscita degli episodi (per chi fosse interessato avevo pubblicato all’epoca – tra marzo e aprile ’26 - una decina di post con parallelismi tra i singoli episodi e le citazioni tratte dai vari capitoli del romanzo, si trovano scorrendo la sezione Feed nella pagina del drama), indi per cui la mia recensione tiene conto sia delle differenze tra i due sia di una “doppia” chiave di lettura rispetto ad alcuni passaggi che nella serie non credo siano risultati proprio chiarissimi.
LA STORIA -La vicenda è divisa in tre parti: una prima ambientata nel mondo dei vivi, dove fanno da sfondo le battaglie combattute dall’esercito Tabai sotto la guida del giovane generale Duan Xu. In questo contesto i due protagonisti si incontrano, si studiano a vicenda e si riscoprono legati da un incantesimo e dal destino. La seconda parte proietta lo spettatore nel Vuoto, il regno degli spiriti, dove He Simu regna sovrana. L’ultima parte – che corrisponde all’incirca alla seconda metà della serie - vede un vicendevole alternarsi di scene nei due mondi, con vicende che scorrono parallele ma che, al contempo, si intrecciano più volte, aspetto che porterà ciascuno dei due protagonisti – benché ormai coinvolti nel romance – ad affrontare e sconfiggere i rispettivi nemici: l’obiettivo di Duan Xu è quello di riconquistare le 17 province e porre fine all’insana e spietata setta dei Discepoli dell’Onniscente, mentre He Simu porta avanti da secoli un piano di vendetta astuto e incredibilmente paziente.
Il drama vede lo spettatore inoltrarsi nella storia inizialmente attraverso gli occhi di He Simu: da una parte quindi un personaggio “noto”, ovvero la sovrana degli spiriti, mentre dall’altra una figura da scoprire e ricostruire un poco alla volta, Duan Xu. L’ho trovata una scelta efficace ed equilibrata, lascia quel pizzico di mistero che mantiene viva la curiosità senza però diventare eccessivamente contorto.
IL FINALE – Due epiloghi e tanti pareri controversi in merito. Quella dell’ultimo episodio è una conclusione aperta, poco soddisfacente ma non necessariamente negativa (tempo un secolo e sarebbero diventati una coppia di spiriti). Però He Simu anela a due cose: Duan Xu e una vita mortale. Ecco quindi il breve episodio Extra da circa cinque minuti che gratifica – pur in maniera sbrigativa – i sostenitori del classico happy ending. La soluzione migliore sarebbe stata seguire fedelmente il romanzo: un lieto fine senza la transizione temporanea a spirito errante e soprattutto con un capitolo “extra” corposo e divertente, che regala un focus sulla loro vita di coppia umana, con tanto di preparativi per il matrimonio (che la serie anticipa nel Vuoto senza reale bisogno, se non di calcare un non necessario aspetto drammatico legato all’ormai prossima dipartita di lui).
DRAMA vs ROMANZO: DIFFERENZE E DIFETTI
Questo è uno di quei casi in cui la sceneggiatura doveva semplicemente seguire il romanzo tale e quale. Non serviva alcun ritocco, alcuna variazione. Va da sé che tutte le modifiche apportate sono state peggiorative.
Il romance è molto sottotono: che sia per ragioni di censura o meno (vuoi per la differenza d’età, vuoi perché uno mortale e l’altra no, vuoi per altro ancora) , sta di fatto che sono state tagliate molte scene importanti (la prima notte, il risveglio con lei senza voce e colti in flagrante dalla sorella, He Simu che tatua la schiena di Duan Xu con dei rami e fiori di pruno innevati, le svariate volte che si presenta nell’accampamento sotto mentite spoglie venendo sempre smascherata da lui, e via dicendo). In molti – ricordo dai confronti con altri utenti all’epoca della messa in onda – non hanno apprezzato l’atteggiamento da “cucciolo” di Duan Xu nel Vuoto: la sceneggiatura qui ci ha messo sopra un carico da novanta, allungano una parentesi che nel romanzo è molto più breve e non si perde nella melodrammatica ricerca della cura a una malattia del freddo piuttosto che a rispolverare vecchi e nostalgici ricordi dei genitori di He Simu (niente casetta di campagna con ruota ad acqua, niente statuine intagliate e cose simili, niente torneo, niente digressione sullo pseudo generale senza memoria, ecc.). E’ tutto molto limitato alla conoscenza del Vuoto, a lui che si perde nel labirinto, alla scena con le tombe degli ex amanti di lei. Altro aspetto che avrei evitato è il triangolo amoroso: nel romanzo Yan Ke non è nemmeno un vero e proprio terzo incomodo, e funzionava molto meglio. Ci si è un po’ fissati su alcuni aspetti che hanno appesantito la narrazione invece di impreziosirla, un po’ come la fissa di Duan Xu rispetto al fatto di essere ricordato da He Simu. L’aggiunta del “non necessario” ha, di contro, rubato tempo a ciò che doveva esserci e che o è stato tagliato o è stato affrontato superficialmente: la questione del Maestro Onnisciente, trattata a dir poco sbrigativamente e senza nemmeno alcune scene essenziali tra lui e Duan Xu, piuttosto che la questione legata a “Diciassette” e il senso del salvataggio di Han (averlo salvato è stato anche il modo per Duan Xu di non essere mai diventato per davvero “Diciassette”, titolo che andava al vincitore del duello a morte).
I toni dell’ambientazione sono a mio avviso uno dei punti di forza: fin dal primo episodio le atmosfere sanno diventare cupe all’occorrenza, con sfumature gotiche semplicemente squisite: corvi neri gracchianti, scenari di morte, contrasti forti. Basti pensare al primo incontro tra i due, che avviene già nei primi minuti del primo episodio, con Duan Xu che entrando vittorioso nella città appena riconquistata scorge in lontananza una serenissima He Simu con in mano una testa mozzata, circondata da una distesa di cadaveri. Un taglio del tutto nuovo e intrigante. A questi momenti si alterneranno scenari epici di battaglie cruente, ma anche momenti più destrutturati e lievi, con sfumature ironiche e divertenti. Il Vuoto regalerà invece una sensazione di gelida sontuosità, una magnificenza visivamente importante ma allo stesso tempo immutabile e distante.
I PERSONAGGI
Duan Xu è un giovane generale appena ventenne, fresco di incarico e con un passato tutt’altro che ordinario alle spalle. Bello, impavido e sfrontato, con un’intraprendenza che sottolinea la sua giovinezza, ma anche astuto, determinato, e soprattutto letale nel combattimento. Ci viene promesso un generale temibile e capace e – una volta tanto – non sono solo parole al vento, come mi è capitato di riscontrare purtroppo in tantissimi drama recenti (e non). L’ottavo episodio, in particolare, è semplicemente spettacolare: incalzante, coinvolgente, sfiora davvero la perfezione mentre mostra un Duan Xu inarrestabile, capace di infiltrarsi da solo nell’accampamento nemico e uscirne vittorioso con tanto di testa dell’avversario in mano, una pila di cadaveri alle spalle, le vesti e il volto grondanti di sangue mentre sorride in preda all’esaltazione da furia omicida. Uno scenario credibile, se si considera il suo segreto passato da adolescente trasformato in uno spietato assassino. La complessità del personaggio va però ben oltre il suo essere un’arma letale: disilluso, non ha grandi aspettative o sogni (eccetto l’obiettivo di riconquista militare); si sforza di apparire come una persona “normale”, è caratterialmente portato all’ironia e mostra divertimento e curiosità laddove altri paleserebbero timore e preoccupazione. Ma è anche molto ostinato e sicuro di sé. In più, c’è tutta la componente legata alla giovane età che, al di là del vissuto, lo rendono capace di approcciarsi volutamente con tutta la spavalderia, determinazione ed irriverenza che manifesta soprattutto in determinati contesti, dove si pone in modo a dir poco sfacciato e punta a ottenere ciò che vuole per sfinimento (vedi con Simu nel Vuoto). Dal momento in cui fa la conoscenza di He Simu, mostra un amore totale e incondizionato, per il quale è disposto a mettere tutto in gioco e al quale non è disposto a rinunciare.
He Simu è una protagonista particolare e atipica: nata Spirito, vive il Vuoto da oltre 400 anni, del quale da tempo è sovrana. Il suo governo è autorevole, giusto ma fermo. Da vedere, in questo contesto, è semplicemente spettacolare. Poi c’è la He Simu che si prende alcune licenze – paragonabili a vacanze – per curiosare in quella che è la sua segreta ossessione e il suo più profondo desiderio: la vita umana nel regno mortale. Qui gioca a fingere di essere una damigella indifesa, mentre in realtà studia l’intricato enigma rappresentato dal giovane e astuto generale. Il suo approccio iniziale, così distaccato e oggettivamente legato un modo di pensare quasi inconcepibile – tra la melodia funebre che suona per lui ai limiti del campo di battaglia in attesa di vederlo soccombere e lo sguardo estasiato mentre valuta la perfezione strutturale del suo teschio – rendono le loro conversazioni atipiche e originali, a tratti davvero divertenti. Subentra poi la Simu alla scoperta dei cinque sensi, con una gioia quasi – e fin troppo – infantile e infine il conflitto doloroso di una donna che si ritrova involontariamente ad amare (grazie alla perseveranza della “Piccola Volpe”) nonostante si sia imposta di non sperimentare più il dolore dell’addio e, peggio ancora, dell’oblio. Il loro è un incontro tra una mente antica con un'esistenza immutabile e un castello di sabbia che "è tale solo per un momento", prima di tornare sabbia come era all'inizio (cit. Duan Xu).
Un po’ deboli i pairing secondari (sia quello accennato tra la sorella di Duan Xu e l’amico di lui, che quello tra i suoi due sottoposti, piuttosto che il particolare rapporto tra il discendente di He Simu e l’Immortale), per quanto la caratterizzazione dei singoli personaggi mi sia invece piaciuta. Fen Yi merita sicuramente – più di tutti – la totale simpatia: è quell’elemento che si batte per la giustizia con goffa tenerezza, che si trova esilarante da un lato ma col quale si riesce anche ad empatizzare rispetto alla sua difficile - e a conti fatti triste - situazione. L’ho adorato, punto. Altro personaggio chiave è quello del piccolo – e poi giovanissimo - Chen Ying, collante che lega i due protagonisti all’inizio e da e verso i quali si instaurerà un legame affettivo che resterà invariato, una delle poche costanti per tutta la durata del drama. Ben riuscito anche il personaggio di Jiang Ai, la fedele suddita di He Simu con l’ossessione per la ricchezza. Piuttosto deludente, invece, la schiera dei cattivi: Yan Ke sminuito dall’enfasi sul suo ruolo quale rivale in amore, Lu Da non convince per niente, L’Onnisciente… Addirittura desaparecido. Tutte le figure di Corte – ad eccezione dell’amico Fang Ji – risultano molto marginali.
CAST – Avevo già visto Dilraba in alcuni drama dello stesso genere e mi aveva sempre convinta solo a metà. Devo dire che qui la sua performance è stata notevole, per quanto mi abbia convinta maggiormente nel ruolo della fredda regina del Vuoto piuttosto che in quello della curiosa e sorridente esploratrice dei cinque sensi. Chen Fei Yu, che continua ad essere il mio attore cinese preferito, porta in scena un memorabile Duan Xu. L’ho trovato come sempre espressivo e credibile, calato nel personaggio con uno studio volto a trasmettere allo spettatore tutti gli strati di un personaggio complesso, pur con i limiti e le sbavature dovute a una sceneggiatura che ha un po’ bistrattato il personaggio originale in diversi passaggi (tranne che nella prima parte, dove guarda caso si ha, di riflesso, anche la caratterizzazione più soddisfacente).
ASPETTI TECNICI – Qui la situazione si fa più complicata. Da una parte grandi meriti, dall’altra scivoloni grossolani che in una produzione di questo livello – e con budget cospicuo, ma forse non più tale al netto dei compensi degli attori – proprio non dovrebbero esserci. La fotografia sa essere spettacolare, con scene visivamente ad alto impatto, ma in altri momenti può sembrare persino sfocata, quasi di livello amatoriale. Il sonoro non è costante, ci sono svariate scene in cui il volume del parlato è troppo basso e poco pulito, quasi un difetto da strumentazione scadente. Splendida invece l’OST (“Sudden awakening”, “Encountering spring” e “Above all spirits” le ho nella playlist ormai da mesi).
Il montaggio conta a mio avviso gli errori più gravi: inquadrature che si alternano non allineate (palese l’assaggio di He Simu della statuina di zucchero nei primi episodi, mentre cammina al fianco di Duan Xu). La scena del primo vero bacio nel giorno del matrimonio di Duan Xu è stata a dir poco massacrata: molto statica, piatta, ripresa da lontano. L’assurdo è che se si va a vedere in internet il filmato BTS di quel passaggio, è paradossalmente di gran lunga più intenso ed emozionante. Come siano riusciti a editarlo in modo così discutibile resta per me un mistero. Costumi, luci, contrasti e colori raggiungono l’apice nel Vuoto, un contesto che ben si presta a un approccio memorabile. Le meduse dall’aspetto fluo fa un po’ troppo kitsch, ma sono tra le poche aggiunte a non avermi disturbata: è una rappresentazione anche calzante degli spiriti erranti nella loro forma priva di coscienza e consapevolezza e il fatto che il Vuoto sia ubicato in un’immaginaria dimensione inferiore al mondo sommerso da un senso alla scelta della medusa, animale incapace di un movimento volontario proprio ma che si lascia trascinare dalla corrente (così come le meduse del Vuoto seguono il flusso di una forza attrattiva verso l’entità sovrana). A fronte di svariate cadute ci sono però anche picchi qualitativamente notevoli, come la rivelazione di He Simu quale sovrana del Vuoto che fa il suo ingresso in grande stile nel bel mezzo di una battaglia in corso. Una menzione d’onore va all’ottavo episodio, a mio avviso il migliore, un gioiello che raramente ho visto altrove anche in termini di scene di combattimento: combina un personaggio in uno dei suoi momenti più eccezionali con delle sequenze sceniche dal ritmo incalzante, immagini forti, luci, tinte e contrasti – sia nell’incendio che nella battaglia sulla neve – che sono una gioia per gli occhi. Il tutto tra teste mozzate, deliri da esaltazione omicida, sangue negli occhi e tra i denti, e il contrasto da brivido di una canzoncina cantata da voci infantili mentre si concludono gli ultimi spargimenti… Una puntata davvero sublime.
IN CONCLUSIONE – Una storia originale e che per molti versi funziona, regalando passaggi e momenti di alta qualità, ma che non ha saputo – purtroppo – eccellere, benché il potenziale ci fosse. Mi è sembrato di capire che per chi non ha letto il romanzo, la percezione sia stata quella di uno sbilanciamento nel ritmo, evoluzione della storia e caratterizzazione dei personaggi, effetto a mio avviso dovuto a una trasposizione non completa di una storia che, sulla carta originale, funziona a dovere. Per chi – come me – si è invece cimentato nella lettura, le parti assenti piuttosto che le aggiunte evitabili si fanno più evidenti e il loro impatto a cascata sulla narrazione si comprendono meglio, ma quanto meno di contro si riescono a cogliere ed apprezzare alcune sfumature forse non così scontate. Premesso che nella mia valutazione la conoscenza della storia originale mi ha portata probabilmente ad abbondare di mezzo punto, resta comunque un drama che a mio avviso merita di essere visto, tra picchi notevoli e alcuni difetti che – è un vero peccato! – si potevano facilmente evitare.
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